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	<title>danni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Lotta all’inquinamento: società civile contro Stato in una storica sentenza francese</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 08:33:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="885" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15885" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 885w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-768x434.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 885px) 100vw, 885px" /><figcaption>Paris, France, 28 January 2021. The directors of the 4 associations co-applicants in the case (Jean-François Julliard, General Director of Greenpeace France, Cécile Duflot, General Director of Oxfam France, Cécile Ostria, General Director of the Nicolas Hulot Foundation and Clotilde Bato, President of Notre Affaire A Tous) pose alongside the teams who participated in the project.
Paris, France, le 28 janvier 2021. Les directeurs des 4 associations co-requérantes de l’affaire (Jean-François Julliard, directeur général de l&#8217;association Greenpeace France, Cécile Duflot, directrice générale d&#8217;Oxfam France, Cécile Ostria, directrice générale de la Fondation Nicolas Hulot et Clotilde Bato, présidente de Notre Affaire A Tous) posent aux coté des équipes qui participe au projet.</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 14 ottobre 2021, il Tribunale ammnistrativo di Parigi ha pronunciato una storica sentenza con la quale lo Stato francese è stato condannato per “danno ambientale”.</p>



<p>La faccenda giudiziaria, denominata ufficialmente <em>L’Affaire du Siècle</em> dai suoi promotori, è incominciata quando quattro associazioni ambientaliste (<em>Oxfam France, Notre Affaire à Tous, Fondation pour la Nature et l&#8217;Homme, Greenpeace France</em>) hanno adito a marzo 2019 il tribunale amministrativo di Parigi, con il sostegno di una petizione firmata in tempo record da due milioni di cittadini.</p>



<p>L’obiettivo, oggi raggiunto, era quello di condannare la Francia per il mancato rispetto degli impegni presi dalla <em>République</em> nella lotta contro le emissioni di gas a effetto serra, e in particolare per il mancato raggiungimento degli obiettivi che lo Stato si era dato per limitare le emissioni nel periodo 2015 – 2018.</p>



<p>Dopo avere già deciso il 3 febbraio 2021 che lo Stato dovesse essere effettivamente ritenuto responsabile per questa mancanza, ad ottobre i giudici hanno confermato la decisione, specificando che lo Stato dovrà riparare tale danno entro il 31 dicembre 2022.</p>



<p>Pur rimanendo libero nella scelta delle misure da adottare per raggiungere l’obiettivo, lo Stato francese ha dunque ora poco più di un anno per “recuperare il ritardo” ed evitare nei prossimi mesi l’emissione di 15 milioni di tonnellate di gas a effetto serra, una quantità valutata dai giudici sulla base di quella rilasciata in eccesso dal 2015 (una cifra già parzialmente ridotta grazie al calo di emissioni dovuto ai lockdown degli ultimi due anni).</p>



<p>Le conseguenze qualora lo Stato non rispettasse la scadenza? I giudici potrebbero pensare a delle sanzioni economiche, come richiesto dalle ONG che parlano di sanzioni fino ai 78 milioni di euro per ogni semestre di ritardo, ma ad oggi delle misure specifiche non sono ancora state individuate, nella speranza che non debbano essere adottate.</p>



<p>Questa vicenda, un possibile, ottimistico esempio di una maggiore sensibilità della società civile e, forse, delle istituzioni per la questione climatica, potrebbe essere un modello per i cittadini di altri Stati i cui impegni nella lotta al cambiamento climatico risultano spesso poco decisi o efficaci.</p>



<p>La presa di posizione del tribunale d’oltralpe non sarebbe però il solo precedente per eventuali azioni contro le politiche ambientali di altri governi: il 20 dicembre 2019, una sentenza della Corte suprema dei Paesi Bassi relativa ad una causa introdotta dall’ong Urgenda ha confermato la posizione dei giudici di primo e secondo grado che avevano qualificato gli obiettivi nazionali di riduzione dei gas a effetto serra come insufficienti. Questa valutazione è stata operata alla luce non solo del diritto interno e comunitario, ma anche della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (e in particolare del diritto alla vita e de diritto alla vita privata e familiare), della <em>Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi.</em></p>



<p><em>Decisioni storiche, dunque, che alimentano un dibattito percepito come sempre più urgente (e che in Francia si aggiunge a quello per le prossime elezioni presidenziali) e il cui successo potrebbe ispirare nuove azioni nei confronti di altri Stati, europei e non.</em></p>
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		<title>Che fare della (non più ex) ILVA</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 08:00:30 +0000</pubDate>
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<p>di Guido Viale (da <a href="http://pressenza.com?utm_source=rss&utm_medium=rss ">pressenza.com</a>)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/ilva-taranto-1-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13254" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/ilva-taranto-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/ilva-taranto-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/ilva-taranto-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La situazione in cui si ritrova l’ex-Ilva di Taranto non è un conflitto tra salute e occupazione ma una lotta tra operai e padroni (dei padroni contro gli operai); non è un esercizio di compatibilità tra ambiente e “sviluppo” ma l’evidenza di una alternativa ineludibile tra conversione ecologica e catastrofe climatica e ambientale. Situazione che apre una voragine destinata a inghiottire l’esistenza di 20mila lavoratori e di 20mila famiglie, ma porta alla luce anche l’inganno di uno “sviluppo” che non ha più spazio per riprodursi e perpetuarsi. Che fare allora della non più ex-Ilva?</p>



<p>La strada imboccata dal Governo è la peggiore. Inseguire un gruppo industriale perché “si prenda cura” di un impianto di cui ha assunto la proprietà solo per “toglierlo di mezzo” e acquisirne il mercato non è buona politica. Se anche si arrivasse all’accordo, quel gruppo troverà nuove occasioni per sfilarsi; non certo per rilanciarlo. E’ peggio che lasciare tutto in mano ai Riva, che lo spremevano fino a che non fosse andato per sempre in malora.</p>



<p>Smantellare l’impianto, risanare il sito e ricostruirlo altrove? A parte il costo stratosferico, che prospettive potrebbe mai avere un impianto nuovo (magari alimentato a gas: così si giustifica anche il Tap) in un mercato dell’acciaio destinato a contrarsi?</p>



<p>Tenerne in vita solo una parte e cercare soluzioni alternative – il risanamento del sito &#8211; per le maestranze “superflue”? Perderebbe l’unico vantaggio competitivo che ha, il gigantismo, senza promettere né di andare in attivo né di finanziare la bonifica.</p>



<p>Chiuderlo e cercare delle alternative? Sì, ma non possono essere improvvisazioni o espedienti come la “panacea” del turismo: l’industria a maggior impatto ambientale del mondo; che andrà presto in crisi mano a mano che aereo e navi da crociera verranno messi sotto accusa come maggiori emettitori di CO2.</p>



<p>E poi. A chi affidare la riconversione? Ai privati? In Italia, ma anche in quasi tutto il mondo, gli investimenti industriali languono. A maggior ragione su soluzioni dalle scarse prospettive. A incentivi sufficienti a smuoverne gli appetiti? A prescindere dai vincoli sugli aiuti di Stato, si sa che i beneficiari li incassano e poi se ne vanno. Allo Stato, attraverso una nazionalizzazione (totale o al 30 per cento)? Ma, ristrettezze della finanza pubblica a parte, dov’è il management per gestire un impianto del genere? Aggiungi che i Riva avevano smantellato non solo il management Italsider, ma anche tutto il quadro intermedio, affiancandolo con una rete di “fiduciari dell’azienda” che facevano il bello e il cattivo tempo per conto del padrone. Chi è in grado di assumersi un compito titanico del genere senza bluffare, come hanno fatto finora tutti i commissari? Non c’è più l’Iri che, nel bene e nel male, era stata una scuola e un vivaio di manager per tutto il settore pubblico, con una propria “cultura aziendale”. Oggi, a dirigere quello che di pubblico è rimasto nell’economia italiana vengono chiamati solo squali che hanno fatto strada nel settore privato o nella finanza.&nbsp;</p>



<p>Ma l’Italia, si dice, non può fare a meno del “suo” acciaio. Quale Italia? Quella che ha 1,7 auto private per abitante (il tasso più alto dell’Europa)? Non durerà a lungo. E quanto acciaio? Quello per alimentare le catene di FCA che con PSA, si ridimensioneranno, o Fincantieri che fa solo più navi da crociera e da guerra, o Leonardo, totalmente riconvertito alla produzione di armi? Sono tutte aziende senza futuro: la crisi climatica ne metterà fuori uso le produzioni (già lo sta facendo) e l’industria bellica – l’unica che prospera &#8211; va messa in crisi lottando per la pace.</p>



<p>Alla discussione sul futuro dell’Ilva e di Taranto mancano due cose fondamentali: una è la crisi climatica, che imporrà in tempi molto stretti una radicale riconversione dell’apparato produttivo: con la chiusura di tutte gli impianti incompatibili con le esigenze di una economia&nbsp;<em>climate-friendly</em>, pena il loro collasso per mancanza di mercato; ma anche con l’apertura di altrettante iniziative necessarie alla riconversione: in campo energetico, impiantistico, agroalimentare, nella mobilità, nell’edilizia, nel risanamento del territorio, oltre che in tutti gli ambiti del “prendersi cura” delle persone: istruzione, salute, cultura, assistenza). L’altra è la necessità di una nuova&nbsp;<em>governance</em>&nbsp;dell’apparato produttivo e del territorio, considerati insieme; perché fanno parte di uno stesso mondo, che è quello della vita quotidiana di ciascuno. La gestione attuale è inadeguata e incapace di immaginare l’ineludibile transizione che ci attende. Non c’è personale per gestirla né nelle direzioni aziendali o nelle sedi dell’alta finanza, né al governo degli Stati o delle amministrazioni locali; e meno che mai alla Bocconi. Quelle competenze ci sono, ma sono senza voce e disperse; si possono recuperare solo mettendo insieme maestranze, tecnici, associazioni civiche, Università, pezzi sparsi del management e dei governi locali. Innanzitutto, per &nbsp; valutare insieme che cosa si può salvare, che cosa si può riconvertire e che cosa va eliminato dell’apparato produttivo e dell’assetto territoriale esistente. E’ quello che si poteva e doveva fare già sei anni fa, quando i “cittadini e lavoratori liberi e pensanti” avevano preso in mano la questione, riuscendo a convocare in piazza assemblee quotidiane con migliaia di presenze che si è fatto di tutto per soffocare. Oggi si lamenta che la partecipazione langue? Taranto, soprattutto allora, ha dimostrato il contrario. Langue se la si soffoca; fiorisce se si apre uno spiraglio per cambiare le cose.&nbsp;</p>



<p>Presto la crisi climatica e ambientale la rimetterà all’ordine del giorno ovunque. In attesa di una politica industriale che includa questi processi, i lavoratori che sanno che perderanno il posto comunque potrebbero rivelarsi i veri sostenitori della transizione.&nbsp;<br></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;:Festival della fotografia etica (2). Dopo Boko Haram</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 08:34:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco, care amiche e cari amici, la seconda mostra presentata durante il Festival della fotografia etica (7-28 ottobre 2018) a Lodi, da noi selezionata per il suo interesse sul tema dei diritti umani. Il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, care amiche e cari amici, la seconda mostra presentata durante il Festival della fotografia etica (7-28 ottobre 2018) a Lodi, da noi selezionata per il suo interesse sul tema dei diritti umani.</p>
<p>Il reportage è di Adam Ferguson: le ragazze, le donne in alcuni casi sono in posa. Sfondo neutro per mettere in risalto solo il loro volto, i loro abiti che nascondono corpi feriti. Altre hanno il viso coperto, dalle mani o da una tecnica sapiente fotografica, per pudore.</p>
<p>Nessun sorriso. Visi.</p>
<p>Soltanto loro possono sapere cosa abbiano subìto e provato.</p>
<p>Noi possiamo solo riflettere e augurare loro un Futuro più sereno.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_120811-e1541319316968.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11597" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_120811-e1541319316968.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_120811-e1541319316968.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_120811-e1541319316968-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/20181020_120811-e1541319316968-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a><a 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		<title>Il caso Eni: un primo passo in Italia verso l’affermazione di responsabilità delle imprese per violazioni dei diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 07:26:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante La Nigeria è il più grande produttore di petrolio in Africa. La sua industria si trova nel Delta del Niger, nel sud del paese, dove la produzione commerciale iniziò nel 1958.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Ogoniland-spill.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11433" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Ogoniland-spill.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="480" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Ogoniland-spill.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Ogoniland-spill-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Fabiana Brigante</p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">La Nigeria è il più grande produttore di petrolio in Africa. La sua industria si trova nel Delta del Niger, nel sud del paese, dove la produzione commerciale iniziò nel 1958. Una vasta rete di tubi che collegava numerosi giacimenti di petrolio e gas corre vicino le terre appartenenti alle comunità locali, alle loro case, terreni agricoli e corsi d&#8217;acqua. Il settore è gestito da joint ventures che coinvolgono il governo nigeriano e sussidiarie di società multinazionali; tra di esse figura anche la società ENI, registrata in Italia e operante in Nigeria tramite la sussidiaria NAOC (Nigerian Agip Oil Company Limited), dalla prima interamente posseduta e controllata.</p>
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">La NAOC ha iniziato le operazioni petrolifere in Nigeria nel 1969, concentrando le proprie attività nelle aree onshore e offshore del Delta del Niger, dove vivono diverse comunità, tra le quali figura la comunità di Ikebiri.</p>
<p align="JUSTIFY">Come è stato riportato da numerose ONG tra le quali Amnesty International<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a> e Friends of the Earth<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote2anc">2</a>, ogni anno centinaia di fuoriuscite di petrolio danneggiano l’ambiente e devastano la vita delle persone che vivono nelle zone circostanti; le cause vanno riscontrate in vari fattori. Alcuni sono il risultato di errori operativi e scarsa manutenzione, altri di “interferenze da parte di terzi”, come sabotaggio o furto (anche noto in Nigeria come “bunkeraggio”).</p>
<p align="JUSTIFY">In accordo con quanto stabilito dalle leggi nigeriane, le compagnie petrolifere hanno chiari obblighi di prevenzione al fine di proteggere l’ambiente, nonché di rimediare agli eventuali danni causati dagli sversamenti di petrolio. Uno dei testi di riferimento in materia è l’Oil Pipelines Act (1990), il quale richiede al titolare di una concessione per l’estrazione del petrolio di “adottare tutte le misure ragionevoli per evitare danni inutili a qualsiasi terreno sul quale operi e qualsiasi edificio, coltura o albero presente su di esso”, e di “risarcire i proprietari o gli occupanti per qualsiasi danno provocato e non risolto” (sezione 6(3)). Ancora, la legge nigeriana richiede alle società petrolifere di operare seguendo “buona pratiche” e di rispettare gli standard riconosciuti a livello internazionale. La legge nigeriana chiarisce anche che, indipendentemente dalla causa, le compagnie petrolifere sono responsabili del contenimento, pulizia e risanamento di tutte le fuoriuscite di petrolio lungo i loro gasdotti e infrastrutture.</p>
<p align="JUSTIFY">Le regole sono contraddittorie circa il momento in cui la compagnia dovrebbe intervenire, disponendo tuttavia che la risposta ad eventuali danni dovrebbe essere rapida. Una serie di linee guida e regolamenti sono state stabilite dal Dipartimento delle Risorse Petrolifere<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote3anc">3</a>, richiedono alle aziende di segnalare le fuoriuscite di petrolio entro 24 ore, e di visitare il sito nelle successive 24 ore. Vi è anche l’obbligo per le compagnie di ripulire la zona interessata entro 24 ore dall’evento inquinante<span style="font-family: Times New Roman, serif;">.</span><a class="sdfootnoteanc" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote4anc"><sup>4</sup></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il 5 aprile 2010 un oleodotto gestito dalla NAOC, è esploso a 250 metri da un torrente a nord della comunità Ikebiri. Lo sversamento ha colpito corsi d’acqua ed alberi essenziali per il sostentamento della comunità locale.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;11 aprile 2010 una visita ispettiva congiunta guidata dalla NAOC ha citato un “guasto dell&#8217;attrezzatura” quale causa della fuoriuscita di petrolio. La perdita è stata fermata e l’area inquinata circostante è stata bruciata senza il consenso della comunità locale. Nessun’altra operazione è stata effettuata da allora, stante a quanto dichiarato dalla comunità. Un primo pagamento di 2 milioni di naira (circa € 6.000 al tasso di cambio del 2017) è stato effettuato alla comunità per i materiali di soccorso. Tuttavia, ad oggi, la comunità non ha ricevuto alcun risarcimento per i danni subiti alle proprie terre. Un&#8217;offerta iniziale di 4,5 milioni di naira (circa € 14.000 al tasso di cambio del 2017) è stata respinta dalla comunità, che ha ritenuto la somma risarcitoria offerta insufficiente rispetto al danno subito.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel maggio 2017, la comunità Ikebiri ha citato in giudizio Eni in Italia, dinanzi al tribunale di Milano, per bonifica e risarcimento di circa 690 milioni di naira (circa 2 milioni di euro). La comunità, attraverso il proprio rappresentante in giudizio Avv. Luca Saltalamacchia, ha sostenuto che le proprie fonti di sostentamento principali siano state danneggiate e che la NAOC non abbia adeguatamente posto rimedio al danno arrecato.Stando a quanto affermato da Eni, la NAOC avrebbe invece collaborato pienamente con le autorità nigeriane, nonché con i rappresentanti delle comunità di Ikebiri, e sostiene di aver prontamente ed efficacemente ripulito l&#8217;area interessata che sarebbe stata nuovamente ispezionata dalle agenzie di regolamentazione competenti in Nigeria, le quali avrebbero ritenuto il risultato soddisfacente. La NAOC si è inoltre difesa affermando che, in considerazione delle numerose attività illecite svolte nell&#8217;area, sarebbe impossibile stabilire una correlazione tra il presunto danno subito dalla popolazione di Ikebiri e la fuoriuscita di petrolio in questione<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote5anc">5</a><span style="font-family: Times New Roman, serif;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY">In caso di successo, questo sarà il primo caso di una società italiana ritenuta responsabile da un tribunale italiano per violazioni dei diritti umani e ambientali compiute all&#8217;estero. Ma perché la causa è stata incardinata davanti al tribunale di Milano e citando in giudizio Eni?</p>
<p align="JUSTIFY">Nella prassi ricondurre gli atti compiuti dalle società controllate alla società controllante può risultare difficoltoso, a causa sia della pluralità dei modi in cui il legame tra detti enti può esplicarsi, sia della diffusa tendenza da parte delle imprese multinazionali a celare la propria struttura interna. La distinzione giuridica tra la società madre e le sue consociate, in base alla quale ogni ente è giuridicamente autonomo e, in via di principio, titolare del potere di decidere e gestire le proprie attività in modo indipendente, impedisce in linea di principio di affermare le responsabilità della società madre per violazioni di legge compiute dalle società sussidiarie. Infatti, l’autonomia patrimoniale insieme alla indipendenza giuridica, anche se fittizia, delle singole unità operative costituite e localizzate nei diversi Stati consentono alla società madre di rimanere estranea al rapporto di responsabilità che dovesse insorgere a fronte del compimento di illeciti da parte delle sussidiarie e al conseguente obbligo di risarcimento.</p>
<p align="JUSTIFY">Tale fenomeno consente alla società madre di restare impunita anche quando le violazioni siano state compiute, seppur materialmente da una società formalmente distinta (la sussidiaria appunto), pur sempre sotto la sua egida o quanto meno nell’omertà della società madre che sia a conoscenza degli avvenimenti. Inoltre, in tal modo si impedisce ai ricorrenti di citare in giudizio la società madre presso i tribunali dello Stato in cui la stessa ha sede, che sono solitamente paesi nei quali gli standard di protezione dei diritti umani sono più elevati e le sentenze incontrano meno difficoltà nella fase dell’esecuzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Per tentare di porre rimedio a questa distorsione del principio di separazione della personalità giuridica tra società controllata e controllante è stata sviluppata la cd. dottrina del “sollevamento del velo sociale”, la quale mostra lo scenario in cui alla corte viene data l&#8217;opportunità di sollevare la maschera della personalità distinta ed emettere un provvedimento direttamente nei confronti della società controllante. In accordo con tale dottrina al giudice è dunque consentito individuare il responsabile effettivo e punirlo.</p>
<p align="JUSTIFY">Ed è proprio in applicazione di tale dottrina al caso de quo si è scelto di citare in giudizio Eni davanti al Tribunale di Milano, e non già la NAOC dinanzi una corte nigeriana.</p>
<p align="JUSTIFY">Il processo, tuttavia, non si è ancora concluso, né è facile prevederne l’esito; nel caso in cui la società dovesse essere condannata, il caso rappresenterebbe il primo precedente in Italia di una società ritenuta responsabile per danni ambientali causati da una sua sussidiaria all’estero, e dunque, un grande passo per l’affermazione della responsabilità legale delle imprese per le violazioni dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">
<div id="sdfootnote1">
<p><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US"> <a href="https://www.amnesty.org/download/Documents/AFR4479702018ENGLISH.PDF?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.amnesty.org/download/Documents/AFR4479702018ENGLISH.PDF?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>. </span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote2sym">2</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US"> <a href="http://www.foeeurope.org/sites/default/files/extractive_industries/2017/foee-eni-ikebiri-case-briefing-040517.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.foeeurope.org/sites/default/files/extractive_industries/2017/foee-eni-ikebiri-case-briefing-040517.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>. </span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote3sym">3</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US"> Department of Petroleum Resources, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US"><i>Environmental Guidelines and Standards for the Petroleum Industry in Nigeria (EGASPIN)</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US">, revised edition 2002, p. 148, para. 2.6.3.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote4sym">4</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US">National Oil Spill Detection and Response Agency (NOSDRA), </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US"><i>Oil Spill Recovery, Clean-up, Remediation And Damage Assessment Regulations</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span lang="en-US">, 2011, Part VII (102), p. 76.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><a class="sdfootnotesym" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote5sym">5</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Si veda <a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Eni%20response.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Eni%20response.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></span></p>
</div>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Geologi per il ‘dopo roghi’. Ad alto rischio i territori per le conseguenze</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/08/06/scritture-al-sociale-geologi-per-il-dopo-roghi-ad-alto-rischio-i-territori-per-le-conseguenze/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2017 08:12:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi &#160; Si combatte in prima linea, a farlo sono i cittadini residenti nelle zone vicine al Vesuvio e limitrofe supportati da geologi del Cnr. Il rischio altissimo, è di una catastrofe.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;">di Patrizia Angelozzi</span></span></span></span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9276" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="358" height="499" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 358w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/vesuvio_rischio_idrogeologico-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w" sizes="(max-width: 358px) 100vw, 358px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si combatte in prima linea, a farlo sono i cittadini residenti nelle zone vicine al Vesuvio e limitrofe supportati da geologi del Cnr.<br />
Il rischio altissimo, è di una catastrofe.<br />
A causa dei numerosi incendi, la cenere accumulata in queste aree potrebbe scendere in seguito a piogge consistenti e secondo gli esperti, il ‘danno’ non quantificabile non riguarderebbe solo il patrimonio forestale, danneggiato già oltre misura ma comporterebbe l’alto rischio idro-geologico in seguito all’invasione di flussi fangoso-detritici che arriverebbe fino alle città…</p>
<p>Sono posti, ‘senza difesa’, resta solo la speranza che le prossime piogge non siano così ‘importanti’ da determinare il deflusso della cenere depositata disperdendola.<br />
Diventa urgente e necessario un piano di prevenzione e di allerta che tenga alta l’attenzione per cercare di arginare i ‘danni ingenti’ alle persone e alle zone urbane interessate quali il Vesuvio e la zona del Somma.</p>
<p>Diversi geologi, si sono resi disponibili a dare spiegazioni mettendosi a disposizione, affinché si possa non ricorrere ai ripari ‘del poi’, attivandosi in una seria prevenzione che ha tutte le caratteristiche dell’urgenza.<br />
I professionisti sono:</p>
<p>Silvana Pagliuca, geologa, ricercatrice dell&#8217;Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo (Isafom-Cnr): tel 081/7717325, email <a href="mailto:silvana.pagliuca@cnr.it">silvana.pagliuca@cnr.it</a></p>
<p>Valerio Buonomo, geologo libero professionista, ex borsista Isafom-Cnr;</p>
<p>Franco Ortolani, geologo ordinario di geologia, già docente c/o l’Università Federico II e associato Isafom</p>
<p>Foto e  Per saperne di più su:<br />
<a href="https://www.cnr.it/it/news/7608/incendio-boschivo-del-vesuvio-in-aumento-il-rischio-idrogeologico?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.cnr.it/it/news/7608/incendio-boschivo-del-vesuvio-in-aumento-il-rischio-idrogeologico?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’Abruzzo non dimentica, resiste.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2016 08:42:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Patrizia Angelozzi (scrittrice e comunicazione sociale) con le @immagini di Mario Sabatini, photoreporter. L&#8217;Associazione per i Diritti umani ringrazia moltissimo. &#160; Un Abruzzo forte e gentile, non dimentica le ferite. Neanche le&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-508.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6726" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6726" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-508.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (508)" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-508.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-508-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-508-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi (scrittrice e comunicazione sociale) con le @immagini di Mario Sabatini, photoreporter.</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ringrazia moltissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un Abruzzo forte e gentile, non dimentica le ferite. Neanche le cicatrici che fanno ancora male.<br />
In verità l’unica certezza che abbiamo è l’essere consapevoli che alcune regioni sono molte esposte ai rischi del terremoto. Insieme a questa consapevolezza, allo stesso modo esiste un Paese pronto alla solidarietà, all’immediatezza dei volontari, di quanti preposti agli aiuti di esperti di settore. Così come è avvenuto dai primi istanti di quel 24 Agosto dopo le 3.36.<br />
L’avvicendarsi di iniziative nate dentro le anime di quanti si sono resi partecipi e pronti è un meraviglioso messaggio, di vicinanza e sostegno, a dimostrazione che l’umano non solo esiste ma ha voglia di resistere.</p>
<p>In una intervista pubblicata sul Sole24 Ore, Roberto Museo, direttore di CSVNet dichiara “il rischio che va assolutamente evitato è che gli abitanti dei luoghi colpiti dal terremoto non riescano a ritrovare condizioni per ricostruire un futuro di lavoro, affetti, relazioni e per questo abbandonino la propria terra. Avendo ben chiaro un obiettivo: non abbandonare le persone e i luoghi colpiti dal sisma dopo un primo momento di visibilità».</p>
<p>CSVnet è la rete che sta coordinando, in collegamento con l&#8217;autorità pubblica e la Protezione civile, le iniziative delle organizzazioni di volontariato su tutto il territorio nazionale. Roberto Museo è un aquilano, che nella notte del 6 aprile 2009 uscì con la famiglia dalla sua casa, per rientrarvi 2.675 giorni dopo, in una abitazione integralmente ricostruita con criteri antisismici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-509.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6727" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6727" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-509.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (509)" width="960" height="639" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-509.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-509-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-509-768x511.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><br />
PROTEZIONE CIVILE, VASTO,<br />
Fin dai primissimi momenti hanno messo in moto la ‘macchina della solidarietà’, coadiuvati dalla presenza di Eustacchio Frangione, a capo dell’intera organizzazione che si è trovato davanti ad una generosità Vastese che in soli due giorni e mezzo ha attivato una rete umana straordinaria. Queste le sue parole: “Siete meravigliosi ! Non solo noi della Protezione Civile ci siamo impegnati ma i nostri cittadini che senza lodi, senza articoli, senza stemmi e senza nulla in cambio, nel silenzio dell’umiltà e della vicinanza hanno messo insieme scatola dopo scatola, pacco dopo pacco, busta dopo busta e consegnato presso la nostra sede, materiali e beni di prima necessità in quantità impensabili, andando via in un silenzio che definirei religioso”. Sono arrivate disponibilità da centinaia di cittadini disposti ognuno con le proprie professionalità a “fare”, idraulici, falegnami, elettricisti, panettieri. Quelle che chiameremo le ‘risorse umane’.</p>
<p>DA TERAMO<br />
Il vigile del fuoco di Teramo, Massimo Caico, in servizio da oltre venti anni, fin dalle prime ore ha scavato con le mani oltre le macerie ed è riuscito a recuperare le sorelle Giulia e Giorgia Rinaldo. Giorgia di 4 anni ce l’ha fatta, mentre Giulia rimasta abbracciata l’ha protetta con il suo corpo senza riuscire a sopravvivere. “Non dimenticherò mai i suoi occhi” racconta, sommersa dalla terra e salvata dal corpo della sorella più grande.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-504.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6728" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6728" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-504.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (504)" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-504.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-504-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-504-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PESCARA DEL TRONTO.<br />
Tanti i soccorritori già all&#8217;opera subito dopo, in vari punti. Assistere a genitori estratti vivi in cerca dei propri figli è stato lacerante. In una città dallo scenario surreale.</p>
<p>VIGILI DEL FUOCO</p>
<p>Impegnati a recuperare vite dimenticano di bere, mangiare, dormire, quasi di respirare..</p>
<p>L’intervento dei cani Labrador ha permesso di individuare molte situazioni e per questo insistere, con addosso la paura che fosse come a L’Aquila.<br />
Hanno estratto corpi mentre le scosse continuavano ed un solo respiro restituiva la forza di continuare. Ricominciare.<br />
Vedere vite spezzate non è umano. Raccontano: “tristezza e senso di impotenza, i pensieri si accavallavano mentre avremmo voluto essere più veloci, arrivare prima. Ma prima, quando? Come?”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CONSORZIO COOPERATIVE SOCIALI MATRIX , Centri di accoglienza immigrati<br />
I richiedenti asilo politico, ospiti nei centri del chietino, si sono resi disponibili fin dai primissimi momenti, come in un coro dalle mille voci. I responsabili di struttura hanno sostenuto le proposte comunicando la disponibilità alla Protezione Civile Regione Abruzzo.<br />
Sono quindi in attesa di autorizzazioni e coordinamento i numerosi immigrati &#8211; cinque squadre da dodici ognuna &#8211; dei CAS del Consorzio Matrix che vogliono aiutare e rendersi utili nel modo in cui sia necessario.<br />
Il dolore non conosce colori o etnie. E loro lo sanno.</p>
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<p>TUTTE LE VITTIME<br />
Un mondo Associativo pronto a darsi da fare insieme alle singole persone che tutte insieme si sono adoperate, mentre i numeri del bilancio ufficiale del terremoto che ha devastato Accumuli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto, aggiornato di ora in ora parla di 292 vittime con ultime due estratte dalle macerie ad Amatrice. Molte di loro devono ancora essere identificate. Il bilancio è diffuso da Titti Postiglione, capo della gestione emergenze della Protezione civile.<br />
Hotel Roma<br />
Continua il lavoro delle squadre di soccorso, i vigili del fuoco hanno recuperato altri due corpi, mentre proseguono gli scavi per il recupero di altre persone rimaste sotto le macerie.</p>
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<p><span style="color: #252525;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-505.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6731" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6731" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-505.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (505)" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-505.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-505-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-505-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></span></p>
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