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	<title>distribuzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Covid-19 e l&#8217;aggravarsi della fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 07:55:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alicia Brull Valle Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo.&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="984" height="608" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14950" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-768x475.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /><figcaption>@Casimiro Moreno</figcaption></figure>



<p>di Alicia Brull Valle<br></p>



<p>Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo. Non è sicuro, infatti, che il 2021 sarà l&#8217;anno in cui la malattia sarà definitivamente debellata.<br>Tuttavia, ci sono molte altre circostanze dannose per i diritti umani in tutto il mondo, che non possono essere relegate in secondo piano rispetto alla copertura focalizzata sulla pandemia, in quanto continuano ad essere il numero uno in molte nazioni del mondo. Così, i paesi precedentemente a rischio stanno soffrendo ancora più gravemente di circostanze come la mancanza di cibo, che sono state fortemente aggravate dall&#8217;incidenza della pandemia in tali Paesi. In particolare, la carenza di manodopera a causa dei blocchi e delle restrizioni alla mobilità, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute ad elementi come il coprifuoco, nonché una sostanziale riduzione del commercio internazionale hanno ridotto notevolmente la produzione e la distribuzione di prodotti agricoli in tutto il mondo. Di conseguenza, le associazioni che si occupano di diritti umani come l&#8217;UNICEF hanno portato l&#8217;attenzione sul fatto che più di 10,4 milioni di bambini soffriranno la fame acuta il prossimo anno. In particolare, i Paesi più a rischio sono la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e lo Yemen.</p>



<p><br>Oxfam International ha anche sottolineato il nesso causale tra la Covid-19 e l&#8217;aumento della fame nel mondo, affermando che la malattia non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze e le situazioni precarie precedentemente esistenti, soprattutto in termini di fame. Inoltre, l&#8217;organizzazione ha sottolineato che il settore agricolo è stato fortemente colpito dalle restrizioni di mobilità, provocando così una mancanza di forniture agricole locali. Per quanto riguarda i paesi più colpiti secondo Oxfam, ne sono stati segnalati 10, ovvero: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, l&#8217;area del Sahel, Sudan e Sud Sudan, Siria, Venezuela e Yemen. In termini di cifre, Oxfam ha segnalato un aumento dell&#8217;82% delle persone in situazioni di fame estrema rispetto al 2019.<br>Ma cosa si può fare per evitare una maggiore interruzione della produzione e della distribuzione di cibo in tutto il mondo? Secondo Rob Vos, dell&#8217;International Food Policy Research Institute, occorre innanzitutto promuovere i sistemi alimentari e i sistemi della catena di approvvigionamento, soprattutto per quanto riguarda i Paesi citati. In secondo luogo, e più ovviamente, si dovrebbe promuovere un aumento del reddito disponibile per le persone, affinché possano permettersi i generi alimentari più scarsi e costosi disponibili sul Mercato. In definitiva, è responsabilità delle istituzioni governative proteggere attivamente il settore agricolo, ad esempio eliminando i coprifuoco applicati alla mobilità tra determinati orari. I programmi di protezione sociale avrebbero anche un impatto in termini di prevenzione dell&#8217;aumento della povertà e della fame.</p>



<ul><li>&#8220;El mundo al borde de una ‘pandemia de hambre’: el coronavirus amenaza con sumir a millones de personas en la hambruna´´, Oxfam International 03-01-2021 https://www.oxfam.org/es/el-mundo-al-borde-de-una-pandemia-de-hambre-el-coronavirus-amenaza-con-sumir-millones-de-personas?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;Más de 10 millones de niños en África sufrirán malnutrición aguda en 2021´´, noticias<br>ONU, 30-12-2020 https://news.un.org/es/story/2020/12/1486112?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;New report shows hunger is due to soar as coronavirus obliterates lives and<br>livelihoods´´, The United Nations World Food Programme, 17-07-2020<br>https://www.wfp.org/news/new-report-shows-hunger-due-soar-coronavirusobliterates-?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>lives-and-livelihoods</li><li>&#8220;Covid-19 Special: Could coronavirus provoke the next hunger crisis?´´, DW News<br>https://www.dw.com/en/covid-?utm_source=rss&utm_medium=rss</li></ul>
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		<title>Le politiche contro i migranti promosse da molti governi europei negli ultimi decenni stanno giungendo a una resa dei conti con le loro conseguenze.</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 07:53:02 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>si unisce al seguente appello lanciato da Osservatorio Solidarietà &#8211; Carta di Milano di cui fa parte. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="755" height="491" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/immigrati-in-italia-755x491.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13829" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/immigrati-in-italia-755x491.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 755w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/immigrati-in-italia-755x491-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 755px) 100vw, 755px" /></figure></div>



<p><em>Le politiche contro i migranti promosse da molti governi europei negli ultimi decenni stanno giungendo a una resa dei conti con le loro conseguenze.</em></p>



<p>Una moltitudine di persone stimata in circa 600mila unità, abbandonate a se stesse, vive oggi in Italia privata di ogni diritto: alcuni con occupazioni insalubri, malpagate e precarie, altri costretti a vivere alla giornata, molti già ridotti alla fame, tutti privati dell’accesso al servizio sanitario nazionale, senza casa, servizi igienici, acqua corrente, in un momento in cui viene giustamente ingiunto a tutti di “restare a casa” e di curare in modo sistematico l’igiene propria e del proprio habitat.</p>



<p>Era prevedibile che la negazione dei diritti umani fondamentali nei confronti dei migranti avrebbe finito per ripercuotersi anche nei confronti dei cittadini degli Stati in cui vivono, comportando una compressione dei diritti fondamentali di tutti. Lo confermano, in Italia, i decreti Salvini che contengono anche misure liberticide nei confronti di cittadini italiani ed, ancor più, è dimostrato&nbsp;&nbsp;dalla parabola dell’Ungheria di Orbàn, il primo ad aver costruito un muro di filo spinato per tenere lontani i migranti e che oggi ha proclamato i suoi pieni poteri,&nbsp;&nbsp;esautorando, di fatto, il Parlamento, senza limiti di tempo, in violazione flagrante del principio&nbsp;&nbsp;della separazione dei poteri, così come enunciato in tutte le Costituzioni dei Paesi democratici e in violazione dei valori fondanti dell’Unione Europea (art. 2TUE).</p>



<p>D’altronde, oltre che una violazione dei più elementari principi di umanità, la condizione esistenziale dei migranti, che riescono a lavorare, comporta una drastica distorsione di tutto il sistema economico, fondato su aziende – e catene commerciali della Grande distribuzione organizzata (GDO) – che si reggono solo grazie a uno sfruttamento estremo della manodopera, e destinate dunque a crollare non appena venga loro meno questo “fattore competitivo”.</p>



<p>Con lo scoppio della pandemia di covid-19 la situazione si è ulteriormente aggravata e tutte le persone che si trovano in quella situazione vengono trasformate automaticamente, sia singolarmente che riunite in aggregati affollati e insalubri, in altrettanti focolai di propalazione dell’epidemia, diventando con ciò stesso un pericolo sia per loro che per tutto il resto della popolazione.</p>



<p>A questi problemi, già di per sé sufficienti a gettare allarme e a richiedere misure di contrasto drastiche ed efficienti, si aggiunge il fatto che la maggioranza dei lavoratori migranti, sia stagionali che stanziali, è impegnata in agricoltura durante il periodo dei raccolti.</p>



<p>Nel nord del paese si tratta prevalentemente di cittadini comunitari provenienti da Romania, Bulgaria e Polonia, a cui i rispettivi governi impediscono di venire in Italia – come pure di raggiungere altri paesi dell’UE – per timore che si trasformino in vettori del contagio.</p>



<p>Nel sud si tratta prevalentemente di cittadini non comunitari, in gran parte irregolari, malamente ammucchiati in tendopoli e rifugi di fortuna &#8211; per lo più tollerati quando non promossi dalle autorità di pubblica sicurezza &#8211; e tradizionalmente abituati a spostarsi da una regione all’altra in coincidenza con la raccolta delle rispettive colture; ma attualmente impossibilitati a muoversi per via delle limitazioni alla mobilità adottate per contenere la diffusione del contagio.</p>



<p>Questa situazione, che va ad aggiungersi ai danni inferti all’agricoltura dai cambiamenti climatici rischia di compromettere in misura drastica i raccolti e con essi l’approvvigionamento alimentare in tutto il paese. Approvvigionamento che difficilmente potrà essere garantito dall’import, dato che quasi tutti i paesi dell’Europa, e ora anche del mondo, sono già o stanno per precipitare in una situazione analoga. Si aggiunga che la chiusura di tutti i mercati del fresco all’aperto, dove tradizionalmente l’agricoltura delle aziende familiari e, in particolare, quella biologica e biodinamica – che produce il cibo del nostro futuro &#8211; trovava il loro sbocco, ne provoca la rovina.</p>



<p>L’allarme per questa situazione ha indotto numerose associazioni, personalità e cariche dello Stato a chiedere che il Governo intervenga con misure che vanno dalla regolarizzazione di tutti gli stranieri che vivono nel paese e, conseguente, la loro ammissione ai diritti e alle tutele sanitarie di cui godono i cittadini italiani, &#8211; secondo il modello fatto proprio con successo dal Governo portoghese &#8211; alla “importazione”, con un adeguato “decreto flussi”, di manodopera non comunitaria per sopperire ai vuoti lasciati dagli stagionali di origine comunitaria: complessivamente si parla di un fabbisogno di non meno di 250-300mila unità.</p>



<p>La filiera agroalimentare, in tutte le sue articolazioni, è di importanza ben più vitale per tutto il Paese di quanto lo siano molte altre produzioni, e soprattutto quella delle armi, a cui il Governo concede invece agevolazioni e la possibilità di non sospendere nemmeno temporaneamente l’attività.</p>



<p>L’unica risposta sensata a questi tre problemi, quello del rispetto dei diritti umani, quello sanitario e quello dell’agricoltura, non può che essere la concessione in tempi stretti a tutti gli stranieri che vivono nel paese del permesso di soggiorno e della regolarizzazione, unitamente alla istituzione di corridoi sicuri per l’ingresso di coloro che intendono venire lavorare in Italia, con la contestuale istituzione di presidi e controlli sanitari in tutti i punti di ingresso e di aggregazione, in modo che i loro indispensabili spostamenti da una regione all’altra per tener dietro alle diverse stagioni agricole avvenga in sicurezza per tutti.</p>



<p>Prendiamo come esempio la strategia politica del Governo portoghese, che ha condotto, con successo, lo Stato fuori da una significativa crisi economica, mantenendo impregiudicato il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini e dei migranti, a cui, è stata garantito l’accesso alle cure ed una regolarizzazione, quantomeno provvisoria, per i mesi di emergenza, a vantaggio di tutta la collettività.</p>



<p>Ci uniamo pertanto ai molti appelli già lanciati per richiedere i provvedimenti di cui sopra. Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano</p>
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		<title>Rapporto Agromafie: c&#8217;è ancora molto da fare per contrastarle</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 09:29:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale. È quanto emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-35246 alignleft" src="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, http://www.newtuscia.it/wp-content/uploads/2017/03/agromafia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w" alt="" width="300" height="168" />Si legge nel Rapporto di una “rete criminale che si incrocia perfettamente con la filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0. ”</p>
<p>I nuovi criminali in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali.</p>
<p>Oggi, quindi, si tratta di persone colte, preparate, plurilingue, con importanti e quotidiane relazioni internazionali al servizio del business mafioso.</p>
<p>Il risultato sono la moltiplicazione dei prezzi, che per l’ortofrutta arrivano a triplicare dal campo alla tavola, i pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero e i rischi per la salute con 399 allarmi alimentari, più di uno al giorno nel 2018 in Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del Sistema di allerta rapido dell’Unione europea. Senza trascurare le conseguenze sull’ambiente con le discariche abusive.</p>
<p>Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti (dai limoni alle nocciole, dall’olio al vino) e animali.</p>
<p>A tutto questo – si legge  nel Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare – &#8220;si aggiungono racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione nelle campagne mentre nelle città, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i forai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti da egiziani indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite sul territorio: quasi un “miracolo all’italiana” affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing.&#8221;</p>
<p>Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes e Gian Carlo Caselli, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione “Osservatorio Agromafie”: “Siamo ormai di fronte ad organizzazioni che esprimono una “governance multilivello” o più “governance multilivello” sempre più interessate a sviluppare affari in collaborazione che non a combattersi.</p>
<p>&#8220;Il comparto agroalimentare si presta ai condizionamenti e alle penetrazioni: poter esercitare il controllo di uno o più grandi buyer significa poter condizionare la stessa produzione e di conseguenza il prezzo di raccolta, così come avere in proprietà catene di esercizi commerciali o di supermercati consente di determinare il successo di un prodotto rispetto ad altri&#8221;. Fara e Caselli aggiungono: &#8220;Si può ormai ragionevolmente parlare di mafia 3.0. La &#8220;struttura intelligente&#8221; si pone al servizio trasversale delle diverse organizzazioni, accogliendone le disponibilità finanziarie per valorizzarle e accrescerle attraverso modalità dall’apparenza lecita&#8221;.</p>
<p>“Le agromafie sono diventate molto più complesse e raffinate e non vanno più combattute solo a livello militare e di polizia ma vanno contrastate a tutti i livelli: dalla produzione alla distribuzione fino agli uffici dei colletti bianchi dove transitano i capitali da ripulire, garantendo al tempo stesso la sicurezza della salute dei consumatori troppo spesso messa a rischio da truffe e inganni solo per ragioni speculative” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare.</p>
<p>L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite – conclude Prandini – con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti (www.coldiretti.it)”.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Il presidente di EURISPES  Fara: &#8220;La prima necessità è quella di aggiornare e potenziare l’attuale normativa in materia agroalimentare. Quella vigente è obsoleta e controproducente. Invece di svolgere una funzione deterrente, spinge a delinquere, essendo a tutto favore dei benefici (ingenti guadagni) il raffronto con i rischi (sanzioni per irregolarità)&#8221;.</p>
<p>Molte le  informazioni sull’argomento e ciò dimostra che i nostri cibi sono i più sicuri del mondo perché sempre controllati da autorità diverse ed indipendenti. In Italia l&#8217;Agenzia delle Dogane ispeziona scrupolosamente i prodotti alimentari di origine straniera e dai controlli emerge molto spesso mancanza di garanzie e chiarezza.</p>
<p>L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile e particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria, in alcune zone delle Marche, nel Grossetano e nel Lazio, in particolar modo a Latina e Frosinone.</p>
<p>Anche al Nord il fenomeno presenta un grado di penetrazione importante in Piemonte, nell’Alto lombardo, nella provincia di Venezia e nelle province romagnole lungo la Via Emilia. E’ quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno.</p>
<p>Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi significativamente elevato, risulta inferiore che altrove così come in Sardegna, regione dove all’elevata intensità dell’associazionismo criminale non corrisponde di pari grado l’egemonia di un’unica organizzazione. In Sicilia l’unica provincia non caratterizzata da un Indice IOC alto è stata Messina, mentre sul restante territorio i valori sono significativamente elevati, in particolar modo nelle zone meridionali ed orientali dell’Isola. Anche la Calabria risulta profondamente soggetto all’associazionismo criminale, a partire da Reggio Calabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3; Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3). Il grado di diffusione criminale in Campania è elevato sia nel capoluogo (Napoli: 78,9) che a Caserta (68,4) e Salerno (44,3), ma è inferiore nell’entroterra.</p>
<p>Si denota una forte presenza di tipo associazionistico anche sul versante adriatico (Pescara: 71,4; Foggia: 67,4; Brindisi: 51,6), nel basso Lazio (Frosinone: 49,3; Latina: 43,3) e in Sardegna (Nuoro: 46,3; Sassari: 45,9).</p>
<p style="margin: 0px 0px 15px; padding: 0px; outline: 0px; border: 0px currentColor; color: #444444; text-transform: none; line-height: 1.6; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-family: 'Open Sans', serif; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: 400; word-spacing: 0px; vertical-align: baseline; white-space: normal; orphans: 2; widows: 2; font-stretch: inherit; background-color: #ffffff; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial;">
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<div class="a2a_kit a2a_kit_size_25 addtoany_list" data-a2a-title="Rapporto 2019 agromafie a cura di Eurispes, Coldiretti e Osservatorio criminalità in agricoltura e sistema agroalimentare" data-a2a-url="http://www.newtuscia.it/2019/02/16/rapporto-2019-agromafie-cura-eurispes-coldiretti-oservatorio-criminalita-agricoltura-sistema-agroalimentare/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></div>
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		<title>Medi@gorà. Il Presente e il Futuro dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 06:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11551 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1899w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-768x1578.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi i temi affrontati nel convegno intitolato <i>“Medi@gorà: il Presente e il futuro dell&#8217;informazione</i>”, organizzato da Associazione Chiamamilano, 24-25 ottobre 2018.</p>
<p>Peccato che tra i relatori ci fosse soltanto una donna, forse per impegni precedentemente presi da altre giornaliste invitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><b>Associazione Per i diritti umani</b></i> riporta, per voi, parti di alcuni interventi. Crediamo siano ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Paolo MADRON, Direttore di Lettera43</b>: il giornalismo digitale deve essere, lui stesso, distributore della notizia. Più che produttore, il giornalista è diventato distributore. Il passaggio programmatico alla pubblicità è molto importante perchè, oggi, contano quanti click vengono messi a un articolo. L&#8217;informazione online è gratuita, mentre il cartaceo si paga e questo è un altro tema molto importante perchè bisogna scrivere gli articoli, ma anche essere capaci di etenere i rapporti con i clienti. Il risultato è che per garantire un&#8217;alta qualità dell&#8217;informazione, servono i finanziamenti.</p>
<p><b>Elena VIALE, di Vice Italia</b>: classe &#8217;91, sono una nativa digitale. “Vice” è anche un brand, un&#8217;agenzia creativa e questo ci permette di non preoccuparci troppo del budget perchè siamo una media-company: per noi è importante il taglio esplicativo della notizia più che essere “sul pezzo” e tagliamo l&#8217;articolo a seconda del mezzo (social, video, sito) con cui lo distribuiamo, adattandolo alla piattaforma.</p>
<p>La nuova generazione, quella dei “millennials”, ha poca capacità di concentrazione e questo è,secondo me, il problema del Futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Piero COLAPRICO, caporedattore de La Repubblica</b>:ci vuole specializzazione. Io non posso rivolgermi ai millenials, ma alla carta stampata perchè il digitale e il giornale hanno contenuti diversi. La generazione che si è formata sui libri conosce il tempo della riflessione, mentre oggi la soglia dell&#8217;attenzione è molto bassa e questo alimenta l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza.</p>
<p align="LEFT">Durante i nostri anni &#8217;70 la stampa ha avuto un ruolo molto importante nel mantenere salda la democrazia, in quei tempi così bui. Oggi la stampa deve mantenere quel ruolo anche se è difficile perchè i finanziamenti provengono da capitali esteri.</p>
<p align="LEFT">Far capire cosa sta succedendo: questo è il mestiere del giornalista. Non basta “dare” le notizie o replicarle, bisogna anche spiegarle.</p>
<p align="LEFT"><b>Claudio AGOSTONI, Radiopopolare</b>: oltre a lavorare per Raiopopolare, scrivo anche per agenzie che si occupano di viaggi e scrivere per un blog è molto difficile perchè le parole sono indicizzate, mentre per la stampa cartacea abbiamo a disposizione l&#8217;intero vocabolario. Oggi c&#8217;è un mischione tra informazione e pubblicità: a Radiopopolare ognuno di noi fa due o tre lavori, ma questo ci garantisce l&#8217;indipendenza.</p>
<p align="LEFT">Una volta la radio era il mezzo più veloce, poi è arrivato Internet e abbiamo divuto ripensare a tutto il meccanismo: si può costruire il palinsesto, uscendo dall&#8217;omologazione, con approfondimenti e giocando con voici, suoni, rumori ad esempio oppure con rimandi al blog, con immagini, etc. Oggi la radio deve essere molto più articolata, senza però mischiare il mondo dell&#8217;informazione con il Mercato.</p>
<p align="LEFT">Infine: non tutti, nel mondo, hanno la possibilità dia ccedere al mondo dell&#8217;informazione&#8230;C&#8217;è chi non possiede né un pc, né un cellulare e neanche la moneta per acquistare il giornale cartaceo.</p>
<p align="LEFT"><b>Gianluca NICOLETTI, Radio24</b>: non bisogna cadere nella nostalgia dei tempi andati, ma applicare alcune categorie della diffusione del sapere anche nell&#8217;era digitale. La vera novità non è la tecnologia perchè a questa ci si deve adattare. La vera differenza riguarda la nostra autoconsiderazione, quello che rappresentiamo in quanto informatori. Abbiamo in mano le fonti, ad esempio, anche se quelle chiuse sono sempre più limitate, mentre le fonti aperte sono a disposizione di tutti. Quindi, noi giornalisti cosa abbiamo in più? Il problema più urgente è l&#8217;uscita dal cerchio protettivo del rango professionale. L&#8217;umanità è fatta anche di imbecilli e questo è un pericolo (come diceva Umberto Eco), ma l&#8217;imbecillità è la parte più fondante della società odierna. Fino a pochi anni fa, non c&#8217;era questo contatto diretto con il pubblico che è anche, a volte, imbecille, iroso, infantile. Il tema, quindi, è gestire il dissenso, gestire l&#8217;attualità allo stesso modo delle altre persone. Il mediatore di informazione deve gestire anche la propria parte umana.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11553" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Enrico MENTANA, Direttore Tg7</b>: la convergenza tecnologica è sfavorevole al giornale perchè i giovani d&#8217;oggi hanno mille modi per informarsi e il giornale è, per loro, anacronistico; non c&#8217;è profondità storica dell&#8217;oggetto-giornale.</p>
<p align="LEFT">La disintermediazione va a cozzare con il web: nessuno è capace di setacciare ciò che è importante sapere e ci si illude di informarsi in base a ciò che, in realtà, consiglia un algoritmo.</p>
<p align="LEFT">Ci sono soggetti sempre più pulsanti e noi dobbiamo tenerne conto in continuazione con giornali visualmente e chiaramente al servizio dell&#8217;utente. A me piace immaginare che se assistessimo al decesso del cartaceo, noi saremmo in grado di perpetuare la conquista civile del Diritto all&#8217;informazione, con un&#8217;informazione credibile, non in mano ai pifferai che la confondono con la propaganda.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11554 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="163" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1432w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-110x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 110w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-768x2085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-377x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 377w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ, direttore de Il fatto quotidiano</b>: come giornalisti abbiamo notizie da dare, poi come le diamo è totalmente indifferente. Se riesco a dare informazioni e a pagare gli stipendi, posso dire di aver fatto il mio lavoro. Voglio poter dire le cose che ritengo giusto e doveroso dire e trovare i soldi: questo è il nucleo.</p>
<p align="LEFT">Pensavo che la strada dell&#8217;online fosse semplice e che raggiungesse moltissime persone, ma l&#8217;Italia è un Paese di vecchi e il voto lo decide ancora la TV. Oggi si deve raccontare quello che le persone ancora non sanno perchè l&#8217;utente digitale può confrontare tutte le piattaforme; questo rende i giornali più liberi, ma mette in crisi i cartacei. Il lettore medio, ad esempio, si chiedono perchè la stessa notizia viene data in maniera diversa da due testate, perchè la stessa notizia viene trattata con due pesi e due misure. Viene, quindi, messa in crisi la credibilità della carta stampata.</p>
<p align="LEFT"><b>Alessandro SALLUSTI, Direttore de Il giornale</b>: Se volete che io mi alzi dalla sedia per lasciare il posto a voi giovani, scordatevelo. Anche noi abbiamo fatto fatica, prima di voi.</p>
<p align="LEFT">La Storia dell&#8217;editoria dimostra che hanno successo i giornali “di parte”. Nessun giornale è super partes perchè non lo sono né gli editori né i giornalisti. La libertà, per me, è la libertà di essere di parte. I giornali hanno senso perchè hanno una visione di parte che prevede anche le censure.</p>
<p align="LEFT">Il mezzo Internet è sopravvalutato perchè da tutti i punti di vista, anche numerico, questa innovazione non ha prodotto risultati strabilianti. Anche i siti hanno un editore, un&#8217;identità, una linea. Il rischio sta nel fatto che la nuova gente che si informa abbia accesso all&#8217;informazione tramite i social e sono i social a fare la scelta di quello che deve essere letto. Nel metodo antico si sapeva chi dava l&#8217;informazione e come la pensava, oggi non si sa. Oltretutto l&#8217;informazione è pilotata dall&#8217;algoritmo che capisce quali siano le posizioni, le idee, gli interessi dell&#8217;utente. L&#8217;informazione è in mano ad un monopolio che è quello di Google; il problema, quindi, non riguarda la produzione, ma la distribuzione delle notizie.</p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ</b>: Sallusti ha ragine dal punto di vista teorico, ma non da quello pratico perchè se hai dei buoni social manager riesci ad allearti con il monopolio. Il brand pubblicitario condiziona l&#8217;aquisto di un prodotto e questo è ciò che è accaduto con le elezioni del presidente USA: hanno pubblicizzato il voto per Trump, spendendo miliardi di dollari per la campagna elettorale sui social. Ma anche le televisioni condizionano le elezioni.</p>
<p align="LEFT">Se vogliamo intervenire antimonopolio a livello europeo, benvenga, ma la storia è sempre la stessa e sono i mezzi che cambiano. Spotify e Netflix stanno creando la tendenza che le cose debbano essere pagate. Sta cambiando qualcosa anche sul digitale, quindi perchè è la vita stessa a mutare ed è fatta di alti e bassi. Bisogna confrontarsi anche con le bassezze e lo può fare anche un grande giornalista se la finalità è quella di pagare gli stipendi. Non bisogna vergognarsi, se serve per tenere in piedi il progetto editoriale.</p>
<p align="LEFT"><b>Michele MIGONE, Radiopopolare</b>: 40 anni fa Radiopopolare era il web di adesso. Non abbiamo più le fonti e il pubblico di una volta: ad esempio, abbiamo chiuso “microfono aperto” perchè ci siamo accorti che il tono del pubblico era lo stesso di quello sui social, spesso aggressivo.</p>
<p align="LEFT">Tramite il digitale ampliamo la nostra comunità che è molto definita a livello politico. Sul digitale siamo ancora un po&#8217; indietro, ma vediamo comunque una buona curiosità da parte dei giovani.</p>
<p align="LEFT">Ci sarà sempre qualcuno che elabora le informazioni e c&#8217;è bisogno di onestà intellettuale nel farlo perchè così si conquista autorevolezza. Senza l&#8217;uso strumentale della notizia.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="429" height="572" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Luigi VIGNATI e Michele MOZZATI, “GINO e MICHELE”</b>: la società è in profonda trasformazione in vari settori. Anche noi siamo direttori di un prodotto cartaceo, l&#8217;agenda Smemoranda che ha avuto un calo di vendite negli ultimi anni, ma resiste. E&#8217; un prodotto su cui scrivere e anche da leggere ed entra nelle scuole dove le generazioni si rinnovano per cui il prodotto è stato ridimensionato.</p>
<p align="LEFT">Stiamo assistendo ad un ulteriore fase storica in cui c&#8217;è mancanza di ignoranza (Jannacci): hai sempre da eccepire, criticare, puntualizzare. L&#8217;ignoranza, oggi, sta prendendo il Potere, non solo in politica, ma anche in TV, nello spettacolo, nell&#8217;editoria libraria, etc. perchè tutti possono rivoluzionare tutto, grazie allo sdoganamento dell&#8217;ignoranza.</p>
<p align="LEFT">Nel web bisogna saper “pescare”; il web non è del tutto negativo e oltre a questo è gratuito. Noi, ad esempio, abbiamo iniziato a pubblicare “Le formiche” con le battute di persone comuni e non di comici affermati (“Non è vero che i genitori sono obbligati a vaccinare i figli. Solo quelli che vogliono tenere”).</p>
<p align="LEFT">Bisogna imparare a distinguere e a selezionare.</p>
<p align="LEFT">Non c&#8217;è confine, oggi, dice Michele, tra verità e verosomiglianza e questo fa paura perchè in questo modo si può manipolare l&#8217;opinione pubblica. Parte dei cambiamenti degli ultimi anni dipendono da questa confusione tra vero e falso, tra notizia reale e contraffatta.</p>
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