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	<title>Chàvez Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Venezuela: la rete del terrore (Parte II)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jul 2019 08:40:41 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="594" height="395" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militares-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militares-venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/militares-venezuela-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /><figcaption>PSKOV REGION, RUSSIA &#8211; AUGUST 7, 2018: A participant next to a Venezuelan national flag during a relay race incorporating an obstacle course for air assault units with small arms during the Airborne Platoon contest at the 2018 International Army Games. Valery Sharifulin/TASS (Photo by Valery Sharifulin\TASS via Getty Images)</figcaption></figure>



<p>A seguito dell’articolo pubblicato il
12 giugno, è anche doveroso parlare di ciò che stanno vivendo i
parenti, amici e avvocati dei militari arrestati, torturati e/o
perseguitati.  Genitori, figli, mogli, cugini… non importa che
grado di parentela ci sia, basta che sia un famigliare che inizia la
persecuzione da parte della rete del terrore. Il regime si scaglia
contro tutti e contro tutto, lo sappiamo già, in modo quasi isterico
e senza nessun ragionamento e nessuna logica, anche genitori, figli,
cugini, mogli, mariti, amici e avvocati vengono perseguitati,
minacciati, arrestati e a volte anche torturati come gli stessi
militari, perché questa è una forma di pressione e di tortura
psicologica molto efficace.</p>



<p>I sergenti maggiori e fratelli Martínez
Daza sono venuti a conoscenza dell’arresto dei loro genitori di 71
anni.  Carla, cugina di un sergente della Guardia Nacional ha pagato
con il sangue l’essere parente stretta di un militare. Siccome il
sergente era scappato, allora la polizia ha arrestato diversi membri
della sua famiglia tra cui Carla, di 19 anni, questa ragazza è stata
torturata e violentata sessualmente durante la settimana in cui è
stata sequestrata. Zuleima Medina, moglie del maggiore generale
pensionato Rodríguez Torres ed ex ministro degli interni e della
giustizia durante gli anni 2013-2014, è stata picchiata e torturata
dal DGCIM. Loro non sono gli unici, ci sono decine e decine di
parenti minacciati, che hanno paura di parlare e di denunciare quello
che stanno subendo. Accuse infondate e illogiche che fanno contro i
parenti, semplicemente per infondere paura sui militari.</p>



<p>Anche gli avvocati dei militari e degli
ufficiali di polizia devono pagare e subire minacce e non solo,
perché in Venezuela essere avvocato è diventato un atto di
ribellione. l’Avv. Enrique Perdomo, difensore del commissario Iván
Simonovis, (uno dei primi prigionieri politici del regime di Hugo
Chávez, accusato senza prove e rinchiuso per 15 anni. In questo
momento si trova in esilio negli Stati Uniti perché come altri
esponenti importanti della politica venezuelana, è riuscito a
scappare) è stato arbitrariamente arrestato dal SEBIN. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="600" height="330" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/perdomo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/perdomo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/perdomo-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Il 28 giugno scorso, l’avvocato e
presidente del Foro Penal Alfredo Romero, denunciava il sequestro di
Antonia Turbay, avvocata del medesimo Foro, portata via da casa sua
il 26 giugno dal SEBIN. È stata “desaparecida” per 4 giorni,
adesso si aspetta la cauzione e il posteriore divieto di dare
dichiarazioni e uscire dal paese. Un altro modo per far tacere le
persone e continuare a mantenerli prigionieri. Questi sono i più
recenti, ma ci sono decine e decine di avvocati che in questi anni
hanno subito la violazione dei loro diritti, solo per la professione
che esercitano. 
</p>



<p>Ovviamente, non scappano i giornalisti
o amici che per qualche ragione si sono avvicinati a militari o
poliziotti “ribelli”, per esempio, Saul Torres, registra
cinematografico sequestrato e arrestato solo per aver fatto un
documentario su Óscar Pérez, quel famoso poliziotto ribelle che
volo sulla capitale in elicottero per chiamare ad una ribellione
contro Maduro e successivamente ucciso selvaggiamente durante una
imboscata. Ebbene, questo ragazzo giornalista ha pagato, solo per
aver fatto un documentario sul poliziotto. Nessuno che abbia qualche
contatto con militari ribelli si salva. 
</p>



<p>L’ultimo aggiornamento sulle barbarie commesse dalla rete del terrore è la tragedia successa al capitano di corbetta Rafael Acosta Arévalo, arrestato il 21 giugno e accusato di cospirazione e tentativo di “golpe de estado”. 8 giorni dopo, il capitano è stato trasferito dal DGCIM alla sede del tribunale militare per una udienza di presentazione. È arrivato in sedia a rotelle con gravi ferite che sembravano evidenti indizi di torture: ferite alle braccia, mancanza di sensibilità alle mani, infiammazioni nei piedi, lesioni sul torso, non poteva alzarsi dalla sedia e nemmeno parlare, a stento è riuscito a dire al suo avvocato la parola “aiuto”. È morto poche ore dopo, quindi possiamo solo immaginare l’inferno che ha vissuto quest’uomo torturato sistematicamente per 8 giorni.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="680" height="453" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/simonovis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12746" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/simonovis.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/simonovis-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p>I prigionieri politici alla data del 1°
luglio sono 630, di cui 1 adolescente, 50 donne, 109 militari. 
</p>



<p>Adesso sono soprattutto le FAES
(Fuerzas de acción especial) a sequestrare e arrestare
arbitrariamente le persone. Operano come un’unità di
combattimento, hanno una logica di guerra, sono conosciuti come “los
verdugos de Maduro”. Da aggiungere alla rete del terrore. 
</p>



<p>Più debole diventa il regime, maggiore
sarà la repressione e questo orrore continuerà.</p>
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		<title>Venezuela: La rete del terrore (Parte I)</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 08:57:25 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="624" height="443" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militari-esiliati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12668" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militari-esiliati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 624w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militari-esiliati-300x213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Premessa</p>



<p>In America Latina il potere militare è
sempre stato messo in discussione. Il sud del continente è stato
attraversato da molti regimi militari che hanno cambiato
completamente la storia di alcuni paesi, come per esempio Argentina,
Uruguay, Cile, Paraguay, Brasile, Cuba… e adesso Venezuela. Al
contrario di come dovrebbe essere, l’approccio con le forze armate,
per molti di noi, era ed è tutt’ora difficile, c’è una
diffidenza di base, sono persone che sempre hanno abusato della loro
posizione di potere e forza, che hanno massacrato popolazioni, che
non hanno rispettato i diritti basilari dell’individuo. Quando si
conoscono persone che hanno subito torture e abusi da parte di
militari, si capisce il modus operandi che sempre li ha
caratterizzati, cioè: infrangere paura approfittando della loro
forza e della loro posizione di potere, questa è la caratteristica
più evidente, sono i possessori delle armi e con queste si fa quello
che si vuole, sottomettendo in modo assoluto la popolazione civile.
Ci sono eccezioni, come sempre, ne conosco una, ma di solito, fidarsi
di un militare in America Latina è una impresa molto difficile. In
particolare, in Venezuela, i militari hanno sempre complottato contro
il governo di turno, sta di fatto che uno dei più grandi di tutti è
stato il golpista Hugo Chavez, ex parà delle Forze Armate e
responsabile di molte morti durante il colpo di stato del 1992. 
</p>



<p>Vorrei però dedicare queste linee ai
prigionieri politici militari in Venezuela, a prescindere dalla mia
diffidenza storica verso di loro. Si parla poco di questo tema perché
è molto scottante e pericoloso, perché è meglio non fare nomi per
proteggere i militari ribelli che sono nascosti o che stanno tentando
di scappare ,e le loro famiglie. Anche per proteggere tanti ufficiali
di polizia del SEBIN y del DGCIM che ancora sono dentro e devono fare
il lavoro sporco anche se ormai non lo vogliono più fare. Oppure
perché ancora dentro le file delle forze armate c’è un numero
molto ampio di ufficiali e soldati che stanno dalla parte della
democrazia, ma che ancora sono lì per fini strategici. Tutti i
militari che sono prigionieri del regime si sono pronunciati,
ribellati, hanno partecipato in tentativi di “golpe” contro il
regime. Hanno tradito la patria e questo, per il regime è grave, si
paga con il sangue e addirittura con la morte. Le torture e le
vessazioni che soffrono da parte degli ufficiali degli organismi di
repressione sono spaventose perché l’accanimento e la voglia di
vendetta per aver tradito la patria è molto grande. 
</p>



<p>In Venezuela, in 20 anni di regime,
prima con Hugo Chávez e adesso con Nicolás Maduro, civile ma che
conta con l’appoggio della cupola delle Forze Armate, si è creata
una grande rete di istituzioni militari al servizio del narco regime,
che ha come obiettivo sottomettere e minacciare la popolazione che
osa parlare o manifestare contro la dittatura; la principale è la
<em>Fuerza Armada Nacional Bolivariana</em> (FANB) con 5 componenti,
tra cui la <em>Guardia Nacional Bolivariana</em> (GNB), creata nel
lontano 1937 come organo di difesa civile, ma adesso sotto accusa per
le innumerevoli violazioni dei diritti umani e per traffico
internazionale di droga. E’ già stato dimostrato che la GNB
coopera con i paramilitari o “colectivos” presenti nel paese. La
<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em> (DGCIM) fa
parte di questa “rete del terrore” voluta dal regime Bolivariano,
un’organizzazione di controspionaggio creata per impedire lo
spionaggio interno ed esterno, ma che oggi si occupa di intimidire la
popolazione civile e militare e quindi è responsabile di sequestri,
torture e omicidi. Il cerchio si chiude con il <em>Servicio
Bolivariano de Inteligencia Nacional</em> (SEBIN), organismo
subalterno alla Vicepresidenza della Repubblica, creato nel 2010 da
Hugo Chávez con l’obbiettivo di creare paura, una polizia
mercenaria che sequestra, tortura e ammazza. La sua sede è il famoso
carcere sotterraneo chiamato “La Tumba”, di cui abbiamo parlato
diverse volte in queste pagine. 
</p>



<p>Il tema della repressione verso i militari è venuto a galla perché pochi mesi fa l’Istituto Casla ha presentato davanti all’Organizzazione degli Stati Americani, un report sulla situazione della repressione in Venezuela e un video registrato clandestinamente tra dicembre 2018 e gennaio 2019 dal tenente dell’aviazione ed ex funzionario della DGCIM Ronald Dugarte, che testimonia tutte le atrocità contro i prigionieri politici, soprattutto militari, nella sede della DGCIM a Caracas. Il tenente Dugarte ha rischiato la sua vita mettendo il cellulare nella tasca della divisa e aprendo un buco per registrare il video. Ha raccontato quello che succede ne “El Calabozo”, il carcere dove sono rinchiusi parecchi militari. Ha raccontato che pochi ufficiali possono entrare nelle celle adibite ai torturati e ha consegnato una lista con nomi e cognomi di torturatori, ha intravisto molte atrocità, ha sentito le urla disperate e i lamenti di dolore e ha deciso di aiutare queste persone e passare dall’altra parte. Dugarte ha affermato che li trattano come animali, che hanno diverse tecniche di tortura sia fisica che psicologica, non si forniscono cure mediche, è vietato uscire dalla cella, hanno frequentemente le mani legati alla schiena e gli occhi coperti da una sorta di maschera fatta con cartone e nastro adesivo. Nelle celle non c’è niente, soltanto un materasso per terra e tanta sporcizia e paura. Tutte queste prove adesso sono nelle mani della Corte Penale Internazionale.   </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="696" height="391" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militares-e-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12669" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militares-e-Maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 696w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/militares-e-Maduro-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></figure>



<p>In una di quelle celle si trova l’ex
capitano della GNB Juan Carlos Caguaripano, che nel video si sente e
si vede che parla con i custodi e si rifiuta di fare colazione perché
ha dolori allo stomaco e ha urinato sangue. Sono due anni che si
trova rinchiuso in cella e secondo i suoi avvocati e parenti viene
sistematicamente torturato. Nessuno gli offre la possibilità di cure
mediche. Quest’uomo ha un curriculum di tutto rispetto per quello
che riguarda la ribellione. Già nel lontano 2008 era stato accusato
di cospirazione e nel 2014 era stato sospeso definitivamente dalle
forze armate, era scappato a Panama per poi tornare nel 2017 e
dirigere l’assalto alla Fortezza Militare Pamaracay, situata nello
Stato di Carabobo nel centro del paese. Caguaripano, insieme a una
ventina di militari dissidenti, pubblicò un video chiedendo
l’insurrezione civico- militare e fece irruzione nella Fortezza.
Nel confronto armato morirono alcuni militari ed altri, tra cui
Caguaripano, che sono stati catturati e torturati fino ad oggi. 
</p>



<p>Il Generale Raúl Baduel è un altro
ufficiale di alto rango torturato dal regime. Fece parte per molti
anni del circolo di fiducia di Hugo Chávez, essendo Ministro della
Difesa tra il 2006 e il 2007, ma proprio quell’anno cominciò a
esprimere pubblicamente le sue critiche alle decisioni arbitrarie a
livello politico che prendeva il governo di allora e manifestando
dissenso sulla riforma costituzionale. Nel 2009, il generale venne
arrestato dagli agenti del DGCIM per corruzione e fu condannato a 8
anni di carcere per appropriazione indebita durante la sua gestione
come ministro. Lui invece si dichiarò innocente di quel fatto e
invece disse di essere un prigioniero di Hugo Chávez. Nel 2015 è
stato messo in libertà condizionale per poi entrare di nuovo l’anno
scorso nel seminterrato del Sebin, nella Tumba, ed essere vittima
della tortura bianca tanto famigerata in questo posto infernale.</p>



<p>Caguaripano e Baduel sono due
prigionieri conosciuti, alte cariche, ma in Venezuela c’è un
esercito di militari torturati tra le sbarre, di cui pochi ne
parlano. I parenti hanno iniziato una battaglia per denunciare le
torture subite dai loro mariti, compagni, figli, padri… davanti
all’Assemblea Nazionale e davanti alla stampa. I racconti dei
parenti e degli avvocati sono agghiaccianti: polsi maltrattati, mani
gonfie, costole fratturate, polvere di lacrimogeni versata nelle
narici e negli occhi per poi mettere un passamontagna intorno al
viso, rotule spaccate, botte nelle gambe fino a creare grandi
ematomi, polsi legati a una corda che pende dal soffitto, pestaggi di
varie entità, privazione di acqua-cibo-sonno, isolamento, posizioni
forzate per lunghi periodi, abusi sessuali, scariche elettrice
(soprattutto nei testicoli), asfissia. Tutto ciò in mezzo ad una
assoluta mancanza di diritto penale. Prigionieri mai processati,
udienze preliminari sempre rimandate e mai svolte. Molti degli
avvocati che hanno avuto il coraggio di difendere i loro casi sono
stati a loro volta intimiditi, minacciati, le loro famiglie
arrestate. Quindi, cosa si può fare? Come si esce da questo buco
nero? E’ un circolo vizioso che non ha uscita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12670" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/parenti-di-militari-arrestati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Come si sa, negli anni sono venute a galla tutte le violazioni di diritti umani orchestrate e fatte tutt’ora da questi organismi e piano piano, non solo i civili, ma anche tanti militari di diversi gradi e diverse componenti si sono ribellati al regime. Di fatto, il punto di forza per indebolire una dittatura militare è che la stessa forza armata si spacchi, si separi, perda fiducia in sé stessa e quindi salga il malcontento, il timore e la disperazione. Questo succede da diversi anni in Venezuela, sempre più spesso e sempre più forte. Lo scorso aprile, il Foro Penal ha pubblicato l’ultimo report sulla repressione in Venezuela. Due mesi fa c’erano 775 prigionieri politici di cui 99 militari. Il 3 giugno hanno aggiornato questa cifra a 793 persone. Invece la Coalizione per i Diritti Umani e la Democrazia ha dichiarato che il 2018 è stato l’anno record di arresti di militari in Venezuela: dei 163 militari prigionieri, 116 sono stati arrestati l’anno scorso. Istigazione alla ribellione, tradimento alla patria e reati contro il decoro militare sono i presunti delitti per cui si accusano queste persone. La maggior parte sono componenti dell’esercito e della GNB. Questa cifra supera enormemente il numero di militari arrestati da Hugo Chávez. In 14 anni di regime chavista, sono stati arrestati soltanto 13 militari, secondo la Fondazione per un Giusto Processo (Fundepro).   </p>



<p>In ambito militare, essere in
disaccordo su qualunque cosa e manifestarlo vuol dire correre un
rischio ed essere perseguitato. Persino parlare di temi politici in
riunioni potrebbe essere la scusa perfetta per accusare un soldato di
atti di ribellione o tradimento alla patria. Parenti di militari
denunciano che nelle caserme gli ufficiali controllano
sistematicamente i cellulari. Il malcontento si castiga con la
persecuzione e il risultato è isolamento, tortura e ritardi nei
processi penali, per cui è da supporre che tra i soldati e i
militari di basso rango imperi la paura per se stessi e per le loro
famiglie e anche questa è una forma di tortura psicologica. La
violazione sistematica di un giusto processo penale e dei diritti
umani dei militari arrestati è stata sempre una costante in tutti e
due i governi bolivariani. 
</p>



<p>Un altro punto importante che ha creato
tanta ribellione è che i militari non stanno facendo il loro compito
di salvaguardare le frontiere e/o mantenere l’ordine perché queste
due cose sono nelle mani dei paramilitari. Non esiste più la
meritocrazia in ambito militare, adesso tutte le promozioni dipendono
dalla volontà del presidente usurpatore e dal G2 cubano. Ormai, il
sistema è così corrotto e marcio che gran parte dei militari si
vergogna di esserlo. A causa di tutto ciò e delle numerose richieste
di sospensione e di disertori, questo è uno dei momenti più critici
per il corpo delle forze armate venezuelane.</p>



<p>Un altro punto importante è quello
delle diserzioni. L’attuale Ministro della Difesa Wladimir Padrino
Lopez, fedelissimo di Maduro, dice che ci sono un centinaio di
militari disertori. Questa cifra è stata subito smentita dal governo
di Colombia, perché secondo il loro censimento sono più di 500 i
militari che hanno abbandonato la divisa, attraversato la frontiera e
chiesto asilo politico. Questo numero è decisamente minore in
Brasile, perché si contano soltanto una ventina di militari, ma si
stima che nei prossimi mesi questa cifra possa aumentare. 
</p>



<p>Quindi, le violazioni dei diritti di
questi militari che sono anche cittadini venezuelani sono
innumerevoli, vivono in uno stato di assoluta paura e frustrazione.
Proprio come i cittadini civili, non hanno accesso a medicine e cibo,
sono pagati male, non esiste più la meritocrazia, lavorano in uno
stato di terrore costante, sono minacciati e anche le loro famiglie,
non possono parlare e rischiano la prigione tutti i giorni, sapendo
che la prigione per gente come loro ha un significato ancora più
scuro. Abbiamo il dovere di parlare, di denunciare quello che questa
fetta di venezuelani sta soffrendo. 
</p>



<p>Il Generale Simón
Bolívar diceva: “<em>Siempre es noble
conspirar contra la tiranía, contra la usurpación y contra una
guerra desoladora e inocua</em>”.  Parole
che dopo quasi due secoli sembrano molto in vigore e forse lo sanno i
militari e i funzionari della polizia che si trovano sequestrati da
questo regime che non risparmia nessuno. Qualche parola in loro
difesa bisogna farla, perché militari o civili, sono sempre persone.
</p>
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		<title>Donne che affrontano il caos</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2018 09:04:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/femmes_du_chaos_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11787" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/femmes_du_chaos_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="539" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/femmes_du_chaos_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/femmes_du_chaos_venezuela-300x270.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Caracas, 2017. Kim, María José, Eva, Luisa e Olga, cinque donne coraggiose che ci raccontano le loro storie nel documentario “Femme du Chaos Vénézuéliene” della regista franco venezuelana Margarita Cadenas. 84 minuti di difficili e alquanto inverosimili racconti di vita immersi nella situazione politica e sociale del Venezuela. Kim è infermiera, lavora in un ospedale di Caracas e deve rapportarsi costantemente con la mancanza di medicine e forniture ospedaliere. María José è impiegata comunale, classe media e mamma di un bimbo di 4 anni e di un altro in arrivo. Eva è una ragazza madre, disoccupata, che lotta costantemente con la mancanza di cibo. Luisa è un ex poliziotta in pensione che ha un nipote ingiustamente in galera, e finalmente Olga, una giovane donna chavista di classe bassa che ha visto morire suo figlio dalle mani degli agenti di polizia bolivariana del governo. Un bel affresco sulle situazioni-simbolo più critiche, rappresentate da queste 5 donne: Kim è il simbolo della crisi nel settore della salute e della carenza di medicine. María José è il simbolo delle angosce che vivono le madri. Eva è il simbolo della mancanza di cibo. Luisa e Olga rappresentano i simboli delle violazioni dei diritti umani.<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Margarita-Cadenas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11788 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Margarita-Cadenas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="217" height="123" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Margarita-Cadenas.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Margarita-Cadenas-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Margarita-Cadenas-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Margarita-Cadenas-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" /></a></p>
<p>La crisi venezuelana è stato il tema principale di molti documentari e reportage che girano da mesi in internet e/o nelle TV di diversi paesi. Nessuno di loro mi aveva colpito così tanto come questo documentario. Ed è il modo in cui Margarita Cadenas racconta queste 5 tragedie al femminile. È un racconto pacato, in sottovoce, quasi sussurrato. I silenzi, i momenti di riflessione di queste donne e i loro racconti, le loro voci sono pieni di rumori assordanti. Le loro parole, i silenzi, le lacrime, i racconti e la disperazione sono bagnate da una dignità sorprendente. Sono delle urla nel silenzio assordante. Momenti che lasciano senza parole e lacrime agli occhi.</p>
<p>Il pubblico milanese avrà la possibilità di vedere il documentario il 16 dicembre alle 21.00 all’Anteo Palazzo del Cinema, nel marco del Festival Invideo, organizzato dall’A.I.A.C.E. di Milano, che quest’anno per mancanza di finanziamento e per la prima volta in 28 anni, Invideo non ci sarà nella sua solita manifestazione di 5-6 giorni, ma soltanto per un giorno, dove comunque saranno presenti le sue tre anime: la videoarte, le videoinstallazioni e appunto, il documentario. Invideo è sempre stato molto attento e sensibile a dare voce alle problematiche sociali e politiche nel mondo attraverso la videoarte, la sperimentazione e il cinema oltre e quest’anno dedicherà parte di questo prezioso spazio di riflessione al documentario di Cadenas e li ringraziamo tanto per questo.</p>
<p><b>Alcune cifre aggiornate</b></p>
<p>Un anno dopo la realizzazione di questo documentario, la situazione è la seguente:</p>
<ol>
<li>Il presidente della commissione di sviluppo sociale del parlamento, insieme alla rete Medici per la Salute ha informato che l’88% degli ospedali del paese presenta problemi di fornitura di medicine, il 53% delle sale operatorie non sono operative, il 79% degli ospedali non ha in magazzino materiale medico chirurgico per affrontare interventi, il 100% dei laboratori all’interno degli ospedali presentano problemi e/o funzionano ad intermittenza, il 96% delle cucine ospedaliere non funzionano. L’Organizzazione Human Right Watch nel suo ultimo report evidenzia una grave aumento di malattie infettive come difteria, malaria, tubercolosi e morbillo. l’Organizzazione Mondiale della Salute ci da alcuni numeri per la malaria (407.000 nel 2017) e la tubercolosi (7.800 nel 2016).</li>
<li>Amnesty International dichiara che il numero di omicidi in Venezuela è superiore a quello di molti paesi in guerra. Secondo la ONG dal 2002 la quantità di omicidi ha aumentato in modo costante e dal 2010 la situazione è diventata critica, il tasso di omicidi è di 50 persone per 100.000 abitanti. Nel 2017 ci sono stati 89 omicidi per 100.000 abitanti. L’impunità raggiunge il 92% e il 98% di omicidi sono delle evidenti violazioni dei diritti umani.</li>
<li>Cifre del governo dicono che la mancanza di alimenti è arrivata nel primo semestre del 2018 al 67%, nel 2017 ha avuto picchi del 80%. Il portale economico <i>Banca y Negocio</i> ha pubblicato una ricerca su alcuni prodotti importanti del paniere: latte in polvere 97%, latte liquido 87%, pollo 83%, caffè 78%, farina 65% uova 59% e carne 57%. La FAO informa che alla fine del 2017 c’erano 3,7 milioni di persone sottoalimentate.</li>
<li>Il Foro Penal di Venezuela ha rivelato questo 9 dicembre la cifra di prigionieri politici: 288. L’elenco è stato inviato al Segretario Generale dell’Organizzazione di Stati Americani, Luis Almagro. Di questi 288, 80 sono militari, 208 sono civili, 31 sono donne e 2 sono minorenni adolescenti. L’ultimo report sulla repressione in Venezuela datato ottobre 2018 dice che 492 cittadini sono stati arrestati arbitrariamente, di questi, 183 sono ancora dietro le sbarre e dal primo aprile del 2017, 102 persone sono morte in contesti repressivi di proteste e manifestazioni.</li>
</ol>
<p>Per citare soltanto alcuni dei problemi.</p>
<p>“Femme du Chaos Vénézuéliene” merita di essere visto. La sua regista sarà a Milano insieme a noi per incontrare il pubblico milanese.</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/ok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11789" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/ok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="355" height="556" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/ok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 355w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/ok-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" /></a></p>
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		<title>Venezuela. La legge contro l’odio Vs La Corte Penale Internazionale dell’Aia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 08:50:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; L’8 febbraio 2018 sarà una giornata da ricordare nella storia del Venezuela. La Corte Penale Internazionale dell’Aia inizierà le indagini preliminari sugli abusi commessi dal governo del Venezuela. Il Procuratore&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10120" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="316" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/th-207-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’8 febbraio 2018 sarà una giornata da ricordare nella storia del Venezuela. La Corte Penale Internazionale dell’Aia inizierà le indagini preliminari sugli abusi commessi dal governo del Venezuela. Il Procuratore Fatou Bensouda ha dichiarato quanto segue: “L’indagine preliminare sulla situazione in Venezuela analizzerà i reati presumibilmente commessi in questo Stato da almeno aprile 2017, nel contesto delle manifestazioni e dei relativi disordini politici. In particolare, è stato affermato che le forze di sicurezza dello Stato hanno fatto ricorso a forze eccessive per disperdere e reprimere manifestazioni e hanno arrestato e detenuto migliaia di membri effettivi o presunti dell&#8217;opposizione, alcuni dei quali sarebbero stati presumibilmente soggetti a gravi abusi e maltrattamenti in detenzione. È stato anche riferito che alcuni gruppi di manifestanti hanno fatto ricorso a mezzi violenti, con la conseguenza che alcuni membri delle forze di sicurezza sono stati feriti o uccisi” Potrebbe esserci una svolta definitiva della situazione venezuelana e quindi il governo essere indagato per violazione dei diritti umani e crimini di lesa umanità. Un primo passo importantissimo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10121" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="307" height="195" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 307w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/thDTY57XQI-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 307px) 100vw, 307px" /></a></p>
<p>Nel frattempo la Corte Penale valutava ed esaminava la richiesta sul Venezuela, Érika Palacios di 44 anni e Ronald Sevilla di 25 sono stati fermati dalla polizia il 3 gennaio scorso e saranno processati per istigazione all’odio. Quale è il motivo del fermo? Aver protestato per la mancanza di cibo nella zona dove loro vivono.</p>
<p>Queste sono le prime due vittime dell’applicazione della “legge contro l’odio, per la convivenza pacifica e la tolleranza”, una nuova normativa approvata dalla fraudolenta Assemblea Costituente (ANC) di Nicolas Maduro a novembre dell’anno scorso. Già il nome della legge fa venire un sorriso amaro sulle labbra perché è una contradizione assoluta. Ormai non c’è bisogno di chiarire le condizioni in cui vivono i venezuelani, ne parlare della mancanza di libertà d’espressione, dei prigionieri politici, ecc. E’ un regime dittatoriale, è un paese sotto sequestro, è una narco dittatura che promuove l’odio e l’intolleranza e che fa una legge contro l’odio e l’intolleranza… inspiegabile…</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10122 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/untitled-1162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="216" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Questa legge viola 7 articoli della Costituzione Venezuelana, 6 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e infine, 2 articoli del Patto internazionale sui diritti civili e politici. La sua applicazione viola le garanzie costituzionali e lo stato di diritto. L’articolo 2 della legge parla delle azioni a carico dello stato e della società, mirate a promuovere e garantire la convivenza pacifica e stabilisce i seguenti valori e principi: preeminenza dei diritti umani, della vita e dell’amore, democrazia, convivenza, libertà, uguaglianza e non discriminazione, fratellanza, giustizia, diversità, rispetto, tolleranza, solidarietà, responsabilità, pluralità, equità di genere. Gli articoli 3, 4, e 5 parlano del diritto alla pace, l’Art. 9 parla della pace nel sistema educativo, l’Art. 20 stabilisce una pena da 10 a 20 anni di carcere a chi pubblicamente fomenti, promuova o inciti l’odio, la discriminazione o la violenza attraverso qualunque mezzo di diffusione pubblica o per strada. In parole povere e praticamente, come abbiamo già capito con Érika e Ronald, si legittima l’abuso di potere e si limita il diritto a protestare, a parlare, a manifestare pubblicamente e pacificamente. E’ importante aggiungere che anche i commenti e le denunce attraverso i Social Network sono nel mirino di questa sporca legge. Se esci di casa e dici ad alta voce che hai fame, che i tuoi figli muoiono di malattie perché non puoi comprare alimenti e/o medicine, potresti essere fermato dalla polizia e andare in carcere per 20 anni, peggio di un omicidio. Incredibile.</p>
<p>Enrique Aristiguieta Gramcko, di 84 anni, è un rispettato dirigente politico che nel lontano 1958 fecce parte della Giunta Patriotica che rovesciò l’allora dittatore venezuelano Marcos Pérez Jiménez. E’ sempre stato uno dei più feroci critici di Nicolas Maduro. Venerdì scorso, nella notte, è stato fermato e portato via da casa sua ) con l’accusa di istigazione all’odio, Il Servizio di Intelligenza Nazionale Bolivariano (Sebin), l’ha preso senza ordine di cattura, senza preavviso perché non aveva commesso nessun delitto… il solito modus operandi della polizia di Maduro. Perché si sono portati via in modo così arbitrario un uomo di 84 anni? Perché è un politico, un uomo autorevole e serio che critica il governo, che chiama all’astensione nelle prossime elezioni presidenziali e che vuole il ritorno della democrazia. E’ stato fermato per poche ore per poi essere rilasciato senza spiegazioni. Quindi, abbiamo già capito che se si parla, si denuncia o si da una opinione personale che non è nelle stesse corde del governo, si va in prigione, senza se e senza ma, semplice e chiaro. Questo è solo l’inizio della messa in pratica di questa inconcepibile legge. Vedremo tante altre persone entrare in prigione con l’accusa di terrorismo, istigazione alla violenza o all’odio, possesso di materiale esplosivo, ecc. che sicuramente su twitter, facebook o semplicemente per strada hanno solo detto che il paese è sprofondato nella più assoluta miseria e che sicuramente il responsabile è il governo. Si va in prigione perché si dice la verità. Un regime nasconde le cose che fa sotto una legge arbitraria, illegale e che semina il terrore.</p>
<p>L’anno scorso, Delcy Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente, appena è stata approvata la legge, ha detto: “la legge contro l’odio sarà la strada verso la spiritualità e sarà anche un omaggio a tutti i venezuelani che hanno perso la vita tra aprile e luglio del 2017 durante le proteste di massa contro il governo”.</p>
<p align="JUSTIFY">Allora mi chiedo: questa risposta da parte del governo alle denunce della signora Erika, di Ronald e del sig.re Aristiguieta Gramcko è sinonimo di convivenza pacifica, tolleranza, amore, responsabilità, democrazia, rispetto dei diritti umani, convivenza, equità di genere e/o giustizia? E’ 100% una democrazia basata sulla pace, come dicono loro? Anzi, è stato l’unico modo che il governo ha trovato per far tacere tutto un paese, mettendo un bavaglio “legale”, censurando tutto e tutti. Giornalisti, politici, attivisti dei diritti umani, intellettuali, studenti e gente comune. Dissentire dal governo su qualunque argomento è istigazione all’odio e a all’intolleranza.</p>
<p>Un punto in più da esaminare nella Corte Penale Internazionale dell’Aia.</p>
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		<title>Venezuela. Non smettere mai</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Sep 2017 06:43:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi “Mientras más fuertes sean las cadenas, más fuerte gritaremos” (frase scritta su uno striscione durante una manifestazione in Venezuela). Perché, dopo tanti anni, si parla ancora di olocausto, della dittatura in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="es-ES">di Tini Codazzi</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9475" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/SOS-Venezuela-di-Miguel-Gonzalez-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>“<span lang="es-ES">Mientras más fuertes sean las cadenas, más fuerte gritaremos” (frase scritta su uno striscione durante una manifestazione in Venezuela).</span></p>
<p><span lang="it-IT">Perché, dopo tanti anni, si parla ancora di olocausto, della dittatura in Cile e Argentina, del massacro di Saba e Shatila in Libano, della guerra civile in Somalia? Perché è importante non dimenticare, ricordare e raccontare la storia ai più giovani affinché certe barbarie non si ripetano. Sembra una utopia perché la vita ci ha dimostrato e continua a farlo che le barbarie sopravvivono o nascono di nuovo grazie a persone che portano con sé guerre, distruzione, intolleranza, voglia di potere… allora, abbiamo fallito nel tentativo? No, dobbiamo continuare a farlo, ne sono convinta, quindi, perché dovrei smettere di parlare del Venezuela? Io sono a favore della giustizia, dell’onestà e di recuperare il futuro di quel Paese. Ho il dovere di informare, denunciare, diffondere una realtà che va&#8217; oltre l’ideologia, qualunque essa sia. Se ci sono violazioni dei diritti umani nel mio Paese, perché non devo dirlo? A prescindere dal colore politico del governo di turno, continuerò a farlo. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Oggi però vorrei raccontare storie di speranza, realtà positive che sono nate intorno alla crisi. Come sapete, lo scorso 22 settembre l’organizzazione no profit “Venezuela somos todos” ha consegnato davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aia la lettera e il faldone gigantesco con più di 100 mila firme raccolte in tutto il mondo; adesso aspettiamo fiduciosi che il tribunale internazionale con sede nei Paesi Bassi apra ufficialmente le indagini contro il governo del Venezuela per violazione sistematica dei diritti umani e crimini di lesa umanità. Alzare la voce a livello internazionale, come proviamo a farlo, e cercare di stringere economicamente il cerchio al governo del Venezuela, come stanno tentando di fare alcuni paesi, può essere una mossa vincente e definitiva per chiudere finalmente questo triste capitolo.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9472" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="225" height="225" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/vst-mundo-1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Nella disgrazia, nella tragedia appaiono delle organizzazioni e gruppi di persone che aiutano, che danno il loro apporto a favore della popolazione più bisognosa, anche in Venezuela esistono queste realtà e fanno un lavoro straordinario. </span><span lang="es-ES">E’ il caso, ad esempio, di “Un Mundo sin Mordaza”, “Los buenos somos más”, “Un bocado de alegria” y “Unos Venezolanos”.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9473" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/Sin-Mordaza-300x88.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>“<span lang="it-IT">Un Mundo sin Mordaza” nasce a giugno del 2009 subito dopo la protesta mundiale </span><span lang="it-IT"><i>No mas cierres</i></span><span lang="it-IT"> contro la chiusura dei mezzi di comunicazione fatti nel governo di Hugo Chávez. Il loro leit motiv è difendere i diritti umani attraverso forme poco convenzionali, così nel 2010 nasce “Arte sin Mordaza” con l’intenzione di dare la possibilità ad artisti di esprimere il loro dissenso, di parlare attraverso l’arte. L’arte non solo per difendere le giuste cause ma intensificare la sensibilità sociale attraverso la riflessione. La quantità di opere d’arte e di artisti venezuelani che hanno aderito a questo progetto è impressionante. Sono molte le loro iniziative: “no+dictadura”: per fare eco sulle diverse violazioni dei diritti umani in Venezuela. “Memorias por la vida”: iniziativa per costruire un diario di memorie del popolo venezuelano affinché nel futuro queste atrocità non succedano più, per non dimenticare. Con il movimento artistico “Arte de Protesta” promuovono opere d’arte in tutte le sue espressioni a favore della libertà e la democrazia e infine “Venezuela Global”: creazione di una rete internazionale di cooperazione formata principalmente da venezuelani residenti all’estero per far sì che i riflettori siano sempre puntati sul Venezuela, mai abbassare la guardia.</span></p>
<p>“<span lang="it-IT">Los buenos somos más” è un’unione fatta da artisti venezuelani, internazionali e società civile che ha il solo obiettivo di aiutare i più bisognosi e i più deboli creando campagne di donazione di cibo, vestiti, ecc. attraverso l’hashtag #LosBuenosSomosMas. </span></p>
<p>“<span lang="it-IT">Un bocado de alegría” è una fondazione no profit focalizzata sull’infanzia, che oltre alla donazione di cibo regala momenti di allegria, di gioco, organizza laboratori creativi ed educativi una volta a settimana.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9474" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="882" height="882" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 882w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/un-bocado-de-alegria-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 882px) 100vw, 882px" /></a></p>
<p>“<span lang="it-IT">Unos Venezolanos” è un movimento cittadino composto da persone di ogni età, ideologia, religione ed estrazione sociale che ha come obiettivo fare volontariato e aiutare in qualunque situazione di necessità. </span></p>
<p><span lang="it-IT">La solidarietà è il comune denominatore di queste realtà in un paese in cui c’è molto bisogno di aiuto. In cui ormai le parole lasciano un vuoto enorme che dev’essere colmato con azioni concrete che aiutino a salvare il futuro del paese. Danno da mangiare alla gente, aiutano i bambini e gli anziani, donano beni di prima necessità, se ci sono calamità naturali si presentano sul posto per offrire il loro aiuto. Più azioni e meno parole. Il Venezuela ha bisogno di questo.</span></p>
<p><span lang="es-ES">Por qué callar si nací gritando (Acción Poética)</span></p>
<p><span lang="it-IT">Per maggiore informazione: @vstmundo, @Sinmordaza, #LosBuenosSomosMas, @bocadodealegria, @unosvenezolanos. </span></p>
<p>BASTA YA! <span style="font-family: Times New Roman, serif;">¡</span>NO+DICTADURA!</p>
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		<title>Lettera aperta sulla tragica situazione che vive il Venezuela</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 07:03:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi ci occupiamo ancora della situazione in Venezuela e lo facciamo tramite una lettera aperta di Tini Codazzi, di origini venezuelane, che ringraziamo molto. Il Venezuela sta vivendo una grave crisi politica, sociale e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Oggi ci occupiamo ancora della situazione in Venezuela e lo facciamo tramite una lettera aperta di Tini Codazzi, di origini venezuelane, che ringraziamo molto.</strong></p>
<p>Il Venezuela sta vivendo una grave crisi politica, sociale e umanitaria. La cattiva informazione di parte della stampa italiana ha sempre creato molta confusione ed è sempre stata poco chiara,  il che mi porta a scrivere questa lettera. Il Venezuela vive in dittatura da 18 anni. Prima con Hugo Chávez e adesso, dopo la sua morte, con Nicolas Maduro. Nel 2000, quando Chávez vinse le elezioni (le uniche vinte in modo trasparente) iniziò una campagna d’informazione per ingannare il mondo, facendo credere che lui era il portatore di una rivoluzione populista e nuova e che cambiava la realtà del paese dopo anni di governi corrotti di destra; in verità stava iniziando una dittatura mascherata da democrazia “bolivariana”.  I prigionieri politici, i torturati, i sequestrati, i minacciati, l&#8217;accanimento contro l&#8217;industria privata, la censura, la chiusura di mezzi di comunicazione come radio e TV, la nazionalizzazione, ecc. iniziano con il suo governo.  Tutti segnali di un regime dittatoriale e di una mancanza di democrazia. Lui è il responsabile di questo attuale disastro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8938" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="785" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 785w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540-300x206.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469580595-800x540-768x528.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 785px) 100vw, 785px" /></a></p>
<p>Cosa ci ha lasciato Chávez come eredità? Innanzitutto, questo attuale dittatore. Ci ha anche lasciato un sistema repressivo importante e potente: iniziando da &#8220;la Tumba&#8221; (la fossa) una prigione bunker nel cuore di Caracas, sotto terra, con celle minuscole senza luce naturale e senza finestre, con una luce artificiale 24 su 24,  senza igiene, senza rispetto per i diritti umani basilari e dove si tortura sistematicamente con metodi inumani.  Lì sono rinchiusi i personaggi più pericolosi per il regime, cioè studenti, giornalisti, persone comuni. Ci ha lasciato carceri militari piene di prigionieri politici civili. Nel 2010 il governo di Chávez creò il SEBIN, (Servizio Bolivariano di Intelligenza), in parole povere, un esercito di sbirri assassini che perseguitano il popolo.  Ci ha lasciato un paese morto economicamente, perché lui e poi Maduro hanno sistematicamente fatto morire l’economia, iniziando così una crisi a livello generale con la carenza di alimenti, di medicine, di prodotti di prima necessità come pannolini, carta igienica, sapone, dentifricio, ecc.;  si è fermata l&#8217;economia in un paese assolutamente ricco, non si produce niente in nessun settore, dall&#8217;agricoltura all&#8217;industria. Le infrastrutture e i servizi non funzionano più da tanto tempo: in tutto il paese c’è carenza di acqua potabile, di elettricità, di gas. Sono anni che si fanno manifestazioni, sono anni che si reprime e sempre con più cattiveria. Se parliamo della salute la situazione diventa intollerabile: solo nel 2016 sono morti <a href="tel:11.466">11.466</a> bambini entro il primo anno di età, la Caritas ha pubblicato dati allarmanti sulla denutrizione, le campagne di vaccinazioni non esistono più, malattie come la malaria e la difterite sono ricomparse dopo decenni. La gente prega di non ammalarsi perché entrare in un ospedale pubblico carente di igiene potrebbe essere una condanna definitiva a morte. E’ incredibile come queste cose stiano succedendo in un paese ricco e occidentale. Il tasso di disoccupazione è sempre più alto. Il fenomeno della prostituzione di donne venezuelane in Colombia è allarmante, lo fanno per portare soldi ai propri cari.</p>
<p>Ad aprile Maduro ha fatto un autogolpe e ha tolto legittimità all&#8217;Assemblea Nazionale di maggioranza di opposizione, è stata la ciliegina sulla torta per il popolo ormai stanco che da più di 50 giorni che ha iniziato a manifestare in modo organizzato e sistematico in tutta la nazione. Nelle manifestazioni la polizia spara biglie e lacrimogeni (anche scaduti) sui corpi dei manifestanti, a bruciapelo. I blindati investono le persone, come i terroristi in Francia e Germania, solo che non sono terroristi ma forze dell’ordine di un paese cattolico e occidentale.  Molte le persone detenute arbitrariamente e poi sequestrate, altre invece sono dei desaparecidos. Centinaia di civili sono stati giudicati da tribunali militari. Ogni giorno muoiono uno o due studenti, centinaia sono detenuti e/o feriti nelle manifestazioni e siccome non ci sono medicine nè materiale medico rischiano di morire negli ospedali. Durante la notte i blindati passano per alcuni quartieri delle città e sparano lacrimogeni dentro le case mentre la gente dorme, i paramilitari (cioè commandi di civili assassini) armati dal dittatore saccheggiano negozi, rubano macchine, picchiano e ammazzano. Ad alcuni esponenti dell’opposizione e giornalisti sono stati tolti i passaporti quando volevano viaggiare per denunciare quello che accade. Otto sindaci oppositori di Caracas sono sotto minaccia di carcere da parte della Corte Suprema. Il regime continua la sua campagna per neutralizzare i leader oppositori e i giornalisti scomodi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8939" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="532" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469794521-800x540-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>La risposta di Maduro è stata la repressione smisurata e l’intenzione di cambiare la Costituzione a suo piacimento mettendo in moto la creazione di una “Costituyente”. Sui social girano video del dittatore che balla, visitando fattorie di animali, inaugurando monumenti, sulla Tv di Stato dicono che va tutto bene e che bisogna difendersi dai terroristi manifestanti. Sembra una realtà parallela.<br />
La stampa si ferma alle manifestazioni e ai morti di questi due mesi&#8230; E i morti per malattie? E i bambini che sono morti negli anni e continuano a morire per denutrizione e per tumori vari? E i morti per insicurezza, per la fame, per le torture durante questi ultimi 18 anni? Di questo non si parla? E le città distrutte? E il sistema sanitario inesistente? E l’analfabetismo e il sistema educativo in rovine? E i soldi rubati?</p>
<p>Noi venezuelani chiediamo alla comunità internazionale di riflettere e di aiutarci, di pronunciarsi a favore della libertà, ma questo sta succedendo molto lentamente. Soltanto gli Stati Uniti, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e oggi Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, lo stanno facendo. E il resto del mondo occidentale? E la Chiesa? Abbiamo bisogno di mediatori obbiettivi, chi lotta sta perdendo l’obbiettività dopo tanti soprusi, miserie e ingiustizie quotidiane. Nel frattempo la situazione è sempre più grave, il paese è sempre più nel caos e nella confusione, la lista di morti e feriti si fa più lunga. Le parole “Diritti Umani” non esistono. Per favore, aiutateci, facciamo girare l’informazione.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="532" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/469040887-800x540-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ molto difficile vedere la distruzione del proprio paese come se fosse un film, vedere tante ingiustizie messe insieme e rimanere seduti sul divano di casa, nella solita vita, a piangere e non fare niente.  Fa molto male dire tutte queste cose ma bisogna denunciare, bisogna parlarne, bisogna pronunciarsi. Questo è il mio piccolo contributo.</p>
<p><span lang="es-ES">BASTA YA! NO MÁS DICTADURA!<br />
</span></p>
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		<title>Venezuela nel baratro, un disastro annunciato</title>
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		<pubDate>Tue, 30 May 2017 07:09:54 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Loris Zanatta (per Ispionline.it, Università di Bologna)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ogni volta che il regime venezuelano compie un abuso</strong> più grave degli altri, i media si scuotono dal torpore: “il Venezuela a un passo dall’abisso”, gridano allora all’unisono. Meglio di niente, specie quando l’abuso è la chiusura del Parlamento, dominato dall’opposizione. Sulle ragioni di tale torpore ci sarebbe da malignare; e verrebbe da interpellare i tanti che per un decennio additarono il chavismo a modello di salvifica reazione al neoliberismo. Sarebbe inutile: dinanzi al disastro, sono già emigrati altrove, a lodare altri modelli da cui fuggiranno un giorno; come già fuggirono, che so, dal sandinismo, che nessuno oggi ricorda, benché regni in Nicaragua con modalità da fare arrossire i suoi fan d’un tempo. Tant’è: inutile rimestare il passato. Qualche punto va però chiarito: nell’abisso, il Venezuela c’è già, la democrazia è già un ricordo, il tracollo economico causa già sfracelli, la violenza sociale e politica è già pane quotidiano. Tanto che è lecito affermare che così come la crisi argentina del 2001 sancì il tramonto del modello neoliberale, quella venezuelana sotterra oggi senza gloria la reazione populista che il chavismo incarnò. Qualcuno cerca foglie di fico: se Chávez fosse ancora vivo, se il petrolio si vendesse ancora a 120 dollari il barile; come se Chávez non fosse responsabile della tragedia, se il crollo dei prezzi petroliferi fosse una sorpresa e non spettasse al governo premunirsi per tempo. La verità è che tutto ciò era prevedibile e previsto. L’approdo cui giunge il chavismo non è diverso da quello cui giunsero tanti populismi del passato: autoritarismo e povertà in nome del pueblo. Come quelli, ciò che lascia è un paese intriso d’odio fratricida, permeato da sfiducia nelle istituzioni, lanciato senza freni lungo una china da cui costerà decenni risalire. In un mondo ipnotizzato dalle parole d’ordine che tanto ama agitare il regime venezuelano – sovranità, popolo, nazione – i suoi frutti avvelenati sono un monito.</p>
<p><strong>La democrazia è un simulacro</strong>. La disinvoltura con cui il governo ha ordinato alla Corte Suprema di ritirare la risoluzione con cui aveva esautorato il Parlamento, non deve stupire: la separazione dei poteri non è mai stata un valore, per il chavismo, e l’assalto a ogni istituzione autonoma cominciò ai suoi albori. D’altronde non si considera come un governo uguale agli altri, ma una revolución per redimere il Venezuela dal peccato sociale, insofferente perciò a ogni limite od ostacolo. Della democrazia liberale, il chavismo conservò le forme finché aveva vento in poppa, casse piene e maggioranza elettorale: il voto divenne allora un rituale plebiscitario esercitato con cadenza annuale. Ma da quando il consenso è crollato, il voto dei venezuelani non è più gradito. Raccolto un misero 30% di voti alle legislative del 2015, il regime ha così bloccato il referendum costituzionale chiesto dall’opposizione e poi rinviate a data da destinarsi le elezioni regionali. Spalle al muro, il chavismo compra tempo e non cela più la sua concezione della democrazia, la sua idea di popolo, tipica d’ogni populismo. La spiegò Maduro allorché perse le elezioni: continuerò a governare “insieme al popolo”; non il popolo della democrazia che gli aveva voltato le spalle, ma il suo popolo, il popolo chavista, un popolo mitico, custode dell’identità nazionale e investito del monopolio della legittimità politica. Poco importa che quel popolo sia ormai minoritario: era e rimane per il chavismo l’unico popolo legittimo. A tali parole Maduro ha tenuto fede: il suo regime è oggi un’autocrazia militare, dotata perfino di gruppi paramilitari che seminano terrore.</p>
<p><strong>Ancor più plumbeo è il panorama economico e sociale</strong>, devastato dalla scarsezza di beni di prima necessità, dall’inflazione più alta del pianeta, dal drammatico “si salvi chi può”, tomba d’ogni residuo legame sociale: un bel risultato per chi prometteva solidarietà, partecipazione, giustizia sociale. Se il Venezuela è di gran lunga il paese più afflitto dalla recessione in tutta l’America Latina, non è un caso; men che meno lo è se non riesce a produrre la quota di petrolio ottenuta dall’Opec, se è afflitto dai debiti, se i crediti che vanta sono inesigibili perché erogati per attrarre clienti politici, se la spesa pubblica è fuori controllo, se le infrastrutture soffrono la mancanza di manutenzione, se i capitali esteri sono in fuga e la produttività al collasso. Tale è il risultato di un modello dirigista e protezionista, dedito a distribuire la ricchezza che non sa creare e che anzi disincentiva castigando l’iniziativa privata. Che il Venezuela versi in tali condizioni dopo gli anni della più rosea congiuntura economica della sua storia, grida vendetta. Ideologismo, inefficienza, dilettantismo, imprevidenza, corruzione e irresponsabilità: tale è l’eredità che lascia il chavismo. E ora? La strategia del regime è sempre la stessa: comprare tempo. Perfino il grottesco tentativo di tacitare il Parlamento si spiegava così: urgeva impedirgli di opporre il veto alla vendita di taluni attivi dell’impresa petrolifera statale, necessaria per ottenere la liquidità con cui saldare i debiti in scadenza. Qualcuno dovrà un giorno rendere conto di tanta ricchezza sperperata.</p>
<p><strong>Il regime venezuelano galleggia</strong>: cerca di prendere tempo per evitare la deriva, ossia la cessazione dei pagamenti, la resa dei conti elettorale, la spaccatura interna, specie delle forze armate, anticamera della guerra civile. Coloro che, come il Papa, forzando la mano dello stesso episcopato venezuelano, sono stati al suo gioco promuovendo un dialogo per il quale non v’erano le condizioni, hanno sia fallito, sia dato al regime il tempo e la credibilità che cercava. Se l’obiettivo è risollevare il Venezuela dal baratro in cui è caduto, e se per farlo urge che ritorni alle urne e alla normalità costituzionale, la comunità internazionale dovrebbe premere in tal senso; come, per fortuna, inizia seriamente a fare.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/05/30/venezuela-nel-baratro-un-disastro-annunciato/">Venezuela nel baratro, un disastro annunciato</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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