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	<title>braccianti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Oro Verde – il sapore amaro del kiwi</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 09:16:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="805" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17607" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-300x236.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-768x603.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-1536x1207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-7-a-2048x1609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>La mostra fotografica sullo sfruttamento degli indiani sikh di Latina</p>



<p><br>L’ingiusta morte di Satnam Singh, rimasto coinvolto in un terribile incidente sul lavoro in un’azienda agricola di borgo Santa Maria, nella periferia di Latina, senza venire portato subito in ospedale, ci ricorda la situazione precaria e di sfruttamento vissuta da migliaia di braccianti migranti in tutta Italia.</p>



<p>La fotogiornalista Stefania Prandi denuncia, con una mostra fotografica, lo sfruttamento dei braccianti indiani nell’area dell’Agro Pontino e il traffico di esseri umani dall’India all’Italia. Le foto sono state realizzate tra la provincia di Latina e il Punjab, nelle province di Jalandhar e Amritsar con interviste ai lavoratori e alle loro famiglie.<br>Non solo paghe da fame, contratti irregolari e la costante minaccia della violenza. C’è anche il ricatto senza fine legato al permesso di soggiorno.<br>I salari non superano mai sette euro l’ora, e tendenzialmente sono più bassi, con una media tra i cinque e i sei euro. Ben al di sotto dei circa nove euro lordi all’ora stabiliti dal contratto provinciale come paga base di un operaio agricolo. Frequente lo stratagemma lavoro nero e «grigio».<br>Ricorrono i licenziamenti immotivati, l’assenza di servizi igienici adeguati, le pause troppo brevi e la mancanza di dispositivi di protezione obbligatori, come guanti e mascherine.<br>La mostra indaga lo sfruttamento dei lavoratori indiani che si nasconde dietro la filiera dei kiwi.<br>L’Italia è il principale produttore europeo di kiwi e il terzo al mondo dopo Cina e Nuova Zelanda.<br>Nei filari è presente una percentuale significativa di indiani di religione sikh, provenienti dal Punjab.<br>Secondo i dati Inps, i braccianti indiani in provincia di Latina sono quasi 9.500, con più di un milione di giornate registrate nei contratti a tempo determinato. Marco Omizzolo, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università La Sapienza di Roma, sotto protezione a causa delle minacce ricevute per il suo impegno di contrasto al caporalato nell’Agro Pontino, calcola che nell’area ci siano circa 30 mila persone appartenenti alla comunità sikh. Nella stima sono inclusi i senza permesso di soggiorno, i residenti in altre province e quanti, arrivati di recente, sfuggono ancora alle statistiche.<br>La mostra fotografica Oro Verde – il sapore amaro del kiwi è visitabile in anteprima nazionale a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, nella sede di Visioni Urbane, fino al 26 giugno. Sarà poi allestita a Potenza, alla Cappella dei Celestini, dal 29 luglio nell’ambito del Festival delle notti bianche del libro.<br>Da settembre la mostra girerà nelle scuole e in altri luoghi pubblici d’Italia con l’intento di sensibilizzare sui temi del razzismo, dello sfruttamento del lavoro migrante e sulle filiere alimentari.<br>Oro verde è una mostra che nasce da un’inchiesta internazionale realizzata in collaborazione<br>IrpiMedia, Danwatch e The Wire e pubblicata su testate come il Manifesto, Internazionale, El Pais, Al Jazeera, The Wire, Taz, con il supporto del Journalismfund Europe.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="805" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1024x805.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-300x236.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-768x603.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-1536x1207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/Mostra-kiwi-24-2048x1609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Info@cityofpeace.it &#8211; 3338363473<br>Stefania Prandi<br>Stefania Prandi è giornalista professionista, scrittrice di reportage e inchieste e fotografa.<br>Si occupa di diritti umani, sfruttamento sul lavoro, violenza di genere, questioni sociali, ambiente e<br>cultura.<br>Tra le sue collaborazioni, testate internazionali e internazionali come The Guardian, National<br>Geographic, Al Jazeera, El País, Correctiv, Azione, Radiotelevisione svizzera, Taz, Danwatch,<br>IrpiMedia, Internazionale, il manifesto.<br>Ha lavorato con associazioni e organizzazioni non governative come ActionAid, Dry-Art, Time for<br>Equality e Fondazione città della pace per i bambini Basilicata.<br>Ha scritto tre libri. L’ultimo, edito da People, si intitola Le madri lontane e racconta le vite delle donne<br>rumene e bulgare che lavorano nei campi italiani e lasciano i loro figli nei Paesi di origine con le<br>nonne. Gli altri due sono: Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo,<br>sulle braccianti che subiscono molestie sessuali, ricatti e stupri nelle serre di Italia, Spagna e<br>Marocco; Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta sulle vittime di femminicidio e i loro<br>familiari. Questi ultimi sono stati pubblicati dalla casa editrice Settenove.<br>Stefania Prandi ha vinto grant e premi in Italia, Svizzera, Germania, Belgio e Stati Uniti. Tra i più<br>importanti: Fetisov Awards; Premio nazionale Fnsi “Dov&#8217;è Tina Merlin oggi?”; Fund for Women<br>Journalists – IWMF; Modern Slavery Unveiled Grant del Journalism Fund; National Geographic<br>Emergency Journalism Fund Grant; Henri Nannen Prize; Otto Brenner Prize; Volkart Stiftung Grant.<br>Interviene a festival ed eventi nazionali e internazionali e fa incontri nelle scuole.<br>Organizza e conduce workshop di giornalismo e insegna al Laboratorio di giornalismo femminista<br>promosso dal collettivo Femminismi contemporanei dell’Università di Venezia.<br>Le sue fotografie sono state esposte in sale museali, scuole, università e biblioteche in Italia e in<br>Europa.<br>Il suo sito è www.stefaniaprandi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Oltre il ghetto &#8211; Terza edizione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 08:49:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="390" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1024x390.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1024x390.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-300x114.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-768x293.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-1536x586.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/g-2048x781.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>OLTRE IL GHETTO  &#8211; Terza Edizione </strong><br><em> <br>Torna il contest contro il caporalato: una chiamata al racconto rivolta alle imprese e una chiamata alle arti rivolta ai creativi. In palio anche un premio giornalistico. <br></em><br><br><img width="600" alt="" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/5zAcYEtIFoKLqPCgWT1f_6KIotfDSiIijsLhNjeDUok3RIcjOIpdK-0GSPVsbfHpCr_LDn-6O0tYxgIddSpGDgWpGHpRFS073GTzZbzdEv7MmjyzTFoQRMfYfq-5I3sPwrwGtJM3SxQdvK4d6XKqL-1Rp4uRJg=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/147d6a00a95a1c5f12df6f20c/images/13c74c6d-4916-b138-17ab-a06d0385da97.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><br>Ritorna il contest “Oltre il ghetto” per parlare di sfruttamento lavorativo delle persone migranti e di buone pratiche per il contrasto del caporalato in <strong>Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia</strong>, puntando i riflettori sulle storie di chi è riuscito a emanciparsi, ma anche sulle realtà imprenditoriali che mettono in campo esperienze di inclusione e di lavoro dignitoso. <br><br><strong>Sono quattro le sezioni previste da questa terza edizione</strong>:<br>la prima Sezione è dedicata alle<strong> imprese</strong> con un contest narrativo rivolto a tutte le attività a carattere imprenditoriale attive in Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Basilicata, che potranno candidarsi raccontando, attraverso un apposito form, le loro buone pratiche di economia etica.  <br><br>La seconda Sezione, invece, si rivolge alle <strong>organizzazioni del privato sociale </strong>impegnate nel contrasto al caporalato e attive nel favorire esperienze di emersione dallo sfruttamento lavorativo di persone migranti, chiamate a raccontare le storie di liberazione ed emancipazione dallo sfruttamento lavorativo di persone migranti, sempre con riferimento alle cinque regioni del Sud Italia: Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata. <br><br>Tra tutte quelle pervenute, le 3 migliori storie provenienti da ciascuna delle due sezioni di concorso, saranno premiate entrando a far parte della narrazione contenuta  in due video-reportage professionali che saranno realizzati e poi caricati sul canale YouTube del progetto, divulgati sui canali istituzionali disponibili e su tutte le community attive del progetto P.I.U.SUPREME.<br>Inoltre, concorreranno ai due premi finali di 2.500 euro ciascuno che si aggiudicherà rispettivamente l’impresa e l’associazione la cui storia, raccontata all’interno dei videoreportage, avrà totalizzato il numero maggiore di like, nel tempo di permanenza stabilito, sulla pagina Facebook di P.I.U.SUPREME.  <br><br><br>La terza sezione &#8211; <strong>ILLUSTRAZIONE </strong>&#8211; si rivolge ai creativi: graphic designer, illustratori e chiunque voglia esprimere la propria creatività realizzando un manifesto sui temi del rispetto dei diritti e dell’inclusione socio-lavorativa dei lavoratori migranti, del contrasto al caporalato, del consumo critico, della filiera etica. I manifesti potranno essere anche opere non originali e potranno essere candidati da un team o da un singolo autore. 5 opere selezionate dalla giuria del contest, fra quelle pervenute, diventeranno materiale di una mostra web e fruiranno di una ampia diffusione attraverso tutti i canali istituzionali e i social media legati al progetto.  <br>Delle suddette 5 opere, quella che avrà ottenuto il numero maggiore di like, nel tempo di permanenza stabilito, sulla pagina Facebook di P.I.U.SUPREME, si aggiudicherà un premio in denaro del valore di 1.000 euro.  <br><br>La quarta e ultima sezione del contest è quella riservata al <strong>Premio Giornalistico </strong>e si rivolge ai <strong>giornalisti </strong>che vogliano candidare inchieste giornalistiche (articoli, reportage fotogiornalistici, podcast d’inchiesta, videoreportage e servizi televisivi), realizzate nelle 5 Regioni del Sud Italia, negli anni 2022 e 2023, che hanno raccontato i temi di “Oltre il ghetto” (caporalato, sfruttamento lavorativo, inclusione e condizioni di vita dei migranti).<br>Lo staff tecnico del contest provvederà alla assegnazione del premio in denaro del valore di 1.000 euro e di una targa all’autore del servizio vincitore.<br><br> <img width="564" alt="" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/Cq4u8XLMD-ZThatk2SKrCLp88C-cogKBuWZms9y6qAMd5g4E3UaTWZG5TEgEHBzEiYRdzNa6_HZDVO-HoTZDnd7FfWFoh0ju_XOMQNgDPCT6G_bs4SUoNvAoPbJus1f9F4kyfU4rsK2GdYTkgX8UHom7fVHiYX4=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/147d6a00a95a1c5f12df6f20c/images/390d97de-d34b-98b6-ea86-01b7517cdded.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE IMPRESE ETICHE: </strong><br>il rappresentante legale dell’impresa o microimpresa &#8211; operante in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia &#8211; dovrà compilare entro l’1 settembre 2023 il form online del contest, disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=1a5950b8a4&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/Hi4seVM9GG2kUz1q9?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, e inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a> contenente regolamento e dichiarazione privacy in formato pdf compilati e firmati, fotocopia del documento di identità del rappresentante legale, lo statuto dell’organizzazione, il curriculum dell’organizzazione (che sarà oggetto di valutazione della giuria), l’iscrizione al Registro delle Imprese. <br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE STORIE DI LIBERTÀ:</strong><br>il rappresentante legale dell’ente &#8211; operante in Puglia, Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia &#8211; dovrà compilare entro l’1 settembre 2023 il form online del contest, disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=9009bf5753&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/Ea7TjfY97bwxTGed8?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, e inviare una mail all’indirizzo <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a> contenente regolamento e dichiarazione privacy in formato pdf compilati e firmati, fotocopia del documento di identità del rappresentante legale, lo statuto dell’organizzazione, il curriculum dell’organizzazione (che sarà oggetto di valutazione della giuria).<br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE ILLUSTRAZIONE:</strong><br>i candidati dovranno compilare e inviare entro il 17 settembre 2023 il form online disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=4974bb5b76&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/uHgpFCrYWTob7xTa7?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e mandare per posta elettronica i propri elaborati a <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a>  (usando i consueti sistemi di trasmissione di file di grandi dimensioni come wetransfer) accompagnati dal documento di identità dell’autore. <br><br><br><strong>Per partecipare alla SEZIONE PREMIO GIORNALISTICO:</strong><br>i giornalisti  dovranno compilare e inviare entro il 17 settembre 2023 il form online disponibile qui: <a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=ab33c26cbf&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/qQUAahbWB9xWQXvJA?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e mandare per posta elettronica l’inchiesta giornalistica (articoli, reportage fotogiornalistici, podcast d’inchiesta, videoreportage e servizi televisivi) che intende candidare a <a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a>  (usando i consueti sistemi di trasmissione di file di grandi dimensioni come wetransfer) accompagnati dal documento di identità dell’autore<br><br><br><strong>Per ulteriori informazioni: <br>Angelo Romano 373 773 5061<br><a href="mailto:oltreilghetto@supremeitalia.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltreilghetto@supremeitalia.org</a></strong><br><br><em>“Oltre il ghetto”, un’iniziativa organizzata nell’ambito del progetto indetto nell’ambito del progetto “P.I.U.SUPREME” Percorsi Individualizzati di Uscita dallo sfruttamento”, Convenzione dell’8 marzo 2019 e successivi Addendum a valere sul Fondo Sociale Europeo, Programma Operativo Nazionale “Inclusione” 2014-2020 Asse 3 – Priorità di Investimento 9i &#8211; Obiettivo Specifico 9.2.3. Sotto Azione III &#8211; Prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento nel settore agricolo, CUP: B35B19000250006, intende promuovere un’azione di sensibilizzazione sul tema dello sfruttamento lavorativo dei cittadini di Paesi terzi attraverso una rinnovata cultura delle legalità e dell’accoglienza. </em></td></tr><tr><td><a href="https://cooperativacameraasud.us7.list-manage.com/track/click?u=147d6a00a95a1c5f12df6f20c&amp;id=589393c312&amp;e=981236aa3e&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Brucia il ghetto di Campobello di Mazara. Omar è morto, basta ghetti, basta sfruttamento.</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2021 06:59:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="770" height="578" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15669" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Incendio-nel-campo-dei-migranti-Omar-e-morto-basta-ghetti_articleimage-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga l&#8217;appello per sostenere Campobello di Mazara e l&#8217;accesso alle case popolari. Il fatto accaduto si riferisce allo scorso 30 settembre 2021.</p>



<p></p>



<p>Non ci sono parole che possono esprimere la rabbia e il dolore per quanto successo stanotte.</p>



<p>È morto bruciato vivo mentre dormiva nella sua baracca Omar, un ragazzo di circa trent’anni.</p>



<p>Questo è un morto ammazzato dall’incuria e dallo sfruttamento.</p>



<p>Domenica durante Magal abbiamo chiesto, ancora una volta come braccianti organizzati nella casa del mutuo soccorso, più acqua, la rimozione immediata dell’immondizia, lavoro giusto e accesso alle case!</p>



<p>A trattare le persone come tali, tutto questo non sarebbe successo ancora una volta.</p>



<p>Le fiamme iniziano prima della mezzanotte, i soccorsi tardano ad arrivare, non c’è acqua sufficiente per domare o arrestare il fuoco.</p>



<p>Tutti hanno perso i loro risparmi, i loro documenti, i loro vestiti in alcuni casi la pazienza.</p>



<p>Molti sono scappati, molti non andranno a lavorare, molti comunque sono già andati, in ogni caso il paese oggi si accorgerà di quanto siano fondamentali queste persone per l’economia locale.</p>



<p><strong>Lanciamo una raccolta immediata di beni di prima necessità, sacchi a pelo, vestiti a Fontane D’oro a Campobello di Mazara.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo un sostegno economico per sostenere le spese di emergenza per chi ha perso tutto.</strong></p>



<p><strong>Chiediamo l’impegno immediato della prefettura per permettere l’accesso alle case!</strong></p>



<p>Mai più ghetti- Vogliamo le case</p>



<p>Mai più sfruttamento- Vogliamo un lavoro giusto</p>



<p>SOSTIENI I BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>



<p>&#8211; Gofundme:&nbsp;<a href="https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://gofund.me/fd127a0b?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>&#8211; Donazione diretta:</p>



<p>Fuorimercato</p>



<p>Iban: IT79D 0838633 910000000470387</p>



<p>Banca credito cooperativo di Binasco, filiale di Trezzano s/N</p>



<p>Causale: SOS BRACCIANTI DI CAMPOBELLO DI MAZARA</p>
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		<title>21 maggio. Sciopero dei braccianti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 07:33:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="512" height="316" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14109" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p>(da labottegadelbarbieriorg)</p>



<p><strong>Comunicato Stampa USB per lo&nbsp;sciopero dei braccianti del 21 maggio</strong></p>



<p>Basta con la politica degli annunci, bisogna passare ai fatti concreti per salvare veramente gli “ultimi” e gli “invisibili”. Nella giornata di ieri Usb Federazione Braccianti Basilicata ha incontrato il sindaco ed il vice sindaco di Montemilone per porre il problema di alcuni lavoratori che vivono in casolari fatiscenti e a rischio crollo. Bisogna immediatamente portare fuori da quella situazione i braccianti e dare loro un’abitazione adeguata al fine di rispettare la dignità ed i diritti di chi si spacca la schiena da mattina a sera nei campi per portare sulle nostre tavole i prodotti della terra.</p>



<p>A noi non servono più le parole e gli annunci o i comunicati. Ieri l’Amministrazione di Montemilone ha preso l’impegno di scrivere al Prefetto e di chiedere un incontro al fine di poter utilizzare alcune strutture demaniali. Ha preso inoltre l’impegno di fare una sanificazione di alcuni casolari abitati e di portare acqua e taniche nuove dove tenere l’acqua.</p>



<p>Usb in questo periodo di pandemia non ha lasciato soli questi lavoratori portando nei casolari cibo e acqua visto che le condizioni sono al limite della vivibilità. Con sempre maggiore insistenza di parla di riaprire qualche pseudo “centro di accoglienza” senza mai affrontare la situazione abitativa e le condizioni di vita di questi lavoratori. Si citano cifre esorbitanti di milioni di euro a disposizione per la risoluzione di questi problemi, ma tutto si ferma ad annunci e promesse che ogni anno a ridosso delle campagne stagionali ritornano alla ribalta. Ma la vergona resta sempre la stessa.</p>



<p>Ora si è aggiunto anche l’ultimo provvedimento fatto dal Governo per l’emersione degli invisibili: in un contesto di pandemia ciò che bisogna garantire è la salvaguardia della vita degli esseri umani, patrimonio di incommensurabile valore. L’Italia ripartirà davvero soltanto se riusciremo a tutelare il diritto alla vita. Cosa che non fa il Decreto Rilancio con l’articolo 110 bis dedicato alla regolarizzazione.</p>



<p>Nessun medico ha mai chiesto a un paziente che arriva in ospedale se ha un rapporto di lavoro o una promessa di rapporto di lavoro: lo cura e basta. Il governo ha invece deciso di preoccuparsi delle braccia e non della salute delle persone. Il governo ha deciso di preoccuparsi della verdura che rischia di marcire nei campi e non dei diritti delle persone.</p>



<p>Non è nemmeno una questione tra italiani e migranti, perché il 9° rapporto del Ministero del Lavoro sull’occupazione dice che l’82% dei braccianti sono italiani.</p>



<p>Con il Decreto Rilancio restano inascoltate le grida di dolore degli invisibili, dei dannati dei decreti sicurezza e della Bossi-Fini.</p>



<p>Per tutelarsi dal Covid-19 chiedevamo il rilascio del permesso di soggiorno per tutti, convertibile per attività lavorativa, che consentisse loro di iscriversi all’anagrafe e di avere un medico di base. Il governo ha scelto invece di non accogliere gli appelli disperati provenienti dalle zone rurali e dalle periferie metropolitane.</p>



<p>Per questi motivi, Usb Lavoro Agricolo proclama per il 21 maggio lo sciopero degli invisibili.</p>



<p><a href="https://www.basilicata24.it/2020/05/usb-proclama-lo-sciopero-dei-braccianti-78635/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Il 21 maggio sciopero dei braccianti agricoli</strong></p>



<p>Sarà lo ‘sciopero degli invisibili’, quello indetto dall’Usb e lanciato sui social dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro: “Sciopereremo perché abbiamo il diritto di vivere liberi come tutti gli essere umani nati liberi”, ha dichiarato ieri su Twitter.</p>



<p>La manifestazione ha ricevuto il supporto del Partito Comunista che invita tutti i lavoratori ad aderire: “Le politiche contro il bracciantato agricolo hanno tolto dignità ai lavoratori, degradandoli a braccia strumento del profitto, e puro inumano sfruttamento asservito alla produzione di cibo secondo le regole imposte dal mercato della distribuzione globalizzata”.</p>



<p>“Il mercato della filiera agroalimentare – si legge in una nota del segretario regionale Roberto Cadrilli – chiede braccia per la raccolta dei frutti della terra e la ministra Bellanova risponde svendendogli uno stock di schiavi extracomunitari ed esibendo le finte lacrime già viste nelle recite inscenate da altri ministri fiancheggiatori degli strozzini capitalisti e delle loro logiche di continuo furto ai danni dei lavoratori.</p>



<p>“Il governo Conte non ha cambiato né il pelo né il vizio. I lavoratori sono coloro che producono la vera ricchezza del Paese e quindi ai lavoratori con la pelle di qualsiasi colore deve essere riconosciuto il diritto ad una vita dignitosa grazie al ricavo del loro lavoro. A loro deve essere permesso il diritto a una casa, all’istruzione, alla sanità pubblica e a costruirsi una famiglia senza chiedere l’elemosina agli enti caritatevoli.</p>



<p>Il salario percepito per un lavoro durissimo, onesto e socialmente indispensabile deve essere rapportato al costo della vita del lavoratore. Se ciò non accade è segno che i governi hanno intrapreso una politica economica di guerra contro i lavoratori, rendendoli schiavi. In agricoltura questo è ancora più evidente, drammatico, incivile e inumano.&nbsp;Il governo Conte, come i precedenti governi di destra e sinistra, comunque servi del capitale non vuole sviluppare politiche di riconoscimento della centralità del lavoro. La crisi strutturale della agricoltura a causa dell’entrata dell’Italia nell’Euro e nell’Unione Europea si è abbattuta come una mannaia sul collo dei piccoli proprietari terrieri, dei coltivatori diretti, dei contadini, dei braccianti agricoli. In venti anni di Euro, di politiche concertative dei sindacati confederali e di revisionismo politico, i lavoratori della terra hanno perso tutti i diritti acquisiti in decenni di lotte, impoverendosi fino al punto che il valore del salario dei braccianti si è dimezzato. Ai lavoratori extra comunitari e di colore, oltre allo sfruttamento bestiale e all’emarginazione in ghetti di squallidi e antigienici, viene dato nulla. Questi lavoratori obbligati a ritmi giornalieri di lavoro, a volte anche di 12 ore, riferiscono retribuzioni reali di miseri 20 euro non documentabili.&nbsp;Il 21 maggio, la lotta per la dignità del lavoro riparte dagli ultimi, perché i diritti sociali sono i più importanti”.</p>



<p><a href="https://www.foggiatoday.it/cronaca/sciopero-braccianti-agricoli-21-maggio.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Intervista di Annalisa Cangemi a Aboubakar Soumahoro (su Fanpage)</strong></p>



<p>I braccianti di tutta Italia sciopereranno il prossimo 21 maggio 2020, per protestare contro la nuova sanatoria per i migranti, contenuta nel decreto Rilancio, divenuta urgente per il governo a seguito della mancanza di manodopera nei campi e della conseguente impennata dei prezzi di frutta e ortaggi.&nbsp;Un provvedimento che nella pratica escluderà dall’emersione&nbsp;tanti lavoratori dell’edilizia, dei supermercati, dell’artigianato, della ristorazione, della logistica, che non potranno fare richiesta.</p>



<p>Non ci sarà nessuno a raccogliere frutta e verdura nei campi quel giorno. “Non vanno regolarizzate le braccia, ma gli esseri umani”, è questo il messaggio che arriverà forte e chiaro al governo, ha spiegato Aboubakar Soumahoro, attivista e sindacalista dei lavoratori agricoli dell’Usb, contattato da Fanpage.it.</p>



<p><strong>Perché questo sciopero?</strong></p>



<p>Partiamo dal contesto attuale. Abbiamo oltre 31mila morti per il virus. Medici, infermieri, operatori della sanità, sono stati chiamati ‘eroi’: ecco loro negli ospedali, quando erano chiamati a salvare vite, non hanno mai chiesto quale tessera di partito avessero in tasca i pazienti, né hanno domandato la collocazione ideologica o post ideologica, se i malati avessero o meno un permesso di soggiorno o una carta d’identità italiana. Hanno sempre curato chi dovevano, senza mai sottrarsi.&nbsp;Il governo nel contesto della pandemia ha l’unico dovere di proteggere le vite, nessuna esclusa. Quando si fa il decreto ‘Cura Italia’ e vengono adottate delle misure di confinamento generale, per prevenire i rischi, si è scoperto che il contesto preesistente alla pandemia era un contesto lacerato, dilaniato dalle disuguaglianze sociali: persone che non hanno nemmeno una casa non sanno cosa sia il distanziamento sociale. Lo Stato doveva salvare tutti. Invece ha fatto esattamente l’opposto di quello che fanno i medici e gli infermieri. Ci si è preoccupati della verdura e della frutta, che si teme possano marcire, piuttosto che delle persone, i cui diritti stanno marcendo da anni nei campi. Voglio ricordare qualche nome:&nbsp;Paola Clemente, 49enne bracciante di San Giorgio Jonico deceduta in un vigneto di Andria il 13 giugno 2015,&nbsp;Soumaila&nbsp;Sacko, 29 anni, del Mali, con regolare permesso di soggiorno, ammazzato nel Vibonese da una&nbsp;fucilata il 3 giugno 2018. E un pensiero va a tutti gli uomini e le donne che tutti i giorni si spaccano la schiena nei campi. A mancare ancora una volta sono i diritti.</p>



<p><strong>Cosa non va in questo provvedimento?</strong></p>



<p>Si è scelto chiaramente di produrre un provvedimento che nel merito della questione ha come base quella di preoccuparsi dell’utilità di mercato, anziché di salvare le vite. Le nostre critiche sono di varia natura, ne cito giusto tre: l’aver riservato la regolarizzazione ad alcuni settori, escludendone altri. Dove sono i riders, la logistica, i facchini, gli ambulanti, gli edili, la ristorazione?</p>



<p><strong>Quali sono le altre criticità?</strong></p>



<p>Il secondo punto riguarda l’aver riservato la regolarizzazione a coloro i quali hanno un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019. Qui bisogna ricordare che il tutto si sta svolgendo nel tessuto legislativo dei decreti Sicurezza. E quindi ci sono le vittime dei decreti che non avranno accesso a questa emersione, perché il governo non ha avuto l’audacia, il coraggio, di cancellare questi decreti, che sono una fabbrica di produzione di marginalità e di dannati, resi invisibili. Il terzo elemento che non va nella sanatoria è l’aver subordinato il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, il che è una miscela esplosiva di sottomissione del lavoratore e della lavoratrice a qualsiasi forma di ricattabilità e sfruttamento.</p>



<p><strong>Quali migliorie proponevate al provvedimento?</strong></p>



<p>L’urgenza consisteva nel rilasciare un permesso di soggiorno alla luce dell’attuale contesto di pandemia, che sia convertibile anche per attività lavorativa. La nostra proposta è semplice.</p>



<p><strong>Qual è la partecipazione prevista allo sciopero?</strong></p>



<p>Intanto voglio dire che quel giorno non ci sarà né raccolta di asparagi, né raccolta di mirtilli o di verdura. Visto che per lo Stato siamo stati invisibili noi il 21 maggio saremo invisibili anche per i campi. Sarà sciopero totale. Allo stesso tempo abbiamo ricevuto la solidarietà di tantissimi consumatori e consumatrici, centinaia, che stanno riscoprendo cosa c’è dietro a una forchettata di spaghetti, e cioè il sudore, la fatica, l’immiserimento. E ci stanno mandando tantissimi messaggi, per annunciarci che loro quel giorno non faranno la spesa, e indosseranno virtualmente gli stivali, mentre noi saremo nelle campagne, con gli stivali reali, a incrociare le braccia. Poi stiamo ricevendo messaggi anche da tanti agricoltori, che ci dicono che loro quel giorno non andranno a lavorare. Abbiamo avuto migliaia di adesioni. Ci sono assemblee, nell’Agro Pontino, in Emilia-Romagna, in Toscana, in Calabria, nel foggiano. Lì domenica ci sarà una grossa assemblea nell’insediamento dei braccianti di&nbsp;Torretta Antonacci. Tra coloro che sciopereranno ci sono anche braccianti con il permesso di soggiorno, perché i loro diritti non sono riconosciuti. In questo momento ci sono braccianti nella Piana di Gioia Tauro che sono impiegati nella raccolta dei mirtilli, e percepiscono 30 euro al giorno, si spaccano la schiena dall’alba al tramonto, invece dei 50 euro circa previsti dal contratto. È chiaro che nessuno deve permettersi di strumentalizzare la fatica di questi uomini e donne, narrando una realtà che non esiste, quando non hanno mai messo sentimentalmente, moralmente, eticamente e concretamente gli stivali per immedesimarsi nei braccianti, italiani o stranieri che siano.</p>



<p><strong>Cosa hai pensato quando la ministra Bellanova si è commossa mentre annunciava il decreto?</strong></p>



<p>Ero impegnato in un’assemblea con i braccianti.</p>



<p><strong>Qual è la dotazione di Dpi nei campi, che dati avete?</strong></p>



<p>Ho lanciato una campagna di raccolta, tutt’ora aperta, mentre venivano emanati i vari dpcm, perché ai braccianti veniva detto che dovevano lavorare nei campi per assicurare il cibo per la popolazione, senza dispositivi di protezione individuale, e fino ad ora, chi parla di lotta al caporalato, non è stato in grado di convocare il tavolo sullo sfruttamento e il caporalato in agricoltura, mentre noi eravamo, e siamo, esposti. Grazie alla nostra raccolta continuiamo a comprare e distribuire generi alimentari ai braccianti e alle famiglie, anche italiane, e dispositivi di protezione individuale. Non ne abbiamo ricevuto neanche uno, da parte di chi in queste ore ha detto di preoccuparsi della nostra condizione, quando in realtà non è connesso sentimentalmente con noi. Noi stiamo girando dappertutto, siamo stati in Basilicata, in Calabria, in Puglia, e continueremo a girare l’Italia.&nbsp;Il governo ha abdicato a questa nobile e civile missione. Ma noi non ci arrendiamo, continueremo a chiedere la salvezza delle persone.</p>



<p><a href="https://www.fanpage.it/politica/braccianti-in-sciopero-soumahoro-a-fanpage-it-governo-preoccupato-della-frutta-non-delle-persone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Dai campi ai supermercati, più diritti meno sfruttati. Solidarietà ai braccianti in sciopero (dice Potere al Popolo)</strong></p>



<p>Il 21 maggio nei campi di raccolta della Piana di Gioia Tauro, del Foggiano e di tante altre regioni d’Italia i lavoratori migranti agricoli hanno deciso di incrociare le braccia contro il provvedimento di regolarizzazione previsto nel “Decreto Rilancio”, un provvedimento insufficiente sia per rispondere ai bisogni economici e sociali dei braccianti stessi, sia per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica che sta colpendo tutto il paese.</p>



<p>I braccianti in sciopero chiedono che vengano rispettati tre diritti fondamentali da parte dei padroni e dello stato: 1° un documento di soggiorno per tutti i migranti come primo passo che permette di emergere dallo sfruttamento del lavoro nero; 2° il rispetto e la garanzia di pagamento di un salario dignitoso; 3° un programma di inserimento abitativo come risposta alle condizioni iper-precarie nei ghetti che costeggiano i campi.</p>



<p><strong>Che cosa c’entra con noi questo sciopero?</strong></p>



<p>Il lavoro agricolo costituisce il primo anello della filiera agroalimentare. Nel suo insieme, si tratta del primo settore economico italiano in quanto a fatturato: ma a questa immensa ricchezza corrisponde una enorme diseguaglianza per quanto riguarda la sua distribuzione. I colossi della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), infatti, esercitano una enorme pressione – che sfocia nel ricatto vero e proprio e nell’imposizione di prezzi e condizioni – nei confronti dei produttori agricoli, in larghissima parte aziende di piccole dimensioni che non possono trattare ad armi pari. Questa pressione si traduce nel tentativo di risparmiare il più possibile sull’elemento più semplice da colpire per qualsiasi tipo di azienda: il costo del lavoro. Da qui hanno origine le condizioni di lavoro disumane e i salari infami che vengono imposti ai lavoratori agricoli. Ma questa disuguaglianza di base non colpisce solo i braccianti: ogni anello della filiera prova a massimizzare il profitto scaricando tutto sui lavoratori e sulle lavoratrici, dai campi fino ai supermercati, passando per le industrie della lavorazione e le compagnie della logistica.</p>



<p>Nei mesi d’emergenza queste disuguaglianze si sono manifestate con maggiore intensità: in un periodo in cui una larga parte dell’economia infatti lamenta la paralisi o la crisi, milioni di euro sono finiti nelle casse della GDO. Le nostre spese si sono concentrate nei supermercati, e allo stesso tempo abbiamo comprato di più rispetto al solito. Tra marzo e aprile le vendite sono aumentate del 18% rispetto all’anno precedente, con acquisti concentrati per il 44% nei supermercati della GDO!</p>



<p>E mentre aumentavano vendite, prezzi e profitti della GDO, aumentavano anche gli orari e i ritmi di lavoro di cassiere e magazzinieri dei supermercati. Sono numerosi i loro racconti che denunciano le condizioni di sfruttamento che si sono intensificate durante gli ultimi mesi. A questo si aggiungono la mancanza di dispositivi di protezione individuali e minacce di licenziamento per chi chiedeva semplicemente di lavorare in sicurezza. La ciliegina sulla torta? Molte aziende hanno deciso di approfittare della copertura offerta dalla pandemia e dai provvedimenti presi per contrastarla, e i lavoratori della GDO stanno cominciando a essere messi in cassintegrazione a migliaia.</p>



<p>Dopo mesi che si parlava di una regolarizzazione, adesso è arrivata e sembra una beffa, un provvedimento utile solo a continuare a sfruttare il lavoro dei braccianti e lasciare così com’è il meccanismo generatore di sfruttamento e diseguaglianze su cui si regge l’intera filiera. Lo sciopero dei braccianti agricoli mette in questione questo meccanismo di sfruttamento in tutta la filiera agroalimentare. È fondamentale sostenere chi chiede diritti, uguaglianza e unità tra i lavoratori – perché i diritti di alcuni diventano diritti di tutti.</p>



<p><strong>Ma quanto costa la produzione agricola? Trasparenza dei prezzi subito!</strong></p>



<p>Oggi per produrre 1kg di clementine biologiche ci vogliono 26 centesimi di euro. A questi vanno aggiunti i costi per la raccolta, per il confezionamento e per il trasporto. La GDO acquista la frutta sempre attraverso intermediari, praticamente mai direttamente dal produttore. Quindi, un produttore, per non fallire, deve vendere le clementine almeno a 60 centesimi.</p>



<p>Nel 2019 le clementine biologiche della Piana di Gioia Tauro sono state pagate 32 centesimi al kilo, con raccolta a carico dei produttori. Se si tolgono 11 centesimi per la raccolta, il prezzo di produzione diventa di 21 centesimi – quindi si tratta di un prezzo nettamente sottocosto. E sono le stesse clementine che si trovano sui banchi dei supermercati della GDO a € 2,50/kg.</p>



<p>Questo semplice calcolo dimostra che esiste solo una variabile sulla quale si riesce a risparmiare: la manodopera! Lo sfruttamento dei braccianti e dei piccoli produttori, ma anche dei lavoratori del trasporto e dei supermercati della GDO è quindi un elemento strutturale della filiera agroalimentare che genera enormi profitti da un lato, mancanza di diritti, salari bassi e condizioni di lavoro disumani dall’altro.</p>



<p>È necessario che la GDO pubblichi nei cartellini dei loro banchi non solo il prezzo di vendita, ma anche il prezzo pagato al produttore al netto di tutte le intermediazioni (il cosiddetto prezzo sorgente). In questo modo non si elimina lo sfruttamento della manodopera, ma si da un elemento in più per tracciare la distribuzione della ricchezza lungo la catena di valore della filiera agroalimentare – un elemento di coscienza indispensabile per combattere e cambiare l’ordine delle cose.</p>



<p><strong>Cosa vogliamo quindi?</strong></p>



<p>Il 21 maggio ci troveremo davanti ai supermercati della GDO in primo luogo per esprimere la nostra massima solidarietà ai braccianti agricoli in sciopero contro le condizioni di sfruttamento che vivono quotidianamente. Con le nostre azioni vogliamo portare le loro rivendicazioni fuori ai campi di raccolta. Le loro rivendicazioni sono le nostre:</p>



<ul><li>un permesso di soggiorno per tutti i migranti per emergere dal lavoro nero e per ottenere diritti fondamentali per ogni uomo e ogni donna;</li><li>il rispetto di condizioni di lavoro e salariali dignitosi in tutta la filiera agroalimentare: braccianti, trasportatori, cassiere, magazzinieri ecc.;</li><li>una legge nazionale che costringa i supermercati a indicare i prezzi di sorgente in modo da tracciare i costi lungo tutta la catena di valore della filiera agroalimentare.</li></ul>



<p>Per noi la giustizia e i diritti non possono essere selettivi!</p>



<p><a href="https://poterealpopolo.org/solidarieta-braccianti-sciopero/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>Un bracciante è stato picchiato per aver chiesto una mascherina. Questa è l’Italia del 2020 – Giulio Cavalli</strong></p>



<p>No, il Covid-19 non è una livella, non ne usciremo migliori, non saremo tutti uguali davanti alla malattia e non sta andando tutto bene. Forse sarebbe anche il caso di abbandonare questa narrazione quasi epica che riempie tutti i giornali con le sensazioni di chi si è bevuto il primo caffè o di chi è riuscito dopo due mesi ad accorciarsi i capelli e ci sarebbe da volgere lo sguardo lì tra le pieghe degli ultimi, quegli ultimi che sono sempre stati ultimi e che nell’epoca del Coronavirus retrocedono ancora.&nbsp;<a href="https://www.tpi.it/cronaca/latina-bracciante-licenziato-e-picchiato-dopo-aver-chiesto-mascherine-arrestato-limprenditore-20200518604647/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>A Terracina uno degli ultimi schiavi si è ritrovato in un fosso</strong></a>, con la testa spaccata e con qualche osso rotto, come uno scarto che si spera di poter nascondere nel gorgo del fango, come qualcuno che merita di finire a fondo tirando lo sciacquone.</p>



<p>È l’ennesima storia che arriva da un territorio che insiste nel negare la presenza del caporalato e il suo rigurgito di schiavi e racconta di un giovane lavoratore che ha commesso l’imperdonabile errore di pretendere ciò che sta scritto nei tanto decantati decreti e nelle linee guida per la sicurezza che in alcune parti d’Italia diventano carta straccia. Lui aveva chiesto le mascherine, mascherine per non morire di Covid in quelle 12 ore di lavoro (pagate 4 euro all’ora) a cui sopravvivere sotto il sole per raccogliere la frutta e la verdura. Mentre lì in alto discutono di regolarizzazioni e se la giocano su presunte invasioni e su razzismi mascherati qui in fondo, in mezzo ai campi veri, si consuma un’orrida transumanza di uomini che valgono solo per le loro braccia come se attaccato non ci fosse anche tutto il resto del corpo, come se non ci fosse testa, come se non ci fosse cuore.</p>



<p>Lo schiavo chiede una mascherina e viene licenziato: se le persone non esistono non esistono nemmeno i loro diritti, facile facile. Quando si è permesso di chiedere al suo datore di lavoro almeno gli arretrati per i giorni lavorati è stato pestato e gettato in un fosso. Due imprenditori, finti imprenditori che sanno solo macellare carne umana, padre e figlio, sono stati arrestati per estorsione, rapina e lesioni personali aggravate. È una storia minima, laterale eppure racconta che l’infettività dell’uomo che diventa bestia è peggio del virus dei pipistrelli. Solo che su queste notizie non c’è nessun clamore politico, nemmeno un po’ di strumentalizzazione. È accaduto, sta accadendo e accadrà ancora: allo schiavismo interessa che non se ne parli per poter continuare tranquillamente a strisciare. Proprio come un virus.</p>



<p><a href="https://www.tpi.it/opinioni/caporalato-bracciante-picchiato-mascherina-italia-2020-20200519604937/?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<p><strong>scriveva Max Frisch (a proposito degli italiani), nel 1965</strong></p>



<p><em>Riprendiamo questo intervento del 1965 del grande scrittore svizzero da&nbsp;</em>Cercavamo braccia, sono arrivati uomini<em>, un”antologia di suoi scritti curata da Mattia Mantovani, per l”editore Armando Dadò di Locarno, che ringraziamo.</em></p>



<p>Un piccolo popolo sovrano si sente in pericolo: cercavamo braccia, sono arrivati uomini. Non divorano il benessere. Anzi, al contrario, sono indispensabili al benessere stesso. Però sono qui. Lavoratori ospiti o lavoratori stranieri? lo preferisco la seconda definizione: non sono ospiti che vengono serviti per ricavarne del guadagno. Sono persone che lavorano, e che lavorano all”estero, perché nella loro patria al momento non avevano possibilità di campare. Non si può volergliene male. Parlano un”altra lingua, ma anche in questo caso non si può volergliene, soprattutto perché la lingua che parlano è una delle quattro lingue nazionali. Ma questo rende molte cose più complicate. Si lamentano di essere alloggiati in condizioni disumane, a prezzi folli, e non sono assolutamente entusiasti. Il che è inconsueto. Però si ha bisogno di loro.</p>



<p>Se il piccolo popolo sovrano non si facesse un vanto della propria umanità e tolleranza e così via, il rapporto con la manodopera straniera, con i lavoratori stranieri, sarebbe più semplice: li si potrebbe sistemare in veri e propri campi di raccolta, dove potrebbero perfino cantare, e in questo modo non riempirebbero di stranieri le nostre strade. Ma non si può farlo: non sono prigionieri, e nemmeno fuggiaschi. E allora ecco che vanno nei negozi e fanno acquisti, e quando hanno un infortunio sul lavoro o si ammalano vengono ricoverati anche loro negli ospedali. Ci si sente invasi dagli stranieri, e allora si comincia lentamente a prendersela con loro. Sfruttamento è una parola abusata, a meno che siano i datori di lavoro a sentirsi sfruttati. Si dice che risparmino un miliardo all”anno e lo spediscano a casa. Non era questo che si intendeva. Risparmiano. E in fondo anche in questo caso non si può volergliene. Però sono qui, un”invasione di persone straniere quando invece, come detto, si voleva soltanto della forza lavoro. E sono non soltanto uomini, ma sono anche diversi. Italiani. Stanno in fila alla frontiera: è inquietante. Si deve pur comprendere il piccolo popolo sovrano. Sarebbe inquietante anche se l”Italia all”improvviso chiudesse le proprie frontiere.</p>



<p>Cosa fare? Non si può fare a meno di prendere severi provvedimenti che non entusiasmano gli interessati, nemmeno i datori di lavoro interessati. È naturale. Nel paese c”è una congiuntura economica favorevole, ma non c”è entusiasmo. Gli stranieri cantano, in quattro in una stanza da letto. Il governo federale non tollera l”ingerenza di un ministro italiano: in fondo si è indipendenti, anche se poi si dipende dai lavapiatti stranieri, dai muratori, dai manovali, dai camerieri eccetera eccetera. Indipendenti (così credo) dagli Asburgo e dalla Comunità Economica Europea. Siamo realisti: 500 mila italiani sono una piccola parte, né più né meno come i negri negli Stati Uniti. Però sono un problema. Un nostro problema, purtroppo. Lavorano bene, a quanto pare, sono perfino molto capaci: in caso contrario non ne varrebbe la pena, se ne dovrebbero andare, e il pericolo dell”invasione degli stranieri sarebbe scongiurato. Debbono comportarsi in maniera irreprensibile, meglio dei turisti, perché in caso contrario il paese ospitante rinuncia alla congiuntura favorevole. Questa minaccia, va da sé, non viene espressa, a eccezione di alcune teste calde che non capiscono nulla di economia. In generale ci si mantiene sul piano di un tollerante nervosismo.</p>



<p>Sono troppi, ecco il motivo. Ma non nei cantieri, non nelle fabbriche, non nelle stalle e nemmeno nelle cucine. No, sono troppi nelle ore libere, soprattutto di domenica all”improvviso sono troppi. Balzano all”occhio, sono diversi. Osservano le ragazze e le donne, fintanto che non possono portare le proprie all”estero. Non si è razzisti. In fondo è una tradizione non essere razzisti, e la tradizione si è conservata nella condanna di atteggiamenti francesi o americani o russi, per non parlare dei tedeschi, che hanno coniato il concetto di popoli aiutanti. Tuttavia sono diversi, ecco tutto. Mettono a repentaglio le peculiarità del piccolo popolo sovrano che non ama farsi descrivere, a meno che non si tratti di un autoelogio che non interessa gli altri. Adesso invece sono gli altri a descriverci.</p>



<p>Vogliamo leggerlo?<br>Un libro di questo genere, che non sostiene una tesi ma presenta del materiale, lo si può leggere in diversi modi. Forse il modo più fruttuoso per leggerlo consiste nel leggerlo non già in quanto svizzero, ma ad esempio in maniera assolutamente letteraria. Come suonano le parole quando persone semplici parlano di se stesse? Ci sono passi, quasi in ogni colloquio, che ricordano la Bibbia, e sono così concretamente lapidari nella loro precisione che catturano l”interesse anche quando si tratta di circostanze già note. Di cosa fanno esperienza? Dell”uomo come manodopera in una società basata sulla libera impresa, certo, ma la loro esperienza rimane assolutamente apolitica, e il loro sentimento si presenta come nostalgia. Non c”è nessun rivoluzionario, il che è piuttosto toccante. Tutti parlano della famiglia. È il loro ethos. Un ethos cristiano e anche molto mediterraneo. Separazione dalla famiglia, risparmiare per la famiglia, abitare con la famiglia, la speranza in una piccola casa non all”estero ma piuttosto in Sardegna o in Romagna o in Sicilia: è di questo che parlano in continuazione.</p>



<p>Talvolta c”è un che di antico. La cultura si presenta non già come formazione, ma come eredità pratica, l”umanità non si presenta come teoria. A parlare è una stirpe che è cortese perfino nel lamento. Non sono educatori del mondo. E il denaro in quanto denaro non è una misura, nemmeno per i più stupidi. Anche se non sanno qual è la loro altra misura, tuttavia ce l”hanno e non si aspettano che altri non la conoscano. Una strana stirpe: molto umile, in fondo, ingenua, non sottomessa né servile, ma anche non arrogante, solamente non disposta a essere umiliata, e del resto poco nazionalista anche nella diaspora. Non sono assetati di potere: molti di loro, fiduciosi nella vita al pari dei bambini, si spaventano della neve in terra straniera e hanno bisogno di parecchio tempo per capire di che genere sia il freddo che li atterrisce.</p>



<p>L”altra faccia la conosciamo:<br>Il mito che la Svizzera offre a se stessa, e il fatto che il mito non risolve alcun problema, e quindi l”isteria dovuta alla sensazione di impotenza. Ogni problema che dobbiamo affrontare manda in riparazione il concetto della Svizzera.<br>Speriamo che la riparazione riesca…</p>



<p>Tratto da&nbsp;<a href="http://www.lostraniero.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.lostraniero.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Traduzione di Mattia Mantovani</p>



<p><a href="https://www.personaedanno.it/articolo/linvasione-degli-stranieri-max-frisch?utm_source=rss&utm_medium=rss">da qui</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/YIqFZpHQ6GY?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;autohide=2&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen="true"></iframe></figure>



<p></p>



<p>“<em>…L’infanzia e la fanciullezza di Di Vittorio sono anni di miseria e di sofferenze. Il padre, salariato fisso in una grande masseria, muore di polmonite per aver voluto mettere in salvo il bestiame dell’azienda nel corso di un violento temporale. La madre, rimasta sola con i due figli, Stella di dodici anni e Peppino di sette anni, cerca di guadagnarsi il pane, lavando i panni dei vicini di casa. Ma le difficoltà sono tali che il fanciullo, nonostante le insistenze del maestro, che poco prima aveva premiato il suo profitto con un ambito riconoscimento, deve abbandonare la scuola, prima della fine dell’anno scolastico, alla seconda elementare.</em></p>



<p><em>Il suo primo giorno di occupazione non soddisfa il padrone. Questi constata che fino al tramonto il ragazzo ha raccolto solo pochi chili di piselli e lo avverte che se l’indomani non avrà reso sufficientemente lo dovrà licenziare. Di Vittorio tiene ben conto dell’avvertimento, che amerà ricordare come « la prima lezione di economia » da lui appresa nella vita. Lavora come è necessario e a distanza di due mesi ottiene il primo ingaggio per la mietitura. Per la prima volta si allontanerà per settimane dalla famiglia e sperimenterà la vita collettiva della grande masseria pugliese.</em></p>



<p><em>Allora i braccianti del Tavoliere lavoravano quattordici ore al giorno e l’unico pasto che somministrava il padrone era l’acquasale, consistente in un mestolo di acqua calda versata in una ciotola piena di pane nero, condito con poche gocce d’olio…</em></p>



<p><em>…Di Vittorio non ha ancora compiuto i 13 anni quando, nel 1905, Cerignola fa il primo sciopero generale.Egli si astiene dal lavoro e prende parte alla grande manifestazione che si svolge al centro del paese. La cavalleria carica, uccidendo cinque lavoratori. Il più giovane di questi aveva l’età di Di Vittorio ed era suo amico. Nel primo anniversario dell’eccidio, all’età di 14 anni, davanti a una piccola folla commossa, Di Vittorio pronuncia il suo primo discorso per commemorare il ragazzo caduto.L’anno successivo fonda il circolo giovanile socialista, che in poco tempo raggiunge i 400 soci…”</em></p>



<p><em>(http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/capitanata/1967/1967pdf_parte1/1b/1967_p1_38-46_magno.pdf)?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>Chissà cosa farebbe&nbsp;Di Vittorio il 21 maggio 2020.</p>
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		<title>Marco Omizzolo: i diritti dei braccianti sikh</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2020 10:05:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo il video del sociologo Marco Omizzolo che ha partecipato alla nostra iniziativa &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;. Il suo intervento verte sui diritti dei braccianti sikh nell&#8217;area pontina.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Oggi pubblichiamo il video del sociologo Marco Omizzolo che ha partecipato alla nostra iniziativa &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;. Il suo intervento verte sui diritti dei braccianti sikh nell&#8217;area pontina. </p>



<p>E un appello per la sanatoria subito!</p>



<p></p>



<p>Oggi alle 18.30 saremo con l&#8217;avv. ALESSIA SORGATO. VI aspettiamo numerose/i! Grazie. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Mafie e caporalato nel post Coronavirus" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NIJifNLT7mY?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Perché occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 09:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro viaggio di informazione continua. Ad arricchire gli incontri, la partecipazione di importanti esperti. Gli appuntamenti sono fissati, come sempre, sul canale Youtube dell’Associazione Per i Diritti Umani. Per rivedere gli incontri è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>
Il
nostro viaggio di informazione continua.</p>



<p>Ad arricchire gli incontri, la partecipazione di importanti esperti.</p>



<p>Gli appuntamenti sono fissati, come sempre, sul canale Youtube dell’Associazione Per i Diritti Umani. </p>



<p>Per rivedere gli incontri è molto semplice: collegati al sito dell’Associazione o tramite i profili social dove è anche possibile trovare tutte le informazioni per partecipare ai prossimi incontri.
Il
nostro viaggio di informazione continua.</p>



<p>Ad arricchire gli incontri, la partecipazione di importanti esperti.
Gli
appuntamenti sono fissati, come sempre, sul canale
Youtube
dell’Associazione
Per i Diritti Umani.

</p>



<p>Per rivedere gli incontri è molto semplice: collegati al sito dell’Associazione o tramite i profili social dove è anche possibile trovare tutte le informazioni per partecipare ai prossimi incontri.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/flyer3-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13970" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/flyer3-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/flyer3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/flyer3-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/flyer3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Domani, 5 maggio, ore 17 vi aspettiamo per l&#8217;incontro con MARCO OMIZZOLO !</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Mafie-e-caporalato_2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13971" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Mafie-e-caporalato_2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Mafie-e-caporalato_2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Mafie-e-caporalato_2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/Mafie-e-caporalato_2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Perchè occuparsi di diritti umani, oggi più che mai</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 08:18:23 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1021" height="606" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13858" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1021w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp-300x178.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp-768x456.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1021px) 100vw, 1021px" /></figure></div>



<p>Care amiche e cari amici,</p>



<p>vi ricordiamo i prossimi streaming organizzati da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani, </em></strong>con il sostegno del C.I.D.U.</p>



<p>VideoDirette sul canale Youtube dell&#8217;associazione (a cui potete iscrivervi) e poi ripostate qui e su tutti i nostri canali social. Potete scoprire quelle già effettuate, nei giorni scorsi, con alcuni professionisti su temi di stretta attualità!</p>



<p>Per garantire una corretta informazione, per rimanere aggiornati sulla situazione in Italia e nel mondo, per monitorare la tutela dei diritti fondamentali di tutte e di tutti.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/flyer-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13857" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/flyer-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/flyer-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/flyer-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/flyer.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>
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		<title>I diritti dei braccianti al tempo del Covid-19</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 07:22:44 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> propongono l&#8217;incontro con Francesco Piobbichi, operatore sociale per Mediterranean Hope che ci ha parlato dei diritti dei braccianti nella piana di Gioia Tauro e di buone pratiche suggerite. </p>



<p>Come sempre, per seguire le videoconferenze, è sufficiente cliccare sul quadrante che vi interessa. Grazie!</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/q_9tXokG-vc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/10/i-diritti-dei-braccianti-al-tempo-del-covid-19/">I diritti dei braccianti al tempo del Covid-19</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Piana di Gioia Tauro, proposte concrete dalla società civile: trasferite i migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 08:52:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Mediterraneanhope.com) Il 21 marzo le organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti e della salute dei braccianti stranieri della Piana di Gioia Tauro hanno inviato alla Regione Calabria una lettera con&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/03/25/piana-di-gioia-tauro-proposte-concrete-dalla-societa-civile-trasferite-i-migranti/">Piana di Gioia Tauro, proposte concrete dalla società civile: trasferite i migranti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>(da Mediterraneanhope.com)</p>



<p>Il 21 marzo le organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei diritti e della salute dei braccianti stranieri della Piana di Gioia Tauro hanno inviato alla Regione Calabria una lettera con alcune proposte concrete per la prevenzione e il contenimento del Coronavirus all’interno degli insediamenti precari. I firmatari – Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della FCEI, MEDU – Medici per i diritti umani, Sanità di Frontiera, Csc Nuvola rossa, Comitato solidarietà migranti e SOS Rosarno – hanno chiesto in particolare di predisporre soluzioni abitative idonee al contrasto alla diffusione del Covid19.<br>Dove? Negli alberghi, negli immobili confiscati alle mafie (in condizione di immediata abitabilità) e nelle case sfitte, presenti in tutto il territorio calabrese, nei CAS (centri di accoglienza straordinaria) che sia possibile adibire a questo scopo.<br>Tutte le operazioni, secondo i promotori della richiesta alla Regione Calabria, andrebbero svolte in osservanza di quanto stabilito dal Governo per limitare al massimo la diffusione del virus e in conformità con quanto stabilito sia dai decreti, che dai provvedimenti locali.</p>



<p><a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Qui e di seguito il testo integrale della lettera inviata alle autorità regionali calabresi, con le proposte operative a tutela della salute dei braccianti e dell’intera collettività.</a></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Testo completo della lettera e del comunicato:</p>



<p>Sabato 21 marzo Medici per i Diritti Umani, Mediterranean Hope – programma &nbsp;migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Sanità di Frontiera, Csc Nuvola Rossa e Co.S.Mi. (comitato solidarietà migranti) e SOS Rosarno hanno redatto delle&nbsp;<strong>PROPOSTE OPERATIVE PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA COVID-19 RELATIVA ALLE CONDIZIONI ABITATIVE DEI BRACCIANTI NELLA PIANA DI GIOIA TAURO.</strong></p>



<p>Tali&nbsp;<a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">proposte</a>&nbsp;sono state inviate all’attenzione del Dirigente Generale del Dipartimento Salute, politiche sanitarie Antonio Belcastro, alla Presidente della Regione Calabria Jole Santelli e al Vice Presidente della Regione Calabria Nino Spirlì, tramite l’indirizzo PEC del Dipartimento Salute, politiche sanitarie poiché i rappresentanti regionali non hanno ancora indirizzi mail istituzionali attivi.</p>



<p>Le proposte elaborate riguardano&nbsp;gli spostamenti dei braccianti in abitazioni idonee, al fine di prevenire il contagio.</p>



<h2><strong>&gt;&gt;&nbsp;<a href="https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19_PianaGioiaTauro_Proposte-operative-per-insediamenti-braccianti-2.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">LEGGI LETTERA</a>&nbsp;&lt;&lt;</strong></h2>



<p>Nell’attesa di organizzare e predisporre le soluzioni abitative&nbsp; &nbsp;le realtà firmatarie chiedono:</p>



<p>1- L’immediato ripristino dell’accesso all’acqua del casolare situato in Contrada Russo, presso il Comune di Taurianova</p>



<p>2- Predisporre la presenza di personale sanitario all’esterno della tensostruttura messa a disposizione dal giorno 20/03/20, in modo da individuare casi sospetti e isolarli repentinamente. Si sottolinea che tali compiti non possono in alcun modo essere affidati al personale deputato alla gestione della Tendopoli, in quanto non competente in materia sanitaria</p>



<p>3- Predisporre l’accesso agli insediamenti informali da parte di personale sanitario, in modo da individuare casi sospetti ed isolarli repentinamente</p>



<p>4- Garantire l’accesso ai vari insediamenti da parte delle realtà del territorio per organizzare un approvvigionamento del vitto.</p>



<p>L’associazione&nbsp;<em>Medici per i Diritti Umani</em>&nbsp;è disponibile ad effettuare un triage telefonico, nonché presso i luoghi interessati allo scopo di supportare il lavoro del SSN. Per operare negli insediamenti dei braccianti, l’associazione necessita altresì di DPI adatti allo scopo e di un supporto da parte delle Istituzioni per il loro corretto smaltimento. Nell’attesa di poter reperire con fondi propri i suddetti DPI,&nbsp;<em>Medici per i Diritti Umani</em>&nbsp;richiede, qualora possibile, la disponibilità di una fornitura da parte degli Organi Istituzionali preposti, anche alla luce dell’allestimento della tensostruttura presso il piazzale della Tendopoli.</p>
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		<title>Reati agroalimentari: il Ddl introduce l’agropirateria e il disastro sanitario</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 07:31:13 +0000</pubDate>
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<p>(da leurispes.it) </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie-696x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>di Marco Omizzolo </p>



<p>È stato finalmente approvato in Consiglio dei Ministri – su proposta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova – il disegno di legge di riforma dei reati in materia agroalimentare.<br>Un disegno ambizioso e nel contempo urgente, considerando le emergenze, che all’interno della filiera agricola e agro-commerciale italiana si registrano da anni, insieme alle conseguenze che esse determinano sulla produzione agricola del Paese, sulla salute dei lavoratori e dei cittadini e sull’ambiente.<br>Il testo, peraltro, riprende un lavoro accurato e pluriennale elaborato dalla Commissione ministeriale guidata da Gian Carlo Caselli, le cui proposte sono il frutto di un’accurata elaborazione sviluppata da esperti provenienti da vari settori e con diverse esperienze professionali. Il Rapporto Agromafie dell’Eurispes da anni sostiene il lavoro della Commissione Caselli. Anche per questa ragione non si può non considerare positivamente l’impegno del Governo nell’affrontare questo tema a partire dai lavori della Commissione. Il contrasto alle agromafie, al caporalato, la bonifica della filiera produttiva e commerciale da ogni tossicità criminale, dominio commerciale, pratica sleale e dallo sfruttamento in ogni modo inteso, è fondamentale per tutelare milioni di produttori, imprese, lavoratori e in generale i consumatori italiani, oltre a sostenere la produzione agricola di qualità propria del Made in Italy.<br>Nel merito del provvedimento, esso interviene direttamente sul Codice penale e sulla legislazione speciale del settore agroalimentare con una rinnovata determinazione che prevede la riorganizzazione della categoria dei reati in materia alimentare. La revisione del sistema sanzionatorio contro le frodi alimentari è una proposta da tempo avanzata sia dalle categorie datoriali sia dal mondo sindacale, insieme anche alla sistemazione organica della responsabilità delle persone giuridiche.<br>Tra le novità più interessanti e utili al contrasto ad ogni forma di sfruttamento, sofisticazione e truffa, si registra il reato di agropirateria e di disastro sanitario di cui è responsabile colui che provoca con colpa la morte di tre o più persone e il pericolo grave e diffuso di analoghi eventi ai danni di altre persone. Sono diversi i casi che potrebbero rientrare in questa fattispecie, peraltro già emersi sulle cronache nazionali.<br>Si ricorda, ad esempio, l’esposizione dei braccianti, dell’ambiente e dei prodotti coltivati a sostanza pericolose, nocive e cancerogene. Il traffico di sostanze nocive per l’agricoltura e per l’uomo – come alcuni farmaci acquistati nei mercati illegali esteri, lavorati in Italia e diffusi sotto le serre di alcuni criminali italiani – è una criticità già avanzata sulla quale si spera che presto intervengano le Forze dell’ordine e la Magistratura. Importante è, ad esempio, il caso denunciato nell’Agro Pontino e nella Sicilia orientale che riguarda alcune aziende locali le quali, usando farmaci e prodotti chimici illegali e pericolosi, espongono i cittadini di quel territorio a problemi di salute molto gravi, come anche i lavoratori locali e i consumatori di quei prodotti.<br>A seconda del tasso di pericolosità riscontrato, si applicano per i contravventori diverse pene.<br>Le condotte di solo rischio, ad esempio, sono considerate illeciti amministrativi, mentre per quelle di danno colposo sono previste contravvenzioni specifiche a patto che non determinino un pericolo per la salute. Infine, le condotte dolose sono punite come delitti, con l’ulteriore divisione fra quelle caratterizzate dalla presenza di un elemento concreto come la nocività del prodotto e quelle nelle quali si manifesta un pericolo per la salute pubblica.<br>Nel caso di frodi, invece, sono aumentate le sanzioni, soprattutto relativamente alle contraffazioni degli alimenti a denominazione protetta e fino al limite superiore individuato per l’attività organizzata per il commercio illecito di alimenti. A queste azioni repressive e punitive ne seguono altre accessorie che incidono direttamente sull’attività dell’impresa responsabile di tali comportamenti e sulle modalità proprie di condurla.<br>Tra le pene maggiori che il disegno di legge prevede si ricorda: l’interdizione a ricoprire uffici direttivi delle imprese; diversi divieti di accesso ad autorizzazioni, contributi pubblici, contratti con la Pubblica amministrazione; la revoca di alcune autorizzazioni fino alla chiusura dell’attività.<br>Insomma, un disegno di legge importante che tutela la salute pubblica e la qualità del sistema di produzione italiano, espellendo – almeno questo è l’obiettivo – criminali di varia natura e mafiosi da una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia.</p>
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