<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>cannes Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/cannes/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/cannes/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Jun 2016 09:15:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>cannes Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/cannes/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>I, Daniel Blake: Ken Loach torna a parlare di dignità e indifferenza</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/06/06/i-daniel-blake-ken-loach-torna-a-parlare-di-dignita-e-indifferenza/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/06/06/i-daniel-blake-ken-loach-torna-a-parlare-di-dignita-e-indifferenza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 09:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[cannes]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Blake]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[I]]></category>
		<category><![CDATA[ingiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ke]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[Loach]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[regista]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[umili]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=6084</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Ha vinto lui. Ha vinto uno dei registi più maturi e più arrabbiati. Ha portato a casa il premio più importante all&#8217;ultima edizione del Festival di Cannes. E&#8217; Ken Loach, con il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/06/06/i-daniel-blake-ken-loach-torna-a-parlare-di-dignita-e-indifferenza/">I, Daniel Blake: Ken Loach torna a parlare di dignità e indifferenza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/20160418140729-i_danielblake_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6085" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6085" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/20160418140729-i_danielblake_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="20160418140729-i_danielblake_01" width="1000" height="667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/20160418140729-i_danielblake_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/20160418140729-i_danielblake_01-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/20160418140729-i_danielblake_01-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha vinto lui. Ha vinto uno dei registi più maturi e più arrabbiati. Ha portato a casa il premio più importante all&#8217;ultima edizione del Festival di Cannes. E&#8217; Ken Loach, con il suo ultimo film intitolato <i>I, Daniel Blake.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Daniel, un uomo sulla sessantina, vive nel grigio e umido Newcastle, Inghilterra. Ha lavorato sempre come operaio artigiano, un mestiere duro e logorante tanto che ora l&#8217;uomo accusa un malore e i medici gli impediscono di continuare nell&#8217;attività. Daniel è solo e da solo deve cercare un&#8217;alternativa: il riconoscimento dell&#8217;invalidità e la riscossione del sussidio, un suo diritto dopo tanti anni di doveri.</p>
<p>Titoli di testa, schermo nero: una voce fuoricampo e il primo piano del protagonista che ascolta. Una voce monotona, fredda, abituata a ripetere sempre le stesse informazioni, senza partecipare al dialogo. E&#8217; la voce di un&#8217;impiegata di un ufficio a cui Daniel si rivolge per iniziare la pratica amministrativa. Una comunicazione interrotta brevemente, tra un uomo e una donna/robot. Una comunicazione vuota di pathos, priva di umana partecipazione ed è già da questo incipit che Loach avverte gli spettatori sul tema che vuole raccontare e su quale sia il proprio assunto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/th6U8BN50L.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6086" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6086 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/th6U8BN50L.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th6U8BN50L" width="300" height="180" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Daniel, infatti, rappresenta tutti coloro – giovani e meno giovani – che hanno perso occupazione e dignità a causa della crisi economica sì, ma anche a causa di giochi finanziari spregiudicati, da cui il cittadino comune è completamente tagliato fuori. E non è un problema da poco. In tutta Europa e in molte altre parti del mondo (vedi il Brasile, ad esempio) è così: intere famiglie sul lastrico, piccoli risparmiatori truffati, imprenditori e artigiani falliti, figli a carico dei genitori o genitori in miseria come l&#8217;altra protagonista del racconto cinematografico, Katie, giovane madre di due bambini, disposta a tutto, ma proprio a tutto per garantire loro la sopravvivenza in una cittadina a lei estranea e poco accogliente.</p>
<p>Tornano gli ambienti cari al regista brittanico, ambienti calcati dai passi di Daniel e di Katie che cercano un&#8217;occupazione onesta, che portano il loro curriculum bussando a tutte le porte: case popolari, uffici freddi come il freddo e la pioggia che entrano nelle loro anime stanche. Stanche anche le facce degli avvocati, dei dipendenti statali, di quegli uomini e di quelle donne che stanno dall&#8217;”altra parte”, incapaci di empatia con coloro che si trovano in difficoltà, aggrappati a quel poco di benessere che ancora hanno il privilegio di avere.</p>
<p>Daniel e Katie entrano nella burocrazia labirintica (comune a tanti luoghi), percorrono una via crucis contemporanea in cui si fa sempre più evidente la disumanizzazione dei “deboli”, considerati numeri e dei “forti”, alienati tra carte e cavilli.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/daniel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6087" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6087 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/daniel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="daniel" width="219" height="313" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/daniel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 219w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/daniel-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 219px) 100vw, 219px" /></a></p>
<p>Alcuni hanno criticato Ken Loach perchè in questo film non si avverte la rabbia furiosa dei suoi film precedenti. E&#8217; vero che Daniel non ha lo spirito ribelle di Eric (<i>Il mio amico Eric</i>) o incazzato di <i>Piovono Pietre, </i>ma ciò non vuol dire che con questo suo ultimo lavoro non abbia compiuto un nuovo, importante atto politico. Loach è cresciuto, ha vissuto, ha osservato e le sue riflessioni possono essere esposte anche in maniera più pacata, ma per questo non meno incisiva: la furia appartiente all&#8217;età della giovinezza, la saggezza a quella della maturità e un uomo maturo sa come dire NO anche senza fare la guerra.</p>
<p>In <i>I, Daniel Blake</i> non c&#8217;è molta speranza per le fasce più fragili della società, ma c&#8217;è una luce in un suggerimento: quello di far leva sull&#8217;umanità, sulla solidarietà quotidiana, sulla capacità di mettersi nei panni dell&#8217;Altro per farli propri per condividere la pena e le piccole gioie. Un&#8217;amicizia tra un uomo di mezza età e una giovane donna, i rari sorrisi di due bambini, posso tramutarsi in una grande ricchezza da cui, magari, ripartire.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/06/06/i-daniel-blake-ken-loach-torna-a-parlare-di-dignita-e-indifferenza/">I, Daniel Blake: Ken Loach torna a parlare di dignità e indifferenza</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/06/06/i-daniel-blake-ken-loach-torna-a-parlare-di-dignita-e-indifferenza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Graffiti, frustate e insulti all’Islam</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/05/20/venerdislam-graffiti-frustate-e-insulti-allislam/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/05/20/venerdislam-graffiti-frustate-e-insulti-allislam/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2016 07:18:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[VeneredIslam]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[cannes]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[iraniano]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Panahi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[prigione]]></category>
		<category><![CDATA[propaganda]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[regia]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[regista]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=5969</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Riprendendo l’appello lanciato a dicembre da cineasti iraniani tra cui Jafar Panahi, giovedì scorso, registi ed attori riuniti al 69° Festival di Cannes in un comunicato sottoscritto da quaranta organizzazioni professionali&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/05/20/venerdislam-graffiti-frustate-e-insulti-allislam/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: Graffiti, frustate e insulti all’Islam</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #424242;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5970" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5970" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (320)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-320-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
di Monica Macchi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Riprendendo l’appello lanciato a dicembre da cineasti iraniani tra cui Jafar Panahi, giovedì scorso, registi ed attori riuniti al 69° Festival di Cannes in un comunicato sottoscritto da quaranta organizzazioni professionali internazionali (tra cui il W &amp; DW &#8211; Worldwide scrittori e registi, FERA &#8211; Federazione europea dei registi, il ADAL &#8211; America Latina audiovisivi Amministrazione Alliance, European Film Academy, la ARP &#8211; Società civile degli Autori, registi e produttori (Francia), l&#8217;Accademia del Cinema Italiano &#8211; Premi David di Donatello, la Biennale di Venezia &#8211; Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica e DAC &#8211; Directores Argentinos Cinematográficos) hanno chiesto “ufficialmente e solennemente alle autorità iraniane la grazia per Keywan Karimi”, documentarista curdo iraniano condannato a sei anni di carcere e 223 frustate per il film documentario “Writing on the city” di cui potete vedere qui il trailer (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=3laaKrp5ebE&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://www.youtube.com/watch?v=3laaKrp5ebE&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>). Si tratta di un racconto storico-sociologico attraverso i graffiti di Teheran che documentano l’Iran tra la rivoluzione khomeinista e le manifestazioni contro Ahmadinejad. Karimi ha già al suo attivo diversi lavori sulla minoranza curda, sul contrabbando di petrolio nelle zone di confine con l’Iraq, (“Broken Borders”) e sui problemi delle giovani coppie (“The adventure of the Married Couple”, trasposizione iraniana di un racconto di Calvino).</p>
<p align="JUSTIFY">Il  13 ottobre 2015 è stato condannato a sei anni di prigione e 223 frustate per “propaganda contro il sistema” e “aver insultato l’islam” da un giudice, Mohammad Moghiseh, già noto ai gruppi internazionali per la difesa dei diritti umani per il suo attivismo nel reprimere giornalisti e oppositori e segnalato per questo all’Unione europea.  Domenica 21 febbraio 2016 gli è stata notificata la sentenza definitiva: un anno di carcere, 223 frustate e una multa di 20 milioni di rial (circa 600 euro).</p>
<p align="JUSTIFY">Ancora una volta (come nel caso di Atena Farghadani) il legame tra graffiti e insulto all’islam…</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/05/20/venerdislam-graffiti-frustate-e-insulti-allislam/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: Graffiti, frustate e insulti all’Islam</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/05/20/venerdislam-graffiti-frustate-e-insulti-allislam/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La gabbia dorata: al cinema per riflettere ancora sul tema delle migrazioni</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/11/08/la-gabbia-dorata-al-cinema-per/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/11/08/la-gabbia-dorata-al-cinema-per/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 06:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cannes]]></category>
		<category><![CDATA[Chapas]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[eritrea]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Giffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Ken Loach]]></category>
		<category><![CDATA[La gabbia dorata]]></category>
		<category><![CDATA[Lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/11/08/la-gabbia-dorata-al-cinema-per/</guid>

					<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito nelle sale italiane ieri, 7 novembre, un film utile e interessante: La gabbia dorata che, attraverso il codice linguistico dell&#8217;arte cinematografica, approfondisce e fa riflettere su uno dei temi di maggiore attualità&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/11/08/la-gabbia-dorata-al-cinema-per/">La gabbia dorata: al cinema per riflettere ancora sul tema delle migrazioni</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
uscito nelle sale italiane ieri, 7 novembre, un film utile e<br />
interessante: <i>La gabbia<br />
dorata </i>che,<br />
attraverso il codice linguistico dell&#8217;arte cinematografica,<br />
approfondisce e fa riflettere su uno dei temi di maggiore attualità<br />
sociale e politica, quello delle migrazioni.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
deciso di pubblicare per voi la recensione di Luca Scarafile, in<br />
collaborazione con Cinequanon.it.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/la_gabbia_dorata_poster.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/la_gabbia_dorata_poster.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong><i>La jaula de oro</i></strong><br />
(<i>La gabbia dorata</i>),<br />
nelle sale italiane dal 7 novembre, non è certo un film che è stato<br />
trascurato dalla critica. A testimoniarlo ci sono il Grifone d’oro<br />
al Giffoni Film Festival, il prestigioso <i>A<br />
certain talent prize </i>a<br />
Cannes, infine la recente consacrazione, in data 6 ottobre 2013, con<br />
il trionfo al nono Festival di Zurigo. Riconoscimento quest’ultimo<br />
che, mai come questa volta, ci colpisce come un pugno nello stomaco,<br />
portando con sé il sorriso amaro e beffardo del destino. Già,<br />
perché arriva mentre il 3 ottobre 2013 sta passando alla storia come<br />
il giorno della strage di<br />
Lampedusa, perché il primo<br />
lungometraggio del regista spagnolo <strong>Diego<br />
Quemada-Diez</strong> è e<br />
vuole essere innanzitutto proprio un film sull’emigrazione.</div>
<p>Così,<br />
mentre increduli nella nostra impotenza stiamo contando i corpi<br />
esanimi di chi scorgeva nel Vecchio continente la Terra promessa, di<br />
chi sperava e che, per quello stesso sperare, ha dovuto arrendersi<br />
alla morte, il cinema, pur senza saperlo, ci offre un commento della<br />
tragedia meno retorico e superficiale delle parole di tanti<br />
opinionisti che riempiono televisioni e giornali. Poco conta che<br />
siano gli Stati Uniti l’Atlantide di una felicità mai vissuta, che<br />
le terre della disperazione siano il Guatemala o il Messico e non<br />
l’Eritrea o la Siria, perché in ogni dove e in ogni quando sono la<br />
stessa voglia di riscatto, la stesso mito dell’<i>altrove</i>,<br />
la stessa miseria a spingere fiumi di uomini in un’impresa che per<br />
i più non troverà alcuna redenzione.<br />Ecco allora la storia di<br />
Juan, Sara e Samuel, tre giovanissimi guatemalchi che decidono di<br />
imbattersi in un viaggio verso gli Stati Uniti, terra dell’abbondanza<br />
e del capitalismo più scintillante. Di questo viaggio non sanno<br />
nulla, ma del resto nulla hanno da perdere. A loro ben presto si<br />
aggiungerà Chauk, un indio del Chiapas che non parla una parola di<br />
spagnolo e le cui azioni aderiscono a una logica primordiale, quella<br />
del cuore e del sentimento, che i suoi compagni dovranno<br />
faticosamente imparare a decifrare.<br />È un intreccio semplice e<br />
lineare quello scelto da Quemada-Diez, narrato attraverso una regia<br />
che talvolta assume intenzionalmente una piega documentaristica, ma<br />
che riesce ad indagare a fondo quel cumulo di insidie, speranze e<br />
illusioni che costituisce il fardello di ogni migrante. Sui tetti dei<br />
treni merci in cui clandestinamente si tenta di accorciare la<br />
traversata, tra la violenza dei delinquenti pronti ad approfittare di<br />
chi non è protetto da nessuno, di fronte ai cecchini statunitensi<br />
che attendono gli stranieri al confine, questo viaggio <i>on<br />
the road</i> si tramuta così<br />
in un vero e proprio romanzo di formazione, un viaggio in cui non<br />
tutti possono farcela e nel quale, anche chi ce la fa, sembra non<br />
trovare il riscatto di cui era in cerca .<br />Ciò che si conquista<br />
attraverso lo sguardo di questi cinque adolescenti è allora soltanto<br />
il disincanto, impressione crudele quanto realistica, a cui lo<br />
spettatore è educato dall’uso sapiente della recitazione di attori<br />
non professionisti, uso nel quale Quemada-Diez dimostra di aver ben<br />
recepito la lezione di Ken Loach con il quale ha collaborato.<br />A<br />
mancare non è nemmeno il richiamo metaforico, mai eccessivo o<br />
criptico, delle immagini. C’è innanzitutto la neve, la neve che<br />
irrompe, quantomai inaspettata, nei momenti cruciali del film: cade<br />
lenta e senza sosta in alcune inquadrature fisse facendo da<br />
contrappunto a questo viaggio disperato, come un destino dal<br />
significato velato fa da contrappunto, spesso ironico e maligno, alle<br />
nostre aspettative, ma è anche la neve che si fa bufera nell’ultima<br />
sequenza del film, quasi che quel significato incerto si sia infine<br />
rivelato nella sua tragicità. C’è poi l’enorme macello<br />
californiano in cui Juan, l’unico superstite di questa tormentata<br />
ascesa, finisce a lavorare: quasi a chiedere allo spettatore se la<br />
storia, come voleva qualche filosofo, non sia altro per noi singoli<br />
individui che un “banco da macellaio”.<br />C’è infine quel<br />
treno che corre sempre su una linea retta e che è lì, nelle<br />
intenzioni dichiarate del regista, a incarnare la fede incrollabile<br />
nel progresso, in quel grande racconto metafisico<br />
che fa dell’Occidente, per chi almeno ha provato a sperare, la <i>meta</i><i><br />
</i>ammaliante e sempre ambita del benessere. Ma del resto senza una<br />
fede, che sia in un etereo aldilà ultraterreno o in un aldiquà<br />
finalmente redento da una felicità per<br />
tutti allo stesso modo,<br />
forse non si può vivere. Come evoca il canto che chiosa una delle<br />
ultime sequenze del film: “<i>Ho<br />
perso la fede, è necessario trovarla</i>”.</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/11/08/la-gabbia-dorata-al-cinema-per/">La gabbia dorata: al cinema per riflettere ancora sul tema delle migrazioni</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/11/08/la-gabbia-dorata-al-cinema-per/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La vie d&#8217;Adèle vince a Cannes: un&#8217;intensa storia d&#8217;amore al femminile</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/06/08/la-vie-dadele-vince-cannes-unintensa-2/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/06/08/la-vie-dadele-vince-cannes-unintensa-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 06:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[cannes]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[gay]]></category>
		<category><![CDATA[kechiche]]></category>
		<category><![CDATA[La vie d'Adele]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[palma d'oro]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/06/08/la-vie-dadele-vince-cannes-unintensa-2/</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Ringrazio la bella gioventù di Francia che ho incontrato durante la lavorazione e che mi ha fatto sentire lo spirito di libertà e la gioia di vivere e ringrazio la gioventù tunisina che ha&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/06/08/la-vie-dadele-vince-cannes-unintensa-2/">La vie d&#8217;Adèle vince a Cannes: un&#8217;intensa storia d&#8217;amore al femminile</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/REGISTA-KECHICHE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/REGISTA-KECHICHE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Ringrazio<br />
la bella gioventù di Francia che ho incontrato durante la<br />
lavorazione e che mi ha fatto sentire lo spirito di libertà e la<br />
gioia di vivere e ringrazio la gioventù tunisina che ha fatto la sua<br />
rivoluzione con la giusta aspirazione di vivere liberamente, pensare<br />
liberamente e amare liberamente”: con queste parole il regista<br />
Abdellatif Kechiche ha ritirato la Palma D&#8217;Oro all&#8217;ultima edizione<br />
del Festival di Cannes, premio ottenuto per il suo film intitolato <i>La<br />
vie d&#8217;Adèle.</i>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Kechiche,<br />
nato a Tunisi, ma cittadino francese, porta sempre sul grande schermo<br />
storie intense e complicate sullo sfondo di una società altrettanto<br />
complessa e stratificata: ricordiamo, infatti, <i>Tutta<br />
colpa di Voltaire</i>,<br />
<i>La schivata,</i><br />
<i>Cous Cous</i><br />
e <i>Venere Nera</i><br />
in cui parla di immigrazione, dell&#8217;inclusione, di multiculralismo,<br />
andando ad analizzare le radici, le conseguenze e le sfaccettature<br />
degli argomenti trattati.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Con<br />
il suo ultimo lavoro prende in considerazione, ancora una volta, un<br />
tema molto attuale: l&#8217;amore omosessuale, declinato al femminile. Con<br />
grande sensibilità, ma anche realismo visivo, racconta la storia di<br />
Adèle, nell&#8217;arco di circa otto anni. Adèle è una quindicenne,<br />
liceale, di famiglia operaia; studia, ama leggere e da grande<br />
vorrebbe diventare una maestra. Vive la sua prima esperienza sessuale<br />
con un coetaneo, Thomas, ma poco dopo prova a dare un bacio ad<br />
un&#8217;amica che la respinge. Un giorno, la strada di Adèle incrocia<br />
quella di Emma, una ragazza più grande, dai capelli blu e che studia<br />
all&#8217;Accademia di Belle Arti e, da quel momento, Adèle scopre la<br />
passione vera, la travolgente bellezza dell&#8217;intimità e la pienezza<br />
dell&#8217;essere se stessi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
ne <i>La vie d&#8217;Adèle</i><br />
scorgiamo i tratti tipici dello stile narrativo di Kechiche: usa il<br />
teleobiettivo per girare le scene di sesso da lontano e rendere<br />
maggiormente la verosomiglianza degli amplessi, espliciti, insistiti,<br />
coinvolgenti. Non fa sconti all&#8217;immgainazione: riporta i corpi nudi,<br />
i movimenti, gli spasimi e i respiri. Perchè il sesso può e deve<br />
essere vitale e libero. Come in tutte le storie d&#8217;amore forti e<br />
profonde ci sono i momenti di rottura, per un tradimento, per qualche<br />
incomprensione: e questo accade anche a Emma e ad Adèle che si<br />
incontreranno di nuovo, ma ormai non sarà più come prima.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
presidente, Steven Spielberg, e la giuria della 66ma edizione del<br />
Festival hanno sorpreso pubblico e giornalisti conferendo il premio<br />
principale non solo al film, ma anche alle due attrici protagoniste,<br />
Adele Exarchopoulos e Lea Seydoux,  e hanno affermato: “&#8230;Come<br />
giurati siamo rimasti stregati da queste attrici formidabili, e il<br />
fatto che negli Stati Uniti il film potrebbe essere censurato non<br />
poteva né doveva diventare un criterio del nostro giudizio”.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
film è stato premiato in un momento molto particolare: lo stesso<br />
giorno in cui, a Parigi, sfilava la manifestazione contro la legge<br />
che ha legalizzato i matrimoni di coppie omosessuali, decisione che<br />
ha portato al suicidio dello scrittore e attivista di estrema destra,<br />
Antoine Lerougetel.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abdellatif<br />
Kechiche ha dichiarato di aver realizzato un film “non militante”,<br />
ma l&#8217;opera &#8211; di coproduzione francese, spagnola e tedesca &#8211; è già<br />
al centro di un dibattito, almeno culturale.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/06/08/la-vie-dadele-vince-cannes-unintensa-2/">La vie d&#8217;Adèle vince a Cannes: un&#8217;intensa storia d&#8217;amore al femminile</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/06/08/la-vie-dadele-vince-cannes-unintensa-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un film e uno spettacolo teatrale per non dimenticare i BALCANI</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 07:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[Buon anno Sarajevo]]></category>
		<category><![CDATA[cannes]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Moni Ovadia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Sarajevo]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[un certian regard]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da poco uscito nelle sale cinematografiche italiane (recuperabile nelle rassegne, su Internet e in dvd) , Buon anno Sarajevo – Djeca-Children of Sarajevo, questo il titolo originale &#8211; è l&#8217;opera seconda della regista bosniaca&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/">Un film e uno spettacolo teatrale per non dimenticare i BALCANI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da poco<br />
uscito nelle sale cinematografiche italiane (recuperabile nelle<br />
rassegne, su Internet e in dvd) , <i>Buon<br />
anno Sarajevo </i>–<br />
<i>Djeca-Children of<br />
Sarajevo,</i><br />
questo il titolo originale &#8211; <i><br />
</i>è<br />
l&#8217;opera seconda della regista bosniaca Aida <em>Begić</em><br />
che, per questo film, ha ricevuto una menzione speciale nella sezione<br />
“Un certain regard”  all&#8217;ultimo festival di Cannes.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un&#8217;opera<br />
molto diversa dalla precedente, <i>Neve</i><br />
in italiano, ambientata nella periferia -cupa e fredda &#8211; della<br />
città in cui vivono due fratelli, Rahima, 23 anni e Nedim, 14. Il<br />
ricordo della madre uccisa da un cecchino durante la guerra è ancora<br />
molto vivo negli occhi e nell&#8217;anima dei due ragazzi: ma, mentre<br />
Rahima ha trovato conforto (forse) nella religione islamica e<br />
nell&#8217;indossare il velo a protezione delle sue ferite, il fratello<br />
minore subisce la discriminazione per essere orfano in una società<br />
che non è ancora riuscita a trovare se stessa.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
giorno Nedim danneggia l&#8217;I-phone di un compagno di scuola che è<br />
anche il figlio di un ministro e la scuola ingiunge a Rahima di<br />
rifondere il danno. Non riuscendo a trovare i soldi necessari, la<br />
ragazza danneggia l&#8217;auto del ministro in un parcheggio e da qui in<br />
poi i due protagonisti conosceranno, sempre più da vicino, la<br />
protervia e la corruzione dei ricchi e dei forti.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Rahima,<br />
da sempre coraggiosa nel far valere i propri diritti e nel proteggere<br />
il fratello, scoprirà anche alcuni lati della vita di Nedim che non<br />
conosceva e questo porta lo spettatore a intravedere nella<br />
quotidianità, nelle scelte e nei comportamenti di molti le tracce di una<br />
guerra che, a distanza di vent&#8217;anni, non è ancora finita; i segni di<br />
una mentalità criminale e di un malcostume che si è, ormai,<br />
infiltrato negli individui &#8230;Ma il film  lascia un piccolo spazio<br />
alla speranza di un miglioramento.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-Sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Buon-anno-Sarajevo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="192" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
non solo Cinema. Anche il Teatro vuole essere strumento di Memoria e<br />
di analisi. In tour, in Italia, lo spettacolo <i>Balkan Burger<br />
– E&#8217; la storia di Razna che visse più volte</i>,<br />
di Stefano Massini, un monologo affidato alla voce e<br />
all&#8217;interpretazione di Luisa Cattaneo, con il commento musicale dal<br />
vivo di Enrico Fink, sul palco con l&#8217;attrice.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
molteplicità di voci che si intrecciano e di lingue (a partire dal<br />
titolo). Sì, perchè Razna è, in realtà, Roze figlia di un rabbino<br />
che imparerà litanie ortodosse, frequenterà un Pope, reciterà<br />
preghiere cattoliche e si confronterà con un imam.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Contaminazioni<br />
di generi – si ride e si piange durante lo spettacolo – e<br />
contaminazioni di religioni e di alfabeti al ritmo di una ballata<br />
kletzmer per un personaggio simbolico che cambia e che cerca la<br />
propria identità, in una Ex Jugoslavia ancora in cerca di<br />
equilibrio.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ Balkan<br />
Burger è un magnifico pezzo di narrazione. E&#8217; una storia di morti e<br />
resurrezioni che si reitano nella vita di una singolare bambina<br />
segnata da un destino di paradossale santità, malgrado sé, il tutto<br />
raccontato con uno stile narrativo magistrale, tenuto su un registro<br />
ironico che mi sembra abbeverarsi allo humor della migliore<br />
letteratura yiddish e russa. &#8230;Balkan Burger può essere letto come<br />
una parabola che denuncia la cieca ottusità del fanatismo travestito<br />
da religione&#8230;”</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
(Moni<br />
Ovadia, introduzione a Balkan Burge in “Quattro storie” di<br />
Stefano Massini, ed. Titvillus)</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/2012-balkan-burger-281-locandina_150x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/2012-balkan-burger-281-locandina_150x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/">Un film e uno spettacolo teatrale per non dimenticare i BALCANI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2013/03/02/un-film-e-uno-spettacolo-teatrale-per/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
