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	<title>diplomazia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. González Urrutia: in esilio, ma vivo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 07:54:47 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Ci sono due correnti di pensiero sulla decisione del presidente eletto del Venezuela, Edmundo González Urrutia, di chiedere asilo e andare in esilio in Spagna.<br>La prima è quella delle persone deluse, che pensavano che non avrebbe mai lasciato il Paese o che non avrebbe dovuto lasciarlo, interpretando questa decisione come sinonimo di vigliaccheria, di ricerca della via d&#8217;uscita più facile, pensando che la lotta dall’estero non potrebbe continuare.<br>La seconda scuola di pensiero, che è quella che condivido, è che il presidente eletto ormai non era più protetto in Venezuela e quindi lasciare (attenzione, non abbandonare) il Paese e andare in esilio significa rimanere protetti e vivi. Mi sembra meglio, in queste particolari e gravi circostanze, avere un presidente eletto vivo ma in esilio, che un presidente eletto ingiustamente imprigionato e torturato. In esilio dove può svolgere un lavoro diplomatico in tutto il mondo democratico occidentale, dove può dimostrare realmente e fisicamente di aver vinto le elezioni. Edmundo González Urrutia è un diplomatico di lunga data, un uomo molto rispettato a livello internazionale. Ciò che può fare per il Venezuela in questo momento critico sembrerebbe essere più efficace dall&#8217;estero che non dal Venezuela, dove era nascosto da più di un mese.<br>La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato a questa amara decisione è stato l&#8217;episodio all’ambasciata argentina a Caracas. È di dominio pubblico che nell&#8217;ambasciata argentina, attualmente presidiata dal Brasile, si sono rifugiati 6 membri dell&#8217;opposizione e della squadra di Maria Corina Machado lo scorso marzo. Venerdì scorso, il regime ha revocato il consenso al Brasile per sorvegliare l&#8217;ambasciata argentina, così le forze di sicurezza hanno circondato l’edificio, hanno tolto l&#8217;elettricità, hanno chiuso le strade adiacenti, isolandola completamente. La condanna e il rifiuto totale sono arrevati immediatamente da parte dei governi dei due Paesi coinvolti, Argentina e Brasile, stava per verificarsi un grave incidente diplomatico che avrebbe complicato ancora di più la situazione. Il regime ha inviato un chiaro messaggio all’opposizione e anche all&#8217;ambasciata olandese, luogo in cui si era rifugiato Urrutia insieme alla moglie: qualsiasi sede diplomatica è vulnerabile in Venezuela, dove vige una dittatura e non esiste uno Stato di diritto. Il Ministero degli Esteri venezuelano ha consegnato all&#8217;Incaricato d&#8217;Affari del Regno dei Paesi Bassi, Robert Schuddeboom, una nota di protesta per quello che Maduro definisce “un comportamento illegale e di ingerenza della rappresentanza diplomatica”, nonostante questo il Ministro degli Esteri olandese continua a dichiarare con orgoglio l&#8217;aiuto che il suo Paese ha dato a Urrutia per quasi due mesi. Fin dall&#8217;inizio i Paesi Bassi lo hanno considerato come il presidente eletto. Come già sappiamo, Edmundo González ha lasciato il Paese a bordo di un aereo militare spagnolo. In cambio, si dice che abbia chiesto il rilascio dei prigionieri politici. Tuttavia, dopo due giorni, tutto tace da parte del regime.<br>Machado ha assicurato in conferenza stampa questo scorso lunedì che Edmundo svolgerà le sue funzioni di presidente eletto dall&#8217;esilio, ma ammette che questa nuova fase intensifica il rischio per lei. Mentre lei parlava, il presidente eletto ha rilasciato una dichiarazione dopo essere arrivato a Madrid. Ha detto: “Ho preso questa decisione pensando al Venezuela e al fatto che il nostro destino come Paese non può, non deve, essere quello di un conflitto di dolore e sofferenza (…) Solo la politica del dialogo può riportarci insieme come compatrioti. Solo la democrazia e la realizzazione della volontà popolare possono essere la strada per il nostro futuro come Paese e io continuerò a impegnarmi per questo”.<br>Mentre scriviamo queste righe, la diaspora venezuelana che vive nella capitale spagnola è scesa in piazza per manifestare il proprio sostegno a González Urrutia, radunandosi nella Plaza de las Cortes di Madrid, sede del Parlamento spagnolo, dove si sta discutendo la proposta del Partito Popolare di riconoscere ufficialmente e legalmente González come vincitore delle elezioni. Sarebbe un grande passo a livello internazionale e un punto a favore che aprirebbe alcune porte democratiche dove, come dice Maria Corina, si è già avviata la transizione.</p>



<p>ULTIMA ORA! (delle 17.00, 11 settembre 2024) Una buona notizia: </p>



<p>Con 177 voti a favore e 164 contrari, il Congresso spagnolo riconosce EGU come presidente eletto del Venezuela. Il Partito Popolare ha ricevuto il sostegno del Partito Nazionalista Basco per ottenere la maggioranza. Tuttavia, Pedro Sánchez ha rinviato il riconoscimento di Edmundo González per &#8220;cercare una mediazione in Venezuela&#8221;. &#8220;Fino alla fine dell&#8217;anno dobbiamo mantenere un margine per trovare una via d&#8217;uscita al fine di trasmettere la volontà del popolo venezuelano alle urne&#8221;. Nei prossimi giorni e al suo ritorno dall&#8217;Asia, si troverà faccia a faccia con Edmundo. È lì che scopriremo le restrizioni o la libertà che il presidente eletto venezuelano avrà per continuare la lotta per la sua proclamazione, ora dall&#8217;esilio.</p>
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		<title>L&#8217;appello delle madri</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 09:32:45 +0000</pubDate>
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<p>(da humanzone.it, Tavolo per la pace e la nonviolenza attiva del Municipio3 di Milano)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17441" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/mad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>WHILE THE MOTHERS ARE CRYING</p>



<p><br>While the mothers are crying<br>the men sling their guns over their shoulders,<br>Marching unified soldiers,<br>Singing of victory.<br>While the mothers are crying<br>the men sit in meeƟngs, their guns quiet,<br>discussing the war, animated by it,<br>comparing units and tacƟcs.<br>While the mothers are crying,<br>the men in charge – and how they feel it –<br>make plans to invade in secret<br>those dark tunnels of nightmares.<br>While the mothers are crying,<br>the men eat the cooked meals prepared<br>by all those mothers who are so scared<br>whether husbands or sons will return.<br>Forgive me. Forgive me.<br>There are women too<br>FighƟng with guns, also soldiers<br>with warm guns over their shoulders,<br>but they are not yet mothers.<br>They are not yet the mothers who are crying.</p>



<p>Women Wage Peace e Women of the Sun</p>



<p><br>Due associazioni di donne, l’una israeliana, Women Wage Peace (WWP nata nel 2014) e una palestinese, Women of the Sun (WOS nata nel 2021) da molti anni operano insieme con azioni nonviolente: marce, veglie, progeƫti … Insieme hanno<br>sottoscritto un appello per il cessate il fuoco immediato e per avviare negoziati per la pace con la partecipazione delle donne. Sui loro siti  è possibile conoscerle, ricevere notzie, sostenerle con donazioni, aderire al loro appello.<br>www.womenwagepeace.org.il/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss hƩp://womensun.org</p>



<p>febbraio 2024 www.humanzone.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>L’APPELLO DELLE MADRI<br>Gennaio 2024</p>



<p>Noi donne palestinesi e israeliane di ogni ceto sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e per le prossime generazioni.<br>Crediamo che anche la maggioranza dei cittadini delle nostre nazioni condivida il nostro comune desiderio. Chiediamo pertanto che i nostri leader ascoltino la nostra chiamata e avviino tempestivamente colloqui e negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto entro un arco di tempo limitato.<br>Chiediamo ai popoli di entrambe le nazioni &#8211; palestinese e israeliano &#8211; e ai popoli della regione di unirsi al nostro appello e dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto.<br>Chiediamo alle donne del mondo di stare al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e la popolazione della regione.<br>Chiediamo alle persone di pace di tutto il mondo, giovani e anziani, leader religiosi, persone influenti, leader di comunità, educatori e coloro che hanno a cuore questa questione di aggiungere la loro voce alla nostra chiamata.<br>Invitiamo, con questo appello, i nostri leader ad ascoltare la voce e la volontà dei popoli, a risolvere il conflitto e raggiungere una pace giusta ed inclusiva. Ci impegniamo ad assumere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua risoluzione positiva, in linea con la Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite.<br>Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per realizzare questo cambiamento storico a cui tutti aspiriamo. Uniamo le forze con determinazione e collaborazione per riportare la speranza ai nostri popoli.</p>



<p>Women Wage Peace (associazione di donne israeliane nata nel 2014) e Women of the Sun (associazione di donne palestinesi nata nel 2021), promotrici di questo appello, da anni operano fianco a fianco per richiedere pace e futuro per i loro popoli.</p>
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		<title>Riportare Ilaria Salis in Italia. Subito.</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 12:50:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Patrizio Gonnella (da antigone.it)</p>



<p></p>



<p>L’arretramento dello Stato di diritto ungherese è da ieri sotto gli occhi di tutti. E a tutti è sbattuto in faccia con quelle immagini di Ilaria Salis ammanettata mani e piedi tra due poliziotti incappucciati e in tuta mimetica. È la più esplicita rappresentazione di sé che potesse fare la giustizia penale ai tempi di Viktor Orbàn. È una iconografia poliziesca da regime. Una fotografia che le autorità ungheresi, per nulla preoccupate della presenza di osservatori esterni e di telecamere, hanno voluto ostentare al mondo per raccontare ciò che a loro dire dovrebbe incutere la giustizia penale: terrore, sfiducia, umiliazione, vergogna.&nbsp;</p>



<p>Ciò accade in un paese dove il potere politico ha cercato negli ultimi anni di minare l’indipendenza della magistratura e dove si è aperta la possibilità per il procuratore generale di interferire nell’autonomia decisionale dei procuratori territoriali. Il rapporto dell’Unione europea sullo stato di diritto in Ungheria del 2022 aveva evidenziato come fosse cambiata l’architettura della magistratura inquirente prevedendo tra magistrati vincoli di subordinazione che odorano di controllo, influenza, ingerenza. Nella vicenda giudiziaria di Ilaria Salis si percepisce qualcosa di così sproporzionato rispetto ai fatti realmente accaduti da evocare l’assenza di un giudizio equilibrato e indipendente.&nbsp;</p>



<p>La procura ha formalizzato una richiesta a undici anni di carcere di fronte a lesioni personali lievissime. Qualche graffio o poco più. Pene così alte il codice italiano Rocco di epoca fascista le ha previste nel caso di lesioni consistenti in malattie inguaribili, perdita di un senso o di un arto.&nbsp;</p>



<p>Ilaria Salis è da quasi un anno in custodia cautelare in una delle prigioni di Budapest. Ha finora dovuto sopportare condizioni detentive durissime, sia per la materialità delle stesse che per il regime a lei imposto. Un regime, di parziale isolamento, che a noi si riserva a persone di elevatissimo profilo criminale. In un recente documento presentato dall’Hungarian Helsinky Comittee al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, in occasione della visita ispettiva del marzo 2023 nelle prigioni magiare di cui ancora non è pubblicato il relativo rapporto, si denuncia come le organizzazioni della società civile non abbiano più possibilità di accedere ai luoghi di detenzione.&nbsp;</p>



<p>L’amministrazione penitenziaria ungherese ha rescisso unilateralmente gli accordi di cooperazione con l’Hungarian Helsinky Committee. Così le prigioni di quel paese sono tornate all’opacità del regime precedente. Ugualmente sono stati indeboliti tutti i meccanismi istituzionali di controllo delle carceri e delle stazioni di polizia. Di fronte a un caso del genere è obbligo morale e giuridico delle autorità del nostro paese fare tutto il possibile per sottrarre Ilaria Salis a quelle condizioni. Vanno offerte tutte le rassicurazioni utili a riportare Ilaria in Italia in esecuzione di una misura cautelare non detentiva.&nbsp;</p>



<p>Ci dispiace che il ministro Nordio, durante il question time al senato sul caso Salis, abbia affermato che l’Italia non avrebbe una buona reputazione nel campo della cooperazione giudiziaria in quanto, dopo avere ottenuto l’estradizione di Silvia Baraldini (anno 1999), l’avrebbe poi addirittura bene accolta all’aeroporto e le avrebbe fatto scontare una pena solo parziale. Beh, di quella stagione e di quella storia ricordo i dettagli. Anche lì vi era una pena sproporzionata, assurda: quarantatré anni per un delitto senza spargimento di sangue. Una pena eseguita contro una persona che non stava bene.&nbsp;</p>



<p>Fortunatamente in Italia alcuni magistrati sensibili al diritto e ai diritti umani ridussero le afflizioni ingiustamente subite da Silvia Baraldini. Dunque, di quella storia e del comportamento delle autorità politiche e giudiziarie di allora il ministro della giustizia dovrebbe essere fiero, da garantista quale si definisce. Infine, qualche giorno fa il ministro ha negato l’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi accusato di tortura e omicidio durante il regime fascista di Videla. Ha dichiarato che lo ha fatto in quanto attento alle condizioni di salute del presunto torturatore. Ora gli chiediamo di preoccuparsi delle condizioni di salute psico-fisiche di Ilaria Salis, pregiudicate da una carcerazione inumana e sproporzionata.</p>



<p>________________________________________________________________________________________________________________________________________________</p>



<p>Ricordiamo che Ilaria Salis è in carcere da un anno in Ungheria, accusata di aver aggredito alcuni manifestanti di estrema destra. Rischia 24 anni di galera per lesioni che sono passate in pochi giorni. Ieri è stata portata in aula con le mani e i piedi legati: immagini che hanno scosso non solo l&#8217;Italia ma l&#8217;Europa stessa di fronte all&#8217;Ungheria. Come può la democrazia coesistere con queste forme di violenza di Stato e di violazione dei diritti umani?</p>



<p></p>
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		<title>Il conflitto israelo-palestinese. Aggiornamenti e un appello</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 10:32:49 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente <strong>Appello</strong>:</p>



<p>Tutti i giorni arrivano altre adesioni all’appello che abbiamo lanciato per un cessate il fuoco e per il rilascio dei prigionieri civili. Potete aderire, scrivendo alla redazione. Diffondete, per favore!</p>



<p>L’elenco dei sottoscrittori dell’appello lo trovate sul sito, in questa pagina:&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2023/10/23/appello-anbamed-per-il-cessate-il-fuoco-e-per-il-rilascio-di-tutti-i-prigionieri-civili-nelle-mani-di-hamas-e-jiahd-islamica/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p>



<p><strong><em><u>Le notizie</u></em></strong> (da anbamed.it)</p>



<p><strong>Trattative tra Israele e Hamas</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri del Qatar ha annunciato che è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco e scambio di prigionieri tra il governo israeliano e la direzione di Hamas, in collaborazione con Egitto e Stati Uniti. L’accordo prevede un cessate il fuoco di 4 giorni rinnovabili, il rilascio di 50 prigionieri civili nelle mani di Hamas in cambio di 150 detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Tra i punti dell’accordo si prevede l’entrata di maggiore numero di camion contenenti aiuti compresi i carburanti alla popolazione civile di Gaza. Il governo israeliano ha approvato l’accordo in una riunione fiume durata fino all’alba ed è stato approvato con il voto contrario dei tre ministri della destra estremista dei sionisti religiosi di Bin Gvir. Da Washington arriva la conferma e il comunicato della Casa Bianca ringrazia Qatar e Egitto per il loro ruolo determinante nel raggiungimento di questo risultato e spera che si possa costruire su questo primo accordo altri passi futuri per tutti gli altri prigionieri. Il governo israeliano ha confermato l’approvazione e ha annunciato che l’accordo entrerà in vigore entro la mattina di giovedì.</p>



<p><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>I bombardamenti israeliani continuano e si sono intensificati dopo la mezzanotte. Sono stati compiuti, secondo quanto dichiarato da Tel Aviv, oltre 150 raids. Sono stati colpiti due ospedali e tre scuole e nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 120 persone, tutti civili, portando il numero totale delle vittime a 3500 e i feriti oltre 35 mila. La direzione degli ospedali nella Striscia ha chiesto all’OMS e CRI l’evacuazione di 3 ospedali.</p>



<p>I criminali bombardamenti israeliani contro la popolazione civile hanno toccato tutti i campi profughi e le città di Gaza, compresi i luoghi alle quali sono stati costretti ad evacuare gli abitanti di Gaza city per salvarsi e invece hanno trovato la morte.</p>



<p>Sul fronte militare di terra sono stati registrati nuovi tentativi di avanzata dei soldati in diversi punti di contatto con i combattenti palestinesi. Le Brigate Qassam sostengono di aver bloccato l’avanzata, distruggendo 7 carri armati. L’esercito israeliano ha comunicato che nella giornata di ieri sono morti 7 soldati e ufficiali israeliani a Gaza.</p>



<p>In un’intervista ad una rete tv statunitense, l’ex premier israeliano Barak ha ammesso che i tunnel sotto il complesso ospedaliero di Shifà effettivamente ci sono, ma sono state progettate e costruite dagli israeliani subito dopo l’occupazione di Gaza del 1967.</p>



<p><strong>Casa di cura per anziani</strong></p>



<p>La casa di cura per anziani “Wafaa”, nel quartiere Zahraa di Gaza city, è stata sottoposta sabato scorso ad un bombardamento mirato, che ha provocato la morte del direttore, Midhat Mheissin, colpito nel suo ufficio, e il ferimento grave di due infermieri. La scorsa notte, 15 bombe hanno centrato gli edifici, compresi i reparti dove sono ricoverati i 40 anziani, alcuni di loro immobilizzati a letto. Sono rimaste ferite due donne anziane, Fatima Barud e Dina Kurd. “È un messaggio di fuoco”, ha detto un amministratore, “e abbiamo dovuto organizzare l’evacuazione forzata”. L’anziana Souad Aqileh, all’arrivo all’ospedale di Deir Balah che li ospiterà, ha detto di non sapere come si sia salvata dalla bomba che aveva colpito la sua stanza. “Non so come ho fatto a camminare senza le stampelle. È stata la paura della morte!”. Un altro anziano di 80 anni, Samir Gialaleh, ex professore di storia, che cammina con il girello, ha detto che “è stato il viaggio della Via Dolorosa, con le tappe ad ogni carro armato israeliano, come le stazioni della Via Crucis”. I pazienti e l’equipe medica e sanitaria sono ospitati adesso dall’ospedale Yaffa di Deir Balah.</p>



<p><strong>Amnesty International</strong></p>



<p>Amnesty International ha denunciato i crimini di guerra israeliani a Gaza dopo una propria inchiesta. “Le forze israeliane hanno dimostrato ancora una volta un’agghiacciante indifferenza per il&nbsp;<strong>catastrofico numero di vittime civili</strong>&nbsp;dei loro incessanti bombardamenti sulla&nbsp;<strong>Striscia di Gaza occupata</strong><strong>”, sostiene il rapporto</strong><strong>.&nbsp;</strong>Gli attacchi, avvenuti il 19 e il 20 ottobre, hanno colpito un edificio appartenente al complesso di una&nbsp;<strong>chiesa di Gaza City</strong>&nbsp;dove si erano rifugiati centinaia di sfollati e&nbsp;<strong>un’abitazione nel campo rifugiati di al-Nuseirat</strong><strong>,</strong>&nbsp;al centro della Striscia di Gaza.</p>



<p>Sulla base delle sue approfondite ricerche, Amnesty International ha concluso che si è trattato di&nbsp;<strong>attacchi indiscriminati o di attacchi diretti contro civili e obiettivi civili</strong><strong>,</strong>&nbsp;che devono essere indagati come crimini di guerra.</p>



<p>“Questi attacchi mortali e illegali fanno parte di un&nbsp;<strong>documentato schema di disprezzo per i civili palestinesi</strong>&nbsp;e dimostrano il devastante impatto dell’assalto senza precedenti da parte di Israele, che ha fatto sì che&nbsp;<strong>nessun luogo di Gaza sia sicuro</strong>, indipendentemente da dove i civili vivano o dove cerchino rifugio”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice delle ricerche globali di Amnesty International. L’organizzazione umanitaria ha&nbsp;sollecitato il procuratore della&nbsp;<strong>Corte penale internazionale ad assumere immediate e concrete iniziative</strong>&nbsp;per velocizzare l’indagine, aperta nel 2021, sui crimini di guerra e su altri crimini di diritto internazionale di Israele nei territori palestinesi occupati.</p>



<p><a href="https://www.amnesty.it/nessun-luogo-di-gaza-e-sicuro-una-nuova-ricerca/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui</a></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>5 giovani assassinati a Tulkarem in seguito al bombardamento compiuto con droni da parte dell’esercito di occupazione. La città è completamente assediata e le truppe compiono continui rastrellamenti per l’arresto di attivisti. Come hanno operato a Gaza, i militari israeliani hanno preso di mira gli ospedali di Tulkarem, nel tentativo di rapire i corpi degli attivisti assassinati. L’assedio dei due ospedali cittadini e il sequestro delle ambulanze hanno impedito di prestare le necessarie cure ai feriti.</p>



<p>Un altro palestinese è stato assassinato dai soldati israeliani a Qalqilia e diverse decine di feriti negli attacchi a Betlemme, Dora e El-Khalil (Hebron). A Hawwara l’esercito ha confiscato terreni agricoli palestinesi, adducendo motivi militari, con l’intento di assegnarle alle colonie ebraiche illegali.</p>



<p><strong>Libano.</strong></p>



<p>Si inasprisce lo scontro sul fronte libanese meridionale. Hezbollah ha annunciato di aver compiuto ieri un attacco con missili teleguidati contro una casa usata come residenza per soldati nella colonia di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Metulla,+Israele/@33.2692562,35.5349768,13z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x151ebde2e0f90eeb:0xbd066a600f5d390c!8m2!3d33.277232!4d35.578235!16zL20vMDdxdDhs?entry=ttu&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Metulla</a>. Secondo un comunicato dell’esercito israeliano sarebbero stati uccisi 7 militari. Non è tardata la risposta israeliana che ha colpito con l’artiglieria le città e villaggi libanesi su tutta la linea di demarcazione. Diversi raids aerei hanno colpito il sud libano, con l’uso delle bombe incendiarie per distruggere i raccolti nelle zone rurali. Secono quanto affermato da un comunicato dell’esercito libanese, è stata colpita una caserma senza causare vittime. Secondo la stampa libanese sono stati uccisi 7 persone tutti civili, compresi 3 giornalisti della rete tv Al-Mayadeen.</p>



<p><strong>Diplomazia</strong></p>



<p>In una telefonata tra i due capi di Stato, Francia e Cina hanno affermato di cooperare insieme per trovare una via d’uscita dalla crisi in Medio Oriente. “Bisogna evitare il deragliamento della situazione a Gaza e per fermare la spirale di violenza è necessario arrivare alla nascita di uno Stato palestinese”, scrive l’agenzia stampa cinese nel suo resoconto della discussione tra Macron e Xi Jinping.</p>



<p>Il vertice in videoconferenza dei paesi Brics sulla situazione di Gaza ha espresso la richiesta urgente di un cessate il fuoco e di mettere fine all’aggressione israeliana sulla popolazione civile di Gaza. Il gruppo dei 5 paesi ha rinnovato l’impegno per una Conferenza internazionale per garantire i diritti legittimi del popolo palestinese all’indipendenza. Nel comunicato si afferma anche la condanna della punizione collettiva e l’uso sproporzionato della forza messe in atto da Israele, che rappresentano un crimine di guerra.</p>



<p><strong>Solidarietà internazionale</strong></p>



<p>Il parlamento del Sud Africa ha approvato una mozione per la rottura delle relazioni diplomatiche con Israele e la cacciata dell’ambasciatore fino alla fine dell’aggressione contro Gaza.</p>



<p>In Mauritania si è sviluppato un forte movimento di solidarietà con il popolo palestinese che ha contrastato i tentativi di normalizzazione dei rapporti tra Nouakchout e Tel Aviv. Si sono svolte in questi giorni grandi manifestazioni popolari e lo stesso presidente El-Ghazouani ha espresso pubblicamente la sua condanna dell’invasione di Gaza (<a href="https://twitter.com/CheikhGhazouani?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui, in lingua araba</a>). La Mauritania aveva instaurato relazioni diplomatiche con Israele negli anni novanta del secolo scorso, ma poi sono state interrotte dopo l’invasione israeliana di Gaza del 2008.&nbsp;</p>
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		<title>Prof. Foad Aodi: corridoi umanitari e dialogo per la Pace in Terrasanta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 06:46:32 +0000</pubDate>
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<p><em><br></em></p>



<p>Il Prof. Foad Aodi (membro della commissione Salute globale Fnomceo e Docente a contratto all&#8217;Università di Tor Vergata) fornisce dati sulla situazione sanitaria &#8211; e non solo &#8211;  a Gaza, aggiornata a ieri, 25 ottobre 2023 e lancia il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Ecco il bilancio della situazione sanitaria umanitaria come ci riferiscono i nostri medici dell&#8217;Unione Medica Euromediterranea (UMEM) a Gaza che sono in contatto dal 07.10 con il Presidente Amsi (Associazione Medici di origine straniera in Italia) e Umem (Unione Medica Euromediterranea)<strong><u>: </u></strong>tutti gli ospedali sono fuori uso. Mancano in particolare: la corrente, acqua, farmaci, sangue , medici specialisti e tutto quello che serve per gli ospedali.</p>



<p>Più di 6500 morti di cui più di 2700 bambini,  più di 16.000 mila ferriti di cui il 70% sono bambini e donne. Più di 3700 bambini soffre di malattie infettive, di scabbia, presentano sintomi di patologie gastrointestinali, malattie dermatologiche, diarrea, intossicazioni alimentari per mancanza di acqua e cibo pulito; c&#8217;è, quindi, il rischio di una pandemia di colera.</p>



<p>Più di 7000 feriti negli ospedali che aspettano le cure, mancano anestetici, alcool per curare e operare i feriti. I pazienti stanno per terra e nei corridoi; le patologie più frequenti sono di natura ortopedica, neurochirurgica, di chirurgia generale, ustioni, intossicazioni polmonari; malattie pediatriche, ginecologiche, otorinolaringoiatra, psicologia e chirurgia vascolare, infarti ed ictus. </p>



<p>Più di 1300 pazienti hanno bisogno di dialisi; si utilizza l&#8217;aceto per disinfettare i feriti; più di 200 aborti prematuri.</p>



<p>Oltre 2000 persone sono scomparse sotto le macerie di cui il 50% sono bambini; urge un corridoio sanitario con più di 300 camion al giorno per far rifunzionare gli ospedali, come chiede Aodi,  a nome dei movimenti di cui fa parte, oltre il cessate il fuoco e il dialogo per una conferenza internazionale di pace in Terrasanta.</p>
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		<title>E&#8217; guerra !</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 08:56:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="762" height="429" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17191" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 762w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /></a></figure>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due parti.</p>



<p>Le operazioni sono iniziate all’alba con razzi lanciati da Hamas, incursioni di combattenti nelle colonie israeliane e la cattura di prigionieri di guerra. Il portavoce di Hamas ha parlato di oltre 5 mila razzi lanciati, che hanno colpito anche nella periferia di Tel Aviv. Nella penetrazione dei combattenti sono stati utilizzati mezzi marini e deltaplani, oltre alle infiltrazioni via terra. L’azione palestinese è stata denominata il “Diluvio per Gerusalemme” e l’operazione israeliana “Spade di ferro”.</p>



<p>Il canale tv 12 israeliano parla di 150 israeliani uccisi, 35 catturati e oltre 1000 feriti. I media israeliani scrivono che ci sono stati scontri armati tra uomini di Hamas e unità dell’esercito israeliano ad Ashkelon. Fonti ospedalieri di Gaza parlano di 180 uccisi e di circa 1000 feriti soltanto nel capoluogo.</p>



<p>Il premier Netanyahu ha interrotto una riunione del gabinetto ristretto della sicurezza a causa dell’allarme per i razzi caduti su Tel Aviv. Ha annunciato in una dichiarazione video: “Non è un’operazione, è la guerra”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-PAlestina-Occupata-Israele-2-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13516"/></figure>



<p>USA e paesi europei, come è scontato, hanno condannato l’attacco di Hamas. Diversi paesi arabi hanno mantenuto il silenzio, come per esempio l’Arabia Saudita, altre invece hanno invitato le due parti a “mantenere la calma e evitare di colpire i civili” (Egitto, Kuwait e Oman), altri ancora hanno espresso una timida posizione di sostegno, dichiarando che la situazione è degenerata a causa delle azioni militari israeliane contro i civili palestinesi, le profanazioni della moschea di Al-Aqsa e la continua confisca e occupazione delle terre palestinesi da assegnare ai coloni (Iraq). &nbsp;Gli unici che hanno dichiarato il totale sostegno sono stati Iran e Hezbollah libanesi (“Diritto dei palestinesi a rispondere alle provocazioni israeliane”). Il movimento libanese ha anche aggiunto che sta monitorando la situazione “per non lasciare i fratelli palestinesi da soli”.</p>



<p>Il rappresentante dell’ONU per la Palestina ha dichiarato la sua sorpresa per gli attacchi ed ha invitato alla calma e di salvaguardare i civili dalle operazioni militari.</p>



<p>È una situazione molto grave. I volontari italiani a Gaza sono molto allarmati. Ecco cosa scrive una volontaria in un laboratorio medico a Gaza: “sono chiusa al medical relief con un ragazzo della sicurezza. Oggi hanno bombardato edificio a fianco il ns e abbiamo avuto danni alla struttura. Io e Ahmad eravamo al 4 piano siamo scesi di corsa. Stanotte dormiamo al piano terra. Ho portato il materasso nel laboratorio analisi. Il consolato ha contattato tutti gli italiani presenti ognuno è nella propria struttura. Non so quando ci fanno uscire, ma la situazione è&nbsp;molto&nbsp;difficile”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-Palestina-Occupata-Israele-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13517"/></figure>



<p>Le organizzazioni italiane operanti in Palestina hanno lanciato un appello per l’immediato cessate il fuoco:</p>



<p>“L’ITALIA E L’ UNIONE EUROPEA AGISCANO SUBITO PER UN IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO</p>



<p>Le gravi notizie che ci giungono da Israele e Palestina scuotono ancora una volta le nostre coscienze di donne e uomini che credono in un futuro di pace per tutta l’umanità. Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari e ai cari delle vittime di questa nuova ondata di violenze, che non potrà, come già vediamo in queste prime ore, che innalzare ancora il numero di vittime e l’emergenza umanitaria nel tragico contesto israelo-palestinese.</p>



<p>Il 2023 è un anno di violenze senza precedenti. Dall’inizio dell’anno, già più di 200 Palestinesi erano morti per mano israeliana, inclusi almeno 38 bambini e bambine; un numero di vittime già maggiore di quello registrato in tutto il 2022. Nella sola giornata di oggi, a questi numeri inaccettabili si aggiungono almeno 100 vittime israeliane e almeno 198 palestinesi, e queste cifre sono purtroppo destinate ad aumentare di ora in ora. La popolazione civile non deve mai essere un obiettivo di qualsivoglia azione armata.</p>



<p>Continuare a raccontare questi momenti come episodi isolati non solo non restituisce il quadro di una situazione di crisi protratta, ma rischia di costituire un ulteriore ostacolo alla pace.</p>



<p>Il disinteresse e l’immobilità della comunità internazionale nei confronti della occupazione e della colonizzazione israeliana in Palestina ha creato un clima di impunità di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele in Palestina: attacchi dei coloni, incursioni mirate, demolizioni di infrastrutture, arresti arbitrari e uccisione di civili sono all’ordine del giorno.</p>



<p>Senza uno sforzo concreto perché i diritti di tutti vengano finalmente riconosciuti e rispettati non solo non potrà esserci pace, ma attacchi e massacri avranno inevitabilmente dimensioni sempre più feroci.</p>



<p>Chiediamo quindi al governo italiano, all’Unione Europea e a tutta la comunità internazionale di:</p>



<p>– Agire per un immediato cessate il fuoco e per la riapertura di un tavolo di negoziato basato sulle norme e sui principi dei diritti umani e del diritto internazionale</p>



<p>– Far ripartire immediatamente la macchina della diplomazia, per porre fine dell’occupazione militare e alla colonizzazione israeliana in Palestina, incluso il blocco che da 15 anni affligge la striscia di Gaza, nel pieno rispetto del diritto internazionale</p>



<p>– Cessare la fornitura di armamenti (armi, munizioni, equipaggiamenti ecc.) a tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese, laddove sussista un rischio chiaro e preponderante che tali forniture possano essere usate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario</p>



<p>– Garantire in tempi rapidissimi e senza restrizioni le operazioni di soccorso della popolazione civile, che come sempre sarà la vera vittima di questa ennesima ondata di violenze</p>
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		<title>Europe for Peace, a Roma il “No alla guerra” di un fiume umano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 08:06:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="612" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16715" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/Schermata-2022-11-05-alle-19.42.30-820x612-1-768x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p>(da pressenza.com)</p>



<p></p>



<p>Roma, 5 novembre 2022. “Siamo più di 100mila”. Così gli organizzatori della manifestazione per la pace dal palco di piazza San Giovanni. Di certo è stata una delle mobilitazioni per la pace più partecipate degli ultimi anni.</p>



<p>Un fiume umano composto da tantissimi giovani, da famiglie, da anziani, dal mondo dell’associazionismo, quello del terzo settore e dell’attivismo sociale e dalla società civile. Migliaia e migliaia di persone che attraversando le vie capitoline hanno urlato a gran voce e instancabilmente il proprio “No alla guerra”.</p>



<p>La manifestazione pacifista, convocata dalla coalizione “Europe for Peace”<strong>, </strong>ha animato e dato vita a un pomeriggio memorabile che ha riscaldato i cuori e rafforzato il messaggio della nonviolenza e lo spirito di umanità che è proprio dei popoli.</p>



<p>C’è ancora tanta speranza nell’essere umano!</p>



<p><em>Qui di seguito il fotoreportage del corteo curato da Dario Lo Scalzo</em></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="612" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16699" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p1-768x573.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="611" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16700" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p2-768x572.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="607" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16701" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3-300x222.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p3-768x569.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16702" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p4-768x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="614" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16703" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p5-768x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="606" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16705" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p7.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p7-300x222.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p7-768x568.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p8.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p8.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16706" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p8.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p8-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p8-768x577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p12.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-12" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="613" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p12.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16710" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p12.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p12-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p12-768x574.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-13" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="613" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16711" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13-300x224.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p13-768x574.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-14" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="616" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16712" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14-300x225.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p14-768x577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-15" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="610" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16713" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15-300x223.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p15-768x571.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-16" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="617" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16714" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17-300x226.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/p17-768x578.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>
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		<title>Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 09:03:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da Anmabmed.it). A cura di Farid Adly Titoli Vertice Gedda:&#160;Biden conclude la sua visita in M.O. Vertice in Arabia Saudita con il fronte anti Iran. Sudan:&#160;Scontri etnici provocano 31 morti. Egitto:&#160;“Perdono presidenziale” libera un&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p>(Da Anmabmed.it). A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p></p>



<p><strong><u>Titoli</u></strong></p>



<p><strong><u>Vertice Gedda:</u></strong>&nbsp;Biden conclude la sua visita in M.O. Vertice in Arabia Saudita con il fronte anti Iran.</p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong>&nbsp;Scontri etnici provocano 31 morti.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;“Perdono presidenziale” libera un altro gruppo di detenuti.</p>



<p><strong><u>Libano:</u></strong>&nbsp;Sciopero ad oltranza del settore pubblico contro il carovita e la corruzone.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;L’esercito denuncia violazioni della tregua da parte degli Huothi.</p>



<p><strong><u>Mauritania:</u></strong>&nbsp;Amnistia per 7 terroristi pentiti.</p>



<p><strong><u>Iraq:</u></strong> Baghdad chiede ad Ankara il rilascio di maggiori quantità d’acqua dalle dighe sui fiumi Tigri e Eufrate.</p>



<p></p>



<p id="gedda"><strong><u>Le notizie</u></strong></p>



<p><strong>Vertice Gedda</strong></p>



<p>Si è concluso il vertice arabo-statunitense che si è tenuto a Gedda sotto la presidenza dell’emiro Mohammed Bin Salman. “Sicurezza e sviluppo” è il titolo dell’incontro che ha coinvolto i paesi arabi del Golfo oltre a Giordania e Egitto, presenti tutti a livello di capi di Stato o di governo. Il comunicato finale afferma la costituzione di due unità di coordinamento delle azioni di sicurezza tra le nazioni presenti e la Centcom (U. S. Central Comand). Il presidente Biden nel suo discorso ha sferrato un duro attacco all’Iran accusandolo di fomentare instabilità e interferenze negli affari degli altri paesi e si è impegnato ad impedire che Teheran possa costruire la bomba atomica. Ha ripetuto che la stabilità e lo sviluppo nella regione richiedono la collaborazione in campo economico e di sicurezza tra tutti i paesi, compreso Israele. Nella conferenza stampa, il ministro degli esteri saudita ha respinto l’ipotesi di una Nato mediorientale.</p>



<p>Biden ha ribadito il ritorno diplomatico e militare di Washington in Medio Oriente, ma è fallito nel creare un’alleanza tra i paesi arabi e Israele in funzione anti iraniana. La volontà di sconfiggere la Russia e contrastare la Cina era palesemente contro gli interessi diretti delle politiche economiche dei paesi produttori di petrolio. Infatti, l’aumento di produzione e esportazione auspicate dalla Casa Bianca non hanno ottenuto una risposta positiva. &nbsp;</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Duri combattimenti etnici nella regione Nilo Blu, la parte sudorientale del paese. Sono caduti 31 morti e 39 feriti e le autorità hanno imposto il coprifuoco per poter riprendere il controllo della situazione. Gli scontri sono iniziati mercoledì in seguito all’uccisione di un contadino in una contesa sui terreni da coltivare, ma poi si sono estesi a diverse cittadine. Nella regione opera una milizia ribelle, il Fronte Popolare per la Liberazione del Sudan, che non ha firmato gli accordi di pace. Il Comitato dei medici ha chiesto al governo federale di mandare aiuti sanitari agli ospedali, per sostenere gli sforzi degli operatori locali, che lavorano in condizioni disperate per la mancanza di attrezzature. &nbsp;</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Altri detenuti politici in attesa di giudizio sono stati rilasciati nel quadro dell’iniziativa della commissione parlamentare costituita per il processo di “dialogo nazionale”, promosso dal presidente Al-Sissi. Una goccia nel mare della repressione del dissenso. La formula usata è quella del “perdono presidenziale” e si ottiene su richiesta dell’interessato, che viene studiata da una commissione parlamentare; un procedimento farraginoso ed arbitrario che umilia le vittime e glorifica il tiranno. Nelle carceri egiziane giacciono 60 mila detenuti politici e di opinione. Per liberare con dignità gli oppositori politici detenuti, sarebbe bastata una semplice legge che preveda il proseguimento dei procedimenti giudiziari a piede libero. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Prosegue lo sciopero del settore pubblico contro il carovita e il mancato adeguamento delle retribuzioni con la svalutazione della lira. Si è svolta ieri una grande manifestazione nella capitale Beirut contro la privatizzazione e la corruzione. I dipendenti pubblici hanno visto il loro potere d’acquisto eroso dalla caduta verticale della lira. Dal cambio ufficiale bancario di 1507 lire per un dollaro si è passati, nel mercato nero, a 30 mila lire per un dollaro. Chi guadagnava l’equivalente di 1000 dollari al mese, il valore del suo stipendio sul mercato adesso è di 50 dollari. &nbsp;</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>L’esercito governativo ha denunciato violazioni della tregua in diverse province. Sarebbero rimasti uccisi 8 soldati e feriti altri 9. “Le violazioni negli ultimi 4 giorni sono state condotte con sparatorie per mano di cecchini, lanci di mortaio sui vari fronti del cessate il fuoco ed in particolare a Taez oppure con droni armati”. Il comunicato dell’esercito sostiene che è stato respinto un tentativo di sfondamento nel fronte di Taez. I ribelli Houthi non hanno risposto alle accuse ed a loro volta accusano le forze governative e quelle saudite di preparare un’offensiva e stanno cercando pretesti per la rottura del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Mauritania</strong></p>



<p>Il presidente Mohammed el-Ghazwani ha emesso un decreto di amnistia per la liberazione di 8 detenuti accusati di terrorismo. Non è stato pubblicato l’elenco degli amnistiati, ma fonti giornalistiche parlano del jihadista Taqi Weld-Yssuf, consegnato dal Niger nel 2010 ed il siriano Hassan Najjar. L’amnistia è stata decisa dopo un lungo confronto con i detenuti tramite una commissione di ulema. Il gruppo di jihadisti ha dichiarato il proprio pentimento e l’abbandono delle idee e delle pratiche estremiste. La Mauritania si trova in una regione infestata dal jihadismo di origine algerina e maliana, ma dal 2011 è riuscita a contrastare il terrorismo con un’azione politica mirante a neutralizzare il discorso dell’odio con un programma di educazione alla convivenza civile. &nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il governo iracheno ha chiesto a quello turco di rilasciare più quantità d’acqua dalle dighe sui fiumi di Eufrate e Tigri. Secondo il ministero dell’irrigazione di Baghdad, Turchia ed Iran non rispettano gli accodi bilaterali per la distribuzione delle acque dei fiumi. La quota irachena si è ridotta ad un terzo di quello che otteneva nei decenni precedenti. A causa della siccità, quest’anno si è sentita maggiormente la scarsezza dell’acqua nei corsi e la conseguente desertificazione di larghe zone del paese, soprattutto nel sud. Gli effetti sull’agricoltura e sulla pesca sono stati disastrosi. Un problema che diventerà cronico, perché Baghdad non ha né la capacità militare né diplomatica per poter ottenere cedimenti dai due paesi confinanti, che usano l’arma dell’acqua come strumento di pressione politica. &nbsp;</p>



<h1>Se la “rivolta degli affamati” in Iran<br>rivitalizza l’accordo sul nucleare</h1>



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<p>L’ondata di proteste mette sotto pressione Raisi. Ma la strada diplomatica è stretta</p>



<p>di Marina Forti</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/07/Foto-20220715-Approfondimento-Iran.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5991"/></figure>



<p>Le immagini circolano sui social media: mostrano folle che urlano slogan contro l’aumento dei prezzi e contro il governo, a Tehran e altre importanti città iraniane. Scene simili si ripetono ogni settimana almeno da maggio, e testimoniano di&nbsp;<strong>una nuova ondata di proteste in Iran</strong>. Coinvolgono donne e uomini, giovani e vecchi; i commercianti, i dipendenti pubblici, i pensionati. In giugno in particolare sono scesi nelle strade anche gli insegnanti, che chiedono aumenti salariali e il rilascio dei loro colleghi arrestati durante precedenti proteste.</p>



<p>In questi stessi giorni, altre immagini hanno richiamato l’attenzione sull’Iran: quelle del capo-negoziatore iraniano Ali Bagheri Kani che arriva a Doha, capitale del Qatar, per un&nbsp;<strong>round di colloqui indiretti con l’inviato degli Usa</strong>&nbsp;Robert Malley; l’incontro era mediato dall’Unione Europea, oltre che dagli emiri del Qatar. A differenza dei precedenti round di colloqui svolti a Vienna, quelli di Doha non coinvolgono i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Germania, Russia e Cina, cioè gli altri paesi firmatari dell’accordo sul nucleare che ora si tenta di rilanciare. L’accordo, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), firmato nel 2015, aveva portato l’Iran a limitare drasticamente le sue attività nucleari sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ma era stato vanificato quando gli Stati Uniti avevano deciso di uscirne, nel maggio 2018, per decisione dell’allora presidente Donald Trump.</p>



<p>Le agitazioni sociali interne e i negoziati per riportare in vita l’accordo sul nucleare tra Tehran e le potenze mondiali non sono direttamente collegati. Eppure, in Iran la scena interna e quella internazionale non sono mai molto distanti. Vediamo perché.</p>



<p><strong>Rabbia dal basso</strong></p>



<p>L’ultima ondata di proteste in Iran ha una data di inizio: il 5 maggio, quando il governo ha annunciato l’ennesimo taglio delle sovvenzioni sul prezzo di beni alimentari. Nelle settimane precedenti erano venuti meno i prezzi controllati su olio di semi, carne, pollame; questa volta è saltata la sovvenzione sul prezzo della farina, quindi del pane. In pochi giorni il prezzo del pane comune è aumentato fino a cinque volte, e così anche la rabbia dei cittadini. Sui quotidiani sono circolati commenti molto critici, non solo dell’opposizione riformista ma anche di numerosi deputati della maggioranza di governo. Perfino un ex ministro dell’intelligence, Mohammad-Javad Azari Jahromi, ha ammonito il presidente Ebrahim Raissì che si prepara&nbsp;<strong>“una rivolta degli affamati”</strong>.</p>



<p>Da maggio in effetti i prezzi di olio di semi, uova, pane e latticini sono rincarati fino al 300 per cento. Proteste sono scoppiate un po’ ovunque. Sui social media sono circolate scene&nbsp;<a href="https://twitter.com/1500tasvir/status/1526179627340800001?s=20&amp;t=murqUugsx5M3ydX2JjJzpw&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come questa</a>, dove i volti sono sfocati ma si sentono persone protestare per i salari che non arrivano, con improperi al governo e anche al Leader supremo (l’ayatollah Ali Khamenei, prima autorità dello Stato).</p>



<p>Il presidente Raissi ha cercato di correre ai ripari e il 15 maggio, dopo una riunione di gabinetto, ha annunciato nuovi sussidi alle famiglie sotto la soglia di povertà, versati in contanti con il sistema dei coupon elettronici. Il primo vicepresidente, Mohammad Mokhber, considerato il principale artefice della politica economica del governo, ha promesso che i prezzi di olio, pollo e uova sarebbero tornati alla normalità in pochi giorni.&nbsp;<strong>Promesse vane, che non sono bastate a calmare le proteste.</strong></p>



<p>Intanto, il 16 giugno migliaia di insegnanti hanno manifestato a Tehran e altre città, da Ahvaz a Sanandaj e Kermanshsh nella parte occidentale del paese, a Shiraz nel sud.&nbsp;<a href="https://t.me/hranews/68667?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Protestavano</a>&nbsp;perché gli aumenti di salario promessi dal governo Raissì nell’autunno scorso non si sono materializzati. Pare che la polizia abbia arrestato un centinaio di attivisti del sindacato degli insegnanti, di cui una sessantina nella sola città di Shiraz. “Impiegati pubblici, insegnanti, lavoratori e pensionati hanno perso di fronte all’inflazione, il loro potere d’acquisto si riduce ogni giorno”, dice un comunicato pubblicato sul canale Telegram del sindacato degli insegnanti. Esprimono disappunto perché “chi sta al potere usa misure di estrema violenza invece di ascoltare le grida di protesta”; chiedono la scarcerazione dei loro colleghi arrestati nelle settimane scorse e accusano le forze di intelligence di esportare “confessioni ottenute sotto pressione”. Come movimento organizzato, gli insegnanti sono stati presi di mira dagli apparati di sicurezza, e accusati di essere “manipolati da forze straniere” per attaccare l’Iran. L’arresto di due sindacalisti francesi, in Iran con visto turistico ma in contatto con esponenti sindacati iraniani, è stato presentato in questa chiave.</p>



<p>Ma è di fronte alle proteste più spontanee che la polizia ha risposto con violenza; si parla di almeno un morto durante le cariche per disperdere le folle (ma notizie ufficiose parlano di cinque).</p>



<p>L’Iran ha già conosciuto simili proteste. Nel 2017, quando il governo (era presidente il pragmatico Hasan Rohani) tagliò in modo drastico e senza preavviso le sovvenzioni sul prezzo del carburante e poi nel dicembre del 2019, quando nuove rivolte contro il carovita sono state represse in modo brutale.</p>



<p>Il punto è che&nbsp;<strong>le rivolte del pane o della benzina rivelano una rabbia profonda</strong>; coinvolgono soprattutto giovani dei quartieri più marginali, piccolissima borghesia impoverita e sottoproletariato urbano. Non alludono a forze politiche organizzate, dunque non rappresentano un pericolo immediato per lo Stato, che finora ha risposto più che altro con la repressione. E però proprio questi strati popolari oggi emarginati sono quelli su cui si è fondata la legittimità della Repubblica Islamica.</p>



<p>A fine giugno il presidente Raissì è andato a celebrare il primo anniversario del suo insediamento a Varamin, modestissima città satellite di Tehran: “Preferisco … vedere la gente e sentire quali sono le loro preoccupazioni”, ha dichiarato. Raissì, un conservatore eletto nel giugno 2021 senza avversari dopo che i tutti candidati di qualche peso erano stati esclusi dalla competizione elettorale, nell’ultimo anno ha viaggiato per tutto il Paese, cercando di accreditarsi come il presidente “vicino al popolo”. Ma stenta a mantenere la sua principale promessa, quella di rispondere ai bisogni materiali dei cittadini.</p>



<p><strong>Morsa macroeconomica</strong></p>



<p>Invece, gli iraniani continuano a impoverirsi. Nel mese concluso il 21 giugno l’inflazione ha registrato il 12,2 per cento, secondo i dati ufficiali, e il 51 per cento su base annua; i generi alimentari però sono rincarati più di tutto, perfino più dei trasporti. Bijan Khajehpour, imprenditore e commentatore economico iraniano,&nbsp;<a href="https://amwaj.media/article/deep-data-iran-s-inflationary-shock?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parla di&nbsp;</a><strong>&nbsp;uno “shock inflazionistico” che colpisce in modo sproporzionato le classi più basse</strong>: e questo spiega perché il governo Raissì metta tanta enfasi nei sussidi in denaro e altre forme di welfare per i meno abbienti. Ma l’inflazione non colpisce solo i redditi più bassi. Tutta la classe media iraniana ha perso potere d’acquisto. La disoccupazione resta alta, ufficialmente il 21 per cento dei giovani tra 21 e 24 ani è senza lavoro. La moneta nazionale, il rial, continua a perdere valore. Gli effetti sono visibili: nel numero crescente di persone che cercano di emigrare, il deterioramento della salute generale, fino all’aumento della piccola criminalità urbana, osserva Khajehpour. I sussidi in denaro aiuteranno alcune famiglie più in difficoltà, ma non compensano l’impoverimento generalizzato degli iraniani.</p>



<p>L’inflazione ha diverse cause, ma quella principale è il sistematico deficit di bilancio dello Stato, sostiene Khajehpour, che aggiunge: “Ci sarebbe un rimedio agli attuali dilemmi economici: l’amministrazione Raisi dovrebbe ripristinare l’accordo sul nucleare del 2015, e così scongelare gli asset iraniani detenuti da banche all’estero”.&nbsp;<strong>Ripristinare il Jcpoa permetterebbe alle imprese di operare più liberamente</strong>, osserva; l’Iran potrebbe aumentare il suo export di petrolio, cosa che aiuterebbe a ridurre il suo deficit di bilancio.</p>



<p>Ecco che la scena interna rimanda a quella internazionale.</p>



<p>I colloqui di Doha arrivano a tre mesi dagli ultimi negoziati, sospesi in marzo a Vienna, e sono stati preceduti da un&nbsp;<strong>grande attivismo diplomatico</strong>: il 24 giugno a Tehran è arrivato il capo della politica estera europea Joseph Borrell; una settimana prima c’era il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. In maggio il ministro degli esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian era volato a incontrare le controparti di Cina e Russia; nei giorni di Doha invece ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan in Turchia.</p>



<p>Se i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti porteranno frutti è difficile dire, e le possibilità sembrano remote. Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha avvertito che tra qualche settimana il Jcpoa sarà definitivamente morto. Eppure, in marzo a Vienna i negoziatori avevano fatto passi avanti sostanziali e definito i passaggi che avrebbero riportato sia gli Stati Uniti, sia l’Iran a rientrare nei termini dell’accordo del 2015.</p>



<p>Da allora però la tensione è aumentata. Nell’ultimo anno l’Iran ha esteso le sue attività nucleari ben oltre i limiti dell’accordo del 2015, rispondendo alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti – e al fatto che non si siano allentate in modo significativo con l’avvento dell’amministrazione di Joe Biden. In giugno trenta dei trentacinque paesi membri del direttivo dell’Aiea hanno approvato una risoluzione che condanna la “mancanza di cooperazione” iraniana. Tehran ha risposto distaccando alcune delle telecamere di controllo dell’Aiea presso i suoi impianti atomici, minando quella che Grossi ha definito la “continuità della conoscenza” sulle attività iraniane. L’Iran&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-prepares-enrichment-escalation-fordow-plant-iaea-report-shows-2022-06-20/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a>&nbsp;inoltre di aver avviato alcune nuove centrifughe nel suo sito sotterraneo di Fordow: il che rende il quadro ancora più difficile.</p>



<p><strong>Questione di fiducia</strong></p>



<p>Eppure, gli ostacoli restano più politici che tecnici. Uno dei punti controversi ad esempio riguarda le Guardie della Rivoluzione iraniane, cioè una delle forze armate dello Stato, che gli Stati Uniti con Donald Trump hanno incluso tra le “organizzazioni terroriste”: l’Iran chiede che la designazione sia rimossa; l’amministrazione Biden chiede passi reciproci che Tehran trova inaccettabili. Sembra un’impasse insuperabile: eppure potrebbe essere aggirata, se l’Iran troverà accettabili altri gesti e garanzie da parte Usa.</p>



<p>Sarebbe un errore però pensare che sia solo questione di offrire all’Iran vantaggi economici. Certo, l’economia iraniana avrebbe tutto da guadagnare dall’allentamento delle sanzioni: ma&nbsp;<strong>le difficoltà del negoziato oggi sono prima di tutto politiche</strong>. E riguardano la fiducia reciproca tra Tehran e Washington.</p>



<p>Nel 2015 il vertice iraniano ha dato la sua fiducia al negoziato e poi ha approvato l’accordo raggiunto, per poi scoprire che un presidente degli Stati Uniti può disattendere i patti siglati dal suo predecessore. Oggi i dirigenti iraniani non vogliono correre lo stesso rischio. Nel 2018 il discredito per il fallimento è caduto sul governo pragmatico di Rohani, che le correnti oltranziste avevano sempre accusato di “svendere” gli interessi nazionali: così quando gli Usa hanno stracciato gli accordi è stato un coro di “l’avevamo detto”. Oggi un nuovo fallimento coinvolgerebbe le correnti conservatrici, che ormai controllano tutti i poteri – l’esecutivo, il parlamento, la magistratura. Inoltre, il consenso all’accordo era venuto dal Leader supremo in persona, il quale non può esporsi a essere raggirato dagli Stati Uniti una seconda volta – tanto più che&nbsp;<strong>a Tehran è di fatto aperta la partita politica della nomina di un suo successore</strong>.</p>



<p>L’Iran non sa se fidarsi degli Stati Uniti, ed è comprensibile. L’amministrazione di Joe Biden ha sempre dichiarato di voler rientrare nel Jcpoa, ma è dubbio che lo voglia al punto da aprire scontri politici interni con il Senato, dove la resistenza ad accordi con l’Iran è forte, tanto più nell’imminenza delle elezioni di medio termine che vedono i democratici svantaggiati. Anche l’eventualità che Biden vinca un secondo mandato è incerta; dal punto di vista iraniano significa che dopo il 2024 a Washington potrebbe insediarsi un’Amministrazione più “dura”, magari con un nuovo Mike Pompeo, l’artefice della strategia della “massima pressione” contro Tehran.</p>



<p><strong>Così l’Iran chiede “garanzie inerenti” sull’applicazione degli accordi.</strong>&nbsp;E poiché ha imparato che nessun presidente Usa può garantire per il suo successore, chiede garanzie diverse. Una proposta è che l’uranio arricchito tra il 20 e il 60 per cento oggi accumulato presso gli impianti iraniani venga messo in depositi sigillati e sotto il controllo dell’Aiea, ma in territorio iraniano (in passato era stato trasferito all’estero). Chiede anche di rivedere i meccanismi di infrazione. O garanzie che non ci saranno ritorsioni sulle aziende che hanno contatti commerciali con l’Iran.</p>



<p>D’altra parte, neppure il governo di Raisì, che pure beneficerebbe da un allentamento della pressione sull’economia iraniana, è riuscito a raccogliere il consenso interno su un nuovo accordo per rilanciare il Jcpoa. L’insistenza sul rimuovere la designazione negativa delle Guardie della Rivoluzione va letta anche in questo senso: Raissì potrebbe vantare di aver ottenuto una concessione che il predecessore Rohani non era riuscito ad avere, e questo aiuterebbe anche a&nbsp;<strong>costruire un consenso interno a nuovi accordi</strong>&nbsp;– come&nbsp;<a href="https://ecfr.eu/article/borrell-in-tehran-how-to-overcome-three-obstacles-to-the-iran-nuclear-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osserva</a>&nbsp;Ellie Geranmayeh, vicedirettrice del programma per il Medioriente dello European Council for Foreign Relations.</p>



<p>Infine, un altro pericolo incombe sui negoziati e sull’intero quadro regionale: che l’Iran, gli Stati Uniti e Israele “fraintendano la reciproca tolleranza a gesti di escalation”, aggiunge Geranmayeh. Incidenti e provocazioni come il sequestro di un cargo di petrolio iraniano, in maggio in Grecia, con il conseguente sequestro di due petroliere greche da parte dell’Iran, potrebbero sfuggire di mano. Anche la campagna di Israele contro l’Iran si è intensificata, con i ripetuti attacchi contro installazioni militari in territorio iraniano, l’assassinio di figure legate al programma nucleare, o l’accusa rivolta all’Iran di voler colpire turisti israeliani in Turchia. Mentre in Iran riprendono voce le correnti più oltranziste che chiedono di spingere sull’arricchimento dell’uranio (fino al 90 per cento, livello necessario per usi militari), e di uscire una volta per tutte dal Trattato di non proliferazione nucleare – cosa che però susciterebbe contromisure da parte americana, o di Israele.</p>



<p>Insomma, i fautori della linea dura, in Iran come negli Usa e in Israele, potrebbero pensare che sia il momento di spingere: con il rischio non solo di chiudere ogni ipotesi politica, ma anche di innescare un confronto militare.</p>



<p>Anche per evitare questo l’Europa ha tutto l’interesse a rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Tanto più che nessuno sembra avere un piano di riserva.</p>



<p><em>Foto</em>: Il presidente iraniano Ebrahim Raisi parla in occasione della Giornata nazionale della tecnologia nucleare dell’Iran – Tehran, 9 aprile 2022 (Iranian Presidency / Anadolu Agency via AFP).</p>



<p>Aericolo tratto da Reset:&nbsp;<a href="https://www.reset.it/voci-dal-mondo/rivolta-degli-affamati-iran-rivitalizza-accordo-nucleare?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.reset.it/voci-dal-mondo/rivolta-degli-affamati-iran-rivitalizza-accordo-nucleare?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Fermare l’invio delle armi per fermare la guerra in Ucraina. Padre Zanotelli: “è fondamentale l’obiezione di coscienza, per un cristiano diventa qualcosa di essenziale”</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2022 07:17:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.farodiroma.it/wp-content/uploads/2022/05/Europa-x-la-pace-e-Zanotelli-820x615-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img src="https://www.farodiroma.it/wp-content/uploads/2022/05/Europa-x-la-pace-e-Zanotelli-820x615-1-696x522.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" title=""/></a></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2022/05/zanotelli-mai-come-oggi-la-nonviolenza-e-significativa-e-importante/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Pressenza</a>&nbsp;pubblica un’intervista realizzata da Dale Zaccaria al missionario comboniano&nbsp; padre Alex Zanotelli sulla tragedia della guerra in Ucraina e la partecipazione della Nato con l’invio di armi.</p>



<p><strong>Padre Alex, in una recente lettera che ha titolato “ sull’orlo del baratro” lei afferma: Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell’ “ estate incandescente”! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale. Il suo stesso pensiero lo ha formulato il famoso linguista Noam Chomsky. C’è il rischio reale di un conflitto nucleare? Ritiene sia un pericolo concreto per tutti noi?</strong></p>



<p>Dal 2 al 5 giugno si terrà il Festival del libro per la pace e la nonviolenza a Roma nel quartiere San Lorenzo. E’ un evento importante soprattutto in questo momento di grave crisi. Si, siamo sul baratro, il baratro davvero di una guerra nucleare che ci potrebbe venire dalla guerra in Ucraina e questo ci porterà all’ esplosione atomica e all’inverno nucleare. E l’altro baratro è quello della grave crisi ecologica che ci attanaglia e ci potrebbe portare all’estate incandescente. E le due cose sono connesse.</p>



<p><strong>Anch’io come Lei sono contraria all’invio di armi. Armare fino ai denti una guerra già in corso è come buttare benzina sul fuoco. Qual è secondo Lei la soluzione per uscire quanto prima da questo conflitto bellico?</strong></p>



<p>Il peso della guerra e delle armi sul pianeta è enorme, tanto quanto quello dello stile di vita di pochi. Per cui dobbiamo avere il coraggio davvero di dire no alle armi, non solo a non inviare armi all’Ucraina – è talmente ovvio vuol dire buttare benzina sul fuoco – ma no a tutte le armi. E’ mai possibile che questa umanità sia giunta lo scorso anno a spendere 2100 miliardi di dollari in armi? E’ una follia totale. In Italia non siamo in guerra con nessuno e abbiamo speso 30 miliardi di euro in armi e il Governo adesso ho deciso di arrivare al 2% del PI, dunquee fra qualche anno arriveremo a 38 miliardi di euro. È assurdo tutto questo, dobbiamo uscirne fuori altrimenti vuol dire davvero la morte che ci attende. Non possiamo continuare così.</p>



<p><strong>Da Papa Francesco al XIV Dalai Lama, le alte guide spirituali del nostro mondo hanno condannato la guerra e una possibile escalation nucleare. Siamo ancora in tempo per fermarci, per cambiare strada, per non distruggere noi stessi e la nostra madre terra?</strong></p>



<p>Io sono grato a Papa Francesco perché è stato così chiaro su questa guerra e non è facile ma è fondamentale, io lo dico questo e insieme a Papa Francesco lo diciamo perché siamo discepoli di quel povero Gesù di Nazareth. E’ lui che ha inventato la nonviolenza attiva, il suo popolo voleva andare alla guerra contro Roma e quando l’hanno aspettato a Gerusalemme speravano che fosse lui a guidare la grande rivolta. Gesù invece di entrare su un cavallo entra su un asino e prende in giro tutti. E’ Gesù che ha inventato la nonviolenza attiva, non è stato Gandhi. Gandhi ha ripetuto continuamente di averla imparata dal Vangelo. Tanti gli dicevano: “Ma se ammiri così tanto Gesù di Nazareth perché non sei diventato un cristiano?”. E lui rispondeva: “Se diventare cristiano vuol dire diventare come i cristiani d’Occidente preferisco rimanere indù”. E’ lui che ha tradotto gli insegnamenti di Gesù in prassi e ha portato il popolo dell’India all’indipendenza dall’Inghilterra con la nonviolenza. Da lì poi sono partiti tanti altri, da Martin Luther King in avanti.</p>



<p><strong>La pace, Padre, dovrebbe essere non solo uno slogan, una bandiera in una manifestazione, ma una pratica di vita quotidiana. Quali sono secondo Lei le cause, le radici della violenza, del male negli uomini? E come possiamo contrastarla?</strong></p>



<p>E’ l’unica scelta che rimane a questo umanità, con la forza delle armi nucleari che abbiamo noi siamo destinati a morire, dobbiamo assolutamente uscirne fuori. Io sono profondamente d’accordo con quanto Papa Francesco diceva e dice nell’ enciclica Fratelli Tutti: oggi con le armi nucleari, chimiche, batteriologiche che abbiamo non ci può più essere una guerra giusta. Ogni guerra diventa ingiusta. Ecco perché è così fondamentale imparare la strada della nonviolenza e praticarla.</p>



<p><strong>L’unica strada, Padre, è la nonviolenza, la strada dell’amore, da Gesù a Gandhi a Papa Francesco, a tutti gli uomini che l’hanno indicata prima e la indicano ora, più forte che mai.</strong></p>



<p>Soprattutto chiedo due cose: che incominciamo a impegnarci seriamente e prima di tutto a domandarci dove teniamo i nostri soldi. Sappiamo che in Italia le banche che pagano di più per le armi sono Unicredit, Deutsche Bank, Intesa San Paolo, dunque cominciamo a togliere i nostri soldi da quelle banche. E poi il coraggio di fare quello che stanno facendo i camalli di Genova, che si rifiutano di caricare nel porto le armi. E’ fondamentale l’obiezione di coscienza, per un cristiano diventa qualcosa di essenziale oggi, per la salvezza di tutti. Perché quel Dio in cui credo sono convinto che è il Dio della vita e vuole che viviamo e che siamo felici. Ecco perché mai come oggi la nonviolenza diventa estremamente significativa e importante.</p>



<p></p>
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		<title>Il dovere di fare la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2022 11:51:42 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="594" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16358" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1536x891.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-2048x1187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<h2>Condividiamo tutti una responsabilità<br>Il dovere di fare la pace<br>Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi</h2>



<p><strong>Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.</strong>&nbsp;La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine.</p>



<p>Dopo settanta milioni di morti e la fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli. Allo stesso tempo, in Europa, altri leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi, convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la costruzione dell’Unione Europea dando vita alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.</p>



<p>La realtà dei nostri giorni descrive, purtroppo, un mondo molto diverso: un mondo in guerra dominato dallo scontro tra i più diversi interessi personali, nazionali e economici. Anziché cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla fine della guerra fredda e dalla caduta del Muro di Berlino, si è scelto di inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia. L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra globale che ora ci minaccia sempre più da vicino.</p>



<p>Dal 24 febbraio è in corso una drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace. A nulla ancora sono valsi gli appelli ininterrotti di Papa Francesco e di tanti cittadini a fare ogni sforzo per fermare la follia della guerra. A prevalere oggi sembra essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere.</p>



<p>Le conseguenze dell’escalation militare sono terrificanti. In Ucraina la macchina della guerra continua a uccidere e distruggere senza pietà violando tutti i diritti umani. In Europa si sta scivolando verso la recessione e un’economia di guerra che toglierà il respiro a molti giovani e famiglie. In un mondo sempre più insicuro si accelera un cambio radicale delle relazioni internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti umani.</p>



<p>E’ in questo contesto, foriero di violenze e sofferenze, divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli, che&nbsp;<strong>siamo chiamati a riscoprire il dovere di fare la pace.</strong></p>



<p>La pace è l’interesse primario di tutte le genti e le nazioni. La pace è la priorità. Abbiamo bisogno di pace come i polmoni hanno bisogno dell’ossigeno. Per questo,&nbsp;<strong>i governanti hanno la responsabilità primaria di lavorare incessantemente per fermare la guerra e creare le condizioni per ricostruire la pace.</strong>&nbsp;Se non lo fanno vengono meno alla loro stessa ragion d’essere.</p>



<p>Il momento è pericolosissimo. Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti.&nbsp;<strong>L’Unione Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa</strong>&nbsp;per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle tragiche conseguenze della guerra. Sono loro che in questi giorni stanno decidendo se sarà la pace o la guerra a scrivere il futuro nostro e dell’Europa. A loro torniamo a dire:&nbsp;<strong>le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della libertà, della democrazia e della pace nel mondo sono troppo importanti per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra.</strong>&nbsp;L’art. 21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce espressamente che “l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi”.</p>



<p><strong>Restituiamo la parola alla politica</strong></p>



<p><strong>Per spezzare la spirale mortifera dell’escalation, è necessario togliere la parola alle armi e restituirla alla politica.</strong>&nbsp;Non è vero che non si può fare niente.</p>



<p>Invece della corsa alle armi si può alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura.</p>



<p>Invece dei propositi di vittoria, vendetta e umiliazione che stanno portando ad una guerra totale si possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo politico.</p>



<p>Invece di coltivare il disegno impraticabile dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle minoranze. Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente.</p>



<p>Invece di continuare a svilire le Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e l’Assemblea Generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la responsabilità di scegliere 3 la via della pace anziché la via della guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?). “Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.” “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.”</p>



<p>Invece di continuare la corsa al riarmo e aumentare le spese militari possiamo investire sulla promozione della sicurezza umana perseguendo l’attuazione del diritto di tutti ad una esistenza e un lavoro dignitoso, alla salute, alla formazione, alla casa, a vivere in un ambiente sano e bello.</p>



<p><strong>L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di realizzarla.</strong></p>



<p>“La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.” Fare la pace è una cosa seria che va presa sul serio. “E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato” di qualcuno. La ricerca della pace deve essere perseguita, come ci ricordava Robert Schumann “con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano&#8221;.</p>



<p>“Alla comunità internazionale tocca ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.”</p>



<p><strong>Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.</strong>&nbsp;La Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, che il 24 aprile ha riunito decine di migliaia di persone, famiglie, associazioni e istituzioni di diverso orientamento culturale, politico e religioso, ha generato molte energie positive.</p>



<p><strong>Chiediamo a gran voce la pace</strong></p>



<p>Insieme con Papa Francesco, invitiamo tutte le donne e gli uomini di buona volontà a continuare a “chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade”. In ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola e università, in ogni luogo di lavoro nasca un gruppo, un comitato, un’iniziativa per la pace. Gli Enti Locali, richiamando gli statuti che riconoscono la pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli, raccolgano la domanda di pace dei propri cittadini e facciano di ogni territorio un laboratorio della pace che vogliamo per il mondo.</p>



<p><strong>Costruiamo un argine alla propaganda di guerra</strong></p>



<p>Questo è il tempo in cui dobbiamo accrescere la capacità dei costruttori e delle costruttrici di pace di contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili. Alla propaganda di guerra e alle campagne di persuasione dell’opinione pubblica che straripano nei grandi mezzi di comunicazione (già vietate dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici) contrapponiamo un capillare lavoro quotidiano di formazione e crescita culturale personale e collettiva che valorizzi le energie positive dei giovani. Ai piani di guerra fondati sulla legge del più forte contrapponiamo piani di pace fondati sul buon senso. Alla logica amico-nemico contrapponiamo la costruzione della fraternità universale.</p>



<p><strong>Anche noi dobbiamo fare pace</strong></p>



<p>Questo è anche il tempo in cui dobbiamo contrastare la diffusione di sentimenti di impotenza e di rassegnazione. La guerra si nutre del silenzio, della passività e quindi della complicità delle vittime. Al contrario, la pace abbisogna del contributo fattivo di tutti e di ciascuno.</p>



<p><strong>Prendiamoci cura gli uni degli altri</strong></p>



<p>In questi tempi di guerra, mentre cresce il dolore sociale e si aggravano le crisi economiche, ambientali, politiche e umanitarie, tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie. Solo attraverso questo prezioso lavoro quotidiano, dal basso, con il contributo insostituibile di ogni persona, sarà possibile rispondere al bisogno umano primario della pace.</p>



<p><strong>Facciamo crescere la società della cura</strong></p>



<p>E’ la società della cura che deve crescere in ogni luogo: donne, uomini, giovani e anziani che si prendono a cuore gli altri anziché pensare solo a sé stessi, che praticano la cultura della solidarietà anziché la cultura dell’indifferenza, che cercano il bene comune anziché quello individuale, l’interesse generale anziché quello particolare, l’amicizia sociale anziché la competizione selvaggia. E’ così che le persone, con piccole e grandi responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo artigianale.</p>



<p><strong>Oggi più che mai, a nulla vale invocare la pace se non si è disponibili a farla in prima persona.</strong></p>



<h2>Tu cosa scegli?</h2>



<p>Ripetiamo. L’invasione russa dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni.&nbsp;<strong>Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>&nbsp;<strong>La via della guerra</strong></td><td><strong>La via della pace</strong></td></tr><tr><td>Legge del più forte</td><td>Legalità, diritto e democrazia internazionale</td></tr><tr><td>Volontà di potenza e di dominio</td><td>Volontà di solidarietà e cooperazione</td></tr><tr><td>Pressione militare ed economica</td><td>Dialogo e negoziato politico – Distensione – Ricerca di accordi</td></tr><tr><td>Escalation militare</td><td>De-escalation militare</td></tr><tr><td>Fornitura di armi</td><td>Iniziativa politica – Cessate il fuoco – Corridoi umanitari</td></tr><tr><td>Guerra totale globale</td><td>Ripudio della guerra</td></tr><tr><td>Uso della bomba atomica</td><td>Eliminazione delle armi di distruzione di massa</td></tr><tr><td>Guerra infinita</td><td>Coesistenza pacifica</td></tr><tr><td>Yalta</td><td>Helsinki</td></tr><tr><td>Strategie dello scontro</td><td>Arte dell’incontro</td></tr><tr><td>Disumanesimo</td><td>Dovere di proteggere ogni vita</td></tr><tr><td>Vittoria o morte</td><td>Soluzione negoziata del conflitto</td></tr><tr><td>Corsa al riarmo</td><td>Disarmo</td></tr><tr><td>Aumento delle spese militari</td><td>Riduzione delle spese militari</td></tr><tr><td>Eserciti nazionali</td><td>Polizia internazionale delle Nazioni Unite</td></tr><tr><td>Violenza</td><td>Nonviolenza</td></tr><tr><td>Segreto militare</td><td>Verità e trasparenza</td></tr><tr><td>Sicurezza armata</td><td>Sicurezza comune – Divieto dell’uso della forza</td></tr><tr><td>Pace negativa</td><td>Pace positiva</td></tr><tr><td>Ordine internazionale&nbsp;gerarchico / imperiale</td><td>Ordine internazionale democratico</td></tr><tr><td>Alleanze militari</td><td>Onu e organizzazioni internazionali democratiche regionali</td></tr><tr><td>Interesse nazionale – Nazionalismo</td><td>Europeismo – Cosmopolitismo</td></tr><tr><td>Autoritarismo</td><td>Diritti umani – Riconoscimento e rispetto delle minoranze</td></tr><tr><td>Società chiusa</td><td>Società aperta</td></tr><tr><td>Costruzione di muri</td><td>Costruzione di ponti</td></tr><tr><td>Economia di guerra</td><td>Economia sociale e solidale – Economia della fraternità</td></tr><tr><td>Competizione globale</td><td>Sviluppo Umano</td></tr><tr><td>Sfruttamento selvaggio delle risorse e dell’ambiente naturale</td><td>Cura dell’ambiente e del pianeta – Conversione ecologica</td></tr><tr><td>Sicurezza nazionale armata</td><td>Sicurezza umana</td></tr><tr><td>Controllo e manipolazione dell’informazione</td><td>Libertà d’informazione</td></tr><tr><td>Propaganda di guerra</td><td>Educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale</td></tr><tr><td>Respingimenti</td><td>Cooperazione, condivisione e accoglienza</td></tr><tr><td>Odio e vendetta</td><td>&nbsp;Perdono e riconciliazione</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Queste riflessioni e proposte, maturate nell’incontro “La via della pace” che si è svolto ad Assisi il 23 aprile scorso e curate da&nbsp;<strong>Flavio Lotti e Marco Mascia</strong>, sono un contributo alla ricerca fattiva della pace che ci deve vedere tutte e tutti coinvolti.</p>



<p>Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia &#8211; Tel. 075/5737266 &#8211; 335.6590356 &#8211; fax 075/5721234 &#8211; email adesioni@perlapace.it &#8211;&nbsp;<a href="http://www.perlapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perlapace.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="http://www.perugiassisi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perugiassisi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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