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	<title>canzone Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>canzone Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dietro ogni etichetta c&#8217;è una persona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 09:07:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Sabrina Minervini “Se t&#8217;inoltrerai lungo le calate dei vecchi moliIn quell&#8217;aria spessa, carica di sale, gonfia di odoriLì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo stranoQuello che ha venduto per tremila&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17780" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini<br></p>



<p></p>



<p>“<em>Se t&#8217;inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli<br>In quell&#8217;aria spessa, carica di sale, gonfia di odori<br>Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano<br>Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano<br>Se tu penserai e giudicherai da buon borghese<br>Li condannerai a cinquemila anni più le spese<br>Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo<br>Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo</em>“</p>



<p><br>Questa è l’ultima strofa de “La città vecchia” (Fabrizio De André)<br>Non ci sono parole più adatte per spiegare l’importanza di non giudicare una persona da ciò che ha fatto, ma dal conoscere<br>prima i motivi che ha spinto l’individuo a commettere un qualsiasi reato.<br>Cercherò di spiegarvi le mie sensazioni di quando ho assistito ad un evento presso il teatro del carcere di Opera, uno dei tantissimi<br>organizzati dal dottor Juri Aparo, psicologo e psicoterapeuta presso diverse carceri milanesi.<br>Durante questo evento è stato possibile ascoltare alcune testimonianze di detenuti che hanno commesso dei reati ed i motivi<br>che li hanno spinti a commetterli. Inoltre hanno ammesso che, durante il loro percorso in carcere, hanno preso totale<br>consapevolezza di ciò che hanno fatto e hanno raccontato la loro storia di vita.<br>Oltre alle testimonianze toccanti dei detenuti ci sono stati alcuni collegamenti musicali scelti in base ad ogni storia; ad ogni testimonianza, infatti, era collegata una canzone di Fabrizio De Andrè poiché i personaggi di questo cantautore si<br>rispecchiano molto con le storie raccontate.<br>Ad aiutarli nel loro cambiamento è stato soprattutto il “gruppo della trasgressione” coordinato dal dottor Juri Aparo, un gruppo formato da detenuti, ex detenuti, studenti, dove è possibile analizzare il proprio percorso di vita e confrontarlo con alcuni personaggi come<br>Caravaggio o Dostoevskij; ad esempio grazie all&#8217;analisi del romanzo “Delitto e castigo&#8221; è stato incredibile quanto i membri di questo gruppo si siano resi consapevoli “dell’esistenza dell’altro” e che il dolore è sia di chi subisce il reato sia di chi lo commette.<br>E’ stata davvero toccante la testimonianza di una madre che ha detto: “quando ti ammazzano un figlio ti verrebbe da chiuderti in te<br>stessa e piegarti dal dolore, io per non piegarmi ho voluto entrare in carcere e conoscere il dolore che è presente all’interno.”<br>Assistendo a questo evento mi sono resa ancora più conto di non dover “etichettare” una persona per quello che si sa di lei o per quello<br>che ha fatto, ma di ascoltare prima la sua storia.<br>Ascoltare le testimonianze di ex detenuti che sono diventati genitori, lavoratori, che sono cambiati in meglio mi fa capire che il lavoro di autoanalisi svolto da questo gruppo è qualcosa di straordinario e ascoltare le persone che stanno ancora scontando la loro pena in<br>carcere mi ha dato un’idea limpida di ciò che vorrebbero per il proprio futuro sia per se stessi sia per i loro cari e mi ha resa ancora più<br>consapevole di ciò che vuol dire mettersi in discussione .<br>Concludo dicendo che questo tipo di lavoro non serve solo a chi ha commesso o ha subìto un reato ma anche alla gente “comune&#8221;<br>disposta a non fermarsi alle apparenze e a non rimanere “chiusa “nelle proprie convinzioni ma che, al contrario, può imparare a non ”condannare a cinquemila anni &#8220;, ma a crescere e a conoscere questo mondo di cui non si sa mai abbastanza.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Premio Amnesty International a Brunori Sas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 06:33:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Patrizia Angelozzi Dario Brunori in arte Brunori Sas, ha vinto il premio Amnesty International Italia per “Voci per la libertà” con il brano “L’uomo nero”, come miglior testo per I Diritti Umani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b> </b></p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="JUSTIFY">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Brunori-Sas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10404 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Brunori-Sas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="269" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">Dario Brunori in arte Brunori Sas, ha vinto il premio Amnesty International Italia per “Voci per la libertà” con il brano “L’uomo nero”, come miglior testo per I Diritti Umani del 2017. Un brano sull’intolleranza che fa riflettere</span></span><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><b>L&#8217;uomo nero</b></span></span></span></p>
<p><a href="https://www.google.it/search?q=Brunori+Sas&amp;stick=H4sIAAAAAAAAAONgVuLSz9U3SCkpsMguBgDHcLdDDgAAAA&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwi1ldnqqpLaAhWHvhQKHVoCCb4QMQguMAA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">Brunori Sas</span></span></a></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Hai notato l&#8217;uomo nero<br />
Spesso ha un debole per i cani<br />
Pubblica foto coi suoi bambini<br />
Vestito in abiti militari<br />
Hai notato che spesso dice<br />
Che noi siamo troppo buoni<br />
E che a esser tolleranti poi<br />
Si passa per coglioni</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Hai notato che gli argomenti<br />
Sono sempre più o meno quelli<br />
Rubano, sporcano, puzzano e allora<br />
Olio di ricino e manganelli<br />
Hai notato che parla ancora<br />
Di razza pura, di razza ariana<br />
Ma poi spesso è un po&#8217; meno ortodosso<br />
Quando si tratta di una puttana</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>E tu, tu che pensavi<br />
Che fosse tutta acqua passata<br />
Che questa tragica misera storia<br />
Non si sarebbe più ripetuta<br />
Tu che credevi nel progresso<br />
E nei sorrisi di Mandela<br />
Tu che pensavi che dopo l&#8217;inverno sarebbe arrivata una primavera<br />
E invece no<br />
E invece no</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Hai notato che l&#8217;uomo nero spesso ha un debole per la casa<br />
A casa nostra, a casa loro<br />
Tutta una vita casa e lavoro<br />
Ed è un maniaco della famiglia<br />
Soprattutto quella cristiana<br />
Per cui ama il prossimo tuo<br />
Solo se carne di razza italiana</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Ed hai notato che l&#8217;uomo nero<br />
Semina anche nel mio cervello<br />
Quando piuttosto che aprire la porta<br />
La chiudo a chiave col chiavistello<br />
Quando ho temuto per la mia vita<br />
Seduto su un autobus di Milano<br />
Solo perché un ragazzino arabo<br />
Si è messo a pregare dicendo il corano</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>E tu, tu che pensavi<br />
Che fosse tutta acqua passata<br />
Che questa tragica lurida storia<br />
Non si sarebbe più ripetuta<br />
Tu che credevi nel progresso<br />
E nei sorrisi di Mandela<br />
Tu che pensavi che dopo l&#8217;inverno sarebbe arrivata la primavera<br />
E invece no<br />
E invece no</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>E io, io che pensavo<br />
Che fosse tutto una passeggiata<br />
Che bastasse cantare canzoni<br />
Per dare al mondo una sistemata<br />
Io che sorseggio l&#8217;ennesimo amaro<br />
Seduto a un tavolo sui Navigli<br />
Pensando in fondo va tutto bene<br />
Mi basta solo non fare figli<br />
E invece no<br />
E invece no</i></span></span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>E io, io che pensavo<br />
Che fosse tutto una passeggiata<br />
E che bastasse cantare canzoni<br />
Per dare al mondo una sistemata<br />
Io che sorseggio l&#8217;ennesimo amaro<br />
seduto a un tavolo sui Navigli<br />
Pensando in fondo va tutto bene<br />
Mi basta solo non fare figli<br />
E invece no<br />
E invece no</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">Testo di L&#8217;uomo nero © Warner/Chappell Music, Inc</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">La premiazione si terrà a Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 Luglio nel corso della serata finale della 21ma edizione di Voci per la Libertà, Una canzone per Amnesty.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Brunori Sas ha detto: ”Mai come oggi, ”L’uomo nero” assume un significato speciale per me. Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro è il pezzo che più mi emoziona cantare</i></span></span><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">….</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">Grazie a voci come la sua, alle parole spese con la determinazione e la forza di restare umani per I Diritti Umani.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">Info e approfondimenti, </span></span><a href="http://www.vociperlaliberta.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Tahoma, serif;"><span style="font-size: small;">http://www.vociperlaliberta.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Alla ricerca di Oum Kulthum</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 07:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani Commento al film “Looking for Oum Kulthum” di Shirin Neshat &#160; &#160; La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/10/orizzonte-donna-alla-ricerca-di-oum-kulthum/">&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Alla ricerca di Oum Kulthum</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Commento al film </span><span style="font-size: large;"><i>“Looking for Oum Kulthum” </i></span><span style="font-size: large;">di Shirin Neshat</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10294" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="294" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che via via si compone: donna matura, giovane donna e ragazzina che scioglie il nodo stretto della storia e la dipana nei ricordi del magnifico bianco e nero in cui Neshat è maestra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E con mossa perfetta Neshat, alla colorata sontuosità che ci restituisce l&#8217;artista ormai all&#8217;apice del successo,</span><b> </b><span style="font-size: large;">sostituisce il bianco e nero di un paesaggio rurale lontano nel tempo e luogo d&#8217;origine dell&#8217;artista, che immediatamente trasporta lo spettatore agli inizi del suo cammino nel canto: una bambina</span><span style="font-size: large;"> di circa dieci anni, costretta a esibirsi travestita da beduino. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nonostante Oum Kulthoum avesse dovuto effettivamente sottostare a quell&#8217;imposizione, perchè alle donne era vietato cantare in pubblico, l&#8217;enorme successo procuratole dalla sua magnifica voce, le consentì in seguito di assumere un intero gruppo di musicisti e di negoziare i suoi contratti, sottraendosi a una tradizione misogina imperante. La sua grandezza artistica travalicò rapidamente i confini egiziani e la sua fama le venne tanto riconosciuta da essere soprannominata </span><span style="font-size: large;"><i>Ambasciatrice dell&#8217;arte araba</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La bellezza della sua voce, il canto sublime che dispensava, guadagnarono inoltre a Oum Kulthoum, divenuta simbolo della canzone araba, la possibilità di vivere liberamente la propria vita privata, pur segnata da difformità sentimentali: un matrimonio annullato e un altro intorno ai cinquant&#8217;anni. La stessa circostanza di non avere figli, condizione riprovevole e marginalizzante per una donna nella cultura islamica, fu tramutata simbolicamente, proclamando Oum Kulthoum </span><span style="font-size: large;"><i>Madre di tutto l&#8217;Egitto</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma fare un film su Oum Kulthum si rivela per la regista un vero cimento, con difficoltà crescente a catturare l&#8217;essenza della leggendaria cantante del mondo arabo, in quanto donna, artista, mito; poiché il proposito di Neshat è quello di esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo pagato per il successo, da un&#8217;artista donna vissuta in una società conservatrice dominata da uomini. </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>U</b></span><span style="font-size: large;">n dominio che con l&#8217;espediente dell&#8217;ostruzionismo dell&#8217;attore durante le riprese del film, Neshat vuole segnalarci ancora presente nell&#8217;oggi. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lo schiacciamento della donna da parte del patriarcato sociale è del resto una condizione che Neshat ha dovuto vivere in prima persona, e nello scorrere dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista si inserisce quella della regista; raccontando la vicenda umana di Kulthum, Neshat ripercorre la propria. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Anche la storia di vita della vera regista </span><span style="font-size: large;">Shirin Neshat, è stata infatti segnata dalla prevaricazione di stampo maschilista, fotografa e videoartista iraniana, costretta all&#8217;esilio dall&#8217;avvento in patria del regime khomeinista, rimase forzatamente a New York dove si era trasferita nel 1983 dopo aver conseguendo il Master of Fine Arts alla Berkeley University frequentata dal 1974. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>vera </i></span><span style="font-size: large;">regista, non allusione, ma realtà del film che richiede una precisazione: Neshat nella costruzione del disegno cinematografico utilizza l&#8217;escamotage della storia di una giovane regista che decide di fare un film su Oum Kulthum, e questo le consente di sfuggire alla banalità di se stessa che racconta se stessa, perchè probabilmente non questo è l&#8217;interesse profondo di Neshat, quanto piuttosto quello di trasmettere un messaggio che pur presente nelle vite delle tre donne, le trascende diventando universale. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Da un passaggio in Iran nel 1990 infatti Neshat, profondamente colpita dalle imposizioni del regime islamico esercitate in particolare nei confronti delle donne, decise che la condizione della donna islamica, il suo rapporto con il mondo maschile e più in generale il rapporto uomo-donna nella cultura islamica e in quella occidentale, sono diventati i nodi centrali della sua ricerca e creazione artistica.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi non a caso inserisce nel racconto filmico delle riprese, con il suo familiare bianco e nero, un&#8217;intera sequenza della</span><b> </b><span style="font-size: large;">rivolta femminista al Cairo nel 1914, in cui le donne scesero nelle strade per chiedere diritti politici, libertà di istruzione e di scelta lavorativa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La polemica capziosa e apertamente maschilista dell&#8217;attore e i suoi reiterati attacchi alla regista sono volti non solo a mantenere propria e non abdicarla</span><b> </b><span style="font-size: large;">a</span><b> </b><span style="font-size: large;"><i>“una donna” </i></span><span style="font-size: large;">il possesso del Mito</span><span style="font-size: large;"><i>, </i></span><span style="font-size: large;">ma al tempo stesso a ridurre e chiudere</span><b> </b><span style="font-size: large;">al solo ambito popolare la grandezza di</span><b> </b><span style="font-size: large;">Oum Kulthoum che, effettivamente si esibì per i lavoratori dei cantieri sperduti nel deserto, per contadini, operai, costruttori e soldati, ma cantò anche per re e capi di stato e accompagnò le celebrazioni di eventi storici fondamentali. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10295 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="236" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm-221x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;inserimento dell&#8217;attore vacuo è un riconoscimento di Neshat alla universalità di Oum Kalthoum, poiché, come unanimamente testimoniato e riconosciuto da chi l&#8217;ha vissuta direttamente o ne ha raccolto i racconti, anche dopo il 1975, anno della sua morte, la presenza artistica, la vicenda singolare della donna, attraverso la sua grandezza e incanto artistico è diventata vicenda collettiva. In quella voce straordinaria che riusciva a indurre il riso più gioioso o portare a lacrime di commozione gli ascoltatori, ognuno poteva sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno in quella voce poteva ritrovarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film, oltre all&#8217;indiscutibile valre artistico, nel doppio registro di lettura: biografico ed autobiografico, si rivela omaggio e riconoscimento della grandezza <span style="font-size: large;">di Oum Kulthum e Shirin Neshat come artiste e come donne.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ha girato alcune delle sue opere video, video-installazioni e filmati in Turchia, in Marocco e a New York. (come Umm Kultum).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il suo amore per l&#8217;arte si rivelava già in uno dei suoi primi lavori in cui su volto, mani e piedi liberi dai veli aveva tracciato, con scrittura calligrafica persiana versi d&#8217;amore di poetesse iraniane.</span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Sonita, bambine in vendita</title>
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		<pubDate>Fri, 05 May 2017 07:04:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160;   Lascia che ti sussurri queste parole, così che nessuno senta che sto parlando delle bambine vendute. La mia voce non dovrebbe essere ascoltata perché contro la Sharia, le donne&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Lascia che ti sussurri queste parole, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>così che nessuno senta che sto parlando delle bambine vendute. </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>La mia voce non dovrebbe essere ascoltata perché contro la Sharia, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>le donne devono rimanere in silenzio</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Bride for Sale</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-932.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8636" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-932.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="259" height="194" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Sonita è una ragazzina afghana, immigrata in Iran che frequenta i centri di accoglienza e segue in particolare i corsi di musica: sogna infatti di fare musica rap e qui conosce Rokhsareh Ghaemmagham, che decide di girare un documentario sulla sua storia. Il loro rapporto si fa sempre più stretto al punto tale che quando Sonita vuole andare a dormire è costretta a chiederle: “spegni la telecamera, devo togliermi il velo e non posso farmi vedere senza”: in questo sta uno dei motivi d’interesse e di estetica contemporanea del film in quanto la regista supera la linea d’invisibilità e dialoga sia pure fuori schermo, con la protagonista. Ma quando la madre di Sonita vuole riportarla ad Herat per venderla a 9.000 dollari, soldi che permetterebbero al fratello maggiore di sposarsi, la regista interviene direttamente e offre alla madre 2.000 dollari, che equivalgono a sei mesi di libertà. Sonita compone una canzone “Bride for Sale” e la regista crea un video in cui su uno sfondo nero, la ragazzina appare con un codice a barre disegnato in fronte, poi con il volto tumefatto e infine in abito da sposa. Ben presto il video diventa virale in rete e arriva fino in Utah dove la Wasatch Academy le offre una borsa di studio per continuare a cantare e fare musica; ora Sonita si trova in America pronta a inseguire il suo nuovo sogno: diventare avvocatessa.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/n65w1DU8cGU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un bacio: il film di Cotroneo, il bullismo, l&#8217;accettazione di sé e degli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2016 07:11:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Lorenzo ha sedici anni e ha già vissuto esperienze difficili: dopo essere stato affidato ad una famiglia estranea quando era più piccolo, ora viene adottato da altri genitori e si trascefersice, per questo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Lorenzo ha sedici anni e ha già vissuto esperienze difficili: dopo essere stato affidato ad una famiglia estranea quando era più piccolo, ora viene adottato da altri genitori e si trascefersice, per questo, nella città di Udine. Lorenzo si mostra sicuro di sé, ma ha la necessità continua di rifugiarsi nel mondo della fantasia. Lorenzo è dichiaratamente omosessuale. Conoscerà Blu, figlia di imprenditori, aspirante scrittrice, reagisce con aggressività alle provocazioni perchè viene di continuo definita “ragazza leggera” dai compagni di scuola; al gruppo si unirà Antonio, di origini più umili degli altri, abile nello sport e che deve convivere con la perdita del fratello maggiore, morto in un incidente stradale.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il gruppo si crea e si chiude in un&#8217;amicizia serrata e protettiva; i tre giovani erigono barriere e costruiscono un guscio per lasciarne al di fuori famiglie sensibili, ma inacapaci di comprendere i loro stati d&#8217;animo fino in fondo e coetanei superficiali e crudeli, maschi e femmine senza distinzioni. Tutto bene fino a quando il guscio si spezza a causa di un bacio: un gesto, un impulso, una richiesta di amore che tutto ottiene in cambio, tranne l&#8217;affermazione di quel sentimento. Lorenzo, Antonio e Blu saranno costretti ad affrontare gli aspetti più fragili e complicati della propria identità, a scapito di una serenità tanto fragile quanto loro stessi, ma riusciranno a trovare la forza di una ribellione che li farà crescere, con dolore sì, ma forse un po&#8217; più liberi. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Jules, Jim e Catherine correvano insieme incontro o contro al mondo; la celebre scena del film di Truffaut viene omaggiata anche nella nuova pellicola di Ivan Cotroneo che – dopo </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>La criptonite nella borsa</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, in cui faceva ossevare la realtà ad un bambino del meridione – torna a parlare di giovani con lo sguardo critico di tre adolescenti: Lorenzo, Blu e Antonio. Sposta la narrazione al nord, in una città di provincia dove gli occhi sono puntati più spesso su tutti, dove il pettegolezzo è facile così come una certa chiusura mentale, soprattutto verso chi si pone come anticonformista.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La timidezza di Antonio, la femminilità mista ad arroganza di Lorenzo, la finta spavalderia di Blu non rientrano nei canoni standardizzati di ragazze, ragazzi e adulti benestanti, omologati e sicuri delle proprie granitiche opinioni. E allora i tre outsiders decidono di fare “muro contro muro”: una solida amicizia contro il muro dei pregiudizi. Solo loro tre, tre solitudini che vanno a creare un nucleo isolato. Una monade che vaga nello spazio, subissata da scherzi, soprusi e insulti. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">I genitori dei tre protagonisti sono presenti, ma sono anche loro persone con limiti e difficoltà: cercano di proteggere i propri figli, ma a volte i loro tentativi sono inadeguati. Importante, però, il discorso del padre adottivo di Lorenzo che dice al Preside del liceo frequentato dal figlio: “ Non voglio che mio figlio sia tollerato”. Il termine “tolleranza” implica una concessione, una sfumatura di sopportazione di una circostanza negativa; invece il film di Cotroneo sottolinea il valore della parola “rispetto”. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A proposito di sguardo: il regista &#8211; che con questo film riadatta un suo racconto insieme alla creatività delicata di Monica Rametta &#8211; non usa la cinepresa come strumento per raccontare e giudicare, ma osserva, mostra e tenta di capire da cosa siano dettati i comportamenti di tutte e di tutti. E&#8217; una sguardo antropologico e sociologico, attento e profondo, che ricorda, per certi aspetti, </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Il capitale umano</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> di Virzì. Una ricerca che parte dai giovani, per allargarsi alle famiglie e alla scuola, microcosmi (famiglia e scuola) in cui ci si allena a far parte della società, microcosmi in cui gli adulti dovrebbero essere modelli positivi, ma si rivelano spesso fallaci e in cui i più giovani devono imparare anche da soli a trovare la propria strada e ad affermare il diritto di essere accettati per quello che sono. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Cotroneo afferma la libertà di essere se stessi, ma non dimentica, giustamente, di sottolineare che l&#8217;affermazione di sé non deve mai essere disgiunta dalla comprensione e dal riconoscimento dei diritti e del valore degli altri. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il gruppo formato da Lorenzo, Blu e Antonio finisce con l&#8217;essere una gabbia, uno spazio dove dare senso ad un&#8217;autoreferenzialità che allontana dal mondo esterno e questo è un altro sintomo di disagio. Per crescere, e farlo davvero, bisogna saper affrontare le circostanze con equilibrio, senza nascondersi dietro agli schermi della tecnologia, dietro alle fantasie e a mondi immaginari, dietro a rapporti virtuali o amicizie simbiotiche. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tutti e tre i ragazzi urlano un forte bisogno d&#8217;amore, ma il sentimento vero si può affermare spezzando i cordoni ombelicali, qualunque essi siano: con un genitore, con un amico, con un fratello. Correre sì, incontro alla vita, non per fuggirla, ma per buttarcisi con entusiasmo. Ecco allora che lo stile del racconto cinematografico ricorda i videoclip, montaggio veloce e fotografia sparata, colonna sonora che unisce il passato ( i genitori che fanno parte della generazione degli anni&#8217;80, dell&#8217;edonismo reaganiano, del “tutto era possibile”) e il presente e quella canzone di Mika, intitolata</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i> Hurts </i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">che, a tradurne il testo, si capisce quanto sia diegetica con ciò che il film vuole dire. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il look eccentrico di Lorenzo, le lettere che Blu scrive ad una sé grande e immaginaria, il fratello/feticcio di Antonio: tre maschere, tre alter ego, tre scudi verso una società cinica e ignorante, in cui il bullismo e l&#8217;omofobia negli istituti scolastici, dove si dovrebbero insegnare ben altri valori, va di pari passo con l&#8217;ottusità etica e politica, la mancanza di educazione e la violenza, spesso brutale in quest&#8217;epoca che alcuni studiosi, tempo fa, hanno definito come l&#8217;epoca “delle passioni tristi”. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Z9_plfUIx_k?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>La libertà attraverso la forza delle parole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2016 08:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Giulia Carlini (una nuova e brava collaboratrice di Associazione per i Diritti umani) Al Festival dei diritti umani, ieri mattina si è parlato del diritto alla libertà di espressione. La sala gremita&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5903" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></span></span></p>
<p align="LEFT">di Giulia Carlini (una nuova e brava collaboratrice di Associazione per i Diritti umani)</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
<p align="JUSTIFY">Al Festival dei diritti umani, ieri mattina si è parlato del diritto alla libertà di espressione.</p>
<p align="JUSTIFY">La sala gremita di studenti ha ascoltato con entusiasmo il critico musicale Enzo Gentile intervistare la cantante Cecile e il rapper Musteeno, fondatore di Street Art Academy, in un dibattito sul ruolo della musica come veicolo fondamentale di libertà.</p>
<p align="JUSTIFY">Cecile ha presentato quest&#8217;anno al festival di Sanremo il suo singolo d&#8217;esordio N.E.G.R.A., il cui testo e video musicale hanno provocato molto scalpore tra il pubblico. “L&#8217;acronimo sta per Nessuno È Giudice Razziale Assoluto” spiega la cantante, “non esitono differenze, siamo tutti uguali, siamo tutti esseri umani. Chi discrimina lo fa sulla razza, ma anche sull&#8217;essere brutti, grassi, diversi. Ma diverso da chi?”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Musteeno il problema è la paura. Essa ci impedisce di riconoscere quanto sia preziosa la diversità, di dare all&#8217;altro il valore che diamo a noi stessi. Il rapper ha esortato gli studenti a “levarsi la paura del diverso e andare a conoscerlo perché è quello che costituirà voi stessi nel futuro” .</p>
<p align="JUSTIFY">I due artisti guardano alla musica non solo come a un veicolo per esprimere tutto ciò che si vuole, ma anche come potente strumento che unisce le persone, le libera e le aiuta a denunciare i soprusi grazie alla forza che le parole possono avere.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa forza la conosce bene Nawal El Saadawi, protagonista del documentario “The free voice of Egypt” della regista Kontanze Burkard, proiettato al termine dell&#8217;incontro.</p>
<p align="JUSTIFY">Nawal è famosa in tutto il mondo per i suoi scritti a favore dei diritti delle donne egiziane. Laureatasi in medicina all&#8217;università di Giza, nel 1956 viene assegnata a un&#8217;unità sanitaria nel suo villaggio natale Kafr Tahla, nel cuore della povertà rurale egiziana. Dopo aver denunciato gli orribili abusi del marito subiti da una donna del villaggio affetta da disturbi mentali, viene rimandata al Cairo dove ricopre la carica di Direttore della Sanità Pubblica.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5903" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5903" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (303)" width="460" height="276" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Col passare degli anni inizia a utilizzare la parola scritta per lottare contro l&#8217;oppressione delle donne egiziane. Le ha incoraggiate ad andare avanti, ad assumersi le proprie responsabilità e non lasciare che gli uomini continuino a decidere della loro vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Si è battuta contro tradizioni oppressive come l&#8217;infibulazione, ferita che l&#8217;ha segnata per tutta la vita nel fisico e soprattutto nell&#8217;anima, il velo e le violenze domestiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Viene ben presto etichettata come nemico dell&#8217;Islam e della patria, ricevendo quotidianamente minacce di morte dal governo e da privati cittadini, fino ad essere arrestata nel 1981.</p>
<p align="JUSTIFY">Racconta di una compagna di cella imprigionata per avere colpito il proprio marito alla testa con una zappa, mentre lui violentava la loro figlia di 9 anni. “Aveva le mani identiche alle mie” afferma, “se non avessi impugnato una penna, forse avrei usato anch&#8217;io una zappa. La parola sincera richiede un coraggio simile a quello per uccidere. Forse di più.”</p>
<p align="JUSTIFY">Nawal è rimasta caparbiamente fedele alle sue parole nonostante tutte le minacce, la prigionia e le percosse, senza piegarsi di fronte a nulla.</p>
<p align="JUSTIFY">A volte viene definita provocatoria, ma lei risponde con aria stupita che dice semplicemente ciò che pensa, con franchezza, cosciente di non poter avere tutti dalla sua parte, e del prezzo alto che ha pagato per poterlo fare.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche Cecile e Musteeno ritengono la provocazione necessaria. Riguardo al video di N.E.G.R.A., in cui l&#8217;artista viene ripresa completamente senza veli, Cecile afferma di aver voluto provocare il pubblico per smascherare l&#8217;ipocrisia che in Italia ci assuefa a corpi nudi in televisione già dalle 9 di sera, ma ci fa scandalizzare davanti a una ragazza che canta a pieni polmoni di essere nera e nuda, semplicemente se stessa.</p>
<p align="JUSTIFY">Per il rapper la provocazione nei brani hip hop è importante per esprimere rabbia ed indignazione, ma non dev&#8217;essere mai gratuita altrimenti rischia di perdere d&#8217;importanza, diventando rumore di sottofondo. Deve quindi avere una ragione valida ed una chiave di lettura per poter mandare un messaggio chiaro e preciso al pubblico.</p>
<p align="JUSTIFY">La forza delle parole (che siano scritte, cantate o rappate) è la salvezza dai limiti della nostra realtà, è la libertà che ci permette di esprimere ciò che proviamo e pensiamo. Come afferma Nawal, “non esiste principio più alto della verità e della sincerità nella ricerca per la libertà, la giustizia e la dignità.”</p>
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		<title>DA GERUSALEMME A GAZA: in ricordo di Vittorio Arrigoni</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 09:21:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Monica Macchi Dedicato a Vittorio Arrigoni (Vik), giornalista e attivista, ucciso a Gaza nella notte fra il 14 e il 15 aprile del 2011. Domenica scorsa al teatro Menotti di Milano è&#46;&#46;&#46;</p>
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<p style="text-align: justify;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Dedicato a Vittorio Arrigoni (Vik), giornalista e attivista, ucciso a Gaza nella notte fra il 14 e il 15 aprile del 2011. </b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5674" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5674" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (262)" width="666" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Domenica scorsa al teatro Menotti di Milano è andato in scena lo spettacolo “Cafè Jerusalem. Teatro e musica nella notte di Gerusalemme” con commento musicale dal vivo dei RadioDerwish, tratto dal libro “Gerusalemme senza Dio” di Paola Caridi, una produzione del Teatro stabile di Genova. Storie intrecciate da un </span></span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hakawati, in un caffè della Città Vecchia di Gerusalemme della palestinese </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nura e dell’israeliano Moshe, che si ribaltano in quella del palestinese Musa e della ragazza-soldato israeliana che gli chiede i documenti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il ricavato dei biglietti servirà per ricostruire la “Terra dei bambini”, una scuola progettata dall’ong Vento di terra a Gaza nel villaggio beduino di Um al Nasser e distrutta dall’esercito israeliano nel corso dell’ultima offensiva militare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ecco Barbara Archetti, presidentessa di Vento di Terra che spiega i progetti dell’associazione.</span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/usVK_cBfmlk?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E questa è la canzone che ha chiuso il concerto “Stay human” dedicata a Vik</span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/tjqLpnAXYTA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Anche Sanremo canta i diritti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2015 10:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non siamo qui a parlare del Festival di Sanremo (per carità!) e nemmeno vogliamo giudicare una canzone italiana dalla melodia, a nostro parere, piuttosto noiosa. PERO&#8217;, c&#8217;è un &#8220;però&#8221;: vale la pena ascoltare il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non siamo qui a parlare del Festival di Sanremo (per carità!) e nemmeno vogliamo giudicare una canzone italiana dalla melodia, a nostro parere, piuttosto noiosa. PERO&#8217;, c&#8217;è un &#8220;però&#8221;: vale la pena ascoltare il testo del pezzo intitolato &#8220;Io sono una finestra&#8221; di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi (in arte &#8220;Platinette&#8221;). <br />
Gli artisti cantano i diritti degli omosessuali e dei transgender con delicatezza e poesia, cantano l&#8217;ipocrisia di molti e il rifiuto di altri. Interessante, anche se semplice, l&#8217;idea del video: due identità che si scambiano, forse una stessa persona che parla a se stessa. <br />
Buon ascolto!</p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" allowfullscreen="" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://ytimg.googleusercontent.com/vi/ubhMk0FFPU4/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" height="266" src="http://www.youtube.com/embed/ubhMk0FFPU4?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320"></iframe></div>
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		<title>Un omaggio per &#8220;Hurricane&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2014 04:35:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rubin Carter, detto “Hurricane” per la velocità e la potenza dei suoi colpi: nel 1961 inizia la sua carriera di pugile che lo vede vincitore per i primi venti incontri, è morto ieri sera&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/04/21/un-omaggio-per-hurricane/">Un omaggio per &#8220;Hurricane&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Rubin<br />
Carter, detto “Hurricane” per la velocità e la potenza dei suoi<br />
colpi: nel 1961 inizia la sua carriera di pugile che lo vede<br />
vincitore per i primi venti incontri, è morto ieri sera all&#8217;età di<br />
76 anni, battendo anche il leggendario Emile Griffith.</p>
<p>&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
vogliamo ricordare perchè, nel 1966, venne accusato di triplice<br />
omicidio durante una sparatoria in un locale del New Jersey. La<br />
condanna fu di due ergastoli e la sentenza fu confermata dieci anni<br />
dopo. Il caso fu uno dei più eclatanti e controversi dell&#8217;America<br />
dei “diritti uguali per tutti”: la giuria chiamata a decidere del<br />
destino di Carter era, infatti, composta solamente da uomini bianchi<br />
e i testimoni si dimostrarono inattendibili.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nato nel<br />
1937 da una famiglia di sette figli, Rubin venne mandato in<br />
riformatorio all&#8217;età di 12 anni per aggressione, ma poi decise di<br />
arruolarsi nell&#8217;esercito che, nel &#8217;54, lo spedì nella Germania<br />
dell&#8217;Ovest. Al suo ritorno continuò a compiere qualche scippo fino a<br />
quando trovò come incanalare la sua energia e la sua vita: nella<br />
boxe. E diventò un grande campione dei pesi medi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
seguito della sua condanna agli ergastoli si mobilitò gran parte<br />
dell&#8217;opinione pubblica mondiale: persone comuni, cantanti, artisti<br />
scesero in piazza sostenendo che l&#8217;accusa contro “Hurricane” si<br />
basava su motivi razziali. Rubin Carter è diventato, così, uno dei<br />
simboli della lotta alle discriminazioni.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Diciannove<br />
anni di prigione, fino a quando, fu rilasciato , nel 1985, dopo anni<br />
e anni di battaglie legali e di campagne di sensibilizzazione per<br />
quella che, con enorme ritardo, è stata poi riconosciuta come un<br />
caso di razzismo per il colore della pelle. Tre anni dopo, nell&#8217; 88,<br />
caddero tutte le accuse contro di lui. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="100" width="200" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Bob<br />
Dylan canta la sua storia nel celebre pezzo proprio intitolato<br />
“Hurricane” e Denzel Washington ha interpretato il pugile nel<br />
film <i>Hurricane-Il grido dell&#8217;innocenza. </i>L&#8217;”uragano”<br />
si è spento nella sua abitazione di Toronto, dopo un&#8217;esistenza<br />
travagliata, ma che, alla fine, ha dato un senso alla giustizia.
</div>
</div>
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		<title>Nuovo rapporto Unicef e una canzone per la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2014 07:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ogni bambino conta: rivelare la disparità, promuovere i diritti dei bambini”: questo il titolo dell&#8217;ultimo rapporto Unicef sulle condizioni dei minori nel mondo. Tessa Wardlaw, durante la presentazione dell&#8217;indagine a New York, ha sottolineato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
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</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Ogni<br />
bambino conta: rivelare la disparità, promuovere i diritti dei<br />
bambini”: questo il titolo dell&#8217;ultimo rapporto Unicef sulle<br />
condizioni dei minori nel mondo. Tessa Wardlaw, durante la<br />
presentazione dell&#8217;indagine a New York, ha sottolineato l&#8217;importanza<br />
delle statistiche per portare alla luce le situazioni in cui diventa<br />
urgente intervenire e per sostenere campagne di sensibilizzazione.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
statistiche, infatti, hanno rilevato che alcuni segnali positivi ci<br />
sono: è aumentata, ad esempio, negli ultimi vent&#8217;anni, la frequenza<br />
della scuola primaria nei Paesi più poveri, ma sono ancora troppi i<br />
problemi gravi da risolvere per salvare la vita a tanti altri bambini<br />
o per migliorarne la qualità.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Solamente<br />
nel 2012, infatti, sono deceduti circa 18 mila bambini al giorno<br />
sotto i cinque anni per cause prevedibili (malattie infettive o<br />
malnutrizione); il 15% dei minori, in tutto il mondo, è costretto a<br />
lavorare; l&#8217;11% delle bambine si sposa prima di aver compiuto i<br />
quindici anni con uomini molto più grandi di loro che usano violenze<br />
fisiche e psicologiche sulle giovanissime mogli; in alcune nazioni,<br />
ad esempio in Ciad, 100 maschi frequentano la scuola secondaria, solo<br />
44 le femmine.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
continente africano, purtroppo, è ancora quello che detiene il<br />
primato più triste per quanto riguarda la mortalità infantile,<br />
mortalità dovuta a numerose cause: come detto, le malattie e la<br />
fame, ma anche la violenza a cui i minori sono sottoposti soprattutto<br />
se cresciuti in zone di guerra: vengono uccisi anche perchè<br />
arruolati fin da piccoli nelle fila degli eserciti tribali. I Paesi<br />
africani maggiormente colpiti da queste piaghe sono: la Sierra Leone<br />
che dal 2012 ha contato 182 vittime su mille; l&#8217;Angola, la Somalia e<br />
il Congo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Proprio<br />
per promuovere la pace tra Cristiani e Islamici nella Repubblica<br />
Centrafricana Youssou N&#8217;Dour e Idylle Mamba hanno realizzato un video<br />
musicale con la canzone “One Africa”. Lui senegalese musulmano,<br />
lei centrafricana cristiana: due artisti che, attraverso la loro<br />
creatività, cercano di avviare il dialogo tra le due comunità<br />
religiose.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; del 7<br />
febbraio scorso la notizia del linciaggio di un musulmano che,<br />
cercando di fuggire dalla capitale della Repubblica centrafricana,<br />
Bangui, con altre migliaia di persone, è caduto dal camion su cui<br />
viaggiava ed è stato barbaramente ucciso. Sicuramente una canzone<br />
non è sufficiente per risolvere una situazione complessa e<br />
incancrenita come quella in atto da sempre in quest&#8217;area del mondo,<br />
ma il messaggio può arrivare forte e chiaro: le immagini del video<br />
mostrano manifestanti cristiani e islamici, imam e sacerdoti uniti in<br />
un abbraccio per lottare, insieme, per la pace mentre le parole del<br />
testo ricordano la storia del Senegal, nell&#8217;epoca in cui le persone<br />
che professavano le due religioni si rispettavano e vivevano in<br />
armonia. E il ritornello ripete: “Cristiani e Musulmani sono dello<br />
stesso sangue”&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p>&nbsp;
</p></div>
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