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	<title>esclusione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Non c’è posto per te! Campagna di sensibilizzazione in tema di violenza di genere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2023 08:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga la seguente Campagna: Campagna di sensibilizzazioneperché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="548" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ca-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> sostiene e divulga la seguente Campagna: </p>



<p><strong>Campagna di sensibilizzazione<br>perché nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong></p>



<p><em>L’ultimo rapporto Istat in tema di violenza di genere ci dice che il&nbsp;<strong>94%</strong>&nbsp;delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti</strong>. La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” rivolge specifiche&nbsp;<strong>richieste ai Servizi Antiviolenza e alle Istituzioni</strong>&nbsp;per far sì che nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi in questione. Essa è aperta alla sottoscrizione sia di Enti e Gruppi che di singole persone&nbsp;</em><em>(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</em></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_18872"><a href="http://www.informareunh.it/formica-paola-panchina-rossa-ostile-2023-def/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Formica-Paola-panchina-rossa-ostile-2023-def-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Su un prato circondato da fogliame variopinto c’è una panchina rossa." class="wp-image-18872"/></a><figcaption>L’immagine scelta per la campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è una “panchina rossa ostile” realizzata dall’illustratrice Paola Formica. Essa vuole essere il simbolo di un’accoglienza selettiva che va superata. Si tratta di una panchina rossa sulla cui seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio.</figcaption></figure>



<p>Nell’Italia in cui i casi di violenza di genere sono quotidiani e possiamo contare un femminicidio ogni tre giorni, alcune delle più frequenti esortazioni rivolte alle donne che subiscono violenza sono: «<em>Denunciate! Rivolgetevi ai Servizi!</em>». Tali esortazioni danno per scontato che qualunque donna si rivolga ai Servizi Antiviolenza troverà accoglienza e sarà benaccetta. Ebbene, non è così. Vi sono alcune<strong>&nbsp;donne</strong>&nbsp;che sono&nbsp;<strong>escluse dalle Case rifugio</strong>. Sono donne con&nbsp;<strong>difficoltà complesse</strong>&nbsp;in cui esiste spesso una compresenza di limitazioni o di fragilità e che quindi hanno bisogni importanti per numero e per specificità. Da qui deriva una&nbsp;<strong>minore possibilità di riuscire in autonomia</strong>&nbsp;a trovare aiuto e soluzioni, la qual cosa innesca un circolo vizioso di rifiuti e solitudine: lo svantaggio comporta debolezza ulteriore e questa aumenta l’esclusione e la cancellazione della persona e della donna. Sono donne esposte a&nbsp;<strong>discriminazione multipla/intersezionale</strong>, un tipo di discriminazione causata dalla compresenza nella stessa persona di più fattori di rischio (ad esempio, essere donna e fare abuso di sostanze; oppure essere donna ed avere una disabilità, ecc.).</p>



<p>Il&nbsp;<strong>94,1%&nbsp;</strong>delle&nbsp;<strong>Case rifugio</strong>&nbsp;si è dotata di&nbsp;<strong>criteri di esclusione&nbsp;</strong>dall’accoglienza delle ospiti, mentre il&nbsp;<strong>61,4%</strong>&nbsp;di esse ne ha introdotto di ulteriori in relazione ai&nbsp;<strong>figli e figlie delle ospiti</strong>&nbsp;(dati relativi all’anno 2021, fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a>, 7 agosto 2023).</p>



<p>Stiamo parlando di donne che le Case rifugio respingono, ma nel rapporto Istat i criteri di esclusione sono indicati in modo asettico, come se si trattasse di una prassi inevitabile, accettabile e senza conseguenze per le donne:&nbsp;<strong>abuso di sostanze e dipendenze, disagio psichiatrico, essere senza fissa dimora, tratta e prostituzione, status giuridico,</strong>&nbsp;<strong>essere agli ultimi mesi di gravidanza, altri criteri di esclusione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Il dettaglio dei dati Istat sui criteri di esclusione adottati dalle Case rifugio</strong></td></tr><tr><td><em>Il 94,1% delle Case rifugio (317 in valori assoluti) si è dotata di criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti.</em>&nbsp;<em>L’81,9%&nbsp;delle Case rifugio (276 in valori assoluti)&nbsp;non accoglie&nbsp;donne che fanno&nbsp;abuso di sostanze e con dipendenze; l’80,7%&nbsp;(272 Case rifugio) non accoglie donne con&nbsp;disagio psichiatrico; il&nbsp;71,2%&nbsp;(240) donne&nbsp;senza fissa dimora; il&nbsp;37,1%&nbsp;(125) donne&nbsp;vittime di tratta e prostituzione; il&nbsp;20,8%&nbsp;(70) quelle prive di uno specifico&nbsp;status giuridico; il&nbsp;19,9%&nbsp;(67) donne agli&nbsp;ultimi mesi di gravidanza; il 10,1% (34) donne respinte sulla base di altri criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavole 16 e 17 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023). Ulteriori&nbsp;criteri di esclusione&nbsp;dall’accoglienza sono applicati dal 61,4%&nbsp;delle&nbsp;Case rifugio (207 in valori assoluti) in relazione ai&nbsp;figli e figlie delle ospiti. Il 42,4% delle Case rifugio (143) pongono&nbsp;limiti all’età&nbsp;nell’accoglienza dei figli/figlie&nbsp;delle ospiti, il 48,4% (163) pongono&nbsp;limiti di genere, il 7,7% (26) ulteriori criteri di esclusione (dati relativi all’anno 2021, Tavola 18 del file con i dati sulle&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Case rifugio</em></a><em>&nbsp;contenuto in: Istat,&nbsp;</em><a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</em></a><em>, 7 agosto 2023).</em></td></tr></tbody></table></figure>



<p>Non sappiamo&nbsp;<strong>cosa ne sia di queste donne escluse</strong>&nbsp;dalle Case rifugio, il rapporto non lo dice, ma non è difficile immaginare quale possa essere la loro sorte. Il citato rapporto Istat ha rilevato i criteri di esclusione solo per le Case rifugio, ma abbiamo avuto riscontro che le richieste di aiuto di diverse donne con disabilità siano state ignorate anche da diversi Centri antiviolenza (CAV). Pertanto la nostra riflessione è&nbsp;<strong>rivolta a tutti i Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>Solitamente l’introduzione di meccanismi di esclusione – che siano formalizzati o meno – non è percepita come discriminatoria da chi li pone in essere, ma tale percezione non è corretta: escludere dai Servizi Antiviolenza anche una sola donna costituisce una discriminazione, ed il fatto che siano escluse le donne con difficoltà complesse pone questioni etiche e giuridiche che non possono essere liquidate evocando l’inconsapevolezza della gravità della pratica. Infatti tutta la letteratura scientifica sul tema rivela che le donne che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale corrono un&nbsp;<strong>rischio significativamente più alto di subìre violenza</strong>&nbsp;rispetto alle altre donne. Ad esempio, il rischio di subìre&nbsp;stupri o tentati stupri&nbsp;è doppio per le donne con disabilità (10%) rispetto a quelle senza limitazioni funzionali (4.7%) (fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2015/06/Violenze_contro_le_donne.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia. Anno 2014</em></a>).</p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_19156"><a href="http://www.informareunh.it/case-rifugio-criteri-esclusione-dati-istat-2021-grafico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Case-rifugio-criteri-esclusione-dati-Istat-2021-grafico-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-19156"/></a><figcaption>Il grafico a torta su cui domina l’arancione del 94% delle Case rifugio che hanno adottato criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti, con un esiguo spicchietto azzurro (il 6% delle Case rifugio che non li hanno adottati), ben esprime anche in modo visivo le proporzioni della pratica discriminatoria. Grafico: Simona Lancioni – Fonte: Istat,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/archivio/287411?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sistema di protezione per le donne vittime di violenza – anni 2021-2022</a>, 7 agosto 2023, Tabella 17 del file con i dati sulle&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files/2023/08/Tavole-appendice-Case-Rifugio-2021.xlsx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Case rifugio</a>&nbsp;(anno 2021).</figcaption></figure>



<p>Vero è che spesso i Servizi Antiviolenza dispongono di risorse limitate e di personale non specificamente formato ad affrontare la complessità che alcuni casi possono presentare. Sotto questo profilo va chiarito che non stiamo chiedendo ai singoli Servizi di affrontare questi casi in autonomia, li stiamo invece invitando ad affrontarli organizzandosi in modo diverso. Si tratta di costruire&nbsp;<strong>reti territoriali</strong>&nbsp;che mettano in comune risorse e competenze, nonché di disporsi a lavorare con&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato i casi in questione. I Servizi Antiviolenza sono invitati a adottare un nuovo approccio di base in cui il&nbsp;<strong>principio di inclusione</strong>&nbsp;per ogni tipo di limite, difficoltà, disagio o patologia della donna che chiede aiuto sia considerato come una premessa ineluttabile, un elemento di eccellenza, sia dal punto di vista organizzativo concreto (accessibilità dei Servizi Antiviolenza, inclusione dei figli/e anche con disabilità, operatrici formate, ecc.), che dal punto di vista etico e culturale. Esistono già&nbsp;<strong>esempi virtuosi</strong>&nbsp;di Servizi Antiviolenza che si sono disposti a lavorare in questo modo (se ne legga a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/servizi-antiviolenza-preparati-ad-accogliere-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">questo link</a>), si tratta solo di seguirne le orme.</p>



<p>Ancor meno ricevibile è l’argomentazione, talvolta proposta, che si tratti di casi residuali, giacché le donne che rientrano nei criteri di esclusione indicati dalle Case rifugio&nbsp;<strong>non sono affatto in un numero trascurabile</strong>, ed in ogni caso non può considerarsi trascurabile nessun numero superiore allo zero. In merito va evidenziato che laddove il principio di accessibilità sia rispettato, emerge una&nbsp;<strong>dimensione altrimenti invisibile</strong>&nbsp;di richieste e aumenta la consapevolezza dei propri diritti e delle condizioni di violenza subìte anche da parte di donne con maggiori difficoltà e disagio.</p>



<p>Infine vale la pena di ricordare che chiunque operi nella Rete Antiviolenza è vincolato/a al rispetto dei princìpi di<strong>&nbsp;uguaglianza e non discriminazione</strong>&nbsp;sanciti dall’articolo 4 della&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/ConsiglioEuropa-ConvenzioneIstanbul-VolenzaDonne2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione di Istanbul</strong></a>&nbsp;(la&nbsp;<em>Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica</em>), che è stata ratificata dall’Italia con la&nbsp;<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/07/01/13G00122/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legge 77/2013</a>, e che costituisce il riferimento normativo più elevato in tema di contrasto alla violenza di genere.</p>



<p>La presente campagna di sensibilizzazione, denominata “<strong>Non c’è posto per te!</strong>”, è pertanto finalizzata a far sì che&nbsp;<strong>nessuna donna vittima di violenza sia più esclusa dai Servizi Antiviolenza</strong>.</p>



<p>È importante sottolineare che non rientra nelle finalità di questa campagna discreditare i Servizi Antiviolenza. Non trarremmo alcun vantaggio da una simile operazione, e l’intera comunità ne sarebbe danneggiata. L’unico obiettivo della campagna è promuovere un’accoglienza senza discriminazioni. È proprio la consapevolezza di quanto sia&nbsp;<strong>preziosa e vitale</strong>&nbsp;la funzione svolta da tali Servizi, che rende intollerabile che qualcuna ne sia esclusa. Riteniamo infatti che rifiutarsi di accogliere anche una sola donna vittima di violenza significhi abbandonarla nelle mani del suo aggressore o del suo assassino, oppure relegarla in una condizione di subordinazione ed esclusione nel contesto in cui vive, e questo… ecco,&nbsp;<strong>questo deve finire!</strong></p>



<p>Più si accoglie senza discriminazioni, più le donne “tutte”, anche senza difficoltà complesse, modificano la propria percezione rispetto alle condizioni di vita di ciascuna e si possono attivare per chiedere aiuto e per sensibilizzare altre persone. Così si promuove il&nbsp;<strong>diritto per tutte di essere accolte e aiutate</strong>. Auspicabilmente, in questo modo, le stesse operatrici, le Reti di aiuto e i Servizi Antiviolenza diventano promotori e promotrici di consapevolezza ed emancipazione anche delle donne con limitazioni e difficoltà complesse.</p>



<p><strong>Richieste per i Servizi Antiviolenza</strong></p>



<ul><li><strong>Eliminazione dei meccanismi di esclusione dall’accoglienza</strong>&nbsp;delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – in ottemperanza alle disposizioni contenute nella Convenzione di Istanbul.</li><li><strong>Costituzione di reti territoriali</strong>&nbsp;finalizzate alla presa in carico delle donne vittime di violenza che sono esposte a discriminazione multipla/intersezionale.</li><li><strong>Disposizione a lavorare in</strong>&nbsp;<strong>équipe multidisciplinari</strong>&nbsp;a composizione variabile, coinvolgendo di volta in volta le professionalità utili e necessarie ad affrontare in modo adeguato la complessità che ciascun caso più presentare.</li></ul>



<p><strong>Richieste per le Istituzioni</strong></p>



<ul><li><strong>Introduzione del rispetto del principio di non discriminazione</strong>&nbsp;quale requisito richiesto per l’accesso ai fondi pubblici da parte dei Servizi Antiviolenza.</li><li><strong>Fissare un tempo di adeguamento</strong>&nbsp;entro il quale i Servizi Antiviolenza debbono eliminare i meccanismi di esclusione dall’accoglienza delle ospiti e dei loro figli e figlie – formalizzati o meno – onde evitare la sospensione dei finanziamenti pubblici.</li></ul>



<p>La campagna di sensibilizzazione “<strong>Non c’è posto per te!</strong>” è promossa da&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informare un’h- Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli</strong></a>&nbsp;in collaborazione con le seguenti professioniste:&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini&nbsp;</strong>(ricercatrice in Filosofia del Diritto presso l’Università di Ferrara),&nbsp;<strong>Martina Gerosa&nbsp;</strong>(urbanista, disability &amp; accessibility manager),&nbsp;<strong>Nadia Muscialini&nbsp;</strong>(psicoanalista e psicologa presso il Servizio Sanitario Nazionale),&nbsp;<strong>Piera Nobili&nbsp;</strong>(architetta),&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci&nbsp;</strong>(medica psicoterapeuta del progetto&nbsp;<a href="https://www.mondodonna-onlus.it/chiama-chiama/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CHIAMA chiAMA</a>&nbsp;di Bologna gestito congiuntamente dalle Associazioni MondoDonna&nbsp;e&nbsp;AIAS di Bologna&nbsp;– Associazione Italiana Assistenza Spastici), e, chi scrive,&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>, in qualità di responsabile del centro promotore della campagna. Inoltre la campagna ha ottenuto i&nbsp;<strong>patrocini</strong>&nbsp;della&nbsp;<a href="https://www.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>UILDM Nazionale</strong></a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), del&nbsp;<a href="https://www.cerpa.org/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>CERPA Italia</strong></a>&nbsp;(Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità), dell’Associazione&nbsp;<a href="https://www.femminilemaschileplurale.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Femminile Maschile Plurale</strong></a>&nbsp;(FMP) di Ravenna.</p>



<p>Per favorire la diffusione dell’iniziativa attraverso i social sono state prodotte alcune brevi&nbsp;<strong>clip informative</strong>&nbsp;curate dalle professioniste coinvolte nel progetto. Alla predisposizione dei filmati hanno collaborato anche&nbsp;<strong>Alessandro Pecori</strong>, responsabile operativo dello sportello&nbsp;<a href="https://www.informarecomunicando.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Informarecomunicando</strong></a>&nbsp;di Pisa, che ha fornito un supporto tecnico;&nbsp;<strong>Delphine Caron</strong>, docente della lingua dei segni italiana (LIS) ed attivista per i diritti delle donne e delle persone sorde che ha prodotto il filmato in questa lingua; e l’Associazione&nbsp;<a href="https://www.blindsight.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Blindsight Project</strong></a>&nbsp;che ha curato la&nbsp;<strong>audiodescrizione&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>sottotitolazione&nbsp;</strong>delle clip allo scopo di rendere fruibili i contenuti informativi anche dalle persone con disabilità sensoriali, in particolare hanno collaborato&nbsp;<strong>Laura Raffaeli</strong>, presidente dell’Associazione,&nbsp;<strong>Laura Giordani</strong>, che ha curato i testi dell’audiodescrizione,&nbsp;<strong>Barbara Paradiso</strong>, che ha curato la sottotitolazione,&nbsp;<strong>Alessandra Paganelli</strong>, che ha prestato la voce per l’audiodescrizione, e&nbsp;<strong>Luca Ruffini&nbsp;</strong>della Pselion Web Agency, che ha curato il mix e il montaggio. Tutto il materiale è liberamente fruibile dai seguenti link:</p>



<ul><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/890686091903767?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Presentazione della campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!”</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Simona Lancioni</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1592015391329730?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Servizi Antiviolenza</em><em>: una proposta di organizzazione inclusiva</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Nadia Muscialini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/watch/?v=701102201930193&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Un esempio virtuoso di Servizio Antiviolenza inclusivo: lo Sportello CHIAMA chiAMA di Bologna</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Cristina Pesci</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/6694673277246546?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>I princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella Convenzione di Istanbul</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Maria Giulia Bernardini</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/288624384147677?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Accessibilità e inclusione dei Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Piera Nobili</strong>.</li><li><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/1013677256565119?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>L’accessibilità delle informazioni sui Servizi Antiviolenza</em></a>, a cura di&nbsp;<strong>Martina Gerosa</strong>, riprese di&nbsp;<strong>Diego Villalón</strong>.</li><li><em><a href="https://www.facebook.com/100064553387825/videos/3677549922476465?utm_source=rss&utm_medium=rss">La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” in LIS</a></em>, a cura di&nbsp;<strong>Delphine Caron&nbsp;</strong>(alla traduzione in LIS ha collaborato&nbsp;<strong>Mita Graziano</strong>, le riprese sono state fatte preso il&nbsp;<strong>Museo della Seta&nbsp;</strong>di Como, mentre le opere sullo sfondo sono dell’artista<strong>&nbsp;Davide Molteni</strong>).</li></ul>



<p>Inoltre, per consentire l’accesso alle informazioni a chi ha difficoltà a utilizzare i consueti testi scritti, questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata anche nella&nbsp;<strong>versione facile da leggere e da capire</strong>&nbsp;(<em>Easy To Read</em>, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-linguaggio-facile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>questo link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Francesca Stella</strong>, formatrice nazionale del linguaggio&nbsp;<em>Easy To Read</em>&nbsp;e lettrice di prova del gruppo dell’<a href="http://www.anffasudine.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ANFFAS di Udine</strong></a>&nbsp;(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), e nella&nbsp;<strong>versione con i simboli della</strong>&nbsp;<strong>comunicazione aumentativa alternativa</strong>&nbsp;(CAA, disponibile a&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/wp-content/uploads/Non-c-e-posto-per-te-CAA-def_compressed.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>quest’altro link</strong></a>), a cura di&nbsp;<strong>Stefania Costantini&nbsp;</strong>(educatrice socio-pedagogica).</p>



<p>L’immagine scelta per questa campagna di sensibilizzazione è stata realizzata dall’illustratrice&nbsp;<strong>Paola Formica</strong>. Essa raffigura una panchina rossa, uno dei simboli del contrasto alla violenza di genere, ma questa, a differenza delle altre, è una “<strong>panchina rossa ostile</strong>”, infatti sulla seduta è stato applicato un divisorio per impedire che le persone senza fissa dimora vi si possano sdraiare. Essere senza fissa dimora è uno dei criteri di esclusione dall’accoglienza delle ospiti adottati dalle Case rifugio. L’opera vuole essere il simbolo di un’<strong>accoglienza selettiva che va superata</strong>.</p>



<p>La campagna di sensibilizzazione “Non c’è posto per te!” è rivolta ai Servizi Antiviolenza, alle Istituzioni e a tutta la popolazione. Essa è&nbsp;<strong>aperta alla sottoscrizione</strong>&nbsp;sia&nbsp;di&nbsp;<strong>Enti&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Gruppi</strong>&nbsp;che di&nbsp;<strong>singole persone</strong>&nbsp;(per aderire o per informazioni scrivere a&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>).</p>



<p>Simona Lancioni<br>Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)</p>



<p><strong>Nota su Informare un’h</strong><br>Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) è un servizio informativo in tema di disabilità della&nbsp;<a href="https://pisa.uildm.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">UILDM Sezione di Pisa</a>&nbsp;(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare). Il centro presta molta attenzione alle questioni di genere, è impegnato da vent’anni nella promozione dei diritti delle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/documentazione/donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne con disabilità</a>, ed in particolare nel contrasto alle discriminazioni multiple e alle&nbsp;<a href="https://www.informareunh.it/la-violenza-nei-confronti-delle-donne-con-disabilita/?utm_source=rss&utm_medium=rss">violenze</a>&nbsp;che esse subiscono. Per info:&nbsp;<a href="mailto:info@informareunh.it">info@informareunh.it</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.informareunh.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.informareunh.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<p><strong>Pubblichiamo di seguito gli elenchi, in costante aggiornamento, dei Soggetti aderenti</strong></p>



<p><strong>Adesioni degli Enti/Gruppi</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Diritti alla Follia<br>2 Studio Legale Ferlin<br>3 Associazione Il Coraggio<br>4 Associazione Michele Baù – Angeli con le ali<br>5 Associazione per i Diritti Umani<br>6 Centro di Relazioni Umane di Bologna<br>7 Associazione Code per Curiosi<br>8 Associazione Diritti Senza Barriere<br>9 Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)<br>10 Associazione Libere Sinergie<br>11 Progetto Aisha<br>12 Circolo Chico Mendez<br>13 Centro per l’alternativa alla psichiatria Francesco Lorusso<br>14 Centro Antiviolenza Vittore Buzzi di Milano<br>15 CCDU – Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani<br>16 Superando.it<br>17 Coordinamento Etico dei Caregivers di Pisa<br>18 Gruppo Donne del GALM (Gruppo Animazione Lesionati Midollari)<br>19 Comunità Fragole Celesti<br>20 Associazione DisabilmenteMamme</p>



<p><strong>Adesioni di persone</strong>&nbsp;(in ordine di arrivo)</p>



<p>1 Vittoria Doretti<br>2 Paola Cavalieri<br>3 Giuseppe Zecchini<br>4 Anna Francesca Masiero<br>5 Sara Boicelli<br>6 Silvia Cutrera<br>7 Vincenzo Lorubbio<br>8 Simona Ferlin<br>9 Luisella Bosisio Fazzi<br>10 Orietta Baù<br>11 Silvia Fasolin<br>12 Sara Bonanno<br>13 Simone Madussi<br>14 Ubaldo Balestriere<br>15 Simona Sforza<br>16 Aldo Schiavello<br>17 Simona Maffei<br>18 Isabella Groppi<br>19 Federica Danesi<br>20 Sofia Cuberli<br>21 Luisa Mariani<br>22 Antonella Rosa<br>23 Federico Girolomoni<br>24 Chiara Cuberli<br>25 Marta Silimbani<br>26 Maria Tarallo<br>27 Elisabetta Stellato<br>28 Annalisa Cuberli<br>29 Nadia Fiorentino<br>30 Eliane Rodrigues<br>31 Maria Grazia Nichetti<br>32 Sara Lancioni<br>33 Marcella Corsi<br>34 Paolo Addis<br>35 Vito Totire<br>36 Simonetta Cuberli<br>37 Luca Benvenga<br>38 Mario Bernardini<br>39 Ivonne&nbsp;Pattuelli<br>40 Marina Lombardi<br>41 Paola Persici<br>42 Alberto Brugnettini<br>43 Cinzia Mancini<br>44 Laura Scudieri<br>45 Nathalie Paris<br>46 Maria Chiara Quadrini<br>47 Linda Lamborghini<br>48 Bimba Landmann<br>49 Sandra Rossetti<br>50 Pietro Lodi<br>51 Cinzia Pennati<br>52 Vincenzo Cadoni<br>53 Andrea Pancaldi<br>54 Mara Ruele<br>55 Mauro Pirani<br>56 Emanuele Giorgi<br>57 Gabriele Giorgi<br>58 Antonella Tarantino<br>59 Maria Paola Giubileo<br>60 Francesco Comelli<br>61 Barbara Badiani<br>62 Grazia Trunfio<br>63 Giovanni Conte<br>64 Tommasa Lombardi</p>
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		<title>L&#8217;anello debole: il rapporto della Caritas sulla povertà in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 07:17:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="725" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-725x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16665" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-725x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 725w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-768x1084.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-1088x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1088w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta-1451x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1451w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/poverta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1657w" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" /></a></figure>



<p>In occasione della&nbsp;<strong>Giornata internazionale di lotta alla povertà</strong>, Caritas Italiana ha presentato, lunedì 17 ottobre ore 10.30-12.30 a Roma – Sala Stampa Estera e in diretta streaming, il suo 21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo&nbsp;<strong>“L’anello debole”</strong>.</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CaritasIt/videos/6291989277484310?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivedi la presentazione</a></strong>&nbsp;<em>(da 8’05”)</em></p>



<p>Dal report emerge che non esiste una sola povertà: ce ne sono tante, acuite dai disastrosi effetti della pandemia, ancora in corso, e dalle ripercussioni della vicina guerra in Ucraina. <strong>Nel 2021 i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati circa 5,6 milioni, di cui 1,4 milioni di bambini.</strong></p>



<p>Tra gli “anelli deboli”, i giovani, colpiti da molte forme di povertà: dalla&nbsp;<strong>povertà ereditaria</strong>, che si trasmette “di padre in figlio” per cui occorrono almeno cinque generazioni a una persona che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello medio di reddito; alla&nbsp;<strong>povertà educativa</strong>, tanto che solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario.</p>



<p>Solo nel 2021 quasi&nbsp;<strong>2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi,</strong>&nbsp;per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza.</p>



<p>Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero.</p>



<p>Il Rapporto si conclude con una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, con particolare attenzione alle prospettive di riforma e investimento derivanti dal PNRR e dal programma europeo Next generation EU.</p>



<p></p>



<p>Qui i materiali di consultazione e di approfondimento:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto Povertà | Versione integrale</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/sintesi_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sintesi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/depliant_rapportopoverta2022.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pieghevole con dati e riflessioni</a></strong></p>



<p>Dalla presentazione:</p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.chiesacattolica.it/card-zuppi-la-poverta-un-valore-sballato-nellorganismo-del-nostro-paese/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Zuppi</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/redaelli_pres_rapportopoverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento mons. Redaelli</a></strong></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>



<p><strong>::&nbsp;<a href="https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2022/10/delauso_pellegrino_pres_rapp_poverta.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intervento De Lauso – Pellegrino</a></strong>&nbsp;<em>(slides)</em></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Patrizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 10:00:26 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="960" height="959" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16517" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-768x767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/jo-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Mi chiamo Patrizia Cannas, ho 28 anni, sono un architetto e attualmente svolgo un Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica e Urbana presso l’Università degli Studi di Trieste. Mi laureo nel 2019 con una tesi che indaga il tema dell’architettura in carcere, con un focus sulla progettazione a sostegno del benessere fisico e psicologico<br>dell’individuo che abita in un contesto di detenzione. In questa occasione sviluppo due progetti diversi &#8211; ma affini &#8211; per la Casa Circondariale di Trieste, un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di lavorare con emergenze reali e di relazionarmi con istituzioni diverse dal mio campo lavorativo. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale e l’abilitazione professionale nel 2019, per un anno collaboro affianco ad altri professionisti in progetti che spaziano dall’interior design alla progettazione architettonica, dal progetto del paesaggio alla grafica e all’illustrazione. Dopo questa esperienza, decido di avvicinarmi al mondo della ricerca &#8211; anche per riprendere gli studi iniziati durante la tesi &#8211; e nel 2020 vinco il concorso per il dottorato a Trieste, entrando in graduatoria con borsa di studio MIUR. Da quel momento, l’attività di ricerca diventa la mia principale occupazione ed inizio ad interfacciarmi con la scrittura, la partecipazione come autrice/uditore ai convegni, le pubblicazioni e l’affiancamento alla didattica in Università. Durante il periodo di<br>pandemia, inizio a svolgere attività di volontariato sia nel sociale, a sostegno dei senza dimora, sia nel sanitario come soccorritore. L’attività di ricerca, assieme a quella del volontariato, mi hanno portata a voler sempre più utilizzare gli strumenti professionali &#8211; e<br>personali &#8211; acquisiti nel corso del tempo per cercare di portare un contributo costruttivo in quei campi che guardano alle disuguaglianze sociali, al diritto dell’abitare e ad un’architettura che sia “al servizio” di tutti e che metta al centro delle sue opere il benessere della persona.</p>



<p>Di cosa mi occupo</p>



<p><br>La mia ricerca si colloca nel tema delle istituzioni totali ed indaga i punti in comune tra gli studi sull’architettura dell’abitare nello spazio della detenzione e sulle ricerche, provenienti anche dall’ambito internazionale, che affrontano il tema dei luoghi di ospitalità e di controllo dei migranti. Il motivo per cui assumo il carcere come ulteriore nodo della ricerca è che esso rappresenta il luogo limite ed emblema delle contraddizioni di un’architettura che, mentre si fa esecutrice della pena, dovrebbe supportare il principio di reinserimento nella collettività, in linea con l’Art. 27 della Costituzione Italiana. In questo contesto, vorrei indagare i meccanismi spaziali che portano l’architettura a contribuire nel dare un carattere di esclusione anche a quei luoghi che, trasformati i modelli classici delle<br>istituzioni totali, presentano un carattere segregante pur non essendo detentivi. La volontà è di ripensare gli schemi e i modelli che rendono ostili tali luoghi, con l’intento di contribuire alla costituzione di una base d’indagine per sviluppare nuovi modelli teorici ed operativi per il miglioramento dei luoghi dell’abitare in questi contesti. La prima esperienza di ricerca nel carcere di Trieste ha portato alla riprogettazione di alcuni spazi, sia interni che esterni, che hanno dato prova, seppur modesta, di come l’architettura possa essere di supporto sia per i detenuti che per gli operatori. Questa occasione ha portato alla stipula di una convenzione di collaborazione scientifica tra la Casa Circondariale e l’Università di Trieste, facendo così rientrare il carcere tra i casi studio. Un altro campo d’indagine riguarda il caso studio goriziano che tratta il rapporto tra i C.A.R.A. e le jungle (insediamenti autocostruiti dai migranti in zone boschive) attraverso il metodo dell’osservazione partecipata, utile per comparare le forme architettoniche imposte e quelle spontanee. Cerco sempre di dialogare con diverse discipline, tra cui l’antropologia, sociologia, la geografia umana ma anche con i media studies (cinema, fotografia e comics) che raccontano questi temi. Avendo tra gli obiettivi l’elaborazione di strumenti critici ed operativi sui luoghi di esclusione e di rifugio, per far emergere quanto di carcerario ci sia nei centri di ospitalità e quanto di spontaneo, ed in qualche modo “libero”, si possa coltivare in carcere, i potenziali sviluppi di questa ricerca potrebbero collocarsi in due ambiti: da un lato, l’abitare gli spazi carcerari e la loro connessione con la città (orientando il progetto con la direzione che PNRR auspica per i luoghi di esclusione sociale), dall’altro, la questione abitativa rispetto alla cosiddetta “crisi dei migranti” guardando alla progettazione europea transfrontaliera . A prescindere dagli sviluppi futuri che questo lavoro potrà portare, spero di poter contribuire in maniera propositiva alla contemporaneità, anche attraverso progetti che non debbano per forza essere imponenti nella loro “misura” ma che possano, con la loro presenza, anche di modesta entità, cambiare alcune realtà. Quando mi viene chiesto perché ho deciso di occuparmi nello specifico di carceri o, in generale, di luoghi di esclusione, rispondo sempre provando a riportare un dato di realtà: se considerassimo il carcere in Italia per il suoi numeri, con una popolazione di circa 60 mila abitanti (tra detenuti ed operatori), potrebbe essere paragonato alla grandezza di una piccola città. Inoltre, tenendo conto di quanto l’architettura possa influenzare sia positivamente che negativamente un contesto, e tenendo presente l’obiettivo finale della reintegrazione (casi permettendo) e riabilitazione, occuparsi di detenzione ha lo stesso valore di qualsiasi altra istituzione presente sul territorio. La possibilità di lavorare su emergenze esistenti, tessere nuove relazioni e trovare punti in comune con altre realtà sono le motivazioni che mi portano a considerare la ricerca un’opportunità perché rappresenta l’occasione di lavorare su tematiche in cui credo.</p>



<p></p>



<p>I<strong>l progetto &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221; verrà presentato a Milano</strong>, <strong>presso la Casa dei Diritti, il 9 ottobre alle ore 16. Non mancate! </strong></p>
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		<title>Sin techo. Vuol dire Senza tetto</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2020 08:13:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="788" height="215" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14696" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 788w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto1-300x82.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto1-768x210.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Nei paesi avanzati negli ultimi anni il numero di senzatetto si è alzato moltissimo, questa situazione è una delle condizioni più gravi di esclusione sociale. È evidente pensare che i paesi sottosviluppati possono essere i più colpiti per ovvie ragioni e invece no, succedono in tutto il mondo perché a volte il sottosviluppo è un fatto mentale e non solo economico. Perdere il lavoro, la famiglia, la casa, i soldi risparmiati e finire per strada è una tragedia della quale si parla poco. I senzatetto li incrociamo con la coda dell’occhio sotto i portici, davanti alle fermate degli autobus, nei sottopassi, nella metropolitana, a Milano, a Roma, a Parigi, a Mosca, a Città del Messico… E cosa facciamo? Voltiamo la testa dall’altra parte. Sapete cosa significa “Aporofobia”? La fobia che rappresenta la paura e l’ostilità verso la povertà o verso i poveri. In misura diversa la soffriamo tutti. Abbiamo paura di loro, purtroppo, ma sicuramente tante di queste persone sono uguali a noi, solo che hanno perso tutto.</p>



<p>In questo momento in Spagna si parla molto del tema. Ci sono più di 33 mila senzatetto, una cifra importante aggravata dalla crisi del Coronavirus. Uomini e donne senza casa che soffrono malattie e che per la loro condizione non hanno diritto alla salute, che hanno tentato il suicidio, che hanno una speranza di vita di 30 anni in meno rispetto a qualunque persona che abbia un tetto sulla testa. Molti hanno sofferto un crimine generato dall’odio (47%), di cui la maggior parte mai denunciati, di cui molte vittime sono donne. Perché vivere sotto i ponti è una vulnerabilità dei diritti umani, perché avere il diritto ad una casa, ad un lavoro, alla salute, ad una vita normale non sembra una priorità in questo caso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="550" height="550" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14697" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto2-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto2-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto2-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/senzatetto2-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure>



<p>Perché parlare di questi invisibili? Perché parlare dei senzatetto spagnoli, visto che il mondo intero ne è pieno? Perché oggi (10 ottobre) è la Giornata Mondiale dei Senzatetto e perché la Fondazione spagnola <a href="https://hogarsi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hogar Sí</a> ha fatto un importante appello alle istituzioni e alla società civile per raggiungere un lodevole obbiettivo: entro il 2030 nessun senzatetto in strada. Un sogno? La Fondazione ha aderito alla “Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” delle Nazioni Unite. Questa agenda ha diciassette obbiettivi di sviluppo sostenibile (ODS) che riguardano temi economici, sociali e ambientali. In particolare, <a href="https://hogarsi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hogar Sí</a> sottolinea i seguenti obbiettivi che aiuterebbero a combattere il fenomeno: ODS 1 (Il fenomeno dei senzatetto è una delle massime espressioni di povertà), ODS 3 (Salute e benessere perché vivere per strada uccide), ODS 8 (Lavoro decente e crescita economica) e ODS 13 (Assicurare l’accesso all’alloggio a tutti). Di recente la notizia che lo spagnolo Nacho Álvarez, Segretario di Stato dei Diritti Sociali voglia impulsare una nuova strategia per incentivare il diritto alla casa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="200" height="200" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/hogarsi.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/hogarsi.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/hogarsi-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/hogarsi-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></figure>



<p>Si muovono in tanti per dare una soluzione a questa situazione che inonda la Spagna. Anche <a href="https://www.provivienda.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">Provivienda</a> con il suo progetto “Housing First”: accesso ad un alloggio decente per tutti su base paritaria. Il responsabile del Progetto ha dichiarato che la Strategia Nazionale per le Persone Senzatetto approvata dal Consiglio dei ministri nel 2015, scade quest’anno e non mai stata eseguita per mancanza di budget. La pandemia dovrebbe essere la molla per far ripartire progetti di aiuto concreto a queste persone.</p>



<p>Cosa possiamo fare? Iniziamo a guardare queste persone, non sono invisibili. Entriamo nel sito di <a href="https://hogarsi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hogar Sí</a> e facciamo una donazione. Parliamone a scuola e a casa con i nostri parenti e amici. Questo è un problema che non dovrebbe essere ignorato. Indaghiamo se nel nostro paese e nella nostra città ci sono enti o fondazione che si occupano del tema, ed aiutiamoli.</p>



<p>Secondo Ilsole24ore in Italia i senzatetto sono oltre 50 mila. Ma questo sarebbe un altro articolo.</p>
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		<title>Piano rom della città di Roma. Dal Passato al Presente poco cambia</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 09:25:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>PRESENTATO IL RAPPORTO SULL&#8217;IMPATTO GENERATO DAL &#8220;PIANO ROM&#8221; DELLA CITTA&#8217; DI ROMA.ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO: «INTENTI APPREZZABILI CON ESITI FALLIMENTARI»&#160; «Un&#160;Piano rom&#160;contraddittorio e poco trasparente, mai condiviso con la cittadinanza e caratterizzato dal rifiuto a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>PRESENTATO IL RAPPORTO SULL&#8217;IMPATTO GENERATO DAL &#8220;PIANO ROM&#8221; DELLA CITTA&#8217; DI ROMA.<br>ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO: «INTENTI APPREZZABILI CON ESITI FALLIMENTARI</strong>»&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="620" height="310" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/rom-zingari-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13565" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/rom-zingari-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/rom-zingari-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>«<strong>Un&nbsp;<em>Piano rom&nbsp;</em>contraddittorio e poco trasparente</strong>, mai condiviso con la cittadinanza e caratterizzato dal rifiuto a qualsiasi supporto esterno &#8211; compresa l’adesione a programmi europei -, accompagnato da una narrazione poco aderente alla realtà.&nbsp;<strong>Un&nbsp;<em>Piano&nbsp;</em>le cui azioni hanno avuto un impatto quasi insignificante se rapportate alle ingenti somme di denaro impegnate</strong>», questo l’impietoso giudizio espresso da&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio&nbsp;</strong>che oggi nella Sala Stampa della Camera ha presentato un rapporto sul “Piano rom” della città di Roma a 30 mesi dalla sua presentazione.</p>



<p>Grandi attese si erano sollevate nella città di Roma il 31 maggio 2017, dopo che la sindaca Virginia Raggi aveva presentato con grande enfasi in Campidoglio il “Piano rom” della Capitale per il superamento degli insediamenti formali, un documento che l’allora capo politico del Movimento 5 Stelle non aveva esitato a definire «<strong>un capolavoro da applausi</strong>», rappresentando il primo tentativo di una Giunta Capitolina di adoperarsi esplicitamente in un’azione organica di superamento degli insediamenti monoetnici presenti sul territorio.</p>



<p>Dopo due anni e mezzo da quel giorno però, l’Amministrazione Capitolina non ha mai provveduto a rendere pubbliche relazioni di monitoraggio al fine di condividere il reale impatto delle azioni previste dal&nbsp;<em>Piano.&nbsp;</em>«Definire un bilancio – è riportato nella premessa rapporto – risulta arduo. Su questo tema infatti l’azione della Giunta è stata caratterizzata&nbsp;<strong>da scarsa trasparenza</strong>&nbsp;e quando numeri e dati sono stati prodotti gli stessi&nbsp;<strong>non sempre hanno trovato aderenza con la realtà fattuale</strong>».</p>



<p>Per colmare tale deficit, Associazione 21 luglio ha presentato oggi alla stampa il report “<strong>Dove restano le briciole. I propositi del Piano rom e ciò che rimane negli insediamenti della Capitale</strong>”. Si tratta di uno studio lungo e meticoloso, effettuato grazie all’ausilio di atti pubblici, documenti anche inediti, testimonianze raccolte tra operatori del Terzo Settore e all’interno degli insediamenti,&nbsp;<em>in primis&nbsp;</em>quelli direttamente coinvolti dal&nbsp;<em>Piano</em>: Camping River, La Barbuta e Monachina.</p>



<p>Sono anzitutto i numeri a fornire i primi elementi del fallimento delle azioni del&nbsp;<em>Piano<strong>:&nbsp;</strong></em><strong>il “Patto di Responsabilità Solidale”</strong>&nbsp;&#8211; che rappresenta il “vincolo contrattuale” che lega l’Amministrazione ad ogni nucleo che intende partecipare alle azioni inclusive del&nbsp;<em>Piano&nbsp;</em>negli insediamenti di prossimo superamento (La Barbuta e Monachina) &#8211;&nbsp;<strong>è stato sottoscritto solo dal 19% delle famiglie</strong>. Sotto il profilo alloggiativo&nbsp;<strong>non risulta siano stati erogati supporti per il&nbsp;<em>buono casa</em></strong><em>;&nbsp;</em>sul versante lavoro, ad eccezione di tirocini e borse lavoro,&nbsp;<strong>non sono mai partite le&nbsp;<em>start up</em>&nbsp;previste dal&nbsp;<em>Piano</em></strong>; nella progettualità di recupero ambientale&nbsp;<strong>una sola persona</strong>&nbsp;risulta essere stata coinvolta. Drammatici sono i numeri&nbsp;<strong>sul fronte scolastico</strong>&nbsp;dove negli ultimi 3 anni&nbsp;<strong>si è assistito a un decremento dei minori rom iscritti del 56%.</strong></p>



<p>Di contro sono&nbsp;<strong>104 gli sgomberi forzati</strong>&nbsp;registrati dal giorno della presentazione del&nbsp;<em>Piano</em>&nbsp;con un impegno di spesa stimato in&nbsp;<strong>3.300.000 euro</strong>; preoccupa&nbsp;<strong>il “travaso” di circa 800 persone dagli insediamenti formali a quelli informali</strong>&nbsp;che nella Capitale sono saliti a più di 300; rappresenta un allarme la volontà dell’Amministrazione Comunale&nbsp;<strong>di realizzare nuovi “centri di raccolta” per soli rom</strong>&nbsp;riproponendo soluzioni abitative già sperimentate nel passato con evidenti fallimenti.</p>



<p>Davanti a questi numeri Associazione 21 luglio chiede al Campidoglio «<strong>una battuta di arresto</strong>» senza la quale, si legge nel rapporto, «l’attuale Piano, come un treno senza freni, continuerà testardamente a scontrarsi con il muro della realtà. E il campo rom, come in passato, continuerà a restare il luogo della marginalità sociale “<strong>dove restano le briciole</strong>” di promesse non mantenute, finanziamenti mal gestiti, progettualità irrealizzabili».</p>



<p>Nel corso della presentazione Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio ha ribadito: «<strong>Chiediamo alla sindaca di sospendere ogni futura azione e di assumere il maturo coraggio dell’autocritica, in un atteggiamento che ponga al centro gli interessi della città e dei suoi cittadini, dentro e fuori le baraccopoli</strong>. Per questo chiediamo l’istituzione di un <strong>Tavolo cittadino</strong> dove, in un dialogo tra le diverse realtà, si possano rileggere le azioni del Piano, individuare le criticità, definire nuove linee di azione, ricucire rapporti di fiducia. In assenza di ciò, lo affermiamo dal giorno successivo alla sua presentazione, questo <em>Piano </em>continuerà a naufragare e ancora una volta assisteremo, come nel passato, allo sperpero di denaro pubblico accompagnato da violazioni sistematiche dei diritti umani».</p>



<p><strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=5c68c9b0b7&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">SCARICA VERSIONE INTEGRALE</a></strong><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=7aedc8e91a&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>SCARICA VERSIONE DIVULGATIVA</strong></a><br></p>
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		<title>&#8220;Stay Human. Africa&#8221;. ﻿Il sistema scolastico senegalese: criticità e punti di forza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 08:50:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I di Veronica Tedeschi Torno da uno dei miei viaggi nel paese della teranga &#8211; l’accoglienza &#8211; di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>I</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13560" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/IMG_20200109_100329-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Torno da uno dei miei viaggi nel paese della <em>teranga &#8211; </em> l’accoglienza &#8211;  di cui tutti i senegalesi vanno fieri e che si racconta in grandi pranzi condivisi, feste colorate e tanto calore.  Negli anni ho potuto apprezzare diverse realtà del Senegal e accrescere anche il mio senso critico su alcuni punti rilevanti. Come la scuola, quella struttura fondamentale per il cambiamento di un paese e strategica per la crescita di  villaggi e periferie. Partiamo con un’affermazione tanto vera quanto contestabile: in Senegal esistono scuole pubbliche gratuite che coprono il periodo scolastico dall’asilo alle scuole medie; esistono dunque, strutture pubbliche pronte ad accogliere i bambini di città, periferie e villaggi. A queste scuole, però, sono affiancate le così dette scuole private, a pagamento, ma senza le quali il bisogno effettivo di scolarizzazione non verrebbe garantito.</p>



<p>Perché?</p>



<p>Le
scuole pubbliche, come detto, esistono ma hanno due grandi problemi:
non sono abbastanza grandi per sopperire alla richiesta e,
soprattutto, non riescono a garantire un’educazione paritaria a
tutti in bambini poiché, vista la già citata spropositata
richiesta, presentano al loro interno classi con una media di 90/100
bambini che devono essere gestiti da una sola insegnante. Inutile
dire che con questi numeri non può essere garantita un’istruzione
di base a tutti e che, a questo livello, non concede nemmeno le basi
per costruire un futuro.  Per fortuna al fianco delle pubbliche negli
anni sono aumentate le private, costruite da persone del posto o
associazioni europee nelle quali vi è una retta mensile e annuale da
pagare ma che, come vantaggio, presentano classi con 30/35 bambini
(quasi come una classe europea) in cui vengono accolti tutti i
bambini che non sono riusciti ad entrare nelle scuole pubbliche.
Queste strutture nascono, da un lato, per far fronte all&#8217;imponente
bisogno di educazione e dall’altro per accogliere gli “esclusi”
delle scuole pubbliche che, altrimenti, non potrebbero studiare e
crescere.  Numericamente le scuole private sono circa la metà di
quelle pubbliche, e ragionando su questo dato si può ben comprendere
che, senza le scuole private, circa la metà dei bambini presenti in
Senegal non potrebbe studiare e, quindi, avere un futuro africano.</p>



<p>Continue
sfide devono essere affrontate dalle scuole private, a partire dalla
riscossione delle rette che le famiglie devono pagare (di solito le
più povere), per arrivare ai controlli degli ispettori del Ministero
dell’istruzione che, per concedere loro il riconoscimento
pretendono il rispetto di standard minimi di insegnamento.</p>



<p>Una
sopravvivenza molto faticosa quella delle scuole private, dove il
riconoscimento dello Stato è “a metà”: tali strutture, difatti,
sono riconosciute come organismi idonei all’insegnamento nei quali
viene valorizzato  l’aumento dei posti di lavoro nelle zone in cui
nascono (vengono impiegati insegnanti e amministrativi che altrimenti
non troverebbero posto nelle pubbliche). Dall’altro lato, però non
tutte le private hanno la concessione per eseguire gli Esami di stato
e questo porta ad uno spostamento dei bambini e ragazzi alla fine
degli anni scolastici in altre strutture per affrontare gli esami
finali.</p>



<p>Vengono
definite strutture di accompagnamento all’esame finale ma di per sé
sono scuole fatte e finite che, anzi, garantiscono un’educazione a
tutti, anche a coloro che sono rimasti esclusi dalla gratuità di una
scuola pubblica.</p>



<p>Lo
scopo di queste strutture è garantire un’educazione a tutti,
proprio a tutti, nessuno escluso e si spera che possano ricevere
l’autonomia e il pieno riconoscimento che meritano. Dall’altro
lato, si spera anche che lo Stato si renda consapevole dell’effettiva
richiesta e aumenti il numero di scuole pubbliche gratuite, perché
uno Stato senza scuole negli anni diventa uno Stato senza futuro.</p>
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		<title>Giornata per i Diritti dell’Infanzia. Una “Biblioteca Vivente ” per ricordare i bambini nelle baraccopoli</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 06:50:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un libro non si giudica dalla copertina!&#8221;. Storie di infanzia rom raccontate dai protagonisti Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la&#160;Giornata Internazionale per i Diritti&#160; dell’Infanzia e dell’Adolescenza. L’evento ricorda l’approvazione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><br>&#8220;Un libro non si giudica dalla copertina!&#8221;. Storie di infanzia rom raccontate dai protagonisti</strong></p>



<p>Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la&nbsp;<strong>Giornata Internazionale per i Diritti&nbsp; dell’Infanzia e dell’Adolescenza</strong>. L’evento ricorda l’approvazione della Convenzione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York ma, nonostante siano trascorsi 30 anni da quel giorno, la strada per l’affermazione dei diritti dei bambini che vivono esclusione sociale e povertà è ancora in salita. Ne sono un esempio i circa&nbsp;<strong>14mila minori rom che abitano nelle baraccopoli delle città italiane</strong>, ai margini di contesti urbani e in piccoli “ghetti” dove anche i servizi minimi non sono quasi mai garantiti.</p>



<p><strong>Associazione 21 luglio, impegnata dal 2010 nella difesa dei diritti delle bambine e dei bambini</strong>&nbsp;che vivono in emergenza abitativa, come ogni anno organizza un momento di riflessione. In occasione del prossimo anniversario, in collaborazione con la&nbsp;<strong>Rete REYN Italia</strong>&nbsp; (che vede coinvolti anche l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, “Casa della Comunità Speranza” di Mazara del Vallo e l’associazione Articolo 34) ha promosso un evento di “Biblioteca vivente&#8221; dal titolo &#8220;Un libro non si giudica dalla copertina!&#8221;.<br></p>



<h1>Che cos’è una Biblioteca Vivente e come funziona</h1>



<p>La Biblioteca Vivente è una&nbsp;<strong>metodologia innovativa con un obiettivo chiaro</strong>: decostruire i pregiudizi creati intorno a differenze di genere, età, etnia, stato sociale, formazione culturale, scelte di vita attraverso il dialogo ma anche l’ascolto e la comprensione. Cuore pulsante della Biblioteca sono i libri “umani ” e nel caso specifico&nbsp;<strong>donne e uomini rom che hanno subito episodi di discriminazione nella loro vita</strong>&nbsp;e che dopo anni trovano il coraggio di raccontare quanto vissuto perché consapevoli della potenza intrisa nel dialogo. A supportare la loro funzione, due ruoli importanti: il bibliotecario che presenta titoli e sinossi del catalogo e un dizionario (umano anch’egli) pronto a spiegare passaggi chiave della storia recente, non solo del nostro Paese.</p>



<p><strong>Un libro non si giudica dalla copertina, storie di infanzia rom raccontate dai protagonisti</strong></p>



<p>L’evento della Biblioteca Vivente, dal titolo “<strong>Un libro non si giudica dalla copertina!</strong>”, è fissato in calendario per la giornata di&nbsp;<strong>domenica 24 novembre con due appuntamenti importanti</strong>: in centro città e in periferia. A partire dalle ore 10.30, i libri “umani” della Biblioteca Vivente saranno in piazza Madonna di Loreto per incontrare chi vorrà ascoltare le loro storie. Nel pomeriggio, invece, dalle ore 15.00, la Biblioteca Vivente si trasferirà a Tor Bella Monaca, presso il Centro Commerciale “LE TORRI” di via Amico Aspertini.</p>



<p>«La strada per la tutela dei diritti delle bambine e dei bambini che&nbsp; in Italia abitano i margini urbani è ancora lunga e in salita: i dati, tutt’altro che rassicuranti, dimostrano quanto sia necessario continuare a parlarne – ha detto Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -.&nbsp;<strong>Quest’anno abbiamo deciso di lasciare che siano i protagonisti stessi a raccontare le discriminazioni subite e le strategie attivate per superarle perché solo le testimonianze dirette possono imprimere stati d’animo e consapevolezze</strong>. Ringraziamo&nbsp; di vero cuore le donne e gli uomini che hanno accettato di raccontare alcuni dei momenti più segnanti e difficili della loro vita&nbsp; e ci auguriamo che tanti “lettori” si avvicinino per sfogliare le “pagine” che compongono il “catalogo” della Biblioteca Vivente».</p>



<p>L’evento è patrocinato dalla Regione Lazio, dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e da Fondazione Migrantes.<br><strong>La partecipazione è libera.</strong></p>
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		<title>Rapporto OXFAM: cresce il divario tra ricchi e poveri</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 07:52:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12050" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2272" height="1704" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2272w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/poveri-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2272px) 100vw, 2272px" /></a></p>
<p>Nel 2018: 26 ultramiliardari possedevano la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta. A dirlo è il nuovo <span lang="zxx"><a href="https://www.oxfam.org/en/pressroom/pressreleases/2019-01-18/billionaire-fortunes-grew-25-billion-day-last-year-poorest-saw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">rapporto Oxfam 2019</a> </span>pubblicato alla vigilia del meeting annuale del <span lang="zxx"><a href="https://tg24.sky.it/economia/2019/01/19/davos-2019-temi-ospiti.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum economico mondiale di Davos</a></span>. Anche l&#8217;Italia è in linea con i dati globali: il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell&#8217;intera ricchezza nazionale. L&#8217;aumento della povertà estrema, secondo Oxfam, colpisce, prima di tutto, i contesti più vulnerabili del nostro pianeta, uno su tutti l&#8217;Africa subsahariana.</p>
<p>Il sistema fiscale: pesa di più sulle categorie più povere della società tassando i redditi da lavoro e consumo. Le imposte sul patrimonio, come quelle immobiliari, fondiarie o di successione hanno subito, infatti, una riduzione &#8211; o sono state eliminato del tutto &#8211; in molti paesi ricchi e vengono a malapena rese operanti nei paesi in via di sviluppo. L&#8217;imposizione fiscale a carico dei percettori di redditi più elevati e delle grandi imprese si è significativamente ridotta negli ultimi decenni. Secondo l&#8217;Oxfam, se I&#8217;1% dei più ricchi pagasse appena lo 0,5% in più in imposte sul proprio patrimonio, si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone nel prossimo decennio.</p>
<p>Un tema importante affontato nel Rapporto Oxfam riguarda la disuguaglianza di genere. A livello globale, infatti, gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l&#8217;86% delle aziende. Il divario retributivo di genere è pari al 23% in favore degli uomini. In più, in questo dato non si tiene conto del contributo gratuito delle donne al lavoro di cura. &#8221;Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate – spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia &#8211; Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità&#8221;.</p>
<p>A livello globale, i servizi sanitari sono sistematicamente sottofinanziati o esternalizzati ad attori privati. La conseguenza è che i più poveri rischiano di venirne spesso esclusi. In molti Paesi una sanità di qualità sono diventate un lusso che solo i più ricchi possono permettersi. Ogni giorno 10 mila persone nel mondo muoiono perché non possono permettersi le cure mediche. Uguale situazione per quanto riguarda l&#8217;istruzione.</p>
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		<title>(Non) tutti a mensa. No a una scuola che discrimina</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 07:25:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Le lezioni scolastiche sono iniziate, è vero, tra mille difficoltà. Il caso di Lodi sulla refezione ha fatto emergere una politica discriminatoria e noi non vogliamo far cadere nel dimenticatoio un tema, questo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Le lezioni scolastiche sono iniziate, è vero, tra mille difficoltà. Il caso di Lodi sulla refezione ha fatto emergere una politica discriminatoria e noi non vogliamo far cadere nel dimenticatoio un tema, questo, che ci sta molto a cuore, sintomatico della volontà, da parte di molte istituzioni, di spaccare la società. Pubblichiamo, quindi, un rapporto di <em>Save the children  </em>intitolato proprio &#8220;(Non) tutti a mensa&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/non_tutti_a_mensa_2018_0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11623" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/non_tutti_a_mensa_2018_0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="415" height="528" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/non_tutti_a_mensa_2018_0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 415w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/non_tutti_a_mensa_2018_0-236x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em class="field-occhiello big-text">Il rapporto di monitoraggio sul servizio di refezione nelle scuole primarie, propone un’analisi delle politiche e delle prassi relative alla mensa scolastica in Italia, con focus sui 45comuni capoluoghi di provincia con più di 100.000 abitanti.</em></p>
<div class="field-body text-container">
<p>Il monitoraggio si sviluppa come <em>un’indagine comparata di diverse variabili del servizio mensa</em>, come la percentuale di accesso degli alunni al servizio, quella dei costi previsti da bilancio a carico delle famiglie, le tariffe, i criteri di agevolazione ed esenzione, le restrizioni, le eventuali esclusioni dei bambini dal servizio in caso di morosità dei genitori, ma anche le buone prassi in termini di partecipazione, educazione, alimentazione, riciclo, promozione della sana alimentazione e menu a basso impatto ambientale.</p>
<p><em>Monitorare l’accesso al servizio mensa in Italia</em> permette di approfondire un tema sì specifico ma strettamente connesso alla garanzia di un pieno godimento del diritto allo studio, alla salute e alla non discriminazione; un servizio che laddove garantito si fa strumento di lotta alla povertà educativa e alla dispersione scolastica.</p>
</div>
<div class="files metadata-field"><strong class="label-above">SCARICA LA PUBBLICAZIONE</strong><span class="file"><a href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/non-tutti-mensa-2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" type="application/pdf; length=3182013"> non-tutti-mensa-2018.pdf</a></span></div>
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		<title>Contratto M5S-Lega: rom a rischio discriminazione secondo Associazione 21 luglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 May 2018 07:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel contratto di governo M5S-Lega si delineano scenari probabili che porterebbero a gravi violazioni dei diritti umani delle comunità rom in Italia. Associazione 21 luglio lancia l’allarme in una lettera alle autorità internazionali e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel contratto di governo M5S-Lega si delineano scenari probabili che porterebbero a gravi violazioni dei diritti umani delle comunità rom in Italia. Associazione 21 luglio lancia l’allarme in una lettera alle autorità internazionali e nazionali.</strong></p>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1492238686-1450688864-1367131475-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10759" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1492238686-1450688864-1367131475-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3400" height="2266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1492238686-1450688864-1367131475-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1492238686-1450688864-1367131475-rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1492238686-1450688864-1367131475-rom-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1492238686-1450688864-1367131475-rom-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3400px) 100vw, 3400px" /></a></div>
<div>
Il “Contratto per il Governo del Cambiamento” sottoscritto dai leader politici di Movimento 5 stelle e Lega <strong>preoccupa Associazione 21 luglio</strong> per gli intenti espressi all’interno del documento programmatico in riferimento alle comunità rom.</div>
<div></div>
<div><u><strong>La lettera alle autorità</strong></u></p>
<p>L’allarme è stato<strong> lanciato questa mattina dall’organizzazione in una lettera </strong>indirizzata a <strong>Dunja Mijatovìc</strong>, Commissaria Diritti Umani del Consiglio d’Europa; <strong>Vera Jouravà</strong>, Commissaria per la Giustizia della Commissione Europea;<strong> Leilani Fahra</strong>, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul diritto all’alloggio adeguato, <strong>Schmidt Szabolcs</strong>, capo unità rom della Commissione Europea; <strong>FRA</strong> (Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali); <strong>Luigi Manconi</strong>, direttore Unar.</p>
<p><u><strong>Il paragrafo del &#8220;Contratto&#8221; dedicato ai &#8220;campi nomadi&#8221;</strong></u></p>
<p>Il <strong>capitolo 23</strong> del Contratto di Governo &#8211; dedicato alla sezione “Sicurezza, legalità e Forze dell’ordine” &#8211; contiene al suo interno <strong>un paragrafo dal titolo “campi nomadi”</strong> che riporta «azioni necessarie» quali «la chiusura di tutti i campi nomadi irregolari […]; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale».</p>
<p><u><strong>Approccio securitario e discriminazione</strong></u></p>
<p>Colpisce innanzitutto l’<strong>approccio securitario</strong> con cui è affrontata la &#8220;questione rom” che non considera in alcun modo i principi inclusivi espressi nella “Strategia Nazionale d’Inclusione dei rom, Sinti e Caminanti”, <strong>delineando così scenari probabili che porterebbero a gravi violazioni dei diritti umani delle comunità rom </strong>in emergenza abitativa residenti in Italia. Da non dimenticare inoltre come la Lega sia stata in passato una delle forze componenti del Governo Berlusconi che nel 2008 varò la cosiddetta “Emergenza Nomadi” – uno dei capitoli più bui della storia delle discriminazioni nei confronti della comunità rom e sinte in Italia – dichiarata poi illegittima dal Consiglio di Stato nel 2011.</p>
<p><u><strong>La chiusura dei &#8220;campi&#8221; irregolari</strong></u></p>
<p>In riferimento all’intenzione di chiudere tutti i «campi nomadi irregolari», si fa presente che il provvedimento dovrebbe interessare circa 9.600 cittadini comunitari, per l’86% di nazionalità rumena e il 14% bulgara. Tuttavia «<strong>è diritto di tutti i cittadini dell’UE</strong> e dei loro familiari – sottolinea la lettera &#8211; di <strong>circolare e soggiornare liberamente all’interno dell’UE</strong>, un diritto fondamentale per tutti i cittadini europei». Inoltre, aggiunge, «<strong>i provvedimenti di allontanamento devono essere valutati e decisi singolarmente </strong>assicurando le garanzie procedurali […] mentre le espulsioni di massa sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali».</p>
<p><u><strong>La scolarizzazione dei minori rom</strong></u></p>
<p>Altrettanto grave è l’intenzione di adottare<strong> misure punitive</strong>, come l’allontanamento forzato dei minori dalle proprie famiglie, per quanti non rispettano l’<strong>obbligo di frequenza scolastica</strong>. Tali affermazioni<strong> rischiano di scadere in una discriminazione etnica</strong> perché, anziché considerare il disagio materiale delle famiglie, concorrono nell’attribuire l’origine di queste situazioni di rischio ad<strong> assunti pregiudizievoli </strong>che identificano i rom come “culturalmente” inadatti a crescere i bambini. «<strong>Ogni minore </strong>– si ricorda nella lettera- <strong>ha diritto al rispetto della vita familiare</strong>, un diritto riconosciuto ai sensi dell’articolo 7 della carta dei diritti fondamentali dell’UE e dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo».</p>
<p><u><strong>Le conclusioni di Associazione 21 luglio</strong></u></p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio «gli intenti espressi all’interno del Contratto di Governo non lasciano presagire nulla di buono anche per<strong> il clima di odio e di ostilità diffuso nel nostro tessuto sociale </strong>per il quale gli estensori del Contratto hanno avuto in campagna elettorale precise responsabilità. Come organizzazione che si occupa di tutelare e promuovere i diritti umani nelle periferie delle nostre città, <strong>vigileremo con sempre più attenzione</strong>, anzitutto per scongiurare in Italia una nuova ondata xenofoba che, visto il contesto attuale, potrebbe degenerare in un pericoloso e incontrollato conflitto sociale».</div>
<div>
<p>Associazione 21 luglio conclude la missiva affermando che continuerà a «<strong>monitorare le politiche attuate dal Governo </strong>che si andrà a costituire nei prossimi giorni e a informare le autorità europee sul loro impatto all’interno delle comunità rom in Italia».</div>
<div></div>
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