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	<title>fragilità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Ricominciare dalle relazioni: i giovani cercano legami, non solo risposte</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 08:11:57 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-1024x683.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18041" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-1024x683.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Giovani-1200x800-1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(da: https://www.everyone4mentalhealth.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p><strong>Dai dati Toniolo-Ipsos un segnale chiaro: il benessere passa da reti affettive, fiducia e partecipazione</strong></p>



<p>In un tempo in cui si parla spesso del “disagio giovanile”, è utile fermarsi a leggere i dati, con attenzione ma senza catastrofismi. Lo fa il&nbsp;<em>Rapporto Giovani 2024</em>, pubblicato dall’<strong>Istituto Giuseppe Toniolo</strong>&nbsp;con la collaborazione di&nbsp;<strong>Ipsos</strong>&nbsp;e dell’<strong>Università Cattolica del Sacro Cuore</strong>, che offre uno spaccato articolato e documentato della condizione giovanile in Italia e nel mondo¹.</p>



<p>Dall’indagine, che ha coinvolto&nbsp;<strong>oltre 200.000 giovani in 22 Paesi</strong>, emerge un quadro complesso: nei Paesi più sviluppati, i giovani si dichiarano&nbsp;<strong>meno soddisfatti della propria vita</strong>&nbsp;rispetto a coetanei di contesti con minori risorse materiali. Questo paradosso ha una spiegazione:&nbsp;<strong>la ricchezza economica non basta, se mancano relazioni significative, fiducia e spazi di espressione</strong>.</p>



<p>In Italia, il 53% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ritiene difficile costruire un futuro solido nel nostro Paese, ma il dato più interessante riguarda&nbsp;<strong>i fattori che migliorano il benessere percepito</strong>: chi frequenta comunità, gruppi sportivi, associazioni o ha relazioni stabili, mostra livelli di ottimismo e soddisfazione molto più alti².</p>



<p>Lo sottolinea anche&nbsp;<em>Avvenire</em>, che in un ampio dossier ha parlato di **“bene relazionale” come primo indicatore di salute psichica tra i giovani”**³. Un elemento ancora più rilevante se si considera che la&nbsp;<strong>solitudine</strong>&nbsp;è il primo predittore di disagio emotivo. Dove mancano legami autentici, aumentano&nbsp;<strong>ansia, insonnia e ritiri sociali</strong>. Ma dove ci sono reti vive, il benessere risale.</p>



<p>Il rapporto mostra anche che&nbsp;<strong>l’esperienza religiosa regolare</strong>&nbsp;(almeno una volta a settimana) è associata a un livello di soddisfazione più alto, così come la partecipazione civica e culturale. Non una questione di fede in sé, ma di&nbsp;<strong>spazi di senso e relazione</strong>.</p>



<p>Altri dati di contesto rafforzano questa lettura. Secondo l’ISTAT, in Italia ci sono&nbsp;<strong>10,6 milioni di giovani tra i 12 e i 29 anni</strong>, ma il&nbsp;<strong>19% è disoccupato</strong>&nbsp;e l’indice di vecchiaia è ormai a&nbsp;<strong>208 anziani ogni 100 minori</strong>⁴: un quadro che rende la voce delle nuove generazioni ancora più cruciale per il futuro del Paese.</p>



<p>Infine, il sonno e i social. Una ricerca delle Università di&nbsp;<strong>Cambridge</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Fudan</strong>&nbsp;ha mostrato che&nbsp;<strong>andare a dormire tardi e restare connessi fino a notte fonda</strong>&nbsp;ha un impatto diretto su benessere emotivo e concentrazione. Le&nbsp;<strong>ragazze sono più vulnerabili</strong>, con un indice di salute mentale inferiore a quello dei ragazzi (67,4 contro 74,3)⁵.</p>



<p>Ma il messaggio che emerge non è solo di fragilità. È anche e soprattutto un invito a&nbsp;<strong>coltivare relazioni autentiche</strong>, a costruire luoghi dove i giovani possano crescere, confrontarsi, sbagliare e ripartire. A investire, come società, su legami più che su performance.</p>



<p>Come scrive Alessandro Rosina, coordinatore scientifico del Rapporto:&nbsp;<em>“I giovani non chiedono risposte preconfezionate, ma condizioni per esprimere il proprio potenziale”</em>. E forse, proprio da qui, può partire una nuova alleanza tra le generazioni.</p>



<p><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f4cc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><strong>&nbsp;Fonti</strong></p>



<p>¹ Istituto Toniolo,&nbsp;<em>La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2024</em>, Il Mulino, 2024 →&nbsp;<a href="https://www.istitutotoniolo.it/la-difficile-speranza-dei-giovani-italiani/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">istitutotoniolo.it</a><br>² Ivi, dati Ipsos, sezione benessere soggettivo e relazioni.<br>³ Massimo Calvi, “Il malessere dei giovani, guaio globale”,&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.<br>⁴ ISTAT, Giovani 2023, dati riportati in&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.<br>⁵ Studio Cambridge–Fudan, citato in&nbsp;<em>Avvenire</em>, 16 maggio 2025.</p>
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		<title>Fattore K: arte e solidarietà</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 09:00:13 +0000</pubDate>
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<p><br>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Il Talent Show &#8220;Fattore K&#8221; rappresenta una bella iniziativa che unisce arte e solidarietà, promuovendo non solo il talento degli artisti non professionisti, ma anche il benessere della comunità locale. L’idea di Francesco Mignosi, nata durante un periodo difficile come la pandemia, ha trovato una nuova vita grazie alla collaborazione di persone del settore come Mary, frontwomen della rock band &#8220;Astratto&#8221;. <br>L&#8217;approccio innovativo di &#8220;Fattore K&#8221; si manifesta nel modo in cui non solo i partecipanti possono esprimere le loro doti artistiche, ma anche in come la manifestazione cerca di coinvolgere attivamente tutta la comunità. Il forte legame con l’associazione Auser Verdellino, che si dedicata da anni al supporto delle persone più fragili e della terza età, mette in evidenza l&#8217;importanza di un sostegno reciproco tra arte e sociale.<br>Il format della manifestazione, aperto a concorrenti di ogni età e di livello non professionale, crea un ambiente di competizione amichevole il cui vantaggio principale è rappresentato dai fondi raccolti per sostenere le associazioni locali. </p>



<p>La finale, prevista per il 5 ottobre 2024 all’auditorium comunale di Osio Sotto, promette di essere un evento ricco di diverse esibizioni artistiche, dove l&#8217;arte si fa veicolo di solidarietà e coesione sociale.<br>In questo modo, &#8220;Fattore K&#8221; riesce a rendere la cultura accessibile e inclusiva, avvicinando le persone e favorendo un senso di comunità, mentre allo stesso tempo permette agli artisti emergenti di farsi notare e di raggiungere i propri sogni.</p>
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		<title>Silvia e i suoi &#8220;Lacerti d&#8217;anima&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Ringraziamo di cuore Silvia Lisena per questa intervista. Silvia Lisena è molte cose. La quarta di copertina di “Lacerti d&#8217;anima” che riporta la sua biografia colpisce. Insegnante presso la scuola media&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo di cuore Silvia Lisena per questa intervista. </p>



<p></p>



<p></p>



<p>Silvia Lisena è molte cose. La quarta di copertina di “Lacerti d&#8217;anima” che riporta la sua biografia colpisce. Insegnante presso la scuola media di Cornaredo, consigliere comunale, componente del Gruppo Donne della UILDM e ovviamente scrittrice.</p>



<p>Il suo “Lacerti d&#8217;anima” ha ricevuto una menzione d&#8217;onore al Premio Culturale Internazionale Unicamilano 2020 e una segnalazione di merito al Premio Letterario Samnium 2020.</p>



<p>Oggi ce ne parla attraverso questa intervista:</p>



<p><strong>La corporeità sembra essere uno dei fili conduttori di questa raccolta, sin dal titolo “Lacerti d&#8217;anima”, vuoi dirci di più&#8230;</strong></p>



<p>La scelta di questa parola è data dalla possibilità di ritrovare suoni dolci e duri nello stesso tempo, ci sono infatti lettere come la “c” ma anche la “r” e la “t”. Quest&#8217;unione di suoni differenti trova un parallelo con la realtà della vita e nel rapporto che abbiamo col nostro corpo.</p>



<p><strong>Ritroviamo spesso la parola fragilità nelle tue poesie&#8230;cosa significa per te? Ti senti fragile o ti sei sentita fragile?</strong></p>



<p>Io intendo la fragilità come caratteristica che ci accomuna, non come una marca di diversità. Un elemento che permette il confronto. L&#8217;esperienza della pandemia ha tirato fuori proprio le fragilità nascoste di ognuno di noi. Se ci riflettiamo bene questa caratteristica non è sempre sintomo di debolezza, siamo noi che abbiamo interiorizzato la dicotomia forte/debole.</p>



<p><strong>Quanto c&#8217;è di autobiografico in “Lacerti d&#8217;anima”?</strong></p>



<p>Quasi tutte le poesie sono autobiografiche eccetto “Tradimento” che ,in realtà, nasce semplicemente da una riflessione sull&#8217;argomento. Non l&#8217;ho mai sperimentato nel rapporto di coppia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="778" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16909" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima--193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p><strong>Quando hai iniziato a scrivere e perchè?</strong></p>



<p>Il 2014 non è solo l&#8217;anno in cui ho iniziato a scrivere in versi, ma rappresenta un momento di svolta.</p>



<p>Sono stata, infatti, ricoverata in terapia intensiva per una polmonite batterica. In questi momenti critici, ho fatto un bilancio della mia vita e ne sono scaturite, conseguentemente, una serie di riflessioni su quanto sia importante vivere la propria vita appieno, cogliendo le opportunità che ci si presentano.</p>



<p>Nel Giugno dello stesso anno, ho anche organizzato un evento dal titolo “Arte sbarrierata”, nato con l&#8217;intento dell&#8217;incontro e del dibattito sull&#8217;arte in tutte le sue forme, dalla scrittura alla danza e infine al teatro. Mi piacerebbe riproporlo prima o poi&#8230;</p>



<p>L&#8217;autoconsapevolezza e la militanza per vedere riconosciuti diritti fondamentali è arrivata, invece, ad Ottobre, grazie all&#8217;incontro con il Gruppo Donne della UILDM.</p>



<p><strong>Nella raccolta nomini una certa Ida&#8230; ti va di dirci di più..</strong></p>



<p>Ida è una signora anziana che ho conosciuto all&#8217;Alzehimer Cafè, un&#8217;iniziativa svoltasi presso il Centro Anziani di Cornaredo. Due sabati al mese circa, si è creata l&#8217;opportunità di far incontrare gli anziani non più autosufficienti o soli con esperti e non. Questo si è realizzato attraverso varie attività, tra cui uno storytelling creativo che ha prodotto anche un libricino.</p>



<p>Sono rimasta colpita proprio da Ida per via della sua storia misteriosa, ma anche per il legame che siamo riuscite a creare in poco tempo. Quest&#8217;esperienza mi ha fatto riflettere sull&#8217;amore incondizionato, senza pretese e che non chiede nulla in cambio.</p>



<p><strong>Pensi che pubblicherai ancora poesie?</strong></p>



<p>Prediligo la prosa. Al momento, comunque, collaboro alla realizzazione di alcune antologie e sto scrivendo un romanzo.</p>
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		<item>
		<title>La fragilità e la violenza della Comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 08:55:46 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto </p>



<p></p>



<p>Di  solito non utilizzo però credo che, a volte, si debba usare una modalità altrettanto forte per far passare certi messaggi: mi riferisco al programma TV &#8220;Grande fratello&#8221; che, come nella maggior parte della Comunicazione, è un contenitore di ignoranza, di violenza, di ipocrisia. Bene che oggi si parli apertamente di disagio mentale, meno bene che se ne parli in questi termini e per una trasmissione così becera , che mette sotto i riflettori una parte di cittadinanza in cui da una parte troppe persone hanno perso l&#8217;umanità e da un&#8217;altra, molte sono troppo sensibili per sopravvivere nella nostra epoca.</p>



<p>Da tempo mi batto anche per chi soffre di quelle malattie dell&#8217;anima che sono poco riconosciute a livello istituzionale e, tantomeno, a livello sociale. Mi sento indignata e affranta: studiando si capisce quanto la Cultura, la Comunicazione, la Politica influenzino la salute delle persone comprese i  BULLI (ADULTI e NON) che sono anche loro vittime di un sistema marcio, corrotto, privato di empatia, infarcito di disvalori, che ha lo stesso odore della cattiveria, lo stesso mutismo della paura, la stessa sordità del narcisismo, la stessa immobilità del vuoto più disperato e disperante. Che fare? Miguel De Unamuno scrive: &#8220;L&#8217;Uomo, dicono, è un animale razionale. Non so per qual motivo non si sia detto che è un animale affettivo o sentimentale. E forse quello che maggiormente lo distingue dagli altri animali è il sentimento e non la ragione&#8221;. Gli animali hanno, oggi, sicuramente più sentimento dell&#8217;Uomo calcolatore, arrivista, prepotente, superficiale e stupido, tanto stupido da non comprendere che tanto, alla fine, saremo tutti polvere o stelle. Non ci occupiamo di  di cibo, di sesso, di intrattenimento, di gossip, di moda, etc. Non importa, siamo fatti così. Vogliamo parlare di persone ancora tali, di fragilità, di amore, di solidarietà, di vicinanza, di ascolto. </p>



<p>Ogni aggettivo che ho utilizzato in questo articolo ne contiene molti altri; esprime concetti e riflessioni che, spero, vengano fatte seriamente nelle scuole e su quegli organi di stampa e di informazione che davvero sentono l&#8217;urgenza di raddrizzare il tiro verso una direzione pulita, sana, saggia della vita individuale e collettiva. </p>



<p>Di solito non intervengo molto su questo giornale online per dare spazio e voce a chi è più esperto di me, a chi vive sulla propria pelle le situazioni su cui diamo le notizie, ma ho sentito la necessità di scrivere questo breve editoriale perchè, purtroppo, in molti seguono la tv generalista e i mi occupo da anni di Comunicazione e ho sentito il dovere, anche dal punto di vista deontologico, di commentare quello che sta accadendo nel mio adorato-odiato Paese. </p>
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		<title>“LibriLiberi”. Mastro Geppetto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 07:44:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>La fantasia nella fantasia con un tuffo, di testa, nella realtà. La fantasia di Collodi e della sua celebre fiaba che narra di un padre artigiano e di un figlio di legno viene amplificata da Fabio Stassi, autore del romanzo Mastro Geppetto (edito da Sellerio) che, come suggerisce il titolo, si concentra sulle avventure di un uomo ormai vecchio alla ricerca del figlio scomparso.</p>



<p>Con un linguaggio antico, che affonda le radici negli anfratti degli Appennini, tra boschi in penombra, strade acciottolate, luoghi magici e odorose osterie, Geppetto si avventura sulle orme del suo adorato burattino per il quale, nella stamberga in cui hanno vissuto una manciata di giorni, aveva dipinto un orizzonte.</p>



<p>Vittima di uno scherzo crudele e delle vessazioni degli “onorevoli” del Paese, il falegname raccatta le sue poche e umili cose per mettersi in viaggio. Incontra il responsabile di un circo, un sacerdote, un contadino, una giovane fanciulla che gli appare come una visione, unica figura femminile ricorrente in una comunità quasi completamente al maschile.</p>



<p>Geppetto è l&#8217;”anima candida”, per dirla con Voltaire, un uomo ingenuo, dedito al lavoro manuale, che, per sconfiggere la solitudine, è in grado, come i bambini, di dare un cuore ad un oggetto. “Dar vita alle cose”: è da qui che l&#8217;autore, con una maestria linguistica che spesso si fa poetica, entra nell&#8217;interiorità del suo protagonista, un uomo anziano, fragile di ossa e di mente che percorre una sua personalissima ricerca spirituale. I pensieri si confondono, la parola si spezza, il corpo si indebolosce, ma ciò che resta saldo &#8211; come uno dei tanti alberi del paesaggio salvifico e consolatorio che lo circonda &#8211; è il desiderio di riabbracciare il figlio.</p>



<p>L&#8217;umanità è indifferente e cattiva: chi non si omologa, chi non è più nel pieno delle proprie facoltà e delle forze è vittima di bullismo e di discriminazione, o forse lo è soltanto chi è ancora capace di vivere di immaginazione e di bontà.</p>



<p>Il romanzo – raffinato, profondo e commovente – non è soltanto una rivisitazione del Pinocchio collodiano, ma è un espediente per parlare, nel finale, di un tema di stretta attualità, poco considerato perchè, forse, è ancora un tabù: la malattia mentale. La degenerazione cognitiva di una persona non è accettata, così come quella fisica, in un&#8217;epoca e in una società in cui si è costretti ad essere belli, giovani e in salute, per sempre. Lo scrittore romano, invece, si misura con la caducità dell&#8217;esistenza, con quella finitudine che è universale e che ci rende uguali, tutti degni di attenzione e cura. Geppetto, nella sua progressiva spoliazione (quasi mistica), si consuma lentamente, ma resta vivida la luce del suo amore per il figlio. E se vogliamo leggere tutto questo in chiave cristiana, ben venga.</p>
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		<title>“Art(E)Attualità”. Antonio Ligabue a Monza</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2022 08:19:54 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Enigmatica la vita e l&#8217;Arte dell&#8217;artista Antonio Ligabue: nato in Svizzera, ma dato poi in adozione, muta il proprio cognome (materno, Laccabue) in Ligabue. Un&#8217;infanzia travagliata, quella dell&#8217;artista, a causa delle difficili condizioni economiche della coppia che lo aveva in affido e a causa delle malattie di cui era affetto, il gozzo e il rachitismo, condizioni che compromisero lo sviluppo fisico e psichico della persona. Dopo aver aggredito la madre adottiva, viene espulso dalla Svizzera e ospitato in Italia, a Gualtieri, dove conduce una vita da nomade, lavorando saltuariamente come bracciante o manovale. Solo nel 1928, grazie all&#8217;incontro con Renato Marino Mazzacurati che ne comprese il talento artistico, decise di dedicarsi totalmente alla pittura e alla scultura, le uniche sue possibilità di mitigare le ossessioni e la solitudine profonda.</p>



<p>Ripercorriamo una parte delle opere di Antonio Ligabue in una esposizione allestita presso:<strong> Villa reale di Monza: “Antonio Ligabue. L&#8217;uomo, l&#8217;artista” visitabile fino al 1 maggio 2022</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16249" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2738-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>La sua ansia di libertà è nelle penne del volatile, la sua rabbia (e il suo dolore) nella lotta delle fiere. Se crediamo che l&#8217;Arte sia comunicazione, l&#8217;Arte di Ligabue è proprio questo: comunica le angosce, più o meno consapevoli, di ogni essere umano tramite uno stile “zavattiniano”, popolare, che può essere ricondotto al Primitivismo in pittura, al Realismo in Letteratura e al Neorealismo in Cinematografia.</p>



<p>La rappresentazione della realtà è filtrata dalle necessità interiori dell&#8217;artista, la gioia improvvisa come il tormento, così come i suoi numerosi autoritratti che vogliono indagare l&#8217;anima, ma l&#8217;anima di un estraneo, di chi non si riconosce nemmeno nel proprio volto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2765-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16252" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2745-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Sembra quasi di sentire gli odori di ciò che ritrae: dell&#8217;erba appena tagliata, della terra bagnata dalla pioggia, del sangue versato dagli animali, dei campi arati; oppure di sentirne i rumori: del fulmine che squarcia il cielo, della bestia che ruggisce, di quella che si lamenta prima di morire&#8230;Un uomo immerso, in maniera totalizzante, nella Natura che lo circonda, una sineddoche: una parte (Ligabue) per il tutto (il cosmo).</p>



<p>Figure, colori, movimento: è proprio l&#8217;incanto del Tutto che vuole raffigurare, quella meraviglia che lui stesso ha provato, esaltato dalla follia che accompagna i suoi giorni e il suo sguardo; quella follia che lo induce a farsi animale, nella postura e nei versi emessi dalla bocca, e ritorna il senso di una comunicazione non verbale, non necessariamente razionale, ma istintuale, priva delle sovrastrutture della cultura e della civiltà. Un “Ragazzo selvaggio”, per recuperare di nuovo un riferimento filmico, un “Candide” per citare Voltaire: questo è stato Ligabue, un folle che ha amato, più di chiunque altro, gli esseri fragili come lui e gli esseri potenti come avrebbe forse voluto essere, cogliendo con grande lucidità lo squilibrio ontologico nel vivente, tra deboli e forti, nell&#8217;eterna lotta per la sopravvivenza, e cogliendo in maniera espressiva grazie all&#8217;impasto cromatico che rende sulle tele, quanto il Potere sia il motore di ogni azione, ragionata e non.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2741-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2758-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="861" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-861x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16256" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-861x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 861w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-252x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 252w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-768x914.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-1291x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2755-1721x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1721w" sizes="(max-width: 861px) 100vw, 861px" /></a></figure>



<p>La scultura è parte integrante della sua produzione artistica: il 16 maggio del 1941 Ligabue può uscire dall&#8217;ospedale psichiatrico in cui era stato internato e sono gli anni della seconda Guerra mondiale: i due eventi sono tra loro correlati in quanto la violenza del conflitto e quella nel manicomio riportano alla sua mente il ricordo del patrigno bavarese, spesso ubriaco che lo picchiava con la cinghia. Il ricordo viene utilizzato dall&#8217;artista in maniera eidetica, ovvero l&#8217;immagine prende vita PRIMA nella mente dell&#8217;autore dell&#8217;opera e successivamente nell&#8217;opera stessa. Ecco, così nascono i dipinti e le sculture di Ligabue: in particolare in queste ultime Ligabue dalla pittura passa a dare forma plastica ai suoi soggetti, realizzati in terracotta con dovizia di particolare e precisione maniacale (oggetti che successivamente furono fatti cuocere in fornace per fermarli nelle forme di bronzo e conferire loro eternità); le sculture sono prova ulteriore del genio artistico di un uomo profondamente malato ed emarginato che, nonostante questo, ha saputo sprigionare una grande creatività, una enorme energia grafica e manuale e una sapienza rara nello stare <strong>nel </strong>e <strong>per</strong> il mondo naturale. Un invito, quello di Ligabue, che dovremmo rifare nostro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2763-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2762-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Per chi non lo avesse già visto, consigliamo la visione del film intitolato “ Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, proprio sulla figura dell&#8217;artista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-9" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2771-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-10" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/IMG-2752-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>“LibriLiberi”. Brama</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 08:51:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Brama. Un termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="345" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13795" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 345w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/51SvJhE1YL._SX343_BO1204203200_-1-207x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 207w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></figure></div>



<p>di
Alessandra Montesanto</p>



<p><em>Brama.
</em>Un
termine, forse, un po&#8217; desueto per indicare una volontà, un
desiderio, una necessità. Nel caso della protagonista del romanzo di
Ilaria Palomba (per Giulio Perrone Editore) si tratta di un bruciante
bisogno di approvazione. 
</p>



<p>Bianca è una trentenne che fatica a stare al passo con il Presente sempre più esigente sul piano umano e sociale, che ha inseguito una figura paterna giudicante, che si è sentita inadeguata fin da piccola Ha tentato il suicidio, è stata ricoverata più volte in psichiatria fino a quando incontra il Prof. Carlo Brama. Filosofo, affascinante, affabulatore. Un uomo. Per Bianca la compensazione illusoria per le  proprie mancanze. Lei fragile, lui forte. Lei troppo insicura, lui prepotente. Lei si abbandona ad un amore malato. Lui ne approfitta. E così si crea la tessitura di un rapporto sbilanciato, dove Bianca diventa trasparente e la Brama (metaforica nel cognome del co-protagonista) mefistofelica.  </p>



<p>Un
testo duro, secco anche nella scrittura, dove le frasi sono scarne
come l&#8217;anima della ragazza che, con il suo vissuto, accusa e condanna
il nostro vivere affamato di apparenza e di successo fino al punto da
diventare carnivori. Smangia il corpo, la brama, e la ragione.
Nemmeno Jung, le terapie, gli affetti restanti, possono curare se non
c&#8217;è uno scatto di ribellione contro il masochismo. E allora che
avvenga la catarsi, anche tramite la parola sulla pagina, strumento
di espressione, di liberazione e di ritrovato amore per se stessi. 
</p>
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		<title>&#8220;La banalità dell&#8217;hate speech&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 07:26:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Matteo Vairo Fino a poco tempo fa, dopo essermi presentato, quasi come un automatismo mi sentivo dire “Ah Matteo! Che bel nome!” . Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="878" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 878w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech-768x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 878px) 100vw, 878px" /><figcaption>stop hate speech conflict violence start from comments aggressive communication by crowd vector</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>di Matteo Vairo</p>



<p>Fino a poco tempo fa, dopo essermi presentato, quasi come un automatismo mi sentivo dire “<em>Ah Matteo! Che bel nome!</em>” . Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal <em>tifoso</em> del momento, non ho risposte, ma solo sguardi che vorrebbero dirmi “<em>Mi dispiace</em>!”</p>



<p>Banale come inizio ma..significativo.</p>



<p>Significativo perché ormai sembra che
tutto sia in qualche modo <em>contaminato</em>.. contaminato da un
bisogno spasmodico di polemizzare e/o politicizzare qualsiasi
pensiero venga espresso, qualsiasi tema diventa <em>scottante </em>che
siano migranti, vaccinazioni o animali</p>



<p>E se quello del nome può essere un
esempio banale, cercherò di raccontare un qualcosa di più..concreto.</p>



<p>Sono un operatore umanitario, mi occupo
di vulnerabilità da più di 10 anni ed in questo lasso di tempo ho
avuto modo di rapportarmi con persone fragili di qualsiasi
nazionalità, ideale politico ed estrazione sociale possibile ed
immaginabile.</p>



<p>Fino a poco tempo fa (dopo essermi
presentato) non appena qualificatomi mi sentivo dire “<em>Ce ne
vorrebbero di persone come te.. tanta stima… se posso contribuire…</em>”
. Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal
tifoso del momento, ho sì risposte.. e che risposte: “<em>ecco il
buonista.. sei uno dei nemici della nazione.. aiuti X ma non Y..
zecca..</em>” e queste sono le più educate.</p>



<p>La riconoscenza verso chi si prodiga
per il prossimo penso sia umanamente comprensibile pur senza arrivare
a <em>santificare </em>la “categoria” che rappresento, perché c’è
questo falso mito che un operatore umanitario sia un “<em>senza
macchia</em>”: nulla di più sbagliato, sono un essere umano, siamo
esseri umani e come tali non assolutamente in grado di poter
<em>scagliare la prima pietra</em>; a volte mi faccio paura da solo per
le amenità che magari riesco ad abortire anche solo per rabbia,
perché il primo pregiudizio è credere di non avere pregiudizi.
Proprio per questo ho sempre fatto fatica a digerire questo <em>alone
di santità</em> che mi hanno spesso appioppato e che spesso ci
appioppano.</p>



<p>Indipendentemente da questa mia
percezione, come si passa dall’essere identificato da <em>buono</em>
a <em>buonista</em>?</p>



<p>A <em>nemico della nazione</em>? 
</p>



<p>E a <em>zecca</em>? A <em>zecca</em>!! 
</p>



<p>Personalmente questa
de-responsabilizzazione dell’uso delle parole mi destabilizza. Mi
stordisce. Mi scava.</p>



<p>Mi scava perché sembra non esserci più
spazio per esprimersi, perché dall’altra parte c’è già
qualcuno (spesso più di uno) pronto a riversarti barili di bile
addosso pur sostanzialmente essendo avulso da quell’espressione.</p>



<p>Perché se X da Roma decide di
condividere su Facebook la foto della nuova scala che ha comprato, Y
da Milano e Z da Palermo si sentono quasi in diritto di palesare il
loro dissenso verso quel modello/colore/posizionamento della scala
con turpiloqui ed altre amenità?</p>



<p>Quella della scala non vuole essere una
banalizzazione di questo fenomeno, ma uno spunto di riflessione su un
fenomeno che molti si affrettano ad etichettare, ma che io non riesco
ancora ad inquadrare. Beati anzi quelli che hanno risposte a tutto…io
quando distribuirono il manicheismo mi sa che ero in bagno.</p>



<p>Ci si affretta ad etichettare subito
tutto con <em>fascismo</em>, <em>nazismo</em>, <em>comunismo</em>…ma
attenzione, ripetendo certe parole all’infinito non si rischia di
svuotarle del loro significato primo?</p>



<p>Come si è arrivati ad inneggiare alla
violenza, o addirittura alla morte, nei confronti chi la pensa o
agisce in modo diverso?</p>



<p>Come è difficile dire se sia nato
prima l’uovo o la gallina è molto complesso definire se
l’influenza e l’impatto di Facebook e degli altri social media
abbiano contribuito alla formulazione di un certo linguaggio o se
invece la galassia social abbia fatto solo da megafono sociale e reso
più visibile ciò che già serpeggiava all’interno della società.</p>



<p>Innegabile è invece il fatto che
nell’ultimo decennio si è palesata un’aggressività verbale
individuale ed individualizzata poco etichettabile, facile da
prevedere (difficile da mediare), ma soprattutto veloce e, a seconda
dei casi, sovrastrutturata, capace di fare rete, di aggregare,
attraverso istinti che fuori dalla piazza virtuale magari restavano
silenti.</p>



<p>Aggressività non ostacolate dallo
stigma sociale, anzi.</p>



<p>Un esempio sono le istituzioni che da
essere argine (o mediatori) si sono fatte spesso cassa di risonanza
della cosiddetta “<em>pancia del paese</em>” (anche se parlerei più
di intestino crasso) e delle sue espressioni più basse e bieche, al
punto di modificare le proprie agende e cavalcarne l’onda per
suscitare comprensione ed incrementare consenso anziché mettere in
atto campagne di contrasto efficaci; anzi magari a volte donando
neologismi in pasto all’arena come “<em>PDioti..fascioleghisti…</em>”,
epiteti che hanno la presunzione di giudicare e facilmente
etichettare tutta la vita passata, presente e futura, di una persona.
Come non ricordare che uno dei partiti attualmente al governo è nato
sostanzialmente da un “<em>Vaffanculo</em>!” capace di unire e
raccogliere con decisamente inattesa infettività sia virtuale che
reale? Questa rottura, come riporta Federico Faloppa ha creato “<em>una
liberazione prima (“Vaffanculo!”) un’abitudine poi, e infine un
assuefazione sia nel produrre razzismo linguistico, sia nel
diffonderlo, nell’ascoltarlo, nel leggerlo</em>”</p>



<p>Questo non riguarda un solo colore
ideologico, ma sta appartenendo tendenzialmente a tutti perché per
ogni “<em>bruciamoli…che ti stuprino…apriamo i forni..</em>” c’
è un “<em>a testa in giù.. nelle fogne..</em>” denotando un
“tetro arcobaleno” di provenienze linguistiche ed una
contrapposizione tra chi è sicuramente nel giusto e chi quasi non
merita di vivere.</p>



<p>Il fatto è che le opinioni sono sempre
esistite (e sempre si spera esisteranno), ciò significa che con esse
esisterà anche il dissenso ed il confronto purchè entrambi siano
espressi in modo civile e con il rispetto come base imprescindibile.
Al momento invece sembra di avere a che fare con i capi classe dei
malinformati, dei ripetenti per scelta, portatori della verità
assoluta senza magari aver mai messo naso fuori di casa.</p>



<p>Non mi piace. Non mi piace questa
tecnica di manifestare il proprio pensiero.</p>



<p>Al tempo stesso, da inguaribile
romantico e comunque fiducioso del genere umano, non voglio credere
ad una definitiva deriva malvagia del genere umano (anche se mio
malgrado a volte mi trovo a dar ragione ad Emil Ferris quando afferma
“<em>tutti noi siamo dei mostri, ma quelli cattivi non sanno di
esserlo</em>”).</p>



<p>C’è dell’altro…c’è del
malessere, c’è della povertà ed un senso di abbandono collettivo
oggettivo che non viene captato a livello governativo e che trova
sfogo, in modo individuando di volta in volta un tendenzialmente
errato nemico che in quel momento è individuato come ostacolo alla
propria affermazione.</p>



<p>Ovviamente la via non è questa. Ma
queste persone, perché di persone parliamo, merita attenzione.
Merita una risposta, altrimenti la deriva sarà ancora più buia di
questa.</p>



<p>Calmiamoci tutti, uniamo le
vulnerabilità e facciamone un coro unico. Non cerchiamo risposte
semplici a problemi complessi ed a volte biblici.</p>



<p>Concludendo mutuando da Gaber: non temo
il <em>fascismo</em> o il <em>comunismo</em> in sé, temo il <em>fascismo</em>
o il <em>comunismo</em> in me, in noi.</p>



<p>Io…speriamo che me la cavo!</p>
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		<title>Il buio e la rinascita. Intervista alla scrittrice Fuani Marino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 07:05:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Fuani Marino, autrice del romanzo Svegliami a mezzanotte, edito da Einaudi e la ringrazia moltissimo per la disponibilità. Un tardo pomeriggio di luglio in&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="500" height="793" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/9788806242619_0_0_793_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13141" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/9788806242619_0_0_793_75-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/9788806242619_0_0_793_75-1-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> ha intervistato Fuani Marino, autrice del romanzo <em>Svegliami a mezzanotte</em>, edito da Einaudi e la ringrazia moltissimo per la disponibilità.</p>



<p><br>Un tardo pomeriggio di luglio in un&#8217;anonima località di villeggiatura, dopo una giornata passata al mare, una giovane donna, da poco diventata madre, sale all&#8217;ultimo piano di una palazzina. Non guarda giú. Si appoggia al davanzale e si getta nel vuoto. Perché l&#8217;ha fatto, perché ha voluto suicidarsi? Non lo sappiamo. E forse, in quel momento, non lo sa nemmeno lei. Ma quel tentativo di suicidio non ha avuto successo e oggi, quella giovane donna, vuole capire. Fuani Marino è sopravvissuta a quel gesto e alle cicatrici che ha lasciato sul suo corpo e nella sua vita. Ma le cicatrici possono anche essere una traccia da ripercorrere, un sentiero per trasformare la memoria in scrittura. Marino decide cosí di usare gli strumenti della letteratura per ricostruire una storia vera, la propria. In parte memoir, in parte racconto della depressione dal di dentro e storia di una guarigione, anamnesi familiare e storia culturale di come la poesia e l&#8217;arte hanno raccontato il disturbo bipolare dell&#8217;umore, riflessione sulla solitudine in cui vengono lasciate le donne (e le madri in particolare) e ancora studio di come neuroscienze, chimica e psichiatria definiscano quel labile confine tra salute e sofferenza: Svegliami a mezzanotte è un testo incandescente nel guardare senza autoindulgenza, anzi a tratti con affilata autoironia, in fondo al buio. Disturbante come a volte è la vita, ma luminoso nella speranza che sa regalare. </p>



<p></p>



<p>Cosa si prova a sentirsi estranei a se stessi, ma soprattutto ai ruoli imposti dalla società?</p>



<p><br>La scrittrice ungherese Ágota Kristóf si è occupata spesso di sradicamento, definendo il non sentirsi parte del mondo come una delle sensazioni più dolorose che si possano sperimentare, e questo avviene quando c’è uno scollamento, appunto, fra noi stessi e quello che viviamo o che dovremmo vivere. Si tratta di un vissuto che è comune a numerose patologie psichiatriche, in cui i fili che ci legano alla vita, e quelli che fanno sì che quest’ultima abbia un senso ai nostri occhi, rischiano di allentarsi pericolosamente o di spezzarsi del tutto. Personalmente, in seguito alla malattia ho dovuto reinventarmi, nonché accettare una diversa immagine di me stessa. Tendiamo spesso a voler adeguare noi stessi alle richieste dell’esterno, siamo “soggetti di prestazione”, e le donne ancora di più, perché si trovano a dover fronteggiare negli stessi anni un forte carico legato alla crescita professionale e familiare. Non tutte ce la fanno.  </p>



<p>Può raccontarci brevemente il suo percorso di cura e di rinascita?</p>



<p><br>Come racconto nel libro tratto dalla mia esperienza autobiografica, ho cominciato a soffrire di depressione in seguito a un periodo di forte stress lavorativo e personale. Credo che all’epoca l’ansia fosse un segnale che il mio corpo e la mia mente mi inviavano per farmi rallentare, ma forse non ho rallentato abbastanza, o non sono stata seguita adeguatamente da un punto di vista medico. Mi riferisco in particolare alla gravidanza e al post partum, nonché all’approccio integrato che servirebbe per le donne con fragilità psichica in questi momenti. Fortunatamente cominciano a nascere sul territorio degli sportelli ai quali rivolgersi per consulenze e in cui ginecologi, psichiatri, farmacologi e ostetriche collaborano per far sì che tutto vada a buon fine. Nel mio caso non si è evitato il peggio, ma è anche vero che dopo il tentativo di suicidio ho trovato chi ha saputo seguirmi da un punto di vista terapeutico. Altrimenti dubito che mi sarei ripresa.   </p>



<p>Qual è la sua opinione riguardo ai metodi di terapia e all&#8217;uso dei farmaci ?</p>



<p><br>Difficilmente possono funzionare da soli i farmaci o la psicoterapia, almeno nei casi più importanti di disagio. È necessario infatti intervenire sui sintomi, ma anche aumentare la consapevolezza sui propri stati d’animo. Personalmente seguo una terapia di tipo cognitivo. Trovo molto pericolose le posizioni che demonizzano l’uso di psicofarmaci, spesso imprescindibili, come pure il DSM &#8211; il principale manuale di classificazione dei disturbi mentali, perché senza una classificazione non è possibile stabilire una diagnosi, e senza una diagnosi non è possibile una cura.  </p>



<p>Come sono considerate, oggi, le persone che vivono un determinato tipo di fragilità? </p>



<p><br>Il disagio psichico purtroppo continua a rappresentare un tabù, ed è terribile, perché chi ne soffre è costretto ad affrontare anche il senso di colpa e la vergogna. Questa consapevolezza mi ha portata a uscire allo scoperto, malgrado la mia stessa famiglia si fosse mossa all’inizio per occultare quanto avevo fatto. Dalla pubblicazione del libro, devo ammettere, però, di aver ricevuto moltissima empatia, perché i disturbi mentali riguardano, in maniera diretta o indiretta, un numero davvero molto alto di persone. Forse la nostra società oggi è più pronta, rispetto al passato, ad accogliere storie di questo tipo.</p>



<p>Lei ha avuto molto coraggio a raccontare la sua storia: qual è il messaggio che vuole inviare alle persone che hanno sofferto o che soffrono come lei?</p>



<p><br>Di non temere il giudizio altrui, di non nascondersi e di non vergognarsi. Spesso i nostri giudici più severi siamo proprio noi stessi, dovremmo riservare maggiore auto indulgenza alla nostra fragilità.</p>



<p>In che modo, oggi, ringrazia la vita? </p>



<p><br>Provo a fare del mio meglio, ogni giorno, come credo facciano tutti. Forse il mio modo di ringraziarla è proprio scrivere. </p>
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		<title>Border, creature di confine: quando i “mostri” hanno un animo gentile</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2019 08:56:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/border-creature-di-confine-film-recensione-cinema-italia-1552657324.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-12286 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/border-creature-di-confine-film-recensione-cinema-italia-1552657324.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="403" height="269" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/border-creature-di-confine-film-recensione-cinema-italia-1552657324.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1419w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/border-creature-di-confine-film-recensione-cinema-italia-1552657324-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/border-creature-di-confine-film-recensione-cinema-italia-1552657324-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/border-creature-di-confine-film-recensione-cinema-italia-1552657324-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 403px) 100vw, 403px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Lo scorso 28 marzo è uscito nelle sale italiane un film originale, strano quasi come i suoi protagonisti: </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Border, creature di confine.</i></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tina è brutta, sembra un essere primitivo; lavora come doganiera e ha un olfatto straordinario, tanto che riesce a percepire anche i sentimenti della vergogna, della paura e della colpa. Un giorno incontra Vore, altro personaggio particolare di cui avverte qualcosa e sarà quel “qualcosa” ad avvicinarli e a stravolgere l&#8217;esistenza della donna-bambina. Sì, perchè Tina è una donna di circa quarant&#8217;anni, con l&#8217;animo puro di una bambina, incapace di capire perchè si sente, o la facciano sentire, diversa. “Diversa”, forse, da tutti coloro che vede avvicinarsi alla dogana a loro volta, estranei, stranieri per qualcun altro. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Una scena di sesso tra lei e Vore, potente e tenera allo stesso tempo, segna la cifra stilistica scelta dal regista Ali Abbasi, iraniano di nascita che vive in Danimarca, che sceglie un racconto dello scrittore svedese John Ajvide Lindqvist da sempre attratto dalle figure misteriose, fuori dal comune. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tina e Vore sono due adulti, outsider, in cerca di una identità che non per forza deve essere omologata. Due persone che riescono ancora a tenere in equilibrio fragilità e forza, istinto e dolcezza: risultano più complete, quindi, di molti di noi, alienati e appiattiti da una società che si crede civilizzata, quando invece sta perdendo umanità, ad ogni passo.</span></p>
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