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	<title>disoccupazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Disoccupazione agricola: i richiedenti asilo ne hanno diritto anche se il loro permesso è di “breve durata”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 13:15:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’INPS ha rigettato, in numerosi casi, le domande di disoccupazione agricola per gli operai agricoli a tempo determinato cittadini extra Ue, sul presupposto dell’assenza di valido titolo di soggiorno a copertura del biennio assicurativo&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2022/03/andrea-cairone-lzM3pbQim70-unsplash-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-47286"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p></p><cite>L’INPS ha rigettato, in numerosi casi, le domande di disoccupazione agricola per gli operai agricoli a tempo determinato cittadini extra Ue, sul presupposto dell’assenza di valido titolo di soggiorno a copertura del biennio assicurativo di riferimento per accedere alla prestazione.</cite></blockquote>



<p>(da asgi.it)</p>



<p></p>



<p>Il Tribunale di Foggia – Sezione Lavoro ha affrontato la questione con alcune prime pronunce, offrendo ottimi spunti interpretativi volti a censurare la condotta dell’Ente Previdenziale.</p>



<p>Dalle sentenze in calce si evince che l’Inps&nbsp;<strong>non accoglie le domande di disoccupazione agricola presentate dai braccianti a tempo determinato che siano richiedenti protezione internazionale sostenendo che il relativo permesso di soggiorno sia equivalente ad un permesso di soggiorno per motivo di lavoro stagionale</strong>.</p>



<p>Tale assunto è stato tuttavia smentito dal Tribunale di Foggia che ha censurato l<strong>’erronea sovrapposizione operata dall’Inps tra permesso per lavoro stagionale e “permessi di durata inferiore ai nove mesi</strong>” (tra cui i permessi di soggiorno per richiesta asilo, considerati anch’essi “permessi brevi”). Si chiarisce che, al di là della durata e della supposta “brevità” dei titoli di soggiorno, solo i permessi di soggiorno per lavoro stagionale non sono coperti dalla disoccupazione e dai trattamenti di famiglia (<em>ex</em>&nbsp;art. 25, comma 1 e 2, d.lgs. 286/1998) e, pertanto,<strong>&nbsp;i permessi di soggiorno per richiesta asilo (previsti invece dal d.lgs. 142/2015) consentono l’accesso a tali forme di sostegno al reddito.</strong></p>



<p>Altro profilo di interesse attiene all’onere della prova incombente sulle parti: il Giudice del Lavoro statuisce il principio in virtù del quale, anche qualora il permesso di soggiorno in possesso del richiedente abbia una validità limitata solo ad un periodo del biennio di competenza della prestazione, è comunque onere dell’Ente Previdenziale eccepire e documentare in giudizio che le giornate lavorative effettuate si collocano al di fuori dell’arco di tempo in cui il cittadino straniero poteva legittimamente svolgere attività lavorativa.</p>



<p>E’ opportuno, quindi, ricordare che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>– il richiedente asilo è tale in quanto ha manifestato la volontà di chiedere la protezione internazionale in qualsiasi forma e sino a quando non sia stata assunta dalla competente commissione territoriale o dal Tribunale una decisione definitiva su tale domanda (art. 2, d.lgs. 142/15);</p><p>– il suo regolare soggiorno è attestato anche solo dalla formalizzazione della richiesta di protezione (art. 4, co. 3, d.lgs. 142/15);</p><p>– decorsi 60 giorni dalla manifestazione di volontà di chiedere protezione il richiedente asilo può legittimamente svolgere attività lavorativa in Italia, indipendentemente dalla circostanza che le autorità competenti abbiano tempestivamente proceduto al rilascio del titolo di soggiorno o meno (art. 22, co. 1, d.lgs. 142/15);</p><p>– tale diritto si conserva anche nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno da parte delle autorità competenti, posto che il soggiorno regolare deriva direttamente dalla manifestazione di volontà di chiedere asilo e che comunque il ritardo della P.A. non intacca in alcun modo i diritti del richiedente asilo.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p></p><cite>Le due pronunce, pur nella loro sinteticità argomentativa, rappresentano un primo argine nei confronti di condotte palesemente discriminatorie poste in essere dall’Inps e (anche soltanto indirettamente) causa di una spirale perversa che coinvolge uno dei settori (quello agricolo ) in cui è maggiormente elevato il rischio di sfruttamento lavorativo: sfruttamento che, tra l’altro, ha tra le sue cause la condizione di debolezza sul mercato del lavoro dei braccianti agricoli immigrati che le misure di&nbsp;<em>welfare state</em>&nbsp;dovrebbero, invece, essere capaci di limitare, così aumentando il potere di contrattazione salariale dei lavoratori.</cite></blockquote>



<p>Si ringraziano gli avv.ti Stefano Campese e Dario Belluccio per la segnalazione</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="https://www.asgi.it/?post_type=banca_dati&amp;p=47290&amp;preview=true&utm_source=rss&utm_medium=rss">Sentenza del Tribunale di Foggia del 23 febbraio 2022</a></p>



<p><a href="https://www.asgi.it/banca-dati/tribunale-di-foggia-sentenza-8-settembre-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sentenza del Tribunale di Foggia dell’8 settembre 2021</a></p>
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		<title>Prendiamoci la libertà. Una guida per chi sta per uscire dal carcere</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 07:35:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Prendiamoci la Libertà. Cosa fare quando si esce dal carcere&#8221; è una mini guida che Antigone, grazie al supporto dell&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti d&#8217;America a Roma, ha realizzato per i detenuti e le detenute&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2></h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.antigone.it/images/articoli/prendiamoci_la_libert%C3%A0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="prendiamoci la libertà"/></figure>



<p>&#8220;Prendiamoci la Libertà. Cosa fare quando si esce dal carcere&#8221; è una mini guida che Antigone, grazie al supporto dell&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti d&#8217;America a Roma, ha realizzato per i detenuti e le detenute che sono prossimi a fare il loro ritorno in libertà.</p>



<p>Il momento del fine pena rappresenta per molti ex detenuti una fase di disorientamento e questa piccola guida si pone l&#8217;intento di fornire informazioni semplici e di aiuto immediato.</p>



<p>La guida si occupa anche di problemi burocratici legati al mondo del lavoro, al sussidio in caso di disoccupazione e agli eventuali strascichi che una detenzione si porta con sé. Due sezioni sono dedicate alle questioni aperte con carcere e giustizia, dalle spese di mantenimento alla richiesta, nella maggior parte dei casi trascorsi tre anni dalla fine della pena, della riabilitazione penale. Inoltre vi sono contenute informazioni utili per ottenere documenti di identità, certificati anagrafici e anche per trovare un medico di famiglia&#8221;.<br>Infine, soprattutto per quanto riguarda la città di Roma, sono riportati degli indirizzi utili in caso di necessità primarie, come un pasto caldo, un posto per dormire o un centro che possa affrontare il problema della dipendenza da sostanze.</p>



<p><a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/Prendiamocilalibertaguida.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>LEGGI E SCARICA LA GUIDA</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Fast fashion, luxury fashion e i lavoratori invisibili in Puglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 08:38:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo “Io sono pugliese e la Puglia non è il Bangladesh. Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave. Le&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">di Cecilia Grillo</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Io sono pugliese e la Puglia non è il Bangladesh. Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave. Le nostre sono aziende serie, se i subcontratti hanno fatto delle stupidaggini questo va perseguito, ma condividiamo tutti lo stesso contratto per la tutela dei lavoratori. Se poi volevano demonizzare il lavoro domestico trovo che sia sbagliato, ha un senso purché sia ben pagato.”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Con queste parole Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda, risponde all’inchiesta sul </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Made in Italy</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, pubblicata dal </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>New York Times</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, non a caso proprio in occasione della </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Milano Fashion Week</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> (che si tiene ogni settembre), organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Per valutare la serietà delle accuse del New York Times, proviamo a capire meglio cosa si intende per </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>luxury fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> e qual’è il loro impatto sul settore della moda italiano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il concetto di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, di cui purtroppo non si sente frequentemente parlare, affonda le sue radici nello sviluppo del fenomeno della cosiddetta “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Quick Response</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”, che si è evoluto dalla fine degli anni &#8217;70 e durante tutto il 1980, quando i fornitori americani di tessuti e abbigliamento hanno iniziato a subire forti pressioni competitive dall&#8217;Estremo Oriente, che esportava prodotti a costi notevolmente inferiori. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo alcuni filoni dottrinali per </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> si deve intendere il comportamento delle aziende che cercano di soddisfare la domanda dei clienti fornendo la giusta quantità, varietà e qualità al momento giusto, nel posto giusto, al giusto prezzo. Da quando tuttavia un piccolo numero di organizzazioni di vendita al dettaglio ha adottato e implementato con successo il principio del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, il settore l&#8217;ha percepito come un vantaggio competitivo, implementando tecniche di vendita che riuscissero a stare al passo con le richieste dei mercati internazionali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Esempi di marchi cosiddetti </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> sono rappresentati da H&amp;M, Zara, Topshop, Mango e molti altri, che, con i propri prezzi ed offerte, sono stati in grado di attirare l’attenzione del consumatore tentato dalla moda, allo stesso tempo interpretando le tendenze delle passerelle con un </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>time-to-market</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> cosiddetto veloce. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> è indice di una produzione veloce, di capi di abbigliamento sempre di moda venduti a prezzi economici, che sono caratterizzati da un ricambio continuo e da qualità scadente; ma chi paga le conseguenze per il mantenimento di prezzi così bassi e di tale ricambio costante? La manodopera ovviamente. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, oltre ad essere causa del sempre maggiore sfruttamento dei lavoratori, contribuisce notevolmente all’inquinamento di mari e oceani laddove i capi siano stati realizzati con fibre sintetiche della plastica, oltre all’inquinamento chimico prodotto dalle fabbriche, quello dei pesticidi nei campi di cotone, lo spreco di acqua ed energia, malattie e dermatiti della pelle che affettano i lavoratori di tessuti sintetici o colorati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">In riferimento al </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> queste le parole di Kirsten Brodde, che lotta per la campagna di Greenpeace “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Detox my Fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”: È difficile resistere al buon affare, ma </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> significa che noi consumiamo e gettiamo i vestiti più velocemente di quanto il pianeta possa sopportare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Elizabeth Paton e Milena Lazazzera, le due giornaliste che hanno condotto l’inchiesta per il </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>New York Times</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, sottolineano come proprio il lavoro a domicilio, praticato frequentemente nelle periferie pugliesi, in casa o in laboratori, rappresenti una delle basi fondanti del fenomeno del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Costruite sulla miriade di piccole e medie imprese manifatturiere orientate all&#8217;esportazione, che costituiscono la spina dorsale italiana, le fondamenta secolari della leggenda del &#8220;</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Made in Italy</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">&#8221; si sono scosse negli ultimi anni sotto il peso della burocrazia, aumento dei costi e della disoccupazione, portando con sé una diminuzione dei salari e un aumento del numero di lavoratori irregolari sul suolo italiano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Tuttavia i lavori tessili che vengono svolti a domicilio ad alta intensità di manodopera o che richiedono manodopera specializzata sono sempre esistiti in Italia e sono solo stati incrementati, ma non creati, dallo sviluppo del fenomeno del </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">. Secondo l’opinione prevalente la mancanza di un salario minimo nazionale stabilito dal governo ha reso più semplice per molti lavoratori che svolgono la propria mansione a domicilio essere pagati in nero e secondo </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> molto più bassi rispetto ai minimi legali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo i dati riportati dall’Istat per l’anno 2017, 7.216 lavoratori a domicilio, di cui 3.647 operanti nel settore tessile, sono stati impiegati in Italia con contratti irregolari.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11656" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="575" height="422" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Schermata-2014-01-09-alle-18.02.561-300x220.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Una delle ragioni per cui le retribuzioni lavorative per la produzione di indumenti e tessuti in questo tratto dell&#8217;Italia meridionale sono rimaste così basse è rappresentato dalla delocalizzazione, negli ultimi venti anni, della produzione tessile in Asia e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est, che ha intensificato la concorrenza locale e che ha “costretto” i proprietari di fabbriche e industrie tessili a ridurre notevolmente i prezzi per poter essere competitivi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ma non sono solo i marchi di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>fast fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, secondo quanto riportato dall’inchiesta del NYT, a sfruttare i lavoratori, anche i colossi della moda, le più famose </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, non rispettano quelli che sono gli </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>standard</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> minimi di tutela della propria manodopera, le condizioni e gli orari lavorativi previsti per legge, i salari corrispondenti ai minimi legali, etc.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ed è qui che ritorniamo alla Puglia, dove alcune fra le più famose marche italiane sfruttano i lavoratori, pagando un euro all’ora sarte, prive di garanzie o assicurazioni, che tessono cappotti e abiti, destinati ad essere poi rivenduti sul mercato a prezzi fra i 1.000 e i 2.000 euro al capo, secondo quanto riportato dal NYT a seguito di interviste fatte a una sessantina di donne pugliesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Ad oggi anche i più famosi marchi e </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, il cosiddetto </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>luxury fashion</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, sottopagano e non rispettano i diritti dei propri lavoratori, infatti anche se negli ultimi anni alcuni fra questi hanno riportato la propria produzione tessile in Puglia, la gestione del mercato dei lavoratori è ancora saldamente nelle mani dei fornitori e degli industriali locali, i quali preferiscono utilizzare subfornitori o lavoratori a domicilio sottopagati.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Il lavoro al nero che le sarte pugliesi, e non solo, svolgono nei propri appartamenti o studi vengono infatti anche affidati in </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>outsourcing</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"> dallo stabilimento locale che produce anche articoli di abbigliamento esterno per alcuni dei più noti marchi di lusso, tra cui Louis Vuitton, MaxMara e Fendi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Le storie delle sarte e delle operaie del meridione italiano parlano di donne costrette a ricorrere a turni straordinari, a miseri sussidi statali, a lavori secondari per poter arrivare a fine mese e per poter mantenere i propri figli, vincolate ad una qualità di vita assolutamente al di sotto della media, a impatti negativi sulla propria salute, alla difficile possibilità di accesso al sistema sanitario nazionale, alla cultura e all&#8217;istruzione secondaria.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Secondo quanto dichiarato dalla Lucchetti, portavoce dell’importante movimento di denuncia “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Clean Clothes Campaign”, </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">la Campagna Abiti Puliti, i cui membri da anni si battono per sensibilizzare e coinvolgere i consumatori riguardo alla tematica dello sfruttamento della manodopera del settore tessile: “</span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>I marchi commissionano i primi appaltatori a capo della catena di fornitura, che poi commissionano ai subfornitori, che a loro volta spostano parte della produzione in fabbriche più piccole sotto la pressione di tempi di consegna ridotti e prezzi ridotti. Ciò rende molto difficile che ci sia sufficiente trasparenza o responsabilità. Sappiamo che il lavoro a casa esiste. Ma è così nascosto che ci saranno marchi che non hanno idea che gli ordini siano fatti da lavoratori irregolari al di fuori delle fabbriche contrattate […] e alcune aziende e griffe devono sapere che potrebbero essere complici</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">Le prime battaglie per la tutela dei diritti dei lavoratori dovrebbero quindi partire proprio da quelle </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>griffe </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">più famose, che potrebbero ad esempio richiedere ai fornitori con cui collaborano di firmare un </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT"><i>Sustainability Commitment</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span lang="it-IT">, di pagare ai propri dipendenti salari legali minimi, di riconoscere e compensare le ore di straordinario, di controllare che rientrino nei limiti legali e che rispettino la legge nazionale, e che dovrebbero porre termine ai rapporti commerciali nel caso in cui i fornitori non apportino i miglioramenti necessari e non rispondano ai requisiti richiesti.</span></span></p>
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		<title>Razzismo e sanità. Iniziativa della Fnomceo anti-razzismo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Sep 2018 06:47:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-UxU-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-11412 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-UxU-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="199" height="199" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-UxU-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-UxU-2-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-UxU-2-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-UxU-2-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a></div>
<div dir="auto">L&#8217;Associazione medici di origine straniera in italia(Amsi) e la confederazione internazionale-Unione Medica Euro-Meditteranea (U.M.E.M) ringraziano la Fnomceo ed annunciano di aderire  alla grande campagna di sensibilizzazione per &#8220;mettere al bando il razzismo e l&#8217;intolleranza dal nostro Servizio sanitario nazionale&#8221;. L&#8217;obiettivo è coinvolgere  l&#8217;opinione pubblica,  puntando ad un messaggio contro il razzismo ed in favore della tolleranza, con l’affissione di manifesti nelle farmacie e nelle Asl. E&#8217; la proposta lanciata dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo l&#8217;episodio di razzismo denunciato da una dottoressa di Cagliari. L&#8217;idea, annuncia Anelli, &#8220;é coinvolgere anche gli altri professionisti sanitari e le associazioni dei cittadini&#8221;. Altri manifesti saranno affissi per le  strade, negli studi e negli ospedali.<i><br />
</i></div>
<div dir="auto">&#8220;Lancio un&#8217;idea &#8211; spiega Anelli &#8211; che spero possa essere accolta e condivisa anche dalle altre federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie e dalle associazioni dei cittadini: mettere in piedi, tutti insieme, una grande campagna contro il razzismo&#8221;.<i><br />
</i></div>
<div dir="auto">&#8220;La collega Maria Cristina Deidda, con la sua denuncia &#8211; afferma Foad Aodi ,Fondatore dell&#8217;Amsi e dell&#8217;UMEM, riferendosi alla dottoressa che ha denunciato l&#8217;episodio di razzismo in cui vari pazienti si sono lamentati per aver atteso &#8220;per colpa di un negro&#8221; &#8211; ha testimoniato in maniera encomiabile la grande sensibilità dei professionisti italiani verso i diritti umani e l&#8217;uguaglianza, mettendo in evidenza quelli che sono i valori fondanti della nostra professione e della nostra società, a prescindere dal colore della pelle, dalla religione, dalle opinioni o tra chi, nella situazione amministrativa, è regolare o irregolare &#8220;.</div>
<div dir="auto">Siamo indignati e preoccupati per l&#8217;aumento crescente degli episodi di razzismo e di discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità e dei cittadini di origine straniera. Molte segnalazioni giungono  allo sportello AMSI , il quale  ha registrato un aumento del 35 per cento, negli ultimi tre anni in particolare, di episodi di discriminazione nei confronti dei cittadini di origine straniera . Le donne lo sono per motivi legati al velo, gli uomini per la  barba lunga .</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11413 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="196" height="196" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1181w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/Logo-AMSIMED-ad-alta-definezione-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a></div>
<div dir="auto">Spesso si viene discriminati  per il colore della pelle o per i soli vestiti religiosi e tradizionali. Le segnalazioni provengono maggiormente dalle regione Lombardia , dal Veneto , dal Trentino Alto Adige ,dalle Marche e Sardegna. Gli episodi si verificano spesso al pronto soccorso , nelle Asl, al Cup,nei centri di fisioterapia ed analisi.</div>
<div dir="auto">I professionisti della sanità di origine straniera sono spesso vittime di episodi di razzismo e discriminazione  &#8211; continua Aodi- che é anche consigliere dell&#8217;Omceo di Roma con delega ai rapporti con i Comuni e agli Affari Esteri dello stesso Ordine . Si registra anche un aumento dello sfruttamento dei professionisti della sanità di origine straniera nel mondo del lavoro con personale sottopagato ,con ritardi nei pagamenti e licenziamenti continui senza  giusta causa, come ci viene raccontato allo sportello Amsi, dove le   segnalazioni  provengono da tutte le regioni italiane, in particolare dal centro sud in questo caso dove c&#8217;e&#8217; maggiore disoccupazione e povertà. <i><br />
</i></div>
<div dir="auto">Noi continuiamo a combattere la “guerra tra  poveri” , gli episodi di razzismo e le discriminazioni utilizzando la “terapia del dialogo” , la conoscenza ed il principio dei diritti e doveri ,l&#8217;uguaglianza e la solidarietà  -conclude Aodi</div>
<div dir="auto">Con l&#8217;ufficio di Presidenza dell&#8217;AMSI e dell&#8217;U.M.E.M aderiscono all&#8217;iniziativa anche il Movimento internazionale Uniti per Unire e le associazioni e le comunità aderenti comprese  le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) ,Emergenza Sorrisi-Ong e la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa -(Cili-Italia)</div>
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		<title>L&#8217;infanzia è negata, secondo il Rapporto Cesvi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2018 17:03:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto &#160; E&#8217; stato presentato, lo scorso 5 giugno, l&#8217; &#8220;Indice regionale sul maltrattamento all’Infanzia” di Cesvi. La pubblicazione annuale monitora l’attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti nel nostro Paese,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; stato presentato, lo scorso 5 giugno, l&#8217; <strong>&#8220;Indice regionale sul maltrattamento all’Infanzia”</strong> di Cesvi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10960 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="225" height="224" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/download-25-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
</a></p>
<p>La pubblicazione annuale monitora <strong>l’attuazione dei<a href="https://www.cesvi.org/il-nostro-lavoro/cesvi-in-italia/lotta-al-maltrattamento-infantile/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener"> diritti dei bambini</a> e degli adolescenti nel nostro Paese</strong>, anche quando le istituzioni non sono sempre riuscite a mantenere i diritti dell’infanzia al centro dell’agenda politica.</p>
<p><strong>Dal Rapporto si evince che </strong>c&#8217; è una disparità tra regione e regione, con una problematica maggiore, purtroppo, per il Sud Italia. Il Sud, inoltre, riceve anche meno aiuti finanziari da parte dello Stato per il sostegno da parte dei servizi sociali. Per ogni singola regione  sono stati calcolati i fattori di rischio, l’analisi del contesto, delle politiche e dei servizi sul territorio e sono state esaminate sei capacita’: quella della  cura di se’ e di altri,  di vivere una vita sana (fumo materno, uso di droga da parte dei genitori, abuso di alcolici),  di vivere una vita sicura (violenza domestica), di acquisire conoscenza e sapere (livello di istruzione dei genitori), la capacita’ di lavorare, la capacita’ di accedere alle risorse e ai servizi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10962" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="755" height="491" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/RGR_1399-755x491.jpg.pagespeed.ce_.nqjhfXT-EU-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>
<p>Più del 60% di ragazze e ragazzi under 14 ha vissuto episodi di violenza in casa. L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, presentato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi <strong>#LiberiTutti</strong>, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, considera e mette a confronto, per i bambini maltrattati e per gli adulti maltrattanti, due livelli di analisi relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio. Il maltrattamento sui bambini e’ la conseguenza ultima di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto ambientale e sociale nel quale i bambini vivono (l’elevato livello di poverta’, il basso livello di istruzione dei genitori, il consumo di alcol e di droghe da parte dei genitori, la disoccupazione o lo svantaggio socioeconomico).</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10963" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="755" height="491" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/VW5D3514-755x491.jpg.pagespeed.ce_.IbVm-zypZB-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></a></p>
<p>I servizi sociali sono piu’ presenti nelle regioni in cui ci sono meno rischi: secondo il Rapporto, la Sicilia (insieme a Calabria, Campania, Puglia, Lazio, Basilicata, Molise e Abruzzo) si trova nel segmento delle regioni “ad alta criticita’”; la Sardegna si qualifica come regione con un buon livello di risposta a un’alta criticita’; le regioni del Nord si trovano nella fascia delle regioni in cui la situazione è migliore (come Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Veneto, Liguria e Piemonte) e dove si riscontra anche un alto livello nell’offerta dei servizi pubblici.</p>
<p>“Considerata la rilevanza delle differenze territoriali – ha dichiarato Daniela Bernacchi, CEO&amp;General Manager Cesvi – e’ auspicabile il varo di politiche di prevenzione e cura in un confronto Stato-Regioni specificamente dedicato al maltrattamento dei bambini, oltre alla creazione di un sistema informativo sul fenomeno fondato su strumenti di monitoraggio e di rilevazione puntuale dei dati. Prosegue Bernacchi: &#8220;&#8230; Vogliamo riportare l’attenzione su una serie di misure da adottare, tra cui la necessita’ di dare vita a una Legge Quadro Nazionale sul maltrattamento dell’Infanzia creando strumenti normativi e amministrativi che facilitino la costruzione di politiche intergenerazionali di prevenzione del maltrattamento dei minori. A cio’ si aggiunge l’importanza di destinare risorse specifiche alla prevenzione e alla cura di questo fenomeno e di migliorare l’efficacia e l’efficienza della distribuzione delle risorse gia’ esistenti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<tbody>
<tr>
<td align="left" valign="top"></td>
<td align="left" valign="middle"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>«Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia». Dire BASTA ai matrimoni precoci.</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 08:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dalla ricerca di Associazione 21 luglio sui matrimoni precoci, un dato shock sul fenomeno: il tasso raggiunge il 77% nelle baraccopoli romane superando il record mondiale del Niger. «Indispensabile superare le baraccopoli per garantire i diritti dell’infanzia».</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/per-articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9844" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/per-articolo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="223" /></a></strong></p>
<p>Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età.<strong> In Italia non esistono studi e statistiche sul fenomeno</strong> che, considerato residuale, viene generalmente letto attraverso una lente culturalista e attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione.</p>
<p>Per quantificare il fenomeno e comprendere la natura di queste unioni, Associazione 21 luglio ha curato il report “<a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=a6419c21d6&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3Da6419c21d6%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1512116834617000&amp;usg=AFQjCNGtHkQixxBlWjATLmwj0wsvdhsDWA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma</strong></a>”, che verrà presentato oggi a partire dalle 15 presso L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della<strong> Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne</strong>.</p>
<p>La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma <strong>presso 8 differenti realtà abitative</strong> (sette baraccopoli e un’occupazione) abitate da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un <strong>risultato shock</strong>: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del <strong>77%</strong>, numero che <strong>supera il record mondiale detenuto dal Niger</strong> (pari al 76%) e di gran lunga <strong>il tasso più alto detenuto in Europa</strong> come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%). Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni.<strong> Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio</strong>: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/foto-cs.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9845" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/foto-cs.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p>La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane e tuttavia interessati dal fenomeno. <strong>La trasversalità della diffusione dei matrimoni precoci è testimonianza e prova di come la questione dipenda dalle condizioni socio-economiche</strong> in cui versano le famiglie piuttosto che dalle specificità culturali dei singoli gruppi.</p>
<p>Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore. Sulla <strong>connessione con l’istruzione scolastica</strong> è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: <strong>è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce</strong>.</p>
<p>In un <strong>contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane </strong>caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un <strong>altissimo tasso di disoccupazione</strong>, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità. <strong>Lo svantaggio socio-economico e il condizionamento della collettività di uno spazio generalmente ristretto e densamente abitato, diventano vincolanti</strong> nel contesto delle baraccopoli e favoriscono il perpetrarsi di questa pratica.</p>
<p>«Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un <strong>cambio di rotta radicale nel nostro Paese</strong> – ha commentato Associazione 21 luglio &#8211;  a cominciare dall<strong>’urgenza di contrastare la povertà urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane</strong>, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani».</p>
<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=767fd48e05&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u%3D9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c%26id%3D767fd48e05%26e%3Da18abbae43&amp;source=gmail&amp;ust=1512116834617000&amp;usg=AFQjCNFS18PRhJtjXwUJgWEtmtA_G6hj1w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SCARICA LE RICERCA</strong></a></p>
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		<title>Parlare di lavoro: l&#8217;ultimo libro di Angelo Ferracuti</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2016 06:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Addio. Il romanzo della fine del lavoro, il libro di Angelo Ferracuti, edito da Chairelettere. L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;autore e lo ringrazia moltissimo. &#160; Vuole raccontarci come si&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6502" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6502" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="9788861906532" width="300" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Addio. Il romanzo della fine del lavoro, il libro di Angelo Ferracuti, edito da Chairelettere.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;autore e lo ringrazia moltissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vuole raccontarci come si è svolta la sua ricerca per la stesura di questo libro?</p>
<p align="JUSTIFY">Quando decido di ambientare un mio reportage in un territorio geografico, la prima cosa che faccio è quella di tornarci molte volte, una specie di esplorazione etnografica. Cerco lentamente di mettere a fuoco la situazione che mi interessa ma dentro un contesto più ampio, soprattutto temporale. Quindi per capire la crisi, la sofferenza di Carbonia e del Sulcis-iglesiente, l’effetto domino determinato dalla fine del lavoro e della civiltà mineraria prima, ho dovuto anche connettermi con un sentire, una sensibilità unica che ho trovato in questa terra pieno di fascino, e per questo ho letto molti libri, visto film, documentari, ascoltato canzoni, guardato molti reportage fotografici come quello bellissimo di Catellani. Sono partito da una scaletta di massima che poi è cambiata infinite volte, perché poi a volte la realtà mente e bisogna interpretarla, cercare fonti autorevoli e oneste, cercare con passione e rigore di avvicinarsi il più possibile alla verità storica, al sedimentato antropologico.</p>
<p align="JUSTIFY">Qual era il senso degli scioperi nel Passato e perché oggi si assiste ad una certa mancanza di azione partecipata?<b> </b></p>
<p align="JUSTIFY">Nel Sulcis, dove proprio perché c’era molto lavoro si è creata la prima comunità multiregionale italiana, si è venuta a creare una delle classi operaie più forte e coese d’Europa, prima per ribellarsi alla schiavitù di una condizione terribile, poi per reclamare diritti soprattutto rispetto alla sicurezza sul lavoro e alla dignità della persona. Non dimentichiamoci che proprio dopo l’eccidio di Buggerru del 1904 fu proclamato il primo sciopero generale nazionale. Oggi ciò che resta di quella classe operaia è ancora coesa e forte, ma non ha più un partito di riferimento, un movimento di lavoratori internazionale, la sua forza politica è stata indebolita da processi generali complessi. Ma nonostante la crisi terribile, nonostante le difficoltà di incidere, anche per la lontananza geografica, questi operai che sono l’anello debole di questa crisi, continuano a resistere e lottare, stanno dentro e fuori le fabbriche, organizzano manifestazioni di protesta. Purtroppo inascoltati dalla politica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quale la differenza tra povertà e impoverimento e quali categorie di persone vengono coinvolte?</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è una delle contraddizioni che stiamo vivendo, e anche un po’ una guerra tra poveri usata strumentalmente da politici razzisti come Salvini, cioè tra strati della popolazione italiana che perdono status, e migranti che scappano da guerre, epidemie, e chiedono asilo. Da una parte gli occidentali impoveriti, dall’altra i poveri assoluti, che non hanno niente, e anche le contraddizioni legate al consumismo, cioè al fatto di consumare beni assolutamente superflui. Nella zona interessata dal mio libro i più colpiti sono i cinquantenni, le donne, che debbono il più delle volte farsi carico del peso economico e morale della famiglia, e i giovani che non riescono a progettare un’esistenza. La sopravvivenza economica paradossalmente avviene grazie ai pensionati, agli ex minatori.</p>
<p align="JUSTIFY">Vuole commentare per noi la condanna di Carlo De Benedetti per le malattie e le morti per l&#8217;amianto in fabbrica?</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la dimostrazione che non esiste e non è mai esistito un capitalismo buono. A parte quell’anomalia che è stata l’Olivetti di Ivrea, quella di Volponi e Fortini, Musatti e Gallino. Ma in Italia, appunto, è stata una e per questo ha creato una mitologia.</p>
<p>A suo parere, il job act favorisce l&#8217;inserimento dei giovani nel mercato del lavoro ed è utile per equilibrare la sperequazione sociale?</p>
<p align="JUSTIFY">Non è il job act, peraltro iniquo, a creare lavoro, perché il lavoro non c’è per questioni legate proprio al modello capitalistico e alla globalizzazione, alle tante delocalizzazioni che hanno creato anche in Italia desertificazione industriale e disoccupazione, a partire dal caso Fiat, azienda simbolo del capitalismo assistito all’italiana. La legge ha precarizzato ulteriormente, ha dato in mano ai padroni maggiore potere nei confronti dei dipendenti, non ha creato nuovi posti di lavoro, ma in parlamento è stata votata anche dall’ex segretario generale della CGIL Epifani e dall’ex dirigente della Fiom Cesare Damiano, mentre in Francia la protesta ha infiammato le piazze. Quindi mi pare evidente che c’è una problema italiano, e non è solo un problema politico ma soprattutto culturale.</p>
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		<title>America latina: i diritti negati. Sebben che siamo donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 06:34:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Mayra Landaverde &#160; &#160; Qualche mese fa pubblicavo un articolo dal titolo Bollino rosso, che parlava di quanto è ancora pericoloso essere donna, specie in Latinoamerica. In questi giorni, dopo l’accaduto a&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5145" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5145" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (176)" width="941" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 941w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-176-300x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-176-768x410.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 941px) 100vw, 941px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche mese fa pubblicavo un articolo dal titolo <i>Bollino rosso</i>, che parlava di quanto è ancora pericoloso essere donna, specie in Latinoamerica. In questi giorni, dopo l’accaduto a Colonia, mi sono trovata a parlarne ancora con alcune amiche; siamo tutte diverse, paesi di provenienza differenti, diverse per età ecc. Credo che la nostra amicizia sia davvero tanto speciale proprio perché ognuna di noi ha delle esperienze di vita differenti e spesso troviamo occasioni in cui discutere e raccontarci.</p>
<p>Per i fatti di Colonia preferisco non esprimermi, non ho abbastanza informazioni e credo sia prudente essere ben consapevoli prima di buttar fuori delle opinioni.</p>
<p>Comunque questo mi ha fatto riflettere tanto.</p>
<p>Quanto siamo coscienti, ad esempio noi donne latinoamericane, della nostra condizione?</p>
<p>Ma soprattutto le donne che vivono ancora là. Mi chiedo se le mie amiche che sono rimaste a vivere nella mia città sappianoche il Messico è uno dei Paesi con il maggior numero di femminicidi al mondo. Sanno che in Messico ogni quattro minuti e mezzo una donna ( spesso giovanissima ) viene stuprata? Ogni quattro minuti e mezzo.</p>
<p>In altre occasioni ho già scritto sulle mie disavventure nel mio Paese: quando mi hanno confuso con una prostituta, quando i tassisti ci provavano insistentemente, quando le ragazze conosciute in discoteca mi raccontavano delle avances non gradite del capo ufficio.</p>
<p>Ma tutto questo, lo sanno che non è giusto? Che non <i>deve </i>essere così?</p>
<p>Tante delle mie compagne di scuola pensano che in Messico le donne siano libere perché possiamo votare e guidare o non ci fanno indossare il burqa!</p>
<p>Bene, anch’io lo pensavo. Finché non sono venuta a vivere in Italia.</p>
<p>E adesso che vivo in Italia ormai da 10 anni, so che nemmeno qui siamo messe tanto bene.</p>
<p>Secondo i dati ISTAT nel 2015 , il 35% delle donne nel mondo hanno subìto una violenza.</p>
<p>In Italia più di sei milioni di donne hanno subìto una violenza fisica o sessuale nella loro vita, di queste il 12% non ha fatto denuncia.</p>
<p>Sempre in Italia nel 2014 sono state uccise 154 donne. In Messico nel 2013 sono state assassinate 3.892 donne. Di tutti questi casi soltanto per il 20% c&#8217;è un’investigazione aperta. Il resto no. Il resto di queste donne è stato brutalmente ucciso e nessuno è in prigione per questo. Nessuno.</p>
<p>In Latinoamerica e i Caraibi il tasso di disoccupazione delle donne è del 9,1%, cioè 1,4 volte in più ia quello maschile e lo stipendio percepito è minore in tutte le categorie.</p>
<p>In Perù il 52% della popolazione maschile indigena ha un lavoro remunerato mentre soltanto il 30% delle donne, che svolgono lo stesso lavoro, vengono pagate.</p>
<p>Fra le donne quechua, l’84% lavora in condizioni di estrema precarietà. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-175.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5146" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5146" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-175.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (175)" width="630" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-175.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-175-300x157.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a></p>
<p>Potrei andare avanti a scrivere di statistica, ma non servirebbe a nulla. L’unica cosa veramente utile è essere coscienti, consapevoli delle cose che ci stanno ancora accadendo in quanto donne!</p>
<p>Nel documentario “Narco cultura” di Shaul Schwarz in una scena girata fuori da un liceo, chiedono ad una ragazzina qual è il suo sogno: lei risponde che il suo sogno è diventare l’amante di un narcotrafficante, perché è bello stare a casa in vestaglia e tacchi alti a sniffare cocaina. E probabilmente lo farà sul serio e si farà anche picchiare e usare a piacimento da l trafficante in questione.</p>
<p>Ecco, la cosa veramente utile, oltre a leggere o scrivere delle statistiche scoraggianti, è questo. Arrivare a queste giovani donne e far capire che il corpo appartiene soltanto a loro stesse e nessuno può mai, in nessuna circostanza, costringerti a fare quello che non vuoi.</p>
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		<title>La Grecia, l&#8217;Europa e noi: intervista a Margherita Dean, giornalista greca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 04:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha posto alcune domande alla giornalista Margherita Dean, che vive e lavora ad Atene, per capire con lei cosa sta accadendo in Grecia, dopo le lezioni di Alexis&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/26/la-grecia-leuropa-e-noi-intervista-2/">La Grecia, l&#8217;Europa e noi: intervista a Margherita Dean, giornalista greca</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-49.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-49.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha posto alcune domande alla giornalista<br />
Margherita Dean, che vive e lavora ad Atene, per capire con lei cosa<br />
sta accadendo in Grecia, dopo le lezioni di Alexis Tsipras, e quale<br />
può essere l&#8217;apporto del nuovo governo per l&#8217;Europa e, quindi, anche<br />
per l&#8217;Italia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
moltissimo Margherita Dean per la sua disponibilità.</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-48.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-48.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Grecia ha attraversato una delle crisi più gravi degli ultimi tempi:<br />
quali sono le conseguenze per la popolazione?</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
conseguenze sono state: l&#8217;impoverimento, con tagli agli stipendi e<br />
alle pensioni, che sono arrivati fino al 40% sia nel settore privato<br />
sia in quello pubblico. Al momento lo stipendio minimo garantito, nel<br />
privato, è di 560 euro e il nuovo governo vorrebbe portarlo a 760<br />
euro; inoltre, ci sono stati la deregulation dei contratti di lavoro<br />
e l&#8217;innalzamento dell&#8217;età pensionabile a 67 anni e questo ha<br />
comportato l&#8217;allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Nella<br />
sola Atene i nuovi “senza casa” sono 30mila e gli altri hanno<br />
dovuto mettere mano ai loro risparmi; è aumentata molto anche la<br />
pressione fiscale e l&#8217;ultimo caso è stato quello della tassa sulla<br />
prima casa (ENFIA) che ha considerato i valori catastali<br />
dell&#8217;immobile quando, invece, quei valori non hanno più alcun<br />
contatto con la realtà perchè, in alcuni casi, sono molto più alti<br />
rispetto al valore reale. C&#8217;è stato, quindi, un ribaltamento totale<br />
rispetto alla situazione pre-crisi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
disoccupazione ha toccato il 27% e ora tenderebbe a stabilizzrasi sul<br />
26% con gli under 256 che sono disoccupati in una percentuale di 65<br />
su 100, senza contare i 300mila laureati che sono andati via dalla<br />
Grecia, in cerca di fortuna all&#8217;estero.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma c&#8217;è<br />
stata davvero una piccola ripresa?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; una<br />
ripresa sulla carta, dovuta ai meccanismi di scrittura del bilancio.<br />
La ripresa si è vista nel settore turistico, ma se ci sono quei<br />
tassi di disoccupazione di cui abbiamo parlato prima, è improbabile<br />
parlare di ripresa. Non bisogna dimenticare poi che, stando agli<br />
accordi precedenti a quello dello scorso 20 febbraio 2015 con la<br />
Troika, la Grecia avrebbe dovuto presentare un avanzo primario<br />
determinato che strozza tutto il resto.</div>
<p>In<br />
Grecia, inoltre, non c&#8217;era una base produttiva solida di partenza: è<br />
sempre stata un&#8217;economia fatiscente, un po&#8217; di servizio, e questa è<br />
una distorsione come lo è anche quella dei cartelli che sembrerebbe<br />
che il nuovo governo voglia mettere al palo. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In che<br />
modo Tsipras può far cambiare direzione alla Grecia e all&#8217;Europa?&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il nuovo<br />
governo sta andando una bozza di riforme strutturali, basate sulla<br />
lotta all&#8217;evasione fiscale e alla corruzione (che a un&#8217;impresa costa<br />
il 12%), sulla lotta ai cartelli e al contrabbando, soprattutto di<br />
carbuti. Un&#8217;altra misura sarebbe quella di rendere funzionale<br />
l&#8217;apparato pubblico e amministrativo. Infine, ma non meno importante,<br />
c&#8217;è da ricostruire lo Stato sociale, ma sarà difficile farlo senza<br />
i creditori. Gli intenti ci sono: per esempio, è nato il Ministero<br />
della Ricostruzione Produttiva, con cui il governo vorrebbe ripensare<br />
tutto il modello produttivo greco.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto riguarda l&#8217;Europa: la Grecia, all&#8217;inzio, era veramente sola.<br />
Negli ultimi tempi c&#8217;è stata una timida apertura da parte, ad<br />
esempio, di Francia e Italia, ma nessuno ha veramente ancora fiducia<br />
nel governo greco.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
me bisogna sperare nella Commissione europea perchè Juncker,<br />
conservatore e profondamemte europeista, ha ammesso l&#8217;errore nella<br />
gestione della crisi greca. Ha, infatti, affermato: “Abbiamo<br />
lasciato fare la Troika” che è un organismo non istituzionale che,<br />
però, ha fatto politica, attuando imposizioni alla Grecia, senza un<br />
controllo. C&#8217;è anche una bella immagine che vorrei ricordare: la<br />
prima volta che Tsipras ha incontrato Juncker a Bruxelles, Juncker lo<br />
ha preso per mano&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Probabilmente<br />
tutti si stanno rendendo conto che se non si tratta con Tsipras, si<br />
finirà per trattare con Marine Le Pen.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono i motivi dell&#8217;alleanza con gli indipendenti greci e l&#8217;apertura<br />
verso Anel?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I greci<br />
erano già preparati a questo: in campagna pre-elettorale gli<br />
indipendenti hanno fatto addirittura uno spot pubblicitario con un<br />
trenino in cui il conducente era il piccolo Alexis, ma il capo degli<br />
Anel sarebbe stato quello che lo avrebbe supportato.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anel è<br />
un partito di destra, ultranazionalista, ma il punto di contatto è<br />
la retorica, l&#8217;ideologia contro l&#8217;austerità (e lì si possono<br />
incontrare tutti).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
sinistra, Tsipras non trova nessuno perchè il Partito comunista ha<br />
commentato la riunione con l&#8217;eurogruppo allo stesso modo di Alba<br />
dorata, quindi c&#8217;è una chiusura totale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questa situazione il capo degli indipendenti ha ottenuto il Ministero<br />
della Difesa che è un ministero abbastanza isolato: è vero che c&#8217;è<br />
anche la Nato, ma il Ministro degli Esteri è appena stato in Russia<br />
e in Cina. Questo dimostra che la Grecia si sta muovendo e non<br />
dialoga solo con il resto dell&#8217;Europa. La posizione geopolitica della<br />
Grecia è importante (vedi Libia, Ucraina&#8230;) e questo dovrebbe far<br />
riflettere.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Un artista in transito: Adrian Paci a Milano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/12/30/un-artista-in-transito-adrian-paci/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2013 06:32:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Vite in transito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Jolanda risponde ad alcune domande sulla sua vita e, con la naturalezza dei suoi cinque anni, dice di essere nata a Siena, ma di essere anche albanese; racconta di aver paura dell’Albania perché&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="179" width="320" /></a></div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
&nbsp;</div>
<p>Jolanda risponde ad alcune domande sulla sua vita e, con<br />
la naturalezza dei suoi cinque anni, dice di essere nata a Siena, ma di essere<br />
anche albanese; racconta di aver paura dell’Albania perché ci sono i banditi<br />
con la pistola, ma di aver voglia di tornare perché può andare da sola dalle<br />
amiche, mentre a Milano è pericoloso perché ci sono le macchine. </p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Jolanda è una delle due figlie di Adrian Paci, l’artista<br />
albanese che vive e lavora a Milano dal 1997. Il PAC, Padiglione d’Arte<br />
Contemporanea, in Via Palestro, gli dedica una ricca retrospettiva che si può<br />
visitare fino al 6 gennaio 2014 e dal titolo “Vite in transito”.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Nato nel 1969 a Scutari, Paci è arrivato in Italia negli<br />
anni’90, gli anni del cosiddetto “primo flusso migratorio” quando tanti suoi<br />
connazionali venivano dall’Albania e dal resto dell’Europa dell’Est in cerca di<br />
fortuna su barconi carichi di persone e di speranze. Un fenomeno, questo, che<br />
da allora continua ripetersi per tanta umanità sfortunata. </div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Adrian Paci è, invece, arrivato in aereo e con il visto<br />
sul passaporto perché voleva studiare in Italia come vincitore di una borsa di<br />
studio in “Arte e liturgia” ottenuta presso l’Istituto Beato Angelico di<br />
Milano. E da qui inizia la sua carriera.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Una carriera che è possibile ripercorrere nella mostra in<br />
corso al PAC di Milano e il cui titolo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vite<br />
in transito</i> fa riferimento alla propria e a quella della sua famiglia, ma<br />
soprattutto a quella di tanti migranti poveri che cercano in Occidente un<br />
eldorado, spesso veicolato dalle immagini fittizie della televisione e di altri<br />
media, ma che non corrisponde più alla realtà. Il titolo della retrospettiva ,<br />
però, può essere letto anche in senso più metaforico: si riferisce, infatti,<br />
anche al divenire dell’esistenza stessa che, per tutti, porta a continui cambiamenti.
</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Pittura su vari materiali, tecniche diverse di tratti e<br />
di segni, videoinstallazioni, fotografie: la ricerca poliedrica creativa e<br />
stilistica di uno degli artisti contemporanei più affermati al mondo, riporta<br />
sempre al centro della riflessione temi di grande attualità. Sdraiata verso la<br />
grande vetrata dell’edificio e imponente, si allunga una grande colonna di<br />
marmo che ricorda quelle antiche greco-romane: si tratta dell’opera più recente<br />
realizzata da Adrian Paci. Una colonna di marmo orizzontale rivolta verso una<br />
parete su cui scorre un video. Nelle immagini è inquadrata una nave cargo sulla<br />
quale alcuni artigiani cinesi stanno lavorando un grosso pezzo di marmo da cui<br />
prenderà forma proprio quella colonna. <i style="mso-bidi-font-style: normal;">The<br />
column, </i>questo il titolo dell’installazione,<i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i>riprende i temi cari all’autore: il viaggio come speranza e<br />
utopia, la de-localizzazione del lavoro, la trasformazione delle tradizioni.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
A proposito di lavoro, Paci ritorna sul tema anche in <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Electric blue: </i>si tratta di un video in<br />
cui un uomo, per mantenere la sua famiglia, rinuncia al sogno di diventare<br />
regista e decide di copiare videocassette di film porno. Scoprirà che suo<br />
figlio le guarda e deciderà di cancellarle con filmati presi dalla televisione.<br />
Il risultato sarà che sulle videocassette verranno registrate immagini della<br />
guerra appena scoppiata nel Kosovo mischiate a quelle porno: ma qual è la vera<br />
pornografia? </div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
Alla Biennale 2005 di Venezia, l’artista porta un video<br />
dal titolo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Turn On: </i>al PAC è esposta<br />
una bellissima fotografia, tratta da quell’opera, che racconta da sola altre<br />
vite in transito, o meglio, in attesa: è ritratto, infatti, un gruppo di<br />
disoccupati di Scutari, seduti sui gradini dello stadio, ad aspettare di essere<br />
reclutati per un lavoro a cottimo. E’ notte e ognuno di loro ha con sé un<br />
generatore di corrente: una luce fioca che illumina volti seri e segnati dal<br />
freddo; una luce tenue ancora di speranza. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/paci-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="112" width="200" /></a></div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">
La speranza, o l’illusione, dei protagonisti anche del<br />
video intitolato <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Centro di permanenza<br />
temporaneo: </i>lo spettatore si trova di fronte a una scena di mobile<br />
immobilità, l’aeroporto come luogo di transito per eccellenza, ma anche<br />
non-luogo.&nbsp; La scaletta del velivolo<br />
piena di persone pronte a partire…ma manca l’aereo e i migranti restano sospesi<br />
nel vuoto. </div>
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