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	<title>femminile Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Sbarre di zucchero. Il carcere: una fine o un nuovo inizio?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 08:01:26 +0000</pubDate>
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<p>Oggi vogliamo parlarvi di un progetto che ci interessa molto: Sbarre di Zucchero, All’inizio era un gruppo su Facebook creato dalle amiche di <strong>Donatella Hodo</strong>, morta suicida in carcere a 27 anni nella terribile estate del 2022. Ma ben presto è diventato molto di più: Sbarre di Zucchero è <strong>un megafono che riporta al centro il tema del carcere</strong>, soprattutto al femminile. “Quando il carcere è donna in un mondo di uomini”, recita il sottotitolo del gruppo nato fisicamente a <strong>Verona</strong> ma che in poco tempo di attività ha raccolto partecipanti in tutta Italia: ex detenuti, familiari di detenuti, attivisti, avvocati, volontari, garanti, giornalisti e tutti quanti gravitano intorno al mondo del carcere, ancora troppo spesso relegato ai margini. </p>



<p>Ben presto da gruppo online è diventato fisico. In soli 4 mesi le ragazze (e anche i ragazzi che via via si sono aggregati) che hanno dato vita al gruppo hanno organizzato <strong>convegni a Verona, raccolta di abiti e generi di prima necessità per l’igiene personale a favore di detenute e detenuti in difficoltà e collaborazioni con i media</strong> raccogliendo interesse e partecipazione in tutta Italia. E così che<strong> il gruppo ha deciso di aprire altri due distaccamenti: uno a Roma e l’altro a Napoli.</strong> Un modo per fare rete e parlare di carcere, di quello che non va e anche delle buone pratiche da promuovere. <strong>Mettere insieme le forze per dare supporto ai detenuti e alle loro famiglie</strong> che ancora soffrono per le condizioni disumane delle carceri.</p>



<p></p>



<p><strong>LA RETE, IL PROGETTO</strong></p>



<p><em>Il Carcere: una fine o un nuovo inizio?</em></p>



<p>Non ci sono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare (Seneca)</p>



<p>Donatella Hodo era soltanto una giovane mamma, e come tante altre donne stava scontando i suoi errori in un carcere italiano. Questa esperienza che seguiva quella di una vita difficile di emarginazione e tossicodipendenza, l’hanno portata a pensare che per lei non ci sarebbe stato un futuro. Donatella si è suicidata nella notte tra l’uno e il due agosto dello scorso anno, e molti altri hanno fatto lo stesso mentre stavano scontando una pena in carcere. <strong>Micaela, Monica, Maurizio ed altre compagne di Donatella, hanno voluto trasformare il dolore in un’azione positiva</strong>, che portasse all’attenzione di tutti la difficilissima situazione delle carceri italiane, dove non solo mancano i servizi più essenziali, ma dove le persone non hanno spesso nessuna prospettiva di vita, dal momento che non molte carceri italiane offrono possibilità di educazione e di lavoro.</p>



<p>Secondo la Costituzione italiana, art. 27 “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Quando si parla di certezza della pena si deve quindi far riferimento ad un periodo di privazione della libertà che sia certo, ma finalizzato a riportare il condannato nella comunità, e non cioè ad escluderlo definitivamente da essa. Nella situazione attuale invece, <strong>le carceri italiane non solo sono spesso luoghi che generano o favoriscono trattamenti contrari all’umanità, ma anche ambienti inadatti a creare condizioni per un reinserimento nella comunità, nella famiglia, nel percorso formativo e nel lavoro</strong>. </p>



<p><strong>Il mondo femminile</strong> rappresenta certamente una piccola parte delle carceri italiane, ma esiste una dimensione che vede questo mondo <strong>ancora più discriminato, perché le carceri sono ancora strutturate per la componente maschile</strong> (ambienti, palestre, ecc.). Inoltre le donne si confrontano con <strong>il problema dei figli nelle carceri</strong>: bambini costretti a vivere una realtà della quale non hanno nessuna colpa e che vengono allontanati dalle madri al raggiungimento dei tre anni di età. Come moltissime altre situazioni della vita, il carcere è un ambiente che rappresenta un’ulteriore discriminazione e trascuratezza verso il mondo femminile. Per fortuna però, a favore delle persone nelle carceri, svolgono attività di sostegno e di assistenza moltissime associazioni, fondazioni, e organizzazioni non governative, che operano per il lavoro nelle carceri, per il sostegno alle donne con bambini, per l’assistenza sanitaria e psicologica.</p>



<p><strong>Micaela, Monica e le loro compagne hanno voluto creare una grande rete per le donne nelle carceri, per le loro famiglie e per coloro che muovono i primi passi per il ritorno nella comunità, e l’hanno battezzata Sbarre di Zucchero</strong>, per far emergere lo specifico del mondo femminile nel difficile momento della carcerazione. <strong>Questa rete</strong>, che si sta sviluppando e che conta ormai moltissimi rappresentanti della società civile, politici, giuristi, esperti e comuni cittadini, <strong>non intende prendere il posto o sovrapporsi alle moltissime iniziative delle numerose organizzazioni</strong> e istituzioni che svolgono un fondamentale lavoro, sostituendo e integrando quello dello stato, o quello che spetterebbe allo stato. È vero che il sistema carcerario italiano avrebbe bisogno di miglioramenti legislativi e regolamentari, ma anche e soprattutto di maggiori risorse e di un miglioramento delle procedure amministrative e della burocrazia, ma l’attenzione delle forze politiche e dell’apparato amministrativo in uno stato democratico, discende direttamente dalla sensibilità della società verso questo, come verso i suoi altri grandi problemi attuali. Occorre soprattutto in primo luogo <strong>informare e sensibilizzare tutta la società italiana sull’importanza del reinserimento</strong> di coloro che hanno violato la legge e siano stati condannati ad una pena. Ciò è essenziale non soltanto per un’esigenza di etica e di rispetto della costituzione, ma perché occorre evitare il rischio che, senza un futuro, queste persone siano indotte o costrette a continuare la vita in una dimensione di illegalità e criminalità. La reiterazione dei reati è spesso la conseguenza dell’incapacità della società di raccogliere coloro che se ne fossero allontanati.</p>



<p><strong>La prima esigenza di Sbarre di Zucchero è quindi quella di creare informazione e contatto fra le persone nelle carceri e la cittadinanza nel suo insieme</strong>, per modo che tutti possano rendersi conto di quanto il reinserimento sia non solo possibile, ma anche estremamente importante. Sostenere le persone private della loro libertà, per quanto riguarda i loro bisogni più essenziali, come cibo, cure, assistenza legale, è già oggetto di molte associazioni della società civile e <strong>Sbarre di Zucchero si propone soltanto di essere di supporto e di aiuto a questi soggetti, incrementandone la capacità operativa e progettuale.</strong> Infine e non certo da ultimo, è essenziale osservare che il suicidio, ed ogni altra forma di disperazione, riguardano la incapacità degli individui, in alcuni momenti della vita &#8211; e in particolare nel carcere &#8211; di immaginare e perseguire il ritorno alla vita nella società. Privare della libertà persone che abbiano compiuto reati non deve significare escluderle dalla partecipazione ai problemi e alle sfide della società. La grande intellettuale americana Angela Davis, l’attivista afro-americana dei diritti civili, ha dedicato moltissimi studi, libri e forme di attivismo alla situazione delle carceri. I suoi lavori mostrano l’incredibile importanza della education nell’ottica di una giustizia ristrutturativa, volta cioè al reinserimento nella comunità. L’education racchiude in sé la dimensione dell’istruzione, scolastica ed universitaria, ma anche quella della formazione della autocoscienza, dell’identità delle persone in carcere, che permetta loro di ricostruirsi un percorso di vita al termine della pena. </p>



<p><strong>Sbarre di Zucchero ritiene che questo percorso di education sia di una importanza essenziale per mantenere persone che vivono una difficilissima situazione di abbandono e trascuratezza, in costante contatto con la realtà della società italiana e i suoi grandissimi attuali problemi</strong>. Essere all’interno di un carcere non significa vivere in un acquario senza porte e finestre verso l’esterno. Anzi il periodo di privazione della libertà può offrire una grande opportunità di informazione, riflessione e formazione di una cultura partecipativa che rappresenta il primo scalino per qualsiasi reinserimento.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Mastro Geppetto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 07:44:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>La fantasia nella fantasia con un tuffo, di testa, nella realtà. La fantasia di Collodi e della sua celebre fiaba che narra di un padre artigiano e di un figlio di legno viene amplificata da Fabio Stassi, autore del romanzo Mastro Geppetto (edito da Sellerio) che, come suggerisce il titolo, si concentra sulle avventure di un uomo ormai vecchio alla ricerca del figlio scomparso.</p>



<p>Con un linguaggio antico, che affonda le radici negli anfratti degli Appennini, tra boschi in penombra, strade acciottolate, luoghi magici e odorose osterie, Geppetto si avventura sulle orme del suo adorato burattino per il quale, nella stamberga in cui hanno vissuto una manciata di giorni, aveva dipinto un orizzonte.</p>



<p>Vittima di uno scherzo crudele e delle vessazioni degli “onorevoli” del Paese, il falegname raccatta le sue poche e umili cose per mettersi in viaggio. Incontra il responsabile di un circo, un sacerdote, un contadino, una giovane fanciulla che gli appare come una visione, unica figura femminile ricorrente in una comunità quasi completamente al maschile.</p>



<p>Geppetto è l&#8217;”anima candida”, per dirla con Voltaire, un uomo ingenuo, dedito al lavoro manuale, che, per sconfiggere la solitudine, è in grado, come i bambini, di dare un cuore ad un oggetto. “Dar vita alle cose”: è da qui che l&#8217;autore, con una maestria linguistica che spesso si fa poetica, entra nell&#8217;interiorità del suo protagonista, un uomo anziano, fragile di ossa e di mente che percorre una sua personalissima ricerca spirituale. I pensieri si confondono, la parola si spezza, il corpo si indebolosce, ma ciò che resta saldo &#8211; come uno dei tanti alberi del paesaggio salvifico e consolatorio che lo circonda &#8211; è il desiderio di riabbracciare il figlio.</p>



<p>L&#8217;umanità è indifferente e cattiva: chi non si omologa, chi non è più nel pieno delle proprie facoltà e delle forze è vittima di bullismo e di discriminazione, o forse lo è soltanto chi è ancora capace di vivere di immaginazione e di bontà.</p>



<p>Il romanzo – raffinato, profondo e commovente – non è soltanto una rivisitazione del Pinocchio collodiano, ma è un espediente per parlare, nel finale, di un tema di stretta attualità, poco considerato perchè, forse, è ancora un tabù: la malattia mentale. La degenerazione cognitiva di una persona non è accettata, così come quella fisica, in un&#8217;epoca e in una società in cui si è costretti ad essere belli, giovani e in salute, per sempre. Lo scrittore romano, invece, si misura con la caducità dell&#8217;esistenza, con quella finitudine che è universale e che ci rende uguali, tutti degni di attenzione e cura. Geppetto, nella sua progressiva spoliazione (quasi mistica), si consuma lentamente, ma resta vivida la luce del suo amore per il figlio. E se vogliamo leggere tutto questo in chiave cristiana, ben venga.</p>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori. Raccontami di domani</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 14:01:30 +0000</pubDate>
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<p>Raccontami di domani</p>



<p>di Cèsar Brie</p>



<p>Campo teatrale: https://www.campoteatrale.it/raccontami-di-domani/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>PER LE NOSTRE LETTRICI e i nostri LETTORI il costo del biglietto è di 15,00 euro cad.</p>



<p></p>



<p>Dal 11 al 23 Gennaio 2022<br>martedì e venerdì: ore 20:30<br>mercoledì, giovedì e sabato: ore 21<br>domenica: ore 18:30</p>



<p>Questo spettacolo è un viaggio nell’universo femminile, spiato dalla serratura del bagno. Il tema è l’amicizia tra due donne.<br>Nel bagno conversano, si sistemano, si preparano. Assistono al cambiamento del loro corpo, si confessano, si lavano il corpo e l’anima. In questo bagno gli oggetti più umili ci interpellano, diventano compagni di scena. Il volto dell’amica ci guarda attraverso lo specchio affinché, rannicchiato e invisibile, il reale ci si riveli, come quelle verità che si possono confidare solo in segreto. </p>



<p>“Dov’è il bagno?” Chiediamo con timidezza. “In fondo”E in fondo a volte, quando due amiche si chiudono in bagno,  due donne si svelano. </p>



<p>Raccontami di domani è la storia dell’amicizia tra due donne, dall’infanzia sino alla fine dei loro giorni, spiata dal buco della serratura.<br><em>Durata 70 minuti</em>—</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>La nostra sorellanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 10:13:34 +0000</pubDate>
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<p>E&#8217; con grande piacere e soddisfazione che oggi vi diamo la notizia dell&#8217;uscita di un libro sottile, ma molto importante. Si intitola <strong><em>&#8220;La nostra sorellanza&#8221;</em></strong> (uscito per Multimage); il titolo è anche quello del laboratorio da cui deriva, organizzato da <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> e Progetto Aisha, un&#8217;associazione, guidata dalla bravissima Amina Al Zaeer, per dare sostegno alle donne vittime di violenza domestica. </p>



<p>Un laboratorio di donne italiane e straniere, di ogni fede, nazionalità, estrazione sociale; un laboratorio di scrittura creativa sull&#8217;espressione di Sè. </p>



<p>Grazie all&#8217;impegno delle donne, alla loro sensibilità e, in particolare, alla volontà di mettersi a nudo e in gioco, sono stati scritti testi, poesie, pensieri, lettere di grande profondità, emozionanti, di spessore. Testi che parlano di emozioni, sentimenti e bisogni universali. </p>



<p>Vorremmo che queste parole viaggiassero il più possibile per creare una rete affettiva e di conoscenza reciproca, per fare intercultura, per imparare a capirci e a rispettarci di più; vorremmo che andasse nelle <strong><em>scuole</em></strong> e in <strong><em>università </em></strong>come esperimento sociologico anche per continuare il progetto insieme; vorremmo organizzare presentazioni; vorremmo che i giornalisti ne dessero risalto. Crediamo nella ricerca sul campo e nella cultura che, dal basso, arriva sempre più in lato, per affermare i diritti di tutte e di tutti. </p>



<p>Se, infine, volete sostenerci, potete acquistare il libro (a 10 euro), scrivendo alla email: peridirittiumai@gmail.com, con il vostro nominativo- indirizzo compreso di CAP.  </p>



<p>Vi saremmo grate/i se vorrete seguirci nelle nostre avventure!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="714" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15108" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-2-300x209.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/02/unnamed-5-2-768x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>#25novembre. Contrastare la violenza sulle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2020 09:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alicia Brull Valle Con l&#8217;avvicinarsi della Giornata mondiale contro la violenza di genere, e in vista delle restrizioni imposte in tutta Italia, il 2020 sarà segnato da numerosi eventi online. Pertanto, quest&#8217;anno può&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alicia Brull Valle </p>



<p>Con l&#8217;avvicinarsi della Giornata mondiale contro la violenza di genere, e in vista delle restrizioni imposte in tutta Italia, il 2020 sarà segnato da numerosi eventi online. Pertanto, quest&#8217;anno può essere visto anche come un&#8217;opportunità per formarsi sulla violenza di genere partecipando alle varie attività proposte, la maggior parte delle quali possono essere seguite da casa.</p>



<p>Iniziamo con le iniziative organizzate da Associazione Licenza poetica in collaborazione con Associazione Per i Diritti umani:</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14822" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-724x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-768x1086.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def-1086x1536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/25-Nov-2020_Programma_Def.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>



<p>Ma potete seguire anche le seguenti iniziative:</p>



<p><strong>21/11/2020</strong></p>



<ul><li>15:30. Evento Online &#8220;Diventare DONNA nonostante l’Italia: Recostruirsi attraverso la scrittura´´. In questo evento, tre scrittici afroamericane daranno voce alle esperienze legate al loro background. Il progetto è stato organizzato da Arising Africans.</li></ul>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-www-onuitalia-it"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="48WEGDg6x0"><a href="https://www.onuitalia.it/event/diventare-donna-nonostante-litalia-ricostruirsi-attraverso-la-scrittura/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Diventare DONNA nonostante l’Italia – Ricostruirsi attraverso la scrittura</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Diventare DONNA nonostante l’Italia – Ricostruirsi attraverso la scrittura&#8221; &#8212; www.onuitalia.it?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="https://www.onuitalia.it/event/diventare-donna-nonostante-litalia-ricostruirsi-attraverso-la-scrittura/embed/#?secret=48WEGDg6x0&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="48WEGDg6x0" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<ul><li>Webinar su Youtube &#8220;Stereotipi di genere, affetività e teen dating violence´´, tenuto dal’Università Cattolica del Sacro Cuore. <a href="https://youtu.be/hNCrcpP5CXQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/hNCrcpP5CXQ?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>22/11/2020</strong></p>



<ul><li>Virtual race &#8220;We Run Libere di Correre´´ in tutta l’Italia promossa di Angels in Run. Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: un mese di eventi dal 13 novembre al 15 dicembre 2020 Eventi a Verona<br>&nbsp;<a href="https://www.veronasera.it/eventi/www.angelsinrun.it/we-run/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.angelsinrun.it/we-run/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>23/11/2020</strong></p>



<ul><li>10:30-13:30. Webinar&nbsp;&#8220;L’odio online contro le donne: una forma di violenza´´ organizzato dal Osservatorio Italiano sui Diritti. Per participare è necessario iscriversi attraverso la mail <a href="mailto:voxdiritti.redazione@gmail.com">voxdiritti.redazione@gmail.com</a></li></ul>



<ul><li>Ciclo di 5 Webinar su Zoom &#8220;Le parole non bastano´´ sul lavoro in rete contro la violenza di genere organizato per il Centro Antiviolenza Mascherona di Genova.</li></ul>



<p><strong>24/11/2020</strong></p>



<ul><li>19:00. Meeting su Zoom su &#8220;La violenza sulle donne nel mondo digitale´´, in cui si discuteranno aspetti in relazione alla violenza nel ambito internet. https://us02web.zoom.us/j/8714172739?utm_source=rss&utm_medium=rss (link Zoom).</li></ul>



<ul><li>Il 24 novembre, alle ore 11:00, il Centro Ateneo per i Diritti Umani&nbsp;<em>Antonio Papisca&nbsp;</em>e “Il Centro Veneto progetti Donna” organizzano un webinar sul tema “Donne, violenza e Covid”. L’evento si terrà in diretta streaming su Facebook. <a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Webinar-Donne-violenza-e-Covid-martedi-24-novembre-2020/5413?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://unipd-centrodirittiumani.it/it/news/Webinar-Donne-violenza-e-Covid-martedi-24-novembre-2020/5413?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>25/11/2020</strong></p>



<ul><li>Webinar professionale: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne il 25 Novembre dalle 10.00 alle 12.00. Iscrizione obligatoria <a href="http://www.anvu.it/event/webinar-professionale-giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-sulle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.anvu.it/event/webinar-professionale-giornata-internazionale-per-leliminazione-della-violenza-sulle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>12:30-15:30. Convegno su Zoom &#8220;La valutazione del rischio nella violenza di genere´´, promosso da Ve.G.A. e Telefono Rosa.</li></ul>



<ul><li>Il 25 novembre, la Camera di Commercio di Torino organizza un webinar, a partire dalle ore 16:00, dal titolo&nbsp;il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”. Un roadshow promosso con l’obiettivo di affrontare la situazione di crisi economica provocata dalla pandemia con proposte concrete come il Manifesto “L’Italia che riparte è più donna” e il Protocollo d’intesa sul rilancio dell’occupazione femminile.</li></ul>



<ul><li>17:00. Mostra &#8220;STOP/Campagna contro l’uso di linguaggio violento e sessista, promossa dal Comitato Unico di Garanzia dell’Università di Verona. <a href="https://www.univr.it/it/stop/-campagna-contro-l-uso-di-un-linguaggio-sessista?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.univr.it/it/stop/-campagna-contro-l-uso-di-un-linguaggio-sessista?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<ul><li>Il Festival del Buon Vivere 2020 online fino al 29 Novembre. Il tema è &#8220;Femminile Plurale´´, il punto di vista femminile negli eventi culturali proposti. <a href="https://www.virgilio.it/italia/roma/eventi-per_donne/il-festival-del-buon-vivere-2020-online-tema-femminile-plurale-il-punto-di-vista-femminile_7867703_6-prossima_settimana?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.virgilio.it/italia/roma/eventi-per_donne/il-festival-del-buon-vivere-2020-online-tema-femminile-plurale-il-punto-di-vista-femminile_7867703_6-prossima_settimana?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>26/11/2020</strong></p>



<ul><li>18:30. Conferenza su Zoom &#8220;Camminare insieme per uscire dalla violenza. Il ruolo del Centro Antiviolenza´´, promossa da Soroptimist International Club di Verona,&nbsp;Associazione Telefono Rosa di Verona,&nbsp;Fidapa Verona Centro e Fidapa Verona Est. Link su Zoom: <a href="https://zoom.us/j/96002074081?pwd=UDU0ZG96ZHVtK2lCS1ExQnNzazdYZz09&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://zoom.us/j/96002074081?pwd=UDU0ZG96ZHVtK2lCS1ExQnNzazdYZz09&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li></ul>



<p><strong>27/11/2020</strong></p>



<ul><li>8:30-12:30. Meeting su Zoom, &#8220;Prendersi cura delle vittime di violenza´´, promosso dal Centro Studi Criminologici Psicoforensi. Inscrizione necessaria via email <a href="mailto:studicriminologicipsicoforensi@gmail.com">studicriminologicipsicoforensi@gmail.com</a></li></ul>
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		<title>Promozione teatrale per i nostri lettori. Tutto quello che volevo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 06:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di proporre ai suoi lettori una promozione teatrale. Lo spettacolo si intitola &#8220;Tutto quello che volevo&#8221; e sarà in scena presso il teatro Elfo Puccini di Milano.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/09/28/promozione-teatrale-per-i-nostri-lettori-tutto-quello-che-volevo/">Promozione teatrale per i nostri lettori. Tutto quello che volevo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="680" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-680x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14667" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-680x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-199x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 199w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-768x1156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-1020x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1020w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-1360x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/Tutto-quello-che-volevo©-Laila-Pozzo-1-low-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1700w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> è lieta di proporre ai suoi lettori una promozione teatrale. </p>



<p>Lo spettacolo si intitola &#8220;<strong>Tutto quello che volevo</strong>&#8221; e sarà in scena presso il teatro Elfo Puccini di Milano. </p>



<p>Costo del biglietto in promo: <strong>16,50 </strong>euro (anzichè 33,00)</p>



<p>SALA FASSBINDER | 20 OTTOBRE &#8211; 1 NOVEMBRE 2020</p>



<p>MAR-SAB: 21:30 / DOM: 17:30 &nbsp;</p>



<p><strong>TUTTO QUELLO CHE VOLEVO</strong></p>



<p>Storia di una sentenza</p>



<p>di e con Cinzia Spanò</p>



<p>regia Roberto Recchia</p>



<p>video del &#8220;Sogno&#8221; di Paolo Turro<br>datore luci Matteo Crespi, fonico Gianfranco Turco</p>



<p>voci di Irene Canali (Laura) e<br>Ferdinando Bruni, Federico Vanni, Francesco Bonomo, Giovanna Guida<br>con l&#8217;amichevole collaborazione di Francesco Bolo Rossini</p>



<p>produzione Teatro dell&#8217;Elfo</p>



<p>Pubblico Ministero: «A cosa ti servivano i soldi che guadagnavi?»<br>La ragazza: «Taxi, vestiti, shopping, insomma tutto quello che volevo […]<br>Era questo il mio scopo, alla fine non c&#8217;era nessuno scopo».</p>



<p>Torna in scena, dopo il tutto esaurito registrato nella stagione 2018/2019&nbsp;<em>Tutto quello che volevo</em>, uno spettacolo dedicato alla Giudice Paola Di Nicola e alla sua coraggiosa e sorprendente sentenza. Cinzia Spanò prosegue la riflessione sul femminile, iniziata con&nbsp;<em>La Moglie</em>, raccontando l&#8217;incontro tra due figure molto diverse, ma legate entrambe dal bisogno di collocarsi dentro la propria storia per diventare pienamente ciò che sono.</p>



<p>Fece molto scalpore, qualche anno fa, la storia di due ragazzine di 14 e 15 anni, studentesse frequentanti uno dei licei migliori della capitale, che si prostituivano dopo la scuola in un appartamento di viale Parioli. Il caso ebbe una fortissima eco mediatica anche per via dei clienti che frequentavano le due ragazze tutti appartenenti alla cosiddetta &#8216;Roma-bene&#8217;. La vasta indagine che è seguita alla scoperta della vicenda ha visto coinvolte e processate un altissimo numero di persone tra clienti e sfruttatori.</p>



<p>All&#8217;epoca, attraverso una narrazione facente leva prevalentemente sugli stereotipi, i media hanno fortemente inquinato la lettura collettiva della vicenda. Lo stigma è caduto soprattutto sulle giovani, che proprio in virtù del fatto di non essere percepite come vittime sono divenute vittime una seconda volta.</p>



<p>Attraverso lo sguardo della giudice andiamo alla scoperta di un&#8217;altra realtà, molto diversa da quella che avevamo immaginato.</p>



<p>• Orari: mar-sab 21:30 / dom 17:30<br>• Durata: 85&#8242; senza intervallo</p>
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		<title>Un percorso tra poesia e identità di genere</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2020 07:09:02 +0000</pubDate>
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<p>Nella settimana dedicata alla lotta contro la trans-omofobia, <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato <em>Sonia Zuin</em>, che ringrazia molto per la sua disponibilità a raccontare di sè e per aver chiarito molti punti importanti sul tema. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/lgbt-2741369_640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14119" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/lgbt-2741369_640.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/lgbt-2741369_640-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/lgbt-2741369_640-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure></div>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong>Proviamo, innanzitutto, a dare una definizione di </strong><em><strong>identità di genere</strong></em></p>



<p>Non sono una psicologa e non sono in grado di darne una definizione ufficiale. Nel mio piccolo posso solo raccontare quello che ho vissuto e quello che, poco alla volta, ho capito. Penso che ognuno di noi abbia almeno tre identità: quella soggettiva, che rappresenta il nostro io più profondo, quella corporea, legata al nostro corpo maschile o femminile, e quella che io chiamo relazionale, legata ai nostri rapporti sociali. Le prime due attengono alla propria persona, la terza al nostro rapporto con il mondo esterno. Normalmente queste tre identità sono sostanzialmente, o perfettamente, sovrapposte e coincidenti, al punto che è impossibile capire cosa prova una persona in cui questa coincidenza non si verifica. Fa riflettere il fatto che, fino a non tanti anni fa, se non vado errata trenta o quaranta, i problemi di identità di genere erano associati ai disturbi della mente. Ora l’intera comunità scientifica ha finalmente capito e accettato che la mente delle persone transessuali è perfettamente sana, e che eventuali disturbi (tutt’altro che infrequenti, come ad esempio le sindromi depressive) sono unicamente dovute alle difficoltà che le persone transessuali possono ancora avere nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali.</p>



<p>Quello che ho vissuto io, dal momento in cui ho acquisito la consapevolezza di avere un problema di identità di genere, è stato terribile e non lo augurerei a nessuno perché ci si sente imprigionati nella peggiore delle prigioni: quella del proprio corpo in primis, e successivamente quella delle relazioni sociali. Questa esperienza mi ha fatto capire che l’unica vera identità è quella interiore, e il disagio che si prova quando non si ha la possibilità di esprimerla nelle relazioni sociali è fortissimo. Ovviamente ogni storia è diversa dalle altre: ci sono persone transessuali che riescono a trovare un equilibrio vivendo la propria identità solamente in determinati ambiti della propria vita e mantenendo l’identità ufficiale in tutti gli altri. Io, da subito, ho capito che mai avrei potuto comportarmi in questo modo, non solo perché penso di essere una persona molto trasparente e diretta nei rapporti con le persone, ma anche perché ho vissuto la crisi di identità nell’ambito di un profondo rapporto con la mia famiglia.</p>



<p>Il rapporto con il proprio corpo è invece un discorso completamente diverso: senza entrare nei dettagli, non riuscire a trovare un equilibrio tra il proprio io interiore e il proprio corpo può creare un disagio così profondo da essere una fonte di pericolo per la propria salute fisica e psichica. Da qui nasce l’esigenza, in alcune persone, di ricorrere agli interventi chirurgici per cercare di migliorare il più possibile il proprio benessere. Il problema enorme che si avverte, apparentemente insolubile se non attraverso un lungo percorso psicologico eventualmente coadiuvato da quello chirurgico, sta nel fatto che è terribile la sensazione di sentirsi appartenenti, contro il proprio volere e desiderio, ad un corpo che non si riconosce come proprio.</p>



<p>Ci tengo infine a sottolineare il fatto che, contrariamente a quello che comunemente la gente pensa, l’identità di genere non c’entra niente con quella sessuale: non è vero che una persona, acquisendo la consapevolezza di essere transessuale, automaticamente si senta attratta dalle persone di genere opposto al proprio, ossia che una donna trans sia attratta dagli uomini e viceversa. Questo è quello che accade normalmente, ma solo quando alle spalle c’è già un vissuto di omosessualità. In altri termini, una donna lesbica, se nel suo percorso acquisisce la consapevolezza di essere un uomo, diventerà etero in riferimento alla sua vera identità, ma quello che rimane solitamente inalterato è il genere di persona che ci attrae sessualmente e che ci fa innamorare.</p>



<p>In realtà, nel momento in cui si disgrega la coincidenza tra identità soggettiva e corporea, sono possibili molteplici sfumature, tra cui, ad esempio, quelle delle persone che si definiscono <em>non binarie</em>, ossia che non si riconoscono né in un uomo, né in una donna. Fondamentalmente sono convinta che ogni persona debba avere la possibilità di esprimere con la massima libertà il proprio io, e che questa libertà debba essere limitata solo nel momento in cui lede quella degli altri, cosa che, nell’ambito dell’espressione di un’identità transessuale, non vedo come possa accadere. Questo lo penso per due motivi ugualmente importanti: il primo riguarda ovviamente la tutela del benessere di ogni individuo, che è sicuramente un diritto inalienabile di tutte le persone; il secondo attiene al ruolo e al contributo che ognuno di noi deve dare alla società: siamo infatti in crisi profonda da molti anni, e l’attuale pandemia non ha fatto altro che acuire la crisi pregressa. In questa situazione ritengo molto semplicemente che abbiamo l’obbligo di focalizzarci sulle questioni importanti e che non possiamo permetterci il lusso di rinunciare al contributo positivo che una persona transessuale, nel suo piccolo, può dare. Contributo che può in qualche caso essere importante perché spesso una persona transessuale, proprio in virtù del proprio singolare vissuto personale, ha un modo di vedere le cose differente da quello delle persone cis (ossia non transessuali).</p>



<p><strong>Quale è stato il suo momento più difficile nel  percorso di transizione?</strong></p>



<p>Direi che ce ne sono stati due: il primo, veramente terribile, quando nella mia testa completai il puzzle che stavo facendo da almeno vent’anni prelevando a caso i pezzi, uno a uno, che spontaneamente emergevano dal mio inconscio. I pezzi del mio io, man mano che il puzzle prendeva forma, trovavano la loro giusta collocazione, ma fino alla fine non ebbi il coraggio di vedere nel suo insieme chi fosse il soggetto del puzzle. Penso che sia stato un meccanismo inconscio di difesa della mia realtà quotidiana che non avevo la minima intenzione di disgregare. Ero infatti riuscita a costruirmi una vita appagante sotto tutti gli aspetti, affettivi, professionali e relazionali, malgrado quello che covavo dentro di me e che poco per volta stava emergendo attraverso un processo inconscio che non potevo arrestare e che mi portava progressivamente a completare il puzzle. Ad un certo punto, anche se non era ancora finito perché, in effetti, una vita intera non è sufficiente per completare il puzzle che rappresenta chi siamo, non riuscii più ad evitare di guardare l’immagine che si stava componendo, e quello che vidi fu sconvolgente: una donna al posto di un uomo. Era da vent’anni che costruivo il puzzle con pezzetti che erano chiaramente femminili e che avevo imparato ad accettare, ma un conto è avere la consapevolezza che la tua personalità ha una componente femminile importante, un altro è maturare la consapevolezza di essere una donna, con tutto quello che ne consegue. Passai un mese dormendo solo qualche ora di notte perché alle tre del mattino mi svegliavo con l’angoscia di vedere la mia vita andare in pezzi, consapevole che nessuno mi avrebbe capito e accettato. Dal momento in cui ebbi il coraggio di guardare il puzzle nel suo complesso, infatti, nella mia testa ci fu per lungo tempo una grandissima confusione, penso comprensibile, ma una cosa fu da subito chiarissima e incontrovertibile: io non potevo più continuare a fare la vita di prima perché dovevo iniziare la transizione. Era evidentemente un’elaborazione che avevo fatto da lungo tempo nelle profondità del mio inconscio, ma che per tantissimi anni ero riuscita a non fare affiorare in superficie; nel momento in cui ne divenni consapevole, mi si presentava come un’ovvia e non più procrastinabile conseguenza della mia realtà interiore.</p>



<p>Alla fine mi decisi e me parlai una mattina con mia moglie. Lei da sempre sapeva che c’erano parecchi pezzi femminili nel puzzle della mia testa e in qualche modo li aveva accettati, ma ovviamente la necessità di cambiamento che le raccontai fu per lei sconvolgente, anche se ricordo che la prima cosa che mi disse a caldo fu “non pensavo così presto”. A distanza di tempo sono convinta che io e mia moglie abbiamo inconsciamente eretto una barricata, che per anni ha protetto il nostro rapporto nei confronti della realtà disgregante che progressivamente emergeva dal mio inconscio, utilizzando una tecnica inconscia comunissima: non vedere quello che non volevamo vedere. È lo stesso meccanismo mentale che permette ai bambini di nove, dieci anni di credere che esista babbo Natale che porta i regali, anche se a quell’età hanno ormai tutti gli strumenti logici e una percezione delle realtà sufficientemente chiara per capire che questa è un’evidente assurdità. Ma crederci è così bello che nella testa dei bambini scatta una sorta di protezione che inibisce tutti i meccanismi logici che rovinerebbero la magia. Io e mia moglie avevamo una bellissima realtà da preservare: il nostro rapporto e la nostra famiglia. Così per una vita siamo entrambe riuscite a credere che i pezzi femminili che da tempo erano emersi dal mio inconscio rappresentavano solo una parte di me, dando per scontato che il resto fosse maschile. Del resto una cosa fondamentale che ci ha tratto in inganno per lungo tempo è il fatto che a me continuano a piacere le donne, e questo contribuiva molto a rafforzare l’idea che io fossi un uomo con un importante lato femminile.</p>



<p>Gli anni che seguirono furono molto difficili perché mia moglie sentiva che non poteva accettare la mia transizione, mentre io sentivo che non potevo non farla. In mezzo c’era il nostro bel rapporto che ormai era decisamente in crisi, ma che tutte e due facevamo il possibile per preservare, non solo per salvaguardare quello con i nostri figli che non sapevano ancora niente, ma anche perché sapevamo che c’era sicuramente un gran polverone che rendeva poco chiare le cose, e che c’erano esigenze inconciliabili, ma che al di sotto del polverone rimaneva un rapporto molto solido e importante per tutte e due.</p>



<p><strong>I guanti: per molti un oggetto comune, utile. Per lei che significato hanno avuto?</strong></p>



<p>Sin dalla più tenera età i guanti hanno esercitato su di me un fascino irresistibile che mi spingeva a provarli e ad indossarli, ma solo di nascosto perché mi vergognavo a farne un uso normale. È una cosa che mi sono sempre tenuta per me. In certi periodi ricordo che mi facevo coraggio e incominciavo ad indossarli &#8211; ai tempi erano i normalissimi guanti di lana dei ragazzini &#8211; ed era tale il piacere che mi dava questa conquista che non li toglievo mai. Da sempre la prima cosa che mi saltava all’occhio di una persona erano i guanti, nel caso li indossasse. Durante l’adolescenza, quella che prima era una generica attrazione per l’oggetto in sé, senza particolari connotazioni, si trasformò in attrazione per le donne che indossavano i guanti, il che mi fece pensare ad una forma di feticismo. Questa faccenda incominciò però a crearmi qualche problema solo verso i vent’anni, quando capii che ero io a desiderare di indossare i guanti da donna. Ricordo un’estate in cui, dopo essermi vista con i miei amici per giocare a biliardo, andai in un negozio a comprare il mio primo paio di guanti da donna: neri, in pelle, sfoderati e lunghi fino al polso. In pratica un normalissimo paio di guanti da donna, ma quando uscii e li indossai, provai una sensazione indescrivibile. La potrei descrivere, senza esagerare, come qualcosa che nella tua testa si collega e incomincia a trovare il suo posto. Tornai a casa con il mio prezioso bottino e ovviamente lo nascosi perché non volevo certo far vedere ai miei genitori cosa avevo comprato. Ogni tanto li indossavo di nascosto, ma con il passare del tempo incominciò a crescere il disagio di possedere qualcosa che per me era molto importante, ma che non era certo normale avere. Così, dopo qualche mese, quando l’imbarazzo di custodire un oggetto così ingombrante superò la soglia della mia sopportazione, li buttai via ripromettendomi che con questa faccenda avrei chiuso. Ma dopo qualche mese il desiderio di possederli diventò così forte e insistente che cedetti e andai a comprarne un altro paio. Per una decina d’anni andai avanti in questo modo senza riuscire a trovare un equilibrio. Nel frattempo mi laureai e iniziai a lavorare; avevo un sacco di amici, conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie, ci sposammo, ma c’era nella mia vita un segreto che non volevo raccontare a nessuno, neanche a mia moglie, pur avendo un bellissimo rapporto, perché continuavo a sperare di riuscire a estirparlo definitivamente dalla mia testa. Sono sicuramente una persona tenace, perseverante e che non si arrende al primo insuccesso…</p>



<p>Quello che cambiò le cose fu un cupo episodio vissuto in un momento di vuoto totale in cui pensavo che mai sarei riuscita a trovare un equilibrio tra la bella vita che conducevo e il mio insano segreto (che nel frattempo aveva abbracciato anche le gonne, provando di nascosto quelle di mia moglie che ha più o meno la mia corporatura). Quell’episodio mi spaventò e che mi fece capire che così non potevo andare avanti. Lo shock mi diede la forza di fare nella mia testa una rivoluzione copernicana, liberandomi definitivamente dal proposito di estirpare quello che evidentemente era impossibile estirpare, e accettando il fatto che se a me piaceva indossare i guanti da donna e ai miei amici no, voleva solo dire che io ero <em>fatto</em> (ai tempi ovviamente coniugato al maschile) così, e che in fondo non stavo facendo del male a nessuno tranne che a me <em>stesso</em>. Capii subito, però, che avevo fatto un passo da gigante e immediatamente mi fu chiaro che non potevo più vivere accanto a mia moglie, guardarla negli occhi e dormire accanto a lei, senza raccontarle questo scomodo ed ingombrante lato della mia personalità. È comprensibile il suo shock, anche perché io non ho mai avuto atteggiamenti effemminati. Una delle prime cose che mi chiese era se io provassi attrazione per gli uomini… “no, io continuo a volere bene a te, continuano a piacermi le donne, ma l’altra sera stavo facendo una grandissima cazzata e ho capito che così non posso andare avanti”.</p>



<p>Con mia gande fortuna, dopo qualche giorno mia moglie mi disse che non mi avrebbe mollato, che potevamo continuare la nostra vita insieme, anche se il lato femminile del mio carattere non era certo quello che preferiva. Passarono gli anni, nacquero i nostri due figli, ma i guanti continuavano a rimanere il mio oggetto del desiderio che indossavo appena potevo. Questa vicenda ebbe una svolta decisiva solo due anni fa, quando incominciai la transizione e a vivere la mia vita quotidiana come Sonia. Prima di trasferirmi, più volte avevo pensato che nella mia nuova casa avrei indossato i guanti ventiquattro ore al giorno, ma in realtà, quando incominciai a traslocare poco per volta le mie cose, portai subito le mie chitarre, ma decisi di aspettare a portare la guantiera che anni prima mi aveva regalato mia moglie, perché capii che associati ai guanti c’erano anche tanti ricordi travagliati che preferivo non portare con me. Ogni volta che andavo a trovare la mia famiglia, mia moglie preparava una valigia di cose rimaste ancora da lei. Un giorno, aprendo la valigia a casa mia, vidi la guantiera… L’aprii, non ricordo neanche se provai un paio, perché la rimisi subito nell’armadio pensando che forse sarebbe stato meglio riportarla indietro, anche se non lo feci. Dopo qualche mese, poco per volta capii che potevo permettermi il lusso di riaprire la guantiera perché i guanti avevano perso la loro magia… ora erano solamente un bellissimo accessorio. Aprii la guantiera e con piacere riscoprii tutti i diversi tipi che avevo collezionato nel corso degli anni, corti, lunghi, di pelle, di raso, di vari colori, bellissimi accessori che mi piace ancora indossare, e lo faccio spesso, scegliendoli con cura e intonandoli al vestito. Ma ormai non rappresentano più nulla. È stata una grandissima liberazione. Questa vicenda mi ha fatto capire che Sonia esisteva nel mio inconscio già quando avevo cinque o sei anni e che, chissà per quale motivo, utilizzava i guanti come simbolo per cercare di venire alla luce.</p>



<p><strong>La sua famiglia è composta da moglie e due figli. Ha mantenuto un buon rapporto con questi ultimi? Come si rapportano con lei?</strong></p>



<p>Ho la fortuna di essere riuscita a mantenere un ottimo rapporto con mia moglie e con i nostri figli. Per tanti anni il rapporto con mia moglie è stato teso perché ognuna di noi non voleva rinunciare all’altra, ma ognuna di noi non poteva accettare una parte dell’altra: lei mi diceva che, se non avessi fatto la transizione, avremmo potuto continuare a vivere insieme, ma io sapevo perfettamente che correvo seriamente il rischio di impazzire se non l’avessi fatta. Uscita di casa, la ragione dei nostri scontri non sussisteva più, e poco per volta tornò a prevalere il grande affetto e la grande intesa che ancora ci lega. In ogni caso mia moglie è sempre stata vicina e i passaggi importanti li abbiamo superati lavorando insieme e mettendo da parte i motivi di scontro. Mia moglie è una persona speciale, su questo non ho il minimo dubbio.</p>



<p>È anche grazie al rapporto costruttivo e sereno che ho con lei, che quello con i nostri figli è altrettanto solido e sereno. Ci vediamo spesso, parliamo, facciamo sempre più cose insieme, e io sono rimasta una delle due persone di riferimento che interpellano quando hanno bisogno di un consiglio, e in questi casi è mia moglie la prima che suggerisce loro di sentire anche il mio parere. Penso di non aver perso la stima di loro tre, e questo per me è di fondamentale importanza.</p>



<p><strong>Ha scritto una bellissima silloge intitolata </strong><em><strong>Percorsi Silenziosi</strong></em><strong>. Ce ne vuole parlare?</strong></p>



<p>Ho incominciato a sentire il desiderio di scrivere quando ero al liceo: a quei tempi non erano poesie, ma i testi delle canzoni che provavo a scrivere insieme ai miei compagni di classe con cui avevo formato il mio primo gruppo rock. Cose sicuramente di nessun valore artistico e per lo più pretenziose, perché ai tempi uno dei riferimenti era la musica progressive degli anni ’70 tipo Genesis e King Crimson. In quinta liceo fui letteralmente folgorata dalla poesia di Ungaretti: in particolare mi colpì <em>Soldati</em> per la sua estrema semplicità e sintesi (4 versi e 8 parole comuni che dicono tutto) e pensai: “…ma allora si può scrivere anche così! Bene, ho capito come fare!”. Beh… ho riportato questo buffo pensiero di allora solo per dire che in quell’occasione trovai un modello che mi convinceva, non che i miei risultati artistici di allora e di adesso possano minimamente essere confrontati con quelli del grande poeta. Ricordo però che incominciai a scrivere qualcosa che non finiva nel cestino dopo qualche settimana, e così, poco alla volta, capii che mi piaceva scrivere le poesie. Ai tempi non le chiamavo neanche così perché mi sembrava troppo pretenzioso… invece di poesie le chiamavo <em>cose</em>, il ché adesso mi sembra ridicolo. Mia moglie, non ricordo in quale occasione, trascrisse a mia insaputa le poesie con la macchina da scrivere (ai tempi non si usavano ancora i computer), su una carta molto bella, le fece rilegare e mi regalò quella che, a tutti gli effetti, fu la mia prima silloge. Il titolo era <em>Cose…</em></p>



<p>Non scrivevo con regolarità. Anzi, ci furono anni in cui non scrissi niente e ogni tanto pensavo che non sarei stata più capace, o che forse non avevo più niente da dire. Mi sbagliavo: la creatività e il bisogno di scrivere tonarono nel difficilissimo periodo in cui mi arrovellavo tra due esigenze primarie e antitetiche: il bisogno di non reprimere più Sonia e quello di rimanere a vivere con la mia famiglia. In quegli anni scrissi le poesie che costituiscono la seconda sezione della silloge, <em>Abissi</em>, molte delle quali esprimono la lacerazione interiore, l’incertezza, ma anche il desiderio di riconciliarmi con mia moglie. Sono poesie che non parlano quasi mai in modo diretto di transessualità, anche se evidentemente la transessualità è il filo conduttore e la causa di tutto. La prima sezione, <em>La pioggia bagnava le nuvole</em>, raccoglie invece le poesie che ho scritto prima di essere consapevole di avere un problema di identità di genere. Il titolo di questa sezione è un verso di una poesia della seconda sezione che si riferisce alla mia vita precedente, vissuta al contrario, ossia al maschile, rispetto alla consapevolezza che avevo appena acquisito. Visto che sono una persona estremamente ottimista, e poiché in <em>Abissi</em> ci sono parecchie poesie cupe e sofferte, non mi piaceva terminare la silloge con questa sezione. Trovai la soluzione per caso quando l’anno scorso, poco prima di proporre il mio materiale agli editori, scrissi <em>A volte…</em>, una breve poesia che getta una luce di speranza sul mio futuro. Capii che la silloge si sarebbe chiusa con una terza sezione, <em>Spiragli</em>, costituita solo da questa breve composizione.</p>



<p>Ho sempre scritto per me e poche persone erano al corrente di questa mia attività letteraria. Per questo motivo spesso mi chiedevo se le mie poesie comunicassero qualcosa anche a chi non mi conosceva, perché rileggere i propri versi è un po’ come guardarsi allo specchio: indipendentemente dalla loro qualità e dal valore artistico, è facile ritrovare le emozioni vissute durante la stesura. Mi fa quindi molto piacere che siano state apprezzate anche da persone che non sanno niente di me.</p>



<p>La scrittura mi ha sicuramente aiutato molto, durante il lungo travaglio interiore, a tirare fuori quello che avevo dentro e ad esprimere le paure, i dubbi, i desideri che spesso facevano a botte tra di loro. In quel periodo mi assisteva una bravissima psicoanalista che quasi ogni volta, all’inizio delle sedute, mi domandava se avessi fatto sogni che le volevo raccontare. Dato che difficilmente ricordo i miei sogni, quasi sempre mi trovavo in difficoltà perché mi sembrava di essere la scolara che non ha fatto i compiti. Dato che in quel periodo scrivevo molto, quando non avevo sogni da raccontare spesso le portavo qualche nuova poesia. In particolare ricordo che <em>Prendermi per mano</em> divenne una specie di leitmotiv dei nostri incontri perché la psicologa spesso riprese le immagini di quella poesia (le catene, la donna imprigionata nelle segrete, il castello, il suo alter-ego maschile).</p>



<p><strong>Secondo lei, in Italia, sono tutelati i diritti Lgbtqi?</strong></p>



<p>La nostra società, negli ultimi dieci o vent’anni, ha fatto enormi passi avanti, ma non penso proprio che si possa dire che le persone appartenenti al variegato mondo Lgbtqi godano degli stessi diritti e abbiano le stesse opportunità di quelle eterosessuali. Io sono stata molto fortunata e, almeno finora, non ho mai subito discriminazioni. Conosco però parecchie persone che hanno una vita molto più difficile. È un discorso culturale molto complesso che richiede tempi di maturazione molto lunghi. Purtroppo ogni tanto la paura prevale in alcuni ambiti sociali e si fa uno scivolone indietro.</p>



<p>A me piace vestirmi in modo comune, ma spesso le persone Lgbtqi hanno look ricercati, creativi o in qualche caso volutamente di rottura, e mi sono sempre chiesta se questo modo di porsi nei confronti della società è una libera espressione del proprio io, o se invece possa essere in qualche modo una risposta al loro sentirsi rifiutati o discriminati indipendentemente dalla loro esteriorità. Conosco persone di entrambe le categorie e sicuramente alcune di esse hanno problemi nel mondo del lavoro o con i rapporti sociali anche se si vestono in modo del tutto normale. Non si può quindi concludere che basta vestirsi in modo comune per essere accettat*; anche fosse così, è più che evidente che questo costituirebbe una grandissima violazione della libertà di espressione di ogni individuo. Penso però che un look anticonvenzionale non aiuti l’integrazione. Dipende ovviamente dagli obiettivi che le persone e i gruppi sociali si pongono: i vestiti, i tatuaggi e il modo di ornare il proprio corpo sono prima di tutto un codice che da sempre l’umanità ha utilizzato per creare un’identità. Gli esempi sono innumerevoli a partire dalle società primitive. Spesso i giovani creano un look particolare per identificare il loro gruppo sociale: i primi esempi in tempi recenti che mi vengono in mente sono gli hippies degli anni ’60, il popolo di sinistra con le clark e l’eskimo o i punks degli anni ’70, tutti gruppi che non cercavano l’integrazione nella società, anzi, l’atteggiamento nei confronti di essa era quello dello scontro. Penso che faccia parte della natura umana provare più facilmente empatia nei confronti delle persone che hanno un look simile al nostro, e che sia l’assenza di pregiudizi e la curiosità di conoscere e di confrontarsi con persone che appaiono diverse da noi che ci permette di instaurare un dialogo con loro senza rifiutarle a priori, avendo l’obiettivo di accogliere nella cerca delle amicizie quelle con cui ci troviamo bene e che stimiamo indipendentemente da come si vestono. Non tutte le persone però hanno questa apertura mentale. Di conseguenza penso che sia una conseguenza inevitabile, che ovviamente non condivido, che le persone che hanno un look o un atteggiamento “sopra alle righe”, abbiano maggiori difficoltà ad integrarsi.</p>



<p><strong>Infine: possiamo chiederle perché il nome </strong><em><strong>Sonia</strong></em><strong> per la sua nuova identità?</strong></p>



<p>Onestamente non lo so: mi è venuto automaticamente. Mi piaceva un nome italiano che, almeno alle mie orecchie, suonasse in modo armonioso. Mai avrei scelto un nome aggressivo. Quando, non tanto tempo fa, ho letto che Sonia è una variante di Sofia, e che in greco <em>sophia </em>significa sapienza, saggezza, ho pensato: “WOW, ho scelto il nome giusto!”. Non perché mi senta particolarmente saggia, né tanto meno sapiente, ma perché sapienza e saggezza sono sicuramente due nobili obiettivi da perseguire.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Un mare viola scuro</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 08:23:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Un esordio nella letteratura per la giornalista Ayanta Barilli, membro di una nota famiglia di artisti e persone della Cultura italiana. Ma non sono le vicende professionali quelle raccontate nel romanzo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/11/25/libriliberi-un-mare-viola-scuro/">“LibriLiberi”. Un mare viola scuro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="343" height="500" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13296" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 343w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/51iH0hnumL-206x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 206w" sizes="(max-width: 343px) 100vw, 343px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<p>Un
esordio nella letteratura per la giornalista Ayanta Barilli, membro
di una nota famiglia di artisti e persone della Cultura
italiana. Ma non sono le vicende professionali quelle raccontate nel
romanzo <em>Un mare viola
scuro</em> (edito da Dea
Planeta), bensì quelle personalissime di quattro generazioni di
donne: la bisnonna Elvira, la nonna Angela, la madre Caterina e, in
parte, la stessa Ayanta. 
</p>



<p>L&#8217;autrice
vive a Madrid, ma le sue radici affondano nel territorio di Padova,
Roma e Tellaro, in Liguria. Un luogo avvia la narrazione e gli eventi
&#8211; specifici, dolorosi, straordinari &#8211; che hanno segnato le esistenze
delle protagoniste: si tratta di Colorno, un paese della bassa
parmense in cui, alla fine dell&#8217; 800 e per i primi decenni del &#8216;900,
era ancora attivo un manicomio. Qui viene rinchiusa Elvira, colpita
dal “morbo” dell&#8217;eccentricità e dalla solitudine, come molte
donne, oggi come ieri. E poi Angela, generata dalla disperazione, che
cresce segnata ancora dalla morte prematura del marito e della
figlia, nella turbolenza di anni difficili per la guerra, per la
miseria, per la necessità che distruggono i corpi e le anime, ma che
scrive un diario in cui raccoglie la storia della famiglia, filtrata
dalla lente dei propri ricordi, veri o falsi che siano. Caterina,
educata all&#8217;odio verso gli uomini, ammalata di ansia di approvazione
e successivamente ammalata di cancro. E Ayanta&#8230;L&#8217;ultima delle
figure femminili, capace di ricostruire il mosaico delle proprie
antenate, come un&#8217;abile detective, facendo appello agli scritti di
mani antiche, alle fotografie ingiallite, alle testimonianze fumose,
alle ricerche sepolte negli archivi. In grado, infine, di svelare la
parte più ardua, quella sua stessa infanzia, marchiata &#8211; ancora una
volta &#8211; dalle violenze e dai sensi di colpa, sempre perpetuati da
uomini aggressivi, ignoranti e prepotenti e taciute da donne
sottomesse, impaurite e ricattate anche da una società retrograda e
patriarcale.</p>



<p>Una
narrazione tutta al femminile, in cui le parole sulla carta
intrecciano Passato e Presente, dove i corpi parlano, prima
sussurrando, poi  sempre più chiaramente per far emergere quelle
memorie tenute celate dal velo (im)pietoso dell&#8217;ipocrisia borghese,
con il risultato di indurirsi nei cuori di chi le ha vissute. 
</p>



<p>Ma la
scrittrice compie un atto di coraggio, per se stessa e per le
generazioni future, in particolare per sua figlia: libera le
verità,anche durissime, per capirle e elaborarle, dissolvendo,
finalmente, la sofferenza nel cielo aperto di un Futuro diverso.</p>
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		<title>40° Anniversario della Convenzione sull&#8217;eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979-2019)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2019 07:23:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Erika Mazzucato (da unipid.centrodirittiumani.it) Nel 2019 ricorre il&#160;40° anniversario&#160;dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) che rappresenta l’unico strumento giuridico internazionale che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Erika Mazzucato (da unipid.centrodirittiumani.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="404" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-1024x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12864" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-1024x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-300x119.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw-768x303.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/cedaw.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel 2019 ricorre il&nbsp;<strong>40° anniversario</strong>&nbsp;dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) che rappresenta l’unico strumento giuridico internazionale che sviluppa, rispetto alla condizione femminile, una prospettiva globale in relazione al fenomeno della discriminazione. La Convenzione è spesso descritta anche come una&nbsp;<strong>carta internazionale dei diritti per le donne</strong>.<br>In questi quarant’anni la Convenzione&nbsp;<strong>ha segnato una svolta storica nel percorso dei diritti umani delle donne</strong>&nbsp;superando il mero riconoscimento di un’<strong>uguaglianza formale&nbsp;</strong>fra donne e uomini attraverso l’introduzione di obblighi internazionali di<strong>&nbsp;adozione di misure positive&nbsp;</strong>atte&nbsp;alla realizzazione di un’<strong>uguaglianza sostanziale in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale</strong>.</p>



<ul><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#1?utm_source=rss&utm_medium=rss">La Convenzione</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#2?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il Comitato per l&#8217;eliminazione della discriminazione nei confronti della donna</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#3?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il Protocollo addizionale</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#4?utm_source=rss&utm_medium=rss">I rapporti periodici presentati dall’Italia</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#5?utm_source=rss&utm_medium=rss">I rapporti ombra della società civile</a></li><li><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/40-Anniversario-della-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979-2019/415#6?utm_source=rss&utm_medium=rss">Background storico</a></li></ul>



<h2 id="1">La Convenzione</h2>



<p>La&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1979/25?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione</a>, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con risoluzione&nbsp;<a href="https://undocs.org/en/A/RES/34/180?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/34/180</a>&nbsp;il 18 dicembre 1979, è entrata in vigore il 3 settembre 1981.<br>Sono ben 189 gli Stati che hanno ratificato la Convenzione, la quasi totalità degli Stati componenti la comunità internazionale ad eccezione degli Stati Uniti d’America e di Palau che hanno firmato la Convenzione rispettivamente nel 1980 e nel 2011 ma non hanno ancora proceduto a ratificarla e di Iran, Niue, Somalia, Sudan, Santa Sede e Tonga che non hanno ancora espresso alcun consenso nei confronti del trattato.&nbsp;<br>L’Italia ha ratificato la Convenzione con&nbsp;<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1985/04/15/085U0132/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge del 14 marzo 1985, n. 132</a>, depositata presso le Nazioni Unite il 10 giugno 1985; l’entrata in vigore è stata il 10 luglio 1985.</p>



<p>Il Preambolo della Convenzione&nbsp;riafferma la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona e nell&#8217;uguaglianza&nbsp; del godimento dei diritti da parte di uomini e donne. Si evidenzia, inoltre, che nonostante siano stati adottati strumenti specifici per promuovere il principio dell’uguaglianza tra uomini e donne, queste ultime continuano ad essere oggetto di gravi discriminazione e si ricorda che le pratiche discriminatorie ostacolano la partecipazione delle donne ad ogni aspetto della vita del proprio paese intralciando la crescita e il benessere delle società.</p>



<p>La Convenzione si compone di 30 articoli e introduce, per la prima volta all’interno di un trattato internazionale, una&nbsp;<strong>definizione di discriminazione nei confronti della donna non limitata al piano formale o giuridico</strong>, bensì comprendente qualsiasi trattamento o condizione che nei fatti impedisca alle donne di godere appieno dei loro diritti su base paritaria rispetto agli uomini. Ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione l’espressione “discriminazione nei confronti della donna” concerne “ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l&#8217;esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parità tra l&#8217;uomo e la donna”.</p>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/OBdDB5PKrmk?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<p>La Convenzione si propone pertanto di superare il mero riconoscimento del diritto delle donne a godere di un trattamento equivalente rispetto agli uomini, già stabilito peraltro dagli altri trattati in materia di diritti umani, prevedendo per gli Stati un preciso obbligo di “fare”, consistente nell’impegno ad adottare in ogni campo, ed in particolare in ambito politico, sociale, economico e culturale, ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, atte a garantire il pieno sviluppo ed il progresso delle donne (art. 3).</p>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/rI8lNB-XMIk?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<p>La Convenzione enuncia:</p>



<ul><li>il superamento del concetto di eguaglianza formale con quello di&nbsp;<strong>eguaglianza sostanziale</strong>&nbsp;tra donne e uomini;</li><li>la&nbsp;<strong>parità di accesso e di opportunità per le donne alla vita politica e pubblica</strong>&nbsp;– compresi il diritto di voto e di eleggibilità &#8211; così come nei settori dell’istruzione, della salute e dell’occupazione;</li><li>una serie di&nbsp;<strong>specifiche misure programmatiche che gli Stati si impegnano ad adottare</strong>al fine della creazione di una società nella quale le donne godano della piena uguaglianza e della effettiva realizzazione dei diritti umani: dai diritti al lavoro ai diritti nel lavoro (art. 11); dai diritti relativi alla salute e alla pianificazione familiare (art. 12) all’uguaglianza di fronte alla legge (art. 15), nella famiglia e nel matrimonio (art. 16), nell’educazione e nell’istruzione (artt. 5 e 10), nella partecipazione alla vita politica (artt. 7 e 8), nello sport, nell’accesso al credito (art. 13), nella concessione o perdita della nazionalità (art. 9);</li><li>l’<strong>obbligo</strong>&nbsp;per gli Stati di:<br>&#8211;&nbsp;<strong>condannare ogni forma di discriminazione nei confronti della donna</strong>, di incorporare il principio dell’uguaglianza tra uomo e donna nel proprio sistema giuridico e di adeguare conseguentemente la propria legislazione;<br>&#8211;&nbsp;<strong>adottare misure appropriate contro ogni forma di tratta e sfruttamento</strong>&nbsp;delle donne;<br>&#8211; prendere misure adeguate per&nbsp;<strong>eliminare ogni discriminazione praticata da persone, organizzazioni o enti di ogni tipo</strong>&nbsp;nonché di attivarsi per modificare gli schemi di comportamento e i modelli culturali in materia di differenza fra i sessi;<br>&#8211; istituire tribunali e altre istituzioni pubbliche per&nbsp;<strong>assicurare l&#8217;effettiva protezione delle donne dalla discriminazione</strong>;<br>&#8211; adoperarsi nell’<strong>adozione di misure positive</strong>&nbsp;non limitandosi ad attuare una tutela di impostazione prettamente negativa. La Convenzione, cioè a dire, prevede in capo agli Stati non solo l’obbligo di non fare, cioè di astenersi dall’adottare misure aventi caratteri discriminatorio nei confronti delle donne, ma anche di fare, cioè di adoperarsi per adottare misure, a carattere legislativo, politico e amministrativo, aventi lo scopo di ridurre da un punto di vista sostanziale, nella realtà, le disuguaglianze tra uomini e donne. Tali misure sono definite “<strong>azioni positive</strong>”, cioè delle misure caratterizzate dal requisito della temporaneità, che, in deroga al principio della parità formale, prevedono delle forme di discriminazione al contrario, cioè maggiormente favorevoli nei confronti delle donne al fine di superare gli ostacoli che impediscono da un punto di vista sostanziale le disparità tra uomo e donna nonché atte a garantire il pieno ed effettivo progresso delle donne. Tali<strong>&nbsp;misure temporanee speciali</strong>&nbsp;non devono considerarsi atti discriminatori, in quanto tendenti ad accelerare il processo di instaurazione di fatto dell’uguaglianza tra i generi.</li></ul>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/umETapJ4b8o?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<h2 id="2">Il Comitato per l&#8217;eliminazione della discriminazione nei confronti della donna</h2>



<p>L’art. 17 della Convenzione prevede l’istituzione di un&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/en/hrbodies/cedaw/pages/cedawindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna&nbsp;</a>con il compito di&nbsp;<strong>esaminare i progressi realizzati nell’esecuzione degli obblighi derivanti dalla Convenzione stessa assunti da parte degli Stati contraenti</strong>.</p>



<p>Il Comitato, che si compone di&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CEDAW/Pages/Membership.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>23 esperte indipendenti</strong></a>, presenta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite attraverso il Consiglio Economico e Sociale un rendiconto delle sue attività attraverso dei&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/treatybodyexternal/TBSearch.aspx?Lang=en&amp;TreatyID=3&amp;DocTypeID=27&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti annuali</strong>&nbsp;</a>(art. 21).</p>



<p>Il Comitato ha il compito di&nbsp;<strong>monitorare l’attuazione della Convenzione e del Protocollo addizionale</strong>&nbsp;attraverso l’esame dei&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/TBSearch.aspx?Lang=en&amp;TreatyID=3&amp;DocTypeID=29&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti periodici</strong>&nbsp;</a>che gli Stati parti sono tenuti a presentare la prima volta l’anno seguente all’entrata in vigore della Convenzione e, in seguito, ogni quattro anni per descrivere i provvedimenti che essi hanno adottato per dare effetto ai diritti riconosciuti nella Convenzione ed i progressi realizzati per il godimento di tali diritti.<br>Il Comitato, una volta esaminato il rapporto periodico dello Stato, può rivolgere a quest’ultimo le proprie preoccupazioni e raccomandazioni nella forma di&nbsp;<strong>Osservazioni conclusive</strong>&nbsp;che, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante per lo Stato, contengono importanti linee guida che lo Stato è invitato ad attuare al fine di risolvere le criticità nell’ottemperamento delle disposizioni della Convenzione.</p>



<p>In Italia l’organo responsabile della predisposizione dei Rapporti periodici da presentare ai meccanismi di monitoraggio delle Organizzazioni internazionali competenti in materia di diritti umani è il&nbsp;<a href="https://cidu.esteri.it/comitatodirittiumani/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU)</a>&nbsp;istituito presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.</p>



<p>Il Comitato formula anche delle&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/EN/HRBodies/CEDAW/Pages/Recommendations.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Raccomandazioni generali</strong></a>&nbsp;rivolte a tutti gli Stati parte, riguardanti articoli o temi della Convenzione e volte a facilitare la corretta applicazione delle disposizioni in essa contenute. Se inizialmente le Raccomandazioni generali si limitavano a brevi chiarimenti su aspetti procedurali o interpretativi, a partire dalla&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=INT/CEDAW/GEC/5832&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">Raccomandazione n. 13 del 1989</a>&nbsp;il Comitato ha progressivamente adottato tale strumento per mantenere sempre attuale e aggiornata la Convenzione adattandone l’interpretazione e l’applicazione rispetto all’emersione di nuove circostanze o problematiche non contemplate o marginali in fase di redazione del testo.</p>



<h2 id="3">Il Protocollo addizionale</h2>



<p>Alla Convenzione si affianca un&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-opzionale-alla-Convenzione-sulleliminazione-di-tutte-le-forme-di-discriminazione-nei-confronti-delle-donne-1999/26?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo facoltativo</a>&nbsp;approvato dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999 ed entrato in vigore il 22 dicembre 2000, che introduce la&nbsp;<strong>procedura della comunicazione</strong>, cioè la possibilità individuale o di gruppo, di presentare un ricorso scritto al Comitato, previo esaurimento di tutti gli strumenti di tutela disponibili nell’ordinamento interno, in caso di asserita violazione dei propri diritti sanciti nella Convenzione. Tale meccanismo consente pertanto alle donne e alle associazioni di donne di essere parte attiva nel rispetto delle norme della Convenzione. Il Comitato, una volta&nbsp;ricevuta la comunicazione, la porta confidenzialmente all’attenzione dello Stato interessato, il quale avrà sei mesi a disposizione per presentare al Comitato delle spiegazioni scritte o un rapporto che chiarisca la questione e i rimedi, laddove esistenti, che potranno essere attuati dallo Stato.<br>Dopo aver esaminato la comunicazione, il Comitato trasmette alle parti in causa la propria constatazione nel merito, unitamente a eventuali raccomandazioni.<br>Il Protocollo consente altresì al Comitato di avviare motu proprio delle&nbsp;<strong>procedure di inchiesta&nbsp;</strong>a seguito della ricezione di informazioni affidabili riguardanti presunte situazioni di gravi o sistematiche violazioni di diritti delle donne (artt. 8 e 9). Tali procedure, che possono prevedere anche la visita sul territorio dello Stato interessato, previa autorizzazione da parte di quest’ultimo, sono facoltative in quanto ciascuno Stato contraente, in sede di firma o ratifica del Protocollo può dichiarare di non riconoscere la competenza del Comitato relativamente alle procedure d’inchiesta.</p>



<h2 id="4">I rapporti periodici presentati dall’Italia</h2>



<p>L’Italia ha presentato il suo&nbsp;<strong>primo Rapporto&nbsp;periodico</strong>&nbsp;nel 1989 (CEDAW/C/5/Add.62). Le Osservazioni conclusive rivolte dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna posero l’attenzione prevalentemente sul divario esistente tra la condizione delle donne del sud Italia rispetto a quelle del nord e sulla scarsa partecipazione delle donne alla vita politica del Paese. Il Comitato richiese all’Italia di fornire dati statistici e di elaborare ricerche riguardanti il tempo speso rispettivamente da uomini e donne nello svolgimento di faccende domestiche nonché il fenomeno della prostituzione femminile e delle minori.<br>Dall’attività del Comitato e, soprattutto, dall’adesione italiana alla&nbsp;<a href="https://www.un.org/womenwatch/daw/beijing/pdf/BDPfA%20E.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Piattaforma di Pechino</strong></a>del 1995, che ha contribuito a promuovere a livello mondiale l’impegno e l’azione per la tutela dei diritti delle donne, scaturì un maggiore impegno dell’Italia in tutti i processi politici internazionali incentrati sul ruolo delle donne nella società con l’obiettivo di riaffermare la loro dignità e proteggerle da tutte le possibili forme di discriminazione, abuso e violenza, che nel 1996 portò all’istituzione del&nbsp;<strong>Ministero per le Pari Opportunità (oggi&nbsp;<a href="http://www.pariopportunita.gov.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dipartimento per le Pari Opportunità</a>)</strong>, il cui mandato successivamente fu esteso a materie come la protezione del fanciullo contro la pedofilia, lo sfruttamento sessuale e la schiavitù sessuale.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>secondo e terzo Rapporto periodico</strong><strong>&nbsp;dell’Italia</strong>&nbsp;(<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CEDAW%2fC%2fITA%2f2&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/2</a>&nbsp;and&nbsp;<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CEDAW%2fC%2fITA%2f3&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">3</a>) sono stati esaminati dal Comitato il 15 luglio 1997 nel corso della 346^ e 347^ riunione (CEDAW/C/SR.346 and 347). Il Comitato in tale occasione raccomandava, inter alia, di prendere ulteriori misure per rafforzare l’attuazione del mainstreaming di genere e dell’empowerment delle donne, due concetti la cui importanza è stata affermata durante la quarta&nbsp;<a href="http://www.unwomen.org/en/how-we-work/intergovernmental-support/world-conferences-on-women#beijing?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Conferenza mondiale sulle donne di Pechino</strong></a>&nbsp;(1995).</p>



<p>Nelle osservazioni conclusive del&nbsp;<strong>quarto e quinto rapporto congiunto</strong>(<a href="https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?symbolno=CEDAW%2fC%2fITA%2f4-5&amp;Lang=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/4-5</a>), esaminato durante le riunioni 681 e 682 del 25 gennaio 2005, il Comitato plaudeva, inter alia, l’approvazione del progetto di legge modificativo dell’articolo 51 della Costituzione italiana con il quale è stato introdotto il principio dell’uguaglianza e non discriminazione sessuale nell’accesso alle cariche pubbliche e che costituisce il mezzo attraverso il quale la Convenzione è divenuta parte della legge del Paese, e rappresenta la base costituzionale per l’uso di misure speciali temporanee, compreso l’uso delle quote per velocizzare l’aumento della rappresentanza femminile nella vita politica e pubblica.<br>Il Comitato plaudeva l’Italia altresì per le riforme legislative intraprese per il progresso delle donne, compresa la<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1996-02-20&amp;atto.codiceRedazionale=096G0073&amp;elenco30giorni=false&utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;legge 15 febbraio 1996, n. 66</a>&nbsp;contro la violenza sessuale, la<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2000-03-13&amp;atto.codiceRedazionale=000G0092&amp;elenco30giorni=false&utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;legge 8 marzo 2000, n. 53</a>&nbsp;sul congedo parentale e la&nbsp;<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2001/04/28/001G0209/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge 4 aprile 2001, n. 154</a>&nbsp;contro la violenza nelle relazioni familiari.<br>Il Comitato tuttavia esprimeva preoccupazione in quanto l’Italia aveva adottato misure inadeguate per attuare le raccomandazioni sollevate nelle osservazioni conclusive precedenti, in particolare per quanto riguarda la bassa partecipazione delle donne nella vita pubblica e politica. Il Comitato si rincresceva inoltre del limitato coinvolgimento delle organizzazioni non governative durante la preparazione del rapporto.</p>



<p>Nel dicembre 2009 l’Italia ha presentato il&nbsp;<strong>sesto Rapporto periodico</strong>&nbsp;(<a href="http://docstore.ohchr.org/SelfServices/FilesHandler.ashx?enc=6QkG1d%2fPPRiCAqhKb7yhsgA84bcFRy75ulvS2cmS%2f%2bjVQ%2f7hMZ5ysMKntMSi3EwZkTnlq7f%2fnXMK0H6V0XwLdeGyy3HUbf7hNOxFA%2f%2fa9W9Xzy5KlhhO%2bWjCrIsDOtmr&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/6</a>). Dalle Osservazioni conclusive del Comitato, formulate in occasione delle riunioni 982 e 983 del 14 luglio 2011, emerse come alcune precedenti Osservazioni fossero rimaste disattese. Il Comitato si dichiarava preoccupato, inter alia, per la situazione delle donne nel mercato del lavoro, per l’assenza di programmi di assistenza e sostegno alle donne che desiderano lasciare la prostituzione e che sono state vittime dello sfruttamento, per le difficoltà incontrate dalle donne immigrate e dalle donne con disabilità relativamente alla loro integrazione e partecipazione nel mercato del lavoro.</p>



<p>Il 27 ottobre 2015 l’Italia ha presentato il&nbsp;<strong>settimo Rapporto periodico</strong>&nbsp;(<a href="http://docstore.ohchr.org/SelfServices/FilesHandler.ashx?enc=6QkG1d%2fPPRiCAqhKb7yhsgA84bcFRy75ulvS2cmS%2f%2bjmBrxJfSggIVTwzytkON5aEBanr8qFqXl%2f4%2bW4n2RD5vN9Z3uiuvqgPmDQ0QQmx50rs%2fT1sLSLKipTYsybnC8J&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/7</a>) relativo ai progressi realizzati nell’attuazione delle disposizioni della Convenzione nel periodo 2011–2015. Il Comitato ha esaminato il rapporto nel corso dei lavori delle sessioni 1502 e 1503 ed ha rivolto all’Italia delle&nbsp;<strong>Osservazioni conclusive</strong>&nbsp;(<a href="http://docstore.ohchr.org/SelfServices/FilesHandler.ashx?enc=6QkG1d%2fPPRiCAqhKb7yhsgA84bcFRy75ulvS2cmS%2f%2bggWNcU4%2flgn%2bZiHvEZQc5SEWgcHa%2f%2bgSomFFruJyt%2fajkB5IO3%2fHDJ86%2fVRXmK72WeXGB9aYXQX5DqYUGqKWwW&utm_source=rss&utm_medium=rss">CEDAW/C/ITA/CO/7</a>).</p>



<p>Il Comitato raccomanda, inter alia, di:</p>



<ul><li>istituire un meccanismo efficace, volto ad assicurare l’accountability e l’attuazione trasparente, coerente ed uniforme della Convenzione su tutto il territorio nazionale.</li><li><strong>Rafforzare la cornice legislativa</strong>&nbsp;concernente l’uguaglianza di genere e l’eliminazione della discriminazione in ragione del sesso o del genere.</li><li>Emendare l’articolo 3 della Costituzione e la&nbsp;<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1993/06/26/093G0275/sg?utm_source=rss&utm_medium=rss">legge 25 giugno 1993, n. 205</a>, per&nbsp;<strong>proteggere le donne LBTI dalle forme intersezionali di discriminazione o dai crimini d’odio</strong>.</li><li><strong>Creare un’Istituzione nazionale per i diritti umani</strong>, fornita di dotazioni adeguate ed osservante dei Principi relativi allo Status delle istituzioni nazionali (Principi di Parigi,&nbsp;<a href="https://www.un.org/documents/ga/res/48/a48r134.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">Risoluzione A/RES/48/134</a>&nbsp;del 20 dicembre 1993) e che sia incaricata di proteggere e promuovere tutti i diritti umani, compresi i diritti delle donne.</li><li>Accelerare l&#8217;<strong>adozione di una legge omnibus per prevenire, combattere e punire tutte le forme di violenza contro le donne</strong>, così come di un&nbsp;<strong>nuovo Piano d&#8217;Azione Nazionale contro la violenza di genere</strong>; ed assicurare che siano allocate risorse umane, tecniche e finanziarie adeguate per la relativa attuazione sistematica ed efficace, il monitoraggio e la valutazione.</li><li><strong>Accrescere l&#8217;accesso delle donne all&#8217;occupazione a tempo pieno</strong>, compreso attraverso la promozione della&nbsp;<strong>pari condivisione dei compiti domestici e familiari</strong>&nbsp;tra uomini e donne, fornendo più strutture e di migliore qualità per la cura dell&#8217;infanzia ed aumentando gli incentivi per gli uomini per avvalersi del loro&nbsp;<strong>diritto al congedo parentale</strong>.</li><li>Assicurare che tutti&nbsp;<strong>gli stereotipi di genere vengano eliminati</strong>&nbsp;dai libri di testo e che i curricula scolastici, i programmi accademici e la formazione professionale degli insegnanti si occupino dei diritti delle donne e dell&#8217;uguaglianza di genere.</li><li>Adottare<strong>&nbsp;misure speciali temporanee</strong>, per accelerare la pari partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, in particolare delle donne migranti, rifugiate, richiedenti asilo, Rom, Sinte, e Caminanti e delle donne anziane, così come delle madri single e delle donne con disabilità; e condurre studi omnibus sul lavoro e le condizioni di lavoro per dette donne.</li><li><strong>Rivedere le leggi di austerity</strong>, che hanno colpito in modo sproporzionato le donne, in particolare quelle relative ai benefici economici per i figli, i benefici sociali e gli schemi pensionistici.</li><li><strong>Fornire accesso ai servizi di base a tutte le donne lavoratrici migranti</strong>, indipendentemente dal loro status migratorio.</li><li>Aumentare il bilancio allocato per il settore sanitario al fine di assicurare la&nbsp;<strong>piena realizzazione del diritto alla salute</strong>, compresi i diritti sessuali e la salute riproduttiva, per tutte le donne e le bambine.</li><li>Perseguire i propri sforzi per&nbsp;<strong>raggiungere l’uguaglianza di genere sostanziale negli sports e nelle attività culturali</strong>, compreso attraverso l&#8217;<strong>uso di misure speciali temporanee</strong>.</li><li>Rafforzare ed assicurare l&#8217;efficace attuazione delle politiche e dei programmi esistenti, volti all&#8217;<strong>empowerment economico delle donne in aree rurali</strong>, incluso attraverso la promozione della proprietà della terra da parte loro.</li><li>Adottare misure mirate per&nbsp;<strong>promuovere l&#8217;accesso delle donne con disabilità all&#8217;istruzione inclusiva, al mercato del lavoro aperto, alla salute</strong>, compresi i diritti e la salute riproduttiva e sessuale,&nbsp;<strong>alla vita pubblica e sociale e ai processi decisionali</strong>.</li><li>Attuare campagne di informazione e&nbsp;<strong>fornire capacitiy-building</strong>&nbsp;per i funzionari dello Stato in materia di diritti e bisogni speciali delle donne e delle bambine disabili.</li></ul>



<p>Il Comitato si compiace degli sforzi intrapresi per migliorare la propria cornice istituzionale e politica, volti ad accelerare l’eliminazione della discriminazione contro le donne e la promozione dell’uguaglianza di genere, quali: il&nbsp;<a href="https://cidu.esteri.it/ComitatoDirittiUmani/resource/doc/2017/09/brochure_cidu_2017_ita_hr.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Piano d’Azione Nazionale su Donne, Pace e Sicurezza (2016-2019)</strong></a>&nbsp;del dicembre 2016 ed il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriointerventitratta.it/wp-content/uploads/2018/01/piano-nazionale-di-azione-contro-la-tratta-e-il-grave-sfruttamento-2016-2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Piano d’Azione Nazionale contro la Tratta ed il Grave Sfruttamento degli Esseri Umani (2016-2018)</strong></a>&nbsp;del febbraio 2016.<br>Il Comitato accoglie favorevolmente l<strong>a ratifica o l&#8217;adesione a strumenti internazionali</strong>, in particolare la ratifica del&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-facoltativo-alla-Convenzione-sui-diritti-del-bambino-sulle-procedure-di-comunicazione-2011/214?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sulle procedure di comunicazione</a>, nel 2016; la&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-internazionale-per-la-protezione-di-tutte-le-persone-dalla-sparizione-forzata-2006/191?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata</a>, nel 2015; il&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-opzionale-al-Patto-sui-diritti-economici-sociali-e-culturali-2008/188?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo opzionale al Patto sui diritti economici, sociali e culturali</a>, nel 2015; il&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Protocollo-opzionale-alla-Convenzione-contro-la-tortura-ed-altre-pene-o-trattamenti-crudeli-inumani-o-degradanti-2003/78?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti</a>, nel 2013; e la&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Convenzione-del-Consiglio-dEuropa-sulla-prevenzione-e-la-lotta-contro-la-violenza-nei-confronti-delle-donne-e-la-violenza/210?utm_source=rss&utm_medium=rss">Convenzione del Consiglio d&#8217;Europa del 2013 sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica</a>.</p>



<p>Il prossimo rapporto periodico dovrà essere presentato dall’Italia nel 2021.<br><br></p>



<h2 id="5">I rapporti ombra della società civile</h2>



<p>Le organizzazioni della società civile possono presentare dei c.d. &#8220;rapporti ombra&#8221; (“shadow reports”). Si tratta di contro-rapporti redatti da ONG operanti nel settore della Convenzione nei quali vengono riportate informazioni raccolte “sul campo”, frutto soprattutto dell’esperienza diretta, al fine di fornire al Comitato informazioni utili alla determinazione di un quadro più completo ed obiettivo della situazione di un particolare Stato.<br><br>In Italia si è costituita nel 2011 la piattaforma &#8220;<a href="http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lavori in corsa: 30 anni CEDAW</a>&#8220;, una rete di organizzazioni e persone che si occupa, inter alia, di redigere periodicamente un rapporto ombra, supportato da dati statistici, che evidenzia le mancanze nella promozione dei diritti delle donne in Italia e indica le aree in cui continua ad essere necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni. Un&nbsp;<a href="http://www.pangeaonlus.org/r/Pangea/Documenti/Pdf/advocacy/cedaw/Rapporto_Ombra_CEDAW_2011_ITA.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">primo rapporto</a>&nbsp;è stato presentato alle Nazioni Unite nel luglio 2011 e al Parlamento Italiano nel gennaio 2012; un&nbsp;<a href="http://www.pangeaonlus.org/r/Pangea/Documenti/Pdf/advocacy/cedaw/Rapporto_Ombra_CEDAW_2017_ITAd.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">secondo rapporto</a>&nbsp;è stato, successivamente, presentato alle Nazioni Unite nel giugno del 2017.</p>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/xnxDfYjYMvw?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400"></iframe></figure>



<h2 id="6">Background storico</h2>



<p>I primi accordi internazionali a tutela dei diritti delle donne furono formulati dopo la creazione delle Nazioni Unite. Nel 1953 l’Assemblea generale, su raccomandazione della Commissione sulla condizione delle donne, adottò con la risoluzione&nbsp;A/RES/640(VII)&nbsp;del 31 marzo la&nbsp;<a href="http://dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/b_patti_conv_protoc/e_altre_conv_e_protoc/b_conv_dir_pol_donne/conv_pol_right_women_engl.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione sui diritti politici delle donne</strong></a>, entrata in vigore il 7 luglio 1954. La Convenzione era designata come ulteriore mezzo per promuovere la parità di condizione tra uomini e donne nel godimento e nell’esercizio dei diritti politici in accordo alle disposizioni della&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Carta-delle-Nazioni-Unite-1945/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Carta delle Nazioni Unite</a>&nbsp;ed alla&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione universale dei diritti umani</a>. Essa stabiliva che le donne, a parità di condizioni con gli uomini e senza discriminazione alcuna, hanno diritto a votare in tutte le elezioni (Art. 1); ad essere elette a tutti gli enti pubblicamente eletti, stabiliti dalla legislazione nazionale (Art. 2); a ricoprire una carica pubblica e ad esercitare tutte le funzioni pubbliche, stabilite dalla legislazione nazionale (Art. 3).<br>La Convenzione, pur trattando la discriminazione contro le donne nel solo ambito dell’attuazione dei diritti politici, rappresenta il primo strumento universalmente vincolante che abbia prodotto degli obblighi giuridici per gli Stati Parte, aprendo pertanto la strada all’adozione da parte delle Nazioni Unite di una serie di strumenti tesi all’eliminazione della discriminazione contro le donne in tutta la vita pubblica e privata.<br>Il 29 gennaio 1957 l’Assemblea generale adottava, con la risoluzione A/RES/1040(XI), la&nbsp;<a href="http://dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/b_patti_conv_protoc/e_altre_conv_e_protoc/c_conv_nazion_donne_sposate/conv_naz_donne_sposate_engl.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Convenzione sulla nazionalità delle donne coniugate</strong></a>, entrata in vigore l’11 agosto 1958. La Convenzione proclama la parità di diritti spettanti a donne e uomini nell&#8217;acquisizione, cambiamento o conservazione della propria nazionalità. Gli Stati contraenti concordano che né la celebrazione o lo scioglimento del matrimonio fra uno dei loro cittadini e una straniera, né il cambiamento di nazionalità da parte del marito durante il matrimonio, modificano automaticamente la nazionalità della moglie (art. 1). La Convenzione precisa inoltre che né l’acquisizione volontaria della nazionalità di un altro Stato, né la rinuncia alla propria nazionalità da parte del marito impediscono alla moglie di conservare tale nazionalità (art. 2). In altri termini, non è possibile modificare la nazionalità della moglie senza un espresso desiderio in merito da parte della stessa. La Convenzione prevede inoltre che la moglie straniera di un cittadino di uno Stato contraente, facendone richiesta, potrà acquisire la nazionalità del coniuge tramite procedure di naturalizzazione privilegiate (art. 3). La Convenzione peraltro non contiene misure specifiche riguardanti i meccanismi internazionali di attuazione.<br>Suddetta tipologia di trattati, tuttavia, perse rapidamente rilevanza politica in concomitanza del prevalere dell’approccio secondo il quale il miglior modo di tutelare i diritti umani era l’introduzione nei trattati internazionali di norme generali di non discriminazione, come quelle contenute nell’articolo 2 della&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione universale dei diritti umani</strong></a>, nei<strong>&nbsp;due Patti del 1966&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Patto-internazionale-sui-diritti-civili-e-politici-1966/15?utm_source=rss&utm_medium=rss">sui diritti civili e politici&nbsp;</a>e&nbsp;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Patto-internazionale-sui-diritti-economici-sociali-e-culturali-1966/12?utm_source=rss&utm_medium=rss">sui diritti economici, sociali e culturali</a></strong>, e in tutti i principali trattati in materia di diritti umani. Queste norme sono state poi ulteriormente rafforzate da una serie di convenzioni ad hoc, come ad esempio quelle dell’ILO e dell’UNESCO, e da altri strumenti internazionali di particolare rilevanza per le donne.<br>Nel corso degli anni ‘60 il dibattito internazionale sui diritti delle donne evidenziò i limiti degli strumenti esistenti a tutela dei diritti delle donne e l’esigenza di elaborarne di più efficaci. Nel 1967 fu elaborata dalla Commissione diritti umani dell’ONU, ed in seguito adottata dall’Assemblea generale, la “<a href="https://www.refworld.org/pdfid/3ae6b38734.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sull’eliminazione della discriminazione contro le donne</strong></a>”. La Dichiarazione affrontava i problemi in modo ampio e integrato, ma la sua natura di atto di soft law, non giuridicamente vincolante, ne limitava la portata richiamando l’attenzione sull’esigenza politica di garantire alle donne una difesa dalle discriminazioni.<br>Ci vollero ancora sei anni prima che la Commissione sulla condizione delle donne dell’ONU (CSW) affrontasse, chiedendo agli Stati di pronunciarsi in merito, la proposta di elaborare una convenzione giuridicamente vincolante, che vietasse le discriminazioni contro le donne in tutto il mondo. Il dibattito ed il negoziato sui singoli articoli, prima all’interno della CSW e poi nell’Assemblea generale subirono un’accelerazione solo alla fine degli anni ‘70, alla vigilia della Conferenza mondiale sul decennio delle donne, nel luglio 1980.<br></p>
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		<title>“LibriLiberi”: L&#8217;isola delle anime</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2019 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12444" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="403" height="626" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 403w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/9788854518636_0_0_626_75-1-193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 403px) 100vw, 403px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Alessandra Montesanto</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Kristina annega i suoi stessi figli; Elli morde, graffia, grida; e poi Sigrid, un&#8217;infermiera che perde il fidanzato in guerra, mette alla luce una bambina e accudisce per tutta la vita altre donne, folli o semplicemente tristi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>L&#8217;isola delle anime</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (uscito in Italia con Neri Pozza) di Johanna </span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Holmström</span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> è un romanzo che narra un intreccio potente e poetico di storie al femminile; donne giovani destinate ad invecchiare anzitempo su un&#8217;isola, lontane, quindi, dalle famiglie di origine, dagli amori, dalla società, così come sono lontane dalla realtà che si scolora, col tempo, in ricordi, aspettative, attese.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nulla, per loro sarà come hanno desiderato; ogni esistenza verrà interrotta dall&#8217;internamento &#8211; in una casa di correzione prima e in un istituto di contenimento poi, in Finlandia &#8211; perché le loro emozioni, le loro sofferenze, sono state trascurate e hanno finito per debordare in stanchezza o furia cieche, incapaci di mantenere stretto e saldo il filo con il Reale, così difficile, soprattutto per l&#8217;altra metà del cielo tra la fine dell&#8217;800 e i primi decenni del &#8216;900. Impossibile ribellarsi, se non tramite atti estremi, spesso inconsapevoli per provare, però, sensi di colpa, rimpianti e rimorsi che non fanno altro che attanagliare, come ragnatele, le anime già compromesse delle protagoniste. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Madri, in particolare: madri anaffettive, quelle “sane”. Madri di-sperate, quelle malate. Madri sostitutive, come Sigrid. Amori in grado di nascere anche in situazioni di coercizione, per necessità di calore e di sostegno. Il mondo del femminino, con tutta la grazia e la dolcezza nonostante la rabbia e la paura, perché gli uomini rappresentano la Legge, la Guerra, l&#8217;Autorità; le donne, invece, possono togliere la Vita, ma restano in grado di restituirla, in quel ciclo eterno che accompagna i nostri giorni, i mesi, gli anni e che ricorda quanto sia importante il Perdono, per l&#8217;umanità intera. </span></p>
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