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		<title>Un appello al sindaco di Milano sui cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2016 08:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una lettera importante al sindaco di Milano sui cambiamenti climatici e una vita più etica ed ecologica. All’attenzione di Giuseppe Sala, sindaco della Città Metropolitana di Milano Vorremmo farle presente un tema al quale noi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">Una lettera importante al sindaco di Milano sui cambiamenti climatici e una vita più etica ed ecologica.</p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7403" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="earth-melting" width="463" height="289" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 463w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/earth-melting-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 463px) 100vw, 463px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">All’attenzione di Giuseppe Sala,</span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">sindaco della Città Metropolitana di Milano</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vorremmo farle presente un tema al quale noi teniamo molto e di cui si sente poco parlare: il tema dei </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>cambiamenti climatici.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il pianeta ci sta mandando dei messaggi allarmanti: ghiacciai che si sciolgono, il mare che si innalza, regioni del Bangladesh già sommerse, soppressione di campi coltivati, distruzione della biodiversità, di specie animali e vegetali, diminuzione dell’acqua potabile, cicloni che distruggono, siccità che provocano milioni di profughi africani. Tutto perché in questi duecento anni, dalla rivoluzione industriale in poi, abbiamo estratto e bruciato carbone, petrolio, gas in quantità enormi, contribuendo alla formazione di gas serra che provocano il riscaldamento della terra. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">A dicembre 2015 si è tenuta a Parigi la conferenza sul clima COP21, in cui il governo italiano ha sottoscritto impegni per contenere l’aumento della temperatura media del pianeta di 1,5 °C , ma i livelli di emissioni continuano a crescere, anche in Italia. In questi giorni è iniziata a Marrakech la conferenza Cop 22 dove si spera che i governi programmino azioni concrete. Se abbiamo a cuore “la casa comune” e la vita di tutti gli esseri futuri non abbiamo più tempo, perché l’URGENZA si sta trasformando in EMERGENZA.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">A nostro parere occorre che i governi comunali diano l’esempio e premano perché il governo centrale attualizzi gli accordi Cop 21 di Parigi e Cop 22 di Marrakech, cioè abbassi drasticamente le emissioni di CO2 e degli altri gas nocivi. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Milano può e deve con più vigore dare l’esempio,</b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> partendo dai lati positivi raggiunti in questi anni. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">A nostro parere occorre: </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212;FARE UN PIANO PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE : ° creare le condizioni , con l’ aumento dei mezzi di trasporto pubblico e delle possibilità di parcheggio, per estendere “l’area C” al fine di combattere l’inquinamento dell’aria; ° migliorare il collegamento con i Comuni limitrofi (aumentare le corse, costruire le linee che sono in programma da anni, come ad es. il prolungamento della MM2 da Cologno a Vimercate, e introdurre una tariffazione più equa); ° aumentare il bike sharing e il car sharing anche in periferia; ° ridurre la velocità degli autoveicoli in città; ° far rispettare i vincoli già imposti; ° adottare agevolazioni tariffarie concordate con le aziende di trasporto pubblico; ° favorire l&#8217;auto elettrica con incentivi e sgravi fiscali anche da parte del Comune; ° diffondere piazzole per la ricarica delle batterie con l&#8217;uso di tettoie fotovoltaiche; ° aumentare e raccordare tra loro le piste e le corsie ciclabili.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; RIDURRE IL CONSUMO DI ENERGIA</span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;">rispettando gli impegni formali già presi col PAES ( Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile ) :</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° incentivare la riqualificazione energetica delle case per eliminare le dispersioni e ottimizzare i consumi; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° controlli sui caminetti, sulle stufe a legna e sulle caldaie a gasolio assai inquinanti;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° detrazioni fiscali a chi introduce negli edifici le caldaie a condensazione, le pompe di calore,</span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;">la cogenerazione e la trigenerazione ad alta efficienza, gli impianti geotermici;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° bene ha fatto il Comune a munire l’illuminazione pubblica di parecchie strade con lampioni Led , ma occorre ridurre drasticamente i combustibili fossili incentivando l’energia alternativa con pannelli solari e fotovoltaici;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° sanzionare lo spreco energetico dovuto alle porte aperte dei negozi e centri commerciali;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° vietare la circolazione a partire dal 2020 dei Suv e dei diesel euro tre, dannosi per ragioni climatiche e per le emissioni di polveri sottili cancerogene; ° la Città Metropolitana Milanese potrebbe aderire alla campagna “ divestitaly “ (</span><span style="color: #000000;">Sito: </span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="http://www.divestitaly.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.divestitaly.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span><span style="color: #0000ff;">), </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">che propone</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">di ritirare i propri investimenti</span> <b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;">da quei soggetti che operano nel settore dell’</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">estrazione e della commercializzazione dei combustibili fossili</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, il cui utilizzo rappresenta una delle cause principali dei cambiamenti climatici di origine antropica. Città come Stoccolma, Uppsala, Copenaghen, Oslo, Parigi hanno disinvestito per indurre le industrie a mantenere sotto terra le riserve di carbone e lignite.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; continuare LA RACCOLTA DIFFERENZIATA a Milano, riducendo ancora di più gli sprechi, disincentivando la politica nazionale dell’incenerimento rifiuti che si è appurato essere anche causa di malattie, ma soprattutto prendendo accordi per mettere in atto esperienze di riduzione dei rifiuti e degli imballaggi alla fonte, ad es. nel settore della grande distribuzione commerciale; </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212;utilizzare il PIANO STRATEGICO METROPOLITANO per: ° AUMENTARE IL VERDE, applicando nell’ambito metropolitano gli standard che erano stati previsti dalla prima legge urbanistica regionale, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><i>la LR 51/75, </i></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">che fissava 26,5 mq/abitante di standard di quartiere, di cui il 50% a verde ( attualmente, invece, la L.R. 12/2005, approvata da una giunta Formigoni/Lega, ha riportato gli standard ai minimi di 18 mq/abitante) e realizzando in Milano i grandi piani di trasformazione urbana che prevedono 15 mq/abitante di parchi urbani territoriali e 2,5 mq di servizi generali. Sarebbe davvero opportuno per la Città Metropolitana Milanese progettare un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, orti, giardini sulle aree dismesse a partire da quelle degli scali ferroviari; </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° RIQUALIFICARE SCUOLE E QUARTIERI POPOLARI : la Città metropolitana dovrebbe partire dalla ristrutturazione delle scuole e delle case dei quartieri popolari che necessitano di interventi urgenti per farne degli edifici modello di efficienza energetica, oltreché completamente bonificati dall’amianto; </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">° AZZERARE IL CONSUMO DI TERRITORIO, rinunciando a qualsiasi forma di condono e consentendo nuove costruzioni solo in parte di aree dismesse o comunque già cementificate. IL TERRITORIO, che racchiude in sé la fonte di ogni bene indispensabile alla vita, non va sfruttato come una risorsa a buon mercato, come fanno gli speculatori e i capitalisti della “new economy” e gli incoscienti consumisti, ma va rivalutato ( vedi rapporto ISPRA -Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale &#8211; del 2016 sul consumo di suolo in Italia).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; Riguardo al BENE COMUNE ACQUA, bene ha fatto il Consiglio Comunale a eliminare l’acqua in bottiglia durante le proprie riunioni, ma occorre fare una grande opera di propaganda perché anche i cittadini bevano l’acqua di rubinetto, che a Milano è di buona qualità, controllata giornalmente, sempre disponibile; acqua che costa poco ed evita di produrre tonnellate di rifiuti da smaltire. Inoltre bisogna mettere in sicurezza l’acqua della Città Metropolitana dalla PRIVATIZZAZIONE, unendo in un’unica GRANDE AZIENDA PUBBLICA l’acqua della città gestita da MM e l’acqua dell’ ex territorio provinciale gestita da Cap Holding. A2A incombe.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">&#8212; La Città Metropolitana milanese potrebbe fare una grande opera di EDUCAZIONE AMBIENTALE, diffondendo via mail, con lettere, con opuscoli, con lezioni universitarie in tutti i Municipi, la cultura della prevenzione, riduzione, recupero, riuso, riciclaggio, la scelta dei prodotti a km. zero, la propaganda dell’acqua di rubinetto e dei Gruppi d’ Acquisto Solidale e aprendo sportelli informativi sul risparmio e sull’efficienza energetica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Naturalmente la Città metropolitana deve chiedere contributi al governo. Come si sono trovati i soldi per l’Expo e per le autostrade, si devono trovare, a maggior ragione, per combattere i cambiamenti climatici. Per esempio lo Stato potrebbe chiedere soldi alle grandi industrie di fossili, alle grandi industrie agroalimentari che hanno inquinato e continuano ad inquinare, introdurre una imposta sulle transazioni finanziarie, eliminare i sussidi per le compagnie di carburanti fossili. Il motto dovrebbe essere CHI INQUINA PAGA: quindi imposte sugli edifici residenziali, commerciali e del terziario proporzionali al loro consumo di energia. </span><b> </b></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>Il Comune di Milano, a nostro parere, può e deve diventare un Comune pilota nella lotta ai cambiamenti climatici, </b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">prendendo esempio soprattutto da città come Basilea, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Berna, Zurigo, Lucerna che hanno fissato obiettivi di consumo energetico pro capite per arrivare a un sistema sostenibile dal punto di vista ambientale. Ogni città che aderisce a questo progetto viene certificata come CITTA’ DELL’ENERGIA avente l’obiettivo di portare le emissioni a 1 tonnellata di CO2 pro capite/ anno entro il 2100. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Auspichiamo che il sindaco della Città Metropolitana di Milano abbia chiaro che il tema dei cambiamenti climatici è drammatico, urgente e non procrastinabile e che, quindi, il piano strategico metropolitano attui tutte le proposte sopra descritte. Vorremmo che il sindaco della Città Metropolitana di Milano proponesse una grande opera di cultura e di educazione ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Noi gruppi, associazioni, cittadine/i </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><b>ci mettiamo a disposizione per un incontro/dibattito con l’amministrazione </b></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">su questi temi, in modo da contribuire a questo grande lavoro di educazione ambientale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vorremmo, da ultimo, che il Consiglio Comunale di Milano e il Consiglio Metropolitano prendessero posizione contro l’approvazione dei trattati internazionali TISA e CETA, dannosissimi per il territorio, l’ambiente, la salute e i diritti di cittadini e cittadine. Contro il TTIP il Consiglio Comunale di Milano si è già espresso il 26 gennaio 2015. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Cordialmente </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Coordinamento Nord Sud del Mondo </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione per i diritti umani</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Le radici e le ali</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Costituzione Beni Comuni</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Centro Nuovo Modello Sviluppo </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comitato Milanese Acqua Pubblica </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comitato Proteggiamo il monte Stella</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">EffeRossa PCI Maria Carla Baroni&#8221;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Carugate in movimento</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vivi e progetta un’altra Milano</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ECOISTITUTO della Valle del TICINO Onlus </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Kronos Milano MAG 2 Finance Milano</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">agenzia stampa PRESSENZA</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ACU-Associazione Consumatori Utenti</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Associazione Società Sostenibile (Asos)</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comunità per lo Sviluppo Umano Ahimsa di Milano</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Don Angelo Casati- comunità” sulla soglia”</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Comitato LA GOCCIA – Milano Bovisa </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ODISSEA, blog di cultura, dibattito e riflessione on line  direttivo </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">sezione ANPI &#8220;A. Poletti e Caduti di Trenno&#8221; Gallaratese- Trenno-Lampugnano</span></p>
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		<title>Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 08:21:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra Europea e curato da Daniela Padoan.</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>ha partecipato e riporta per voi stralci di alcuni interventi:</p>
<p><b>VITTORIO AGNOLETTO, Medico. Membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale</b></p>
<p>Gli accordi comemrciali tra la Ue, l&#8217;Africa, Caraibi e Pacifico prevedono che nessun Paese africano possa mettere dazi doganali sui prodotti agricoli fondamentali con il risultato che gli accordi di paternariato economico con l&#8217;Africa rendano ancora più poveri i Paesi del continente e di quelle aree del mondo.</p>
<p>L&#8217;Unione europea sta cercando di ottenere spropositati vantaggi da una delle zone più povere del mondo: i lavoratori che raccoglievano pomodori in Africa hanno perso il lavoro a causa del landgrabing quindi partono, arrivano in Italia e si ritrovano a raccogliere pomodori al Sud come schiavi. (Ricorda la campagna intitolata: L&#8217;AFRICA NON E&#8217; IN VENDITA, <a href="http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>).</p>
<p>Dalla fine del 2006, con la crisi del mercato azionario, si è verificata una crescita dei prezzi sui prodotti di base (cibo e derivati) e questo ha fatto aumentare anche il numero delle multinazionali presenti in Africa, ma anche in Ucraina , ad esempio, quindi sempre nei Paesi più poveri (dall&#8217;Etiopia, per fare un altro esempio, il grano viene esportato in Arabia Saudita).</p>
<p>Dal 2000 ad oggi le terre sono state acquistate per le esportazioni e sono oltre 44 milioni gli ettari di terre espropriate, per 1270 accordi commerciali e questi dati indicno solo una parte degli accordi conclusi. Tra le nazioni coinvolte c&#8217;è anche l&#8217;Italia con l&#8217;espropriazione di 1 milione di ettari in Africa; il landgrabbing è una delle cause principali di migrazioni interne e all&#8217;estero; chi rimane in patria, resta con un terreno a monocoltura per cui tutti gli altri prodotti agricoli di base devono essere acquistati dai paesi esteri a prezzi maggiorati. Ad esempio, la presenza italiana in Mozambico per la produzione di combustibili è massiccia, la Carta di Milano in occasione di Expo è stata un fallimento: tutto questo è una vergogna.</p>
<p><b>BARBARA SPINELLI, Europarlamentare</b></p>
<p>Le politiche commerciali sono affidate alla Commissione europea e questo ha reso tutto poco trasparente e staccato dagli studi che si stanno facendo in merito, per cui la Commissione ha perso credibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7000" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7000" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (551)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>FRANCESCA CASELLA, Survival, Movimento di tutela dei diritti dei Popoli indigeni</b></p>
<p>Quella dei rifugiati ambientali è una delle emergenze umanitarie più gravi e una delle più difficili da contrastare perchè esiste una morale plasmata da avidità e razzismo che ci induce a non impegnarci per evitare lo sradicamento, la privazione della libertà e la colonizzazione a danno dei popoli indigeni, attraverso il furto della terra e dei mezzi di sussistenza, ma anche della loro identitàOggi ci sono decine di leggi sui diritti umani che restano a livello di princìpi, ma non diventano pratiche attive.</p>
<p>Chi perde i mezzi di sostentamento in maniera diretta o indiretta? Dobbiamo parlare, infatti anche dei rifugiati della conservazione: sono coloro che restano nei propri Paesi d&#8217;origine. Sono sottoposti al maggior impatto del cambiamento climatico, ma l&#8217;impatto più significativo riguarda le nostre misure come, ad esempio, la produzione dei biocarburanti o la conservazione delle foreste, la creazione di aree protette. Molte zone, abitate da popoli indigeni e tribali, devono cambiare vita oppure trasferirsi altrove e, quando invece resistono, le conseguenze sono drammatiche: subiscono pestaggi, torture e persecuzioni. (In India si spara a vista contro gli indigeni per salvare dal bracconaggio tigri ed elefanti, ma gli indigeni stessi li hanno protetti per millenni perchè quelle sono le loro terre ancestrali).</p>
<p>Il consenso libero, previo e informato per un progetto di conservazione: questa potrebbe essere una soluzione, anche perchè è il diritto dei popoli indigeni che viene maggiormente disatteso, anche se sarebbe necessario e risulta essere obbligatorio secondo le direttive dell&#8217;ONU.</p>
<p>(Riporta il caso della Valle dell&#8217;OMO, in Etiopia, poi approfondito da Luca Manes. <a href="http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6997" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6997" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (553)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MARICA DI PIERRI, Giornalista, Portavoce dell&#8217;Associazione A SUD e pres. CDCA, Centro Documentazione sui Conflitti Ambientali</b></p>
<p>L&#8217;etichetta “emergenza emigratoria” in senso figurato è appropriata, ma gli sfollati ambientali sono molti di più rispetto a coloro che fuggono a causa dei conflitti: 6 milioni di persone OGNI ANNO di persone e questo non si può chiamare “emergenza”, ma vero e proprio fenomeno storico.</p>
<p>I rifugiati ambientali appartengono a ceti poveri e spesso non possono migrare, restano nei propri Paesi d&#8217;origine subendo l&#8217;impatto gravissimo del cambiamento climatico e, comunque, le migrazioni sono per lo più interne, causate da calamità ambientali.</p>
<p>Bisogna distinguere il campo delle calamità dai progetti di sviluppo. Questi ultimi impattano maggiormente sulle popolazioni locali e sono l&#8217;insieme dei progetti e delle politiche voluti da noi europei/occidentali: le grandi dighe, le reti infrastrutturali, l&#8217;accaparramento delle terre, la gestione dei rifiuti e dei fossili.</p>
<p>La Banca Mondiale sostiene che, dalla metà del 2000 ad oggi, ci sono stati 15 milioni di profughi interni a causa di questi grandi progetti (in Cina e in India, ad esempio), invece secondo il Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo, solo dal 2004 al 2014 i profughi sono stati più di 3 milioni. I grandi eventi – come le Olimpiadi, Miss Universo, il 500 anniversario della scoperta dell&#8217;America, per citarne alcuni – contribuiscono al traffico migratorio interno e questo fenomeno può essere un utile paradigma per una riflessione sull&#8217;ingiustizia economica e sociale.(E-book: <a href="http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6998" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6998" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (550)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><b>Padre MUSSIE ZERAI, Attivista della diaspora eritrea, Pres. dell&#8217;Agenzia Habeshia e candidato al Premio Nobel per la Pace</b></p>
<p>L&#8217;Eritrea vive ancora sotto dittatura, è un Paese senza Costituzione per cui tutti i diritti dei cittadini sono sospesi; la scusa del governo è la guerra con l&#8217;Etiopia. I giovani eritrei sono sotto servizio militare permanente, sono stati chiusi i giornali indipendenti, c&#8217;è solo la tv di Stato, sono stati arrestati obiettori di coscienza, attivisti e intellettuali.</p>
<p>L&#8217;Europa – anche con iniziativa italiana e il processo di Khartoum – procede con il dialogo e i finanziamenti usati, in teoria, per lo sviluppo quando, in realtà, i giovani scappano per il conflitto iniziato nel &#8217;97 e per la crisi dei diritti fondamentali e non a causa della crisi economica. L&#8217;Ue deve competere sul mercato con la Cina, in Eritrea e in tutta l&#8217;Africa, pur sapendo che la situazione dei diritti umani è grave: l&#8217;Italia, in particolare, ha un passato storico recente nel Corno d&#8217;Africa e deve tenere aperta un finestra tra l&#8217;Occidente e questi Paesi africani per motivi e interessi geopolitici.</p>
<p>I dittatori (in Eritrea, Ciad, Sudan, etc.) fanno gli interessi delle multinazionali estere e italiane e la Ue smentisce se stessa proprio facendo accordi con questi Paesi e questi regimi. Anche la Cooperazione internazionale è uno strumento per accaparrarsi le risorse africane: tutto per il business.</p>
<p>Le conseguenze sono: tratta di esseri umani, traffico di organi, oltre a quello che già sappiamo.</p>
<p>Inoltre: in Europa, per ottenere la cittadinanza, bisogna pagare e questo aumenta la guerra verso i poveri; si parla di fare una selezione dei migranti, accogliendo solo quelli più istruiti (l&#8217;operaio morto a Piacenza era un professore nel suo Paese), ma l&#8217;Europa ha bisogno di questi nuovi schiavi perchè fanno bene al mercato europeo. Basta prenderci in giro!</p>
<p><b>M.C. VERGIAT, Europarlamentare </b></p>
<p>Io grido contro il cinismo assoluto delle politiche europee.</p>
<p>Bisogna vedere la migrazione nel suo complesso, nello spazio e nel tempo. Il mondo è sempre più mobile, circolano persone e merci, ma questo non ha nulla a che vedere con la mobilità forzata. Gli Stati membri dell&#8217;Ue chiudono le porte, ma noi abbiamo bisogno di queste persone. Infatti, dietro alle parole dei politici e dei trattati, ci sono molta confusione efalsità; l&#8217;opnione pubblica viene spaventata, si gioca sulla paura e questa è una responsabilità del Parlamento europeo.</p>
<p><b>BENOIT MAYER, Professore associato Facoltà di Legge Università Cinese di Hong Kong</b></p>
<p>Parto dalla parola “scetticismo”: non esiste un rifugiato solo per questioni ambientali perchè ci sono diversi fenomeni concorrenti che rimandano a fattori economici, sociali e politici. Le persone vivono spesso in situazioni disagiate e il fattore ambientale si va ad aggiungere agli altri problemi già esistenti.</p>
<p>I rifugiati non sono protetti del tutto a livello internazionale: ad esempio, India e Cina non fanno parte della Convenzione oppure in Australia non vengono rispettate le norme. Invece dovremmo proteggere, senza distinzioni, tutti coloro che hanno bisogno di protezione e sono costretti, per diversi motivi, a migrare. Tutti hanno diritti in quanto esseri umani, anche i cosiddetti “clandestini”. Gli allarmismi sono inutili perchè la migrazione è solo una parte del problema in quanto molti non si possono nemmeno permettere di migrare e restano bloccati in loco, in una situazione difficile e pericolosa.</p>
<p>Ogni Paese ha la propria definizione di “rifugiato” e oggi parliamo dei rifugiati ambientali, ma forse alla fine del secolo arriveremo a capire tutti i migranti forzati vanno protetti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6999" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6999" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (552)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>GIUSEPPE DE MARZO, Coordinatore nazionale delle campagne sociali Miseria Ladra, Reddito di Dignità e (im)Patto Sociale per Libera-Gruppo Abele</b></p>
<p>I Diritti umani e il Diritto della Natura sono due facce della stessa medaglia: viviamo in stretta relazione con la Natura, ma in nome della civiltà si sottende che la terra sia inerme. Il sistema economico neoliberista si è espanso in maniera mostruosa e, all&#8217;interno dei conflitti ecologici distributivi, molte persone sono sfollate e molte sono rimaste senza desistere, lottando per il diritto alla terra. Ecco la relazione tra giustizia e sviluppo/sostenibilità.</p>
<p>Oggi è in atto un attacco fortissimo ai diritti umani perchè non c&#8217;è né equità e né giustizia; non esiste neanche l&#8217;economia sostenibile, per cui alcune politiche sono sbagliate come, ad esempio, quello che si chiama “razzismo istituzionale” che prevede di spostare i rischi e i costi sui lavortori deboli, sui neri, sui popoli indigeni. Tra distruzione ambientale e povertà/disuguaglianza c&#8217;è una relazione netta: noi mangiamo più di quello che la terra produce e il prezzo è oagato dai più poveri.</p>
<p>Una soluzione potrebbe essere la sostenibilità ecologica, modificando lo sviluppo a livello istituzionale e giuridico per arrivare ad una giustizia distributiva. La Natura stessa deve diventare un soggetto di diritto che pretende giustizia: non sfruttare la terra, non rovinare gli ecosistemi. Questi sono i princìpi da tutelare giuridicamente – come è stato fatto in America latina – per garantire i diritti umani. Bisogna partire da un&#8217;etica nuova, inserendo la giustizia ecologica nella Costituzione per il Bene comune.</p>
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		<title>Il potere della letteratura e i diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 06:58:00 +0000</pubDate>
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		<title>La crisi dell&#8217;attività agricola nelle opere di Moira Ricci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 11:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un progetto intitolato “Capitale terreno” racchiude due mostre interessanti dell&#8217;artista Moira Ricci, nata nella campagna maremmana e da sempre fedele alla cultura della (sua) terra. Moira Ricci è presente a Milano – presso lo&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
progetto intitolato “Capitale terreno” racchiude due mostre<br />
interessanti dell&#8217;artista Moira Ricci, nata nella campagna maremmana<br />
e da sempre fedele alla cultura della (sua) terra. Moira Ricci è<br />
presente a Milano – presso lo Spazio Oberdan, fino al 18 ottobre<br />
2015 – con due lavori: <i>Da<br />
buio a buio</i> e <i>Dove<br />
il cielo è più vicino</i> in<br />
cui, attraverso fotografie, video, installazioni, raccoglie<br />
narrazioni, racconti popolari, testimonianze di un mondo, quello<br />
contadino, in via di estinzione. La sua arte fa riflettere sulle<br />
nuove forme di economia, sulla fine della tradizione, sulla crisi<br />
contemporanea, attraverso metafore e suggestioni che affondano le<br />
radici nel Passato e nell&#8217;attualità.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande a Moira Ricci e la ringraziamo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-wOYR2POYCxM/ViEBXgTbVVI/AAAAAAAADV0/-iWWEfv2zRE/s1600/36737-unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/36737-unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è<br />
il filo conduttore tra la civiltà contadina e la contemporaneità?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ogni<br />
civiltà nasce contadina. Mi sembra che l&#8217;economia mondiale, basata<br />
su un capitalismo che pensa solo ai consumi, non sia più in grado di<br />
preservare non solo la libertà degli individui e il loro benessere,<br />
ma anche la salute del pianeta stesso. Sarebbe prezioso recuperare un<br />
po&#8217; della consapevolezza contadina per ritrovare un equilibrio tra<br />
gli uomini e il mondo che abitano.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quanto è<br />
importante il recupero della Memoria per porre le basi di un futuro<br />
di uguaglianza e di giustizia (anche nella redistribuzione dei<br />
prodotti della terra)?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Penso<br />
che sia fondamentale tener conto della memoria. Se si conoscesse bene<br />
la storia, non si continuerebbe a sbagliare.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quale<br />
sarà il futuro dell&#8217;attività agricola in Italia?
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Purtroppo<br />
io ho una visione pessimistica per l&#8217;imminente futuro. Adesso siamo<br />
dentro al passaggio da un&#8217;era all&#8217;altra e l&#8217;impatto con il<br />
cambiamento è stato forte. Credo che sarà un periodo lunghissimo e<br />
molto doloroso. Anche l&#8217;agricoltura in questo momento è in piena<br />
crisi grazie alle leggi sempre più stupide da parte dei governi e<br />
delle multinazionali e grazie al quasi totale disinteresse<br />
sull&#8217;argomento da parte dei mezzi d&#8217;informazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ci può<br />
anticipare una leggenda che ha raccolto durante le ricerche che ha<br />
effettuato per il suo lavoro?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quelle<br />
che ho conosciuto durante le ricerche sono “l&#8217;uomo-cavallo” che<br />
aveva una metà del corpo somigliante ad un equino e “la donna col<br />
foco al culo” (scusate il termine ma la chiamavano così), una<br />
signora che, a seguito dell&#8217;incendio alla sua casa nella collina<br />
vicino a casa mia, è scesa di corsa giù verso il mare tutta<br />
infuocata. Era diventata un personaggio pauroso per i bambini della<br />
zona degli anni &#8217;50-&#8217;60 perchè gli adulti usavano questa storia per<br />
intimorirli. Le storie di cui parlo invece in  mostra sono le uniche<br />
quattro che conoscevo fin da piccola.
</div>
</div>
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		<title>I frutti del carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2015 05:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Milano. La Loggia dei Mercanti,&#160; a un passo dal Duomo, ospita &#8211; sabato 26 settembre – l’iniziativa “I frutti del carcere”. In programma l’esposizione delle produzioni carcerarie e incontri di approfondimento sui temi della&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-ST3YUK-2TEw/Vf-uamS1fQI/AAAAAAAADOk/_WM9Lccyusk/s1600/unnamed%2B%2528194%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/unnamed-%28194%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="224" /></a></div>
<p>Milano. La Loggia dei Mercanti,&nbsp; a un passo dal Duomo, ospita &#8211;<strong> sabato 26 settembre</strong> – l’iniziativa “I frutti del carcere”. In programma l’esposizione delle produzioni carcerarie e incontri di approfondimento sui temi della detenzione e delle alternative al carcere. Un’occasione per conoscere il lavoro dei detenuti, le attività svolte nei laboratori degli Istituti di pena con la mostra mercato di mobili, gioielli, accessori, abiti, prodotti alimentari (pane, focacce, dolci) oltre a fiori e piante.&nbsp;Saranno organizzati anche&nbsp;incontri e dibattiti di approfondimento incentrati sui temi della detenzione, del lavoro carcerario e delle misure alternative. A cura associazione di &nbsp;promozione sociale “Per i Diritti”. L’evento è inserito nel calendario di Expo in Città. Ore 10-18.30. Sito: <a href="http://www.comune.milano.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.comune.milano.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Non è tempo di annunci: le proposte #possibili sul caporalato</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/09/17/non-e-tempo-di-annunci-le-proposte/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2015 05:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; (anche su www.possibile.it) Tutti ora hanno scoperto che nelle nostre campagne esiste il caporalato. E tutti avanzano proposte risolutive del problema con una disinvoltura che lascia esterrefatti. Eppure il problema è&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<p> di Marco Omizzolo&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (anche su <a href="http://www.possibile.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.possibile.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-v_HHwCBaZE8/Vfpo7Y5REvI/AAAAAAAADNE/G6OvCvg4NXc/s1600/1295443231134caporalato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="240" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/1295443231134caporalato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<p> <strong>Tutti ora hanno scoperto che nelle nostre campagne esiste<br />
 il caporalato</strong>. E tutti avanzano proposte risolutive del<br />
 problema con una <strong>disinvoltura</strong> che lascia<br />
 esterrefatti. Eppure il problema è noto da anni. La <strong>Flai-CGIL</strong><br />
 da tempo pubblica un dossier dal titolo <i>Agromafie e caporalato<br />
 </i>con il quale fotografa il fenomeno dello sfruttamento e della<br />
 riduzione in schiavitù di migliaia di lavoratrici e lavoratori<br />
 agricoli, soprattutto migranti, denuncia il ricatto sessuale<br />
 praticato in alcune aree del paese, in particolare in Sicilia, e<br />
 raccoglie testimonianze <strong>anche nel Nord Italia</strong> dove<br />
 ugualmente vige la regola della prevaricazione del più forte sul<br />
 più debole. Il Nord Italia non è infatti esente dal fenomeno. Area<br />
 dove la Lega è particolarmente forte, sostenuta anche da quei<br />
 padroni che la sera urlano contro gli immigrati, ansiosi di<br />
 accendere ruspe e falò, mentre la mattina raccolgono, coi loro<br />
 furgoni, braccianti indiani, africani e italiani per farli lavorare<br />
 nel loro campo a tre euro l’ora.</p>
<p> La pubblicistica in materia ha ormai raggiunto un livello di<br />
 analisi senza dubbio rilevante. I dossier di <strong>Medici senza<br />
 Frontiere</strong>, di <strong>Amnesty</strong>, della cooperativa<br />
 <strong>In Migrazione</strong>, di <strong>Medu</strong> o di<br />
 <strong>Filierasporca</strong> e non solo, hanno denunciato le<br />
 condizioni di lavoro e di salute di migliaia di braccianti in Italia<br />
 e le responsabilità di un sistema che comprende molti attori<br />
 (<i>Migranti e territori</i>, Ediesse editore). Si consideri che <strong>il<br />
 primo dossier di Medici senza frontiere è del 2005</strong> e certo<br />
 all’epoca la politica non è intervenuta nel merito del problema<br />
 come poteva e doveva fare. I servizi di <strong>Fabrizio Gatti in<br />
 Puglia</strong> già nel 2006 raccontavano l’inferno delle nostre<br />
 campagne, dove si vive per lavorare e a volte si muore nel silenzio<br />
 generale. Accade ancora oggi. Appena qualche giorno fa la notizia di<br />
 un lavoratore migrante morto nelle campagne pugliesi di Rignano<br />
 Garganico, caduto in uno dei 57 cassoni di pomodori che aveva<br />
 raccolto durante il giorno. La vittima, originaria del Mali, aveva<br />
 circa trent’anni e <strong>del cadavere per ora non c’è<br />
 traccia</strong>, forse occultato dai caporali o dai padroni.<br />
 Recentemente la sociologa <strong>Fiammetta Fanizza</strong> su La<br />
 Gazzetta del Mezzogiorno si è correttamente domandata <strong>dove<br />
 siano l’Inps, la Guardia di Finanza e gli ispettori del lavoro</strong>.<br />
 Ha ragione Fanizza quando afferma che esiste una catena di<br />
 caporalato che ha completamente occupato uno spazio di mercato. Ed è<br />
 per questo che il complesso delle responsabilità e complicità <strong>va<br />
 molto oltre i soli padroni, sfruttatori e trafficanti di uomini e di<br />
 donne ma coinvolge esponenti politici, impiegati e funzionari<br />
 pubblici, liberi professionisti, in particolare avvocati, consulenti<br />
 del lavoro, ragionieri e commercialisti, insieme alla Grande<br />
 Distribuzione Organizzata</strong>, troppo poco chiamata in causa.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-nVusgfyfEFY/VfppDgHH0_I/AAAAAAAADNM/jQ8ai_sQ9DU/s1600/caporalato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="240" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/caporalato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<p> Le norme avanzate da tutti i governi nel corso degli anni hanno<br />
 avvantaggiato il sistema dello sfruttamento, sino a renderlo<br />
 vincente sul mercato locale e internazionale. Si sono continuati a<br />
 dare <strong>finanziamenti pubblici ad aziende amministrate da<br />
 truffatori, mafiosi e sfruttatori</strong>, <strong>si è eluso il<br />
 problema del caporalato</strong> nonostante la relativa legge,<br />
 impedendo che essa incidesse sui patrimoni dei padroni e delle<br />
 aziende, si è agevolata la Grande Distribuzione Organizzata<br />
 nascondendone la centralità, sinonimo di responsabilità diretta,<br />
 nel sistema di produzione agricolo e di sfruttamento della relativa<br />
 manodopera. <strong>I governi hanno attentamente evitato di<br />
 attaccare padroni e caporali</strong>, e con le loro riforme hanno<br />
 reso più difficile l’accesso alla giustizia da parte dei<br />
 lavoratori vittime di questo sistema, delle associazioni e<br />
 sindacati. La giustizia spesso non funziona e a farne le spese,<br />
 ancora una volta, sono i più deboli e i più fragili. In provincia<br />
 di Latina la coop. In Migrazione, ad esempio, ha aiutato un<br />
 bracciante indiano a presentare denuncia nei confronti del suo<br />
 datore di lavoro che per ben tre anni gli riconosceva appena 300<br />
 euro al mese per dieci ore di lavoro al giorno, sabato e domenica<br />
 compresi. Sono trascorsi due anni e ancora si deve tenere la prima<br />
 udienza. E nel frattempo quel lavoratore si è trasferito in altra<br />
 regione, peraltro insieme ai due testimoni che faticosamente aveva<br />
 cercato e trovato. È un caso banale ma eloquente. È quello che<br />
 capita quando lo Stato abdica ai suoi doveri ed è attento solo a<br />
 difendere imprenditori a prescindere dalle modalità della loro<br />
 condotta imprenditoriale (etica ed economica) e dal funzionamento<br />
 delle proprie strutture, soprattutto di quelle periferiche. Ora si<br />
 apprende che il governo avrebbe dichiarato guerra al caporalato. Non<br />
 può che essere un bene se ai proclami seguiranno atti concreti.</p>
<p> È tempo dunque di agire ma bisogna farlo con cognizione di<br />
 causa, evitando scivoloni clamorosi come quello di chi avanza, come<br />
 recentemente proposto da <strong>Roberto Saviano</strong>, modelli<br />
 impresentabili e improponibili come quello <strong>californiano</strong>,<br />
 in realtà fondato sullo sfruttamento dei migranti, soprattutto<br />
 messicani, e sul caporalato. Un sistema figlio della<br />
 ristrutturazione post-fordista dei sistemi produttivi, come afferma<br />
 la sociologa Alessandra Corrado, e della trasformazione dei rapporti<br />
 sociali. Nel modello californiano, solo per informare Saviano, il<br />
 ricorso al lavoro immigrato si configura come una “necessità<br />
 strutturale”, come afferma lo studioso Berlan sin dal 2002, in cui<br />
 i lavoratori devono essere disponibili quando richiesto dalle<br />
 esigenze della produzione, che non sono programmabili in quanto<br />
 mutevoli nel tempo e soggetti a variabili non determinabili. Insomma<br />
 si lavora secondo le necessità proprie della produzione con salari<br />
 che variano di conseguenza. Una produzione flessibile che rende<br />
 precario e sfruttato il lavoratore. <strong>Un modello da tenere<br />
 lontano da questo paese</strong>.</p>
<p> Esistono però alcune proposte dalle quali partire per un<br />
 ragionamento nel merito e qualificato. Proposte già avanzate e<br />
 pubblicate, per esempio nel volume <a href="http://www.possibile.com/expo-della-dignita/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong><i>Expo<br />
 della dignità</i></strong><strong> di Catone e Boschini</strong><u><br />
 </u></a>(Novecento editore).</p>
<p> <strong>La prima è di natura politica e prevede di stare al<br />
 fianco dei lavoratori</strong>, di chi vive ogni giorno sul proprio<br />
 corpo lo sfruttamento, ovunque esso si manifesti, e reagire contro i<br />
 responsabili (non solo i padroni e i caporali ma anche i molti<br />
 consulenti del capitale) con una determinazione nuova, ad oggi<br />
 ancora solo annunciata.</p>
<p> Secondo poi, sebbene il reato penale di “intermediazione<br />
 illecita e sfruttamento del lavoro” del 2011 sia una vittoria<br />
 storica fondamentale, esso <strong>colpisce i “caporali” e non i<br />
 datori di lavoro responsabili dello sfruttamento.</strong> Il<br />
 “caporalato” è solo una delle forme dello sfruttamento<br />
 lavorativo; questo strumento normativo deve essere migliorato. Senza<br />
 questo cambio di prospettiva, <strong>si rischia di arrestare un<br />
 caporale (italiano o straniero) per sostituirlo con uno nuovo, a<br />
 vantaggio di imprese che violano i diritti umani insieme a quelli<br />
 dei lavoratori</strong>. Questa proposta forse vedrebbe la netta<br />
 opposizione di molte categorie datoriali, attente a difendere il<br />
 made in Italy nelle nostre piazze ma meno i diritti dei lavoratori<br />
 alle loro dipendenze, ma qualcuno in questa battaglia bisognerà<br />
 pure con determinazione convincere o scontentare. E ancora, il<br />
 Decreto legislativo n.109 del 16 luglio 2012 ha introdotto alcune<br />
 aggravanti al crimine di impiego di lavoratori migranti irregolari,<br />
 tra cui il caso di “condizioni lavorative di particolare<br />
 sfruttamento”, e la sanzione accessoria del pagamento del costo di<br />
 rimpatrio. In realtà, <strong>la Legge ha omesso di adottare alcune<br />
 misure non penali contro i datori di lavoro raccomandate dall’Unione<br />
 Europea</strong>, tra cui l’esclusione dai sussidi pubblici,<br />
 inclusi i finanziamenti europei, l’esclusione dalla partecipazione<br />
 ad appalti pubblici, la chiusura degli stabilimenti o ritiro delle<br />
 licenze e l’imposizione dell’obbligo del pagamento delle<br />
 retribuzioni arretrate ai lavoratori migranti irregolari. <strong>Tali<br />
 mancanze mettono in discussione il reale effetto protettivo della<br />
 Legge italiana</strong> sui diritti dei lavoratori migranti<br />
 irregolari, e oggi ne paghiamo le conseguenze.</p>
<p> Un’altra proposta potrebbe riguardare la <strong>promozione di<br />
 un DDL sul mercato del lavoro agricolo</strong>, affinché possa<br />
 essere gestito in modo pubblico e trasparente, e mediante il<br />
 coinvolgimento dell’Inps fare incontrare in tempi brevi e in modo<br />
 efficace domanda e offerta. Una proposta di buon senso che il<br />
 Ministro Poletti potrebbe fare sua.</p>
<p> Sarebbe utile anche il pieno ed effettivo recepimento nella<br />
 legislazione nazionale delle disposizioni in materia di <strong>parità<br />
 di trattamento sia relativamente all’accesso alle prestazioni<br />
 assistenziali che a quelle alla sicurezza sociale</strong> e la<br />
 cancellazione definitiva della <strong>Bossi-Fini</strong> è poi di<br />
 fondamentale importanza.</p>
<p> Infine, importante sarebbe la <strong>riconduzione del reato di<br />
 caporalato nel 416bis</strong>. L’associazione mafiosa è evidente<br />
 nel momento in cui le modalità di reclutamento e sfruttamento dei<br />
 lavoratori ne comportano la subordinazione attraverso atti violenti,<br />
 minacce, percosse continue, reiterate e non contrastate. <strong>La<br />
 politica deve rispondere presto a questa sfida assumendosi una<br />
 responsabilità storica senza precedenti</strong>. Sarà ora la<br />
 volta buona? L’eventuale fallimento dell’occasione che in queste<br />
 ore pare aprirsi può comportare una grande reazione civile del<br />
 mondo del lavoro; una mobilitazione che manifesti tutta<br />
 l’indignazione di chi ogni giorno è costretto a trascinare sui<br />
 campi agricoli le catene di questa nuova forma di schiavitù.<br />
 Proposte insomma che un governo attento dovrebbe cogliere, come dice<br />
 di voler fare, e sulle quali si potrebbe avviare una riflessione<br />
 qualificata e ampia. <strong>Perché si liberi questo paese dal<br />
 giogo della schiavitù, dello sfruttamento e delle mafie, e sia resa<br />
 giustizia a quei lavoratori e lavoratrici morte nei campi agricoli<br />
 per aver obbedito al loro caporale o padrone</strong>. Per loro<br />
 dovremmo agire quanto prima, andando ben oltre i proclami e gli<br />
 annunci.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Expo in città: a Milano due mostre di Sara Montani sul tema &#8220;La carta dei diritti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2015 12:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>14 &#8211; 19 settembre 2015 &#124; La Carta dei Diritti &#124; Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande 9 &#8211; 16 ottobre 2015 &#124; La Carta dei Diritti. Arte e Diritti &#124; Casa dei Diritti &#8211;&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-Rzu8oI1NMXY/Ve7u04a9S4I/AAAAAAAADGs/kFX4rbtF8Oo/s1600/sara-montani-madama-dorc3a8-1999-acrilico-e-collage-su-tavola-50x50-cm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="316" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/sara-montani-madama-dorc3a8-1999-acrilico-e-collage-su-tavola-50x50-cm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p>
<b><br /></b><br /><b>14<br />
&#8211; 19 settembre 2015 | La Carta dei Diritti | Centro dell’Incisione<br />
Alzaia Naviglio Grande</b><b><br />
<br />9 &#8211; 16 ottobre 2015 </b>|<br />
La Carta dei Diritti. Arte e Diritti | Casa dei Diritti &#8211; Comune di<br />
Milano </p>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<i><b>La<br />
Carta dei Diritti</b></i>,<br />
mostra personale dell’artista e operatrice culturale <b>Sara<br />
Montani</b>, è la terza tappa<br />
di un progetto articolato in quattro momenti espositivi per<br />
raccontare attraverso l’arte gli articoli fondamentali della<br />
<i><b>Dichiarazione universale<br />
dei diritti umani</b></i> del<br />
1948: due mostre in successione che, partendo da memorie di giochi<br />
infantili, ci parlano del rapporto tra arte e diritti: diritto alla<br />
vita, alla famiglia, al gioco, alla libertà.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
le precedenti esposizioni tenutesi presso la Galleria delle Lavagne e<br />
la Biblioteca Sormani di Milano, Sara Montani presenta una selezione<br />
di <b>incisioni calcografiche<br />
su fogli di grande formato</b><br />
realizzate dall’artista attraverso le tecniche dell’acquaforte,<br />
della cera molle e del monotipo, insieme ad alcuni libri d’artista.<br />
Vesti, abiti e presenze vegetali: questi alcuni dei soggetti a cui<br />
l’artista ricorre per portare avanti la sua riflessione e la sua<br />
poetica.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
personale, <b>a cura di Luca<br />
Pietro</b> <b>Nicoletti</b><br />
e inserita nel progetto <b>Expo<br />
in Città</b> supportato dal<br />
Comune e dalla Camera di Commercio di Milano, si tiene presso lo<br />
storico <b>Centro<br />
dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande</b>,<br />
ospitato all’interno di una casa del XVII secolo affacciata sul<br />
Naviglio. Con <b>inaugurazione<br />
lunedì 14 settembre</b> alle<br />
ore 18, <i>La Carta dei Diritti</i><br />
sarà aperta al pubblico fino al 19 dello stesso mese in Alzaia<br />
Naviglio Grande 66.
</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">

</div>
<p></p>
<div lang="it-IT" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0.35cm; orphans: 2; widows: 2;">
I<br />
temi proposti saranno oggetto della tavola rotonda che si terrà<br />
presso la Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani il giorno 28<br />
settembre alle ore 18.15; modererà Vittorio Schieroni (Made4Art),<br />
interverranno Luca Pietro Nicoletti (storico dell’arte), Sara<br />
Montani (artista), Monia Pavone (stampatrice), Susanna Vallebona<br />
(edizioni Esseblu), Anna Maria Gandolfi (Gaia Edizioni).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>14 &#8211;<br />
19 settembre 2015 | Inaugurazione lunedì 14 settembre, ore 18 </b><br /><b>La<br />
Carta dei Diritti | Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande</b><b><br />
</b><b><br /></b>Alzaia<br />
Naviglio Grande 66, 20144 Milano <br />Un evento: Expo in Città <br />Da<br />
martedì a sabato ore 16 &#8211; 19 <br />Tel. / fax: 02.58112621
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La Carta delle donne: letteratura, cibo e donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2015 05:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Alla fine aprii il cancello e lentamente, con la cartella in mano, varcai il portone e, mentre salivo verso il primo piano, mi arrivò un leggero odore che stava attraversando varie porte di legno&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/31/la-carta-delle-donne-letteratura-cibo-e/">La Carta delle donne: letteratura, cibo e donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-5XX-LoXd7uE/VeP8a6lHpWI/AAAAAAAADEU/qcGiFayDAVw/s1600/Dettaglio_Cover_WE_1280x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="125" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/Dettaglio_Cover_WE_1280x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8220;Alla<br />
 fine aprii il cancello e lentamente, con la cartella in mano, varcai<br />
 il portone e, mentre salivo verso il primo piano, mi arrivò un<br />
 leggero odore che stava attraversando varie porte di legno e qualche<br />
 tramezzo e che si trascinava lungo le scale. (&#8230;) Qualunque cosa<br />
 fosse successa, non era così brutta da impedire che mia madre<br />
 facesse la tortilla di patate del venerdì&#8221;. I ricordi della<br />
 romanziera spagnola Clara Sánchez, ne <i>L&#8217;odore<br />
 dei venerdì</i>, una delle<br />
 novelle dell&#8217;antologia culinario-sentimentale che prende spunto<br />
 dalla &#8220;ricetta del cuore&#8221; che fa parte  di &#8220;WE &#8211;<br />
 Women for Expo&#8221;, un progetto realizzato dal ministero degli<br />
 Esteri e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, con guide<br />
 d&#8217;eccezione: Federica Mogherini, presidente; Emma Bonino, presidente<br />
 onorario; Marta Dassù, presidente esecutivo.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Lo<br />
 scorso 6 giungo è stata presentata a Expo il documento-manifesto<br />
 &#8220;Women for Expo Alliance&#8221;, una &#8220;Carta di Milano&#8221;<br />
 al femminile contro lo spreco alimentare, per il rafforzamento del<br />
 loro ruolo nell&#8217;agricoltura mondiale; un documento che suggella<br />
 l&#8217;alleanza tra le donne di tutti i paesi partecipanti<br />
 all&#8217;Esposizione nella lotta alla fame. Il docuemnto è stato<br />
 introdotto alla presenza di Michelle Bachelet, primo presidente<br />
 donna cileno, e, <u><a href="http://milano.repubblica.it/expo2015/2015/06/04/news/michelle_obama_expo-116060329/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dopo<br />
 la conferma ufficiale da parte della Casa Bianca, Michelle Obama</a></u>.</div>
</div>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />La<br />
 premessa della &#8216;carta delle donne&#8217; è che loro siano maggiormente<br />
 consapevoli, più degli uomini, di quanto l&#8217;alimentazione sia un<br />
 diritto universale e siano più brave dei maschi a preparare,<br />
 conservare e riciclare le risorse naturali. &#8220;Le donne<br />
 costituiscono ancora la maggioranza di coloro che lavorano la terra<br />
 nei paesi emergenti, ma sono invisibili. Non hanno accesso al<br />
 credito né, a volte, al diritto di proprietà&#8221;, dicono le<br />
 organizzatrici. Secondo i dati della FAO  &#8211; l&#8217;Organizzazione delle<br />
 Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura  &#8211; il 43% della<br />
 forza lavoro globale agricola è costituita da donne, raggiungendo<br />
 la fascia del 50%-70% nell&#8217;Africa subsahariana (Mozambico), le<br />
 stesse zone, con l&#8217;Asia occidentale, dove si concentra anche la<br />
 fame. &#8220;Ogni donna è depositaria di pratiche, conoscenze e<br />
 tradizioni legate al cibo, alla capacità di nutrire e nutrirsi, di<br />
 prendersi cura. Non solo di se stesse, ma anche degli<br />
 altri&#8221;.</p>
<p>Scaricabile gratuitamente dal sito, arriva<br />
 l&#8217;ebook <i>Novel of the World</i>,<br />
 opera corale dedicata al nutrimento del corpo e della mente,<br />
 scaricabile gratuitamente dal sito. 424 pagine, che vede la<br />
 partecipazione di 104 scrittrici, provenienti da 100 Paesi, che<br />
 hanno raccontato in 28 lingue la loro &#8220;ricetta del cuore&#8221;.<br />
 Dal farsi all&#8217;italiano, dall&#8217;armeno al bosniaco, dal lettone al<br />
 mongolo. E poi, le lingue europee e anglosassoni, il cinese, il<br />
 russo. Il mondo diventa un romanzo e alle autrici, che hanno<br />
 partecipato senza scopo di lucro, regalando il loro racconto,<br />
 mettendoci, nella maggior parte dei casi, qualcosa di personale: un<br />
 ricordo, una confessione, una storia di famiglia.<br />Tra le autrici<br />
 ricordiamo: Sánchez , Amélie Nothomb e Banana Yoshimoto. La<br />
 Sánchez racconta , nella già citata ricetta, la tortilla di<br />
 patate, specialità di sua madre, che aveva una capacità rara di<br />
 saltarla in padella. La tortilla era preparata il venerdì, mentre<br />
 l&#8217;autrice tornava da scuola, e la consumavano tutti insieme di sera,<br />
 in terrazza, tranne un giorno: suo padre aveva avuto un infarto e la<br />
 mangiarono attorno al suo letto. Basta una frittatina per raccontare<br />
 il terrore che si prova da bambini davanti alla malattia di un<br />
 familiare. La Nothomb parla di sé nel racconto <i>La<br />
 fame è un&#8217;Arte</i> sulle<br />
 parole che salvano la vita e sulla necessità che l&#8217;artista sia<br />
 sempre affamato di successo e ispirazione. Con un retroscena<br />
 autobiografico: l&#8217;autrice accenna al periodo in cui soffriva di<br />
 anoressia, quando provava piacere a uccidere se stessa, superato<br />
 grazie alla scrittura. La Yoshimoto con <i>Quello<br />
 che nutre l&#8217;anima</i>,<br />
 rievoca, al pari della Sánchez, la malattia del padre: il<br />
 ristorante vicino l&#8217;ospedale è quello in cui andavano tutti e<br />
 quattro, comprese la madre e sua sorella, a mangiare gli spaghetti<br />
 di soia.
 </div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
http://www.we.expo2015.org/sites/default/files/attaches/project/novel_of_the_world_-_we_women_for_expo.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Non solo cibo: l&#8217;Arte contemporanea degli artisti romeni a Expo2015</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/06/28/non-solo-cibo-larte-contemporanea-degli/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2015 05:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[expo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[padiglione]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[romania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurazione: 1 luglio 2015, ore 16 00 presso il Padiglione della Romania &#160; &#160; &#160;testi a cura di&#160;di Tatiana Martyanova &#8211; critico d&#8217;arte Per me i colori sono degli esseri viventi, degli individui molto&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="CENTER" style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><strong>Inaugurazione:<br />
1 luglio 2015, ore 16 00 presso il Padiglione della Romania</strong></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>&nbsp; &nbsp;<br />
&nbsp;<i><b>testi<br />
a cura di&nbsp;di Tatiana Martyanova &#8211; critico d&#8217;arte</b></i></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><em>Per<br />
me i colori sono degli esseri viventi, degli individui molto evoluti<br />
che si integrano con noi e con tutto il mondo. I colori sono i veri<br />
abitanti dello spazio</em>.&nbsp;Yves<br />
Klein</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p></div>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>Siamo<br />
nel Padiglione Romania all’Expo 2015 a Milano, all&#8217;interno di un<br />
tipico villaggio romeno “nascosto” e “ritrovato” nella<br />
capitale italiana dell’arte contemporanea.&nbsp;</p></div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>In<br />
questo apparente antagonismo ci troviamo di fronte a opere d’arte,<br />
in un percorso tra passione, energia e contemplazione, tutte create<br />
ad hoc per l’evento unico di Expo 2015.</p></div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>A<br />
rappresentare gli Artisti romeni in mostra per Expo 2015 ci sono<br />
Cristina Lefter, Calina Lefter, Lavinia Rotocol, Nelu Pascu, Tudor<br />
Andrei Odangiu e Leonard Regazzo, <b>artisti<br />
che da anni vivono nel Belpaese trasmettendo la loro cultura nei<br />
versi delle proprie “poesie visive”.&nbsp;</b></div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>Nel<br />
continuo divenire artistico, tre donne e tre uomini rintracciano la<br />
propria identità culturale, spesso tramite la commemorazione dei più<br />
grandi personaggi del paese d’origine. Così diversi negli stili e<br />
nelle tecniche, dalla pittura olio su tela, agli smalti e acrilici in<br />
tecnica mista, alla fotografia, gli artisti raccontano le loro verità<br />
del visibile. Il colore è l’unico elemento indispensabile a<br />
metterli tutti in comunicazione.</p></div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>_______________________________________________</p></div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><strong>Cristina<br />
Lefter, classe 1976</strong>,<br />
presenta in mostra una nuova visione della propria arte. Con la sua<br />
caratteristica tecnica dripping fa gocciolare gli smalti su tela<br />
creando così dei mondi misteriosi. A rispecchiare la sua personalità<br />
artistica forte e passionale sono i colori sgargianti che plasmano<br />
un’evoluzione figurativa dalla tradizione all’astratto action<br />
painting di Jackson Pollock, creando così una magia. Il quadro<br />
presentato all’Expo 2015 infatti nasconde un enigmatico volto e<br />
invita lo spettatore a scoprirlo, velato nelle linee astratte<b>:<br />
vi è Maria Tănase,</b><br />
la “Edith Piaf” romena. La cantante dipinta così appare<br />
all’Esposizione Mondiale per la seconda volta dopo quella di Parigi<br />
1937 dove rappresentò la Romania.</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p>I<br />
colori dei pensieri, invece, costruiscono i quadri d<strong>i<br />
Calina Lefter, classe 1978.&nbsp;</strong>Con<br />
la tecnica mista su tela l’artista cerca di oltrepassare i confini<br />
della realtà creando attraverso i paesaggi romeni, un ricordo, un<br />
pensiero, un momento. In occasione dell’Expo 2015 l’artista <b>fa<br />
un omaggio al poeta storico romeno Mihai Eminescu</b>,<br />
con dei colori teneri ma d’intensità unica, che ci inoltrano nel<br />
profondo della poesia pura.</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><strong>Il<br />
lavoro di Lavinia Rotocol (1967)</strong>&nbsp;è<br />
una ricerca sulla natura di emozione, che l&#8217;artista definisce<br />
“eternità effimera”. Attraverso i colori di struttura leggera e<br />
la pennellata decisa Rotocol fa emergere l’energia, la verità da<br />
qualsiasi momento della vita: come se fossero dei frammenti del<br />
cinema catturati in un attimo fuggente. Entrando nell’atmosfera<br />
delle<br />
emozioni, si crea così l&#8217; “Energia”.</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><strong>Tudor<br />
Andrei Odangiu, nato nel 1976,</strong>&nbsp;è<br />
un decoratore e restauratore di opere d’arte, affreschi e mobili.<br />
Questo influenza molto il suo stile: lavora spesso con il passato e<br />
quindi tutta la sua opera artistica ha un forte legame con la<br />
tradizione. Come afferma lui stesso, il particolare interesse verso<br />
la pittura fiamminga lo aiuta a portare la luce all’interno del<br />
quadro. Sono i colori luminosi a trasmettere il carattere e la<br />
passione dell’artista, racchiusi nel tema della lotta, della forza<br />
e della passione. Non a caso a lottare sull’arena dei colori sono<br />
sovente i tori, ciclicamente protagonisti nella storia delle arti<br />
visive, qui studiati con scrupolosa attenzione artistica.</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><strong>Nelu<br />
Pascu, nato nel 1963,</strong>&nbsp;è<br />
un artista affermato in Romania, lavora nell’ambito dell’astratto<br />
concettuale. Spesso però si dedica anche al figurativo dipingendo<br />
soprattutto delle città, a volte facendole vedere come le mappe dei<br />
percorsi quasi planimetrici, come se fossero viste e vissute<br />
dall’alto. La scelta cromatica e quella materica nelle sue opere è<br />
sempre dettata da un bisogno interiore, ribadisce Nelu Pascu, non è<br />
mai la mente a comandare la sua pennellata. La sua arte non è<br />
razionale bensì proveniente dall’animo del pittore con un forte<br />
legame con le proprie radici che senza dubbio influenzano tutto il<br />
lavoro dell’artista, sia a livello della tecnica sia nei temi<br />
elaborati. Il colore nasce dalla luce. Sappiamo che scrivere con la<br />
luce è la prerogativa della fotografia, traendo il significato<br />
dall’etimologia stessa della parola.</div>
<p></p>
<div style="margin: 0.26cm 0.13cm;">
<p><strong>Leonard<br />
Regazzo, 1970,</strong>&nbsp;dipinge<br />
con la luce – lavora con la fotografia, riflettendo sulla<br />
realizzazione d’immagini fotografiche senza utilizzo della machina<br />
stessa. L’artista elabora quindi la tradizione dei fotogrammi di<br />
Moholy-Nagy come anche dei rayogrammi di Man Ray. Il lavoro di<br />
Regazzo potrebbe essere definito come creazione enigmatica delle<br />
nuove materie (l’artista scansiona le bolle di sapone lanciando una<br />
lunga ripresa ad alta risoluzione): fortemente astratte queste figure<br />
sullo sfondo nero, portano lo spettatore nell’immenso infinito.<br />
Tutti gli artisti romeni in mostra vivono in Italia, sono giovani e<br />
ambiziosi nell’acquisizione del ruolo di messaggeri tra i loro due<br />
paesi, rapportandosi armoniosamente ai valori del proprio patrimonio<br />
culturale. La scoperta del proprio universo artistico nel profondo<br />
dell’anima di ognuno di loro racchiude un contributo alla propria<br />
cultura, una ragione di vita</div>
<p></p>
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		<title>La vita non facile dei diritti riscoperti dalle sentenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2015 04:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Luigi Ferrarella (da “Corriere della sera” 15 maggio 2015) Quanti diritti ci possiamo permettere? Quanti diritti ci possiamo permettere? Quale dose di giustizia può tollerare il nostro assetto sociale ed economico? Fino a&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
Luigi Ferrarella (da “Corriere<br />
della sera” 15 maggio 2015)</p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Quanti diritti ci possiamo<br />
permettere?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<br />Quanti<br />
diritti ci possiamo permettere? Quale dose di giustizia può<br />
tollerare il nostro assetto sociale ed economico? Fino a pochi anni<br />
fa una domanda simile sarebbe suonata bestemmia. Ora, invece, viene<br />
implicitamente declinata ogni volta che dalle Corti (Corte<br />
costituzionale, Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo,<br />
Corte di cassazione) arriva una sentenza all’incrocio di un<br />
dilemma: adesso tra rivalutazione delle pensioni e vincoli di<br />
bilancio, ma già in passato tra danni dell’inquinamento Ilva alla<br />
salute di Taranto e destino degli operai e dell’acciaio italiano, e<br />
prima tra ritmi giudiziari delle inchieste anticorruzione e invece<br />
esigenze extragiudiziarie di far aprire in tempo Expo 2015, o prima<br />
ancora tra impopolarità del tema carceri e condizioni inumane di<br />
vita di chi sta in prigione. E si può già scommettere riaccadrà<br />
nelle prossime sentenze che scioglieranno nodi sulle questioni di<br />
bioetica, o che metteranno il dito nel contrasto tra irrazionalità<br />
fiscali e esigenze dell’erario, o che incroceranno assetto degli<br />
statali e nuove regole per i dipendenti pubblici.<br />Sotto sotto, è<br />
come se ogni volta ribollisse questo non detto: quanti diritti ci<br />
possiamo permettere? Un retropensiero talmente sdoganato da nutrire<br />
reazioni sempre più insofferenti alle conseguenze di sentenze<br />
ripristinatorie di diritti, che sino a poco tempo fa sarebbero state<br />
percepite come ovvie riaffermazioni (di eguaglianza, dignità, equità<br />
sociale), e che invece adesso vengono vissute quasi come invasioni di<br />
Corti debordanti nel campo della politica, tapina perché<br />
commissariata dallo scippo giudiziario della sua facoltà di decidere<br />
tra più alternative possibili e di imporre questa scelta senza lacci<br />
e lacciuoli.<br />È un’insofferenza che trasuda già dalle parole<br />
usate da governo e parlamentari per definire la sentenza della<br />
Consulta sulle pensioni: «danno alla credibilità del Paese»,<br />
verdetto che «scardina», decisione che (se applicata in toto)<br />
causerebbe conseguenze «immorali». Così, dopo ciascuna di queste<br />
sentenze, sempre più palese scatta il riflesso automatico di non<br />
applicarle, oppure — se proprio non è possibile disattenderle<br />
completamente — almeno di contenerle, di arginarne la portata, di<br />
neutralizzarne gli effetti, di mitridatizzarne le conseguenze.<br />
Plastico l’esempio delle condanne inflitte dalla Corte dei diritti<br />
dell’uomo di Strasburgo all’Italia per le condizioni inumane e<br />
degradanti della detenzione nelle carceri: sentenze alle quali in<br />
questi mesi il governo ha ritenuto di adeguarsi con una legge su<br />
piccoli «rimedi compensativi» (8 euro al giorno per il passato,<br />
oppure lo scomputo di un giorno ogni dieci sulla pena ancora da<br />
scontare) dalle maglie normative però talmente strette che l’85<br />
per cento delle domande avanzate a fine 2014 era stata dichiarata<br />
inammissibile, e soltanto l’1,2 per cento di richieste di<br />
risarcimento era stato accolto. E qualcosa del genere, in attesa che<br />
accada per le pensioni, sta avvenendo già in parte con la legge<br />
sulla tortura, in teoria introdotta sull’onda di un’altra<br />
condanna dell’Italia da parte di Strasburgo (stavolta per il G8 di<br />
Genova), ma in realtà parcheggiata (dopo approvazione in prima<br />
lettura) in un ramo del Parlamento con un testo di compromesso al<br />
ribasso.<br />Cambiano infatti i casi, ma il denominatore comune resta<br />
che la giurisdizione è sottoposta a una pressione sociale molto più<br />
insidiosa di passate grossolane ingerenze politiche: il mordere della<br />
crisi economica, la coperta corta dei bilanci statali, l’urgenza<br />
della disoccupazione, la disabitudine alla ricerca di soluzioni che<br />
non siano vendibili in pochi slogan, il fastidio per ciò che<br />
inevitabilmente complesso non sia tagliabile con l’accetta, tutto<br />
congiura a domandare alle Corti superiori (come in fondo già ai<br />
magistrati nei gradi inferiori) di<br />
subordinare le proprie decisioni a<br />
«compatibilità» con equilibri di volta in volta<br />
politici-sociali-economici e di assumere come parametro la<br />
«sostenibilità» dei propri atti. Con la conseguenza che non sembra<br />
più strano dare esecuzione a queste sentenze soltanto se e nella<br />
misura in cui esse siano compatibili con i bilanci statali, o<br />
appaiano socialmente accettabili, o risultino «digeribili» dalle<br />
esigenze delle imprese, o siano in linea con il momento politico, o<br />
siano empatiche con le emozioni dei cittadini.<br />Il che illumina due<br />
sottovalutazioni. La prima, nel presente, è che il ritardo con il<br />
quale il Parlamento sta mancando di eleggere i due giudici<br />
costituzionali di propria competenza influisce e di fatto altera la<br />
vita della Consulta, dove indiscrezioni attribuiscono ad esempio la<br />
contestata sentenza sulle pensioni al voto con valore doppio del<br />
presidente tra 6 favorevoli e 6 contrari. La seconda<br />
sottovalutazione, in prospettiva, è di quanto la combinazione tra<br />
nuova legge elettorale e nuovo Senato possa sbilanciare, a favore<br />
delle artificiosamente rafforzate maggioranze politiche di turno, le<br />
quote di giudici costituzionali e di componenti laici che spetta al<br />
Parlamento eleggere rispettivamente<br />
alla Consulta e al Consiglio superiore della magistratura.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
</div>
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