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	<title>commento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Violenza sulle donne nella notte di Capodanno</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 08:22:01 +0000</pubDate>
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<p><strong>Come è possibile che il premio di fine anno e gli auspici di uno nuovo nel nostro Paese contempli lo stupro di gruppo a danno di giovani donne? Si tratta, viene scritto, di devianza misogina, patriarcale e maschilista.</strong> (<em>Mietta Pellegrini</em>) </p>



<p></p>



<p>(da https://www.z3xmi.it/pagina.phtml?_id_articolo=14788&#8211;)&utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/violenza-donne-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="189" height="267" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/violenza-donne-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16076"/></a></figure></div>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><br>In questi ultimi giorni viene riportato sul quotidiano “Repubblica”, in parallelo agli articoli sui fatti di Milano, un articolo sulla violenza perpetrata su una ragazza un anno fa da un gruppo di ragazzi della Roma bene per festeggiare il nuovo anno e colpisce che questo fine anno a Milano sia la replica di quanto successo a Roma, ma in scala ben più terribile.<br><br>Viene da chiedersi &#8211; i due gruppi sono di diversa nazionalità ed estrazione sociale – quale sia la malattia di questo nostro mondo che tenta in ogni modo di svalutare e distruggere la figura femminile. Ma non hanno forse una madre questi giovani violentatori? Che ruolo hanno le madri nell&#8217;educazione dei figli? Che sia straniera o italiana, dove sta la differenza se la violenza maschile è sempre quella.<br><br>Qual è la gabbia mentale che costringe i maschi a ritenersi tali solo se esercitano la violenza e l’oppressione sulle donne? Questa riduzione di ruolo sociale è così limitante ed offensivo per qualsiasi essere umano, che sembra inverosimile che i maschi stessi non se ne rendano conto.<br><br>Come mai, ancora oggi, le donne subiscono la violenza maschile?<br>Il problema sta nella svalutazione dell’altro che colpisce le donne, ancora troppo spesso, nella quotidianità familiare, sociale e lavorativa, retaggio di una cultura paternalistica.<br>Si sente così spesso dire alle donne che se la sono cercata, perché vogliono l’indipendenza, perché vogliono dimostrare di valere, di avere un cervello, perché ottengono risultati migliori negli studi, perché sono vestite troppo poco, perché lavorano, perché sanno fare fronte a più necessità contemporaneamente, perché sono brave nello sport e vincono.<br><br>Il problema di fondo della violenza sta nella scarsa capacità di realizzarsi senza farlo a scapito di altri; il problema è accettare il valore degli altri, nell’assumersi le responsabilità del proprio agire, nel sapere di far parte indivisa della natura e non superiore ad essa. Il problema sta nel credere di essere al centro dell’universo e superiori ad esso, nel credersi pari a Dio e superiori a ogni donna.<br><br>Il percorso da compiere &#8211; siamo nel XXI secolo &#8211; è imprescindibile dall’educazione e questo richiama le responsabilità della famiglia, della scuola e dell&#8217;impegno di chi affronta questi territori culturali, che siano problemi di seconda generazione, di periferie, di mancanza di prospettive nel futuro, di violenza familiare, di bullismo, di violenza verso se stessi, di ruolo o della sua mancanza, di comunicazione in TV, on line, sui social con le fake news o altro.<br>Bisogna partire da qui: dalla scuola, dall’educazione dei più giovani, dalla valorizzazione dei talenti e non del potere, dalle azioni e dal linguaggio delle istituzioni e dei media, dal rispetto del lavoro delle persone, dall’ascolto e dalla forza della gentilezza nei rapporti quotidiani.<br><br>Passi sono stati fatti e se ne fanno, sono state create reti di associazioni che si adoperano in numerose iniziative sulla non-violenza, sull’aiuto ai/alle giovani, alle donne e alle famiglie.<br>Nel nostro territorio il “Tavolo per la nonviolenza” raccoglie, in questo grande esperimento di pace e democrazia, scuole e associazioni sia del territorio, che nazionali, nuovi italiani e stranieri, giovani e non più giovani, artisti e animatori e tante persone di buona volontà, che fanno dono del loro tempo e delle loro capacità per dar vita a una società più giusta, con la collaborazione e l&#8217;aiuto di tutti. È solo un inizio, ma promettente e speriamo contagioso. Perché di fronte a fatti come quello della notte di Capodanno, non basta scandalizzarsi: ognuno di noi, nel proprio quotidiano, nel proprio “intorno” può fare qualcosa di attivo, anche se non eclatante o vistoso, qualcosa che può costruire un’esperienza diversa, lasciare una traccia e forse cambiare le cose.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Un nostro commento sul dl Zan</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2021 14:22:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un commento di Andrea de Chiara sul dl Zan. Diffondiamo la vera informazione, non quella che vogliono farci credere. Perchè è stato affossato?</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15769" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/zanzan-1-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>



<p>Un commento di Andrea de Chiara sul dl Zan. Diffondiamo la vera informazione, non quella che vogliono farci credere.</p>



<p>Perchè è stato affossato?</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Perché il DDLZAN é stato affossato? Ecco il mio punto di vista" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/pAdyHvp8hmU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Ingiustizia è fatta: Mimmo Lucano condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 06:55:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/08/Incontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di archivio Pressenza)</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.it)</p>



<p>Il tribunale di Locri ha condannato l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a ben 13 anni e 2 mesi di carcere, una pena addirittura superiore a quella di 7 anni e 11 mesi chiesta dal procuratore capo Luigi D’Alessio e dal pm Michele Permunian. A questo si aggiungono 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e il sequestro dei beni.</p>



<p>La durissima sentenza conferma quando abbiamo sempre affermato sul carattere politico del processo contro Mimmo Lucano: ideali e pratiche di solidarietà trattati come reati, il rifiuto di una visione dell’integrazione tesa a risolvere i problemi senza conflitti, la criminalizzazione di un pensiero che mette al centro i diritti delle persone e va oltre le carenze del sistema di accoglienza in Italia, sfidando anche il potere della legge in nome di un principio superiore di giustizia.</p>



<p>Ripercorriamo brevemente le vicende che hanno portato al verdetto odierno.</p>



<p>Il processo contro Mimmo Lucano e altre 26 persone si è aperto l’11 giugno 2019 e chiuso il 27 settembre 2021. Ha visto 34 udienze. Presidente del Collegio giudicante il dottor Fulvio Accurso, PM dottor Michele Permunian.</p>



<p>Il processo è nato da un’Informativa della Guardia di Finanza a conclusione di un’indagine investigativa durata un anno e mezzo circa e che ha riguardato il periodo 2014-2017.</p>



<p>La richiesta di rinvio a giudizio è stata respinta dal GIP Domenico Di Croce per la gran parte dei capi di imputazione, giudicati vaghi e generici. Ne aveva convalidato solo: un tentativo di falso matrimonio e l’affidamento diretto della raccolta differenziata dei rifiuti a due cooperative sociali di tipo B di Riace. Sulla base di queste due accuse rimaste in piedi, il GIP disponeva anche misure cautelari (il 2 ottobre Lucano veniva messo agli arresti domiciliari, annullati due settimane dopo e tramutati in divieto di residenza nel proprio paese, annullato dopo 11 mesi, il 5 settembre 2019).</p>



<p>Nonostante le decisioni del GIP, ad aprile 2019 il GUP Amelia Monteleone autorizzava il rinvio a giudizio su tutti i capi di imputazione, che sono stati dunque tutti oggetto di dibattimento e di richiesta di condanna da parte del PM.</p>



<p>Mimmo Lucano ha avuto 17 capi di imputazione, che vanno da associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a truffa aggravata, peculato, concussione, favoreggiamento personale, malversazione ai danni dello Stato, falsità ideologica, turbata libertà d’incanto, abuso d’ufficio, mancato rispetto del Testo Unico Immigrazione e del Codice dell’Ambiente.</p>



<p>Nella requisitoria presentata il 17 maggio 2021, il PM ha chiesto per Lucano una condanna a 7 anni e 11 mesi, incluso il capo 1 associazione a delinquere, di cui sarebbe il capo. Ha invece chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” per 4 capi d’imputazione in riferimento alle carte d’identità rilasciate in mancanza di permesso di soggiorno; il PM riconosce che si poteva fare sulla base della normativa vigente.</p>



<p>Nell’udienza del 25 settembre 2021 la difesa ha insistito sulla personalità di Lucano, sul carattere ideale dei suoi obiettivi riconosciuto da tutti, inclusa l’accusa e sulla mancanza di qualsiasi prova del dolo, sia in termini di vantaggio personale economico, che in quelli di vantaggio personale politico-elettorale. Evidentemente non è bastato a convincere il tribunale di Locri.</p>
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		<title>Sdegno dal mondo arabo per il comportamento inaccettabile e vergognoso nei confronti della von der Leyen</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 06:52:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Co-mai ,Amsi e Umem; mai più offese alle donne. Erdogan e Charles Michel chiedete scusa. Lanciamo il &#8220;Osservatorio #NoMaschilismo&#8221; contro le donne che non ha né colore né cultura e religione ma figlio dell&#8217;ignoranza personale. L&#8217;incidente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15214" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-768x403.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Co-mai ,Amsi e Umem; mai più offese alle donne. Erdogan e Charles Michel chiedete scusa. Lanciamo il &#8220;Osservatorio #NoMaschilismo&#8221; contro le donne che non ha né colore né cultura e religione ma figlio dell&#8217;ignoranza personale.</p>



<p>L&#8217;incidente di protocollo, ribattezzato &#8220;sofagate&#8221;, durante la visita dei leader Ue in Turchia diventa un caso diplomatico. Martedì il presidente turco <strong>Erdogan </strong>ha prima lasciato in piedi poi fatto accomodare su un divano la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, mentre lui e il presidente del Consiglio Ue, <strong>Charles Michel,</strong> prendevano posto su due poltrone con le rispettive bandiere alle spalle.</p>



<p>Per questa volta la Commissione “ha preferito dare priorità alle questioni di sostanza rispetto al protocollo”, ma assicura che “saranno presi contatti di tutte le parti coinvolte perché non si ripeta in futuro“. La visita di Ursula von der Leyen e Charles Michel ad Ankara, dove hanno incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan al palazzo presidenziale, è diventato un caso diplomatico; il comportamento dell’organizzazione turca al palazzo presidenziale dove è avvenuto l’incontro, che ha fatto trovare solo due sedie, una per il capo di Stato e l’altra per il presidente del Consiglio Ue, lasciando la presidente della commissione europea in disparte, ha imbarazzato il mondo, lasciando “sorpresa” la Von der Leyen, come ha spiegato il portavoce di Palazzo Berlaymont.</p>



<p>&#8220;Abbiamo aspettato 24 ore per esprimere il nostro sdegno da una parte e la solidarietà alla <strong>von der Leyen</strong> dall&#8217;altra parte sperando che arrivassero le scuse di Erdogan e Charles Michel. Purtroppo nessuno dei due ha preso una posizione forte contro questo comportamento inaccettabile sia durante (Era doveroso da parte di Michel ribellarsi subito durante la visita e non giustificarsi nel rispetto del protocollo) che dopo l&#8217;accaduto che ha registrato una gravissima mancanza di rispetto verso le donne nel mondo. Chiediamo adesso che facciano le loro scuse pubbliche e non si ripeta più e purtroppo il maschilismo sta espandendo nel mondo contro le donne e non ha colore ,religioni e culture ma una ignoranza personale .Cosi Dichiara il Presidente <strong>Foad Aodi</strong> a nome della Comunità del mondo arabo in Italia<strong>(Co-mai) </strong>,l&#8217;associazione medici di origine straniera <strong>(AMSI)</strong> ,Unione medica euro mediterranea<strong> (UMEM)</strong> e il movimento internazionale transculturale interprofessionale <strong>Uniti per Unire che</strong> annuncia oltre il dipartimento contro la violenza sulle donne lanciamo il &#8220;Osservatorio <strong>#NoMaschilismo&#8221; </strong>contro le donne nel mondo del Movimento Uniti per Unire insieme alle associazioni e comunità aderenti  per ribadire il rispetto reciproco ,il rispetto dei diritti e doveri e nessuno può parlare o comportarsi in modo  scorretto a nome nostra offendendo le donne, le culture e le religioni.</p>
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		<title>Cucchi. La verità nascosta per dieci, lunghi anni</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Nov 2019 07:48:25 +0000</pubDate>
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<p>di Patrizio Gonnella (antigone.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="560" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-1024x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-1024x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi-768x420.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/stefano-cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Dieci anni fa Stefano Cucchi è stato torturato fino alla morte. I giudici lo hanno scritto nella loro sentenza. Non si può mai essere felici quando qualcuno è condannato a dodici anni di carcere, neanche in questo caso. </p>



<p>Si può però essere rinfrancati, finalmente rasserenati e protetti da una decisione che avvicina le istituzioni ai cittadini. Nessuno deve ritenersi infatti al di sopra della legge. Non c’è divisa che tenga. La divisa non è uno scudo penale, non è un fattore di immunità. La divisa è fonte di accresciuta responsabilità. Chiunque svolga una delicata funzione di ordine pubblico, di sicurezza e di custodia deve sentire il peso morale di essere il primo garante della legalità e dei diritti umani.&nbsp;</p>



<p>La parola tortura non ha potuto essere pronunciata dai giudici nel dispositivo della sentenza solo perché in quel lontano 2009 la tortura per il nostro pavido legislatore non era ancora meritevole di essere considerata un delitto. È stata per troppo tempo una parola impronunciabile. La violenza brutale e mortale subita dal povero Stefano ha finalmente trovato dei colpevoli. È stata un’inchiesta difficile, tormentata da tentativi di depistaggi, di omertà diffuse. Ci vorrebbe molta determinazione, pazienza, forza morale dei familiari per andare avanti. Dieci anni ci sono voluti. Due lustri conditi di minacce per i familiari, odio sui social, meschinità e fango su Stefano e sulla sua bellissima famiglia, stremata dal dolore e dalla fatica di sopportare un peso inaspettato, tragico. Non bastava un figlio, fratello torturato a morte. Bisognava anche reagire a chi ha sempre insinuato che tutto sommato Stefano se la fosse andata a cercare. Anche ieri Matteo Salvini, nel commentare la sentenza, ha evocato, mancando di pudore e di rispetto per i familiari, il tema delle sostanze stupefacenti affermando che lui lotterà sempre contro la droga. Solo che ora c’è una sentenza che parla chiaro. Fece bene il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a chiedere scusa a Ilaria a nome dello Stato. Salvini si è invece persino ieri rifiutato di farlo. Lui, che come ogni populista afferma di essere dalla parte del popolo si rifiuta di scusarsi con una famiglia che è anch’essa parte del popolo romano, una famiglia e una sorella contro la quale si era lasciato andare alle sue solite espressioni truci. Il popolo dunque gli volti le spalle, gli ricordi che il popolo è fatto di ragazzi, donne e uomini che lo Stato deve sempre rispettare e proteggere.&nbsp;</p>



<p>Infine, un plauso a quegli investigatori e giudici che hanno creduto nella possibilità di arrivare alla verità storica. Stefano non era morto perché era malato, tossico, scivolato dalle scale. Stefano era morto in quanto pestato, torturato fino a perdere la vita. Ieri, come ha detto Ilaria, Stefano ha riconquistato la pace. Insieme a lui, noi tutti invece abbiamo conquistato un pezzo di fiducia nella giustizia e nelle istituzioni.</p>
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		<title>Maledetti disumani</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 07:45:00 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="460" height="260" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/50c23e39-5a58-40ea-9ec8-6d07a5a458ec.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12885" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/50c23e39-5a58-40ea-9ec8-6d07a5a458ec.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/50c23e39-5a58-40ea-9ec8-6d07a5a458ec-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p>Lo hanno
fatto e lo hanno fatto in piena estate, i vigliacchi.</p>



<p>Hanno
approvato il Decreto sicurezza bis, a forza di alleanze, bustarelle,
promesse. La loro sete di Potere contro la sete, quella vera, dei
migranti. 
</p>



<p>La
chiamano “sicurezza”: la sicurezza dei loro privilegi sulla pelle
di persone. Persone con occhi, mani,
cuore, anima. A loro restano solo le mani imbrattate di sangue e la
bocca piena di fango. Loro vivono (sprecando l&#8217;esistenza) e i
migranti muoiono. 
</p>



<p><em>Associazione
Per i Diritti umani</em> non smetterà nemmeno un secondo di lottare,
anche nella disillusione, nella rabbia, nella fatica e chiede:</p>



<p><strong>agli attivisti di disobbedire</strong></p>



<p><strong>ai cittadini di disobbedire</strong></p>



<p><strong>ai giovani di disobbedire</strong></p>



<p><strong>agli intellettuali di disobbedire</strong></p>



<p><strong>ai giornalisti di disobbedire</strong></p>



<p><strong>a tutte e a tutti coloro che restano umani, lucidi e perbene di disobbedire</strong></p>



<p>E saremo
in tanti, e saremo sempre di più.</p>



<p>Metteteci,
poi, tutti in galera, ma la nostra onda sarà la valanga che
seppellirà la vostra boria, la vostra ignoranza, la vostra maledetta
malafede. 
</p>
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		<title>L’assassino è presunto, ma certamente è nordafricano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jul 2019 07:35:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da http://www.cartadiroma.org di Valerio Cataldi, presidente Associazione Carta di Roma La cautela nelle redazioni di cronaca, è la regola base. “Metti il condizionale”, “scrivi presunto che non si sa mai”, “scrivi sarebbe l’assassino”, “sarebbero&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h1></h1>



<p>da <a href="http://www.cartadiroma.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.cartadiroma.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.cartadiroma.org/wp-content/uploads/2019/07/Foto-da-Piera-Mastantuono.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="L'assassino è presunto, ma certamente è nordafricano"/></figure>



<p><em><strong>di Valerio Cataldi, presidente Associazione Carta di Roma</strong><br></em></p>



<p>La cautela nelle redazioni di cronaca, è la regola base. “Metti il condizionale”, “scrivi presunto che non si sa mai”, “scrivi sarebbe l’assassino”, “sarebbero i ladri”, “scrivi che si presume siano i responsabili”.”Evitiamo problemi”.</p>



<p>La cautela ieri è scomparsa per almeno 12 ore. L’assassino presunto era certamente nordafricano, maghrebino. Lo era nei titoli dei telegiornali dell’ora di pranzo. I primi, il Tg2 e Tg5 lo hanno scritto, lo hanno letto in studio, lo hanno sottolineato nei servizi: “carabiniere ucciso, accoltellato da un nordafricano”, “ucciso da un maghrebino”.</p>



<p>La cautela cessa di esistere quando al reato si associa l’etnia dell’autore che a quel punto, anche senza verifica certa, non è più presunto ma diventa certamente africano, certamente assassino. Nelle parole della politica il meccanismo è identico e parallelo, diventa un “bastardo” che va “condannato ai lavori forzati”, e quelli come lui vanno “rispediti a calci nel loro paese” .</p>



<p>L’informazione televisiva della mattina ha offerto in buona parte questa convergenza tra linguaggio giornalistico e linguaggio politico centrata su elementi che, almeno per i giornalisti, dovrebbero essere secondari, come la provenienza del presunto assassino. Elementi che invece diventano il tema principale del quale discutere, insieme alla paura raccolta per strada dai microfoni dei telegiornali. La paura della gente che non ne può più anche al centro di Roma, invasa “da quella gente” che “ruba nei negozi” e costringe tutti a vivere “chiusi dentro casa”.</p>



<p>Quella paura serve a consentire ai politici l’utilizzo di un linguaggio violento, e per alcuni giornalisti sembra diventare una buona ragione per violare le più elementari regole del mestiere oltre che del buon senso.</p>



<p>La sintesi di questo linguaggio doppio ma unidirezionale, si trova facilmente su internet dove si consumano reati come l’istigazione a delinquere con l’aggravante dell’odio razziale e l’apologia di fascismo senza che nessuno batta ciglio, senza filtri, senza un moderatore. Succede soprattutto negli stessi luoghi virtuali dove si sostiene la necessità di disfarsi delle regole, delle carte deontologiche sulla base di un distorto e distorcente utilizzo strumentale del principio di libertà di esprimere le proprie opinioni. Ma succede anche sui social delle testate giornalistiche, del servizio pubblico, dove si incita a “bruciare le bestie”, ad “ammazzare tutti questi stranieri”, a “non avere pietà”, a fare “un altro Benito poi vedrete sti animali se faranno queste cose”.</p>



<p>Anche e soprattutto sul web la cautela scompare e le pagina social delle testate giornalistiche, anche del servizio pubblico, diventano lo strumento attraverso il quale si commettono reati.</p>



<p>Per fortuna buona parte dell’informazione italiana è ancora sana, capace di gestire notizie come quella di ieri e di reagire all’abuso di parole e di violenza che si concentrano in alcune parti del giornalismo italiano.</p>



<p>L’associazione Carta di Roma sta lavorando a stilare una mappa delle violazioni che si sono consumate intorno al racconto di questa drammatica storia. Il risultato di questa indagine verrà portato all’attenzione dei consigli di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti.</p>



<p>La Carta di Roma, il codice deontologico giornalistico su migranti, rifugiati e richiedenti asilo è nata 11 anni fa dopo una maratona di odio come quella di ieri. Oggi lanciamo un appello all’Ordine dei Giornalisti e alle direzioni dei giornali e dei telegiornali affinchè la Carta di Roma venga letta, diffusa, osservata in tutte le redazioni.</p>
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		<title>Ramy e la cittadinanza italiana: il commento del Naga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 09:16:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Ramy_Naga-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12261" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Ramy_Naga-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4000" height="3000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Ramy_Naga-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Ramy_Naga-1-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Ramy_Naga-1-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Ramy_Naga-1-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></a></p>
<p>Potremmo passare per persone serie che pensano a cose edificanti di tanto in tanto, soprattutto dopo la tragedia evitata a San Donato Milanese (<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/20/milano-sequestra-bus-con-51-studenti-a-bordo-e-appicca-il-fuoco-carabinieri-bloccano-il-mezzo-e-salvano-i-ragazzi-il-procuratore-greco-strage-con-aggravante-del-terrorismo/5050331/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">come quella del bus coi suoi 51 bambini a bordo</a>,) grazie alla prontezza di Ramy richiama alla lucidità le istituzioni e tutto il resto della società. Invece passa un messaggio sviato dalla propaganda, come sempre ormai, messaggio ben sottolineato dal comunicato stampa dell&#8217;associazione Naga che vogliamo riportarvi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Prima: un autobus in fiamme, i bambini tutti in salvo grazie a loro stessi e ai carabinieri che li hanno soccorsi, gli abbracci con i genitori.<br />
Dopo: i carabinieri in televisione con i bambini che hanno dato l’allarme, il cappello dei carabinieri sulla testa dei bambini e il “da grande voglio fare il carabiniere”, il ministro che insulta un bambino, il calciatore che vuole incontrare l’eroe, i tricolori, il principale partito all’opposizione che si dichiara ora favorevole allo<em> Ius soli </em>invece che presentare la proposta di legge quando poteva farlo, un ministro che si vanta di convincerne un altro, il coraggio come valore assoluto e il premio: la cittadinanza per gli eroi.La vicenda di Ramy e dei suoi amici che hanno rischiato la vita ha scatenato uno dei teatrini più penosi e nauseanti degli ultimi tempi. Nessuna riflessione, nessuna serietà, nessuna prospettiva, solo dichiarazioni elettorali estemporanee e immagini per bucare lo schermo. E se Ramy fosse uscito per primo, se avesse avuto semplicemente paura sarebbe stato meno meritevole? E’ passato il messaggio, gravissimo, che per essere italiani bisogna essere meritevoli, l’unica via per vedersi riconosciuto un diritto è essere carabinieri in erba, pompieri in potenza, eroi sempre. E la cittadinanza come l’ultimo dispositivo a cui si aggrappa una politica logora e senza idee.Il nostro pensiero va a tutte le bambine e i bambini nati in Italia e che riconosciamo come cittadini di questo Paese: che giochino, studino e si divertano, che abbiano paura e che abbiano coraggio e che pensino di essere meritevoli semplicemente per come sono.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni passo di questa politica è sconcertante e in cattiva fede: è ora che apriamo gli occhi (e pure i porti!)</p>
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		<title>Congresso delle famiglie, Verona 2019: noi votiamo Ohana</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2019 17:59:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12265" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/Un-momento-del-2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">di Ilaria Rudisi</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Verona 2019. Il Congresso della Famiglia é possibile grazie al diritto alla libera espressione. I partecipanti di Verona, totalmente inconsapevoli che la loro libertà venga da un diritto, si sono ampiamente attivati per sopprimere quelli degli altri.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Esiste veramente un noi e un loro? Non dovrebbe. Siamo tutti esseri umani e quello che dovrebbe esistere é il reciproco rispetto e la tutela di tutti i diritti di una democrazia.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A loro vogliamo ricordare che:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; la famiglia é fatta dall&#8217;amore e dai legami, non da chi la compone. L&#8217;unico concetto di famiglia che a noi piace e che andrebbe difeso é quello racchiuso nella parola hawaiana &#8220;Ohana&#8221;.</div>
<div dir="auto">Ohana significa famiglia in senso esteso del termine, che include la relazione stretta, adottiva o intenzionale. Essa enfatizza l&#8217;idea che famiglia e amici sono uniti assieme, e che devono cooperare e ricordarsi gli uni degli altri.</div>
<div dir="auto">Famiglia é dove adulti e bambini si sentono amati, famiglia é casa e non importa chi sia la tua casa.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">&#8211; una donna che sceglie di abortire, magari anche in accordo con il suo compagno, non ha bisogno di etichette, perché l&#8217;autodeterminazione non ha etichette. Distribuire feti di gomma oltre a essere lontano da ogni concetto di umanità rende evidente come chi voglia eliminare un diritto non conosca minimamente le dinamiche soggettive e oggettive che lo sorreggono.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">A Verona ricordiamo che l&#8217;amore e l&#8217;autodeterminazione sono proprie di ogni individuo e non possono essere messe in una scatola o in uno schema e che la famiglia é uno schema a geometria variabile che segue i legami e l&#8217;amore.</div>
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		<title>Il contratto di governo. Il Commento del Naga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2018 07:07:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spirito del contratto: ognuno per sè. È stato reso pubblico ieri il contratto di governo Lega &#8211; 5stelle che verrà sottoposto all&#8217;approvazione dei rispettivi elettori questo weekend. Quello che colpisce al di là dei singoli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Lo spirito del contratto: ognuno per sè.</h1>
<div class="m_-656860107893736923m_7616178948792766970ce_text">
<p>È stato reso pubblico ieri il contratto di governo Lega &#8211; 5stelle che verrà sottoposto all&#8217;approvazione dei rispettivi elettori questo weekend.</p>
<p>Quello che colpisce al di là dei singoli provvedimenti è l&#8217;idea di società che ne emerge. Una società frammentata, divisa, spezzata, impoverita, vecchia, triste e arrabbiata composta da tanti portatori d&#8217;interesse individuali senza un interesse comune collettivo. Un&#8217;idea antica ma, forse, anche contemporanea. Una semplificazione della complessità in singole istanze che fanno accantonare l&#8217;idea che al di là di quelli singoli rilevino gli interessi generali. Una società dove le fragilità, le vulnerabilità, le povertà, le disuguaglianze non sono condizioni da tutelare, ma colpe da punire o ignorare.</p>
<p>L&#8217;occhio del Naga cade sul capitolo a pagina 26 dedicato a IMMIGRAZIONE: RIMPATRI E STOP BUSINESS. Basta il solo titolo per capire che il fenomeno, complesso, dell&#8217;immigrazione viene ridotto a<br />
questione di ordine pubblico e di malaffare; già dal titolo si comprende che non si parlerà di persone, ma di un problema, una grana, da risolvere. Rapidamente e in modo risoluto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/untitled-1178.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10750 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/untitled-1178.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="204" height="115" /></a></p>
<p>Scopriamo così una prima parte dello svolgimento che apparentemente propone azioni che noi stessi sosteniamo da tempo: il superamento del regolamento di Dublino, la condivisone a livello europeo<br />
dell&#8217;accoglienza e una gestione pubblica coordinata dell&#8217;accoglienza stessa. Le proposte sono, tuttavia, in salsa acida; l&#8217;obiettivo è quello di scaricare il &#8220;peso&#8221; dei migranti il più possibile sugli altri paesi europei -un mero trasferimento di quote- non certo quello di introdurre un approccio pragmatico e di legittimità dell&#8217;immigrazione.</p>
<p>Proseguendo nella lettura ecco che si arriva all&#8217;impianto ideologico che regge lo schema; è chiaro, è il solito: gli stranieri sono un problema, vi diciamo noi come risolverlo; un po&#8217; li diamo ad altri paesi, i restanti li rimpatriamo (e i fondi li prendiamo da quelli per l&#8217;accoglienza).</p>
<p>Anzi, meglio ancora, non li facciamo nemmeno arrivare perché istituiamo delle commissioni nei paesi di transito che valutino se possono proseguire o se devono tornarsene indietro. Insomma un bel container nel deserto nigerino o libico dove, con &#8220;sicura&#8221; attenzione ai diritti umani, verranno selezionati i salvati, gli abbandonati, i sommersi.</p>
<p>Nessun accenno, nessuna idea, su come rivedere il meccanismo di ingresso in Italia che crea proprio quell&#8217;irregolarità tanto odiata. Perché in Italia essere irregolari è inevitabile, non esiste -di fatto- un modo per accedere regolarmente; ma questo non conta, perché, appunto, non stiamo parlando di persone, non stiamo riflettendo sulla complessità del fenomeno, bensì su come annientare coloro che rappresentano di per sé il problema, solo per il fatto di aver osato lasciare il paese dove sono nati.</p>
<p>Per quelli che poi, nonostante tutto, ce l&#8217;hanno fatta sono previsti ricongiungimenti familiari molto più complicati perché è noto che la famiglia è un elemento destabilizzante, a meno che la famiglia non<br />
sia italiana e in quel caso va bene, anzi.</p>
<p>Infine, dulcis in fundo, una vigorosa stretta sull&#8217;Islam, inteso come minaccia assoluta e d&#8217;altra parte antico cavallo di battaglia leghista rafforzato dai recenti, odiosi, attentati. E anche qui non una parola sulle migliaia di persone che fuggono proprio da quel fanatismo di cui sono imputati a priori.</p>
<p>Ci prendiamo un rischio e scommettiamo, da oggi, che gli intendimenti della prima parte del programma rimarranno lettera morta così come gran parte di quelli della seconda.</p>
<p>Tuttavia siamo certi di una cosa: la vita dei migranti diventerà ancora più difficile e, insieme, quella di tutti noi. E ciò, non solo e non tanto, per i singoli provvedimenti, peraltro coerenti con l&#8217;approccio fallimentare degli ultimi anni, ma per lo spirito che ribadiscono: ognuno per sé.</p>
<p>La solidarietà è espunta dal corpo sociale. Chissà se mai la ritroveremo.</p>
<p>Noi andiamo avanti, controvento.</p>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/22/il-contratto-di-governo-il-commento-del-naga/">Il contratto di governo. Il Commento del Naga</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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