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	<title>Caracas Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. González Urrutia: in esilio, ma vivo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 07:54:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Ci sono due correnti di pensiero sulla decisione del presidente eletto del Venezuela, Edmundo González Urrutia, di chiedere asilo e andare in esilio in Spagna.<br>La prima è quella delle persone deluse, che pensavano che non avrebbe mai lasciato il Paese o che non avrebbe dovuto lasciarlo, interpretando questa decisione come sinonimo di vigliaccheria, di ricerca della via d&#8217;uscita più facile, pensando che la lotta dall’estero non potrebbe continuare.<br>La seconda scuola di pensiero, che è quella che condivido, è che il presidente eletto ormai non era più protetto in Venezuela e quindi lasciare (attenzione, non abbandonare) il Paese e andare in esilio significa rimanere protetti e vivi. Mi sembra meglio, in queste particolari e gravi circostanze, avere un presidente eletto vivo ma in esilio, che un presidente eletto ingiustamente imprigionato e torturato. In esilio dove può svolgere un lavoro diplomatico in tutto il mondo democratico occidentale, dove può dimostrare realmente e fisicamente di aver vinto le elezioni. Edmundo González Urrutia è un diplomatico di lunga data, un uomo molto rispettato a livello internazionale. Ciò che può fare per il Venezuela in questo momento critico sembrerebbe essere più efficace dall&#8217;estero che non dal Venezuela, dove era nascosto da più di un mese.<br>La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato a questa amara decisione è stato l&#8217;episodio all’ambasciata argentina a Caracas. È di dominio pubblico che nell&#8217;ambasciata argentina, attualmente presidiata dal Brasile, si sono rifugiati 6 membri dell&#8217;opposizione e della squadra di Maria Corina Machado lo scorso marzo. Venerdì scorso, il regime ha revocato il consenso al Brasile per sorvegliare l&#8217;ambasciata argentina, così le forze di sicurezza hanno circondato l’edificio, hanno tolto l&#8217;elettricità, hanno chiuso le strade adiacenti, isolandola completamente. La condanna e il rifiuto totale sono arrevati immediatamente da parte dei governi dei due Paesi coinvolti, Argentina e Brasile, stava per verificarsi un grave incidente diplomatico che avrebbe complicato ancora di più la situazione. Il regime ha inviato un chiaro messaggio all’opposizione e anche all&#8217;ambasciata olandese, luogo in cui si era rifugiato Urrutia insieme alla moglie: qualsiasi sede diplomatica è vulnerabile in Venezuela, dove vige una dittatura e non esiste uno Stato di diritto. Il Ministero degli Esteri venezuelano ha consegnato all&#8217;Incaricato d&#8217;Affari del Regno dei Paesi Bassi, Robert Schuddeboom, una nota di protesta per quello che Maduro definisce “un comportamento illegale e di ingerenza della rappresentanza diplomatica”, nonostante questo il Ministro degli Esteri olandese continua a dichiarare con orgoglio l&#8217;aiuto che il suo Paese ha dato a Urrutia per quasi due mesi. Fin dall&#8217;inizio i Paesi Bassi lo hanno considerato come il presidente eletto. Come già sappiamo, Edmundo González ha lasciato il Paese a bordo di un aereo militare spagnolo. In cambio, si dice che abbia chiesto il rilascio dei prigionieri politici. Tuttavia, dopo due giorni, tutto tace da parte del regime.<br>Machado ha assicurato in conferenza stampa questo scorso lunedì che Edmundo svolgerà le sue funzioni di presidente eletto dall&#8217;esilio, ma ammette che questa nuova fase intensifica il rischio per lei. Mentre lei parlava, il presidente eletto ha rilasciato una dichiarazione dopo essere arrivato a Madrid. Ha detto: “Ho preso questa decisione pensando al Venezuela e al fatto che il nostro destino come Paese non può, non deve, essere quello di un conflitto di dolore e sofferenza (…) Solo la politica del dialogo può riportarci insieme come compatrioti. Solo la democrazia e la realizzazione della volontà popolare possono essere la strada per il nostro futuro come Paese e io continuerò a impegnarmi per questo”.<br>Mentre scriviamo queste righe, la diaspora venezuelana che vive nella capitale spagnola è scesa in piazza per manifestare il proprio sostegno a González Urrutia, radunandosi nella Plaza de las Cortes di Madrid, sede del Parlamento spagnolo, dove si sta discutendo la proposta del Partito Popolare di riconoscere ufficialmente e legalmente González come vincitore delle elezioni. Sarebbe un grande passo a livello internazionale e un punto a favore che aprirebbe alcune porte democratiche dove, come dice Maria Corina, si è già avviata la transizione.</p>



<p>ULTIMA ORA! (delle 17.00, 11 settembre 2024) Una buona notizia: </p>



<p>Con 177 voti a favore e 164 contrari, il Congresso spagnolo riconosce EGU come presidente eletto del Venezuela. Il Partito Popolare ha ricevuto il sostegno del Partito Nazionalista Basco per ottenere la maggioranza. Tuttavia, Pedro Sánchez ha rinviato il riconoscimento di Edmundo González per &#8220;cercare una mediazione in Venezuela&#8221;. &#8220;Fino alla fine dell&#8217;anno dobbiamo mantenere un margine per trovare una via d&#8217;uscita al fine di trasmettere la volontà del popolo venezuelano alle urne&#8221;. Nei prossimi giorni e al suo ritorno dall&#8217;Asia, si troverà faccia a faccia con Edmundo. È lì che scopriremo le restrizioni o la libertà che il presidente eletto venezuelano avrà per continuare la lotta per la sua proclamazione, ora dall&#8217;esilio.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela. C&#8217;era una volta un adolescente&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2024 14:44:27 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="754" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-1024x754.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17682" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-1024x754.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/vene.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Il quotidiano spagnolo El Mundo titola un articolo sulla situazione in Venezuela e sulla detenzione arbitraria dei giovani: “Maduro, l&#8217;Erode chavista”. Confesso che avrei voluto rubare il titolo perché, senza dubbio, riassume perfettamente la mostruosità che sta vivendo il Paese.<br>Vediamo. C&#8217;è qualcosa di macabro, di malvagio, di psicopatico quando un adulto si accanisce gratuitamente contro un bambino, una bambina o degli adolescenti. In generale è così, ma soprattutto quando questi ragazzi e ragazze non ha fatto assolutamente nulla. Quando è gratuito, per il solo piacere di fare del male.<br>Di tutte le atrocità che stanno accadendo oggi e che sono accadute in Venezuela negli ultimi 25 anni, quella contro i giovani e i bambini è la più atroce di tutte. La sistematica persecuzione di uomini e donne della società civile, di leader politici, di giornalisti, di testimoni delle elezioni, mette in cima alla lista il sequestro e la persecuzione di bambini, bambine e adolescenti, dai 12 ai 17 anni. Negli ultimi giorni, la polizia del regime li ha trasferiti in due grandi prigioni nella regione di Aragua, vicino alla capitale.<br>C’è una caccia alle streghe dal giorno dopo le elezioni. ll modus operandi della polizia è sempre lo stesso: fanno incursioni notturne, sfondano porte, picchiano le persone, puntano le armi e prendono in custodia i ragazzi e le ragazze delle famiglie che secondo la polizia o i vicini simpatizzanti del chavismo hanno votato per Edmundo González Urrutia. Ci sono testimonianze che raccontano che sono stati picchiati in carcere, torturati, impediti di vedere le famiglie e gli avvocati, accusati di terrorismo, per non parlare delle violenze che le ragazze avrebbero subito. Costringono questi giovani a salutare un ritratto di Maduro e a cantare “Chávez vive”, in omaggio a Hugo Chávez. Gli adolescenti che hanno potuto parlare con le loro famiglie (perché molti di loro sono in isolamento) hanno informato le loro famiglie di essere stati sottoposti ad abusi fisici.<br>Il 22 agosto, un ragazzo di 15 anni è stato rilasciato dal carcere dopo aver subito una paralisi facciale 10 giorni prima, a causa dello stress che aveva provocato il suo arresto. Al ragazzo sono state imposte misure cautelari: comparire ogni otto giorni davanti al circuito giudiziario della città di Barinas e il divieto di lasciare il Paese.<br>Le organizzazioni per i diritti umani che monitorano la situazione venezuelana affermano che il numero di adolescenti arrestati supera quello della sanguinosa repressione del dittatore cileno Augusto Pinochet. Il regime cileno aveva arrestato 956 bambini e adolescenti dal 1974 al 1990, ovvero circa 56 all&#8217;anno. Maduro ne ha arrestati 114 in meno di un mese, secondo le cifre ufficiali.<br>La maggior parte di questi ragazzi e ragazze proviene da quartieri di classe bassa, roccaforti storiche che hanno sostenuto Chávez e Maduro e che di recente sono passate a sostenere l&#8217;opposizione.<br>Il Forum Penal Venezuelano, l&#8217;organismo legale che monitora la situazione dei prigionieri politici venezuelani, afferma che “tutti hanno paura di parlare, prima almeno avevamo accesso alle persone arrestate e a sentire le accuse di tortura, ora non più”, ha dichiarato Alfredo Romero, presidente del Forum Penal. L&#8217;organizzazione ha registrato 114 prigionieri politici adolescenti.<br>Mercoledì scorso c&#8217;è stata una manifestazione in piazza in Venezuela e nel mondo per denunciare per l&#8217;ennesima volta la situazione. Maria Corina Machado ha fatto un discorso di speranza a tutti i venezuelani, rivolgendo tra l&#8217;altro un appello ai detenuti nelle carceri. È di dominio pubblico che i detenuti hanno un codice d&#8217;onore per quello che riguarda la violenza contro i minori, la leader ha chiesto loro di proteggere tutti i minori da guardie e polizia del governo, vuole fidarsi di loro e gli ha dato questo compito.<br>Tutto ciò è spaventoso. È un piano crudele che mira a spezzare le famiglie, a rompere questa unione di cittadini mai vista prima in Venezuela. Il mandato di arresto internazionale per Maduro e la sua cupola assassina deve essere emesso ora, senza perdere un minuto in più.</p>



<p>In Venezuela stanno accadendo molte cose, la situazione è incandescente, ma la protezione dei nostri bambini e adolescenti è una priorità, quindi vi chiedo dal profondo del cuore di aiutarci a diffondere questo articolo attraverso i social per denunciare queste atrocità senza precedenti nel nostro Paese.</p>



<p></p>



<p>Intanto, mentre pubblichiamo questo articolo, arriva la seguente (buona) notizia: <strong>Alfredo Romero del Foro Penal ha annunciato che ieri a Caracas sono stati rilasciati 16 adolescenti. 12 ragazzi e 4 ragazze. Stanno aspettando e lavorando per il rilascio di tutti i detenuti.</strong></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Non voltarti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 10:29:22 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="488" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17125" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Vorrei condividere questa importante testimonianza scritta da un mio carissimo amico, un fratello. Una storia che ha avuto un finale felice per fortuna per HB e per tutti quelli che lo conoscono. Non è stato così per migliaia di persone che hanno subito delle persecuzioni, detenzioni illegali e torture in questi 20 anni di regime in Venezuela. Per motivi di sicurezza ho lasciato le iniziali dei nomi di tutti i protagonisti.</p>



<p><strong>Non voltarti&#8230;</strong></p>



<p>di HB<br><br>Dieci anni fa, il 6 agosto del 2013, atterravo a Miami su un volo della Santa Barbara Airlines, proveniente dal Venezuela, arrivavo con un bagaglio a mano e senza sapere cosa ne sarebbe stato della vita di mia madre e di mio figlio, tanto meno della mia. All&#8217;aeroporto mi aspettava O, che mi ha aperto le porte della sua casa e mi ha offerto una sistemazione in un momento così difficile e complicato. Ma questa è solo una parte della storia. Torniamo al giorno prima.<br><br>Il 5 agosto facevo una visita medica di routine di mio figlio JH, mentre il dottore lo visitava, ho ricevuto una telefonata dall&#8217;ufficio del governatore dello stato di Miranda (Caracas fa parte dello stato di Miranda) che mi diceva che il SEBIN (Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale) era arrivato nel mio ufficio, chiedendo di me. Questi agenti erano armati e i miei collaboratori gli dissero che non c&#8217;ero. Ho contattato immediatamente l&#8217;ispettore A e mi ha detto che ero indagato per riciclaggio di denaro e che avevano bisogno di sapere se appartenevo davvero a una banda internazionale che operava a Malta. Confesso di essere rimasto scioccato da questa notizia. Non avevo davvero idea di cosa stesse parlando. Gli dissi che ero con mio figlio in una visita medica.<br>In quel momento non sapevo cosa fare, chiamai subito OL, mi disse &#8220;ti richiamo io&#8221;; poi ricevei una telefonata da una persona che lavorava nel SEBIN e mi disse: &#8220;Devi andare a trovare J ora&#8221; e riattaccò il telefono. J è mio fratello, che a quel tempo viveva già a Porto Rico. In quel momento capii che dovevo lasciare il Paese e che si trattava di una caccia alle streghe e di una persecuzione politica, ma questo lo affronteremo un altro giorno.<br><br>O. mi richiamò immediatamente e mi disse &#8220;devi lasciare il Paese ORA, vai in quell&#8217;ufficio&#8221; e quando arrivai lì una persona aveva in mano un biglietto aereo per partire per gli Stati Uniti, nelle prime ore del mattino. Mi chiesero: &#8220;Rischia di uscire dall&#8217;aeroporto?&#8221; e io ho risposto &#8220;Sì&#8221;. Mi hanno dato alcune istruzioni su cosa dovevo fare per depistare il SEBIN. Ad esempio, appena tornato a casa dovevo spegnere il cellulare togliendo la batteria e la sim e così ho fatto, dovevano credere che stessi dormendo.<br><br>Quando sono tornato a casa, c&#8217;era mia madre con mio figlio e le ho spiegato tutto quello che stava accadendo e le ho chiesto: &#8220;Cosa devo fare? E mia madre, sempre con un carattere saggio e sagace mi dice: &#8220;esci dal Paese, perché non faccio nulla con un figlio in prigione, un bambino di 5 mesi e io con l&#8217;Alzheimer (diagnosticato di recente), ti prometto che se non puoi tornare, non appena avrò il visto di JH, il giorno dopo saremo insieme&#8221;.<br><br>In quel momento andai nella stanza dove mio figlio dormiva nella sua culla e mi inginocchiai per chiedergli perdono per abbandonarlo. Avere un figlio era ciò che desideravo di più e abbandonarlo all&#8217;improvviso mi faceva sentire la persona più vile e schifosa del pianeta. Non mi sono mosso dalla sua culla fino a quando non sono dovuto partire per l&#8217;aeroporto, grazie a due persone che saranno sempre nel mio cuore e che mi aspettavano alle due di notte all&#8217;ingresso del mio palazzo per portarmi all&#8217;aeroporto. Hanno messo a rischio la loro vita per me e per questo gliene sarò sempre grato.<br><br>Al momento di salutare mio figlio gli ho detto: &#8221; &#8220;Ti giuro che presto sarai con me, prenditi cura della nonna&#8221; (cosa che sembra essergli rimasta impressa nella mente, perché quando cresceva si occupava sempre di lei). Ho abbracciato mia madre e le ho detto &#8220;rimango e vediamo cosa succede&#8221; e lei mi ha detto &#8220;non si può negoziare con i delinquenti&#8221;. Ho iniziato a camminare verso l&#8217;ascensore e quando sono arrivato alla porta stavo per girarmi per vedere gli occhi di mia madre, e lei, che aveva visto tutto, mi ha detto &#8220;Non girarti, continua ad andare, arriveremo, te lo prometto&#8221;.<br><br>Una volta in aeroporto ricordo che sono stato il primo a fare il check-in e al desk di Santa Barbara, prende il mio passaporto e mi guarda, io sono spaventata a morte e lei mi dice &#8220;Solo un momento&#8221;, poi torna e mi dà la carta d&#8217;imbarco, da lì vado subito all&#8217;immigrazione e di nuovo consegno il passaporto e la carta d&#8217;imbarco e l&#8217;addetto all&#8217;immigrazione mi guarda e guarda di nuovo il computer e dice &#8220;Aspetti un attimo&#8221;, torna con un altro addetto all&#8217;immigrazione che segna qualcosa sulla tastiera e se ne va e lei dice &#8220;il sistema si era bloccato&#8221;, timbra il mio passaporto e decido di entrare nell&#8217;Admiral Club, per aspettare la partenza dell&#8217;aereo. In quel momento vedo un computer e decido di creare un account Gmail per avvisare le mie zie (le sorelle di mia madre) e racconto loro quello che sta succedendo, confidando che mia zia M., che era mattiniera, lo leggesse e accompagnasse mia madre (cosa che fece).<br><br>Mi imbarco sul volo piena di paura e di dolore per aver lasciato mio figlio, mia madre, la mia famiglia e il mio Paese. Mi siedo e decido di guardare dal finestrino, in modo che se ci fosse qualcuno che mi conosceva, non mi avrebbe salutato in un momento in cui dovevo cercare di essere il più invisibile possibile. Quando la porta si chiuse e l&#8217;aereo iniziò a prepararsi per il decollo, ho inserito la sim nel mio BlackBerry, la batteria e quando stavo per decollare ho mandato una manina con il pollice alzato come segno che tutto era andato bene a tutti quelli che aspettavano la mia partenza. Ho guardato fuori dal finestrino e le mie lacrime scorrevano incontrollate perché sapevo che non sapevo quando sarei tornato nel mio Paese.<br><br>Quando sono atterrato a Miami, ho iniziato a ricevere messaggi che mi informavano che il SEBIN era arrivato a casa mia 15 minuti dopo che l&#8217;aereo era decollato, hanno cercato di intimidire mia madre, che è sempre rimasta forte, almeno in loro presenza.<br><br>Già a Miami, con soli 500 dollari in mano, iniziai un periodo di sopravvivenza, di cui scriverò un altro giorno. Grazie a O, V, S, M, I, a mio fratello J, R, O, C, D, F, MA e naturalmente a mia madre LB, che senza il suo sostegno non avrei ottenuto nulla. Tutti loro sono stati presenti fin dall&#8217;inizio e grazie a loro sono riuscito a sfuggire in tempo a un futuro incerto.<br><br></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Venezuela: la casa che sconfigge le ombre</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 07:13:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi È il moto dell’Universidad Central de Venezuela, chiamata UCV, la più importante università pubblica del paese. Nel 1721, anno della sua nascita, si chiamava “Universidad de Caracas”; in quei primi anni,&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/UCV2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15537"/></figure></div>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>È il moto dell’Universidad Central de Venezuela, chiamata UCV, la più importante università pubblica del paese. Nel 1721, anno della sua nascita, si chiamava “Universidad de Caracas”; in quei primi anni, l’università vide laurearsi brillanti studenti che formarono un gruppo di professionisti che fece parte del processo di indipendenza e di creazione di istituzioni della Repubblica del Venezuela: da Andrés Bello, uno degli umanisti più importanti del continente al politico ed ex presidente José María Vargas passando per il generale e patriota Francisco de Miranda, padre del indipendenza en Venezuela. Con il passare degli anni questo non si è mai fermato, gli avvocati, politici, architetti, medici, artisti, scrittori, psicologi, economisti… più importanti del paese sono passati dai corridoi, dalle biblioteche e dalle aule dell’UCV.</p>



<p>L’attuale sede chiamata città universitaria è posizionata nella zona est della capitale, circondata di verde e da corridoio quasi all’aria aperta che uniscono le facoltà tra di loro. E’ stata progettata dal rinomato architetto Carlos Raúl Villanueva ed è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 2000 per la sua architettura innovativa. È stracolma di importanti opere d’arte in completa sintonia con il verde degli alberi, con il sole e la luce che illuminano le mura e i corridoi: murales di Oswaldo Vigas, di Matteo Manaure, di Fernand Léger, di Victor Vasarely. Sculture di Francisco Narváez, di Jean Arp, di Antoine Pevsner, di Ernst Maragall. Il soffitto e le pareti della grande e imponente Aula Magna sono coperti di opere straordinarie di Alexander Calder chiamate “Las Nubes”. Un luogo pieno di magia. Unico. La mia seconda casa: il luogo dove correvo e giocavo a nascondino da bambina mentre i miei genitori lavoravano, il luogo dove ho studiato e dove mi sono laureata.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="256" height="197" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/UCV-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15540"/></figure></div>



<p>Vi chiederete: cosa ha a che fare tutto questo con i Diritti Umani? Ebbene, l’UCV è stata considerata da sempre il bersaglio dei governi di turno del paese, o perché in passato era considerata di sinistra, comunista e radicale dai governi di destra o perché è sempre stata e lo è ancora la culla del sapere, dello studio, della ricerca, della pace e quindi pericolosa. Governi totalitari come quelli di Hugo Chávez e poi di Nicolás Maduro considerano i centri del sapere come pericolosi, luoghi da neutralizzare; più tieni il popolo ignorante e analfabeta più lo puoi controllare. Negli ultimi 20 anni i due Stati-regime si sono sistematicamente accaniti contro l’UCV attaccandolo attraverso minacce alle autorità universitarie, manipolazioni legislative, blocco dei sussidi, rendendo difficile il pagamento delle retribuzioni al personale accademico e amministrativo, bloccando gli investimenti per la manutenzione degli spazi e le infrastrutture e persino attraverso irruzioni in piena notte di vandali armati, incendi dolosi, furti, quest’ultimi presuntamente commessi da gang di criminali e delinquenti proliferati negli ultimi decenni di crisi economica e sociale e persino appoggiati dai regimi; anche perché il movimento studentesco si è sempre caratterizzato per la sua ferma opposizione ai regimi di Chavez e Maduro. L’Università compie 300 anni dalla sua fondazione, è annegata per i deficit di budget, i salari dei lavoratori accademici e amministrativi non sono mai aumentati e invece l’inflazione sì.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="792" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15538" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1-300x232.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/actos-vandalicos1-768x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’ultimo incidente è stato un incendio nell’Istituto di Studi Politici ed Amministrativi, fiamme propagate per ore e che i vigili del fuoco hanno spento a fatica a causa della mancanza d’acqua che persiste in tutto il paese e che non lascia fuori la capitale. Dopo ore di grande preoccupazione, impotenza e sforzo, l’incendio è stato spento grazie all’invio di camion cisterne mandati dalle sedi dei governi locali. È stata aperta un’inchiesta per capire se la causa sia dolosa. L’anno scorso, il soffitto di cemento di un corridoio è crollato, per fortuna, senza lasciare feriti. È da anni che è partita la denuncia che la UCV cade a pezzi e che l’Aula Magna è spenta per mancanza di elettricità e di manutenzione. Dirigenti studenteschi denunciano che “l’università è un paziente in coma” e che questo ultimo incidente è il riflesso dello stato di abbandono in cui è la casa di studio. Abbondano immagini di strade rotte, di alberi caduti, di corridoi distrutti, di opere d’arte nell’oblio, di tetti caduti e soffitti con gravi infiltrazioni. Gli studenti e il personale si sono uniti per aiutare in modo volontario a sostenere e recuperare questo luogo così importante per il paese. (<a href="https://efectococuyo.com/la-humanidad/la-ucv-resiste-entre-filtraciones-de-agua-y-abandono/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://efectococuyo.com/la-humanidad/la-ucv-resiste-entre-filtraciones-de-agua-y-abandono/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<p>Un Diritto fondamentale è quello dell’istruzione e del profondo rispetto verso i luoghi dell’istruzione: dalla scuola fino all’università. Questi piccoli e grandi templi del sapere non si devono toccare.</p>



<p>Per chi volesse fare una donazione: <a href="https://eucvexterior.org/proyectos/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://eucvexterior.org/proyectos/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>@VivaLaUCV</p>



<p>@UCVene</p>
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		<title>Venezuela: #VacunasYaParaTodos</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 08:29:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Cosa sta succedendo con i vaccini e la campagna di vaccinazione? Com’è la situazione dei malati e dei deceduti? Cosa sta affrontando il personale sanitario? In Italia si ricevono notizie e&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-819x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-819x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-240x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-768x960.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cosa sta succedendo con i vaccini e la campagna di vaccinazione? Com’è la situazione dei malati e dei deceduti? Cosa sta affrontando il personale sanitario?</p>



<p>In Italia si ricevono notizie e aggiornamenti sul Brasile, sul Messico e certe volte su altri paesi dell’America Latina, ma cosa sta succedendo in Venezuela? Come gestisce la situazione il regime venezuelano dopo l’apparizione del primo caso un anno fa?</p>



<p>Nel nostro primo articolo sul tema <a href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/01/america-latina-diritti-negati-venezuela-e-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2020/04/01/america-latina-diritti-negati-venezuela-e-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> parlavamo già di cifre manipolate dal regime: 42 casi confermati contro i 200 denunciati dall’opposizione. Il 23 aprile 2020 parlavamo di 204 contagi e 9 deceduti. Il 26 luglio 2020, l’informazione era questa: 10.428 casi divisi così: 6.661 asintomatici, 577 con sintomi lievi, 16 con sintomi moderati, 24 in terapia intensiva e sui deceduti si diceva in modo molto confuso che fossero 96 dall’inizio della pandemia. È passato un anno e le cifre ufficiali in data 8 aprile sono queste: 171.373 contagiati confermati e 1.720 decessi.</p>



<p>Il primo medico venezuelano è deceduto il 16 giugno 2020, da quel momento la ONG <em>Médicos Unidos de Venezuela</em> (MUV) iniziò una statistica per monitorare i decessi per Covid-19 nel settore della salute, i morti appartenenti al personale sanitario non erano inseriti nei report ufficiali emessi dal regime. Da quel momento MUV ha condiviso un’informazione opacizzata dal governo identificando le vittime mese dopo mese. Fino allo scorso 8 aprile c’erano 456 lavoratori del settore tra medici, infermieri, personale amministrativo e di servizio ospedaliero e dentisti; più del 25% del totale ufficiale dei morti nel paese. Nel mondo intero si applaude e si sostiene il settore, in Venezuela lo si lascia senza sostegno, senza sicurezza fino a morire. Il problema è che se il personale sanitario si ammala e muore, allora che cura la società civile? A Nicolas Maduro e al suo entourage non importa perché sono già stati vaccinati.</p>



<p>Quali sono i problemi intorno ai vaccini in Venezuela? Dopo pressioni da parte di ONG, enti privati appartenenti a diversi settori, società civile, stampa nazionale, organizzazioni per i diritti umani, forum civili e tanti altri, Venezuela è entrata a far parte del COVAX, il fondo di accesso globale per i vaccini contro Covid-19. Venezuela lo doveva fare attraverso finanziamenti propri. Per l’ennesima volta il governo e l’opposizione condotta da Juan Guaidó, il quale ha la responsabilità di gestire i soldi all’estero dopo le sanzioni, non arrivavano ad un accordo per creare una campagna di vaccinazione massiva. Il regime lamentava che a causa delle sanzioni non si poteva disporre dei soldi necessari, ma pochi giorni fa la Vicepresidente Delcy Rodríguez ha annunciato che il Paese ha consegnato la metà del pago per i vaccini e ha acquisito 11.374.412 di dosi per coprire il 20% della popolazione, dimostrando dunque, che le sanzioni non sono mai state impedimento per alleviare l’emergenza umanitaria creata dal virus. Secondo la Rodríguez è previsto il restante 70% attraverso accordi con Cina, Russia e Cuba. Uno dei problemi è che il governo ha aperto le porte alla sperimentazione clinica dei vaccini cubani Soberana 2 e Abdala.</p>



<p>L’episcopato in Venezuela attraverso un comunicato stampa dichiara: &#8220;Facciamo un forte appello all&#8217;Esecutivo Nazionale, alle autorità sanitarie e a tutte le entità pubbliche e private affinché, pensando al bene delle persone che dovrebbero servire, cerchino un accordo (con l&#8217;adeguata e scientifica consulenza degli specialisti) per ottenere i migliori vaccini che possano essere applicati a tutta la popolazione senza eccezione o discriminazione. Questo eviterà che la nostra popolazione diventi un campo di prova per prodotti non sicuri&#8221;, ha detto a proposito dell’idea di sperimentare sulla pelle dei venezuelani con dei vaccini che non hanno ancora compiuto tutti i test necessari per essere applicati e non hanno ricevuto l’ok dall’OMS.</p>



<p>Chi gioca con la salute delle persone è sempre in agguato, non c’è da sorprendersi se ultimamente i social si sono riempiti di denunce contro una modalità di truffa attraverso WhatsApp. Messaggi di testo dove si offrono in vendita i vaccini e i posti nella lista: “Ciao, sono Maria e volevo dirti che ho un posto nella lista d’attesa per i vaccini. Se sei interessato, avvisami e ti do indicazioni per il pagamento”. Una truffa fatta per il grosso della popolazione poco istruita e disperata.</p>



<p>Un altro fattore è quello della discriminazione nel somministro del vaccino. Le prime campagne di vaccinazione in diversi municipi della capitale sono state eseguite tenendo in considerazione un elenco di persone in possesso della “Tessera della Patria” (cioè, una tessera che vincola al partito Chavista, che monitora le attività politiche delle persone beneficiarie). Questa è una chiara e concreta violazione dei diritti umani, è una discriminazione basata su motivi politici e sul controllo sociale. Il vaccino viene dato a chi è chavista, non a chi è anziano, malato o ai lavoratori della salute. L’accesso alla salute non ha colore, genere, età, religione o credo politico.</p>



<p>Entrando sul sito dell’INPS venezuelano (Instituto Venezolano de los Seguros Sociales-IVSS) si legge questa notizia: “Il vaccino sarà applicato progressivamente agli adulti e agli anziani con qualche comorbidità, (che soffrono di più di una malattia), <strong>registrati nel sistema Carnet de la Patria</strong>, applicando tutte le misure di biosicurezza che il governo nazionale ha implementato in tutto il paese. Con queste azioni, ancora una volta il dignitario venezuelano dimostra la sua intenzione di proteggere la popolazione venezuelana in questa lotta <strong>impari</strong> contro il virus mortale, a causa delle costanti e ingiustificate misure unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti contro il nostro paese.”</p>



<p>Dunque:</p>



<ol><li>La lotta impari è stata creata dalle misure imposte contro il Venezuela e non dal narco regime imperante nella nazione dal 2000 che ha portato il Venezuela al collasso assoluto, per cui il Covid-19 ha trovato pane per i suoi denti in una popolazione sfinita, malata, denutrita con un sistema sanitario inesistente e un paese economica e socialmente depresso grazie anche ad una iperinflazione alle stelle.</li><li>Il somministro del vaccino inizia dagli anziani solo se registrati nel sistema della Tessera della Patria. Mia madre, pensionata di 88 anni, non è registrata nel sistema e non ha diritto al vaccino. Mio zio, pensionato di 84 anni, non è registrato nel sistema e non ha diritto al vaccino. E per una infinità di venezuelani è così, giovani o anziani.</li></ol>



<p>Inoltre, Il Venezuela è anche, insieme al Nicaragua, uno dei pochi paesi che non ha riportato cifre all&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità sui progressi della vaccinazione contro il Covid-19.</p>



<p>Tutte le ONG operative nel paese, enti privati, stampa nazionale, organizzazioni per i diritti umani, forum civili, federazioni mediche, diaspora venezuelana, chiesa cattolica e società civile continuano insieme la lotta per ottenere una campagna di vaccinazione giusta, indiscriminata, gratuita, prioritaria e universale a tutti i venezuelani.</p>



<p>#VacunasYaParaTodos #VacunasParaLosVenezolanos #VzlaMuereSinVacunas #ExigimosVacunacionYa</p>



<p>@MedicosUnidosVe</p>



<p>¡SEGUIMOS!</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela e Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 07:38:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Come se non bastasse, in Venezuela, ovviamente è arrivato il COVID19. Certo, siamo tutti completamente sottomessi da questo virus, era prevedibile che Venezuela si unisse al coro. La crisi umanitaria che&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Come se non bastasse, in Venezuela, ovviamente è arrivato il COVID19. Certo, siamo tutti completamente sottomessi da questo virus, era prevedibile che Venezuela si unisse al coro.  </p>



<p>La crisi umanitaria che conosciamo e
che ampiamente è stata descritta da noi e da tutti i giornali è
ancora presente, è ancora una realtà, non finirà finché ci sarà
il narco regime di Nicolas Maduro. 
</p>



<p>Le prime informazioni ufficiali dei primi infetti sono state date una decina di giorni fa. Il comunicato ufficiale dichiarava che c’erano 42 casi confermati. Al 19 di marzo, Juan Guaidó dichiarava che c’erano 200 casi confermati e che il regime mentiva e mente, come sempre ha fatto. Maduro si è messo al lavoro immediatamente lanciando la campagna “quarantena sociale”: in sostanza una serie di provvedimenti e campagne per contenere la diffusione del virus ma allo stile surreale e repressivo del regime latinoamericano. Surreale perché si continua a vedere molta gente per strada, accalcati sui camion, che sono diventati da un po’ di tempo i mezzi di trasporto, alcune persone con mascherine, altre no, ma certamente attaccati tra di loro come il tonno in scatola… immagini del metrò di Caracas mentre si fa la disinfestazione ma subito dopo vagoni pieni di gente… Immagini di parenti e amici degli esponenti del regime facendo grandi feste di compleanno al mare, feste di matrimoni di 200 persone, probabilmente infestandone a decine, o per lo meno mettendo in pericolo la popolazione. In TV, Maduro, con mascherina in bocca, parla delle misure da prendere, da rispettare, parla della pozione magica che sta prendendo per combattere il virus, allo stile Harry Potter, ma nella miseria del Venezuela questa pozione è fatta con limone, miele ed erbe aromatiche. Repressiva perché ogni scusa è buona per violare i diritti delle persone, e che migliore scusa che le misure di contenimento per la pandemia. Sono già partite le denunce su venezuelani morti a mano dei paramilitari perché non hanno seguito le regole, giornalisti sequestrati perché hanno fatto il loro dovere di informare sull’emergenza COVID19, deputati perseguitati. Il Coronavirus è usato dal governo come arma per reprimere ancora di più la popolazione, per sospendere “legalmente” tutte le garanzie costituzionali che loro hanno sempre ribadito di rispettare. Adesso, a causa delle restrizioni sanitarie è “legale” spaventare e violentare ancora di più la gente. Il rispetto della quarantena si fa a mazzate, proprio così, a manganellate contro le persone che escono la sera o vanno a comprare cibo o semplicemente devono lavorare.</p>



<p>Senza parlare di quello che succede
nelle carceri con i prigionieri politici, che meriterebbe un capitolo
a parte. Le autorità non prendono le misure necessarie in un posto
che ovviamente è affollato, sporco, pieno di altre malattie. I
famigliari hanno chiesto misure anche per loro visto che si sa
dell’assembramento dilagante nelle carceri, hanno denunciato che
continuano ad essere torturati e derubati, nonostante la situazione,
nonostante tutte le dichiarazioni di organizzazioni sanitarie e dei
diritti umani che chiedono misure speciali per situazioni e luoghi
come carceri, istituti di salute mentale, centri per anziani, ecc.
Una nuova situazione che aiuta a condannare a morte gente che “vive”
in questi posti. 
</p>



<p>Il fatto è che questa pandemia
colpisce un popolo già stremato, all’ultimo delle sue forze. Un
popolo che da anni combatte contro la mancanza di alimenti, di
medicine, contro la inefficienza del sistema sanitario nazionale,
contro la fame e contro altre malattie già esistenti come la
malaria, la tubercolosi, la febbre dengue, ecc. Come fa un paese
senza nessuna risorsa economica e sociale a sopravvivere a questa
pandemia disastrosa? In Europa e negli Stati Uniti stiamo facendo
fatica, come fa un paese come il Venezuela? Con un regime come
questo? Non per essere pessimista, ma il Venezuela rappresenta in
questo momento di crisi un potenziale pericolo epidemiologico per
tutta la regione. È l’emergenza nell’emergenza. Il popolo si
trova a fronteggiare un’emergenza completamente indifeso. Come si
fa a seguire tutte le regole che già conosciamo per contrastare il
contagio se nel paese non c’è acqua, non c’è gas, non c’è
elettricità, non c’è libertà d’informazione, non c’è
benzina, non ci sono alimenti né medicine? Banalmente, come fanno a
lavarsi le mani le persone se a casa non hanno l’acqua e nemmeno i
soldi per comprarsi una saponetta? Come fanno per andare al
supermercato per comprare cibo se non hanno benzina? Come fanno le
persone a seguire una quarantena se non esiste nessun sussidio che li
aiuti? Chi non esce di casa, non lavora, chi non lavoro non guadagna
e muore. Semplice. E’ il caso di Marta che fa la colf in nero
facendo le pulizie nelle poche case di famiglie che si possono
permettere questo “servizio”. Dovrebbe stare a casa e invece va a
lavorare perché altrimenti la sua famiglia muore. E’ il caso di
Roberto che fa il “moto taxi”, che porta i clienti da un luogo
all’altro nella sua moto. Se non fa delle corse, non guadagna e
muore di fame. Tutti e due hanno deciso di lavorare, tanto non si
perde niente, la situazione era già così grave senza Coronavirus,
che a loro non cambia niente. E così per tanti, ma tanti
venezuelani.  
</p>



<p>Continueremo ad informare su questa
situazione perché è nostro dovere, in questo momento di crisi, di
denunciare le gravissime situazioni che questa pandemia comporta nei
paesi del cosiddetto terzo mondo e nei paesi dove vive gente che non
ha niente e che non sa come difendersi da questo disastro.</p>



<p>Questa è la situazione. Cifre reali
non ci sono e non ci saranno mai. Controlli non ci sono e non ci
saranno mai. Tamponi non ci sono e non ci saranno mai.  Aiuti dal
governo-regime non c’è e non ci sarà mai.  Ospedali attrezzati
non ci sono e non ci saranno mai. Si salvi chi può nel far west
venezuelano. 
</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La tortura bianca</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 08:06:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi La tortura bianca arriva nei sotterranei del Parlamento Europeo in forma di poesia. Così Lorent Saleh e il Parlamento Europeo si uniscono contro la tortura. Lo scorso 18 febbraio si è&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="640" height="366" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/White-Torture-–-Underground-Poetry-Loreth-saleh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13749" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/White-Torture-–-Underground-Poetry-Loreth-saleh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/White-Torture-–-Underground-Poetry-Loreth-saleh-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>La tortura bianca arriva nei sotterranei del Parlamento Europeo in forma di poesia.  </p>



<p>Così Lorent Saleh e il Parlamento
Europeo si uniscono contro la tortura. Lo scorso 18 febbraio si è
svolto, appunto nei sotterranei del Parlamento a Bruxelles, la
performance “White Torture-Underground Poetry” regia e
sceneggiatura di Lorent Saleh con la collaborazione dell’artista
Zoltan Kunckel. 
</p>



<p>“<em>Mi sdraio di lato sul mio letto
1&#215;2 e lascio cadere la gamba. Mi faccio domande e mi dico bugie
solitarie mentre guardo il muro, per non perdere l’obbiettivo. Me
lo dico in loop: -Se la mente è sana, il mio corpo resisterà un po’
di più e tutto quello che mi fa male se ne andrà. Cospiro con la
coda dell’occhio e mi sorreggo come un virus sul computer. Grazie
agli sbirri, sono nel cuore del sistema repressore e sono come un
germe distruttore che consuma tutto da dentro e anche se mi
controlleranno e mi vigileranno, non si renderanno conto. Gli osservo
e gli do fastidio, ormai non possono torturare con calma e impunità.
Ho registrato i loro volti, persino il modo in cui camminano e ormai
è tardi, fuori tutti lo sanno. Sono sospettosi, con me hanno
commesso di nuovo un errore tenendomi così vicino. (…)”</em></p>



<p>Questo è un frammento dei pensieri
scritti da Lorent durante i suoi anni di prigionia e tortura, alcuni
di questi sono stati accompagnati da immagini, suoni, luci e
sensazioni lo scorso 18. 
</p>



<p>Ma cos’è la tortura bianca? E’ un
metodo di tortura che non lascia nessun segno fisico e moltissimi
psicologici. Il modus operandi è quello di esasperare la persona,
renderla vulnerabile dal punto di vista mentale e psicologico, per
esempio, i detenuti vengono sottoposto a lunghissimi interrogatori,
messi in isolamento ininterrotto in celle molto piccole senza
finestre e con una luce “bianca” e costante 24 ore su 24, sempre,
così la persona perde il senso del tempo, il ritmo del giorno e
della notte. Minacce, insonnio forzato attraverso rumori molto forti,
musica a volume esagerato, tanto da danneggiare i timpani. In alcuni
casi, i sorveglianti e/o le guardie danno informazioni false ai
detenuti, informazioni che hanno a che fare con la famiglia e gli
amici, per esempio, un figlio deceduto, un amico suicidato, una madre
malata, ecc. Tutte menzogne per far crollare il detenuto. Così,
l’obbiettivo è quello di distruggere psichicamente la persona.
Questo metodo veniva usato in Unione Sovietica, nella Repubblica
Democratica Tedesca, a Cuba e da una quindicina d’anni adottato in
Venezuela nella ormai conosciuta prigione nel cuore di Caracas
chiamata “La Tumba”. Come già abbiamo raccontato altre volte,
Lorent Saleh è stato lì rinchiuso per quasi due anni. Un luogo
pulcro, chiaro, bianco, dove impera la tecnologia e il freddo polare,
un carcere al paso coi tempi si potrebbe dire, solo che è un carcere
di massima sicurezza, 7 celle di 2&#215;3, ogni cella circondata da
cancelli grigi, in un angolo una telecamera e in una parete un
materasso e basta. Stanze che sembrano piuttosto delle celle
frigorifiche di un mattatoio, secondo quello che ha più volte
raccontato Lorent. Un mondo sotto sopra, cinque piani sottoterra
pieni di odio e terrore. 
</p>



<p>Tornando alla sede del Parlamento,
Saleh e Kunckel hanno voluto far sentire e percepire quella
sensazione di terrore e stranezza che un luogo come quello può dare.
Il pubblico ha dovuto scende al terzo piano seminterrato e subito
delle “guardie”, facenti parte della performance, hanno iniziato
a perquisire borse e corpi. Dopo sono passati attraverso un percorso
dove si informava sul tema della tortura bianca e poi, seduti davanti
a degli schermi, Saleh ha interpretato sé stesso in una allegoria di
reclusione artistica mentre si ascoltavano alcune poesie e parole
scritte da lui stesso durante la sua prigionia. Luci stroboscopiche
bianche e rumori assordanti accompagnavano le scene. Una sera in cui
il pubblico ha potuto immedesimarsi con Lorent e le torture subite ne
“La Tumba”. Un luogo che non ha niente di poetico, ma un modo
diverso e originale attraverso l’arte per sensibilizzare. Perché
fare dell’arte una forte arma contro le tirannie e l’indifferenza
è un biglietto vincente, ce lo ha raccontato la storia. 
</p>



<p>Alcune immagini della performance si possono vedere qui: <a href="https://twitter.com/LORENT_SALEH/status/1230234222436155395?s=20&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://twitter.com/LORENT_SALEH/status/1230234222436155395?s=20&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Solidarietà per il Venezuela</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2019 11:19:58 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/14/solidarieta-per-il-venezuela/">Solidarietà per il Venezuela</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="854" height="427" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12509" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12509&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 854w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/logo-Insieme-per-il-Venezuela-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></figure></li></ul>



<p style="text-align:left">L’Associazione Insieme per il Venezuela di Milano, sta facendo una raccolta di aiuti umanitari da  inviare  ai bambini venezuelani che si trovano in diverse città del Venezuela, ma questa raccolta specificamente andrà a due comunità  molto vulnerabili nelle zone di Caracas: El Cementerio e Ciudad Tablita, sono due baraccopoli della capitale.   </p>



<p>Come sapete il Venezuela sta
attraversando da anni una crisi umanitaria senza precedenti, questo
impedisce la reperibilità  di alimenti, medicinali, beni di prima
necessità, vestiti, alimenti per neonati ecc.<br><br>
</p>



<p>Contare sul vostro aiuto è estremamente importante non solo per noi, ma soprattutto per i bambini. Con la vostra donazione potete aiutare a riparare la pelle dei bambini dal sole, a proteggerli dal freddo, ad assumere un antibiotico e, cosa più importante, regalare loro un sorriso!</p>



<p>Sicuri della Vostra sensibilità, basta
un piccolo gesto, per fare felice  un bambino.</p>



<p> <br>Cogliamo l’occasione per
salutarvi e ringraziarvi,</p>



<p>Cordialmente,</p>



<p>Mercedes Vasquez</p>



<p><br><strong>Mercedes
Vasquez						Insieme per il Venezuela <br>Presidente &#8211;  Associazione
Insieme per il Venezuela                Codice Fiscale: 93552100153</strong></p>



<p><a href="mailto:insiemeperilvenezuela@gmail.com"><strong>insiemeperilvenezuela@gmail.com</strong></a><strong>
   	Insieme per il Venezuela</strong></p>



<p><strong>@pervenezuela				Insieme
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		<title>Venezuela. BUIO</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 07:25:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da giovedì 7 marzo il Venezuela è sprofondato nell’oscurità. La causa è stata un gravissimo guasto nella centrale idroelettrica del Guri, in impianto che in passato era il fiore all’occhiello della tecnologia venezuelana e che ancora oggi dovrebbe servire tutto il paese. I lavoratori della centrale avevano avvertito che la rete elettrica stava per andare in tilt dopo anni di cattiva manutenzione, indolenza e corruzione, e così è stato; inoltre, dopo l’inizio del blackout, i lavoratori della centrale hanno dichiarato che non ci sono più tecnici preparati per risolvere il problema, chi lavora lì non è preparato per questa crisi. Sulla carta, in questi ultimi 20 anni ci sono stati investimenti per più di 1.500 milioni di dollari. Sulla carta però, perché quei soldi non sono mai arrivati a destinazione, non sono stati spesi per aggiornare la centrale, bensì sono nelle tasche della gang di criminali di Hugo Chavez e Nicolas Maduro. Il regime dichiara che il blackout è stato un sabotaggio da parte degli Stati Uniti, ovviamente. Questa notizia è stata immediatamente smentita dai lavoratori. Possiamo dire con sicurezza che ci sono stati degli arresti arbitrari di alcuni lavoratori dell’azienda nazionale per l’energia dopo aver smentito la notizia. C’è un impiegato di nome Geovany Zambrano che è “desaparecido” da 20 ore. Sarà che queste persone hanno parlato e hanno detto cos’è successo? Sarà che il regime li ha fatto tacere?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12201" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-768x312.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Quindi, la rete è collassata, di conseguenza anche le comunicazioni sono collassate, linee telefoniche e internet comprese. Senza elettricità non c’è niente, non funziona niente. Intere zone della capitale e non solo hanno passato più di 60 ore consecutive senza elettricità. In alcune zone dell’entroterra hanno compiuto 110 ore di buio. Il poco cibo che la popolazione riesce a comprare è andato a male nelle case, le candele stanno per finire. Le poche aziende e negozi che ancora sopravvivono, hanno abbassato le saracinesche. Alcuni negozi e piccoli supermercati aprono nei ridotti momenti in cui arriva la luce, se arriva, vendono quello che hanno, ma tante non possono accettare carte di credito e bancomat, accettano soldi in contanti e addirittura accettano dollari ed euro, ma il fatto è che i contanti non esistono più, la gente non gira per strada con banconote perché l’inflazione è arrivata quasi al 3.000%, e allora, cosa compri, come compri, quando compri? Anche l’acqua manca. La gente disperata chiede informazioni per conoscere negozi e venditori ambulanti che possano vendere caraffe d’acqua potabile, le case sono al secco. In alcune regioni del paese come la Stato del Carabobo, denunciano che l’acqua sta arrivando alle case con cattivo odore e di colore nero… fate voi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12202" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="460" height="259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p>Cosa succede in un ospedale se va via la corrente elettrica e l’acqua? Un inferno. Ma se gli ospedali venezuelani sono già un inferno a causa della mancanza di medicine, manutenzione, macchinari, medici e infermiere… cos’altro può succedere? Un inferno Dantesco è a dir poco. I medici non riescono in nessun modo a salvare vite, possono soltanto rianimare facendo massaggi cardiaci a mani nude, ventilando con sistemi manuali del medioevo, ma poi basta, rimangono a guardare nella penombra di una candela un’altra vita, l’ennesima che se ne va a causa di questa crisi umanitaria voluta da un pugno di esseri crudeli che ha distrutto completamente il paese. Dal 7 al 9 marzo sono morti 110 pazienti, tra cui 80 bambini. Il 10 marzo sono morti 21 persone, di cui 5 neonati e due donne in ostetricia, incinte o per partorire… Fino al 13 marzo si contano 26 deceduti, la ONG <i>Codevida</i> contabilizza 17 pazienti con problemi renali decediti dopo il blackout nazionale, e allora potete immaginare cosa sta succedendo ai pazienti in dialisi? Cosa pensate che possa succedere negli obitori degli ospedali senza aria condizionata costante per più di 6 giorni? Sapete cosa stanno facendo gli impiegati di queste aree? Dicono ai famigliari di portarsi il cadavere subito altrimenti devono seppellirli in fosse comuni per evitare la decomposizione e l’affollamento. Nell’entroterra del paese, nelle zone più povere e depresse, la situazione della salute è indescrivibile, il 90% delle famiglie ha qualche parente con problemi di salute: denutrizione, tumori di diversa natura ed entità, epilessia, diabete, AIDS, malaria, tubercolosi. In questi giorni di crisi energetica si sono complicati i quadri clinici di molte persone, già compromessi per la situazione sanitaria e quindi sono decedute, i parenti, senza soldi per poter affrontare un funerale e pagare il cimitero, seppelliscono i loro cari nei giardini di casa, nelle zone rurali dove ci sono pezzi di terra o nella terra di nessuno… Donne con figli morti in braccio, parenti all’estero che ricevono la chiamata che il loro famigliare è morto nell’oscurità, senza poter andare in Venezuela perché gli aerei non partono e non arrivano… ovviamente. Un incubo difficile da descrivere. Un incubo reale. Una morte lenta. Una disgrazia che non tocca fondo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12203" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Il paese non sta collassando, è già collassato. E’ già nella miseria più grande. Chi ancora, nelle sedie del potere, continua a dire che bisogna rimanere neutrali e che la non ingerenza è la giusta via, perché non si può ripetere la storia della Siria, non sa o non si rende conto che il Venezuela da più di 5 anni è già la Siria dell’America Latina e che da anni era in atto un genocidio silenzioso, che per fortuna, ormai, tanto silenzioso non è.</p>
<p>Devo dire che settimane fa vedevo una luce in fondo al tunnel, adesso stento a trovarla, l’ho persa, spero si ravvivi appena questo blackout in cui è sommerso il Venezuela, passi. Piano piano la luce sta arrivando, a momenti, ma non riesce ancora ad illuminare il nostro tunnel della speranza. Siamo stanchi. Mi auguro che la fine stia arrivando e che il mio popolo possa di nuovo trovare pace dietro la parola “DIRITTO”.</p>
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		<title>Venezuela. Parole non scritte</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 07:33:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12144" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Camion-bruciato-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Non ripeterò le cose che avete già visto in TV e letto sui giornali in questi due giorni intensi per il Venezuela e purtroppo non potrò dirvi quante notizie sbagliate o manipolate ci sono riguardo a tutto quello che è successo in questo fine settimana, dovrei scrivere un libro per raccontarvi la disinformazione che ho letto e visto, non solo sul Venezuela, ma anche su America Latina, in questi ultimi 20 anni. Vi dico alcune cose che forse la stampa italiana non sa:</p>
<p>Venerdì: Il concerto Venezuela Aid Live organizzato da Richard Branson è stato un successo. Non devo dire niente, avete visto tutto in internet e in TV. C’è stata la presenza del presidente ad interim Juan Guaidó (che teoricamente non poteva uscire del paese ma, udite udite, ha attraversato il confine… ) insieme a Iván Duque, Presidente di Colombia; Mario Benítez, Presidente di Paraguay; Sebastián Piñera, Presidente di Cile e Luis Almagro, Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani. Importantissima riunione di alleati con il Venezuela.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12141" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="640" height="370" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/concerto-MAduro-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>Il concerto organizzato da Nicolas Maduro e la sua gangster gang chiamato Hand off Venezuela e chiamato anche la “festa della pace” è stato un fiasco assoluto. Un migliaio di persone all’incirca, altre informazioni dicono che nel pomeriggio (il concerto doveva iniziare alle 10.00, ma a quell’ora non c’era anima viva…) sono arrivati dei pullman pieni di persone scortate dalla Guardia Nazionale e portati velocemente davanti al palco… forse il “pubblico” è arrivato alle 5.000 persone. Pochi cantanti, tutti sconosciuti, tanti cantanti non hanno risposto all’appello… insomma, anche dal punto di vista della cultura rimangono piano piano da soli. Dovevano essere tre giorni per la pace, con canzoni e allegria, così avevano annunciato…Mi sa che sabato il suono delle canzoni e la pace sono diventati il rumore delle pallottole e la guerra.</p>
<p>Sabato: La stragrande maggioranza dei militari che dovevano proteggere il confine e non far passare l’aiuto umanitario, non ha fatto il suo dovere. La stragrande maggioranza dei militari non ce la fa più, ha gli stessi problemi della società civile: fame, malattie e stipendi miserabili, con la differenza che sono sotto ricatto da parte del Ministero della Difesa del regime e pieni di paura. Non ne possono più di rimettere contro i civili e dopo anni e anni di repressione auto comandata, molti di loro iniziano a dare le spalle al regime. Soltanto sabato, 120 soldati delle Forze Armate del Venezuela hanno attraversato il confine e in terre colombiane si sono messi sotto gli ordini del presidente Guaidó. Sicuramente alcuni militari ancora seguono ordini dall’usurpatore, ma la maggior parte degli uomini che hanno sparato all’impazzata in tutta la regione del confine e hanno provocato 300 feriti e 2 morti sono stati i “comandos” paramilitari del regime. Violenti teppisti e criminali che si sono scagliati a suon di armi contro un popolo sfinito e disarmato, anche se alla fine hanno risposto con il lancio di sassi e pietre… Un tir con aiuti umanitari incendiato nel confine con la Colombia e un altro nel confine con il Brasile. Da quell’altro lato, tra Brasile e Venezuela, nella città di Santa Elena di Uaren sono state assassinate 15 persone e ferite più di 100. I comandos, insieme alla Guardia Nazionale, hanno aperto fuoco contro i civili che manifestavano in pro dell’entrata dell’aiuto umanitario. Hanno iniziato a sparare indiscriminatamente nelle strade della cittadina. Adesso, è un territorio completamente occupato da criminali. Sappiate che in mancanza di militari, il regime aveva dato ordine di trasportare centinaia di prigionieri provenienti da diverse carceri del paese, vestirli da poliziotti e lanciarli nelle strade per “difendere il paese” . La sig.ra Iris Varela, ministra del Potere Popolare per il Servizio Penitenziario, cioè, quella che gestisce le carceri del paese, è stata la responsabile della liberazione di questi prigionieri che si sono sommati ai comandos e alla Guardia Nazionale. C’è un massacro in atto nel confine con il Brasile.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12142" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="728" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 728w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Frontera-brasil-venezuela-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></a></p>
<p>Nel frattempo, mentre tutto questo succedeva la sig.ra Varela sabato sera, subito dopo la strage, postava un video proprio dal ponte che comunica Colombia e Venezuela, facendo le lodi alle Forze dell’ordine e “all’unione civico militare” (ossia ai comandos e ai criminali prigionieri…) e dicendo che la pace aveva trionfato.</p>
<p>Dall’altra parte del paese, a Caracas, mentre nei confini succedevano queste atrocità, l’usurpatore apriva le danze e iniziava a ballare salsa con l’usurpatrice ed elegante first Lady Cilia Flores e poi, dopo il ballo, l’esplosione di insulti verso il Presidente Guaidó e le minacce alla popolazione se per caso uscivano nelle piazze a manifestare. Tutto questo trasmesso dalla TV di stato.</p>
<p>Dunque, i tir con l’auto umanitario sono fermi a Cucuta. Di nuovo la speranza si è fermata. La denutrizione, la fame e le malattie… quelle, non si fermano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12143" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="990" height="557" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/ambulancias-venezuela-brasil_0-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></p>
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