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	<title>coste Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>6 febbraio. Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:31:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="765" height="228" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f-300x89.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></figure>



<p>6 febbraio 2024 &#8211; Decimo anniversario</p>



<p>La loro vita, la nostra luce. Il loro destino, la nostra indignazione. Aprite le frontiere!<br>Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.<br>Il 6 febbraio 2014, più di 200 persone, partite dalle coste marocchine, tentarono di raggiungere a nuoto la spiaggia di Tarajal, nell&#8217;enclave spagnola di Ceuta. Per evitare che arrivassero in “terra spagnola”, la Guardia Civil utilizzò strumenti antisommossa e anche i militari marocchini presenti non soccorsero le persone che stavano annegando davanti a loro. Quindici corpi furono ritrovati sul versante spagnolo, decine di altri scomparvero, i sopravvissuti furono respinti, alcuni morirono sul versante marocchino.<br>Sono passati dieci anni dal massacro di Tarajal.<br>Dieci anni durante i quali il numero dei morti e dei dispersi ha continuato ad aumentare, nel Mediterraneo e sulla rotta delle Canarie, all&#8217;interno dei confini interni dell&#8217;UE, sulla Manica, ai confini orientali, lungo la rotta dei Balcani, e ancora nel Deserto del Sahara e lungo qualsiasi altra traiettoria di mobilità. Il regime delle frontiere ha mostrato ancora una volta il suo volto cinico in maniera del tutto disinibita nel 2023, durante il naufragio di Cutro, quando nella notte del 25 febbraio morirono 94 persone e almeno altre 11 scomparvero a pochi metri dalle coste italiane, sotto lo sguardo impassibile di Frontex e delle autorità italiane, ancora il 14 giugno quando più di 600 persone scomparvero per sempre al largo di Pylos, in Grecia e come il 23 aprile 2022, quando un&#8217;imbarcazione con 90 persone a bordo affondò al largo delle coste libanesi.<br>Dieci anni durante i quali le associazioni, le famiglie e tutti coloro i quali si battono per il diritto alla mobilità per tutti e tutte hanno continuato a chiedere verità e giustizia per queste vittime, a evidenziare le responsabilità dirette e indirette del regime delle frontiere, a lavorare per dimostrare queste responsabilità e sostenere le famiglie e i propri cari nel doloroso percorso di<br>ricerca dei dispersi e di identificazione delle vittime.<br>In occasione del decimo anniversario del massacro di Tarajal, ribadiamo l&#8217;appello lanciato lo scorso anno, con l&#8217;auspicio che ancora più organizzazioni, associazioni, famiglie e attivisti si uniscano a questo processo delle CommemorAzioni decentrate che si svolgono ogni anno il 6 febbraio, affinché questa mobilitazione transnazionale diventi sempre più diffusa, sempre più visibile nello spazio pubblico e riesca a riunire sempre più persone.<br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi di parenti delle vittime delle migrazioni, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i Paesi del mondo di organizzare intorno al 6 febbraio iniziative di protesta e sensibilizzazione.<br>Vi invitiamo a utilizzare il logo riportato in alto, così come i vostri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati sul gruppo e sulla pagina Facebook “Commemor-Action”.</p>



<p><br>Per aderire all’appello potete scrivere a: globalcommemoraction@gmail.com<br>Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/330380128977418/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100076223537693&utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina delle precedenti CommemorAzioni: https://missingattheborders.org/news?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire! Sono persone, non numeri!</p>



<p>Libertà di movimento per tutti!</p>



<p>CHI SIAMO<br>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di sparizioni forzate lungo le<br>frontiere di terra e di mare, in Europa, Africa e America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere in cerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il loro viaggio fornendo assistenza<br>medica, cibo, vestiario e sostegno quando si trovano in situazioni pericolose affinché il loro viaggio vada a<br>buon fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone prima della loro scomparsa, che si impegnano a<br>identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una sepoltura dignitosa.<br>Siamo una grande famiglia che non ha né confini né nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i<br>regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che lotta per affermare il diritto di migrare, la libertà di<br>circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>COSA SONO LE COMMEMORAZIONI<br>Le CommemorAzioni mirano a rilanciare le richieste, a porre fine all’assenza di giustizia, a rendere omaggio<br>a tutte le vittime del regime delle frontiere pericoloso e immorale, a ricordare i loro nomi, di là dalle cifre<br>disumanizzanti che sono ben al di sotto della realtà, senza dimenticare le tante persone che sono<br>scomparse nell’anonimato.<br>Le CommemorAzioni sono eventi commemorativi delle persone migranti decedute, scomparse o vittime di<br>sparizione forzata durante il loro viaggio attraverso le frontiere del mondo.<br>Il percorso nasce dalla collaborazione tra familiari e amici delle persone scomparse, in particolare nel<br>Mediterraneo, e gli attivisti impegnati a raccogliere le loro testimonianze e amplificare le loro rivendicazioni.<br>Questa collaborazione si è consolidata e rafforzata attorno alla creazione della pagina web Missing at the<br>Borders (https://missingattheborders.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss nata per dare voce alle famiglie dei migranti e un&#8217;opportunità per<br>far ascoltare le loro storie.<br>Le CommemorAzioni sono momenti commemorativi e di protesta allo stesso tempo che mirano a costruire<br>collettivamente processi che possano supportare le famiglie nelle loro richieste di verità e giustizia riguardo<br>al destino dei loro cari.</p>



<p>Il processo delle CommemorAzioni si compone di due eventi:<br>COMMEMORAZIONI DECENTRATE e GRANDI COMMEMORAZIONI</p>



<p>Abbiamo scelto la data del 6 febbraio, giorno del massacro di Tarajal, come data simbolica per organizzare<br>ogni anno delle CommemorAzioni decentrate in tutti i paesi del mondo, per unificare tutte le lotte che molte<br>organizzazioni conducono ogni giorno con l’obiettivo di denunciare la violenza del massacro di Tarajal, dei<br>regimi delle frontiere del mondo e per chiedere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e<br>per le loro famiglie.<br>Nel febbraio 2020, attivisti e famiglie si sono riuniti a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima Grande<br>CommemorAzione e il 6 settembre 2022 a Zarzis, in Tunisia, per realizzare la seconda, al fine di continuare<br>il processo di costruzione della rete internazionale di parenti dei migranti morti, dispersi o vittime di sparizioni<br>forzate e di continuare la lotta per il diritto alla libertà di circolazione per tutti. Le Grandi CommemorAzioni si<br>svolgono ogni due anni, il 6 settembre, giorno in cui si ricorda il naufragio del 2012 avvenuto a pochi<br>chilometri da Lampedusa in cui scomparvero in mare oltre 50 persone.</p>
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		<title>Appello: non sulla nostra pelle. Casa, lavoro, diritti e documenti per tutte e tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Apr 2023 11:13:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani firma e divulga il seguente appello di Movimento Migranti. NON SULLA NOSTRA PELLECASA, LAVORO, DIRITTI E DOCUMENTI PER TUTTE E TUTTI Siamo quelli che sono sopravvissuti al Mediterraneo e&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="775" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-1024x775.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16923" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-1024x775.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-300x227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-768x581.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro-1536x1163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1781w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>o</figcaption></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani firma e divulga il seguente appello di Movimento Migranti.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>NON SULLA NOSTRA PELLECASA, LAVORO, DIRITTI E DOCUMENTI PER TUTTE E TUTTI</td></tr><tr><td>Siamo quelli che sono sopravvissuti al Mediterraneo e alla Rotta Balcanica, che scappano da fame, guerre, catastrofi ecologiche, dal saccheggio delle nostre terre, dagli effetti delle vostre politiche neocoloniali e delle vostre multinazionali. Siamo i vostri braccianti, i vostri operai, i vostri badanti, i vostri facchini, i vostri negozianti.<br>Siamo la vostra ricchezza!<br>Siamo quelli che dormono nei ghetti dei campi, che dormono per strada, che non trovano casa, che pagano affitti stellari. <br>Guardati dall’alto in basso, trattati in modo razzista. Siamo le donne, anche noi lavoratrici e costruttrici di questo paese, che ai vostri occhi appaiono solo come corpi da abusare, sfruttare, violentare. Siamo le madri, le sorelle, le figlie anche di questo paese.<br>Siamo quelli che non hanno i documenti, che non accedono al sistema sanitario, che si infortunano di più, che muoiono di più. Quelli che non hanno rappresentanza politica, che non possono votare, quelli di cui parlano male al bar e al tg, carne da campagna elettorale.Non siamo animali, non siamo criminali, non vogliamo farvi pena: siamo solo in cerca di una vita migliore, siamo lavoratrici e lavoratori.<br>Come avete fatto voi. Come fate voi quando ancora oggi emigrate perché questo paese non assicura un futuro decente a nessuno. Abbiamo visto morire a Cutro tanti come noi. 91 persone, tanti bambini, a dieci metri dalla costa, per la criminale scelta di non intervenire. Abbiamo provato rabbia, dolore. Perché era prevedibile, era evitabile. Cutro rappresenta il fallimento delle politiche migratorie italiane ed europee degli ultimi trent’anni. Si prova a fermare gli sbarchi pagando criminali libici, appaltando ai campi di concentramento la gestione della frontiera, cercando di impedire alle ONG di salvare vite.<br>Ma tutto questo non serve.  È venuto il momento di dire basta a tutto questo. Siamo cinque milioni. Abbiamo una forza incredibile. Molti di noi sono in Italia già da anni, lottano, studiano, si organizzano, ottengono piccole e grandi vittorie. <br>È tempo di mettere insieme le comunità sul territorio, la rete di associazioni, di sindacati, di organizzazioni politiche che vogliono una gestione diversa delle frontiere e delle migrazioni. Abbiamo un’emergenza: impedire al Governo Meloni di varare l’ennesimo decreto assassino, che toglie la “protezione speciale”, uno dei canali fondamentali per chi scappa dai conflitti e dalla fame, e va creare ancora più clandestinità e guerra fra poveri. <br>Ma da questa emergenza vogliamo partire per rivendicare tutto quello che spetta alle classi popolari che in questi anni di crisi si sono impoverite mentre ricchi, speculatori e multinazionali si sono arricchiti sulle nostre spalle.<br>Vogliamo una mobilitazione che metta al centro i diritti di tutte e tutti quelli che oggi vengono esclusi. Perché, anche se ci vogliono dividere, noi abbiamo tutti gli stessi problemi di casa, salario, lavoro, servizi sociali, trasporti, scuola e sanità. Uniti possiamo essere una forza! <br><br><strong>FIRMA L&#8217;APPELLO: </strong><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScjsyeINeyserWtze3BhWNVJMivsy4HaHpxqT0mwbvOILBczQ/viewform?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScjsyeINeyserWtze3BhWNVJMivsy4HaHpxqT0mwbvOILBczQ/viewform?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>Non rinnovare gli accordi Italia-Libia</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 16:27:12 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16671" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memorandum-768x433.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>ll prossimo mercoledì 26 ottobre a Roma, alle ore 14.30 presso la Sala Cristallo dell’hotel Nazionale in Piazza di Monte Citorio 131, <strong>per chiedere all’Italia e all’Europa di riconoscere le proprie responsabilità e non rinnovare gli accordi con la Libia.</strong></p>



<p>Dopo la conferenza stampa, le organizzazioni invitano la società civile a scendere in piazza durante<strong>&nbsp;la manifestazione organizzata alle 17,30 in Piazza dell’Esquilino.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>100.000 persone respinte in Libia in 5 anni, #NONSONODACCORDO </strong></p>



<p></p>



<p>Amnesty International sta raccogliendo le firme. </p>



<p>Se entro il 2 novembre il governo italiano non deciderà per la sua revoca, il Memorandum Italia–Libia verrà automaticamente rinnovato per altri 3 anni. Si tratta di un accordo che da ormai 5 anni ha conseguenze drammatiche sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini migranti e rifugiati.<strong>&nbsp;Dal 2017 ad ottobre 2022 quasi 100.000 persone sono state intercettate in mare</strong>&nbsp;dalla guardia costiera libica e riportate forzatamente in Libia, un paese che non può essere considerato sicuro. Le organizzazioni chiedono al governo italiano di riconoscere le proprie responsabilità e di non rinnovare gli accordi con la Libia.</p>



<p><em>Memorandum of Understanding</em> tra le autorità italiane e libiche. Rinnovo che avverrà automaticamente il 2 di novembre, ammenoché una delle parti (il governo italiano o quello libico) non si opponga prima della scadenza, annullando così l’accordo. Prospettiva che appare alquanto improbabile visto l’attuale scenario politico, che certamente porterà alla proroga del MoU per altri tre anni, da febbraio 2023 a febbraio 2026.</p>



<p>La chiamata all’azione – lanciata dal network europeo <a rel="noreferrer noopener" href="https://abolishfrontex.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Abolish Frontex</a> assieme all’assemblea <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.dirittodimigrare.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Diritto di Migrare | Diritto di Restare</a>, <a href="https://mediterranearescue.org/news/15-ottobre-stop-al-memorandum-italia-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterranea S.H.</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://mobile.twitter.com/soliwrilibya?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Solidarity with Refugees in Libya</a> – è stata raccolta in diverse città europee, dove ci saranno marce e sit-in fuori dai consolati e dalle ambasciate italiane di Parigi, Londra, Berlino, Barcellona, Madrid, Bruxelles, Berna e Zurigo. In Italia, invece, ci saranno azioni sia nei grandi centri, da Napoli a Torino passando per Roma e Milano, che in provincia, come a Brescia, Carpi e Schio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="577" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1024x577.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16672" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1024x577.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-768x433.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor-1536x866.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/memor.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>La&nbsp;<strong>richieste avanzate dai promotori</strong>&nbsp;sono la fine di tutti i finanziamenti e della cooperazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, la fine della criminalizzazione del soccorso civile in mare e delle persone in movimento, la chiusura dei centri di detenzione libici, l’attivazione di una missione europea di salvataggio in mare, l’evacuazione di tutte le persone in movimento presenti in Libia verso i paesi sicuri dell’Ue. Rivendicazioni molto simili a quelle del movimento&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.refugeesinlibya.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Refugees in Lybia</a>, nato un anno fa da persone migranti bloccate nel paese nordafricano, per&nbsp;<strong>opporsi a condizioni di vita inumane e chiedere l’immediato trasferimento in Europa</strong>. Lo scorso gennaio, dopo oltre cento giorni di sit-in permanente sotto la sede dell’UNHCR di Tripoli, centinaia di manifestanti&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/01/refugees-in-libya-rastrellati-e-incarcerati-con-il-beneplacito-dellunione-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">vennero sgomberati</a>&nbsp;con la forza dalle milizie libiche e rinchiusi nelle carceri di Ain Zara, nel&nbsp;<strong>silenzio complice</strong>&nbsp;delle istituzioni internazionali per i rifugiati.</p>



<p>Oggi, oltre <strong>trecento di loro si trovano ancora in quelle orribili prigioni</strong>, mentre le <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/refugeesinlibya/videos/634219774822658/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">condizioni di sicurezza</a> del paese peggiorano ulteriormente, con l’inasprimento del conflitto tra i governi di Tripoli e Tobruk che fa presagire una nuova guerra civile. Solo pochi giorni fa, <strong>17 persone migranti sono state <a rel="noreferrer noopener" href="https://fb.watch/g8dFHLym2W/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">bruciate vive</a> in una barca presso la città di Sabrata</strong>, presumibilmente da trafficanti: è ormai nota la vicinanza (se non l’identità) tra i gruppi di trafficanti e le milizie libiche della sedicente guardia costiera sostenute dal governo italiano. </p>



<p>E&#8217; importante inserire il <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/accordo-italia-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Memorandum Italia-Libia</a> nel contesto della vasta <strong>politica europea di respingimento ed esternalizzazione delle frontiere</strong>. Infatti, come denuncia <a href="https://twitter.com/seawatchcrew/status/1579888559846264833?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sea Watch</a>, è proprio <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/frontex/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Frontex</a> a fornire le coordinate alla guardia costiera libica per effettuare i respingimenti in mare, che sono stati 16.500 solo nel 2022 e almeno 80 mila dal 2017. A tal proposito, il 5 ottobre è partita l’ennesima <a rel="noreferrer noopener" href="https://privacyinternational.org/press-release/4962/eu-ombudsman-opens-inquiries-frontex-and-eeas-their-support-develop-surveillance?fbclid=IwAR3D4KhJY5_5ZWxaxLANNC1F27FFcnJpNXaph55VaaMcbSV9hioOE0MPD2A&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">investigazione</a> del difensore civico europeo contro l’agenzia europea di guardia delle frontiere, che indagherà anche sulla EEAS (<em>European External Action Service</em>), provando a far luce sui training formativi e sulla sorveglianza aerea effettuate da Frontex a supporto della GACS, l’Amministrazione Generale per la Sicurezza Costiera libica. Inoltre, è bene ricordare che l’azione italiana ed europea non si limita a finanziare le capacità e le infrastrutture di <em>pull-back</em> dal Mediterraneo alla Libia e di detenzione, ma si spinge ancora più a sud, supportando direttamente anche la ‘difesa’ del confine meridionale del paese. Questo significa altre deportazioni e altra morte, stavolta nel deserto: il Sahara, sotto la cui sabbia non si contano i corpi, è oggi un cimitero più grande del Mediterraneo, e per l’Ue <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/10/radio-melting-agadez-niger-la-porta-blindata-del-deserto/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Agadez</a> è divenuta nevralgica almeno quanto Tripoli.  </p>



<p>Grazie al lavoro investigativo di molte ONG indipendenti come Amnesty International, alle testimonianze di chi arriva in Italia, ai movimenti come <a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/RefugeesinLibya?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Refugees in Libya</a>, alle inchieste giornalistiche, dopo cinque anni dalla <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/tag/legge-minniti-orlando/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">legge Minniti-Orlando</a> <strong>possiamo dire che della Libia sappiamo tanto, se non tutto</strong>. Sappiamo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.meltingpot.org/2022/09/utilizzo-dei-fondi-pubblici-in-libia-la-giornalista-sara-creta-ricorre-alla-cedu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">cosa succede nei centri di detenzione</a>, sappiamo delle torture, dei respingimenti violenti, della tratta, dei lavori forzati, delle <a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/BaobabExp/status/1579045718626799617?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">violenze sessuali</a>, delle uccisioni di massa. Sappiamo che questo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.oxfamitalia.org/accordo-italia-libia-5-anni-dopo/#:~:text=Un%20patto%20costato%20ai%20contribuenti,fermare%20le%20morti%20in%20mare.?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">è costato</a> ai contribuenti italiani quasi un miliardo di euro, solo per quanto riguarda le missioni militari. </p>



<p>Negli ultimi cinque anni sono state&nbsp;<strong>oltre 85.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia</strong>: uomini, donne e bambini andati incontro alla&nbsp;<strong>detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni illegali</strong>.</p>



<p>Sono intrappolati in un paese devastato dal conflitto, dove l’illegalità e l’impunità consentono alle bande criminali di prosperare. Molti, temendo per la propria vita e non avendo una via d’uscita sicura e legale dal paese, tentano di raggiungere l’Europa su fragili barche.&nbsp;<strong>Sempre più persone vengono fermate e riportate in Libia</strong>, a seguito delle misure messe in atto dai governi europei per chiudere la rotta marittima e contenere le persone in un paese non sicuro.</p>



<p><strong>La maggior parte dei rifugiati e dei migranti in Libia proviene dall’Africa subsahariana e settentrionale</strong>, mentre un numero minore proviene dall’Asia e dal Medio Oriente. I motivi per cui hanno lasciato i loro paesi d’origine sono vari. Alcuni sono fuggiti a causa di guerre, carestie o persecuzioni. Altri sono partiti in cerca di una migliore istruzione o opportunità di lavoro. Molti di loro intendono rimanere in Libia, mentre altri sognano di raggiungere l’Europa, o sono spinti a farlo dal peggioramento delle condizioni in Libia.</p>



<p>Vogliamo che non si rinnovino gli accordi tra Italia e Libia per la dignità di ogni essere umano!</p>
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		<title>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 14:39:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carissimi, 75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa.&#160; Hanno chiesto soccorso alle ore 22 di ieri 18/11. Noi delle Veglie Contro le Morti in Mare stiamo testimoniando in&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="417" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-1024x417.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15832" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-1024x417.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-300x122.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1-768x313.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/1migra_7-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>A boat carrying migrants is stranded in the Strait of Gibraltar before being rescued by the Spanish Guardia Civil and the Salvamento Maritimo sea search and rescue agency that saw 157 migrants rescued on September 8, 2018. &#8211; While the overall number of migrants reaching Europe by sea is down from a peak in 2015, Spain has seen a steady increase in arrivals this year and has overtaken Italy as the preferred destination for people desperate to reach the continent. Over 33,000 migrants have arrived in Spain by sea and land so far this year, and 329 have died in the attempt, according to the International Organization for Migration. (Photo by Marcos Moreno / AFP)</figcaption></figure>



<p>Carissimi,</p>



<p>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa.&nbsp;</p>



<p>Hanno chiesto soccorso alle ore 22 di ieri 18/11. Noi delle Veglie Contro le Morti in Mare stiamo testimoniando in varie piazze che non vogliamo che questi nostri fratelli siano fatti morire.</p>



<p>Chiediamo a tutt* di darci una mano mandando mail e messaggi twitter ai responsabili. Di seguito diamo indirizzi e testi.</p>



<p>Sia dalle piazze che dalle case facciamo&nbsp; partire subito il MASSIMO di mail e di messaggi twitter, ai responsabili del soccorso:</p>



<p><strong>Draghi, Lamorgese,&nbsp; Giovannini, Guerini e Di Maio.</strong></p>



<p><strong>Di seguito ci sono i testi e gli indirizzi per la mail e per twitter.&nbsp;</strong>Importante Twitter, lo seguono in tempo reale.</p>



<p>È  importante che ricevano tanti messaggi da mittenti diversi con la stessa richiesta di soccorrere  immediatamente, di non lasciar morire, MENTRE possono farlo.</p>



<p>Chiediamo magari a parenti amici e conoscenti di darci una mano.</p>
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		<title>Sopralluogo in Albania: le peculiari dinamiche migratorie di un paese chiave nella rotta balcanica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Oct 2021 08:19:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da asgi.it) Articolo di presentazione del sopralluogo giuridico in Albania condotto da soci ASGI coinvolti nel progetto Medea insieme a operatori ed avvocati appartenenti alla rete Network dei Porti Adriatici. Si tratta di una&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://medea.asgi.it/wp-content/uploads/2021/09/IMG-20210831-WA0044-01-1-1024x540.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-34038"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Articolo di presentazione del sopralluogo giuridico in Albania condotto da soci ASGI coinvolti nel progetto Medea insieme a operatori ed avvocati appartenenti alla rete Network dei Porti Adriatici. Si tratta di una prima analisi descrittiva di quanto emerso in attesa della produzione di un report contenente il resoconto dettagliato dell’esperienza e specifici approfondimenti.</p></blockquote>



<p>Dal 19 al 27 giugno 2021 un gruppo di operatori legali e avvocati hanno effettuato un sopralluogo in Albania. Oltre a soci ASGI erano presenti componenti dell’associazione&nbsp;<a href="https://lungolarottabalcanica.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lungo la Rotta Balcanica</a>&nbsp;e &nbsp;dell’associazione&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/SOSDiritti.Venezia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">S.O.S. Diritti di Venezia</a>&nbsp;che, insieme ad ASGI, fanno parte del&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/network-porti-adriatici-respingimenti-e-riammissioni/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Network Porti Adriatici</a>. L’idea di effettuare un sopralluogo in Albania è nata, infatti, da un confronto iniziato all’interno del Progetto Medea di ASGI e proseguito con le altre realtà facenti parte del Network, oltre che con attivisti di altre organizzazioni. I monitoraggi svolti nelle aree di confine e nei Paesi attraversati da flussi migratori costituiscono importanti occasioni di comprensione della realtà.</p>



<p>Se la Bosnia ed Erzegovina è una delle tappe della c.d. Rotta Balcanica che ha avuto, almeno nel corso degli ultimi anni, un importante rilievo mediatico anche&nbsp; a causa delle condizioni di degrado che i migranti si trovano ad affrontare, l’Albania è stata in questo senso molto meno attenzionata. Sebbene il contesto albanese sia molto differente da quello bosniaco o serbo, l’osservazione di quanto accade in Albania assume, per varie ragioni, una notevole importanza. Come dimostra lo stesso l’interesse di EASO che è prossima all’apertura di un ufficio nel Paese, l’Albania, è infatti diventata negli ultimi anni uno dei paesi di transito per i migranti provenienti dalla Grecia e diretti nei Paesi dell’area balcanica prima e nell’Europa Occidentale dopo, nonchè un paese da cui un numero significativo di migranti cerca di raggiunge le coste italiane sia attraverso i traghetti di linea sia con piccole imbarcazioni, rivestendo dunque un ruolo di crescente interesse nelle dinamiche migratorie nei Balcani Occidentali. Non solo. L’Albania è stato il primo paese terzo a dare ufficialmente&nbsp; il via, dopo un accordo siglato nell’ottobre 2018 con l’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera, ad un’operazione congiunta che prevede la presenza di personale dell’Agenzia con poteri esecutivi sul proprio territorio. Al tempo stesso l’Albania, nonostante i rilevanti cambiamenti intervenuti negli ultimi anni e il processo di avvicinamento all’UE, resta una terra di emigrazione, ancora legata a doppio filo a dinamiche migratorie che interessano molti Paesi dell’Unione Europea. In particolare, gli aspetti che si è ritenuto approfondire durante il sopralluogo hanno riguardato:</p>



<ol><li>La costante ascesa dei numeri legati ai flussi migratori&nbsp; in transito nel paese (che&nbsp; risultano comunque inferiori rispetto ad altri paesi quali la Macedonia del Nord, Serbia e Bosnia);&nbsp;</li><li>La presenza e il consolidamento&nbsp; delle operazioni di Frontex nelle aree di frontiera con la Grecia e il Montenegro;</li><li>La conoscenza che la società civile ha del ruolo del paese nelle dinamiche migratorie in ingresso, transito ed uscita;</li><li>La normativa vigente, il sistema di accoglienza e la conoscenza degli enti e delle ong attive ed operanti nel Paese a tutela dei diritti dei migranti e richiedenti protezione internazionale.</li></ol>



<p>Il sopralluogo ha consentito al gruppo di lavoro di esplorare buona parte del paese, soffermandosi in particolare sui luoghi più sensibili in riferimento agli ingressi e alle partenze delle persone in movimento. Oltre, alla capitale Tirana, dove sono stati svolti incontri istituzionali (UNHCR, Caritas Albania, l’Ufficio dell’Avvocato del Popolo e RMSA&nbsp; –Refugee and Migrant Service in Albania), la missione si è concentrata sulle aree di confine con la Grecia (Gjirokaster e Korca) e il Montenegro (Scutari) – dove sono attive le squadre di Frontex – e sui porti di Durazzo e Valona.</p>



<p>Se la visita della capitale è stata interessante, oltre che per gli incontri istituzionali, anche per la visita del centro di accoglienza dei richiedenti asilo nel quartiere di Babbru, il sopralluogo ai porti di Durazzo e Valona ci ha permesso di entrare in contatto con alcuni cittadini stranieri in transito. In generale, le interviste condotte sono state preziose per avere un riscontro diretto non solo delle difficoltà che le persone in movimento incontrano nel tentare di raggiungere le coste italiane, ma anche per cominciare a comprendere le dinamiche di attraversamento in ingresso delle frontiere. Estremamente interessante&nbsp; si è rivelato&nbsp; l’incontro avuto con un funzionario della polizia di frontiera di Durazzo che ha illustrato in concreto l’operatività della polizia di frontiera, confermando il respingimento di cittadini stranieri ai porti adriatici italiani e offrendo importante informazioni riguardo all’attuazione degli accordi di riammissione e di polizia. I cittadini stranieri fermati in posizione irregolare in prossimità di zone di frontiera che, soggetti alle procedure di identificazione risultano essere stati già fotosegnalati al confine greco-albanese, vengono infatti ricondotti dalla polizia a tale punto di confine ed invitati a rientrare in territorio greco.</p>



<p>La tappa a Korca e al relativo valico di frontiera di Kapstiche ha permesso di osservare il centro di transito edificato da OIM nel 2017, una struttura composta da una serie di container e caratterizzata da una massiccia presenza sia di forze di polizia e sicurezza albanesi sia di autovetture di Frontex. L’area di Korca e i piccoli paesi situati in prossimità della frontiera greca, tra cui la piccola località di&nbsp; Trestenik che abbiamo raggiunto proprio per avvicinarci il più possibile alla linea di confine, sono da sempre caratterizzati da flussi afferenti a quella che viene definita da&nbsp;<a href="https://frontex.europa.eu/we-know/migratory-map/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Frontex la&nbsp; rotta circolare dall’Albania alla Grecia</a>.</p>



<p>La città di Gjirokaster, seconda tappa del nostro viaggio, ed in particolare il valico di Kakavia (distante circa 30 km dalla città) costituisce la principale via di accesso all’Albania dalla Grecia e ospita un ufficio dell’agenzia Frontex. A differenza di quanto riscontrato a Kapshtice, dove il centro di transito è collocato nelle immediate vicinanze della frontiera,&nbsp; qui il centro di identificazione e accoglienza è collocato nella località di Gerhot piuttosto distante dalla frontiera e posto alla periferia opposta del centro abitato. Il centro, molto simile a quello presente al valico di Kapstiche e costituito da una serie di container in un’area delimitata da una rete molto alta e filo spinato, è ubicato all’interno di una discarica di auto in rottamazione.&nbsp;</p>



<p>Le tappe a Korce e Gjirokaster, si sono rivelate molto interessanti anche per gli incontri tenuti con i presidi di Caritas Albania, operativi nelle due aree.&nbsp;</p>



<p>La città di Valona è stata interessata da una brevissima visita; l’accesso all’area portuale, possibile con qualche accorgimento a Durazzo, è praticamente impossibile a Valona in ragione di rigidi controlli all’ingresso e aree delimitate da alte barriere. Dai primi riscontri avuti i flussi in partenza da Valona e dall’area più a sud, sono caratterizzati da un maggiore controllo da parte della criminalità organizzata che rende difficile reperire informazioni dalla popolazione locale.</p>



<p>Sulla base delle informazioni raccolte, si è infine deciso di proseguire il sopralluogo con una visita del confine settentrionale raggiungendo la città di Scutari situata nel nord dell’Albania al confine con il Montenegro. A differenza che negli altri luoghi visitati, nel caso di Scutari, le persone respinte o intercettate nei pressi delle frontiere di Hani Hotit e Muriqan (al confine con il Montenegro) e Kukes (al confine col Kosovo) vengono temporaneamente collocate in una struttura, nata per accogliere i profughi della guerra in Kosovo, attualmente e parzialmente convertita in a centro di accoglienza e di identificazione gestito da Caritas Albania. Oltre alla città di Scutari e al centro di accoglienza, è stato possibile recarsi a Lezhe, luogo di transito per raggiungere i confini settentrionali, e nelle zone di confine Muriqan e Hani Hotit, interessate da flussi migratori in uscita, da conseguenti respingimenti da parte delle guardie di confine montenegrine e di agenti di Frontex e da un controllo del territorio da parte delle forze di polizia albanesi alle quali la nostra presenza non è sfuggita.</p>



<p>Il sopralluogo ha consentito anche la raccolta di numerose e significative informazioni attraverso una serie di incontri formali ed informali con diversi attori coinvolti a diverso titolo nel sistema di gestione delle frontiere e della migrazione in Albania. Gli incontri con le associazioni e rappresentanti&nbsp; della società civile (Caritas Italiana, Caritas Albania Fondazione Emmanuel, medici e altri) sono stati estremamente funzionali per comprendere sia le dinamiche che&nbsp; le modalità e i ruoli&nbsp; con le quali le operazioni di pre-screening alle frontiere vengono effettuate&nbsp; e per trovare conferma a numerose criticità legate alla tutela di diritti fondamentali delle persone in transito. Abbiamo potuto inoltre constatare un atteggiamento di grande soggezione nei confronti delle organizzazioni e dei soggetti istituzionali che sono ai vertici apicali del sistema amministrativo. Questo è soprattutto emerso durante i colloqui con i diversi uffici territoriali di Caritas Albania che operano presso i valichi di frontiera, i quali hanno fornito spesso informazioni parziali e contraddittorie, evitando di evidenziare criticità relative all’operato di altri attori coinvolti.&nbsp;</p>



<p>Lungi dall’essere una esperienza conclusa, il sopralluogo ci ha consentito di acquisire primi elementi di conoscenza essenziali per comprendere alcune dinamiche, l’evoluzione delle rotte, il ruolo di Frontex nell’area e soprattutto ha suscitato l’interesse a sviluppare successivi approfondimenti sia di carattere giuridico che, più in generale, di analisi del fenomeno migratorio importanti per future azioni del progetto.</p>
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		<title>ResQ People: la prima missione. La nave ha salpato gli ormeggi dal porto di Burriana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 07:16:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carissime amiche, carissimi amici, vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&#160;è iniziata la prima missione della nostra nave&#160;(guarda qui la&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/08/09/resq-people-la-prima-missione-la-nave-ha-salpato-gli-ormeggi-dal-porto-di-burriana/">ResQ People: la prima missione. La nave ha salpato gli ormeggi dal porto di Burriana</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/kmMgb1aBMiA2EpQzDzM_poRJHlyZ7yVz8roH0TySuH-aAnpLkVnHHQkSvoQiOLVSoc3GEduYa9SPqMNXFXyjbv6q6GDsYoY0lWnRC-aAJHjoRd2z4uQLS4CSQ2WxQYd8_fPihCLvm5wlUA=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/ConsoleImages/LOGO_ResQ_200px.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/ezWTSbLS2p773cCPCruLz8w-J4SMAqnDqPEds54Cf74QOZTt6t_pw0mpbVv50hkbl35qSmjev5f8OrHYKZSXhMKwg7cmTCL13nrvyt9pMil3zeTpCa6qIoXfc8WK9hDiT2yKXn0rOg=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Image" title="Image"/></figure>



<p>Carissime amiche, carissimi amici,</p>



<p>vi scriviamo dal ponte della ResQ People, che poco fa ha mollato gli ormeggi ed è salpata dal porto di Burriana:&nbsp;<strong>è iniziata la prima missione della nostra nave</strong>&nbsp;(<a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=0%3dOTFaJ%26B%3d7d%264%3dRBa%265%3dQCYKS%261%3dE0JvP_8qYw_I1_xxip_8C_8qYw_H63TC.6g0u2uL1.3uJ_8qYw_H6xB9GvB5FrB_8qYw_H62Ft5uP_8qYw_H68XP8q1gZAcKX0aPSCYJ%264%3dsR9LiX.45z%26F9%3dW8YH&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">guarda qui la diretta</a>).</p>



<p>Siamo un po’ commossi… no, non è vero: <strong>siamo molto commossi, emozionati, e grati a ognuno di voi per aver contribuito a realizzare questa impresa</strong> e preparare questa prima missione. </p>



<p><strong>Sono state settimane molto intense, qui al porto di Burriana</strong>: bisognava completare gli ultimi passaggi burocratici e tutte le carte necessarie, bisognava controllare la nave centimetro per centimetro per verificare che fosse tutto a posto, ordinare tutto quello che serve per poter partire, dai caschi dei soccorritori al cibo per i naufraghi, dai farmaci ai pennarelli per i bambini, dai vestiti di ricambio per chi ne avrà bisogno ai dispositivi di protezione contro il Covid, fare tante esercitazioni…</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=7%3dHVGXC%26D%3d8a%26w%3dTCX%26x%3dSDVDU%262%3dB3LwM_1sZt_B3_yubr_90_1sZt_A84Q6.8h7n4vIt.5vG_1sZt_A84535o_LZuW_VoDpPn_JXwY_Tm_LZuW_WoN_5j3hyubr_08ASGdDXBbCVGWFTA_LZuW_VEJl0_1sZt_B64535o_JnJt5uAuE%26m%3dE2M558.HnL%26pM%3dFT9V&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/7W8Dm3HdaNFI11lrez5m8s8ibkpqgze1qzCTD9_AyVjr7s9bZt7QmQTdiGFLaEZpRpi6ZLW4_ovKKKacYZN5K9QnapxCfvR-cnS2-aPW7AYZiFVSZIvO7hzujWq_ii3ae2CzszsrY7a9=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/header_nl_5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Se foste stati qui, in questi giorni, avreste spesso sentito gridare “Catena umana!”: e tutti a mettersi in fila per scaricare un furgone, passarsi latte di verdure in scatola, riso, cuscus, acqua, medicine… Un’altra frase che avreste sentito molto spesso è “Ti serve una mano?”. Perché siamo tutti pieni di lavoro, ma se per caso hai un minuto libero e vedi che qualcuno è indaffarato, beh, siamo un equipaggio: tutti si mettono a disposizione di tutti. Se foste stati qui avreste sentito rumori di martelli, la vibrazione del motore, tanti “Scusa” e “Prego” ogni volta che cedi il passo a qualcuno mentre lo incroci negli spazi angusti come quelli di una nave. E&nbsp;<strong>ogni volta ti scambi anche un sorriso</strong>: perché siamo felici di essere qui, insieme, con lo stesso obiettivo. Salvare persone. Vi viene in mente una cosa più bella da fare insieme? Se foste stati qui avreste sentito il rumore delle nocche delle nostre mani che battono tutte insieme sul tavolo della sala mensa: è un applauso, come quello che è scoppiato ieri alla fine della riunione del mattino, quando è stata annunciata l’ora della partenza della nave. Avreste sentito parlare tanto in inglese &#8211; è la nostra lingua ufficiale di bordo &#8211; ma anche affiorare parole nelle sette diverse lingue del nostro equipaggio. Avreste sentito qualcuno cantare mentre sistema la farmacia o svita bulloni, il rumore del vento, e il miagolio della famiglia di gatti neri che ogni sera alla stessa ora si presenta sul molo della ResQ People a chiedere la cena al nostro equipaggio.&nbsp;<strong>Avreste sentito tanta fretta di partire, perché quest’anno &#8211; lo sappiamo &#8211; più di mille persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, dove ora ci stiamo dirigendo.</strong></p>



<p>Ci metteremo qualche giorno ad arrivare nella zona di ricerca e soccorso: abbiamo molte miglia da fare e ancora qualche esercitazione in mare aperto che ci aspetta. Dal ponte della nave, ora che abbiamo mollato gli ormeggi, abbiamo una parola fissa in testa: grazie.&nbsp;<strong>Grazie, davvero, per aver creduto in ResQ, per aver contribuito &#8211; in tanti modi, ognuno come poteva &#8211; a far salpare questa nave</strong>. Vi sentiamo tutti qui con noi.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://newsrimini.musvc1.net/e/t?q=5%3dEaSV0%26I%3dJY%26t%3dYOV%26u%3dXPTAZ%26D%3d3g8t0zQ9K_xxlr_98_AsYw_K8_xxlr_8CuAz.IH_JWzi_TlwAAs8fAyP2GtB%26w%3dE1PE57.KxL%26oP%3dPT8Y&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/8O9z6lXLiKdL-fdeOvLEaY3F273l1vblMPeRQH9Gk02lPvupNFEZt0y8ggogwfzs-pJMLSWdqyuN_r9ii5tSz8BLUEcPsnN_5hi2W4Rz6V_-siRyUtQWwuwHXIHPqirjNAN3WYT-Ew=s0-d-e1-ft#https://newsrimini.img.musvc1.net/static/94044/images/Console%20Images/chiusa_nl.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p><strong>Ci sentiamo nei prossimi giorni, intanto seguiteci sui nostri canali social e teneteci con voi, così come qui vi teniamo con noi.</strong></p>



<p>Qui ResQ People, in navigazione verso il Mediterraneo centrale: un abbraccio a tutte e tutti da tutte e tutti noi.</p>



<p>Juan, Cecilia e il resto dell’equipaggio</p>



<p>Juan Matias Gil, capomissione<br>Cecilia Strada, responsabile della comunicazione.</p>
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		<title>Urge una legge d&#8217;immigrazione italiana-europea e tutelare donne e minorenni dalla violenza e mercati neri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Apr 2021 08:16:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immigrazione, Foad Aodi (Amsi);lo stesso film tragico nel mare e la fine annunciata con civili ,donne e bambini morti, ma senza nessuna soluzione concreta ad oggi. L&#8217;ennesima tragedia in mare, naufragio imbarcazione migranti a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong><em>Immigrazione, Foad Aodi (Amsi);lo stesso film tragico nel mare e la fine annunciata con civili ,donne e bambini morti, ma senza nessuna soluzione concreta ad oggi.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="567" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-1024x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15247" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-1024x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-300x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41-768x425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Schermata-2021-04-23-alle-07.53.41.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L&#8217;ennesima tragedia in mare, naufragio imbarcazione migranti a largo delle coste libiche: a bordo c&#8217;erano 130 persone. Almeno 10 corpi già individuati. &#8220;Siamo indignati ,scioccati e molto delusa dalla politica per l&#8217;ennesimo film visto e rivisto con l&#8217;ennesima tragedia di uomini e donne e bambini nel mare per colpa del fallimento della politica e della diplomazia europea e internazionale con le loro promesse mai mantenute.In questi anni abbiamo assistito a due cose separate su due binari nel mediterraneo: da una parte la morte di innocenti nel mare per colpa dei trafficanti di esseri umani che agiscono indisturbati dall&#8217;altra parte l&#8217;immobilismo della politica che non ha saputo mettere in agenda soluzioni politiche e combattere l&#8217;immigrazione irregolare arrestando tutti i corrotti, trafficanti e violentatori di donne minorenni migranti .Cosi denuncia <strong>il Presidente dell&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) Foad Aodi nonché membro &#8220;Registro Esperti&#8221; e commissione &#8220;Salute Globale&#8221; Fnomceo</strong> che lancia la proposta di una legge d&#8217;immigrazione italiana-europea con il rispetto dei diritti e doveri, l&#8217;attuazione degli accordi bilaterali e la difesa dei diritti umani, le donne e minorenni migranti che sono vittime due volte sia lo sfruttamento lavorativo che sessuale e del traffico d&#8217;organi.</p>
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		<title>Open Arms e Emergency: nel Mediterraneo centrale la situazione è insostenibile</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 08:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>NEL MEDITERRANEO CENTRALE LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE: MOLTISSIME LE SEGNALAZIONI DI IMBARCAZIONI IN DIFFICOLTÀ ARRIVATE ALLA NOSTRA NAVE IN QUESTI GIORNI È SEMPRE PIÙ URGENTE UN MECCANISMO DI RICERCA E SOCCORSO EUROPEO CHE ABBIA&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="344" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/71.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14804" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/71.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/71-300x152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p><strong>NEL MEDITERRANEO CENTRALE LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE:</strong></p>



<p><strong>MOLTISSIME LE SEGNALAZIONI DI IMBARCAZIONI IN DIFFICOLTÀ</strong></p>



<p><strong>ARRIVATE ALLA NOSTRA NAVE IN QUESTI GIORNI</strong></p>



<p><strong>È SEMPRE PIÙ URGENTE UN MECCANISMO DI RICERCA E SOCCORSO EUROPEO CHE</strong> <strong>ABBIA COME PRIORITÀ LA DIFESA DELLA VITA E DEI DIRITTI.</strong></p>



<p>Dopo essere partiti dal porto di Barcellona il 4 di novembre con la nostra imbarcazione, la&nbsp;<strong>Open Arms,</strong>&nbsp;diretti nel Mediterraneo centrale per la nostra settantottesima missione di ricerca e soccorso insieme ad&nbsp;<strong>EMERGENCY,</strong>&nbsp;ci siamo trovati a dover operare in un contesto difficile e drammatico. Moltissime le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà che avevano necessità di essere soccorse,&nbsp;<strong>ma nessun assetto né umanitario né governativo in zona oltre al nostro.</strong></p>



<p>Abbiamo dunque portato a termine,&nbsp;<strong>tra il 10 e l’11 di novembre</strong>,&nbsp;<strong>3 operazioni di soccorso</strong>.&nbsp;<strong>Nella prima,</strong>&nbsp;a Nord di Zuwara, l’imbarcazione era in pessime condizioni e imbarcava acqua, e abbiamo tratto&nbsp;<strong>88 persone in salvo</strong>.&nbsp;<strong>La seconda</strong>&nbsp;è avvenuta a Nord di Sabratha: siamo stati allertati da&nbsp;<strong>un velivolo dell’agenzia europea Frontex</strong>, cosa insolita, che non avveniva dal 2016. Il gommone aveva collassato e tutte le persone a bordo sono cadute in acqua. Abbiamo&nbsp;<strong>recuperato 113 naufraghi, tra cui 7 donne e 4 bambini, e cinque corpi senza vita</strong>. Purtroppo nelle ore successive al salvataggio,&nbsp;<strong>un bimbo di 6 mesi</strong>, già in condizioni precarie,&nbsp;<strong>ha perso la vita</strong>. Infine,&nbsp;<strong>durante la terza operazione</strong>, avvenuta nel tardo pomeriggio dell’11 novembre, abbiamo recuperato&nbsp;<strong>64 persone</strong>.</p>



<p>Durante la notte dell’11 novembre abbiamo inoltre richiesto e ottenuto evacuazione medica&nbsp;<strong>per 5 persone in condizioni di salute gravi e per il corpo esanime del bimbo</strong>.</p>



<p>In questo momento, sul ponte della nostra nave sono ospitate&nbsp;<strong>259 persone, 12 donne e 247 uomini, tra cui 80 minori (76 non accompagnati), e 5 corpi senza vita, 3 di uomini e 2 di donne</strong>.</p>



<p><strong>I naufraghi</strong>, che vengono principalmente da Eritrea, Togo, Sudan, Guinea, Burkina Faso, Somalia, Burundi, Ghana, Etiopia, Costa d’Avorio,&nbsp;<strong>sono in condizioni di salute fisiche e psicologiche precarie</strong>&nbsp;e devono poter sbarcare in un porto sicuro quanto prima.</p>



<p>In questo momento la nostra nave, la&nbsp;<strong>Open Arms,</strong>&nbsp;si trova davanti alle coste di Lampedusa, in attesa di ricevere indicazioni su come e dove garantire ai nostri ospiti le cure di cui necessitano.</p>
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		<title>“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 07:48:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Nella pagina Facebook di Mediterranea Saving Humans si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale. L’11 aprile Frontex riportava quattro&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2020/04/cartelli-salvateli-rit-720x361.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="“Salvateli!” L’appello di Mediterranea per i migranti abbandonati in mare"/><figcaption>(Foto di https://www.facebook.com/Mediterranearescue/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Nella pagina Facebook di <a href="https://www.facebook.com/Mediterranearescue/?ref=br_tf&amp;epa=SEARCH_BOX&utm_source=rss&utm_medium=rss">Mediterranea Saving Humans</a> si susseguono da giorni disperati appelli alle istituzioni italiane ed europee per salvare le decine di persone alla deriva nel Mediterraneo centrale.</em></p>



<p>L’11 aprile Frontex riportava quattro natanti con circa 250 a bordo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee.&nbsp; Nel giorno di Pasqua, i natanti sono diventati tre. Uno è naufragato.</p>



<p>Quanti altri morti volete sulla vostra coscienza, governanti europei?</p>



<p>A voi, e ai governi maltese e italiano in particolare, sarebbe bastato un attimo per scegliere di salvare queste vite e non girarsi dall’altra parte.</p>



<p>Sarebbe stato nelle vostre possibilità salvarli? Sì, in pochissime ore.</p>



<p>Sapevate dove fossero e che stavano morendo? Sì.</p>



<p>Salvarli avrebbe compromesso la salute e la sicurezza di qualcuno? No.</p>



<p>Avete scelto di lasciarli morire.</p>



<p>Ci sono altri tre assetti navali che rischiano di fare la stessa fine. Presidente&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDpOisuhkIKUr1gHbXxVkLEMm9kegAFzwdkDEMCJEQLvA5JHmnBfKMoL5d_K4IU2oihaTWp2iE-goy2&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Conte</a>, Ministri&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/paolademicheli/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBDKeXEeVtS3JtKaYtGhC31JuAmDNh18zQbILj08TCPGs0u5qJkfwYzWTRQbEPWlUjuzYBD96Hd_-Af&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Paola De Micheli</a>, Luciana Lamorgese e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/robersperanza/?__tn__=K-R&amp;eid=ARCMHiydWQ3qHRvK7gyHKvAmE2QLx3HXhVr3iMFwRg64gzcm9mnD6cY2_Pn3Faa-QXfo23ZlCv-ofUYc&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARBtHBZBI7b6wStM5qXJEkqmpm-W1AylquDuHbBUDUIgo9rEz8qYOwLFgxnt3-iabRQvdat6bR6EA4I1P1ndwTFCqlogZhwzuHt_6M03Jjz1pXNVa9EId-8sATM1FDgML1_oeAZzIVNaipDR1wvHMTGa2vFc12dAcBsZ9U0BmffHs-JteSPgLFqse5bkMRWRML4FA-5lzsFyfh_IqI2E2pfMxGfEU0yLRJ6PFtf6m8JQ4VHeAjP2qIFiPvraeTSzHIEbE8uGSfkFHwOPh57IIidJF9riT2UYog4z-1AqKw9ud6ByU6Xgr5uMd1yZRH6eh6hKtRn5tfu2WXWcBTzEuDc&utm_source=rss&utm_medium=rss">Roberto Speranza</a>, mandate subito la Guardia Costiera a soccorrerli.</p>



<p>Sapete dove sono. Non fate pesare sulle vostre coscienze e sul nostro paese il crimine orrendo dell’omissione di soccorso.</p>



<p>Questa notte, come prevedibile, la situazione nel Mediterraneo centrale è precipitata. Non sappiamo più quali parole usare per richiedere al governo italiano di avviare un soccorso immediato delle decine di persone lasciate morire in mare.</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/watchthemed.alarmphone/?__tn__=K-R&amp;eid=ARC-l4y4Wo-gCRpZFDukGW7BEOmWLCrKkw58e8koZ0Zh__kSMmLCnuwkJixVSXfzOuAHy78TmXyuqzGv&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Watch The Med – Alarmphone</a>&nbsp;ha perso in contatti con 3 delle 4 imbarcazioni di fortuna in avaria che da giorni chiedono disperatamente aiuto. Il quarto natante, quello con cui Alarm Phone è riuscita a parlare in nottata riferisce che ci sono&nbsp;a bordo 47 persone e che 5 persone sono svenute. Sono disperate dopo aver passato oltre 80 ore in mare. Le autorità sanno di loro da almeno 56 ore. Intanto la nave di soccorso Aita Mari, della ONG basca&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/smhumanitario/?__tn__=K-R&amp;eid=ARBEGebOrkswZc-ECxq2zZi_CMKbadE5tJFCWdkrBbUHo4E8udNEyhcyv8LH-qCuq4OAXVuBTj06tCn1&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARB377wqM236mBnmwHGKSEDBFFSOkTolUXIl2vqV9seGuNGrM_sYa_H_32IZVU9ba03_jqoLqOUJACCfcGy57ux8pe4fZ0QtD9TYS8ltIooPVXBUZi0mmDrogUBogr1GSRc0pjVIdMAfF2T47_eq62kRmQQWj6ZewWeBqyCEjjDQb_OuwvjUgLI41FoLoWyijN9ZlVJaqzZcfcrhSmSHpXdpIJG2uZR89TqW-j-G_clzOsKRRvD9TAawuVLqswnACZzOi9B-43MUguMkoc2gJN-8V7SfeDoUlYaI2e8spbb1xoc7Og1zskgtlTugyesfhmoppnScSjbSQ1zUE3Q4tpmvFe_4D1o85dU&utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvamento Marítimo Humanitario</a>, ha deviato la sua rotta di trasferimento da Siracusa verso la Spagna per recarsi sul posto e avviare le ricerche. Non ha personale medico né di soccorso a bordo, ha dunque bisogno di assistenza urgente.</p>



<p>In questo drammatico audio, raccolto ieri da Alarm Phone la testimonianza di una donna di 21 anni, incinta, a bordo di una delle navi in avaria con il figlio di 7 anni. Non c’è più tempo, le condizioni del mare stanno peggiorando. Salviamoli, salvateli, forse siamo ancora in tempo.Audio Alarm Phone (video sottotitolato in italiano):&nbsp;<a href="https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://we.tl/t-gc3QyGdDEJ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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