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	<title>disuguaglianze Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Si conclude Street Art for Rights. Un museo a cielo aperto.</title>
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					<description><![CDATA[<p>Si conclude Street Art for Rights. Un museo a cielo aperto. A Roma 17 murales dedicati all’Agenda 2030 ONU diffondono la cultura della sostenibilità attraverso la street art.  Con l’ultimo muro del noto street artist Fabio&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16866" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/art.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="120" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/i8aRkqwBJ8cf8laoNSKYXs3KmWBNKWAeIef94B_WXBwWHd6XldHwR0sgkQ-xkvEM1ur-RtKgCn7XHPI07gahFMc5Q43KZsitrfSvD5p3mDoKrmGTVhGkGz5eLeOKeVCD=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/street%20street.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><strong>Si conclude Street Art for Rights. Un museo a cielo aperto</strong>. <strong>A Roma 17 murales dedicati all’Agenda 2030 ONU diffondono la cultura della sostenibilità attraverso la street art</strong>.<br><br> Con l’ultimo muro del noto street artist <strong>Fabio Petani </strong>da poco realizzato, si conclude ufficialmente la III edizione di <strong>Street Art For Rights a Roma</strong>, il festival che racconta e diffonde la cultura della sostenibilità attraverso la street art, nel segno dei <strong>17</strong> <strong><em>Sustainable Development Goals (SDGs)</em> dell’Agenda ONU. </strong>Street Art for Rights si è affermato come un <strong>punto di riferimento per la street art in Italia</strong> con oltre 30 opere realizzate a <strong>Roma </strong>nei quartieri periferici di <strong>Corviale e Settecamini</strong> e nel <strong>Lazio tra Cassino, Fiumicino e Latina</strong>. Un vero e proprio <strong>museo a cielo aperto</strong> che offre a tutti gli appassionati e non, soprattutto durante le festività natalizie, di conoscere una “<em>Nuova Roma</em>”, inedita e poco conosciuta. L’arte dona nuova vita allo spazio della periferia in un trionfo di colori che ha ridato vivacità al volto dei quartieri. Grazie a Street Art for Rights, lo spazio urbano diventa un luogo dove potersi esprimere liberamente, una <strong>galleria d’arte</strong> in cui le opere non restano confinate ad un pubblico d’elite ma raggiungono sempre più cittadini.<strong> Il progetto Street art for Rights</strong> nasce infatti con l&#8217;intento di portare l’arte nei quartieri con contesti difficili della periferia di Roma, adottando i<strong> 17 Goals dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU </strong>e filtrandoli con l’occhio dell’arte contemporanea. L’obiettivo è quello di dare concretezza artistica al piano d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità promosso dall’ONU, avvicinando la comunità ai vari temi e sollecitando la discussione circa i problemi impellenti dell’era contemporanea. In questa III edizione gli artisti, selezionati per il loro impegno civile oltre che per il loro segno e impatto artistico, <strong>Natalia Rak </strong>(Polonia),<strong> Etnik </strong>(Svezia-Italia),<strong> Fabio Petani </strong>(Italia),<strong> Attorep </strong>(Italia),<strong> Barbara Oizmud </strong>(Italia),<strong> Davide Toffolo e Marqus </strong>(Italia),<strong> NSN997 </strong>(Spagna),<strong> Manuela Merlo </strong>in arte<strong> HUMAN </strong>(Italia),<strong> </strong>hanno realizzato <strong>8 muri</strong> nei quartieri <strong>Settecamini, Ponte Mammolo </strong>e<strong> San Paolo, </strong>dedicati ai<strong> </strong>Global Goals dal 10 al 17 dell’Agenda 2030: <strong>OBIETTIVO 10 Ridurre le disuguaglianze; OBIETTIVO 11 Città e comunità sostenibili; OBIETTIVO 12 Consumo sostenibile; OBIETTIVO 13 Lotta al cambiamento climatico; OBIETTIVO 14 Vita sott&#8217;acqua; OBIETTIVO 15 Vita sulla terra; OBIETTIVO 16 Pace, giustizia e istituzioni solide; OBIETTIVO 17 Partnership per gli obiettivi. </strong><br><br>Tutti gli artisti hanno restituito, ognuno dal proprio personale punto di vista, un’immagine potente sul concetto-chiave di sviluppo sostenibile.<strong> </strong>Inoltre, tutti i muri sono stati realizzati usando anche le vernici speciali del brevetto<strong> AirLite</strong>, prodotti che riescono a trasformare gli agenti inquinanti in molecole di sale e ad avviare il processo di fotosintesi.<strong> </strong>Street Art For Rights è ideato e diretto da <strong>Giuseppe Casa</strong>, curato da <strong>Oriana Rizzuto, </strong>e organizzato dall’associazione culturale<strong> Taste &amp; Travel </strong>in collaborazione con<strong> MArteSocial </strong>e <strong>MArteGallery. </strong>Molto più di un semplice festival, Street Art for Rights rappresenta <strong>una vera e propria azione artistica e sociale</strong>, che attraverso la street art vuole ampliare lo spazio dedicato alla testimonianza di buone pratiche sui temi della sostenibilità – ambientale, sociale e di governance sostenibile – con il desiderio che queste si moltiplichino creando una reazione a catena di effetti positivi “contagiati e contagianti”. <strong>I MURI: IL PERCORSO, GLI ARTISTI E I LUOGHI IN DETTAGLIO ATTOREP – Via Settecamini 108, RomaObiettivo 10 – Ridurre le diseguaglianze</strong>Attorep, con i suoi ritratti romantici che conducono alla riflessione alle relazioni umane sempre più fragili, ha interpretato il Global Goal numero 10, ovvero <strong><em>Ridurre le diseguaglianze</em></strong>. L’opera muraria rappresenta <strong>due volti</strong>, posti uno di fronte all’altro, non identificabili per razza, etnia e sesso grazie all’astrazione del colore. Le due figure si guardano negli occhi, con uno sguardo di affetto, di amore e di inclusione. <strong><em>Chi è Attorep?</em></strong><em> Un artista, street artist e curatore d’arte italiano, founder e art director del festival OSA Operazione Street Art. Inizia a farsi conoscere nelle periferie di Roma nel 2015, esponendo al MACRO e realizzando opere nella città. Nel 2018 è il vincitore del premio speciale Mario Moderni dedicato agli artisti emergenti dalla Fondazione Mario Moderni.</em></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/vlxu_Sko2t6QJ7KZpVedzY1BEQ-gRN2ZncfbBLxjq3ZjOthLLyzGn0SbradpodRRx4mQh2QuIM--SzB7cqtIa7AB97BKMsT77xM1e9j2mWvFE77cB2t2=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/street.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="390"><em>foto di © Elenoire</em></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Davide Toffolo e Marqus – Via Settecamini 102, Roma</strong><strong>Obiettivo 11 &#8211; Città e comunità sostenibili</strong>L’illustratore graffiante in stile gothic-punk<strong>&nbsp;Davide Toffolo&nbsp;</strong>ha tradotto insieme a&nbsp;<strong>Marqus&nbsp;</strong>il&nbsp;<strong>tema dell’inquinamento urbano</strong>&nbsp;attraverso la satira, raffigurando un enorme gorilla, come re di una città dai bordi e dall’estensione indefinita. Una&nbsp;<strong>critica diretta al consumismo contemporaneo</strong>, all’urbanizzazione massima e al non rispetto nei confronti dell’ambiente.</td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="600" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/ZxqgNLNREpCPjFGMfC6sUA0O2ANPr9Xfg14eePkttGd-lK7RPzxCIXJ1seEirNhL0nnPGnYeVWXAQdkf-959fO30j-Y87DtTIOmgDSDjMlX53bg_LTq_Qw=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/streett.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Davide Toffolo?</em></strong><em> Un fumettista, cantautore e chitarrista italiano, frontman dei </em><strong><em>Tre Allegri Ragazzi Morti</em></strong><em>. Le sue opere grafiche riguardano sia i fumetti che le animazioni. Le sue opere grafiche riguardano sia i fumetti che le animazioni. Le sue due attività, fumettista e musicista, non sono separate, ma continuamente integrate da performance di disegno e musica, come le atmosfere musicali durante le sue mostre di fumetti o i videoclip dei singoli musicali. </em><strong><em>Chi è Marqus?</em></strong><em> Marco Gortana, in arte Marqus, è uno street artist di Pordenone. Ha studiato all’Accademia di Belle arti di Brera: da lì ha deciso di indirizzare la sua arte verso il muralismo e i disegni in grande scala. Ha lavorato e viaggiato in giro per il mondo, e da artista giovane e originale, regala la sua visione immaginaria di città ideali.</em><strong> Etnik- Via Settecamini 104, RomaObiettivo 12 &#8211; Consumo sostenibile</strong>L’urban artist di fama internazionale Etnik, attivo da oltre 30 anni nella scena dell’arte urbana, per il suo murales si è ispirato al goal numero 12 con ‘<strong><em>’La Casa nella Casa</em></strong>’’, il titolo del suo lavoro che oltre ad essere una visione sulla vera e propria <strong>architettura abitativa dedicata ai temi ecologici e di riciclo</strong> è allo stesso tempo uno spunto a lavorare su sé stessi, sulle nostre abitudini quotidiane. Con le sue illustrazioni geometriche fatto di forme, volumi e cromatiche che talvolta portano a figure astratte, Etnik vuole rappresentare <strong>l’equilibrio precario dell’essere umano</strong> e l’incessante velocità del mondo contemporaneo. Etnik anche con questo muro porta avanti una personale ricerca artistica capace di veicolare un forte messaggio, il punto di vista dell’artista sulla città e le parti di cui si compone, e con esso sviluppare la sua peculiare poetica.<br><br><img width="600" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/eRMCZc67i0QNGbEIdD9-tFJKL6q3YhXUBQ2z3v12Ynt-WyfZQl98JsZ7aVUKj3B3c_S1IymEGAgdZqU4Dj_egalV2BHp8zuT9HEnnpXP1dfu3_whxi0=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/strrr.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Etnik?</em></strong><em> Artista di origine svedese attualmente di stanza a Torino, è attivo nella scena graffiti writing sin dai primi anni &#8217;90. È attualmente <strong>uno degli street artist più affermati al mondo grazie al suo inconfondibile stile</strong>. Durante la sua carriera ha ricercato sempre una nuova strada per superare i limiti classici della disciplina portando la pittura murale ad alti livelli, ideando e organizzando anche eventi che hanno messo in contatto i migliori artisti del panorama europeo. Dal 2001 il suo modo di dipingere comincia ad evolversi verso forme geometriche e architettoniche, partendo dal lettering che diviene la base su cui Etnik imposta l’intero impianto concettuale e compositivo della sua ricerca artistica. Oggi lavora nel suo studio a Torino, viaggiando molto per realizzare wall painting di grandi dimensioni e partecipare ad esposizioni in galleria in tutto il mondo.</em> <strong>Fabio Petani – Via Settecamini 100, RomaObiettivo 13 – Lotta al cambiamento climatico</strong>L’artista <strong>Fabio Petani</strong> ha interpretato il goal 13 rappresentando un ghiacciaio che si scoglie e che si trasforma in un deserto. Il tutto racchiuso all’interno di una <strong>clessidra astratta</strong> che sta a rappresentare il passare del tempo, prezioso per salvare il nostro ecosistema<br><br>.<img width="600" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/QvT6IM58u4cJbuN_YavCaFnU9_6TKj5XErudTx_o-VI7ysVeY0G9a3KKj4eYZH-9sPf0YOvZAJ2nrVpy1Ff_-SVUArlXnINFgC5Dvz86k1BIDtrtTXS7imbK=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/petani_-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Fabio Petani?</em></strong><em> Fa parte dell’Associazione Il Cerchio E Le Gocce. I suoi lavori sono caratterizzati da una disordinata armonia di linee, forme e volumi che si integrano fra loro con colori tenui e armoniosi miscelati a elementi di rottura. La ricerca analizza l’aspetto chimico e molecolare degli oggetti da cui nasce un lungo lavoro di ricostruzione degli elementi della tavola periodica; una produzione sempre più ricca di particolari per far emerge una complessità organica in continua evoluzione. Ogni elemento chimico, come ogni pianta, ha in qualche modo una connessione con l’ambiente, lo spazio o il contesto dove il murale viene realizzato.</em> <strong>Barbara Oizmud – Metro B Ponte Mammolo, RomaObiettivo 14 – Vita sott&#8217;acqua</strong>Barbara Oizmud ha realizzato una <strong>riflessione capillare sulla vita sott’acqua</strong> e sulla sempre più ampia diffusione di <strong>microplastiche</strong> all’interno dei mari. L’opera sulla parete della metropolitana di Ponte Mammolo si chiama “<strong><em>Polline</em></strong>”, ed è dedicata alla flora e fauna acquatica. L’artista ha ragionato sul 14esimo obiettivo dell’Agenda ONU 2030, che mira a “<em>conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile</em>”. Il risultato del lavoro di Oizmud è <strong>una creatura ibrida finita negli abissi</strong>, causa e al tempo stesso cura di una ferita collettiva generata dall’uomo. Polline è persona e animale, è oggetto e corallo. Polline è uno specchio della nostra società.<br><br><img width="600" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/H326bMx8YOFBLWnUN4NaNUXFKQmgXohDsFQ2AkiJhGjA-OO88lI1mUFhn4K_f-0jwE2QYzWqW5-io74d5xVn2GzaIgROB6qv0hINqminzcxy3L8=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/ss.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Barbara Oizmud?</em></strong><em> Fotografa e illustratrice, i suoi lavori sono pubblicati su riviste come Wired, Vanity Fair, Style, GQ, GQ Spagna, Rolling Stone, F Magazine, Financial Times, Cover Up, Shift Magazine, Topolino. Ha anche realizzato campagne fotografiche per clienti come Red Bull, Fox, Sky, Discovery, Fremantle Media, Universal, RomaEuropaFestival. Dal 2003 al 2006 ha lavorato come vignettista collaborando a progetti con la RAI, una delle principali emittenti televisive italiane. Nel 2016 Barbara sbarca a Los Angeles. È una dei cinque fotografi scelti dallo staff di David Lynch, provenienti da tutto il mondo, per realizzare un reportage fotografico del suo primo Music Festival &#8220;Festival of Disruption&#8221;.</em><br><br><strong>Natalia Rak – Via Settecamini 108, RomaObiettivo 15 – Vita sulla terra</strong>Il goal 15 è rappresentato dall’opera di <strong>Natalia Rak</strong>: un bambino, o forse una creatura dei boschi mentre seduto su un tronco, come nella tradizione fiabesca, suona il flauto, che attraverso la sua melodia dà vita ad una <strong>danza di piante, fiori e farfalle</strong>. La creatura è seduta su un tronco tagliato, simbolo di deforestazione e desertificazione e proprio su di esso suona, infondendo positività e speranza: non è troppo tardi per fermarsi e dare inizio a nuova vita<br><br> <img width="600" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/cll5UsYvM5t3IZ9vuhVan2jfgfs9TIunCFMQkMsJ8dlvhXc0XsThmI-ixYDQsi7IYnBs0trbMBpl8TCnM7J6ri8f8zmpWIbwOx47AnsiM13WW0tYTNNMag=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/sttreet.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoi</em><br><br><strong><em>Chi è Natalia Rak?</em></strong><em> Dal 2011 l’artista polacca Natalia Rak crea dipinti su larga scala, sotto forma di splendidi murales. La sua arte è stata esposta in tutta Europa in città come Düsseldorf (Germania), Barcellona (Spagna) e Strasburgo (Francia). Inoltre, è stata presente in molte mostre collettive e ha partecipato ad alcuni dei più prestigiosi eventi di street art, come POW! WOW! (USA), Art Scape (Svezia), Mural Festival di Montreal (Canada), Blink (USA), Memorie Urbane (Italia). Il suo lavoro di spicco per il festival Folk on the Street di Bialystok &#8220;Legend of the Giants&#8221; è stato incluso nella serie &#8220;Sztuka ulicy &#8211; Street Art&#8221; pubblicata dalle Poste polacche.</em> <strong>Manuela Merlo in arte HUMAN – Via di Settecamini 102, RomaObiettivo 16 – Pace, giustizia e istituzioni solide</strong>L’artista ha rappresentato il goal 16 raffigurando una donna, <strong>simbolo della giustizia</strong>. Il volto della donna è impreziosito da due pendenti, che simboleggiano la bilancia della giustizia, mentre è intenta ad abbracciare e prendersi cura di una <strong>colomba bianca simbolo di pace</strong>. Quest’ultimo simbolo lo ritroviamo con nuova forma, attorno alla figura: due colombe-origami di carta che ci indicano la fragilità della pace.<br><br><img width="600" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/Vm6m6deK0MIi1hreWczoak5YaLoPYZJBPl5g_IbLdCye3xwbe2-sK3FDGaZbqLE_LKKVzmjXrkK4x99ByBp8ShZ21efND52KEs7SyOK92XDduWv9aehL=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/streee.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br><br><strong><em>Chi è Manuela Merlo?</em></strong><em> L’incontro con la StreetArt è dirompente per Manuela Merlo quando conosce i “Pittori Anonimi del Trullo” l’associazione culturale con i quali collabora in progetti sociali, operando sul territorio con numerosi di interventi di StreetArt in vari quartieri di Roma, in special modo nella borgata del Trullo.</em> <strong>NSN997 – Scuola Media Volterra, Via Vito Volterra 190, San Paolo, RomaObiettivo 17 – Partnership per gli obiettivi</strong>L’ultimo punto dell’Agenda ONU 2030 è un riepilogo dei precedenti e dà la chiave per realizzarli tutti: alla base deve esserci la <strong>collaborazione</strong> tra paesi ed un’armonia economica e politica globale. NSN997 hanno realizzato un muro dal titolo <em><strong>&#8220;Cooperazione&#8221;</strong></em> rappresentando <strong>l’unione di diverse discipline, saperi, culture, etnie e generazioni</strong> che compongono l’anello centrale, simbolo di una nuova visione del mondo, ecologica, egualitaria e sostenibile. <br><br><strong><em>Chi è NSN997?</em></strong><em> È il nome di una crew nata nel 1997 da tre graffiti writer. Nel 2014 hanno iniziato a sviluppare un loro stile, coerente con l&#8217;evoluzione della street art nell&#8217;ultimo decennio. Messaggi positivi, linguaggio grafico e semplice, pochi colori e scritte per parlare del lato migliore della società. Dal 2016 fanno parte del collettivo elKeller presso il CSA laTabacalera di Madrid. In questi anni NSN997 ha realizzato opere e laboratori partecipativi in scuole ed eventi pubblici. Le loro opere sono presenti in Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Belgio e Romania.</em><br><br><img width="600" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/EOmtNUcPPPEU65o9Ih1ynDmrXkI1v55CUSSBRVRL0ljnCmny0GjQDEcdaDhG_gvRcD5lGIycwB9-EHSSyEkCtRolZbtvAWT8N2OPfurkO8BHtHFITg=s0-d-e1-ft#https://culturaliart.img.musvc2.net/static/91342/images/1/stee.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>foto di © Elenoire</em><br> <br><strong>Il progetto, </strong>promosso da<strong>ll’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, </strong>è <strong>vincitore dell&#8217;Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022 </strong>curato dal<strong> Dipartimento Attività Culturali </strong>ed è realizzato in collaborazione con<strong> SIAE e con il Patrocinio dei Municipi IV e VIII.</strong>Street Art for RIGHTS fa parte delle attività sviluppate da <strong>MArteSocial</strong>, un incubatore   incentrato sulla risoluzione di problematiche sociali attraverso progetti artistico-culturali che possano generare un impatto positivo sugli abitanti dei quartieri meno sviluppati che vertono in condizioni di disagio ed emarginazione. <strong>MArteGallery</strong> è uno spazio virtuale dedicato all’esposizione di opere artistiche in ogni campo (fotografia, pittura, scultura, grafica, etc.), il cui obiettivo principale è dare spazio a giovani emergenti, dare supporto ad artisti e gallerie, diffondere l’accessibilità della cultura e dell’arte con possibilità di acquistare le opere esposte. Una vera e propria &#8220;etichetta dell&#8217;arte&#8221; dedicata agli emergenti e alle gallerie, che offre management e consulenze di comunicazione ma anche supporto, conoscenza e strumenti per operare nel mondo dell’arte contemporanea.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori. Un’indagine qualitativa a cura del Naga.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 15:43:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori.&#160;Un’indagine qualitativa. Scarica: il report completo, l’abstract in italiano e in inglese. L’indagine che presentiamo rappresenta il quarto lavoro di monitoraggio&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15892" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1-1536x1025.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/PIU-FUORI-CHE-DENTRO-COVER-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il nuovo sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e la condizione di chi ne rimane fuori.</strong>&nbsp;<strong>Un’indagine qualitativa.</strong></p>



<p><strong>Scarica: <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/Report_Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">il report com</a>pleto, <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/Abstract_-Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">l’abstract in italiano</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://naga.it/wp-content/uploads/2021/12/AbstractEN_-Piu-fuori-che-dentro.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">in inglese</a>.</strong></p>



<p>L’indagine che presentiamo rappresenta il quarto lavoro di monitoraggio e analisi realizzato dall’Osservatorio del Naga ed è stata svolta con l’obiettivo di&nbsp;<strong>indagare il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati e di chi ne rimane escluso, con particolare attenzione all’area di Milano.</strong>&nbsp;</p>



<p>&nbsp;“Con questo nuovo lavoro abbiamo voluto mettere insieme&nbsp;<strong>l’analisi dei cambiamenti normativi</strong>&nbsp;introdotti dal cosiddetto&nbsp;<em>Decreto Lamorgese</em>,&nbsp;<strong>il funzionamento&nbsp;</strong>del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI)&nbsp;e&nbsp;<strong>la denuncia&nbsp;</strong>delle gravi difficoltà che vivono le persone che si ritrovano sul territorio metropolitano senza accoglienza” dichiarano i volontari e le volontarie del Naga che hanno realizzato l’indagine. “Il&nbsp;report è&nbsp;<strong>il risultato dell’attività degli ultimi due anni,&nbsp;</strong>segnati in modo drammatico dalla pandemia. Abbiamo quindi dovuto adattarci alla nuova situazione rimodulando la nostra metodologia. Abbiamo continuato a&nbsp;<strong>raccogliere dati e sviscerare la normativa e le prassi</strong>&nbsp;e abbiamo anche continuato a&nbsp;<strong>verificare la situazione sul territorio</strong>&nbsp;sia con la raccolta di testimonianze dal vivo sia con incontri online e visite da remoto dei centri di accoglienza. Ciò che ne emerge è una fotografia ampia e dettagliata e ancora più preziosa perché si colloca all’interno di un contesto straordinario che purtroppo ha drammaticamente peggiorato la situazione” proseguono i volontari e le volontarie. E concludono: “Si sono, infatti,&nbsp;<strong>radicalizzate la fragilità e la precarietà esistenziale</strong>&nbsp;delle persone che abbiamo incontrato e che vivono sia fuori che dentro il sistema di accoglienza e si è fatto&nbsp;<strong>sempre più ricorso alla sussidiarietà</strong>&nbsp;del terzo settore come strumento di intervento strutturale per la gestione delle questioni sociali, con il&nbsp;<strong>conseguente e drammatico aumento delle disuguaglianz</strong>e”.</p>



<p>&nbsp;“<strong>Quella che abbiamo incontrato non è una Milano accogliente e solidale, ma una città dove parte della popolazione è strutturalmente esclusa dall’accesso a diritti fondamentali</strong>. La non-gestione dell’accoglienza rappresenta simbolicamente e concretamente&nbsp;<strong>la scelta di non attuare soluzioni strutturali</strong>, la mancanza di investimenti pubblici adeguati e ben indirizzati, e la mancanza di flessibilità e creatività nel trovare risposte concrete e rispondenti ai bisogni di chi è senza casa.” Afferma Anna Radice Presidente del Naga. “A fronte di questo scenario facciamo appello a un&nbsp;<strong>urgente cambio di rotta</strong>&nbsp;e avanziamo le seguenti&nbsp;<strong>proposte</strong>:&nbsp;<strong>creazione&nbsp;</strong>di un unico sistema di accoglienza per tutte le persone richiedenti asilo e creazione di percorsi ad hoc per persone fragili e vulnerabili;&nbsp;<strong>superamento</strong>&nbsp;dell’attuale “Piano freddo” e della logica emergenziale di gestione delle problematiche sociali e abitative;&nbsp;<strong>creazione</strong>&nbsp;di un sistema di accoglienza a gestione diretta dei servizi sociali dei comuni, diffuso su tutto il territorio cittadino e metropolitano;&nbsp;<strong>apertura&nbsp;</strong>di servici igienici pubblici sempre accessibili a tutte le persone, gratuiti e distribuiti capillarmente in città e di strutture diurne “a bassa soglia”, al fine di rispondere ai bisogni di chi si trova senza fissa dimora o in dormitori notturni;&nbsp;<strong>organizzazione</strong>&nbsp;di un servizio telefonico e di pronto intervento 24h/24h gestito direttamente dai servizi sociali del Comune di Milano;&nbsp;<strong>implementazione&nbsp;</strong>di un processo semplice e accessibile per l’effettivo ottenimento di documenti necessari al pieno godimenti di diritti fondamentali, quali ad esempio l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora. Rimaniamo ora&nbsp;<strong>in attesa di risposte</strong>&nbsp;da parte delle Istituzioni mentre continuiamo a offrire i nostri servizi gratuiti alle cittadine straniere e ai cittadini stranieri e a&nbsp;<strong>batterci per i diritti di tutti e di tutte. La&nbsp;pandemia ha infatti chiaramente confermato che non esistono soluzioni individuali alle esigenze sociali, ma soltanto soluzioni collettive e strutturali.</strong>” Conclude Radice</p>
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		<title>La casa vivente. Intervista all&#8217;antropologo Andrea Staid</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2021 08:29:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare l&#8217;antropologo e docente Andrea Staid sul suo ultimo saggio dal titolo &#8220;La casa vivente. Riparare gli spazi, imparare a costruire&#8221; (ADD Editore) e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha avuto il piacere di intervistare l&#8217;antropologo e docente Andrea Staid sul suo ultimo saggio dal titolo &#8220;La casa vivente. Riparare gli spazi, imparare a costruire&#8221; (ADD Editore) e lo ringrazia per la sua disponibilità.</p>



<p><em>Abitare è una delle principali caratteristiche dell’essere umano e la casa è il luogo umano per eccellenza. Domandare a qualcuno «dove vivi?» vuol dire chiedere notizie sul posto in cui si svolge la sua attività quotidiana. Ma soprattutto su quello che dà senso alla sua vita. Servendosi anche di un suggestivo giro del mondo tra le architetture vernacolari, il libro va in cerca del senso profondo dell’abitare. Dalle Ande peruviane alle montagne indiane, passando per il Vietnam e la Mongolia, Andrea Staid ci racconta che una palafitta sul lago Inle in Myanmar si regge su pali di bambù che vanno controllati e spesso cambiati, oppure che le travi del pavimento di una casa nelle montagne del Laos invecchiano, respirano e vanno revisionate. Ci racconta quindi che le case sono vive. In questo libro non ci sono solo esperienze lontane, perché dai viaggi c’è sempre un ritorno e ovunque sta nascendo la consapevolezza di quanto sia importante vivere (dunque abitare) in un modo più sostenibile ed ecologico. Da questa necessità nascono le esperienze di autocostruzione che stanno crescendo in tutta Italia e la scelta dell’autore di abitare in un rapporto diretto con la natura, in una casa che di natura si nutre e che è stata costruita assecondandone i ritmi e gli spazi. &#8220;La casa vivente&#8221; unisce antropologia ed esperienza personale, viaggio ed etnografia e ci invita a ripensare il nostro modo di immaginarci nello spazio.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/163105011_478971999950836_3062588290089385725_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15317" width="563" height="819" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/163105011_478971999950836_3062588290089385725_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 687w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/163105011_478971999950836_3062588290089385725_n-206x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 563px) 100vw, 563px" /></figure>



<p></p>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Il tuo ultimo lavoro si intitola “La casa vivente”: qual è il legame tra la “casa” e l&#8217;identità?</p>



<p>Credo che sia un legame stretto e importante. Sono convinto che il modo e il luogo in cui abitiamo definisca un ambito nel quale si può costruire la propria identità e cultura. L’abitare rappresenta l’azione propria dell’uomo che riflette e non si assoggetta semplicemente alla vita; l’essere umano “abita” la casa quando non si limita a subire l’esistenza e le fatiche del vivere. In questo modo “abitare” assume il senso del prendersi cura, di sé e degli altri.</p>



<p>Il premio Oscar 2021 è andato al film <em>Nomadland</em> in cui la protagonista, Fern, vive in un vecchio furgone: la sua è stata una scelta consapevole, dettata dalla volontà di abbandonare le logiche capitalistiche e convenzionali dell&#8217;Occidente. In quali modi è possibile fare ritorno a stili di vita in sintonia con l&#8217;ambiente e con la stessa natura umana?</p>



<p>I modi sono tanti e non credo che ce ne sia solo uno giusto, credo che sia fondamentale però non separare questo tema ovvero, il modo in cui costruiremo e abiteremo il mondo nel prossimo futuro, dai principi dell’interculturalismo e del ripensamento postcoloniale, che promuovono indirettamente l’importanza della biodiversità e della valorizzazione delle forme di vita di un ecosistema. Un primo significato di comunità si trova proprio nel contesto dell’ecologia, e indica l’insieme di organismi che condividono uno stesso ecosistema e interagiscono alloro interno. Nel nostro ripensamento credo sia fondamentale prendere in considerazione riferimenti estranei al mondo industriale e occidentale, perché allargano il panorama verso modi “altri” di vivere e pensare lo spazio abitato. Questo significa avere un approccio ecologista decoloniale, come scrive Malcom Ferdinand, perché il degrado ambientale non può essere dissociato dai rapporti di dominio razziale che derivano dal nostro modo di abitare la Terra e da un sentimento di legittimità nell’appropriarsene. Esiste uno stretto legame tra diseguaglianze sociali e distruzione dell’ambiente e credo sia importante riuscire a connettere queste tematiche all’eredità razzista.</p>



<p>Distruzione della natura e oppressione sociale sono da sempre legate eppure, negli appelli ad affrontare l’urgenza climatica, si continuano a vedere slogan privi di un pensiero sociale. Risolvere la questione dell’inquinamento e della scarsità di risorse solo attraverso soluzioni tecnocratiche tipo la geoingegneria o i mercati di carbonio, come vorrebbe la green economy, non va alla radice del problema. Serve un ripensamento globale del sistema legandolo alla storia coloniale, come forma strutturata di distruzione degli ecosistemi e di “altericidio”. L’architettura indigena è invece stata, e in alcuni casi continua a essere, una risposta sostenibile alla necessità dell’essere umano di abitare il proprio spazio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/183738226_200975981839843_5849492000170892530_n-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15318" width="586" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/183738226_200975981839843_5849492000170892530_n-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/183738226_200975981839843_5849492000170892530_n-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/183738226_200975981839843_5849492000170892530_n-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/183738226_200975981839843_5849492000170892530_n-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/183738226_200975981839843_5849492000170892530_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 586px) 100vw, 586px" /></figure>



<p>Il viaggio è un&#8217;opportunità per una tras-formazione personale e hai avuto modo di vistrare il Mynamar e con il meraviglioso (in senso letterale) Lago Inle: come ha suscitato le tue riflessioni su nuove forme dell&#8217;abitare?</p>



<p>Non solo il Myanmar in generale sono rimasto colpito dal modo di abitare indigeno sia nel sud est asiatico che in centro America, passando per la mongolia e il Marocco…</p>



<p>Se guardassimo a chi non si è tuffato nell’onda del progresso senza meta delle megalopoli, potremmo scoprire che è ancora possibile soddisfare le nostre necessità abitative sfruttando meno le limitate risorse disponibili, provocare un impatto minore sui nostri fragili ecosistemi, generare un legame profondo tra i costruttori, l’ambiente, i materiali impiegati e l’intera comunità. Tornare a essere homo faber è una necessità per il futuro che costruiremo, significa imparare di nuovo a essere donne e uomini artefici, in grado di trasformare la realtà grazie alle proprie capacità pratiche e intellettuali.</p>



<p>Nella società contemporanea viviamo una crisi del saper fare, soprattutto nell’ultimo periodo pandemico legato al covid-19, siamo stati costretti a casa e le nostre relazioni sono state sempre più con e attraverso macchine e oggetti industriali; di fatto, stiamo vivendo una limitazione drastica delle esperienze sensoriali. Una delle caratteristiche anatomiche principali di noi ominidi è il pollice opponibile che ci permette di manipolare gli oggetti con grande controllo e precisione; noi animali umani ci siamo plasmati culturalmente producendo e lavorando oggetti, e l’essere diventati sempre più homo comfort sta compromettendo passaggi cruciali della conoscenza manuale e culturale della nostra specie.</p>



<p>Gli edifici delle comunità indigene che ho incontrato in questi anni e che racconto nel mio libro “la casa vivente”, non sorgono nel vuoto, fanno parte della vita e della cultura dei popoli che rappresentano, non rimangono immutate nel tempo, ma si modificano e si arricchiscono con l’incontro di nuove tecnologie costruttive. Sono convinto che l’architettura spontanea ci insegna qualcosa sulla vita e sulle tradizioni dei popoli indigeni, riflettendo le nostre esperienze come in uno specchio.</p>



<p>La Giustizia è un concetto, è un valore sicuramente da perseguire che rimane, però, troppo spesso lontana dalla verità dei fatti. L&#8217;abitare condiviso, invece, la casa comune propongono una nuova idea di solidarietà concreta: qualis arebbero altri passaggi utili per affermare un&#8217; Etica della cura che consideri anche l&#8217;Altro distante nello spazio e l&#8217;Altro distante nel tempo? (Per citare Elena Pulcini alla quale va il nostro più caro ricordo)</p>



<p>Credo che una concezione di abitare i luoghi che si ispiri ai principi dell’economia circolare, quale modello economico idoneo a rigenerarsi da solo, attraverso la valorizzazione degli scarti di consumo, l’estensione del ciclo di vita dei prodotti, la condivisione delle risorse, l’impiego di materie prime seconde e l’uso di energia da fonti rinnovabili oltre che ovviamente con una condivisione e visione allargata del concetto di “bene comune” possa essere un modo per affermare quella che hai chiamato un’etica della cura. L’obiettivo del mio libro non è quello di fomentare un dibattito “solo” su come costruiamo case, ma di costruire un mondo nuovo a partire da come concepiamo ciò che costruiamo.</p>
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		<title>Povertà: appello OMS ai governi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 08:23:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) di Gianluca Cicinelli Welfare e sanità gratuita per tutti, rimozione delle barriere economiche che impediscono l’accesso ai servizi per le fasce economicamente deboli della popolazione, combattere le disparità di genere, costruzione di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15226" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/povertà-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p></p>



<p>di Gianluca Cicinelli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/bread-2542308_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/bread-2542308_960_720-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109109"/></a></figure></div>



<p>Welfare e sanità gratuita per tutti, rimozione delle barriere economiche che impediscono l’accesso ai servizi per le fasce economicamente deboli della popolazione, combattere le disparità di genere, costruzione di quartieri sicuri, sani e inclusivi. Quelle che ormai, visti i tempi, sembrerebbero le conclusioni del comitato centrale degli ultimi bolscevichi superstiti, sono in realtà le proposte della moderatissima Organizzazione Mondiale della Sanità per fronteggiare l’aggravamento della povertà mondiale causato dalla pandemia da Covid.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/poverty-1148934_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/poverty-1148934_960_720-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109110"/></a></figure></div>



<p>Abbiamo visto nei giorni scorsi come in Italia le persone che vivono al disotto della soglia di povertà sono diventate 5 milioni e 600 mila ma la stima nel mondo – dal momento in cui è cominciata l’ultima crisi sanitaria – è che ai poveri esistenti si siano aggiunte fra 119 e 124 milioni di persone.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/begging-1683496_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/begging-1683496_960_720-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109111"/></a></figure></div>



<p>Il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà estrema era passato da 1 miliardo 895 milioni nel 1990 a 736 milioni nel 2015 grazie alle campagne lanciate negli scorsi anni dalle organizzazioni non governative di contrasto al fenomeno in accordo con l’azione delle Nazioni Unite; ma il covid ha riaperto drammaticamente la partita portando a un incremento esponenziale dei nuovi poveri. Secondo l’indicatore adottato dalla Banca Mondiale, contestato da molte Ong, la soglia della povertà è fissata sulla soglia di chi vive con 1,90 dollari al giorno, ma in realtà non si basa su una valutazione diretta del costo dei beni essenziali. Alzando l’asticella alle esigenze fondamentali – una dieta di almeno 2.100 calorie al giorno e uno spazio in cui vivere di almeno tre metri quadrati – la soglia sotto cui possiamo parlare di povertà assoluta è di 2,63 dollari nei Paesi in via di sviluppo e di 3,96 dollari in quelli ad alto reddito.&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/07/21/lotta-alla-poverta-nel-mondo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Questi dati erano contenuti nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani del 7 luglio scorso</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/children-of-war-1172016_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/children-of-war-1172016_960_720-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109112"/></a></figure></div>



<p>Già prima della crisi derivata dal covid, si leggeva nel rapporto, abbiamo sprecato un decennio nella lotta contro la povertà, con un trionfalismo fuori luogo che ha bloccato proprio le riforme che avrebbero potuto prevenire gli effetti peggiori della pandemia. Le stime rese note ieri dall’Oms sono di gran lunga peggiori delle previsioni fatte nel luglio scorso dall’Onu, ferme a 70 milioni di nuovi poveri, che in realtà sono tra i 119 e i 124 milioni. Le malattie e le morti per covid, secondo l’Oms, sono state più elevate fra i gruppi che affrontano discriminazioni, povertà, esclusione sociale in condizioni di vita e di lavoro quotidiane avverse, comprese le crisi umanitarie. I tassi di mortalità sotto i 5 anni fra i bambini delle famiglie più povere sono il doppio di quelli dei bambini delle famiglie più ricche. L’aspettativa di vita per le persone nei Paesi a basso reddito è di 16 anni inferiore a quella per le persone che vivono nei Paesi ad alto reddito.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/man-1550501_960_720.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2021/04/man-1550501_960_720-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-109113"/></a></figure></div>



<p>Per questi motivi l’Oms ha lanciato <strong>cinque azioni urgenti</strong> per un mondo più sano e più giusto. La più urgente è quella di rendere disponibili e a tutti coloro che ne hanno bisogno vaccini sicuri ed efficaci, ma anche risorse basilari come l’ossigeno medico, le mascherine, i test diagnostici e i medicinali. La seconda azione urgente è quella di investire nell’assistenza sanitaria di base, un obiettivo che i governi possono raggiungere semplicemente spendendo l’1% in più del Pil. Dare priorità alla salute e alla protezione sociale con appositi programmi nazionali è la terza azione proposta dall’Oms. C’è poi la necessità di costruire quartieri sicuri, sani e inclusivi, visto che l’80% della popolazione mondiale che vive in condizioni di estrema povertà vive nelle zone rurali. La quinta azione richiesta consiste nel rafforzare i dati e i sistemi di informazione sanitaria per capire dove esistono le disuguaglianze e affrontarle, visto che il covid ha prosperato fra le disuguaglianze nelle nostre società e le lacune nei nostri sistemi sanitari.</p>



<p></p>



<p></p>



<h3></h3>



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		<title>Covid-19 e l&#8217;aggravarsi della fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 07:55:17 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="984" height="608" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14950" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-300x185.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/unnamed-2-768x475.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /><figcaption>@Casimiro Moreno</figcaption></figure>



<p>di Alicia Brull Valle<br></p>



<p>Anche se l&#8217;anno segnato dal rapido sviluppo della pandemia di Covid in tutto il mondo si è concluso, le sue conseguenze sono ancora molto sentite in tanti Paesi del mondo. Non è sicuro, infatti, che il 2021 sarà l&#8217;anno in cui la malattia sarà definitivamente debellata.<br>Tuttavia, ci sono molte altre circostanze dannose per i diritti umani in tutto il mondo, che non possono essere relegate in secondo piano rispetto alla copertura focalizzata sulla pandemia, in quanto continuano ad essere il numero uno in molte nazioni del mondo. Così, i paesi precedentemente a rischio stanno soffrendo ancora più gravemente di circostanze come la mancanza di cibo, che sono state fortemente aggravate dall&#8217;incidenza della pandemia in tali Paesi. In particolare, la carenza di manodopera a causa dei blocchi e delle restrizioni alla mobilità, le interruzioni della catena di approvvigionamento dovute ad elementi come il coprifuoco, nonché una sostanziale riduzione del commercio internazionale hanno ridotto notevolmente la produzione e la distribuzione di prodotti agricoli in tutto il mondo. Di conseguenza, le associazioni che si occupano di diritti umani come l&#8217;UNICEF hanno portato l&#8217;attenzione sul fatto che più di 10,4 milioni di bambini soffriranno la fame acuta il prossimo anno. In particolare, i Paesi più a rischio sono la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sud Sudan e lo Yemen.</p>



<p><br>Oxfam International ha anche sottolineato il nesso causale tra la Covid-19 e l&#8217;aumento della fame nel mondo, affermando che la malattia non ha fatto altro che aumentare le disuguaglianze e le situazioni precarie precedentemente esistenti, soprattutto in termini di fame. Inoltre, l&#8217;organizzazione ha sottolineato che il settore agricolo è stato fortemente colpito dalle restrizioni di mobilità, provocando così una mancanza di forniture agricole locali. Per quanto riguarda i paesi più colpiti secondo Oxfam, ne sono stati segnalati 10, ovvero: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, l&#8217;area del Sahel, Sudan e Sud Sudan, Siria, Venezuela e Yemen. In termini di cifre, Oxfam ha segnalato un aumento dell&#8217;82% delle persone in situazioni di fame estrema rispetto al 2019.<br>Ma cosa si può fare per evitare una maggiore interruzione della produzione e della distribuzione di cibo in tutto il mondo? Secondo Rob Vos, dell&#8217;International Food Policy Research Institute, occorre innanzitutto promuovere i sistemi alimentari e i sistemi della catena di approvvigionamento, soprattutto per quanto riguarda i Paesi citati. In secondo luogo, e più ovviamente, si dovrebbe promuovere un aumento del reddito disponibile per le persone, affinché possano permettersi i generi alimentari più scarsi e costosi disponibili sul Mercato. In definitiva, è responsabilità delle istituzioni governative proteggere attivamente il settore agricolo, ad esempio eliminando i coprifuoco applicati alla mobilità tra determinati orari. I programmi di protezione sociale avrebbero anche un impatto in termini di prevenzione dell&#8217;aumento della povertà e della fame.</p>



<ul><li>&#8220;El mundo al borde de una ‘pandemia de hambre’: el coronavirus amenaza con sumir a millones de personas en la hambruna´´, Oxfam International 03-01-2021 https://www.oxfam.org/es/el-mundo-al-borde-de-una-pandemia-de-hambre-el-coronavirus-amenaza-con-sumir-millones-de-personas?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;Más de 10 millones de niños en África sufrirán malnutrición aguda en 2021´´, noticias<br>ONU, 30-12-2020 https://news.un.org/es/story/2020/12/1486112?utm_source=rss&utm_medium=rss</li><li>&#8220;New report shows hunger is due to soar as coronavirus obliterates lives and<br>livelihoods´´, The United Nations World Food Programme, 17-07-2020<br>https://www.wfp.org/news/new-report-shows-hunger-due-soar-coronavirusobliterates-?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>lives-and-livelihoods</li><li>&#8220;Covid-19 Special: Could coronavirus provoke the next hunger crisis?´´, DW News<br>https://www.dw.com/en/covid-?utm_source=rss&utm_medium=rss</li></ul>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Zerocalcare. Scavare fossi &#8211; Nutrire coccodrilli</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 07:33:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12008" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Per qualcuno, ma non per noi, Zerocalcare è un artista controverso. Zerocalcare &#8211; alias Michele Rech &#8211; porta la &#8220;sua&#8221; mostra a Roma, al MAXXI, fino al 10 marzo 2019. &#8220;Sua&#8221; perché è un&#8217;antologia interessante e godibilissima del percorso artistico iniziato nel 2001, con autoproduzioni ambientate nel quartiere di Rebibbia e continuato fino a <em>Macerie prime sei mesi dopo</em>, del 2018.</p>
<p>Famose sono le sue graphic <em>La Profezia dell&#8217;armadillo</em>, <em>Kobane calling</em>, <em>Dimentica il mio nome </em>(veri e propri casi editoriali), ma nell&#8217;exursus  professionale troviamo fanzine, manifesti, locandine per i centri sociali, strisce di fumetti sempre più argute, storie su quotidiani e settimanali, tutto esposto nella mostra &#8220;Scavare fossati &#8211; Nutrire coccodrilli&#8221;,  con tanti materiali divisi nelle sezioni: Pop, Lotte e resistenze, Nonreportage, Tribù.</p>
<p>Beh, i temi di Zerocalcare ci riguardano da vicino: precariato lavorativo, disuguaglianze sociali, ingiustizie, battaglie per i diritti fondamentali, lotta ai neofascismi. Emerge una forte e chiara chiamata alla RESPONSABILITA&#8217; CIVILE (e alla disobbedienza) in questi tempi bui e contorti, dove l&#8217;umanità sguazza nell&#8217;indifferenza o nei revisionismi: l&#8217;ironia e l&#8217;autoironia, il sarcasmo, la forza di chi combatte ogni giorno sono molto presenti in ogni riga, in ogni tratto, in ogni colore dei lavori dell&#8217;artista. Un artista con la testa e i piedi ben piantati nella realtà.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12009" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a><a 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