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	<title>brasile Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tre aggiornamenti dall&#8217;America latina</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 09:43:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Brasile È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasilianodomenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="457" height="306" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16808" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/brasile-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><figcaption>epa10279404 Groups of truckers block roads in Rio de Janeiro, Brazil, 01 November 2022. According to videos released on social networks by leaders of that rebellion, they will only end the protest when &#8216; the Army intervenes&#8217; to &#8216;prevent the return of communism&#8217;. Bolsonaro, who lost the elections by a difference of 1.8 points against Lula, had not yet ruled on the result and had not been seen in public since  he voted in Rio of Janiero.  EPA/ANDRÉ COELHO</figcaption></figure></div>



<p>Brasile</p>



<p><br>È già notizia il fatto dell’invasione dei “Bolsonaristi” radicali alle sedi dei tre poteri dello Stato Brasiliano<br>domenica 8 gennaio. Oggi si ricordano le parole che Isabella Kalil, studiosa di politica di destra brasiliana<br>diceva a dicembre: affermava che i simpatizzanti di Bolsonaro si stavano preparando per creare il caos e<br>che erano in un processo di radicalizzazione. Questo era abbastanza chiaro vedendo le proteste avvenute<br>successivamente alla vittoria di Lula a novembre scorso e che abbiamo raccontato in questa sede<br>nell’articolo “America latina-i diritti negati. Brasile oggi”. Secondo la Kalil domenica 8 hanno inviato un<br>chiaro messaggio al paese e al Presidente: hanno dimostrato che si possono organizzare senza l’aiuto<br>diretto delle istituzioni o dei leader politici. L’estrema destra vuole dare filo da torcere a Lula, di questo non<br>c’è dubbio. Forze di sicurezza nazionale e membri delle forze armate potrebbero essere simpatizzanti di<br>questi gruppi estremisti in appoggio a Bolsonaro. Un fatto pericoloso, una grande sfida per la Presidenza<br>attuale, l’effetto valanga nel tanto ricercato equilibrio della politica brasiliana. In un certo senso, vedendo<br>quelle immagini di Brasilia ci siamo ricordati del triste episodio a Washington, guarda caso, esattamente<br>due giorni prima, ma nel 2021.<br>Oggi si cerca di riparare i danni, di sistemare le finestre rotte, gli uffici rovinati, smantellare la rete di<br>organizzazione dell’assalto e arrestare i presunti responsabili. Arrivano notizie di future proteste e si<br>rafforza sempre di più la sicurezza nazionale. Questa storia è appena iniziata, direi che dopo la vittoria di<br>Lula per i “Bolsonaristi” è un working progress.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16809" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/peru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure></div>



<p>Perù</p>



<p><br>Altre manifestazioni e di conseguenza altra forte repressione mercoledì 11 nella città precolombiana di<br>Cusco (un morto e più di trenta feriti) a causa del malcontento che c’è intorno alla destituzione e<br>detenzione del ex presidente Pedro Castillo avvenuta a dicembre. L’onda di manifestazioni si è fermata per<br>le festività, ma dopo capodanno hanno ripreso il suo corso. I manifestanti esigono la rinuncia della nuova<br>Presidente, la chiusura del Congresso e diversi cambi nella Costituzione.<br>Dopo due processi di destituzione contro il presidente Castillo, condotti dal Congresso, (in cui si tentava di<br>dichiarare la permanente incapacità morale), il mandatario, in vista della terza sfiducia, parla alla nazione e<br>annuncia la dissoluzione del Congresso e l’intervenzione dei massimi poteri del paese. In poche parole: un<br>autogolpe, non riuscito ovviamente. Una parte della sua cartella di ministri rinuncia e il Congresso vota per<br>la destituzione e la sua posteriore detenzione. In questo momento è in attesa di processo. Il popolo non ci<br>sta, così come non ci è mai stato. Perù ha una storia incredibile di frammentazione politica e una forte<br>frattura nella Costituzione perché esiste un articolo che permette molto facilmente che il Congresso possa<br>annullare le facoltà presidenziali. Per cui, negli ultimi tempi: sei presidenti in quattro anni. Non c’è stabilità,<br>né ora né prima, se ricordiamo il triste episodio di Alberto Fujimori. Cosa succederà? La nuova Presidente<br>potrà portare un po’ di equilibrio in un paese che da anni vive nello sbilanciamento più totale? Anche<br>questa situazione è in working progress.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="481" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16810" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-1024x481.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-768x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/venezu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<p>Venezuela</p>



<p><br>Una nazione in cui l’opposizione politica è un continuo e costante working progress deludente, inaffidabile<br>e disorganizzato. È per questa ragione che dopo 23 anni ancora non sono stati capaci di organizzarsi per<br>smantellare la narco tirannia che ha messo in ginocchio tutto il sistema politico, economico e sociale del<br>Venezuela. Parlare di crisi umanitaria, di Nicolás Maduro, di dittatura, di crisi politica, di crisi sanitaria e via</p>



<p>dicendo, ormai è diventata la normalità, per la diaspora venezuelana sparsa nei 5 continenti e per chi ci vive<br>dentro e ci fa i conti tutti i giorni.<br>L’ultima speranza si è ormai sgretolata. Aveva il nome di Juan Guaidó che, a gennaio del 2019, guidava il<br>governo ad interim con tre obbiettivi: sospensione dell’usurpazione, governo di transizione e elezioni<br>libere. Tutto molto democratico in un paese in cui la democrazia era scomparsa da 20 anni. Quel governo<br>ricevette il riconoscimento degli Stati Uniti, della maggior parte dei paesi latinoamericani ed europei.<br>Inoltre, permesse di accedere a importanti risorse economiche all’estero che altrimenti sarebbero state<br>prese dalla narco dittatura per finanziare narcotraffico, vendita di armi, ecc. Sembrava l’inizio della fine, la<br>luce in fondo al tunnel e invece no. Dopo più di tre anni, possiamo dire che Guaidó non è mai stato un vero<br>lider e l’opposizione non è mai riuscita a rimuovere di un centimetro Maduro, nemmeno a convocare<br>elezioni libere né, men che meno, a esercitare un reale potere dentro del Venezuela. Gli analisti affermano<br>che la mancanza di strategie chiare, i tentativi disorganizzati per far cadere Maduro e gli immancabili<br>scandali di corruzione interna hanno macchiato definitivamente questa presidenza parallela.<br>Ebbene, questo governo della speranza è arrivato al capolinea. A dicembre, il Parlamento ha votato per la<br>sua eliminazione con 72 voti a favore, 29 contro e 8 astenuti (dei quali tanti ex parlamentari<br>dell’opposizione). D’altro canto, Nicolás Maduro è riuscito a superare il suo peggior momento, a lui non<br>cambia niente questa decisione del Parlamento, perché la verità è che per lui non è mai cambiato niente.<br>Con o senza governo ad interim, Maduro è stato saldamente al governo, probabilmente ha anche<br>consolidato la sua politica autoritaria e sta riuscendo nel tentativo di camuffare definitivamente, agli occhi<br>del mondo, la sua dittatura per una democrazia sociale, cosa che il suo maestro Hugo Chávez era riuscito a<br>fare. Confondere le acque è una strategia molto usuale in America Latina in ambito politico.<br>Che ne sarà di questi tre paesi nel 2023? Hanno iniziato l’anno con i botti, direi scaduti, e non si prospetta<br>una situazione serena. I lavori in corso continueranno senz’altro. Dovremmo capire come.</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Brasile, oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:01:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Ieri 15 novembre è stata la Festa della Repubblica in Brasile. Nel 1889 un golpe militare istituì il sistema presidenziale repubblicano, rovesciando la monarchia dell&#8217;Impero brasiliano e, di conseguenza, ponendo fine&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="529" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16730" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/brasile-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p><br>Ieri 15 novembre è stata la Festa della Repubblica in Brasile. Nel 1889 un golpe militare istituì il sistema presidenziale repubblicano, rovesciando la monarchia dell&#8217;Impero brasiliano e, di conseguenza, ponendo fine al regno dell&#8217;imperatore Pedro II del Brasile.<br>Ieri 15 novembre, gli elettori di Bolsonaro sono scesi in piazza per protestare contro le elezioni che hanno visto Luiz Inázio Lula Da Silva vincere con quasi il 51%. Dopo i <em>camioneros </em>che continuano a bloccare decine di strade in tutto il paese, oggi è toccato ai simpatizzanti dell’ormai ex presidente che si sono accampati davanti alle caserme militari dell’esercito nelle principali città brasiliane e in particolare in Brasilia e Sao Paulo. I manifestanti hanno chiesto alle forze armate di “salvare” il Brasile. Le forze armate hanno risposto<br>garantendo la costituzione, la legge e l’ordine.<br>Le proteste e le manifestazioni potrebbero continuare in un paese in crisi e che difficilmente riuscirà a superare a breve le difficoltà legate alla criminalità, alla salute e ai problemi nell’Amazzonia, per citarne alcune. Una vittoria così stretta durante le recentissime elezioni e la presenza di due candidati così polemici come Jair Bolsonaro e Luiz Inázio Lula Da Silva fanno scattare molte scintille in un paese completamente diviso. Lula Da Silva ha una importante sfida all’orizzonte, non sarà facile negoziare con quasi la metà degli elettori contro e governare insieme ai parlamentari di Bolsonaro. Non ci sono le idee chiare. I prossimi mesi sono molto importanti per capire come saranno i prossimi quattro anni.</p>
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		<title>Marco temporal e COVID19: non c’è pace per i popoli indigeni del Brasile</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 07:36:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Negli ultimi mesi sono giunte fino a noi le notizie di proteste che hanno coinvolto migliaia diindigeni brasiliani del movimento Luta pela vida (Lotta per la vita), coordinato dall’Articulação dosPovos Indígenas&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazil-2048x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Negli ultimi mesi sono giunte fino a noi le notizie di proteste che hanno coinvolto migliaia di<br>indigeni brasiliani del movimento Luta pela vida (Lotta per la vita), coordinato dall’Articulação dos<br>Povos Indígenas do Brasil (APIB).<br>Oggetto del dibattito pubblico e delle numerose manifestazioni è in particolare una sentenza del<br>Supremo tribunale federale, ancora oggi attesa con trepidazione da centinaia di tribù indigene<br>brasiliane. A inizio settembre, infatti, il Tribunale avrebbe dovuto pronunciarsi su una questione di<br>espulsione che oppone il popolo Xokleng allo Stato brasiliano di Santa Catarina. La problematica<br>decisione porta in realtà sulla costituzionalità del marco temporal, una tesi che potrebbe<br>legittimare il processo di land grabbing, ovvero l’“accaparramento di terra”, di cui gli indigeni<br>brasiliani, come molti altri popoli indigeni in ogni angolo del mondo, sono stati e sono tutt’oggi<br>vittime.<br>Sul fondamento di tale tesi potrebbero essere assegnati ai popoli indigeni unicamente quei<br>territori che questi dimostrano di avere occupato al momento della promulgazione dell’attuale<br>Costituzione, il 5 ottobre 1988: la consacrazione di un tale principio legittimerebbe così<br>quell’espropriazione di terre temuta oggi dalle migliaia di persone che manifestano a Brasilia. Oltre<br>alla difficoltà per alcuni di questi popoli di dimostrare giuridicamente la propria presenza su un<br>territorio, una pericolosa realtà soprattutto per gli indigeni “non contattati”, si aggiunge il fatto<br>che al momento dell’entrata in vigore della Costituzione questi popoli erano spesso vittime di<br>allontanamenti diretti e indiretti dalle proprie terre ancestrali.<br>La pericolosa tesi del marco temporal è oggi sostenuta dal presidente Jair Bolsonaro e dai massimi<br>esponenti di alcuni settori dell’economia, che vedono nella sua consacrazione l’occasione per<br>sfruttare terre oggi protette per agricoltura, centrali idroelettriche ed estrazione di minerali. Al<br>contrario, qualora il Tribunale supremo dovesse negarne una volta per tutte la legittimità, i popoli<br>indigeni vedrebbero assegnarsi un potente strumento giuridico per difendere le proprie terre.<br>Vista la complessità della questione e la pesante portata della decisione, positiva o negativa che<br>sia, il Tribunale ha deciso di sospendere a tempo indeterminato il processo, prolungando così<br>l’arrivo di quella risposta dalla quale dipendono le sorti di migliaia di persone. L’incertezza pesa<br>ancora così sui popoli indigeni del Brasile, duramente colpiti anche dal COVID19, mentre continua<br>la paura per le politiche di Bolsonaro, criticato per le sue posizioni anti-indigene e<br>antiambientaliste. Dall’inizio del suo mandato nel 2019, il Presidente brasiliano è già stato<br>denunciato più volte davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e<br>genocidio da associazioni quali la stessa APIB, in particolare per le attività di deforestazione<br>dell’Amazzonia e gli attacchi ai popoli indigeni, aggravati dagli ultimi anni di pandemia.</p>
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		<title>Protesta contro la nuova legge sulla demarcazione: un affronto ai popoli indigeni del Brasile</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2021 07:16:37 +0000</pubDate>
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<p><br>La Commissione Costituzione e Giustizia della Camera dei Deputati brasiliana voterà oggi un progetto di legge che cambierebbe la procedura di demarcazione dei territori indigeni a scapito della popolazione indigena. Come riferisce l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM), l&#8217;Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) ha annunciato ampie proteste contro di essa. Se questa legge entrerà in vigore, la situazione dei popoli indigeni del Brasile si deteriorerà ulteriormente.<br>L&#8217;accaparramento delle terre e i conflitti aumenteranno, e i grandi latifondisti disboscheranno ancora di più la foresta pluviale. Sarà allora più facile forzare il contatto con i popoli in isolamento volontario, il che è pericoloso per queste persone.</p>



<p>Il progetto di legge, con il numero PL 490/2007, è anche incostituzionale e viola la Convenzione 169 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro, che il Brasile ha ratificato nel 2002: il progetto di legge potrebbe permettere, per esempio, la realizzazione di strade, l&#8217;insediamento di grandi aziende agricole e zootecniche, o<br>l&#8217;estrazione mineraria, senza il consenso preventivo, libero e informato delle comunità interessate. Il progetto di legge toglierebbe qualsiasi territorio &#8220;la cui occupazione serve l&#8217;interesse pubblico rilevante dell&#8217;Unione&#8221; dall'&#8221;usufrutto esclusivo&#8221; dei popoli indigeni &#8211; anche se è stato sotto la proprietà indigena per decenni. &#8220;Il progetto di legge<br>insomma è un affronto ai popoli indigeni del Brasile. Sappiamo tutti che pericolo e che rischi comporterà tutto questo&#8221;, queste le parole di Kretã Kaingang, coordinatore dell&#8217;APIB.</p>



<p>Il riconoscimento di nuovi territori diventerebbe praticamente impossibile una volta che la legge dovesse entrare in vigore. Nuove demarcazioni sarebbero concesse solo attraverso leggi separate, il che complicherebbe enormemente quello che è già un processo lungo. Inoltre, le possibilità di ricorso in tutte le fasi del complesso processo<br>amministrativo sarebbero notevolmente ampliate e sarebbe anche<br>incostituzionale: il progetto di legge utilizza il cosiddetto &#8220;Marco Temporal&#8221; (punto di riferimento temporale). In base a questo principio, solo i popoli indigeni che possedevano la terra il 5 ottobre 1988, data di promulgazione della costituzione, possono rivendicare un diritto su di essa. Tutto questo ignora la storia di espulsioni, spostamenti forzati e atti di violenza contro queste popolazioni.</p>
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		<title>Covid-19 tra gli Indigeni dell&#8217;Amazzonia. I contagi tra le tribù mostrano un crescente pericolo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 16:18:39 +0000</pubDate>
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<p>Marcia delle donne indigene in Brasile come resistenza alla politica repressiva di Bolsonaro. Foto: Eliane Fernandes / GfbV</p>



<p>Sei indigeni del popolo Nahua, tribù recentemente contattata, sono stati trovati infettati dal coronavirus. Vivevano in isolamento volontario nella parte peruviana del bacino amazzonico. Il contatto con le comunità più isolate è sempre associato a un alto rischio per loro. Già durante il loro ultimo contatto con il mondo esterno, più di 30 anni fa, sono state trasmesse malattie convenzionali, motivo per cui sono morti molti Nahua. Durante l&#8217;attuale pandemia, è più che irresponsabile cercare il contatto con i popoli isolati o addirittura forzarlo.</p>



<p>Purtroppo i popoli in isolamento e autosufficienti sono ripetutamente &#8220;visitati&#8221; contro la loro volontà. Gli invasori illegali entrano nei loro territori per tagliare legno o cercare l&#8217;oro. Gli evangelici che vengono a fare missione portano anche il Covid-19 e altre malattie. E poi ci sono sempre trasmissioni di malattie da parte di personale medico infetto che dovrebbe essere lì per aiutare. Ma la cosa più utile per questi indigeni è lasciarli decidere da soli sui loro contatti e proteggere la loro terra dagli invasori.</p>



<p>Un gruppo di lavoro per la protezione delle tribù isolate e recentemente contattate nella pandemia si riunisce per la prima volta in Brasile questo venerdì per discutere sul da farsi. È probabile che verrà presa la decisione di fornire l&#8217;accesso alle aree indigene con punti di controllo dove si possa essere testati per l&#8217;infezione. Molte comunità indigene hanno preso questa misura mesi fa. Il governo li ha duramente criticati per questo e sta cercando di fermare le misure di protezione. Almeno 20 indigeni, che in realtà sono isolati, hanno finora contratto il Covid-19 in Brasile.</p>



<p>Ci sono almeno 110 popolazioni indigene volontariamente isolate in tutto il mondo. La maggior parte di loro vive nel bacino amazzonico, tra Bolivia, Brasile e Perù. Hanno scelto l&#8217;isolamento soprattutto a causa di brutte esperienze di violenza e malattie infettive. I furti di terreni, il sovrasfruttamento delle materie prime nei loro territori e la distruzione ambientale ad essi associata ne minacciano l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Amazzonia: il polmone del mondo e i diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 07:48:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Care e cari, pubblichiamo anche qui per voi il webinar di <strong>ANGELO FERRACUTI</strong>, scrittore e attivista per i popoli <strong>dell&#8217;Amazzonia</strong>. Ci ha parlato di <em>resistenza, di nuovi progetti, di responsabilit</em>à. Ma anche di <em>spiritualità</em>, quella che ci insegnano i popoli indigeni e gli sciamani. </p>



<p><strong>Tra Antropologia, Diritti, Giornalismo</strong>.</p>



<p>Trovate tutti i nostri relatori sul canale YOUTUBE di ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI e vi invitiamo ad iscrivervi!</p>



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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia SOS</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2020 09:23:01 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13974" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>
“<em>Toda
esta destrucción no es nuestra marca, es la huella de los blancos,
el rastro de ustedes en la tierra</em>&#8221;
(“Tutta questa distruzione non è un nostro marchio, è l’impronta
dei bianchi, la vostra tracci sulla terra”)</p>



<p>
Davi
Kopenawa Yanomami</p>



<p>
Queste
parole dette da un capo della tribù dei Yanomani fanno male ma
purtroppo sono vere. Fin dall’incontro tra i due mondi e la
posteriore colonizzazione da parte degli spagnoli e portoghesi nei
territori che adesso conformano l’America latina, “il bianco”
ha lasciato sì il progresso, ha insegnato la vita moderna, ha
sviluppato l’economia e la società, è vero, ma ha anche lasciato
dietro il suo passaggio una scia di soprusi enorme e un’impronta di
progresso macchiata di sangue, violenza e malattie. 
</p>



<p>
Nel
1995, allo scoccare dell’anniversario numero 500 della scoperta del
continente americano, proprio nelle nostre terre, tra gli
intellettuali, ricercatori e storici, nacque il dubbio sulla
correttezza della parola “scoperta”; così iniziarono a sorgere
concetti come: conquista, scontro culturale, incontro tra due mondi,
carneficina, genocidio. A proposito così scriveva Valentina Di
Prisco in un saggio intitolato <em>Jerico
o en busca de la verdad</em> e
pubblicato in una rivista letteraria venezuelana: “La verità su
tutta questa polemica è che non importa il concetto che si dia,
l’importante è che questo episodio, improvviso e selvaggio com’è
stato, cambiò completamente la vita e il destino delle due culture”.

</p>



<p>
Condivido
queste parole ed è inevitabile parlare di come dall’epoca della
conquista ed evangelizzazione da parte degli europei, la cultura, le
tradizioni, le lingue degli abitanti del posto e i loro diritti non
siano quasi mai stati rispettati. Violenze sessuali, omicidi,
schiavitù, furti di ogni genere sono alcuni degli episodi bui che
macchiano la presenza del “bianco” nel continente. 
</p>



<p>
Negli
anni Ottanta, i <em>Garimpeiros</em>,
cioè i ricercatori d’oro e minatori illegali commisero un
genocidio non da poco. 40.000 minatori invasero le terre dei Yanomani
e commisero innumerevoli crimini. Parlando di salute: malattie di
trasmissione sessuale ed epidemie di malaria, tubercolosi, influenza
suina, morbillo, ecc., sono state epidemie sviluppate in queste terre
soltanto grazie alla presenza irrispettosa del forestiero che con la
sua arroganza, ha mancato di rispetto a queste popolazioni.</p>



<p>
Torniamo
a parlare del tema perché il Covid19, è già arrivato in territori
indigeni, è l’ultima malattia della lista. L’Amazzonia e altri
territori indigeni dell’America latina sono già macchiati di
virus. Nella fattispecie vorrei raccontarvi la situazione attuale in
alcune popolazioni dell’Amazzonia, tra il Venezuela, il Brasile e
la Colombia.</p>



<p> Tra marzo e i primi di aprile si è alzata la voce dell’informazione a favore di questi popoli, ormai non esenti di virus. L’ong francese Planète Amazone ha lanciato una campagna di donazione per proteggere i guardiani dell’Amazzonia; il 1° aprile è apparsa la notizia che nel distretto di Santo Antônio do Içá, a nord del Amazzonia brasiliana, vicino al fiume Alto Rio Solimões c’era il primo caso di contagio: un’operatrice sanitaria di 20 anni che aveva avuto contatti con un medico della zona, anche lui risultato positivo e che a sua volta aveva viaggiato verso le grandi città del paese. Conosciamo i movimenti rapidi e aggressivi del virus. Le cifre in questa zona non sono chiare, ovviamente, essendo delle popolazioni molto precarie dal punto di vista dell’acceso all’assistenza sanitaria, all’informazione ed essendo delle etnie fisicamente fragili dal punto di vista immunologico; per cui si può ipotizzare che i numeri siano alti e realmente non coincidano con quelli ufficiali. In tutta l’Amazzonia il numero è salito a poco più di tre mila casi confermati e più di 250 decessi. La regione di Alto Rio Solimões, a pochi km dal fiume Amazzonia ha 12 casi e 2 decessi. Il 9 aprile il governo identificò il primo indigena deceduto nello stato dell’Amazzonia: un uomo dell’etnia Kokama di 44 anni e due giorni dopo un anziano di 78 anni.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="405" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13975" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/indigenas2-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>
In
Italia abbiamo già letto sulla situazione nella città di Manaus. Il
caos sanitario, i contagi, i morti, le fosse comuni. È proprio così.
Ovviamente il virus è già arrivato nelle riserve indigene della
zona come nel Parque das Tribos, una riserva in cui abitano 2.500
indigeni di 35 etnie differenti. In tutta la provincia di Manaus ci
sono quasi 3.000 contagiati e 259 deceduti al 26 di aprile. Una delle
zone rosse del paese. Di questi giorni l’annuncio del presidente
della regione Wilson Lima che metteranno su un ospedale da campo
dedicato esclusivamente agli indigeni della zona per far fronte al
Covid19. 
</p>



<p>
Un&#8217;altra
popolazione che adesso sta soffrendo molto è quella dei Yanomami,
tra il Venezuela e il Brasile. L’area dove i Yanomani sono
stanziati è il territorio forestale indigeno più vasto del mondo,
sono 38.000 individui e 8,2 milioni di ettari. Questo, come altri
popoli della zona, è un popolo abbandonato dai governi, che deve
sopravvivere con le proprie forze, per cui c’è un alto tasso di
bambini deboli per denutrizione o con debolezze all’apparato
respiratorio a causa degli innumerevoli incendi succeduti negli anni.
Così, il 9 aprile, il virus si è preso un ragazzo di 15 anni
proveniente dai villaggi intorno al fiume Uraricoera nello stato di
Roraima al confine con il Venezuela. Il ragazzo aveva un fisico
debole, era denutrito e anemico. Queste le dichiarazioni in
conferenza stampa del Ministro della Salute Luiz Henrique Mandetta:
“Oggi abbiamo avuto il primo caso confermato tra i Yanomami, il che
ci preoccupa molto (…) conosciamo la storia dei cattivi risultati
quando gli indigeni vengono affetti da virus che non appartengono al
loro ecosistema”. Una delle cause di pericolo più forte in questo
territorio dalla parte del Venezuela è la mobilità indiscriminata
di minatori illegali che sfruttano i Parchi Nazionali della zona e
partecipano in attività illegali e di contrabbando. Un numero reale
di contagi in terre venezuelane non c’è, lo sappiamo già, quindi
è difficile dire com’è la situazione in queste aree remote. Le
cifre ufficiali del governo dicono che ci sono soltanto tre contagi
nell’Amazzonia venezuelana. Difficile da credere. 
</p>



<p>
Anche
l’Amazzonia colombiana è vasta, ci abitano 64 popoli indigeni e
secondo le denunce di OPIAC (Organizzazione Nazionale dei Popoli
Indigeni dell’Amazzonia Colombiana) è stata completamente
dimenticata dal governo centrale fin dall’inizio della pandemia. I
diversi popoli si stanno organizzando da soli per contenere,
informare e regolare la situazione. Due giorni fa la notizia di
quaranta casi confermati e due deceduti. Il Ministero della Salute
Colombiano pubblica la cifra di 104 casi. 
</p>



<p> L’allerta nelle zone così vulnerabili dovrebbe essere rossa. La conclusione è che c’è una costante tra i tre governi centrali dei paesi coinvolti in questo articolo e cioè una quasi totale noncuranza. Come sempre sono le organizzazioni private, le ong, le fondazioni e i governi regionali a dare l’allarme, ad allertare i governi e l’opinione pubblica internazionale sulle precarie situazioni sanitarie e sulle caratteristiche generali di questi popoli che fanno sì che questo tipo di virus si propaghi in modo esponenziale in pochissimo tempo. La sensazione è che la bomba sta per esplodere, la realtà è che sicuramente è già esplosa. Confidiamo nella forza e nella determinazione che gli stessi indigeni hanno sviluppato nei secoli per sopravvivere a tutte le tragedie e nell’aiuto delle innumerevoli organizzazioni in difesa dell’Amazzonia. Forse questo virus è molto aggressivo anche per loro.  Staremo a vedere con le mani legate ma non con la bocca chiusa perché non bisogna mai dimenticarsi di questa meravigliosa parte del mondo.  </p>
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		<title>Il futuro al rogo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 08:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia (da http://atlanteguerre.it) Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> Stop TTIP Italia denuncia l&#8217;accordo UE-Mercosur che minaccia l&#8217;Amazzonia </p>



<p>(da <a href="http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://atlanteguerre.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="275" height="183" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/image-7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13053"/></figure></div>



<p><strong>Si intitola “Il futuro al rogo” la prima analisi dettagliata degli impatti ambientali, sociali ed economici di un trattato di liberalizzazione che incendia l’Amazzonia e distrugge l’agricoltura di qualità</strong>,ed è frutto del lavoro di&nbsp;<strong>Stop TTIP Italia</strong>&nbsp; un gruppo di oltre 270 associazioni, sindacati, consumatori, produttori, docenti, movimenti, coordinamenti esperti e comitati locali che insieme informano, studiano, comunicano, si mobilitano in tutta Italia per fermare l’approvazione del Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti (TTIP).</p>



<p><strong>“Nel giorno in cui milioni di giovani scendono in piazza in tutto il mondo con Fridays For Future per chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico”&nbsp; la Campagna Stop TTIP Italia lancia “Futuro al rogo”</strong>,&nbsp; rapporto di analisi su uno dei principali motivi della protesta internazionale: l’accordo UE-Mercosur, un trattato di liberalizzazione commerciale che mette a repentaglio l’ambiente, il clima, l’economia, l’agricoltura e i diritti di intere comunità dalle Americhe all’Europa. E’&nbsp;un esame dal quale emergono segnali preoccupanti, colti anche da organizzazioni di produttori e della società civile internazionale.</p>



<p><strong><em>Serve una bocciatura storica</em></strong></p>



<p>“Nonostante la Commissione Europea sia stata rinnovata e la neopresidente Ursula Von Der Leyen abbia posto tra gli obiettivi cardine del suo mandato un Green Deal per l’Europa – scrive&nbsp;la Campagna Stop TTIP – il suo Commissario al Commercio Phil Hogan ha difeso strenuamente la positività dell’accordo con i paesi del Mercosur. Il tutto, nonostante il governo del suo paese d’origine, l’Irlanda, abbia minacciato la bocciatura della ratifica per gli impatti ambientali e sull’agricoltura nazionale. L’Austria si è spinta oltre, votando un atto parlamentare di indirizzo vincolante per il governo, che lo obbliga a mettere il veto al tavolo del Consiglio dell’UE quando, nella seconda metà del 2020, dovrà dare un parere sulla ratifica”. Per quel che riguarda il Belpaese:&nbsp; «L’Italia dovrebbe agire nella stessa direzione – dichiara Monica Di Sisto, autrice del rapporto e portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Governo e Parlamento riempiano di contenuto i tanti annunci fatti sull’ambiente e il clima, bocciando subito l’accordo già concluso con il Canada (CETA) e mettendo un veto in Europa sul trattato con il Mercosur».</p>



<p><strong>Cosa dicono i numeri? Al negoziato con il Mercosur (il mercato unico sudamericano composto da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay)</strong>&nbsp;l’Europa ha ottenuto l’azzeramento dei dazi su auto e parti di auto (che si attestavano in precedenza al 35% del valore), macchinari (che pesavano fra il 14 e il 20%), prodotti chimici (18%) e farmaceutici (14%). Felice anche il settore delle calzature, che vedrà ridursi le barriere (attualmente al 35%) e il tessile a maglia (26%).</p>



<p><strong>“Per il Mercosur – dice il rapporto – il vero vincitore è il settore agricolo: se infatti nel complesso la bilancia commerciale è leggermente a favore dell’Unione Europea, in ambito agricolo lo squilibrio è molto forte</strong>&nbsp;e aumenterà con il trattato. I paesi del Mercosur esportano nel mercato UE prodotti agroalimentari per circa 21 miliardi di euro annui, mentre importano da noi appena 2 miliardi all’anno. L’accordo agevole le importazioni di zucchero e pollame: entrambi i settori beneficeranno di una quota pari a 180 mila tonnellate a dazio zero. Altro comparto che subirà gli impatti del trattato è quello agrumicolo. Spagna e Italia vedranno inasprirsi la competizione con il Brasile, primo produttore mondiale di succo d’arancia, e con l’Argentina, principale produttore di limoni. Non solo: le recenti importazioni di riso da Myanmar e Cambogia hanno indebolito la produzione europea, che ora rischia un altro colpo dall’Uruguay, pronto a beneficiare di una quota di 60 mila tonnellate senza dazi offerta dal trattato. Ma la preoccupazione più grande sembra essere quella di una crescita delle importazioni di carne di manzo, con l’istituzione di una nuova quota di 99 mila tonnellate a tariffa agevolata del 7,5%. Pochi i prodotti a indicazione geografica italiani (55 su oltre 290) tutelati nell’accordo: saranno comunque obbligati a convivere con le loro&nbsp;<em>copie storiche</em>, libere di circolare anche nel mercato europeo sugli scaffali dei supermercati”.</p>



<p><em><strong>Tutti i pericoli del trattato</strong></em></p>



<p><strong>Secondo Monica Di Sisto, «a fronte di un’emergenza climatica dichiarata da sempre più paesi e città e dell’impegno solenne europeo di rispettare e far rispettare l’Accordo di Parigi, il trattato UE-Mercosur alimenta la deforestazione</strong>&nbsp;dell’Amazzonia e non pone alcun vincolo ambientale agli scambi tra Europa, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, indebolendo anzi quelli esistenti. In cambio di un aumento dell’export di automobili – del quale beneficeranno i produttori tedeschi – l’Europa spalanca le porte ai grandi esportatori del Mercosur, forti competitori delle imprese europee e italiane, senza alcuna valutazione complessiva e vincolante dell’impatto di questa scelta sull’occupazione, l’ambiente, la produzione e il mercato interno».</p>



<p><strong>Il trattato con il Mercosur non promuove adeguatamente il rispetto del principio europeo di precauzione, ma indebolisce i controlli su prodotti provenienti da Paesi in cui sono legali centinaia di pesticidi da noi proibiti</strong>, circolano liberamente OGM e cibo putrefatto, come accertato dai recenti scandali che hanno coinvolto grandi gruppi dell’agrobusiness brasiliani. Resta inevasa la questione delle crescenti violazioni dei diritti umani in Brasile e in altri paesi del blocco, che non sembrano turbare le istituzioni europee.</p>



<p><strong>Se ratificato, l’accordo darà vita a una ventina di comitati tecnici che, con l’obiettivo di “facilitare” il commercio tra Mercosur e Unione Europea, passeranno al setaccio le normative considerate “irritanti”</strong>&nbsp;con l’obiettivo di ammorbidirle, anche se per ottenerle sono state necessarie importanti battaglie sociali o ambientali.</p>



<p><strong>Le organizzazioni ambientaliste e della società civile, compreso il movimento Fridays For Future, hanno protestato inoltre contro il rischio concreto che l’aumento dell’export di carne di manzo dal Brasile aumenti la deforestazione e gli incendi in Amazzonia,</strong>&nbsp;esponendo i piccoli produttori agricoli italiani ed europei a una insopportabile competizione con i colossi multinazionali che fanno grandi affari con le monocolture argentine e brasiliane. In cambio, l’industria latinoamericana a più alto contenuto tecnologico verrà schiacciata sotto un’ondata di esportazioni europee, dalle automobili alle macchine utensili.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 07:18:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro Los hijos de los días (I figli dei giorni): “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/09/10/america-latina-diritti-negati-amazzonia-inferno-incontrollato/">&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Amazzonia: inferno incontrollato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p> di Tini Codazzi</p>



<p>Nel 2011 il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scriveva nel suo libro <em>Los hijos de los días (I figli dei giorni)</em>: “Si la naturaleza fuera un banco ya la habrían salvado”. Niente di più vero, affermazione schiacciante, soprattutto in questo momento in cui siamo testimoni del grande rogo che sta sterminando l’Amazzonia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="954" height="550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12991" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 954w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-300x173.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/incendio1-768x443.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 954px) 100vw, 954px" /></figure>



<p>
I
mezzi d’informazione ci hanno già mostrato immagini e video
sull’enorme incendio che sta mangiando la più grande foresta
tropicale del mondo. Tre paesi sono coinvolti in questa tragedia:
Brasile, Paraguay e Bolivia. Si è già parlato della dinamica che da
anni i governi di turno di questi paesi eseguono: si porta avanti la
deforestazione, si attende dei mesi per far asciugare il terreno e
poi gli si dà fuoco. Agosto e settembre sono i mesi con il maggior
numero di incendi. Non esiste fuoco naturale in Amazzonia, questa
zona è troppo umida per provocare in modo naturale un incendio. I
ricercatori del IPAM (Istituto di Ricerca Ambientale del Amazzonia)
in Brasile, da anni denunciano che esistono persone che praticano i
roghi e che ovviamente nella stagione secca possono peggiorare e
provocare incendi fuori controllo. Molte volte questi incendi non si
spengono con la pioggia e quindi finiscono per propagarsi velocemente
e violentemente come sta succedendo adesso. 
</p>



<p>
Le
polemiche sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Brasile le
conosciamo, si punta il dito contro di lui, per l’opinione pubblica
è basicamente il responsabile di questa tragedia, ma pochi sanno che
anche Bolivia e Paraguay sono altrettanto responsabili. 
</p>



<p>Il deputato ed ex ministro boliviano Carlos Sánchez Berzaim e associazioni e ONG ambientaliste boliviane affermano che nell’Amazzonia boliviana i roghi sono stati impulsati ed autorizzati da Evo Morales per ampliare le coltivazioni illegali di coca, eseguire migrazioni interne con l’obiettivo di cambiare la mappa sociopolitica della nazione beneficiando gruppi economici di dubbia reputazione che lavorano accanto al regime. È da anni che in Bolivia si parla di come Morales ha difeso con violenza la diffusione ed espansione di coltivazioni illegali di coca con il fine di finanziare il narcotraffico. Ad oggi si parlano di 80.000 ettari. Lo scorso 16 luglio, il Viceministro della Difesa Sociale e delle Sostanze Controllate (già potremmo discutere su questo Ministero…), Felipe Cáceres García ha ammesso la deforestazione e i roghi per preparare il terreno alle coltivazioni di coca nell’area protetta del Territorio Indigena e Parco Nazionale Isiboro-Securé (TIPNIS). Morales è stato criticato perché nel luglio scorso ha firmato una modifica di un decreto del 2001 che autorizza nella regione amazzonica la deforestazione e i roghi controllati per attività agricole, principalmente nelle regioni di Santa Cruz e Beni, a centro nord del paese. Dopo le denunce da parte dei governi locali, il gruppo boliviano Kuña Mbarete ha promosso una petizione per l’abrogazione del decreto e accusa il presidente Morales di: “Violazione dei diritti umani degli indigeni e della natura, di biocidio ed ecocidio causato nella zona di Chiquitanía in più di 1 milioni di ettari, e per l’attentato contro il 25% dell’ossigeno prodotto nel pianeta”. Sta di fatto che queste terre non solo servono para la coltivazione della coca, servono anche per l’ampliamento della produzione agricola e l’allevamento, anche se i ricercatori della zona dicono che queste terre non sono adatte a ciò, la produzione agricola quindi è totalmente negativa per il terreno.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="704" height="396" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12992" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/fiume-amazonas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p>In
questi 14 anni di potere, Morales e la sua dittatura castro chavista
hanno usato queste terre per i loro affari loschi, modificando e
creando delle leggi per lo sfruttamento delle terre e quindi delle
popolazioni indigene che lì vivono. 
</p>



<p>Che
dire del Paraguay. Il paese è stato recentemente criticato per non
proteggere la foresta dagli agrochimici. A metà agosto, l’ONU ha
redatto un report affermando che la nazione è responsabile di
violazioni di diritti umani per non aver fatto dei controlli adeguati
su attività inquinanti illegali. Gli esperti della Commissione dei
Diritti Umani dell’ONU affermano che il paese non controlla le
attività di fumigazione con agrochimici causando l’intossicazione
di persone, tra cui bambini, e anche l’inquinamento delle acque,
del suolo e delle coltivazioni. Sebbene le vittime di questo fatto
vivevano e lavoravano in zone lontane dall’Amazzonia, si sospetta
che la zona colpita dagli incendi, cioè il Distretto di Bahia Negra,
al confine con il Brasile e la Bolivia, sia anche stato colpito da
queste fumigazioni illegali e ovviamente, anche in questo caso dalla
feroce e incontrollata deforestazione, che il fuoco sia stato gestito
in modo inappropriato, che gli allevatori abbiano usato tecniche non
adeguate e che la cosa sia sfuggita di mano scatenando questo inferno
che stiamo vedendo ormai da settimane. La stessa canzone per i tre
paesi coinvolti. 
</p>
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		<title>“LibriLiberi”. La caduta del cielo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 06:45:43 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto 
</p>



<p>La foresta amazzonica è in fiamme e
pochi se ne preoccupano, credendo che sia un problema relativo e
circoscritto. Invece ci riguarda molto da vicino. Abbiamo ormai
perso, da questa parte del mondo, il contatto con la Natura; abbiamo
cercato di domarla in tutti i modi, nell&#8217;illusione di migliorare la
qualità delle nostre esistenze, ma abbiamo depredato la più grande
fonte di vita che avevamo a disposizione per ossigeno e acqua, per
legno e vegetali, per la fauna. Ma abbiamo preteso sempre di più per
la logica, contorta illusoria e prepotente, di essere superiori a
tutto e a tutti.</p>



<p>E allora bisogna leggere un testo,
originalissimo e denso: <em>La caduta del cielo. Parole di uno
sciamano yanomami</em>, per riportare i nostri piedi e i nostri cuori
su questa Terra. 
</p>



<p>Il libro (Edito da Nottetempo) è
scritto &#8211; o sarebbe meglio dire “trascritto” &#8211; dall&#8217;antropologo
Bruce Albert che ha trascorso anni nella comunità yanomani, nel nord
dell&#8217;Amazzonia brasiliana. E&#8217; entrato a far parte della famiglia di
Davi Kopenawa, con la fiducia che deriva dall&#8217;apertura mentale e
dalla mancanza di pregiudizio, e ha raccolto la testimonianza del
capofamiglia, sciamano e attivista per i diritti umani degli indios. 
</p>



<p>Un&#8217;esistenza epica, quella di Kopenawa,
che lo ha visto protagonista contro il colonialismo, cercatori d&#8217;oro,
missionari cattolici, imprenditori: insomma i Bianchi. Un&#8217;esistenza,
la sua, segnata fin dall&#8217;infanzia da una sensibilità fuori dal
comune, amplificata dall&#8217;educazione degli anziani che lo hanno
introdotto alle pratiche sciamaniche in un lungo e faticoso percorso
di iniziazione, raccontato nei primi capitoli di un
racconto/testimonianza davvero stupefacente: spiriti, visioni,
colori, forti emozioni. Tutto viene coinvolto nella possibilità di
un legame tra esseri umani e Cosmo, quando un Uomo (maschio, ma anche
femmina) entra in contatto con l&#8217;Universo. 
</p>



<p>Da lettori occidentali si possono
trovare, durante la lettura, alcuni riferimenti appartenenti alla
nostra cultura occidentale: le idee di Platone (realtà e
rappresentazione), la purificazione del corpo (Cristianesimo oppure
Ipazia che denigrava il proprio corpo per curarsi della propria
ricerca intellettuale), Lucrezio (per la concezione metamorfica degli
esseri naturali), ma anche questa sarebbe una sorta di
“colonizzazione” della cosmogonia e della mentalità yanomami. Si
tratta, invece, di una credenza, di uno stile di vita del tutto
diverso dal nostro, ma ugualmente autorevole. A partire dal concetto
di Spirito universale fino alla quotidianità, gli amerindi &#8211; e in
particolare gli sciamani &#8211; dimostrano, nella seconda parte del libro,
l&#8217;impotenza dell&#8217;individuo di fronte a forze superiori, benevole o
malevoli; sottolineano la futilità della nostra corsa al progresso,
nel momento in cui siamo tutti esseri a termine; spiegano che la
sopravvivenza delle generazioni future passa attraverso i nostri
comportamenti che devono tornare a rispettare l&#8217; Ambiente;
suggeriscono di non perdere il filo con il Cielo e i suoi abitanti,
per coltivare i valori positivi che collegano la nostra mente alle
stelle. Perchè siamo fatti della stessa sostanza, come ricordano le
lacrime e il mare.</p>
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