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	<title>capitalismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee di Alessandra Montesanto COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts),&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</p>



<p>Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="654" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1536x981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1618w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts), nel capoluogo dell&#8217;isola, Santa Cruz. Durante la scorsa estate l&#8217;abbiamo visitata e ne riportiamo alcune considerazioni che riteniamo altamente interessanti per il dibattito sui cambiamenti climatici a livello globale, sulla responsabilità dei cittadini e sulla giustizia sociale.<br><br><br></p>



<p>La Filosofia occidentale è tradizionalmente partita dalla domanda che prevale su altre grandi questioni, che, sia a livello individuale che sociale, delineano il modo in cui ci relazioniamo con il mondo: perché c&#8217;è qualcosa invece del nulla? Se possiamo essere certi di qualcosa, la nostra esperienza qualitativa del mondo, anche se non possiamo sperimentarla nella sua totalità, dice che, in effetti, ci sono cose che ci circondano. La materia rimane ed è continua. È impossibile fermare il corso della materia. Sia dal nostro punto di vista &#8211; quei rifiuti che non riusciamo a smettere di produrre, quel sacco della spazzatura giallo da 30 kg che viene riempito ogni due giorni in una famiglia di due persone &#8211; sia da uno stanziamento industriale &#8211; i litri di emissioni scaricati in mare da emissari nascosti sulla costa &#8211; sia come anche l&#8217;astrofisica &#8211; l&#8217;espansione dell&#8217;universo, la persistenza della materia oscura.<br>Ma come affrontare il fatto che la materia oscura è in continua espansione e la nostra è limitata? Come organizzare la materia, ciò che ci è rimasto?<br><br>Un&#8217;assidua definizione di residuo, o rifiuto è quella di “materia fuori posto”; è importante capire come riorganizzare la materia perchè è una questione politica e sociale. Che sia a livello domestico o industriale o extraplanetario. Il principio della definizione, dell&#8217;antropologa Mary Douglas, si basa sul fatto che l&#8217;organizzazione della materia ha una componente politica che la ristruttura sulla base di un pensiero dicotomico, ovvero: utile/inutile; produttivo/improduttivo. Sporcizia e rifiuti sono legati a un sistema di strutturazione igienica che lo identifica innanzitutto con qualcosa che destabilizza un ordine di contenimento che permette una vita funzionale e la struttura organica della città moderna è quella che nasconde i propri rifiuti sotto il magazzino e il cui fetore è nascosto anche a diversi metri dai contenitori che nessuno vuole vedere.<br><br>Tuttavia, il sistema di organizzazione dei rifiuti urbani come lo conosciamo oggi è molto recente. Fu solo nel XIX secolo che a Londra fu sviluppato un sistema igienico-sanitario pubblico: gli individui erano i responsabili della raccolta dei propri rifiuti e le acque reflue non presero forma fino a questo secolo, nonostante le lamentele sull&#8217;insalubrità del Tamigi fossero state presenti in Parlamento dal XIII secolo. Il <em>De latrines</em>, basato sullo spreco di rifiuti comunitario, che era stato praticato durante gli anni medievali, è passato anche alla Modernità con la gestione privatizzata voluta dal re, allo stesso modo in cui Locke sviluppò un sistema di pensiero liberale dove, portatrice di quei diritti non negoziabili &#8211; concepiti in definitiva come esito di deliberazione sociale contrattuale, ma sotto la legge ineludibile di diritti come la vita, la libertà e, soprattutto la proprietà privata &#8211; la città si avviava verso la privatizzazione dell&#8217;igiene. Tuttavia, a questa privatizzazione, antecedente all&#8217;industrializzazione e incipiente delle grandi capitali europee nell&#8217;Ottocento, mancava un elemento chiave che potesse riorganizzare tutto ciò che &#8220;era rimasto&#8221;. Vale a dire, poter spostare e nascondere ciò che gli individui avevano precedentemente gettato in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p><br><br>L&#8217;organizzazione e l&#8217;industrializzazione delle risorse necessarie alla gestione delle città post-industriali ha quindi due punti di partenza in termini di pensiero: il primo è che l&#8217;immondizia è qualcosa del passato e che può destabilizzare e far ammalare. Non solo in termini di un sistema igienico basato sulla cura e sull&#8217;istituzionalizzazione della medicina, ma anche in quanto destabilizza lo schema basato su un certo ordine simbolico. Il residuo in vista è pericoloso. E il secondo punto è che,se la spazzatura è una cosa del passato, è perché ci ricorda dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e chi siamo. Sebbene la nostra memoria ci deluda, la spazzatura mostra il peggio di noi stessi. Le nostre abitudini di consumo sono esposte. In questo senso, Rathje e Murphy in “Spazzatura!” mostrano l&#8217;archeologia della spazzatura e come normalmente le persone, alla domanda sulle loro abitudini di consumo, tendano a nascondere i cibi dannosi per la salute e a sopravvalutare quello che dovrebbe essere il cibo &#8220;sano&#8221;.<br>Nessuno, inoltre, vuole condividere la propria spazzatura in pubblico. Non solo a livello individuale ma collettivo, una città senza un sistema fognario, impianti di trattamento delle acque reflue, scarichi o cassonetti è una società del passato. La città moderna è fatta di vetro, trasparente, ordinato, pulito. Il colore può essere anche manifestazione estetica dell&#8217;ordine simbolico del residuo. Anche parlare dell&#8217;uso del bianco come imposizione estetica durante il Movimento Moderno in Architettura o stile internazionale (1926-1950) aiuta a capire questo orientamento: dove ciò che era rimasto degli edifici e delle facciate era la decorazione, questa viene sradicata trattandola come un male, come grottesco. Questo rifiuto del grottesco definirebbe un&#8217;architettura bianca senza aggiunte, che rappresenta il progresso e la propaganda dello stile internazionale occidentale. Anche dopo la prima guerra mondiale, il critico d&#8217;arte e storico Adolf Behne fece una distinzione tra architettura bianca e architettura colorata, associando la prima alla classe borghese e la seconda agli ideali delle utopie socialiste. È curioso che il bianco derivi anche da un&#8217;idea igienista della Società. Nel sud della Spagna, i contadini usavano la calce per pulire le stalle per le sue proprietà antisettiche. Quando iniziarono ad arrivare le successive epidemie di tifo o peste, la popolazione divenne ossessionata da questa sostanza chimica e l&#8217;architettura divenne bianca. Cominciarono persino ad apparire rituali per imbiancare le stanze dei defunti di recente. È qui che l&#8217;idea del bianco come pulizia inizia ad essere culturalmente associata e si sviluppa per tutto il XX secolo nell&#8217;architettura e nell&#8217;arte.<br><br>La zona di Manshinay Yasser al Cairo o le discariche di Balatas e Payatas nelle Filippine sono complessi esempi contemporanei della sfida urbana posta dai rifiuti e dalla loro gestione. La prima è conosciuta come &#8220;la città della plastica”; un quartiere sovraffollato fuori il Cairo che si caratterizza per la sua architettura informale e la mancanza di un sistema logistico per organizzare i suoi rifiuti. In questa città come in altre zone del Cairo, esistono i cosiddetti “zabbaleen” &#8211; una parola che letteralmente significa in egiziano “area destinata alla spazzatura&#8221; -, gestiti da una comunità copta che si è tradizionalmente dedicata alla raccolta dei rifiuti. Rispetto ad alcuni sistemi di riciclaggio occidentali, riescono a riciclare l&#8217;80% dei rifiuti prodotti dalla città. Il delicato sistema comunitario degli zabbaleen è un processo di riciclo lontano dalla tecnologia contemporanea e basato su un equilibrio etnico o manuale, come sarà poi il cassonneto di cui parlava Walter Benjamin e che si trovava per le strade di Parigi e che ora è installato in molte altre città.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p>Ci sono persone che raccolgono i rifiuti, che guardano e prendono ciò che è stato gettato.Tutto ciò che la grande città ha buttato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i piedi, lo catalogano e lo raccolgono. Raccolgono gli annali dell&#8217;intemperanza e dello dello spreco. Sistemano le cose e selezionano con giudizio: raccolgono come un avaro che custodisce un tesoro, rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell&#8217;industria. Questa descrizione è una metafora estesa del metodo poetico, come lo praticava Baudelaire. Gli uomini della spazzatura e il poeta: entrambi si occupano di rifiuti.<br>L&#8217;idea del riciclo, del riutilizzo dei rifiuti come qualcosa di innovativo e che la città postmoderna si comporti meglio di qualsiasi altro sistema di riorganizzazione della materia, è, ovviamente, qualcosa di falso. Così è l&#8217;idea che ci sia una contemporaneità simultanea in cui regnano i progressi del &#8220;progresso&#8221;. L&#8217;esperienza del presente non è universalizzabile. Le idee che segnano un&#8217;epoca sono anche spaziali, geolocalizzabili. È curioso, in questo senso, come il concetto di &#8220;impronta di carbonio&#8221; sia stato ideato proprio dalla <em>British Petroleum (BP) </em>nei primi anni 2000, che ha incaricato la società di pubbliche relazioni <em>Ogilvy &amp; Mather</em> di ideare questo concetto, sviluppando un motore di ricerca in cui calcolare l&#8217;impronta di carbonio di ogni individuo. Con un movimento come questo, <em>BP </em>esternalizza la propria responsabilità riguardo all&#8217;inquinamento del pianeta e riesce a incolpare i singoli attori, preoccupati per la loro rispettiva “impronta ecologica”.<br><br>Il sistema igienico-sanitario ideato dalla città tipicamente postmoderna, con una gestione privatizzata dell&#8217;organizzazione dei rifiuti guidata da multinazionali, non è l&#8217;unico modello contemporaneo di distribuzione del materiale in eccedenza, tutt&#8217;altro. È, tuttavia, il modello pertinente all&#8217;interno dell&#8217;immaginario simbolico sviluppato dopo la sanificazione dello spazio pubblico, che lega l&#8217;igiene all&#8217;individuo-proprietario e all&#8217;esigenza collettiva di avere uno spazio operativo. La spazzatura non viene distrutta, viene spostata. All&#8217;interno della società consumistica tardo-capitalista, l&#8217;utopia del riciclo si basa sull&#8217;esternalizzazione dei propri rifiuti: ciò che non si vede va taciuto.<br><br>Qual è la soluzione per riordinare la creazione incessante della materia e non affogare in essa?<br><br>Walter Benjamin usa la figura della cassonetto per illustrare la sua concezione dell&#8217;immagine dialettica: un momento presente illuminato dal passato, dove la verità viene svelata dalla nostra esperienza personale e sensoriale. Sia il poeta che il cerca-spazzatura (riciclatore) sono interessati allo scarto.Ci proponiamo qui di costruire un&#8217;immagine dialettica del residuo in modo tale che esso sopravviva non come elemento negativo o eccedenza di quello positivo; il riciclatore lo pulisce, ma come una rovina, come una costruzione affermativa nel suo decadimento. Nelle parole di Slavoj Žižek: l&#8217;idea di &#8216;riciclaggio&#8217; comporta l&#8217;utopia di un circolo chiuso di tutti i rifiuti.</p>



<p>Cosa possono fare i singoli cittadini riguardo al clima globale ? Per esempio, l&#8217;organzzazione denominata <em>Safety Orange</em> funziona come tecnologia di controllo e autorizza i singoli cittadini ad essere perennemente vigili e responsabili della propria sicurezza e benessere. Possiamo intravedere questa logica spostando sottilmente il peso della conformità dalle istituzioni agli individui: la discarica di Payatas nella città di Manila, chiusa a causa di una frana che ha provocato la morte di circa 1.000 persone che vi abitavano, è un altro grande esempio di come, all&#8217;interno del sistema sanitario prevalente, la materia si muova, ma non venga mai distrutta completamente, venga rimossa dalla visione di quei centri che contano di essere spinti alle periferie, appunto, di essere spinti ai margini dell&#8217;ordine sociale e rimanere entro i confini dell&#8217;inaccettabile, sebbene il sistema stabilito nella società postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza ecologica, come si vede con l&#8217;esempio di Zabbaleen che, invece, garantisce un sistema sanitario basato sulla performance economica dei suoi abitanti e un sistema di valori e credenze basato sulla dicotomia utile/residuo. Gli abitanti di Payatas o di tante altre discariche di fronte alle pressioni socioeconomiche e alla mancanza di alloggi nei centri urbani, si trasferiscono nelle discariche per vivere come spazzini, cioè raggruppano i rifiuti e vendono ciò che trovano &#8230; Pertanto, sebbene il sistema igienico-sanitario della città postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza nella raccolta differenziata dei rifiuti o l&#8217;utopia del riciclaggio, garantisce l&#8217;ordine socioeconomico e simbolico in cui si trovano i rifiuti destinati ad essere il sostentamento economico di classi esterne a questo ordine sociale, relegate al di fuori di questo centro.</p>



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<p>I rifiuti sono una questione politica la cui forma è modellata in molti modi, non si tratta solo della spazzatura stessa o della materia in una definizione classica di essa. Anche i corpi possono essere rifiuti: corpi che non sono produttivi. L&#8217;associazione tra residuo e improduttivo è evidente in questi corpi isolati ed emarginati all&#8217;interno della società: Robert MaCruer ha cercato di plasmare un tipo di corpo reso invisibile dalla società con la sua <em>Teoria del Crip</em>: “Corpi con diversità funzionale che non aderiscono alla norma, in questo caso, tendono ad essere isolati o emarginati. La logica del residuo sopravvive all&#8217;interno del nostro sistema di organizzazione delle idee e del ragionamento in molte aree della nostra vita”.<br>La spazzatura è l&#8217;oppresso, l&#8217;abietto. Storicamente, la nozione di rifiuto nasce legata ad una questione economica fondamentale: la produttività della terra. Così, nel <em>Secondo Trattato</em> di Locke, troviamo una definizione di residuo (rifiuto) che corrisponde a quella terra che non riporta un beneficio economico. Il residuo, storicamente, è simbolicamente equiparato a un sistema impuro, da cui deriva un pericolo. In questo senso, il sistema sapere/potere occidentale, fin dall&#8217;età moderna, rafforza una serie di valori in cui le stesse convinzioni prevalenti crollano prima della comparsa di altri nuovi valori. Soprattutto dopo l&#8217;Illuminismo, la conoscenza stessa viene riordinata e purificata sulla base dell&#8217;idea latente del residuo. La lotta dialettica tra tesi e antitesi può essere interpretata come il rafforzamento di un sistema di pensiero (filosofia?) che lotta per l&#8217;adattamento delle sue idee a un ordine che combatte il residuo: ogni conoscenza inutile deve essere ritirata, tutta la filosofia attuale deve &#8221; pulire&#8221; il precedente sistema su cui è stato costruito o spodestare quelle convinzioni e valori che non si adattano al tuo spirito. La conoscenza può anche essere residuale; lasciato ai margini, dimenticato. Il compito della cassettiera è salvarli; frugare tra i rifiuti della Filosofia e della Storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="670" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-768x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1536x804.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1762w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br><br>In COLAPSO osserviamo diverse interpretazioni estetiche di queste sfide, analisi più o meno esplicite del sistema di categorizzazione dicotomica utile/inutile. Partiamo dalla critica ai rifiuti agricoli e industriali, presenti nell&#8217;opera di Amy Balkin, Rafael Pérez Evans o nel gruppo formato da Inés Miño, Iñigo Barrón e Mon Cano. In questi pezzi osserviamo come i rifiuti agricoli o ambientali modellano il nostro rapporto con lo spazio che abitiamo. Ad esempio, con il mare, come ci mostrano Inés, Iñigo e Mon, o con la terra stessa e la sovrapproduzione di banane, nel caso di Rafael. Da questa critica allo spreco ambientale e all&#8217;inquinamento atmosferico &#8211; quello smog di cui parla Amy &#8211; si passa a uno sguardo che poggia sulle tecniche di consumo capitaliste. Nell&#8217;opera di Shanie Tommassini, l&#8217;iPhone diventa un oggetto rituale, il cui incendio rimanda non solo all&#8217;obsolescenza programmata degli oggetti tecnologici ma anche al valore feticcio della merce, trasformata in un rituale quasi religioso. Cajsa Von Zeipel, Jack Almgren e Lucia Bayón ci mostrano anche modi di relazionarsi con la società consumistica, collegando elementi tessili nel caso di Lucia o il mondo del fast fashion con altri oggetti trovati, nel caso di Jack, parodiandoli in extremis come vediamo nelle sculture esorbitanti di Cajsa. Nel percorso espositivo si arriva alla rovina in sé, alla spazzatura destrutturata dotata di una forma architettonica, come artisti come Céline Struger, Marina González Guerreiro, Bat-Ami Rivlin o il duo formato da Ma Dallo e Lucía Dorta lavorano da prospettive diverse. Nel caso di Bat-Ami, siamo di fronte ai rifiuti domestici e ai resti della nostra stessa casa, che costituiscono una nuova realtà totalmente separata dal nostro spazio visibile. Nel caso di Maï e Lucia, il loro pezzo cerca di salvare le rovine di un&#8217;etica premoderna della cura, un sapere dimenticato i cui portatori sono state tradizionalmente le donne, bollate come &#8220;streghe&#8221;. D&#8217;altra parte, le rovine di Céline combinano figure mitologiche, come la Gorgone, con resti archetipici della nostra società industriale. Per Marina gli elementi più spendibili diventano motivi costruttivi, pezzi delicati fatti di un aspetto apparentemente superfluo. Da questa rovina si passa ai rifiuti umani: Berenice Olmedo, Luis Lece Marcin Dudek, ci mostrano modi di intendere, in definitiva, l&#8217;essere umano come parte dello stesso sistema di organizzazione dei rifiuti. <br><br>Ricordiamo che l&#8217;etimologia della parola &#8216;collasso&#8217; deriva dal latino &#8216;collapsus&#8217; e significa caduta totale. Lapse significa “scivolare”.</p>



<p>Una esposizione, quindi, che ci ammonisce: non scivoliamo, di nuovo, nello spreco della materia anche perché noi stessi di materia siamo fatti, ma anche di spirito e di conoscenza.<br><br><br></p>
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		<title>Intervista a Massimo Maugeri, autore del romanzo &#8220;Il sangue della montagna&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 10:36:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Per gli abitanti del luogo l’Etna non è un vulcano, ma la Montagna. Marco Cersi, quarantasei anni, con la sua impresa specializzata nella realizzazione di prodotti in pietra lavica, tenta di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="843" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Massimo-Maugeri-Il-sangue-della-Montagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Massimo-Maugeri-Il-sangue-della-Montagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/Massimo-Maugeri-Il-sangue-della-Montagna-242x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 242w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p>Per gli abitanti del luogo l’Etna non è un vulcano, ma la Montagna. Marco Cersi, quarantasei anni, con la sua impresa specializzata nella realizzazione di prodotti in pietra lavica, tenta di rivalersi nei confronti di questa magmatica madre che gli ha segnato la vita. Paola Veltrami, vedova, quarantatré anni, è una docente universitaria di letteratura con&nbsp;il sogno di un modello economico più&nbsp;<em>umano</em>. Le loro vite si incrociano a causa della sparizione di un vecchio&nbsp;<em>intagliatore </em>di pietra lavica, amante della poesia: don Vito Terrazza.&nbsp;</p>



<p>Mentre una nuova eruzione aumenta la propria intensità devastatrice, Marco e Paola rimangono schiacciati dal peso di problematiche enormi: l’uno deve fare i conti con il proprio doloroso passato e i risvolti sempre più aspri della crisi; l’altra deve gestire il difficilissimo rapporto con la figlia. Sarà la Montagna, con il fluire incandescente del suo sangue, a segnare il passo in un arco temporale ampissimo che ci conduce fino all’anno 1886 per poi catapultarci nuovamente nei nostri giorni inquieti.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ringrazia moltissimo Massimo Maugeri epr la disponibilità.</p>



<p><strong>Un romanzo corposo in cui i personaggi sono ben delineati, le situazioni si incastonano una nell&#8217;altra con maestria, le riflessioni diventano universali: c&#8217;è voluto molto tempo per scriverlo. L&#8217;autore stesso è cambiato durante la stesura del testo?</strong></p>



<p>Probabilmente sì, come immagino cambi ciascuno di noi quando prendiamo come riferimento un arco temporale piuttosto ampio. Più che altro, però, credo sia cambiato il mio rapporto con i personaggi di questo romanzo. Ti spiego…</p>



<p>Come sempre avviene, a mano a mano che la scrittura procede, lo spessore dei personaggi aumenta insieme alla loro caratterizzazione, al punto tale che – in un certo senso – cominciano a muoversi tra le pagine, e tra i meandri della storia, come se fossero dotati di vita propria. Ovviamente è sempre l’autore che tira le fila della trama e dirige i comportamenti dei personaggi. Quel che intendo dire è che a mano a mano che i personaggi crescono è come se l’autonomia decisionale dell’autore si riducesse e loro, i personaggi, divenissero meno “manovrabili” fino al punto in cui l’autore si ritrova &#8211; spesso con sorpresa &#8211; a dover prendere atto della nuova piega che sta prendendo la storia anche con riferimento al modo in cui i personaggi sono cresciuti, mutati nel tempo. Questo, a mio avviso, è l’aspetto più bello dell’attività di creazione letteraria.</p>



<p>Insomma, dopo tanti anni di lavoro ho avuto difficoltà a uscire dal mondo parallelo che si era generato intorno a “Il sangue della Montagna” e a lasciare i miei personaggi. Non mi era mai successo con gli altri miei libri. Non in maniera così spiccata, almeno…</p>



<p><strong>Paola, una delle protagoniste, e poi altre donne insieme a lei, si occupano di Economia sociale, un&#8217;economia che rimette al centro l&#8217;essere umano: c&#8217;è una dura critica, quindi, al sistema capitalistico. Quali pratiche bisognerebbe adottare per cercare un equilibrio nella distribuzione di risorse e di ricchezze nelle società attuali?</strong></p>



<p>Il sistema capitalistico non è riuscito a evitare che si generassero disuguaglianze molto forti, come del resto non hanno mancato di evidenziare economisti illuminati e illustri (Joseph <em>Stiglitz in testa). E il pensiero che i mercati, da soli, siano in grado di creare, quasi automaticamente, una sorta di equilibrio è fallace. Paola Veltrami, la co-protagonista del romanzo, ne è assolutamente convinta. Pur essendo una docente di letteratura, ha una passione per gli studi economici. Anzi, forse è proprio questa duplice visuale di umanista letteraria (nota a livello internazionale) e studiosa di economia che le consente di avere una visione più ampia della problematica. Per farla breve, Paola sogna di contribuire alla creazione di un sistema economico più attento ai bisogni delle persone, meno “disumano”. Così crea un gruppo su Facebook che chiama “Economia Umana” e che negli anni, con sua stessa sorpresa, cresce a dismisura. Tornando alla tua domanda: q</em>uali pratiche bisognerebbe adottare per cercare un equilibrio nella distribuzione di risorse e di ricchezze nelle società attuali? Paola non ha una “ricetta”, ma la sua visione la spinge a creare connessioni tra tutti gli addetti ai lavori che credono in questo tipo di prospettiva e, contestualmente, a far crescere la consapevolezza della gente per ciò che concerne queste problematiche. In questo sistema economico, che crea disuguaglianze, ci siamo immersi tutti. Dunque stiamo parlando di qualcosa che riguarda tutti. La visione di “Economia Umana” di Paola Veltrami (da qualcuno tacciata di utopismo), parte da qui.</p>



<p><strong>“Il sangue della Montagna” affonda nella realtà, ma si ammanta anche di realismo magico: quali sono gli autori a cui attinge per riportare nelle sue storie figure ultraterrene che “dialogano” con quelle ancora presenti? E qual è, oggi, il suo rapporto con la morte?</strong></p>



<p>Sono un lettore onnivoro. Tuttavia, poiché questo mio libro è stato considerato come una sorta di romanzo-mondo, posso citare tre “opere-mondo” della grande letteratura internazionale che per me sono state fondamentali: “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, “Furore” di John Steinbeck e “Il museo dell’innocenza” di Orhan Pamuk. Sono tre libri bellissimi (che tutti dovrebbero leggere), di tre Premi Nobel della Letteratura (ciascuno di loro, per me, è stato punto di riferimento).</p>



<p>Per rispondere alla seconda parte della domanda, posso dire che il mio rapporto con la morte è piuttosto sereno e visto con l’ottica di una persona credente, sebbene la nostra società occidentale (sempre più di corsa e sempre più proiettata nella dimensione del fare a discapito di quella dell’essere), ci spinga a rigettare l’idea della fine o – comunque – ad accantonarla. Eppure, a ben pensarci, al di là del fatto di essere credenti oppure no, la finitezza del ciclo dell’esistenza consentirà a chi verrà dopo di noi di godere del dono della vita fruendo delle risorse limitate che può offrire questo nostro martoriato pianeta (sempre che non compromettiamo definitivamente l’habitat necessario per la sopravvivenza della nostra specie a causa dell’inquinamento e delle conseguenze sul cambiamento climatico: problema epocale e di primaria importanza). D’altra parte è stato così anche per noi che siamo succeduti ai nostri avi. Il concetto di immortalità terrena è incompatibile con le risorse naturali limitate che abbiamo l’obbligo di trasferire, preservandole, alle generazioni future.</p>



<p><strong>Il filo conduttore delle vicende narrate dai personaggi (in prima o terza persona) è il tema della perdita: ognuno di loro perde una persona cara, un luogo dell&#8217;anima, un oggetto (transazionale), alcuni la propria vita, ma il finale suggerisce consolazione grazie al tempo ciclico del cosmo che si ripete continuamente: cosa può lasciare di sé una persona, come testamento etico, soprattutto alle generazioni future?</strong></p>



<p>Credo di aver in parte risposto nel punto precedente. Qui posso aggiungere, anche con riferimento a quel che accade nel romanzo, che il testamento etico che possiamo lasciare deriva inevitabilmente dal pensiero e dalle azioni che caratterizzano la nostra esistenza. Ne “Il sangue della Montagna” un ruolo essenziale è giocato anche dalla scrittura (e non è un caso che questo romanzo sia stato definito, anche, “meta letterario”).</p>



<p><strong> La Montagna: è femmina, è strega, è madre: molte sono le simbologie dell&#8217;Etna che via via si alternano nella narrazione. Quale la sua preferita?</strong></p>



<p>I tre simboli indicati nella tua domanda sono strettamente connessi. Tra tutti, trovo più affascinante quello della “madre”, che – in un certo senso – riconduce alla natura e al concetto di creato.</p>



<p>Il rapporto con la Montagna, l’Etna, in questo romanzo è <em>indagato</em> da varie prospettive, ma si incentra soprattutto su due personaggi: da una parte, Marco Cersi, ossessionato dalla Montagna a causa di traumi subiti per via delle eruzioni e che, a suo modo, intraprende una sorta di battaglia contro il vulcano e contro le sue stesse ossessioni; dall’altra, don Vito Terrazza, vecchio intagliatore di pietra lavica e appassionato declamatore di versi poetici in dialetto, convinto che dentro la pietra vulcanica alberghino “entità” che aspettano di essere liberate.</p>



<p><strong>Si nota una grande ricerca etnografica sulle tradizioni che riguardano la Sicilia, ma anche di altri popoli: i racconti, le leggende, i modi di dire&#8230; Ci può regalare un altro racconto che riguarda il culto dei morti o l&#8217;elaborazione del lutto?</strong></p>



<p>Più che un altro racconto, ne approfitto per offrire uno stralcio del libro che è stato particolarmente apprezzato da diversi lettori e che dunque, per un motivo o per l’altro, immagino sia dotato di una certa incisività. Nel romanzo, a un certo punto, si parla di fantasmi. Non è ben chiaro se si tratta di fantasmi intesi in senso stretto, o se frutto di una sorta di disagio psicologico determinato dalle difficoltà che alcuni di questi personaggi si trovano a vivere. Saranno i lettori a decidere. Ecco lo stralcio: «I fantasmi esistono. E sono più numerosi delle stelle. Esistono all’ombra dei ricordi, tra le pieghe delle esperienze, nei dolori per le mancanze, sopra l’onda dei rimpianti. Si nascondono sotto il peso delle delusioni, tra i dubbi di un futuro nebuloso, dentro gli spasmi scatenati dalle nostre ansie, nelle emozioni suscitate da oggetti custoditi come reliquie. Vivono nelle storie inventate e in quelle reali. In quelle scritte e in quelle lette. Avrei voluto dirgli che spendiamo la nostra vita a generare fantasmi e che forse, una volta o l’altra, avremmo dovuto avere il coraggio di guardarli in faccia anziché relegarli ai margini della nostra visuale.»</p>



<p><strong>Le piacciono molto le citazioni, vero?</strong></p>



<p>Sì, ma piacciono molto di più a Paola Veltrami (che abbiamo già citato prima). Lei ha una vera e propria passione &#8211; forse dovremmo chiamarla “ossessione” &#8211; per le citazioni (d’altra parte questo romanzo riguarda anche le ossessioni). Le raccoglie in quaderni ed è pronta a utilizzarle nelle varie circostanze in cui si trova coinvolta. Questo insieme di citazioni costruisce una delle varie sottotrame che riconducono alla storia principale.</p>
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		<title>Giornata della resistenza indigena (12 ottobre)</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 08:22:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Resistenza più visibile, più internazionale e più forte che mai Il 12 ottobre è la &#8220;Giornata della Resistenza Indigena&#8221; &#8211; poiché con l&#8217;arrivo di Cristoforo Colombo sulle coste delle Americhe in questo giorno del&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>Resistenza più visibile, più internazionale e più forte che mai</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="470" height="380" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazilian-Indians.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15712" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazilian-Indians.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 470w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/Brazilian-Indians-300x243.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></figure>



<p></p>



<p>Il 12 ottobre è la &#8220;Giornata della Resistenza Indigena&#8221; &#8211; poiché con l&#8217;arrivo di Cristoforo Colombo sulle coste delle Americhe in questo giorno del 1492, iniziò l&#8217;oppressione dei popoli indigeni delle<br>Americhe, la colonizzazione e lo sfruttamento sistematico del loro mondo. Oggi, gli effetti dell&#8217;imperialismo europeo si fanno ancora sentire. I popoli indigeni devono continuare a resistere alle corporazioni e ai governi che non rispettano i loro diritti, invadono i loro territori e addirittura li uccidono. Il razzismo è un problema<br>quotidiano. Allo stesso tempo, la resistenza indigena sta crescendo. A gran voce e a livello internazionale, le organizzazioni indigene e i loro delegati stanno portando avanti la lotta contro il cambiamento climatico e lo sfruttamento capitalista &#8211; e per uno sviluppo più giusto.</p>



<p>I popoli indigeni di tutto il mondo sono uniti dall&#8217;esperienza di privazione di diritti, oppressione e discriminazione. Questo è aggravato dalla crescente criminalizzazione dei movimenti indigeni che lottano per preservare il loro habitat e i loro mezzi di sussistenza. Il Columbus Day è ancora celebrato nelle Americhe. Con la crescente consapevolezza della colonizzazione violenta e delle grandi sofferenze, la giornata ha cambiato finalità in sempre più stati a partire dagli anni &#8217;90. La Bolivia celebra il &#8220;Giorno della decolonizzazione&#8221;, il Cile il &#8220;Giorno dell&#8217;incontro dei due mondi&#8221; e l&#8217;Argentina il &#8220;Giorno del rispetto della<br>diversità culturale&#8221;. Negli Stati Uniti si sta tentando di contrapporre al Columbus Day un &#8220;Indigenous Peoples&#8217;s Day&#8221; l&#8217;11 ottobre. Questa non deve rimanere una politica di sola facciata.</p>



<p>La resistenza indigena è in rete a livello internazionale, come dimostra l&#8217;attuale &#8220;Gira Zapatista&#8221;. Questa delegazione dell&#8217;esercito di liberazione zapatista del sud del Messico è attualmente in giro per<br>l&#8217;Europa. I delegati, tra le altre cose, in Germania hanno sostenuto lo sciopero del clima e hanno protestato contro le forniture di armi di Heckler &amp; Koch. Per loro, è il 25° anniversario della resistenza.</p>



<p>In Bolivia, più di 500 indigeni hanno marciato per 37 giorni per affermare i loro diritti fondamentali. Le marce sono una delle più importanti espressioni di resistenza dei popoli indigeni della Bolivia.<br>Esigono dallo stato e dalla società boliviana il riconoscimento dei loro territori, il diritto all&#8217;autodeterminazione, all&#8217;autogoverno, alla partecipazione politica e all&#8217;identità culturale. Le marce non hanno sempre portato alla meta. Ma hanno reso più visibile la popolazione indigena del paese.</p>



<p>Una settimana fa, 200 indigeni Awajún hanno occupato la stazione cinque dell&#8217;oleodotto peruviano (ONP) nell&#8217;Amazzonia peruviana a nord del paese. Protestano contro la distruzione ambientale causata dall&#8217;oleodotto e dalle sue perdite, così come per una maggiore educazione e partecipazione sociale. Nell&#8217;est del paese, gli indigeni stanno lottando contro la costruzione di una strada illegale costruita dai taglialegna in mezzo alla foresta pluviale, che colpirà oltre duemila indigeni di cinque diverse tribù.</p>
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		<title>Chi è il nostro nemico in questa guerra? Dichiarazione di accademici greci ed altri contro la xenofobia﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 08:13:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="370" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><br></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr><tr><td>Various Authors &#8211; Autores varios &#8211; Auteurs divers- AAVV-d.a.<br>(da txacala-int.org)</td></tr><tr><td>Tradotto da&nbsp;<strong>&nbsp;<a href="http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=2&amp;lg_pp=it&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي</a></strong></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>In Grecia siamo testimoni di un&#8217;isteria xenofoba e razzista alimentata da un ampio spettro di forze conservatrici, di <br>estrema destra e fasciste, e sostenuta dai mass media e dal governo. In un&#8217;atmosfera di fervore nazionalistico, il <br>discorso pubblico è trafitto da grida di guerra e dichiarazioni disumane che offendono i valori morali fondamentali. <br>Incredibili, odiose e spudorate ingiurie vengono lanciate contro donne e bambini, e contro i deboli in generale.Questa<br> xenofobia organizzata e psicotica coltiva il panico, paralizza il pensiero razionale, annega ogni appello alla solidarietà, riempie una società stanca e insicura con i veleni dell&#8217;estrema destra e del fascismo misantropo. Segna il culmine di <br>uno sforzo sistematico e insistente del capitale per imporre alla società greca l&#8217;egemonia ideologica di un&#8217;estrema <br>destra razzista. Sfrutta gli enormi problemi creati dalle dure politiche liberali degli attuali e precedenti detentori del <br>potere statale.<br><br>Contro l&#8217;istrionismo dell&#8217;estrema destra dichiariamo con calma:<em>I rifugiati non sono mai stati un problema per il popolo </em><br><em>greco.<br><br>Non sono stati i rifugiati a causare la crisi mondiale, ma il capitale.<br><br>I rifugiati non hanno portato milioni di lavoratori alla disoccupazione, né centinaia di migliaia di imprese in Grecia alla </em><br><em>chiusura. In tutto il mondo, è il capitale che lo ha fatto.<br><br>I rifugiati non hanno fatto sì che nell&#8217;ultimo decennio gli Stati derubassero i propri cittadini con le tasse destinate a </em><br><em>salvare le banche e altri covi oligarchici del capitalismo mondiale. Sono stati gli oligarchi a farlo.<br><br>I rifugiati hanno perso tutto negli anni della crisi economica mondiale. Gli oligarchi continuano però ad accumulare </em><br><em>ricchezze saccheggiando il pianeta.<br><br>I rifugiati non hanno imposto al popolo greco disoccupazione di massa e povertà. La Troika lo ha fatto attraverso i suoi </em><br><em>memorandum.<br><br>I rifugiati non hanno mandato in emigrazione mezzo milione di figli e figlie del popolo greco. </em>I rifugiati non gestiscono un sistema basato sullo sfruttamento, la concorrenza, l&#8217;alienazione e la guerra. Come i migranti sono vittime del sistema <br>capitalistico dominante che organizza la guerra di classe dei ricchi contro i poveri. Sperimentano tutte le catastrofi che questo sistema porta all&#8217;umanità. Sono vittime di tutte le guerre e di tutti gli interventi organizzati dall&#8217;Occidente <br>imperialista &#8211; USA, Unione Europea, NATO &#8211; per imporre il suo dominio.<br><br>La Grecia è parte integrante delle strutture finanziarie, politiche e militari euroatlantiche. Attraverso la partecipazione a queste strutture gli oligarchi greci avanzano aggressivamente i loro interessi, qui e altrove. I rifugiati e gli immigrati sono vittime della guerra finanziaria mondiale condotta dai colossali monopoli degli Stati imperialisti contro i <br>produttori dei paesi più deboli, causando e riciclando così il sottosviluppo e la povertà.<br><br>L&#8217;estrema destra però, in Grecia e in ogni altro luogo, attribuisce tutti questi flagelli ai rifugiati. In modo sistematico e organizzato rivolge contro i rifugiati la rabbia di coloro che non vedono i veri colpevoli: le forze di guerra (USA, Nato, <br>Unione Europea), l&#8217;oligarchia della ricchezza, e i politici che le servono.<br><br>Attraverso il bersaglio xenofobo dei rifugiati l&#8217;estrema destra coltiva la discordia tra la gente. Sovverte la solidarietà <br>sociale, che è sempre stata l&#8217;arma degli sfruttati e degli oppressi contro gli sfruttatori e gli oppressori.<br><br>Di fronte a un&#8217;epidemia di xenofobia e razzismo, dichiariamo con forza che i rifugiati e i migranti non sono nostri <br>nemici. Non siamo contro di loro! Non siamo contro i deboli, i miserabili, gli impoveriti di questo mondo! I nostri <br>nemici sono i guerrafondai &#8211; gli Stati Uniti, la NATO, l&#8217;Unione Europea, gli oligarchi capitalisti in Grecia e Turchia, e i <br>loro servitori politici. I nostri nemici sono i fascisti, i razzisti e i misantropi.<br><br>Contro un sistema che schiaccia interi popoli e ne polverizza la vita, un sistema che giorno dopo giorno produce <br>sempre più “persone in esubero”, noi lotteremo sempre per la solidarietà dei popoli contro i loro nemici comuni, per <br>una nuova società di fratersororità e di umanità.<br><br></td></tr></tbody></table>



<p>&#8212;

</p>
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		<title>Corpi e dispositivi di Potere nelle democrazie contemporanee</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2019 08:06:32 +0000</pubDate>
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<p>Oggi
vogliamo riportare alcune considerazioni dei Prof. Laura Bazzicalupo
e Manlio Iofrida sul tema: “Corpi e dispositivi del Potere nelle
democrazie contemporanee”, conferenza che ha arricchito il
programma del Ri-Festival di Bologna (11-1 aprile 2019) organizzato
dalla Rete degli Universitari. 
</p>



<p><strong>Laura
Bazzicalupo</strong></p>



<p>Il
corpo è qualcosa di ambivalente; noi siamo il nostro corpo, è una
nostra proprietà. E&#8217; l&#8217;elemento più differenziale possibile, è il
luogo della differenza. Il bambino lo usa senza consapevolezza, gli
adulti invece hanno un corpo: noi abbiamo un corpo perchè siamo
inseriti in una cultura che esercita un potere di governo. Agamben
dieva che il potere politico si è sempre espresso sui corpi e
diventa, così, <em>bios</em>,
vita governata, non più pura. 
</p>



<p>La
biopolitica coincide con la modernità liberale e democratica dove
entra un altro livello di Potere che è quello del capitalismo:
l&#8217;Economia è il Potere che oggi dà forma alla vita. Questo Potere
si esercita per incentivare la produttività, la potenza del corpo
del governato. Il governato viene riempito di saperi per per produrre
di più, il plusvalore perchè guai a noi se non c&#8217;è crescita! Il
corpo, quindi, va migliorato secondo leggi che sanno come ottimizzare
le sue potenzialità. Si viene a creare una relazione di Potere
(padre-figlio, insegnante-studente,datore di lavoro-operaio, etc.) in
cui qualcuno sa di essere agìto secondo un principio di verità
naturale secondo il corpo stesso e qui entrano di prepotenza la
Biologia e l&#8217;Economia che raccontano entrambe come si produce la
potenza del vivente; queste due scienze entrano nell&#8217;ottica della
governabilità del vivente. Il medico, ad esempio, offre
quell&#8217;insieme di saperi che rende l&#8217;individuo governabile perchè,
oggi, il corpo è fatto oggetto di Potere. Si cerca, inoltre, di
dividere gli individui in base a gruppi dove i sani sono le persone
produttive e gli insani quelle escluse. 
</p>



<p>Ma
il corpo è naturalmente anarchico, resiste al potere. Dalla fine
degli anni&#8217; 60 &#8211; quando si esce dalla fabbrica per arrivare al
post-fordismo &#8211; il corpo, unificato e docile, inizia a reclamare le
differenze e nascono i primi movimenti, le manifestazioni
(femminismo, identità), ma successivamente il neoliberalismo
ricomincia a fare leva sul corpo, considerandolo capitale umano e
investe su quello all&#8217;interno di una società sempre più
competitiva.</p>



<p><strong>Manlio
Iofrida</strong></p>



<p>Usciamo
da una fase post-industriale e post-moderna che ha corrisposto a una
visione (tra la fine degli anni &#8217;70 e gli anni &#8217;80) in cui il Potere
è affermato come linguaggio-merce con una smaterializzazione del
mondo, in cui tutto è, appunto, linguaggio e in cui la società
diventa trasparente (Vattimo) e il mondo ha vinto il limite, la
materia.</p>



<p>Con
il Neoliberismo in atto oggi, con la crisi economica ed ecologica, si
delinea l&#8217;idea di progresso, di sviluppo. Il problema è che l&#8217;idea
di sviluppo illimitato non esiste e torna la questione della
vita-terra-corpo che si dimostrano resistenti allo sviluppo
illimitato e ciò significa che non tutto è riducibile al
linguistico, alla comunicazione.</p>



<p>Gioco,
flessibilità, libertà di essere: su questo si basa l&#8217;azione del
nuovo Potere di tipo neoliberista, ma la Natura e il mondo hanno un
limite. Io appartengo all&#8217;ambiente (l&#8217;inerenza di Merlot-Ponty) e qui
c&#8217;è una logica precisa per cui i soggetto cura se stesso in
relazione ad altri soggetti: quello che sto facendo appartiene a un
“noi” e mi trascende. 
</p>



<p>Nel
capitalismo moderno, invece, come si inseriscono i concetti di
“uguaglianza” e di “libertà”? Andrebbero riformulati in
chiave ecologica. La libertà moderna è un principio di volontà
infinito, illimitato, mentre la libertà ecologica è una libertà di
essere inerente a un mondo che deve essere rispettato e la Natura è
il dispositivo che seleziona ciò che è umano e ciò che non lo è.
Per Fucault non c&#8217;è il desiderio affermativo perchè non muove da
individui-soggetti. Per lui non c&#8217;è un luogo del non-governo; io
piego la forza che mi investe. Deleuze pensa un livello impersonale
della produttività, affermando che siamo assoggettati ad un
determinato ruolo e che dobbiamo liberarci dai codici per arrivare
come singolarità all&#8217;interno di una corrente di produttività (e di
Potere) che esce dalla fabbrica, dove i mezzi sono immediatamente nel
sociale. Ma questo è ancora un Mito perchè continuano ad esistere i
lavori servili, il lavoro di fabbrica, lo schiavismo, il lavoro
dipendente, precario, etc.</p>



<p><strong>Laura
Bazzicalupo</strong></p>



<p>Oggi
il Potere non è più esercitato SULLA vita, ma NELLA vita, ma nello
stesso tempo, sollecita le forze del governato: coloro che si
ribellano, lo fanno basandosi sugli stessi criteri del Potere. Il
Colonialismo ha imposto una cultura che ha finito per forgiare, per
costruire una resistenza e c&#8217;è resistenza anche quando è passiva,
quando si prepara il cambiamento. Siamo tutti assoggettati, ma ognuno
ha le potenzialità per mettere in atto il cambiamento.</p>
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		<title>Messico. Parole dalla Selva Lacandona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 13:26:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Sono terribilmente abituata alle notizie ogni giorno più violente che arrivano dal Messico. Corpi trovati nei campi,migliaia di desaparecidos, sacchi pieni di pezzi di corpi. Cose davvero brutte. Cose a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/TRAGAMELUZ-EZLN-MARZO-2018-III-660x330.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10533" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/TRAGAMELUZ-EZLN-MARZO-2018-III-660x330.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/TRAGAMELUZ-EZLN-MARZO-2018-III-660x330.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/TRAGAMELUZ-EZLN-MARZO-2018-III-660x330-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>Sono terribilmente abituata alle notizie ogni giorno più violente che arrivano dal Messico. Corpi trovati nei campi,migliaia di desaparecidos, sacchi pieni di pezzi di corpi. Cose davvero brutte. Cose a cui si fà una tremenda fatica a credere e che invece sono tutte vere.</p>
<p>La settimana scorsa leggevo un giornale on line messicano. Ho letto il titolo di un articolo . Non ci ho creduto. Ho riletto. Era proprio così: “Donna incinta ammazzata. Gli sottraggono il bebè” . Sottotitolo: “E&#8217; la terza in una settimana”</p>
<p>La terza in una settimana!</p>
<p>Quale Paese con un minimo di civiltà potrebbe mai permettere questo?</p>
<p>Questa giovane donna era al nono mese di gravidanza, era andata in ospedale per un controllo. Gli si è avvicinata una donna che le ha offerto dei vestiti per neonato. Prendono un taxi che le porta fuori città.</p>
<p>La ritrovano a mezzanotte a 5 km di distanza, senza vita e con l&#8217;addome aperto fino all&#8217; utero, senza il bebè.</p>
<p>Per fortuna le autorità (dico per fortuna perché in Messico non è altro che una fortuna se le autorità fanno qualcosa) identificano la donna che ha rubato il neonato e lo recuperano in perfetto stato di salute. È una bambina che crescerà in questo mondo, in quel Paese che odia le donne.</p>
<p>Nonostante le cattive notizie c&#8217;è sempre un filo di speranza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10535" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="852" height="1280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 852w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/3-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/3-768x1154.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/3-682x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 682w" sizes="(max-width: 852px) 100vw, 852px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Marzo si è celebrato il Primo incontro internazionale artistico politico sportivo e culturale delle donne che lottano nel caracol zapatista della zona tzotz coj.</p>
<p>Dal profondo Chiapas le loro parole:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">QUESTA PICCOLA LUCE È PER TE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA CON TE, SORELLA E COMPAGNA</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">QUANDO TI SENTI SOLA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">QUANDO HAI PAURA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">QUANDO SENTI CHE LA LOTTA È DURA, CIOÈ LA VITA,</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">ACCENDILA DI NUOVO NEL TUO CUORE, NEL TUO PENSIERO, NELLE TUE VISCERE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">E NON TENERTELA, COMPAGNA E SORELLA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE DESAPARECIDAS.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE ASSASSINATE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE CARCERATE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE VIOLENTATE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE MALTRATTATE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE MOLESTATE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE VIOLENTATE IN TUTTE LE FORME.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE MIGRANTI.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE SFRUTTATE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ALLE MORTE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA E DÌ A TUTTE E AD OGNUNA DI LORO CHE NON È SOLA, CHE LOTTERAI PER LEI.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">CHE LOTTERAI PER LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA CHE MERITA IL SUO DOLORE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">CHE LOTTERAI PERCHÉ IL DOLORE CHE PORTA NON SI RIPETA IN UN’ALTRA DONNA IN QUALSIASI PARTE DEL MONDO.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA E TRASFORMALA IN RABBIA, IN CORAGGIO, IN FERMEZZA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA ED UNISCILA AD ALTRE LUCI.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">PORTALA E, FORSE, ARRIVERAI A PENSARE CHE NON CI SARÀ NÉ VERITÀ, NÉ GIUSTIZIA, NÉ LIBERTÀ NEL SISTEMA CAPITALISTA PATRIARCALE.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">ALLORA FORSE DAREMO FUOCO AL SISTEMA.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">E FORSE SARAI CON NOI A PREOCCUPARCI A CHE NESSUNO SPENGA QUEL FUOCO FINO A CHE NON SARÀ RIMASTO ALTRO CHE CENERE.</span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Forum sociale mondiale delle migrazioni, in Messsico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2017 08:29:31 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/jk.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9776" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/jk.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="390" height="180" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/jk.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 390w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/jk-300x138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Comitato Internazionale ha scelto come sede del VIII Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni, il Messico, sotto il Coordinamento dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati e della Rete internazionale della migrazione e lo sviluppo. Il Movimento dei migranti mesoamericani, membro di MIREDES INTERNACIONAL, fa parte del Comitato organizzatore internazionale del Forum Sociale Mondiale sulle Migrazioni, la cui prossima riunione si terrà a Città del Messico nell&#8217;autunno del 2018.</p>
<p>Il FSMM fa parte dei Forum Sociali Mondiali e costituisce uno spazio per il dibattito, la riflessione, la formulazione di proposte, scambio di esperienze e l’articolazione dei movimenti sociali, delle reti, delle ONG e di altre organizzazioni. La società civile che si oppone alla globalizzazione neoliberale e il non riconoscimento della cittadinanza e dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali di migranti, sfollati, rifugiati e apolidi. Il Forum è apartitico e laico.</p>
<p>Non è la prima volta che il FSMM si svolge in America Latina infatti, il primo è stato fatto nel 2005 in Brasile. Nella prima edizione , a Porto Alegre che ha portato il motto &#8220;Traversate nel disordine globale&#8221;, è stata fatta una diagnosi del modello neoliberale, individuando le cause dei flussi migratori in questo paradigma economico.</p>
<p>Nel 2010 il Forum si tenne in Ecuador con lo slogan “Popoli in movimento per una cittadinanza globale. Smontando il modello costruendo attori”. È stata evidenziata la necessità di un sistema che protegga l&#8217;ambiente. Un altro problema è stato il processo di criminalizzazione delle migrazioni, svolto in diversi paesi e che ha portato all&#8217;esternalizzazione e alla militarizzazione delle frontiere, che ha il suo aspetto più crudele nell&#8217;espulsione dei Rom della Francia, nei costanti rifiuti della Valla de Melilla, nella legge dell&#8217;Arizona, nelle migliaia di morti ai confini del mondo, le migliaia di sfollati in Bangladesh e il massacro dei 72 migranti a Tamaulipas, in Messico.</p>
<p>Anche l’anno scorso il continente americano ha ospitato il FSMM a Sao Paolo:   “I migranti costruiscono alternative al disordine e alla crisi globale del capitale&#8221;. I temi ruotavano attorno alla crisi del modello capitalista e alle sue conseguenze per la migrazione, la situazione dei migranti dalla prospettiva dei diritti umani, le proprie esperienze e rapporti con la terra, l&#8217;inclusione sociale, la partecipazione politica e movimenti sociali.</p>
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		<title>Discorso di Francesco ai partecipanti al 3° incontro mondiale dei movimenti popolari</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 07:09:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Vittorio Agnoletto Un discorso, preciso, netto, che non dà  adito ad interpretazioni differenti. Non esistono religioni o popoli terroristi, esistono invece singoli gruppi che praticano il terrorismo; esiste poi il terrorismo di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Vittorio Agnoletto</p>
<div id="Sezione1" dir="LTR"></div>
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<p><em>Un discorso, preciso, netto, che non dà  adito ad interpretazioni differenti. Non esistono religioni o popoli terroristi, esistono invece singoli gruppi che praticano il terrorismo; esiste poi il terrorismo di Stato che semina la paura con l’obiettivo di ridurre i diritti umani. Dobbiamo rifiutare ogni muro, praticare l’accoglienza, ben sapendo che vi sono cause strutturali che  producono emigrazioni, in questa situazione non ha senso distinguere tra migranti economici e coloro che fuggono dalla guerra. E’ inaccettabile che quando una banca fallisce si trovano subito ingenti dosi di denaro per soccorrerla, mentre non si trovano mai cifre molto più basse per soccorrere e accogliere i migranti, questa è una vergogna. I fondo finanziari hanno grande responsabilità nella disoccupazione odierna, dobbiamo contrastare la speculazione finanziaria  e il dio denaro che è diventato un motivo di vita. Non basta fare assistenza o garantire una parte del welfare: è il sistema che va cambiato; talvolta si finisce per garantire una sorta di credibilità ad un sistema marcio…………</em></p>
<p><em>Forse oggi, a quindici anni da Genova, possiamo dire di aver seminato bene, e che qualcuno ha raccolto il nostro programma …Buona lettura</em></p>
</div>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>Poi ognuno darà la sua valutazione. Vittorio</p>
<p>Sabato , 5 novembre 2016<br />
Fratelli e sorelle buon pomeriggio!<br />
In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione4" dir="LTR">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione5" dir="LTR">
<p> Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, che sono venuti per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che radunano. Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani! Ringrazio anche Lei, Cardinale Turkson, per il lavoro che avete fatto nel Dicastero; e vorrei anche ricordare il contributo dell’ex Presidente uruguaiano José Mujica che è presente.Nel nostro ultimo incontro, in Bolivia, con maggioranza di latinoamericani, abbiamo parlato della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture; inoltre di come voi, i movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza: 1. mettere l’economia al servizio dei popoli; 2. costruire la pace e la giustizia; 3. difendere la Madre Terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione7" dir="LTR">
<p>Quel giorno, con la voce di una “cartonera” e di un contadino, vennero letti, alla conclusione, i dieci punti di Santa Cruz de la Sierra, dove la parola cambiamento era carica di gran contenuto, era legata alle cose fondamentali che voi rivendicate: lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli. Abbiamo ascoltato anche come vi siete impegnati ad abbracciare un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà, l’amore tra di noi e il rispetto per la natura come valori essenziali. È la felicità di “vivere bene” ciò che voi reclamate, la “vita buona”, e non quell’ideale egoista che ingannevolmente inverte le parole e propone la “bella vita”.</p>
</div>
<div id="Sezione8" dir="LTR">
<p>Noi che oggi siamo qui, di origini, credenze e idee diverse, potremmo non essere d’accordo su tutto, sicuramente la pensiamo diversamente su molte cose, ma certamente siamo d’accordo su questi punti.</p>
</div>
<div id="Sezione9" dir="LTR">
<p>Ho saputo anche di incontri e laboratori tenuti in diversi Paesi, dove si sono moltiplicati i dibattiti alla luce della realtà di ogni comunità. Questo è molto importante perché le soluzioni reali alle problematiche attuali non verranno fuori da una, tre o mille conferenze: devono essere frutto di un discernimento collettivo che maturi nei territori insieme con i fratelli, un discernimento che diventa azione trasformatrice “secondo i luoghi, i tempi e le persone”, come diceva sant’Ignazio. Altrimenti, corriamo il rischio delle astrazioni, di «certi nominalismi dichiarazionisti (slogans) che sono belle frasi ma che non riescono a sostenere la vita delle nostre comunità» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016). Sono slogan! Il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli. Voi andate su un’altra strada che è, allo stesso tempo, locale e universale. Una strada che mi ricorda come Gesù chiese di organizzare la folla in gruppi di cinquanta per distribuire il pane (cfr Omelia nella Solennità del Corpus Domini, Buenos Aires, 12 giugno 2004). Poco fa abbiamo potuto vedere il video che avete presentato come conclusione di questo terzo incontro. Abbiamo visto i vostri volti nelle discussioni su come affrontare “la disuguaglianza che genera violenza”. Tante proposte, tanta creatività, tanta speranza nella vostra voce che forse avrebbe più motivi per lamentarsi, rimanere bloccata nei conflitti cadere nella tentazione del negativo. Eppure guardate avanti, pensate, discutete, proponete e agite. Mi congratulo con voi, vi accompagno e vi chiedo di continuare ad aprire strade e a lottare. Questo mi dà forza, questo ci dà forza. Credo che questo nostro dialogo, che si aggiunge agli sforzi di tanti milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo, sta mettendo radici.</p>
</div>
<div id="Sezione10" dir="LTR">
<p>Vorrei toccare alcuni temi più specifici, che sono quelli che ho ricevuto da voi e che mi hanno fatto riflettere e che ora vi riporto, in questo momento.</p>
</div>
<div id="Sezione11" dir="LTR">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione12" dir="LTR">
<p>Il terrore e i muri</p>
<p>Tuttavia, questa germinazione, che è lenta – quella alla quale mi riferivo -, che ha i suoi tempi come tutte le gestazioni, è minacciata dalla velocità di un meccanismo distruttivo che opera in senso contrario. Ci sono forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano, l’uomo e la donna. Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.</p>
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<p>Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore e quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista! È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico.</p>
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<p>Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza che lo ripeta il Papa in questo tempo in cui tutto ciò raggiunge espressioni inedite. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribella contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità.</p>
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<p>Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure. Questo è una chiave! Da qui il fatto che ogni tirannia sia terroristica. E quando questo terrore, che è stato seminato nelle periferie con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, esplode nei centri con diverse forme di violenza, persino con attentati odiosi e vili, i cittadini che ancora conservano alcuni diritti sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali. Muri che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro. È questa la vita che Dio nostro Padre vuole per i suoi figli?</p>
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<p>La paura viene alimentata, manipolata… Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli. Quando sentiamo che si festeggia la morte di un giovane che forse ha sbagliato strada, quando vediamo che si preferisce la guerra alla pace, quando vediamo che si diffonde la xenofobia, quando constatiamo che guadagnano terreno le proposte intolleranti; dietro questa crudeltà che sembra massificarsi c’è il freddo soffio della paura. Vi chiedo di pregare per tutti coloro che hanno paura, preghiamo che Dio dia loro coraggio e che in questo anno della misericordia possa ammorbidire i nostri cuori. La misericordia non è facile, non è facile… richiede coraggio. Per questo Gesù ci dice: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), perché la misericordia è il miglior antidoto contro la paura. E’ molto meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio.</p>
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<p>Cari fratelli e sorelle, tutti i muri cadono. Tutti. Non lasciamoci ingannare. Come avete detto voi: «Continuiamo a lavorare per costruire ponti tra i popoli, ponti che ci permettano di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento» (Documento Conclusivo del II Incontro mondiale dei movimenti popolari, 11 luglio 2015, Santa Cruz de la Sierra, Bolivia). Affrontiamo il terrore con l’amore.</p>
<p>Il secondo punto che voglio toccare è: l’Amore e i ponti.</p>
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<p>Un giorno come questo, un sabato, Gesù fece due cose che, ci dice il Vangelo, affrettarono il complotto per ucciderlo. Passava con i suoi discepoli per un campo da semina. I discepoli avevano fame e mangiarono le spighe. Niente si dice del “padrone” di quel campo… soggiacente è la destinazione universale dei beni. Quello che è certo è che, di fronte alla fame, Gesù ha dato priorità alla dignità dei figli di Dio su un’interpretazione formalistica, accomodante e interessata dalla norma. Quando i dottori della legge lamentarono con indignazione ipocrita, Gesù ricordò loro che Dio vuole amore e non sacrifici, e spiegò che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (cfr Mc 2,27). Affrontò il pensiero ipocrita e presuntuoso con l’intelligenza umile del cuore (cfr Omelia, I Congreso de Evangelización de la Cultura, Buenos Aires, 3 novembre 2006), che dà sempre la priorità all’uomo e non accetta che determinate logiche impediscano la sua libertà di vivere, amare e servire il prossimo.</p>
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<p>E dopo, in quello stesso giorno, Gesù fece qualcosa di “peggiore”, qualcosa che irritò ancora di più gli ipocriti e i superbi che lo stavano osservando perché cercavano una scusa per catturarlo. Guarì la mano atrofizzata di un uomo. La mano, questo segno tanto forte dell’operare, del lavoro. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con questo gli restituì la dignità. Quante mani atrofizzate, quante persone private della dignità del lavoro! Perché gli ipocriti, per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti. A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, quando fate questo state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione. Non mi stupisce che anche voi a volte siate sorvegliati o perseguitati, né mi stupisce che ai superbi non interessi quello che voi dite.</p>
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<p>Gesù che quel sabato rischiò la vita, perché, dopo che guarì quella mano, farisei ed erodiani (cfr Mc 3,6), due partiti opposti tra loro, che temevano il popolo e anche l’impero, fecero i loro calcoli e complottarono per ucciderlo. So che molti di voi rischiano la vita. So – e lo voglio ricordare, e la voglio ricordare – che alcuni non sono qui oggi perché si sono giocati la vita… Per questo non c’è amore più grande che dare la vita. Questo ci insegna Gesù.</p>
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<p>Le 3-T, il vostro grido che faccio mio, ha qualcosa di quella intelligenza umile ma al tempo stesso forte e risanatrice. Un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro. Un progetto che mira allo sviluppo umano integrale. Alcuni sanno che il nostro amico il Cardinale Turkson presiede adesso il Dicastero che porta questo nome: Sviluppo Umano Integrale. Il contrario dello sviluppo, si potrebbe dire, è l’atrofia, la paralisi. Dobbiamo aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale. Questo sistema atrofizzato è in grado di fornire alcune “protesi” cosmetiche che non sono vero sviluppo: crescita economica, progressi tecnologici, maggiore “efficienza” per produrre cose che si comprano, si usano e si buttano inglobandoci tutti in una vertiginosa dinamica dello scarto… Ma questo mondo non consente lo sviluppo dell’essere umano nella sua integralità, lo sviluppo che non si riduce al consumo, che non si riduce al benessere di pochi, che include tutti i popoli e le persone nella pienezza della loro dignità, godendo fraternamente la meraviglia del creato. Questo è lo sviluppo di cui abbiamo bisogno: umano, integrale, rispettoso del creato, di questa casa comune.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/th-110.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/th-110.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th-110" width="299" height="263" /></a></p>
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<p>Un altro punto è: Bancarotta e salvataggio.</p>
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<p>Cari fratelli, voglio condividere con voi alcune riflessioni su altri due temi che, insieme alle “3-T” e all’ecologia integrale, sono stati al centro dei vostri dibattiti degli ultimi giorni e sono centrali in questo periodo storico.</p>
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<p>So che avete dedicato una giornata al dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati. Cosa fare di fronte a questa tragedia? Nel Dicastero di cui è responsabile il Cardinale Turkson c’è una sezione che si occupa di queste situazioni. Ho deciso che, almeno per un certo tempo, quella sezione dipenda direttamente dal Pontefice, perché questa è una situazione obbrobriosa, che posso solo descrivere con una parola che mi venne fuori spontaneamente a Lampedusa: vergogna.</p>
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<p>Lì, come anche a Lesbo, ho potuto ascoltare da vicino la sofferenza di tante famiglie espulse dalla loro terra per motivi economici o violenze di ogni genere, folle esiliate – l’ho detto di fronte alle autorità di tutto il mondo – a causa di un sistema socio-economico ingiusto e delle guerre che non hanno cercato, che non hanno creato coloro che oggi soffrono il doloroso sradicamento dalla loro patria, ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli.</p>
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<p>Faccio mie le parole di mio fratello l’Arcivescovo Hieronymos di Grecia: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta” dell’umanità» (Discorso nel Campo profughi di Moria Lesbos, 16 aprile 2016). Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente. Nei giorni di questo incontro – lo dite nel video – quanti sono i morti nel Mediterraneo? La paura indurisce il cuore e si trasforma in crudeltà cieca che si rifiuta di vedere il sangue il dolore, il volto dell’altro. Lo ha detto il mio fratello il Patriarca Bartolomeo: «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono la paura e trascendono la divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016).</p>
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<p>E’, veramente, un problema del mondo. Nessuno dovrebbe vedersi costretto a fuggire dalla propria patria. Ma il male è doppio quando, davanti a quelle terribili circostanze, il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti di persone per attraversare le frontiere, ed è triplo se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati addirittura schiavizzati. Questo si può vedere in qualunque angolo di centinaia di città. O semplicemente non si lasciano entrare.</p>
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<p>Chiedo a voi di fare tutto il possibile; di non dimenticare mai che anche Gesù, Maria e Giuseppe sperimentarono la condizione drammatica dei rifugiati. Vi chiedo di esercitare quella solidarietà così speciale che esiste tra coloro che hanno sofferto. Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati e reclamare senza sosta come la vedova del Vangelo che chiede giustizia insistentemente (cfr Lc 18,1-8). Forse con il vostro esempio e la vostra insistenza, alcuni Stati e Organizzazioni internazionali apriranno gli occhi e adotteranno le misure adeguate per accogliere e integrare pienamente tutti coloro che, per un motivo o per un altro, cercano rifugio lontano da casa. E anche per affrontare le cause profonde per cui migliaia di uomini, donne e bambini vengono espulsi ogni giorno dalla loro terra natale.</p>
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<p>Dare l’esempio e reclamare è un modo di fare politica, e questo mi porta al secondo tema che avete dibattuto nel vostro incontro: il rapporto tra popolo e democrazia. Un rapporto che dovrebbe essere naturale e fluido, ma che corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle. I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola, e cito di nuovo Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 46). O questa frase che ripeto tante volte, e sempre mi confondo, non so se è di Paolo VI o di Pio XII: “La politica è una delle forme più alte della carità, dell’amore”.</p>
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<p>Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.</p>
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<p>Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali… fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei i poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.</p>
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<p>Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria.</p>
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<p>Sappiamo che «finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 202). Per questo, l’ho detto e lo ripeto, «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. E’ soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento» (Discorso al II incontro mondiale dei movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 9 luglio 2015). Anche la Chiesa può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire specialmente davanti a «situazioni in cui si toccano le piaghe e le sofferenze drammatiche, e nelle quali sono coinvolti i valori, l’etica, le scienze sociali e la fede» (Intervento al vertice di giudici e magistrati contro il traffico di persone e il crimine organizzato, Vaticano, 3 giugno 2016). Questo è il primo rischio: il rischio di lasciarsi incasellare e l’invito a mettersi nella grande politica.</p>
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<p>Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. E’ giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. E’ giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita. La misura è molto alta: bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori. Ho detto “austerità” e vorrei chiarire a cosa mi riferisco con la parola austerità, perché può essere una parola equivoca. Intendo austerità morale, austerità nel modo di vivere, austerità nel modo in cui porto avanti la mia vita, la mia famiglia. Austerità morale e umana. Perché in campo più scientifico, scientifico-economico, se volete, o delle scienze del mercato, austerità è sinonimo di aggiustamento… Non mi riferisco a questo, non sto parlando di questo.</p>
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<p>A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, che non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso, al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso. E che neanche si metta nel seminario!</p>
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<p>Davanti alla tentazione della corruzione, non c’è miglior rimedio dell’austerità, questa austerità morale, personale; e praticare l’austerità è, in più, predicare con l’esempio. Vi chiedo di non sottovalutare il valore dell’esempio perché ha più forza di mille parole, di mille volantini, di mille “mi piace”, di mille retweets, di mille video su youtube. L’esempio di una vita austera al servizio del prossimo è il modo migliore per promuovere il bene comune e il progetto-ponte delle “3-T”. Chiedo a voi dirigenti di non stancarvi di praticare questa austerità morale, personale, e chiedo a tutti di esigere dai dirigenti questa austerità, che – del resto – li farà essere molto felici.</p>
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<p>Care sorelle e cari fratelli,</p>
<p>la corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo.</p>
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<div id="Sezione47" dir="LTR">
<p>Vorrei, per concludere, chiedervi di continuare a contrastare la paura con una vita di servizio, solidarietà e umiltà in favore dei popoli e specialmente di quelli che soffrono. Potrete sbagliare tante volte, tutti sbagliamo, ma se perseveriamo in questo cammino, presto o tardi, vedremo i frutti. E insisto: contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore. L’amore guarisce tutto. Alcuni sanno che dopo il Sinodo sulla famiglia ho scritto un documento che ha per titolo “Amoris laetitia” – la “gioia dell’amore” – un documento sull’amore nelle singole famiglie, ma anche in quell’altra famiglia che è il quartiere, la comunità, il popolo, l’umanità. Uno di voi mi ha chiesto di distribuire un fascicolo che contiene un frammento del capitolo quarto di questo documento. Penso che ve lo consegneranno all’uscita. E quindi con la mia benedizione. Lì ci sono alcuni “consigli utili” per praticare il più importante dei comandamenti di Gesù. In Amoris laetitia cito un compianto leader afroamericano, Martin Luther King, il quale sapeva sempre scegliere l’amore fraterno persino in mezzo alle peggiori persecuzioni e umiliazioni. Voglio ricordarlo oggi con voi; diceva: «Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni.</p>
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<p> Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male» (n. 118; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957). Questo lo ha detto nel 1957.</p>
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<p>Vi ringrazio nuovamente per il vostro lavoro, per la vostra presenza. Desidero chiedere a Dio nostro Padre che vi accompagni e vi benedica, che vi riempia del suo amore e vi difenda nel cammino dandovi in abbondanza la forza che ci mantiene in piedi e ci dà il coraggio per rompere la catena dell’odio: quella forza è la speranza. Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. Grazie.</p>
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<p>Per leggere altri materiali sull&#8217;argomento: <a href="http://www.vittorioagnoletto.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.vittorioagnoletto.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/12/02/discorso-di-francesco-ai-partecipanti-al-3-incontro-mondiale-dei-movimenti-popolari/">Discorso di Francesco ai partecipanti al 3° incontro mondiale dei movimenti popolari</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>“America latina: diritti negati”: La lotta dei maestri in Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 07:16:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Mayra Landaverde &#160; Nei mesi scorsi ad Oaxaca, nel sudest del Messico, ci sono stati dei terribili scontri fra la CNTE ( Coordinadora Nacional de Trabajdores de la Educacion) e la polizia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/19/america-latina-diritti-negati-la-lotta-dei-maestri-in-messico/">“America latina: diritti negati”: La lotta dei maestri in Messico</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6355" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6355" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (403)" width="764" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 764w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-403-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 764px) 100vw, 764px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei mesi scorsi ad Oaxaca, nel sudest del Messico, ci sono stati dei terribili scontri fra la CNTE ( Coordinadora Nacional de Trabajdores de la Educacion) e la polizia federale e statale.</p>
<p>Manifestano contro la riforma educativa che promuove il governo di Pena Nieto. Questa riforma permetterebbe la privatizzazione dell’istruzione finora sempre laica e gratuita. Fra altre cose, i libri scolastici che lo stato distribuisce, avrebbero un costo . Noi sappiamo che la gran parte dei genitori non possono pagare i libri, sarebbe condannare milioni di studenti alla mancata istruzione.</p>
<p>La forma di protesta che in Messico si usa di più, spesso dai sindacati, è quella di bloccare le autostrade.</p>
<p>I compagni della CNTE hanno bloccato con barricate l’autostrada Oaxaca-Puebla finché i federali sono arrivati per sgomberare il presidio. Come risultato in Nochixtlàn, cittadina della regione mixteca, sono morti almeno tre manifestanti della Seccion 22 della CNTE.</p>
<p>Hanno arrestato più di venti persone e si riportano più di sessanta feriti.</p>
<p>La sproporzionata e violentissima risposta della polizia nei confronti dei maestri ha ottenuto come risposta la solidarietà del popolo con i manifestanti. E non solo, anche l’EZLN appoggia la lotta dei maestri. Di seguito un estratto del comunicato che i zapatistas hanno pubblicato al riguardo:</p>
<p align="CENTER">Le lezioni di giugno</p>
<p>Luglio 2016</p>
<p>Compagne, e compagni della Sexta in Messico e nel mondo:<br />
Artisti dei cinque continenti:<br />
Insegnanti in resistenza:</p>
<p>Riceviate tutti,e tutte, il saluto che vi mandiamo insieme alle comunità indigene zapatiste. Vi scriviamo questa lettera per parlarvi di ciò che abbiamo visto e ascoltato nel passato mese di giugno e per comunicarvi una decisione che abbiamo preso come zapatisti. Ecco:</p>
<p>Prima lezione</p>
<p>Nel mese di giugno, in una manciata di settimane, è stata impartita una vera lezione cattedratica che ci insegna e ci educa.</p>
<p>Si è messo a nudo, una volta di più, il carattere dello Stato in Messico: per ciò che si riferisce alla cosiddetta “Legge 3 di 3”, non appena i capitalisti hanno schioccato le dita, tutti i poteri istituzionali sono corsi a correggere ciò che non era gradito al loro padrone.</p>
<p>Ma quando invece gli insegnanti in resistenza e le comunità, movimenti, organizzazioni e persone che li appoggiano hanno chiesto l’abrogazione della riforma educativa (in realtà è soltanto la piattaforma per la precampagna presidenziale dell’aspirante al ruolo di informatore di polizia, Aurelio Nuño), il governo e i suoi capi si sono detti disposti a tutto (cioè a usare la forza) per difendere “la legalità”. Con un’aura più isterica che storica, hanno rimarcato che la legge non si negozia.</p>
<p>Non si sono fatti scrupolo d’insistere nell’arbitraria imposizione di una riforma educativa che nemmeno hanno letto. Sarebbe bastato che avessero dato una lettura attenta perché si rendessero conto che di educativo non ha nulla.</p>
<p>La cosa più importante</p>
<p>Quando, come zapatisti che siamo, diciamo che rispettiamo un movimento, vuol dire proprio questo: che lo rispettiamo. Vuol dire che non ci immischiamo nei suoi modi e tempi, nella sua struttura organizzativa, nelle sue decisioni, strategie e tattiche, nelle sue alleanze e decisioni: tutto ciò che sta nel valutare e decidere chi lo forma.</p>
<p>Sfortunatamente, per nostra essenza come EZLN, la maggior parte delle volte il nostro sostegno non può andare oltre la parola, e non sono poche quelle che devono rimanere in silenzio. Perciò lo sappia bene tutto lo spettro politico: tutto ciò che hanno ottenuto gli insegnanti in resistenza è stato, ed è ottenuto attraverso il proprio impegno, le proprie decisioni e la propria perseveranza. Una decisione difficile.</p>
<p>E’ il tempo delle maestre e dei maestri in resistenza. E’ necessario e urgente stare con loro.</p>
<p>Durante lunghi mesi e in condizioni estremamente difficili, le basi d’appoggio zapatiste si sono preparate, hanno provato più e più volte e hanno creato espressioni artistiche che, forse, avrebbero sorpreso più di uno, una, per il festival CompArte.</p>
<p>Ma noi zapatiste e zapatisti pensiamo che è talmente importante il sostegno agli insegnanti, che abbiamo deciso…</p>
<p>Primo. – Sospendere la nostra partecipazione al festival CompArte.</p>
<p>Secondo. – Donare agli insegnanti in resistenza i soldi e gli alimenti che avevamo messo da parte e accumulato per il nostro trasferimento a Oventik e al CIDECI, per la nostra manutenzione durante il festival e per il ritorno alle nostre comunità.</p>
<p>Noi zapatiste e zapatisti staremo nei nostri luoghi, attenti a quel che accade, a quel che si dice e a quel che si tace.</p>
<p>Ora metteremo da parte i nostri strumenti musicali, le nostre pitture, i nostri copioni teatrali e cinematografici, i nostri vestiti per i balli, la nostra poesia,le nostre sculture e tutto ciò che, pensando a voi, avevamo preparato da condividere.</p>
<p>Metteremo da parte tutto questo ma, come zapatisti che siamo, non riposeremo.</p>
<p align="CENTER">Dalle montagne del Sudest Messicano</p>
<p align="CENTER">Subcomandante Insurgente Moisés. Subcomandante Insurgente Galeano.</p>
<p align="CENTER">Messico, Luglio 2016.</p>
<p>Qui il link al comunicato intero tradotto in italiano: <a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2016/07/05/le-lezioni-di-giugno/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2016/07/05/le-lezioni-di-giugno/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>In Messico è cominciata una rivolta importantissima: difendere l’istruzione pubblica, laica e gratuita e i diritti dei lavoratori.</p>
<p>Lo scenario di Oaxaca si espande ad altri territori del paese e i maestri in lotta sono ogni giorno di più.</p>
<p>L’EZLN, come sappiamo, è del Chiapas, al sud del Messico. Anche qui, ci sono stati degli scontri e ora ci sono dei presidi permanenti in diverse città della regione.</p>
<p>Di seguito la traduzione del video qui sotto:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Esa8l5kiPrw?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Lei è una insegnante chiapaneca della Seccion 40 e offre un messaggio a tutti coloro che vogliano capire il perché di questa lotta.</p>
<p>“Noi siamo della 40, della assemblea statale della sezione 40. Vi chiederete cosa ci spinge a stare qui in questo movimento, questo grande movimento, cosa può essere così importante da farci venire fin qui, rischiando il nostro posto di lavoro, la nostra integrità fisica, la nostra libertà e la nostra vita. Ed è bene chiedersi cosa spinge il governo a militarizzare la regione per fermare questa protesta. Noi lottiamo contro la riforma educativa che abbiamo denunciato in tante occasioni . La riforma educativa è una riforma del lavoro, e noi qui, difendiamo i nostri diritti come lavoratori ma allo stesso tempo difendiamo l’istruzione pubblica. In questo modo, se noi smettiamo di lottare, sarebbe tradire il nostro popolo, dunque, questa lotta diventa ancor più grande, perché difendiamo la nostra dignità. Poco fa abbiamo subito delle repressioni da parte del governo, ma noi ci siamo sempre risollevati e il messaggio per tutti coloro che guardino questo video è che questa lotta non ha marcia indietro, noi continueremo a combattere fino alla vittoria.”</p>
<p>Ringrazio per la loro gentilezza, disponibilità e informazioni Moyses Zuniga e Orsetta Bellani, che lottano con la loro macchina fotografica e la loro penna, insieme al popolo messicano.</p>
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		<title>Il Brasile del Papa e delle proteste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2013 04:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Bergoglio]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[favela]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“ Vorrei fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/30/il-brasile-del-papa-e-delle-proteste/">Il Brasile del Papa e delle proteste</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ Vorrei<br />
fare appello a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e<br />
a tutti gli uomini di buona volontà impegnati per la giustizia<br />
sociale: non stancatevi di lavorare per un mondo più giusto e più<br />
solidale! Nessuno può rimanere insensibile alle disuguaglianze che<br />
ancora ci sono nel mondo&#8230;Ognuno, secondo le proprie possibilità e<br />
responsabilità, sappia offrire il suo contributo per mettere fine a<br />
tante ingiustizie sociali. Non è la cultura dell&#8217;egoismo,<br />
dell&#8217;individualismo, che spesso regola la nostra società, quella che<br />
costruisce e porta a un mondo più abitabile, ma la cultura della<br />
solidarietà; vedere nell&#8217;altro non un concorrente o un numero, ma un<br />
fratello&#8230;Desidero incoraggiare gli sforzi che la società<br />
brasiliana sta facendo per integrare tutte le parti del suo corpo,<br />
anche le più sofferenti e bisognose, attraverso la lotta contro la<br />
fame e la miseria. Nessuno sforzo di &#8216;pacificazione&#8217; sarà duraturo,<br />
se non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora,<br />
che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se<br />
stessa”. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
alcune frasi pronunciate da Papa Francesco durante la sua visita alla<br />
favela di Varginha, a Rio de Janiero.&nbsp;&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PAPA-FAVELA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/PAPA-FAVELA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="101" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
pontefice è tornato in Italia. La Confederation cup è terminata e,<br />
per un po&#8217;, si spegneranno i riflettori sul Brasile in attesa dei<br />
Mondiali di calcio e delle Olimpiadi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
brasiliani &#8211; pochi mediamente ricchi e tanti poveri &#8211; torneranno alla<br />
loro quotidianità, quella gente che è scesa in piazza per<br />
protestare contro un&#8217;economia capitalistica escludente e contro quei<br />
governanti che risolvono i problemi sociali solo in maniera<br />
superficiale, come era scritto su uno dei tanti striscioni che<br />
sfilavano durante le manifestazioni e che recitava: “Un Paese muto<br />
è un Paese che non cambia”, quelle persone che sulla spiaggia di<br />
Copacabana ascoltava e applaudiva le parole di Bergoglio quando<br />
faceva appello alla solidarietà.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
presidente operaio Lula prima e Dilma Roussef poi si sono trovati a<br />
dover gestire una situazione economica disastrosa, eredità del<br />
precedente governo neoliberale di Fernando Enrique Cardoso. Lula si<br />
vide costretto a riadattare la sua politica in base alle richieste<br />
delle multinazionali e dei latifondisti e la Roussef ha continuato il<br />
suo operato avvicinandosi alla <i>bancada<br />
ruralista &#8211; </i>proprietaria<br />
della terra per la quale sono stati assassinati molti contadini e<br />
leaders sociali &#8211; e alla chiesa evangelica (e ricordiamo che la<br />
Commissione dei diritti umani è stata affidata ad un pastore<br />
evangelico, omofobo e razzista di cui abbiamo parlato in un<br />
precedente articolo). Per non parlare della persecuzione nei<br />
confronti del Movemento Sem Terra.&nbsp; </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
popolo brasiliano si è stancato: è sceso nelle piazze di tutte le<br />
città per dire “basta”  all&#8217;aumento del costo del biglietto de<br />
mezzi pubblici; alle tremende condizoni di lavoro degli operai<br />
impegnati nella costruzione di impanti sportivi faraonici; al<br />
progetto del treno ad alta velocità, che dovrebbe collegare ventidue<br />
quartieri di Fortaleza, ma che comporta la sparizione dei <i>barrios,<br />
</i>costringendo<br />
le persone ad abbandonare le propie case; alla privatizzazione<br />
merchandising sportivo da parte della Fifa che spazzerà via i<br />
piccoli veditori ambulanti. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/RIVOLTA-BRASILE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/07/RIVOLTA-BRASILE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
rabbia è esplosa, l&#8217;esasperazione è al limite. Le parole di Papa<br />
Francesco sono arrivate al cuore degli abitanti delle periferie<br />
brasiliane e di tutto il mondo, ma devono arrivare alle orecchie di<br />
chi ha il potere di avviare il cambiamento e promuovere<br />
l&#8217;uguaglianza.
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/07/30/il-brasile-del-papa-e-delle-proteste/">Il Brasile del Papa e delle proteste</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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