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		<title>Etiopia: indagine indipendente per il massacro degli Oromo</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 08:53:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A due mesi dalla strage di Oromo restano ancora troppi interrogativi sulle responsabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7158" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="20111019025918_etiopia" width="640" height="361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/20111019025918_etiopia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A due mesi dalla terribile strage compiuta durante la festa di Irreechaa lo scorso 2 ottobre, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo etiope di voler nascondere il vero numero delle vittime nonché lo svolgersi delle circostanze che hanno portato alla loro morte e chiede che venga finalmente autorizzata l&#8217;indagine indipendente chiesta anche dalle Nazioni Unite.</p>
<p>Dopo aver analizzato le dichiarazioni dei numerosi testimoni, l&#8217;APM non solo nutre grossi dubbi sulla veridicità del rapporto ufficiale rispetto allo svolgimento dei fatti ma è anche convinta che il numero dei morti durante il raduno religioso sia notevolmente maggiore dei 56 morti dichiarati ufficialmente dalle autorità etiope. Secondo le stime avanzate dalle organizzazioni per i diritti umani locali e da rappresentanti del popolo degli Oromo, durante la festa di Irreechaa sono morte almeno 678 persone quando le forze di sicurezza hanno iniziato ad attaccare i due milioni di pellegrini presenti.</p>
<p>Centinaia di famiglie sono ancora in attesa di avere notizie dei loro cari scomparsi durante il raduno religioso e vi sono parecchie testimonianze considerate affidabili che raccontano di oltre 100 cadaveri trovati lungo le rive del lago Hora a Bishoftu poco dopo la strage. E&#8217; proprio verso il lago che la gente scappava in fuga dalla polizia quando in seguito all&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine è scoppiato il panico tra la massa e molti sono evidentemente morti annegati nel lago.</p>
<p>Finora le autorità si sono rifiutate di rispondere alle molte domande dei familiari delle vittime. La strage di Bishoftu rappresenta un pericoloso spartiacque nella politica del paese africano che ha ulteriormente scatenato l&#8217;ira degli Oromo, già pesantemente vittime della politica economica del paese sostenuta peraltro dalla cosiddetta cooperazione allo sviluppo europea, e che ora accusano il governo di essere il principale responsabile della morte di tante persone innocenti.</p>
<p>Secondo le dichiarazioni dei testimoni oculari, la festa religiosa si è svolta per molto tempo in modo del tutto pacifico fin quando dei rappresentanti governativi sono saliti sul palco al posto dei responsabili Gadaa che per tradizione si occupano dell&#8217;organizzazione dell&#8217;evento. Di fronte ai cori dei presenti intonati per impedire ai rappresentanti governativi di tenere un comizio durante la festa religiosa, la polizia ha innescato una reazione di panico di massa lanciando gas lacrimogeni e sparando sulla folla.</p>
<p>Per l&#8217;APM è del tutto fuorviante parlare di uno &#8220;spiacevole e tragico incidente&#8221; ma è evidente che la strage sia da imputare alla reazione spropositata e fuori luogo delle forze di sicurezza. Nella già difficile situazione etiope, questa strage insieme al rifiuto di un&#8217;indagine indipendente rischiano di inasprire ulteriormente le violenze nel paese. L&#8217;APM chiede quindi che il governo etiope acconsenta all&#8217;indagine indipendente chiesta anche dalle Nazioni Unite.</p>
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		<title>Schiavi di un dio minore</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 09:08:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavi di un dio minore</em> è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover-schiavi-220x345" width="220" height="344" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="content">
<p class="p2">Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.</p>
<p class="p2">Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. Dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.</p>
<p class="p3">Raccogliendo le storie, le  voci soffocate,  Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.</p>
<p class="p3">
</div>
<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha rivolto alcune domande a Giovanni Arduino. Ecco a voi le sue gentili risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">L&#8217;abbattimento del costo delle merci prevede la negazione di alcuni diritti fondamentali: può farci alcuni esempi?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="color: #000000;">Qui si parla della negazione di tutti i diritti, non di qualcuno a caso. L&#8217;abbattimento a oltranza del costo delle merci e della loro distribuzione trasforma i lavoratori in schiavi, senza nessuna distinzione possibile.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;">Nel libro si parla di &#8220;schiavismo autoinflitto&#8221;. In cosa consiste?</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta soprattutto (ma non solo) di quello relativo ai lavori intellettuali, dove per raggiungere certi risultati e rispettare certe consegne molto strette si diventa di fatto schiavi di se stessi, imponendosi ritmi disumani.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Com&#8217;è possibile rimettere la &#8220;persona&#8221; al centro delle riflessioni sull&#8217;economia e sul mercato del lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finché non si costituirà un senso di comunanza e condivisione tra i lavoratori, finché non finirà questa specie di &#8220;guerra tra poveri&#8221; dove si punta sempre il dito contro chi è messo un po&#8217; meglio di noi, temo che qualunque soluzione risulti impraticabile.</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Può anticipare ai nostri lettori un paio di storie e avete raccolto e commentarle?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse è meglio leggere direttamente il libro. Perché si tratta appunto non di un saggio sul lavoro, né io né Loredana avremmo avuto gli strumenti o l&#8217;autorevolezza per scriverne uno, ma di una raccolta di moltissime storie, dal magazziniere di Amazon all&#8217;operaia tessile di Dacca. La nostra è un&#8217;istantanea sulla situazione di oggi, che sembra peggiorare senza che una via d&#8217;uscita si profili all&#8217;orizzonte.</span></p>
</div>
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		<title>Facciamo il punto sulla SIRIA con Daniele Biella</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2016 06:52:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani ringrazia sempre molto il giornalista e attivista Daniele Biella per la disponibilità. &#160; La situazione in Siria si fa ogni giorno più drammatica. Ci aiuti a capire cosa&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/th-98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7127" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/th-98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th-98" width="299" height="206" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>ringrazia sempre molto il giornalista e attivista Daniele Biella per la disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione in Siria si fa ogni giorno più drammatica. Ci aiuti a capire cosa sta succedendo e quali sono state le basi della tragedia in corso?</p>
<p>Da una parte abbiamo la Russia che ha legami storici con la famiglia Assad – e, quindi, nessun interesse a far capitolare il regime – oltre che economici; dall&#8217;altra c&#8217;è il ruolo degli Stati Uniti e della Germania (per quanto riguarda l&#8217;Europa) che sono gli Stati più interventisti e che, nei primi anni, hanno sostenuto i ribelli con fondi e armi che, però, sono finiti anche tra le fazioni ribelli più fondamentaliste e questo ha rotto l&#8217;equilibrio interno e ha prodotto Isis. Dal secondo anno di guerra in poi si è venuto a creare un vuoto diplomatico che ha messo le basi, purtroppo, per la situazione presente, senza dimenticare anche il quarto attore &#8211; quello delle forze curde &#8211; che complica la situazione.</p>
<p>Cosa si può prevedere per il “dopo Assad”?</p>
<p>Sembra di giocare a Risiko: gli interessi sono talmente grossi che si ragiona solo per zone, per aree. Ecco perchè è così importante Aleppo: perchè chi controlla la città capitale, potrebbe sedersi ad eventuali negoziati successivi con il grande potere che è quello di avere in mano una grande parte del Paese. Per quanto riguarda Assad: Aleppo chiuderebbe il cerchio di una zona controllata dal regime e, anche geograficamente, potrebbe venire a crearsi uno Stato nelloStato. Per le fazioni ribelli: hanno accettato di sedersi al tavolo delle contrattazioni a Ginevra per gli accordi di pace, ma hanno rifiutato categoricamente di sedersi accanto ad Assad e questo è un segnale importante.</p>
<p>Oggi più che mai, quindi, il “dopo Assad” è legato al fatto che ci sia un&#8217;uscita graduale del dittatore anche se bisognerà, comunque, fare i conti con il governo attuale. Certo è che intanto il tempo passa&#8230;Siamo arrivati a cinque anni e mezzo di martirio.</p>
<p>Quali sono gli interessi che hanno portato alla devastazione della Siria?</p>
<p>Per come è organizzato oggi il mondo dal punto di vista geopolitico, la Siria è un avamposto fondamentale in Medioriente e anche per il continente africano. La Russia e la Cina da una parte, l&#8217;Europa e gli Stati Uniti dall&#8217;altra: come diceva Padre Paolo Dall&#8217;Oglio, in una delle sue ultime interviste che ho avuto l&#8217;onore di fargli, la Siria è il fulcro dove si giocano gli equilibri mondiali. Consideriamo l&#8217;importanza delle risorse naturali (gas, nucleare, etc.) per la Russia (vedi anche foreignpolicy.com): questo ci fa capire quanto la guerra in Siria sia utile per una questione di posizionamento, ma soprattutto per una questione economica. L&#8217;Occidente e la Cina sono, inoltre, strettamente legati all&#8217;Arabia Saudita per il debito estero e la loro politica in Siria potrebbe compromettere anche la situazione interna dei due Paesi: gli Stati Uniti, ad esempio, tergiversano nell&#8217;andare contro la Russia perchè sono in corso le elezioni presidenziali e questo contribuisce molto nelle decisioni da prendere.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/th-99.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7128 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/th-99.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th-99" width="300" height="199" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Facciamo una riflessione e mandiamo un pensiero alla società civile siriana&#8230;</p>
<p>Ci sono vari gradi di impotenza per chi è sensibile al tema: più hai seguito le storie, più sei vicino ai profughi siriani e più prevale una sensazione di rabbia e di dolore.</p>
<p>Non c&#8217;è la volontà di portare la pace a queste persone che vivono, da anni e anni, sotto i bombardamenti e il livello del dramma è arrivato al punto di massima sopportazione se si è arrivati a far diventare delle foto icone di una guerra, foto che poi vengono semidimenticate.</p>
<p>Concretamente cosa cambia? La società italiana e occidentale, sensibilizzata, può solo continuare a denunciare ma lo fa cosciente del fatto che l&#8217;ONU non ha un peso politico tale da porre fine alla guerra. Le manifestazioni di massa hanno avuto un po&#8217; di concretezza ai tempi del conflitto in Iraq, ma non hanno portato a cambiamenti. Infine, dobbiamo operare di più e meglio sull&#8217;accoglienza, anche se la comunità europea non sta attuando ciò che ha scritto nei trattati internazionali e questo è un ulteriore segno che manchino una strada comune politica, un&#8217;unione di intenti – anche a livello di valori – per risolvere la situazione siriana.</p>
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		<title>Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 08:21:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra Europea e curato da Daniela Padoan.</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>ha partecipato e riporta per voi stralci di alcuni interventi:</p>
<p><b>VITTORIO AGNOLETTO, Medico. Membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale</b></p>
<p>Gli accordi comemrciali tra la Ue, l&#8217;Africa, Caraibi e Pacifico prevedono che nessun Paese africano possa mettere dazi doganali sui prodotti agricoli fondamentali con il risultato che gli accordi di paternariato economico con l&#8217;Africa rendano ancora più poveri i Paesi del continente e di quelle aree del mondo.</p>
<p>L&#8217;Unione europea sta cercando di ottenere spropositati vantaggi da una delle zone più povere del mondo: i lavoratori che raccoglievano pomodori in Africa hanno perso il lavoro a causa del landgrabing quindi partono, arrivano in Italia e si ritrovano a raccogliere pomodori al Sud come schiavi. (Ricorda la campagna intitolata: L&#8217;AFRICA NON E&#8217; IN VENDITA, <a href="http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>).</p>
<p>Dalla fine del 2006, con la crisi del mercato azionario, si è verificata una crescita dei prezzi sui prodotti di base (cibo e derivati) e questo ha fatto aumentare anche il numero delle multinazionali presenti in Africa, ma anche in Ucraina , ad esempio, quindi sempre nei Paesi più poveri (dall&#8217;Etiopia, per fare un altro esempio, il grano viene esportato in Arabia Saudita).</p>
<p>Dal 2000 ad oggi le terre sono state acquistate per le esportazioni e sono oltre 44 milioni gli ettari di terre espropriate, per 1270 accordi commerciali e questi dati indicno solo una parte degli accordi conclusi. Tra le nazioni coinvolte c&#8217;è anche l&#8217;Italia con l&#8217;espropriazione di 1 milione di ettari in Africa; il landgrabbing è una delle cause principali di migrazioni interne e all&#8217;estero; chi rimane in patria, resta con un terreno a monocoltura per cui tutti gli altri prodotti agricoli di base devono essere acquistati dai paesi esteri a prezzi maggiorati. Ad esempio, la presenza italiana in Mozambico per la produzione di combustibili è massiccia, la Carta di Milano in occasione di Expo è stata un fallimento: tutto questo è una vergogna.</p>
<p><b>BARBARA SPINELLI, Europarlamentare</b></p>
<p>Le politiche commerciali sono affidate alla Commissione europea e questo ha reso tutto poco trasparente e staccato dagli studi che si stanno facendo in merito, per cui la Commissione ha perso credibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7000" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7000" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (551)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>FRANCESCA CASELLA, Survival, Movimento di tutela dei diritti dei Popoli indigeni</b></p>
<p>Quella dei rifugiati ambientali è una delle emergenze umanitarie più gravi e una delle più difficili da contrastare perchè esiste una morale plasmata da avidità e razzismo che ci induce a non impegnarci per evitare lo sradicamento, la privazione della libertà e la colonizzazione a danno dei popoli indigeni, attraverso il furto della terra e dei mezzi di sussistenza, ma anche della loro identitàOggi ci sono decine di leggi sui diritti umani che restano a livello di princìpi, ma non diventano pratiche attive.</p>
<p>Chi perde i mezzi di sostentamento in maniera diretta o indiretta? Dobbiamo parlare, infatti anche dei rifugiati della conservazione: sono coloro che restano nei propri Paesi d&#8217;origine. Sono sottoposti al maggior impatto del cambiamento climatico, ma l&#8217;impatto più significativo riguarda le nostre misure come, ad esempio, la produzione dei biocarburanti o la conservazione delle foreste, la creazione di aree protette. Molte zone, abitate da popoli indigeni e tribali, devono cambiare vita oppure trasferirsi altrove e, quando invece resistono, le conseguenze sono drammatiche: subiscono pestaggi, torture e persecuzioni. (In India si spara a vista contro gli indigeni per salvare dal bracconaggio tigri ed elefanti, ma gli indigeni stessi li hanno protetti per millenni perchè quelle sono le loro terre ancestrali).</p>
<p>Il consenso libero, previo e informato per un progetto di conservazione: questa potrebbe essere una soluzione, anche perchè è il diritto dei popoli indigeni che viene maggiormente disatteso, anche se sarebbe necessario e risulta essere obbligatorio secondo le direttive dell&#8217;ONU.</p>
<p>(Riporta il caso della Valle dell&#8217;OMO, in Etiopia, poi approfondito da Luca Manes. <a href="http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6997" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6997" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (553)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MARICA DI PIERRI, Giornalista, Portavoce dell&#8217;Associazione A SUD e pres. CDCA, Centro Documentazione sui Conflitti Ambientali</b></p>
<p>L&#8217;etichetta “emergenza emigratoria” in senso figurato è appropriata, ma gli sfollati ambientali sono molti di più rispetto a coloro che fuggono a causa dei conflitti: 6 milioni di persone OGNI ANNO di persone e questo non si può chiamare “emergenza”, ma vero e proprio fenomeno storico.</p>
<p>I rifugiati ambientali appartengono a ceti poveri e spesso non possono migrare, restano nei propri Paesi d&#8217;origine subendo l&#8217;impatto gravissimo del cambiamento climatico e, comunque, le migrazioni sono per lo più interne, causate da calamità ambientali.</p>
<p>Bisogna distinguere il campo delle calamità dai progetti di sviluppo. Questi ultimi impattano maggiormente sulle popolazioni locali e sono l&#8217;insieme dei progetti e delle politiche voluti da noi europei/occidentali: le grandi dighe, le reti infrastrutturali, l&#8217;accaparramento delle terre, la gestione dei rifiuti e dei fossili.</p>
<p>La Banca Mondiale sostiene che, dalla metà del 2000 ad oggi, ci sono stati 15 milioni di profughi interni a causa di questi grandi progetti (in Cina e in India, ad esempio), invece secondo il Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo, solo dal 2004 al 2014 i profughi sono stati più di 3 milioni. I grandi eventi – come le Olimpiadi, Miss Universo, il 500 anniversario della scoperta dell&#8217;America, per citarne alcuni – contribuiscono al traffico migratorio interno e questo fenomeno può essere un utile paradigma per una riflessione sull&#8217;ingiustizia economica e sociale.(E-book: <a href="http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6998" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6998" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (550)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><b>Padre MUSSIE ZERAI, Attivista della diaspora eritrea, Pres. dell&#8217;Agenzia Habeshia e candidato al Premio Nobel per la Pace</b></p>
<p>L&#8217;Eritrea vive ancora sotto dittatura, è un Paese senza Costituzione per cui tutti i diritti dei cittadini sono sospesi; la scusa del governo è la guerra con l&#8217;Etiopia. I giovani eritrei sono sotto servizio militare permanente, sono stati chiusi i giornali indipendenti, c&#8217;è solo la tv di Stato, sono stati arrestati obiettori di coscienza, attivisti e intellettuali.</p>
<p>L&#8217;Europa – anche con iniziativa italiana e il processo di Khartoum – procede con il dialogo e i finanziamenti usati, in teoria, per lo sviluppo quando, in realtà, i giovani scappano per il conflitto iniziato nel &#8217;97 e per la crisi dei diritti fondamentali e non a causa della crisi economica. L&#8217;Ue deve competere sul mercato con la Cina, in Eritrea e in tutta l&#8217;Africa, pur sapendo che la situazione dei diritti umani è grave: l&#8217;Italia, in particolare, ha un passato storico recente nel Corno d&#8217;Africa e deve tenere aperta un finestra tra l&#8217;Occidente e questi Paesi africani per motivi e interessi geopolitici.</p>
<p>I dittatori (in Eritrea, Ciad, Sudan, etc.) fanno gli interessi delle multinazionali estere e italiane e la Ue smentisce se stessa proprio facendo accordi con questi Paesi e questi regimi. Anche la Cooperazione internazionale è uno strumento per accaparrarsi le risorse africane: tutto per il business.</p>
<p>Le conseguenze sono: tratta di esseri umani, traffico di organi, oltre a quello che già sappiamo.</p>
<p>Inoltre: in Europa, per ottenere la cittadinanza, bisogna pagare e questo aumenta la guerra verso i poveri; si parla di fare una selezione dei migranti, accogliendo solo quelli più istruiti (l&#8217;operaio morto a Piacenza era un professore nel suo Paese), ma l&#8217;Europa ha bisogno di questi nuovi schiavi perchè fanno bene al mercato europeo. Basta prenderci in giro!</p>
<p><b>M.C. VERGIAT, Europarlamentare </b></p>
<p>Io grido contro il cinismo assoluto delle politiche europee.</p>
<p>Bisogna vedere la migrazione nel suo complesso, nello spazio e nel tempo. Il mondo è sempre più mobile, circolano persone e merci, ma questo non ha nulla a che vedere con la mobilità forzata. Gli Stati membri dell&#8217;Ue chiudono le porte, ma noi abbiamo bisogno di queste persone. Infatti, dietro alle parole dei politici e dei trattati, ci sono molta confusione efalsità; l&#8217;opnione pubblica viene spaventata, si gioca sulla paura e questa è una responsabilità del Parlamento europeo.</p>
<p><b>BENOIT MAYER, Professore associato Facoltà di Legge Università Cinese di Hong Kong</b></p>
<p>Parto dalla parola “scetticismo”: non esiste un rifugiato solo per questioni ambientali perchè ci sono diversi fenomeni concorrenti che rimandano a fattori economici, sociali e politici. Le persone vivono spesso in situazioni disagiate e il fattore ambientale si va ad aggiungere agli altri problemi già esistenti.</p>
<p>I rifugiati non sono protetti del tutto a livello internazionale: ad esempio, India e Cina non fanno parte della Convenzione oppure in Australia non vengono rispettate le norme. Invece dovremmo proteggere, senza distinzioni, tutti coloro che hanno bisogno di protezione e sono costretti, per diversi motivi, a migrare. Tutti hanno diritti in quanto esseri umani, anche i cosiddetti “clandestini”. Gli allarmismi sono inutili perchè la migrazione è solo una parte del problema in quanto molti non si possono nemmeno permettere di migrare e restano bloccati in loco, in una situazione difficile e pericolosa.</p>
<p>Ogni Paese ha la propria definizione di “rifugiato” e oggi parliamo dei rifugiati ambientali, ma forse alla fine del secolo arriveremo a capire tutti i migranti forzati vanno protetti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6999" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6999" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (552)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>GIUSEPPE DE MARZO, Coordinatore nazionale delle campagne sociali Miseria Ladra, Reddito di Dignità e (im)Patto Sociale per Libera-Gruppo Abele</b></p>
<p>I Diritti umani e il Diritto della Natura sono due facce della stessa medaglia: viviamo in stretta relazione con la Natura, ma in nome della civiltà si sottende che la terra sia inerme. Il sistema economico neoliberista si è espanso in maniera mostruosa e, all&#8217;interno dei conflitti ecologici distributivi, molte persone sono sfollate e molte sono rimaste senza desistere, lottando per il diritto alla terra. Ecco la relazione tra giustizia e sviluppo/sostenibilità.</p>
<p>Oggi è in atto un attacco fortissimo ai diritti umani perchè non c&#8217;è né equità e né giustizia; non esiste neanche l&#8217;economia sostenibile, per cui alcune politiche sono sbagliate come, ad esempio, quello che si chiama “razzismo istituzionale” che prevede di spostare i rischi e i costi sui lavortori deboli, sui neri, sui popoli indigeni. Tra distruzione ambientale e povertà/disuguaglianza c&#8217;è una relazione netta: noi mangiamo più di quello che la terra produce e il prezzo è oagato dai più poveri.</p>
<p>Una soluzione potrebbe essere la sostenibilità ecologica, modificando lo sviluppo a livello istituzionale e giuridico per arrivare ad una giustizia distributiva. La Natura stessa deve diventare un soggetto di diritto che pretende giustizia: non sfruttare la terra, non rovinare gli ecosistemi. Questi sono i princìpi da tutelare giuridicamente – come è stato fatto in America latina – per garantire i diritti umani. Bisogna partire da un&#8217;etica nuova, inserendo la giustizia ecologica nella Costituzione per il Bene comune.</p>
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		<title>&#8220;Putin&#8217;s Russia: Really Back?&#8221;, Rapporto ISPI</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 09:22:27 +0000</pubDate>
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<p>Attempts by Washington and Brussels to push Russia to the fringes of global politics because of the Ukrainian crisis seem to have failed. Thanks to its important role in mediating the Iranian nuclear agreement, and to its unexpected military intervention in Syria, Moscow proved once again to be a key player in international politics. However, Russia’s recovered assertiveness may represents a challenge to the uncertain leadership of the West.</p>
<p>This volume aims to gauging Russia’s current role in the light of recent developments on the international stage. The overall Russian foreign policy strategy is examined by taking into account its most important issues: Ukraine and the relationship with the West; the Middle East (intervention in Syria, and ongoing relations with Turkey, Iran and Saudi Arabia); the development of the Eurasian Economic Union; the Russian pivot towards Asia, and China in particular. The volume also analyzes if and to what extent Moscow can fulfill its ambitions in a context of falling oil prices and international sanctions.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Aldo Ferrari</strong>, (PhD) teaches Armenian Language and Culture, History of Caucasus and Central Asia, and History of Russian Culture at Ca’ Foscari University in Venice. He is head of the Russia, Caucasus and Central Asia Programme at the Italian Institute for International Political Studies (ISPI) in Milan and President of ASIAC (Association of Italian Studies on Central Asia and the Caucasus).</p>
<div></div>
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<div>* <span id="DWT1132">The ISPI online papers are also published with the support of Fondazione Cariplo</span></div>
<div><em> </em></div>
<div><strong><a href="http://www.ispionline.it/it/EBook/Russia2016/PUTIN'S.RUSSIA_EBOOK.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">DOWNLOAD THE REPORT</a></strong></div>
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		<title>Il piano europeo per gli investimenti esteri in Africa, nel Mediterraneo e Medioriente nell&#8217;ambito dell&#8217;agenda sulle migrazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2016 07:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; OSSERVAZIONI E PROPOSTE DI LINK 2007 &#160; Vai al documento completo Il piano europeo per gli investimenti esteri era stato delineato nella Comunicazione della Commissione europea del 7 giugno 2016 “Stabilire un nuovo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left; color: #0000ff; line-height: 14px; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; font-size: 12px;">
<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-542.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6945" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6945" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-542.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (542)" width="300" height="130" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>OSSERVAZIONI E PROPOSTE DI LINK 2007</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://customer467.musvc2.net/e/t?q=6%3d6XN%26E%3d8%26F%3dOZ4%26G%3dMU9aQW%26w%3d0AMrK_9tUr_J4_tsjs_48_9tUr_I9yOD.EkF2UBbN.Ht9_9tUr_I9yH-tHpLvGv_JhvR_TwNrD64fK_9tUr_I94bHY4c3r_tsjs_48Qb_tsjs_48cBpCIcBY-ZE-RArGq-wV-IgJ-xEk-A5OgKABo75Mk-70MgJz.If8%26u%3dFwKC64.FvM&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://customer467.musvc2.net/e/t?q%3D6%253d6XN%2526E%253d8%2526F%253dOZ4%2526G%253dMU9aQW%2526w%253d0AMrK_9tUr_J4_tsjs_48_9tUr_I9yOD.EkF2UBbN.Ht9_9tUr_I9yH-tHpLvGv_JhvR_TwNrD64fK_9tUr_I94bHY4c3r_tsjs_48Qb_tsjs_48cBpCIcBY-ZE-RArGq-wV-IgJ-xEk-A5OgKABo75Mk-70MgJz.If8%2526u%253dFwKC64.FvM&amp;source=gmail&amp;ust=1474443436338000&amp;usg=AFQjCNFyb25_9EXyvsO9ouyRm-xVCWSVig&utm_source=rss&utm_medium=rss">Vai al documento completo</a></p>
</div>
<table width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<div>
<p style="text-align: justify;">Il piano europeo per gli investimenti esteri era stato delineato nella Comunicazione della Commissione europea del 7 giugno 2016 “Stabilire un nuovo quadro di partenariato con i Paesi Terzi nell&#8217;ambito dell’Agenda europea sulle migrazioni”. Il Consiglio dei capi di Stato e di Governo del 28 giugno ha chiesto che fosse presentata, entro settembre, una “proposta ambiziosa” relativa a tale piano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il 14 settembre la Commissione ha diffuso in merito due Comunicazioni. La prima definisce la proposta di “un nuovo Piano di Investimenti Esteri” indicandone la relativa articolazione e i relativi strumenti. La seconda propone un testo di Regolamento per il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile e l’istituzione della relativa Garanzia pubblica e del Fondo di Garanzia. Lo stesso giorno, nella relazione al Parlamento europeo sullo stato dell’Unione, il Presidente Juncker presenta la programmazione di tale Piano indirizzato all’Africa e al Mediterraneo/Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">La CE ha mantenuto l’impegno affidatole, in coordinamento con l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e le politiche di sicurezza. La delusione viene invece dal Consiglio europeo. La “Bratislava Roadmap”, firmata dai presidenti e primi ministri UE il 16 settembre scorso a Bratislava rinvia ogni esame del piano al prossimo Consiglio di dicembre. Un brutto segnale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le due Comunicazioni della CE continueranno comunque il loro iter e saranno valutate e perfezionate da istituzioni europee attente alle politiche comunitarie (diversamente dall&#8217;attuale Consiglio e dagli Stati membri frenati dai tanti contrapposti interessi nazionali): il Parlamento europeo (PE), il Comitato economico e sociale europeo (CESE), il Comitato delle regioni (CdR), la Banca europea degli investimenti (BEI).</p>
<p style="text-align: justify;">LINK 2007 propone un’attenta analisi delle proposte europee in un documento di “osservazioni e proposte” diffuso il 19 settembre 2016.</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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			</item>
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		<title>Profughi ambientali, saranno almeno 250 milioni nel 2050</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo 1 settembre 2016 Fonte: Leurispes Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/07/profughi-ambientali-saranno-almeno-250-milioni-nel-2050/">Profughi ambientali, saranno almeno 250 milioni nel 2050</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6768" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (78)" width="300" height="225" /></a></h1>
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<div class="inner-info-sx"><span class="date-after-content"> di Marco Omizzolo </span></p>
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<p><span class="author-after-content">1 settembre 2016 </span></div>
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<div class="clear"></div>
<div class="clear">Fonte: Leurispes</div>
</div>
<div class="inner-info-dx"></div>
<div class="inner-info-dx"></div>
</div>
</div>
<div class="entry-content">
<p>Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti che ha dimostrato, sembrano essere spinti da sole ragioni di povertà o dall’ansia, legittima, di migliorare la propria condizione economico-sociale insieme a quella della propria famiglia. I richiedenti asilo invece da situazioni di grave instabilità politica, guerre, dittature e discriminazioni di varia natura. Si tratta di ragioni condivisibili ma non sufficienti per comprendere l’intrigata matassa di motivi che spingono milioni di persone a fuggire dal proprio paese. Tra le ragioni spesso sottovalutate sia dal dibattito politico sia da quello scientifico ci sono anche quelle ambientali.</p>
<p>Il Consiglio di sicurezza dell’Onu considera il cambiamento climatico una delle minacce più radicali e urgenti alla pace e alla sicurezza internazionale. Le conseguenze dei mutamenti climatici e gli effetti nefasti di un modello economico di sviluppo sempre più globale e climalterante obbliga milioni di persone a lasciare la propria città o Paese alla ricerca di condizioni ambientali e socio-economiche migliori. Le Nazioni Unite ritegno che i cosiddetti <em>profughi ambientali </em>potrebbero raggiungere la cifra record di 250 milioni entro il 2050. Uomini, donne e bambini che lasciano aree dove avanza la desertificazione, dove il pascolo o l’agricoltura è sempre più difficile, le alluvioni e devastazioni conseguenti ormai annuali, la desertizzazione una costante che azzera ogni possibilità di vita nel proprio territorio. Non è questione di poco conto ma al contrario centrale per il futuro del pianeta. Il numero dei disastri naturali nel mondo potrebbe raddoppiare nei prossimi 10-15 anni. Negli ultimi 10 anni, 3.852 disastri hanno ucciso più di 780.000 persone, ne hanno colpite 2 miliardi e sono costate circa 960 miliardi dollari. Le maggiori vulnerabilità indotte dai principali rischi climatici includono le migrazioni umane, la carenza di acqua potabile, la riduzione della produttività agricola e l’insicurezza alimentare, la perdita dei mezzi di sussistenza, i rischi per la salute, la crisi energetica e la sicurezza dai disastri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6769" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6769 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (77)" width="198" height="142" /></a></p>
<p>L’ultimo episodio è allarmante per la sua violenza e gli effetti che ha prodotto, il luogo in cui si è manifestato e la relativa recidività. Si tratta dello Stato americano della Louisiana messa in grave difficoltà per via dell’alluvione iniziata giovedì 11 agosto scorso. Si tratta del peggior disastro nella regione del sud degli Stati Uniti dopo l’uragano Katrina, che nel 2005 devastò New Orleans. Il bilanci è di 10 morti, 20 mila sfollati, 30 mila persone tratte in salvo dai soccorritori e 40 mila case inagibili.</p>
<p>Tutto questo determina ripercussioni anche sulla sicurezza nazionale ed internazionale. La radicalizzazione ideologica e il terrorismo possono aumentare in molti Paesi, soprattutto in Asia meridionale e nord Africa, a causa della deprivazione sociale ed economica indotta dal mutamento climatico. La scarsità di risorse naturali potrebbe essere un fattore che contribuisce a generare o ampliare conflitti e instabilità. Per questa ragione, l’analisi del rapporto tra global warming, migrazioni e sicurezza mondiale, con particolare riferimento ai profughi ambientali, è indispensabile per comprendere le dinamiche di un sistema mondo in continua trasformazione.</p>
<p>Diventa importante riconoscere che il cambiamento climatico è pervasivo e ha implicazioni per la sicurezza più di ogni altra minaccia. Non è un problema marginale. Al contrario rappresenta una delle problematiche di maggiore rilievo e urgenza a livello globale che chiama in causa il modello economico di sviluppo, ancora gravemente climalterante, e i relativi equilibri di potere.</p>
</div>
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		<title>TISA (Accordo sul commercio dei servizi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Aug 2016 06:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli &#160; &#160;                                                                           L’IDRA DALLE SETTE TESTE Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/12/tisa-accordo-sul-commercio-dei-servizi/">TISA (Accordo sul commercio dei servizi)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alex Zanotelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">                                                                          <strong>L’IDRA DALLE SETTE TESTE</strong></p>
<p>Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma Imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una Bestia dalle sette teste che sono i sette importanti trattati internazionali (NAFTA, TPP,TTIP, CETA, TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni.</p>
<p>I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA(Accordo Commerciale tra Canada e Europa), il TTIP (Partenariato Transatlantico per il commercio e per gli investimenti) e il TISA (Accordo sul commercio dei servizi).Il CETA sta per essere ormai approvato , nonostante le tante contestazioni soprattutto per certe clausole pericolose che contiene. Abbiamo però ottenuto una vittoria: il Trattato dovrà passare al vaglio dei Parlamenti dei 28 paesi della UE, prima di entrare in funzione. E questo ci fa sperare che venga così sconfitto.</p>
<p>Anche per il TTIP sia gli USA che la UE vorrebbero concluderlo entro la fine dell’anno. Infatti nell’ultimo <u>round</u>  di negoziati tenutosi a Bruxelles dall’11 al 13 luglio, i delegati erano concordi nel voler firmare il Trattato prima della fine del mandato di Obama. Ma l’opposizione al TTIP è forte negli USA sia da parte di Trump che di Hillary Clinton, ma anche in campo europeo, da parte di F. Hollande. La posizione del governo Renzi invece è sempre più schierata  a favore dell’accordo. Ma è in crescendo in tutta Europa la resistenza all’accordo, soprattutto in Germania. Ma anche in Italia si sta rafforzando l’opposizione popolare, come abbiamo visto a Roma nella bella manifestazione del 7 maggio scorso. Questa resistenza al TTIP trova una nuova forza nell’intervento dei vescovi cattolici degli USA (USCCB) e delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE) che hanno invitato i cattolici a valutare l’accordo sulla base di una serie di principi etici. “E’ cruciale che tutte le persone abbiano voce in capitolo in decisioni che riguardano le loro vite- scrivono i vescovi. La partecipazione va in particolare applicata ai negoziati del TTIP e per altri accordi commerciali. Questi dovrebbero svolgersi in sedi pubbliche e attraverso processi che assicurino che le voci provenienti dai settori più colpiti della società, possano essere ascoltate e i loro interessi riflessi…. In qualsivoglia accordo devono venire fuori. “ E’ l’opposto di quanto avviene con il TTIP. Possiamo dunque sperare in una vittoria:è troppo presto per dirlo. Dobbiamo continuare a rimanere vigili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6575" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC01077" width="768" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC01077-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></p>
<p>Mi fa invece ancora più paura l’altra testa dell’idra: il TISA, il Trattato sul <u>Commercio dei servizi ,</u> come scuola, acqua, sanità! Si vuole la privatizzazione di tutti i servizi. Purtroppo si conosce poco di questo trattato e se ne parla poco. I negoziati sono in corso a Ginevra in grande segretezza. Vi partecipano i delegati delle 28 nazioni della UE e di 22 altre nazioni tra cui USA,Canada, Australia e Giappone. Gli interessi e gli appetiti sono enormi perché solo negli USA i servizi rappresentano il 75% dell’economia. Mentre la UE è il più grande esportatore di servizi nel mondo con milioni di posti di lavoro.Ora sappiamo qualcosa di più delle trattative in atto tramite le rivelazioni di Wikileaks. Tra i documenti troviamo una lettera dell’ambasciatore USA M. Punke, vice presidente per il commercio degli USA che propone ai negoziatori delle regole per la gestione dei documenti TISA i quali dovrebbero rimanere segreti per cinque anni a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.In base ai documenti rilasciati da Wikileaks le nazioni che aderiranno al TISA potranno darsi le loro regole per il ‘mercato dei servizi’, ma dovranno <u>pubblicare con dovuto anticipo</u> queste regole. Questo permetterebbe alle multinazionali di fare i loro giochi. Sulle aziende di Stato, il TISA prevede che queste non possono dare la preferenza ai fornitori locali. Per di più ogni Stato dovrà fornire agli altri una lista di tutte le sue aziende di Stato con tutta una serie di informazioni su di esse. Lo scopo fondamentale di tutto questo è quello di permettere alle multinazionali e alla finanza di mettere le mani sui servizi, dall’acqua alla scuola. “I negoziati stanno procedendo a passo veloce e le parti del negoziato sono impegnate a concludere le trattative entro quest’anno”, così afferma Viviane Reding, attuale relatore della UE ai negoziati TISA. Ho molta paura che con il TTIP in difficoltà per il momento ( e questo anche grazie alla forte resistenza popolare), la Bestia non alzi l’altra testa , il TISA, il più pericoloso e minaccioso dei trattati in discussione. Rischiamo che i servizi fondamentali come quelli idrici, sanitari, educativi… finiscano nelle mani dei poteri economico-finanziari mondiali. Sarebbe la più grande vittoria del mercato globale. Non lo possiamo accettare. Dobbiamo tutti, credenti e laici, metterci insieme per dire No a questa Bestia dalle sette teste che vuole imporre il mercato globale neoliberista.(Per informazioni: <a href="http://www.stop-ttip-italia.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.stop-ttip-italia.net&amp;source=gmail&amp;ust=1471070602785000&amp;usg=AFQjCNGyr0tPJf3_UrC1rDptJwqM2vQ1MQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">www.stop-ttip-italia.net?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>Insieme ce la possiamo fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alex   Zanotelli</p>
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		<title>La situazione dei ROM in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 06:47:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani oggi pubblica due comunicati, a cura di Associazione 21 luglio, riguardanti la situazione dei ROM in Italia. Presto pubblicheremo, invece, un nostro video che riguarda la situazione dei&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6542" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> oggi pubblica due comunicati, a cura di Associazione 21 luglio, riguardanti la situazione dei ROM in Italia.</p>
<p>Presto pubblicheremo, invece, un nostro video che riguarda la situazione dei Rom in Serbia, nella zona della Vojvodina per capire insieme le differenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>P</b><b>er la sindaca Raggi i “campi rom” vanno superati ma i dirigenti di Roma Capitale indicono una gara per realizzarne uno. Associazione 21 luglio: «Atto grave dal punto di vista sostanziale e formale»</b></p>
<div>Nel corso della campagna elettorale la candidata a sindaco Virginia Raggi era stata chiara: «<b>A Roma i campi rom saranno chiusi e superati così come chiede l’Europa</b>».</p>
<p>Lo scorso venerdì 8 luglio, solo 12 ore dopo l’insediamento della Giunta Raggi, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, manifestando un’intenzione opposta, ha indetto sul suo sito una “<b>Gara per reperimento area attrezzata per accoglienza Rom e attivazione servizio sociale e di vigilanza</b>”. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di <b>1.549.484</b> euro e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017.</p>
<p>Il bando è in attuazione alla Determinazione dirigenziale n.2038 del 14 giugno 2016 e l’obiettivo dichiarato «è quello dell’inclusione sociale della popolazione rom con la fuoriuscita dall’area attrezzata», ma dei 1.270.000 euro quasi il 20% è destinato alla vigilanza, il 76% alla gestione e <b>meno del 4% all’inclusione</b> attraverso l’erogazione di borse lavoro e di percorsi formativi.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio costruire nuovi “campi rom”, ponendosi come obiettivo la fuoriuscita dagli stessi, rappresenta lo schizofrenico tentativo di quanti ancora perseverano con l&#8217;approccio che, in nome dell’inclusione, prevede per i rom soluzioni alternative e parallele, diverse da quelle offerte agli altri cittadini. Il bando pubblicato costituisce un atto di gravità assoluta, e questo per due principali motivi.</p>
<p>Il primo è strettamente <u>sostanziale</u> visto che la realizzazione di una nuova area per soli rom rappresenterebbe una netta ed evidente violazione dei principi contenuti all’interno della <b>Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom</b>, redatta in attuazione alla Comunicazione della Commissione Europea n.173 del 2011. La stessa stabilisce l’urgenza del «superamento dei campi rom, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce le possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». Secondo l’impegno assunto dall’Italia in Europa è necessario, come scritto nella Strategia, il «<b>superamento definitivo di grandi insediamenti monoetnici nel rispetto di una strategia fondata sull’equa dislocazione»</b>. La stagione dei “campi per soli rom” è ormai al tramonto soprattutto dopo che a Roma il Tribunale Civile, <a title="accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49f4839&amp;linkDgs=11ef547ad49f4261&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49f4839%26linkDgs%3D11ef547ad49f4261&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004284000&amp;usg=AFQjCNHJZcU9ljiAT725E3ZT6SLKWXCHdQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI</span></a> in riferimento alla baraccopoli istituzionale in località La Barbuta aveva stabilito dodici mesi fa che «deve intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia», come è il caso dell’insediamento previsto nell’attuale bando.</p>
<p>Il secondo motivo è <u>formale</u> e risiede nella <b>scelta politica</b> di rilanciare la fallimentare politica dei “campi rom” che, come ormai è stato ampiamente dimostrato, conduce a sistematiche violazioni dei diritti umani e allo sperpero di denaro pubblico. Associazione 21 luglio è fermamente convinta che reiterare un approccio lesivo dei diritti umani attraverso la spesa di oltre 1 milione e mezzo di euro per individuare una soluzione abitativa per le comunità rom di “Villaggio River”, <b>sia un atto politico che &#8211; come tale &#8211; non compete a un dirigente</b>. Individuare un chiaro indirizzo, attraverso la pubblicazione di un bando poche ore dopo l’insediamento della sindaca Raggi – che tra l’altro in campagna elettorale si era espressa nella direzione diametralmente opposta – rappresenta uno sconfinamento delle competenze di entità inaccettabile.</p>
<p>«Ci auguriamo &#8211; ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – che tale maldestro tentativo del dirigente che ha firmato il bando, <b>sia immediatamente bloccato</b> e che le risorse che si intende impegnare per segregare le famiglie rom, quasi 15 mila euro per ogni famiglia attualmente presente presso il “Villaggio River”, vengano riconvertite in processi inclusivi secondo modalità operative di cui Associazione 21 luglio ha fornito indicazioni concrete nel rapporto “<i><a title="Oltre la baraccopoli" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49f4839&amp;linkDgs=11ef547ad49f4263&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49f4839%26linkDgs%3D11ef547ad49f4263&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004284000&amp;usg=AFQjCNHSVTcB6bdRX2en3BwI_NY6YeGKeA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Oltre le baraccopoli</span></a></i>”, consegnato alla sindaca Raggi nel corso della campagne elettorale».</p>
<p>In un periodo nel quale l’Europa sta decidendo <b>se aprire una procedura di infrazione per la discriminazione nell&#8217;accesso al diritto all’alloggio nei confronti dei rom in Italia</b>, il bando pubblicato dal Dipartimento Politiche Sociali rappresenta l’ultima evidenza dell&#8217;incapacità o dell&#8217;assenza di una volontà a livello nazionale e locale di elaborare per i rom politiche che non siano discriminatorie e segreganti.</p>
<p>«Stiamo predisponendo richieste formali per <b>un intervento urgente volto ad annullare il bando</b>», conclude Associazione 21 luglio.</div>
<div></div>
<div>____________________________________________________________________</div>
<div></div>
<div>
<p><b>Il Comune di Barletta approva la delibera per un progetto di allestimento di un’area sosta per soli rom. Le organizzazioni all’Amministrazione: «si continuano a investire ingenti somme di denaro in veri e propri ghetti».</b></p>
<div>È del 10 giugno 2016 la Delibera con la quale il Comune di Barletta ha approvato «l’allestimento di un’area di sosta emergenziale per la comunità Rom». La decisione dell’Amministrazione Comunale ha richiamato l’attenzione di un gruppo composto da <b>Associazione 21 luglio Onlus</b>, <b>Consorzio Nova</b>, <b>Associazione Alteramente</b>, <b>Associazione AMIS-Onlus</b>, <b>Associazione Meticcia</b>, <b>Associazione Popoli e Culture</b> e dal ricercatore <b>Antonio Ciniero</b>, che hanno scritto una lettera al Comune per chiedere chiarimenti sulla questione e accertare che siano state prese in considerazione soluzioni abitative alternative che garantiscano concrete possibilità di inclusione sociale.</p>
<p>Come riportato dalla relazione tecnico-illustrativa del settore Ambiente del Comune di Barletta, il progetto coinvolgerà<b> 6 abitanti </b>e avrà un costo di <b>100 mila euro</b>, pari ad una spesa<b> pro-capite di 16 mila euro</b> per il solo allestimento di un «centro servizi per l’accoglienza e di area sosta emergenziale per etnie nomadi».</p>
<p>Secondo i firmatari sono diversi gli elementi che destano perplessità a iniziare dal fatto che la delibera contrasterebbe in pieno con l’obiettivo di <b>superare definitivamente le logiche emergenziali</b> e la soluzione abitativa del “campo” per soli rom previsto dalla <i>Strategia Nazionale per l’integrazione dei Rom Sinti e Caminanti</i> adottata dall’Italia ormai già da quattro anni.</p>
<p>Come più volte ribadito dalla letteratura scientifica in materia, i “campi” per soli rom non solo <b>non offrono alcuna risorsa</b> per chi ci vive, ma spesso escludono chi li abita da qualsiasi possibilità di interagire positivamente con il resto del tessuto sociale proprio a causa della loro dimensione stigmatizzante e marginalizzante. Per lungo tempo le istituzioni pubbliche italiane hanno ritenuto, erroneamente, che i “campi” fossero la forma abitativa più consona per gruppi di popolazione che si credevano esclusivamente nomadi, una convinzione ormai superata, che tuttavia sembra condizionare ancora l’approccio del Comune di Barletta nei confronti delle famiglie rom che, sebbene in condizioni di estrema precarietà,<b> vivono sul territorio da oltre vent’anni</b>.</p>
<p>La scelta &#8211; tutta italiana &#8211; di <b>continuare a investire ingenti somme di denaro pubblico in quelli che sono dei veri e propri ghetti</b>, che inevitabilmente non potranno che produrre dinamiche di esclusione, è stata più volte stigmatizzata a livello internazionale. Solo per citare gli ultimi richiami: nell’ottobre del 2015 dalle Nazioni Unite, all’interno delle <i>Osservazioni Conclusive del Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</i>, e lo scorso giugno dall’European Commission against Racism and Intolerance (ECRI), all’interno del loro report annuale riguardante l’Italia.</p>
<p>Per tale ragione, concludono i firmatari viene chiesto alle autorità locali «di avviare un dialogo che possa affrontare il tema in oggetto nella maniera più serena e costruttiva».</p>
<p><a title="Qui" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49fdd63&amp;linkDgs=11ef547ad49fd2e5&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49fdd63%26linkDgs%3D11ef547ad49fd2e5&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004185000&amp;usg=AFQjCNE3MDDTmqalfMvMutzetzNeEIp-1Q&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Qui</span></a> la lettera inviata al Comune di Barletta.</div>
</div>
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		<title>Parlare di lavoro: l&#8217;ultimo libro di Angelo Ferracuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2016 06:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Addio. Il romanzo della fine del lavoro, il libro di Angelo Ferracuti, edito da Chairelettere. L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;autore e lo ringrazia moltissimo. &#160; Vuole raccontarci come si&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Addio. Il romanzo della fine del lavoro, il libro di Angelo Ferracuti, edito da Chairelettere.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;autore e lo ringrazia moltissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vuole raccontarci come si è svolta la sua ricerca per la stesura di questo libro?</p>
<p align="JUSTIFY">Quando decido di ambientare un mio reportage in un territorio geografico, la prima cosa che faccio è quella di tornarci molte volte, una specie di esplorazione etnografica. Cerco lentamente di mettere a fuoco la situazione che mi interessa ma dentro un contesto più ampio, soprattutto temporale. Quindi per capire la crisi, la sofferenza di Carbonia e del Sulcis-iglesiente, l’effetto domino determinato dalla fine del lavoro e della civiltà mineraria prima, ho dovuto anche connettermi con un sentire, una sensibilità unica che ho trovato in questa terra pieno di fascino, e per questo ho letto molti libri, visto film, documentari, ascoltato canzoni, guardato molti reportage fotografici come quello bellissimo di Catellani. Sono partito da una scaletta di massima che poi è cambiata infinite volte, perché poi a volte la realtà mente e bisogna interpretarla, cercare fonti autorevoli e oneste, cercare con passione e rigore di avvicinarsi il più possibile alla verità storica, al sedimentato antropologico.</p>
<p align="JUSTIFY">Qual era il senso degli scioperi nel Passato e perché oggi si assiste ad una certa mancanza di azione partecipata?<b> </b></p>
<p align="JUSTIFY">Nel Sulcis, dove proprio perché c’era molto lavoro si è creata la prima comunità multiregionale italiana, si è venuta a creare una delle classi operaie più forte e coese d’Europa, prima per ribellarsi alla schiavitù di una condizione terribile, poi per reclamare diritti soprattutto rispetto alla sicurezza sul lavoro e alla dignità della persona. Non dimentichiamoci che proprio dopo l’eccidio di Buggerru del 1904 fu proclamato il primo sciopero generale nazionale. Oggi ciò che resta di quella classe operaia è ancora coesa e forte, ma non ha più un partito di riferimento, un movimento di lavoratori internazionale, la sua forza politica è stata indebolita da processi generali complessi. Ma nonostante la crisi terribile, nonostante le difficoltà di incidere, anche per la lontananza geografica, questi operai che sono l’anello debole di questa crisi, continuano a resistere e lottare, stanno dentro e fuori le fabbriche, organizzano manifestazioni di protesta. Purtroppo inascoltati dalla politica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quale la differenza tra povertà e impoverimento e quali categorie di persone vengono coinvolte?</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è una delle contraddizioni che stiamo vivendo, e anche un po’ una guerra tra poveri usata strumentalmente da politici razzisti come Salvini, cioè tra strati della popolazione italiana che perdono status, e migranti che scappano da guerre, epidemie, e chiedono asilo. Da una parte gli occidentali impoveriti, dall’altra i poveri assoluti, che non hanno niente, e anche le contraddizioni legate al consumismo, cioè al fatto di consumare beni assolutamente superflui. Nella zona interessata dal mio libro i più colpiti sono i cinquantenni, le donne, che debbono il più delle volte farsi carico del peso economico e morale della famiglia, e i giovani che non riescono a progettare un’esistenza. La sopravvivenza economica paradossalmente avviene grazie ai pensionati, agli ex minatori.</p>
<p align="JUSTIFY">Vuole commentare per noi la condanna di Carlo De Benedetti per le malattie e le morti per l&#8217;amianto in fabbrica?</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la dimostrazione che non esiste e non è mai esistito un capitalismo buono. A parte quell’anomalia che è stata l’Olivetti di Ivrea, quella di Volponi e Fortini, Musatti e Gallino. Ma in Italia, appunto, è stata una e per questo ha creato una mitologia.</p>
<p>A suo parere, il job act favorisce l&#8217;inserimento dei giovani nel mercato del lavoro ed è utile per equilibrare la sperequazione sociale?</p>
<p align="JUSTIFY">Non è il job act, peraltro iniquo, a creare lavoro, perché il lavoro non c’è per questioni legate proprio al modello capitalistico e alla globalizzazione, alle tante delocalizzazioni che hanno creato anche in Italia desertificazione industriale e disoccupazione, a partire dal caso Fiat, azienda simbolo del capitalismo assistito all’italiana. La legge ha precarizzato ulteriormente, ha dato in mano ai padroni maggiore potere nei confronti dei dipendenti, non ha creato nuovi posti di lavoro, ma in parlamento è stata votata anche dall’ex segretario generale della CGIL Epifani e dall’ex dirigente della Fiom Cesare Damiano, mentre in Francia la protesta ha infiammato le piazze. Quindi mi pare evidente che c’è una problema italiano, e non è solo un problema politico ma soprattutto culturale.</p>
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