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	<title>assoicazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Afrin: Appello alla NATO &#8211; Yezidi nel Nord della Siria in grave pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 07:06:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; La NATO deve fermare la guerra della Turchia contro la popolazione civile! &#160; Continuano gli attacchi contro il popolo kurdo-yazida di Afrin; la popolazione  è drammaticamente in pericolo. Nei giorni scorsi l&#8217;aviazione turca&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>La NATO deve fermare la guerra della Turchia contro la popolazione civile!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10086" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="850" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/49fb04db-c76a-4f73-acc6-9a783c113a5a_large-1024x680.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Continuano gli attacchi contro il popolo kurdo-yazida di Afrin; la popolazione  è drammaticamente in pericolo. Nei giorni scorsi l&#8217;aviazione turca ha bombardato soprattutto i villaggi kurdo-yazidi ai margini della regione di <span class="il">Afrin</span>. I loro villaggi, attualmente difesi dalle truppe kurde di autodifesa dell&#8217;YPG, sono infatti sotto attacco sia da parte delle truppe dell&#8217;IS via terra sia dai bombardamenti aerei dell&#8217;aviazione turca. Nella regione di <span class="il">Afrin</span> vivono tra i 20.000 e i 30.000 Yazidi. Se dovessero essere catturati dalle milizie dell&#8217;IS i civili Yazidi saranno vittime di orrendi crimini, come era già successo tre anni e mezzo fa nel nord dell&#8217;Iraq. Nell&#8217;agosto del 2014 l&#8217;IS era entrata nel Sinjar (Shengal) nel nord dell&#8217;Iraq, dove la popolazione è composta principalmente da kurdi-yazidi e aveva scatenato contro la popolazione un&#8217;ondata di violenza e terrore pari a un genocidio. E&#8217; solamente grazie alle truppe di autodifesa kurde dell&#8217;YPG che decine di migliaia di Yazidi furono salvati.</p>
<p>Lo scorso lunedì 29 gennaio, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta al Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg chiedendo che venga convocata immediatamente una seduta del Patto del Nord Atlantico (NATO) e vengano prese misure idonee per fermare la guerra di aggressione condotta dal partner della NATO Turchia contro l&#8217;enclave di <span class="il">Afrin</span> nel nord della Siria. Nella sua lettera a Stoltenberg, l&#8217;APM afferma che la NATO non può restare a guardare senza intervenire mentre un suo paese membro viola il diritto internazionale e attacca una regione pacifica di un paese vicino.</p>
<p>Secondo le fonti dell&#8217;APM finora tutti i villaggi yazidi e i villaggi in cui vivono anche Yazidi sono stati attaccati dall&#8217;aviazione turca. Basufan, Baadi, Barad, Kimar, Iska, Shadere, Ghazzawiya, Burj Abdalo e Ain Dara hanno subito i bombardamenti turchi, il piccolo villaggio di Qestel Cindu è stato attaccato addirittura più volte. Sono gli stessi villaggi che già erano stati attaccati nel 2013 dalle truppe dell&#8217;IS e da altri gruppo radical-islamici equipaggiati militarmente proprio dalla Turchia che da quegli attacchi si aspettava la fine della resistenza kurda.</p>
<p>Nel comunicato si legge: La Nato non può continuare a tacere mentre si ripetono gli stessi crimini contro l&#8217;umanità, ancora una volta grazie all&#8217;aiuto di un paese membro della NATO. L&#8217;aggressione militare della Turchia contro <span class="il">Afrin</span> viola il diritto internazionale. La Turchia non ha ricevuto alcun mandato per questi attacchi, né dal governo siriano e né tanto meno dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non regge nemmeno il pretesto della Turchia che sostiene di agire secondo il diritto all&#8217;autodifesa come fissato nell&#8217;articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite poiché la Turchia non è mai stata attaccata dalle truppe kurde della regione autonoma del Rojava-Nord del Siria.</p>
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		<title>Fumetto Intercultura: ce ne parla l&#8217;autrice, Takoua Ben Mohamed</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 06:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistao, per voi, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina, cresciuta a Roma e autrice del progetto Fumetto Intercultura. &#160; Fumetto Intercultura è un progetto composto dalle tavole della&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5594" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</i> ha intervistao, per voi, Takoua Ben Mohamed, illustratrice tunisina, cresciuta a Roma e autrice del progetto <i>Fumetto Intercultura</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="u_0_1o" dir="LTR">
<div id="js_2m" dir="LTR">
<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="643" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p style="text-align: left;">Fumetto Intercultura è un progetto composto dalle tavole della graphic novel &#8220;Women Story&#8221;: ci vuole parlare di questo lavoro?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">“Woman story” è un catalogo pubblicato nella regione Sardegna promosso dalla regione e comune di Cagliari e associazioni locali, distribuito in omaggio nelle mostre organizzate in Sardegna. Il catalogo raccoglie alcuni lavori pubblicati in passato con la redazione di VillageUniversel. Il fumetto intercultura è il nome del progetto che ho ideato all’età di 14 anni trasformando quello che era il mio attivismo in associazioni di volontariato giovanili culturali ed umanitarie in racconti a fumetti, di genere graphic journalism, attraverso anche i miei studi in giornalismo. Oggi invece mi sto per specializzare in accademia di cinema d’animazione, e ho iniziato a lavorare insieme a registi su sceneggiature per film e teatro, un evolversi del fumetto intercultura al mondo del cinema. E il primo libro reportage cartaceo sarà pubblicato presto.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Il suo primo fumetto &#8211; scritto a soli 13/14 anni &#8211; parlava del velo e del pregiudizio. Qual è la sua opinione in merito alla libertà di scelta di indossarlo? E come risponde, quindi,a coloro che lo vedono solo come un&#8217;imposizione?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quel fumetto fu la mia prima esperienza nel mondo del fumetto, sono molto legata a quel fumetto, illustrava la paura di una ragzza che ha deciso di indossare il velo in contesto occidentale, dei pregiudizi ma soprattutto era focalizzato sulla sua migliore amica, italiana non musulmana, che nonostante non conoscesse nulla del velo e dell’islam ha appoggiato la scelta della sua amica, Perché appunto sua amica. Personalmente ho avuto libertà di scelta di indossare il velo, un anno dopo l’11 settembre, per motivi religiosi ma anche per attivismo, perché in quel periodo ci furono molti episodi contro la donna musulmana. Un effetto in parte del terrorismo e in parte del mal uso del linguaggio mediatico quando si parlava di terrorismo. Sono contraria a chi obbliga la donna ad indossare il velo, cio che ho imparato e mi è stato insegnato della religione, è che non c’e imposizione nella religione e che le azioni sono in base alle intenzioni, il velo obbligato non ha nessun significato per chi lo indossa neppure per chi lo obbliga, quando si fa una cosa com intenzione automaticamente si da valore alla cosa che si fa, alla scelta che si prende.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Lei si occupa anche di volontariato presso varie associazioni: le storie che incontra sono fonte di ispirazione?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Sicuramente sono finte d’ispirazione, ho sempre scritto storie vere, vissute realmente, anche quelle più assurde, ma sono vere, persone realmente esistite, incontrate tramite il mio attivismo sociale, ed è questo il mio obbiettivo, una particolarità del graphic journalism è che l’autore è il protagonista del fumetto, che racconta tutto ciò che lo circonda, dei reportage fatti a fumetti. Joe sacco oltre ad essere un fumettista è anche giornalista, ha raccontato il suo viaggio in Palestina e della vita in quel territorio. Marjane Satrapi ha raccontato la sua storia di vissuto quando era in iran. Io faccio la stessa cosa, per poter fare fumetti graphic journalism, ho studiato giornalismo facendo corsi di formazione, fumetto da autodidatta e ora cinema d’animazione in accademia, sperando di trasmettere le storie di persone che incontro nella mia vita. Storie di giovani di seconda generazione, doppia identità culturale, razzismo e pregiudizi, diritti umani e rivoluzione, violenza sulla donna e donne rivoluzionarie durante le dittature nel mondo arabo.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quanto la graphic novel può essere utile per aprire la mentalità dell&#8217;opinione pubblica?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">L’impatto che ha il fumetto sulle persone è impressionante, le persone leggio volentieri un fumetto, l’arte attira, non solo per il disegno ma anche per la semplicità del linguaggio che viene utilizzato nel raccontare. Per esperienza mi son trova lettori che non condividono assolutamente il mio pensiero ma hanno letto volentieri i fumetti. Non cerco di cambiare le opinioni delle persone, cerco di farmi ascoltare, parlare e dialogare. Un modo per favorire l’integrazione forse, ma preferisco chiamarla socializzazione, conoscere e conoscersi è importante per convivere, abbattere muri di pregiudizi e stereotipi.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Cosa significa appartenere a due culture diverse?</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Significa ricchezza culturale, apertura mentale, ponte tra culture. È una grande responsabilità, e a volte anche difficile, perché ci si trova a essere estranei in tutti e due i paesi di appartenenza, personalmente in Italia mi capita che mi vedono come la tunisina, e in Tunisia come l’italiana. Ma sono ottimista perché prendo da entrambe e do ad entrambe.    <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5594" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5594 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="takoua4 (2)" width="500" height="333" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/takoua4-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Repubblica Centrafricana nella graphic novel</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2016 07:32:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Questa graphic novel è di Didier Kassai, illustratore, caricaturista e acquerellista autodidatta. Nato nel 1974 a Sibut, nella Repubblica Centrafricana, vive ora a Bangui. Su Facebook l’illustratore 39enne tiene una cronaca&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-204.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5266" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5266" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-204.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (204)" width="355" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-204.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 355w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-204-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-205.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5265" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5265" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-205.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (205)" width="355" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-205.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 355w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled-205-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Questa graphic novel è di <b>Didier Kassai</b>, illustratore, caricaturista e acquerellista autodidatta. Nato nel 1974 a Sibut, nella Repubblica Centrafricana, vive ora a Bangui.</p>
<p align="JUSTIFY">Su Facebook l’illustratore 39enne tiene una cronaca della sua vita quotidiana a <b>Bangui </b>, capitale della Repubblica Centrafricana. Queste sono alcune delle frasi che si possono trovare sul suo diario:</p>
<p align="JUSTIFY">“Da quando la Séléka è al potere viene proibito a tutti di viaggiare con sale e zucchero in grande quantità, è vietata la vendita di machete e ci impediscono anche di girare in moto… presto ci proibiranno di andare a letto con le nostre mogli”</p>
<p align="JUSTIFY">“Presto il coprifuoco. Ci chiudiamo in casa e finiamo le ultime bottiglie di vino rosso (invecchiato o no)”.</p>
<p align="JUSTIFY">Didier ha sicuramente trovato un modo per esorcizzare il dolore e la tragedia quotidiana nella quale si trovano i cittadini centrafricani, ha deciso di raccontarlo, di fare sapere cosa accade veramente nella sua città ma in un modo diverso, che unisce la modernità dei social network con l’arte “antica” del fumetto per far nascere un concentrato di cultura e simpatia.</p>
<p align="JUSTIFY">Il suo blog è dikassart.illustrateur.org</p>
<p align="JUSTIFY">La Repubblica Centrafricana è uno dei tanti paesi africani che in quest’ultimo periodo sta cambiando governo. Le votazioni finora sono avvenute senza scontri, probabilmente perchè la popolazione ha realmente compreso la necessità di eleggere un presidente che blocchi le violenze.</p>
<p align="JUSTIFY">Le ostilità in Centrafrica iniziarono nel dicembre 2012 quando uomini armati (il gruppo ribelle Seleka) scese verso la capitale Bangui per dare inizio alla seconda guerra civile centrafricana. I Seleka rimproverarono diverse cose all’attuale presidente Bozizè – golpista vittorioso nel 2003 – tra le quali il non rispetto degli accordi di pace.</p>
<p align="JUSTIFY">Dì lì a poco la situazione nel paese si scaldò velocemente e il presidente invocò la protezione di Parigi che non gli fu concessa. I golpisti conquistarono il potere e divennero esercito regolare.</p>
<p align="JUSTIFY">Come in Rwanda il machete fu il protagonista di queste violenze e, come in Rwanda, le morti sono attualmente moltissime. La violenza diffusa nel paese sta portando ad un nuovo genocidio come quello del 1994 avvenuto a circa 1.000 km dalla Repubblica Centrafricana?</p>
<p align="JUSTIFY">Cristiani e musulmani sono sempre stati fratelli a Bangui, esattamente come tutsi e hutu in Rwanda; hanno vissuto tutti insieme, nelle stesse case e condividendo le stesse abitudini ed usanze. Tuttavia la storia ci insegna che decenni di pacifica convivenza possono non essere un sufficiente antidoto alla bestialità.</p>
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