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	<title>Fondazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Accendi la tua presenza</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 09:07:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p>Oggi vi voglio parlare di una realtà che unisce due aspetti molto importanti per noi persone con disabilità. La realtà in questione è BeOn Foundation che in tutti i progetti che propone sul territorio lombardo, concretizza un binomio che è molto spesso solo teorizzato, ovvero il connubio tra accessibilità e inclusione attraverso la promozione di progetti in diversi ambiti che pongono al centro la persona con disabilità e le sue esigenze facilitando a seconda delle capacità della persona, la fruizione delle risorse messe a disposizione, favorendo così l&#8217;equità con gli altri coinvolti nei progetti, favorendone l&#8217;interazione e la relazione in un contesto di gruppo. Ora lascio la parola a Stefano che ci racconterà questa realtà nel dettaglio! Buona lettura</p>



<p>Intervista a Stefano – beOn Foundation</p>



<p> <br>Ciao Martina, io sono Stefano. Sono cofondatore (con Flavia, Dario e Giovanni) della beOn Foundation ETS, e sono anche compagno di vita di Flavia. Da molti anni mi occupo di includere persone con disabilità nel mondo del lavoro, della formazione, del tempo libero: non come “assistente”, ma come alleato, convinto che ognuno abbia un potenziale da esprimere.</p>



<p>Quando e come è nata l’idea di creare una fondazione?<br>L’idea è nata in seguito a un episodio che ha cambiato profondamente le nostre vite: l’incidente di Flavia. Quel tragico momento ha mostrato in modo nitido le barriere — fisiche, culturali, sociali — che esistono ogni giorno per tantissime persone. Da lì è scattata la voglia di non limitarsi al dolore, ma trasformarlo in qualcosa di utile. Dal 2018 abbiamo iniziato “sperimentando” piccole attività — corsi, occasioni di incontro — e poi, con il tempo, abbiamo deciso di formalizzare tutto in una fondazione, per dare un’organizzazione stabile, visibilità e portata maggiore all’impegno che già stavamo portando avanti. Volevamo che non fosse solo un gesto personale, ma una realtà che potesse coinvolgere altre persone, aziende, associazioni.</p>



<p>“beOn”, nome casuale o con significato? Se sì, quale?<br>Il nome beOn non è stato scelto a caso, anzi. È un vero e proprio gioco di parole con “Beyond”, che significa “andare oltre” — proprio come cerchiamo di fare ogni giorno: oltre le barriere, oltre le etichette, oltre le paure. Allo stesso tempo, “beOn” suona come un invito: essere accesi, essere presenti, esserci. Non restare spenti o ai margini, ma “on”, nel flusso, nella vita, nelle relazioni. Insomma, il nome racchiude perfettamente il nostro spirito: essere presenti, consapevoli e andare oltre, sempre insieme.</p>



<p>Quali sono le principali finalità della fondazione e qual è il vostro target di riferimento?<br>Le finalità della fondazione sono molteplici ma tutte convergenti verso un orizzonte comune: migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, intervenendo in formazione, inserimento lavorativo, arte, cultura, spettacolo, e occasioni di aggregazione gratuite. Alcuni progetti chiave sono: DigiLab for Future, Gaming Inclusivo, Teatro Inclusivo e collaborazioni con aziende e associazioni del territorio. Il target è chiaro: persone con disabilità, soprattutto giovani e adulti che vogliono esserci e non essere esclusi, ma anche famiglie, aziende e chi crede nell’inclusione come valore condiviso.</p>



<p>Se esiste, qual è il motto della fondazione?</p>



<p>Non so se abbiamo un motto ufficiale, ma c’è una frase che riflette bene lo spirito: “Beyond the barriers” — andare oltre le barriere. In pratica: non fermarsi davanti agli ostacoli, ma superarli insieme.</p>



<p>La collaborazione tra beOn e “Teatro dei Lupi” con il progetto “Mostrarti”? Parlaci di questa esperienza.<br>È una delle esperienze che porto nel cuore. “Mostrarti” è un progetto in cui abbiamo collaborato con il Teatro dei Lupi per creare uno spazio artistico dove persone con disabilità potessero mostrarsi nella loro espressività. Abbiamo mescolato competenze: il Teatro dei Lupi porta la professionalità scenica e la narrazione, noi portiamo attenzione all’accessibilità e supporto alle persone. Un ruolo fondamentale in questo percorso lo ha avuto anche Deinòs Teatri, che ha condiviso con noi la stessa visione e lo stesso impegno, contribuendo a rendere il progetto ancora più corale e inclusivo. Mi ha insegnato quanto sia importante il passo condiviso: non<br>imporre un percorso ma costruirlo insieme. Il palco diventa così spazio di relazione, ascolto, trasformazione.</p>



<p>Cosa ti hanno insegnato le persone con cui lavori e cosa pensi di aver insegnato tu a loro?<br>Ho imparato la pazienza, l’umiltà e la forza del gruppo. Le soluzioni migliori nascono quando tante teste diverse collaborano. Ho imparato anche a celebrare le micro vittorie. Spero di aver insegnato che non si è oggetto di aiuto ma soggetto attivo, che la disabilità non definisce la persona e che la partecipazione vera fa la differenza.</p>



<p>Nei vostri progetti mettete al centro l’inclusione: cosa è stato fatto e cosa resta da fare?<br>Si è fatto molto: cresce la sensibilità di aziende e istituzioni, si lavora su accessibilità fisica e digitale, si sperimentano modelli ibridi e si comunica per normalizzare l’inclusione. Ma resta da fare tanto sul piano culturale: servono educazione, politiche strutturali, accessibilità universale e vera partecipazione delle persone con disabilità nei processi decisionali.</p>



<p>Qual è il tuo motto?<br>Direi: “Accendi la tua presenza” — non aspettare che qualcuno ti inviti, entra, proponiti, sii parte.</p>



<p>Prospettive future?<br>Voglio far crescere beOn in più regioni, rafforzare le collaborazioni con aziende tech per strumenti inclusivi, portare la cultura dell’inclusione nei luoghi istituzionali e sperimentare nuovi linguaggi artistici e digitali per raccontare le diversità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td></td><td></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Prendersi cura degli ultimi. Intervista al presidente della Fondazione Ebbene</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 07:57:56 +0000</pubDate>
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<p>di Matteo Vairo </p>



<p>Il dibattito sul potere delle comunicazioni di massa si accende, con toni aspri e molto spesso gridati, ogni qual volta ci si trova in presenza di particolari tensioni politiche e sociali. </p>



<p>Senza generalizzare ritengo utile sottolineare le sempre più incombenti responsabilità dei media nel dibattimento pubblico che sta accompagnando la nostra quotidianità: non solo l’abuso di contenuti violenti e la propaganda politica urlata, ma anche l’ossequioso allineamento, la caduta della professionalità e della qualità informativa e, talvolta, l’offesa al buon senso e all’intelligenza del pubblico. </p>



<p>A tal proposito ricordo sempre con dispiacere un episodio vissuto durante il mio direttorato nel CAS di Zavattarello, nel pavese.&nbsp;</p>



<p>Proposi ad un periodico free press (anche se sarebbe meglio definirlo uno spreco di alberi) locale un approfondimento su quanto di buono i terribili “immiNgrati” ed i mostruosi “quelli che accompagnano gli immiNgrati” stessero facendo per la realtà comunale che ci ospitava; la risposta fu laconica e la conservo ancora oggi gelosamente nella mia casella mail a memoria futura: “Da voi va tutto bene, non avete appeal giornalisticamente parlando”.&nbsp;</p>



<p>Fu una doccia fredda per un giovane idealista 26enne come me ed il senso di rivalsa da quella mail mi ha portato ad una ricerca accorata, ed accurata, su quanto di buono il terzo settore offre e su quanto ancora può dire al fine di far emergere storie e realtà ormai troppo spesso etichettate di “inutile buonismo” e che invece sono preziose per tutta una fascia quasi del tutto dimenticata dal welfare state: gli ultimi.&nbsp;</p>



<p>“Si può sbagliare l’appartenenza politica, le amicizie..ma chi sceglie di stare dalla parte degli ultimi non sbaglia mai” amava dire Don Gallo, e questa scelta l’ha compiuta a pieno la Fondazione Ebbene, realtà che ho conosciuto con piacere qualche tempo fa e che oggi è un modello di economia circolare che agisce per contrastare le povertà, sostenere le giovani generazioni, contrastare le mafie e rigenerare i luoghi, combattendo la “cultura dello scarto” sulla scia di un cambiamento che si costruisce con il coinvolgimento e l’impegno di tutta la comunità. Nata a Catania nel 2012, la Fondazione è diventata un modello a livello nazionale ed agisce tramite i suoi Centri e Luoghi di Prossimità in diverse regioni italiane coinvolgendo direttamente i beneficiari dei suoi servizi in una logica lontana dall’assistenzialismo tristemente noto e diffuso nel settore, ma lavorando “con” le persone e non “per” le persone. La Fondazione è in cammino, è un organismo vivo ed il suo orizzonte è costituito dagli “invisibili” della società a cui i vari progetti attivi tentano di restituire un nome, è un progetto, una proposta sociale e culturale che viene rivolta a tutti coloro che intendono ascoltarla e cerca di essere una risposta alla “polverizzazione” dei legami di questi tempi, un luogo in cui misurarsi anche con le relazioni interpersonali e la loro fatica diventando una palestra per imparare a ricostruire capacità solidali.&nbsp;</p>



<p>Parliamo di questo “sogno” ed altro con Edoardo Barbarossa, Presidente della Fondazione:&nbsp;</p>



<p>• Catania 2012:nasce la Fondazione Ebbene.. ci racconti le radici di questa esperienza che parte dalla Sicilia e si estende in tutta Italia-&nbsp;</p>



<p>Ebbene nasce dalla voglia di migliorare la qualità della vita delle persone e delle comunità agendo con un’ottica nuova che non fosse quella della cooperazione sociale, dalla quale io stesso provengo, né quella del volontariato. Mettendo insieme le esperienze di alcune organizzazioni del terzo settore e il know how di molti professionisti con i quali abbiamo condiviso il progetto Ebbene, è nata una Fondazione che ha immaginato di sperimentare un modello che, partendo da Sud, riuscisse a viaggiare per lo stivale creando percorsi personalizzati di accompagnamento tarati sul nucleo familiare che impattassero positivamente sul territorio rendendolo protagonista.&nbsp;</p>



<p>Cuore della Fondazione sono i Centri di Prossimità (di cui uno anche qui a Milano) a cui si uniscono i Luoghi di Prossimità.. come traducono sul campo i principi della Fondazione?&nbsp;</p>



<p>I Centri sono l’agire quotidiano del modello di Prossimità di Ebbene. Sono spazi in cui si mette in campo un processo di economia circolare, aperti ad accogliere le persone che con le loro famiglie hanno bisogno di un sostegno. Non dobbiamo pensare obbligatoriamente a condizioni di fragilità estrema – anche se purtroppo sono le più numerose – ma anche solo a richieste di interventi per migliorare la qualità della propria vita. All’interno dei centri gli operatori mettono in campo le “<strong>4 A</strong>” <strong>Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento, Autonomia </strong>rispondendo, ai bisogni evidenziati in una fase di pre-assestment, con un progetto personalizzato. I servizi che vengono erogati dai Centri – in proprio o attraverso convenzioni con agenzie del territorio &#8211; sono moltissimi e dipendono sia dalle richieste de territorio che dalle energie che esso stesso mette a disposizione. Dall’inserimento lavorativo al sostegno alimentare passando per i servizi previdenziali, alle attività aggregative, educative o sportive e molto altro. I <em>Luoghi di Prossimità </em>sono invece punti o progetti che rappresentano la Fondazione sul territorio all’interno dei quali si agisce rigenerando contesti degradati, ma non erogano servizi di Prossimità.&nbsp;</p>



<p>Con il Consorzio Sol.co promuovete diverse occasioni d’incontro come&nbsp;l’Happening della solidarietà e la Biennale della Solidarietà.. come è&nbsp;cambiato nel tempo il dibattito sulle politiche di welfare?&nbsp;</p>



<p>Happening così come Biennale sono luoghi privilegiati di confronto ma soprattutto laboratori in cui non ci si ferma alla narrazione di esperienze o alla divulgazione di profili scientifici, sono occasioni in cui si genera un dibattito produttivo al quale, se ben condotto, segue un’azione.&nbsp;</p>



<p>Il dibattito è cambiato moltissimo se guardiamo tre direzioni, quello della conoscenza, quello della consapevolezza e quello della relazione. Welfare, Terzo Settore e Prossimità non sono più termini tecnici compresi solo dagli operatori del settore ma di uso comune anche per i cittadini, il dibattito è diventato quindi più ampio perché gli attori che con comprensione vi partecipano sono aumentati.</p>



<p>Un dibattito più consapevole perchè le organizzazioni del Terzo Settore hanno gradualmente acquisito consapevolezza del loro ruolo e – dall’altro lato – le Istituzioni hanno compreso che solo l’azione sinergica può generare interventi realmente efficaci.&nbsp;</p>



<p>L’ultimo è quello della relazione. Occasioni come Biennale o Happening della Solidarietà sono occasioni per rinsaldare la relazione tra organizzazioni, cittadini, attori produttivi e Istituzioni in un processo che evidentemente è circolare. Credo sia finita l’epoca della comunicazione unidirezionale.</p>



<p>• Cosa ne pensa della deriva delle politiche sociali degli ultimi anni? Ed in questo contesto, come si inseriscono gli ultimi provvedimenti governativi come il reddito di cittadinanza?&nbsp;</p>



<p>Interventi disconnessi dalla realtà, più orientati a costruire dipendenze che a lavorare realmente per la dignità delle persone. E’ certamente un traguardo – più concettuale che tecnico – l’aver immaginato una misura universale con una programmazione estesa, l’errore è quello di pensare che interventi come il RdC possano risolvere la questione della povertà in Italia senza un piano complessivo di sostegno per le famiglie, un piano che viaggi grazie alla collaborazione del terzo settore e parallelamente a una strategia di Sviluppo del Paese che si diparta proprio da quel capitale Umano “assistito” e che in vece va trasformato in produttivo e generativo.&nbsp;</p>



<p>• Come valuta, attualmente, la rete di protezione sociale in Sicilia?&nbsp;</p>



<p>Fragile, più delle fragilità su cui dovrebbe incidere.&nbsp;</p>



<p>• Strizzando un occhio al futuro, cosa bolle nella già importante pentola della Fondazione?&nbsp;</p>



<p>Ebbene vuole intensificare l’applicazione del modello adattandola a nuovi contesti, a nuovi potenziali Centri di Prossimità. In questo senso il percorso si&nbsp;completa anche grazie a un lavoro di ricerca sull’impatto reale che il modello di Ebbene genera così da dialogare con maggiore forza anche con le Istituzioni che sono aperte a immaginare una nuova modalità di rispondere ai bisogni delle persone.&nbsp;<br></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. 13 storie dalla strada. Fotografi senza fissa dimora</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Aug 2019 08:18:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Amath, Antonio, Aquil, Blessed Blessed, Dario, Fedele, Fulvio, Massimo, Ettore, Massimo Francesco Nyang, Paulos, Salvatore, Traore: i nomi, questi, dei fotografi che hanno partecipato al progetto 13 storie dalla strada. Fotografi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di
Alessandra Montesanto 
</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright is-resized"><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_170821-2-e1565287714432-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12896" width="249" height="512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_170821-2-e1565287714432-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_170821-2-e1565287714432-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_170821-2-e1565287714432-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /></figure></div>



<p>Amath,
Antonio, Aquil, Blessed Blessed, Dario, Fedele, Fulvio, Massimo,
Ettore, Massimo Francesco Nyang, Paulos, Salvatore, Traore: i nomi,
questi, dei fotografi che hanno partecipato al progetto <em>13
storie dalla strada. Fotografi senza fissa dimora,</em>
illustrato fino al 1 settembre presso le Gallerie d&#8217;Italia, a Milano.</p>



<p>Fondazione
Cariplo in collaborazione con #Ri-scatti ha selezionato &#8211; insieme
all&#8217;Assessorato alle Politiche sociali &#8211; tredici persone senza fissa
dimora per fotografare alcune delle attività messe in campo dalla
fondazione (Alla ricerca di un mondo pulito, La casa per fare
insieme, Street Art 2.0, Fertile come una comunità, Siamo pieni di
talenti, per citarne alcune). 
</p>



<p>Gli
autori delle immagini hanno seguito un corso di Fotografia e hanno
scattato per un intero anno, imparando un mestiere, recuperando la
propria autostima. 
</p>



<p>L&#8217;intero progetto è raccontato, appunto,nella mostra, curata da Dalia Gallico, presso Gallerie d&#8217;Italia e ve la consigliamo vivamente. Vi suggeriamo di prendervi una mezz&#8217;ora per ascoltare i racconti di vita dei 13 fotografi: esistenze interrotte, ammaccate, ma ancora piene di speranza. Osservate i loro occhi, le loro mani&#8230;E sarà facile demolire i pregiudizi sulle persone povere di denaro, ma ricche di umanità.</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175303-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12897" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175303-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175303-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175303-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175311-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12898" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175311-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175311-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175311-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175424-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12899" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175424-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175424-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175424-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180026-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12900" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180026-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180026-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180026-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175345-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12894" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175345-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175345-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175345-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175325-e1565287985493-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12895" width="249" height="512" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175325-e1565287985493-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175325-e1565287985493-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_175325-e1565287985493-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /></figure></div>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182814-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12901" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182814-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182814-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182814-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182451-1-e1565288064144-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12902" width="374" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182451-1-e1565288064144-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182451-1-e1565288064144-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182451-1-e1565288064144-768x1580.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></figure></div>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182408-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12903" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182408-1-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182408-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_182408-1-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180428-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12904" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180428-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180428-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/20190731_180428-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Aumentano le richieste per la protezione umanitaria</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/06/26/aumentano-le-richieste-per-la-protezione-umanitaria/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jun 2017 07:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> riporta i dati raccolti dalla Fondazione ISMU che segnala che tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2017 in Italia sono state presentate quasi 60mila domande di asilo (dati <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/i-numeri-dellasilo?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ministero dell’Interno</a>), il 49% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se si considera che nel 2016 il numero di richiedenti asilo e protezione internazionale ha raggiunto la cifra più alta mai registrata in un ventennio (oltre 123mila), si può, per il 2017, prevedere un nuovo record, se i dati confermeranno l’andamento dei primi cinque mesi dell’anno in corso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thPWEJHX0M-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9074 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thPWEJHX0M-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="359" height="173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thPWEJHX0M-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 359w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thPWEJHX0M-2-300x145.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 359px) 100vw, 359px" /><br />
</a></p>
<p>Come nel 2016, anche i 59.579 richiedenti asilo conteggiati nei primi cinque mesi dell’anno sono in larga maggioranza uomini (85%). I minorenni sono oltre 6.700, di cui circa la metà non accompagnati. Per questi ultimi si registra un importante aumento rispetto allo stesso periodo del 2016 (+89%): i minori non accompagnati costituiscono il 6% di tutti i richiedenti nel periodo considerato.</p>
<p>Rispetto alle nazionalità di chi cerca protezione nel nostro Paese, si rileva un significativo aumento dei cittadini provenienti dal <strong>Bangladesh</strong>: il loro numero è più che triplicato nei primi cinque mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Mentre la <strong>Nigeria</strong> si conferma il primo Paese di origine, con oltre 12.300 richiedenti (un quinto del totale), il Bangladesh sale al secondo posto con più di 5.500 migranti che hanno fatto domanda di protezione, il 9% del totale (ben 1.347 domande nel solo mese di maggio appena concluso).</p>
<p>Rispetto al numero di domande esaminate, nei primi mesi del 2017 si è registrato un decremento: tra gennaio e maggio sono state valutate le richieste di oltre 33mila migranti, mentre nello stesso periodo del 2016 ne erano state esaminate più di 39.500. Se gli esiti restano prevalentemente negativi (sono il 58,6% i dinieghi nei primi cinque mesi dell’anno), aumenta la quota di coloro che ottengono lo status di rifugiato (8,7%, 2.900 migranti), mentre continua la prevalenza delle concessioni di permessi a titolo di protezione umanitaria.</p>
<p>In Europa l’Italia si è collocata al secondo posto dopo la Germania, per numero di richiedenti asilo, sia nel 2016, sia nei primi quattro mesi del 2017 (dati <a href="http://ec.europa.eu/eurostat/documents/2995521/8001715/3-26042017-AP-EN.pdf/05e315db-1fe3-49d1-94ff-06f7e995580e?utm_source=rss&utm_medium=rss">Eurostat</a>).</p>
<p><strong>Per approfondimenti:</strong> <a href="http://www.ismu.org/richiedenti-asilo-e-rifugiati/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ismu.org/richiedenti-asilo-e-rifugiati/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il libro “Solo la luna ci ha visti passare”<strong><br />
</strong></h2>
<h3>Racconto di viaggio di un’adolescente dalla Siria all’Olanda</h3>
<p><strong> </strong></p>
<p>Segnaliamo il libro <strong>“Solo la luna ci ha visti passare”</strong>, il racconto di viaggio di un’adolescente dalla Siria all’Olanda”, di Maxima Lava e Francesca Ghirardelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1051.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9073" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1051.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="418" height="217" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1051.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 418w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1051-300x156.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 418px) 100vw, 418px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>“Solo la luna ci ha visti passare” </strong>racconta il viaggio di Maxima, siriana curda di 14 anni, che fra luglio e agosto 2015 ha percorso la «rotta balcanica», determinata a iniziare una nuova vita in Europa. Maxima, sigillata al buio dentro il cassone di un camion, ha attraversato Ungheria, Austria e Germania prima di raggiungere la sua destinazione, l’Olanda. Ma per arrivare alla tappa finale ha dovuto affrontare il mar Egeo a bordo di un gommone carico di uomini, donne e bambini, i corpi letteralmente ammassati gli uni sugli altri, senza quasi la possibilità di respirare. Ha percorso a piedi chilometri di asfalto, ha marciato sotto un temporale, si è nascosta e ha cercato rifugio nei boschi di Macedonia e Serbia. Cresciuta ad Aleppo, Maxima ha abbandonato la città nel momento in cui gli echi della guerra civile scoppiata nel 2011 si sono fatti troppo vicini, quando il conflitto è arrivato nel suo quartiere e dalla finestra della sua camera ha visto sollevarsi nubi spesse di cenere e il pulviscolo dei palazzi sbriciolati dai bombardamenti. Con la famiglia si è trasferita in un villaggio vicino al confine turco, area oggi minacciata anche dalla penetrazione dell’Isis, che ha il suo quartier generale a Raqqa, ad appena tre ore d’auto di distanza.</p>
<p>Nel libro Maxima ripercorre i ricordi più intimi della vita quotidiana in Siria e descrive le tappe del viaggio che ha accomunato il suo destino a quello di centinaia di migliaia di migranti e rifugiati, siriani come lei, ma anche afghani, iracheni, eritrei e di altre parti del pianeta. “<em>Sapevo che in Europa c’era chi non ci voleva</em>”, racconta, “<em>vorrei dire agli europei che non è colpa loro se avvertono un sentimento di rifiuto per i rifugiati. Tutti quelli che amano il proprio Paese diventerebbero pazzi vedendo i problemi causati dall’arrivo di tante persone in difficoltà. Ma vorrei anche dire che viviamo tutti nello stesso mondo. E suggerire a chi in Europa non ci vuole, di provare a essere più felice per la vita che conduce e di cercare di capire di più gli altri. Perché, se vogliamo vivere in pace, bisogna darsi una mano a vicenda. Non c’è altro modo</em>”.</p>
<p>Maxima racconta direttamente, in prima persona, la propria storia, affidandola alla giornalista Francesca Ghirardelli, che l’ha incontrata prima nel parco di Belgrado poi in Olanda, nella casa dove attualmente vive: da questo incontro (e da 25 ore di intervista) è nato il libro “Solo la luna ci ha visti passare”, uscito nel 2016 per Mondadori, collana Strade Blu.</p>
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		<title>Senzatetto non più per strada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2014 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comune]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via Aldini 74, Milano: un indirizzo utile e un progetto di recupero. Nel rione Vialba, a Quarto Oggiaro, in una scuola comunale dimessa da oltre sei anni, oggi vengono ospitate persone senza fissa dimora,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Via<br />
Aldini 74, Milano: un indirizzo utile e un progetto di recupero. Nel<br />
rione Vialba, a Quarto Oggiaro, in una scuola comunale dimessa da<br />
oltre sei anni, oggi vengono ospitate persone senza fissa dimora,<br />
grazie alla Fondazione Progetto Arca e a Medici Senza Frontiere.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta della prima esperienza a livello nazionale: l&#8217;istituto<br />
scolastico è sttao trasformato in una struttura che accoglie circa<br />
90 persone in stato di emarginazione e gravi difficoltà, (italiane e<br />
straniere),  in un edificio che si va ad aggiungere agli altri già<br />
attivi sul territorio milanese, quali: il Centro di Aiuto Stazione<br />
Centrale o la Casa dell&#8217;Accoglienza di Viale Ortles, 69. Ma il valore<br />
aggiunto della “casa” di Via Aldini consiste nel fatto che qui è<br />
presente un laboratorio che fornisce l&#8217;assistenza sanitaria di base<br />
24 ore su 24: Medici Senza Frontiere, infatti, monitora costantemente<br />
la salute degli ospiti e se qualcuno, alla prima visita, ha bisogno<br />
di cure approfondite o specialistiche, viene indirizzato presso gli<br />
ospedali della città. Al progetto lavorano anche l&#8217;associazione Mia<br />
Milano in Azione che si impegna ad accogliere i senzatetto e<br />
Fondazione Patrizio Paoletti che finanzia il rifornimento dei pasti<br />
caldi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Loris De<br />
Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, ha dichiarato:<br />
“ Nel 1999, MSF ha inaugurato il progetto Missione Italia per<br />
fornire assistenza sanitaria agli stranieri regolari e irregolari che<br />
si trovano nel nostro Paese con l&#8217;obiettivo di garantire l&#8217;accesso<br />
alle cure a queste persone e assistere chi sbarcava sulle nostre<br />
coste. Oggi, dopo oltre 13 anni di attività, le problematiche<br />
sociali, acuite a causa della attuale congiuntura economica, hanno<br />
spinto MSF a fare una riflessione sula necessità di intervenire non<br />
solo a favore dei migranti, ma delle persone più vulnerabili sul<br />
suolo italiano, senza distinzioni. L&#8217;invito da parte del Comune di<br />
Milano per un intervento medico sanitario all&#8217;interno del progetto di<br />
assistenza dei senzatetto nel periodo invernale ci è, dunque,<br />
sembrata l&#8217;occasione migliore per concretizzare un primo intervento<br />
di questa natura”. A queste parole si sono aggiunte quelle<br />
dell&#8217;assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino: “<br />
Questa struttura e questo ambulatorio sono un piccolo miracolo, nato<br />
da un progetto sinergico che ha coinvolto il Comune e tre<br />
associazioni e che da solo rappresenta il modello di politiche<br />
sociali che vorremmo. Oltre ad arricchire l&#8217;offerta di posti letto<br />
nelle settimane di maggiore freddo, questo edificio &#8211; per anni<br />
inspiegabilmente inutilizzato e recuperato a tempo di record grazie<br />
al grande lavoro di numerosi volontari tra cui molti senzatetto &#8211;<br />
diventerà un punto di riferimento per l&#8217;accoglienza di chi si trova<br />
in difficoltà tutto l&#8217;anno. Abbiamo l&#8217;obiettivo di far diventare<br />
questo posto un pensionato sociale per famiglie bisognose. Aver<br />
recuperato questo grande e spazioso edificio è già un grande passo<br />
avanti&#8230;Un contributo significativo contro la povertà al di là<br />
delle stagioni”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>I<br />
numeri utili a cui segnalare casi di persone che dormono per strada o<br />
per informazioni sui servizi offerti sono: 02-884.47.645 / 02.<br />
884.47.646  / 02. 884. 47.647  attivi tutti i giorni dalle ore 8.30<br />
alle ore 23.00</b></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Le vittime sono ancora i bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 05:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tossicodipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 26 giugno: ieri è stata la giornata internazionale contro la droga e le tossicodipendenze di cui, spesso, anche i bambini ne sono le vittime incosapevoli. E noi vogliamo raccontarvi una storia. E&#8217; quella&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/FRATELLI-DIMENTICATI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/FRATELLI-DIMENTICATI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mercoledì<br />
26 giugno: ieri è stata la giornata internazionale contro la droga e<br />
le tossicodipendenze di cui, spesso, anche i bambini ne sono le<br />
vittime incosapevoli. E noi vogliamo raccontarvi una storia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
quella dei <i>tarahumara, </i>una<br />
popolazione indigena che risiede in Messico, chiamati così dagli<br />
Spagnoli: loro si definiscono “<i>raràmuri</i>”<br />
che significa “pianta adatta per la corsa”, perchè la corsa è<br />
da loro molto seguita. Si contano tra i 50.000 e i 70.000 tarahumara,<br />
alcuni di loro sono transumanti, altri stanziali: vivono nelle grotte<br />
tra le montagne o in piccole capanne di legno o pietra, coltivano<br />
mais e fagioli e si dedicano all&#8217;allevamento.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
punto di vista religioso, i “dottori” o le “guide spirituali”<br />
praticano la magia bianca e la magia nera e lo sciamano è il<br />
guardiano che deve sovraintendere alla comunità, facendo da tramite<br />
tra gli uomini e gli astri. Il “Male” è spesso identificato con<br />
l&#8217;uomo bianco che approfitta della persone, che non rispetta la<br />
Natura, che vuole impossessarsi delle ricchezze senza condividerle.<br />
Tutto questo è frutto della colonizzazione, irrispettosa e violenta.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
la  tradizione tarahumara, Dio creò i <i>raràmuri</i>,<br />
mentre il diavolo gli <i>chacabochi</i><br />
e la leggenda vuole che i <i>raràmuri</i><br />
furono sconfitti, in una sfida, dai chacabochi per cui Dio si<br />
arrabbiò e condannò i <i>raràmuri</i><br />
alla povertà. I raràmuri, ancora oggi, vivono nelle foreste, tra i<br />
monti,  nella miseria e, spesso, i bambini fanno uso di sostanze<br />
stupefacenti ma, cosa ancor più grave, vengono sfruttati dai<br />
narcotrafficanti.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
droga arricchisce le grandi organizzazioni criminali e alimenta un<br />
commercio illegale basato sul sangue, sulla violenza e sugli abusi<br />
proprio dei più deboli. In Messico (come in molti altri Paesi del<br />
centro e sud America) il problema del narcotraffico è aumentato in<br />
maniera esponenziale: dopo l&#8217;egemonia della Colombia negli anni &#8217;90,<br />
i “cartelli” messicani hanno preso il sopravvento, favoriti dalla<br />
coltivazione in loco e dal traffico della droga sintetizzata e<br />
destinata agli Stati Uniti e all&#8217; Europa.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra<br />
le numerose zone impervie, all&#8217;interno del Messico, vi è la Sierra<br />
Tarahumara, una catena montuosa situata nel nord-ovest del Paese,<br />
un&#8217;area molto isolata e difficile da raggiungere e, proprio qui,<br />
vivono i <i>raràmuri. </i>A<br />
peggiorare la situazione, nell&#8217;ultimo anno, una terribile siccità ha<br />
colpito la sierra, esponendo gli indigeni al rischio di malnutrizione<br />
se non addirittura, alla fame: problema ulteriore che si è andato ad<br />
aggiungere, come dicevamo, all&#8217;indigenza e all&#8217;analfebetismo. Proprio<br />
a causa di questa debolezza economica e sociale, i <i>raràmuri</i><br />
(e, in particolare, i bambini e gli adolescenti) sono preda dei<br />
narcotrafficanti che &#8211; con le minacce o con la promessa di denaro &#8211;<br />
li arruolano negli  eserciti del crimine.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
<i>Fondazione Fratelli<br />
dimenticati </i>ha,<br />
quindi, deciso di aprire, nei villaggi, numerosi centri in cui i<br />
bambini e i ragazzi possano frequentare la scuola e, quindi, essere<br />
inseriti in percorsi di prevenzione e di reinserimento, attraverso<br />
l&#8217;educazione all&#8217;amore, al rispetto dell&#8217;Altro e della vita, alla<br />
cooperazione: ai valori positivi. Per offrire questa opportunità ai<br />
giovani, la Fondazione ristruttura vecchi edifici, acquista lavabi,<br />
materassi e anche librerie; ha dovuto, nel corso del tempo, sistemare<br />
anche le cisterne per la raccolta dell&#8217;acqua,  costruire le tettoie<br />
per i sebatoi del gas e garantire assistenza sanitaria: i progetti,<br />
infatti, si articolano in attività che si pongono l&#8217;obiettivo di<br />
migliorare le condizioni di vita della popolazione da tutti i punti<br />
di vista: quello pratico e quello cuturale. Perchè si deve partire<br />
proprio dalla cultura, per cambiare mentalità e stile di vita. E<br />
ricominciare a credere, onestamente, nel futuro.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
<i>Fondazione Fratelli<br />
Dimenticati Onlus</i>,<br />
per poter continuare a realizzare tutto questo, vi chiede un<br />
contributo per il <u>sostegno<br />
a distanza</u>;<br />
un sostegno che serve ad abbattere i costi di gestione dei vari<br />
progetti:<a href="http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"> http://www.fratellidimenticati.it/sostegno-a-distanza/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
effettuare le offerte:</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Paypal,<br />
con versamento in conto corrente postale n. 11482353, con bonifico<br />
bancario (fiscalmente deducibili), oppure direttamente presso le<br />
filiali de “I fratelli dimenticati”</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Anche gli immigrati lasciano l&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/02/27/anche-gli-immigrati-lasciano-litalia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 06:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono oltre 32 mila gli stranieri cancellati dall&#8217;anagrafe, nel 2011: secondo i dati dell&#8217;Istat, infatti, sono aumentate le cancellazioni e diminuite sensibilmente le iscrizioni nei mesi dell&#8217;anno successivo. Ma chi sono gli immigrati che&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
oltre 32 mila gli stranieri cancellati dall&#8217;anagrafe, nel 2011:<br />
secondo i dati dell&#8217;Istat, infatti, sono aumentate le cancellazioni e<br />
diminuite sensibilmente le iscrizioni nei mesi dell&#8217;anno successivo.<br />
Ma chi sono gli immigrati che lasciano l&#8217;Italia?
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A questa<br />
domanda ha risposto una ricerca promossa dalla Fondazione Leone<br />
Moressa, di Mestre (VE), secondo la quale sono soprattutto europei<br />
che lasciano il “Belpaese” a causa della crisi economica.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
ricercatori della Fondazione spiegano: “ Si tratta di una<br />
popolazione che presenta una maggiore fragilità, rispetto a quella<br />
italiana, di fronte alla crisi. Questa fragilità e la presenza di<br />
alternative migliori altrove possono essere indubbiamente i due<br />
fattori di spinta all&#8217;abbandono dell&#8217;Italia. Un&#8217;altra uscita<br />
plausibile dalla disoccupazione o dalla precarietà occupazionale può<br />
essere quella dell&#8217;imprenditoria che, nel caso di quella straniera,<br />
ha infatti dimostrato una buona resistenza davanti alla sfavorevole<br />
congiuntura economica. Tuttavia tale scelta non può risultare<br />
preferibile all&#8217;abbandono del Paese a causa degli alti tassi di<br />
sforzo e di rischio che comporta”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
l&#8217;analisi le cancellazioni all&#8217;anagrafe riguardano – tra i<br />
cittadini europei- soprattutto i rumeni; tra gli asiatici, i cinesi e<br />
gli indiani; tra gli americani, sono soprattutto i brasiliani a<br />
tentare altre strade fuori  dal territorio italiano. Restano, invece,<br />
numerose le iscrizioni all&#8217;anagrafe da parte di persone provenienti<br />
dal Bangladesh.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Fondazione Moressa ha, inoltre, pubblicato, nel 2011, il primo <i>Rapporto<br />
sull&#8217;Economia dell&#8217;Immigrazione, </i>edito<br />
da Il Mulino e patrocinato dall&#8217;Organizzazione Internazionale per le<br />
Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri. Il rapporto<br />
raccoglie anni di ricerca e di studio sulle dinamiche economiche,<br />
occupazionali e sociali, legate ai flussi migratori in Italia, con<br />
l&#8217;obiettivo di mettere il luce la relazione che intercorre tra<br />
immigrazione e sistema economico, sottolineando il ruolo e il<br />
contributo che gli immigrati esercitano sullo sviluppo economico dei<br />
Paesi di destinazione.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Rapporto fornisce, così, uno strumento utile, aggiornato e oggettivo<br />
per tracciare un profilo corretto dei fenomeni migratori, affinché<br />
questi non facciano parte soltanto delle agende politiche sulla<br />
sicurezza,ma vengano riconosciuti per il loro apporto di<br />
competitività e di prosperità al tessuto sociale.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Riportiamo,<br />
di seguito, un paragrafo del Rapporto sull&#8217;Economia<br />
dell&#8217;Immigrazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Copertina-FONDAZIONE-MORESSA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Copertina-FONDAZIONE-MORESSA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Dentro<br />
e oltre la crisi</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div align="LEFT" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
 possibile lettura delle ricerche proposte in questo volume concerne<br />
 l’impatto della crisi nel breve e nel medio periodo sul processo<br />
 di integrazione degli stranieri. La recessione economica che ha<br />
 interessato il nostro
 </div>
<div align="LEFT" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Paese<br />
 è diventata ben presto una crisi sociale, con gravi ripercussioni<br />
 sull’inclusione e il benessere dei cittadini italiani e stranieri.<br />
 In generale la crisi ha colpito in misura maggiore le fasce più<br />
 vulnerabili della popolazione, di cui sono parte anche molti<br />
 immigrati.
 </div>
</div>
<div align="LEFT" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
mercato del lavoro ha subito un contraccolpo significativo. La<br />
diminuzione dell’occupazione straniera corrisponde anche a una<br />
significativa contrazione della domanda di manodopera straniera<br />
proveniente dalle imprese e dai servizi: tra il 2008 e il 2010 i<br />
posti previsti dalle aziende per i lavoratori stranieri non<br />
stagionali sono diminuiti del 37,2%. La concentrazione della<br />
richiesta di manodopera immigrata nelle professioni meno qualificate<br />
non ha certamente contribuito a tutelare i lavoratori stranieri. La<br />
crisi ha quindi accentuato e aggravato problemi e diseguaglianze<br />
preesistenti: già a livello precrisi una famiglia straniera su<br />
quattro arrivava con grande difficoltà alla fine del mese.
</div>
<div align="LEFT" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
generale, l’effetto immediato del peggioramento delle condizioni<br />
occupazionali sembra essere stato quello di un rallentamento dei<br />
flussi di ingresso; un fenomeno che ha coinvolto l’Italia, ma anche<br />
altri paesi dell’Unione europea, come Irlanda, Spagna e Gran<br />
Bretagna. Parallelamente alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno<br />
adottato misure volte a contenere ulteriormente gli ingressi regolari<br />
e irregolari. In questo senso occorre riflettere sulle dinamiche<br />
economiche di medio e lungo periodo, dal momento che la domanda di<br />
lavoratori stranieri nell’Unione europea è destinata ad aumentare.<br />
In particolare il tentativo di diminuire i flussi legali<br />
dell’immigrazione potrebbe
</div>
<div align="LEFT" style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
portare<br />
all’aumento dell’immigrazione irregolare e al contempo al<br />
prolungare della crisi, riducendo la disponibilità di manodopera in<br />
alcuni settori e contemporaneamente esporre i lavoratori stranieri ad<br />
un maggior rischio di sfruttamento. Ciò significa anche adottare<br />
norme e misure sociali volte a tutelare i lavoratori immigrati, anche<br />
in caso di perdita del posto di lavoro.</div>
<div align="LEFT" style="font-style: normal; line-height: 150%; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
crisi può quindi diventare un’occasione per interrogarsi sulle<br />
attuali politiche migratorie in Italia e per valutare la loro<br />
effettiva capacità di includere gli stranieri nel tessuto sociale da<br />
un lato, e di valorizzarne le potenzialità e le risorse dall’altro.<br />
Ciò presuppone una riflessione approfondita sul ruolo<br />
dell’immigrazione per lo sviluppo economico e sociale del Paese.</div>
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