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	<title>Cremlino Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La giornalista russa Maria Ovsyannikov è scomparsa: con il suo blitz televisivo ha gridato di non credere alla propaganda del Cremlino</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 13:30:49 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/03/15/la-giornalista-russa-maria-ovsyannikov-e-scomparsa-con-il-suo-blitz-televisivo-ha-gridato-di-non-credere-alla-propaganda-del-cremlino/">La giornalista russa Maria Ovsyannikov è scomparsa: con il suo blitz televisivo ha gridato di non credere alla propaganda del Cremlino</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>Le Nazioni Unite (ONU) chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Le Nazioni Unite chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Lo riferisce il Guardian online. <strong>Maria Ovsyannikova</strong>, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie. Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna «non subisca rappresaglie».</p>



<p>Lo riferisce il Guardian online.</p>



<p>Maria Ovsyannikova, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie.<br>    Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna &#8220;non subisca rappresaglie&#8221;.<br>    Maria Ovsyannikova rischia 15 anni di reclusione. Lo scrive su Telegram l&#8217;avvocato della giornalista. &#8220;All&#8217;inizio &#8211; spiega Dmitry Zakhvatov &#8211; la polizia l&#8217;ha trattenuta volendo limitarsi a seguire il protocollo amministrativo. Ma il caso è stato poi preso in mano dalle alte autorità che hanno deciso di avviare un procedimento penale nei suoi confronti per divulgazione pubblica di informazioni consapevolmente false sull&#8217;uso delle forze armate russe&#8221;. Il caso, ha aggiunto, è ora in mano al presidente del comitato investigativo, Alexander Bastrykin.</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo. Russi contro la guerra &#8220;, recita così il cartello con il quale la giornalista Marina Ovsyannikova ha fatto irruzione in studio mentre andava in onda in diretta il tg&nbsp; su Channel One, tv di stato della Russia. Alle spalle della collega, che in quel momento stava conducendo il telegiornale, Maria è comparsa per diversi secondo in video mostrando il cartello contro la guerra prima che il collegamento fosse interrotto. Stando a quanto riportato da Meduza la giornalista sarebbe stata arrestata prima di essere portata in commissariato: dovrà rispondere dell&#8217;accusa di aver violato la nuova legge sulla &#8220;disinformazione&#8221; che vieta di parlare del conflitto in corso come di una guerra.</p>



<p>Un vero e proprio atto dimostrativo da parte della giornalista che sembra collabori come redattrice per Channel One: poco prima di interrompere il tg ha infatti postato sui propri canali social un videomessaggio nel quale indica la Russia e il presidente Putin come unici responsabili di quanto sta accadendo in Ucraina: “Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. La Russia è l&#8217;aggressore e la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin. Mio padre è ucraino. Mia madre è russa. E non sono mai stati nemici. E questa collana che indosso è un simbolo del fatto che la Russia deve porre fine immediatamente a questa guerra fratricida. E i nostri popoli fraterni potranno ancora fare la pace&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="561" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-300x164.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-768x421.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1536x842.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1863w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Ovsyannikova dopo avere anche gridato: «Fermate la guerra. No alla guerra» è di fatto stata prelevata dalla polizia e ad oggi non si sa dove sia stata portata. Gli avvocati non riescono a trovarla e alcune organizzazioni umanitarie temono il peggio. «Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo» ha ripetuto la giornalista.</p>



<p>Prima del blitz la giornalista russa ha anche registrato un video dalla sua casa che successivamente è stato&nbsp;diffuso dalla associazione per i diritti umani OVD-Info, in cui esprimeva la sua personale&nbsp;vergogna per un «conflitto fratricida, che mette contro due popoli. Io ho madre russa e padre ucraino e si amano».</p>



<p>«Purtroppo, per un certo numero di anni, ho lavorato a Channel One e ho lavorato alla propaganda del Cremlino, mi vergogno molto di questo in questo momento. Mi vergogno di aver permesso di dire bugie dallo schermo televisivo. Mi vergogno di aver permesso la zombificazione del popolo russo. Siamo stati in silenzio nel 2014 quando tutto questo era appena iniziato. Non siamo usciti a protestare quando il Cremlino ha avvelenato Navalny», ha detto, facendo riferimento al leader dell&#8217;opposizione.</p>



<p>«Stiamo solo guardando in silenzio questo regime anti-umano. E ora il mondo intero si è allontanato da noi e le prossime 10 generazioni non saranno in grado di pulirsi dalla vergogna di questa guerra fratricida» ha rimarcato la giornalista. Da quando è iniziato l&#8217;attacco alla Ucraina, la censura russa si è fatta particolarmente dura e in questi giorni ci sono state centinaia di persone arrestate dalla polizia anche solo per tenere in mano un cartello bianco. I giornalisti possono essere condannati anche a 15 anni di carcere. </p>
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		<title>Russia. Chiusa Memorial, la ONG dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 08:31:30 +0000</pubDate>
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<p>Russia: la Corte Suprema ha ordinato la chiusura della <strong>più prestigiosa e longeva Ong nel Paese, Memorial International</strong>, in quello che appare come l&#8217;ultimo tentativo di mettere a tacere il poco rimasto della società civile.</p>



<p>Accogliendo la richiesta del procuratore generale, la Corte Suprema ha riconosciuto Memorial colpevole di violazione della controversa legge sugli agenti stranieri, già usata come una scure su diverse organizzazioni non governative e media indipendenti. La Ong non ha posto correttamente sui suoi materiali la necessaria etichetta di &#8216;agente straniero&#8217;,&nbsp;<strong>espressione che in Russia rievoca l&#8217;accusa di spia, di epoca sovietica</strong>.</p>



<p>Durante l&#8217;ultima udienza, i pubblici ministeri hanno anche affermato che Memorial &#8220;crea una falsa immagine dell&#8217;Urss come stato terrorista e denigra la memoria della Seconda guerra mondiale&#8221;, riabilitando &#8220;i criminali nazisti&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Vergogna, vergogna&#8221;, è stato il grido alzatosi tra i sostenitori della Ong in aula, dopo la lettura della sentenza. Fondata alla fine degli anni &#8217;80 a Mosca sulla scia dell&#8217;impegno, tra gli altri, anche del dissidente e Nobel per la Pace, Andrei Sacharov, Memorial <strong>si occupa di preservare la memoria delle vittime delle repressioni politiche in Urss e in Russia </strong>ed è stata il simbolo della democratizzazione post-sovietica del Paese.</p>



<p>Negli anni, ha creato un database delle vittime del Grande Terrore staliniano e del sistema dei gulag, ma allo stesso tempo ha sempre legato la commemorazione del passato alla lotta per i diritti umani nel presente: ha numerose filiali nella Federazione, una in Francia e in Repubblica Ceca e numerose associazioni omonime che si ispirano ai suoi valori in diversi Paesi, tra cui l&#8217;Italia, dove i suoi responsabili hanno appena chiesto un &#8220;incontro urgente&#8221; con la Farnesina per discutere il caso.</p>



<p>I vertici di Memorial hanno respinto le accuse, definendole &#8220;politicamente motivate&#8221; e hanno spiegato che&nbsp;<strong>solo un&#8217;insignificante quantità di materiale è stato pubblicato senza l&#8217;etichetta di &#8216;agente straniero&#8217;</strong>; il presidente della Ong, Yan Rachinsky, ha annunciato che faranno appello prima nei tribunali russi e poi, se necessario, alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.</p>



<p>Fino alla sentenza di appello, Memorial promette di continuare il suo lavoro. &#8220;Chiudendo l&#8217;organizzazione, le autorità russe calpestano la memoria di milioni di vittime perse nel gulag&#8221;, ha denunciato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l&#8217;Europa orientale e l&#8217;Asia centrale. Si tratta di uno &#8220;sfacciato e tragico tentativo di reprimere la libertà di espressione e di cancellare la storia&#8221;, ha commentato l&#8217;ambasciatore Usa a Mosca, John Sullivan.</p>



<p>La decisione dei giudici supremi arriva al termine di un annus horribilis per i diritti umani in Russia, iniziato a gennaio con&nbsp;<a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-11-04/torture-fisiche-psicologiche-salsicce-fritte-navalny-carcere-pokrov-14438714/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l&#8217;arresto dell&#8217;oppositore Aleksei Navalny</a>&nbsp;e continuato con la repressione sistematica delle voci critiche e non allineate al Cremlino. Senza nominarla direttamente, il presidente Vladimir Putin aveva, di recente, accusato Memorial di promuovere &#8220;terrorismo ed estremismo&#8221;.</p>



<p>Ed è proprio l&#8217;accusa di estremismo &#8211; con cui, per esempio, sono state chiuse quest&#8217;anno tutte le organizzazioni in Russia legate a Navalny &#8211; che ora Memorial dovrà affrontare domani in un procedimenti separato e che riguarda il suo Centro per i diritti umani.</p>



<p>Secondo Maksim Trudolyubov, senior fellow del Kennan Institute, il caso Memorial rientra nel più ampio &#8220;conflitto&#8221; di Mosca con l&#8217;Occidente: le autorità russe, ha scritto sulla testata indipendente Meduza, &#8220;<strong>non sono tanto interessate alle attività di questa Ong in patria</strong>, quanto alla sua popolarità in Europa, principalmente in Germania, dove il tema dei crimini del totalitarismo è estremamente importante&#8221;.</p>



<p>&#8220;Più una figura o un&#8217;organizzazione è visibile&#8221;, ha spiegato l&#8217;analista, &#8220;più &#8216;pesà nella strategia del conflitto&#8221; di Mosca con Europa e Usa e in cui &#8220;organizzazioni e personaggi significativi all&#8217;interno della Russia, compreso Memorial e Navalny, si stanno trasformando in merce di scambio&#8221; con cui il Cremlino cerca di ottenere leverage non potendo contare &#8211; tranne che per le forniture di gas &#8211; su molto altro che &#8220;la minaccia della forza&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se Memorial viene sciolta, la voce più impegnata per i diritti umani in Russia scomparirà. La memoria delle vittime di numerosi crimini verrebbe cancellata &#8211; in modo tipicamente autocratico.</p>



<p>Vladimir Putin sta portando avanti un piano per far rivivere l&#8217;era di Stalin. Un&#8217;epoca di terrore di Stato durante la quale circa 20 milioni di presunti dissidenti furono internati in un sistema di campi penali, i famigerati gulag. Putin ora loda pubblicamente quest&#8217;epoca e fa sostituire le statue di Lenin con quelle di Stalin. In questa campagna, naturalmente, l&#8217;organizzazione Memorial, molto conosciuta a livello internazionale intralcia la sua strada. Memorial, come organizzazione per i diritti umani attiva in Russia e a livello internazionale, ha fatto un lavoro di rivalutazione unico: ha conservato e archiviato le memorie di circa 20 milioni di detenuti che furono<br>imprigionati tra il 1929 e il 1953. Ancora oggi, i dipendenti del Memorial si occupano dei familiari, ormai molto anziani, delle vittime<br>dei gulag. Molti di loro vivono ai margini della società.</p>



<p>Nella Russia di oggi, la società civile è sistematicamente criminalizzata. L&#8217;assurda legge sugli &#8220;agenti stranieri&#8221; non è l&#8217;unico strumento. Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la Russia ha perseguito una politica di strangolamento burocratico delle ONG e dei media critici con mezzi apparentemente democratici o legali. Le organizzazioni devono rispettare ostacoli burocratici molto gonfiati e canali amministrativi<br>quasi impossibili. I finanziamenti interni sono stati bloccati e quelli esteri sono criminalizzati. Se le organizzazioni accettano denaro<br>dall&#8217;estero, sono considerate agenti stranieri e devono mettere questa etichetta anche sulle loro pubblicazioni. Inoltre, c&#8217;è un&#8217;interpretazione eccessivamente ampia della legislazione antiterrorismo, che impone arbitrariamente pene elevate.</p>



<p>Il modello russo di criminalizzazione graduale dello spazio pubblico è chiamato nel mondo accademico &#8220;shrinking spaces&#8221;. Molti altri stati hanno adottato queste pratiche, tra cui India, Cina, Brasile o Ecuador.<br></p>



<p></p>
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