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	<title>dissidente Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Torna ad essere libero il regista iraniano Jafar Panahi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2023 10:13:16 +0000</pubDate>
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<p>Dopo quasi sette mesi di detenzione arbitraria, il regista iraniano<strong> Jafar Panahi</strong> è stato rilasciato su cauzione due giorni dopo aver iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione. (Sua moglie Tahereh Saeedi ha postato su Instagram una foto di Panahi che lasciava la prigione su un veicolo).  </p>



<p> &#8220;<strong>È straordinario, un sollievo, una gioia totale</strong>. Esprimiamo la nostra gratitudine a tutti coloro che si sono mobilitati ieri&#8221;, ha detto  il suo distributore francese, il <strong>produttore Michele Halberstadt</strong>. &#8220;La sua prossima battaglia è far riconoscere ufficialmente l&#8217;annullamento della sua condanna. È fuori, è libero, e questo è già fantastico&#8221;.</p>



<p>Jafar Panahi, 62 anni, <strong>era stato arrestato l&#8217;11 luglio</strong> e avrebbe dovuto scontare una condanna a sei anni comminatagli nel 2010 dopo la sua condanna per <strong>&#8220;propaganda contro il sistema</strong>&#8220;. Il 15 ottobre, la Corte Suprema ha annullato la condanna e ha ordinato un nuovo processo, alimentando le speranze del suo team legale che potesse essere rilasciato, ma è rimasto in prigione.  </p>



<p><br>L&#8217;arresto di Panahi a luglio è avvenuto dopo che aveva partecipato a un&#8217;udienza in tribunale dove era imputato il collega regista Mohammad Rasoulof, che era stato arrestato pochi giorni prima. Rasoulof è stato scarcerato il 7 gennaio dopo aver ottenuto una licenza di due settimane per motivi di salute e si ritiene che sia ancora fuori dal carcere. </p>



<p>Il regista era stato arrestato mesi prima che scoppiassero le attuali proteste contro il regime, ma la sua prigionia è diventata un simbolo della difficile situazione degli artisti che si sono opposti alle autorità. Panahi è stato rilasciato dalla prigione di Evin a Teheran &#8220;due giorni dopo aver iniziato il suo sciopero della fame per la libertà&#8221;, ha scritto su Twitter il Centro per i diritti umani in Iran (CHRI) con sede negli Stati Uniti, mentre il quotidiano riformista iraniano Shargh ha pubblicato un&#8217;immagine di Panahi che abbraccia giubilante un sostenitore.<br>  </p>



<p>&#8220;Jafar Panahi è stato temporaneamente rilasciato dalla prigione di Evin grazie agli sforzi della sua famiglia, di rispettati avvocati e rappresentanti del cinema&#8221;, si legge in una nota della Casa del cinema iraniana, che raggruppa professionisti del settore. L&#8217;annuncio che Panahi avrebbe intrapreso uno sciopero della fame secca ha suscitato un&#8217;ondata di preoccupazione in tutto il mondo per il regista, che ha vinto premi in tutti i tre festival cinematografici più importanti d&#8217;Europa.<br>  &#8220;Oggi, come molte persone intrappolate in Iran, non ho altra scelta che protestare contro questo comportamento disumano con il mio bene più caro: la mia vita&#8221;, aveva detto Panahi nella dichiarazione pubblicata dalla moglie. &#8220;Rimarrò in questo stato fino a quando forse il mio corpo senza vita non sarà liberato dalla prigione&#8221;, ha detto.</p>



<p>  <br>Personaggi del cinema sono stati tra le migliaia di persone arrestate dall&#8217;Iran nella sua repressione delle proteste scatenate dalla morte il 16 settembre in custodia di Mahsa Amini, 22 anni, che era stata arrestata per presunta violazione del suo rigoroso codice di abbigliamento per le donne.<br><br>L&#8217;attrice Taraneh Alidoosti, che aveva pubblicato proprie immagini di se stessa senza il velo islamico, era tra le persone arrestate, anche se è stata rilasciata all&#8217;inizio di gennaio dopo essere stata trattenuta per quasi tre settimane.  </p>



<p> <br>Panahi ha vinto il Leone d&#8217;Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2000 per il suo film &#8220;The Circle&#8221;. Nel 2015 ha vinto l&#8217;Orso d&#8217;oro a Berlino per &#8220;Taxi Tehran&#8221;, e nel 2018 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes per &#8220;Tre facce&#8221;.<br>L&#8217;ultimo film di Panahi, &#8220;No Bears&#8221;, che come gran parte dei suoi lavori recenti ha come protagonista lo stesso regista, è stato proiettato alla Mostra del cinema di Venezia del 2022 quando il regista era già dietro le sbarre. Ha vinto il Premio Speciale della Giuria.<br>   </p>



<p><br><br> <br></p>



<p></p>
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		<title>La giornalista russa Maria Ovsyannikov è scomparsa: con il suo blitz televisivo ha gridato di non credere alla propaganda del Cremlino</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2022 13:30:49 +0000</pubDate>
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<p>Le Nazioni Unite (ONU) chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Le Nazioni Unite chiedono alle autorità russe che la giornalista anti-guerra, scomparsa dopo aver interrotto un notiziario in diretta sulla tv Channel One, non sia punita per aver esercitato il suo diritto alla libertà di parola. Lo riferisce il Guardian online. <strong>Maria Ovsyannikova</strong>, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie. Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna «non subisca rappresaglie».</p>



<p>Lo riferisce il Guardian online.</p>



<p>Maria Ovsyannikova, aveva alzato un cartello dietro l&#8217;anchorwoman dello studio e gridato slogan che denunciavano la guerra in Ucraina. Di lei non si hanno più notizie.<br>    Ravina Shamdasani, portavoce delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha chiesto che le autorità garantiscano che la donna &#8220;non subisca rappresaglie&#8221;.<br>    Maria Ovsyannikova rischia 15 anni di reclusione. Lo scrive su Telegram l&#8217;avvocato della giornalista. &#8220;All&#8217;inizio &#8211; spiega Dmitry Zakhvatov &#8211; la polizia l&#8217;ha trattenuta volendo limitarsi a seguire il protocollo amministrativo. Ma il caso è stato poi preso in mano dalle alte autorità che hanno deciso di avviare un procedimento penale nei suoi confronti per divulgazione pubblica di informazioni consapevolmente false sull&#8217;uso delle forze armate russe&#8221;. Il caso, ha aggiunto, è ora in mano al presidente del comitato investigativo, Alexander Bastrykin.</p>



<p></p>



<p>&#8220;Fermate la guerra. Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo. Russi contro la guerra &#8220;, recita così il cartello con il quale la giornalista Marina Ovsyannikova ha fatto irruzione in studio mentre andava in onda in diretta il tg&nbsp; su Channel One, tv di stato della Russia. Alle spalle della collega, che in quel momento stava conducendo il telegiornale, Maria è comparsa per diversi secondo in video mostrando il cartello contro la guerra prima che il collegamento fosse interrotto. Stando a quanto riportato da Meduza la giornalista sarebbe stata arrestata prima di essere portata in commissariato: dovrà rispondere dell&#8217;accusa di aver violato la nuova legge sulla &#8220;disinformazione&#8221; che vieta di parlare del conflitto in corso come di una guerra.</p>



<p>Un vero e proprio atto dimostrativo da parte della giornalista che sembra collabori come redattrice per Channel One: poco prima di interrompere il tg ha infatti postato sui propri canali social un videomessaggio nel quale indica la Russia e il presidente Putin come unici responsabili di quanto sta accadendo in Ucraina: “Quello che sta accadendo in Ucraina è un crimine. La Russia è l&#8217;aggressore e la responsabilità di questa aggressione ricade sulla coscienza di un solo uomo: Vladimir Putin. Mio padre è ucraino. Mia madre è russa. E non sono mai stati nemici. E questa collana che indosso è un simbolo del fatto che la Russia deve porre fine immediatamente a questa guerra fratricida. E i nostri popoli fraterni potranno ancora fare la pace&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="561" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16203" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1024x561.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-300x164.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-768x421.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov-1536x842.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Marina-Ovsyannikov.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1863w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>Ovsyannikova dopo avere anche gridato: «Fermate la guerra. No alla guerra» è di fatto stata prelevata dalla polizia e ad oggi non si sa dove sia stata portata. Gli avvocati non riescono a trovarla e alcune organizzazioni umanitarie temono il peggio. «Non credete alla propaganda. Vi stanno mentendo» ha ripetuto la giornalista.</p>



<p>Prima del blitz la giornalista russa ha anche registrato un video dalla sua casa che successivamente è stato&nbsp;diffuso dalla associazione per i diritti umani OVD-Info, in cui esprimeva la sua personale&nbsp;vergogna per un «conflitto fratricida, che mette contro due popoli. Io ho madre russa e padre ucraino e si amano».</p>



<p>«Purtroppo, per un certo numero di anni, ho lavorato a Channel One e ho lavorato alla propaganda del Cremlino, mi vergogno molto di questo in questo momento. Mi vergogno di aver permesso di dire bugie dallo schermo televisivo. Mi vergogno di aver permesso la zombificazione del popolo russo. Siamo stati in silenzio nel 2014 quando tutto questo era appena iniziato. Non siamo usciti a protestare quando il Cremlino ha avvelenato Navalny», ha detto, facendo riferimento al leader dell&#8217;opposizione.</p>



<p>«Stiamo solo guardando in silenzio questo regime anti-umano. E ora il mondo intero si è allontanato da noi e le prossime 10 generazioni non saranno in grado di pulirsi dalla vergogna di questa guerra fratricida» ha rimarcato la giornalista. Da quando è iniziato l&#8217;attacco alla Ucraina, la censura russa si è fatta particolarmente dura e in questi giorni ci sono state centinaia di persone arrestate dalla polizia anche solo per tenere in mano un cartello bianco. I giornalisti possono essere condannati anche a 15 anni di carcere. </p>
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		<title>Campagna per Ali Osman Köse, il prigioniero politico malato in Turchia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2021 07:23:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL CANCRO DI ALI OSMAN KÖSE PROGREDISCE! LIBERTÀ PER I PRIGIONIERI MALATI! la Oggi pubblichiamo la richiesta per la sua libertà, a cura del Comitato solidale Grup Yorum, e questa volta diretta principalmente all&#8217;Istituto&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15755" width="449" height="449" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-1536x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-2048x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/aok-logo-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /></figure>



<p>IL CANCRO DI ALI OSMAN KÖSE PROGREDISCE! LIBERTÀ PER I PRIGIONIERI MALATI!</p>



<p>la Oggi pubblichiamo la richiesta per la sua libertà, a cura del Comitato solidale Grup Yorum, e questa volta diretta principalmente all&#8217;Istituto di Medicina Legale in Turchia, che potrebbe avere un ruolo chiave per la sua liberazione preparando un rapporto veritiero sulla sua incapacità di stare in prigione a causa delle gravi condizioni di salute in cui versa.</p>



<p>Il prigioniero politico in Turchia, Ali Osman Köse è stato operato all&#8217;ospedale universitario Trakya il 31 maggio e gli è stato asportato tutto il rene sinistro a causa del cancro. Secondo gli esami patologici eseguiti dopo questo intervento, è stato rivelato che aveva un cancro al 2° o 3° stadio.</p>



<p>Anche se Ali Osman Köse ha varie malattie, la Corte costituzionale, che ha respinto la sua richiesta di rilascio con la motivazione che &#8220;non c&#8217;è pericolo di vita&#8221; e che &#8220;i servizi sanitari sono garantiti&#8221;, sta chiaramente commettendo un crimine.</p>



<p>Quindi ci chiediamo:</p>



<ul><li>Mentre il cancro progredisce al 2° o addirittura al 3° stadio, l&#8217;Istituto di medicina legale fornisce l&#8217;accesso ai servizi sanitari, non vedendo il cancro che si è esteso a tutto il rene sinistro e riferendogli che può &#8220;stare da solo in cella&#8221;?</li><li>L&#8217;ospedale universitario Edirne Trakya fornisce l&#8217;accesso ai servizi sanitari, dicendo ad Ali Osman Köse che ha bisogno di un&#8217;operazione urgente e dando l&#8217;intervento 2 mesi dopo perché l&#8217;ospedale è pieno?</li></ul>
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		<title>Aiutateci a far evacuare da Kabul Mr. Khaliq Dad ALIZADA, artista e dissidente afghano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Sep 2021 08:10:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con la presente, Associazione Per i Diritti umani (con Amin Wahidi, regista e poeta hazara, Marco Sonseri, fumettista) lancia un appello affinché le istituzioni, i media, le e gli attiviste/i si mobilitino per aiutare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Con la presente, <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>(con Amin Wahidi, regista e poeta hazara, Marco Sonseri, fumettista) lancia un appello affinché le istituzioni, i media, le e gli attiviste/i si mobilitino per aiutare il Sig. ALIZADA e la sua famiglia a scappare da Kabul al più presto. </p>



<p>Vi chiediamo, quindi, per favore: di firmarmarla, di rimandarcela e di farla circolare. </p>



<p>Noi provvediamo a farla arrivare a chi ha (o avrebbe) il potere di fare qualcosa di concreto. </p>



<p>Grazie. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="883" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-1-883x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15627" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-1-883x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 883w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-1-259x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 259w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-1-768x891.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-1-1324x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1324w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1737w" sizes="(max-width: 883px) 100vw, 883px" /><figcaption>@Khaliq Dad Alizada</figcaption></figure>



<p>Milano, 18 settembre 2021<br><br><strong>Alle istituzioni, alle organizzazioni per la tutela dei diritti umani e degli artisti, alle ambasciate estere e alle agenzie di cooperazione internazionale</strong></p>



<p>Con la presente, Associazione Per i Diritti umani vorrebbe chiedere un aiuto urgente per quanto riguarda un artista afgano, caricaturista e fumettista, che ha lottato contro il fondamentalismo attraverso la sua arte.<br><br>Il Sig. ALIZADA è il caricaturista e fumettista più acclamato dell&#8217;Afghanistan che ha lavorato con acclamati giornali nazionali come DAILY AFGHANISTAN e OUTLOOK AFGHANISTAN come caricaturista. Ha anche lavorato nella sezione MEDIA delle forze ISAF a Kabul.<br><br>Il sig. Alizada è stato uno dei critici più diretti dei talebani e dei fondamentalisti in generale, e la sua caricatura raffigura chiaramente il volto brutale dei fondamentalisti e dei terroristi talebani in Afghanistan, quindi è uno dei primi obiettivi dei talebani e ha urgente bisogno di protezione.<br><br>Attualmente vive a Kabul, in clandestinità. Cambia la sua posizione, vivendo nelle case dei parenti, per essere salvato dalle mani dei talebani.<br><br>Il signor ALIZADA e la sua famiglia hanno urgente bisogno di essere evacuati dall&#8217;Afghanistan, altrimenti saranno puniti, torturati e persino uccisi dai talebani solo per la sua arte e le sue critiche.</p>



<p>Dal 2006 ad oggi ha collaborato con due quotidiani &#8220;Afghanistan&#8221; e &#8220;Outlook Afghanistan&#8221; come vignettista pubblicando una vignetta al giorno. Finora il totale delle vignette pubblicate ha raggiunto le 4.000 copie dove la maggior parte di esse mostrava il terrore e i crimini che i talebani hanno perpetrato fino ad oggi.</p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.dailyafghanistan.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.dailyafghanistan.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:Thedailyafghanistan@yahoo.com" target="_blank">Thedailyafghanistan@yahoo.com</a> <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.outlookafghanistan.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.outlookafghanistan.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:outlookafghanistan@gmail.com" target="_blank">outlookafghanistan@gmail.com</a><br><br>In 10 anni ha pubblicato più di 100 vignette contro i talebani che hanno ricevuto avvertimenti in pericolo di vita e hanno fatto sì che vivessi la mia vita nascosta.</p>



<p><br>Nel 2005 ha fondato la rivista mensile &#8220;Shakhgoi&#8221; e ho creato dozzine di vignette contro i talebani.</p>



<p><br>Nel 2016 ha fondato la rivista specializzata di fumetti e ha pubblicato decine di vignette contro i talebani.</p>



<p>Le caricature del sig. ALIZADA vengono pubblicate sui giornali nazionali afghani: <a href="http://www.outlookafghanistan.net/assets/epaper/August%2007,%202021/OUTLOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.outlookafghanistan.net/assets/epaper/August%2007,%202021/OUTLOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;<a href="http://www.outlookafghanistan.net/assets/epaper/August%2004,%202021/OUTLOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.outlookafghanistan.net/assets/epaper/August%2004,%202021/OUTLOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;<a href="http://www.outlookafghanistan.net/assets/epaper/August%2001,%202021/OUTLOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.outlookafghanistan.net/assets/epaper/August%2001,%202021/OUTLOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;<a href="http://www.dailyafghanistan.com/assets/epaper/4271-04-08-2021/Today%20Epaper.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.dailyafghanistan.com/assets/epaper/4271-04-08-2021/Today%20Epaper.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;<a href="http://www.dailyafghanistan.com/assets/epaper/4268-01-08-2021/Today%20Epaper.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.dailyafghanistan.com/assets/epaper/4268-01-08-2021/Today%20Epaper.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><br><br><strong>ALIZADA</strong><strong> è uno degli artisti più vulnerabili e bisognosi di questi tempi che dovrebbe essere evacuato dall&#8217;Afghanistan. Chiediamo l&#8217;intervento tempestivo delle istituzioni italiane, delle ambasciate e delle organizzazioni che possano aiutare il Sig. ALIZADA e la sua famiglia.</strong></p>



<p><strong>Per ulteriori informazioni e per un vostro gentile riscontro, potete scrivere al seguente indirizzo email: </strong><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><strong>peridirittiumani@gmail.com</strong></a><br><br>Cordiali saluti,</p>



<p><br>Matteo Grop, presidente Associazione Per i Diritti umani</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani – Milano, Italia</p>



<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>FB, IG, Twitter, Linkedin</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="813" height="891" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-2-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15628" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-2-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 813w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-2--274x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 274w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/caricatura-2--768x842.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 813px) 100vw, 813px" /><figcaption>Khaliq Dad Alizada</figcaption></figure>
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		<title>La fine dell&#8217;attivista Ibrahim Gökçek</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2020 09:12:37 +0000</pubDate>
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<p>Sebbene il Governo turco, di fronte all’indignazione internazionale, avesse finalmente ceduto, dando la possibilità al Grup Yorum di ritornare a suonare, le condizioni ormai troppo critiche di Ibrahim Gökçek, non gli hanno permesso di veder realizzato il suo sogno.</p>



<p>Il tutto dopo 323 lunghissimi giorni di agonia e astinenza dal cibo, e dopo aver dovuto dare l’addio ad altri due attivisti, nonché membri del suo gruppo, Helin Bolek (23 anni) e Mustafa Kocak (28 anni).</p>



<p>Il Grup Yorum, band socialista internazionalista, si contraddistinse per i suoi testi socialmente impegnati tra cui, ad esempio, l’affermazione della libertà di espressione dei Kurdi. L’ultimo concerto della band si tenne del 2015, quando i membri furono, successivamente, perseguitati e incarcerati dal governo turco. Accusati non solo di terrorismo ma di essere collegati militarmente al Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (DHKP-C), organizzazione di sinistra fuori legge in Turchia, nonostante i loro continui dinieghi in merito a qualsiasi legame con organizzazioni politiche.</p>



<p>Il 2019 fu l’anno in cui ebbe inizio la protesta di Ibrahim Gökçek e dei suoi compagni che aveva come obiettivo la scarcerazione immediata degli altri membri del gruppo arrestati, la cancellazione del mandato di cattura per gli altri colleghi della band e del divieto di esibizione.</p>



<p>Soltanto pochi giorni fa si è assistito ad una parziale vittoria perché, almeno una delle loro richieste, la revoca del divieto di esibizione, era stata accettata dal governo della Stato turco, con la possibilità di tenere un concerto il prossimo 3 Luglio.</p>



<p>Purtroppo, anche il bassista del Grup Yorum non ce l’ha fatta e non potrà essere lì a suonare per la sua vittoria.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Zehra Dogan. Opere dalle carceri turche</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jan 2020 08:58:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Caffè, matite, curcuma, pacchetti di sigarette: materiali poveri, clandestini rubacchiati in carcere per restare vivi e per opporre resistenza all&#8217;abuso di Potere. Le opere dell&#8217;artista curda. Zehra Doğan è un&#8217;artista e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13402" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4475-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Caffè, matite, curcuma, pacchetti di sigarette: materiali poveri, clandestini rubacchiati in carcere per restare vivi e per opporre resistenza all&#8217;abuso di Potere.  Le opere dell&#8217;artista curda.  <br>Zehra Doğan è un&#8217;artista e giornalista curda con cittadinanza turca. È la direttrice di Jinha, un&#8217;agenzia di stampa curda femminista con un personale tutto femminile. Da febbraio 2016 Doğan ha vissuto a Nusaybin, una città turca al confine con la Siria. Il 21 luglio 2016 è stata arrestata in un bar a Nusaybin <br>Zehra Doğan  sono esposte al museo di Santa Giulia di Brescia nella mostra intitolata &#8220;Avremo giorni migliori. Opere dalle carceri turche&#8221;, giustamente prorogata fino al 1 marzo 2020.</p>



<p>Un&#8217;artista e un&#8217;opera politiche. Una mostra assolutamente da visitare per capire l&#8217;attualità in un&#8217;area del nostro mondo. </p>



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<h4>MUSEO DI SANTA GIULIA</h4>



<p>via Musei 81/b <strong>• Brescia</strong><br><br></p>



<h4>DAL 16 NOVEMBRE 2019 AL 1 MARZO 2020</h4>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13403" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG-4478-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<p></p>
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		<title>Anna POLITKOVSKAJA: morire di Putin</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Oct 2019 10:04:07 +0000</pubDate>
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<p>di Gianluca Cicinelli (da labottegadelbarbieri.org)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="350" height="262" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13130" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto1-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Cosa rimane oggi – oltre a un premio dedicato alla sua memoria – dell’impegno civile e dell’attività giornalistica di Anna Politkovskaja? Se su queste pagine della “bottega” fossimo melensi potremmo riversare tanta retorica; invece il giornalismo dimentica Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre del 2008 a Mosca, proprio perché dei fatti (del racconto spietato della guerra sporca in Cecenia in particolare) lei aveva fatto la sua ragione di vita e non merita assolutamente alcuna retorica. Perché quando i giornalisti coraggiosi vengono uccisi il lutto dura un giorno e poi la grande industria della notizia riprende a scorrere come se nulla fosse successo, come se la libertà d’informare a costo della vita fosse l’eccentricità di alcuni individui e non una precisa scelta civile e politica da diffondere.</p>



<p>Sappiamo tutti che Anna Politkovskaja è stata uccisa per la precisa volontà di togliere di mezzo la più pericolosa minaccia alle attività criminali in Cecenia del governo russo, guidato ieri come oggi da Vladimir Putin. Il giorno successivo alla sua morte la polizia sequestrò il computer che conteneva la sua inchiesta dettagliatissima sulle torture commesse in Cecenia dagli squadroni delle forze di sicurezza locali, legate a Mosca. La denuncia dei crimini fu comunque pubblicata grazie al coraggio dell’editore della&nbsp;<em>Novaja Gazeta</em>, Dmitrij Muratov, per cui lavorava la Politkovskaja, che riuscì a ricostruire il lavoro della collega dagli appunti non sequestrati dalla polizia. Su un punto non si può che essere d’accordo con Putin, che dopo la sua morte, sminuendone comunque l’importanza nella vita politica russa, sottolineò che «il suo omicidio ha fatto più danni delle sue pubblicazioni».</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/10/Cicinelli-Politkovskayafoto3-300x180.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-86591"/></a></figure>



<p>«Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare». Così raccontò il suo lavoro in un’intervista a Reporters Sans Frontières lo stesso anno della sua morte.</p>



<p>Anna Politkovskaja era nata a New York nel 1958, figlia di diplomatici sovietici, ma iniziò a scrivere a Mosca sulla&nbsp;<em>Izvestija</em>&nbsp;per poi passare (dopo altre esperienze lavorative) alla&nbsp;<em>Novaja Gazeta</em>&nbsp;nel 99, un anno dopo il suo primo viaggio in Cecenia, per cui lavorerà fino alla morte. Dedicherà alla Cecenia e alle repubbliche caucasiche più di duecento articoli in cui denuncia le violenze dell’esercito russo e attacca, grazie alle testimonianze della popolazione locale, le scelte politiche di Putin. Suo è un libro tratto da racconti di testimoni diretti sul massacro di Beslan, al teatro Dubrovka, dove fece da ponte per la trattativa con i separatisti ceceni ma invano: moriranno 40 dei 140 ostaggi a causa dei gas introdotti dalle forze speciali nel teatro.</p>



<p>Da allora le minacce di morte nei suoi confronti diventano sempre più frequenti. Nel 2001 deve fuggire a Vienna per le intimidazioni di un ufficiale dell’Omon, la polizia russa presente nelle ex repubbliche sovietiche, Sergei Lapin (poi condannato per questo) ma non si arrende e continua imperterrita la sua opera di controinformazione. Riceve in Occidente molti premi per i suoi articoli ma questa pressione internazionale non basterà a fermare la mano dei killer. Proseguirà a scrivere fino al 7 ottobre, giorno del compleanno di Vladimir Putin, del 2006 quando quattro colpi di pistola a Mosca metteranno fine alla sua vita. Gli assassini l’aspettano al piano terra, davanti all’ascensore: tre colpi al corpo e il colpo di grazia alla nuca quando è già in terra.</p>



<p>La polizia rinviene accanto al cadavere una pistola Makarov PM e quattro bossoli. Il mandante e l’esecutore sono ancora oggi sconosciuti. O forse no.</p>



<p><em>Qui trovate in italiano il materiale dell’ultimo articolo di Anna Politkovskaja</em></p>



<p><a href="https://www.balcanicaucaso.org/Tutte-le-notizie/I-materiali-dell-ultimo-articolo-di-Anna-Politkovskaya-34821?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.balcanicaucaso.org/Tutte-le-notizie/I-materiali-dell-ultimo-articolo-di-Anna-Politkovskaya-34821?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Qui invece un suo articolo in cui parla di sè e del suo impegno civile, tradotto da Internazionale, pubblicato originariamente per Another sky, un’antologia curata dall’associazione English Pen.</em></p>



<p><a href="https://www.internazionale.it/opinione/anna-politkovskaja/2006/10/26/il-mio-lavoro-a-ogni-costo?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.internazionale.it/opinione/anna-politkovskaja/2006/10/26/il-mio-lavoro-a-ogni-costo?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Lorent Saleh, prigioniero della libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 07:42:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Ho conosciuto Lorent. Anche chi legge queste pagine lo conosce, ne abbiamo parlato in passato. E’ una delle vittime più conosciute, purtroppo per lui, del regime di Nicolás Maduro. Ci siamo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13046" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/lorent1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ho conosciuto Lorent. Anche chi legge
queste pagine lo conosce, ne abbiamo parlato in passato. E’ una
delle vittime più conosciute, purtroppo per lui, del regime di
Nicolás Maduro.</p>



<p>Ci siamo seduti su una panchina, un
sabato mattina di sole preautunnale, durante una sua visita a Milano
per partecipare a vari incontri per la tutela dei diritti umani. Non
volevo che mi raccontasse dei suoi anni in prigione, della sua agonia
in “La Tumba” e nemmeno delle torture subite. Se ne è parlato
molto. Invece abbiamo parlato di libertà, della sua libertà, del
suo mondo fuori dalle sbarre. Il prossimo 13 ottobre compie un anno
di libertà, è stato un anno euforico, di giri, riunioni e incontri.
Un anno in cui è successa una cosa molto importante e molto bella: è
diventato papà di un bellissimo bambino e vive esiliato in Spagna,
insieme alla sua famiglia. E’ un giovane sincero, pensieroso ma
allo stesso tempo trasparente, il suo sguardo non è triste, non è
cupo, come si potrebbe immaginare, i suoi occhi sono ancora pieni di
luce nonostante tutto quello che ha passato. Nelle sue parole si
sente il peso di una vita vissuta duramente, che un ragazzo di 30
anni non avrebbe dovuto vivere. I segni della sua agonia però ci
sono ancora e sicuramente ci saranno per tanto tempo, una ingiusta
esperienza come la sua cambia completamente una vita e non parlo di
segni fisici. 
</p>



<p>Dopo l’euforia che ha causato il suo
rilascio, Lorent si è ritrovato con sé stesso, ma in libertà. Mi
ha raccontato che durante la prigionia si era abituato alla sua cella
e al suo materasso, anche se avrebbe dato il mondo per un letto
comodo, una doccia calda, delle lenzuola. Arrivato in Spagna,
finalmente ha avuto tutto ciò ma lui non era comodo, gli mancava
quella cella e quel materasso, quel silenzio. A Madrid, all’inizio
era disturbato dal rumore del mondo. Infatti, Lorent raccontava
durante l’incontro “L’unità è la forza” organizzato da
Associazioni, Piattaforme, Attivisti e Istituzioni di America Latina,
che alla fine il prigioniero si abitua a quello spazio, a quella
circostanza, tanto è che i custodi non chiudono più a chiave le
celle, essendo sicuri che i prigionieri non faranno niente. Che
paradosso. Durante quei momenti ha anche capito che i suoi
torturatori sono essere umani, non robot. Che tutto è pieno di
sfumature e che nemmeno un regime è solo in bianco e nero, bensì un
tema di umani contro umani, con le sue sfumature e le sue scale di
valori, come lui stesso ha affermato. 
</p>



<p>Non si sente così libero perché in questo anno è stato aggredito e insultato, lui e la sua famiglia, soprattutto attraverso i social. Ha capito che la polarizzazione verso un lato o l’altro, per quello che riguarda la politica venezuelana, è presente in ogni suo movimento come se fosse un’ombra. Tutto il suo lavoro di attivista viene soggetto alla polarizzazione più radicale, come è successo dopo il suo incontro con Michelle Bachelet, Alto Commissario ONU per i diritti umani, duramente criticato. Lui però difende questo incontro dicendo che è stata una grande vittoria essere stato ricevuto da questa alta carica dopo anni e anni di richieste. Lorent è stato il primo attivista latinoamericano ad essere ricevuto in questo ufficio dell’ONU.   </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="928" height="601" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13047" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/BACHELET-CON-SALHE-2019-768x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></figure>



<p>Da un anno l’autocensura è presente
nella sua vita, si è reso conto che questo mondo polarizzato che non
gli permette di esprimersi come lui vorrebbe, adesso è il suo
peggior nemico. Si sente ancora prigioniero e addolorato di questa
libertà. 
</p>



<p>Mi chiedo il perché di tutto ciò. Mi
chiedo come mai Lorent non abbia il diritto di fare una vita normale.
Mi chiedo perché debba sentirsi ancora prigioniero a causa degli
altri. Mi chiedo perché la mancanza di rispetto. Una vittima di
qualunque dittatura, incarcerata per aver manifestato i propri
pensieri merita rispetto, molto rispetto. Se non altro come qualunque
altra persona al mondo. 
</p>



<p>Lui vorrebbe parlare della libertà
come filosofia, come essenza di vita e invece deve sempre parlare di
tortura e di prigionia, perciò ha deciso d’ora in poi di trattare
il tema dei diritti umani in modo poco convenzionale. Il 7 ottobre
sarà ascoltato a Bruxelles nel Parlamento Europeo e sta preparando
una performance che presenterà nei sotterranei della stessa sede.
Presto vedremo un cortometraggio che lui stesso descrive poetico e
concettuale. Non vedo l’ora.</p>



<p>L’ho salutato pensando al sogno che
ha da tanti anni e che ancora non ha potuto esaudire: scrivere poesie
e fare surf. Per ora dovranno aspettare perché lui è consapevole
che ancora ha un compito importante che è il rovesciamento della
dittatura in Venezuela. 
</p>



<p>Io però gli
auguro di tutto cuore che possa veramente camminare per il mondo in
totale libertà insieme alla sua famiglia, che ritrovi la pace nel
suo cuore e che possa esaudire i suoi due bellissimi sogni. 
</p>
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		<title>Turchia: il politico di opposizione turco-kurdo Selahattin Demirtas  nuovamente davanti al giudice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 06:47:51 +0000</pubDate>
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<p> <br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="301" height="167" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12972" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-1-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Selahattin Demirtas, politico kurdo-turco a capo del partito di sinistra HDP (Partito Democratico dei Popoli) è stato arrestato il 3 novembre <br>2016 con l&#8217;accusa di &#8220;Propaganda terroristica&#8221; in oltre 100 casi. In realtà Demirtas si batte per la libertà di culto di Cristiani, Aleviti e Yezidi e chiede pari diritti linguistici, politici e culturali per i circa 15 milioni di Kurdi e di altri gruppi etnici minoritari della Turchia. Incarcerato in una cella di massima sicurezza a Edirne, lontano <br>da casa sua, è stato ascoltato da un giudice lo scorso 2 settembre.</p>



<p>Da anni il partito HDP, come anche tutto il movimento democratico turco <br>e kurdo, chiedono un dialogo politico tra il governo turco e i Kurdi. Il governo di Erdogan invece punta sull&#8217;autoritarismo, la sanguinosa repressione dei Kurdi e la persecuzione dell&#8217;opposizione politica. Nella Turchia sudorientale si susseguono da giorni le proteste per la recente decisione del ministro degli interni turco di destituire i sindaci democraticamente eletti nelle città a prevalenza kurda Diyarbarkir, Mardin e Van e di commissariare il governo cittadini. Le amministrazioni comunali sono già state assegnate ai governatori mentre i consiglieri comunali eletti non possono accedere ai municipi. I sindaci Adnan Selcuk <br>Mizrakli (Diyarbakir), Ahmed Türk (Mardin) e Bedia Özgökce-Ertan (Van) <br>avevano vinto le elezioni comunali dello corso 31 marzo 2019 con una schiacciante maggioranza.</p>



<p>Il fratello di Selahattin Demirtas, residente in Germania, chiede ai politici tedeschi ed europei maggiore impegno per la liberazione di suo fratello così come per tutti i prigionieri politici in Turchia. &#8220;Molti membri del parlamento tedesco conoscono personalmente mio fratello&#8221;, dice Süleyman Demirtas. &#8220;Il governo federale ma anche i politici europei devono chiedere al governo turco, loro alleato nella NATO, di liberare i prigionieri politici in Turchia e di porre fine alla sua politica anti-kurdi. Mio fratello é in carcere da tre anni da innocente. Sua moglie e le sue due figlie si aspettano maggiore impegno dalla Germania e dall&#8217;Europa.&#8221;<br></p>
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		<title>Chi era Samir Kassir</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2019 07:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome (Da labottegadelbarbieri.org) Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori” Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome </p>



<p></p>



<p>(Da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori”</p>



<p>Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale. Non si possono accettare censure e attacchi mortali a giornalisti. E anche l’Italia non è estranea.</p>



<p>Riconoscimenti postumi sarebbe meglio non ci fossero (meglio che giornaliste/i controcorrente restino in vita e possano lavorare) ma il fatto che ci siano – o che molti si mobilitino per fare luce sui delitti di giornalisti e operatori dell’informazione “di opposizione” – dà sollievo e speranza.</p>



<p>Il nostro pensiero è rivolto a Samir Kassir e al premio giornalistico proposto dalla Ue dopo il suo assassinio.</p>



<p><strong>Chi era&nbsp;</strong><strong>Samir Kassim</strong></p>



<p>Un arabo, erede di una grande civiltà che guardava al futuro. Aveva il bisogno del riscatto nel cuore. Rappresentava il dissenso con la voglia di liberarsi dal vittimismo e dalla&nbsp;<em>minaccia</em>&nbsp;della modernità, in cui molti arabi erano, e probabilmente sono ancora, spinti a credere.</p>



<p>Nato e cresciuto a Beirut da madre siriana e padre palestinese, è stato uno degli intellettuali arabi più illuminati riuscendo ad animare, per oltre un ventennio, la vita intellettuale e politica in Libano. Storico e giornalista è stato impegnato a ricercare l’identità nazionale del proprio Paese e ad alimentarne la vocazione democratica.</p>



<p>Nel suo ultimo libro «<strong>L’INFELICITA’ ARABA»</strong>&nbsp;(del 2004 e tradotto da Einaudi nel 2006) esordisce partendo dalla infelicità personale-collettiva.</p>



<p>«<em>Non è bello essere arabo di questi tempi. Senso di persecuzione</em>&nbsp;<em>per alcuni, odio di sé per altri, nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. Anche chi per molto tempo ha pensato di esserne immune , sauditi vincitori e kuwaitiani prosperi, è stato contagiato dopo quell’11 settembre. Da qualsiasi parte si esamini, il quadro è fosco e lo diventa ancor di più se lo si paragona ad altre aree del mondo… il mondo arabo è la zona del pianeta dove, oggi come oggi,l’uomo ha minori opportunità. A maggior ragione la donna…».</em></p>



<p>Per prima cosa questa parola «arabo»: qui e là impoverita o tacciata da infamia, o nel “migliore” dei casi ridotta a una cultura negatrice.</p>



<p>Eppure questa «infelicità» non c’è da sempre… Io credo che Kassir con «L<em>’infelicità araba»</em>volesse fare un manifesto della rinascita araba e che da storico non abbia raccontato la “storia”&nbsp;<em>ma fatto storia</em>&nbsp;egli stesso, da arabo militante. Lasciando un testamento spirituale. Aveva intuito che&nbsp;<em>un corso diverso degli arabi sarebbe stato fondamentale per i nuovi equilibri mondiali</em>.</p>



<p>Kassir agisce e pensa la rinascita – AL NAHDA – araba, con un lavoro giornalistico e scientifico e con la dimensione dell’intellettuale che ha imparato la lezione della storia e lavora per il cambiamento necessario. Non separa la progettualità, l’analisi e la conoscenza dall’azione politica. Esercita il ruolo di comandante in campo, quando il 14 marzo 2005 decolla a Beirut la più grande manifestazione popolare mai realizzata in quel Paese.</p>



<p>Il 2 giugno dello stesso anno purtroppo arriva un segnale terribile della «INFELICITA’ ARABA» con un attacco terroristico: e l’intellettuale che aveva lottato per la rinascita araba, per la democrazia, per eliminare la cosidetta “infamia araba” viene ucciso nell’ esplosione di un camion . LO STORICO, IL GIORNALISTA E L’ACCADEMICO – COLUI CHE PENSA E SCRIVE LIBRI –VIENE ELIMINATO PERCHE’ «IMPUTATO» DI LIBERTA’. Di fatto perché la cultura, il pensiero critico , la conoscenza il sapere, del popolo, sono sempre un pericolo per il potere.</p>



<p>Nessuna giustizia è stata resa A TUTT’OGGI, nè vi è stata chiarezza nelle indagini.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85504"/></a></figure></div>



<p><strong>Nell’agosto del 2005 in sua memoria e per la liberta’ di stampa è stato istituito dalla Unione Europea il premio giornalistico (annuale) Samir Kassir</strong></p>



<p>Quest’anno i vincitori per la libertà di stampa sono- un giornalista algerino, una egiziana e uno iracheno La cerimonia di premiazione si è svolta a Beirut nel 13/o anniversario dell’uccisione di Samir Kassir (all’iniziativa collabora la fondazione che porta il suo nome).</p>



<p>I PREMI</p>



<p>Miloud Yabrir, algerino, un medico di 34 anni ma anche giornalista specializzato in temi culturali, premiato per la sezione giornalismo d’opinione per un pezzo pubblicato su&nbsp;<em>New Arab</em>.</p>



<p>Per il giornalismo investigativo è stata premiata l’egiziana Asmaa Shalaby, di 28 anni, del quotidiano&nbsp;<em>Yom7</em>.</p>



<p>Nella sezione audiovisivi il vincitore è Asaad Zalzali, iracheno di 34 anni, generale manager dell’agenzia Maraya Media.</p>



<p>Il premio assegnato in ciascuna delle tre categorie è di 10.000 dollari.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale-300x226.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85503"/></a></figure></div>



<p>Organizzato fin dal 2006 e finanziato dall’Unione europea, il Premio Samir Kassir è destinato a giornalisti che si siano distinti per il loro impegno a favore dei diritti umani e della democrazia. La competizione è riservata a giornalisti di Paesi del Nord Africa, Medio Oriente e del Golfo.<br><br></p>



<p><em>Manifesto di Sinistra Democratica affisso in memoria di Samir Kassir</em></p>
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