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	<title>finanziamenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Conferenza sul clima COP26 a Glasgow I popoli indigeni chiedono giustizia climatica Bolzano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 08:52:02 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Il punto di vista indigeno devono essere preso molto più in considerazione alla COP 26 a Glasgow, in Scozia. Questo è ciò che chiede l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) in vista della conferenza sul clima che inizia domenica prossima a Glascow. I popoli indigeni stanno già combattendo in prima linea contro il cambiamento climatico, per esempio resistendo al disboscamento illegale e all&#8217;agricoltura &#8220;taglia-e-brucia&#8221;. Allo stesso tempo, sono direttamente interessati<br>dalle conseguenze del cambiamento climatico a causa della loro connessione esistenziale con la natura e l&#8217;ambiente.</p>



<p>Da una prospettiva indigena, le precedenti conferenze sul clima sono state estremamente deludenti. Questo perché Stati come il Brasile o l&#8217;India, dove vivono molte popolazioni indigene, si concentrano più sulla loro crescita economica che sulla protezione del clima o delle parti più vulnerabili della loro popolazione. A causa della pandemia,<br>molti meno indigeni possono essere presenti a Glasgow rispetto alle conferenze precedenti. I paesi ricchi in particolare hanno quindi il dovere di cercare un dialogo diretto e di imparare dall&#8217;esperienza indigena.</p>



<p>In Brasile in particolare, il presidente Jair Bolsonaro sta portando avanti senza sosta la distruzione delle foreste e della natura.<br>Attraverso le sue politiche e la sua retorica, i criminali si sentono incoraggiati a invadere, sfruttare e bruciare i territori indigeni per l&#8217;agricoltura. Nel territorio degli Ashaninka, una compagnia di disboscamento sta attualmente costruendo una strada illegale attraverso la foresta pluviale e il relativo territorio indigeno &#8211; sia dal lato peruviano che da quello brasiliano. I diritti territoriali dei popoli indigeni sono la base per la protezione del loro ambiente. Gli Ashaninka hanno preso l&#8217;iniziativa per la foresta pluviale nello stato brasiliano di Acre anni fa e hanno ripiantato più di 2.000 giovani alberi sul loro territorio che erano stati distrutti dal disboscamento illegale. Tali iniziative possono essere un esempio internazionale. Oltre ai negoziati intergovernativi, sarebbe quindi un segnale forte se i politici europei avessero colloqui diretti con i popoli indigeni su questo argomento.</p>



<p>È tempo di agire &#8211; e i governi del mondo non devono solo decidere tra di loro cosa succederà al clima del mondo. La società civile, compresi i popoli indigeni, deve avere il diritto di discutere e decidere.<br>Sfortunatamente, la società civile per lo più non viene ascoltata. I popoli indigeni, che danno un grande contributo alla protezione dell&#8217;ambiente, sono lasciati fuori dalle decisioni. Questi veri ambientalisti devono essere finalmente ascoltati e presi in seria considerazione. Perché i governi che ricevono i finanziamenti contribuiscono più alla distruzione dell&#8217;ambiente che alla sua protezione.</p>



<p>Eliane Fernandes parteciperà alla conferenza sul clima a nome dell&#8217;APM e sarà sul posto dal 3 al 7 novembre. Il 6 novembre, l&#8217;APM organizza un evento nel padiglione tedesco insieme all&#8217;Alleanza Clima, la Fondazione per il clima, l&#8217;Alleanza per il clima (Klimabündnis) e Kindernothilfe.</p>



<p><br>Alle 15.00 inizierà il panel &#8220;Giustizia climatica &#8211; La prospettiva globale&#8221;. Voci da Madagascar, Perù, Brasile, Pakistan e Sudafrica presenteranno l&#8217;attivismo climatico globale. Il panel metterà in evidenza gli attuali impatti del cambiamento climatico e le strategie di successo contro di esso, e presenterà le visioni del futuro dei giovani attivisti. I due rappresentanti Ashaninka Francisco Piyãko (Brasile) e Berlin Diques Rios (Perù) parleranno a nome dell&#8217;APM. Uno streaming live<br>dell&#8217;evento sarà reso disponibile dal Ministero Federale dell&#8217;Ambiente tedesco su <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.german-climatepavillion.de/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.german-climatepavillion.de?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
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		<title>Venezuela: #VacunasYaParaTodos</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 08:29:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-819x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-819x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-240x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini-768x960.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/Venezuelavaccini.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Cosa sta succedendo con i vaccini e la campagna di vaccinazione? Com’è la situazione dei malati e dei deceduti? Cosa sta affrontando il personale sanitario?</p>



<p>In Italia si ricevono notizie e aggiornamenti sul Brasile, sul Messico e certe volte su altri paesi dell’America Latina, ma cosa sta succedendo in Venezuela? Come gestisce la situazione il regime venezuelano dopo l’apparizione del primo caso un anno fa?</p>



<p>Nel nostro primo articolo sul tema <a href="https://www.peridirittiumani.com/2020/04/01/america-latina-diritti-negati-venezuela-e-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2020/04/01/america-latina-diritti-negati-venezuela-e-covid-19/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> parlavamo già di cifre manipolate dal regime: 42 casi confermati contro i 200 denunciati dall’opposizione. Il 23 aprile 2020 parlavamo di 204 contagi e 9 deceduti. Il 26 luglio 2020, l’informazione era questa: 10.428 casi divisi così: 6.661 asintomatici, 577 con sintomi lievi, 16 con sintomi moderati, 24 in terapia intensiva e sui deceduti si diceva in modo molto confuso che fossero 96 dall’inizio della pandemia. È passato un anno e le cifre ufficiali in data 8 aprile sono queste: 171.373 contagiati confermati e 1.720 decessi.</p>



<p>Il primo medico venezuelano è deceduto il 16 giugno 2020, da quel momento la ONG <em>Médicos Unidos de Venezuela</em> (MUV) iniziò una statistica per monitorare i decessi per Covid-19 nel settore della salute, i morti appartenenti al personale sanitario non erano inseriti nei report ufficiali emessi dal regime. Da quel momento MUV ha condiviso un’informazione opacizzata dal governo identificando le vittime mese dopo mese. Fino allo scorso 8 aprile c’erano 456 lavoratori del settore tra medici, infermieri, personale amministrativo e di servizio ospedaliero e dentisti; più del 25% del totale ufficiale dei morti nel paese. Nel mondo intero si applaude e si sostiene il settore, in Venezuela lo si lascia senza sostegno, senza sicurezza fino a morire. Il problema è che se il personale sanitario si ammala e muore, allora che cura la società civile? A Nicolas Maduro e al suo entourage non importa perché sono già stati vaccinati.</p>



<p>Quali sono i problemi intorno ai vaccini in Venezuela? Dopo pressioni da parte di ONG, enti privati appartenenti a diversi settori, società civile, stampa nazionale, organizzazioni per i diritti umani, forum civili e tanti altri, Venezuela è entrata a far parte del COVAX, il fondo di accesso globale per i vaccini contro Covid-19. Venezuela lo doveva fare attraverso finanziamenti propri. Per l’ennesima volta il governo e l’opposizione condotta da Juan Guaidó, il quale ha la responsabilità di gestire i soldi all’estero dopo le sanzioni, non arrivavano ad un accordo per creare una campagna di vaccinazione massiva. Il regime lamentava che a causa delle sanzioni non si poteva disporre dei soldi necessari, ma pochi giorni fa la Vicepresidente Delcy Rodríguez ha annunciato che il Paese ha consegnato la metà del pago per i vaccini e ha acquisito 11.374.412 di dosi per coprire il 20% della popolazione, dimostrando dunque, che le sanzioni non sono mai state impedimento per alleviare l’emergenza umanitaria creata dal virus. Secondo la Rodríguez è previsto il restante 70% attraverso accordi con Cina, Russia e Cuba. Uno dei problemi è che il governo ha aperto le porte alla sperimentazione clinica dei vaccini cubani Soberana 2 e Abdala.</p>



<p>L’episcopato in Venezuela attraverso un comunicato stampa dichiara: &#8220;Facciamo un forte appello all&#8217;Esecutivo Nazionale, alle autorità sanitarie e a tutte le entità pubbliche e private affinché, pensando al bene delle persone che dovrebbero servire, cerchino un accordo (con l&#8217;adeguata e scientifica consulenza degli specialisti) per ottenere i migliori vaccini che possano essere applicati a tutta la popolazione senza eccezione o discriminazione. Questo eviterà che la nostra popolazione diventi un campo di prova per prodotti non sicuri&#8221;, ha detto a proposito dell’idea di sperimentare sulla pelle dei venezuelani con dei vaccini che non hanno ancora compiuto tutti i test necessari per essere applicati e non hanno ricevuto l’ok dall’OMS.</p>



<p>Chi gioca con la salute delle persone è sempre in agguato, non c’è da sorprendersi se ultimamente i social si sono riempiti di denunce contro una modalità di truffa attraverso WhatsApp. Messaggi di testo dove si offrono in vendita i vaccini e i posti nella lista: “Ciao, sono Maria e volevo dirti che ho un posto nella lista d’attesa per i vaccini. Se sei interessato, avvisami e ti do indicazioni per il pagamento”. Una truffa fatta per il grosso della popolazione poco istruita e disperata.</p>



<p>Un altro fattore è quello della discriminazione nel somministro del vaccino. Le prime campagne di vaccinazione in diversi municipi della capitale sono state eseguite tenendo in considerazione un elenco di persone in possesso della “Tessera della Patria” (cioè, una tessera che vincola al partito Chavista, che monitora le attività politiche delle persone beneficiarie). Questa è una chiara e concreta violazione dei diritti umani, è una discriminazione basata su motivi politici e sul controllo sociale. Il vaccino viene dato a chi è chavista, non a chi è anziano, malato o ai lavoratori della salute. L’accesso alla salute non ha colore, genere, età, religione o credo politico.</p>



<p>Entrando sul sito dell’INPS venezuelano (Instituto Venezolano de los Seguros Sociales-IVSS) si legge questa notizia: “Il vaccino sarà applicato progressivamente agli adulti e agli anziani con qualche comorbidità, (che soffrono di più di una malattia), <strong>registrati nel sistema Carnet de la Patria</strong>, applicando tutte le misure di biosicurezza che il governo nazionale ha implementato in tutto il paese. Con queste azioni, ancora una volta il dignitario venezuelano dimostra la sua intenzione di proteggere la popolazione venezuelana in questa lotta <strong>impari</strong> contro il virus mortale, a causa delle costanti e ingiustificate misure unilaterali imposte dal governo degli Stati Uniti contro il nostro paese.”</p>



<p>Dunque:</p>



<ol><li>La lotta impari è stata creata dalle misure imposte contro il Venezuela e non dal narco regime imperante nella nazione dal 2000 che ha portato il Venezuela al collasso assoluto, per cui il Covid-19 ha trovato pane per i suoi denti in una popolazione sfinita, malata, denutrita con un sistema sanitario inesistente e un paese economica e socialmente depresso grazie anche ad una iperinflazione alle stelle.</li><li>Il somministro del vaccino inizia dagli anziani solo se registrati nel sistema della Tessera della Patria. Mia madre, pensionata di 88 anni, non è registrata nel sistema e non ha diritto al vaccino. Mio zio, pensionato di 84 anni, non è registrato nel sistema e non ha diritto al vaccino. E per una infinità di venezuelani è così, giovani o anziani.</li></ol>



<p>Inoltre, Il Venezuela è anche, insieme al Nicaragua, uno dei pochi paesi che non ha riportato cifre all&#8217;Organizzazione Panamericana della Sanità sui progressi della vaccinazione contro il Covid-19.</p>



<p>Tutte le ONG operative nel paese, enti privati, stampa nazionale, organizzazioni per i diritti umani, forum civili, federazioni mediche, diaspora venezuelana, chiesa cattolica e società civile continuano insieme la lotta per ottenere una campagna di vaccinazione giusta, indiscriminata, gratuita, prioritaria e universale a tutti i venezuelani.</p>



<p>#VacunasYaParaTodos #VacunasParaLosVenezolanos #VzlaMuereSinVacunas #ExigimosVacunacionYa</p>



<p>@MedicosUnidosVe</p>



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		<title>28 persone uccise in attacchi di estremisti in Niger e Burkina Faso</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 07:31:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas. Dopo la morte violenta di 28 persone in attacchi da parte di presunti estremisti islamici in Africa occidentale da venerdì della scorsa settimana, l&#8217;Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/YWIPvuoial-zIQXeR8VM35nWITKvn8IoicTstGNtjIMNmBOXJOSFqLt9FEV_3qbTzXyRuvdaYh3ZWBt5mT3oy3VztOM=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200810niger.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas." width="425" height="296">&nbsp;Campo profughi a Diffa in Niger. Foto: Sam Phelps/Caritas.</p>



<p>Dopo la morte violenta di 28 persone in attacchi da parte di presunti estremisti islamici in Africa occidentale da venerdì della scorsa settimana, l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia sulle conseguenze di un&#8217;escalation di violenza per la popolazione civile. La popolazione civile soffre maggiormente per la crescente violenza degli islamisti e delle bande criminali in Africa occidentale. Gli omicidi di sei membri di un&#8217;organizzazione umanitaria francese dovrebbero essere un campanello d&#8217;allarme per l&#8217;Europa affinché faccia di più per arginare la violenza. I cittadini francesi sono stati assassinati domenica con il loro autista e la loro guida in un santuario degli animali in Niger. Venerdì scorso, 20 persone erano state uccise in modo simile da motociclisti armati in un mercato del bestiame nel villaggio di Namoungou in Burkina Faso. Della maggior parte di questi attacchi i responsabili sono estremisti islamici, ma anche i confini con la criminalità comune, fatta di bande armate, sono ormai molto labili. Anche le forze armate regolari e le milizie di autodifesa equipaggiate dagli eserciti nei villaggi hanno alimentato la spirale della violenza.<br><br>Il Burkina Faso, il Mali, il Niger, il Ciad e il nord della Nigeria sono ugualmente colpiti dalla crescente violenza. Solo la settimana scorsa la missione dell&#8217;ONU in Mali (MINUSMA) ha registrato un aumento significativo delle violenze contro la popolazione civile tra aprile e giugno 2020, soprattutto nel centro del Paese, rispetto al primo trimestre del 2020. La MINUSMA ha documentato 632 rapimenti, omicidi, esecuzioni sommarie, aggressioni e intimidazioni, in cui sono morte più di 320 persone tra il primo aprile e il 30 giugno 2020.<br><br>Molte delle iniziative militari per arginare la violenza islamista sono mal coordinate. Lo scarso equipaggiamento e la mancanza di motivazione di molti soldati sta ostacolando l&#8217;efficacia della lotta contro gli autori di violenze islamiste in Africa occidentale. Dotare gli abitanti dei villaggi di armi per costruire milizie per l&#8217;autodifesa si rivela spesso problematico, dato che usano le armi anche nei conflitti di quartiere, alimentando così ulteriormente la violenza.<br><br>Troppo poca attenzione viene prestata ai retroscena della violenza islamista. Per esempio, pochissimi combattenti di questi gruppi terroristici si sono uniti alle squadre del terrore per convinzione islamista, ma combattono come mercenari per le organizzazioni islamiste, soprattutto per motivi finanziari. Il retroterra sociale dei motociclisti armati, per lo più giovani, che diffondono il terrore, è ancora in gran parte ignorati. I mezzi militari da soli non vinceranno la lotta contro questi gruppi terroristici.</p>
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		<title>Campagna IO ACCOLGO: la lettera al governo e l&#8217;appello sulla sospensione degli accordi con la Libia</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 06:19:30 +0000</pubDate>
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<p>Anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce alla campagna IO ACCOLGO e lancia l&#8217;appello per la sospensione degli accordi tra Italia e Libia. Ieri ha partecipato alla email bombing con la seguente lettera inviata al governo italiano.</p>



<p><strong>LA LETTERA</strong></p>



<p><em>Egregio Presidente, Egregio ministro ed Egregia ministra,<br>nel Mediterraneo si sta consumando da anni una tragedia che nessuno può più ignorare. Decine di migliaia di migranti morti nel tentativo di raggiungere le coste europee o intercettati dalla guardia costiera libica e rinchiusi in veri e propri lager, sottoposti a terribili violenze e torture, quando non venduti come una qualsiasi mercanzia ai trafficanti di esseri umani.<br><br>L’indignazione, da sola, non basta più. E’ il tempo di agire. Le chiedo con forza l&#8217;annullamento immediato dei famigerati accordi con la Libia: a partire dalla fine dei finanziamenti agli aguzzini della c.d. guardia costiera libica, dalla chiusura dei lager, trasferendo i migranti lì detenuti in paesi che garantiscano il rispetto dei diritti umani, alla individuazione di corridoi umanitari per attraversare senza pericoli il mediterraneo.</em><br><em>Avevamo sperato che il suo nuovo governo cambiasse radicalmente le proprie politiche sui migranti che fuggono da fame, violenze, guerre. Così ancora non è. Di fronte alle tragedie che continuano a consumarsi la invito a dire basta, adesso.Con la speranza di essere ascoltato, la saluto.</em></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="960" height="540" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14462" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p><strong>L&#8217;APPELLO</strong></p>



<p>I sommersi e i salvati. A guardare l’immagine ripresa dall’aereo Seabird della Sea Watch che ritrae il cadavere di un uomo incastrato tra i tubolari di un gommone, a 40 miglia dalla costa libica, viene in mente il titolo del fondamentale libro di Primo Levi: I sommersi e i salvati, appunto. Quella foto è solo l’ultima testimonianza di una tragedia in corso da anni nel Mare Mediterraneo. I fatti dimostrano, in maniera inequivocabile, che le strategie finora adottate per controllare il flusso di migranti e profughi verso le coste dell’Europa sono state fallimentari e destinate a riprodurre all’infinito la strage.</p>



<p>Gli uomini, le donne e i bambini che prendono il mare dalle coste libiche fuggono da situazioni di estrema miseria, regimi dispotici, persecuzioni tribali, conflitti etnici, guerre crudeli e catastrofi ambientali. E, una volta arrivati in Libia, sono sottoposti a un sistema di violenze, estorsioni, detenzione inumana, sevizie, stupri e torture. Le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani che avvengono quotidianamente in un paese lacerato dalla guerra civile sono univoche e provengono dagli organismi internazionali, dalle agenzie umanitarie e da tutte le fonti di informazione.</p>



<p>Giovedì 16 luglio la Camera dei Deputati, per il quarto anno consecutivo, ha approvato il finanziamento della missione italiana in Libia, che prevede in particolare il sostegno economico alla cosiddetta guardia costiera libica e l’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti. Lo consideriamo un atto gravissimo.<br>Per capirci, la guardia costiera libica è quella che non ha raccolto la richiesta di recupero del cadavere dell’uomo fotografato da Sea Bird. Ed è sempre la stessa che, ormai da anni, è parte dell’organizzazione del traffico di esseri umani che passa attraverso la Libia; e ancora, è il corpo militare che non soccorre chi fa naufragio e che riporta i sopravvissuti nei centri di detenzione. Questa è l’attività criminale che l’Italia ha deciso di continuare a finanziare. Su tutto ciò non vogliamo tacere e, ciascuno nel suo campo e con le sue risorse, vogliamo proporre all’opinione pubblica, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i seguenti obiettivi che corrispondono ad altrettante irrinunciabili urgenze:</p>



<p>&#8211; Non più fondi alla guardia costiera libica: non si deve finanziare un corpo non ufficiale che svolge il lavoro sporco respingendo le persone intercettate in mare e imprigionandole in decine e decine di centri di detenzione.</p>



<p>&#8211; Chiusura ed evacuazione dei centri di detenzione e trasferimento dei migranti fuori dalla Libia: sappiamo a quali orrori sono sottoposte le persone rinchiuse nei centri – governativi e non – in mano a milizie e trafficanti. Queste strutture vanno chiuse.</p>



<p>&#8211; Corridoi umanitari per garantire alle persone in fuga di trovare protezione senza mettere a repentaglio la propria vita: l’Italia, d’intesa con altri Stati europei, deve promuovere una grande operazione umanitaria per il trasferimento e il reinsediamento nei paesi di accoglienza delle persone evacuate: così come avviene da anni, se pure per gruppi ristretti, grazie all’opera di organizzazioni internazionali e realtà private di ispirazione religiosa.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Attacco globale alle Ong&#8221;. Lo afferma Amnesty</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 07:31:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per voi, il Rapporto di Amnesty International &#8220;Attacco globale alle ONG&#8221;: una relazione preoccupante che riguarda molti, troppi Paesi nel mondo. Continuiamo, invece, a lavorare alacremente, anche noi piccole associazioni, per tutelare i diritti universali, che poi significa tutelare la Vita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12132" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="372" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 372w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-1-300x109.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tutto il mondo si stanno intensificando gli attacchi contro le Organizzazioni non governative (Ong). A documentare quest’assalto globale il nostro nuovo report “<em>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</em>”.</p>
<p>In base ai dati raccolti sono<strong> 50 gli stati</strong> che in questi mesi hanno <strong>adottato</strong> o <strong>stanno per adottare leggi anti-Ong</strong>.</p>
<p><em>“Un crescente numero di governi sta ponendo irragionevoli ostacoli e limitazioni alle Ong, impedendo loro di portare avanti un lavoro fondamentale –</em>, ha dichiarato in una <a href="https://www.amnesty.it/rapporto-amnesty-international-lassalto-globale-alle-ong-raggiunto-livelli-crisi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">nota ufficiale</a> <strong>Kumi Naidoo</strong>, segretario generale di Amnesty International –<em>. </em><em>In molti stati le organizzazioni che osano parlare di diritti umani vengono ridotte al silenzio e per le persone che si riuniscono per difendere e chiedere diritti è sempre più difficile farlo in condizioni di libertà e sicurezza. Ridurle al silenzio e impedire loro di lavorare ha conseguenze per tutti”</em>.</p>
<p>Questo è il terzo di una serie di rapporti della nostra <a href="https://www.amnesty.it/campagne/coraggio/?utm_source=rss&utm_medium=rss">campagna “Coraggio”</a> che documenta il giro di vite globale nei confronti di coloro che difendono e promuovono i diritti umani e promuove il riconoscimento e la tutela dei difensori dei diritti umani nel mondo.</p>
<p>Nell’ottobre 2019 il ministero dell’Interno del <strong>Pakistan</strong> ha <strong>respinto</strong> <strong>18 domande di registrazione</strong> e i relativi ricorsi da parte di 18 <strong>Ong</strong> internazionali <strong>senza fornire spiegazioni</strong>.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-12133 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="254" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 308w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download-2-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a></p>
<p>In <strong>Bielorussia</strong> le <strong>Ong</strong> sono sottoposte a una <strong>rigorosa supervisione dello stato</strong>. Lavorare per le Ong la cui domanda di registrazione è stata – spesso arbitrariamente – respinta è un reato penale.</p>
<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> il governo può <strong>negare la registrazione alle nuove Ong</strong> o smantellarle se sono ritenute “<em>dannose per l’unità nazionale</em>”. A subire le conseguenze di questa legislazione repressiva i gruppi per i diritti umani, compresi quelli per i diritti delle donne, che non sono in grado di registrarsi e operare liberamente all’interno del paese.</p>
<p>In <strong>Egitto</strong> le <strong>Ong</strong> che ricevono <strong>fondi dall’estero</strong> devono rispettare <strong>regolamenti stringenti e arbitrari</strong>. Molti <strong>difensori dei diritti umani</strong> sono stati raggiunti da <strong>divieti di viaggio</strong>, hanno subito il <strong>congelamento dei conti bancari</strong> o sono stati portati a processo, col rischio di trascorrere <strong>fino a 25 anni in carcere</strong> solo per aver ricevuto finanziamenti stranieri.</p>
<p>Anche gli <strong>uffici di alcune nostre sezioni</strong> sono finiti sotto attacco: dall’<strong>India</strong> all’<strong>Ungheria</strong>, nell’ambito di un giro di vite sulle organizzazioni locali, le autorità se la sono presa con le nostre strutture, <strong>congelando beni patrimoniali</strong> e compiendo raid negli uffici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="btn btn-yellow" href="https://www.amnesty.it/scarica-report/?url=/2019/02/21130849/Obiettivo-silenzio.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"> Scarica il report</a></p>
<h3>Assalto alle Ong: la situazione in Russia, Cina, Azerbaigian e Ungheria</h3>
<p>Molti stati, tra i quali <strong>Azerbaigian</strong>, <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong> hanno introdotto <strong>nuove norme in materia di registrazione e reportistica</strong>. In base a queste normative restrittive, le Ong sono sotto il costante controllo delle autorità e il loro mancato rispetto comporta il <strong>carcere</strong>, una sanzione che il difensore dei diritti umani dell’Azerbaigian <strong>Rasul Jafarov</strong>, rilasciato nel 2016 dopo oltre un anno di prigionia, conosce fin troppo bene. <em>“Mi hanno arrestato a causa del mio attivismo e delle manifestazioni svolte col mio Club dei diritti umani </em>– ha raccontato Jafarov –<em>. C’è un’atmosfera orribile. Quelli che non sono stati arrestati o posti sotto inchiesta hanno dovuto chiudere le loro organizzazioni o rinunciare a dei progetti. Molti hanno lasciato l’Azerbaigian per lavorare all’estero”</em>.</p>
<p>In <strong>Cina</strong>, la nuova legge controlla strettamente le attività delle <strong>Ong</strong>, dalla formulazione della domanda di registrazione alla reportistica in materia di movimenti bancari, assunzioni e raccolta fondi.</p>
<p>In <strong>Russia</strong> le <strong>Ong</strong> che ricevono fondi dall’estero sono state etichettate dal governo come “<em>agenti stranieri</em>”, un termine che è sinonimo di “<em>spie</em>”, “<em>traditori</em>” e “<em>nemici dello stato</em>”. Le autorità applicano questa norma così ampiamente che persino un’organizzazione per i malati di diabete ha ricevuto una multa salata, è stata etichettata come “<em>agente straniero</em>” e alla fine, nell’ottobre 2018, ha dovuto chiudere. Sotto il mirino del governo di Mosca sono finiti anche gruppi che si occupano di salute, ambiente e donne.</p>
<p>Le <strong>politiche repressive della Russia</strong> sono state <strong>imitate da altri stati</strong>.</p>
<p>In <strong>Ungheria</strong> diverse Ong sono state costrette a definirsi “<em>finanziate dall’estero</em>” e il <strong>governo</strong> cerca di <strong>screditare il loro lavoro</strong> e scatenare l’opinione pubblica contro di loro. Le organizzazioni che non rispettano questa disposizione rischiano multe elevate e anche la sospensione delle attività. Quelle che si occupano di migranti e rifugiati, così come i loro membri, sono state intenzionalmente prese di mira a seguito dell’entrata in vigore di una legge, nel giugno 2018.</p>
<p><em>“Non sappiamo cosa accadrà a noi e alle altre organizzazioni né quale sarà la prossima legge </em>– ha dichiarato Aron Demeter di Amnesty International Ungheria –<em>. Diversi nostri impiegati sono stati attaccati da troll online e minacciati di violenza. Alcuni locali rifiutano di ospitare nostri eventi e ci sono scuole che rifiutano di accogliere attività di educazione ai diritti umani per timore di ripercussioni”</em>.</p>
<p>In alcuni paesi gli attacchi alle Ong riguardano specificamente i <strong>gruppi che si occupano di diritti delle comunità marginalizzate</strong>. Quelli che promuovono i <strong>diritti delle donne</strong>, soprattutto quelli alla salute sessuale e riproduttiva, i <strong>diritti delle persone Lgbti</strong> e quelli dei <strong>migranti</strong> e dei <strong>rifugiati</strong>, così come le <strong>associazioni ambientaliste</strong> risultano tra i più colpiti.</p>
<p><em>“Nessuno dovrebbe subire conseguenze penali per aver difeso i diritti umani. I leader del mondo dovrebbero garantire l’uguaglianza e assicurare migliori condizioni di lavoro, cure mediche appropriate, alloggi adeguati e accesso all’istruzione anziché accanirsi contro coloro che lottano per questi obiettivi”</em>, ha sottolineato Naidoo.</p>
<p><em>“I difensori dei diritti umani sono dediti a creare un mondo migliore per tutti. Non abbandoneremo questo impegno perché sappiamo quanto è importante. A New York nel dicembre 2018, in occasione del ventesimo anniversario della Dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani, i leader del mondo hanno ribadito il loro impegno a creare un ambiente sicuro per i difensori dei diritti umani. Ora devono tradurre quell’impegno in realtà”</em>, ha concluso Naidoo.</p>
<p><em>“Il rapporto di Amnesty International arriva in un momento cruciale, data la proliferazione di restrizioni al lavoro legittimo delle organizzazioni della società civile. Accendendo i riflettori sulle difficoltà di questo periodo, coloro che sostengono le società civili e i valori dei diritti umani possono cercare di fermare questa marea”</em>, ha dichiarato <strong>Mandeep Tiwana</strong> di Civicus, un’alleanza globale di organizzazioni e attivisti della società civile.</p>
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		<title>Medi@gorà. Il Presente e il Futuro dell&#8217;informazione</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 06:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11551 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1899w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-768x1578.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi i temi affrontati nel convegno intitolato <i>“Medi@gorà: il Presente e il futuro dell&#8217;informazione</i>”, organizzato da Associazione Chiamamilano, 24-25 ottobre 2018.</p>
<p>Peccato che tra i relatori ci fosse soltanto una donna, forse per impegni precedentemente presi da altre giornaliste invitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><b>Associazione Per i diritti umani</b></i> riporta, per voi, parti di alcuni interventi. Crediamo siano ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Paolo MADRON, Direttore di Lettera43</b>: il giornalismo digitale deve essere, lui stesso, distributore della notizia. Più che produttore, il giornalista è diventato distributore. Il passaggio programmatico alla pubblicità è molto importante perchè, oggi, contano quanti click vengono messi a un articolo. L&#8217;informazione online è gratuita, mentre il cartaceo si paga e questo è un altro tema molto importante perchè bisogna scrivere gli articoli, ma anche essere capaci di etenere i rapporti con i clienti. Il risultato è che per garantire un&#8217;alta qualità dell&#8217;informazione, servono i finanziamenti.</p>
<p><b>Elena VIALE, di Vice Italia</b>: classe &#8217;91, sono una nativa digitale. “Vice” è anche un brand, un&#8217;agenzia creativa e questo ci permette di non preoccuparci troppo del budget perchè siamo una media-company: per noi è importante il taglio esplicativo della notizia più che essere “sul pezzo” e tagliamo l&#8217;articolo a seconda del mezzo (social, video, sito) con cui lo distribuiamo, adattandolo alla piattaforma.</p>
<p>La nuova generazione, quella dei “millennials”, ha poca capacità di concentrazione e questo è,secondo me, il problema del Futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Piero COLAPRICO, caporedattore de La Repubblica</b>:ci vuole specializzazione. Io non posso rivolgermi ai millenials, ma alla carta stampata perchè il digitale e il giornale hanno contenuti diversi. La generazione che si è formata sui libri conosce il tempo della riflessione, mentre oggi la soglia dell&#8217;attenzione è molto bassa e questo alimenta l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza.</p>
<p align="LEFT">Durante i nostri anni &#8217;70 la stampa ha avuto un ruolo molto importante nel mantenere salda la democrazia, in quei tempi così bui. Oggi la stampa deve mantenere quel ruolo anche se è difficile perchè i finanziamenti provengono da capitali esteri.</p>
<p align="LEFT">Far capire cosa sta succedendo: questo è il mestiere del giornalista. Non basta “dare” le notizie o replicarle, bisogna anche spiegarle.</p>
<p align="LEFT"><b>Claudio AGOSTONI, Radiopopolare</b>: oltre a lavorare per Raiopopolare, scrivo anche per agenzie che si occupano di viaggi e scrivere per un blog è molto difficile perchè le parole sono indicizzate, mentre per la stampa cartacea abbiamo a disposizione l&#8217;intero vocabolario. Oggi c&#8217;è un mischione tra informazione e pubblicità: a Radiopopolare ognuno di noi fa due o tre lavori, ma questo ci garantisce l&#8217;indipendenza.</p>
<p align="LEFT">Una volta la radio era il mezzo più veloce, poi è arrivato Internet e abbiamo divuto ripensare a tutto il meccanismo: si può costruire il palinsesto, uscendo dall&#8217;omologazione, con approfondimenti e giocando con voici, suoni, rumori ad esempio oppure con rimandi al blog, con immagini, etc. Oggi la radio deve essere molto più articolata, senza però mischiare il mondo dell&#8217;informazione con il Mercato.</p>
<p align="LEFT">Infine: non tutti, nel mondo, hanno la possibilità dia ccedere al mondo dell&#8217;informazione&#8230;C&#8217;è chi non possiede né un pc, né un cellulare e neanche la moneta per acquistare il giornale cartaceo.</p>
<p align="LEFT"><b>Gianluca NICOLETTI, Radio24</b>: non bisogna cadere nella nostalgia dei tempi andati, ma applicare alcune categorie della diffusione del sapere anche nell&#8217;era digitale. La vera novità non è la tecnologia perchè a questa ci si deve adattare. La vera differenza riguarda la nostra autoconsiderazione, quello che rappresentiamo in quanto informatori. Abbiamo in mano le fonti, ad esempio, anche se quelle chiuse sono sempre più limitate, mentre le fonti aperte sono a disposizione di tutti. Quindi, noi giornalisti cosa abbiamo in più? Il problema più urgente è l&#8217;uscita dal cerchio protettivo del rango professionale. L&#8217;umanità è fatta anche di imbecilli e questo è un pericolo (come diceva Umberto Eco), ma l&#8217;imbecillità è la parte più fondante della società odierna. Fino a pochi anni fa, non c&#8217;era questo contatto diretto con il pubblico che è anche, a volte, imbecille, iroso, infantile. Il tema, quindi, è gestire il dissenso, gestire l&#8217;attualità allo stesso modo delle altre persone. Il mediatore di informazione deve gestire anche la propria parte umana.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11553" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Enrico MENTANA, Direttore Tg7</b>: la convergenza tecnologica è sfavorevole al giornale perchè i giovani d&#8217;oggi hanno mille modi per informarsi e il giornale è, per loro, anacronistico; non c&#8217;è profondità storica dell&#8217;oggetto-giornale.</p>
<p align="LEFT">La disintermediazione va a cozzare con il web: nessuno è capace di setacciare ciò che è importante sapere e ci si illude di informarsi in base a ciò che, in realtà, consiglia un algoritmo.</p>
<p align="LEFT">Ci sono soggetti sempre più pulsanti e noi dobbiamo tenerne conto in continuazione con giornali visualmente e chiaramente al servizio dell&#8217;utente. A me piace immaginare che se assistessimo al decesso del cartaceo, noi saremmo in grado di perpetuare la conquista civile del Diritto all&#8217;informazione, con un&#8217;informazione credibile, non in mano ai pifferai che la confondono con la propaganda.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11554 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="163" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1432w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-110x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 110w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-768x2085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-377x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 377w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ, direttore de Il fatto quotidiano</b>: come giornalisti abbiamo notizie da dare, poi come le diamo è totalmente indifferente. Se riesco a dare informazioni e a pagare gli stipendi, posso dire di aver fatto il mio lavoro. Voglio poter dire le cose che ritengo giusto e doveroso dire e trovare i soldi: questo è il nucleo.</p>
<p align="LEFT">Pensavo che la strada dell&#8217;online fosse semplice e che raggiungesse moltissime persone, ma l&#8217;Italia è un Paese di vecchi e il voto lo decide ancora la TV. Oggi si deve raccontare quello che le persone ancora non sanno perchè l&#8217;utente digitale può confrontare tutte le piattaforme; questo rende i giornali più liberi, ma mette in crisi i cartacei. Il lettore medio, ad esempio, si chiedono perchè la stessa notizia viene data in maniera diversa da due testate, perchè la stessa notizia viene trattata con due pesi e due misure. Viene, quindi, messa in crisi la credibilità della carta stampata.</p>
<p align="LEFT"><b>Alessandro SALLUSTI, Direttore de Il giornale</b>: Se volete che io mi alzi dalla sedia per lasciare il posto a voi giovani, scordatevelo. Anche noi abbiamo fatto fatica, prima di voi.</p>
<p align="LEFT">La Storia dell&#8217;editoria dimostra che hanno successo i giornali “di parte”. Nessun giornale è super partes perchè non lo sono né gli editori né i giornalisti. La libertà, per me, è la libertà di essere di parte. I giornali hanno senso perchè hanno una visione di parte che prevede anche le censure.</p>
<p align="LEFT">Il mezzo Internet è sopravvalutato perchè da tutti i punti di vista, anche numerico, questa innovazione non ha prodotto risultati strabilianti. Anche i siti hanno un editore, un&#8217;identità, una linea. Il rischio sta nel fatto che la nuova gente che si informa abbia accesso all&#8217;informazione tramite i social e sono i social a fare la scelta di quello che deve essere letto. Nel metodo antico si sapeva chi dava l&#8217;informazione e come la pensava, oggi non si sa. Oltretutto l&#8217;informazione è pilotata dall&#8217;algoritmo che capisce quali siano le posizioni, le idee, gli interessi dell&#8217;utente. L&#8217;informazione è in mano ad un monopolio che è quello di Google; il problema, quindi, non riguarda la produzione, ma la distribuzione delle notizie.</p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ</b>: Sallusti ha ragine dal punto di vista teorico, ma non da quello pratico perchè se hai dei buoni social manager riesci ad allearti con il monopolio. Il brand pubblicitario condiziona l&#8217;aquisto di un prodotto e questo è ciò che è accaduto con le elezioni del presidente USA: hanno pubblicizzato il voto per Trump, spendendo miliardi di dollari per la campagna elettorale sui social. Ma anche le televisioni condizionano le elezioni.</p>
<p align="LEFT">Se vogliamo intervenire antimonopolio a livello europeo, benvenga, ma la storia è sempre la stessa e sono i mezzi che cambiano. Spotify e Netflix stanno creando la tendenza che le cose debbano essere pagate. Sta cambiando qualcosa anche sul digitale, quindi perchè è la vita stessa a mutare ed è fatta di alti e bassi. Bisogna confrontarsi anche con le bassezze e lo può fare anche un grande giornalista se la finalità è quella di pagare gli stipendi. Non bisogna vergognarsi, se serve per tenere in piedi il progetto editoriale.</p>
<p align="LEFT"><b>Michele MIGONE, Radiopopolare</b>: 40 anni fa Radiopopolare era il web di adesso. Non abbiamo più le fonti e il pubblico di una volta: ad esempio, abbiamo chiuso “microfono aperto” perchè ci siamo accorti che il tono del pubblico era lo stesso di quello sui social, spesso aggressivo.</p>
<p align="LEFT">Tramite il digitale ampliamo la nostra comunità che è molto definita a livello politico. Sul digitale siamo ancora un po&#8217; indietro, ma vediamo comunque una buona curiosità da parte dei giovani.</p>
<p align="LEFT">Ci sarà sempre qualcuno che elabora le informazioni e c&#8217;è bisogno di onestà intellettuale nel farlo perchè così si conquista autorevolezza. Senza l&#8217;uso strumentale della notizia.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="429" height="572" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Luigi VIGNATI e Michele MOZZATI, “GINO e MICHELE”</b>: la società è in profonda trasformazione in vari settori. Anche noi siamo direttori di un prodotto cartaceo, l&#8217;agenda Smemoranda che ha avuto un calo di vendite negli ultimi anni, ma resiste. E&#8217; un prodotto su cui scrivere e anche da leggere ed entra nelle scuole dove le generazioni si rinnovano per cui il prodotto è stato ridimensionato.</p>
<p align="LEFT">Stiamo assistendo ad un ulteriore fase storica in cui c&#8217;è mancanza di ignoranza (Jannacci): hai sempre da eccepire, criticare, puntualizzare. L&#8217;ignoranza, oggi, sta prendendo il Potere, non solo in politica, ma anche in TV, nello spettacolo, nell&#8217;editoria libraria, etc. perchè tutti possono rivoluzionare tutto, grazie allo sdoganamento dell&#8217;ignoranza.</p>
<p align="LEFT">Nel web bisogna saper “pescare”; il web non è del tutto negativo e oltre a questo è gratuito. Noi, ad esempio, abbiamo iniziato a pubblicare “Le formiche” con le battute di persone comuni e non di comici affermati (“Non è vero che i genitori sono obbligati a vaccinare i figli. Solo quelli che vogliono tenere”).</p>
<p align="LEFT">Bisogna imparare a distinguere e a selezionare.</p>
<p align="LEFT">Non c&#8217;è confine, oggi, dice Michele, tra verità e verosomiglianza e questo fa paura perchè in questo modo si può manipolare l&#8217;opinione pubblica. Parte dei cambiamenti degli ultimi anni dipendono da questa confusione tra vero e falso, tra notizia reale e contraffatta.</p>
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		<title>La Bulgaria in piazza per la giornalista violentata e uccisa in un parco</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2018 06:27:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato scorso è giunta la notizia della morte di Viktoria Marinova, giornalista investigativa trentenne, violentata e uccisa con un colpo alla testa in un parco dove faceva jogging a Russe, nel nord della Bulgaria.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/10/10/la-bulgaria-in-piazza-per-la-giornalista-violentata-e-uccisa-in-un-parco/">La Bulgaria in piazza per la giornalista violentata e uccisa in un parco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/viktoria-marinova-ansa-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11474 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/viktoria-marinova-ansa-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="270" height="152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/viktoria-marinova-ansa-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/viktoria-marinova-ansa-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" /></a>Sabato scorso è giunta la notizia della morte di Viktoria Marinova, giornalista investigativa trentenne, violentata e uccisa con un colpo alla testa in un parco dove faceva jogging a Russe, nel nord della Bulgaria.</p>
<p align="LEFT">La donna lavorava per il canale televisivo privato Tvn. Per il ministro dell&#8217;Interno bulgaro, Mladen Marinov, l&#8217;assassinio di Marinova non sarebbe da collegare all&#8217;attività giornalistica della donna, anche se fonti e media internazionali riferiscono che la giornalista stava indagando su presunti casi di corruzione relativi all&#8217;utilizzo di fondi europei. Per il momento le indagini si stanno concentrando sul gesto di un maniaco sessuale oppure di un ospite del vicino centro psichiatrico.</p>
<p align="LEFT">Il primo ministro bulgaro, Boyko Borisov, ha dichiarato che dall’esame del DNA sarà possibile risalire all’aggressore, mentre la Polizia che sta indagando sul caso non ha ancora chiarito i motivi della morte di Marinova.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/808x528_cmsv2_c988f926-e15f-53f0-b22c-bf11cb036379-3089560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11475" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/808x528_cmsv2_c988f926-e15f-53f0-b22c-bf11cb036379-3089560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="441" height="288" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/808x528_cmsv2_c988f926-e15f-53f0-b22c-bf11cb036379-3089560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 808w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/808x528_cmsv2_c988f926-e15f-53f0-b22c-bf11cb036379-3089560-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/808x528_cmsv2_c988f926-e15f-53f0-b22c-bf11cb036379-3089560-768x502.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></a></p>
<p align="LEFT">Marinova è la terza importante giornalista europea a essere uccisa dall’estate dello scorso anno: nell’agosto del 2017 era stata uccisa la <span lang="zxx"><a href="https://www.ilpost.it/2018/04/25/peter-madsen-condannato-omicidio-kim-wall/?utm_source=rss&utm_medium=rss">giornalista danese Kim Wall </a></span>mentre era a bordo del sottomarino dell’inventore Peter Madsen, mentre nell’ottobre 2017 era rimasta uccisa da un’autobomba <a href="https://www.ilpost.it/2017/10/17/omicidio-daphne-caruana-galizia-giornalista-malta/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span lang="zxx">Daphne</span> <span lang="zxx">Caruana</span> <span lang="zxx">Galizia</span></a>, giornalista maltese, anche lei nota per le sue inchieste anti-corruzione.</p>
<p align="LEFT">Veglie e cortei si sono tenuti questo lunedì in diverse città bulgare per chiedere la verità sull&#8217;omicidio di Viktoria Marinova proprio perchè queste morti fanno pensare ad un preciso attacco alla stampa e alla libertà di espressione. La causa della morte della giornalista non è stata ancora accertata, ma l&#8217;ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa colloca la <em>Bulgaria all&#8217;ultimo posto nell&#8217;Unione Europea e al 111° al mondo</em>, su 180 Paesi recensiti&#8230;Monitoriamo.</p>
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		<title>Migranti: altro che invasione, la vera integrazione può partire dalle periferie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 07:51:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_11362" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/111198-md.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-11362" loading="lazy" class="size-full wp-image-11362" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/111198-md.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="676" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/111198-md.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/111198-md-300x198.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/111198-md-768x507.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><p id="caption-attachment-11362" class="wp-caption-text">A migrant shouts a slogan as he wears a Tee Shirt with the message, &#8220;Open The Way&#8221; as he stands on the seawall at the Saint Ludovic border crossing on the Mediterranean Sea between Vintimille, Italy and Menton, France, June 14, 2015. On Saturday, some 200 migrants, principally from Eritrea and Sudan who attempted to cross the border, were blocked by Italian police and French gendarmes. REUTERS/Eric Gaillard &#8211; RTX1GG1X</p></div></p>
<p align="CENTER">
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Matteo Vairo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tolte le vesti da “ultras” all’italiano medio, si potrebbe tranquillamente spiegare che, dati alla mano, i numeri dell’immigrazione in assoluto sono pacificamente gestibili. Non c’è nessuna “invasione”, ma, come conferma il caso dei “fuggitivi” di Rocca di Papa, l’Italia (per più e più motivi) è considerato ormai meramente come un luogo di transito per i migranti.</p>
<p>Assodato questo, è innegabile che esista un dovere etico e giuridico dell’accoglienza e sappiamo che se non si ripristinano ed incoraggiano corridoi di immigrazione legale gli “umori” della politica e della percezione migratoria italiana saranno regolarmente influenzati dagli scafisti d’oltre Mediterraneo e dagli speculatori nostrani.</p>
<p>Sappiamo benissimo che lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, se non fosse drammaticamente vuoto di intenzioni e quindi una facile e comoda scusante per politiche <i>muscolari </i>e<i> celoduristiche, </i>sarebbe sinonimico di investimenti in progetti concreti per lo sviluppo dei Paesi di provenienza dei migranti e la fine di azioni speculative (come il <i>land grabbing</i> e simili).</p>
<p>Esplicato in questi termini tuttavia, il fenomeno delle migrazioni forzate potrebbe apparire come “intangibile”, ma la realtà dei fatti è ben diversa e risulta doveroso affermare che i fenomeni migratori vanno a ricadere economicamente, socialmente ed inevitabilmente in modo “fisico” solo su una parte della popolazione locale che è quella cosiddetta “popolare” già pesantemente esposta alla crisi ed agli oneri (più che agli onori) della globalizzazione.</p>
<p>Questo avviene nei fatti con la convivenza quasi forzata dettata dal fatto che le strutture di accoglienza, i contesti sociali, lavorativi, i mezzi di trasporto, i luoghi di aggregazioni, i giardini, le panchine le case in affitto vissute dai migranti sono collocate principalmente nella “periferia” sociale, economica e culturale del Paese.</p>
<p>Denoterebbe poca onestà intellettuale la mancata osservazione, soprattutto nei medio-grandi contesti urbani, del rapporto locali/stranieri in termini di numeri che, sapientemente (e malvagiamente) combinata con la strategia della paura perorata da gran parte dell’attuale governo, può portare instabilità e conflitti sociali.</p>
<p>Ecco quindi come l’immigrazione si rivela nei fatti: una importante questione sociale.</p>
<p>Come cercare di risolverla?</p>
<p>Ad esempio con investimenti sostanziosi nel welfare, concretamente: scuole, trasporti, cultura, reddito, coinvolgimento, intercultura, convivenza, educazione alla cittadinanza &#8230;</p>
<p>Perché le più grandi “opere pubbliche” per i prossimi anni non possono essere le periferie?</p>
<p>I problemi degli italiani si potrebbero risolvere non <i>contro</i> i migranti, ma <i>con</i> i migranti.</p>
<p>Per far questo è assolutamente necessario che chi affronta (e si confronta) sul tema dell’immigrazione si cali nella concretezza dei problemi non restando ancorati solamente alla parte “scientifica” dei vari fenomeni che costellano la galassia immigrazione.</p>
<p>Il governo della paura si può sconfiggere così, senza disumanizzarsi ma ripartendo dalla materialità, dalla corporeità, dalla vita pulsante che brulica e che rappresenta un capitale umano e culturale immenso nelle nostre periferie e dando vita ad un progetto di convivenza ed integrazione in grado di rispondere con i fatti a chi semina odio e predica muri e divisioni.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Signor Presidente</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Aug 2018 06:05:05 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ stata ufficializzata la vittoria di Andres Manuel Lopez Obrador come prossimo Presidente del Messico.</p>
<p>Qui il suo discorso:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/4HmCdZUTRfg?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></p>
<p>Mi sembra di percepire, seppur a distanza, un clima di soddisfazione nella popolazione, di rassegnazione per chi non ha votato per lui e di molto fermento nel mondo della sinistra.</p>
<p>Alcuni mi hanno detto che la sinistra, “quella vera”, non vuole e non ha mai visto con buoni occhi la candidatura e tantomeno la odierna vittoria di Lopez Obrador.</p>
<p>Io non so quale sia la sinistra vera e quella finta. Ma capisco quando alcuni compagni usano questa terminologia.</p>
<p>Quella vera sarebbe l’EZLN, per esempio.</p>
<p>Fra il nuovo presidente e l’EZLN non corre buon sangue. E hanno ragione. Ci si sarebbe aspettato un appoggio determinato alla candidatura indipendente di Mary Chuy, supportata dal Concejo Indigena, invece è successo tutto il contrario. Da qui la famosa discordanza fra i due.</p>
<p>Era girata addirittura una fake news sulla riconciliazione dei zapatistas e il leader di Morena. Niente di più falso. Personalmente non credo che nessuno dei due sia interessato a parlare.</p>
<p>AMLO annuncia quasi tutti i giorni le cose che pensa di fare durante il suo mandato: turismo, cultura, etc. Ripete quello che ha detto in campagna elettorale, ma non più come un semplice candidato, ma da presidente eletto. Rafforza l’idea di salvare PEMEX e la CFE (Comisiòn Federal de electricidad). Io non potrei essere più d’accordo. Certo, bisogna capire come intende farlo.</p>
<p>Uno dei problemi più grandi che affronta il Paese è il progetto di costruzione di un nuovo aeroporto internazionale. E’ un vecchio ostacolo che ci perseguita dall&#8217; anno 2000. Ogni presidente ha fatto guadagnare millioni alle èlite imprenditoriali, in ogni mandato. Ma l’aeroporto non è ancora finito e adesso il nuovo Presidente lo vuole cancellare.</p>
<p>I suoi argomenti sono sempre gli stessi: se vogliono costruire l’aeroporto, lo faranno con i loro soldi e non con quelli pubblici. Si rivolge al settore privato che gira come un avvoltoio sopra il cielo di Texcoco (luogo dove è da quasi vent’anni iniziata la costruzione).</p>
<p>Sicuramente il processo di appalto è corrotto e il problema non è solo quello. Il vero problema è che quella è una zona dove la gente che ci abita non vuole andarsene perché quella è la loro terra. Una volta lì c’era un lago dove vogliono costruire l&#8217;aeroporto, il suolo richiederebbe una manutenzione costosissima, ci sono animali in pericolo di estinzione ed è luogo di ritrovo per alcuni uccelli migratori.</p>
<p>Signor Presidente, il problema non è far pagare ad altri l’aeroporto. Il problema è che in questo brevissimo periodo dalla sua vittoria, lei non sta ascoltando chi, molto probabilmente, l’ha votata.</p>
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		<title>Il vergognoso silenzio internazionale sul Dakota Pipeline Access</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 08:10:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Care amiche e amici, le proteste noviolente dei nativi americani stanno passando sotto l&#8217;intollerabile silenzio mediatico della comunità internazionale. L&#8217;uomo bianco continua a violare quella Terra (che non solo per loro dovrebbe essere&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/INDIANI-7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7559 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/INDIANI-7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Jul 10, 2020 - Vancouver, British Columbia, Canada - Native Indian man, dressed in full regalia, during the annual Squamish Nation Pow Wow. A modern Pow Wow is a historically traditional event where Native American people compete in dancing and singing, and non-Native American people meet to honor American Indian culture. There is generally dancing, as well as singing, competition in various categories, often with significant prize money awarded. Pow Wows vary in length from one day session of 5 to 6 hours to three days. Major Pow Wows or Pow Wows called for a special occasion can be up to one week long. The Squamish Nation Pow Wow lasts for three days." width="600" height="399" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/INDIANI-7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/INDIANI-7-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Care amiche e amici,<br />
le proteste noviolente dei nativi americani stanno passando sotto l&#8217;intollerabile silenzio mediatico della comunità internazionale.<br />
L&#8217;uomo bianco continua a violare quella Terra (che non solo per loro dovrebbe essere sacra e che comunque è diventata l&#8217;unico posto in cui la loro antica civiltà stenta a sopravvivere) per costruire un oleodotto.<br />
Lo stanno imponendo con la prepotenza, perpetrando un danno non solo socio-antropologico, ma anche ambientale di cui<span class="m_882708214241739671gmail-text_exposed_show"> oltretutto non è stato possibile effettuare alcun valutazione d&#8217;impatto.<br />
I nativi continuano a resistere senza reagire, subendo cariche della polizia, respingimenti con violenti getti d&#8217;acqua mentre ci sono -4° e soprattutto quel &#8220;silenzio degli onesti&#8221; che giustamente &#8220;qualcuno&#8221; che sapeva vedere lontano lamentava come uno dei peggiori mali.<br />
Il cammino nonviolento da loro intrapreso ammette ora un&#8217;ultima via da percorrere: la pressione sociale sulle banche che stanno finanziando il Dakota Pipeline Access.<br />
E&#8217; una battaglia da vincere tutti insieme entro il 1° dicembre: perchè le ingiustizie, ovunque accadano, rimangono un male universale.Per questo vi chiedo vi chiedo di dedicare un pensiero a questa vicenda.<br />
E, magari, di fare una firma e diffondere a vostra volta:<br />
<a href="http://www.thepetitionsite.com/it-it/597/965/180/bankexit-tell-big-banks-to-stop-dakota-access-pipeline/?taf_id=31337863&amp;cid=fb_na&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.thepetitionsite.com/it-it/597/965/180/bankexit-tell-big-banks-to-stop-dakota-access-pipeline/?taf_id%3D31337863%26cid%3Dfb_na&amp;source=gmail&amp;ust=1480838655772000&amp;usg=AFQjCNEoJ1WLWGMiBfxCnHiBY6BoJbVjCA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://www.thepetitionsite.?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>com/…/bankexit-tell-big-banks-<wbr />…/…</a><br />
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