<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>figlia Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/figlia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/figlia/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 06 Aug 2025 10:13:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>figlia Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/figlia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Azzurra cammina piano</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/08/06/azzurra-cammina-piano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2025/08/06/azzurra-cammina-piano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 10:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[crescitainteriore]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[percorsointeriore]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=18126</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Jorida Dervishi Mbroci Azzurra cammina piano, con sua figlia tra le braccia. La casa dorme ancora. La luce dell’alba passa dalle tende come un pensiero leggero. Ha imparato a riconoscere quel momento preciso:&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/08/06/azzurra-cammina-piano/">Azzurra cammina piano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-683x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18127" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-683x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-200x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1-768x1152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p></p>



<p>Azzurra cammina piano, con sua figlia tra le braccia. La casa dorme ancora. La luce dell’alba passa dalle tende come un pensiero leggero. Ha imparato a riconoscere quel momento preciso: il mondo sembra fermo, nessuno la chiama, nemmeno lei stessa. È l’unico tempo in cui si sente intera. Anche se stanca. Anche se fragile.</p>



<p><br>Va a piedi nudi, sente il legno scricchiolare sotto i piedi. La bambina respira piano, abbandonata al sonno, con le dita chiuse a pugno. Ogni sera, prima di dormire, le sfiora la fronte con le dita, come se volesse imprimere un segreto. Azzurra la guarda e pensa se anche lei, da piccola, dormiva così. Se qualcuno la guardava con quello stesso silenzioso stupore.</p>



<p><br>C’è un tempo che torna &#8211; non quello degli orologi, ma quello che pulsa dentro, tra ossa e parole non dette. È il tempo che resta.Quello che non si è consumato nel dolore o nei rimpianti. È il tempo che finalmente ha il coraggio di esistere.</p>



<p><br>Azzurra non ha dimenticato. Ci sono notti in cui, nel silenzio dopo l’ultima poppata, quando sembra tutto calmo ma dentro è pieno di voci, sente tornare le parti di sé che aveva lasciato indietro. Le fughe.Le colpe che non erano tutte sue ma se le è portate addosso lo stesso. I no che non ha detto, i sì dati per paura di restare sola. Ma adesso non scappa più. Non ha bisogno di salvarsi. Non perché qualcuno l’abbia salvata &#8211; ma perché ha imparato a restare.</p>



<p><br>Essere madre l’ha resa più fragile. Piange spesso. A volte senza motivo. Basta un odore, una musica, una voce lontana. Prima avrebbe nascosto quelle lacrime. Ora le lascia cadere. Non sono debolezza. Sono acqua che pulisce, che scava, che fa spazio.<br>La forza di Azzurra non sta nei muscoli o nella resistenza. Sta nella scelta di esserci. Anche quando è dura. Anche senza risposte. Anche quando pensa di non avere più niente da dare. E lo fa lo stesso. Con la dolce tenacia di chi ha toccato il fondo e ha deciso di non restarci.</p>



<p><br>Ha smesso di cercare la perfezione. Non vuole più essere giusta per tutti. Ha capito che basta esserlo per sua figlia, per quel pezzetto di mondo che cresce tra le sue braccia, con i suoi gesti imperfetti ma veri. E ha capito anche che non serve guarire tutto. Ci sono dolori che restano. Non fanno più male come prima, ma bussano ogni tanto.E lei li lascia entrare. Li ascolta. Poi li accompagna alla porta, senza combatterli più.</p>



<p><br>Ha smesso di volere risposte a ogni costo. Ha iniziato a farsi domande diverse:“Cosa rimane?”“Cosa voglio custodire?”“Cosa posso insegnare a mia figlia?”</p>



<p><br>Nel tempo che resta, Azzurra non corre più. Cerca la lentezza. Cerca la presenza. Una colazione senza telefono. Una carezza senza fretta. Una risata vera, anche breve. Scrive biglietti sparsi. Frasi sue, che non mostra a nessuno. Le servono per non perdersi.<br>Non ha perso amici. Ma ha preso strade diverse da qualcuno. Ha imparato a non temere il silenzio che resta con chi si è allontanato. Non c’è rancore. Solo vita che va avanti.</p>



<p><br>Nel tempo che resta, ha smesso di voler controllare tutto. A volte inciampa. Si ferma. Respira. E riparte.<br>Non è un lieto fine. Non è nemmeno una fine. È una donna che ha imparato a camminare senza sapere sempre dove va. Che ha lasciato l’ansia di essere giusta, forte, pronta. E ogni giorno sceglie di esserci. Anche così, a metà. Ma presente.<br>Nel tempo che resta, Azzurra vive. A modo suo. In silenzio. Con amore.</p>



<p>Content creator: Boris Maretto</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az2-683x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18128" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az2-683x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az2-200x300.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az2-768x1152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/az2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a></figure>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/08/06/azzurra-cammina-piano/">Azzurra cammina piano</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2025/08/06/azzurra-cammina-piano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anima bagnata</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/28/anima-bagnata/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/28/anima-bagnata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 08:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[#percorsointeriore]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=18065</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Jorida Dervishi Mbroci Mi chiamo Azzurra. Ho imparato a nuotare prima ancora di sapere come si scrive il mio nome. Mia madre diceva che non piangevo mai da piccola. Ma appena mi avvicinavi&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/28/anima-bagnata/">Anima bagnata</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/j1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="683" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/j1-683x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18066" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/j1-683x1024.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 683w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/j1-200x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/j1-768x1152.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/j1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci </p>



<p></p>



<p>Mi chiamo Azzurra.</p>



<p>Ho imparato a nuotare prima ancora di sapere come si scrive il mio nome.</p>



<p>Mia madre diceva che non piangevo mai da piccola.</p>



<p>Ma appena mi avvicinavi all&#8217;acqua, ridevo.</p>



<p>Ridevo con tutta la faccia, come se finalmente mi ricordassi chi ero.</p>



<p>Non lo so se è vero, ma mi piace pensarla così.</p>



<p>Sono cresciuta vicino al mare.</p>



<p>Non il mare dei cataloghi o delle vacanze.</p>



<p>Il mio era un mare stanco. Grigio.</p>



<p>Con le barche ferme come cicatrici e le reti bagnate a disegnare confini sul molo.</p>



<p>Non c&#8217;erano ombrelloni, né gelati, né bambini che urlano.</p>



<p>Solo vento.</p>



<p>E l&#8217;odore del sale, forte, che si appccicava ai vestiti, alle finestre, alla pelle.</p>



<p>Ce lo portavamo anche in casa, il mare. Senza accorgercene.</p>



<p>Mio padre diceva sempre:</p>



<p>“L&#8217;acqua capisce più degli uomini.”</p>



<p>Aveva mani grandi, dure, consumate. Parlava poco.</p>



<p>Ma quando mi guardava, sembrava che dentro gli occhi ci fosse una tempesta.</p>



<p>Io lo ascoltavo. E ci credevo.</p>



<p>Soprattutto quando ero sola, con la giacca troppo leggera e il vento che mi urlava in faccia.</p>



<p>C&#8217;erano giorni in cui mi veniva da buttarmi. Non per morire, ma per… risparmiare.</p>



<p>Per sentirmi acqua, anche solo per un attimo.</p>



<p>A casa parlavamo due lingue.</p>



<p>L&#8217;albanese era per le cose vere: per dire “mi manchi”, per urlare, per abbracciare forte.</p>



<p>L&#8217;italiano era per comportarsi bene, per dire “grazie”, “va tutto bene”, anche quando non era vero.</p>



<p>A volte mi incasinavo.</p>



<p>Dicevo “ti dua tanto”, oppure “jam lodhur” quando non ce la facevo più, anche se a scuola non capivano.</p>



<p>Un giorno ho inventato una parola: “shpiriti-mare”.</p>



<p>Per me voleva dire: anima bagnata.</p>



<p>Non puoi spiegarla.</p>



<p>La senti solo quando hai il cuore pieno d&#8217;acqua e non sai da dove cominciare a svuotarlo.</p>



<p>Poi ho capito che non tutto si può dire.</p>



<p>E non tutto si deve capire.</p>



<p>A volte basta raccontarlo.</p>



<p>Così com&#8217;è.</p>



<p>Come quando ti esce il respiro da solo, senza pensarci.</p>



<p>Una volta, alle medie, ci hanno chiesto di portare un oggetto che ci rappresentasse.</p>



<p>Qualcuno ha portato un trofeo, un altro un disegno, c&#8217;era pure una con la foto di quando era nata.</p>



<p>Io ho rovistato nei cassetti, ma non trovavo niente che mi somigliasse.</p>



<p>Poi l&#8217;ho vista. Una conchiglia. Neanche tanto bella.</p>



<p>Un lato era scheggiato. L&#8217;altro pieno di sabbia secca.</p>



<p>L&#8217;ho portata.</p>



<p>Quando è toccato a me, non ho fatto un discorso.</p>



<p>Ho solo alzato la conchiglia, l&#8217;ho tenuta in mano come fosse viva, e ho detto:</p>



<p>— Questa sono io. Rotta da un lato, ma dentro c&#8217;è il mare.</p>



<p>Silenzio.</p>



<p>Uno lungo.</p>



<p>Qualcuno ha fatto una smorfia. Ma l&#8217;insegnante  ha sorriso. Pianoforte.</p>



<p>E io… io ho sentito come se, per un attimo, tutto quello che erano arrivati.</p>



<p>Come se qualcuno avesse davvero ascoltato.</p>



<p>Non solo le parole, ma il rumore che ho dentro.</p>



<p>Da quel giorno ho iniziato a scrivere.</p>



<p>Non romanzi, non poesie da pubblicare.</p>



<p>Scrivimi per non scordarmi.</p>



<p>Per tenermi la galla.</p>



<p>Quando mi sembra che sto affondando, mi metto a scrivere. Anche solo due righe.</p>



<p>Anche solo una parola.</p>



<p>A volte basta scrivere “ci sono”, e già respiro meglio.</p>



<p>Scrivo quando ho paura.</p>



<p>Quando sento nostalgia di qualcosa che non so cos&#8217;è.</p>



<p>Quando sogno mio padre che parla col mare.</p>



<p>Scrivo anche adesso.</p>



<p>Qui, per te che forse leggerai.</p>



<p>O forse no.</p>



<p>Ma io ti parlo lo stesso.</p>



<p>Perché raccontarsi non è un lusso.</p>



<p>È una corda lanciata nel buio.</p>



<p>È tenere stretto quello che altrimenti andrebbe via.</p>



<p>Io sono Azzurra.</p>



<p>E questa non è tutta la mia storia.</p>



<p>È solo una goccia del mio mare</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>CREATORE DEL CONTENUTO: Boris Maretto</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/28/anima-bagnata/">Anima bagnata</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/28/anima-bagnata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/03/23/raccontarsi-a-modo-mio-laura/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/03/23/raccontarsi-a-modo-mio-laura/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[abilità]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[capacità]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[risorsa]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16897</guid>

					<description><![CDATA[<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto…. Io sono Laura&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/03/23/raccontarsi-a-modo-mio-laura/">&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mbroçi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="427" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16898" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/jo-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>Correva l’anno 1989 a Parma nasceva una bimba che si scoprirà poi essere una bimba straordinariamente NoLimits</p>



<p>Ma cosa significa ? Ecco ve lo racconto….</p>



<p>Io sono Laura</p>



<p>La mia storia straordinariamante nolimits inizia quando alla mia nascita si scopre che ho malformazione genetica con conseguenti problemi motori, e per questo dall’ età di 3 anni conduco la mia vita assieme al mio fedele compagno PIPPO, in realtà è un tutore che indosso tutto il giorno tutti i giorni e che mi permette di svolgere ogni attività quotidiana. Detta cosi sembra semplice ma in realtà poi semplice non lo è !. Dopo la mia nascita è iniziato un cammino che come hanno definito i medici sarà lungo e difficile, fatto nei primi anni di vita di fisioterapia quotidiana, ospedali e ospedali, interventi su interventi e tanto impegno da parte della mia famiglia. Ma questo cammino non è stato solo questo ! è stato un cammino fatto di obbiettivi e tanta forza, forza che nasceva proprio dal primo obbiettivo che i miei genitori si erano prefissati per me: MIA FIGLIA DEVE ESSERE IL PIU’ POSSIBILE AUTONOMA!. Assieme a tutto questo nel mio percorso si sono susseguite tutte le tappe di ogni bambino e come tale nonostante le difficoltà all’ età di tre anni è arrivato il momento del mio inserimento nella scuola materna, qui l’incontro con la mia maestra Adriana: per me non una semplice maestra, ma molto di più ! direi il simbolo della mia infanzia, è stata infatti la prima persona dopo la mia famiglia che non si è soffermata all’ aspetto esterno ma ha visto attraverso i miei occhi piccoli e furbi tanta forza e potenzialità.</p>



<p>Negli anni questa forza veniva sempre più a galla e alimentava in me tanto coraggio, il coraggio che mi ha permesso di raggiungere ogni traguardo che mi si poneva di fronte, questo per dire che tutta la mia vita è stata sempre un susseguirsi di traguardi. Il primo traguardo ? proprio all’ asilo: Quando Adriana si era prefissata per me di riuscire a farmi svolgere qualunque attività con i miei piccoli compagni, dai giochi , alle scale, e persino il ponte mobile dello scivolo, questo si che fu un traguardo non solo perché inaspettatamente nonostante le difficoltà motorie ci riuscì, ma anche perché fu la prima attività condivisa con i miei coetanei.</p>



<p>Gli anni passano l’asilo finisce si chiude un capitolo meraviglioso e se ne apre uno un po’ meno ! LA SCUOLA !!</p>



<p>Qui cominciano i problemi, non tanto legati alla mie difficoltà fisiche quanto piuttosto ai pregiudizi che le persone hanno nei confronti della disabilità, è con questi che da qui in poi ho dovuto e devo ancora lottare !! ma nonostante questo la scuola mi ha lasciato anche qualcosa di bello! in particolare alle superiori, dove ho fatto la prima scelta e ho seguito la mia passione per gli animali, in particolare i cavalli e ho scelto agraria.</p>



<p>I cavalli una passione un po’ folle vista la mia disabilità, come del resto tante cose di me , ma è grazie a questa mia passione se per diverso tempo sono riuscita a fuggire alla realtà e ritrovarmi in momenti dove tutto sembrava possibile. I cavalli non sono stati e non sono la mia unica passione, l’altro sport del cuore è il nuoto.</p>



<p>A questo sport mi sono avvicinata per dovere nei riguardi della mia salute, la fisioterapia da piccola è il nuoto da grande, ma ben presto è diventato parte di me!. In merito ci sarebbe tanto da dire…. Se inizialmente era solo un dovere negli anni grazie all’ incontro con la mia istruttrice Katia, che come Adriana tanto aveva percepito dal mio sguardo, ho iniziato un percorso per imparare a nuotare, all’ inizio pareva impossibile, giorno dopo giorno vedendo i miei progressi ad un certo punto Katia, forse per gioco, mi propose di partecipare ad una gara studentesca e da li, come dico spesso, il germe dell’agonismo non mi ha più lasciato.</p>



<p>Le gare sono state e sono un tassello molto importante di me, il motivo ? Semplice ! in acqua riesco ad esprimere ciò che a parole non mi riesce bene, riesco ad esprimere la forza che mi contraddistingue ma che negli anni forse per le diverse difficoltà che ho dovuto affrontare si è nascosta dentro di me. Il nuoto mi ha regalato tanto, mi ha aiutato a crescere mi ha permesso di togliermi diverse soddisfazioni, TANTE DIREI !! l’ ultima due anni fa ! Quando sono stata inserita in una squadra di normodotati, dopo diversi anni in squadre di persone con disabilità.</p>



<p>Questa la mia grande vittoria!!</p>



<p>Il bello dello sport, è che ti permette nonostante le difficoltà di dimostrare che si hanno anche delle abilità, per questo credo che ad oggi lo sport è forse l’unico mezzo ancora capace di sconfiggere certe barriere. Come si può capire da questo racconto sono sempre stata e sono ancora oggi una sognatrice .. Il sogno di questa bimba cresciuta ?? Dopo le superiori ? Continuare a studiare e intraprendere la carriera universitaria.</p>



<p>Anche in questo caso ho scelto secondo le mie passioni tralasciando quello che il mondo intorno reputava più adatto a me, cosi mi iscrivo al corso di laurea triennale del dipartimento di Medicina Veterinaria di Parma data la mia passione per gli animali, di certo non una scelta convenzionale per una ragazza con disabilità. Se dovessi descrivere questo percorso direi semplicemente un percorso “a montagne russe”: se da un lato i diversi esami da sostenere e la consapevolezza di ciò che io volevo raggiungere, ossia la laurea e un lavoro diverso da quello che la società immagina persona con disabilità, mi facevano volare alto, dall’ altro ci sono state diverse persone che più e più volte hanno messo in dubbio la mia riuscita facendomi ritornare giù proprio come nelle montagne russe. Ma nonostante il percorso difficile ancora una volta non smesso di credere nei miei sogni e anche questa volta arrivo al mio obbiettivo, ed ecco arrivare il 18 FEBBRAIO 2016… anche io sono diventata dottoressa, una DOTTORESSA UN PO’ SPECIALE !. Descrivere a parole il valore di quel giorno è quasi impossibile, un misto di incredulità ed una gioia immensa, a volte ancora oggi se ci ripenso mi sembra ancora impossibile che si sia avverato. Posso affermare con assoluta certezza, che quel giorno rappresenta per me la prima volta in cui al di fuori di una piscina io sia riuscita a dimostrare le mie capacità al resto del mondo. La gioia provata quel giorno non posso dire sia la stesso sentimento che ricordo nei due anni successivi, decisamente NO!, infatti dopo la laurea inizia il calvario (come lo chiamo io) della ricerca del lavoro.</p>



<p>Due anni in cui ancora una volta mi sono trovata divisa tra quello che erano i miei obbiettivi con la realtà: ero assolutamente determinata a voler trovare un posto di lavoro nell’ ambito della sicurezza alimentare, dati i miei studi universitari, cosi come ero altrettanto convinta che nonostante le difficoltà motorie sarei stata in grado di svolgere il lavoro, in fondo era solo questione di organizzazione, magari con qualche variabile pensavo io. La realtà che mi sono trovata di fronte in quei due anni purtroppo era ben diversa; una realtà in cui il personale di vari uffici di collocamento sia dedicati alle persone con disabilità che uffici di collocamento generici, (le ho provate tutte), appena leggevano il curriculum trovavano incompatibile la mia condizione con l’ambito lavorativo che cercavo, e senza mezzi termini a volte, mi dicevano <em>“ cara mia farai molta a fatica a trovare ciò che vuoi forse dovresti ripensare al tuo lavoro ideale”. </em>In quelle parole capì subito il grande problema che mi apprestavo a fronteggiare, tra l’altro presente ancora oggi nella nostra società ossia: considerare la disabilità come un ostacolo e fonte di problemi piuttosto che come potenziale risorsa, unitamente al grande luogo comune che vede la persona con disabilità solo in grado di lavorare soltanto dietro una scrivania e rispondere solo al telefono. Tutto questo scenario è stato assai difficile da sopportare e soprattutto mantenere la lucidità sul mio obbiettivo ma grazie alla mia grande voglia di riscatto e con il supporto dei miei genitori sono riuscita a non mollare, ed ecco finalmente che a Novembre 2017 vengo contatta dall’ ufficio di collocamento dedicato alle persone con disabilità del Comune di Parma per un colloquio di lavoro, ma non uno qualunque proprio quello desiderato da sempre e per un gioco del destino nell’azienda a cui da sempre aspiravo, quasi stentavo a crederci, invece era proprio cosi!.</p>



<p>So passati 5 anni da quel 8 Gennaio 2018 e nell’ incredulità del mondo del lavoro posso dire finalmente che dopo tante fatiche e difficoltà oggi sorrido ogni giorno pensando al mio passato e guardando al presente che mi vede membro di un team di controllo qualità alimentare.</p>



<p>Questa è un po’ in breve la mia storia, una semplice testimonianza che spero assieme ad altre serva alla società d’oggi per rendersi conto di quanto ancora c’è da fare per noi persone con disabilità per non farci sentire diversi ma diversamente unici come tutti.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/03/23/raccontarsi-a-modo-mio-laura/">&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Laura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/03/23/raccontarsi-a-modo-mio-laura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“LibriLiberi&#8221;. Blue nights</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/05/15/libriliberi-blue-nights/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/05/15/libriliberi-blue-nights/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 May 2022 08:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[LibriLiberi]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[americana]]></category>
		<category><![CDATA[autrice]]></category>
		<category><![CDATA[Bluenights]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[Ilsaggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[introspezione]]></category>
		<category><![CDATA[JoanDidion]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[lettori]]></category>
		<category><![CDATA[lettrici]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16364</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Ho deciso di leggere l&#8217;ultimo libro di Joan Didion, “Blue nights” (edito in Italia da Il saggiatore), e non il suo penultimo, più celebre, “L&#8217;anno del pensiero magico” per due ragioni:&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/05/15/libriliberi-blue-nights/">“LibriLiberi&#8221;. Blue nights</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="536" height="795" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ho deciso di leggere l&#8217;ultimo libro di Joan Didion, “Blue nights” (edito in Italia da Il saggiatore), e non il suo penultimo, più celebre, “L&#8217;anno del pensiero magico” per due ragioni: in primo luogo perchè l&#8217;autrice americana è deceduta nel dicembre del 2021 a causa di complicazioni del Parkinson (secondo la versione ufficiale della sua casa editrice, ma forse per via dell&#8217;anoressia che da tempo l&#8217;aveva colpita) e il Parkinson è la patologia di cui soffre anche mio padre, ora quasi ottantacinquenne; e in secondo luogo perchè in questo ultimo romanzo parla del rapporto con sua figlia Quintata, deceduta due anni dopo il decesso del marito, John Dunne, anche lui celebre autore e giornalista. Insomma è chiaro che io sia stata attratta da questo libro per la paura del lutto, della perdita dei miei genitori e per il timore di non aver ancora concluso, dentro di me, il percorso di comprensione e perdono reciproco, necessario per la nostre vicende esistenziali e familiari.</p>



<p>Ma perchè la mia vita, unica e particolare, si collega a quella in fondo altrettanto unica e particolare di una donna più grande di me, che ha vissuto lontano da me, in California e in altre parti degli Stati Uniti, molto più colta, brava, privilegiata, famosa di me?</p>



<p>Per quanto riguarda il suo essere privilegiata, Joad Didion ne è stata sempre perfettamente consapevole e ne parla definendo il “privilegio” un&#8217;opinione, un&#8217;accusa che lei rifiuta, considerando quello che ha perso, quello che sua figlia Quintana ha vissuto. Non esistono vite privilegiate, perchè la malattia e la morte &#8211; i temi principali con cui si fanno i conti in <em>Blue nights</em> &#8211; sono quelli più ardui che si affrontano proprio quando le notti azzurre iniziano a comparire all&#8217;orizzonte.</p>



<p>Il particolare, quindi, si fa univerale e le domande a cui la Didion tenta di dare risposte sono le stesse mie, le nostre, le vostre&#8230;Il senso di colpa di Joan madre per non aver approfondito il lato oscuro della figlia adottiva, amata più che se fosse stata biologica per il bisogno di proteggerla da se stessa e di non esserci riuscita; il trauma della perdita del marito-compagno che, come Joan moglie dichiara, era il <em>medium</em> tra lei e il mondo esterno, un mondo che dagli anni &#8217;60 inizia a rinnegare per la violenza gratuita, per quel caos che Joan, fin da bambina, osserva e cerca di razionalizzare, incapace di “stare nel mezzo”, ma sempre invece in cerca di Assoluto.</p>



<p>Resta, in <em>Blue nights</em>, la scrittura pulita, netta del&#8217;autrice, in grado di riportare il timore della fragilià e della malattia in forma di cronaca, la penna utilizzata come un chirurgo che, freddamente, seziona la banalità, lo scorrere dei giorni con metodo e disciplina per tenere l&#8217;universo terreno sotto controllo: l&#8217;imprevedibile fuori e l&#8217;ingovernabile, dentro.</p>



<p>Del marito e della figlia, gli amori più grandi, conserva le ceneri nel muro e le fotografie sulla scrivania: è Passato, sono passati, ma ogni tanto li rivede nelle strade, nelle stanze come ombre di chi ora è nella Luce: Joan è laica, forse atea, non fa riferimenti ad una Fede specifica, ma crede in una Luce come quelle notti che prima o poi avvertono dell&#8217;arrivo della Fine, come quelle notti, blu, che appartengono ai nostri cari e che poi traghetteranno ognuno di noi verso l&#8217;Oltre e allora mi piace pensare che ci ritroveremo dalla stessa parte perchè tutto si Ri-nnova.</p>



<p>Leggerò anche “L&#8217;anno del pensiero magico” e consiglio la visione dell&#8217;intenso documentario intitolato “Joan Didion. Il centro non reggerà”, disponibile sulla piattaforma Netflix perchè non credo si debba temere l&#8217;ineluttabile e io desidero affrontarlo con la stessa spavalderia con cui mi butto nella vita e sono grata a Joan Didion per avermi insegnato a farlo anche con la sua capacità di tradurre la paura in profondità e la profondità in poesia dell&#8217;esperienza.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/05/15/libriliberi-blue-nights/">“LibriLiberi&#8221;. Blue nights</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/05/15/libriliberi-blue-nights/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trace the face: appello per la ricerca di migranti scomparsi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2021/12/19/trace-the-face-appello-per-la-ricerca-di-migranti-scomparsi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2021/12/19/trace-the-face-appello-per-la-ricerca-di-migranti-scomparsi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 12:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Minori]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Crocerossa]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[familiari]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[MSNA]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[parenti]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[scomparse]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=15895</guid>

					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani monitora SEMPRE la situazione dei diritti umani in Italia e nel mondo e, nella Giornata internazionale dei migranti e dei rifugiati, pubblica il manifesto del mese di dicembre relativo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/12/19/trace-the-face-appello-per-la-ricerca-di-migranti-scomparsi/">Trace the face: appello per la ricerca di migranti scomparsi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani monitora SEMPRE la situazione dei diritti umani in Italia e nel mondo e, nella Giornata internazionale dei migranti e dei rifugiati, pubblica il manifesto del mese di dicembre relativo all&#8217;iniziativa della Croce Rossa sulla ricerca delle persone scomparse: &#8220;Trace the Face, Restoring family link&#8221;. </p>



<p>Si richiede la vostra collaborazione per la ricerca di:</p>



<p><br><strong>Seny KOLIE, donna di circa 40 anni proveniente dalla Guinea  che viaggia insieme alla figlia Mariama GOUMOU, di circa 8 anni</strong></p>



<p>La ricerca è stata avviata in Francia dall&#8217;altro figlio (minore non accompagnato), separato da madre e sorella all&#8217;arrivo nella prigione di Zouara in Libia.</p>



<p><br>Qualsiasi notizia o informazione potrebbe essere estremamente utile.</p>



<p></p>



<p>E questo è il poster per la ricerca di altre persone scomparse</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15896" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/TTF98_page-0001.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1240w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/12/19/trace-the-face-appello-per-la-ricerca-di-migranti-scomparsi/">Trace the face: appello per la ricerca di migranti scomparsi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2021/12/19/trace-the-face-appello-per-la-ricerca-di-migranti-scomparsi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;La mia storia è la tua storia&#8221;. La storia di Lavdije</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/19/la-mia-storia-e-la-tua-storia-la-storia-di-lavdije/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/19/la-mia-storia-e-la-tua-storia-la-storia-di-lavdije/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2020 08:47:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[disagio]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[immigrate]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intercultura]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[straniere]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=14426</guid>

					<description><![CDATA[<p>a cura di Jorida Devishi Una storia nella quale trovo molto difficile il confine tra realtà e immaginazione; tra dolore e gioia ; tra paura e coraggio; tra speranza e pessimismo! Lavdije naque il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/07/19/la-mia-storia-e-la-tua-storia-la-storia-di-lavdije/">&#8220;La mia storia è la tua storia&#8221;. La storia di Lavdije</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>a cura di Jorida Devishi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="750" height="1009" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG_6338-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14428" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG_6338-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/IMG_6338-3-223x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 223w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>





<p>Una storia nella quale trovo molto difficile il confine tra realtà e immaginazione;</p>



<p>tra dolore e gioia ; tra paura e</p>



<p>coraggio; tra speranza e pessimismo!</p>



<p>Lavdije naque il 19/06 1977 a Grizhë Malësi e Madhe, Albania.</p>



<p>Lei viene laddove si intreccia la maestosità delle montagne del Nord dell’Albania con la bellezza femminile. Lei è una testimonianza vivente della loro grandezza.</p>



<p>Lavdija ė una donna forte, nata e cresciuta in una famiglia semplice. Suo padre</p>



<p>ha lavorato come infermiera; invece sua madre lavorava in una fattoria. Non erano ricchi ma non erano neanche poveri. Diciamo che erano una famiglia che durante il regime comunista contava ogni chicco di grano, perché all&#8217;epoca il cibo non era sufficiente; perché, come dice Migjeni, (un poeta albanese ) il ventunesimo secolo è il secolo dell&#8217;apoteosi del mais tra i nidi albanesi. I suoi ricordi più cari sono quelli che condivide con la famiglia, tutti godendo il cibo cucinato da sua mamma. Lavdija, come la maggior parte delle donne, non era libera di uscire e divertirsi con le sue amiche, non ci credete, ma non le era nemmeno permesso di frequentare un ragazzo. Andò a scuola ma fu presto costretta ad abbandonarla, suo padre le proibì di studiare perché negli anni &#8217;90 il sistema comunista stava crollando. Il vero caos, la paura e l&#8217;insicurezza si sentiva in ogni famiglia albanese. Per le ragazze, la soluzione migliore era l&#8217;isolamento o il matrimonio, come nel caso di Lavdije. All&#8217;età di 17 anni, la sua famiglia la sposa e dopo un anno lei diede alla luce una bellissima bambina, Edisa. Diventa madre per la prima volta. Già, una donna in tutti i sensi, aveva benedetto la famiglia con l&#8217;arrivo della sua prima bambina. È così che volevano le usanze della zona. Il problema era che l&#8217;Albania stava attraversando un periodo difficile. Nel &#8217;97 scoppiò la guerra civile. Una delle sue conseguenze è stata la povertà estrema. Lavdija insieme a suo marito e la figlia di un anno e mezzo decidono di emigrare clandestinamente. Correva l&#8217;anno 1998, lei aveva solo 19 anni ma si sentiva pronta per iniziare una nuova vita. Semplicemente non sapeva quello che il destino le aveva riservato. Sapeva solo che doveva dare alla sua figlia una vita migliore, quella vita che a lei era mancata&#8230;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://youtu.be/LgIgEBhgiRA?utm_source=rss&utm_medium=rss
</div></figure>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/07/19/la-mia-storia-e-la-tua-storia-la-storia-di-lavdije/">&#8220;La mia storia è la tua storia&#8221;. La storia di Lavdije</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2020/07/19/la-mia-storia-e-la-tua-storia-la-storia-di-lavdije/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bomba]]></category>
		<category><![CDATA[clan]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[D'amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Dia]]></category>
		<category><![CDATA[documento]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[magistrato]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minacce]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[PaoloBorrometi]]></category>
		<category><![CDATA[PaoloBorsellino]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[pm]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scorta]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>
		<category><![CDATA[uccisione]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11019</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/">Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
<div id="pg_wrapper" class="pg_wrapper ">
<div id="wrapper">
<div id="content">
<div class="single">
<div class="container">
<div class="row">
<div class="col-sm-8">
<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
</article>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/">Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/07/19/le-mafie-qui-e-adesso-anche-per-la-continua-nostra-lotta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Sana Cheema. &#8220;L&#8217;ho uccisa io&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/05/10/scritture-al-sociale-sana-cheema-lho-uccisa-io/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/05/10/scritture-al-sociale-sana-cheema-lho-uccisa-io/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 07:42:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[fratello]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[Pakistan]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[Sana Cheema]]></category>
		<category><![CDATA[scuole]]></category>
		<category><![CDATA[sposa]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=10676</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; di Patrzia Angelozzi &#160; Ha confessato il padre di Sana Cheema, la ragazza italo-pakistana residente a Brescia. Lo ha fatto solo dopo l’arrivo dei risultati dell’autopsia. Fino a quel momento aveva affermato, insieme&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/10/scritture-al-sociale-sana-cheema-lho-uccisa-io/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Sana Cheema. &#8220;L&#8217;ho uccisa io&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="571" height="116" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 571w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2-300x61.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrzia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha confessato il padre di Sana Cheema, la ragazza italo-pakistana residente a Brescia. Lo ha fatto solo dopo l’arrivo dei risultati dell’autopsia. Fino a quel momento aveva affermato, insieme alla complicità di qualche parente-conoscente, chela figlia, <b>sua figlia</b>, era deceduta per morte naturale.</p>
<p>Invece no, la ragazza è stata uccisa da lui, con l’aiuto di qualcuno, per strangolamento. Con una modalità così efferata da causarle la rottura dell’osso del collo.</p>
<p>Doveva sposare un uomo che aveva scelto lui. SUO PADRE. Un uomo pakistano in un matrimonio combinato. Anche il resto della famiglia era d’accordo…? O forse semplicemente non poteva intervenire? Sua madre, avrebbe potuto avere un ruolo in questa decisione imposta e dire la sua? Non credo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana-300x103.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>Era arrivata in Italia insieme alla sua famiglia all’età di 10 anni. Aveva frequentato le scuole, imparato la lingua del Paese ospitante e cresciuta in un contesto accogliente, faceva parte di un mondo lavorativo e sociale dove si sentiva inclusa.<br />
Non è bastato spostarsi, crescere, studiare. O forse solo lei aveva assimilato il senso dell’ evolversi e diventare donna libera di pensare e scegliere.</p>
<p><b>Non accade solo in Pakistan, abbiamo numeri, casi e vite anche nel nostro Bel Paese</b> che di bello, attualmente, conserva ben poco rispetto ai diritti. Soprattutto quelli riservati alle donne.</p>
<p><b>Abbiamo mondi femminili dove è lontana la libertà di pensiero, di azione. Esprimersi e scegliere diventa arduo e coraggioso. Tocca rischiare la vita o obbedire alla follia.</b></p>
<p><b>Confessano tutti o la maggior parte di loro</b>, sono quelli che non cercano il suicidio nell’immediatezza dei loro crimini.<br />
<b>Padroni con le mogli, Padroni con le figlie, le fidanzate, le compagne, le amanti. Padroni delle vite di queste donne.<br />
</b>Crescere negli anni un figlio, indipendentemente dal fatto che sia maschio o femmina e non riuscire a comprendere il concetto di rispetto verso l’individuo equivale a un delitto. Al quale si aggiunge troppo spesso la violenza, la morte.</p>
<p>Sana Cheema, sarà un altro simbolo. Rappresenterà la visione malata che appartiene ad altri mondi e anche al nostro. Aveva studiato e non bastava. Lavorava e non bastava. Gestiva un’agenzia di pratiche automobilistiche ed era autonoma. Non bastava.<br />
Doveva sposare un uomo scelto da suo padre.</p>
<p>Queste sono storie che devono essere raccontate nelle scuole, approfondite in un parallelo storia-contemporanea e Leggi. Evoluzione e diritti, affinché nascano dibattiti volti a sostenere le coscienze.</p>
<p>Sana Cheena aveva solo 25 anni e una vita davanti.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/10/scritture-al-sociale-sana-cheema-lho-uccisa-io/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Sana Cheema. &#8220;L&#8217;ho uccisa io&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/05/10/scritture-al-sociale-sana-cheema-lho-uccisa-io/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“LibriLiberi”. La madre di Eva</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/21/libriliberi-la-madre-di-eva/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/21/libriliberi-la-madre-di-eva/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2018 07:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Orizzonte donna]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[autrice]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[dicriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[disforia]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervento]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[operazione]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[scrittrice]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Ferreri]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[transessuale]]></category>
		<category><![CDATA[transgenico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=10550</guid>

					<description><![CDATA[<p>Eva non è più Eva. Eva, per i suoi diciotto anni, vuole diventare Alessandro. Eva e sua madre si recheranno in Serbia, dove l&#8217;illustre Dott. Radovic eseguirà l&#8217;intervento sul corpo di Eva. Eva, il&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/04/21/libriliberi-la-madre-di-eva/">“LibriLiberi”. La madre di Eva</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/La-madre-di-Eva-Silvia-Ferreri-Neo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10551" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/La-madre-di-Eva-Silvia-Ferreri-Neo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1434" height="2048" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/La-madre-di-Eva-Silvia-Ferreri-Neo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1434w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/La-madre-di-Eva-Silvia-Ferreri-Neo-210x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/La-madre-di-Eva-Silvia-Ferreri-Neo-768x1097.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/La-madre-di-Eva-Silvia-Ferreri-Neo-717x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 717w" sizes="(max-width: 1434px) 100vw, 1434px" /></a></p>
<p>Eva non è più Eva. Eva, per i suoi diciotto anni, vuole diventare Alessandro.</p>
<p>Eva e sua madre si recheranno in Serbia, dove l&#8217;illustre Dott. Radovic eseguirà l&#8217;intervento sul corpo di Eva. Eva, il nome della prima Donna&#8230;</p>
<p>Neo. Edizioni ha di recente pubblicato un romanzo potente, disturbante per la penna di Silvia Ferreri &#8211; giornalista oltre che scrittrice e qui alla sua prima opera letteraria &#8211; una scrittura che non teme di scendere nei particolari, di scavare sotto pelle e nelle anime.</p>
<p>Il punto di vista è, come recita il titolo, quello di una madre che vive il senso di colpa per aver messo al mondo una creatura &#8211; la sua &#8211; che rinnega il proprio genere. Una madre che sperava in una esistenza serena accanto alla figlia e al marito, comprensivo e accudente. Una madre che vive il desiderio e la necessità della figlia di diventare uomo come se fosse una condanna, una punizione.</p>
<p>Non c&#8217;è un momento di respiro nel racconto: ricordi felici dell&#8217;infanzia e del Passato si trasformano in un cammino sempre più buio, in cui le relazioni familiari si sgretolano, i rapporti sociali si inquinano, in cui sopraggiungono vergogna, rabbia, paura. “<i>Mi chiamò la preside perun colloquio urgente. Mi ritrovai seduta in un ufficio con quattro professori e una rappresentante dei genitori e mi sentii sporca. Non andarono per il sottile, mi dissero che per quanto si rendevano conto della problematica, il tuo comportamento non poteva essere accettato. Avrebbe creato disordine all&#8217;interno dell&#8217;istituto</i>”. La madre di Eva, archetipica, pur non accettando la situazione a cui deve far fronte, decide di proteggere la/il figlia/glio come una fiera con i suoi cuccioli e di accompagnarla nel suo viaggio verso la nuova identità.</p>
<p>Il romanzo della Ferreri non affronta solo il tema della questione di genere, ma in meno di 200 pagine, fà riflettere su molto altro: sul rapporto madri/figlie, sempre complesso, su una famiglia matriarcale inserita in una società maschilista. Parla dell&#8217;ingenuità o della cattiveria dei bambini (“<i>All&#8217;asilo ti inventasti di avere un gemello maschio. Così potevi essere tutto senza che nessuno ti chiedesse spiegazioni&#8230;</i>”), parla di tradimento e protezione; parla di un&#8217;altra donna Maddalena, la psicoterapeuta, che dà un nome all&#8217;esigenza profonda di Eva/Alessandro “disforia di genere”, ma che non classifica le persone come casi clinici, anzi le sorregge e le guida fino a che da crisalide non si trasformano in farfalle.</p>
<p>E c&#8217;è anche un padre, quello che una sera si reca sulla Salaria a parlare con un ragazzo trans e che torna dicendo che “gli aveva fatto schifo”, che piange, che vomita, ma che poi riesce a superare i propri pregiudizi e ad amare ancora di più il sangue del proprio sangue.</p>
<p>Al centro della narrazione c&#8217;è poi il corpo e su quel corpo una via crucis, un tormento, un martirio. La madre immagina ogni taglio, ogni ferita, ogni colpo inferto alle membra e agli organi della figlia e avverte su di sé il dolore e la sofferenza, come Maria con Gesù, ma è faticoso, per lei, credere in una Risurrezione. Ma la madre, dietro alla porta della sala operatoria, dirà: “Se anche Dio ti avesse abbandonato, io non lo avrei fatto”. Perchè si cresce insieme e per crescere, a volte, bisogna abbandonare una parte di sé.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/04/21/libriliberi-la-madre-di-eva/">“LibriLiberi”. La madre di Eva</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/21/libriliberi-la-madre-di-eva/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Flavia Famà, nel ricordo di suo padre che non si piegò alla mafia.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/03/29/flavia-fama-nel-ricordo-di-suo-padre-che-non-si-piego-alla-mafia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/03/29/flavia-fama-nel-ricordo-di-suo-padre-che-non-si-piego-alla-mafia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 09:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[civile]]></category>
		<category><![CDATA[collusione]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[esempio]]></category>
		<category><![CDATA[Famà]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[penalista]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[professione]]></category>
		<category><![CDATA[protezione]]></category>
		<category><![CDATA[ricordo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sistema]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=10398</guid>

					<description><![CDATA[<p>Serafino Famà: esempio di amore per la professione, per la Giustizia, per i valori che fondano una &#8220;società armoniosa&#8221;. Associazione per i Diritti umani ha intervistato la figlia dell&#8217;avvocato, Falvia Famà, e la ringrazia&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/29/flavia-fama-nel-ricordo-di-suo-padre-che-non-si-piego-alla-mafia/">Flavia Famà, nel ricordo di suo padre che non si piegò alla mafia.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Serafino Famà: esempio di amore per la professione, per la Giustizia, per i valori che fondano una &#8220;società armoniosa&#8221;. <strong><em>Associazione per i Diritti</em> <em>umani</em> </strong>ha intervistato la figlia dell&#8217;avvocato, Falvia Famà, e la ringrazia moltissimo per il tempo che ci ha voluto dedicare.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/29512765_10213071377391778_3997686541384202690_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10399" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/29512765_10213071377391778_3997686541384202690_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/29512765_10213071377391778_3997686541384202690_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/29512765_10213071377391778_3997686541384202690_n-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/29512765_10213071377391778_3997686541384202690_n-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci ricorda brevemente la vicenda di suo padre?</p>
<p>Mio padre era un avvocato penalista molto noto negli anni novanta che fu barbaramente assassinato la sera del 9 novembre 1995 con sei colpi di pistola calibro 7.65 da un commando di uomini che agirono a volto scoperto lasciando incolume il collega e amico che era insieme a mio padre.</p>
<p>Mio padre era un avvocato dalla schiena dritta che ha pagato con la vita la dedizione alla Toga e il non volersi piegare alle richieste di un boss di mafia.</p>
<p>Era accaduto, infatti, che il boss Giuseppe Maria Di Giacomo era stato arrestato nottetempo mentre era in compagnia della cognata Stella Corrado con la quale aveva anche una relazione, vicenda che costituiva un grave disonore per il boss, che aveva da poco avuto un figlio dalla moglie peraltro.</p>
<p>Stella Corrado era la moglie di Matteo Di Mauro, un esponente dello stesso clan che da poco aveva iniziato a collaborare con la giustizia e che era assistito da mio padre.</p>
<p>Di Giacomo era assistito dall’avvocato Bonfiglio e a questi si rivolse quando fu arrestato affinché convincesse mio padre a far testimoniare Stella Corrado nel processo in cui era imputato. La nostra legge prevede che i parenti stretti, come i coniugi e i cognati non sono tenuti a testimoniare, pertanto mio padre le consiglió di avvalersi di tale possibilitá.</p>
<p>Qual era la situazione in Sicilia, negli anni &#8217;90, per quanto riguarda il rapporto Stato-Mafie?</p>
<p>In quegli anni ero poco piú di una bambina e non avevo percezione della gravitá del fenomeno e del radicamento delle mafie nel nostro territorio sebbene i telegiornali fossero un costante racconto di morti ammazzati e di negozi fatti saltare in aria, ma veniva percepito come qualcosa di distante da noi. Adesso posso senz’altro dire che un rapporto tra le mafie e parti dello Stato c’era e forse c’è tutt’ora, tant’è che su circa il 70% dei delitti di mafia non si sà la veritá e su alcuni c’è persino il segreto di Stato.</p>
<p>A seguito dei fatti, lei si è trasferita a Roma: quali erano i suoi sentimenti all&#8217;epoca?</p>
<p>Una volta conclusosi il processo contro gli assassini di mio padre volevo lasciarmi tutto alle spalle ed ero talmente ingenua da credere che lasciare la Sicilia avrebbe significato non avere piú a che fare con la mafia, ma mi sbagliavo.</p>
<p>Non solo la mafia a Roma c’è, ma è anche ben radicata come afferma la Relazione della Commissione Parlamentare antimafia degli anni Settanta e che è facilmente consultabile in rete.</p>
<p>Come è cambiata la sua vita dopo l&#8217;incontro con Don Ciotti e <i>Libera</i>?</p>
<p>Ho incontrato <i>Libera</i> nel 2005 in occasione del 21 marzo, la giornata della memoria e dell’impegno, che quell’anno si teneva proprio a Roma. In quell’occasione ho avuto la meravigliosa opportunità di ascoltare il racconto degli altri familiari di vittime innocenti delle mafie e per la prima volta non mi sono sentita sola. Fino a quel momento infatti non raccontavo quasi mai la storia di mio padre sia perché pensavo che nessuno potesse capire quello che si prova a vedersi strappare via un pezzo di vita, sia perché non vedevo l’utilitá di investire qualcun altro di un dolore cosí grande. Mi ci sono voluti altri quattro anni prima di incontrare degli studenti e raccontare la mia storia.</p>
<p>Don Luigi mi ha preso per mano e mi ha mostrato la bellezza e l’importanza di fare memoria, non solo un ricordo nostalgico, ma un racconto proiettato nell’impegno concreto accanto a chi fà le stesse battaglie per cui ha dato la vita mio padre e le troppe vittime innocenti delle mafie. Penso al lavoro che fa <i>Libera</i> accanto ai testimoni di giustizia o a sostegno dei familiari dei desaparecidos in America Latina dove la situazione è drammatica, ad esempio in Messico scompare una persona ogni venti minuti.</p>
<p>Cosa può fare la società civile per contrastare almeno la mentalità mafiosa? E quanto è importante il lavoro nelle scuole?</p>
<p>Il lavoro nelle scuole è fondamentale e bisogna sostenere gli insegnanti. Quando ero una studentessa, se tornando a casa mi lamentavo di un brutto voto o di un atteggiamento ostile di un insegnante, i miei genitori mi ammonivano dicendo che dovevo rispettare quel ruolo cosí importante; adesso vedo che molti genitori si accaniscono contro i docenti che spesso non sono messi in condizioni di serenitá. Ecco partirei dal recupero di questa figura. La mentalitá mafiosa trae la sua origine nell’atteggiamento di chi vuole prevaricare e chi non vuole rispettare le regole, a partire dalle basilari norme di convivenza civile. Se partiamo da noi stessi, iniziando per primi a non voltarci dall’altra parte quando vediamo qualcosa di sbagliato, se cerchiamo di realizzare rapporti che creino valore e a dare importanza non solo al nostro piccolo io ma anche agli altri, allora possiamo cambiare la mentalità anche di chi ci circonda. Rispettare noi stessi, gli altri e l’ambiente è la base per costruire una societá armoniosa.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/29/flavia-fama-nel-ricordo-di-suo-padre-che-non-si-piego-alla-mafia/">Flavia Famà, nel ricordo di suo padre che non si piegò alla mafia.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/03/29/flavia-fama-nel-ricordo-di-suo-padre-che-non-si-piego-alla-mafia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
