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	<title>Aung San Suu Kyi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Colpo di Stato militare in Myanmar</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:18:07 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15059" width="720" height="479" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/myanmar_polizia_afp-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p><br>Liberare i detenuti &#8211; Critiche ad Aung San Suu Kyi</p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha condannato il colpo di stato militare in Myanmar e ha chiesto l&#8217;immediato rilascio del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi e di tutte le altre figure politiche imprigionate. Il Myanmar sta affrontando un pericoloso scivolamento all&#8217;indietro nella storia. Dopo dieci anni di timida democratizzazione, i militari stanno ora forzatamente riportando indietro l&#8217;orologio e il paese è minacciato dalla riproposizione di decenni di dittatura militare.</p>



<p>Questa è una catastrofe per lo stato multietnico, perché significa che non ci sarà pace neanche nelle regioni di insediamento delle varie nazionalità e purtroppo continuerà il genocidio contro i Rohingya. Ma è un disastro in divenire. L&#8217;ex icona della democrazia Aung San Suu Kyi ha cercato invano di assecondare i militari. È stata uno strumento compiacente dell&#8217;esercito e della sua strategia genocida nel perseguitare i Rohingya dal 2015/2016. In tutto il mondo, ha<br>rappresentato e giustificato la strategia crudele della leadership militare, che ora la imprigiona di nuovo. Questo non la rende più un&#8217;icona della democrazia. Ma naturalmente la sua prigionia è illegale e deve essere terminata immediatamente.</p>



<p>La democratizzazione sotto Aung San Suu Kyi ha deluso sotto molti aspetti. Negli ultimi anni, per esempio, la libertà di espressione e la libertà di stampa sono state arbitrariamente limitate dall&#8217;uso di vecchie leggi da parte della dittatura militare. Anche gli sforzi di pace nelle zone di insediamento delle diverse nazionalità non hanno fatto progressi, sebbene Aung San Su Kyi abbia dichiarato che questa è una priorità assoluta.</p>



<p>Ora il Myanmar è minacciato da un ritorno ai tempi bui della dittatura militare prima del 2011. Siamo molto preoccupati che la Cina in particolare, dopo aver praticato per anni sotto la dittatura militare una politica di saccheggio delle risorse naturali presenti nelle aree dei diversi stati che compongono il Myanmar, approfitti ora del rovesciamento politico per continuare questo sfruttamento indiscriminato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="492" height="275" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15058" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 492w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/100242793-783d4923-742d-471f-9822-702e1fafde9a-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 492px) 100vw, 492px" /></figure>



<p>Richiesta di sanzioni dell&#8217;UE contro i militari</p>



<p>Dopo il colpo di stato in Myanmar, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede sanzioni mirate dell&#8217;UE contro gli interessi economici dei generali golpisti. Non l&#8217;intera popolazione, ma i capi militari dovrebbero subire le conseguenze del loro colpo di stato, ha dichiarato l&#8217;APM. I militari del Myanmar hanno creato un impero economico in più di 50 anni di governo. Le fabbriche di birra, le banche, le agenzie di viaggio, gli alberghi, le compagnie di trasporto,<br>i porti, le compagnie del tabacco, le compagnie tessili, le agenzie immobiliari e le compagnie che estraggono giada, rubini, zaffiri e rame offrirebbero sufficienti opportunità di sanzioni.</p>



<p>L&#8217;UE dovrebbe fermare tutti gli affari con le aziende controllate dai militari e le loro filiali. Se i militari rinchiudono arbitrariamente figure politiche democraticamente elette, è inopportuno aumentare ulteriormente la ricchezza dei generali di spicco accumulata con la corruzione e l&#8217;appropriazione indebita. Questo perché il colpo di stato riguarda anche gli interessi economici, che i militari temono possa essere messo in discussione se il paese procedesse spedito verso la democratizzazione.</p>



<p>Per esempio, il potente comandante in capo dell&#8217;esercito, il generale Min Aung Hlaing, controlla due influenti holding militari, la Myanmar Economic Corporation (MEC) e la Myanma Economic Holdings Limited (MEHL). Dirige personalmente la MEHL ed è uno dei suoi azionisti più importanti.<br>Anche i membri stretti della famiglia di Hlaing hanno fatto parecchi soldi grazie alle sue connessioni. Suo figlio Aung Pyae Sone, per esempio, controlla l&#8217;importazione di medicinali e tecnologia medica.<br>Possiede anche alberghi, ristoranti e una società commerciale insieme a sua moglie. Se il Myanmar è ancora uno dei paesi più poveri del mondo, la corruzione dei generali e dei loro tirapiedi ne è la principale responsabile.</p>



<p>Il generale ormai 64enne termina il suo mandato da comandante in capo delle forze armate nel giugno 2021 e sta cercando vie alternative per mantenere il proprio potere. Dato che ha poche possibilità di essere eletto presidente con mezzi legali a causa della sua bassa popolarità, sta tentando la via del colpo di stato illegale.</p>



<p>Da anni l&#8217;APM avverte del pericolo rappresentato dal generale Min Aung Hlaing. Per esempio, l&#8217;organizzazione per i diritti umani ha protestato quando è stato accolto con gli onori militari a Berlino nell&#8217;aprile 2017 su invito dell&#8217;ispettore generale delle forze armate tedesche.<br>All&#8217;epoca, il governo tedesco voleva iniziare un dialogo con i militari del Myanmar per promuovere e sostenere il percorso verso la democratizzazione. Era una strategia destinata a fallire, poiché Hlaing aveva già espulso con la forza i Rohingya nel 2016. Nell&#8217;estate del 2017 infine è stato responsabile del genocidio di questa minoranza.</p>
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		<title>La Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia in merito al caso dei Rohingya in Myanmar</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:58:56 +0000</pubDate>
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<p><strong>L</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13611" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-1024x660.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2-768x495.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/myanmar-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>L&#8217;ordinanza della Corte internazionale di Giustizia (CIG) del 23 gennaio 2020, che impone il Myanmar a prevenire tutti gli atti di genocidio contro i musulmani Rohingya è fondamentale per proteggere i rimanenti Rohingya nello stato di Rakhine, ha affermato Human Rights Watch. Il tribunale ha adottato all&#8217;unanimità &#8220;misure provvisorie&#8221; che impongono al Myanmar di prevenire il genocidio e prendere provvedimenti per conservare le prove.  </p>



<p>L&#8217;esercito
del Myanmar ha commesso ampie atrocità contro i Rohingya, tra cui
omicidio, stupro e incendio doloso, che hanno raggiunto il picco
durante la sua campagna di pulizia etnica alla fine del 2017,
costringendo oltre 740.000 Rohingya a fuggire in Bangladesh. Nel
settembre 2019, la Missione Internazionale Indipendente di ricerca di
fatti sostenuta dalle Nazioni Unite sul Myanmar ha scoperto che i
600.000 Rohingya rimasti in Myanmar &#8220;potrebbero essere più
minacciati che mai di genocidio&#8221;. 
</p>



<p>&#8220;L&#8217;ordine
della CIG in Myanmar a prendere provvedimenti concreti per prevenire
il genocidio dei Rohingya è un passo fondamentale per fermare
ulteriori atrocità contro alcune delle persone più perseguitate al
mondo&#8221;, ha affermato Param-Preet Singh, direttore associato
della giustizia internazionale di Human Rights Watch. &#8220;I governi
interessati e gli organismi delle Nazioni Unite dovrebbero garantire
che l&#8217;ordine venga eseguito mentre il caso del genocidio avanza&#8221;.</p>



<p> L&#8217;ordinanza
fa seguito all&#8217;applicazione, da parte del Gambia l&#8217;11 novembre 2019,
alla corte sostenendo che gli abusi da parte dell&#8217;esercito del
Myanmar nello stato di Rakhine contro i Rohingya violano la
Convenzione sulla Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio
e cercano urgentemente misure provvisorie. La CIG ha tenuto udienze
sulla richiesta di misure provvisorie dal Gambia a dicembre. 
</p>



<p>L&#8217;ordine
delle misure provvisorie della CIG è giuridicamente vincolante per
le parti. A novembre, il Myanmar ha esplicitamente riconosciuto
l&#8217;autorità del Tribunale e, a dicembre, Aung San Suu Kyi, in
rappresentanza del Myanmar davanti alla Corte nella sua veste di
Ministro degli Esteri, ha riconosciuto il ruolo della Corte come
&#8220;rifugio vitale della giustizia internazionale&#8221;. 
</p>



<p>Il
tribunale ha ordinato all&#8217;unanimità il Myanmar di prevenire tutti
gli atti ai sensi dell&#8217;articolo 2 della Convenzione sul genocidio,
garantire che i suoi militari non commettano genocidi e adottare
misure efficaci per preservare le prove relative al caso del
genocidio sottostante. Il Tribunale ha inoltre ordinato al Myanmar di
riferire in merito alla sua attuazione dell&#8217;ordine entro quattro
mesi, e successivamente ogni sei mesi. 
</p>



<p>Ai
sensi dell&#8217;articolo 41, paragrafo 2, dello statuto della CIG, le
misure provvisorie del Tribunale vengono automaticamente inviate al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un tale ordine aumenterà
la pressione sul Consiglio al fine di intraprendere azioni concrete
in Myanmar. Ad esempio, il Consiglio di Sicurezza potrebbe approvare
una risoluzione che dirige il Myanmar a revocare le restrizioni alla
libertà di movimento dei Rohingya, eliminare le restrizioni non
necessarie all&#8217;accesso umanitario allo stato di Rakhine, abrogare le
leggi discriminatorie e vietare le pratiche che limitano l&#8217;accesso
dei Rohingya all&#8217;istruzione, all&#8217;assistenza sanitaria e ai mezzi di
sussistenza. Finora il Consiglio di Sicurezza non ha intrapreso
azioni significative sul Myanmar, in parte a causa dell&#8217;apparente
volontà della Russia e della Cina di impiegare il proprio diritti di
veto per proteggere il governo e le forze armate del Myanmar. 
</p>



<p>Anche
con un Consiglio di Sicurezza bloccato, il segretario generale delle
Nazioni Unite Antonio Guterres potrebbe sottoporre la questione del
Myanmar al Consiglio ai sensi dell&#8217;articolo 99 della Carta delle
Nazioni Unite. Il 2 settembre 2017, Guterres ha scritto una lettera
al Presidente del Consiglio di Sicurezza invitando il consiglio ad
&#8220;agire con moderazione e calma per evitare una catastrofe
umanitaria&#8221;, e per &#8220;il pieno rispetto dei diritti umani e
del diritto umanitario internazionale, di fornire assistenza
umanitaria ai bisognosi senza interruzioni. &#8221; 
</p>



<p>Altri
organi delle Nazioni Unite avrebbero le capacità ed i mezzi
necessari per prendere provvedimenti per rafforzare l&#8217;ordine. Il
Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e l&#8217;Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, per esempio, potrebbero approvare
risoluzioni che invitano il Myanmar a rispettare i termini. Ciò
potrebbe, di conseguenza, spingere altri Paesi ad agire concretamente
nelle loro relazioni bilaterali con il Myanmar.</p>
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		<title>Myanmar: tra Conflitti Etnici e Sparizioni Forzate</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jan 2020 07:57:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Tra i diversi conflitti ed emergenze umanitarie che al momento caratterizzano lo scenario internazionale, la situazione che si sta consumando in Myanmar necessita particolare attenzione. In particolare, purtroppo i media italiani&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13463" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/myanmar-1-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>A general view of Nayapara Rohingya refugee camp in Cox&#8217;s Bazar, Bangladesh, Thursday, Aug.22, 2019. Bangladesh&#8217;s refugee commissioner said Thursday that no Rohingya Muslims turned up to return to Myanmar from camps in the South Asian nation. (AP Photo/Mahmud Hossain Opu)</figcaption></figure></div>



<p> di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Tra
i diversi conflitti ed emergenze umanitarie che al momento
caratterizzano lo scenario internazionale, la situazione che si sta
consumando in Myanmar necessita particolare attenzione. In
particolare, purtroppo i media italiani non stanno dimostrando
particolare interesse nel condividere le circostanze del Myanmar e le
violazioni a cui i cittadini sono soggetti quotidianamente. Per
questo motivo, l’autrice di tale articolo ha deciso di condividere
alcune rilevanti informazioni e dati che testimoniano la gravità
della situazione.  
</p>



<p>I
conflitti armati tra l&#8217;esercito e i gruppi armati etnici del Myanmar
si sono intensificati nel corso del 2018 negli Stati di Kachin, Shan
e Karen, alimentati da progetti di sviluppo su larga scala e
controversie sulle risorse naturali. I civili furono minacciati dagli
attacchi indiscriminati dei militari, dagli sfollamenti forzati e dai
blocchi degli aiuti. Sono emerse notizie dell&#8217;esercito che utilizzava
civili come scudi umani. La missione di accertamento delle Nazioni
Unite ha determinato che le azioni dei militari negli Stati di Shan e
Kachin dal 2011 sono state crimini di guerra e crimini contro
l&#8217;umanità. 
</p>



<p>Nel
gennaio 2018, scoppiarono scontri tra l&#8217;esercito e l&#8217;esercito di
indipendenza di Kachin (KIA) in diverse municipalità dello stato di
Kachin, con i militari che impiegavano bombardamenti aerei e
bombardamenti di artiglieria pesante. Più di 3.500 civili che
tentano di fuggire dai combattimenti sono rimasti intrappolati,
alcuni per oltre due settimane, senza accesso a cibo adeguato o
forniture di base. Le ostilità nello stato di Kachin sono riprese ad
aprile. Bombardamenti e attacchi aerei del governo hanno ucciso
almeno 10 civili e hanno costretto circa 2.000 a fuggire nella
giungla, dove sono rimasti bloccati per quasi un mese senza accesso
agli aiuti, in condizioni terribili. 
</p>



<p>Si
stima che 106.000 civili rimangano nei campi di sfollamento a lungo
termine a Kachin e negli Stati del nord dello Shan, molti vicini ad
aree di conflitto attivo, mentre più di 30.000 sono stati
temporaneamente sfollati nel 2018. Migliaia di persone sono state
sfollate combattendo nello stato di Karen a marzo. 
</p>



<p>Le
autorità hanno continuato per tutto il 2018 a impedire alle Nazioni
Unite e alle organizzazioni internazionali di erogare aiuti in aree
controllate da gruppi armati etnici. L&#8217;accesso era inoltre limitato
nelle aree controllate dal governo e per le organizzazioni locali. Le
conseguenti carenze di cibo, medicine e alloggi hanno avuto un
effetto rovinoso sulle popolazioni sfollate, contribuendo a un
aumento delle pratiche di sfruttamento, tra cui il traffico di essere
umani. Gli operatori umanitari che si sono recati in un&#8217;area non
controllata dal governo nel 2018 per fornire supporto umanitario sono
stati minacciati di arresto ai sensi della legge sulle associazioni
illegali. 
</p>



<p>A
luglio, a seguito di scontri nel nord dello Stato Shan, i militari
presumibilmente hanno arrestato sei donne di medicina dell&#8217;esercito
di liberazione nazionale di Ta’ang (TNLA), che sono state trovate
morte per arma da fuoco e ferite da taglio poco dopo.</p>



<p>I
combattimenti in corso hanno favorito la violenza sessuale legata al
conflitto, con donne e ragazze sfollate internamente particolarmente
vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi sessuali. 
</p>



<p>La
tratta di donne e ragazze rimane un grave problema a Kachin e negli
Stati del nord dello Shan, dove i conflitti e la disperazione
economica li hanno resi vulnerabili all&#8217;essere attirati in Cina con
false promesse e venduti come &#8220;spose&#8221;. Il governo del
Myanmar non è riuscito ad adottare misure sufficienti per prevenire
la tratta, recuperare le vittime, consegnare alla giustizia i
colpevoli o assistere i sopravvissuti. 
</p>



<p>A
febbraio, le autorità del distretto di Muse, nello Stato di Shan,
hanno pubblicato un annuncio secondo cui i soldati dei gruppi armati
etnici feriti trovati dall&#8217;esercito dovrebbero essere portati
immediatamente alla base militare più vicina e non ricevere cure
mediche, una pratica che equivale a tortura. 
</p>



<p>A
luglio, Aung San Suu Kyi ha presieduto la terza sessione della
Conferenza di Panglong del 21 ° secolo, il forum del processo di
pace del governo, che è rimasto in gran parte stagnante, non
riuscendo a ottenere la fiducia o la trazione tra i gruppi armati
etnici. 
</p>



<p>Queste
informazioni non possono coprire tutte le circostanze che si sono
consumate in Myanmar, ma possono contribuire a sensibilizzare in
merito alle severe conseguenze che si sono abbattute sul Paese, e che
hanno assunto la forma di gravi violazioni dei diritti umani con la
conseguente commissione di crimini internazionali (crimini di guerra
e crimini contro l’umanità). È una responsabilità importante
quella di rimanere aggiornati in merito a ciò che si verifica anche
in Paesi più lontani dal nostro. Solo conoscendo è possibile
intervenire, porsi domande e studiare. La conoscenza e la
consapevolezza sono i primi strumenti per combattere la carenza di
dialogo e per abbattere l’ignoranza ed i pregiudizi. 
</p>
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		<title>(Brutte) notizie dalla Birmania &#8211; Myanmar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 06:27:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Birmania (Myanmar): nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace In Birmania milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la base esistenziale La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Birmania (Myanmar): nuova riforma agraria mette a rischio processo di pace<br />
In Birmania milioni di piccoli agricoltori rischiano di perdere la base<br />
esistenziale</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12175" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="468" height="263" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 468w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/teaserbreit1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 468px) 100vw, 468px" /></a></p>
<p>La nuova proposta di legge per la riforma dei diritti terrieri del governo birmano rischia di annullare gli sforzi fatti finora per porre fine a 70 anni di conflitti armati nelle regioni di insediamento delle minoranze etniche del paese. La nuova legge prevede che entro l&#8217;11 marzo 2019 i piccoli agricoltori debbano registrare presso le autorità<br />
competenti le richieste di usufrutto dei terreni che posseggono da generazioni. Per chi non registra la propria richiesta sono previsti l&#8217;esproprio e fino a due anni di carcere tramutabili in pena pecuniaria.<br />
La registrazione però non garantisce la proprietà ma semplicemente permette l&#8217;usufrutto dei terreni per 30 anni.</p>
<p>Evidentemente la nuova legge disattende i diritti tradizionali di proprietà delle minoranze, non tiene conto del tradizionale usufrutto comunitario della terra da parte delle comunità indigene né considera la situazione dei profughi che, vista la loro peculiare situazione, non hanno la possibilità di registrare le loro richieste. La nuova legge<br />
penalizza infatti in primo luogo i profughi, costretti a fuggire dalle violenze, che non potendo registrare le richieste sul proprio territorio, perdono qualsiasi possibilità di tornare a casa, sia per la perdita della propria terra sia per il fatto che la mancata<br />
registrazione criminalizza le persone e comporta il rischio dell&#8217;incarceramento.</p>
<p>Attualmente almeno 106.000 piccoli agricoltori degli stati federali di Shan e di Kachin sono in fuga. Altre 100.000 persone appartenenti a diverse minoranze vivono in campi profughi in Thailandia. Nello stato federale di Rakhine 128.000 persone sono profughe interne mentre ulteriori 750.000 Rohingya hanno cercato protezione in Bangladesh. Lo<br />
scorso 25 gennaio 2019 Yanghee Lee, incaricata dell&#8217;ONU per i diritti umani in Birmania, ha ufficialmente protestato contro la nuova legge che, dichiara Lee, di fatto espropria i profughi della loro proprietà e dei loro diritti.</p>
<p>Ma a subire le conseguenze della nuova legge saranno anche milioni di piccoli agricoltori che si vedranno sottrarre la loro base esistenziale. Chi infatti decide di far registrare la sua richiesta rinuncia automaticamente alla proprietà della terra dovendosi accontentare<br />
dell&#8217;usufrutto per 30 anni, e chi invece decide di ignorare la legge viene criminalizzato e perde comunque la sua terra. Per milioni di piccoli agricoltori la nuova legge viene percepita come una dichiarazione di guerra alle minoranze etniche del paese nonché come il tentativo di un lento e strisciante furto delle loro terre. Infatti,<br />
l&#8217;82% dei terreni il cui uso dovrebbe essere regolamentato dalla nuova legge si trova nelle regioni di insediamento delle minoranze e sarebbero principalmente loro a perdere i propri diritti e la loro base esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12174" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/esterne090807250905081013_big1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>L&#8217;organizzazione Chin Land Affairs Network ha già precisato che le comunità indigene dei Chin sono tradizionalmente proprietari di tutto il territorio del loro stato federale e che questi diritti non possono essere messi in discussione da una legge. Il sospetto delle<br />
organizzazioni indigene e per i diritti umani è che la legge abbia lo scopo di facilitare l&#8217;accesso e l&#8217;usufrutto della terra a investitori privati sia stranieri sia interni. Infine la nuova legge rischia di minare qualsiasi tentativo di dialogo per il raggiungimento di una pace duratura in regioni che da 70 anni sono scenari di repressione e conflitti armati. Ciò determinerebbe anche il definitivo fallimento della politica della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi che aveva dichiarato che la ricerca di pace sarebbe stato il compito centrale del suo mandato.</p>
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		<title>Festival della Fotografia etica. La crisi dei Rohingya</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2018 14:50:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Rohingya, una minoranza etnica di origine islamica, tanto discriminata che si può parlare di genocidio. In realtà pochi ne parlano. La stampa se ne è occupata un po&#8217; di più perché di recente&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Rohingya, una minoranza etnica di origine islamica, tanto discriminata che si può parlare di genocidio. In realtà pochi ne parlano. La stampa se ne è occupata un po&#8217; di più perché di recente sono stati perseguitati nel Myanmar, in particolare nell&#8217;area occidentale del Rakhine, dove rivendicano la loro appartenenza alle popolazioni indigene. La sorte dei rohingya è strettamente legata a quella di Aung San Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, vincitrice del premio Nobel nel 1991 per la sua lotta contro i militari. Oggi, però, Amnesty International revoca il premio di &#8220;Ambasciatrice della coscienza&#8221; alla donna-leader considerando il mancato intervento nella situazione della minoranza religiosa in questione come un &#8220;tradimento&#8221; perché &#8220;non ha usato la sua autorità politica e morale per salvaguardare i diritti umani, la giustizia e l&#8217;uguaglianza in Myanmar&#8221;.</p>
<p>Noi, oggi, vogliamo riprendere l&#8217;argomento con una parte di un reportage presentato all&#8217;ultima edizione del Festival della Fotografia Etica (Lodi, 7-28 ottobre 2018).</p>
<p>Il reportage è di Paula Bronstein e si intitola &#8220;Apolidi, abbandonati e indesiderati: la crisi dei Rohingya&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11672" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1152" height="864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" 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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crisi Rohingya: discorso deludente del Premio Nobel per la Pace</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 06:50:53 +0000</pubDate>
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Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera di Stato della Birmania Aung San Suu Kyi non aiuterà a fermare l&#8217;esodo dei musulmani Rohingya dal paese. Il premio Nobel per la Pace ha evitato un affronto alla comunità internazionale condannando tutte le violazioni dei diritti umani. Ma con le sue dichiarazioni che hanno banalizzato e ridimensionato la situazione dei Rohingya non ha certo creato un clima di fiducia da parte della minoranza perseguitata, provocando solo incomprensione e disapprovazione.</p>
<p>Questo discorso può aver soddisfatto i diplomatici, perché conteneva tutti i luoghi comuni e le generiche argomentazioni sui diritti umani. Per noi attivisti per i diritti umani, però, il discorso era una presa in giro perché non ha tenuto assolutamente conto della gravità della situazione per i Rohingya oltre a non lasciar intravedere alcuna soluzione politica al conflitto. Dal 25 agosto 2017 circa 440.000 persone sono fuggite dalla violenza nello stato di Rakhine, tra cui anche circa 30.000 Rakhine buddisti e indù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9460" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>Aung San Suu Kyi aveva sottolineato nel suo discorso che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani sarebbero stati chiamati a rispondere dei propri crimini, indipendentemente dalla loro religione e origine etnica. Tuttavia il Premio Nobel per la Pace ha evitato di parlare delle responsabilità dell&#8217;esercito, che è responsabile, secondo tutti i racconti dei testimoni oculari, della maggior parte delle violazioni dei diritti umani. Se i militari non saranno puniti per la loro politica della terra bruciata, non ci potrà essere pace duratura e riconciliazione nello Stato di Rakhine.</p>
<p>Per l&#8217;APM l&#8217;affermazione di Aung San Suu Kyi secondo cui la maggior parte della Rohingya non sia fuggita è &#8220;ignorante e grossolanamente banale&#8221;. Solo nelle ultime tre settimane più di un terzo di questa popolazione è fuggita dalle proprie case: per questo ci devono essere ragioni particolarmente gravi. Se il premio Nobel per la Pace non vuole comprendere quali fattori abbiano scatenato questo esodo di massa, allora probabilmente soffre di un distacco dalla realtà.</p>
<p>L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha anche accusato la Consigliera di Stato di non assumersi le proprie responsabilità per l&#8217;escalation della crisi dei Rohingya. Aung San Suu Kyi è stata il Premier de facto della Birmania per un anno e mezzo. In tutto questo tempo non ha fatto nulla per porre fine all&#8217;esclusione modello apartheid e alla discriminazione dei Rohingya e per promuovere la riconciliazione tra i buddisti e la minoranza musulmana.</p>
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		<title>Myanmar (Birmania): Unione Europea e Usa falliscono nel conflitto Rohingya</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 11:21:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9353" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="350" height="250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/rohingya-no-buddisti-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato l&#8217;Unione Europea e gli USA di aver contribuito con il loro silenzio alla grave crisi umanitaria di cui sono vittime i Rohingya in Birmania. L&#8217;esodo di massa di oltre 90.000 persone che scappano dalla Birmania è estremamente grave ed è molto pericoloso lasciare che questa crisi umanitaria venga strumentalizzata dal dittatore ceceno Ramzan Kadyrov, dal presidente turco Recep Erdogan o ancora dai talebani afghani. L&#8217;APM si appella all&#8217;UE e agli USA affinché finalmente pretendano dalla Birmania il rispetto dei diritti umani dei Rohingya e chiede alla ministra degli esteri europea Federica Mogherini che si impegni maggiormente per le persone perseguitate in Birmania.</p>
<p>Il tutto mondo milioni di persone di fede islamica stanno protestando affinché si ponga fine alle persecuzioni dei Rohingya nel paese asiatico mentre l&#8217;Europa e gli USA, con il loro silenzio, permettono che si crei l&#8217;impressione estremamente pericolosa che i diritti umani non sono universalmente validi.</p>
<p>Mentre la ministra Mogherini e i ministri degli esteri dei singoli paesi europei tacciono sulle persecuzioni, le torture e le uccisioni dei Rohingya in Birmania, il dittatore ceceno Ramzan Kadyrov ha radunato nella capitale cecena Grosny più di un milione di persone per manifestare contro le persecuzioni dei Rohingya. Manifestazioni per protestare contro la violenza in atto in Birmania si sono svolte anche in Indonesia, Malesia, Pakistan e in molti altri paesi a maggioranza musulmana. L&#8217;Europa con il suo immobilismo intanto perde sempre più credibilità nei confronti dei credenti musulmani in tutto il mondo e rende possibile che il cosiddetto conflitto Rohingya e la sofferenza di centinaia di migliaia di persone possano essere usati come pedine in un gioco di potere in corso nel paese asiatico. In considerazione dell&#8217;ampio movimento di protesta in corso, i governi di molti paesi musulmani hanno deciso di denunciare le persecuzioni dei Rohingya nella prossima assemblea plenaria delle Nazioni Unite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9354" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="675" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/myanmar-rohingya-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, solamente la pressione internazionale può porre fine alle uccisioni e alla spirale di violenza in corso in Birmania. Le dichiarazioni di alcuni stretti collaboratori della leader e politica birmana Aung San Suu Kyi, secondo cui i Rohingya stessi danno fuoco alle proprie case per poter accusare l&#8217;esercito di violenza, sono semplicemente assurde e sconcertanti. Permettere la messa in fuga e le persecuzioni dei Rohingya in Birmania significa anche sostenere la politica e i piani dei gruppi buddisti estremisti che da anni tentano di espellere la minoranza dei Rohingya dal paese.</p>
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		<title>VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI: una promozione speciale per voi !</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2015 14:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; SCARICA IL PDF&#160;CON LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO E LA PROMOZIONE RISERVATA &#160; &#160; Dal 3 al 12 marzo avremo ospite nel nostro teatro lo spettacolo&#160;&#8220;VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI”&#160;della compagnia&#160;Teatro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<a href="https://drive.google.com/file/d/0B5OywtprZA1vbEtBeTRxT0twZXBxNm9ROVVjRTlnbVNoemJ3/view?usp=sharing&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">SCARICA IL PDF&nbsp;CON LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO E LA PROMOZIONE RISERVATA</a></div>
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Dal 3 al 12 marzo avremo ospite nel nostro teatro lo spettacolo&nbsp;<a href="http://www.elfo.org/media/photogalleries/20142015/vitaagliarrestidiaungsansuukyi/elfo.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI”&nbsp;</a>della compagnia&nbsp;<b>Teatro delle Albe – Ravenna Teatro</b>.</div>
<div style="text-align: center;">
Dopo&nbsp;Pantani&nbsp;(Premio Ubu per la drammaturgia 2013), il Teatro delle Albe guarda a oriente per raccontare la vita di Aung San Suu Kyi.</div>
<div style="text-align: center;">
La scrittura di <b>Marco Martinelli</b> partirà dalla figura di questa donna mite e determinata, interpretata da <b>Ermanna Montanari</b> (premio Eleonora Duse 2013), per allargarsi a una riflessione sul mondo contemporaneo:</div>
<div style="text-align: center;">
Cosa intendiamo per “bene comune”? Per “democrazia”? Cosa significano parole come “verità e giustizia”? Ha senso usare queste parole, e come?</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="text-align: center;">
Teatro Elfo Puccini<br />Corso Buenos Aires, 33</div>
<div style="text-align: center;">
<a href="http://www.elfo.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.elfo.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br />20124 Milano</div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/Aung-San-Suu-kyi-newsletter-promo1-1-723x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/Aung-San-Suu-kyi-newsletter-promo1-1-723x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="640" width="452" /></a></div>
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<p></p>
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		<title>Aung San Suu Kyi e il premio in ritardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2013 05:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Aung San Suu Kyi]]></category>
		<category><![CDATA[Birmania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 1990: la leader dell&#8217;opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, si trovava agli arresti domiciliari a causa della dittatura militare, ma continuava la sua lotta per i diritti umani e per la democrazia.&#46;&#46;&#46;</p>
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</div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Aung-san-su-ki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/Aung-san-su-ki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="180" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Era il<br />
1990: la leader dell&#8217;opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, si<br />
trovava agli arresti domiciliari a causa della dittatura militare, ma<br />
continuava la sua lotta per i diritti umani e per la democrazia. Una<br />
detenzione che è durata quindici anni.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel &#8217;90<br />
le viene assegnato il premio Sakharov per la Libertà di Pensiero e,<br />
l&#8217;anno dopo, il Nobel per la Pace.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
2013, a 68 anni e con un fiore giallo tra i capelli, l&#8217;attivista ha<br />
potuto finalmente ricevere il primo riconoscimento direttamente dalle<br />
mani del presidente dell&#8217;Europarlmento, Martin Schultz.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tanta<br />
commozione e un lungo applauso hanno accompagnato questo giorno<br />
importante che ha segnato l&#8217;inizio di un percorso in Europa. Il<br />
viaggio di Aung San Suu Kyi si pone l&#8217;obiettivo di chiedere una nuova<br />
Costituzione per il Myanmar perchè quella attuale attribuisce il 25%<br />
dei seggi nelle assemblee ai militari e rappresenta un ostacolo per<br />
la candidatura della stessa attivista alle prossime elezioni<br />
presidenziali, nel 2015.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Appoggiata<br />
dal suo partito, la National League for Democracy, San Suu Kyi chiede<br />
“il diritto ad esistere in base alla propria coscienza”. La<br />
leader democratica ha, infatti, puntualizzato: “ La nostra gente<br />
sta solamente iniziando ad imparare che la libertà di pensiero è<br />
possibile. Ma vogliamo che diventi una certezza la necessità di<br />
preservare il diritto a un credo libero e a una vita in pieno accordo<br />
con la propria coscienza”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Importanti<br />
anche le sue parole riguardo alla principio di libertà e, in<br />
particolare, ancora sulla libertà di pensiero: “ La libertà di<br />
pensiero inizia con il diritto di fare domande. A molti dei nostri<br />
cittadini, tra i tanti che sono stati arrestati con cadenza<br />
quotidiana, abbiamo dovuto insegnare a chiedere a coloro che andavano<br />
a metterli in manette: Perchè?&#8230;La libertà di pensiero è<br />
essenziale per il progresso umano, se interrompiamo la libertà di<br />
pensiero interromperemo anche il progresso del nostro mondo&#8230;<i>Perchè<br />
</i>è<br />
una delle parole più importanti in ogni lingua. E&#8217; importante che<br />
lavoriamo sulle imperfezioni delle nostre società, che lavoriamo<br />
sulle leggi che ci colpiscono come esseri umani, sulle leggi che<br />
erodono le fondamenta della dignità umana. E questo perchè la<br />
nostra ricerca della democrazia non è terminata”.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
A<br />
proposito di leggi che ostacolano la candidatura alla presidenza<br />
democratica del Paese: la Costituzione attuale vieta ad un birmano<br />
sposato ad uno straniero di occupare la Presidenza dello Stato: il<br />
marito di Aung San Suu Kyi, oggi scomparso, era di nazionalità<br />
britannica, come lo sono i figli. Anche per loro continuerà la<br />
battaglia, come donna, come moglie, come madre e come cittadina.
</div>
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