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	<title>femmine Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Dall&#8217;India a Milano: una scuola baha&#8217;i</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 15:07:21 +0000</pubDate>
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<p>Sabato scorso, presso La Dogana di Milano, si è svolto un incontro  con il Dott. Rowshan e sua moglie. Il Dott. Danesh Rowshan, fondatore e direttore della Glory School India, è nato in Iran nel 1952. Si trasferisce in India nel 1976, dove inizia la sua carriera accademica in Economia e in Lingue.</p>
<p>A Nuova Dehli conosce e sposa sua moglie, anche lei di origini iraniane, ma attratta da un amore per l&#8217;India e dal desiderio di servirne il popolo. Professore universitario per diversi anni, il Dott. Rowshan ha insegnato alla Shivaji University e alla Panjab University. Il suo amore per i bambini ha iniziato a manifestarsi sotto forma di libri scritti proprio per i minori &#8211; libri di cui egli è scrittore ed editore &#8211;  fino poi a sfociare nel desiderio di lasciare il proprio lavoro in università per occuparsi dell&#8217;educazione primaria di quel Paese. Insieme alla moglie ha quindi fondato e dirige la Glory International School India. La sua passione lo ha portato a viaggiare e tenere seminari in più di 20 nazioni.</p>
<p>Durante la serata è stato proiettato un video che riporta la quotidianità all&#8217;interno della scuola, le attività svolte dalle bambine e dai bambini, la Natura da cui sono circondati. Mentre scorrevano le fotografie, l&#8217;ospite ha spiegato che la Glory School, di ispirazione Baha&#8217;i, è sita tra le montagne ai piedi dell&#8217;Hymalaya, in un luogo circondato da villaggi poveri e ad oggi accoglie circa 120 bambini.  Le persone di questa zona vivono di agricoltura e di allevamento e non tutte le famiglie possono permettersi di pagare una retta scolastica, anche perché &#8211; oltretutto &#8211; le scuole migliori si trovano nelle grandi città, lontano da casa.</p>
<p>Ecco il motivo per cui il Dott. Rowshan e la moglie hanno deciso di aprire una scuola in questo territorio, in cui sono previste alcune borse di studio per i bambini più indigenti e una retta annuale nominale molto bassa, valida per tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Interessante è il metodo educativo che viene usato: secondo la fede Baha&#8217;i, infatti, è importante dare ai ragazzi non solo un&#8217;istruzione materiale, ma anche una direzione morale in base ai valori universali quali: la solidarietà, l&#8217;amicizia, l&#8217;onestà, la sincerità, etc. e non tramite dogmi. E l&#8217;esempio, anche da parte dei più grandi e degli adulti, è molto utile: ad esempio, una volta alla settimana tutti si danno da fare per pulire l&#8217;intero istituto.</p>
<p>Il sistema educativo baha&#8217;i si basa sull&#8217;incoraggiamento: esistono diversi livelli di classi, ma spesso vengono svolte attività in comune proprio per fare in modo che chi è rimasto indietro venga aiutato da chi ha già raggiunto uno step successivo. In Occidente, come in altri Paesi dell&#8217;Oriente, si pensa che i bambini siano ignoranti, che siano come dei contenitori vuoti da riempire di conoscenze e gli insegnanti si aspettano che imparino in fretta e si concentrano solo sugli errori e non sui risultati positivi raggiunti; il metodo educativo della Glory school, invece, fa il contrario, creando anche un clima gioioso e sereno; infatti, tra le diverse attività, viene dato molto spazio anche alle danze e alla musica.</p>
<p>Questo tipo di educazione viene impartita ai maschi, ma anche alle femmine, senza distinzione di genere. Nelle zone rurali, spesso, le bambine sono relegate in casa a svolgere le faccende domestiche. Anche quando viene accordato loro il permesso di andare a scuola, non posso uscire senza l&#8217;accompagnamento di un maschio della famiglia (padre, fratello o marito). marito sì, perché, come molti di voi sapranno, in India vige ancora il fenomeno delle &#8220;spose-bambine&#8221;, vendute per motivi economici. Secondo la fede Baha&#8217;i, invece, uomo e donna sono le ali di uno stesso uccello. devono essere forti entrambi per poter volare.  Il governo indiano cerca di intervenire, c&#8217;è anche un Ministero preposto e alcune ONG sul territorio lavorano sulla sensibilizzazione, ma le superstizioni e le tradizioni sono difficili da superare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche agli insegnanti viene impartita una formazione in cui viene richiesto di essere molto pazienti ed affettuosi con i bambini: al centro di tutto ci deve essere la parola &#8220;rispetto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6842" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6842" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (528)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6843" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6843" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (526)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6844" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6844" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (525)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“America latina: i diritti negati”: Ciao bella</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 08:43:56 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto inizia sempre così, con un “ciao bella”, accompagnato da altre tante parole che ti fanno sentire tutt’altro che bella. Ti fanno sentire sporca, cattiva, sbagliata, colpevole.</p>
<p>Eppure ci succede tutti i giorni. In metropolitana, sull’autobus, nei negozi, per strada, perfino in chiesa. E al lavoro. Le molestie sessuali ci circondano. Cresciamo con loro. Con quelle parole che fanno del corpo della donna un banale oggetto.</p>
<p>Mi è successo qui in Italia, in Messico, Tunisia, Svizzera, in Marocco… in tutti i paesi in cui sono stata. Tutti. E non mi ero resa conto. C’è sempre stato qualcuno che mi ha fatto sentire male per le sue insinuazioni sul mio modo di vestire, di camminare o per il mio corpo.</p>
<p>Credo che in Latinoamerica sia una cosa cui tristemente ci siamo troppo abituate. E’ colpa nostra. Soprattutto quando succede al lavoro. Si, è colpa nostra se non diamoa questo fenomeno il peso che ha. Non le nostre gambe o la nostra scollatura. Non dare importanza e non denunciare, quello sì che è colpa nostra.</p>
<p>Il Messico è un Paese veramente arretrato e maschilista, ma ha delle leggi che pochissime donne conoscono. Il governo dell’attuale presidente Enrique Pena, che è stato sindaco della città dove si registrano più femminicidi in assoluto, non si dà da fare per pubblicizzarle.</p>
<p>Un popolo di donne ben consapevoli dei propri diritti non è utile ad un governo del genere.</p>
<p>La “Comision para la cooperacion laboral” ha redatto una guida per far conoscere i propri diritti alle donne lavoratrici messicane. E’ scritta in modo efficace e con parole molto semplici. E’ la prima volta che mi capita di vedere un documento del genere in circolazione. Io sono stata anche lavoratrice in Messico e nessuno me ne ha mai parlato, nemmeno la mia responsabile, donna.</p>
<p>La guida inizia così.</p>
<p>“In Messico tutte le donne lavoratrici messicane e straniere anche senza permesso di soggiorno hanno gli stessi diritti.</p>
<p>Il diritto a essere trattate in modo uguale ai maschi</p>
<p>Il diritto a non subire molestie sessuali.</p>
<p>Il diritto a ricevere uno stipendio uguale a quello dei maschi per lo svolgimento dello stesso lavoro.”</p>
<p>Sotto queste parole la guida spiega cosa siano le molestie sessuali. Bisogna spiegarle, sì. Non è che hai un capo che adora le donne, che è troppo simpatico, che è troppo vivace. No. Quelle parole che ti mettono a disagio sono illegali. Si chiamano molestie sessuali e nessuna donna deve subirle. Bisogna denunciare.</p>
<p>In Messico è un delitto federale, ma pochissime donne lo sanno. Quasi mai denunciano.</p>
<p>Un datore di lavoro coinvolto in un qualsiasi trattamento discriminatorio sul posto di lavoro, che esegue, consente o tollera atti di molestia sessuale può essere multato da 250 a 5000 volte il salario minimo. Un dipendente può essere licenziato per aver commesso un atto immorale, molestie sessuali sul posto di lavoro. Allo stesso modo, un dipendente può legalmente risolvere il contratto di lavoro se lui o lei è sottoposto a molestie sessuali. Una multa pari a un massimo del salario di 40 giorni può essere inflitta nei confronti di una persona che, su base continuativa, molesta sessualmente un&#8217;altra persona di entrambi i sessi, approfittando della propria posizione gerarchica. Se la molestia è commessa da un dipendente pubblico, deve essere rimosso dal suo incarico.</p>
<p>Se ci sono le leggi, perché migliaia di donne subiscono quotidianamente queste violenze?</p>
<p>Come scrive Cynthia Juarez, femminista messicana:</p>
<p>“In Messico, la società tace sulla tortura quotidiana contro le donne e il femminicidio, ma è scioccata quando un gruppo di ragazze fanno dei graffiti, gridano o si difendono a colpi da una aggressione.</p>
<p>Il problema è che nemmeno la parte più progressiva di buone intenzioni, la società rivoluzionaria, è pronta a vedere un gruppo di donne organizzate e preparate a difendersi.</p>
<p><span style="font-family: Times, Times New Roman, serif;">Siamo rabbiose, sì. E siamo anche ciniche, amorevoli, gioiose, non solo con i nostri sogni irriverenti, ma con artigli e denti per scappare e continuare a costruire un mondo in cui nessun bambino, nessuna bambina e nessuna donna devano vivere violenza da parte di soggetti concreti,e poi vivere una nuova vittimizzazione dalla società ipocrita che vieta loro di denunciare o difendersi”.</span></p>
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		<title>America latina: i diritti negati. America Latina si scrive al femminile!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 07:54:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima parte &#160; di Mayra Landaverde &#160; Il continente americano è fatto di donne. Di donne coraggiosissime, intelligenti e molto amorevoli. Siamo così le donne latinoamericane, forti. Non abbiamo scelta. Il nostro territorio è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5405" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5405" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (218)" width="320" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-218-191x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Prima parte</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Mayra Landaverde</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il continente americano è fatto di donne. Di donne coraggiosissime, intelligenti e molto amorevoli. Siamo così le donne latinoamericane, forti. Non abbiamo scelta. Il nostro territorio è pieno di maschilismo. Siamo maltrattate, umiliate, uccise. Tutti i giorni, da tempi immemorabili. Tante di noi, non abbiamo avuto la possibilità di studiare e di avere una carriera professionale di successo. Tante non sanno scrivere ne leggere. Tante moriranno a Cd. Juárez a Tijuana o Estado de México, dove si registrano le cifre più alte di femminicidi in Messico. Troppe moriranno di parto, si, di parto nel 2016, come l’indigena del Oaxaca che è morta dopo aver partorito sulle aiuole del ospedale dopo essere stata mandata a casa. Altre moriranno assassinate per aver “parlato troppo” come le giornaliste di Veracruz o la militante ecologista dell’Honduras Berta Cáceres. Altre sono morte durante le dittature militari in Argentina, Chile, Uruguay ecc. Altre sono ancora vive a cercare giustizia per le loro desaparecidas.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante tutto noi donne americane non perdiamo mai la voglia di vivere, di ballare, di sorridere di lavorare. Di cambiare il mondo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste sono le donne che hanno cambiato il mio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia madre, che ha avuto il coraggio di portarmi al mondo, anche se aveva soltanto diciannove anni. Si è laureata con me in braccio. Le sue colleghe mi raccontano che andava alla Facoltà con me, mi metteva sulla finestra e lei studiava, e io dormivo. Non si può dire che io non abbia frequentato l’Università!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La mia mamma non è una famosa scrittrice non è un’attrice né si dedica alla politica. E’ solo mia madre, ma è una donna incredibilmente forte. E’ riuscita a mantenere decorosamente due figlie da sola, mi ha sempre procurato una casa e del cibo. E tanto tanto amore. Sono donne come lei che inventano ogni giorno quest’America Latina che tanto mi manca nelle mie grigie giornate milanesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia nonna che con la sua cucina ha riempito le bocche di tutti quanti noi maschi e femmine. Che con i suoi racconti ho scoperto la passione di scrivere e inventarmi delle storie. Donna di una pazienza infinita, intraprendente, bella. Mia nonna mi ha sempre dato dei buoni consigli che in parte ho seguito e soprattutto mi ha sempre visto come la “salvezza” della famiglia. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Mia sorella che è e sarà sempre la mia più grande musa ispiratrice. Che è rimasta a vivere in Messico nonostante tutto, che fa la mamma di due bimbi straordinari, che fa la moglie, ma fa anche l’artista, che disegna, che recita. Che si rifiuta di trovare un lavoro che non le piaccia e fa quello che la rende veramente felice. Essere libera.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono tutte queste donne fantastiche che non solo non lasciano morire il nostro continente, ma lo fanno vivere.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Donne come Elena Poniatowska, la <i>Princesa roja. </i>Giornalista, scrittrice messicana. La chiamano così perché lei è veramente una principessa, viene dalla famiglia reale della Polonia. Ed è veramente comunista. I suoi genitori sono arrivati in Messico ma poi durante la Revoluciòn sono scappati in Francia poiché grandi sostenitori del dittatore Porfirio Dìaz. Non mi sono mai spiegata come sia stata sempre una donna <i>de izquierdas </i>venendo da una famiglia così. Scherzi della vita. D&#8217;altra parte nemmeno io vengo da una famiglia di sinistra. Mio papà mi buttava nella spazzatura tutti i miei libri de <i>rojillos</i> , cioè tutti i libri di Marx o del Che Guevara…</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5406" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5406" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-1024x484.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (219)" width="720" height="340" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-300x142.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-768x363.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-520x245.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-219-720x340.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Poniatowska è un bell’esempio di queste poche ma importantissime donne femministe del mio paese.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Las Patronas sono delle tipiche donne messicane. Forti, determinate e fanno da mangiare. Loro, come ho scritto diverse volte su questa rubrica, danno da mangiare ai migranti centroamericani che viaggiano sulla Bestia. Tutto volontariamente. Hanno ricevuto nel 2013 il Premio Nacional de Derechos Humanos in Messico. Non solo hanno cambiato il mio di mondo, ma il mondo di migliaia di centroamericani che passano da Veracruz nel loro viaggio verso gli Stati Uniti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Potrei scrivere per giorni sulle donne scrittrici latine ma ora mi viene subito in mente Gioconda Belli. <i>La donna abitata</i> è uno dei libri più belli che abbia mai letto. E’ un libro davvero femminile pieno di amore di sesso e di politica. Meglio di così…</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gioconda Belli è una giornalista, poetessa nicaraguense. E anche se non ho la fortuna di conoscerla, da donne americane ci capiamo benissimo:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">«<i>Due cose che non ho deciso io hanno determinato la mia vita: il paese in cui sono nata e il sesso col quale sono venuta al mondo […] Non sono stata ribelle fin da piccola. Al contrario. Niente faceva presagire ai miei genitori che la creatura ammodo, dolce e garbata, delle mie fotografie infantili si sarebbe trasformata nella donna rivoluzionaria che tolse loro il sonno.[…] Sono stata due donne e ho vissuto due vite. Una delle due donne voleva far tutto secondo i canoni classici della femminilità: sposarsi, fare figli, nutrirli, essere docile e compiacente. L’altra aspirava ai privilegi maschili: sentirsi indipendente, essere considerata per se stessa, avere una vita pubblica, la possibilità di muoversi, amanti. Ho consumato gran parte della vita alla ricerca di un equilibrio tra queste due donne, per unirne le forze, per non essere dilaniata dalle loro battaglie a morsi e graffi. Penso di avere ottenuto, alla fine che entrambe le donne coesistessero sotto la stessa pelle. Senza rinunciare a sentirmi donna, credo di essere riuscita a essere anche uomo.»</i></span></span></p>
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		<title>&#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;: maternità, battaglie, vittorie</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2016 11:57:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una raccolta di racconti sul tema della maternità, del rapporto madri-figlie, della femminilità mortificata, ma anche le parole di donne che hanno superato le loro difficoltà e vinto le battaglie più difficili. Vi aspettiamo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una raccolta di racconti sul tema della maternità, del rapporto madri-figlie, della femminilità mortificata, ma anche le parole di donne che hanno superato le loro difficoltà e vinto le battaglie più difficili.</p>
<p>Vi aspettiamo mercoledì 9 marzo, alle ore 18.30, presso la libreria LES MOTS, a Milano con Emma Fenu, autrice de &#8220;VITE DI MADRI&#8221; .</p>
<p>Sarà presente anche l&#8217;artista MARZIA DEVOTO che presenterà alcune opere tratte dal progetto intitolato &#8220;SURVIVOR&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/programma-9-marzo1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5348" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5348" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/programma-9-marzo1-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="programma 9 marzo1 (1)" width="720" height="1018" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/programma-9-marzo1-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/programma-9-marzo1-1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/programma-9-marzo1-1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/05/diritti-al-centro-maternita-battaglie-vittorie/">&#8220;D(i)RITTI al CENTRO!&#8221;: maternità, battaglie, vittorie</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>One billion rising: la violenza sul corpo sacro delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 08:48:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Ora la lotta è tra le persone che devastano il pianeta, saccheggiandone le risorse, e noi Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<div align="CENTER"></div>
<div align="RIGHT"><i>Ora<br />
la lotta è tra le persone che devastano il pianeta, </i></div>
<div align="RIGHT"><i>saccheggiandone<br />
le risorse,</i></div>
<div align="RIGHT"><i>e<br />
noi</i></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5234" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5234" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/untitled289029.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled289029" width="216" height="300" /></a></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">
Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”<a class="sdfootnoteanc" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a>, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più<br />
rappresentate è <i>My Vagina Was My Village</i>, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento<br />
globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.</div>
<div align="JUSTIFY">Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div class="separator"></div>
<div class="separator"><a title="" href="http://2.bp.blogspot.com/-2qzmETO5fyU/VlVjDa3UMjI/AAAAAAAADlM/TCTcED62Ug0/s1600/untitled%2B%252891%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="127" border="0" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di persone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete<br />
e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi<br />
professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una<br />
società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522</strong></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div id="sdfootnote1">
<div><a class="sdfootnotesym" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><br />
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea</div>
</div>
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