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	<title>attentati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Storia della Najiba Public Library con Hussain Rezai, fondatore e direttore della Najiba Foundation</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2021 07:18:25 +0000</pubDate>
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<h1 id="8d21"></h1>



<p>(da <a class="" href="https://medium.com/@vocidallhazaristan?source=post_page-----31e0e82fd820--------------------------------&utm_source=rss&utm_medium=rss">Voci dall&#8217;Hazaristan</a>)<a href="https://medium.com/m/signin?actionUrl=https%3A%2F%2Fmedium.com%2F_%2Fbookmark%2Fp%2F31e0e82fd820&amp;operation=register&amp;redirect=https%3A%2F%2Fmedium.com%2F%40vocidallhazaristan%2Fstoria-della-najiba-public-library-con-hussain-rezai-fondatore-e-direttore-della-najiba-foundation-31e0e82fd820&amp;source=post_actions_header--------------------------bookmark_preview-----------&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/2160/1*lDCG249n6Y2uVMB1l2HCgQ.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/2160/1*2iNw83h2ptuWd73uKriDlA.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Quando una biblioteca chiude non può mai essere una buona notizia. Se lo fa perché vittima dell’odio, dell’oscurantismo, e del fondamentalismo, allora diventa una notizia terribile.<br>Il 14 agosto la città di Nili, capoluogo della provincia di Daykundi, cade, come tutto il paese, nelle mani dei Talebani. Qualche giorno dopo la Najiba Public Library viene violata e le sue proprietà vengono danneggiate in maniera permanente. Ieri è arrivato il comunicato ufficiale della Najiba Foundation, che conferma l’impossibilità di proseguire le attività.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/2064/1*xbjYFl2GYAF7AhHM8KugWQ.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/1548/1*VUmMYYfHVIRrOJsnGfBXKA.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>[ link del comunicato dall’Account ufficiale della Najiba Foundation:&nbsp;<a href="https://twitter.com/Najiba_FDN/status/1446779997339926529?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://twitter.com/Najiba_FDN/status/1446779997339926529?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;]</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/1548/1*laVCWVUXIceeMULNJmiRBQ.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/2064/1*t0QuNoSMQ49nCheZlAF4_A.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Sulla storia di Najiba e su cosa rappresentasse la Najiba Public Library per il territorio di Daykundi lascio spazio alle parole di&nbsp;<strong>Hussain Rezai</strong>, fondatore e direttore della Najiba Foundation, che ringrazio immensamente per la disponibilità e per il tempo concesso.</p>



<p>“La Najiba Foundation è dedicata alla memoria di Najiba, uccisa dai Talebani in un attentato suicida il 24 luglio del 2017. Era tornata da sei mesi dal Giappone, dove aveva conseguito la Laurea magistrale in informatica. Aveva preso la triennale, sempre in informatica, in India, e per le sue grandi competenze era stata assunta dal Ministero afghano delle Miniere e del Petrolio. Vinse questa borsa di studio molto prestigiosa per il Giappone e partì per altri due anni. Era una mattina presto di quel 24 luglio quando Najiba stava andando verso il suo ufficio su un autobus che trasportava altri trentaquattro giovani Hazara altamente istruiti. Un attentatore suicida talebano salì e si fece esplodere.<br><br>Io e la sua famiglia siamo rimasti scioccati, per due anni non siamo riusciti ad accettarlo. Poi, però, abbiamo realizzato che dovevamo reagire, che se non avessimo fatto nulla le persone avrebbero cominciato ad accettare questi attentati come parte della loro vita quotidiana. Non potevamo permettere che la gente si scordasse di Najiba e di tutte le persone che sono morte negli attentati contro gli Hazara. Così abbiamo deciso di fondare una biblioteca in sua memoria. Volevamo lanciare un messaggio forte e al contempo creare un centro di istruzione funzionante. Abbiamo scelto la cultura come arma contro il fondamentalismo e l’estremismo dei Talebani.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/1400/1*_2uS4uWKXX4-i4tZqJ7JgQ.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Il nostro scopo principale era quello di creare e educare nuove Najiba, tante nuove ragazze istruite e formate che avrebbero combattuto come lei. Cercavamo un modo di comunicare al mondo che non avremmo mollato e che la nostra lotta per un Afghanistan migliore non sarebbe mai terminata.<br><br>Abbiamo scelto Daykundi per diversi motivi. È la terra di Najiba, una delle province più povere e remote dell’Afghanistan. Il governo centrale non si è mai interessato alla gente di Daykundi, che da troppo tempo vive senza servizi minimi, senza collegamenti con tutto il resto dell’Afghanistan. Abbiamo costruito la biblioteca a Nili perché volevamo lavorare in un posto dove nessuno andava e dove c’era un gran bisogno. Gli abitanti di Daykundi sono tutti Hazara molto progressisti che vorrebbero scuole e centri di cultura, per donne e uomini, ma nessuno ha mai fatto nulla per loro.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/637/1*2WaxmfkW0CnZvTI-hp5sHQ.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La biblioteca fu accolta splendidamente dalla comunità locale, più di come ci aspettavamo. Abbiamo deciso di spezzare l’isolamento geografico e dotare la biblioteca di un laboratorio di computer, il Najiba-Akademos Computer Lab. Volevamo offrire corsi culturali e di formazione di grande qualità agli studenti, così abbiamo organizzato sessioni di lezioni online a classi con docenti e professori da Kabul, dall’Australia, dall’Europa, dall’America.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/700/1*eZnbkDehGwVql1YC1tDfoQ.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Tutto quello che abbiamo fatto, ed è stato tanto, lo abbiamo fatto con le donazioni di chi ci ha sostenuto. Nessuna organizzazione internazionale ci ha mai aiutato, né il governo ci ha mai concesso fondi. Ma siamo orgogliosissimi di quello che abbiamo costruito. Una grande percentuale dei nostri utenti erano donne, ragazze, bambine, ma anche donne adulte. Abbiamo fondato la squadra di pallavolo femminile della Najiba Library, abbiamo lottato per sconfiggere le discriminazioni di genere nella comunità locale, abbiamo sostenuto le ragazze a partecipare ad eventi pubblici, sportivi, culturali, a lottare e a continuare a studiare come faceva Najiba. Prima del nostro arrivo c’era chi era restio nei confronti dello sport femminile, ora la provincia di Daykundi è piena di squadre femminili di pallavolo, e per noi è un orgoglio immenso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://miro.medium.com/max/2000/1*dcyUUhkaJFHvNwpRTVza5w.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ora che sono qui, in Italia, spero di poter connettere la Najiba Foundation con le principali istituzioni italiane della cultura e del mondo delle biblioteche, con le associazioni dei bibliotecari, con le scuole e con le università. Sarei onorato di portare la nostra esperienza, di condividere le nostre pratiche e di imparare da quelle italiane. La storia di Najiba e di quello che abbiamo fatto per la sua memoria deve continuare ad essere raccontata.”</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Turchia/Siria: Abu-Bakr Al-Baghdadi morto ad Idlib. Il leader dell&#8217;IS viveva al confine con la Turchia</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 08:49:10 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="500" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13209" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/500-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Dopo la morte del leader del cosiddetto Stato Islamico (IS) Abu-Bakr al-Baghdadi, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) non può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile che il terrorista più cercato al mondo abbia vissuto per mesi indisturbato nella regione siriana di Idlib, in una zona controllata da anni dall&#8217;esercito turco e dalle milizie islamiche sue alleate, nonché nelle dirette vicinanze della frontiera con la Turchia. Già lo scorso 25 marzo 2019 un portavoce delle Unità di Autodifesa YPG aveva dichiarato che Al-Baghdadi si trovava con<br>molta probabilità ad Idlib.</p>



<p>L&#8217;esercito di Erdogan mantiene almeno dodici postazioni militari nella regione, i servizi di telefonia mobile e di internet vengono forniti perlopiù da fornitori turchi e ciò nonostante Ankara non sembra essere a conoscenza del fatto che le regioni siriane occupate e controllate dall&#8217;esercito turco si siano trasformate in luoghi sicuri per gli adepti<br>dei formazioni estremiste di stampo islamico. Per molti siriani, in particolare per le persone appartenenti alle minoranze di Kurdi, Yezidi, Cristiani, Aleviti e Armeni, principali vittime della barbarie dell&#8217;IS nella regione, resta un mistero come un paese appartenente alla NATO possa sostenere o anche solo tollerare indisturbatamente i peggiori<br>criminali.</p>



<p>Durante l&#8217;annuncio della morte di Al-Baghdadi, il presidente statunitense Donald Trump ha ringraziato le Forze democratiche siriane (SDF) a conduzione kurda per il sostegno fornito durante l&#8217;operazione.<br>Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno le YAT (forze speciali delle SDF) e le HAT (Forze speciali della polizia delle regioni auto-amministrate) hanno condotto 347 operazioni contro cellule dell&#8217;IS nella Siria del Nord. Durante queste operazioni sono stati arrestati 476 sospettati di appartenere all&#8217;IS, tra cui alcuni membri di alto livello dell&#8217;IS come Anwar Mohammed Hadoushi, sospettato di aver co-organizzato gli attentati a Parigi e Bruxelles. In seguito all&#8217;aggressione militare turca in Siria del Nord i combattenti kurdi e i loro alleati sono però concentrati sulla difesa del proprio territorio e hanno abbandonato la ricerca dei terroristi dell&#8217;IS. Gli attacchi mirati dell&#8217;esercito turco a prigioni e campi in cui si trovavano seguaci dell&#8217;IS ha fatto sì che centinaia di prigionieri potessero fuggire. Per le vittime dell&#8217;IS, è morto un terrorista ma centinaia di altri sono tornati liberi, come diretta conseguenza del tradimento di Trump nei confronti dei Kurdi. </p>
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		<title>Attentati in Nuova Zelanda: il comunicato e l&#8217;appello di molte associazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 06:56:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente comunicato/appello Dopo la condanna unanime di tutte le associazioni ,comunità, ong, confederazioni, centri culturali ,moschee ,mondo politico ,istituzioni e società civile al tremendo e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> </em>aderisce e divulga il seguente comunicato/appello</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/attentato-nuova-zelanda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12213" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/attentato-nuova-zelanda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="871" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/attentato-nuova-zelanda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 871w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/attentato-nuova-zelanda-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/attentato-nuova-zelanda-768x529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 871px) 100vw, 871px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Dopo la condanna unanime di tutte le associazioni ,comunità, ong, confederazioni, centri culturali ,moschee ,mondo politico ,istituzioni e società civile al tremendo e disumano attentato in Nuova Zelanda , compiuto in due moschee e contro innocenti musulmani in preghiera ,che ha scosso tutti e ha fatto arrivare tantissima  solidarietà al mondo musulmano in nuova Zelanda,in Italia e nel mondo intero .</div>
<div dir="auto">Sono stati uccisi 50 civili (19 palestinesi,5 dalla Tunisia ,5 dal Bangladesh,4 dal Marocco ,3 dallo Yemen,2 dal Iraq,2 dalla Giordania ,1 dalla Siria 1 dal Iran,1 dall&#8217;Afghanistan . Altri 6 non sono stati identificati , insieme a numerosi feriti molto gravi , come ci hanno riferito  i nostri medici in Nuova Zelanda.</div>
<div dir="auto">Le Comunita’ del mondo arabo in Italia (Co-mai) e la Confederazione Internazionale laica interreligiosa( Cili-italia) ringraziano tutti e apprezzano la condanna senza ambiguità, ferma e tempestiva fatta dalle Istituzioni , nella quale  si è dimostrata ,ancora una volta, una unità solida tra comunità, associazioni e la società civile  italiana e di origine  araba ,musulmana e straniera contro il terrorismo in tutte le sue forme. Abbiamo combattuto , sempre uniti ,il terrorismo dell’Isis e ancora di più siamo convinti che solo l&#8217;unità può sconfiggere questo nuovo terrorismo ed il razzismo religioso contro i musulmani e gli immigrati in Occidente -dichiara Foad Aodi Fondatore Co-mai.</div>
<div dir="auto">Emergenza Sorrisi e numerose associazioni ,sindacati italiani e di origine straniera e centri culturali in tutte le regioni italiani fanno un appello al Governo Italiano affinché tuteli i musulmani e tutti gli immigrati in Italia, combattendo l&#8217;islamofobia , l&#8217;immigrazionefobia , promuovendo  politiche in favore del dialogo e della convivenza proficua ,combattendo ogni forma di razzismo e discriminazione perpetrata da estremisti e da fanatici vogliosi  solo di visibilità e protagonismo.</div>
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		<title>WALL: quel muro intorno ai territori occupati della Cisgiordania</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 07:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Nel 2001 un giovane palestinese si fece saltare in aria in una discoteca di Tel Aviv: 81 ragazzi uccisi e 182 feriti. Gli israeliani iniziarono, da quel momento, a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Alessandra Montesanto</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11470" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Nel 2001 un giovane palestinese si fece saltare in aria in una discoteca di Tel Aviv: 81 ragazzi uccisi e 182 feriti. Gli israeliani iniziarono, da quel momento, a costruire un muro di cemento, filo spinato, check point e torrette intorno ai territori occupati della Cisgiordania (la barriera ingloba, oggi, la maggior parte delle colonie israeliane e la quasi-totalità dei pozzi d&#8217;acqua). Parte da qui il film intitolato Wall, scritto e diretto da David Hare e presentato alla IVa edizione del festival Visioni dal Mondo, festival del documentario di Milano.</p>
<p>Wall, un titolo semplice, per una questione complessa e irrisolta. La Cisgiordania, detta anche West Bank, è una cerniera geografico-politica che separa da una parte i palestinesi e dall&#8217;altra gli israeliani. I primi, rinchiusi, privati della libertà di circolazione e impoveriti a causa della mancanza di scambi economici e commerciali con l&#8217;esterno; i secondi, che dichiarano di vergognarsi per la situazione pur sentendo la necessità di difendersi con un muro per veder garantita la propria sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11471" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="900" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>David Hare è la voce narrante che cuce un puzzle di persone &#8211; note e comuni &#8211; viaggiando tra Gerusalemme, Nablus, una delle più grandi città della Cisgiordania, e Ramallah, capitale politica dell&#8217;Autorità palestinese: importanti sono, ad esempio, le riflessioni di alcuni arabi che vivono in tante città miste di Israele – Haifa, Tel Aviv, Jaffa, Ramle, Nazareth – persone che si trovano dentro i confini dello Stato israeliano, ma che si sentono sempre e comunque palestinesi.</p>
<p>Così come il territorio e gli abitanti della West Bank, anche il film è diviso in due capitoli che raccontano la vita nelle due zone: a Gerusalemme, città contesa e strumentalizzata, che ha perso il proprio antico fascino a causa della modernizzazione e a Nablus, rappresentata qui solo da un cafè in cui è appeso un ritratto simbolico di Saddam Hussein.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/233828588?app_id=122963&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="500" height="281" frameborder="0" title="WALL (Trailer)" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il testo della pellicola nasce da uno spettacolo teatrale del 2009, ma la resa sul grande schermo è ancora più potente grazie alla tecnica della motion picture: i corpi e volti degli attori sono stati ripresi frontalmente per poi essere elaborati con l&#8217;animazione digitale. La fotografia, inoltre, è monocromatica (sfumature di grigio che gettano ombra su un&#8217;area del mondo abbandonata a se stessa) per arrivare al finale dove i colori, invece, esplodono dai graffiti che, sul muro di cemento, urlano slogan di giustizia, speranza e Futuro. La grafica e la tecnica diventano, quindi, una possibilità per trasformare la realtà e una denuncia della mancanza di volontà, da parte anche della comunità internazionale, nel voler trovare una soluzione pacifica tra due popoli condannati entrambi alla paura e alla rabbia. Due popoli eternamente in conflitto ed immancabilmente sconfitti.</p>
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		<title>RIFestival. Nel nome di chi</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2018 07:20:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10767 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="218" height="218" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 218px) 100vw, 218px" /></a></p>
<p>Da RIFEstival, tenutosi a Bologna dal 20 al 22 aprile.</p>
<p>“Solo una madre può provare il dolore di un’altra madre. So che nulla può essere sufficiente ma io sono pronta a tutto quello che può portare pace.” Valeria Collina è la madre di Youssef Zaghba, componente del commando che nel giugno scorso ha ucciso otto persone nell’attentato sul London Bridge. Italiana convertita all’islam, ha vissuto per vent’anni in Marocco, dove ha studiato l’arabo e il Corano. Dopo essere tornata in Italia, nel 2015, ha assistito impotente alla radicalizzazione del figlio, dai suoi tentativi di fuga in Turchia al suo trasferimento a Londra, dove è rimasto incagliato in quella mastodontica macchina promozionale messa in piedi dagli abili comunicatori del califfato nero.Interrogandosi sulle cause della radicalizzazione di Youssef e di tutti i protagonisti dell’ultima stagione di attentati in Europa, l’autrice scrive il manifesto di una nuova battaglia, e spiega le ragioni per cui è fondamentale confrontarsi con i propri figli: “Ci sono giovani che si ubriacano di nascosto, altri che passano fuori la notte senza dirvi nulla, e altri che stanno chiusi nella propria stanza. Ragazzi modello che si presentano puntuali a condividere con voi ogni pasto. Dopo avere messo in pausa l’ultimo video di un ostaggio sgozzato o di un blindato che viene fatto saltare in aria da un attentatore suicida”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Se volete ascoltare tutto l&#8217;intervento, con gli ospiti, B. Maarad e L. Guglielminetti, eccolo qui per voi:</strong> </span></p>
<p>
<a href='https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/210504_004.mp3'?utm_source=rss&utm_medium=rss>210504_004</a>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Altra promo teatrale fino a domenica: UTOYA</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jan 2018 08:01:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>TEATRO FILODRAMMATICI da martedì 09 gennaio 2018 a domenica 14 gennaio 2018. UTOYA Promo per i nostri lettori: biglietto a 11 euro “Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utoya, in Norvegia, nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.atirteatroringhiera.it/luogo/teatro-filodrammatici/?utm_source=rss&utm_medium=rss">TEATRO FILODRAMMATICI</a> da martedì 09 gennaio 2018 a domenica 14 gennaio 2018.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/Utoya_Mattia-Fabris_Arianna-Scommegna5_FotoSerenaSerrani-500x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10017" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/Utoya_Mattia-Fabris_Arianna-Scommegna5_FotoSerenaSerrani-500x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/Utoya_Mattia-Fabris_Arianna-Scommegna5_FotoSerenaSerrani-500x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/Utoya_Mattia-Fabris_Arianna-Scommegna5_FotoSerenaSerrani-500x250-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<h1 class="tribe-events-single-event-title" style="text-align: center;"><span style="color: #ff00ff;">UTOYA</span></h1>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff00ff;">Promo per i nostri lettori: biglietto a 11 euro</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p>“Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utoya, in Norvegia, nel 2011, è un’impresa impegnativa. Il Teatro non è il luogo della documentazione e dell’informazione in primis, è la sede di una riflessione. E la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difesa, e tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è.</p>
<p>Quando ero un ragazzo e aprivo il giornale avevo una griglia, forse un po’ rozza ma funzionale, per classificare quel che succedeva. Pareva che in tutto il mondo alcune semplici categorie bastassero per inquadrare un avvenimento, e dessero la possibilità alle persone di trovare un modo per reagire. Ma dopo il 1989 il mondo è diventato un posto molto più complicato da interpretare, e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto.<br />
Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione, che se non ci da tutto il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia.”</p>
<p><span style="color: #ff00ff;">ACQUISTO E PRENOTAZIONI BIGLIETTI</span><br />
<span style="color: #ff00ff;"> Teatro dei Filodrammatici, Via Filodrammatici 1 Milano tel. 02.36727550 <a style="color: #ff00ff;" href="mailto:biglietteria@teatrofilodrammatici.eu">biglietteria@teatrofilodrammatici.eu</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Analisi di Janiki Cingoli &#124; Minoranze nel Mediterraneo tra valorizzazione ed esclusione</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Dec 2017 08:24:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento di Janiki Cingoli, Presidente CIPMO, al Foro Parlamentare di Milano sulla prevenzione dell&#8217;estremismo violento e delle atrocità (PGA) &#8211; Milano, 28 novembre 2017. CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medioriente) Intervento di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervento di <strong>Janiki Cingoli</strong>, Presidente CIPMO, al <strong>Foro Parlamentare di Milano sulla prevenzione dell&#8217;estremismo violento e delle atrocità</strong> (PGA) &#8211; Milano, 28 novembre 2017.</em></p>
<p>CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medioriente)</p>
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<blockquote cite="https://www.facebook.com/cipmopace/videos/1682149341795329/?utm_source=rss&utm_medium=rss" class="fb-xfbml-parse-ignore"><p><a href="https://www.facebook.com/cipmopace/videos/1682149341795329/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Intervento di Janiki Cingoli | La politica estera dell&#039;Italia&#8230;.</a></p>
<p>#Europa #Mediterraneo #Africa: andare oltre le crisi. Accoglienza, integrazione e coinvolgimento delle comunità diasporiche già presenti in Italia. L&#039;intervento di Janiki Cingoli al convengo &quot;La politica dell&#039;Italia. Le proposte del PD&quot;, organizzato oggi a Montecitorio.</p>
<p>Publié par <a href="https://www.facebook.com/cipmopace/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CIPMO &#8211; Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente</a> sur vendredi 10 novembre 2017</p></blockquote>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>In larga parte dell’Area Mediterranea e dell’Africa la questione delle <strong>minoranze nazionali, etniche, linguistiche e religiose</strong> può dirsi un problema irrisolto. Ciò rappresenta un ostacolo all&#8217;effettivo superamento dei focolai di crisi e ad una efficace stabilizzazione dell’intera regione.</p>
<p>Nei Paesi del Sud Mediterraneo le minoranze, spesso autoctone, vengono concepite come una <strong>presenza da tollerare e da controllare</strong>, nonché come un possibile fattore di indebolimento delle diverse realtà statuali.</p>
<p>Si riscontra una difficoltà a riconoscere la stessa esistenza delle minoranze in quanto tali. Si afferma che si tratta di cittadini come tutti gli altri, che non necessitano di riconoscimenti o tutele particolari.</p>
<p>Eppure, i problemi sono esplosivi, a partire dagli ultimi attentati di Boko Aram in Nigeria, e di Daesh nel Sinai, per non parlare del massacro degli Yazidi, richiamato ancora ieri sera.</p>
<p>La questione è presente in <strong>Israele</strong>, con la persistente tensione tra maggioranza ebraica e minoranza israelo-arabo-palestinese; e in Turchia, ove si è riacutizzata la questione curda, e parlare di questione armena significa ancora rompere un tabù.</p>
<p>Ricordiamo le campagne denigratorie contro le <strong>minoranze musulmane in Europa</strong>, come se si trattasse solo di immigranti da tenere a bada, e non in molti casi di cittadini a pieno titolo, che chiedono di esercitare il loro diritto di libertà religiosa.</p>
<p>O del diffondersi anche nel nostro continente di sentimenti e di sempre più diffusi episodi antisemiti.</p>
<p>Palesi i problemi nella gestione dei <strong>rom</strong> e dei <strong>sinti</strong>, che pure con l’ingresso della Romania nella UE sono cittadini europei.</p>
<p>Al riguardo, già l’assemblea Generale dell’<strong>ONU</strong>, con la dichiarazione del Dicembre 1992 aveva invitato a <strong>tutelare l’identità collettiva</strong> di tali minoranze, adottando misure positive per garantirne lo status e promuoverne la condizione.</p>
<p>Tale concezione è stata ribadita nel 2008 dal Libro Bianco sul dialogo interculturale del <strong>Consiglio di Europa</strong>.</p>
<p>Al riguardo, l’<strong>esperienza italiana</strong> rappresenta sicuramente una delle esperienze più avanzate al mondo, fondata sull&#8217;<strong>articolo 6 della Costituzione Italiana</strong>, che sancisce che “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.</p>
<p>La condizione delle minoranze tedesca e ladina in<strong> Alto Adige</strong>, in particolare, vede tali minoranze riconosciute e garantite attraverso la concessione di una larga autonomia, ratificata dall&#8217;ONU, che le tutela con specifiche azioni positive, nell&#8217;uso della lingua, nella gestione della scuola, nella distribuzione dei finanziamenti e nella garanzia di proporzionalità nel pubblico impiego e negli stessi organi rappresentativi.</p>
<p>Si possono quindi enucleare alcuni <strong>principi generali</strong>:</p>
<ul>
<li dir="ltr">Non è sufficiente enunciare l’eguaglianza dei diritti di tutti i cittadini in quanto individui: i diritti delle minoranze possono così essere ignorati e messi in discussione dalle maggioranze.</li>
<li dir="ltr">La protezione delle minoranze richiede, per essere effettiva, che venga assicurato un loro riconoscimento collettivo, comprensivo della loro identità e della loro storia.</li>
<li dir="ltr">Essa postula inoltre l’adozione di specifiche misure positive di garanzia, volte a salvaguardare la loro identità e il loro sviluppo.</li>
</ul>
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		<title>&#8220;#ANataleRegalaDialogo con un messaggio interculturale e Interreligioso contro il terrorismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 09:39:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>    Prosegue la missione del Comitato #Cristianinmoschea: promossa il 22.12 a Roma una nuova iniziativa per  il dialogo e la buona convivenza  insieme a esponenti religiosi, Associazioni e Comunità italiane e di origine&#46;&#46;&#46;</p>
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<div><span style="color: #000000; font-family: trebuchet ms, sans-serif; font-size: large;"> </span></div>
<div><b><span style="color: #000000; font-family: trebuchet ms, sans-serif; font-size: large;"> </span></b></div>
<div>Prosegue la missione del Comitato #Cristianinmoschea: promossa il 22.12 a Roma una nuova iniziativa per  il dialogo e la buona convivenza  insieme a esponenti religiosi, Associazioni e Comunità italiane e di origine straniera.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>&#8220;Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici che si sono verificati in Egitto,  in Somalia e  in Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi&#8221;. Con queste parole, il Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;, commenta quella che è stata in Paesi diversi una stessa domenica di sangue. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiano copta di San Marco provocando 25 morti e 69 feriti; l&#8217;esplosione di un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab ha portato a  29 morti; in Nigeria 2 bambine si sono fatte esplodere in un mercato a Nord- Est del Paese ferendo 17 persone.</div>
<div>In risposta a questi attentati,  che &#8211;  sottolinea Aodi &#8211;  sono &#8220;espressione di una guerra contro le religioni e non tra le religioni e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza&#8221;, i rappresentanti delle Comunità e delle Associazioni di origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all&#8217;evento #Cristianinmoshea, si riuniscono il 22 dicembre a Roma presso il Teatro Palco delle Valli (V. Valsavaranche n.87) dalle ore 18.00 attorno ad un albero di Natale per esprimere il loro messaggio di auguri e di pace. I messaggi scritti dai partecipanti all&#8217;iniziativa&#8221; #<wbr />ANataleRegalaDialogo&#8221;, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221;, già promotrici di #Crsistianinmoschea, saranno inseriti all&#8217;interno di una grande cesta e saranno letti dagli aderenti nel corso della serata. L&#8217;obiettivo è quello di dare seguito al dialogo &#8220;porta a porta&#8221; contro il terrorismo nella forza dell&#8217;unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.</div>
<div>&#8220;Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace&#8221;, dichiara Aodi. &#8220;Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso &#8211; prosegue &#8211; vogliamo fare del Natale un momento di riflessione, di incontro e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima di armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito e il nostro più grande augurio&#8221;.</div>
<div>Tra i numerosi membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della Comunità Egiziana in Italia commenta: &#8220;Ringraziamo le Co-mai che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quello che accade in Medio Oriente &#8211; aggiunge &#8211; confermiamo la nostra condanna al terrorismo cieco e esprimiamo solidarietà nei confronti di  tutte le vittime.  Questi atti non ci scoraggiano; saremmo sempre vigili, attenti e combatteremo sempre il terrorismo&#8221;.</div>
<div>L&#8217;Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario Nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell&#8217;Amore, la Onlus che ha promosso il Piano europeo di Microimprese in Africa e M.O. nella  Preghiera per la Pace dello Spirito d’ Assisi, il  27 ottobre 2016, con il coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: &#8220;In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince  sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace,  e l&#8217;unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e su ogni violenza. Con la nostra Organizzazione riprendiamo <wbr />dall’Europa un piano di lavoro che favorisce l&#8217;occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell&#8217;Europa, dell&#8217;Africa e del Medio Oriente per portare la pace nel nostro Mediterraneo, affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell&#8217;Amore del Padre di tutti&#8221;.</div>
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		<title>La yazida Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 11:25:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; &#160; Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;: porta una testimonianza diretta del genocidio degli yazidi, etnia curda e minoranza religiosa accusata dai dogmatici sunniti di essere “adoratori del Diavolo”&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7412" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2" width="900" height="506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;: porta una testimonianza diretta del genocidio degli yazidi, etnia curda e minoranza religiosa accusata dai dogmatici sunniti di essere “adoratori del Diavolo” e quindi senza lo status di “dhimmi”. Oggetto di attentati prima da Al Qaeda e ora da Daesh, sono considerati bottino di guerra per il lavoro forzato ma anche schiave sessuali vendute all’asta con diversi passaggi di proprietà. Si calcola che 6000 donne e bambini abbiano subito schiavitù spirituale, fisica e sessuale in uno stupro collettivo che distrugge persone, villaggi, ed anche il patrimonio culturale di città monumentali come Tadmur (Palmira),chiese cristiane, templi yazidi e i resti dell’antica civiltà assira. Sono state ritrovate ad oggi 37 fosse comuni considerate dal punto di vista giuridico come prova “sufficiente” per poter usare il termine genocidio ma a livello internazionale non si è ancora mosso niente, anzi chi scappa dalla schiavitù e dalla morte si ritrova ad affrontare un alt(r)o rischio di morte: il Mediterraneo è il confine più pericoloso. E l’Occidente deve anche imparare saper distinguere: Daesh (che secondo Nadia è funzionale a interessi territoriali e internazionali visto che alcuni l’hanno aiutato e alcuni non hanno reagito) sta applicando quello che crede essere la shariyya islamica ma il crimine non ha e non può avere religione.</p>
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		<title>VenerdIslam: &#8220;Filmare è esitere&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2016 09:37:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Dal 24 al 27 novembre al cinema Sputnik di Ginevra una rassegna dedicata interamente al cinema palestinese: 17 film ma anche incontri, tavole rotonde sulle tematiche del boicottaggio e sul ruolo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-645.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7393" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-645.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-645" width="452" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-645.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 452w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-645-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" /></a>di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-647.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7386 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-647.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-647" width="220" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-647.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-647-200x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Dal 24 al 27 novembre al cinema Sputnik di Ginevra una rassegna dedicata interamente al cinema palestinese: 17 film ma anche incontri, tavole rotonde sulle tematiche del boicottaggio e sul ruolo dei registi palestinesi di Israele alla presenza di Ula Tabari e Alaa Ashkar, mostra fotografica di Motaz Alaaraj, e concerto finale di Yasser Abd Alla. Uno dei focus di questa edizione è infatti come i “Palestinesi del Quarantotto” abbiano forgiato la loro identità palestinese come minoranza non ebraica in Israele e quali relazioni siano riusciti a costruire con i Palestinesi di Gaza e della Cisgiordania.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra i film segnalo quello di venerdì 27 novembre, alle 22 “Lettere da Yarmouk”, di Rashid Masharawi dedicato dedicato a Hassan Hassan un attore e regista siro-palestinese torturato e ucciso per aver scaricato video anti-Assad. Costruito via Skype con un fotografo siriano, Niraz Said (che ha ricevuto il premio UNRWA con la foto “The three kings” sull’assedio al campo del marzo 2014, presentata poi nella personale “The dream lives on” al Museo-memoriale di Darwish a Ramallah) si interroga su cosa possa fare l’arte e il cinema per i “martiri della fame” del campo profughi palestinese di Yarmouk, alle porte di Damasco “costretti a vivere in una realtà che va oltre il disumano” come disse il Commissario dell’ONU nell’aprile 2015. Una risposta la dà Ahmad, in una delle immagini diventate iconiche, quando suona il piano tra le macerie per “rendere il suono della musica più potente dei proiettili nel campo”.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-644.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7387 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-644.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-644" width="300" height="201" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre il 29 Novembre, Giornata Internazionale di Solidarietà con il popolo palestinese, verrà proiettato “3.000 notti” di Mai Masri (regista di “Children of Shatila”, “Frontiers of Dreams and Fears” e “Beirut Diaries) che sarà in collegamento skype per discutere le condizioni di vita e di lotta delle palestinesi nelle carceri israeliane. “3.000 notti” racconta di Laila Usfur (in arabo “Laila” significa “notte” e “Usfur” significa “uccello” metafora di quella prigione a cielo aperto che è diventata la vita dei Palestinesi) che per aver dato un passaggio a un ragazzo sospettato di essere un attentatore, finisce dritta dritta nel carcere di Ramla e si ritrova a dividere la cella con una contadina Umm ‘Ali, i cui figli sono nella sezione maschile, due studentesse Fida’a e Jamila, Rihan che pensa solo ai figli e Sana’a una combattente della resistenza. Laila scopre di essere incinta e decide di tenere il figlio che chiama “Nour”, “luce”. Il personale è politico</p>
<p align="JUSTIFY">PS. Sono stati invitati da Gaza anche tre registi, Mohammed Almughanni, Areej Abu Eid, Mahmoud Abu Ghalwa e il produttore Amer Nasser…sempre che Israele conceda il permesso!</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-646.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7388" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-646.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-646" width="1200" height="604" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-646.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-646-300x151.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-646-768x387.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-646-1024x515.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
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