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	<title>attiviste Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Estzer Koranyi dei Combattenti per la Pace: &#8220;se non ti attivi per la pace, ti sei già rassegnato alla guerra&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 08:26:38 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17784" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2-300x206.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2-768x527.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>(da pressenza.com) </p>



<p></p>



<p>Emozionante e partecipatissimo il debutto milanese del tour italiano delle co-direttrici di Combattenti per la pace, la sera di venerdì 15 novembre nel co-housing&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/basegaia?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Base Gaia</a>&nbsp;e la mattina di sabato 16 alla&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CasaDelleDonnediMilano?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casa delle Donne</a>. Per un problema di voli è presente solo l’israeliana&nbsp;<strong>Estzer Koranyi</strong>, mentre la palestinese&nbsp;<strong>Rana Salman</strong>&nbsp;arriverà nel pomeriggio di sabato, in tempo per partecipare all’evento di Torino. La possiamo comunque conoscere attraverso il video che viene mostrato durante la serata.</p>



<p>L’accogliente sala di&nbsp;<strong>Base Gaia</strong>&nbsp;è già piena alle 21 (i milanesi sono diventati puntuali, o è stato questo incontro eccezionale a cambiare le loro abitudini?), tanto che diventa necessario spostare una parete mobile per fare spazio a tutta la gente assiepata in piedi all’ingresso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NakAnD6q96JgtAfyDl1tsfs_uWRe0Gg_VgD5rQkPeLS43sRoTLwVj_4IQrEGClw_JPBxy7P4yZLOrJ4Bx5OyP6_tk87jQethcsNAH8dZBV10H-hQPeng8_Ep_WQc0UdiwlP5Q=s0-d-e1-ft#https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2024/11/pubblico-Base-Gaia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NbaQrWRqdlB5gBd8lnhMCYRs-JguBwSI1YgD-dEuR2Kv3BZOLOFQJi8Sd3mBtsTZzgGrW5fs_w_BNNDkjMsDSRWzhahlLjJ6PkvTNbgksPn_8QWS85OxXVpgQA84zq3Iw=s0-d-e1-ft#https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2024/11/Ester-Base-Gaia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p><em>Foto di Matilde Mirabella</em></p>



<p><strong>Cristina Santoro</strong>&nbsp;introduce inquadrando l’evento nell’ambito della&nbsp;<strong>Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza</strong>, che la settimana prossima arriverà in Italia con moltissimi eventi per denunciare la situazione sempre più pericolosa e sensibilizzare sulla nonviolenza come unica via d’uscita. &nbsp;<strong>Olivier Turquet</strong>&nbsp;della&nbsp;<strong>Multimage</strong>, la casa editrice che ha pubblicato il libro&nbsp;<strong><a href="https://multimage.org/libri/combattenti-per-la-pace/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Combattenti per la pace</a></strong>, racconta com’è nata l’idea di dare una risposta diversa all’orrore, alla voglia di vendetta e allo sgomento seguiti al massacro del 7 ottobre, prima con due interviste ai co-fondatori dell’organizzazione Chen Alon e Sulaiman Khatib, poi alle due giovani co-direttrici e in seguito con un libro che rendesse visibile e duratura questa esperienza straordinaria e poco conosciuta. Fondamentale in questo senso è stato lo stimolo di&nbsp;<strong>Ilaria Olimpico,&nbsp;</strong>italiana sposata con un obiettore di coscienza israeliano, che si trovava a Tel Aviv proprio nei giorni successivi al 7 ottobre.&nbsp;<strong>Daniela Bezzi,&nbsp;</strong>infaticabile curatrice del libro, confessa che prima di intraprendere l’immane impresa di sbobinare, trascrivere e tradurre le interviste non sapeva nulla dei Combattenti per la Pace. Poi si è commossa e coinvolta ascoltando la storia dei primi incontri clandestini, “patrocinati” da Luisa Morgantini, tra ex militari israeliani ed ex freedom fighters e prigionieri palestinesi, da cui è poi nato il gruppo.</p>



<p>Viene quindi mostrato un emozionante video che ricostruisce con immagini e testimonianze gli inizi di questa straordinaria avventura, rivelando la paura, la diffidenza, la speranza e la consapevolezza di dover partire dalla condivisione delle proprie esperienze personali per poi arrivare al dialogo e alla riconciliazione. Dall’iniziale composizione maschile e “militare” il movimento si è poi ampliato, arrivando a includere molte donne e giovani estranei a quell’esperienza. Lo testimoniano le immagini di una recente manifestazione per l’accesso all’acqua in una tormentata zona della Cisgiordania: abituati come siamo all’orrore delle macerie di case, scuole e ospedali distrutti a Gaza dai bombardamenti israeliani, fa impressione vedere palestinesi e israeliani, soprattutto donne, ma anche giovani e bambini, manifestare insieme in un’atmosfera combattiva e gioiosa, con musica, striscioni colorati e tamburi, o preparare cartelli dipingendoli con cura amorevole. Immagini di vita contrapposte alla morte e alla distruzione, unite alla forza di chi afferma che lottare insieme per la fine della guerra e dell’occupazione è l’unica strada, nonostante le difficoltà e le sfide e trasmette una fiducia incrollabile nel futuro.</p>



<p>Arriva quindi il momento centrale della serata, il racconto di&nbsp;<strong>Estzer&nbsp;</strong>sulla sua esperienza personale, che l’ha portata dalla relativa ignoranza in cui viveva in Ungheria, dove è nata in una famiglia sopravvissuta all’Olocausto, fino all’impegno attuale. E’ un racconto sincero, a volte disarmante: non nasconde che all’inizio Israele era una realtà lontana (“per fortuna c’è un posto sicuro per gli ebrei”), nonostante ci fossero rapporti con amici e parenti stabilitisi là e racconta la varie tappe di questo processo. Un primo viaggio nel 1995, a undici anni, le lascia un’impressione molto favorevole dei kibbutz e di Gerusalemme. Finito il liceo, nel 2002, il progetto di recarsi in un kibbutz viene fermato dai genitori, spaventati dai pericoli legati all’Intifada e si trasforma in un soggiorno a Verona l’anno seguente, per il Servizio Volontario Europeo. Qui si ritrova in mezzo alle manifestazioni contro la guerra in Iraq, con le bandiere della pace appese a ogni finestra e comincia a interessarsi ai temi della pace e delle guerre. Un interesse acuito da un successivo scambio grazie a un Erasmus a Napoli, dove la sua coinquilina Valentina le parla dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi e la invita a Hebron, una visita che le fa toccare con mano la dura realtà dei check point e del muro. Nel 2014, in concomitanza con una delle tante guerre a Gaza,&nbsp; Estzer si trova in un kibbutz nel deserto e decide di prendere la cittadinanza israeliana per poter restare là. Si stabilisce poi a Gerusalemme, dove conosce il suo futuro marito e decide di rimanervi con un’idea chiara: impegnarsi perché i diritti, quasi privilegi, di cui gode, siano estesi&nbsp; anche ai palestinesi. L’incontro con i fondatori di Combattenti per la pace e la possibilità di lavorare per l’organizzazione la portano a un impegno sempre maggiore, fino all’attuale posizione di co-direttrice.</p>



<p>Rispondendo alle domande di Daniela, Estzer ammette che la loro non è una condizione facile: sono una minoranza malvista dalle due parti, considerati traditori da molti israeliani e normalizzatori da tanti palestinesi, ma la coesione del gruppo dà loro la forza per sopportare la costante pressione e andare avanti. Dopo il 7 ottobre molte attività si sono concentrate sulla protezione delle famiglie di contadini e pastori palestinesi attaccate dalla violenza dei coloni e dell’esercito israeliano, con pratiche di interposizione nonviolenta ogni volta più rischiose. A maggio le annuali celebrazioni del 12 e del 15 (che commemorano la Giornata dei caduti israeliani e la Nakba palestinese), una scadenza fondamentale per onorare i morti di entrambe le parti e condividere il lutto, quest’anno si sono tenute online per ragioni di sicurezza, mentre in passato riunivano migliaia di persone in presenza, ma hanno comunque registrato una grande partecipazione. Il 1° luglio invece si è tenuta una convention in uno stadio di Tel Aviv con oltre 5.000 persone, per riaffermare la volontà di rinunciare alla vendetta e chiedere il cessate il fuoco e la fine dell’occupazione.</p>



<p>Oltre alle domande di Daniela, arrivano altre sollecitazioni dal pubblico e dalle risposte emerge un quadro variegato e confortante di tante organizzazioni nonviolente che collaborano e portano avanti le loro attività. Corsi di comunicazioni nonviolenta, aiuto ai giovani obiettori che si rifiutano di arruolarsi e per questo finiscono in carcere, stigmatizzati come traditori e tanto altro… Estzer trasmette forza interna, ottimismo e amore per l’umanità nonostante le difficili situazioni in cui si trova a operare e molti dei presenti la ringraziano per l’emozione suscitata dalle sue parole. Un ultimo, concreto suggerimento: il riconoscimento dello Stato palestinese da parte del Comune di Firenze (nei prossimi giorni ci sarà un incontro con i suoi rappresentanti) costituisce un esempio da imitare, dunque è fondamentale attivarsi per un gesto che può essere molto utile alla causa della pace in quella terra tormentata.</p>



<p>La mattina dopo alla&nbsp;<strong>Casa delle Donne</strong> l’esperienza si ripete: la comoda sala con tavolini distanziati tra loro viene ben presto trasformata in una fitta selva di sedie per far posto a tutte le persone (in stragrande maggioranza donne) arrivate ad ascoltare Eszter. L’introduzione di&nbsp;<strong>Vittoria Longoni&nbsp;</strong>e il breve intervento di&nbsp;<strong>Claudia Pinelli</strong>, che trasmette i saluti di&nbsp;<strong>Luisa Morgantini</strong>, presente il giorno prima al funerale di sua madre Licia, portano nuove emozioni, seguite dal racconto analogo a quello della sera prima sulla genesi del libro e dalla visione del filmato. Forse per l’ambito carico di energia femminile, la forza di Rana e il suo orgoglio quando racconta del crescente peso delle donne nel movimento risaltano ancora di più. A questo si aggiunge l’aneddoto raccontato da Eszter sull’iniziale difficoltà a far accettare quel cambiamento dagli uomini, fino al momento in cui lei stessa è stata costretta a gridare per ottenere che una giovane partecipante potesse intervenire. Le cose poi sono cambiate e il ruolo di co-direttrici affidato a lei e a Rana lo dimostra.</p>



<p>Il dialogo con il pubblico si fa serrato e stimolante e alla fine una consapevolezza accomuna tutta la sala: combattere in un altro modo, superando divisioni e polarizzazioni, è possibile. L’umanità non ha confini e il cambiamento deve partire da ognuno di noi.</p>
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		<title>L’Italia non è un paese per i difensori dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 14:13:35 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://i0.wp.com/www.normativa.largemovements.it/wp-content/uploads/2024/08/LITALIA-NON-E-UN-PAESE.jpg?fit=800%2C800&amp;ssl=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1749"/></figure>



<p><em>Il rapporto sullo stato di diritto della Commissione UE evidenzia il restringimento dello spazio civico: continuano gli abusi e le violenze contro attiviste e attivisti.</em></p>



<p><strong>Il 9 luglio, a seguito di una mobilitazione di Extinction Rebellion Bologna</strong>, un’ attivista è stata costretta a togliersi le scarpe, i vestiti e la biancheria intima per poi piegarsi sotto gli occhi dell’agente che la stava perquisendo in questura. Un nuovo episodio di violenza che ricorda i fatti del G8 di Genova, le cui&nbsp;<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/07/10/g8-di-genova-20-anni-dopo-le-violenze-furono-torture_a8508e6a-33d6-4227-8a25-b20d2d35fe97.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze sono state qualificate dalla Cassazione e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo come tortura</a>.</p>



<p><strong>L’ennesimo episodio dopo i fatti di Pisa del 23 febbraio 2024</strong>&nbsp;dove la polizia, munita di manganello, ha pestato gli studenti che si sono mobilitati per la Palestina. E ancora,&nbsp;<strong>dopo gli eventi di Roma del 22 dicembre 2023</strong>&nbsp;in cui si sono verificati gravi cariche scontri contro gli studenti che manifestavano a causa del silenzio delle istituzioni sulle problematiche degli studenti.&nbsp;<strong>Trattamenti degradanti, abusi e violenze</strong>&nbsp;<strong>volti a reprimere difensori dei diritti umani</strong>&nbsp;che si mobilitano affinché i governi ascoltino le istanze della società civile e agiscano contro guerre, crisi umanitarie, problemi sociali e la crisi eco-climatica.&nbsp;</p>



<p>Lo scorso 24 luglio anche la<strong>&nbsp;Commissione europea</strong>, attraverso la pubblicazione del&nbsp;<a href="https://commission.europa.eu/publications/2024-rule-law-report-communication-and-country-chapters_en?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto annuale sullo stato di diritto</a>,&nbsp;<strong>ha evidenziato le criticità che riguardano lo spazio civico in Italia</strong>, ponendo l’accento sui casi di&nbsp; aggressività verbale nei confronti di organizzazioni impegnate in attività umanitarie e dei casi di violenza segnalati e perpetrati contro chi partecipa a manifestazioni per esprimere il proprio dissenso verso le linee politiche del governo. Come si legge nel rapporto, queste violenze sono spesso perpetrate da polizia nonché da alcuni media ed esponenti politici.&nbsp;</p>



<p>In altre parole,<strong>&nbsp;l’Italia non è un Paese per i difensori dei diritti umani</strong>: non è un sistema democratico in grado di accogliere le istanze del dissenso e di includerle all’interno di un dibattito politico costruttivo e propositivo.&nbsp;</p>



<h2><strong>Difensori dei diritti umani e non vandali, terroristi o criminali</strong>.&nbsp;</h2>



<p>Si tratta di persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere e/o proteggere i diritti umani in modo pacifico e non violento sui diversi problemi relativi ai diritti sociali e civili fondamentali come il diritto alla vita, a un alloggio adeguato, alla libertà di movimento, alla non discriminazione e ad un ambiente pulito, sano e sostenibile libero dai rischi dei cambiamenti climatici.</p>



<p>Si tratta di persone che continuano a lottare nonostante nel Paese&nbsp;<strong>non si registrano progressi nell’adozione di norme sulla disciplina dell’attività delle lobby&nbsp;</strong>e la rappresentanza dei loro interessi nell’elaborazione delle politiche pubbliche e dove&nbsp;<strong>non vengono previsti adeguati meccanismi di coinvolgimento della popolazione</strong>.&nbsp;</p>



<p>In un Paese dove&nbsp;<strong>suscita molteplici preoccupazioni il deterioramento delle condizioni di lavoro dei giornalisti</strong>&nbsp;– soggetti spesso a diverse forme di intimidazione – e della crisi generale che sta investendo il settore dei media in Italia, la quale di fatto rende&nbsp;<strong>difficile creare un’opinione pubblica informata in modo libero ed indipendente</strong>.&nbsp;</p>



<p>In un Paese dove<strong>&nbsp;manca un’istituzione nazionale che garantisca una tutela completa, efficace ed indipendente dei diritti umani</strong>.&nbsp;</p>



<p>In questo tipo di Paese è sempre più che mai necessario tutelare le diverse espressioni della società civile.&nbsp;</p>



<p><strong>Le realtà firmatarie di questo documento&nbsp;</strong>si uniscono per chiedere di contrastare le narrazioni che dipingono i difensori dei diritti umani ed i loro movimenti come criminali e promuovere la tutela delle loro libertà di espressione, riunione pacifica ed associazione astenendosi da qualsiasi forma di stigmatizzazione, delegittimazione, denigrazione o criminalizzazione verso gli stessi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’uso ricorrente di pratiche di disobbedienza civile non deve costituire il pretesto per limitare lo spazio civico e l’esercizio delle libertà fondamentali.</p>



<h2><strong><em>Cosa si intende per “difensori dei diritti umani”?</em></strong></h2>



<p><a href="https://www.ohchr.org/en/special-procedures/sr-human-rights-defenders/about-human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">Difensore dei diritti umani (in inglese “<em>Human Rights Defender</em>”)&nbsp;</a>è un termine, riconosciuto nella risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite&nbsp;<a href="https://documents.un.org/doc/undoc/gen/n99/770/89/pdf/n9977089.pdf?token=a60z6amazJPpUDeIF9&amp;fe=true&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, che descrive le persone che agiscono in difesa dei diritti umani in modo pacifico. I difensori dei diritti umani, attraverso differenti tipologie di azioni (ad esempio indagando, raccogliendo informazioni o attraverso attività di denuncia), operano per la promozione, la tutela e la realizzazione dei diritti civili e politici, dei diritti economici, sociali e culturali, nonché dei diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali. Per questo&nbsp; motivo si tratta di persone che manifestano bisogni sociali che lo stato non dovrebbe reprimere istituzionalmente.&nbsp;</p>



<p><em>Per informazioni e adesioni al documento si prega di contattare la mail&nbsp;<strong>vicepresidente[@]largemovements.it</strong></em></p>
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		<title>La nonviolenza attiva è la chiave per smantellare tutte le guerre</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 13:22:30 +0000</pubDate>
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<p>Sabato 2 Dicembre ore 15:00 Luogo: Milano p.zza XXV Aprile: “La nonviolenza attiva è la chiave per smantellare tutte le guerre” </p>



<p>Sabato scorso a Milano si sono trovati attiviste e attivisti di varie associazioni per manifestare il dissenso contro ogni guerra e ogni forma di violenza. In quest’occasione si è prodotto un video fotografico. Alcuni membri delle associazioni hanno fermato i passanti e chiesto loro se desideravano farsi fotografare, la risposta è stata positiva. Si è prodotto anche un disegno con gessetti sotto l’arco fatto da alcuni bambini presenti. </p>



<p>Associazioni che hanno partecipato: Associazione Per i diritti umani che ha organizzato l&#8217;evento, Mondo Senza Guerre e Senza Violenza, organizzazione internazionale umanista,&nbsp;Energia per i Diritti Umani onlus.</p>



<p></p>



<p>Associazione Per i diritti umani ringrazia tutte e tutti coloro che hanno partecipato e contribuito all&#8217;organizzazione del pomeriggio e anche tutte e tutti coloro che &#8220;ci hanno messo la faccia&#8221;, la voce e il cuore!</p>



<p>Ecco il video: </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Grazie!</p>
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		<title>Veil or not veil</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 09:41:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA AMINI.</p>



<p>Neanche il tempo di raccogliermi per trovare le parole, che la storia si ripete.</p>



<p>Come una raffica.&nbsp;</p>



<p>Torna a fare parlare di sè la dittatura, (Repubblica?), iraniana per l’ennesimo episodio di violenza e di repressione che lo scorso 1 ottobre 2023, si accannisce contro <strong>ARMITA GERAVAND</strong>.</p>



<p>A 16 anni, pestata e ridotta in coma dalla cosidetta polizia “morale” di regime.</p>



<p>Accuse che non trovano spazio tra le mie capacità di comprensione e di osservazione della realtà:</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;un&nbsp;<em>velo</em>.</p>



<p>Ma il velo, contiene in sè, davvero, tutte le disgrazie del mondo femminile islamico?</p>



<p>Strumento politico?&nbsp; di protezione? di rettitudine morale o di oppressione?</p>



<p>Un velo che, secondo le interpretazioni di alcune studiose e studiosi  (vedi ad esempio Fatima Mernissi in <em>La Terrazza Proibita</em>), occorre a mantenere una storica e importante separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata di una persona.</p>



<p>Per altri il velo viene vivamente consigliato dal profeta Maometto, per distinguere una donna musulmana da una qualsiasi schiava o da un impostore, meritevoli  entrambi di aggressioni, molestie e stupri. Un velo in questo caso, che assume un significato di &#8220;protezione&#8221;.</p>



<p>Succede ancora in Iran. Paese dove, per un velo indossato male è subito oltraggio&#8230;. E ci metti poco a diventare obiettivo di pene severe, giustificate dal fatto di non aver rispettato le norme e gli obblighi imposti sull&#8217;uso dell&#8217; <em>hijab.</em></p>



<p>E lasciandoci andare ad aperte fantasie (tratte in parte da ciò che accaduto realmente ad Armita) mi sovviene, ad esempio l’immagine, di un velo nero, in movimento, che si sposta un poco a destra e poi a sinistra, mentre una ragazza, si fa spazio correndo, per salire su un mezzo di trasporto pubblico: una ciocca si sposta, sfugge via alla costrizione, viene vista e, così, viene scoperta una zona intima che invece, deve restare segreta, nascosta e misteriosa, che da intima appunto diviene pubblica, e per un attimo di non curanza, si affaccia in quel luogo, dove finisce la libertà di essere e inizia il rischio di un fine vita.</p>



<p>Non è esattamente il caso di Armita, perchè lei si trovava a volto totalmente libero, ma l&#8217;esempio di cui sopra lascia intendere che qualsiasi donna o ragazza può diventare un bersaglio, e in qualsiasi momento della giornata.</p>



<p>E&#8217; anche grazie ad organizzazioni umanitarie come la HENGAW (dislocata in Norvegia per ovvi motivi), che veniamo a sapere anche dell&#8217;arresto anche di Shahin Ahmadi, madre di Armita Geravand.</p>



<p>L&#8217;accusa? Il desiderio materno di voler vedere la figlia, ora in coma presso l&#8217;ospedale di Fajr.</p>



<p>Come sappiamo, il regime non transige. Vi è il divieto assoluto ai familiari di avvicinarsi ai propri cari detenuti o colpiti, e/o di raccontare al mondo la verità. I familiari della ragazza, infatti, sono stati subito costretti ad affermare che Armita, abbia avuto un collasso improvviso, mentre si trovava all&#8217;interno del vagone,  per aver battuto &#8220;sempre accidentalmente&#8221; la testa contro una struttura del vagone. Tutt&#8217;ora non si hanno più notizie della signora Shanin Ahmadi. Pressioni e minacce anche sugli insegnanti, sugli amici e i compagni di scuola di Armita, diffidati dalla diffusione di qualsiasi notizia sulla giovane, comprese fotografie della stessa, che noi invece pubblichiamo:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="992" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 992w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></a></figure>



<p>Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore attenzione dal punto di vista internazionale.<br>Il caso di Armita ci fa fare un sobbalzo indietro di un anno: il brutale pestaggio su Mahsa Amini, fino al coma e poi al decesso. Aveva soltanto 22 anni la giovane Mahsa, chiamata Jina nel suo luogo di origine curda. Di lì a poco avrebbe iniziato a intraprendere gli studi per diventare avvocato&#8230; Ma qualcun&#8217;altro ha scelto per lei un destino infausto: destino stabilito dalla polizia di regime, guidata dall&#8217;attuale guida suprema, l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, che evidentemente deve avere una concezione molto misera della vita umana. </p>



<p>Ed è così che, nell’anniversario della morte di Mahsa Amini (16 settembre 2022), in tutto il mondo si è svolta una giornata di commemorazione e di riflessione, ma soprattutto un grido collettivo che, a volto scoperto, intende farsi sentire, urlando che NOI ESISTIAMO e che non abbiamo alcuna intenzione di smettere di farlo, in libertà. Lottiamo. Con ogni mezzo necessario e a nostra disposizione metteremo un punto alla parola &#8220;dittatura&#8221;. E voglio pensare che questa nuova rivoluzione stia aprendo le strade al cambiamento e al fallimento dell&#8217;intero sistema politico iraniano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione per i diritti umani, anche questa volta, si schiera a fianco delle donne e degli uomini, in lotta contro il regime sanguinario attualmente presente in Iran. Intendiamo esprimere un immenso senso di gratitudine per il coraggio di tutti gli attivisti e le attiviste iraniane, nella speranza che possano divenire un esempio per tanti altri.</p>



<p>In seguito, alcune immagini della manifestazione che si è svolta in piazza duomo a Milano, il 16 settembre 2023.</p>



<p>La pioggia era forte, ma noi siamo rimasti. Qualcuno ha pianto. Chi ha ballato. Chi ha cantato.</p>



<p>Commossa dalla vivace partecipazione degli uomini, concludo :</p>



<p><strong>DONNA&nbsp; VITA&nbsp; LIBERTA&#8217;</strong></p>



<p><em>Per ballare nei vicoli<br>Per il terrore quando ci si bacia<br>Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle<br>Per cambiare le menti arrugginite<br>Per la vergogna della povertà<br>Per il rimpianto di vivere una vita ordinaria<br>Per i bambini che si tuffano nei cassonetti e i loro desideri<br>Per questa economia dittatoriale<br>Per l&#8217;aria inquinata<br>Per Valiasr e i suoi alberi consumati<br>Per Pirooz e la possibilità della sua estinzione<br>Per gli innocenti cani illegali<br>Per le lacrime inarrestabili<br>Per la scena di ripetere questo momento<br>Per i volti sorridenti<br>Per gli studenti e il loro futuro<br>Per questo paradiso forzato<br>Per gli studenti d&#8217;élite imprigionati<br>Per i ragazzi afghani<br>Per tutti questi &#8220;per&#8221; che non sono ripetibili<br>Per tutti questi slogan senza senso<br>Per il crollo di edifici finti<br>Per la sensazione di pace<br>Per il sole dopo queste lunghe notti<br>Per le pillole contro l&#8217;ansia e l&#8217;insonnia<br>Per gli uomini, la patria, la prosperità<br>Per la ragazza che avrebbe voluto essere un ragazzo<br>Per le donne, la vita, la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà</em></p>



<p>Baraye di Shervin HajipourVee</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="674" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2-293x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 293w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="471" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17205" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1125" height="2000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1125w" sizes="(max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Otto marzo tutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazara e minoranze in Afghanistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 07:48:33 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di invitarvi all&#8217;evento intitolato &#8220;Otto marzotutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazare e minoranze in Afghanistan&#8221; che si terrà venerdì 10 marzo a partire dalle ore 21 (dalle ore 19.30, per chi vuole, sarà possibile gustare un aperitivo etnico) presso il circolo ACLI Lambrate &#8220;Giovanni Bianchi&#8221;, in Via Conte Rosso, 5 a Milano (MM2 Lambrate).</p>



<p>Sarà proiettato il documentario &#8220;BEHIND VENICE LUXURY&#8221; alla presenza del regista e attivista AMIN WAHIDI </p>



<p>Verrà presentato il saggio &#8220;VOCI DALL?HAZARISTAN&#8221; alla presenza dell&#8217;autore Claudio Concas </p>



<p>e saranno presenti alcune DONNE HAZARE (l&#8217;etnia hazara è la più perseguitata in Afghanistan) che daranno la loro importante testimonianza sulla violazione dei diritti, sulla loro lotta per la parità di genere e sull&#8217;importanza dell&#8217;impegno politico e sociale. </p>



<p>Con la collaborazione di ViviLambarte, del Tavolo per la Nonviolenza e del Municipio 3 </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Gli orsi non esistono: Jafar Panahi e il suo Cinema di denuncia del regime in Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 07:36:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. </p>



<p></p>



<p>Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato nella città di Teheran perchè si trova esiliato in un remoto paesino rurale, al confine tra Iran e Turchia: le autorità governative lo considerano un dissidente e gli vietano di lavorae. Nel piccolo villaggio, il cineasta all&#8217;inizio viene accolto con curiosità: qui, nonostante il veto, sta realizzando un&#8217;opera che riguarda due coppie di innamorati che tentano di fuggire dal Paese di origine dopo anni di ricerca dei documenti falsi per l&#8217;espatrio, ma si ritrova a fotografare un ragazzo e una ragazza che si baciano, denunciando un amore proibito; l&#8217;immagine diventa la prova all&#8217;interno di un processo pubblico, secondo le leggi e le tradizioni ataviche del luogo, che vedrà coinvolti il regista, i due giovani, la comunità, il Potere e&#8230; un bambino. E l&#8217;artista, prima apprezzato dopo aver superato una certa diffidenza verso chi è estraneo da parte degli abitanti del paesino, ora diventa il possibile testimone di una grave ingiustizia.</p>



<p>Il protagonista del film, suo malgardo, è lo stesso Jafar Panahi che, al termine della narrazione, tira il freno a mano della sua vettura, dopo aver assistito a una situazione drammatica e aver preso una decisione difficile, ma eticamente necessaria.</p>



<p>Il cineasta iraniamo fin dal 2010 è perseguitato dal regime per le sue posizioni politiche ed è quindi sottoposto ad una serie di misure che limitano la sua libertà personale, e i diritti fondamentali quali: svolgere la propria professione e esprimere le proprie opinioni. Lo scorso luglio è stato nuovamente arrestato per aver sostenuto il collega Mohammad Rasoulof, ma ha proposto alla 79ma Mostra del Cinema di Venezia il film intitolato <em>Gli orsi non esistono </em>(<em>No bears</em>), vincendo il Premio Speciale della Giuria.</p>



<p>Lo spettatore segue, nella prima sequenza, i movimenti di una coppia in procinto di scappare dal Paese grazie a passaporti contraffatti per poi spostare lo sguardo verso le immagini di un computer che riflettono quelle di un film che si sta svolgendo nella capitale. Questi primi minuti narrativi contengono una dichiarazione di intenti del nuovo lavoro di Panahi: una riflessione accurata, intellettualmente complessa, sulle possibilità della tecnologia nel mescolare finzione e realtà con l&#8217;intento di dimostrare che, spesso e soprattutto nei Pasi sotto dittatura, l&#8217;attualità violenta supera la fantasia. Non solo autore, ma anche sceneggiatore e attore, Panahi vuole svelare l&#8217;ignoranza, l&#8217;ipocrisia, la brutalità del Potere sia nelle grandi città sia nei villaggi interni del suo Paese in cui a farne le spese è la società civile e in particolare i giovani che avrebbero diritto ad una vita e ad un futuro sereni. Per continuare a denunciare, quindi &#8211; come con tutti gli ultimi suoi film &#8211; Panahi utilizza gli strumenti a disposizione: cinepresa a mano (che permetterà di utilizzare anche ad una persona inesperta purchè si documenti), zoom, rottura della quarta parete, il pedinamento degli attori (vedi la scena con i contrabbandieri); e poi schermo del computer e del telefono cellulare per moltiplicare le immagini e creare un&#8217;opera meta-cinematografica come nella lezione appresa dal Maestro Abbas Kiarostami di cui è stato aiuto regista.</p>



<p>Molto rimane fuori campo per sottolinerare da una parte l&#8217;importanza dell&#8217;immaginazione e del coinvolgimento di chi prende parte alla visione e, dall&#8217;altra, per fare un riferimento alla censura da parte del regime che opprime la libera creatività e condiziona le scelte di vita delle persone. E chi sono in fondo gli orsi del titolo? Sono proprio gli uomini al potere, gli esponenti delle istituzioni politiche e teocratiche che utilizzano tradizioni antiquate, la mentalità ottusa e patriarcale e abitudini reiterate per generare paure, per minacciare e per eliminare gli oppositori. Il Cinema è Cultura e la Cultura può essere un&#8217;arma pacifica per contrastare la repressione: ecco perchè i cineasti vengono imprigionati e i giovani vogliono trovare una via di fuga in Europa se soltanto una presunta fotografia scattata inavvertitamente può mettere in pericolo l&#8217;esistenza stessa di due innamorati, senza nemmeno lo scrupolo di coinvolgere un bambino in una vicenda paradossale e brutale allo stesso tempo.</p>



<p>In un&#8217;inquadratura, infine, si vedono una sedia vuota un posto lasciato libero: quel posto verrà riempito da chi deciderà di continuare a battersi per la Verità e, a tal proposito, noi ci sentiamo di dedicare questa recensione all&#8217;attivista Masha Amini e a tutte le donne iraniane (e non solo) che osano affermare i diritti universali anche al costo più alto.</p>
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		<title>Feminist Asylum : per un effettivo riconoscimento dei motivi d&#8217;asilo propri alle donne, ragazze e persone LGBTIQA+</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 08:09:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="461" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/fem-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p></p>



<p>Le violenze sessuali e sessiste (in particolare le violenze domestiche, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, la tratta di esseri umani, le legislazioni discriminatorie, il ripudio, la privazione dei figli) sono altrettanti motivi specifici alle donne, le ragazze e le persone LGBTIQA+ a fuggire dal loro paese e a chiedere asilo in Europa.</p>



<p>Fuggire, mettersi in cammino significa quasi sistematicamente essere esposte alla violenza e allo sfruttamento lungo tutto il loro percorso migratorio: violenza sessuale esercitata dai passatori o nei campi profughi, sfruttamento sessuale o lavoro forzato, reclusione nelle reti di tratta dei paesi di transito &#8211; incluso nei paesi europei &#8211; minacce, traumi e pericoli subiti dai loro figli-e. Arrivate in Europa, le attendono procedure di asilo inadeguate e un&#8217;accoglienza indegna!</p>



<p>Questo benché, dal 2008, la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani abbia stabilito l&#8217;obbligo di accogliere in Europa le vittime della tratta e le condizioni necessarie per questo. Poi nel 2011, la Convenzione di Istanbul, firmata da tutti i Paesi europei, ha esteso i motivi d’asilo previsti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 alla persecuzione e alla violenza contro le donne legata al genere: in questi casi la protezione internazionale è un diritto!</p>



<p>Dobbiamo però constatare che nella pratica i Paesi d&#8217;Europa raramente rispettano i loro impegni: le ragioni delle domande d’asilo legate alle violenze fondate sul genere non vengono prese in considerazione, sia perché le condizioni di ascolto e di analisi non sono favorevoli alla messa in luce di queste specifiche violenze, sia perché questi obblighi di accoglienza vengono ignorati dai rappresentanti delle autorità nazionali.</p>



<p>Noi militanti che viviamo in Europa vogliamo che le cose cambino. Ci rifiutiamo di accettare che le persone vittime di violenza di genere, invece di essere protette, continuino ad essere trattate come indesiderabili. Vogliamo far sentire la nostra voce ai leader europei affinché motivi specifici dell&#8217;asilo per donne, ragazze e persone LGBTIQA+ siano effettivamente riconosciuti. Oggi, 11 novembre 2021, invitiamo i popoli d&#8217;Europa a sostenere questo nostro approccio civico firmando la petizione europea, disponibile in diverse lingue sul sito <a href="http://www.feministasylum.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www.feministasylum.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</u></a>.</p>



<p>Questa petizione è indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e a tutti i governi nazionali dell&#8217;area Schengen. Chiede che siano messe in atto misure concrete per garantire che tutte le convenzioni internazionali firmate in Europa e nell&#8217;area Schengen non rimangano lettera morta.</p>



<p>&nbsp;Noi richiediamo:</p>



<p>&nbsp;• il dispiegamento da parte della Commissione Europea e dei governi nazionali dei mezzi necessari per mettere in atto procedure e strutture adeguate all’effettivo riconoscimento dei motivi di asilo specifici per donne, ragazze e persone LGBTIQA+;</p>



<p>&nbsp;• l&#8217;effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani &#8211; garantita dall&#8217;istituzione di una struttura europea di monitoraggio &#8211; affinché le vittime di violenza di genere siano riconosciute, sostenute e beneficino di protezione internazionale;</p>



<p>&nbsp;• vie legali agevolate permettenti a donne, ragazze e persone LGBTIQA+ di deporre una domanda asilo in Europa.</p>



<p>Questa petizione è lanciata dalla coalizione <em>Feminist Asylum</em>, che riunisce già fin d’ora movimenti, collettivi, associazioni, partiti e sindacati impegnati nella difesa dei diritti delle e dei migranti e dei diritti delle donne e delle persone LGBTIQA+.</p>



<p>La campagna per la raccolta firme proseguirà per 6 mesi, consentendo ad altri collettivi civici, ma anche a qualsiasi persona di far sentire la propria voce e di manifestare il proprio sostegno per porre fine alle politiche di chiusura dei Paesi europei.</p>



<p>I paesi d&#8217;Europa hanno i mezzi per essere una terra di asilo degna di questo nome. Chiunque abbia subito violenze sessiste e sessuali nel proprio Paese o sulla via dell&#8217;esilio deve ottenere asilo e beneficiare di condizioni di accoglienza e di cura che consentano loro di ricostruire la propria vita in sicurezza. Ci rifiutiamo di essere complici delle politiche di esclusione e di morte che colpiscono delle persone che si trovano in situazioni delle più precarie al mondo. Non rinunceremo a questa lotta volta al rispetto del diritto fondamentale delle donne e delle persone LGBTIQA+ di ogni paese a vivere in dignità e sicurezza.</p>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/04/17/america-latina-i-diritti-negati-il-brasile-a-milano-per-marielle-franco-e-non-solo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/04/17/america-latina-i-diritti-negati-il-brasile-a-milano-per-marielle-franco-e-non-solo/">&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1196" height="1019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1196w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-768x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-1024x872.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1196px) 100vw, 1196px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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		<title>Herstory 2: quelle p(i)azze delle madri</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 13:35:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Reading teatrale a cura di Monica Macchi prodotto da Associazione per i Diritti umani e Pacta Salone “Quelle p(i)azze delle madri” è uno spin off dello spettacolo presentato lo scorso anno “Herstory: Parole di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><span style="color: #ff0000;">Reading teatrale a cura di Monica Macchi </span></b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><span style="color: #ff0000;"> prodotto da </span></b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><span style="color: #ff0000;">Associazione per i Diritti umani</span> <span style="color: #ff0000;">e Pacta Salone</span></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Quelle p(i)azze delle madri” è uno spin off dello spettacolo presentato lo scorso anno “Herstory: Parole di donne dalla rivoluzione egiziana”, un gioco di parole che rimanda alla femminilizzazione di </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">History ed è</span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"> un progetto che, a partire da fonti orali, vuole ricostruire la partecipazione delle donne alla rivoluzione egiziana del 2011.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Ho scelto di estrapolare la storia di Umm Gaber, madre analfabeta scesa per la prima volta a Tahrir dove “ha imparato la differenza tra oppressi ed oppressori” e le ho montate in un nuovo un gioco di parole che rimanda alle manifestazioni nelle piazze di madri e nonne per reclamare i figli e nipoti scomparsi per mano del regime e contemporaneamente al fatto di venire apostrofate come “pazze”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Dalle arabe che entrano nello spazio pubblico come madri e prendono coscienza di essere donne, alle argentine che sfoderano arte e creatività, alle balcaniche prede della violenza etnica che attraverso una rete internazionale istituiscono il Tribunale delle donne per creare nuovi modelli di giustizia, lo spettacolo rivela come una militanza politica possa venir trasformata in una forma artistica di memoria collettiva.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Quelle p(i)azze delle madri” è </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">uno spettacolo multilingue e multimediale tra interviste, poesie, spezzoni di film e spettacoli teatrali, letture e testimonianze dirette delle donne e un percorso video-fotografico a cui hanno collaborato anche gli studenti del liceo artistico Paolo Candiani di Busto Arsizio (in cui <em>Associazione per i diritti umani</em> ha lavorato quest&#8217;anno) con </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">creazioni grafico-pittoriche ed elaborati audiovisivo-multimediale che verranno presentati ed esposti il 18 maggio allo spazio Percorsi di Milano in una mostra pubblica di “making off” con una dedica speciale a Giulio Regeni. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span></span></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #0000ff;">Lunedì 26 marzo</span></strong></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #0000ff;">ore 21.00</span></strong></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #0000ff;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #0000ff;">PACTA SALONE &#8211; via Ulisse Dini 7 &#8211; 20142 Milano MM2 P.zza Abbiategrasso</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Chiesa Rossa &#8211; tram 3 e 15</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">INFO E PRENOTAZIONI tel. 0236503740 &#8211; <a style="color: #0000ff;" href="mailto:biglietteria@pacta.org">biglietteria@pacta.org</a></span></strong></p>
<p><div style="width: 1920px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-10341-1" width="1920" height="1080" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/siglamoth.mp4?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/siglamoth.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/siglamoth.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></video></div></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/20/herstory-2-quelle-piazze-delle-madri/">Herstory 2: quelle p(i)azze delle madri</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>IN – SEGNARE: donne insegnanti, donne maestre di vita</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2015 08:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;&#160;&#160;&#160; Tra pochi giorni si apre il seminario dal titolo IN – SEGNARE, a cura dell&#8217;Officina dei saperi Femministi e della rivista Marea. Il seminario si terrà dal 12 al 14 giugno 2015, a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/-rD6u9wZ2vvg/VW2AmnJVF0I/AAAAAAAACv4/Q-H6xhGe7D4/s1600/unnamed%2B%2528122%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/06/unnamed-%28122%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>Tra pochi giorni si apre il seminario dal titolo IN – SEGNARE, a cura dell&#8217;Officina dei saperi Femministi e della rivista Marea. Il seminario si terrà dal 12 al 14 giugno 2015, a Caranzano (AL).&nbsp;</p>
<p>Nella scuola da sempre sono le donne a insegnare, in maggioranza nei livelli di base, meno nell’accademia e con meno potere degli uomini, anche se lentamente cominciano nelle università a entrare i gender studies e ad affermarsi carriere femminili .</p>
<p>Nel nostro seminario siamo chiamate a interrogarci sulla responsabilità e capacità che abbiamo come attiviste, formatrici, insegnanti, genitrici, donne e uomini adulte nel far passare il segno del cambiamento, nell’in-segnare la libertà, l’autodeterminazione, il pensiero critico e le pratiche del femminismo. </p>
<p>Lo proveremo a fare condividendo parole, pensieri, pratiche: faremo laboratori, momenti di gioco, sperimentazione, con video e testi a disposizione. </p>
<p>Tutte le info e il programma su <a href="http://www.altradimora.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.altradimora.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> . </p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<div dir="LTR" id=":mq">
<div dir="LTR" id=":ms">
<div dir="LTR" id=":mr">
<div align="JUSTIFY">
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </div>
</div>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/06/02/in-segnare-donne-insegnanti-donne/">IN – SEGNARE: donne insegnanti, donne maestre di vita</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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