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	<title>denaro Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Fermare l’invio delle armi per fermare la guerra in Ucraina. Padre Zanotelli: “è fondamentale l’obiezione di coscienza, per un cristiano diventa qualcosa di essenziale”</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2022 07:17:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pressenza&#160;pubblica un’intervista realizzata da Dale Zaccaria al missionario comboniano&#160; padre Alex Zanotelli sulla tragedia della guerra in Ucraina e la partecipazione della Nato con l’invio di armi. Padre Alex, in una recente lettera che&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.farodiroma.it/wp-content/uploads/2022/05/Europa-x-la-pace-e-Zanotelli-820x615-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img src="https://www.farodiroma.it/wp-content/uploads/2022/05/Europa-x-la-pace-e-Zanotelli-820x615-1-696x522.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></a></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2022/05/zanotelli-mai-come-oggi-la-nonviolenza-e-significativa-e-importante/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Pressenza</a>&nbsp;pubblica un’intervista realizzata da Dale Zaccaria al missionario comboniano&nbsp; padre Alex Zanotelli sulla tragedia della guerra in Ucraina e la partecipazione della Nato con l’invio di armi.</p>



<p><strong>Padre Alex, in una recente lettera che ha titolato “ sull’orlo del baratro” lei afferma: Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell’ “ estate incandescente”! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale. Il suo stesso pensiero lo ha formulato il famoso linguista Noam Chomsky. C’è il rischio reale di un conflitto nucleare? Ritiene sia un pericolo concreto per tutti noi?</strong></p>



<p>Dal 2 al 5 giugno si terrà il Festival del libro per la pace e la nonviolenza a Roma nel quartiere San Lorenzo. E’ un evento importante soprattutto in questo momento di grave crisi. Si, siamo sul baratro, il baratro davvero di una guerra nucleare che ci potrebbe venire dalla guerra in Ucraina e questo ci porterà all’ esplosione atomica e all’inverno nucleare. E l’altro baratro è quello della grave crisi ecologica che ci attanaglia e ci potrebbe portare all’estate incandescente. E le due cose sono connesse.</p>



<p><strong>Anch’io come Lei sono contraria all’invio di armi. Armare fino ai denti una guerra già in corso è come buttare benzina sul fuoco. Qual è secondo Lei la soluzione per uscire quanto prima da questo conflitto bellico?</strong></p>



<p>Il peso della guerra e delle armi sul pianeta è enorme, tanto quanto quello dello stile di vita di pochi. Per cui dobbiamo avere il coraggio davvero di dire no alle armi, non solo a non inviare armi all’Ucraina – è talmente ovvio vuol dire buttare benzina sul fuoco – ma no a tutte le armi. E’ mai possibile che questa umanità sia giunta lo scorso anno a spendere 2100 miliardi di dollari in armi? E’ una follia totale. In Italia non siamo in guerra con nessuno e abbiamo speso 30 miliardi di euro in armi e il Governo adesso ho deciso di arrivare al 2% del PI, dunquee fra qualche anno arriveremo a 38 miliardi di euro. È assurdo tutto questo, dobbiamo uscirne fuori altrimenti vuol dire davvero la morte che ci attende. Non possiamo continuare così.</p>



<p><strong>Da Papa Francesco al XIV Dalai Lama, le alte guide spirituali del nostro mondo hanno condannato la guerra e una possibile escalation nucleare. Siamo ancora in tempo per fermarci, per cambiare strada, per non distruggere noi stessi e la nostra madre terra?</strong></p>



<p>Io sono grato a Papa Francesco perché è stato così chiaro su questa guerra e non è facile ma è fondamentale, io lo dico questo e insieme a Papa Francesco lo diciamo perché siamo discepoli di quel povero Gesù di Nazareth. E’ lui che ha inventato la nonviolenza attiva, il suo popolo voleva andare alla guerra contro Roma e quando l’hanno aspettato a Gerusalemme speravano che fosse lui a guidare la grande rivolta. Gesù invece di entrare su un cavallo entra su un asino e prende in giro tutti. E’ Gesù che ha inventato la nonviolenza attiva, non è stato Gandhi. Gandhi ha ripetuto continuamente di averla imparata dal Vangelo. Tanti gli dicevano: “Ma se ammiri così tanto Gesù di Nazareth perché non sei diventato un cristiano?”. E lui rispondeva: “Se diventare cristiano vuol dire diventare come i cristiani d’Occidente preferisco rimanere indù”. E’ lui che ha tradotto gli insegnamenti di Gesù in prassi e ha portato il popolo dell’India all’indipendenza dall’Inghilterra con la nonviolenza. Da lì poi sono partiti tanti altri, da Martin Luther King in avanti.</p>



<p><strong>La pace, Padre, dovrebbe essere non solo uno slogan, una bandiera in una manifestazione, ma una pratica di vita quotidiana. Quali sono secondo Lei le cause, le radici della violenza, del male negli uomini? E come possiamo contrastarla?</strong></p>



<p>E’ l’unica scelta che rimane a questo umanità, con la forza delle armi nucleari che abbiamo noi siamo destinati a morire, dobbiamo assolutamente uscirne fuori. Io sono profondamente d’accordo con quanto Papa Francesco diceva e dice nell’ enciclica Fratelli Tutti: oggi con le armi nucleari, chimiche, batteriologiche che abbiamo non ci può più essere una guerra giusta. Ogni guerra diventa ingiusta. Ecco perché è così fondamentale imparare la strada della nonviolenza e praticarla.</p>



<p><strong>L’unica strada, Padre, è la nonviolenza, la strada dell’amore, da Gesù a Gandhi a Papa Francesco, a tutti gli uomini che l’hanno indicata prima e la indicano ora, più forte che mai.</strong></p>



<p>Soprattutto chiedo due cose: che incominciamo a impegnarci seriamente e prima di tutto a domandarci dove teniamo i nostri soldi. Sappiamo che in Italia le banche che pagano di più per le armi sono Unicredit, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, dunque cominciamo a togliere i nostri soldi da quelle banche. E poi il coraggio di fare quello che stanno facendo i camalli di Genova, che si rifiutano di caricare nel porto le armi. E’ fondamentale l’obiezione di coscienza, per un cristiano diventa qualcosa di essenziale oggi, per la salvezza di tutti. Perché quel Dio in cui credo sono convinto che è il Dio della vita e vuole che viviamo e che siamo felici. Ecco perché mai come oggi la nonviolenza diventa estremamente significativa e importante.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Esportazione di armi: quando il “Made in Italy” non è motivo di orgoglio</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 08:55:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11716" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="980" height="551" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></b></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">“Italia nel mirino per bombe sganciate sullo Yemen”, o ancora: “I produttori di armi e le autorità italiane sono responsabili per le violazioni di diritti umani in Yemen?” recitavano alcune testate giornalistiche nel 2016, all’alba di un attacco aereo che aveva colpito il villaggio di Deir Al-Hajari nel nord-ovest dello Yemen.</p>
<p align="JUSTIFY">La guerra civile è scoppiata nel paese nel marzo del 2015, quando una coalizione militare a guida saudita intervenne in supporto al presidente Abd Rabbih Mansur Hadi, deposto dai ribelli Houthi, alleati dalla fine dell’anno precedente con l’ex presidente Ali Abd Allah Saleh.</p>
<p align="JUSTIFY">I riflettori si sono accesi sull’Italia quando un membro della ONG Human Rights Watch, ha catturato con la sua macchina fotografica la prova della bomba da 460 libbre sganciata alle 3:00 dell’8 ottobre 2016 uccidendo una famiglia di sei persone. L’ordigno riportava un numero di serie che lo identificava come parte di un lotto prodotto nel giugno 2014 da RWM Italia S.p.A., azienda italiana controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall AG.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo scorso aprile diverse organizzazioni tra cui lo European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), insieme con l’organizzazione yemenita Mwatana e la Rete Italiana per il Disarmo in collaborazione con l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (O.P.A.L.), hanno presentato una denuncia penale contro i dirigenti di RWM Italia S.p.A. e gli alti funzionari dell’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali d&#8217;Armamento &#8211; UAMA &#8211; alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Attraverso la denuncia si chiedeva al pubblico ministero di indagare, tra le altre cose, circa la responsabilità penale dei soggetti menzionati per la loro complicità quanto meno a titolo di colpa cosciente per i reati di omicidio e lesioni personali, ai sensi degli Artt. 589 e 590 e 61 n.3 del codice penale italiano. A seconda di quanto riscontrato durante il corso delle indagini del pubblico ministero, tali condotte potrebbero anche configurare ipotesi di concorso nei reati di omicidio e lesioni a titolo di dolo, ai sensi degli Artt. 110, 575 e 582 del codice penale italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante le denunce delle violazioni dei diritti umani e circa l’impatto devastante del conflitto armato in corso sulla popolazione, l’Italia non ha negato la fornitura di armi ai membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita; non solo in pieno contrasto con quanto previsto dalla Legge n. 185/1990, che vieta l’esportazione di armi “verso paesi in conflitto armato”, ma anche contro gli obblighi comuni derivanti dalle norme UE sul controllo delle esportazioni e in violazione a quanto prescritto nel Trattato internazionale sul Commercio di Armi ratificato dall’Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">La L. 185/90, al suo Articolo 6 lett. d), specifica il divieto di esportare materiali di armamento “[…]verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell&#8217;UE o del Consiglio d&#8217;Europa[…]”. Tra gli aspetti più rilevanti della legge vi è l’onere per il Presidente del Consiglio dei Ministri di presentare ogni anno al Parlamento una relazione sulle operazioni autorizzate e svolte – entro il 31 dicembre dell’anno precedente – riguardo import-export e transito dei materiali d’armamento. La Legge impone un obbligo di trasparenza nel prevedere che le informazioni contenute nella relazione debbano essere “indicazioni analitiche – per tipi, quantità e valori monetari – degli oggetti concernenti le operazioni contrattualmente definite indicandone gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti”, nonché una “lista dei Paesi indicati nelle autorizzazioni definitive”.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, l’Italia è stato il primo paese europeo a ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty – ATT), entrato in vigore il 24 dicembre 2014 con l’obiettivo di migliorare la regolamentazione del commercio di armi e prevenire (o eliminare) il traffico illecito delle stesse. Al suo articolo 7, il Trattato specifica che &#8211; a prescindere dai casi previsti nell’articolo 6 dello stesso Trattato in cui l’esportazione di armi è proibita &#8211; ciascuno degli Stati Parti deve valutare, “in maniera obiettiva e non discriminatoria e prendendo in considerazione ogni elemento utile”, se le armi che si intendono esportare possano essere utilizzate per: “Possono essere utilizzati per: “(i) Commettere o agevolare una grave violazione del diritto internazionale umanitario; (ii) Commettere o agevolare una grave violazione del diritto internazionale dei diritti umani; (iii) Commettere o agevolare un atto che costituisca un illecito ai sensi delle convenzioni internazionali o dei protocolli relativi al terrorismo di cui lo Stato è parte; oppure (iv) Commettere o agevolare un atto che costituisca un illecito ai sensi delle convenzioni internazionali o dei protocolli relativi alla criminalità organizzata transnazionale di cui lo Stato è parte”. In conseguenza, e nel caso in cui si configuri una delle ipotesi appena menzionate, lo Stato è tenuto a negare l’esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">L’articolo 13 dello stesso trattato, rubricato “Presentazione dei rapporti”, prevede che ogni Stato Parte del Trattato presenti annualmente al Segretariato un rapporto sulle autorizzazioni o effettive esportazioni ed importazioni di armi convenzionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma di rapporti non parla solo il Trattato sul commercio delle armi. Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per il disarmo (UNODA), istituito nel 1998 con l’obiettivo di promuovere il disarmo nucleare e la non proliferazione e il rafforzamento dei regimi di disarmo rispetto ad altre armi di distruzione di massa, armi chimiche e biologiche, vede nel suo Registro delle Nazioni Unite sulle Armi Convenzionali (UN ROCA) il meccanismo chiave a garanzia della trasparenza nel trasferimento di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia, nonostante le disposizioni di legge, pare che la trasparenza sia rimasta per molti anni solo illusoria; infatti, è stato denunciato che dal 2009 l’Italia non invia informazioni circa le esportazioni di armi all’UNROCA. Anche per quanto riguarda l’incoraggiamento da parte dell’ATT di riportare annualmente al Segretariato di Ginevra informazioni circa il commercio di armi, è stato evidenziato che, ad esempio, nel rapporto dell’Italia del 2015 manchi l’elenco dei paesi destinatari dell’export di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è pronunciata sul tema, comunicando di aver inviato pochi mesi fa una richiesta di chiarimenti alla Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, aggiungendo che laddove dovesse emergere una violazione della Legge 185 del 1990 si interromperà subito l’export di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Parlamento Europeo è intervenuto sulla questione con una Risoluzione del 4 ottobre (2018/2853(RSP)) sulla situazione nello Yemen, esortando “tutti gli Stati membri dell&#8217;UE ad astenersi dal vendere armi e attrezzature militari all&#8217;Arabia Saudita, agli Emirati arabi uniti e a qualsiasi membro della coalizione internazionale, nonché al governo yemenita e ad altre parti del conflitto”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel frattempo, nel Comune di Iglesias, in Sardegna,– dove si trova una delle sedi di RWM Italia S.p.A. –si discute sull’autorizzazione di due nuove linee produttive della società del gruppo Rheinmetall Defence. Esse consentirebbero la triplicazione della produzione di armi e quindi forse anche di sostenere ulteriormente il conflitto in corso. Nei mesi scorsi il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna si sono costituiti nella Conferenza dei Servizi convocata per il procedimento autorizzativo in qualità di portatori d’interesse diffuso e hanno fatto presente all’amministrazione comunale di Iglesias numerose perplessità rispetto alla compatibilità ambientale del progetto ed alla correttezza dell’operazione dal punto di vista giuridico.</p>
<p align="JUSTIFY">La questione resta aperta. Ma se è pur vero che, come recita l’articolo 11 della nostra Carta Costituzionale, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali[…]”, bisogna far sì che questo principio non resti lettera morta.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la piaga del bracconaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 09:52:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi Il Continente nero presenta una varietà di specie animali invidiabile da tutti i continenti. La maggior parte degli esemplari in via di estinzione si trovano qui ma, nonostante questo, la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7516" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-667" width="810" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il Continente nero presenta una varietà di specie animali invidiabile da tutti i continenti. La maggior parte degli esemplari in via di estinzione si trovano qui ma, nonostante questo, la vile corsa al denaro non si ferma.</p>
<p align="JUSTIFY">Il bracconaggio, infatti, rappresenta una piaga che affligge l’Africa da tempo e che, negli ultimi anni si sta addirittura intensificando. Ci sono regioni più colpite da questo fenomeno, per la presenza, appunto, di un numero maggiore di animali rari o in via di estinzione; tra questi paesi troviamo Kenya, Sudafrica e Zimbabwe. Nel 1989 si concretizzò il divieto di commerciare avorio, imposto dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate dall’estinzione (CITES). Molte attività vennero allora dismesse causando una picchiata nella domanda e di conseguenza anche dei prezzi delle zanne. La situazione proseguì migliorando, fino all’arrivo degli anni 2000 quando la crescita asiatica si fece risentire creando attività che si pensavano estinte.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-7517 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-668" width="556" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 882w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668-768x558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il tutto degenerò, nacquero gruppi di criminalità organizzata con lo scopo di creare nuovi canali di comunicazione per un sempre più crescente mercato nero. Fino ad arrivare ad oggi, dove i numeri sono diventati altissimi: da ogni parte dell’Africa australe giungono settimanalmente segnalazioni che evidenziano un aumento degli attacchi di cacciatori di frodo. A rimetterci sono, soprattutto, i rinoceronti, perseguitati per via del loro corno, molto ricercato in Cina e Vietnam per curare malattie come l’impotenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Seimila animali massacrati a colpi di fucili, solo nel 2015 sono stati 1338 gli esemplari uccisi. Lo Stato forse più colpito da questa situazione è il Kenya che, ad oggi, conserva gli ultimi tre esemplari di rinoceronti bianchi. Sudan, l’ultimo maschio, insieme a Nankjin e Fatu, le due femmine, che si contendono senza successo l’ultimo maschio rimasto. Infatti Sudan ha già 40 anni, ed è quindi molto anziano considerando l’età media di questi rinoceronti, 50 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli ultimi anni gli scienziati hanno raccolto e congelato lo sperma dei maschi ancora in vita, compreso quello di Sudan ma purtroppo i tentativi di fecondazione artificiale non hanno, ad oggi, dato esito positivo. “Stiamo progettando di incrociare naturalmente le due femmine di rinoceronte bianco del nord con un maschio del sud, questo non porterebbe ad una progenie pura al 100% ma permetterebbe di conservare una parte del patrimonio genetico di questa specie” fa sapere Richard Vigne, amministratore delegato di Ol Pejeta, la riserva dove vivono questi esemplari.</p>
<p align="JUSTIFY">A questi esemplari è stato tagliato il corno, per renderli meno “appetibili” agli occhi dei bracconieri ma anche questo non è servito; un semplice monchino vale molto denaro. I sorveglianti della riserva non possono permettersi la minima distrazione, i rinoceronti sono custoditi 24 ore su 24 e i ranger dormono a turno a pochi metri dagli animali. Inevitabile la nascita di un legame forte tra questi uomini e i rinoceronti che, si spera, proseguirà per ancora molti anni.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-666" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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		<title>&#8221; VenerdIslam&#8221;: “Istikhdam al-Hayat”: è uscito in italiano il romanzo che ha portato in carcere Ahmed Naji</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 06:53:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Dovete vivere come hanno vissuto i vostri padri La mummia di Shadi Abdel Salam Per tutto il tempo che vivi o ti muovi al Cairo sei costantemente denigrato. E sei destinato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7036" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7036" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (557)" width="362" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 362w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 362px) 100vw, 362px" /></a></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dovete vivere come hanno vissuto i vostri padri</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La mummia</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di Shadi Abdel Salam</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per tutto il tempo che vivi o ti muovi al Cairo </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>sei costantemente denigrato.</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>E sei destinato ad incazzarti: anche se impieghi tutte le forze della Terra </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>non puoi cambiare questo destino</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ahmed Naji</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La creatura della copertina </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>l’ho disegnata come un errore </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ayman al Zorkani</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio ciò che nasce come errore è destinato ad annientare quello che lo circonda; </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">una</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Cairo post-moderna sporca, inquinata, sovraffollata, piegata alle leggi del consumismo che somiglia molto a quella popolata di zombie del film La Mummia del 1969: lì </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ragazze con le spalle curve in avanti e il capo abbassato che fissano il vuoto, qui giovani rassegnati, frustrati e repressi che in un nichilismo galoppante subiscono </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">regole vetuste e incomprensibili che condizionano e distruggono ogni tipo di relazioni. E con un effetto distopico e straniante si affiancano immagini che danno messaggi diretti, ninja, vocabolari di animali, seguono con linee sinuose il ritmo della lingua. E poi ci sono </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">sesso, droghe e alcol usati non per ricercare il piacere ma come mezzi estremi di stordimento in </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">un sistema di dominazione (sessuale, patriarcale e di mero denaro) in cui tutto è mercato e guadagno. Il corpo, il denaro e il loro legame diventano dunque terreno di conquista, di dominio e di punizione: in questo sta il piacere.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-556.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7035" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7035 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-556.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (556)" width="241" height="209" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio queste scene esplicite sono state il grimaldello che ha fatto scattare l’accusa e la condanna per “offesa alla morale pubblica”: in realtà Ahmed Naji fa parte di quella schiera di scrittori-blogger molto attivi, critici ed influenti sui social su temi politici e sociali. A suo favore c’è una forte campagna internazionale: il TIMEP (Tahrir Institute for Middle East Policy) ha lanciato una petizione (che trovate a questo indirizzo <a href="https://www.change.org/p/international-community-of-scholars-novalists-and-journalists-solidarity-with-ahmed-naji-egypt-prosecutes-creativity-and-freedom-of-expression?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/international-community-of-scholars-novalists-and-journalists-solidarity-with-ahmed-naji-egypt-prosecutes-creativity-and-freedom-of-expression?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) e il PEN gli ha appena assegnato il premio Barbey Freedom to Write…ma Ahmed Naji è ancora in carcere.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>&#8220;Vita: istruzioni per l&#8217;uso&#8221;  di Ahmed Naji illustrazioni di Ayman al Zorkany</strong><br />
<strong>Traduzione di Elisabetta Rossi e Fernanda Fischione</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Edizione Il Sirente</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Matrimonio urfi o matrimonio d&#8217;interesse?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 08:26:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Il mese scorso il ministro della giustizia egiziano Ahmed El-Zend ha emesso un decreto per obbligare gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane a versare 50.000 ghinee nel conto corrente&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/01/matrimonio-urfi-o-matrimonio-dinteresse/">Matrimonio urfi o matrimonio d&#8217;interesse?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-33.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5332" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5332" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-33.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (33)" width="279" height="186" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mese scorso il ministro della giustizia egiziano Ahmed El-Zend ha emesso un decreto per obbligare gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane a versare 50.000 ghinee nel conto corrente della moglie, se la differenza di età “supera i 25 anni”. Questo decreto cerca di disciplinare in particolare i matrimoni tra ragazze povere egiziane (spesso minorenni ma dal 1990 l’Egitto ha una riserva alla norma riguardante il matrimonio infantile nella “Carta africana sui diritti e il benessere del fanciullo”) e ricchi uomini del Golfo, molto comuni in estate soprattutto nelle zone rurali e che spesso nascondono forme di prostituzione o lavoro domestico forzato. Questo tipo di matrimonio viene chiamato “urfi”, è temporaneo e non è registrato </span><span style="font-size: medium;">da notai o</span><span style="font-size: medium;"> celebranti: basta un foglio </span><span style="font-size: medium;">firmato dagli sposi alla presenza di due testimoni. </span><span style="font-size: medium;">Inoltre, secondo il Consiglio Nazionale per l&#8217;Infanzia e la Maternità (NCCM) c’è un sottobosco di economia informale incentrata sulla figura delle sensali che fanno da intermediatrici e lucrano su queste “transazioni”. Le ong e le femministe hanno contestato il decreto definendolo “una politica simbolica” perché 50.000 ghinee equivalgono a meno di 6000 Euro&#8230;e ogni riccastro del Golfo può permettersi questa somma di denaro in particolare con la continua svalutazione della sterlina egiziana. Inoltre c’è già una legge che risale al 2003: gli stranieri che vogliono sposare donne egiziane devono depositare certificati di investimento per almeno 40.000 ghinee nel conto corrente della moglie, se la differenza di età tra i due supera i 30 anni. Ma secondo i dati ufficiali diffusi nel luglio 2015 da Hala Youssef (l’allora ministro della popolazione) il matrimonio precoce ha raggiunto un tasso del 15%, con un aumento costante nei governatorati più poveri.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Egitto di Sisi ha solo abbassato la differenza di età e aumentato il valore dei certificati di investimento che dovranno essere depositati presso la Banca Nazionale d&#8217;Egitto, con un tasso di interesse del 12.75% da pagare ogni sei mesi per 10 anni.</span></span></p>
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