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		<title>“Libri Liberi”. Una piccola morte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 12:17:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto “Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto all&#8217;inizio del quarto capitolo del romanzo intitolato “Una piccola morte”, di Mohamed Hasan Alwan (edito da E/O).</p>



<p>Si tratta della vicenda di Muhammad Ibn Arabi, vissuto tra il XII e XIII secolo e considerato uno dei più importanti mistici di sempre, ispiratore persino di Dante e di San Giovanni della Croce.</p>



<p>Se la metafora del viaggio, in Letteratura, è metafora di Vita, Ibn Arabi, attraverso i suoi spostamenti tra la Spagna (che all&#8217;epoca faceva parte dell&#8217;impero degli Almohadi) e alcune città del Nord Africa e del Medioriente conduce la propria esistenza da uomo finito e mortale (si sposa più volte, diventa padre, prende parte alle complesse vicende politiche del suo tempo, è docente stimato delle madrase più affermate del mondo arabo, soffre per la perdita degli amici cari), ma allo stesso tempo compie un percorso spirituale che lo porterà a divenire uno dei più importanti padri del sufismo, la dimensione, appunto, mistica della religione islamica.</p>



<p>Ogni capitolo è introdotto da citazioni del maestro stesso &#8211; alcune più interessanti, altre meno &#8211; che delineano il suo pensiero filosofico e poetico e la scrittura dettagliata e curata dell&#8217;autore permette di prender parte all&#8217;avventura del personaggio principale e dei comprimari, alcuni dei quali sono stati, per lui e per i lettori, guide interiori, come ad esempio le bella figura del compagno di ricerca e servo fedele, Badr. Ricerca di cosa? Dei quattro <em>watad</em>, ovvero dei quattro santi che proteggono i quattro angoli del mondo, ma in realtà la vera ricerca è quella del senso della vita.</p>



<p>Tradotto in più di dieci lingue, la storia di Ibn Arabi romanzata da parte del giovane autore saudita, classe 1979, ha riscosso enorme successo &#8211; tanto da vincere l&#8217;International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento dedicato alla letteratura in ligua araba &#8211; per la scrittura esoticamente affascinante, per la descrizione vivida delle situazioni storiche e, infine, per la delicatezza con cui Alwan, tramite un racconto in prima persona, accompagna il lettore nella individuale, privata indagine del significato dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Raggiungere il misticismo, raggiungere un&#8217;Altezza è facile: è sufficiente, per elevarsi, per viaggiare in verticale, farlo in linea orizzontale, ovvero amando chi è intorno a noi, coloro che intrecciano il nostro percorso, nel bene nel male. E ciò dimostra come, al di là delle distinzioni tra le fedi monoteiste, l&#8217;essenza sia la medesima: “La nostra religione è la religione dell&#8217;amore, e tutti gli uomini sono legati in una catena di cuori, e se un anello si stacca, un altro, in un altro luogo, ne prenderà il posto”. <em>Una piccola morte</em>, ci dice che è l&#8217;amore che ci individua, l&#8217;amore per gli altri che così “altri” non sono.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Le cinque ferite</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2025 08:40:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di  Alessandra Montesanto Secondo la teoria delle “cinque le ferite” nel corso della propria vita l&#8217;Uomo attraversa abbandono, rifiuto, ingiustizia, tradimento e umiliazione. Tutti i protagonisti del romanzo di Kirstin Valdez Quade, scrittrice statunitense&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Di  Alessandra Montesanto</p>



<p>Secondo la teoria delle “cinque le ferite” nel corso della propria vita l&#8217;Uomo attraversa abbandono, rifiuto, ingiustizia, tradimento e umiliazione. Tutti i protagonisti del romanzo di Kirstin Valdez Quade, scrittrice statunitense di origine messicana, sono rappresentanti di ciascuno di questi segni che restano sul corpo e nell&#8217;anima.</p>



<p>Il testo, tradotto in italiano da Claudia Durasanti per La nave di Teseo, narra le vicende di una famiglia disfunzionale contemporanea, che (soprav)vive nella cittadina di <em>Las Peñas, nel New Mexico: Amadeo, il padre di Angel, durante la Quaresima decide di farsi crocefiggere come Gesù, con tanto di croce e di chiodi conficcati nelle mani, come atto di penitenza per tutti i suoi errori e per la dipendenza dall&#8217;alcol; la figlia Angel resta incinta a sedici anni per poi scoprire nel tempo di provare prima ammirazione per la tutor Brianna e poi amore vero per la compagna, Lizette; Yolanda, la nonna, rimasta vedova e invecchiata troppo presto, si prende cura di tutti loro, nonostante abbia un tumore che scandisce la sua permanenza su questa Terra.</em></p>



<p><em>Nel corso di un anno, gli uomini e le donne, gli adulti e i più giovani dovranno affrontare i fantasmi del Passato (come le molestie o le violenze subìte dalle ragazze da zii e patrigni), le proprie paure (come quella della morte che, in fondo, accompagna l&#8217;essere umano da sempre e per sempre), le proprie fragilità, anche quelle di chi insegna agli altri ad essere determinati e forti, come Brianna, giovane donna che accompagna le adolescenti a diventare ragazze-madri consapevoli nonostante non abbia avuto figli; Brianna che inizia una relazione sessuale con Amadeo per sentirsi viva, per poi non essere capace di gestire emozioni e sentimenti.</em></p>



<p><em>Anche i personaggi secondari, in realtà, non lo sono affatto: la madre di Angel, Marissa, è tenace nel voler aiutare la figlia e il padre del neonato, ragazzino brufoloso, ma talmente saggio da saper accettare i propri limiti. E poi il “deus ex machina” femminile perché il lungo racconto della Quade è un inno alla forza delle donne, al loro coraggio, alla capacità di trasformare una Fede esposta e drammaticizzata in una vera e propria pratica quotidiana e ad insegnarlo agli uomini, quegli uomini che spesso non sanno come rimanere in piedi in una società escludente e crudele.</em></p>



<p><em>Un romanzo interessante e coinvolgente che si basa su un&#8217;indagine antropologica riguardante i penitenti del nord del New Mexico e nel sud del Colorado, sulla visita al Maricopa Center for Adolescent Parents e sullo studio di un report che riguarda la storia di violenza in questa parte di America, intitolato “The pastoral Clinic: addiction and dispossesion along the Rio Grande” di Angela Garcia.</em></p>



<p><em>“</em><em>Fa male vedere il bisogno così ovvio di Angel di perdonare Amadeo, fa male che sia lei, Yolanda, a insistere per quel perdono, quando la ragazza ha tutte le ragioni per essere triste</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>E&#8217; questo che significa essere madre? All&#8217;improvviso essere capace di compatire gli adulti che ti circondano?</em><em>”</em></p>



<p><em>“</em><em>Il fatto è che nessuno può essere crocifisso ogni giorno; &#8230;Gesù non aveva mai dovuto confrontarsi con le conseguenze lunghe ed esauste della crocifissione, l&#8217;obbligo quotidiano di cagare e lavarsi i denti e avviarsi riluttante verso una nuova giornata. Gesù non aveva mai dovuto guardare le persone tornare alle loro preoccupazioni e dimenticarsi cosa aveva fatto per loro</em><em>”.</em></p>



<p><em>“</em><em>Non aveva mai voluto respingere per davvero nessuno di loro; stava solo chiedendo di essere riavvicinata, mettendo alla prova il loro lasciarla andare o meno</em><em>”.</em></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Trilogia della guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 07:31:02 +0000</pubDate>
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<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="600" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17654" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/trilogia-copertina-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Agustin Fernàndez Mallo è uno scrittore galiziano che con il suo ultimo lavoro “Trilogia della guerra” (edito in Italia da Utopia) propone un esempio della corrente letteraria di cui è fondatore ed esponente, chiamata <em>Nocilla</em> o <em>afterpop</em>, una corrente che si basa sulla interdisciplinarietà e frammentazione del racconto, sull&#8217;utilizzo di testi altrui, sulla commistione di cultura alta e cultura popolare. Un vero e proprio metodo sperimentale di narrativa che, però, non stordisce il lettore, ma lo accompagna in un viaggio fisico e mentale, denso di riflessioni sul Passato e sul Presente.</p>



<p>Mallo è stato un Fisico per diciotto anni; la traduttrice italiana, Silvia Lavina, è laureata in Filosofia: Fisica e Filosofia, si sa, si abbracciano. Ma vediamo di capire di cosa si parli: diviso in tre libri &#8211; non capitoli, infatti, e i riferimenti alla Bibbia puntellano alcune parti – il libro fa muovere i protagonisti tra l&#8217;isola di San Simòn, che negli anni della guerra civile spagnola ospitò un campo di concentramento; gli Stati Uniti dove un reduce della guerra del Vietnam dice di essere il quarto tra i primi astronuati ad aver posto la bandiera sulla Luna; e la costa della Normandia, attraversata da una donna, costa che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Tre guerre, vicine e lontane, che emergono sì dal racconto, ma sottoforma di ricordi, pensieri, ipotesi e quindi non in maniera diretta. Guerre evocate, immaginate, rimembrate che restano impresse sulla pelle di chi le ha vissute o di chi le ha solo studiate oppure ascoltate; conflitti che fanno da sfondo e si intrecciano alle esistenze dei tre protagonisti che forse sono una persona sola o che forse incarnano lo scrittore stesso e anche ognuno di noi perchè in ciascuna di quelle esistenze viene messa in discussione la consueta modalità di vedere le cose. In alcune pagine sono, infatti, riportate fotografie in bianco e nero, apparentemente banali o strane, che mai qualcuno avrebbe scattato. Eppure c&#8217;è qualcuo che lo ha fatto e le ha pubblicate e commentate: perchè, come si legge in esergo (ed è un verso di Carlos Oroza, poeta iberico) “<em>E&#8217; un errore dare per scontato ciò che fu contemplato</em>”. Verso, questo, che più volte viene ripetuto come mantra, come monito e, infine, come spiegazione di tutto l&#8217;impianto narrativo. Facciamo un esempio: uno dei personaggi più interessanti &#8211; che si fa chiamare non a caso Salvador Dalì &#8211; in un lungo monologo, osserva (guarda) a lungo la spazzatura che si concentra nel fiume Hudson a Manhattan e sostiene che gli artisti creano a partire dagli scarti di coloro che li hanno preceduti e che, in fondo, l&#8217;evoluzione umana è avvenuta grazie agli <em>scarti</em> di chi ci ha preceduto.</p>



<p>Numerosi, inoltre, i riferimenti a W.G. Sebald e al suo celebre “La Storia naturale della distruzione”, ma come dicevamo molti sono gli omaggi a scrittori e persone di cultura in generale (Musica, Poesia, Cinema, Pittura) che vanno a comporre un puzzle fantasmagorico grazie anche alle attività mentali dei tantissimi attori di queste storie, attori viventi e attori che non ci sono più. E qui c&#8217;è un altro tema importatissimo, forse quello principale: la possibilità di un dialogo tra vivi e morti. Siamo certi di essere noi i sopravvisssuti ? I nostri comportamenti, il nostro modo di attuare l&#8217;esistenza è davvero intenso, naturale, genuino, oppure ci siamo persi tra i meccanismi politici, economici e sociali? C&#8217;è chi muore per un&#8217; utopia e chi muore lentamente senza nemmeno accorgersene.</p>



<p>Infine: qual è il significato del verso di Oropa? Si tratta del suggerimento di guardare la realtà (e la Storia collettiva o individuale che sia) sempre da punti di vista differenti, mai in maniera unilaterale perchè solo in questa maniera si possono scoprire tutte le superfici e le stratificazioni del tempo. Viene in mente Borges che intravedeva nelle teorie filosofiche l&#8217;opportunità di scrivere finzioni e di utilizzare tali finzioni per mostrare i lati nascosti, immaginali della realtà o degli infiniti mondi possibili.</p>



<p>Per favore, se pensate di leggerlo, non fatevi spaventare dalle narrazioni calidoscopiche, dai passi in flashback o in flasforward oppure dalle lunghe pagine di riflessioni, di pensieri, di sogni, di fantasie&#8230;Non è noioso, è “diverso”, è un libro colto, arguto, è un modo differente di leggere, di scrivere, di essere.</p>



<p>“Tutte le guerre sono un gioco, perchè ogni parte calibra le possibilità concrete di perdere qualcosa per ricavarne un beneficio, ma l&#8217;11 settembre e le successive invasioni di Afghanistan e Iraq infrangevano quel principio universale antropologico”.</p>



<p>“Alcuni allontanano la paura cantando, che è un modo per decorarla, altri parlando con se stessi, che è un modo di farla marcire dentro, altri tentano di trovare l&#8217;origine scientifica della paura per convertirla in un mero oggetto, io compresi l&#8217;inutilità di questi metodi e dunque provai ancora più paura; una paura doppia”.</p>



<p>“Perchè è proprio questa la grandezza della letteratura che si rispetti: non solo svelarci ciò che non esiste, ma anche ciò che non potremmo arrivare a concepire”.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Chiedi perdono</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2022 08:39:09 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Molti lo avranno letto, un romanzo pubblicato prima da Adelphi (e per me è garanzia di qualità) e poi da Mondadori, negli Oscar, proprio per il successo ottenuto: si tratta di “Chiedi perdono” di Ann-Marie MacDonald, autrice/attrice anche di pièce che ambienta la storia nella Nuova Scozia, sull&#8217;isola brulla e algida di Cape Breton, di fronte al Canada, terra di origine della stessa scrittrice. </p>



<p>Sul finire dell&#8217;Ottocento, un giovane bianco (James, l&#8217; “enclese”, l&#8217;inglese) e una bambina nera (Materia, libanese) vivono una passione proibita e fugace che avrà terribili conseguenze per le generazioni future, in particolare per le tre figlie &#8211; Kathleeen, Mercedes, Frances &#8211; e per una nipote, Lily.</p>



<p>Una trama complessa che accompagna il lettore nella foschia dell&#8217;animo umano, in cui ogni personaggio avrà, per colpa diretta o suo malgrado, qualcosa da farsi perdonare; molte le voci delle figure femminili, spesso sacrificali per salvare un mondo alla deriva, intriso di vanità, valori distorti, di ingiustizie gratuite; una realtà poco distante dai nostri tempi dove la banalità del Male cresce giorno dopo giorno fino a diventare, in alcuni casi, estrema e dove l&#8217;humus da cui nasce l&#8217;odio è quello del razzismo, della guerra, del narcisismo, ieri come oggi, appunto. E allora, nel racconto, si susseguono incesti, morti, suicidi e può sembrare troppo. Ma la struttura e lo stile narrativo &#8211; che fanno parlare i protagonisti così come chi scrive, con l&#8217;aggiunta di parti in esergo che rimandano ad altri testi poetici e non solo &#8211; preparano un percorso spirituale grazie all&#8217;identificazione e alla proiezione &#8211; come al Cinema, come a Teatro &#8211; che tiene legati alla lettura, coinvolgendo la mente e le emozioni, anche di fronte alle situazioni descritte più abiette.</p>



<p>Le parti del romanzo sono divise in “libri” come se si trattasse di una Bibbia laica e contemporanea, di un Vecchio testamento dove, dicevamo, le colpe sono punite con la stessa crudeltà del contappasso, ma dove al termine &#8211; e punteggiato da celati segnali tutti da cogliere &#8211; si fa strada la luce di una metànoia, individuale e collettiva.</p>



<p>Vi è chi accorda il perdono agli altri e chi, per prima cosa, farà di tutto per guarire se stesso.</p>



<p>“<em>A Lily i veterani non fanno ribrezzo. Le dispiace per loro, hanno subìto delle ferite orribili, ma la pietà è un balsamo velenoso. Lily ha vissuto in prima persona la pietà, ma non sapeva come definirla, sapeva soltanto che le metteva una paura tremenda. Era come scomparire e diventare un fantasma. Avendo vissuto la propria sparizione, sa benissimo quant&#8217;è importante per le persone essere viste, perciò con gli occhi  non si limita a guardarle – neanche quelle cieche –, ma le cerca, casomai si fossero perse e avessero bisogno di essere ritrovate”.</em></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Il sale della terra</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2020 07:18:46 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>Lydia, una madre. Luca, suo figlio. E Sebastiàn, marito e padre trucidato – insieme ad altri quindici familiari – perchè, grazie alla sua attività di giornalista investigativo, ha scoperto l&#8217;identità di uno dei narcos più temuti del Messico, Javier ,soprannominato “La lalechuza”, la civetta. Per un destino beffardo Lydia conosce il criminale all&#8217;interno della libreria di cui la donna è responsabile e ne scopre il lato umano: l&#8217;amore per la Poesia e per la figlia Marta. Ma se sali i gradini del Potere fino alla cima, anche l&#8217;individuo più sensibile perde la propria umanità e il confine tra Bene e Male si confonde con l&#8217;egotismo cieco che si fa diritto di vita o di morte sugli altri.</p>



<p>Lydia e Luca diventano il bersaglio principale della gang di Javier, i Jardineros. La donna decide, quindi, di scappare da Acapulco e di intraprendere la via dei migranti irregolari, che dall&#8217; America latina sperano di arrivare al <em>norte</em>, negli USA. E, per tutto il tempo del viaggio che durerà cinquatrè giorni e quattromiladuecentocinquatasei chilometri (ma sembrano molti anni), il vero protagonista del romanzo diventa il CORPO. Il libro si intitola “Il sale della terra” (in italiano, edito da Feltrinelli) ed è scritto da Jeanine Cummins, capace di rendere empaticamente tutta la gamma dei sentimenti provati dai personaggi, così come rende con le parole i paesaggi desolati dove si gioca la sopravvivenza di tanti.</p>



<p>Il corpo, dicevamo: ghiacciato dal terrore, esausto per gli ostacoli, rattrappito per nascondersi, piagato dalle intemperie, svuotato dalla disillusione, abusato dalla violenza, asfiittico per la perdita. Un corpo resistente, con il supporto della mente: gambe, braccia, sterno, piedi, testa, ossa, pelle che appartengono a giovani e adulti, donne e uomini e che diventano la sola e unica possibilità di salvezza.</p>



<p>Duro, amaro, malinconico, dolce è il racconto che la Cummings regala al lettore, immagini e struttura tanto cinematografici da immaginare tutto, da esserci dentro e patire, respirare di sollievo, poi temere e tornare a respirare&#8230;Così è il viaggio dei migranti irregolari, in particolare per coloro che lasciano la terra d&#8217;origine a causa del narcotraffico, come in questo caso.</p>



<p>Niente sconti perchè la realtà va descritta così com&#8217;è, ma un finale consolatorio e sprazzi di solidarietà che rendono un po&#8217; di Giustizia e speranza per il futuro.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. Intervista ad Adrian N. Bravi</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2020 07:59:51 +0000</pubDate>
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<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Da poco uscito per Quodlibet l&#8217;ultimo romanzo dello scrittore Adrian N. Bravi, argentino di nascita, ma che vive e lavora in Italia da tempo: IL LEVITATORE.</p>



<p>Si raccontano in questo romanzo le avventure tragicomiche di Anteo Aldobrandi e le sue levitazioni, iniziate un bel giorno senza preavviso all&#8217;età di quattordici anni. Sono passati trent&#8217;anni: da allora non ha mai smesso di levitare e di sperimentare quella forza cosmica che lo tira su. Un giorno, però, sempre senza preavviso, un postino gli consegna una busta verde pastello contenente una denuncia della sua ex moglie. Da quel giorno Anteo si trova a dover fare i conti con una realtà sempre più schiacciante. Tenta di tutto per tornare a levitare, ma fallisce ogni volta, mentre le buste verde pastello, che continuano ad arrivargli una dietro l&#8217;altra, lo tengono sempre più ancorato alla terra, invischiato in un processo penale di cui non capirà mai fino in fondo le accuse. Tuttavia, come dice il suo amico orologiaio, l&#8217;arte della levitazione non si perde mai: «ti sembra che scompaia, ma alla fine, quando meno te l&#8217;aspetti, te la ritrovi sotto i piedi».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="545" height="863" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14613" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 545w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/9788822904218_0_0_863_75-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 545px) 100vw, 545px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato ADRIAN BRAVI e lo ringrazia molto per la disponibilità</p>



<p>Il suo primo romanzo, <em>L’inondazione</em>, narra di un villaggio allagato e di un vecchio che vuole resistere a tutti i costi: da dove nasce questa storia?</p>



<p>Fino ai quattro anni ho vissuto in una casa che si trovava vicino a un fiume, il Luján, nella città di San Fernando e casa nostra (abitavo con i miei e una nonna) si allegava sempre quando straripava il fiume. A me, che ero piccolo, mettevano sopra un tavolo e si aspettava il rientro delle acque. Sono cose che mi raccontavano, perché di quegli anni non ho ricordi (qualche immagine sfuocata che mi è rimasta in testa, nient’altro). In questo libro, <em>L’inondazione</em>, uscito nel 2015, ho cercato di ricostruire attraverso la finzione una storia radicata nella mia prima infanzia. E poi, aggiungo, l’idea di Morales, un anziano che nonostante l’acqua e lo svuotamento del paese, decide di restare, mi piaceva molto. Mi piacciono le persone che sanno restare nel proprio posto nonostante le avversità, il contrario di quello che ho fatto io.</p>



<p>Descrive, nei suoi libri, una realtà spesso al limite del surreale: questo stile deriva dal suo carattere o dalla cultura di nascita?</p>



<p>Non lo so, forse da entrambi. Ho sempre osservato con molto interesse le ossessioni delle persone, quei chiodi fissi che li portano a diventare monomaniaci, come, d’altronde, lo sono io. Credo che in questi tic ci sia un grande espediente narrativo. E se uno li guarda con una lente d’ingrandimento non possono che diventare surreali e grotteschi. Il mio mondo narrativo è fatto di quotidianità, ma un po’ distorta.</p>



<p>Nelle sue pagine ricorre il tema della Giustizia, ma quali sono gli altri argomenti a lei cari?</p>



<p>È vero, la giustizia, o meglio, l’ingiustizia, nelle sue varie declinazioni, credo ricorra spesso nei miei libri. A volte l’ingiustizia ha a che fare con gesti minimi (come chi spettina senza ragione chi ha finito di acconciarsi un riporto in testa), altre volte è l’ingiustizia di una guerra assurda come quella tra l’Argentina e l’Inghilterra che ho provato a raccontare in <em>Sud 1982</em>, un libro del 2008.</p>



<p>Il suo ultimo lavoro &#8211; <em>Il levitatore</em>, edito da Quodlibet Compagnia Extra &#8211; racconta di un uomo, Anteo, che vive con la sua cagnolina&#8230; Cos&#8217;è, per lei, la solitudine?</p>



<p>In questo libro, per concludere la domanda di sopra, l’ingiustizia di un’accusa infondata diventa quasi il punto centrale intorno al quale ruota tutta la storia.</p>



<p>La solitudine. Non so bene cosa sia. È difficile da definire senza fare riferimento alla propria vita e io, nella mia intimità, mi sento abbastanza solo. Come chi dice di sentirsi felicemente infelice, io direi di sentirmi allegramente solo. Tutti i miei personaggi, se posso fare un autoriferimento, sono personaggi solitari, che vivono da soli o, nei peggiori dei casi, soli ma in compagnia. Costruiscono il loro mondo in solitudine, attraverso la levitazione o la pulizia di casa, ecc.</p>



<p>E poi Anteo inizia a levitare: spesso parla di quella dimensione “a metà”, tra terra e cielo, tra sopra e sotto&#8230; Perché questa scelta?</p>



<p>La levitazione, anche quando uno si stacca da poco da terra, presuppone un’ascesa verso l’alto. Ho scelto di parlare di un levitatore perché ormai, da quando i santi e psicocinesi sono andati in pensione, nessuno pratica più la levitazione. È un arte in disuso, relegata ingiustamente al soprannaturale, senza sapere che può diventare una pratica naturale, come l’arte del trapezio, per esempio. Sono secoli che la gente non riesce più a sgravitarsi e viviamo inchiodati in una realtà che ci schiaccia sempre di più.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. I cerchi nell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2020 06:37:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Cosa lega un romanzo giallo ai diritti (umani)? Ghezzi e Carella sono due poliziotti sulle tracce di verità e giustizia. Ghezzi cerca “il Salina”, scassinatore di professione, poco furbo, scomparso nel&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="569" height="797" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14475" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 569w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu-214x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 214w" sizes="(max-width: 569px) 100vw, 569px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Cosa lega un romanzo giallo ai diritti (umani)? Ghezzi e Carella sono due poliziotti sulle tracce di verità e giustizia. Ghezzi cerca “il Salina”, scassinatore di professione, poco furbo, scomparso nel nulla. La sua donna, “la Franca”, ex prostituta, chiede all&#8217;amico sbirro di riportarglielo a casa. Carella ha un fatto personale da risolvere: vuole, a tutti i costi (ma proprio a tutti) trovare chi ha picchiato a morte L., una giovane donna dalla vita sghemba. Tutto questo mentre il capo Gregori e la Procura devono risolvere il caso di omicidio di un ricco antiquario.</p>



<p>Milano è la scena in cui si dipanano le storie e anche un&#8217;altra protagonista di questo noir contemporaneo che ricorda molto le atmosfere degli anni &#8217;70 o di Simenon: quartieri degradati, periferie, hinterland avvolti in una nebbia, anche morale, che si fa patina di dubbi, corruzione, stanchezza , rassegnazione su ogni personaggio.</p>



<p>Dopo anni e anni alle prese con i criminali – di più o meno di bassa lega – cosa resta alle forze dell&#8217;ordine, sottopagate e prive di riconoscimenti? E che esistenze attraversano i ladri, truffatori, assassini, se non quelle di continuare a nascondersi o a scappare? E cosa unisce queste anime perse? <em>I cerchi nell&#8217;acqua</em> (titolo del romanzo, edito da Sellerio e scritto dal sempre bravo Alessandro Robecchi) sono gli spazi in cui stagnano i nostri ideali traditi e il nostro dolore. E&#8217; quest&#8217;ultimo che attanaglia i personaggi del racconto, anche dei più abbietti che comunque vengono puniti dalla Giustizia dello Stato civile. Non sono loro al centro dell&#8217;attenzione, ma chi li insegue, chi li condanna, chi non si è del tutto arreso alla mancanza di Etica generalizzata. Poliziotti di una certa esperienza così come una donna di strada agée sono il motore di questa nuova – e forse per loro ultima – urgenza di verità e giustizia, come dicevamo, per finire i giorni lavorativi e di un&#8217;intera vita con dignità, con la certezza di aver almeno salvato quelle briciole di valori positivi che si stanno dissolvendo come la brina e lasciarle a chi dei più giovani vorrà farne tesoro. Mentre si leggono le parole sembra di sentire ancora Ornella Vanoni che canta la <em>mala</em>&#8230;Ma quelli erano altri tempi e forse, paradossalmente, ne sentiamo la mancanza&#8230;</p>
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