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	<title>esuberi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La legge del mercato: un nuovo film dalla Francia riflette sulla crisi del lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 06:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia è uscito con il titolo La legge del mercato, il titolo anglofono è The measure of a man e quello internazionale recita A simple man: tutti titoli adatti per descrivere, in poche&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Italia è uscito con il titolo <i>La<br />
legge del mercato, </i>il<br />
titolo anglofono<i> è<br />
The measure of a man </i>e<br />
quello internazionale recita <i>A<br />
simple man</i>:<br />
tutti titoli adatti per descrivere, in poche parole, quello che sarà<br />
il contenuto dell&#8217;ultimo lavoro di Stèphane Brizé grazie al quale<br />
Vincent Lindon ha vinto il premio per la migliore interpretazione<br />
maschile all&#8217;ultima edizione del festival di Cannes. Lindon è qui<br />
Thierry Taugordeau, un uomo sulla cinquantina, sposato e con un<br />
figlio disabile. L&#8217;attore presta il suo volto e il suo sguardo ad una<br />
persona che procede per inerzia, che ha perso il lavoro presso<br />
un&#8217;impresa in cui ha svolto l&#8217;attività per venticinque anni, ha poi<br />
frequentato molti corsi di formazione, ma non riesce a ricollocarsi<br />
nel mondo professionale. Fino a che, un giorno finalmente, trova un<br />
impiego come addetto alla sicurezza in un supermercato. Accetta,<br />
anche se si tratta di fare un passo indietro di carriera, ma il<br />
problema non sarà questo: il vero problema si porrà nel momento in<br />
cui Thierry dovrà denunciare i suoi stessi colleghi oppure le<br />
persone che non hanno abbastanza denaro per pagare i prodotti che<br />
vorrebbero acquistare.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Lo<br />
spettatore entra lentamente nella vita del protagonista e nella<br />
società capitalistica: la  quotidianità  di Thierry si va a<br />
scontrare con la crisi economica che colpisce, in maniera indistinta,<br />
giovani e meno giovani, professionisti e operai. Una lentezza quasi<br />
agonizzante che si allinea alla freddezza delle inquadrature, delle<br />
luci e dei paesaggi, tipici di quelle aree metropolitane in cui la<br />
povertà si sta divulgando, portando via sogni, sicurezze e voglia di<br />
vivere.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Grigio<br />
è il volto di Thierry, grigi i volti delle altre persone, tutti<br />
attori non professionisti per ricreare sullo schermo la<br />
verosomiglianza delle situazioni che si vogliono denunciare; i luoghi<br />
fisici sono spesso strade in cui l&#8217;uomo cerca un lavoro, le agenzia<br />
di collocamento, il supermercato, tutti “non-luoghi” come li<br />
definisce Marc Augè, ovvero luoghi di transito dove gli individui<br />
camminano, si spostano in cerca di qualcosa oppure dove trascinano la<br />
propria esistenza senza creare legami affettivi profondi. Nemmeno in<br />
famiglia, Thierry può garantire la propria presenza, o per lo meno<br />
una presenza serena: prima perchè è rimasto senza sostentamento e<br />
poi perchè si trova a dover affrontare un dilemma etico molto grave.</p>
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
dilemma è, ovviamente, posto anche al pubblico: cosa faremmo al<br />
posto di Thierry di fronte a una persona povera che ruba la merce al<br />
supermercato? Come dire a un nostro collega che verrà lincenziato,<br />
quando sappiamo bene cosa significhi rimanere senza un posto?
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;empatia<br />
e l&#8217;dentificazione sono meccanismi che dovrebbero scattare grazie<br />
all&#8217;Arte cinematografica: e forse il regista ha usato il proprio<br />
mezzo per far riflettere sulla tragedia che molti, troppi stanno<br />
vivendo sulla priopria pelle, anche se i proclama dei governi<br />
raccontano una storia molto diversa. Nel film viene rappresentata la<br />
solidarietà tra poveri e la guerra tra poveri e, al di sopra di<br />
tutti, il Mercato, il Denaro, le nuove divinità a cui siamo<br />
costretti ad immolarci anche a scapito della nostra dignità: le<br />
telecamere sono appostate ovunque, spiano e registrano ogni parola e<br />
ogni movimento, estensione di un Potere occulto, strisciante e<br />
imperante. Niente più tempo libero, svaghi, giochi: tutto è ridotto<br />
alla sfida, all&#8217;eliminazione, alla concorrenza. Perchè in questo<br />
tipo di società non c&#8217;è più spazio per le relazioni dirette, per i<br />
sentimenti e neanche per la salute. Una persona è davvero soltanto<br />
considerata come “capitale umano”, per citare un film di Paolo<br />
Virzì, e non c&#8217;è bisogno di scomodare teorie marxiste o di<br />
ricordare Chaplin: basta guardarsi intorno.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
finale della pellicola rimane aperto perchè siamo nel pieno della<br />
crisi, perchè ancora non è migliorato nulla e, perchè, forse<br />
nessuno di noi ha la risposta giusta alla domanda: sarei vittima o<br />
carnefice?
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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