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	<title>attualità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Le storie dei ragazzi scomparsi durante l’occupazione russa</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 12:30:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da rsi.ch) Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato Rapiti Di:&#160;Anna Bernasconi (Falò),&#160;inviata RSI in Ucraina Il fronte è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da rsi.ch)</p>



<h2>Testimonianze di ragazzi ucraini tornati dopo mesi da strutture controllate da Mosca e di famiglie che cercano ancora chi non è rientrato</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg/alternates/r16x9/3369594-da4o7c-kirill_bambini-rapiti3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kirill "/></figure>



<h3>Rapiti</h3>



<p></p>



<p>Di:&nbsp;Anna Bernasconi (Falò),&nbsp;inviata RSI in Ucraina</p>



<p>Il fronte è a soli a pochi chilometri. Le strade di Kherson sono costantemente prese di mira dagli attacchi russi. Unica protezione: chilometri di reti da pesca per tentare di intrappolare le eliche dei droni.</p>



<p>Kirill ci aspetta sotto casa. Ha 14 anni. Per sei mesi è stato in un campo di rieducazione russo ed è uno dei pochi minori che sono riusciti a fare ritorno. “Sei contento di essere tornato a casa?”, ma sopra le nostre teste volano i colpi dell’artiglieria. Non c’è elettricità né acqua e Kirill ha imparato a distinguere dal suono il tipo di ordigni in arrivo e a controllare il cielo armeggiando&nbsp;<strong>con</strong>&nbsp;i canali Telegram di monitoraggio. Come i suoi coetanei non può andare a scuola e non può muoversi liberamente. Con l’invasione russa del 2022 dai territori ucraini occupati, come Kherson, sono spariti bambini e adolescenti. Secondo il governo ucraino sono circa 19’500 i bambini deportati forzatamente. Altre ricerche, come quella dell’Humanitarian Research Lab dell’università di Yale, ne contano anche di più.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369516-yg6kt6-emeNA-.png/alternates/original/3369516-yg6kt6-emeNA-.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="emeNA-.png"/></figure>



<p>“Sono stata una stupida a lasciarlo andare” si tormenta Olga, una nonna che ha perso i contatti con suo nipote che ha cresciuto da sola in quanto orfano. Durante l’occupazione venivano proposti campi estivi in Crimea ai bambini dei territori invasi. Gli occupanti offrivano queste gite col pretesto di far passare ai bambini un momento di svago dalla guerra. Molti di loro non hanno più fatto ritorno.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369600-m3ljr9-olga.jpeg/alternates/original/3369600-m3ljr9-olga.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Olga"/></figure>



<p>Olga</p>



<p></p>



<p>Oggi l’Ucraina ha potuto riportare indietro solo 1’700 bambini. La metà grazie agli sforzi dell’associazione <a href="https://www.saveukraineua.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Save Ukraine</a>.</p>



<p>Mentre le pareti di casa tremano sotto i colpi dei bombardamenti, Kirill racconta come tutte le mattine dovevano cantare l’inno russo e onorare la bandiera, di come erano costretti ad imparare che gli ucraini sono nazisti e a seguire “i discorsi sulle cose importanti”, il programma di patriottismo reso obbligatorio nelle scuole dal governo russo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg/alternates/r16x9/3369609-h6tpn2-CCTV_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<p>“Dovevamo scrivere delle cartoline di ringraziamento ai soldati russi per averci liberato” ricorda Veronika&nbsp;<a href="https://www.rsi.ch/play/tv/programma/falo?id=703565&utm_source=rss&utm_medium=rss">ai microfoni di Falò</a>, strappata alla madre da Kharkiv. Ogni tentativo di ribellione era punito: “Mi hanno detenuta in una stanza finché hanno visto che, moralmente, mi avevano spezzata”.</p>



<p>“Hanno fatto il lavaggio del cervello a mio fratello di soli 11 anni” racconta Ksenia. Lei e il fratello, orfani, sono stati separati e inviati in strutture differenti in Russia. Quando dopo mesi è riuscita a raggiungerlo per riportarlo in Ucraina “era così indottrinato dalla propaganda che in un primo tempo mi considerava un’estranea”.</p>



<p>Lo scopo delle deportazioni che emerge dai casi documentati è una sistematica “russificazione”. Ai minori vengono imposte lingua, cultura e cittadinanza russa. Spesso i bambini sono sottoposti a programmi di rieducazione, adozione forzata e anche militarizzazione.</p>



<p>Per questi fatti, la Corte Penale Internazionale&nbsp;<a href="https://www.icc-cpi.int/news/situation-ukraine-icc-judges-issue-arrest-warrants-against-vladimir-vladimirovich-putin-and?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin e della commissaria per i diritti dell’infanzia Maria L’vova Belova</a>, ritenuti responsabili del crimine di guerra di “deportazione illegale e trasferimento forzato di bambini”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg/alternates/r16x9/3369612-x0fab2-cctv_volodimir.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone"/></figure>



<p>Immagini di telecamere a circuito chiuso che mostrano soldati russi entrare in un orfanotrofia a Khersone</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti</p></blockquote>



<p>Oksana Koval,&nbsp;abitante di Kherson</p>



<p>Deportazioni che la Russia nemmeno nega, anzi sponsorizza sui suoi canali di propaganda. Per il governo russo non sono bambini rapiti ma salvati.</p>



<p>Oltre ai bambini tolti alle famiglie, le forze russe si sono concentrate su bambini vulnerabili e istituti.</p>



<p>Uno di questi è diventato il simbolo di questa storia perché il direttore Volodymyr Sahaidak è riuscito a salvare tutti i 52 bambini ospiti della sua struttura dalla deportazione grazie a stratagemmi e documenti falsificati. Gli orfani sono stati nascosti presso i dipendenti dell’istituto. Oksana Koval ha tenuto con sé tre fratellini: “I russi passavano di fronte a casa mia, per due mesi siamo rimasti nascosti”, spiega intervistato dalla RSI.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cleaver.cue.rsi.ch/public/incoming/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg/alternates/r16x9/3369603-aw9urt-08_CHIESA_golgota.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un'immagine scattata nella Chiesa di Golgota"/></figure>



<p>Un&#8217;immagine scattata nella Chiesa di Golgota</p>



<p>Dei sessanta bambini da zero a 4 anni ospitati durante l’occupazione nel seminterrato della chiesa di Golgota a Kherson, invece, non si sa più nulla. A causa di una foto pubblicata per errore da una maestra, il nascondiglio viene scoperto e i rappresentanti dell’FSB, agenzia russa di intelligence, arrivano armati ordinando di consegnare i bambini. “Ai bambini abbiamo detto che saremmo andati a fare un giro in macchina” spiega il parroco Pavlo Smolnyak “era tutto quello che si poteva dire loro”.</p>



<p>Recuperare i bambini sta diventando sempre più difficile perché la Russia sta intensificando l’imposizione forzata dei passaporti e facilitando le adozioni grazie ad un decreto ad hoc del governo.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Sudan, una crisi dimenticata&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 18:04:46 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="695" height="518" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18193" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 695w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/10/su-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 695px) 100vw, 695px" /></a></figure>



<p>(da www.unhcr.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il terribile conflitto scoppiato in Sudan il 15 aprile 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze Paramilitari RSF, unito alla ripresa delle violenze nella regione del Darfur, ha costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Dal 15 aprile 2023, data di inizio delle ostilità, innumerevoli civili sono stati uccisi e centinaia di migliaia di famiglie sono state costretta alla fuga, alla disperata ricerca di protezione e assistenza. </p>



<p>Alle drammatiche conseguenze del conflitto in corso si sommano le enormi difficoltà legate all’insicurezza alimentare che colpisce 25,6 milioni di persone. In alcune zone del Paese, persistono condizioni di carestia e per 800 mila persone che vivono in quelle aree è catastrofe umanitaria. Inoltre, nel Paese la malnutrizione acuta colpisce 3,7 milioni di bambini dai 6 mesi ai 5 anni e 1,2 milioni di donne in gravidanza e in allattamento. Il Sudan sta affrontando inoltre una gravissima epidemia di colera. Nel 2025 sono stati documentati oltre 32.000 nuovi casi sospetti. Sebbene i numeri nello Stato di Khartoum siano in calo, l’epidemia resta diffusa, e riguarda 17 dei 18 Stati del Sudan. </p>



<p>La diffusione nei Darfur (Nord, Sud, Ovest ed Est) e nei Kordofan (Nord, Sud e Ovest) è particolarmente preoccupante, vista la limitata accessibilità e la già grave crisi umanitaria e sanitaria in queste aree. I movimenti complessi di sfollamento e ritorno aumentano i rischi per la salute. Sono stati segnalati casi di trasmissione transfrontaliera in Ciad e Sud Sudan. Il Sudan e i Paesi che accolgono i rifugiati sudanesi in fuga dal conflitto – tra cui Etiopia, Ciad e Sud Sudan – sono tra i più colpiti al mondo dall’insicurezza alimentare acuta e dalla malnutrizione infantile. A peggiorare questa crisi, i drastici tagli agli aiuti umanitari, che stanno privando milioni di persone del cibo necessario per sopravvivere. </p>



<p>Per contribuire a rispondere a questa situazione, UNHCR lancia questo appello, con l’obiettivo di sensibilizzare sulla crisi in Sudan e raccogliere con la massima urgenza fondi indispensabili per la sopravvivenza di milioni di persone in Paesi come il Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Etiopia. In Sudan, milioni di persone stanno lottando per sopravvivere. Il conflitto ha distrutto vite, case e speranze. La carestia avanza, il colera si diffonde, e gli aiuti umanitari vengono tagliati proprio quando servono di più. Mostriamo al mondo che siamo uniti, anche quando gravi crisi umanitarie vengono ignorate e assistiamo a tagli brutali ai fondi per gli aiuti umanitari.</p>
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		<title>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: il polpo rosso e i suoi sette tentacoli</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 13:17:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: Il polpo rosso e i suoi sette tentacoli di Massimo Introvigne Un resoconto sui sette metodi utilizzati dal Partito Comunista Cinese per molestare i membri del&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>La repressione transnazionale della Chiesa di Dio Onnipotente: Il polpo rosso e i suoi sette tentacoli</h1>



<p>di <a href="https://bitterwinter.org/author/massimo-introvigne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Massimo Introvigne</a></p>



<h2>Un resoconto sui sette metodi utilizzati dal Partito Comunista Cinese per molestare i membri del nuovo movimento religioso cristiano perseguitato all&#8217;estero.</h2>



<p><em>di Massimo Introvigne</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/red-octopus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il polpo rosso minaccia il CAG in Cina e all'estero. L'intelligenza artificiale ha elaborato." class="wp-image-51106"/><figcaption><em>Il polpo rosso minaccia il CAG in Cina e all&#8217;estero. L&#8217;intelligenza artificiale ha elaborato.</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi anni, il Partito Comunista Cinese (&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;) ha adottato un approccio sistematico alla repressione transnazionale contro&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la Chiesa di Dio Onnipotente</a>&nbsp;(CAG) all&#8217;estero. Prove crescenti dimostrano che la&nbsp;persecuzione della CAG da parte del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC si è estesa costantemente a più paesi. Questo documento raccoglie prove da resoconti dei media e documenti interni&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;e descrive in dettaglio sette metodi principali utilizzati dal&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;per attuare la repressione transnazionale contro i membri della CAG. Fornisce casi di studio rappresentativi di membri perseguitati. Il suo obiettivo è documentare e presentare prove per migliorare la comprensione delle attività di repressione illegale del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;all&#8217;estero. Per la maggior parte dei singoli casi, abbiamo utilizzato pseudonimi per motivi di sicurezza. &#8220;Bitter Winter&#8221; ha visionato documenti e ascoltato testimonianze di tutti i casi menzionati ed è convinto che siano stati riportati fedelmente.</p>



<p></p>



<p><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/new-religious-movement/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La CDO è il nuovo movimento religioso</a>&nbsp;cristiano in più rapida crescita nella Cina continentale&nbsp;. Sin dalla sua nascita negli anni &#8217;90, ha subito una repressione e una persecuzione incessanti da parte delle&nbsp;autorità&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC . Nel 1995, per giustificare la repressione, il&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha etichettato la CDO, insieme ad altri movimenti cristiani come gli&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/shouters/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shouters</a>&nbsp;e la Chiesa di Tutte le Aree, come &#8221;&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">xie jiao</a>&nbsp;&#8220;, un movimento proibito che &#8220;diffonde insegnamenti eterodossi&#8221; (a volte tradotto, meno correttamente, come &#8221;&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/cult/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">setta</a>&nbsp;malvagia &#8220;). Da allora, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha condotto una prolungata e sistematica campagna di violenta repressione contro la CDO. Almeno 293 membri della CDO sarebbero morti a causa della persecuzione. Tra il 2011 e il 2024, quasi 480.000 membri della CDO sono stati arrestati dalle autorità&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;. In seguito all&#8217;esilio di alcuni membri all&#8217;estero, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;ha avviato un&#8217;ulteriore repressione contro questi membri della CDO in fuga e le comunità ecclesiali all&#8217;estero, emanando numerose direttive classificate.</p>



<p>Nel 2015, il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/campaign-against-cag-extends-to-south-korea/?utm_source=rss&utm_medium=rss">documento interno</a>&nbsp;del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC</a>&nbsp;&#8220;Anti-Xie Jiao: Due indagini, un piano di attuazione del progetto speciale&#8221; richiedeva un&#8217;indagine approfondita sui membri del CAG all&#8217;estero. Si sottolineava l&#8217;importanza di analizzare ogni caso singolarmente e di sviluppare strategie personalizzate. I dati raccolti comprendevano dati identificativi personali, attività all&#8217;estero e il background dei loro familiari in Cina.<a href="https://bitterwinter.org/campaign-against-cag-extends-to-south-korea/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/CCP-2015-plan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il piano del PCC del 2015 contro gli xie jiao all'estero.

" class="wp-image-51107"/><figcaption><em>Il piano&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;del 2015 contro&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli xie jiao</a>&nbsp;all&#8217;estero.</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2019, il documento&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;intitolato &#8220;Avviso sulla conduzione di ricerche su argomenti quali i pericoli e le contromisure riguardanti l&#8217; organizzazione&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xie-jiao/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xie Jiao</a>&nbsp;del &#8216;Dio Onnipotente&#8217; &#8221; indicava che la campagna contro le comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni all&#8217;estero era attiva da oltre dieci anni.</p>



<p>Nel settembre 2020, la Commissione Centrale per gli Affari Politici e Giuridici&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;ha emesso una direttiva segreta per avviare&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/a-3-year-final-solution-plan-against-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">una &#8220;Battaglia Generale&#8221; nazionale triennale</a>&nbsp;contro la CDO. Uno degli obiettivi principali della campagna era&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/new-unified-arrest-operations-target-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">limitare la crescita della CDO all&#8217;estero</a>&nbsp;.</p>



<p>Nel 2018, un documento interno&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;ha incaricato i dipartimenti competenti di supervisionare le attività online delle comunità della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, sia in Cina che a livello internazionale. Invitava specificamente il personale interno a criticare e creare discordia tra i membri chiave all&#8217;estero. Un altro documento ha evidenziato la necessità di intensificare gli sforzi contro la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni all&#8217;estero, richiedendo la raccolta di informazioni e dati interni alla Chiesa sul personale chiave, impiegando al contempo tattiche di infiltrazione, divisione e repressione.</p>



<p>Nell&#8217;agosto 2023, la Commissione Centrale per gli Affari Politici e Legali del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCC ha emesso una direttiva classificata per dare il via a una &#8221;&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/ccp-launches-3-year-tough-battle-against-the-church-of-almighty-god/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dura Battaglia</a>&nbsp;&#8221; triennale&nbsp;contro la CDO a partire dal 2024. La direttiva incaricava il&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ministry-of-state-security/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero della Sicurezza dello Stato</a>&nbsp;e della Pubblica Sicurezza di elaborare piani operativi specializzati incentrati sulle comunità della CDO all&#8217;estero.&nbsp;<a href="https://en.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Insisteva</a>&nbsp;sull&#8217;intensificazione degli sforzi di intelligence, sull&#8217;intensificazione della sorveglianza delle abitazioni e degli spostamenti dei principali fedeli delle chiese all&#8217;estero e sull&#8217;adozione di misure per &#8220;colpire e smantellare i gruppi della CDO all&#8217;estero e intimidirne i membri principali, limitarne lo sviluppo e indebolirne la capacità operativa&#8221;. Inoltre, invitava il Ministero degli Affari Esteri e le ambasciate e i consolati cinesi a &#8220;migliorare le strategie di ricerca e risposta in paesi importanti come la Corea del Sud e le Filippine&#8221; per ostacolare la crescita della CDO all&#8217;estero.</p>



<p>Nel 2024, diversi&nbsp;<a href="https://en.godfootsteps.org/persecution/annual-report-2024.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documenti interni del PCC</a>&nbsp;hanno dimostrato che le autorità locali hanno emesso &#8220;Moduli per la raccolta di dati sulle indagini all&#8217;estero&#8221; destinati ai membri del CAG. Le agenzie di pubblica sicurezza hanno ricevuto istruzioni di potenziare le ricognizioni all&#8217;estero, &#8220;condurre indagini in regioni e paesi stranieri cruciali&#8221; e sfruttare le tecnologie dei big data per individuare modelli di comunicazione tra i membri all&#8217;interno e all&#8217;esterno della Cina.</p>



<p>Secondo il rapporto &#8220;Out of Sight, Not Out of Reach&#8221; dell&#8217;organizzazione internazionale&nbsp;per&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i diritti umani&nbsp;</a><a href="https://freedomhouse.org/sites/default/files/2021-02/Complete_FH_TransnationalRepressionReport2021_rev020221.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freedom House</a>&nbsp;, la Cina è attualmente il più diffuso e avanzato aggressore della repressione transnazionale. La sua campagna si distingue per la sua ampia portata, la presenza globale e la varietà di tattiche impiegate.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/Chinese-police.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="La polizia cinese sequestra materiale informativo della CAG." class="wp-image-51108"/><figcaption><em>La polizia cinese sequestra materiale informativo della CAG.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Tentacolo 1: Coercizione tramite familiari in Cina per costringere i membri del CAG a tornare</strong></p>



<p>Caso 1: Yan Simeng (Italia)</p>



<p>Yan Simeng (pseudonimo) è fuggita in Italia nel settembre 2023 in cerca di asilo. Tra marzo e luglio 2024,&nbsp;la polizia&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC ha contattato ripetutamente suo fratello, mostrandogli filmati di sorveglianza di Yan che cambiava treno più volte prima di lasciare la Cina, per fare pressione su di lui affinché la convincesse a tornare. A luglio, agenti del&nbsp;</a><a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/public-security-department/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento di Pubblica Sicurezza</a>&nbsp;provinciale hanno chiamato più volte il fratello di Yan, sostenendo che fosse impegnata in attività religiose all&#8217;estero. Gli hanno chiesto di trasmetterle un messaggio in cui le intimava di tornare in Cina entro una settimana e di rinunciare alla sua fede. L&#8217;hanno minacciata che, se si fosse rifiutata, la sua registrazione di famiglia (hukou) sarebbe stata revocata, implicando che sarebbe stata arrestata al rientro e avrebbe dovuto affrontare una potenziale lunga pena detentiva. L&#8217;hanno anche avvertita che avrebbe potuto essere &#8220;imprigionata a vita&#8221; e che ai suoi figli sarebbe stato impedito di sostenere gli esami di ammissione all&#8217;università, di arruolarsi nell&#8217;esercito o di sostenere gli esami per il servizio civile. Inoltre, hanno minacciato di annullare i benefici pensionistici dei suoi genitori.</p>



<p>La foto di Yan Simeng è stata successivamente pubblicata sul sito web cinese &#8220;Alleanza contro Dio Onnipotente&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://bitterwinter.org/wp-content/uploads/2025/09/CAG-refugees.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Rifugiati del CAG in Italia. Da Facebook." class="wp-image-51109"/><figcaption><em>Rifugiati del CAG in Italia. Da Facebook.</em></figcaption></figure>



<p>Caso 2: Sun Jinlang (Francia)</p>



<p>Nel 2015, Sun Jinlang fuggì in Francia. Nei due anni successivi, contattò due volte la sorella in Cina tramite QQ, una piattaforma social cinese. Preoccupati del monitoraggio delle chat online&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da parte del PCC</a>&nbsp;, le loro discussioni continuarono a riguardare argomenti tipicamente familiari. Ciononostante, Sun divenne presto un bersaglio delle autorità di pubblica sicurezza cinesi.</p>



<p>Nel 2017, funzionari del&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ministry-of-state-security/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero della Sicurezza dello Stato</a>&nbsp;contattarono ripetutamente la sorella di Sun, insistendo sul fatto che &#8220;i cittadini cinesi possono credere solo nel Partito Comunista&#8221;. Sostenevano che Sun Jinlang predicasse all&#8217;estero, dichiarando di essere pienamente a conoscenza delle sue attività. Diffondevano voci intimidatorie, affermando che molti erano stati deportati in Cina o addirittura picchiati a morte da stranieri. Le autorità le chiesero anche di collaborare recandosi in Francia per riportare indietro Sun, offrendosi di coprire metà dei costi. Quando rifiutò, minacciarono di imporre restrizioni per impedire a Sun di rientrare in Cina.</p>



<p>Dopo essersi reso conto che le forze di sicurezza dello Stato lo avevano identificato, Sun interruppe ogni contatto con la sorella.</p>



<p>Caso 3: Tong Zhou (Corea del Sud)</p>



<p>Nel 2018, Tong Zhou (pseudonimo) ha fatto arrestare la madre nello&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/xinjiang/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Xinjiang</a>&nbsp;a causa delle sue convinzioni religiose. Durante la detenzione, è stata sottoposta a torture che le hanno causato un&#8217;insufficienza renale acuta. L&#8217;ospedale ha emesso un avviso di condizioni critiche ed è stata trasferita in terapia intensiva, dove è stata sottoposta a 102 ore di dialisi continua. Il suo peso è sceso da sessanta a quaranta chilogrammi in poco più di due mesi.</p>



<p>Mentre era ricoverata in ospedale, la polizia ha utilizzato le prove delle attività religiose di Tong Zhou in Corea del Sud, incluso il suo curriculum, per intimidire la madre. L&#8217;hanno avvertita che, una volta scaduto il passaporto di Tong, sarebbe stata rimpatriata forzatamente dalla Corea del Sud.</p>



<p>Altri casi</p>



<p>Esistono molti casi simili. Ad esempio, membri della CDO come Li Chao (pseudonimo) in Italia, Gao Ziming (pseudonimo) in Corea del Sud e Zhang Xing (pseudonimo) in Canada hanno tutti visto le loro famiglie in Cina affrontare ripetute visite della polizia, interrogatori, minacce e intimidazioni. Preoccupati che le loro famiglie potessero essere implicate, molti membri della CDO emigrati all&#8217;estero hanno interrotto ogni contatto con i propri cari. Rimangono vigili, preoccupati che agenti o informatori&nbsp;<a href="https://bitterwinter.org/Vocabulary/ccp/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">del PCC</a>&nbsp;possano entrare in possesso delle loro informazioni personali.</p>
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		<title>Genocidio a Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 07:44:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Intensi bombardamenti su tutta la striscia. Sono 41 le persone uccise dall’alba di stamattina (fino all’ora in cui scriviamo, le 08:15). Il ministro della guerra israeliano ha chiarito che il piano di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><br></strong>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="770" height="513" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18148" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/geno-768x512.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></figure>



<p>Intensi bombardamenti su tutta la striscia. Sono 41 le persone uccise dall’alba di stamattina (fino all’ora in cui scriviamo, le 08:15). Il ministro della guerra israeliano ha chiarito che il piano di occupazione di Gaza va avanti, con o senza un accordo per lo scambio di prigionieri.&nbsp;<em>“Accerchieremo Gaza città con le nostre truppe e sposteremo la popolazione verso sud. Hamas deve arrendersi e lasciare la Striscia. La pace si farà alle nostre condizioni”.</em></p>



<p>La riunione del consiglio di guerra è stata rinviata a martedì. Il governo Netanyahu non è interessato alla trattativa per lo scambio di prigionieri e usa il negoziato come una tattica per andare avanti nel genocidio con la minor pressione internazionale. La stampa israeliana scrive che una delegazione israeliana andrà alle trattative indirette, ma non a Doha o Il Cairo, senza specificare il luogo.</p>



<p>Nella giornata di ieri sono arrivati agli ospedali 61 civili uccisi e 308 feriti.</p>



<p>Inoltre sono 8 i casi di morte per fame registrati ieri. Il numero totale dall’inizio di luglio è di 281 uccisi a causa della carestia, tra di loro 114 bambini al di sotto di 5 anni.</p>



<p>I civili affamati uccisi dalle pallottole d bombe di Israele, nei punti di distribuzione-trappola della GHF, sono stati dal 27 maggio 2.076 uccisi e 15.308 feriti.</p>



<p><strong><em>I</em></strong><strong><em>l nostro commento quotidiano fisso:</em></strong><strong>&nbsp;Ci sono ancora coloro che obiettano che non si</strong>&nbsp;<strong>tratti di genocidio, basandosi su congetture</strong></p>



<p><strong>storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono:&nbsp;<em>“Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.</em></strong></p>



<p><strong>Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.</strong></p>



<p><strong>Onu dichiara la carestia a Gaza</strong></p>



<p>Il criminale di guerra ricercato nega il rapporto dell’Onu sulla carestia a Gaza e sparla di propaganda e inganno. Il potere dell’impunità garantito dalle potenze ex coloniali, Ue e Usa, permette a Israele di spadroneggiare senza freni. Molte dichiarazioni di preoccupazione e stigmatizzazione, ma nessun atto concreto per fermare la mano dello stato assassino.</p>



<p><strong>Cisgiordania</strong></p>



<p>Si intensifica l’aggressione espansionista del colonialismo israeliano in Cisgiordania. A nord di Ramallah, la zona rurale di Al-Mugheer è presa di mira con una criminale operazione di deportazione. Per costringere la gente ad abbandonare il territorio ed emigrare, lo stato criminale di Israele (non solo i coloni ebrei israeliani estremisti) distrugge l’economia: durante l’ultima aggressione militare dell’esercito durata più di tre giorni, centinaia di donum sono stati arati con i bulldozer, sradicando migliaia di alberi di olivo secolari, piantati prima dell’occupazione della Palestina nel 1948 e la conseguente nascita di Israele. Il furto di terra è la cifra fondante dello Stato di Israele e la politica della deportazione non si era fermata alla prima Nakba. &nbsp;</p>



<p><strong>Giornalisti nel mirino</strong></p>



<p>L’esercito israeliano ha preso di mira la casa del giornalista palestinese Khaled Al-Madhoun. Il video-reporter della Tv pubblica palestinese stava seguendo la situazione nel nord della Striscia,&nbsp;quando la sua postazione tv è stata presa di mira da un missile lanciato da un drone. Il sindacato dei giornalisti palestinesi da Ramallah condanna il tentativo israeliano di uccidere la verità, per coprire i propri crimini contro i civili inermi. È il 240esimo giornalista ucciso a Gaza.</p>



<p><strong>Jude Shalabi/l’intervista al padre</strong></p>



<p>Buon compleanno, Jude!</p>



<p>Jude sta meglio. È uscito dall’ospedale, non ha bisogno di essere operato, ma non può andare all’asilo. Si sta preparando a festeggiare il compleanno oggi 24 agosto. Abbiamo pubblicato un’intervista in video realizzata da Anbamed con suo padre, sull’aggressione dei coloni al posto di blocco dell’esercito di occupazione israeliano lungo la strada Nablus-Tulkarem e il lancio di pietre che ha distrutto l’auto, rotto il vetro e causato la frattura del cranio al bambino.&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/23/buon-compleanno-jude-shalabi-intervista-del-papa-bassam-dopo-laggressione-dei-coloni-video/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clicca x guardare&nbsp;il vid</a>eo</p>



<p><strong>Solidarietà di artisti con Gaza</strong></p>



<p>A Pesaro, durante il Rossini Opera Festival alcuni operatori e artisti hanno voluto esprimere la loro solidarietà al popolo palestinese. Una bandiera gigantesca palestinese è stata esposta dal palco.</p>



<p>Il sindaco, Andrea Biancani, ha apprezzato il gesto e lo ha difeso dagli attacchi dei complici del genocidio:&nbsp;<em>“Il mondo della Cultura da mesi cerca di far aprire gli occhi sulla strage in corso. Lo abbiamo fatto più volte anche come Amministrazione Comunale. Ogni azione nonviolenta per ribadire la contrarietà allo sterminio in corso nella Striscia di Gaza è da sostenere e apprezzare, non condannare”.</em></p>



<p><strong>BDS</strong></p>



<p>Prosegue la campagna di boicottaggio dei prodotti della società farmaceutica israeliana Teva. Le ragioni del clamore che ha fatto il video della dottoressa e dell’infermiera, che spiegavano il valore del boicottaggio, sono sviscerate nel comunicato di BDS-Italia e Sanitari per Gaza:&nbsp;<em>“Si potrebbe discutere della postura etica di un Paese che si scandalizza per un video di sensibilizzazione e di denuncia più che per i video e le immagini che arrivano da Gaza, e che richiamano alla memoria un passato che nulla ha insegnato.<br>Si potrebbe discutere anche della postura etica di media che parlano nientemeno che di video-choc, e di politici che si appellano nientemeno che al decoro del camice, chiedendoci se codesto decoro si perda nel denunciare la uccisione sistematica di medici e paramedici, assieme alla distruzione mirata di ogni ospedale e presidio medico, fino alla negazione di medicinali e apparecchiature, financo delle incubatrici per bambini oppure se sia macchiato dal silenzio assordante dietro cui i vari Ordini si nascondo da ventidue mesi”.</em>&nbsp;Per leggere tutto:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/24/teva-no-grazie-le-ragioni-del-boicottaggio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>clicca</strong></a><strong></strong></p>



<p><strong>Solidarietà in Italia con la Palestina</strong></p>



<p>Presidio davanti alla sede RAI a Venezia, oggi alle 19:00. Il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Venezia invita a scendere in piazza Domenica 24 agosto alle 19:00 a Campo San Geremia (Sede RAI di Venezia)&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/23/venezia-agiamo-ora-prima-che-sia-troppo-tardi/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca</a>!</p>



<p>Da Catania e Siracusa il 4 settembre salperanno le barche e le navi per portare aiuti umanitari a Gaza. Sono programmate una grande manifestazione per il 3 pomeriggio e un raduno per il 4 per salutare gli equipaggi.</p>



<p>I sanitari prendono una chiara posizione contro il genocidio.<br><em>“Il nostro obiettivo, come Sanitari per Gaza, è far prendere posizione a tutte le Istituzioni contro il genocidio in corso e boicottarne ogni forma di complicità. Perché fermi il genocidio, Israele dovrà percepire l’isolamento e la pressione politica ed economica da parte della comunità internazionale”.</em></p>



<p>Ogni giorno in piazza del Duomo di Milano, dal 16 giugno, si tiene un flash-mob silenzioso con lettura di poesie contro il genocidio compiuto da Israele a Gaza. Leggi:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/07/milano-ogni-giorno-dalle-1830-alle-1930-una-poesia-per-gaza-in-piazza-duomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca</a></p>



<p>Di tutte le mobilitazioni e iniziative per la Palestina, la stampa scorta mediatica del genocidio non ha dato informazioni.</p>



<p>Rivendichiamo 62 mila kefieh in Senato, una per ogni civile palestinese ucciso dall’esercito israeliano a Gaza.</p>



<p><strong>Sciop</strong><strong>ero della fame a staffetta c</strong><strong>ontro il g</strong><strong>enocidio</strong></p>



<p>Sono passati 100 giorni&nbsp;dall’inizio del&nbsp;Digiuno x Gaza, l’iniziativa&nbsp;lanciata a maggio da Anbamed.&nbsp;Oggi, domenica&nbsp;24&nbsp;agosto,&nbsp;prosegue incessantemente per la 100a giornata l’azione nonviolenta di sciopero della fame 24h a staffetta.</p>



<p>Per leggere l’elenco aggiornato dei nomi dei digiunatori di oggi:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/08/23/adesioni-allo-sciopero-della-fame-24-ore-a-staffetta-x-gaza-domenica-24-agosto-2025/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca!</a></p>



<p>La solidarietà non dorme. Si mobilita anche in tempo di vacanze.&nbsp;&nbsp;Continueremo la campagna di sciopero della fame 24H a staffetta fino alla fine definitiva della guerra contro la popolazione di Gaza.<strong></strong></p>



<p>L’azione continuerà nei prossimi giorni con la part<a>e</a>cipazione di altri gruppi. Gli iscritti sono tantissimi e, secondo le disponibilità espresse, costruiremo il calendario con l’elenco dei partecipanti di tantissime città italiane, europee&nbsp;e arabe.<strong></strong></p>



<p>È un digiuno del cibo e non della sete. Si può liberamente bere.</p>



<p>Vi chiediamo di scattare una vostra foto con un cartello “IO DIGIUNO X GAZA”. Una lunghissima galleria di immagini che trasformeremo in un mosaico di solidarietà. Mandateci le foto a&nbsp;<a href="mailto:anbamedaps@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamedaps@gmail.com</a>&nbsp;e pubblicatele sui vostri account social.</p>



<p>Se volete partecipare nei prossimi giorni, scrivete un messaggio di posta elettronica con&nbsp;nome, cognome, città di residenza, professione (facoltativa), data prescelta (anche più di una, volendo) e un pensiero&nbsp;che pubblicheremo con l’elenco generale di tutti gli ader<a>e</a>nti. Le adesioni vanno inviate esclusivamente a:&nbsp;<a href="mailto:anbamedaps@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mailto:anbamedaps@gmail.com</a></p>



<p>Manderemo un email di avviso, il giorno prima, a tutti i digiunatori del turno.</p>



<p>In molte realtà sono stati organizzati dei presidi nelle piazze e di fronte ai palazzi del potere oppure creato momenti di condivisione collettiva del digiuno. Sono iniziative pregevoli che raccomandiamo, chiedendo agli organizzatori di comunicarci in anticipo gli eventi programmati e mandarci eventualmente foto da pubblicare.</p>



<p><strong>App</strong><strong>ello p</strong><strong>er il dott.</strong><strong>&nbsp;Hussam Abu Safiya</strong></p>



<p>Anche del dott. Dott. Marwan el-Homs, direttore degli ospedali da campo, rapito dal suo ospedale 12 giorni fa non ci sono tracce evidenti. Un’unità speciale dell’esercito di occupazione ha fatto irruzione armi alla mano nella struttura sanitaria e ha prelevato il dott. El-Homs ed altri 3 infermieri.<strong></strong></p>



<p>Al-jazeera ha realizzato un documentario sul caso del dott. Abu Safiya, ostaggio palestinese in mano dell’esercito israeliano dal 27 dicembre 2024.</p>



<p>“Me lo hanno portato davanti strisciando, accompagnato da quattro carcerieri. Gli era proibito alzare la testa o la schiena, bendato e ammanettato. Le manette rimasero sulle sue mani per tutta la durata della visita, che non ha superato i trenta minuti. La visita si è svolta dietro una parete di vetro, utilizzando un ricevitore telefonico tenuto dal prigioniero in una delle mani ammanettate”. Lo ha detto in una dichiarazione stampa l’avvocata Ghaid Qassem, legale del dott. Hussam Abu Safiya. Notizia che non leggerete sulla stampa scorta mediatica del genocidio. Chiunque pronuncerà il mantra “Israele paese democratico”, riceverà uno schiaffo sonoro.</p>



<p>Pubblicato sul nostro sito il testo in italiano dell’appello per la liberazione del dott. Hussam Abu Safiya.&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2025/05/21/appello-per-il-rilascio-del-dr-hossam-abu-safieh/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>clicca</strong></a><strong>.&nbsp;</strong>Eventuale firma dell’appello va segnata sul sito indicato più sotto.<strong></strong></p>



<p>Firmate l’app<a>e</a>llo per chiedere la liberazione del direttore dell’ospedale Kamal Adwan,pr<a>e</a>so in ostaggio dall’esercito israeliano il 27 dicembre 2024, poi dopo 10 giorni annunciata la sua detenzione. Contro di lui non ci sono accuse. Il coraggioso m<a>e</a>dico è reo di non aver abbandonato il posto di lavoro, malgrado l’assassinio di suo figlio primogenito, Ibrahim, e le gravi ferite da lui stesso subite.&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2024/12/31/appello-urgente-per-il-dott-hussam-abu-safia-direttore-dellospedale-kamal-adwan/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>clicca</strong></a><strong>&nbsp; p</strong><strong>er aderire.</strong></p>



<p><strong>Solidarietà/Al-Najdah</strong></p>



<p>Abbiamo trasferito il 20 agosto 2025, tramite bonifico bancario internazionale, la seconda tranche delle somme raccolte fino al 31 luglio 2025 a favore delle adozioni a distanza di bambini e bambine di Gaza e per la fornitura di pasti caldi. La somma trasferita è di 14.675 euro. Grazie a tutti i donatori.</p>



<p>Sono arrivate altre 2 adozioni a distanza, portando il numero totale a 48. Abbiamo comunicato i dati all’associazione Al-Najdah (Soccorso Sociale), per mandarci la documentazione.</p>



<p>Grazie ai contributi arrivati da tutto il mondo e anche dagli affidatari italiani (siamo già a 48 realtà di singoli, famiglie, associazioni e gruppi di amici), al-Najdah ha potuto nei giorni scorsi tornare a fornire pasti caldi a tutti e non solo agli orfani custoditi. È una goccia nel mare dei bisogni, ma è un’azione necessaria per alleviare le sofferenze del popolo di Gaza che sta subendo una minaccia di tipo nazista: il genocidio e la deportazione.<strong></strong></p>



<p>Alla manifestazione di sabato a Milano contro il genocidio israeliano a Gaza, alcuni affidatari hanno portato cartelli con i nomi dei bambini adottati a distanza.</p>



<p>L’offensiva di terra israeliana su Deir Balah sta costringendo le militanti di al-Najdah a sfollare verso sud per salvare gli orfani e le madri.&nbsp;Il centro delle attività di al-Najdah a Deir Balah è stato colpito tre&nbsp;giorni fa a mezzanotte da una bomba d’artiglieria. Nessuna vittima, né uccisi né feriti, semplicemente perché non c’erano attività a quell’ora. Il centro era vuoto.&nbsp;&nbsp;<em>“Come ogni volta si ricomincia daccapo. Non ce ne andremo. Siamo già al lavoro per rimetterlo in funzione”,&nbsp;</em>ci ha scritto un’attivista dell’organizzazione delle donne di sinistra di Gaza.</p>



<p>Abbiamo ricevuto da molti affidatari dei messaggi e disegni dedicati ai bambini e bambine in adozione a distanza tramite Anbamed. Abbiamo tradotto e spedito il tutto all’associazione Al-Najdah. Sono state lette le lettere e distribuite le immagini durante gli incontri collettivi educativi e per l’istruzione, che si tengono nelle tende delle insegnanti o in spazi dell’associazione, sempre in tende di dimensioni più grandi per accogliere i bambini ed i giovanissimi per non far perdere loro un altro anno scolastico. Sono incontri importanti anche dal punto di vista psicologico.<strong></strong></p>



<p>Molti lettori ci scrivono per sapere maggiori info sulla campagna “<strong><em>Ore Felici per i Bambini di Gaza”.</em></strong>&nbsp;È arrivata due giorni fa&nbsp;una nuova&nbsp;adozione a distanza.&nbsp;Continuano ad arrivare contributi una tantum per i pasti caldi.&nbsp;La gara di solidarietà con la popolazione ed i bambini di Gaza non perde vigore. Le adozioni sono arrivate al numero di 48, nell’arco di soli 5 mesi.</p>



<p>Per chiedere info o aderire, scrivete a:&nbsp;<a href="mailto:anbamedaps@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anbamedaps@gmail.com</a></p>
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		<title>Diario di sopravvivenza nella Striscia di Gaza: la testimonianza di Hussain</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 09:05:40 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Camilla Mercadante</p>



<p>Vive a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Si chiama Hussain, ha 29 anni, e oggi condivide una tenda con dieci persone:<br>i suoi genitori, i fratelli, la moglie di uno di loro e due bambinə.<br>Prima della guerra, ciascun nucleo familiare aveva una casa propria. Attualmente, invece, vivono tuttə insieme nella fame e nel<br>dolore, sospesə tra le macerie del presente e l’attesa di una vita diversa, degna del suo nome.<br>Ho conosciuto Hussain per caso, su Instagram, grazie a un post in cui chiedeva aiuto per la sua famiglia. Comunicare non è stato<br>semplice: le barriere linguistiche, la delicatezza dell’argomento, la paura di risultare invasiva in un momento così tragico. Eppure,<br>sebbene con qualche esitazione, si è fidato di me. Mi ha raccontato il suo quotidiano sotto le bombe, i sogni spezzati e la speranza &#8211; <br>ancora viva &#8211; di ritrovare la pace perduta.<br>Mentre raccoglievo le sue risposte, sentivo le lacrime salire agli occhi. È difficile restare neutrə &#8211; e ancora di più restare inermi &#8211; <br>quando davanti a te c’è qualcunə che ha perso tutto: la casa, il lavoro, la salute, ə parenti. E continua comunque a parlarti con rispetto, con gentilezza. Quasi scusandosi di dare fastidio.</p>



<p>Perché vivete tuttə insieme?</p>



<p><br>“All’inizio ogni famiglia aveva la propria casa, ma adesso le nostre abitazioni sono state completamente distrutte dalla guerra e ci siamo rifugiatə nelle tende.”</p>



<p>Come vivevate prima dell’attuale conflitto tra Israele e Gaza?</p>



<p><br>So che purtroppo non è la prima volta che la Striscia di Gaza viene colpita, ma questa guerra &#8211; guidata dal governo di Netanyahu &#8211; è stata definita da molte organizzazioni internazionali come un possibile genocidio. </p>



<p>Secondo te, la vita era migliore, uguale o peggiore prima del 7 ottobre 2023?</p>



<p>“Prima la nostra vita era molto migliore. Avevamo delle case, una vita dignitosa, un reddito. Avevamo dellə amichə, una grande famiglia. Purtroppo ho perso più di 50 persone, di cui 27 erano parenti.”</p>



<p>In mezzo a tanto dolore, cosa ti dà ancora la forza per andare avanti? “Mio padre, mia madre, la mia famiglia e i figli di mio fratello.”</p>



<p>Da quando è iniziata questa guerra, c’è un momento o un’immagine che ti ha spezzato il cuore e che non riesci a dimenticare? Forse qualcosa che riguarda ə tuoə nipotinə, Majed e Mayar, o un ricordo che ti porti dentro ogni giorno?</p>



<p><br>“Tantissimi eventi e immagini, sorella. Sono troppi i momenti che ci portiamo dentro.”</p>



<p>Vuoi raccontarmene uno?</p>



<p><br>“È una domanda davvero difficile. Forse non riesco a descriverli.”</p>



<p>Qual è l’effetto del suono costante delle sirene e delle esplosioni sulla vostra vita quotidiana e sulla vostra salute<br>mentale?</p>



<p><br>“Sinceramente ci siamo abituatə. All’inizio avevamo tantissima paura, ma adesso succede sempre e siamo tristemente abituatə.<br>La nostra condizione mentale è pessima.”</p>



<p>La maggior parte delle volte mangiate alimenti estremi, come foglie, erba o cibo avariato. Posso chiederti, con tutto il rispetto, se riuscite davvero a nutrirvi in questa maniera, oppure spesso il corpo reagisce male?</p>



<p><br>“Certo, sentiamo nausea e abbiamo problemi di digestione. A volte<br>ci ammaliamo.”</p>



<p>Che tipo di cibo mangiate, quando riuscite a trovarlo?</p>



<p><br>“Dipendiamo dai cibi in scatola. Fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie, riso, pasta.”</p>



<p>È cambiato il costo della vita a Gaza da quando è iniziata la guerra. I prezzi dei beni essenziali, tra cui cibo, acqua e<br>medicine, sono aumentati. Riuscite ancora a trovare ciò di cui avete bisogno? Fammi un paio di esempi sui prezzi dei<br>prodotti alimentari.</p>



<p><br>“I prezzi sono alle stelle. Un chilo di pomodori costa 25 dollari. Le patate 30, il riso 15, le lenticchie 10.”</p>



<p>Secondo te, chi trae profitto da questa situazione? Che cosa provate quando pensate al fatto che all’interno della Striscia<br>tutto sia diventato merce rara e inaccessibile?</p>



<p><br>“Ci sentiamo impotenti. A guadagnarci sono solo ə commercianti che collaborano con l’occupazione israeliana.”</p>



<p>Com’è la situazione sanitaria a Gaza, al momento?</p>



<p><br>“Il sistema sanitario è completamente crollato. Nemmeno antibiotici o medicine si trovano più.”</p>



<p>So che il tuo nipotino Majed, di tre anni e mezzo, ha avuto una malattia della pelle. Cosa è successo? Avete capito da cosa è stata causata? Siete riuscitə a curarlo?</p>



<p><br>“A causa dell’acqua contaminata, tutto il suo corpo si era riempito di bolle rosse, aveva tanto dolore e un prurito molto forte. Dopo un<br>mese e mezzo di cure siamo riuscitə a farlo guarire.”</p>



<p>È stato curato in ospedale?</p>



<p><br>“Sì, insieme a un medico esperto in erbe naturali.”</p>



<p>Avete dovuto pagare le cure? Se sì, quanto?</p>



<p><br>“Sì, ma non ricordo con precisione il costo. Erano circa 600 dollari.”</p>



<p>Chi ha pagato?</p>



<p><br>“La somma è arrivata tramite la campagna di raccolta fondi.”</p>



<p>In generale, a Gaza, avete accesso ad acqua pulita, servizi igienici e almeno a un minimo di condizioni adeguate per<br>proteggervi dalle malattie? E se no, tu e la tua famiglia siete riuscitə a trovare delle soluzioni alternative?<br>&#8220;Onestamente, sono quasi del tutto inesistenti. E no, non abbiamo trovato delle soluzioni.&#8221;</p>



<p>Prima della guerra lavoravi in un negozio di abbigliamento, unica fonte di reddito per la tua famiglia. Cosa è successo al<br>negozio? Riuscite ancora a guadagnare qualcosa da quel lavoro, oggi?</p>



<p><br>“Il negozio è stato distrutto. Tutta la merce è andata bruciata.”</p>



<p>Hai avviato una raccolta fondi su Chuffed per aiutare te e la tua famiglia a sopravvivere e, magari un giorno, ricominciare.<br>Perché l’hai creata? Cosa speri che accada grazie a questa campagna?</p>



<p><br>“Dopo che ho perso il negozio e i soldi, ho deciso di creare una raccolta fondi con l’aiuto di un’amica. L’obiettivo è ottenere il denaro<br>necessario per soddisfare i nostri bisogni primari. E poi grazie al vostro sostegno, quando la guerra finirà, spero di poter ricominciare da capo e riaprire il negozio con quei soldi.”</p>



<p>Ə tuoə genitorə sono anziani. Come stanno, fisicamente ed emotivamente?</p>



<p><br>“Mio padre è molto stanco. Tuttə noi siamo a pezzi. Mia madre ha l’eczema alle mani. Sono piene di vesciche e ha la pelle spaccata.”</p>



<p>E la state curando?</p>



<p><br>“No. Qui non esiste un trattamento.”</p>



<p>Che opinione hai del rapporto tra Israele e Gaza, in particolare sulle decisioni del governo israeliano e dell’attacco di Hamas<br>del 7 ottobre?</p>



<p><br>“Non so rispondere.”</p>



<p>Ti faccio una domanda delicata, ma sentiti liberissimo di non rispondere, anche per ragioni di sicurezza personale e<br>famigliare. Tu, personalmente, cosa pensi di Netanyahu? E se potessi immaginare una fine possibile per la guerra attuale,<br>secondo te chi — o cosa — potrebbe davvero fermarla? Qualunque pensiero ti venga in mente va bene, anche se<br>crudo.</p>



<p><br>“Netanyahu è un criminale di guerra e un mostro. Forse la fine della guerra è vicina. Magari le pressioni su Netanyahu da parte di Trump, dell’Unione Europea e dei Paesi del Golfo porteranno alla pace.”</p>



<p>Nonostante tutto quello che stai passando, sei ancora in grado di immaginare un futuro diverso? Hai un sogno per il tuo<br>futuro o per quello della tua famiglia?</p>



<p><br>“Sì, ho un sogno e sento di avere un futuro, ma ho bisogno di aiuto perché a causa della guerra ho perso tutto. Il mio sogno è uscire da<br>questo Paese, aprire un’attività, sposarmi e avere una famiglia come tuttə ə giovani del mondo.”</p>



<p>Per concludere, vuoi mandare un messaggio al governo di Netanyahu, allə leader mondiali o a tutte le persone che leggeranno la tua storia?</p>



<p><br>“Voglio vivere in pace. Siate al mio fianco. Aiutatemi, vi prego.”</p>



<p>La testimonianza di Hussain si inserisce in un contesto umanitario devastante. Secondo le Nazioni Unite, il 93% della popolazione<br>della Striscia di Gaza è colpita da una grave privazione alimentare e 470.000 persone vivono già in condizioni di fame acuta, come<br>denunciato dal Segretario Generale dell’ONU António Guterres in un comunicato ufficiale pubblicato il 2 aprile 2025. A confermare la<br>criticità della situazione è anche l’UNICEF, che nel rapporto rilasciato il 17 giugno 2025 ha stimato che almeno 71.000 bambinə<br>sotto i cinque anni e oltre 17.000 madri sono a rischio di malnutrizione grave.<br>La situazione peggiora se si guarda ai dati clinici sul campo. A marzo 2025, infatti, l’UNRWA ha reso noto che unə bambinə su<br>dieci visitatə nelle sue cliniche soffre di malnutrizione estrema.<br>Intanto, secondo un’analisi resa pubblica dal Financial Times il 9 aprile 2025, il blocco imposto da Israele ha fatto salire i prezzi dei<br>rifornimenti alimentari fino al +312%, rendendo il cibo un lusso per ə gazawi.<br>Alla fame si aggiunge il collasso sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato nel suo aggiornamento del 13 maggio 2025 che circa l’80% delle strutture ospedaliere nella Striscia è oggi fuori uso, inagibile o gravemente danneggiato.<br>Mancano antibiotici, antidolorifici e persino disinfettanti di base.<br>L’acqua pulita è praticamente assente: il sistema idrico è stato distrutto, e la crisi igienico-sanitaria ha portato a una diffusione di<br>malattie infettive &#8211; soprattutto tra ə bambinə.<br>E allora viene spontaneo chiedersi: come possono ə principali leader della comunità internazionale, compresa la Presidente<br>italiana del Consiglio Giorgia Meloni, continuare a mantenere una posizione ambigua o addirittura silente di fronte a una catastrofe<br>umanitaria di tali proporzioni? Come può il governo italiano ribadire il proprio “sostegno incondizionato” a Israele, evitando<br>sistematicamente di nominare la Palestina, ignorando la realtà di migliaia di vittime civili, bambinə denutritə, ospedali rasi al suolo e<br>famiglie interamente sterminate? Le risposte, seppur scomode, sono sotto gli occhi di chiunque: interessi geopolitici, accordi<br>bilaterali di natura economica, militare e commerciale; alleanze strategiche che prevalgono sistematicamente sul rispetto dei diritti umani e sul diritto internazionale. Dietro questa apparente realpolitik si cela una pericolosa forma di complicità, alimentata da<br>un silenzio che sa di resa morale e politica.<br>Come cittadini e cittadine, come giornalistə, lettorə, testimoni, abbiamo ancora il potere &#8211; e il dovere &#8211; di non accettare una<br>narrazione dominante. Possiamo e dobbiamo scegliere da che parte stare. E non è necessario ricoprire un ruolo istituzionale per<br>farlo: basta rifiutare l’indifferenza, denunciare le ingiustizie, amplificare le voci che il mondo prova a zittire e donare a chi ne ha<br>necessità.</p>



<p>A tuttə voi che state leggendo: se credete che nessuno debba sopravvivere tra le macerie nell’indifferenza generale, potete fare la<br>differenza. La famiglia di Hussain ha attivato una raccolta fondi su Chuffed.org, una piattaforma sicura, trasparente e senza commissioni &#8211; pensata per sostenere cause umanitarie in tutto il mondo. Donare è semplice: si può contribuire con una cifra unica o attivare una donazione mensile ricorrente &#8211; un vero e proprio abbonamento solidale &#8211; che può essere interrotto in qualsiasi momento, con un solo clic. Anche pochi euro possono trasformarsi in cibo, acqua, cure mediche e riparo. Non possiamo fermare la guerra, ma possiamo fare qualcosa di concreto per la sopravvivenza di queste persone e decidere di non voltarci dall’altra parte. Abbiamo la possibilità di difendere insieme la dignità umana.<br>Non dovremmo sprecarla.</p>



<p><br>Di seguito, troverete il link che vi porterà alla raccolta fondi di Hussain: </p>



<p><a href="https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18088" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p><br>Articolo editato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale*</p>
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		<title>Droghe, tra gli adolescenti è boom di psicofarmaci senza ricetta</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/07/01/droghe-tra-gli-adolescenti-e-boom-di-psicofarmaci-senza-ricetta/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 10:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(da vita.it) Nel 2024 un giovane su quattro, tra i 15 e i 19 anni, ha fatto uso di una sostanza psicoattiva illegale. Cresce il numero dei morti per uso di cocaina/crack (80) e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da vita.it)</p>



<p>Nel 2024 un giovane su quattro, tra i 15 e i 19 anni, ha fatto uso di una sostanza psicoattiva illegale. Cresce il numero dei morti per uso di cocaina/crack (80) e il consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica tra i giovanissimi: nell&#8217;ultimo anno ne ha fatto uso il 12% dei 15-17enni. Trend in forte aumento per il gioco d’azzardo tra gli studenti. Ecco i dati della Relazione annuale al Parlamento 2025</p>



<p>di&nbsp;<a href="https://www.vita.it/autore/ilaria-dioguardi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilaria Dioguardi</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.vita.it/wp-content/uploads/2025/06/mohammed-sultan-farooqui-zo54kYyeRtQ-unsplash.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Un quadro articolato del fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. È ciò che emerge dalla&nbsp;<a href="https://www.politicheantidroga.gov.it/media/v5dlr0fu/relazione-al-parlamento-2025.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2025</a>, pubblicata in occasione del&nbsp;26 giugno, Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga. Da una parte, il consumo di sostanze psicotrope tra i giovani è leggermente diminuito, dall’altra si registra un&nbsp;<strong>aumento di morti attribuite all’uso di cocaina/crack</strong>, 80 nel 2024, e dell’<strong>uso di antidepressivi senza prescrizione tra i giovanissimi</strong>. Oltre un milione e 420mila ragazzi ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno.</p>



<h3>910mila giovani hanno consumato droghe almeno una volta nella vita</h3>



<p>Nel 2024, il consumo di cannabinoidi è passato dal 22% al 21%, le Nuove sostanze psicoattive – Nps dal 6,4% al 5,8%, i cannabinoidi sintetici dal 4,6% al 3,5%, gli stimolanti dal 2,9% al 2,4%, la cocaina dal 2,2% all’1,8%, gli allucinogeni dal 2% all’1,2%, gli oppiacei sono rimasti stabili all’1,2%. Questo trend denota una diminuzione del consumo di sostanze più pericolose e complesse, a fronte di un uso ancora significativo della&nbsp;<strong>cannabis</strong>, che rimane la&nbsp;<strong>droga più diffusa tra i ragazzi</strong>.</p>



<p>Partendo dai dati rilevati tramite lo Studio Espad Italia 2024 che ha coinvolto 20.201 studenti tra i 15 e i 19 anni, si stima che&nbsp;<strong>nel 2024 quasi 910mila giovani tra 15 e 19 anni, pari al 37% della popolazione studentesca</strong>, abbia&nbsp;<strong>consumato una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta nella vita</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>620mila studenti</strong>, sempre tra i 15 e i 19 anni (25%), ne abbia fatto&nbsp;<strong>uso nel corso dell’ultimo anno</strong>. Il consumo di queste sostanze è più comune tra i ragazzi (28%) rispetto alle ragazze (22%).</p>



<h3>Cannabis: consumo diffuso e formulazioni più potenti</h3>



<p><strong>La cannabis resta la sostanza psicoattiva più diffusa in Italia</strong>, con il 77% delle segnalazioni da parte delle forze di polizia per uso personale. Inoltre, è la sostanza primaria per il 13% degli utenti in carico presso i Servizi dipendenze patologiche – SerD. È significativo l’aumento della concentrazione di Thc (tetraidrocannabinolo) nei prodotti a base di hashish, la cui potenza è quadruplicata dal 2016 (dal 7% del 2016 al 29% del 2024), soprattutto nelle formulazioni di nuova generazione e nei liquidi utilizzati per le sigarette elettroniche.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Nel 2024, per la prima volta, il numero di decessi direttamente attribuiti alla cocaina/crack (80 casi) è risultato equivalente a quello legato all’assunzione di eroina/oppiacei (81 casi)</p></blockquote>



<h3>Cocaina, decessi in netto aumento</h3>



<p>La cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale in Italia. Nel 2024, il 35% dei decessi direttamente accertati per intossicazione acuta letale è stato attribuito a questa sostanza, percentuale che risulta in aumento nel corso degli anni e che ha raggiunto l’anno scorso il suo massimo storico.&nbsp;<strong>Nel 2024, per la prima volta, il numero di decessi direttamente attribuiti alla cocaina/crack (80 casi) è risultato equivalente a quello legato all’assunzione di eroina/oppiacei (81 casi)</strong>. La cocaina è responsabile del 30% dei ricoveri ospedalieri legati a droghe (costante rispetto al 2023). Tra gli utenti in carico presso i SerD, il 23% fa uso di cocaina come sostanza primaria e il 3,3% di crack (cocaina base). Ancor più di alcol e tabacco, la cocaina è la sostanza più frequentemente associata al policonsumo.</p>



<h3>79 nuove sostanze psicoattive</h3>



<p>Nel 2024, il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (News-D) che ha gestito, in totale, 437 segnalazioni, ha identificato&nbsp;<strong>79 nuove sostanze psicoattive circolanti sul territorio nazionale</strong>. Il 32% delle segnalazioni dall’Italia ha interessato sostanze d’abuso classiche, già inserite nelle tabelle del Testo unico sugli stupefacenti. Malgrado il trend di consumo tra i giovani risulti in lieve calo rispetto al biennio precedente, l’uso di queste sostanze costituisce una minaccia persistente.</p>



<h3>Antidepressivi senza prescrizione, in crescita tra i giovanissimi</h3>



<p>Il consumo di sostanze psicoattive tra i giovani, rilevato tramite lo Studio Espad Italia 2024 e che ha coinvolto 20.201 studenti tra i 15 e i 19 anni provenienti dalle scuole secondarie di secondo grado di tutto il Paese, conferma un quadro complesso e multiforme, che include sostanze illegali quanto legali. Nel 2024, si stima che&nbsp;<strong>oltre 500mila studenti tra i 15 e i 18 anni non ancora compiuti&nbsp;</strong>abbiano fatto&nbsp;<strong>uso di tabacco</strong>, mentre&nbsp;<strong>quasi 360mila&nbsp;</strong>hanno riportato&nbsp;<strong>almeno un episodio di intossicazione alcolica durante l’anno</strong>. Entrambi questi fenomeni mostrano una maggior prevalenza tra le ragazze.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>510mila studenti di 15-19 anni hanno fatto uso di psicofarmaci senza prescrizione nel corso della vita, 180mila tra 15 e 17 anni ne hanno fatto uso solo nell’ultimo anno (il 12% del totale)</p></blockquote>



<p><strong>Dal 2021 si è registrato un incremento costante nel consumo di psicofarmaci senza prescrizione medica tra i giovani</strong>. Nel 2024, questa tendenza ha raggiunto i valori più alti di sempre: se la stima è di&nbsp;<strong>510mila studenti di 15-19 anni&nbsp;</strong>che&nbsp;<strong>hanno fatto uso di queste sostanze senza prescrizione nel corso della vita</strong>, nella fascia&nbsp;<strong>15-17 anni</strong>&nbsp;sarebbero&nbsp;<strong>180mila ad averne fatto uso solo nell’ultimo anno</strong>&nbsp;(<strong>il 12%&nbsp;</strong>del totale di quella fascia di età), con una prevalenza più che doppia tra le studentesse.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Circa un milione e 530mila ragazzi (il 62% degli studenti) ha giocato d’azzardo almeno una volta nella vita</p></blockquote>



<h3>Gioco d’azzardo e nuove dipendenze digitali: il dato più alto di sempre</h3>



<p>È in forte crescita la tendenza al gioco d’azzardo tra i giovani.&nbsp;<strong>Circa un milione e 530mila ragazzi (il 62% degli studenti) riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita</strong>, mentre&nbsp;<strong>oltre un milione e 420mila ragazzi lo hanno fatto nell’ultimo anno</strong>, facendo registrare nel 2024 il dato più alto di sempre. Anche il mondo dei videogiochi rappresenta criticità per molti ragazzi: lo scorso anno più di 290mila studenti minorenni hanno mostrato comportamenti a rischio con i videogame, spesso associati a reazioni emotive forti quando era preclusa loro la possibilità di giocare. Per quanto riguarda l’uso di internet, nel 2024 oltre 320mila studenti hanno fatto un uso problematico del web.</p>



<p><em>Foto di&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-a-righe-bianche-e-nere-che-fuma-zo54kYyeRtQ?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mohammed Sultan Farooqui</a>&nbsp;su&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-a-righe-bianche-e-nere-che-fuma-zo54kYyeRtQ?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unsplash</a></em></p>
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		<title>Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/20/dopo-lattacco-di-israele-ricerca-di-colpevoli-in-iran-si-temono-repressioni-contro-le-minoranze/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:34:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="590" height="332" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18056" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></figure></div>



<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di Teheran contro il movimento per la democrazia e la libertà dei popoli dell’Iran. Dopo gli attacchi, in Iran ci si chiede come sia stato possibile che Israele abbia condotto diverse operazioni nel Paese per prepararsi. Nella ricerca dei colpevoli, i mullah non cercheranno tra le proprie fila, ma tra le minoranze etniche e religiose del Paese.</p>



<p>Da decenni i membri della comunità religiosa bahá’í, i convertiti al cristianesimo e i curdi sono considerati dal regime dei mullah come complici di Israele. Ora potrebbero essere soprattutto i curdi a essere ritenuti responsabili del fatto che Israele sia riuscito a operare attivamente anche in Iran. L’APM teme che nei prossimi giorni l’Iran arresti o giustizi altri curdi. Sono probabili anche nuovi attacchi al pacifico Kurdistan iracheno confinante.</p>



<p>Gruppi sciiti radicali, nazionalisti turchi e islamisti sfruttano gli attacchi per seminare odio contro Israele. Affermano che Israele potrebbe attaccare la Turchia come prossimo obiettivo. Anche se gli sciiti radicali e i sunniti sono nemici tra loro, sono uniti dall’odio comune verso gli ebrei, i curdi e i valori universali come la democrazia e i diritti umani. I governanti iraniani aspirano alla creazione di un grande impero persiano di stampo sciita, mentre la Turchia mira alla fondazione di un impero turco-ottomano di stampo sunnita. I curdi e altre minoranze come i beluci in Iran, gli alawiti/aleviti in Turchia e Siria e i drusi in Siria sono considerati un ostacolo alle aspirazioni di grande potenza persiano-sciite e turco-sunnite. Ora potrebbero diventare bersaglio di attacchi.</p>



<p>Nel frattempo, si levano voci che chiedono un cambio di regime in Iran. La grande maggioranza della popolazione iraniana desidera un ordine democratico diverso, ma non la sostituzione di una dittatura con un’altra, come è successo in Siria. I gruppi etnici non persiani e non sciiti aspirano alla libertà nazionale, linguistica, culturale e, soprattutto, alla completa libertà di credo e di opinione. Ciò è possibile solo in un sistema federale. Molte donne iraniane non vogliono che i mullah impongano loro come vestirsi.</p>



<p>L’Iran è uno Stato multietnico in cui vivono numerosi gruppi etnici come persiani, azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché comunità religiose come sciiti, sunniti, bahá’í, cristiani, zoroastriani, ebrei, ahl-e haqq e dervisci sufi. A differenza della Turchia, le loro aree di insediamento spesso portano ufficialmente il nome etnico del gruppo etnico che vi abita.</p>
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		<title>“Senza respiro”, Presentato il XXI rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 09:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato presentato a Roma il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, intitolato “Senza respiro”. Un titolo che non è una metafora, ma una fotografia lucida di un sistema penitenziario&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/02/senza-respiro-presentato-il-xxi-rapporto-di-antigone-sulle-condizioni-di-detenzione/">“Senza respiro”, Presentato il XXI rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p></p>



<p>È stato presentato a Roma il XXI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, intitolato “Senza respiro”. Un titolo che non è una metafora, ma una fotografia lucida di un sistema penitenziario al collasso, dove detenuti, operatori e istituzioni sono sempre più in affanno.</p>



<p>Nel 2024 l’Osservatorio di Antigone ha visitato 95 istituti penitenziari per adulti e la maggior parte degli istituti penali per minorenni in tutta Italia, da Bolzano ad Agrigento. Il quadro emerso è drammatico: sovraffollamento record, carenza di personale, diritti compressi e una deriva punitiva che mette a rischio la tenuta costituzionale del sistema.</p>



<p>Al 30 aprile 2025 i detenuti in Italia erano 62.445, a fronte di una capienza regolamentare di 51.280 posti. Ma considerando i posti non disponibili (oltre 4.000), il tasso reale di affollamento è del 133%, con circa 16.000 persone che non hanno un posto regolamentare. 58 carceri su 189 hanno un tasso di sovraffollamento superiore al 150%. Gli istituti più affollati al momento sono Milano San Vittore (220%), seguito da Foggia (212%) e Lucca (205%). In tutti e tre i casi ci sono più del doppio delle persone che quelle carceri potrebbero e dovrebbero contenere.&nbsp;</p>



<p>Negli ultimi due anni la popolazione detenuta è cresciuta di oltre 5.000 unità, mentre la capienza effettiva è diminuita di 900 posti. Negli ultimi mesi ogni sessanta giorni sono entrate in carcere 300 persone in più. Dinanzi a quanto sta accadendo l’unica risposta dell’Esecutivo passa da un piano per l’edilizia penitenziaria che, proprio per i numeri e per la loro crescita, non può essere in alcun modo la soluzione. Considerando che mediamente un istituto in Italia ospita 300 persone, ogni due mesi dovremmo aggiungere un nuovo carcere al piano di edilizia.&nbsp;</p>



<p>Questo anche a fronte di un attivismo penale del governo che ha un impatto diretto e drammatico sul carcere. Con il decreto sicurezza, approvato ad aprile 2025 e in discussione in Parlamento per la sua conversione in legge, è stato introdotto tra gli altri un nuovo reato che punisce anche le proteste pacifiche e non violente con pene più alte di quelle previste per i maltrattamenti in famiglia, escludendo le persone detenute anche dal possibile accesso alle misure alternative, come avviene per i reati di mafia e terrorismo. Se si considera che dal nel 2024 si sono contati 1.500 episodi di protesta, coinvolgendo almeno 6.000 persone detenute, se ognuna di loro fosse stata condannata in media a 4 anni di carcere, si rischierebbero 24.000 anni di carcere in più per chi sta già scontando una pena.</p>



<p>Proteste che generalmente riguardano le persone detenute più fragili, quelle con più problematiche e che si sanno fare meno la galera: tossicodipendenti, senza dimora, stranieri senza difesa legale, persone con problemi psichiatrici. Categorie che rappresentano anche la maggior parte di chi ha pene brevi. Al momento il 51,2% dei detenuti con condanna definitiva ha meno di tre anni da scontare, soglia che consente – almeno teoricamente – l’accesso a misure alternative. Più di 1.370 persone sono in carcere per pene inferiori a un anno.</p>



<p>Ma il sovraffollamento non colpisce solo le carceri per adulti. Per la prima volta nella storia interessa anche gli istituti penali per minorenni dove sono 611 i ragazzi detenuti (di cui 27 ragazze). Un record storico che ha caratteri preoccupanti se si pensa al fatto che alla fine del 2022 negli Ipm c’erano 381 persone. Frutto del decreto Caivano che ha fatto crescere enormemente i numeri, soprattutto dei ragazzi in custodia cautelare (il 65% dei minorenni è infatti recluso senza una condanna definitiva).</p>



<p>Di fronte a questa situazione Antigone ha avanzato tre proposte che si possono rendere immediatamente operative: Un atto di clemenza per i detenuti con residuo pena inferiore ai 2 anni; provvedimenti collettivi di misura alternativa decisi dai Consigli di disciplina da riunirsi in forma straordinaria per discutere grazie e altri provvedimenti per detenuti che abbiano meno di un anno di pena; divieto di nuove carcerazioni, se non in casi eccezionali, se non vi è un posto regolamentare disponibile.</p>



<p>Durante la presentazione Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha chiamato ad una grande alleanza costituzionale.&nbsp;“Di fronte a tutto questo &#8211; ha detto &#8211; dobbiamo costruire una grande alleanza di tutti coloro che intendano muoversi nel solco dell&#8217;articolo 27 della Costituzione, a partire dalle Università, dalle associazioni, dal mondo delle professioni e dai sindacati. Il carcere non va trasformato in una trincea di guerra. Chi usa toni militareschi o guerrafondai per orientare e gestire la vita carceraria commette un gravissimo atto di insubordinazione costituzionale che renderà durissima la vita degli stessi poliziotti. É necessario che a partire dal linguaggio si ridefinisca un senso comune della pena e quanto meno non si metta mai in discussione la necessità di tutelare sempre la dignità di tutte le persone private della libertà. Le parole forti di Papa Francesco per una pena mite e mai disumana, nonché il suo discorso contro i mercanti della paura, speriamo restino un monito per tutti. Non è stato ascoltato in vita. Speriamo lo sia dopo la sua morte”.&nbsp;</p>



<p>Il rapporto completo è disponibile su&nbsp;<a href="http://www.rapportoantigone.it./?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.rapportoantigone.it.?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>La CEDU non si tocca</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2025 08:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A seguito del recente attacco del governo Meloni alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo &#8211; https://it.euronews.com/my-europe/2025/05/24/il-consiglio-deuropa-risponde-a-meloni-e-frederiksen-no-a-pressioni-politiche-sulla-cedu#:~:text=Il%20Consiglio%20d%27Europa%20risponde%20a%20Meloni%20e%20Frederiksen%3A%20%22No%20a%20pressioni%20politiche%20sulla%20Cedu%22) pubblichiamo oggi notizie di alcune sentenze relative alla violazione di articoli della stessa (osservatorio risalente allo scorso&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/corte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="590" height="350" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/corte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18032" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/corte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/corte-300x178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></figure></div>



<p>A seguito del recente attacco del governo Meloni alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo &#8211; https://it.euronews.com/my-europe/2025/05/24/il-consiglio-deuropa-risponde-a-meloni-e-frederiksen-no-a-pressioni-politiche-sulla-cedu#:~:text=Il%20Consiglio%20d%27Europa%20risponde%20a%20Meloni%20e%20Frederiksen%3A%20%22No%20a%20pressioni%20politiche%20sulla%20Cedu%22)?utm_source=rss&utm_medium=rss pubblichiamo oggi notizie di alcune sentenze relative alla violazione di articoli della stessa (osservatorio risalente allo scorso mese di aprile, quindi si tratta di decisioni recentissime). </p>



<p></p>



<p><strong>Osservatorio Corte EDU: aprile 2025</strong></p>



<p><strong>Selezione di pronunce rilevanti per il sistema penale</strong></p>



<p><em>A cura di&nbsp;</em><a href="https://www.sistemapenale.it/it/autori-di-sp/zacche-francesco?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Francesco Zacché</em></a><em>&nbsp;e&nbsp;</em><a href="https://www.sistemapenale.it/it/autori-di-sp/zirulia-stefano?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Stefano Zirulia</em></a></p>



<p><em>Il monitoraggio delle pronunce è stato curato, questo mese, da Margherita Ricci (artt. 3, 10, 11 e 14 Cedu) e Stefania Basilico (artt. 6 e 8 Cedu).</em></p>



<p><strong><em>In aprile abbiamo selezionato pronunce relative a:</em></strong><em>&nbsp;compatibilità del regime&nbsp;</em>ex&nbsp;<em>art. 41-bis ord. pen. con il divieto di pene inumane e degradanti (art. 3 Cedu); preclusione della partecipazione alle udienze in video-collegamento (art. 6 Cedu); valutazione delle prove a difesa e coinvolgimento del giudice come testimone in indagine parallela a quella oggetto del suo giudizio (art. 6 Cedu); Perquisizione di studio legale e sequestro del computer senza mandato di perquisizione e controllo successivo (art. 8 Cedu); uso della forza contro un giornalista che filma un intervento di polizia (art. 10 Cedu); interruzione di conferenza LGBT e test antidroga in assenza di indizi in ordine all’assunzione o detenzione di stupefacenti (artt. 3, 14 e 11 Cedu).</em></p>



<p><strong>ART. 3 CEDU</strong></p>



<p><a href="https://hudoc.echr.coe.int/eng/#{%22respondent%22:[%22ITA%22],%22documentcollectionid2%22:[%22GRANDCHAMBER%22,%22CHAMBER%22],%22itemid%22:[%22001-242639%22]}?utm_source=rss&utm_medium=rss">C. eur. dir. uomo, Sez. I, 10 aprile 2025, Morabito c. Italia</a></p>



<p><strong>Divieto di pene inumane o degradanti – Permanenza in carcere di detenuto anziano e affetto da decadimento cognitivo con diagnosi di Alzheimer – adeguatezza delle cure – non violazione – Sottoposizione al regime carcerario ex art. 41-bis – Decadimento cognitivo – assenza di motivazione in ordine alla persistente pericolosità,&nbsp;<em>sub specie&nbsp;</em>di capacità di mantenere contatti con la criminalità organizzata – violazione.</strong></p>



<p>Il ricorrente, G.M., cittadino italiano nato nel 1934, era stato condannato in via definitiva per fatti di mafia e sottoposto – nel carcere di Opera a Milano – al regime previsto dall’art. 41&nbsp;<em>bis&nbsp;</em>ord. pen. Il ricorso nasceva dalla circostanza che, nonostante il deterioramento fisico e cognitivo del condannato, questi non solo era rimasto in carcere, ma aveva continuato ad essere detenuto secondo le modalità dell’art. 41&nbsp;<em>bis</em>. Secondo G.M., quindi, i fatti esposti si erano tradotti nella lesione dell’art. 3 CEDU. Questi, infatti, aveva 88 anni e soffriva di numerose patologie: l’ingrossamento della prostata lo aveva costretto da anni all’uso del catetere con conseguenti (e frequenti) infezioni delle vie urinarie; era poi affetto da ernia inguinale bilaterale, cardiopatia ipertensiva con episodi di angina e da poliartrite. In aggiunta, era oggetto anche di un progressivo (ma inesorabile) decadimento cognitivo (§ 6). Alla luce di questo composito quadro clinico, l’Italia aveva fornito alla Corte la cartella clinica del condannato, da cui si evinceva che allo stesso erano stati – di volta in volta – offerti tutti i trattamenti necessari, ancorché – in alcune occasioni – fosse stato proprio lui a rifiutarli (§§ 7 &#8211; 15). Non solo, dalla documentazione depositata, si evinceva che le condizioni del ricorrente erano compatibili con il regime carcerario (§ 17). Il ricorrente, invece, forniva valutazioni di consulenti di parte, dalle quali emergeva che egli non solo non poteva essere adeguatamente curato in carcere, ma che a maggior ragione non poteva più restare sottoposto al regime dell’art. 41&nbsp;<em>bis&nbsp;</em>(§§ 19 &#8211; 22).Ciononostante, G.M. aveva continuato ad essere assoggettato al “carcere duro”, giacché il Ministero della Giustizia aveva ritenuto necessario prorogargli l’applicazione biennale di tale regime in quanto egli non si era mai dissociato dal gruppo mafioso di appartenenza, conservandovi – anzi – un ruolo di primo piano. Questa decisione era stata reclamata da parte di G.M., secondo il quale, rispetto alla presunta capacità di mantenere contatti con il&nbsp;<em>clan</em>, non poteva trascurarsi il dato dell’evidente decadimento cognitivo. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, investito della decisione, aveva tuttavia rigettato il reclamo, nonostante le conclusioni addotte dal perito sulla salute del ricorrente. La decisione era poi stata confermata dalla Corte di Cassazione (§§ 30 &#8211; 32). In data 7 gennaio 2022 e successivamente in data 6 giugno 2022, il ricorrente aveva quindi adito la Corte EDU lamentando la lesione dell’art. 3 CEDU.&nbsp;<em>Medio tempore</em>&nbsp;– tra l’altro – le autorità italiane avevano continuato a prorogare a G.M. l’applicazione biennale del carcere duro (§§ 33 &#8211; 35). La situazione aveva subito una temporanea modifica quando il condannato, operato d’urgenza il 29 maggio 2023, era stato conseguentemente sottoposto alla detenzione domiciliare. Lo stesso, tuttavia, il 21 giugno 2023 era tornato in carcere. A quel tempo, però, sull’assunto che la detenzione domiciliare avesse comportato la cessazione dell’applicazione del carcere duro, questi era stato sottoposto a normale reclusione (§§ 54 &#8211; 59). &nbsp;Malgrado ciò, il 14 novembre 2023 il Ministero della Giustizia aveva decretato la necessità di sottoporre G.M. nuovamente alla detenzione&nbsp;<em>ex</em>&nbsp;art. 41&nbsp;<em>bis</em>. Anche in questo caso la decisione era stata oggetto di reclamo; al tempo del giudizio, però, la Corte EDU non aveva evidenza in merito all’esito dello stesso (§ 65). &nbsp;Passando al merito, secondo i giudici di Strasburgo per verificare, in concreto, se lo stato di detenzione carceraria rispetti o meno l’art. 3, occorre condurre tre diversi tipi di verifiche, e in particolare: (<em>i</em>) accertare lo stato di salute del detenuto e l’effetto che su costui hanno le modalità di esecuzione della pena; (<em>ii</em>) valutare la qualità delle cure mediche che gli sono fornite; e (<em>iii</em>) rilevare se, tenuto conto dello stato di salute, questi debba restare in carcere o meno (§ 101). Con riferimento al punto&nbsp;<em>sub</em>&nbsp;(<em>i</em>), per la Corte è pacifico che il ricorrente fosse affetto da molteplici patologie (§ 102), così come, con riferimento al punto&nbsp;<em>sub</em>&nbsp;(<em>ii</em>), è provato che lo stesso avesse sempre beneficiato di trattamenti medici adeguati (§ 110). L’elemento che richiede maggiore attenzione è, a giudizio della Corte, il punto&nbsp;<em>sub</em>&nbsp;(<em>iii</em>), aspetto sul quale si appuntava la valutazione di G.M. in merito al trattamento inumano cui era sottoposto, e consistente – appunto – nella prosecuzione della detenzione nonostante le sue patologie (§ 111). Secondo la Corte, tuttavia, posto che non esiste un diritto ad essere rilasciati&nbsp;<em>de plano&nbsp;</em>per ragioni di salute e che il ricorrente – ancorché in carcere – aveva sempre ricevuto adeguate terapie, la continuazione del regime detentivo in sé non aveva comportato alcuna violazione dell’art. 3 CEDU (§§ 111 &#8211; 115). Per contro, la Corte ravvisa la violazione dell’art. 3 in relazione al fatto che il ricorrente aveva continuato ad essere sottoposto al regime dell’art. 41&nbsp;<em>bis</em>. Come noto, per la Corte EDU tale regime non costituisce di per sé trattamento inumano e degradante; occorre però che lo stesso sia compatibile con il rispetto della dignità umana e che non provochi un livello di sofferenza superiore a quello inerente alla detenzione (§ 125). Nel caso di specie, il ricorrente aveva 88 anni ed era stato assoggettato al carcere duro fin dal 2004. Sulla scorta di tali motivi, i giudici italiani avrebbero dovuto indagare con maggiore pregnanza la sussistenza di adeguate ragioni per continuare l’applicazione di simile modalità detentiva (§ 135). Dalla documentazione depositata, però, nulla emergeva in questo senso e, anzi, sorgevano dubbi in ordine al fatto che il ricorrente avesse potuto mantenere rilevanti contatti con l’organizzazione criminale di appartenenza. Ciò, a maggior ragione tenuto conto dell’ampiamente provato deterioramento delle sue facoltà cognitive (situazione, tuttavia, sempre sottostimata dalle autorità italiane, secondo cui non poteva ignorarsi il fatto che G.M. sembrasse lucido rispetto all’espletamento delle mere attività quotidiane) (§§ 139 &#8211; 140). &nbsp;Pertanto, il fatto che il ricorrente, in mancanza di sufficienti motivazioni in merito, avesse continuato ad essere detenuto secondo le modalità dell’art. 41&nbsp;<em>bis&nbsp;</em>non poteva che costituire una lesione dell’art. 3 CEDU (§ 146). (<em>Margherita Ricci</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici: L. Pressacco,&nbsp;<em>Presupposti di applicazione dell’art. 41-bis ord. penit. e condizioni di salute del detenuto</em>, in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2019, 1, pp. 669 e ss.; P. Bernardoni,&nbsp;<em>Detenzione e infermità psichica sopravvenuta: un problema europeo e una soluzione nazionale</em>, in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2019, 2, pp. 1065 e ss.; L. Franzetti,&nbsp;<em>Detenzione di soggetti affetti da disturbi psichiatrici e promiscuità delle strutture carcerarie: la CEDU “boccia” il sistema penitenziario portoghese</em>, in&nbsp;<em>Riv. It.&nbsp;</em><em>Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2024, 2, pp. 854 e ss.</p>



<p><strong>ART. 6 CEDU</strong></p>



<p><a href="https://hudoc.echr.coe.int/?i=001-242784&utm_source=rss&utm_medium=rss">C. eur. dir. uomo, sez. V, sent. 24 aprile 2025, Ivan Karpenko c. Ucraina</a></p>



<p><strong>Equità processuale &#8211; parità delle armi &#8211; immotivata assenza di contraddittorio &#8211; al ricorrente detenuto non rappresentato è preclusa la partecipazione alle udienze tramite collegamento video &#8211; violazione</strong></p>



<p>Il ricorrente promuove dinanzi alle autorità nazionali un procedimento volto a far accertare l’indebito monitoraggio della sua corrispondenza in carcere da parte delle autorità penitenziarie (§ 10). Rigettate le sue pretese, egli adisce la C.edu lamentando la violazione dell’equità processuale sotto il profilo del diritto alla parità delle armi e del contraddittorio, poiché gli sarebbe stato illegittimamente precluso di partecipare alle udienze tramite collegamento video (§ 21). Premesso che l’equità processuale impone il rispetto di una sostanziale parità tra le parti (§ 27) e che, salvo eccezioni, le udienze devono essere orali (§ 28), i giudici di Strasburgo accertano nella specie la violazione dell’art. 6 Cedu per non aver le autorità nazionali consentito al ricorrente detenuto, pur potendo, di esporre le proprie difese da remoto (§ 40). Tenendo conto dei principi del giusto processo, nessuna rilevanza assume in senso contrario che il diritto interno non contempli la possibilità di collegamenti video (§ 37), tanto più nel caso in cui, come occorso nella specie e come rilevato dalla C.edu, nel procedimento in questione le autorità penitenziarie, diversamente dal ricorrente, avevano potuto esercitare il proprio diritto di difesa confutando la ricostruzione fattuale avversa (§ 40). (<em>Stefania Basilico</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici: P. Concolino,&nbsp;<em>L’equità processuale:&nbsp;</em>leading case<em>&nbsp;e applicazione concreta della C.edu</em>, in&nbsp;<em>Riv. it. dir. proc. pen.</em>, 2024, p. 1628.</p>



<p><a href="https://hudoc.echr.coe.int/eng?i=001-242999&utm_source=rss&utm_medium=rss">C. eur. dir. uomo, sez. V, sent. 24 aprile 2025, Sytnyk c. Ucraina</a></p>



<p><strong>Equità processuale &#8211; imparzialità oggettiva del giudice &#8211; ricorrente condannato per corruzione &#8211; mancata valutazione delle prove a difesa &#8211; il giudice è coinvolto come testimone in una indagine parallela &#8211; violazione</strong></p>



<p>Il ricorrente è un funzionario pubblico condannato per corruzione ed il suo nominativo è inserito a tempo indeterminato nel pubblico registro ucraino dei funzionari corrotti. Egli adisce la C.edu lamentando l’iniquità del processo svoltosi nei suoi confronti ai sensi dell’art. 6 comma 1 Cedu. Nel dettaglio, secondo il ricorrente, da una parte le autorità nazionali avrebbero omesso di procedere alla valutazione delle prove a difesa prendendo in considerazione solo le, peraltro vaghe, prove dell’accusa (§ 67) e, dall’altra, l’imparzialità di uno dei giudici sarebbe stata dubbia (§ 69). I giudici di Strasburgo, in accoglimento del ricorso, concludono per la violazione del principio di equità processuale sotto entrambi i profili. Quanto al primo, la C.edu rileva come la condanna del ricorrente si sia effettivamente basata su prove inconsistenti, financo contraddittorie, senza alcuna valutazione delle prove testimoniali a difesa, oltretutto nel contesto di un’arbitraria distribuzione dell’onere della prova (§ 80-82); quanto al secondo, richiamata la propria giurisprudenza in materia di imparzialità oggettiva dell’organo giudicante (§ 84-86), la C.edu esclude che il giudice in questione potesse apparire effettivamente imparziale poiché coinvolto come testimone in un’indagine parallela (§ 90). (<em>Stefania Basilico</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici: V. Sirello,&nbsp;<em>Questioni in tema di imparzialità oggettiva del giudice</em><em>,&nbsp;</em>in&nbsp;<em>Riv. it. dir. proc. Pen</em><em>.,&nbsp;</em>2024, p. 1249;<em>&nbsp;</em>F. Ertola,&nbsp;<em>Esigenze di imparzialità nel processo penale</em>,&nbsp;<em>ivi</em>, 2019, p. 2235; L. Pressacco,&nbsp;<em>Imparzialità del giudice e responsabilità del magistrato</em>,&nbsp;<em>ivi</em>, 2018, p. 1837.</p>



<p><strong>ART. 8 CEDU</strong></p>



<p><a href="https://hudoc.echr.coe.int/?i=001-242532&utm_source=rss&utm_medium=rss">C. eur. dir. uomo, sez. I, sent. 3 aprile 2025, Kulak c. Slovacchia</a></p>



<p><strong>Perquisizione dello studio legale del ricorrente e sequestro del computer per quasi quindici mesi &#8211; assenza di mandato di perquisizione e di controllo successivo &#8211; il diritto interno non garantisce la conservazione del materiale soggetto al segreto professionale ed estraneo all’indagine &#8211; violazione</strong></p>



<p>Nel corso di un’indagine per corruzione, le autorità nazionali perquisiscono lo studio legale del ricorrente e sequestrano il computer dello stesso per quasi quindici mesi. Invocando l’art. 8 Cedu ed il segreto professionale (§ 53), il ricorrente sostiene di aver subito un’interferenza arbitraria in quanto la perquisizione è avvenuta in assenza di mandato nonostante mancassero ragioni d’urgenza e, inoltre, il diritto interno non contempla uno strumento di controllo successivo (§ 57-58); ancora, quest’ultimo nemmeno garantisce che il materiale soggetto al segreto professionale ed estraneo all’indagine sia adeguatamente conservato (§ 60). I giudici di Strasburgo, premessa l’applicabilità dell’art. 8 Cedu agli studi legali (§ 73) e la peculiare garanzia di proteggere la riservatezza della corrispondenza tra gli avvocati ed i clienti (§ 75), accolgono il ricorso. Da una parte, accertano nella specie l’effettivo difetto dell’urgenza legittimante una perquisizione senza mandato (§ 81) e, dall’altra, la mancanza di adeguate garanzie idonee a bilanciare tale assenza come, a titolo esemplificativo, la possibilità di procedere ad un efficace controllo successivo (§ 84). Ancora, la carenza nell’ordinamento giuridico nazionale di adeguate forme di protezione dei dati estranei all’indagine soggetti al segreto professionale costituisce un’interferenza non conforme al paradigma convenzionale invocato (§ 88). (<em>Stefania Basilico</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici<strong>:&nbsp;</strong>F. Ertola,&nbsp;<em>Ambiti di tutela della privatezza</em>, in&nbsp;<em>Riv. it. dir. proc. pen.</em>, 2022, p. 1745.</p>



<p><strong>ART. 10 CEDU</strong></p>



<p><a href="https://hudoc.echr.coe.int/eng/#{%22respondent%22:[%22ARM%22],%22documentcollectionid2%22:[%22JUDGMENTS%22],%22itemid%22:[%22001-242528%22]}?utm_source=rss&utm_medium=rss">C. eur. dir. uomo, Sez. V, 3 aprile 2025, H.G. c. Armenia</a></p>



<p><strong>Libertà di raccogliere e diffondere informazioni – Uso della forza nei confronti di un giornalista che effettua riprese – sequestro della videocamera il loro intervento su un manifestante – Ingerenza illegittima non “necessaria in una società democratica” – Violazione</strong></p>



<p>Un giornalista&nbsp;<em>freelance</em>&nbsp;di origine armena, H.G., ricorreva alla Corte EDU lamentando la lesione dell’art. 10 CEDU in quanto, durante una manifestazione occorsa il 19 luglio 2016 nel quartiere di Sari Tagh in Yerevan (Armenia), la polizia gli aveva impedito di continuare a filmare quanto stava accadendo intorno a lui e, nello specifico, tra i manifestanti e le stesse forze dell’ordine. &nbsp;La vicenda traeva origine dai fatti del 17 luglio 2016, quando un gruppo di oppositori politici aveva assaltato una stazione di polizia a Yerevan chiedendo la liberazione del principale&nbsp;<em>leader</em>&nbsp;politico di opposizione e le dimissioni dell’allora presidente armeno. Come noto, dopo questo avvenimento la città di Yerevan era stata teatro di numerose (ed infuocate) contestazioni. In una di queste proteste, appunto quella verificatasi la sera del 19 luglio 2016, era presente anche il ricorrente in qualità di giornalista, sebbene sprovvisto del relativo “cartellino” identificativo. &nbsp;Quando la polizia aveva circondato un manifestante, il ricorrente aveva tentato di filmare l’accadimento. A quel punto, però, i poliziotti, benché avvertiti da un collega di H.G. che questi era un giornalista, si erano comunque avventati contro di lui. In particolare, da un video messo a disposizione della Corte, si udivano due poliziotti rivolgersi con tono minaccioso al ricorrente: uno che gli diceva “Chi stai filmando, eh?”, mentre l’altro che gli diceva “Non ho ancora cancellato [il video]; [lo] cancellerò…” (§ 9). Dal filmato, inoltre, risultava possibile ricostruire la dinamica dell’intera aggressione patita dal ricorrente. Infatti, mentre i suddetti operatori di polizia intimorivano il giornalista, altri si erano avventati contro di lui bloccandolo e colpendolo ripetutamente e strappandogli di mano sia il cellulare sia la videocamera con cui stava lavorando. Quest’ultima gli era stata restituita soltanto dopo diverso tempo (e, tra l’altro, grazie all’intervento di un altro ufficiale); tuttavia alcuni video della manifestazione erano stati cancellati. &nbsp;A seguito dell’evento, veniva aperta un’indagine in relazione –&nbsp;<em>inter alia</em>&nbsp;– ai reati di cui agli artt. 308, para. 1 (abuso di autorità), 309, para. 1 (eccesso di autorità) e 164, para. 2 (ostacolo all’esercizio di lecita attività giornalistica, commesso da un pubblico ufficiale) (§ 13). Tuttavia, a fronte della mancanza di progressi investigativi, in data 13 aprile 2023, l’avvocato del ricorrente aveva ricusato il procuratore. Sul punto occorre specificare che, al tempo del processo davanti alla Corte EDU, non si aveva evidenza dell’esito di tale azione né l’indagine penale aperta in Armenia risultava chiusa (§ 33). &nbsp;Proprio per quest’ultima ragione, e cioè per l’asserito mancato esperimento di tutti i rimedi domestici, l’Armenia eccepiva l’inammissibilità del ricorso di H.G. davanti alla Corte EDU (§§ 41 e 42). Dal canto suo, invece, il ricorrente rilevava che l’indagine penale non costituiva un rimedio effettivo e, pertanto, il suo ricorso non poteva dirsi inammissibile (§§ 43 – 45). Non potendosi trascurare che, a distanza di anni dall’inizio dell’indagine, la stessa non aveva portato alcun risultato, la Corte – da ultimo – dichiarava l’ammissibilità del ricorso (§ 51). Passando al merito, il ricorrente evidenziava come la condotta tenuta dai poliziotti avesse determinato una illegittima lesione della sua libertà di espressione (§ 57). Tale ricostruzione veniva accolta dalla Corte, secondo cui era evidente che la condotta del ricorrente configurava l’esercizio del diritto raccogliere informazioni a fini di cronaca. Per tali motivi, tenuto conto dell’aggressione da questi subita per mano dei poliziotti e della contestuale sottrazione della videocamera, risultava pacifico – secondo i giudici di Strasburgo – che l’espletamento del lavoro giornalistico di H.G. fosse stato ostacolato (§ 62). La Corte si chiedeva, da ultimo, se tale impedimento potesse dirsi in qualche modo giustificato e, quindi, “necessario in una società democratica”&nbsp;<em>ex</em>&nbsp;art. 10, co. 2 CEDU. Ebbene, anche a tale quesito non si dava risposta positiva, atteso che il ricorrente non era armato né aveva tenuto un comportamento violento e che, inoltre, non era stata fornita alcuna prova idonea a dimostrare la sussistenza di un legittimo scopo quanto al contegno tenuto dagli operatori di polizia (§ 64). (<em>Margherita Ricci</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici: M. Crippa,&nbsp;<em>La pubblicazione di dichiarazioni diffamatorie altrui: la Corte EDU condanna l’Italia per la violazione del diritto di cronaca in relazione all’omicidio Tobagi,&nbsp;</em>in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2020, 2, p. 1164; M. Crippa,&nbsp;<em>La violazione della libertà di stampa nell’ordinamento turco: ancora una condanna della Corte EDU per la custodia cautelare,&nbsp;</em>in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2021, 1, pp. 336-337; B. Fragasso,&nbsp;<em>Diritto alla libertà di espressione degli avvocati e sanzioni disciplinari: la Corte Edu condanna la Polonia per violazione dell’art. 10 CEDU</em>, in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2023, 3, p. 1240; L. Franzetti,&nbsp;<em>I confini della libertà di espressione in caso di vilipendio alla bandiera</em>, in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,</em>&nbsp;2023, 4, pp. 1665-1666.</p>



<p><strong>ARTT. 3 e 14 CEDU</strong></p>



<p><a href="https://hudoc.echr.coe.int/eng/#{%22itemid%22:[%22001-242861%22]}?utm_source=rss&utm_medium=rss">C. eur. dir. uomo, Sez. III, 29 aprile 2025, D. e altri c. Russia</a></p>



<p><strong>Interruzione di una conferenza LGBT – Perquisizioni personali illegittime da parte delle forze dell’ordine –&nbsp;<em>test</em>&nbsp;obbligatorio antidroga in assenza di indizi in ordine all’assunzione o detenzione di stupefacenti – Umiliazione e svilimento intenzionali motivati da omofobia – Indagine inefficace – Violazione</strong></p>



<p>Sei cittadini russi adiscono la Corte europea denunciando il&nbsp;<em>raid</em>&nbsp;illegittimamente operato dalla polizia russa in data 5 dicembre 2020 a Yaroslavl (Russia), quando le forze dell’ordine avevano violentemente interrotto la conferenza sui diritti umani e sull’attivismo LGBT cui i ricorrenti stavano partecipando. In particolare, forze speciali della polizia (indossando passamontagna e filmando il loro intervento) avevano fatto irruzione intorno alle tre del pomeriggio nel luogo in cui si stava tenendo l’evento. Essi avevano costretto gli undici partecipanti a restare a lungo in piedi davanti al muro, li avevano poi perquisiti ed interrogati e ne avevano registrato i documenti di identità. &nbsp;Nonostante i ricorrenti avessero chiesto spiegazioni in ordine al controllo che stavano subendo, non era stata fornita loro alcuna giustificazione in merito e, anzi, agli stessi erano stati rivolti dalla polizia epiteti ingiuriosi concernenti il loro presunto orientamento sessuale. &nbsp;Non solo. Sebbene, la perquisizione personale e locale non avesse dato alcun esito favorevole quanto alla presenza di droghe, tutti i partecipanti al<em>&nbsp;workshop</em>&nbsp;erano stati condotti in ospedale per essere sottoposti obbligatoriamente ai&nbsp;<em>test</em>&nbsp;antidroga (§§ 5 e 6). Gli esami erano risultati negativi; ciononostante, i partecipanti erano stati rilasciati soltanto intorno alle nove di sera, a seguito di ulteriori interrogatori. Dopo gli avvenimenti descritti, i ricorrenti avevano denunciato all’autorità russa l’illegittimità della condotta tenuta dai poliziotti, ritenendo che la stessa configurasse un abuso di potere penalmente rilevante ai sensi dell’art. 286 del loro Codice Penale. Cionondimeno, alle loro segnalazioni non era seguita alcuna incriminazione (§§ 10 e 11). &nbsp;Davanti alla Corte i ricorrenti lamentavano – prima di tutto – la violazione degli artt. 3 e 14 CEDU in quanto gli stessi, durante l’intervento della polizia, erano stati sottoposti a trattamenti discriminatori e che avevano ingenerato in loro un grave senso di paura, di angoscia e di umiliazione. In aggiunta, essi eccepivano anche che in Russia non era stata condotta alcuna indagine effettiva sulla illiceità della condotta tenuta dalla polizia (§ 19). I giudici di Strasburgo, partendo proprio da quest’ultima doglianza, rilevavano&nbsp;<em>in primis</em>&nbsp;la mancanza di prove in ordine alla necessità di esperire i&nbsp;<em>test&nbsp;</em>antidroga. Inoltre, considerando la ben documentata ostilità russa verso la comunità LGBT all&#8217;epoca dei fatti, statuivano che l’autorità giudiziaria russa avrebbe dovuto accertare se le azioni della polizia fossero state motivate o meno da intenti discriminatori riconnessi al presunto orientamento sessuale dei partecipanti al<em>&nbsp;workshop&nbsp;</em>(§ 24). Atteso che il Ministero dell’Interno russo aveva respinto le denunce senza divulgare i risultati dell’inchiesta e che i giudici russi non erano entrati nel merito ritenendo di non avere giurisdizione sulla vicenda, le autorità russe si erano limitate ad affermare che le azioni della polizia erano state legittime e prive di movente omofobico. Secondo la Corte, quindi, proprio la mancanza di una indagine efficace sull’intento discriminatorio o meno perseguito dalla polizia costituiva la prima causa di violazione degli artt. 3 e 14 CEDU (§§ 24 e 25). In aggiunta a ciò, tali articoli risultavano violati perché gli operatori di polizia avevano agito sostanzialmente al fine di umiliare i ricorrenti. Ciò si evinceva dal fatto che né delle perquisizioni né dei&nbsp;<em>test</em>&nbsp;antidroga fosse stato redatto verbale, nonché dagli epiteti dispregiativi rivolti ai manifestanti. Secondo la Corte, quindi, il comportamento del tutto inappropriato e minaccioso tenuto dalla polizia durante i fatti del 5 dicembre 2020 e le motivazioni omofobiche alla base dello stesso non potevano che avere comportato una lesione della dignità umana dei ricorrenti (§§ 28 &#8211; 25). Per i profili relativi alla libertà di riunione e di associazione, v.&nbsp;<em>infra sub&nbsp;</em>art. 11 CEDU. (<em>Margherita Ricci</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici: D. Sibilio,&nbsp;<em>L’esame coatto delle urine tramite catetere, finalizzato all’ottenimento di prove, costituisce trattamento inumano e degradante, secondo la Corte di Strasburgo</em>, in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,&nbsp;</em>2019, 4, p. 2252.</p>



<p><strong>ART. 11 CEDU</strong></p>



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<p><strong>Interruzione di una conferenza in materia LGBT da parte della polizia russa – ingerenza sproporzionata e lesiva della libertà di riunione dei partecipanti –&nbsp;<em>Chilling effect</em>&nbsp;conseguente alle modalità dell’irruzione e al comportamento delle autorità nazionali nei confronti dei ricorrenti – restrizione della libertà di riunione non “necessaria in una società democratica” – Violazione</strong></p>



<p>Per la ricostruzione dei fatti e i profili relativi alla proibizione della tortura congiuntamente al divieto di discriminazione, v.&nbsp;<em>supra sub&nbsp;</em>artt. 3 e 14 CEDU. I ricorrenti si dolevano del fatto che l’interruzione del seminario avesse comportato una lesione della loro libertà di riunione e di associazione. Tale rimostranza trovava il pieno favore della Corte, secondo cui l’interruzione dell’evento aveva comportato una restrizione della libertà di riunione e di associazione rilevante&nbsp;<em>ex</em>&nbsp;art. 11 CEDU (§ 46). &nbsp;Infatti, pur non potendosi ignorare che il&nbsp;<em>workshop</em>&nbsp;si era svolto nel periodo in cui in Russia erano ancora in vigore le restrizioni per il COVID-19 e che, secondo la polizia, le relative misure non erano state pienamente rispettate dai partecipanti, la Corte sottolineava comunque l’inaccettabilità delle modalità usate dalle forze dell’ordine. Pertanto, secondo i giudici, il contegno della polizia non poteva dirsi “necessario in una società democratica”&nbsp;<em>ex</em>&nbsp;art. 11, co. 2 CEDU (§ 47). Al contrario, tale comportamento aveva senz’altro ingenerato il cd.&nbsp;<em>chilling effect</em>, scoraggiando i ricorrenti dal partecipare in futuro a raduni simili, problema successivamente aggravato dal fatto che le autorità nazionali avevano privato i ricorrenti anche dell’opportunità di ottenere una qualche riparazione per la violazione dei loro diritti. Tutto questo, quindi, non poteva che portare alla conclusione che vi era stata un’interferenza sproporzionata nell’esercizio del diritto dei ricorrenti alla libertà di riunione (§ 48). (<em>Margherita Ricci</em>)</p>



<p>Riferimenti bibliografici: C. Cataneo,&nbsp;<em>L’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza al fine di disperdere una riunione pacifica non autorizzata integra una violazione dell’art. 11 CEDU</em>, in&nbsp;<em>Riv. It. Dir. Proc. Pen.,&nbsp;</em>2021, 1, pp. 311-312.</p>
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		<title>Bibi il disumano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2025 09:19:11 +0000</pubDate>
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<p>(da ispionline.it)</p>



<p>Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Ma dopo 20mila bambini uccisi a Gaza il vero crudele e l’anti-storico è il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ispionline.it/wp-content/uploads/2025/05/bibi_netanyahu-2048x1367-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>“Da un punto di vista pratico e diplomatico non dobbiamo arrivare a una situazione di carestia”, diceva Bibi Netanyahu, rivolgendosi soprattutto agli orribili alleati di governo, dai quali dipende la sua sopravvivenza politica. Non perché&nbsp;<strong>oltre due milioni di palestinesi sono da 80 giorni senza cibo, acqua e medicinali</strong>; non perché ciò che sta accadendo a Gaza è un sempre più evidente crimine di guerra. No. È per convenienza e astuzia.</p>



<p>Bezalel Smotrich, uno di quegli alleati imbarazzanti, qualche tempo fa aveva sostenuto che “dovranno passare sul mio cadavere prima che un granello di aiuti entri a Gaza”. Per rassicurarlo, Netanyahu aveva aggiunto che sarebbero stati&nbsp;<strong>solo 5 (per due milioni di affamati) i camion autorizzati a entrare nella striscia</strong>. Ma soprattutto che l’operazione militare sarebbe continuata fino a che Israele non avrà occupato tutta Gaza: quello che il resto del mondo chiama pulizia etnica.</p>



<p>Poiché “i nostri più grandi amici nel mondo” insistevano, con magnanimità Bibi&nbsp;<strong>ha aumentato a cento (sempre per due milioni di affamati) i camion</strong>&nbsp;di viveri. Ma l’offensiva militare non si ferma. Il massacro continua, anche con&nbsp;<strong>le armi che gli amici non hanno mai smesso di vendere&nbsp;</strong>allo stato ebraico con agevolazioni fiscali, qualsiasi uso ne facesse: fra gli europei si distinguono Germania e Italia.</p>



<p><strong>“Israele è sulla strada per diventare uno stato paria”</strong>, denuncia Yair Golan, ex generale pluridecorato e leader del nuovo partito d’opposizione, I Democratici. È già uno stato paria. Forse non lo è per i leader e i governi europei che sentono sulle spalle il peso della storia; ma non per&nbsp;<strong>l’opinione pubblica inorridita da ciò che accade a Gaza</strong>. Soprattutto per le generazioni più giovani che non giudicano Israele per il passato del popolo ebraico – del quale non si sentono responsabili – ma per quello che vedono oggi in tv e sui social. Definirli antisemiti significa fare un uso politico improprio di una grande tragedia passata, per sfuggire a responsabilità contemporanee.</p>



<p><strong>La Germania</strong>, chiunque la governasse – democristiani o socialdemocratici – ha sempre avuto una posizione molto ferma: chi critica Israele o si dichiara anti-sionista è considerato antisemita, e dunque commette un reato. Questo fare i conti con la propria storia, anche in modo esagerato, era generalmente condiviso. Oggi, invece, c’è chi sostiene che “quando c’è un genocidio i tedeschi sono sempre dalla parte del carnefice”: prima gli herero dell’Africa meridionale, in quella che oggi è la Namibia, trent’anni più tardi gli ebrei europei, oggi i palestinesi.</p>



<p><strong>Il comune sentire sta cambiando e non è antisemitismo</strong>. Sebbene sia in queste occasioni che quello vero ne approfitta per manifestarsi. Ma è sempre più insostenibile il doppio standard che i governi Occidentali usano da tre anni con la Russia di Putin dopo l’aggressione all’Ucraina; e l’Israele di Netanyahu e del suo governo di suprematisti a Gaza e Cisgiordania. Vengono i brividi pensare che possa esistere anche un suprematismo ebraico: del popolo che è stato vittima del più sanguinario dei suprematismi.</p>



<p>Perché viene comprensibilmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi dai suoi aggressori, mentre viene negato ai palestinesi il diritto di ribellarsi a un’occupazione che dura da 58 anni, e che diventa sempre più violenta?&nbsp;<strong>A Gaza l’occupazione israeliana non è mai finita</strong>, nemmeno nel 2005, dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche. È continuata in altri modi e con altri mezzi, trasformando la striscia in una gabbia.</p>



<p>L’orribile massacro del 7 ottobre non è che il prodotto perverso e sanguinoso di tutto questo.&nbsp;<strong>Se Hamas esiste è anche perché Israele non ne ha mai favorito un’alternativa politica</strong>: più cattivi erano i palestinesi meglio era per la narrativa del conflitto che imponevano.</p>



<p>Un paio di mesi fa, vicino a Ramallah, i militari hanno ucciso un quattordicenne.&nbsp;<strong>È stato raggiunto da 11 colpi perché aveva lanciato un sasso</strong>. Era un terrorista, è stato spiegato. Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Chi dunque è il vero crudele e l’anti-storico: il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>
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