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	<title>familiari Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un sito per le persone scomparse del Mali e non solo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2025 10:14:16 +0000</pubDate>
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<p>Un altro importante traguardo reso possibile dal progetto “Dalla testimonianza al protagonismo: le madri dei migranti dispersi nel Mediterraneo promotrici di diritti e di attività generatrici di reddito in Mali e in Senegal”, promosso dalle associazioni Abarekà Nandree ODV, Todo Cambia e&nbsp;Énergie pour les Droits de l&#8217;Homme Sénégal&nbsp;e finanziato dall&#8217;Otto per Mille della Chiesa Valdese.</p>



<p>Il progetto ha l&#8217;obiettivo di promuovere l&#8217;autonomia e la partecipazione democratica delle famiglie dei migranti dispersi, mediante attività generatrici di reddito portate avanti dalle donne appartenenti a queste famiglie e con il sostegno alla loro mobilitazione per verità e giustizia sulla sorte dei loro cari.</p>



<p>La Sezione Mali è composta da 10 video-interviste ad alcune delle 42 donne parti attive del progetto e da una fotogallery che raccoglie le immagini dei loro parenti scomparsi, vittime delle frontiere. Grazie alle testimonianze di queste donne, le famiglie hanno potuto dare voce e dignità alle tragiche storie di migrazione dei loro parenti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l&#8217;Europa dal Mali alla ricerca di una vita migliore per se stessi e per le loro famiglie.</p>



<p>Mariam Kanta, Houlale Baniele, Sara Diabate, Aoua Sangare, Tah Coulibaly, Aminata Kone, Niele Samake, Fatoumata Aba Toure, Ami Konate e Kadia Cisse. Per noi, forse, sono solo dei nomi non sempre facili da pronunciare. Ascoltando le loro testimonianze e connettendoci emotivamente con gli effetti che la tragica scomparsa dei loro cari ha avuto sulle loro famiglie in termini psicologici, sociali ed economici, appare evidente che queste donne sono, invece, esempio di resilienza e di lotta quotidiana affinché la memoria dei loro genitori non si perda nell&#8217;indifferenza e nel cinismo dei Governi europei e di quelli locali&nbsp;.</p>



<p>La raccolta delle foto dei dispersi maliani che compongono la fotogallery e le 10 video-interviste della Sezione sono frutto del prezioso lavoro di supporto svolto in Mali dai partner locali, GRAM&nbsp;(Groupe de Recherche et d&#8217;Actions sur les Migrations)&nbsp;e ADEM&nbsp;(Association pour la Défense des Emigrés Maliens)&nbsp;che da anni lavorano nel Paese e in rete con altre associazioni europee, per difesa la diritti dei migranti e per denunciare la strage dei morti e disperdersi alle frontiere.</p>



<p><em>&#8220;I bianchi vanno e vengono dal nostro Paese a loro piacimento (e in sicurezza). Al contrario, quando i nostri genitori decidono di partire, li aspetta la morte. Mi piacerebbe vedere tutti trattati equamente!&#8221;,</em>&nbsp;afferma nella sua intervista Aminata Koné che ha perso il marito nel disperato tentativo di arrivare in Europa. Alla sua voce si aggiunge quella di Sara Diabaté che sa di aver perso la madre e la sorellina ingoiate dalle onde del Mar Mediterraneo:&nbsp;<em>&#8220;siamo stufi di vedere i nostri genitori, fratelli, sorelle che lasciano il Paese e muoiono. Vogliamo giustizia!&#8221;</em></p>



<p>Questa Sezione è un modo per dare voce alle migliaia di famiglie maliane rimaste in un limbo senza scadenza e per amplificare la loro richiesta di Verità, Giustizia e Dignità affinché superi il Mediterraneo e arrivi in Europa restituendoci ciò che ormai facciamo fati a ricordare: i morti alle frontiere NON SONO NUMERI ma VITE UMANE.</p>



<p>Sezione Mali e fotogallery:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Testimonianze delle famiglie:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>I diritti dei caregiver: il video della diretta con Mariella Meli, presidente dell&#8217;associazione Famiglie disabili lombarde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 09:11:53 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Per chi ieri sera non avesse potuto seguire la diretta organizzata da Associazione Per i Diritti umani sul tema dei diritti dei caregiver, in collaborazione con Associazione Famiglie disabili lombarde, questo è il link:</p>



<p><a href="https://fb.watch/vr5ChLziqV/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://fb.watch/vr5ChLziqV/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p>Ringraziamo moltissimo Mariella Meli, presidente della suddetta associazione e nostra ospite, per la chiarezza delle informazioni fornite e per il tempo che ci ha dedicato; ringraziamo Filippo Cinquemani per la conduzione di un incontro così utile e importante e ringraziamo anche coloro che si sono collegate/i ponendo domande di approfondimento ulteriore. </p>



<p>Sarà nostra intenzione organizzare altre proposte. Seguiteci perchè l&#8217;argomento che vedrà impegnata, quest&#8217;anno, Associazione Per i DIritti umani è il BENESSERE MENTALE e stiamo lavorando all&#8217;organizzazione di molte iniziative. </p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Caregivers: una testimonianza e una richiesta importanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2024 11:14:29 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Anna Mognaschi</p>



<p>Caregivers è una parola inglese che significa &#8220;Colui o colei che si prende cura; prendersi cura, quindi, di una persona che non è autosufficiente in un dato momento della sua vita. Io sono caregiver da più di trent&#8217;anni. Ho una figlia disabile in carrozzina che si chiama Martina. Essere caregiver è un lavoro perché di lavoro si tratta e per 24 ore al giorno per tutto l&#8217;anno.</p>



<p>Un caregiver deve essere molte cose tutte insieme indipendentemente dal ruolo che ha nella famiglia di moglie, madre, figlio, marito o padre: io sono maestra, infermiera, psicologa, amica, e madre. Alcuni pensano che essere caregiver sia un dovere divino o una punizione: io penso sia semplicemente un dato di fatto. Parlerò semplicemente della mia esperienza perché non voglio che nessuno si senta offeso o non si riconosca in quello che dico (noi portatori di cure siamo anche un po&#8217; permalosi).</p>



<p>Ho lasciato il lavoro perché nessuno poteva prendersi cura di mia figlia tranne me. La mia famiglia ha avuto una vita faticosa non infelice, ma molto faticosa. Abbiamo rinunciato a molto, soprattutto per il problema delle barriere architettoniche che riempiono le nostre città; abbiamo faticato molto per portare Martina a scuola e all&#8217;università per la questione della mobilità cittadina; abbiamo obbligato asili e scuole ad installare rampe, scivoli e montascale attraverso l&#8217;aiuto di associazioni di settore perché le istituzioni sono sempre state latitanti; abbiamo rincorso bonus, sovvenzioni, agevolazioni, regalucci vari sempre scoperti attraverso il solo passaparola; abbiamo cercato soluzioni impossibili per recarci al mare, in  montagna e in città d&#8217;arte perché abbiamo sempre voluto che nostra figlia facesse più esperienze possibili.  Inoltre, vivere tutto questo tempo insieme porta inevitabilmente a una specie di simbiosi per cui ad un certo punto non ci distinguevamo più l&#8217;una dall&#8217;altra. È forse questo il problema più importante secondo me di un caregiver: riuscire a dare l&#8217;autonomia dovuta alla persona di cui ci si prende cura, qualunque sia la gravità della sua disabilità. È stata una presa di coscienza lenta e dolorosa riuscire a creare una sorta di distacco fra di noi e l&#8217;abbiamo fatto con un gruppo di auto-mutuo aiuto composto da persone nella nostra stessa situazione.</p>



<p>Una cosa che ancora non riesco ad accettare è il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni del mio ruolo di educatrice, infermiera, maestra, psicologa, operatrice socio sanitaria, operatrice socio assistenziale, educatrice domestica etc. etc. Molto più semplice sarebbe stato affidare mia figlia ad un istituto che sarebbe costato alla Regione o al Comune migliaia di euro ogni mese: ma chi appartiene al settore di competenza fa proprio affidamento sull&#8217;amore tra familiari per lasciare completamente in mano alle famiglie la cura delle persone non autosufficienti, elargendo ogni tanto un contentino che non è mai sicuro per gli anni a venire, in modo che si possa vivere in un totale senso di incertezza che fa molto bene alle nostre coronarie!</p>



<p>A 36 anni dalla nascita di Martina molte cose sono migliorate, soprattutto nella mobilità cittadina (abitiamo nel quartiere Comasina, a Milano) e nell&#8217;erogazione di alcune misure per poter accedere ad un assistenza personalizzata; erogazione annuale, concessa ovviamente secondo il budget a disposizione delle istituzioni, quindi ansia e tormento fino alle prossime graduatorie: come dicevo prima, questa è la mia esperienza e non posso parlare a nome di altri che non conosco, ma per quelli che conosco &#8211; e sono tanti &#8211;  la situazione è simile alla mia.</p>



<p>Ho settant&#8217; anni e quello che desidero di più ancora è il riconoscimento giuridico e formale della nostra posizione di caregivers, una possibile pensione e uno stipendio per chi di noi è in età lavorativa e che la passiamo ad accudire i nostri cari. </p>
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		<title>Foad Aodi: appello al governo italiano di sostenere la popolazione marocchina in Marocco ed in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 07:35:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da ieri sera la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) insieme all&#8217;associazione Medici di origine straniera in Italia (Amsi), Unione medica euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire e gli amici&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/mar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/mar-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17148" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/mar-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/mar-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/mar-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/mar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p><br>Da ieri sera la comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) insieme all&#8217;associazione Medici di origine straniera in Italia (Amsi), Unione medica euro mediterranea (UMEM) e il Movimento Uniti per Unire e gli amici del Marocco stanno seguendo tutti gli sviluppi del più grave terremoto che ha colpito il Marocco da più di un secolo. Esprimono solidarietà a tutto il popolo marocchino e condoglianze ai familiari dei feriti.<br>&#8220;Siamo in contatto con i nostri rappresentanti locali in Marocco medici e giornalisti che ci raccontano di una situazione molto grave: 1037 morti, più di 1204 feriti (di cui 721 molto gravi) più di 300 mila case danneggiate dal terremoto. I feriti riportano fratture, emorragie e intossicazioni anche per la tipologia della costruzione delle case&#8221;. Così dichiara il Prof. Foad Aodi,  Presidente Amsi e Co-mai e si appella al governo italiano per sostenere il Marocco e le zone danneggiate dove continuano i soccorsi e la ricerca delle persone sotto le macerie. </p>



<p>Servono sangue, farmaci, medici specialisti e ospedali mobili. Ringraziamo per i loro messaggi e la disponibilità a sostenere il Marocco: il Presidente Mattarella, Meloni e il Ministro Tajani.</p>
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		<title>Restoring family link. Ricerca di un minore afghano</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 07:43:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiediamo una vostra collaborazione per la ricerca di 1 persona. Aiutiamo la Croce Rossa internazionale nella ricerca di migranti scomparsi, a partire dalla richiesta di aiuto da parte ei loro familiari. La persona da&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16834" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/af.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p>Chiediamo una vostra collaborazione per la ricerca di 1 persona. Aiutiamo la Croce Rossa internazionale nella ricerca di migranti scomparsi, a partire dalla richiesta di aiuto da parte ei loro familiari. </p>



<p>La persona da cercare è:</p>



<p><strong>Mr. Mohamed Rassoul ORYAKHEL</strong>, di circa 16 anni, afghano di origine Pachtoun, nato nella provincia di Laghman. Il fratello si trova ora in Francia e ha richiesto la nostra assistenza per localizzarlo.<br>Si trovavano insieme a Istanbul nell&#8217;inverno del 2019, dove sono stati separati. Il richiedente ha preso la rotta verso l&#8217;Europa passando per Grecia, Serbia e Italia prima di stabilirsi in Francia. Si aspetta che anche suo fratello abbia preso la stessa strada e possa trovarsi in uno dei paesi di passaggio.</p>



<p><strong>Pubblichiamo la foto del richiedente.</strong> Le somiglianze dei familiari possono essere utili per la ricerca e identificazione delle persone da cercare. </p>



<p>Qualsiasi eventuale notizia sarebbe di grande aiuto. Grazie. </p>
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		<title>Trace the face. Restoring family link</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2022 09:33:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riprende l&#8217;attività di ricerca di persone scomparse durante i viaggi migratori. Il progetto è a cura della Croce Rossa Internazionale e noi cerchiamo di divulgare le notizie che ci vengono fornite di volta in&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16771" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/poster_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Riprende l&#8217;attività di ricerca di persone scomparse durante i viaggi migratori. Il progetto è a cura della Croce Rossa Internazionale e noi cerchiamo di divulgare le notizie che ci vengono fornite di volta in volta. </p>



<p>Al momento si stanno cercando le due persone indicate di seguito di cui, purtroppo, non c&#8217;è fotografia del richiedente. Nel poster, però, trovate immagini di molte altre per le quali chiediamo il vostro aiuto. Grazie.</p>



<p></p>



<p><strong>Farhiya Yusuf,</strong> femmina, nata nel 1996 ad Abore in Somalia. La signora Yusuf è fuggita dalla Somalia dopo aver perso il marito ucciso da El Shabaab. Ha passato del tempo in Libia e dopo qualche tempo, intorno al 2010, si è diretta verso l&#8217;Europa. Purtroppo il cugino che la sta cercando, Sid Ali Jama Mohamed, non ha altre informazioni per il momento. Egli vive in Belgio e pensa che anche la signora Yusuf abbia cercato di raggiungere lo stesso paese e potrebbe essere passata per l&#8217;Italia.</p>



<p></p>



<p><strong>Najid Ali Sarwari</strong>, uomo di 35-40, Afghano di origine Hazara, nato in un villaggio chiamato Loman, nel distretto di Jaghori, nella provincia di Ghazni, sposato con Fatima Sarwari. Nei primi mesi del 2021 è fuggito da Kabul nell&#8217;agosto 2021 con i 2 figli (gemelli). Sono passati per Ghazni prima di dirigersi verso il confine con l&#8217;Iran. Al confine sono stati aggrediti dalla polizia iraniana e si sono separati. Il figlio che lo cerca, Farhad Sarwari, ora vive in Belgio e pensa che anche il padre, Najid, abbia cercato di seguire lo stesso percorso per raggiungere l&#8217;Europa: Afghanista-Iran- Turchia-Italia (per mare).</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Restoring Family Link: ricerca di una persona</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2022 08:56:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Missione_CRI_Quarantena_AlanKurdi_AitaMari_82-1-1-768x417-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="417" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Missione_CRI_Quarantena_AlanKurdi_AitaMari_82-1-1-768x417-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Missione_CRI_Quarantena_AlanKurdi_AitaMari_82-1-1-768x417-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Missione_CRI_Quarantena_AlanKurdi_AitaMari_82-1-1-768x417-2-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Chiediamo una vostra collaborazione per una ricerca di 1 persona.</p>



<p>La persona da cercare è <strong>Jahanzeb Jabarkhel,</strong> maschio, nato il 01-01-2001 a Nangharar, Hessarak district. Fratello maggiore del richiedente (foto allegata), è fuggito dall&#8217;Afganistan nel 2018 insieme al richiedente. Lo zio materno ha organizzato il loro viaggio in Francia. Nel 2019 sono arrivati in Turchia e hanno soggiornato a Istanbul per un anno e qualche mese; poi in Bosnia per circa 6 mesi. Il richiedente e Jahanzeb Jabarkhel hanno perso i contatti durante un tentativo di attraversare il confine verso l&#8217;Austria, intorno a giugno-luglio 2020.</p>



<p>La fotografia di seguito è della persona richiedente aiuto per la ricerca</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16538" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg-1085x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1085w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Caso-jpg.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Ogni anno migliaia di famiglie vengono separate a causa di conflitti armati, situazioni di violenza, disastri, migrazioni o altre circostanze che richiedono una risposta umanitaria. La Croce Rossa Italiana e le altre Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, insieme al Comitato Internazionale di Croce Rossa, operano in tutto il mondo per rintracciare i familiari e ristabilire il legame con i loro cari. Questo impegno si traduce nella ricerca dei congiunti scomparsi, nel ristabilimento e mantenimento dei loro contatti, nel supporto alla riunificazione e nel tentativo di chiarire la sorte dei dispersi, anche attraverso attività volte a facilitare l’identificazione dei corpi senza nome.</p>



<p>Per la ricerca di familiari in Europa e nel caso di contatti interrotti con i propri congiunti durante il percorso migratorio verso l’Europa, è possibile consultare il sito web Trace the Face al link <a href="http://www.tracetheface.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.tracetheface.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>. Il sito contiene le foto di familiari alla ricerca dei loro cari. Coloro che desiderano rintracciare i loro congiunti possono farlo attraverso la pubblicazione delle loro foto online o su poster della Croce Rossa diffusi pubblicamente. Il familiare scomparso che visualizza la foto potrà contattarci e ristabilire il legame con il parente che lo sta cercando.</p>
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		<title>Trace the face: appello per la ricerca di migranti scomparsi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/12/19/trace-the-face-appello-per-la-ricerca-di-migranti-scomparsi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 12:45:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani monitora SEMPRE la situazione dei diritti umani in Italia e nel mondo e, nella Giornata internazionale dei migranti e dei rifugiati, pubblica il manifesto del mese di dicembre relativo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani monitora SEMPRE la situazione dei diritti umani in Italia e nel mondo e, nella Giornata internazionale dei migranti e dei rifugiati, pubblica il manifesto del mese di dicembre relativo all&#8217;iniziativa della Croce Rossa sulla ricerca delle persone scomparse: &#8220;Trace the Face, Restoring family link&#8221;. </p>



<p>Si richiede la vostra collaborazione per la ricerca di:</p>



<p><br><strong>Seny KOLIE, donna di circa 40 anni proveniente dalla Guinea  che viaggia insieme alla figlia Mariama GOUMOU, di circa 8 anni</strong></p>



<p>La ricerca è stata avviata in Francia dall&#8217;altro figlio (minore non accompagnato), separato da madre e sorella all&#8217;arrivo nella prigione di Zouara in Libia.</p>



<p><br>Qualsiasi notizia o informazione potrebbe essere estremamente utile.</p>



<p></p>



<p>E questo è il poster per la ricerca di altre persone scomparse</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15896" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Trace the face, mese di agosto</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 07:26:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il poster Trace The Face per il mese di agosto. Vi chiediamo anche informazioni riguardo un caso che arriva da British Red Cross.&#160;Si tratta di: BEFRAN KHDER HASSAN, donna irachena nata il 1 luglio&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Il poster Trace The Face per il mese di agosto.  Vi chiediamo anche informazioni riguardo un caso che arriva da British Red Cross.&nbsp;<br>Si tratta di:</p>



<p>BEFRAN KHDER HASSAN, donna irachena nata il 1 luglio 1965in viaggio dall&#8217;Iraq verso l&#8217;Inghilterra, passando per la Turchia e presumibilmente anche per il nostro paese.</p>



<p><br>Qualsiasi informazione può essere utile. Grazie. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/TTF94_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/TTF94_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/TTF94_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/TTF94_page-0001-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/TTF94_page-0001-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/TTF94_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>La tutela contro la tortura in carcere in epoca Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 07:03:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da antigone.it) Lo scorso giugno il Sottocomitato per la prevenzione della tortura e degli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti delle Nazioni Unite ha pubblicato due pareri di follow-up in materia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da antigone.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="788" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15505" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 788w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/comitato_onu_tortura-768x487.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure>



<p>Lo scorso giugno il Sottocomitato per la prevenzione della tortura e degli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti delle Nazioni Unite ha pubblicato due pareri di follow-up in materia di detenzione in periodo pandemico. Questi aggiornamenti rappresentano il prosieguo di avvertenze che fin dall’esordio della diffusione del coronavirus Covid-19 la Sottocommissione si era premurata di produrre e sottoporre ai Paesi aderenti all’Opcat (il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura) un parere sui luoghi di detenzione (marzo 2020) e poi ancora un altro parere nell’aprile successivo agli Stati e ai Meccanismi nazionali di prevenzione (NPM). Ad entrambi il Sottocomitato aveva chiesto di fornire informazioni sulle misure che di lì in avanti si sarebbero adottate negli istituti di pena in risposta al pericolo virale. </p>



<p>Sono stati 49 su 90 Stati parte del protocollo, quelli a fornire delle risposte che hanno poi permesso il follow-up. Tra i membri dell’Unione europea le adesioni sono state di 19 paesi su 27 (Non hanno risposto: Belgio, Finlandia, Georgia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca). Mentre sono stati 69 gli NPM che hanno segnalato al Sottocomitato i problemi riscontrati nei sistemi di reclusione di cui sono Garanti nel corso di questa emergenza pandemica.</p>



<p>Sulla base dei riscontri il Sottocomitato ha in via preliminare potuto riscontrare le capacità di adattamento di alcuni sistemi di giustizia penale nei quali vi è stata come risposta alla crisi sanitaria una riduzione nel numero della popolazione detenuta, la sensibilizzazione circa le modalità di contagio, una maggiore attenzione all’igiene, una intensificazione nell’assistenza sanitaria a persone con quadri clinici più complessi e, infine, l’importante introduzione di nuovi mezzi di comunicazione con il mondo esterno. Le misure per ridurre la popolazione detenuta hanno riguardato anzitutto lo sviluppo o il ricorso a misure non detentive per i detenuti con pene o con residui di pene brevi, per le donne incinte o con figli piccoli in carcere, condannati per reati non violenti che avessero scontato una parte significativa della loro pena, persone con gravi problemi di salute e/o disabilità. Inoltre si è fatto ricorso agli istituti della grazia o dell’amnistia e anche al braccialetto elettronico per la detenzione domiciliare. Non da ultimo vi è stata una riduzione del ricorso alla custodia di polizia. Per quanto attiene invece alle misure igieniche, vi è stata in via preliminare un’attenzione all’identificazione dei problemi di salute dei detenuti; sono stati poi limitati i trasferimenti, e istituite sezioni per l’isolamento sanitario e/o la quarantena. Sono stati dotati i detenuti e il personale di dispositivi di protezione individuale. Mentre la necessità di limitare gli accessi agli istituti ha visto impediti spesso i colloqui con i familiari e per contro l’introduzione negli istituti delle tecnologie e degli ausili per le videochiamate. In alcuni paesi sono stati rafforzati i sostegni psicologici, anche alle famiglie, così come le attività, scolastiche, sportive e ricreative.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia permangono per il Sottocomitato alcune preoccupazioni, in modo particolare relativamente a due aspetti: la mancanza di volontà politica di alcuni Stati di attuare le sue raccomandazioni e i mezzi forniti agli NPM per continuare a portare avanti il proprio lavoro di monitoraggio e tutela dei diritti.&nbsp; Per questa ragione sono stati introdotti protocolli di visita durante la pandemia. Anche tra gli NPM alcuni hanno saputo dimostrare la grande capacità d’azione durante la pandemia anche nel sottolineare i pericoli sottesi alle legislazioni d’emergenza. Il lavoro degli NPM, come sottolineato dal Sottocomitato nel documento CAT/OP/11, è essenziale nella prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti e per questo è importante che le visite e i monitoraggi continuino anche in questa situazione eccezionale.&nbsp;</p>



<p>Per quanto attiene alle preoccupazioni espresse dal Sottocomitato nei riguardi degli Stati parti dell’OPCAT si lamenta: un’insufficiente attenzione alla popolazione a rischio in detenzione; un inasprimento delle misure di sicurezza che viene giudicato sproporzionato; la sospensione di permessi e congedi domiciliari per i reclusi che prima vi avevano accesso; la mancanza di informazioni fornite ai familiari con tempestività. Inoltre non dappertutto sarebbero state predisposte misure alternative in grado di sopperire alla chiusura dei colloqui con i familiari. In alcuni luoghi sarebbero stati interrotti i programmi terapeutici, e non sarebbero stati forniti materiale igienico e dispositivi di protezione individuale a sufficienza. Vi sarebbero stati anche arresti massicci e arbitrari e un uso eccessivo della forza da parte della polizia per imporre il rispetto delle misure adottate per la pandemia.&nbsp;</p>



<p>Il Sottocomitato poi ha raccomandato l’adozione di ulteriori misure importanti per ridurre l’impatto della pandemia sugli istituti di pena. Intanto la vaccinazione massiva dei detenuti e del personale penitenziario. Il proseguimento nello screening della sintomatologia da Covid-19 unitamente all’adozione di misure di protezione, isolamento e verifica del contagio. Il miglioramento sia dell’igiene generale degli istituti che delle aree preposte alla quarantena e all’isolamento sanitario. Garantire il massimo della cura ai detenuti più vulnerabili e fornire tutto il supporto necessario agli NPM nel prosieguo del loro lavoro.</p>
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