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	<title>autodeterminazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Don&#8217;t worry, be Happy: lo sport come diritto ACCESSIBILE per tutt*</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 07:39:03 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="429" height="430" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17686" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 429w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>Come molti di voi sapranno in questi giorni si stanno svolgendo le Paralimpiadi a Parigi, una bellissima occasione per parlare di Diritto allo sport e di sport accessibile. Lo faremo attraverso questa testimonianza/intervista ad Allegra Magenta una ragazza con disabilità motoria acquisita che ha trovato nello sport accessibile un modo per autodeterminarsi e per accrescere l&#8217;autonomia continuando a seguire le proprie passioni.</p>



<p>Vuoi presentarti?<br>Mio papà ha scelto di chiamarmi Allegra dopo avermi visto nascere, pare che già ridessi molto e devo dire che è un nome che mi piace e che mi si addice. Nel mondo sportivo mi chiamano tutti &#8220;Happy&#8221; perché le straniere australiane e americane non riuscivano a pronunciare bene il mio nome. Ho da sempre praticato sport e avendo due fratelli maschi sono sempre stata molto competitiva e grazie allo sport paraolimpico, anche dopo un grave incidente, ho potuto riprovare l’adrenalina competitiva.</p>



<p>Come è nata la tua passione per lo sport?<br>È nata grazie alla possibilità avuta da piccola di provarne molti tra cui: nuoto, judo, tennis per poi innamorarmi del softball (baseball femminile) e poi post incidente: scherma e del tennistavolo.<br>Credo proprio di potermi appassionare di qualunque sport, ricordo che appena dopo il mio incidente potevo solo muovere la testa e con collare e corsetto in carrozzina mi sono allenata con la cerbottana ed ero felice.</p>



<p>C&#8217;è stato qualcuno (tra i familiari, o qualche associazione sportiva) che ti ha sostenuto in questa tua passione?<br>Nel mondo del softball sicuramente il BSC Legnano dove ho giocato e nel 2007 vinto con la mia squadra lo scudetto italiano, la Coppa Italia e la Coppa delle coppe. Post incidente sicuramente la società di scherma a Niguarda creata dalla maestra Carolina Gambirasio e poi la mia attuale società di tennistavolo Nerviano.</p>



<p>Ricordi il momento in cui hai deciso di fare sport a livello agonistico e quali sono state le motivazioni ?<br>Inizialmente hanno creduto in me e mi hanno selezionato gli allenatori di softball, ma già all ascuola elementare,quando praticavo judo, il mio maestro voleva farmi gareggiare perché notava lo spirito agonistico. Ammetto che per la mia ottica fare sport ha senso per prepararsi al meglio e poi gareggiare; solo in gara infatti si valuta il livello di preparazione fisica e mentale e ci si confronta con avversari: sia vincendo sia perdendo si impara e si cresce sempre.</p>



<p>So che ti sei cimentata in più di uno sport, puoi raccontare le tue scelte?<br>Prima di tutto ho scelto la scherma perché durante il mio ricovero presso l’Unità spinale di Niguarda c’era la possibilità di provare e già da ricoverata andavo a curiosare in palestra. Dopo cinque anni ho capito che, anche se molto affascinante e divertente, è anche tanto asimmetrico dato che gli affondi vengono fatti lateralmente e per il mio fisico iniziava ad essere faticoso e sconsigliato. La seconda e per ora definitiva scelta è andata sul tennistavolo: è uno sport più corretto per il mio fisico (lesione midollare alta e amputazione al braccio destro) e mi permette di allenarmi più ore e performare con più facilità e poi si può gareggiare nel campionato dei normodotati perchè le regole e i materiali sono gli stessi: quindi la sfida è ancora più stimolante!</p>



<p>Che rapporto hai con la competizione?<br>Di dipendenza direi. Mi piace essenzialmente la sensazione di mettermi alla prova e imparare e quindi conoscere meglio il mio corpo e la mia mente per migliorarmi.</p>



<p>Puoi raccontarci cosa ti ha portato a partecipare alle Olimpiadi di Rio come volontaria?<br>È stata un’esperienza unica, sono molto felice di aver partecipato anche perché credo che fossi l’unica volontaria con disabilità che ha attraversato l’oceano per fare servizio all’interno del villaggio olimpico. Sembrava di essere in un sogno ogni giorno. Lo consiglio a chiunque di fare domanda e provare questa esperienza; inoltre farlo in Brasile con lo spirito carioca è stato esaltante! Tra le esperienze più belle.</p>



<p>Cosa ricordi di quella meravigliosa esperienza, che emozioni e sensazioni hai provato e cosa ti ha insegnato?</p>



<p>Ricordo con i cuoricini agli occhi il gruppo di volontari con cui ho lavorato composto da una cinese, un americano, un inglese, un brasiliano e il responsabile dello Zimbabwe. Insomma un&#8217;esperienza internazionale e tanto stimolante.</p>



<p>Quale è secondo te il valore più importante che lo sport trasmette?</p>



<p>Rispetto nei confronti di avversari, arbitri,  e delle regole del gioco.</p>



<p>Il tuo motto? Se ne hai uno&#8230;</p>



<p>Beh, &#8220;Don’t worry be Happy&#8221; mi piace molto ed è coerente con il mio soprannome da atleta.</p>



<p>Cosa ti aspetti per il tuo futuro sportivo?</p>



<p>Di trovare il modo di allenarmi in modo costante, fare più gare possibili e mettere un po’ di soldi da parte per poter iscrivermi a tanti tornei internazionali e scalare il ranking mondiale. Il mio sogno è sicuramente quello di esserci come atleta italiana nelle prossime paraolimpiadi.</p>



<p>Quest&#8217; intervista ci dimostra che, credendo nelle proprie capacità, con costanza e determinazione, si può trovare sempre un&#8217;alternativa, una possibilità per continuare a coltivare le proprie aspirazioni!</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17687" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il MIX è già tornato</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 07:59:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Giugno non è solo mese di Pride, ma quest&#8217;anno è anche il mese di un altro evento che coinvolge da<br>36 anni la comunità LGBTQ+ milanese e non solo: Il Festival Mix.<br>Il Mix è un Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e di cultura queer che porta in scena i migliori film indipendenti, gay, lesbici, trans e queer.<br>La sua sede storica è Il Piccolo di Milano e  l&#8217;edizione di quest&#8217;anno si svolge da oggi a domenica 19 giugno. La madrina del 2022 è Mina Welby, un&#8217;altra grande personalità dopo Liliana Segre, moglie di Piergiorgio Welby e attivista per la possibilità di effettuare l&#8217;eutanasia in Italia.<br>Una delle novità di quest&#8217;anno sta nel luogo in cui la manifestazione si svolge. Sono previste ben tre location: il Teatro Strehler di Largo Greppi, la Casa degli Artisti in Corso Garibladi e il CAM di Via Strehler. E&#8217; possibile guardare alcuni film, come lo scorso anno, scaricando la app Nexo+.<br>E&#8217; possibile effettuare il tesseramento attraverso il sito dedicato: https://mixfestival.eu/tesseramento/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Il sito, oltre al tesseramento, permette anche di conoscere un po&#8217; la storia di questo appuntamento che, per la prima volta, si sposta da Settembre a Giugno. e nella sezione dedicata a quest&#8217;edizione ci mostra che non ci sono solo proiezioni di film, ma anche, incontri, musica e show vari.<br>Cliccando “Sostienici” è&#8217; possibile vedere come sostenere l&#8217;evento che richiede uno sforzo notevole da parte degli organizzatori.</p>



<p><br>Passiamo ora ad alcune delle proposte cinematografiche dell&#8217;iniziativa. Il documentario “Soy Niño” ci mostra cosa vuol dire fare i conti con un percorso di transizione per un adolescente in Cile.<br>Nel lungometraggio “Concerned Citizen” si parla di GPA (Gestazione Per Altri, che riguarda il tema controverso della maternità surrogata), ma anche di multiculturalismo. Spesso, come ho avuto di notare lo scorso anno, le tematiche LGBTQ+ s&#8217;intrecciano con quelle dell&#8217;identità non solo sessuale, ma anche culturale. In “Nico”, a conferma di quanto appena scritto, una delle protagoniste è proprio un&#8217;immigrata irregolare.<br>“Shall I Compare You to a Summer&#8217;s Day” è, invece, un musical che vuole offrire una visione alternativa dei gay nei Paesi arabi e per gli amanti del dramma si consigliano i titoli “Deserto particular” e la pellicola che chiude il<br>Mix, “All Our Fears”.<br>Questa veloce carrellata termina con “Popora”, un documentario dedicato alla leader del MIT (Movimento Identità Trans) Porpora Marcasciano.<br>Altri nomi illustri presenti, oltre alla Welby e alla Marcasciano, sono quelli di Jonathan Bazzi, Ivana Vamp e Arisa. </p>



<p>Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per un MIX favoloso!</p>
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		<title>Russia-Ucraina: è guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 08:55:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Poco, anzi nulla abbiamo imparato dal passato. Abbiamo sperato nelle sanzioni e nella diplomazia (e ancora vogliamo farlo), ma i nazionalismi e la sete di potere hanno dato l&#8217;avvio ad una guerra che la società civile ripudia, in Ucraina come in Russia. L&#8217;Occidente cosa farà? Quell&#8217;Occidente piegato alla politica imperialista di Vladimir Putin e al ricatto per l&#8217;approvvigionamento di gas&#8230;?</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e, come siamo cert*, tanti cittadini milanesi, scenderemo in piazza. </p>



<p>L&#8217;appuntamento è per stasera, 24 febbraio, alle ore 18 in Piazza della Scala. </p>



<p></p>



<p>Oppure: sabato 26 febbraio, alle ore 15 in Piazza Cairoli, Milano. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="537" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1024x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16143" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1024x537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue-1536x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/gue.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Minoranze europee: una risposta disastrosa da parte UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2021 08:10:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea respinge con parole prive di contenuto unainiziativa popolare di successo L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica profondamente della decisione della Commissione UE di affondare l&#8217;iniziativa popolare &#8220;Minority Safepack (MSPI)&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>La Commissione europea respinge con parole prive di contenuto una<br>iniziativa popolare di successo</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica profondamente della decisione della Commissione UE di affondare l&#8217;iniziativa popolare &#8220;Minority Safepack (MSPI)&#8221; per un pacchetto minoranze a livello UE. Il messaggio inequivocabile è uno schiaffo in faccia alle minoranze culturali, religiose, linguistiche e nazionali. Con il rinvio, l&#8217;UE si è dichiarata non competente per l&#8217;attuazione dei diritti delle minoranze.<br>Questo contraddice le decisioni della Corte di giustizia europea, i trattati dell&#8217;Unione che prevedono la regolamentazione delle questioni delle minoranze e la Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;UE. Il rifiuto di questa iniziativa popolare di successo con più di un milione di firme in sette Stati membri è anche una decisione contro la partecipazione dei cittadini dell&#8217;Unione.</p>



<p>Il Segretariato generale della Commissione, a nome della presidente von der Leyen, risponde alla dichiarazione della GfbV-international in modo ironico fino al cinismo. Da un lato, la Commissione sottolinea il suo impegno a rispettare i diritti delle persone appartenenti a minoranze e la diversità culturale e linguistica. Dall&#8217;altra parte, la Commissione afferma di aver già preso delle misure. Pertanto, la Commissione ha sufficientemente adempiuto ai suoi obblighi.</p>



<p>Una dichiarazione distaccata dalla realtà delle minoranze. La Fedaral Union of European Nationalities (FUEN) ha lanciato la sua iniziativa dei cittadini &#8220;Minority Safepack (MSPI)&#8221; per un bisogno politico di fermare la morte delle lingue e delle culture minoritarie. Secondo lo studio &#8220;euromosaic&#8221; della Commissione europea del 1996, delle 48 lingue minoritarie nell&#8217;area dell&#8217;UE, 23 hanno solo una vitalità &#8220;limitata&#8221; o &#8220;nulla&#8221;. Altre dodici lingue minoritarie sono classificate come &#8220;in<br>pericolo&#8221;. Dalla pubblicazione dello studio, poco è stato fatto per combattere l&#8217;estinzione delle lingue maggiormente in pericolo.</p>



<p>La decisione della Commissione europea ha scavalcato l&#8217;istituzione dell&#8217;UE che ha la più alta legittimità democratica, cioè il Parlamento europeo, che è eletto direttamente dai cittadini. Una grande maggioranza di deputati ha votato a favore dell&#8217;iniziativa a favore delle minoranze dopo un&#8217;audizione parlamentare sull&#8217;iniziativa dei cittadini.<br>Ciononostante, la Commissione ha deciso di non farlo.</p>



<p>Il rifiuto dell&#8217;iniziativa dei cittadini da parte della Commissione europea contribuirà anche a rafforzare i movimenti di autodeterminazione in Catalogna, nei Paesi Baschi, in Corsica o tra gli ungheresi della Transilvania rumena. La risposta della Commissione finisce per incoraggiare i disordini nelle regioni delle minoranze linguistiche e nazionali. Con il suo atteggiamento, la Commissione UE si è fatta custode degli interessi dello stato nazionale. L&#8217;impegno per la diversità culturale e linguistica si rivela essere una mera accozzaglia di belle parole. Un&#8217;occasione persa su tutta la linea.</p>
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		<title>Artsakh in pericolo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 07:30:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Azerbaigian e Turchia stanno combattendo una guerra sporca &#160;Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia. Gli abitanti della Repubblica d&#8217;Armenia e della regione di Artsakh (Nagorno-Karabakh) in Azerbaigian sono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dai&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Azerbaigian e Turchia stanno combattendo una guerra sporca</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/uI6kYIxyZRp42uBP7zXViNa-fuWdvO87HqwRpnQy9YKzAQVuZanf-cURgc-tOSdcBsBmptmvhNpZcy8lNdVxYXvRYhhmyg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200929nagorno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia." width="425" height="277">&nbsp;Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia.</p>



<p>Gli abitanti della Repubblica d&#8217;Armenia e della regione di Artsakh (Nagorno-Karabakh) in Azerbaigian sono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dai Giovani turchi contro gli Armeni. Durante la Prima guerra mondiale, i nazionalisti turchi e i loro complici curdi hanno commesso il primo genocidio sistematico del XX secolo. Da allora, non ci sono quasi più Armeni in Turchia e nell&#8217;odierna Turchia islamista rappresentano una sparuta minoranza. Ora proprio la Turchia minaccia la regione di Artsakh, enclave armena nella Repubblica islamica dell&#8217;Azerbaigian. Una continuazione del genocidio dei giovani turchi? Ma cosa c&#8217;é dietro il conflitto in Artsakh? Tessa Hofmann, sociologa tedesca e collaboratrice di lunga data della GfbV, scrive a questo proposito:<br><br>Nel Karabakh &#8211; Artsakh in armeno &#8211; non sono due gli Stati che combattono tra loro, ma uno dei contendenti è una regione che si batte per la conservazione della propria indipendenza. Si tratta dell&#8217;incompatibilità di due principi del diritto internazionale: il diritto nazionale all&#8217;autodeterminazione e la tutela dell&#8217;integrità territoriale. Ma le rivendicazioni dello Stato dell&#8217;Azerbaigian nei confronti del Karabakh, risalenti al 1918, sono giustificate dalla storia e dal diritto internazionale?<br><br>Il conflitto in realtà non è nato 32 anni fa, ma dopo la prima guerra mondiale, quando la Conferenza di pace di Parigi non ha voluto impegnarsi in modo permanente nel Karabakh. Tra il dicembre 1920 e il giugno 1921, il potere sovietico promise inizialmente all&#8217;Armenia sovietica le regioni del Nakhichevan e del Karabakh, quest&#8217;ultima popolata per oltre il 90% da Armeni. Poi, su insistenza della nascente Turchia kemalista, nel luglio 1921 Mosca concesse entrambe le regioni all&#8217;Azerbaigian. Per decenni gli armeni del Karabakh, separati dall&#8217;Armenia, hanno manifestato una forte volontà di riunirsi, cosa che durante il periodo della riforma del 1988 ha portato alla nascita di un movimento di massa con lo slogan &#8220;Miazum!&#8221; (&#8220;Unificazione!&#8221;). Ma la richiesta del Soviet Supremo del Nagorno-Karabakh di essere separato dall&#8217;Azerbaigian e annesso all&#8217;Armenia non fu accolta.<br><br>Quando il Karabakh si staccò dall&#8217;Azerbaigian nel settembre 1991, questo reagì con un tentativo di riconquista militare. Il conflitto non è mai stato pacificato. Questa guerra non dichiarata è costata la vita a 40.000 persone, 23.000 delle quali Armeni, per lo più civili. Dal 2012 l&#8217;Azerbaigian, sostenuto dal regime di Erdogan, ha ripetuto i suoi tentativi di riconquista. A differenza della Turchia, che ha riconosciuto Cipro del Nord come Stato, l&#8217;Armenia non ha ancora osato riconoscere la Repubblica di Artsakh, figuriamoci unirsi ad essa.</p>
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		<title>Aborto. Relazione al Parlamento</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:15:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ASS.COSCIONI E AMICA: “Situazione peggiorata: garantire contraccezione, day hospital e i servizi previsti dalla legge 194” Il Ministero della Salute ha depositato lo scorso 9 giugno, la Relazione 2019 sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, che&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p><strong>ASS.COSCIONI E AMICA: “Situazione peggiorata: garantire contraccezione, day hospital e i servizi previsti dalla legge 194”</strong></p>



<p>Il Ministero della Salute ha depositato lo scorso 9 giugno, la Relazione 2019 sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, che riporta i dati 2018.</p>



<p>Lo scorso gennaio la senatrice Emma Bonino, con una interrogazione al Ministro della salute Speranza, aveva anche evidenziato che l’ultima Relazione presentata al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 faceva riferimento ai dati relativi al 2017.</p>



<p><em>“Cambiano i Ministri e le maggioranze ma in materia di applicazione della legge 194 resta tutto immutato, anzi lo spiacevole ’caso Umbria’ di questi giorni testimonia una situazione addirittura peggiorata &#8211;&nbsp;</em>dichiarano&nbsp;<strong>Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,</strong>&nbsp;<strong>Mirella Parachini, ginecologa e Vice Segretario ass. Luca Coscioni e Anna Pompili (ginecologa di AMICA, Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)</strong>&nbsp;&#8211;<em>&nbsp;I mesi di ritardo portano a commentare dati ed evidenze risalenti a un anno e mezzo fa.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“La relazione del Ministro attribuisce, almeno in parte, il calo delle IVG alla maggiore diffusione dell’uso dei contraccettivi di emergenza tra le donne maggiorenni, per le quali è stato eliminato l’obbligo di prescrizione medica; ci sembra dunque necessario facilitarne l’accesso anche per le minorenni, ad esempio dispensando tali contraccettivi gratuitamente nei consultori. L’aborto farmacologico costituisce il 20,8% del totale delle IVG; questa bassa percentuale evidenzia una limitazione della possibilità di accesso alla IVG medica, ancora fortemente limitata dall’obbligo di ricovero in regime ordinario previsto dalle linee di indirizzo ministeriali del 2010. E’ necessario rivedere tali linee di indirizzo, estendendo la applicabilità della procedura farmacologica da 7 a 9 settimane e garantendo l’appropriatezza delle procedure, con&nbsp; il regime di ricovero in day hospital e il regime ambulatoriale”.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“Facilitare l’accesso alla IVG farmacologica &#8211;&nbsp;</em>concludono&nbsp;<em>&#8211; minimizzerebbe</em>&nbsp;<em>l’impatto dell’obiezione di coscienza, che limita pesantemente, con il 69% di ginecologi obiettori, i diritti delle donne.Nel complesso in questa relazione emerge che se le regioni hanno un potere in ambito di sanità e nel caso specifico per l’applicazione della 194, di fatto prevalgono azioni che rendono il percorso per l’IVG molto difficoltoso.</em>&nbsp;<em>Chiediamo al Ministro della salute Speranza di esercitare i poteri del suo mandato per garantire la piena applicazione della legge 194, anche con verifiche nei confronti delle regioni. Crediamo che, oltre al Consiglio Superiore di Sanità, egli debba consultare anche gli operatori e le società scientifiche, che ben conoscono le criticità da superare in questo settore per garantire alle donne un diritto costantemente in pericolo”</em></p>



<p><strong>APPROFONDIMENTO IN PILLOLE&nbsp;</strong></p>



<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>La riduzione del numero di IVG,</strong>&nbsp;che per il quinto anno consecutivo sono risultate inferiori alle 100.000 (76.328 nel 2018). Questa rilevazione impone almeno due puntualizzazioni:</p>



<p>a. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si attribuisce un ruolo fondamentale nella riduzione degli aborti alla maggiore diffusione del ricorso alla&nbsp;<strong>contraccezione di emergenza</strong>, verificatasi dopo l’abolizione dell’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, con un’impennata delle vendite delle pillole a base di ulipristal acetato (pillola dei 5 giorni dopo) e di levonorgestrel (pillola del giorno dopo).&nbsp;Sarebbe logico trarre da questa osservazione l’impegno a facilitare l’accesso a tale contraccezione anche alle minorenni, magari attraverso la dispensazione gratuita nei consultori.</p>



<p>b. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si tocca il tema della&nbsp;<strong>abortività al di fuori della legge</strong>, la cosiddetta “abortività clandestina”. La relazione riferisce una sostanziale stabilità del fenomeno, che si attesterebbe attorno ai 10.000-13.000 aborti clandestini. Purtroppo, la stabilità del dato, a fronte di una costante diminuzione degli aborti legali, indica invece un maggior ricorso percentuale a procedure illegali. Vi è peraltro il sospetto che il fenomeno sia fortemente sottostimato, per la maggiore difficoltà ad individuare gli aborti clandestini precoci eseguiti con farmaci ormai facilmente reperibili e che non danno complicazioni importanti. Dovremmo dunque guardare a questa “stabilità” del fenomeno (o più correttamente del numero) degli aborti clandestini come indice dell’esistenza, ancora, di ostacoli importanti all’accesso all’interruzione di gravidanza, soprattutto in alcune aree del paese</p>



<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>Le IVG farmacologiche:&nbsp;</strong>nel 2018 sono state il 20,8% del totale, con un lieve incremento rispetto al 17,8% del 2017, un dato bassissimo se confrontato con le percentuali dei paesi scandinavi, prossime al 100%, ma anche quelle della Francia, della Svizzera, del Regno Unito o del Portogallo, che si aggirano tra il 70 e l’80%.&nbsp;</p>



<p>Questa bassa percentuale rispecchia la difficoltà di accesso alla metodica, legata all’adozione del regime di ricovero ordinario raccomandato da linee di indirizzo ministeriali antiscientifiche e anacronistiche già nel 2010, quando furono emanate. L’alta percentuale di donne che ricorrono alla dimissione volontaria dove vige il regime di ricovero ordinario, la bassissima percentuale di complicazioni nelle regioni che hanno adottato il regime di Day Hospital, nonché l’esperienza più che trentennale dei paesi che adottano il regime ambulatoriale, evidenziano l’inappropriatezza di linee di indirizzo che devono essere cambiate. Alla luce dell’ingiustificato ritorno indietro della Regione Umbria, apprezziamo quindi la richiesta di un nuovo parere posta dal Ministro al CSS. Non vi è dubbio che la deospedalizzazione della procedura, oltre a ridurre costi ingiustificati, permetterebbe di minimizzare le enormi differenze regionali che la relazione registra rispetto all’accesso alla procedura farmacologica.</p>



<p>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;L’obiezione di coscienza</strong>: si evidenziano percentuali elevate per tutte le categorie, in particolare tra i ginecologi (69% rispetto al 68,4% del 2017).&nbsp;Sottolineiamo come il parametro del numero di procedure effettuate non rispecchi affatto il reale carico di lavoro per i ginecologi non obiettori, che sono impegnati anche nelle procedure che precedono l’intervento, dalla valutazione di ogni singolo caso, clinica e strumentale, al counselling contraccettivo, che dovrebbe essere fatto sempre prima dell’IVG. Riteniamo importante che il Ministro sottolinei il ruolo delle Regioni che “<em>devono assicurare che l’organizzazione dei servizi e le figure professionali garantiscano alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della Legge, garantendo il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e assicurando l’accesso ai servizi IVG, minimizzando l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”.&nbsp;</em>Il Ministro della salute Roberto Speranza scrive nel testo della relazione che ”q<em>uesto approfondimento ha consentito di mettere a fuoco ancora una volta la disomogeneità territoriale nell’impatto della disponibilità di non obiettori rispetto alla richiesta di IVG. Un’ulteriore conferma del fatto che, in generale, non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le Strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della Legge 194/78. Facendo in tal modo emergere una responsabilità delle Regioni sulla tipologie di strutture dove si esegue l’IVG e ponendo in secondo piano invece il numero di medici obiettori”.&nbsp;</em>Osservazioni importanti,ma che rimangono lettera morta per via della mancanza di volontà politica a rendere l’accesso all’ IVG tradizionale o farmacologica, conforme a legge.</p>



<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;I consultori:</strong>&nbsp;nella Relazione si legge che “<em>è indispensabile rafforzare e potenziare i consultori familiari (…) per evitare future gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG”.&nbsp;</em></p>



<p>Ma non possiamo non notare che, nonostante la legge istitutiva dei consultori, la 405 del 1975, la prevedesse esplicitamente, di fatto in Italia la contraccezione non è gratuita<em>.&nbsp;</em>I consultori sono pochi, con equipes spesso incomplete, e nella relazione non vengono sottolineati due dati importanti per il percorso IVG. Il primo riguarda la sempre maggiore presenza di consultori privati convenzionati, spesso di ispirazione confessionale, esonerati in alcune regioni dalle prestazioni che riguardano l’IVG. Il secondo riguarda l’obiezione di coscienza nei consultori, poiché per il secondo anno consecutivo si è deciso di non rilevare questo dato, che invece potrebbe avere un peso importante nell’accesso all’IVG, soprattutto in alcune realtà territoriali. Ci aspettiamo che rispetto a queste criticità, legate anche alla aziendalizzazione e alla dipartimentalizzazione dei consultori, come rilevato dal richiamato studio dell’ISS, il Ministro voglia mettere in pratica adeguate misure correttive.</p>



<p>5.        <strong>La formazione</strong>: il ricorso al raschiamento in oltre il 10% dei casi, con punte particolarmente alte in alcune regioni, nonché il ricorso all’anestesia generale in oltre il 90% dei casi rendono evidenti carenze formative a livello di scuole di specializzazione e di aggiornamento del personale sanitario ospedaliero e consultoriale, alle quali le regioni non hanno finora dato risposta.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Una diga di violenza: il piano che ha ucciso Berta Cáceres</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 07:38:54 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="402" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ttttttttt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ttttttttt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/ttttttttt-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>È stata uccisa perché difendeva la vita, i nostri beni comuni e quelli della natura, che sono sacri. È stata uccisa per aver difeso i fiumi, che sono fonte di vita, forza ancestrale e spiritualità: queste le parole di Salvador Zúñiga Edgardo Cáceres, figlio di Berta Cáceres, attivista ambientale internazionale e vincitrice del <em>Goldman Environmental Prize </em>del 2015, uccisa il 3 marzo 2016 mentre lottava per la giustizia ambientale.</p>



<p>In
un paese con crescenti disuguaglianze socioeconomiche e violazioni
dei diritti umani, Berta Cáceres ha supportato gli indigeni Lenca
dell’Honduras esercitando pressioni sul più grande costruttore di
dighe a livello mondiale affinché sospendesse la costruzione della
diga di Agua Zarca.</p>



<p>La
diga è stata costruita dalla società elettrica Desarrollos
Energéticos S.A. (Desa), inizialmente in collaborazione con la
società cinese Sinohydro, su commissione del governo honduregno. Tra
i finanziatori figuravano la banca olandese di sviluppo FMO, la sua
controparte finlandese FinnFund e la Central American Bank of
Economic Integration (Cabei).</p>



<p>Cáceres,
ambientalista indigena honduregna, co-fondatrice del Consiglio delle
organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras (Copinh), è
stata uccisa a tarda notte il 2 marzo 2016 &#8211; due giorni prima del suo
45° compleanno &#8211; dopo una lunga battaglia per fermare la
costruzione, sul fiume Gualcarque, fiume considerato sacro dalle
popolazioni indigene Lenca, della diga idroelettrica che minacciava
le terre e le risorse idriche tradizionali delle comunità indigene
locali.</p>



<p>Gli
indigeni Lenca di Rio Blanco, una piccola comunità in Honduras,
combattevano contro la costruzione della diga di Agua Zarca dal 2006:
temevano infatti che avrebbe causato il prosciugamento del
Gualcarque, lasciandoli senza accesso all’acqua e alla irrigazione,
la diga avrebbe devastato l’ecosistema della zona, compromettendo
la sopravvivenza della comunità, circa 60 famiglie che vivono nella
foresta pluviale e dipendono dal fiume per l’approvvigionamento
d’acqua.</p>



<p>È
stata contestata l’autorizzazione del progetto alla costruzione
della diga in quanto contrastante con la Convenzione delle Nazioni
Unite sull’autodeterminazione dei popoli indigeni e, nello
specifico, la violazione del diritto alla consultazione previa e
informata circa qualsiasi progetto antropico che possa violare i
diritti ancestrali sulla terra di tali popolazioni: la diga infatti
era stata costruita su terra indigena e la popolazione locale avrebbe
dovuto essere informata ed esprimere il proprio consenso.</p>



<p>Prima
del suo assassinio, Cáceres è stata vittima di una campagna di
minacce, intimidazioni, criminalizzazione e atti di violenza fisica
da parte di membri della polizia honduregna, nonché di guardie di
sicurezza private e dipendenti della società Desa, a causa del suo
ruolo attivo nella resistenza alla costruzione del progetto
idroelettrico sul fiume Gualcarque.</p>



<p>Due
sono gli azionisti principali della società Desarrollos Energeticos
SA (Desa): Potencia y Energia de Mesoamerica, la società privata che
ha supportato la costruzione della diga di Agua Zarca, una società
registrata a Panama il cui presidente &#8211; l’ex ufficiale
dell’<em>intelligence</em>
militare Roberto Castillo &#8211; è altresì presidente di Desa. L’altro,
Inversiones Las Jacaranda, di proprietà della potente famiglia Atala
Zablah, anch’essa facente parte del consiglio di amministrazione di
Desa.</p>



<p>L’omicidio
di Berta ha scatenato l’indignazione internazionale &#8211; a seguito
anche delle campagne di intimidazione condotte contro le comunità
che si erano opposte alla costruzione della diga &#8211; e pressione sui
sostenitori internazionali affinché si ritirassero dal progetto.</p>



<p>Inoltre
anche Copinh ha richiesto a lungo che gli investitori internazionali
si ritirassero dalla costruzione della diga e riparassero le
violazioni dei diritti umani commesse legate al progetto.</p>



<p>Dopo
45 mesi dall’assassinio della <em>leader</em>
indigena, il 30 novembre 2018, la Corte penale nazionale
dell’Honduras ha stabilito che l’omicidio era stato ordinato dai
dirigenti della compagnia Desa, a causa di ritardi e perdite
finanziarie legate alle proteste guidate da Cáceres e condannato per
omicidio sette uomini. 
</p>



<p>Quattro
sicari pagati &#8211; Henry Javier Hernández, Edilson Duarte Meza, Elvin
Rapalo e Óscar Torres &#8211; sono stati condannati a 34 anni per
l’omicidio della <em>leader</em>
indigena, insieme a 16 anni e quattro mesi per il tentato omicidio di
Gustavo Castro, un attivista co-fondatore del Cophin che aveva
lottato insieme alla Cáceres per la sospensione del progetto
idroelettrico.</p>



<p>Sergio
Ramón Rodríguez, responsabile delle comunità locali e
dell’ambiente di Desa, e Douglas Geovanny Bustillo, ex capo della
sicurezza di Desa ed ex tenente dell’esercito addestrato negli
Stati Uniti, sono stati condannati a 30 anni e sei mesi per aver
preso parte alla commissione dell’omicidio.</p>



<p>Mariano
Díaz Chávez, facente parte delle forze speciali e addestrato negli
Stati Uniti è stato dichiarato colpevole e condannato a 30 anni di
pena detentiva. Nel processo di cinque settimane, le conversazioni
intercettate suggerivano che Díaz avesse partecipato a missioni di
ricognizione con Bustillo e nel febbraio 2015 avesse fornito supporto
logistico alla commissione dell’omicidio.</p>



<p>Di
fronte al Tribunale di Tegucigalpa in cui è stata letta la sentenza
di condanna si è raccolto il Copinh, ricordando che l’impunità
non finisce con una sentenza, devono essere condannati anche gli
Atala, una delle famiglie più potenti del Paese, azionisti della
società Desa.</p>



<p>Fuori
dal tribunale, la famiglia di Berta e il Copinh, hanno definito le
pene detentive “le prime crepe nel muro dell’impunità”. Ma la
figlia di Berta, Bertha Zúñiga Cáceres, ha aggiunto: “La vera
giustizia richiede che le menti che hanno cospirato, dato gli ordini
e finanziato l’assassinio di mia madre siano assicurate alla
giustizia. I pubblici ministeri devono smettere di inventare scuse
per non utilizzare le prove in loro possesso”.</p>



<p>Durante
la loro lotta per la giustizia, i membri del Copinh e della famiglia
di Berta sono stati minacciati, sottoposti a tentativi di omicidio,
calunniati dai media nazionali e internazionali ed esclusi dai
procedimenti giudiziari, continuano però a lottare contro
l’impunità, contro i tentativi di cancellazione e distorsione
delle prove da parte dello stato e allo stesso tempo a costruire una
resistenza anticoloniale e anticapitalista in Honduras.</p>



<p>L’omicidio
di Cáceres ha scatenato una condanna diffusa, ma non è riuscito a
fermare lo spargimento di sangue: almeno 24 attivisti ambientali sono
stati assassinati da marzo 2015 e l’Honduras rimane uno dei paesi
più pericolosi al mondo. Nel frattempo, il partito nazionale resta
al potere nonostante le accuse di frode elettorale, finanziamento di
campagne illegali e collegamenti al traffico di droga.</p>
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		<title>Congresso delle famiglie, Verona 2019: noi votiamo Ohana</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2019 17:59:19 +0000</pubDate>
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<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12265" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">di Ilaria Rudisi</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Verona 2019. Il Congresso della Famiglia é possibile grazie al diritto alla libera espressione. I partecipanti di Verona, totalmente inconsapevoli che la loro libertà venga da un diritto, si sono ampiamente attivati per sopprimere quelli degli altri.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Esiste veramente un noi e un loro? Non dovrebbe. Siamo tutti esseri umani e quello che dovrebbe esistere é il reciproco rispetto e la tutela di tutti i diritti di una democrazia.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A loro vogliamo ricordare che:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; la famiglia é fatta dall&#8217;amore e dai legami, non da chi la compone. L&#8217;unico concetto di famiglia che a noi piace e che andrebbe difeso é quello racchiuso nella parola hawaiana &#8220;Ohana&#8221;.</div>
<div dir="auto">Ohana significa famiglia in senso esteso del termine, che include la relazione stretta, adottiva o intenzionale. Essa enfatizza l&#8217;idea che famiglia e amici sono uniti assieme, e che devono cooperare e ricordarsi gli uni degli altri.</div>
<div dir="auto">Famiglia é dove adulti e bambini si sentono amati, famiglia é casa e non importa chi sia la tua casa.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; una donna che sceglie di abortire, magari anche in accordo con il suo compagno, non ha bisogno di etichette, perché l&#8217;autodeterminazione non ha etichette. Distribuire feti di gomma oltre a essere lontano da ogni concetto di umanità rende evidente come chi voglia eliminare un diritto non conosca minimamente le dinamiche soggettive e oggettive che lo sorreggono.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A Verona ricordiamo che l&#8217;amore e l&#8217;autodeterminazione sono proprie di ogni individuo e non possono essere messe in una scatola o in uno schema e che la famiglia é uno schema a geometria variabile che segue i legami e l&#8217;amore.</div>
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		<title>Gaza deve vivere per la vita di tutta la Palestina</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jul 2017 15:32:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Appello per una campagna internazionale La vita della popolazione di Gaza è seriamente messa in pericolo e noi, cittadini/e del mondo, associazioni, gruppi e confessioni sentiamo la responsabilità di agire laddove le Risoluzioni&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><strong><span style="font-family: Liberation Serif, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT"> </span></span></span></strong></p>
<p align="CENTER"><span lang="it-IT"><strong>Appello per una campagna internazionale</strong> </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La vita della popolazione di Gaza è seriamente messa in pericolo e noi, cittadini/e del mondo, associazioni, gruppi e confessioni sentiamo la responsabilità di agire laddove le Risoluzioni hanno fallito, e porre alla attenzione internazionale questo lento genocidio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Prima di tutto il nostro sguardo si appunta sull&#8217;assedio, imposto dalle Autorità israeliane e attivamente sostenuto dal Governo Egiziano. Con un concorso di colpa anche di quei loro alleati che, in modo attivo o passivo, persistono nel privare la popolazione di Gaza dei diritti umani, dì rifornimenti essenziali, di medicine, di trattamento del sistema fognario, di acqua potabile ed elettricità, di libertà di movimento. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Non si tratta di una catastrofe naturale, ma prodotta dall&#8217;uomo. </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1069.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9099 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/untitled-1069.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="235" height="176" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il lento strangolamento di Gaza mette in luce non solo il sacrificio di quella popolazione civile, ma anche le nozioni di autonomia, libertà e la sopravvivenza stessa della Palestina. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Come cittadini/e del mondo, la nostra responsabilità e interesse nei confronti del popolo di Gaza è chiedere la loro liberazione, passo essenziale per la liberazione e la conservazione della Palestina. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">A coloro che chiedono “Ma chi ci guadagna dalla sopravvivenza di Gaza?” le risposte sono ovvie: due milioni di esseri umani che vivono a Gaza, tre milioni di esseri umani che vivono in Cisgiordania e a Gerusalemme. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Gaza è sotto assedio da 10 anni. L&#8217;accordo per il cessate il fuoco del 2014 tra le fazioni e il Governo di Gaza con le Autorità israeliane comprendeva negoziati per aprire le frontiere di terra e fornire un porto di mare, in modo tale da alleggerire l&#8217;assedio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nei tre anni successivi, con rare eccezioni di qualche atto irresponsabile, Gaza per parte sua ha onorato l&#8217;accordo. Ma non è avvenuto lo stesso da parte di Israele: attacchi di bassa intensità, dalla terra, dal mare e dall&#8217;aria quasi quotidiani e uccisioni di almeno 30 abitanti di Gaza, tra cui pescatori. E le Autorità egiziane, invece di mettere in pratica l&#8217;accordo da loro favorito, hanno stretto l&#8217;assedio e aumentato la sofferenza, bombardando e allagando tunnels e mettendo in pratica una quasi totale chiusura della frontiera con Gaza, l&#8217;unico punto di transito alternativo per persone, cibo, medicine e molti rifornimenti civili la cui entrata non è permessa da Israele.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Israele non ha rispettato nemmeno gli accordi elaborati con le Nazioni Unite per l&#8217;entrata dei materiali da costruzione per ricostruire le migliaia di case distrutte. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Si contano ormai migliaia di morti per mancanza di medicine, di cure come radioterapia e chemioterapia, per mancanza di strumenti per la diagnostica e la cura, e aumenteranno inevitabilmente per l&#8217;inquinamento ambientale, la povertà e la conseguente malnutrizione dei settori più fragili della popolazione, in particolare i bambini. La carenza di elettricità, carburante, la mancanza di fognature e dell&#8217;acqua è insostenibile e insopportabile, e incide sulla salute pubblica. Il crollo delle attività produttive e commerciali causa</span> <span lang="it-IT">oltre il 40% di disoccupazione, con la conseguente disperazione di una popolazione per lo più giovane. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L&#8217;Unione Europea, attualmente silenziosa, non è stata neanche in grado di mantenere i suoi impegni preesistenti. Ancor più chiaro il suo fallimento nel tenere aperto il passaggio di Rafah secondo il meccanismo ancora attivo EUBAM. Analogamente è stato abbandonato un progetto approvato per un porto a Gaza. Entrambi questi impegni erano contenuti negli accordi 2014 per la cessazione delle ostilità. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Le Nazioni Unite hanno fallito nella applicazione delle loro tante Risoluzioni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Anche i recenti appelli del Palestinian Human Rights Organisations Council (PHROC), dei Physicians for human rights, la denuncia di Gisha e le tante denunce che si susseguono, ci sollecitano a sviluppare una campagna internazionale per Gaza, non solo con richieste sull&#8217;emergenza, ma presentando una lista di bisogni strutturali da soddisfare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La lista degli interventi è lunga – perché l&#8217;inazione è stata ancora più lunga. E crescerà, se non interviene un cambiamento. Ma il tempo per agire è breve se si vuole che le decisioni siano efficaci.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I diritti alla salute e alla vita possono essere garantiti solo da un sistema sanitario pienamente funzionante, dalla fornitura di infrastrutture essenziali, da una economia che funzioni. Sono condizioni che dovrebbero essere fornite dalle autorità che mantengono l&#8217;assedio: ma in mancanza di scadenze precise e senza sanzioni il Diritto Umanitario internazionale che richiede che gli occupanti provvedano ai bisogni della popolazione occupata è stato trascurato e violato troppo a lungo; adesso il tempo è scaduto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Mentre si concerta un piano integrato per la messa a disposizione di strumenti e si fanno i primi passi per una pressione internazionale sulle Autorità israeliane affinché adempiano alle loro responsabilità e obblighi derivanti dal diritto internazionale, è necessario essere pronti a rispondere direttamente ai bisogni fondamentali del popolo Palestinese e farlo in un quadro di indipendenza dalle parti che queste necessità negano, mantenendo l&#8217;assedio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9098" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="187" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Dunque chiediamo alla Comunità internazionale degli Stati, alla Unione Europea e alle Nazioni Unite di agire immediatamente e per un piano di azione a lungo termine. Ci sono già fondi congelati e progetti per rispondere a molte di queste richieste. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Fornitura immediata e stabile di medicine, presidi medico chirurgici, strumentazione medica e sue componenti, per ripristinare molto rapidamente quanto manca per provvedere alla salute e garantirne il mantenimento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Immediata disposizione di una linea stabile di fornitura di carburante per generare energia e nuovi cavi per coprire le necessità, mentre a Gaza si ricostruisce un secondo impianto di produzione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Apertura immediata e stabile 24/7 del passaggio di Rafah attraverso EUBAM. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">-Impianto di desalinizzazione della misura adeguata a provvedere acqua potabile per l&#8217;intera comunità. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Costruzione del porto e nel frattempo attivazione temporanea di un servizio di piccoli battelli per passeggeri e piccoli carichi, con la terra più vicina, Cipro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Fornitura di impianti di energia solare per tutte le strutture ospedaliere che servono più di 500 pazienti al mese e ai dipartimenti per cure specialistiche avanzate indipendentemente dal numero di pazienti e, nel frattempo, fornitura temporanea di carburante per coprire le necessità dai generatori esistenti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Fornitura di cemento ed altri materiali necessari per la ricostruzione delle abitazioni, già accertate da Nazioni Unite e UNRWA. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Ricostruzione ed espansione, come necessaria, del distrutto sistema fognario. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Costruzione di servizi e impianti di riciclaggio e smaltimento dei rifiuti</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Garantire accesso indipendente alla comunicazione satellitare e telefonica </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">&#8211; Garantire la possibilità di produrre e utilizzare prodotti locali per scambi economici all&#8217;estero, per comprare dall&#8217;estero prodotti per il consumo sul mercato libero </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Se si verificano queste condizioni il lavoro potrà ricominciare e anche il settore dell&#8217;istruzione migliorerà, a Gaza tornerà la circolazione di beni e danaro, e i giovani potranno avere un futuro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Non è più accettabile il lento genocidio imposto al popolo di Gaza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La libertà di vivere del popolo di Gaza è la sola sana leva per un processo democratico in Palestina e la autodeterminazione del suo popolo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Dunque è anche il solo piano realistico per la pace. Agire adesso! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Contatto:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">wexgaza@gmail.com</span></p>
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		<title>Il diritto di morire: da Piergiorgio Welby all&#8217;ultimo in ordine cronologico, Dj Fabo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2017 09:06:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#8220;L&#8217;Italia deve dotarsi di una legge per la morte dolce&#8221;, per una scelta sofferta e difficile e al tempo stesso necessaria&#8221; queste le parole di DJ Fabo che resteranno nella storia.&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-800.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8250" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-800.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="620" height="438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-800.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-800-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p align="LEFT">&#8220;L&#8217;Italia deve dotarsi di una legge per la morte dolce&#8221;, per una scelta sofferta e difficile e al tempo stesso necessaria&#8221; queste le parole di DJ Fabo che resteranno nella storia.<br />
La sua storia, ormai nota a tutti, è stata setacciata attraverso parole, video e interviste dei media, è riuscita ad entrare in ogni casa, in ogni riflessione singola e collettiva.<br />
Abbiamo provato empatia e vicinanza, in questa vicenda dolorosa che ha distribuito in moltissimi la &#8216;domanda&#8217; ,mentre lui, consapevolmente si apprestava a raggiungere il cielo, con decoro, dignità, accompagnato dall&#8217;amore dei suoi cari che per sola generosità lo hanno ascoltato.</p>
<p align="LEFT">IL RUOLO DEI MEDIA</p>
<p align="LEFT">Androkonos: &#8220;Dj Fabo, ha fatto &#8220;una denuncia molto alta&#8221;, costretto ad andare in Svizzera, a proprie spese, per togliersi la vita è &#8220;una sconfitta per l&#8217;Italia&#8221;. Antonio Panzeri (Pd, gruppo S&amp;D), presidente della Commissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo.</p>
<p align="LEFT">Le parole più &#8216;sentite emotivamente&#8217; arrivano dalla pagina web di Iacopo Melio: &#8220;Caro Dj Fabo, perdonaci. Siamo volati con te in Svizzera, incrociando le dita affinché certe catene fossero presto spezzate e il tuo buio si facesse luce. Ma soprattutto affinché il tuo appello venisse accolto anche a casa nostra, per dimostrare una buona volta di essere un Paese civile. Purtroppo però abbiamo perso anche questa occasione, e fa male. Un male tremendo. Ma chissà, magari presto chiunque, in ogni momento, potrà scegliere il finale che preferisce. Serenamente. Come purtroppo non hai potuto fare te.E adesso festeggia, almeno tu, libero. Che qua c&#8217;è ancora tanto da lottare&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Piergiorgio Welby , Il primo a sostenere il tema dell&#8217;autodeterminazione del malato e della scelta sul fine, attivista e co-presidente dell&#8217;associazione Coscioni. Colpito da anni dalla distrofia muscolare inviò al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lettera in cui chiedeva l&#8217;eutanasia. Il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby dichiarandola &#8220;inammissibile&#8221; a causa del vuoto legislativo su questa materia. Lostesso Welby chiese al medico Mario Riccio di porre fine al suo calvario che staccò il respiratoresotto sedazione, venendo poi assolto dall&#8217;accusa di omicidio del consenziente.</p>
<p align="LEFT">Giovanni Nuvoli, malato di Sla, chiedeva il distacco del respiratore: questa volta, però, il tribunale di Sassari respinse la richiesta ed i carabinieri bloccarono il medico che voleva aiutarlo. Nuvoli iniziò allora uno sciopero della fame e della sete lasciandosi morire.</p>
<p align="LEFT">Eluana Englaro, la giovane di Lecco rimasta in stato vegetativo per 17 anni, caso in cui il Paese si è diviso a metà, tra la volontà del padre Beppino di far rispettare il desiderio della figlia quando era ancora in vita di porre fine alla sua esistenza se si fosse trovata in simili condizioni. Varie le sentenze di rigetto delle richieste dei familiari.</p>
<p align="LEFT">Mario Fanelli , malato di Sla morto per cause naturali nel 2016, chiedeva una legge sull&#8217;eutanasia.</p>
<p align="LEFT">Walter Piludu,  ex presidente della provincia di Cagliari malato di Sla, è morto ottenendo il distacco del respiratore: il tribunale di Cagliari ha infatti autorizzato la struttura sanitaria dove si trovava a cessare i trattamenti.</p>
<p align="LEFT">Dj Fabo, si è fatto accompagnare in Svizzera da Marco Cappato, sesto malato aiutato in questo modo ad ottenere l&#8217;eutanasia dall&#8217;associazione Coscioni. Da marzo 2015 la campagna Eutanasia legale, ha &#8220;aiutato 233 persone a mettersi in contatto con i centri svizzeri per il suicidio assistito&#8221;</p>
<p align="LEFT">In una recente testimonianza , Mina Welby ricorda il marito e la sua vita con lui.<br />
Le difficoltà di ogni giorno sempre più gravi e il silenzio assenza di chi avrebbe potuto &#8216;aiutarli&#8217;. Nel link di seguito l&#8217;intervento video ( Fonte,Radio radicale ) nel Vasto nel convegno &#8220;Fine vita, il diritto di scegliere&#8221; promosso dal Partito socialista italiano (GABRIELE BARISANO segretario di Chieti e alla presenza dell&#8217;Onorevole PIA ELDA LOCATELLI, deputato (MISTO &#8211; PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (PSI) &#8211; LIBERALI PER L&#8217;ITALIA (PLI) &#8211; MARIA AMATO, deputato (PARTITO DEMOCRATICO)Membro della XII Commissione (Affari Sociali) della Camera dei Deputati, che hanno firmato la nuova proposta di Legge insieme ad altri, presenti nel &#8220;Testo dei pareri&#8221;</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-801.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8251" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-801.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="597" height="336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-801.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 597w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/untitled-801-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></a></p>
<p align="LEFT">La legge sul biotestamento approderà alla Camera il 13 marzo, una settimana dopo la prima data ipotizzata, cioè il il 6 marzo. La data è stata confermata dai capigruppo, dopo la riunione a Montecitorio. Un&#8217;accelerazione decisiva è stata data dal caso di Dj Fabo. Il testo, secondo quanto afferma la relatrice Donata Lenzi (Pd), rimasto invariato rispetto a quello già noto.</p>
<p align="LEFT">IL RUOLO DELL&#8217;UE<br />
In questo campo, l&#8217;Europa può fare poco: &#8220;La competenza nazionale è esclusiva, ogni Paese regola la materia da sé. E&#8217; un tema dove la coscienza del diritto di scegliere dovrebbe includere anche questo, difficile ma che al tempo stesso lascia la libertà a chi per opinioni diverse o in base al proprio Credo voglia non prenderla in considerazione .</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
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