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	<title>consumismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Fast fashion che se ne frega</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 10:17:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="709" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/PHOTO-2024-03-16-12-01-44-300x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 709px) 100vw, 709px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fast fashion&#8221; prende il nome da &#8220;fast food&#8221;, cibo veloce da mangiare in fretta, a poco prezzo e a qualsiasi ora del giorno perché già pronto, ma invece che alzare il colesterolo la fast fashion inquina il pianeta e lede i diritti umani, quindi direi un po&#8217; più pericolosa         (anche il fast food crea una massa di persone obese con tutte le conseguenze del caso, ma di questo parlerò in un altro articolo).<br>Nasce dall&#8217;esigenza di avere sempre capi nuovi da indossare per ogni occasione, di cambiare più volte al giorno il proprio outfit,<br>un&#8217;esigenza imposta non innata o necessaria, un&#8217;esigenza nata dal consumismo e dalla falsa estetica propinata dai social.<br>È vero che è giusto e auspicabile poter disporre di capi di abbigliamento a un prezzo abbordabile perché non tutti hanno soldi da spendere, ma dovremmo porci la domanda perché questi capi non durino mai più di qualche mese; inoltre, sotto il fascino dei prezzi bassi e dei rapidi cicli della moda si nasconde una grave crisi ambientale e un drammatico sfruttamento dei lavoratori.<br>Non è un segreto che la moda abbia un problema di rifiuti. A livello globale, ogni anno vengono create circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili; entro il 2030 si prevede che nel complesso scarteremo più di 134 milioni di tonnellate di tessuti all’anno.<br>&#8220;Tutti i vestiti che donerai saranno riciclati o riutilizzati, senza che nulla vada in discarica&#8221;, si legge spesso negli grandi store, da H&amp;M a Primark. Ma quanto c’è di vero?<br>La ONG Changing Markets Foundation ha utilizzato Apple AirTag per tracciare 21 capi tra cappotti, pantaloni, giacche e altri indumenti di seconda mano, ma in perfette condizioni. La ONG olandese ha donato gli articoli ai negozi H&amp;M, Zara, C&amp;A, Primark, Nike, The North Face, Uniqlo e M&amp;S in Belgio, Francia.</p>



<p>&#8220;Le promesse fatte da H&amp;M, C&amp;A e Primark sono un altro trucco greenwashing per i clienti&#8221;, afferma la responsabile della campagna di Changing Markets, Urska Trunk. La nostra indagine suggerisce che gli articoli in perfette condizioni vengono per lo più distrutti, bloccati nel sistema o spediti in tutto il mondo verso Paesi che sono meno in grado di gestire il vasto torrente di indumenti usati provenienti dall’Europa. Gli schemi aggiungono la beffa al danno offrendo ai clienti buoni-sconto o punti per acquistare più vestiti, amplificando il modello fast fashion che trabocca di rifiuti.<br>L&#8217;industria della moda è responsabile di impatti ambientali significativi, contribuendo al 10% delle emissioni globali di carbonio e all’inquinamento dell’acqua.<br>Poi c&#8217;è la questione non meno importante dei diritti umani: in Bangladesh, ad esempio, ci sono almeno 3500 industrie che lavorano per marchi occidentali e i lavoratori percepiscono salari da fame, spingendo spesso le famiglie a fare lavorare anche i bambini per potersi mantenere. Attualmente molti di questi lavoratori sono in sciopero e stanno combattendo per una vita più dignitosa anche contro la polizia che controlla l&#8217;ordine pubblico a suon di sprangate e che ha causato almeno un morto, ogni volta.</p>



<p>Quindi sfruttamento anche minorile , inquinamento, negazione dei diritti fondamentali: come la vogliamo risolvere?<br>Fermiamoci a pensare, veramente ci servono tutti quei vestiti?<br>Veramente abbiamo bisogno di cambiare abbigliamento così di frequente? Perché compriamo robaccia per poi buttarla?<br>Io indosso per tutto l&#8217;inverno tre paia di pantaloni e non mi sono mai sentita inferiore a nessuno.<br>E poi lo stress di scegliere ogni giorno&#8230;ma basta.<br>Viva la libertà dal fashion!</p>
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		<title>One billion rising: la violenza sul corpo sacro delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 08:48:39 +0000</pubDate>
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<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5234" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5234" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled289029" width="216" height="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">
Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”<a class="sdfootnoteanc" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a>, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più<br />
rappresentate è <i>My Vagina Was My Village</i>, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento<br />
globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.</div>
<div align="JUSTIFY">Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div class="separator"></div>
<div class="separator"><a title="" href="http://2.bp.blogspot.com/-2qzmETO5fyU/VlVjDa3UMjI/AAAAAAAADlM/TCTcED62Ug0/s1600/untitled%2B%252891%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="127" border="0" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di persone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete<br />
e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi<br />
professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una<br />
società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522</strong></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div id="sdfootnote1">
<div><a class="sdfootnotesym" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><br />
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea</div>
</div>
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		<title>ONE BILLION RISING ITALIA: la resilienza creativa per dire BASTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE !</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 10:46:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5226" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5226" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (22)" width="299" height="257" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5227" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5227" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="12065481_738937332907171_3232578313752288346_n" width="160" height="160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>AGISCI, BALLA, RIBELLATI!</p>
<p>Mancano due giorni al ONE BILLION RISING, il movimento globale per dire BASTA alla VIOLENZA SULLE DONNE ! In attesa degli eventi, in Italia e nel mondo, pubblichiamo il testo di Eve Ensler per l&#8217;edizione 2016.</p>
<p>Credo che in questo momento dobbiamo vivere sul filo di una incomprensibile follia, rifiutando sia di arrenderci, sia di far finta di niente. Ci troviamo a danzare sul baratro dell’annichilimento, ma allo stesso tempo con passione incoraggiamo e accogliamo un nuovo modello di riferimento.</p>
<p>Cosa molto difficile in un mondo, in un sistema che ci ha rigidamente indottrinato alla negazione del pensiero, a parlare per citazioni, a ragionare in modo schematico tra sì e no, mi piace e non mi piace, in una dicotomia dell’ “io con noi o contro di noi”, insomma secondo assolutismi stupidi e riduttivi, strumenti di manipolazione consumistica. L’entusiasmo dell&#8217;assurdità richiede di fare propria l’ambiguità, l’insicurezza e significa guardare a testa alta il drammatico frangente in cui ci troviamo. Significa dimenarsi e prevedere che cadrai, danzando nell’impossibile caos di un appassionato possibile.</p>
<p>Dobbiamo quindi imparare l’arte e mettere in opera la “distruzione&#8221;. Dobbiamo lasciare andare le nostre false sicurezze e dirottare la nostra percezione del mondo. Dobbiamo dare per scontato che ovunque noi viviamo e qualsiasi cosa facciamo, può cambiare e sgretolarsi e dobbiamo abituarci al cambiamento e al lasciare andare le cose. A vivere come se non ci fosse altro futuro se non quello che noi creiamo. Con nessuna garanzia se non la nostra determinazione a vivere come pionieri di una nuova consapevolezza e di una nuova strada.</p>
<p>Dobbiamo diventare persone che vanno contro corrente. Questo è il potere della resilienza creativa. Smettere la solita routine e prendere posizioni contro la nostra accettazione o contro una crescita economica, rischiare di ricevere disapprovazione e polemiche, prendere parte ad azioni che allentano la morsa verso derive suicide e abbattere ogni tirannia.</p>
<p>Distruggere, combattere e danzare con tutte le nostre risorse per una vita che vada oltre la comodità.</p>
<p>Eve Ensler</p>
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