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	<title>Frontex Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>6 febbraio. Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:31:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="765" height="228" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 765w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/01/6f-300x89.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></figure>



<p>6 febbraio 2024 &#8211; Decimo anniversario</p>



<p>La loro vita, la nostra luce. Il loro destino, la nostra indignazione. Aprite le frontiere!<br>Giornata mondiale di lotta contro il regime di morte alle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.<br>Il 6 febbraio 2014, più di 200 persone, partite dalle coste marocchine, tentarono di raggiungere a nuoto la spiaggia di Tarajal, nell&#8217;enclave spagnola di Ceuta. Per evitare che arrivassero in “terra spagnola”, la Guardia Civil utilizzò strumenti antisommossa e anche i militari marocchini presenti non soccorsero le persone che stavano annegando davanti a loro. Quindici corpi furono ritrovati sul versante spagnolo, decine di altri scomparvero, i sopravvissuti furono respinti, alcuni morirono sul versante marocchino.<br>Sono passati dieci anni dal massacro di Tarajal.<br>Dieci anni durante i quali il numero dei morti e dei dispersi ha continuato ad aumentare, nel Mediterraneo e sulla rotta delle Canarie, all&#8217;interno dei confini interni dell&#8217;UE, sulla Manica, ai confini orientali, lungo la rotta dei Balcani, e ancora nel Deserto del Sahara e lungo qualsiasi altra traiettoria di mobilità. Il regime delle frontiere ha mostrato ancora una volta il suo volto cinico in maniera del tutto disinibita nel 2023, durante il naufragio di Cutro, quando nella notte del 25 febbraio morirono 94 persone e almeno altre 11 scomparvero a pochi metri dalle coste italiane, sotto lo sguardo impassibile di Frontex e delle autorità italiane, ancora il 14 giugno quando più di 600 persone scomparvero per sempre al largo di Pylos, in Grecia e come il 23 aprile 2022, quando un&#8217;imbarcazione con 90 persone a bordo affondò al largo delle coste libanesi.<br>Dieci anni durante i quali le associazioni, le famiglie e tutti coloro i quali si battono per il diritto alla mobilità per tutti e tutte hanno continuato a chiedere verità e giustizia per queste vittime, a evidenziare le responsabilità dirette e indirette del regime delle frontiere, a lavorare per dimostrare queste responsabilità e sostenere le famiglie e i propri cari nel doloroso percorso di<br>ricerca dei dispersi e di identificazione delle vittime.<br>In occasione del decimo anniversario del massacro di Tarajal, ribadiamo l&#8217;appello lanciato lo scorso anno, con l&#8217;auspicio che ancora più organizzazioni, associazioni, famiglie e attivisti si uniscano a questo processo delle CommemorAzioni decentrate che si svolgono ogni anno il 6 febbraio, affinché questa mobilitazione transnazionale diventi sempre più diffusa, sempre più visibile nello spazio pubblico e riesca a riunire sempre più persone.<br>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi di parenti delle vittime delle migrazioni, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i Paesi del mondo di organizzare intorno al 6 febbraio iniziative di protesta e sensibilizzazione.<br>Vi invitiamo a utilizzare il logo riportato in alto, così come i vostri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati sul gruppo e sulla pagina Facebook “Commemor-Action”.</p>



<p><br>Per aderire all’appello potete scrivere a: globalcommemoraction@gmail.com<br>Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/330380128977418/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=100076223537693&utm_source=rss&utm_medium=rss<br>Pagina delle precedenti CommemorAzioni: https://missingattheborders.org/news?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p><br>Migrare per vivere, non per morire! Sono persone, non numeri!</p>



<p>Libertà di movimento per tutti!</p>



<p>CHI SIAMO<br>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di sparizioni forzate lungo le<br>frontiere di terra e di mare, in Europa, Africa e America.<br>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere in cerca di un futuro migliore.<br>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il loro viaggio fornendo assistenza<br>medica, cibo, vestiario e sostegno quando si trovano in situazioni pericolose affinché il loro viaggio vada a<br>buon fine.<br>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone prima della loro scomparsa, che si impegnano a<br>identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una sepoltura dignitosa.<br>Siamo una grande famiglia che non ha né confini né nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i<br>regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che lotta per affermare il diritto di migrare, la libertà di<br>circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>COSA SONO LE COMMEMORAZIONI<br>Le CommemorAzioni mirano a rilanciare le richieste, a porre fine all’assenza di giustizia, a rendere omaggio<br>a tutte le vittime del regime delle frontiere pericoloso e immorale, a ricordare i loro nomi, di là dalle cifre<br>disumanizzanti che sono ben al di sotto della realtà, senza dimenticare le tante persone che sono<br>scomparse nell’anonimato.<br>Le CommemorAzioni sono eventi commemorativi delle persone migranti decedute, scomparse o vittime di<br>sparizione forzata durante il loro viaggio attraverso le frontiere del mondo.<br>Il percorso nasce dalla collaborazione tra familiari e amici delle persone scomparse, in particolare nel<br>Mediterraneo, e gli attivisti impegnati a raccogliere le loro testimonianze e amplificare le loro rivendicazioni.<br>Questa collaborazione si è consolidata e rafforzata attorno alla creazione della pagina web Missing at the<br>Borders (https://missingattheborders.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss nata per dare voce alle famiglie dei migranti e un&#8217;opportunità per<br>far ascoltare le loro storie.<br>Le CommemorAzioni sono momenti commemorativi e di protesta allo stesso tempo che mirano a costruire<br>collettivamente processi che possano supportare le famiglie nelle loro richieste di verità e giustizia riguardo<br>al destino dei loro cari.</p>



<p>Il processo delle CommemorAzioni si compone di due eventi:<br>COMMEMORAZIONI DECENTRATE e GRANDI COMMEMORAZIONI</p>



<p>Abbiamo scelto la data del 6 febbraio, giorno del massacro di Tarajal, come data simbolica per organizzare<br>ogni anno delle CommemorAzioni decentrate in tutti i paesi del mondo, per unificare tutte le lotte che molte<br>organizzazioni conducono ogni giorno con l’obiettivo di denunciare la violenza del massacro di Tarajal, dei<br>regimi delle frontiere del mondo e per chiedere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e<br>per le loro famiglie.<br>Nel febbraio 2020, attivisti e famiglie si sono riuniti a Oujda, in Marocco, per organizzare la prima Grande<br>CommemorAzione e il 6 settembre 2022 a Zarzis, in Tunisia, per realizzare la seconda, al fine di continuare<br>il processo di costruzione della rete internazionale di parenti dei migranti morti, dispersi o vittime di sparizioni<br>forzate e di continuare la lotta per il diritto alla libertà di circolazione per tutti. Le Grandi CommemorAzioni si<br>svolgono ogni due anni, il 6 settembre, giorno in cui si ricorda il naufragio del 2012 avvenuto a pochi<br>chilometri da Lampedusa in cui scomparvero in mare oltre 50 persone.</p>
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		<title>Sopralluogo in Albania: le peculiari dinamiche migratorie di un paese chiave nella rotta balcanica</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2021 08:19:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da asgi.it) Articolo di presentazione del sopralluogo giuridico in Albania condotto da soci ASGI coinvolti nel progetto Medea insieme a operatori ed avvocati appartenenti alla rete Network dei Porti Adriatici. Si tratta di una&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://medea.asgi.it/wp-content/uploads/2021/09/IMG-20210831-WA0044-01-1-1024x540.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-34038"/></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Articolo di presentazione del sopralluogo giuridico in Albania condotto da soci ASGI coinvolti nel progetto Medea insieme a operatori ed avvocati appartenenti alla rete Network dei Porti Adriatici. Si tratta di una prima analisi descrittiva di quanto emerso in attesa della produzione di un report contenente il resoconto dettagliato dell’esperienza e specifici approfondimenti.</p></blockquote>



<p>Dal 19 al 27 giugno 2021 un gruppo di operatori legali e avvocati hanno effettuato un sopralluogo in Albania. Oltre a soci ASGI erano presenti componenti dell’associazione&nbsp;<a href="https://lungolarottabalcanica.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lungo la Rotta Balcanica</a>&nbsp;e &nbsp;dell’associazione&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/SOSDiritti.Venezia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">S.O.S. Diritti di Venezia</a>&nbsp;che, insieme ad ASGI, fanno parte del&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/network-porti-adriatici-respingimenti-e-riammissioni/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Network Porti Adriatici</a>. L’idea di effettuare un sopralluogo in Albania è nata, infatti, da un confronto iniziato all’interno del Progetto Medea di ASGI e proseguito con le altre realtà facenti parte del Network, oltre che con attivisti di altre organizzazioni. I monitoraggi svolti nelle aree di confine e nei Paesi attraversati da flussi migratori costituiscono importanti occasioni di comprensione della realtà.</p>



<p>Se la Bosnia ed Erzegovina è una delle tappe della c.d. Rotta Balcanica che ha avuto, almeno nel corso degli ultimi anni, un importante rilievo mediatico anche&nbsp; a causa delle condizioni di degrado che i migranti si trovano ad affrontare, l’Albania è stata in questo senso molto meno attenzionata. Sebbene il contesto albanese sia molto differente da quello bosniaco o serbo, l’osservazione di quanto accade in Albania assume, per varie ragioni, una notevole importanza. Come dimostra lo stesso l’interesse di EASO che è prossima all’apertura di un ufficio nel Paese, l’Albania, è infatti diventata negli ultimi anni uno dei paesi di transito per i migranti provenienti dalla Grecia e diretti nei Paesi dell’area balcanica prima e nell’Europa Occidentale dopo, nonchè un paese da cui un numero significativo di migranti cerca di raggiunge le coste italiane sia attraverso i traghetti di linea sia con piccole imbarcazioni, rivestendo dunque un ruolo di crescente interesse nelle dinamiche migratorie nei Balcani Occidentali. Non solo. L’Albania è stato il primo paese terzo a dare ufficialmente&nbsp; il via, dopo un accordo siglato nell’ottobre 2018 con l’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera, ad un’operazione congiunta che prevede la presenza di personale dell’Agenzia con poteri esecutivi sul proprio territorio. Al tempo stesso l’Albania, nonostante i rilevanti cambiamenti intervenuti negli ultimi anni e il processo di avvicinamento all’UE, resta una terra di emigrazione, ancora legata a doppio filo a dinamiche migratorie che interessano molti Paesi dell’Unione Europea. In particolare, gli aspetti che si è ritenuto approfondire durante il sopralluogo hanno riguardato:</p>



<ol><li>La costante ascesa dei numeri legati ai flussi migratori&nbsp; in transito nel paese (che&nbsp; risultano comunque inferiori rispetto ad altri paesi quali la Macedonia del Nord, Serbia e Bosnia);&nbsp;</li><li>La presenza e il consolidamento&nbsp; delle operazioni di Frontex nelle aree di frontiera con la Grecia e il Montenegro;</li><li>La conoscenza che la società civile ha del ruolo del paese nelle dinamiche migratorie in ingresso, transito ed uscita;</li><li>La normativa vigente, il sistema di accoglienza e la conoscenza degli enti e delle ong attive ed operanti nel Paese a tutela dei diritti dei migranti e richiedenti protezione internazionale.</li></ol>



<p>Il sopralluogo ha consentito al gruppo di lavoro di esplorare buona parte del paese, soffermandosi in particolare sui luoghi più sensibili in riferimento agli ingressi e alle partenze delle persone in movimento. Oltre, alla capitale Tirana, dove sono stati svolti incontri istituzionali (UNHCR, Caritas Albania, l’Ufficio dell’Avvocato del Popolo e RMSA&nbsp; –Refugee and Migrant Service in Albania), la missione si è concentrata sulle aree di confine con la Grecia (Gjirokaster e Korca) e il Montenegro (Scutari) – dove sono attive le squadre di Frontex – e sui porti di Durazzo e Valona.</p>



<p>Se la visita della capitale è stata interessante, oltre che per gli incontri istituzionali, anche per la visita del centro di accoglienza dei richiedenti asilo nel quartiere di Babbru, il sopralluogo ai porti di Durazzo e Valona ci ha permesso di entrare in contatto con alcuni cittadini stranieri in transito. In generale, le interviste condotte sono state preziose per avere un riscontro diretto non solo delle difficoltà che le persone in movimento incontrano nel tentare di raggiungere le coste italiane, ma anche per cominciare a comprendere le dinamiche di attraversamento in ingresso delle frontiere. Estremamente interessante&nbsp; si è rivelato&nbsp; l’incontro avuto con un funzionario della polizia di frontiera di Durazzo che ha illustrato in concreto l’operatività della polizia di frontiera, confermando il respingimento di cittadini stranieri ai porti adriatici italiani e offrendo importante informazioni riguardo all’attuazione degli accordi di riammissione e di polizia. I cittadini stranieri fermati in posizione irregolare in prossimità di zone di frontiera che, soggetti alle procedure di identificazione risultano essere stati già fotosegnalati al confine greco-albanese, vengono infatti ricondotti dalla polizia a tale punto di confine ed invitati a rientrare in territorio greco.</p>



<p>La tappa a Korca e al relativo valico di frontiera di Kapstiche ha permesso di osservare il centro di transito edificato da OIM nel 2017, una struttura composta da una serie di container e caratterizzata da una massiccia presenza sia di forze di polizia e sicurezza albanesi sia di autovetture di Frontex. L’area di Korca e i piccoli paesi situati in prossimità della frontiera greca, tra cui la piccola località di&nbsp; Trestenik che abbiamo raggiunto proprio per avvicinarci il più possibile alla linea di confine, sono da sempre caratterizzati da flussi afferenti a quella che viene definita da&nbsp;<a href="https://frontex.europa.eu/we-know/migratory-map/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Frontex la&nbsp; rotta circolare dall’Albania alla Grecia</a>.</p>



<p>La città di Gjirokaster, seconda tappa del nostro viaggio, ed in particolare il valico di Kakavia (distante circa 30 km dalla città) costituisce la principale via di accesso all’Albania dalla Grecia e ospita un ufficio dell’agenzia Frontex. A differenza di quanto riscontrato a Kapshtice, dove il centro di transito è collocato nelle immediate vicinanze della frontiera,&nbsp; qui il centro di identificazione e accoglienza è collocato nella località di Gerhot piuttosto distante dalla frontiera e posto alla periferia opposta del centro abitato. Il centro, molto simile a quello presente al valico di Kapstiche e costituito da una serie di container in un’area delimitata da una rete molto alta e filo spinato, è ubicato all’interno di una discarica di auto in rottamazione.&nbsp;</p>



<p>Le tappe a Korce e Gjirokaster, si sono rivelate molto interessanti anche per gli incontri tenuti con i presidi di Caritas Albania, operativi nelle due aree.&nbsp;</p>



<p>La città di Valona è stata interessata da una brevissima visita; l’accesso all’area portuale, possibile con qualche accorgimento a Durazzo, è praticamente impossibile a Valona in ragione di rigidi controlli all’ingresso e aree delimitate da alte barriere. Dai primi riscontri avuti i flussi in partenza da Valona e dall’area più a sud, sono caratterizzati da un maggiore controllo da parte della criminalità organizzata che rende difficile reperire informazioni dalla popolazione locale.</p>



<p>Sulla base delle informazioni raccolte, si è infine deciso di proseguire il sopralluogo con una visita del confine settentrionale raggiungendo la città di Scutari situata nel nord dell’Albania al confine con il Montenegro. A differenza che negli altri luoghi visitati, nel caso di Scutari, le persone respinte o intercettate nei pressi delle frontiere di Hani Hotit e Muriqan (al confine con il Montenegro) e Kukes (al confine col Kosovo) vengono temporaneamente collocate in una struttura, nata per accogliere i profughi della guerra in Kosovo, attualmente e parzialmente convertita in a centro di accoglienza e di identificazione gestito da Caritas Albania. Oltre alla città di Scutari e al centro di accoglienza, è stato possibile recarsi a Lezhe, luogo di transito per raggiungere i confini settentrionali, e nelle zone di confine Muriqan e Hani Hotit, interessate da flussi migratori in uscita, da conseguenti respingimenti da parte delle guardie di confine montenegrine e di agenti di Frontex e da un controllo del territorio da parte delle forze di polizia albanesi alle quali la nostra presenza non è sfuggita.</p>



<p>Il sopralluogo ha consentito anche la raccolta di numerose e significative informazioni attraverso una serie di incontri formali ed informali con diversi attori coinvolti a diverso titolo nel sistema di gestione delle frontiere e della migrazione in Albania. Gli incontri con le associazioni e rappresentanti&nbsp; della società civile (Caritas Italiana, Caritas Albania Fondazione Emmanuel, medici e altri) sono stati estremamente funzionali per comprendere sia le dinamiche che&nbsp; le modalità e i ruoli&nbsp; con le quali le operazioni di pre-screening alle frontiere vengono effettuate&nbsp; e per trovare conferma a numerose criticità legate alla tutela di diritti fondamentali delle persone in transito. Abbiamo potuto inoltre constatare un atteggiamento di grande soggezione nei confronti delle organizzazioni e dei soggetti istituzionali che sono ai vertici apicali del sistema amministrativo. Questo è soprattutto emerso durante i colloqui con i diversi uffici territoriali di Caritas Albania che operano presso i valichi di frontiera, i quali hanno fornito spesso informazioni parziali e contraddittorie, evitando di evidenziare criticità relative all’operato di altri attori coinvolti.&nbsp;</p>



<p>Lungi dall’essere una esperienza conclusa, il sopralluogo ci ha consentito di acquisire primi elementi di conoscenza essenziali per comprendere alcune dinamiche, l’evoluzione delle rotte, il ruolo di Frontex nell’area e soprattutto ha suscitato l’interesse a sviluppare successivi approfondimenti sia di carattere giuridico che, più in generale, di analisi del fenomeno migratorio importanti per future azioni del progetto.</p>
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		<title>Open Arms e Emergency: nel Mediterraneo centrale la situazione è insostenibile</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/11/16/open-arms-e-emergency-nel-mediterraneo-centrale-la-situazione-e-insostenibile/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 08:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>NEL MEDITERRANEO CENTRALE LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE: MOLTISSIME LE SEGNALAZIONI DI IMBARCAZIONI IN DIFFICOLTÀ ARRIVATE ALLA NOSTRA NAVE IN QUESTI GIORNI È SEMPRE PIÙ URGENTE UN MECCANISMO DI RICERCA E SOCCORSO EUROPEO CHE ABBIA&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>NEL MEDITERRANEO CENTRALE LA SITUAZIONE È INSOSTENIBILE:</strong></p>



<p><strong>MOLTISSIME LE SEGNALAZIONI DI IMBARCAZIONI IN DIFFICOLTÀ</strong></p>



<p><strong>ARRIVATE ALLA NOSTRA NAVE IN QUESTI GIORNI</strong></p>



<p><strong>È SEMPRE PIÙ URGENTE UN MECCANISMO DI RICERCA E SOCCORSO EUROPEO CHE</strong> <strong>ABBIA COME PRIORITÀ LA DIFESA DELLA VITA E DEI DIRITTI.</strong></p>



<p>Dopo essere partiti dal porto di Barcellona il 4 di novembre con la nostra imbarcazione, la&nbsp;<strong>Open Arms,</strong>&nbsp;diretti nel Mediterraneo centrale per la nostra settantottesima missione di ricerca e soccorso insieme ad&nbsp;<strong>EMERGENCY,</strong>&nbsp;ci siamo trovati a dover operare in un contesto difficile e drammatico. Moltissime le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà che avevano necessità di essere soccorse,&nbsp;<strong>ma nessun assetto né umanitario né governativo in zona oltre al nostro.</strong></p>



<p>Abbiamo dunque portato a termine,&nbsp;<strong>tra il 10 e l’11 di novembre</strong>,&nbsp;<strong>3 operazioni di soccorso</strong>.&nbsp;<strong>Nella prima,</strong>&nbsp;a Nord di Zuwara, l’imbarcazione era in pessime condizioni e imbarcava acqua, e abbiamo tratto&nbsp;<strong>88 persone in salvo</strong>.&nbsp;<strong>La seconda</strong>&nbsp;è avvenuta a Nord di Sabratha: siamo stati allertati da&nbsp;<strong>un velivolo dell’agenzia europea Frontex</strong>, cosa insolita, che non avveniva dal 2016. Il gommone aveva collassato e tutte le persone a bordo sono cadute in acqua. Abbiamo&nbsp;<strong>recuperato 113 naufraghi, tra cui 7 donne e 4 bambini, e cinque corpi senza vita</strong>. Purtroppo nelle ore successive al salvataggio,&nbsp;<strong>un bimbo di 6 mesi</strong>, già in condizioni precarie,&nbsp;<strong>ha perso la vita</strong>. Infine,&nbsp;<strong>durante la terza operazione</strong>, avvenuta nel tardo pomeriggio dell’11 novembre, abbiamo recuperato&nbsp;<strong>64 persone</strong>.</p>



<p>Durante la notte dell’11 novembre abbiamo inoltre richiesto e ottenuto evacuazione medica&nbsp;<strong>per 5 persone in condizioni di salute gravi e per il corpo esanime del bimbo</strong>.</p>



<p>In questo momento, sul ponte della nostra nave sono ospitate&nbsp;<strong>259 persone, 12 donne e 247 uomini, tra cui 80 minori (76 non accompagnati), e 5 corpi senza vita, 3 di uomini e 2 di donne</strong>.</p>



<p><strong>I naufraghi</strong>, che vengono principalmente da Eritrea, Togo, Sudan, Guinea, Burkina Faso, Somalia, Burundi, Ghana, Etiopia, Costa d’Avorio,&nbsp;<strong>sono in condizioni di salute fisiche e psicologiche precarie</strong>&nbsp;e devono poter sbarcare in un porto sicuro quanto prima.</p>



<p>In questo momento la nostra nave, la&nbsp;<strong>Open Arms,</strong>&nbsp;si trova davanti alle coste di Lampedusa, in attesa di ricevere indicazioni su come e dove garantire ai nostri ospiti le cure di cui necessitano.</p>
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		<title>Dai pregiudizi all&#8217;odio online. Storia dello &#8220;scandalo&#8221; ONG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2018 09:07:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un saggio importante e dettagliato di Simone Bernardi della Rosa. Dal RIFestival di bologna, quest&#8217;anno dedicato al tema delle migrazioni. &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10840" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/untitled-1182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p>Un saggio importante e dettagliato di Simone Bernardi della Rosa.</p>
<p>Dal RIFestival di bologna, quest&#8217;anno dedicato al tema delle migrazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10841" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_104218-e1528879990815-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10846" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_105506-e1528880452208-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a></p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10851" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/20180613_112744-e1528882254162-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Themis” di Frontex &#8211; Agenzia europea della Guardia di frontiera e costiera, e questioni riguardanti i diritti fondamentali.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/04/05/themis-di-frontex-agenzia-europea-della-guardia-di-frontiera-e-costiera-e-questioni-riguardanti-i-diritti-fondamentali/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 07:49:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Dal prossimo primo febbraio Frontex lancia una nuova operazione per il soccorso di migranti &#8220;per assistere l&#8217;Italia nelle attività di controllo dei confini&#8221;. Themis, che ha un focus rafforzato sulle forze dell&#8217;ordine, sostituisce&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/C_2_articolo_3120764_upiImagepp-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10486" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/C_2_articolo_3120764_upiImagepp-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="597" height="336" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/C_2_articolo_3120764_upiImagepp-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 597w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/C_2_articolo_3120764_upiImagepp-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal prossimo primo febbraio Frontex lancia una nuova operazione per il soccorso di migranti &#8220;per assistere l&#8217;Italia nelle attività di controllo dei confini&#8221;. Themis, che ha un focus rafforzato sulle forze dell&#8217;ordine, sostituisce l&#8217;operazione Triton lanciata nel 2014. L&#8217;area in cui è operativa, si legge in una nota, interessa il mar Mediterraneo centrale, &#8220;dalle acque che coprono i flussi da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia e Albania&#8221;.</p>
<p>I migranti dovranno essere portati nel porto più vicino al punto di soccorso. L&#8217;auspicio dell&#8217;Italia è infatti che la nuova missione possa dare finalmente applicazione alla legge del mare stabilita dalla convenzione di Amburgo. Due, inoltre, saranno le nuove aree di pattugliamento individuate nel Mediterraneo: una ad est, da Turchia, Grecia e Albania; una ad ovest da Tunisia e Algeria. E la linea di pattugliamento sarà posta al limite delle 24 miglia dalle coste italiane.</p>
<p>Il Viminale esprime soddisfazione e parlino di Themis come di &#8220;un esempio particolarmente significativo di effettiva solidarietà e cooperazione&#8221; tra Stati membri e agenzie europee. Sottolineando che la missione contribuirà &#8220;in maniera concreta&#8221; a fronteggiare l&#8217;immigrazione clandestina ma, soprattutto, a contrastare le attività criminali e i tentativi dei terroristi di raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10485" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="450" height="299" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/47674412-eu-flags-waving-in-front-of-european-parliament-building-brussels-belgium-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>L’eurodeputata Barbara Spinelli (GUE/NGL) è intervenuta nel corso della riunione <em>della Commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo dedicata alla presentazione dell&#8217;operazione congiunta </em></p>
<p><em>Presenti in aula Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex, e Inmaculada Arnaez Fernandez, responsabile dei diritti fondamentali di Frontex.</em></p>
<p><em>Di seguito l’intervento:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Ringrazio il dottor Leggeri e in particolare la dottoressa Fernandez per il lavoro che svolge. Alla dottoressa Fernandez vorrei chiedere se ha l’impressione di avere risorse e staff adeguati al grande lavoro che sta facendo.</p>
<p>Ho poi alcune domande per il dottor Leggeri, sulla Libia e sull’operazione Themis che fa seguito all’operazione Triton.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da quanto mi risulta, la zona SAR libica non esiste. Si tratta di un’affermazione confermata in maniera ufficiale dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO). I requisiti richiesti per il <em>search and rescue</em> non sono stati soddisfatti e la Libia si è dunque ritirata dalla zona SAR. Questo pone un problema di non poco conto, perché la zona SAR era stata istituita principalmente per depotenziare l’attività delle Ong, e affidare ai libici un controllo che non erano in grado di esercitare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La seconda domanda, già avanzata dalla collega Roberta Metsola, riguarda le regole relative agli sbarchi: si tratta di sbarchi in luoghi sicuri, in <em>places of safety</em>, secondo la Convenzione SAR, oppure di sbarchi in “luoghi più vicini”? Fa una grande differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine vorrei una spiegazione sugli elementi di discontinuità dell’operazione Themis rispetto all’operazione Triton. In Triton, l’area operativa era di 35 miglia, poi fu eccezionalmente estesa nel 2015. Adesso, con Themis, siamo alle 24 miglia. Quello che mi domando, e le domando, è: quando mai arriverà un gommone – perché ormai non esistono più le barche – fino alle 24 miglia dove inizia l’area di responsabilità italiana, visto che questi gommoni affondano ben prima?»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Domanda supplementare</em></p>
<p>«Mi rivolgo ancora una volta al direttore Leggeri. Forse non ho ben colto tutte le sue risposte. Vorrei sapere se conferma che la zona SAR libica non esiste, visto che nella sua presentazione iniziale ha dato invece per scontata la sua esistenza».</p>
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		<title>Criminalizzazione delle ONG: Scapesgoats for failed EU politics?! Search and Rescue NGOs in the Mediterranean</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 09:47:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco per voi la seconda parte della conferenza sulla criminalizzazione delle ONG che si è tenuta presso il Parlamento UE lo scorso 27 febbraio. Titolo del secondo panel: Legal aspects and political implications “The&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10350" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-1-300x132.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
<p>Ecco per voi la seconda parte della conferenza sulla criminalizzazione delle ONG che si è tenuta presso il Parlamento UE lo scorso 27 febbraio.</p>
<p><span style="color: #ff3300;"><u>Titolo del secondo panel: Legal aspects and political implications </u></span></p>
<p>“<b>The EU humanitarian border and securitisation of human rights: the SAROBMED Iniziative as Remedy against violations occuring at sea” Violeta Moreno-Lax, Queen mary University of London</b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10351" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112400-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112414.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10352" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112414.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112414.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112414-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112414-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112414-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10353" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_112521-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a 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<p>“<b>The criminalisation of SAR NGOs and ITALY&#8217;s refoulement” Charles HELLER e Lorenzo PEZZANI, Forensic Oceanography</b></p>
<p>Rispetto alla metà del &#8216;900 oggi stiamo assistendo ad un ritorno della negazione della libertà di movimento. La mancanza di un interventoi da parte dell&#8217;UE (anche con Mare Nostrum) nei confronti di coloro che dicono di monitorare le coste per proteggere i propri Paesi dai trafficanti di petrolio ha fatto aumentare esponenzialmente le morti in mare.</p>
<p>Cè, inoltre, una narrativa tossica riguardo all&#8217;operato delle ONG e la analisi di Heller e Pezzani ha considerato addirittura la direzione delle onde per dimostrare che gli attivisti della ONG SAR si stava dirigendo verso la costa libica per recuperare e salvare migranti e non per riportarli indietro.</p>
<p>Chi vuole riportarli indietro, invece (come ITALY) lo fa in maniera mascherata, senza nemmeno toccarne i corpi e usando in maniera impropria le intercettazioni della posizione dei barconi in mare. E&#8217; necessaria una gestione seria ed efficace delle informazioni e delle intercettazioni e l&#8217;Italia vedi il caso di Italy) deve ricordarsi di essere un Paese civile in un continente civile.</p>
<p>Barbara Spinelli, a questo proposito, aggiunge che la politica di Minniti è molto popolare in questo momento in italia. Il goal non è solo salvare vite, ma salvare la democrazia italiana.</p>
<p>“<b>International legal requirements concerning search and rescue perations off the Libyan Coast”, Alexander Proelss, Trier University </b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-11" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10360" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/IMG_20180227_121449-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a 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		<title>Caso ProActiva Open Arms, quanto valgono i diritti umani davanti ai tribunali?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2018 13:21:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da www.vita.it) L'imbarcazione della ong spagnola è sfuggita all'inseguimento diuna motovedetta libica, rifiutandosi di consegnare le persone recuperate da un gommone. Per questo una volta approdata a Pozzallo è stata sequestrata e l'equipaggio accusato&#46;&#46;&#46;</p>
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<pre>(da www.vita.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</pre>
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<div class="typography">
<pre>L'imbarcazione della ong spagnola è sfuggita all'inseguimento diuna motovedetta libica, rifiutandosi di consegnare le persone recuperate da un gommone. Per questo una volta approdata a Pozzallo è stata sequestrata e l'equipaggio accusato di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina dalla procura di Catania. Ma la vicenda ha molti punti oscuri. Il punto dell'avvocato ed esperto Fulvio Vassallo Paleologo</pre>
<div>
<div class="lf">
<div class="lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block">
<div class="lf-inner">
<p><em>La Procura di Catania ha disposto il sequestro della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms, da sabato ormeggiata nel porto di Pozzallo (Ragusa) dove è avvenuto lo sbarco di 218 migranti.</em></p>
<p>Il porto di Pozzallo è l&#8217;approdo sicuro assegnato alla nave dopo <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/16/news/caso_diplomatico_nel_mediterraneo_ong_spagnola_denuncia_non_ci_danno_un_porto_sicuro_in_cui_sbarcare_i_migranti_-191428023/?utm_source=rss&utm_medium=rss">il caso esploso due giorni fa nel Mediterraneo</a>, quando la ProActiva Open Arms è sfuggita a un inseguimento di una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se i membri della ong a bordo non avessero consegnato le donne e i bambini raccolti da un gommone. <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/migranti_pozzallo_ong_spagnola_proactiva_open_arms-191511970/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il caso si è sbloccato</a> dopo una richiesta formale del governo spagnolo a quello italiano. Associazione per delinquere finalizzata all&#8217;immigrazione clandestina è il reato ipotizzato dalla Procura di Catania. Secondo l&#8217;accusa ci sarebbe una volontà di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici. Indagati dal procuratore Carmelo Zuccaro (lo stesso del caso ong di qualche mese fa) il comandante e il coordinatore a bordo della nave, identificati, e il responsabile della ong, in corso di identificazione. Il fermo è stato eseguito su indagini della polizia della squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma. Il provvedimento di sequestro, però, è ancora in fase di notifica.</p>
<p><em>Questa la cronaca. <strong>Abbiamo però chiesto di approfondire la questione a <a href="https://www.a-dif.org/author/fulvio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Fulvio Vassallo Paleologo</a></strong>, avvocato, già docente di Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero all’Università di Palermo, componente del Collegio del Dottorato in &#8220;Diritti umani: evoluzione, tutela, limiti&#8221;, presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell&#8217;Università di Palermo. È anche componente della Clinica legale per i diritti umani (CLEDU) dell&#8217;Università di Palermo, membro della rete europea di assistenza, ricerca ed informazione Migreurop, membro di Associaizone Adif e componente della Campagna LasciateCientrare.</em></p>
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<p><strong>Continua la serie di tentativi di intercettazione sotto minaccia delle armi da parte della sedicente <a href="https://edition.cnn.com/videos/world/2018/02/19/cfp-libya-migrants-rescue.cnn?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Guardia costiera “libica”</a> ai danni di gommoni carichi di migranti soccorsi dalle poche navi delle ONG ancora presenti nelle acque del Mediterraneo centrale. </strong>Tentativi che <a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/13/sea-watch-ecco-il-video-integrale-dellincidente-del-6-novembre-2017/145081/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>in precedenti occasioni, come il 6 novembre 2017</strong></a>, erano sfociati in “incidenti” che erano costati la vita di un numero imprecisato di persone.<a href="http://www.vita.it/it/article/2017/12/14/la-libia-fa-marcia-indietro-e-abbandona-i-soccorsi-nel-mediterraneo/145448/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> Eppure soltanto a dicembre scorso le autorità libiche dichiaravano di non potere effettuare interventi di ricerca e salvataggio nel vasto spazio compreso in quella che sulla carta si definisce come “zona SAR libica”.</strong></a></p>
<p>Vediamo adesso in quali condizione arrivano i migranti in fuga dalla Libia, e possiamo intuire a quale condizione terribile sono condannate le <a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/download/61781?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>persone bloccate in mare e riportate nei centri di detenzione in Libia</strong></a>. Come <a href="http://www.corriere.it/cronache/18_marzo_15/migrante-morto-fame-sicilia-storia-916c289c-2871-11e8-86ee-403ce21a628a.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Sagen morto per la fame e gli stenti subiti in Libia</strong></a>, a 22 anni, proprio dopo essere stato sbarcato a Pozzallo, dagli stessi operatori che adesso sono finiti sotto inchiesta. Adesso però, a ritornare sotto accusa, sono gli operatori internazionali delle navi umanitarie, in questo ultimo caso quelli della <a href="https://www.ara.cat/internacional/Dos-dies-alta-mar_0_1979802244.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twitter&amp;utm_campaign=ara&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>ONG spagnola Open Arms</strong> </a>che, <a href="http://www.lastampa.it/2018/03/17/italia/cronache/ore-per-accedere-a-un-porto-giornata-di-passione-per-long-BGXl1DMcfLXhz6Gk5Rca9O/premium.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>malgrado l’ingiunzione di uomini in armi</strong> </a>saliti a bordo del loro mezzo di soccorso, <a href="http://www.radiopopolare.it/2018/03/migranti-pro-activa-open-arms-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>non hanno consegnato ai libici donne e bambini che rischiavano di essere rigettati nei centri di detenzione</strong> </a>che le autorità libiche, variamente collegate alle milizie, riservano a quelli che per loro sono soltanto “migranti illegali”.</p>
<p><strong>La guerra alle ong </strong><br />
Dopo i reiterati<a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/salvataggio-umanitario-no-bluff-ecco-prove-1506159.html?mobile_detect=false&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> inviti a “colpire” lanciati dalla stampa che da tempo attacca le ONG “colpevoli di solidarietà”,</strong></a> è arrivato un <a href="https://www.a-dif.org/2018/03/17/minniti-con-la-guardia-costiera-libica-affonda-il-diritto-internazionale/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>comunicato della Guardia costiera italiana che, per la prima volta, attacca esplicitamente una nave umanitaria,</strong> </a>precisando che la responsabilità per le attività di ricerca e salvataggio (SAR) in acque internazionali erano state trasferite alla Guardia costiera libica. Secondo questo comunicato, dunque, <a href="https://www.ara.cat/dossier/Italia-bloqueja-lOpen-Arms_0_1980402104.html?utm_medium=social&amp;utm_source=twitter&amp;utm_campaign=ara&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>la nave di Open Arms avrebbe dovuto obbedire agli ordini ricevuti dalla autorità SAR competente ( libica) e riconsegnare i naufraghi</strong> </a>alle motovedette partite dalla Libia, evidentemente indirizzate sul luogo dell’incidente proprio dalle unità operative coordinate di avvistamento in attività da febbraio di quest’anno, con l’operazione Themis di Frontex e con il <a href="http://www.famigliacristiana.it/articolo/migranti-gli-occhi-della-libia-sui-radar-europei-nel-mediterraneo.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>sistema satellitare Sea Horse, al quale partecipa anche personale proveniente da Tripoli.</strong></a></p>
<p>In passato, in diverse occasioni, il <strong><a href="https://www.a-dif.org/2017/12/02/soccorsi-bloccati-e-una-strage-sfiorata-dal-diario-di-bordo-di-proactiva-open-arms/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Comando centrale della Guardia costiera italiana (IMRCC) aveva imposto alle navi umanitarie lo</a> </strong><em><strong>“stand by”</strong></em><strong>, <a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2017/12/italy-strikes?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">in attesa che arrivassero le unità della Guardia costiera libica, ad intercettare i gommoni carichi di migranti</a></strong> ed a riportare le persone “soccorse” nei centri lager dai quali erano fuggiti. Mai però si era registrata una dichiarazione unilaterale tanto esplicita da parte dell’IMRCC, con l’attribuzione alla Guardia costiera libica di una vera e propria responsabilità di coordinamento di una attività Sar in acque internazionali a tale distanza dalla costa della Libia.</p>
<p><em>«Nella giornata di ieri, la Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma ha ricevuto 2 segnalazioni relative a 2 unità in difficoltà con a bordo migranti nel Mediterraneo centrale», fa sapere la Guardua Costiera Italiana con una nota stampa il 16 marzo, «La Centrale Operativa informava tutte le MRCC prossime all’area in questione, avvisando nel contempo le unità navali in transito nella zona di interesse.In entrambi i casi il coordinamento veniva assunto dalla Guardia Costiera libica. Per entrambi gli eventi rispondeva l’ONG Open Arms, a conoscenza dell’assunzione del coordinamento da parte della Libia. La Open Arms traeva in salvo in totale 218 migranti». </em></p>
<p><strong>Le regole di ingaggio SAR</strong><br />
È, bene ricordare in proposito che, in base alle Convenzioni internazionali, come riconosciuto in passato dalla stessa Guardia costiera italiana, la individuazione del luogo di sbarco spetta all’autorità SAR indicata come responsabile delle attività di ricerca e soccorso.</p>
<p>L’Art. 98.2 della Convenzione UNCLOS prevede l’obbligo, per gli Stati Parte, di istituire e mantenere un adeguato ed effettivo servizio di ricerca e soccorso, relativo alla sicurezza in mare e, ove necessario, di sviluppare, in tale ambito, una cooperazione attraverso accordi regionali con gli Stati limitrofi, ponendo le basi per l’esecuzione di accordi multilaterali (quali, ad es., i Protocolli di Palermo del 2000) e bilaterali (quali, ad es., l’accordo tra Italia e Libia del 2007 ed il successivo Trattato di amicizia del 2008).</p>
<p>La Convenzione SAR del 1979 impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare ed il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro <em>(place of safety</em>): a tal fine gli Stati membri dell’IMO (<em>International Maritime Organization</em>), nel 2004, hanno adottato emendamenti alle Convenzioni SOLAS e SAR, in base ai quali gli Stati parte devono coordinarsi e cooperare per far sì che i comandanti delle navi siano sollevati dagli obblighi di assistenza delle persone tratte in salvo, con una minima ulteriore deviazione, rispetto alla rotta prevista. Malta non ha accettato questi emendamenti. Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare <a href="http://www.refworld.org/docid/432acb464.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>(Ris. MSC.167-78 del 2004</strong></a>) dispongono che il governo responsabile per la regione S.A.R. in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito.</p>
<p><strong>Tripoli come coordinamento SAR </strong><br />
Dunque in questa ultima occasione era evidente che l’indicazione da parte del Comando Centrale di Roma (IMRCC) della Guardia costiera italiana, che designava come autorità SAR competente la Guardia costiera libica, equivaleva a consentire che il luogo di sbarco dei migranti soccorsi in acque internazionali, a 73 miglia dalla costa, fosse un porto libico. Dopo alcuni episodi SAR coordinati dalla <a href="https://www.avvenire.it/amp/attualita/pagine/migranti-nuovo-giallo-sui-soccorsi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Guardia costiera italiana che aveva bloccato in</strong><em><strong> stand by </strong></em><strong> le navi umanitarie più vicine ai naufraghi da soccorrere ed atteso l’a</strong></a><strong>rrivo delle motovedette libiche,</strong> il salto di “qualità” di questi ultimi giorni è costituito dalla individuazione delle autorità libiche, la Guardia costiera di Tripoli, e non la singola unità reperibile vicino al luogo dei soccorsi, come autorità di coordinamento degli interventi di ricerca e soccorso, dunque in grado di decidere unilateralmente <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/62406.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>il luogo di sbarco (in Libia)</strong></a> delle persone intercettate in acque internazionali. Sembra del resto provato che le motovedette libiche svolgano una costante attività di sorveglianza proprio in prossimità delle navi delle ONG impegnate nelle attività di ricerca e soccorso.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10338" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/th-211-300x132.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
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<p><a href="https://data2.unhcr.org/en/documents/details/61005?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>La presenza dell’UNHCR in alcuni dei porti di sbarco in Libia </strong></a>consente di assistere una minima parte dei migranti più vulnerabili, ma non incide sul destino riservato alla maggior parte di loro. Di fatto <a href="https://www.rt.com/uk/421489-libyan-coastguard-threats-eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>si verifica l’abbandono dei migranti e dei loro soccorritori alla esclusiva potestà d’imperio delle autorità libiche in armi,</strong></a> miliziani imbarcati a bordo delle <strong><a href="https://www.libyaherald.com/2018/01/13/serraj-visits-libyan-naval-ship-fixed-by-italians/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">motovedette donate da Minniti</a>,</strong> ma anche personale più specializzato che ha seguito i corsi di formazione a bordo delle unità militari italiane, della Guardia di finanza e dell’operazione europea Eunavfor Med. I risultati comunque non cambiano a seconda della qualità degli equipaggi libici, come si desume dalle modalità violente degli interventi e dall’elevato numero di vittime registrato negli ultimi mesi. Malgrado il calo delle partenze, la percentuale delle vittime è in costante aumento e per quanto riguarda le autorità italiane, occorre ricordare che <a href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/11/13/news/strage-dei-bambini-le-motivazioni-del-giudice-quegli-ufficiali-hanno-ritardato-i-soccorsi-1.314253?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>qualunque ritardo nei soccorsi può essere imputabile sul piano penale a quelle autorità ed a quelle persone che lo hanno prodotto sotto giurisdizione italiana.</strong></a></p>
<p><strong>Il caso Pro Arms</strong><br />
La posizione assunta dalla Guardia costiera italiana con il suo ultimo comunicato ha aperto anche un <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/17/news/migranti_pozzallo_ong_spagnola_proactiva_open_arms-191511970/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>grave conflitto internazionale,</strong></a> adombrando che la responsabilità di individuare un luogo di sbarco, prima che alla Libia, potesse toccare a <a href="https://www.maltatoday.com.mt/news/national/79720/malta_in_the_dark_over_libya_imo_communication?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Malta</strong></a>, o alla Spagna, ed ha esposto gli operatori umanitari della nave spagnola di Pro Arms ad una <a href="http://www.lastampa.it/2018/03/17/italia/cronache/migranti-sbarco-a-pozzallo-equipaggio-della-open-arms-trattenuto-e-sentito-dalla-polizia-tkvzxKPuFWgHu0VKr7J5JN/pagina.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>attività di indagine da parte della polizia di Pozzallo, trattenuti per ore sotto interrogatorio all’interno del locale Hotspot subito dopo il loro attracco</strong></a>, dagli esiti purtroppo facilmente prevedibili. Basti pensare al <a href="https://jugendrettet.org/f/files/Press%20Kit_long_ITAL.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>sequestro della nave Juventa lo scorso anno, ancora bloccata nel porto di Trapani,</strong></a> con le incriminazioni che sono seguite a mesi di distanza,ed al<a href="https://www.cartadiroma.org/osservatorio/factchecking/11-cose-da-sapere-sulle-operazioni-sar-nel-mediterraneo/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> rilancio del ventaglio di insinuazioni contro gli operatori umanitari, accusati di essere “taxi del mare” se non di collusione con i trafficanti.</strong></a> Ancora in queste ore la nave di Open Arms è trattenuta dalla polizia, ferma nel porto di Pozzallo, quando sembrava che le fosse consentito ripartire per Malta. Si prospettano iniziative giudiziarie nei confronti del comandante e del capo missione. Iniziative che alla fine si sono concretizzate in <a href="http://meridionews.it/articolo/63973/migranti-inchiesta-su-ong-proactiva-open-arms-dopo-il-rifiuto-di-consegnare-passeggeri-al-libici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>accuse pesantissime che la Procura di Catania dovrà provare in giudizio. Per la Procura di Catania i migranti soccorsi in acque internazionali avrebbero dovuto essere consegnati alla Guardia costiera libica per essere ricondotti a terra.</strong></a></p>
<p><strong>Un caso di leggittimità</strong><br />
Si pongono a questo punto diverse questioni. Innanzitutto occorre verificare con quale legittimazione il Comando della Guardia costiera italiana abbia indicato come autorità SAR competente la Guardia costiera libica, dal momento che in documenti anche recenti della stessa Guardia costiera italiana si riconosce che la nessun porto della costa libica può costituire un porto sicuro ( <em>place of safety</em>).</p>
<p>Secondo quanto indicato nell’ultimo <a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Rapporto annuale di attività della Guardia costiera italiana,</strong></a><em> «The Italian Govern is pursuing activities to allow Libyan Navy and Coast Guard to improve their operational capabilities; there are several on-going projects as, for example, one for the personnel training, and one for the provision of adequate equipment. In this respect, Libyan Authorities, are increasing their presence at sea, even if within specific areas; the 14th on December 2017, Libya filed a declaration at International Maritime Organization (IMO) about the declaration of a Search and Rescue Region (SRR), following a previous declaration of July, later cancelled by the December one. </em><strong><em>By the way, the presence in the area of Libyan units led,</em></strong><em><strong>sometimes, to critical issues, due to communication difficulties with the naval on-duty assets; such were partially solved at the end of the year, when Italy launched operation “Nauras”». </strong></em>Non ci sono però fonti ufficiali dalle quali sia possibile desumere le linee operative di questa missione, salvo isolate testimonianze personali da Tripoli di alcuni suoi componenti, che comunicano sui social.</p>
<p><a href="https://www.huffingtonpost.it/2017/07/28/litalia-vara-la-missione-in-libia-una-nave-a-supporto-della-gu_a_23054194/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>La presenza in porto a Tripoli di unità della Marina militare, dal mese di agosto del 2017</strong></a>, ed il lancio dell’operazione <a href="http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/press-room/comunicati/Pagine/2017_169.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>NAURAS con base a Tripoli</strong></a>, non contribuiscono certo a migliorare la condizione dei migranti intercettati in acque internazionali dalla Guardia costiera libica, ma sono indice di una elevata corresponsabilità delle autorità italiane nelle operazione di blocco in alto mare e riconduzione a terra, delegate alla stessa guardia costiera fedele al governo di Tripoli. Ci sono anche le prove che in diverse occasioni i libici hanno raggiunto i gommoni in acque internazionali proprio grazie alle segnalazioni da parte delle autorità italiane, e sembra sempre più operativo il coordinamento italo-libico stabilmente basato nel <a href="https://video.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/libia-la-nave-della-marina-militare-italiana-nel-porto-di-tripoli/282567/283179?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>porto militare di Tripoli.</strong></a></p>
<p><strong>Gli accordi Italia-Libia</strong><br />
Gli accordi stipulati dal governo italiano con le autorità di Tripoli ( che non controllano più di un quarto del territorio libico) non prevedono una deroga, né potrebbero prevederla, alle Convenzioni internazionali di diritto del mare ( Convenzione UNCLOS del 1982, Convenzione SAR del 1979 e Convenzione SOLAS, con relativi emendamenti) che stabiliscono le responsabilità di soccorso a seconda delle zone SAR e gli obblighi degli stati che intervengono in acque internazionali di garantire lo sbarco in un porto sicuro. Non sarà certo la presenza di alcuni operatori OIM o UNHCR in banchina a Tripoli,<a href="https://www.humanitarianresponse.info/fr/operations/libya/infographic/libya-detention-centres-and-disembarkation-points-access-unhcr-and?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> o le visite periodiche effettuate in alcuni centri di detenzione</strong></a>, a permettere di qualificare il porto di Abu Sittah o altri porti libici come “porti sicuri”. Sono troppo numerose le <a href="http://www.corriere.it/video-articoli/2018/01/24/inferno-libia-oggi-vi-ammazziamo-tutti-migranti-torturati-video-chiedere-riscatto/2a2dce8c-0144-11e8-b515-cd75c32c6722.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>testimonianze</strong> </a>di migranti che ribadiscono le<a href="http://www.libyanexpress.com/hrw-europe-should-help-end-cycle-of-detention-violence-in-libya/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong> violenze</strong></a> che subiscono nella fase di rientro a terra ed anche nei centri di detenzione in cui periodicamente viene consentito l’accesso dell’OIM o dell’UNHCR. Eppure il <a href="https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/mario_morcone_giusto_che_tripoli_coordini_i_soccorsi-2618373.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>progetto di assegnare a Tripoli il coordinamento delle attività di ricerca e soccorso in quella che viene inventata come “zona SAR libica”</strong></a> al solo fine di giustificare le intercettazioni in acque internazionali e la riconduzione a terra, continua da mesi. E con le forze politiche uscite vincenti dalle ultime elezioni potrebbe subire altre accelerazioni, di cui forse tengono già conto i vertici militari, politici e giudiziari. Anche contro la normativa internazionale e le prassi consuetudinarie fin qui seguite. Sembra irrilevante quanto sostenuto da anni dalle principali agenzie umanitarie. <a href="https://www.hrw.org/it/news/2017/06/19/305148?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Affidare i soccorsi alle autorità libiche costituisce un attentato alla vita umana dei migranti.</strong></a></p>
<p><strong>La Libia non può essere zona SAR e non ha porti sicuri</strong><br />
La Libia non ha una zona SAR riconosciuta a livello internazionale. <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2017/08/11/news/tripoli_istituisce_una_zona_di_soccorso_le_ong_si_allontanano_dalla_costa_libica-172856906/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Dopo avere autoproclamato una propria zona SAR nel mese di agosto del 2017,</strong></a> proprio in coincidenza con l’imposizione di un codice di condotta alle ONG da parte del ministro dell’interno Minniti, <a href="https://www.a-dif.org/2018/01/10/i-giorni-della-decimazione-accordi-su-zone-sar-ed-abbandoni-in-mare/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>nel mese di dicembre dello stesso anno appariva evidente la rinuncia delle autorità libiche alla richiesta avanzata all’IMO</strong></a>, perchè queste stesse autorità riconoscevano di non essere in grado di soddisfare i requisiti richiesti dall’IMO per il riconoscimento internazionale di una zona SAR. Riconoscimento che implica una precisa responsabilità nell’assunzione di obblighi di soccorso, di salvataggio e di sbarco in un luogo sicuro che evidentemente il governo di Tripoli non era ( e non è ancora oggi) in grado di rispettare.</p>
<p>Dopo l’aumento delle partenze dalla Libia nel mese di gennaio di quest’anno, a partire dal mese di febbraio è stata lanciata l’operazione <a href="http://www.analisidifesa.it/2018/02/themis-verso-un-cambio-della-policy-italiana-nella-ricerca-e-soccorso/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Themis di Frontex</strong></a>, che ha ritirato dal Mediterraneo centrale i suoi assetti navali, ed ha affidato alla modesta presenza della missione militare Eunavfor med il compito di contrastare il traffico di migranti via mare, oltre agli altri compiti assegnati a quest’ultima missione. Con Themis Frontex ha chiuso l’esperienza fallimentare di Triton, che avrebbe dovuto operare fino a 135 miglia a sud delle coste di Malta e Lampedusa, di fatto fino a 40-50 miglia dalle acque territoriali libiche. Themis non prevede attività di ricerca e salvataggio che pure sarebbero imposte dal Regolamento europeo n.656 del 2014. Ormai tutte le iniziative dell’Unione Europea, a partire dai <a href="https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/eutf-noa-ly-01032018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>cospicui finanziamenti dell’Africa Trust</strong></a>, sono destinati ad impedire che i migranti, anche se potenziali richiedenti asilo, possano arrivare in Europa. Non è neppure prevista la presenza di assetti navali europei nella zona di acque internazionali del Mediterraneo Centrale, che si vuole lasciare agli interventi di intercettazione, più che di soccorso, delle motovedette libiche. <a href="http://www.vita.it/it/article/2017/11/08/mediterraneo-tutti-gli-attacchi-della-guardia-costiera-libica-alle-ong/145042/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Per questo le poche ONG ancora presenti in quella zona devono essere spazzate via, dai libici o dalle autorità italiane.</strong></a></p>
<p>In base alle previsioni operative di Themis sembra che sia riconosciuta di fatto una zona SAR di competenza libica, solo che quella zona non esiste, in base a quanto accertato dall’IMO, e neppure si può sostenere che il <a href="https://digit.site36.net/2018/01/03/border-surveillance-technology-for-new-libyan-search-and-rescue-zone/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>coordinamento nelle operazioni di avvistamento realizzato con la partecipazione di libici con il programma europeo Sea Horse</strong></a> possa modificare la ripartizione di competenza nella attribuzione e nella gestione effettiva delle zone SAR. Quando è in gioco la vita umana si devono valutare le effettive capacità di ricerca e soccorso e la sicurezza dei luoghi di sbarco, non certo gli emendamenti ed i codicilli di accordi internazionali riservati adottati più per difendere le frontiere che per salvare vite umane. Ed è per questa ragione che l’IMO lo scorso dicembre rifiutava il riconoscimento di una zona SAR libica, chiedendo a Tripoli ulteriori requisiti che non sono stati ancora soddisfatti. In un suo recente <a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Rapporto di attività è la stessa Guardia costiera italiana che prende atto di questa situazione</strong></a> e richiama il suo impegno di “mediazione” tra le autorità libiche e le ONG che svolgevano attività SAR, sotto il suo coordinamento, ma questo si omette, al fine di evitare incidenti. Adesso sembra che quella attività di “mediazione” che permetteva il soccorso delle ONG si sia bruscamente interrotta, con l’affidamento della responsabilità di coordinamento delle attività SAR alla Guardia costiera libica, pure in assenza del riconoscimento ufficiale di una zona SAR libica.</p>
<p>Non si comprende come oggi il Comando centrale della guardia costiera italiana (IMRCC) possa attribuire il coordinamento di operazioni di ricerca e soccorso (SAR) in acque internazionali,<a href="http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2017/Rapporto_annuale_2017_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> smentendo quanto riconosciuto fino a tre mesi fa</strong></a>, e condannando le persone abbandonate ai soccorsi dei libici alla riconduzione a terra in un porto che non può essere certamente qualificato come <em>“place of safety”</em>. E’ del resto noto, sempre alla stregua delle Convenzioni internazionali e delle prassi consuetudinarie, che la Guardia costiera italiana, in assenza di una zona SAR libica riconosciuta a livello internazionale, dovrebbe mantenere la responsabilità si Coordinamento SAR per le attività di ricerca e salvataggio in acque internazionali, se raggiunto da una richiesta di soccorso,<a href="http://ffm-online.org/2017/12/15/libya-drops-claim-to-search-and-rescue-zone-imo-confirms-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> quando il paese titolare sulla carta non è in grado di garantire soccorsi tempestivi e luoghi di sbarco sicuri,</strong></a> purché gli interventi avvengano al di fuori delle acque territoriali libiche ( 12 miglia dalla costa). Anche se le stesse Convenzioni prevedono che, al fine di garantire la salvaguardia della vita umana in mare, il Comando italiano, sulla base di accordi regionali, possa chiamare unità libiche che si trovano in prossimità dei barconi da soccorrere, ma non certo quando queste persone sono già state soccorse e si trovano addirittura a bordo di un mezzo che, come nel caso di Open Arms e dei suoi battelli di servizio, espone la bandiera di uno stato dell’Unione Europea.</p>
<p>Il trasferimento della responsabilità per gli interventi di ricerca e soccorso (SAR) in acque internazionali non può costituire uno strumento per fondare di fatto una zona SAR libica che per il diritto internazionale non esiste, né per consentire lo sbarco delle persone soccorse in alto mare in un porto libico che non può certo essere qualificato come un “porto sicuro”, considerate le miserevoli condizioni di <a href="https://edition.cnn.com/2018/02/20/world/child-migrants-libya/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>trattenimento schiavistico</strong></a> che subiscono in Libia. Allo stesso modo lo stesso trasferimento di responsabilità SAR, imposto unilateralmente da un autorità di coordinamento nazionale come l’IMRCC, non può precostituire il fondamento di una qualsiasi responsabilità a carico di quegli operatori umanitari che hanno rispettato in pieno le Convenzioni internazionali sul soccorso ed il salvataggio in alto mare, che impongono la priorità inderogabile della salvaguardia della vita umana e lo sbarco delle persone soccorse in un luogo sicuro (<em> place of safety</em>), <a href="http://www.statewatch.org/news/2018/feb/bundestag-Research-Services-Maritime-rescue-in-Med.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>anche per non violare il fondamentale principio di </strong><em><strong>non refoulement</strong></em><strong> (art.33) della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati.</strong></a></p>
<p><strong>Il divieto dei respingimenti collettivi è aggirato</strong><br />
Appare sempre più evidente come con il “combinato effetto” dell’operazione Themis di Frontex, con le nuove linee operative adottate dal Comando delle guardia costiera italiana e con il pieno coinvolgimento delle autorità di Tripoli, ammesse anche alla Centrale del coordinamento del sistema di avvistamento europeo SEA HORSE, e ancora con la consegna di motovedette e con il sistema unificato di Coordinamento operativo italo-libico ubicato a Tripoli, si stia aggirando il divieto di respingimenti collettivi sancito dal Quarto Protocollo (art.4) allegato alla CEDU. Una norma che ha già portato alla condanna dell’Italia sul caso Hirsi nel 2012, per i <a href="http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-78563c88-3978-4dd5-a20c-de1ba46d5b0b.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>respingimenti diretti effettuati nel maggio del 2009 dalla Guardia di finanza con la motovedetta Bovienzo che, su ordini dell’allora ministro dell’interno Maroni</strong></a>, riconsegnava nel porto di Tripoli decine di profughi intercettati in acque internazionali. Oggi piuttosto che a respingimenti diretti, si assiste alla delega delle attività di intercettazione in acque internazionali e di riconduzione a terra alla Guardia costiera che si definisce “libica” anche se è evidentemente in grado di controllare tutta la vasta zona di mare ricompresa in quella che si vorrebbe individuare come “zona SAR libica”. E tantomeno in grado di garantire un porto sicuro di sbarco.</p>
<p>Occorre dunque raccogliere tutti gli elementi che comprovano la partecipazione attiva delle autorità italiane ed europee ( attraverso <a href="https://ec.europa.eu/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information_en?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Frontex</strong></a>,<a href="http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/generalnews/2018/03/16/migrants-italian-naval-ship-san-giusto-berths-in-tunisia_11d6fcf6-8489-4f22-8f5c-f735e997ac7a.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong> Eunavfor Med</strong> </a>e <a href="https://euobserver.com/migration/136671?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>Sea Horse</strong></a>), alle attività di intercettazione in acque internazionali di gommoni carichi di migranti da parte di unità riconducibili al governo di Tripoli, per presentare esposti e denunce davanti ai tribunali internazionali e nazionali. La massiccia pressione mediatica contro le ONG, che si rinnova dopo la macchina del fango già sperimentata nell’estate del 2017, e le posizioni della maggior parte del corpo elettorale, chiuso tra indifferenza e paure che hanno pesato sulla composizione del nuovo Parlamento italiano, non fanno purtroppo presagire interventi legislativi o di nuovi esecutivi,a salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone in fuga dalla Libia da soccorrere in acque internazionali. Una situazione di stallo nella difesa dei diritti, umani, a partire dal diritto alla vita e dal divieto di tortura o trattamenti inumani i degradanti, che è purtroppo comune a molti paesi europei. E che si riscontra anche a livello di Corte di Giustizia dell’Unione Europea che è giunta a dichiarare la propria incompetenza su un ricorso presentato contro gli accordi stipulati tra i leaders europei e la Turchia di Erdogan, che ancora in questi giorni si sta rendendo colpevole di un vero e proprio genocidio.</p>
<p>Occorre ribaltare le accuse che <a href="http://www.libyanexpress.com/spanish-rescue-ship-claims-being-threatened-off-libyan-coast-by-libyan-navy-boats/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><strong>dopo l’episodio dell’intercettazione in alto mare della Open Arms da parte delle motovedette libiche</strong></a> rischiano di fare ripartire un ulteriore massacro mediatico degli operatori umanitari e di esporli a iniziative giudiziarie dall’esito imprevedibile, visto l’aria che tira nel paese.</p>
<p><strong>Una battaglia legale che non deve far dimenticare i migranti</strong><br />
Per questo vanno individuate tutte le sedi di ricorso ancora effettivamente raggiungibili, se non dalle vittime, condannate a scomparire nei lager libici, ed a morire di fame e di abusi, se non ad essere inghiottiti in mare. Le organizzazioni umanitarie che devono attrezzarsi con <strong><em>legal team</em></strong> capaci di respingere in tempo reale ogni montatura mediatica e giudiziaria e di produrre una informazione autogestita che riesca a smentire le ricostruzioni artefatte diffuse sui media e sui social. Magistrati davvero indipendenti dovrebbero interrogare i vertici della Guardia costiera, di Frontex e della Marina militare per accertare le vere responsabilità che emergono da questi fatti. Senza cercare di creare per via giudiziaria il reato di solidarietà.</p>
<p>Nelle prossime settimane si intensificheranno gli attacchi politici e le iniziative giudiziarie contro il fronte della solidarietà, che malgrado tutte le pressioni a cui è sottoposto da anni, esiste e resiste. Devono crescere e rinforzarsi le reti di solidarietà attorno ai migranti che comunque riusciranno ad arrivare in Italia. I loro corpi ed i loro racconti, più che le considerazioni giuridiche, saranno la smentita e la condanna senza appello di tutti coloro che oggi vorrebbero mettere sul banco degli imputati chi si è reso “responsabile” di solidarietà umana e di autentico rispetto del diritto internazionale del mare.</p>
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		<title>Nasce l’Osservatorio Carta di Milano: La solidarietà non è reato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 08:03:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce all&#8217;osservatorio Carta di Milano Lo scorso 30 settembre una trentina di attivisti, giornalisti, giuristi, cittadini solidali, esponenti di Ong e associazioni si sono incontrati a Milano per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce all&#8217;osservatorio Carta di Milano</b></i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Lo scorso 30 settembre una trentina di attivisti, giornalisti, giuristi, cittadini solidali, esponenti di Ong e associazioni si sono incontrati a Milano per dar vita all’Osservatorio proposto dalla <a href="http://www.a-dif.org/2017/05/29/carta-di-milano-la-solidarieta-non-e-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Carta di Milano: La solidarietà non è reato</a>, un documento lanciato il 20 maggio 2017 durante la manifestazione “Insieme senza muri”, per tutelare l’onorabilità, la libertà e i diritti della società civile in tutte le sue espressioni umanitarie: quando salva vite in mare; quando protegge e soccorre le persone in difficoltà ai confini; quando vigila sul rispetto del principio di legalità e di uguaglianza; quando denuncia il mancato rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di trattenimento amministrativo e di allontanamento forzato; quando adempie al dovere inderogabile di solidarietà che fonda la Costituzione italiana.</p>
<p align="JUSTIFY">Estensori e firmatari della Carta sono allarmati dall’evidenza che l’attività indipendente di monitoraggio, testimonianza e azione solidale esercitata dalla società civile – che costituisce una garanzia essenziale per la vita democratica – è a rischio, in Italia e in Europa. Anziché essere protetta e incentivata, l’autonomia degli attivisti solidali è stata minata in un crescente processo di criminalizzazione. Abbiamo assistito al tentativo di imbrigliare le Ong in un codice di condotta volto a piegarne la natura indipendente, alla metodica aggressione della possibilità di soccorso in mare, a processi a carico di cittadini “colpevoli” di aver offerto soccorso ai profughi, all’incriminazione di voci dissenzienti per “vilipendio delle istituzioni”, all’emanazione di ordinanze che proibivano di dare cibo ai profughi e alla comminazione di fogli di via che vietavano per tre anni agli attivisti di recarsi nei comuni di confine.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo testimoni di un passaggio di soglia di portata storica, in cui ci è dato vedere quanto sia fragile la tenuta dello stato di diritto e quanto sia ormai possibile, per i cittadini democratici, per le “brave persone”, nominare ciò che – lungamente covato e alimentato – era rimasto finora innominabile: i migranti, resi categoria, minaccia, capro espiatorio, possono morire in mare, nel deserto o nei centri libici, possono essere schiacciati dai camion e dai treni nei luoghi di frontiera, possono essere resi schiavi, possono dormire in strada, sul greto di un fiume, essere scacciati, cancellati nella loro individualità umana, per diventare generici “invasori”, incolpati di ogni crimine. Tutto questo sta diventando un dato di fatto che non ci chiama più in causa come corpo sociale. A chi cerca di attraversare una frontiera, per ricongiungersi alla famiglia o cercare una possibilità di esistenza, non è concesso dare aiuto – cibo, informazioni, un passaggio in macchina – pena l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la violazione di ordinanze che non molto tempo fa sarebbero apparse intollerabili alla grande maggioranza degli italiani.</p>
<p align="JUSTIFY">La criminalizzazione della solidarietà rischia di favorire, nell’opinione pubblica e nelle forze politiche, un atteggiamento di indifferenza nei confronti di migranti e rifugiati, quando non posizioni apertamente razziste e nazionaliste. Lo stesso rischio è insito nel tentativo di gettare un sospetto di corruzione sugli esempi di buona accoglienza e inclusione sociale che non producono profitto e non rientrano nelle logiche speculative, specie in un momento in cui l&#8217;accoglienza assume un approccio ancora più securitario, come dimostrano i nuovi bandi, che renderanno impenetrabili i luoghi in cui le persone saranno ospitate.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9610 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/untitled-1121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Per contrastare questa deriva, l’Osservatorio intende operare come strumento per connettere le realtà delle Ong e della società civile solidale, a livello nazionale ed europeo, monitorando e denunciando gli abusi nei confronti di Ong, attivisti e cittadini solidali.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci proponiamo di dare sostegno legale, individuando pratiche di auto-aiuto, a chi viene colpito da provvedimenti vessatori, infamanti e discriminatori, e di articolare una contro-narrativa mediatica che mostri quanto di straordinario producono le Ong e i cittadini solidali, spesso riparando alle mancanze, quando non agli abusi, delle istituzioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Vogliamo agire come gruppo di pressione a livello di Parlamento europeo: chiedendo l’abrogazione delle norme restrittive dell’attuale regolamento Dublino; opponendoci alle prassi operative di agenzie europee come Frontex, che criminalizzano le attività di soccorso ed assistenza degli operatori umanitari; individuando gli strumenti necessari per porre fine alle ambiguità contenute nella Direttiva sul favoreggiamento dell&#8217;ingresso, del transito e del soggiorno illegali (2002/90/CE) che offrono appiglio agli Stati membri per configurare come reato il sostegno all&#8217;ingresso illegale di migranti, in assenza di profitto economico.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Osservatorio, operativo fin dal giorno della sua costituzione, si è strutturato in due gruppi di lavoro: il primo impegnato sui temi della comunicazione, il secondo nel sostegno e nella difesa degli attivisti incriminati per atti di solidarietà e nella promozione a livello europeo e nazionale di misure legislative e normative.</p>
<p align="JUSTIFY">Del primo gruppo faranno parte professionisti della comunicazione – giornalisti, registi, documentaristi, vignettisti, blogger – che si rivolgeranno a giornalisti e media nazionali, locali ed esteri, con cui sono o entreranno in contatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Del secondo gruppo faranno parte avvocati, giuristi e attivisti che si impegneranno nella difesa di Ong e cittadini solidali, e in un’opera di lobbying nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee.</p>
<p align="JUSTIFY">Questi sono gli impegni che ci siamo assunti:</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">costituire una rete di attivisti a livello italiano ed europeo in grado di scambiarsi informazioni, darsi mutuo sostegno e far valere la propria voce a livello mediatico, giuridico e istituzionale;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">individuare e denunciare i tentativi messi in atto a livello sociale, politico, mediatico, giudiziario e legislativo per infangare e contrastare le iniziative solidali;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">connettere i professionisti e gli attivisti impegnati nella comunicazione così da fornire a giornalisti e media un’informazione puntuale che contrasti la criminalizzazione della solidarietà e degli attivisti umanitari;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">raccogliere un archivio delle buone pratiche in corso, in Italia e in Europa;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">raccogliere un archivio dell’attinente giurisprudenza in Italia e in Europa;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">connettere i professionisti e gli attivisti che operano in campo legale e giudiziario, così da supportare persone e organizzazioni criminalizzate per atti di solidarietà a favore di profughi e migranti. Riteniamo di particolare importanza un’articolazione non solo individuale delle possibilità di difesa, che devono inserirsi nelle realtà nazionali ed europee, così da limitare quei margini di arbitrio che sempre più contraddistinguono l’operato di autorità giudiziarie, organi di polizia e strutture burocratiche;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">promuovere la Carta di Milano, traducendola nelle principali lingue e chiedendo la sottoscrizione a Ong, associazioni e attivisti italiani ed europei;</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">rendere più stretto e operativo il rapporto con le Ong degli altri Paesi europei impegnate sullo stesso terreno, e il rapporto tra l’Osservatorio, le Ong e i parlamentari, sia europei sia degli Stati membri, che hanno condiviso, finora in maniera non sufficientemente coordinata, il lavoro di contrasto alla deriva autoritaria e anti-solidale imboccata dalle autorità dell’Unione, impegnate a trasformare l’Europa in una fortezza verso l’esterno e in una caserma nei confronti dei propri cittadini.</p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Si tratta di impegni onerosi, per i quali le nostre sole forze non basteranno. Invitiamo attivisti, professionisti, cittadini solidali e Ong a unirsi a noi, utilizzando la nostra pagina Facebook Osservatorio Carta di Milano &#8211; La solidarietà non è reato e il nostro indirizzo mail: <a href="mailto:CartaMilanoSolidarieta@gmail.com">CartaMilanoSolidarieta@gmail.com</a>, tramite il quale si può anche aderire alla Carta.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Osservatorio ha deciso di riconvocarsi entro la fine del mese di novembre, dopo aver articolato una struttura iniziale e provvisoria che possa distribuire il lavoro in base alle risorse di tempo e di impegno dei sottoscrittori, accogliendo le nuove adesioni e individuando tutti i nuovi canali attivabili per coinvolgere nell’iniziativa la più ampia platea di cittadini, attivisti, organizzazioni, istituzioni e organi di vario genere, uniti dalla convinzione che sia necessario e urgente porre un argine alla criminalizzazione della società civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Osservatorio </span></span></span><span style="color: #454545;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Carta di Milano: La solidarietà non è reato</i></span></span></span></p>
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		<title>Italia: porti chiusi ai soliti sospetti che salvano vite nel Mediterraneo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2017 09:03:34 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Ancora una volta, le Ong sono sotto attacco perché salvano vite umane lungo la rotta migratoria del Mediterraneo centrale. Di fronte allo sbarco di un gran numero di richiedenti asilo sulle sue coste, il governo italiano ha notificato alla Commissione l’intenzione di rifiutare il permesso di attracco alle navi che non battono bandiera italiana, eccetto gli assetti operativi delle missioni europee (Frontex e Operazione Sophia). Sentendosi abbandonate dall’Unione, le autorità italiane brandiscono una minaccia che nasce dalla disperazione, ma la loro mossa è altamente discutibile e suscita profonda preoccupazione. Migliaia di esiliati forzati vengono usati come moneta di scambio nei negoziati con l’Unione, nel completo disprezzo delle  prescrizioni della Legge del mare e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo. É uno scandalo che le Ong vengano criminalizzate, quando ci sono quasi solo le loro navi a salvare vite, al largo della costa libica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Commissione promette altro denaro al governo italiano – insieme a un addestramento estremamente controverso della guardia costiera libica, messo in questione anche dalle Nazioni Unite – anziché procedere a un’immediata revisione del sistema Dublino, a stabilire operazioni proattive di ricerca e soccorso europee e ad aprire vie d’ingresso sicure e legali per i rifugiati in fuga da guerre, Stati falliti ed economie distrutte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiediamo al Governo italiano e all’Unione europea di non trasformare le Ong nei &#8220;soliti sospetti&#8221;, per meglio nascondere i fallimenti delle proprie politiche di asilo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><u><a href="http://barbara-spinelli.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://barbara-spinelli.it&amp;source=gmail&amp;ust=1498840622461000&amp;usg=AFQjCNEsPJ5Hd-ptOxfA7H_BBQ4PPMFHhg&utm_source=rss&utm_medium=rss">barbara-spinelli.it</a></u></p>
<p>Qui la dichiarazione:</p>
<p><em>Italian government’s plans to stop people who have been rescued from disembarking non-Italian boats:</em></p>
<p><a href="http://www.guengl.eu/news/article/category//italian-governments-plans-to-stop-people-who-have-been-rescued-from-disemba?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.guengl.eu/news/article/category//italian-governments-plans-to-stop-people-who-have-been-rescued-from-disemba&amp;source=gmail&amp;ust=1498840622461000&amp;usg=AFQjCNEYmTyHrm76DkPAbrxApkDWzsXPsg&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.guengl.eu/news/article/category//italian-governments-plans-to-stop-people-who-have-been-rescued-from-disemba?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Le Ong rispondono a testa alta alle accuse, continuando a salvare vite umane.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2017 08:37:19 +0000</pubDate>
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<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-929.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8607" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-929.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1356" height="293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-929.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1356w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-929-300x65.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-929-768x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-929-1024x221.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1356px) 100vw, 1356px" /></a></div>
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<td>
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<tbody>
<tr>
<td>
<div style="color: #555555; line-height: 120%; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 14px; font-family: Arial,'Helvetica Neue',Helvetica,sans-serif; font-size: 12px;">
<p>L&#8217;Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale “AOI”, il Coordinamento italiano delle Ong internazionali <strong>“CINI”</strong>, <strong>“LINK 2007</strong> Cooperazione in rete”, in rappresentanza delle Ong e Osc impegnate in cooperazione internazionale, aiuto umanitario e accoglienza di rifugiati e migranti, <strong>esprimono indignazione e condanna in merito alle gravi dichiarazioni e accuse di alcuni parlamentari e personaggi politici</strong> nei confronti delle Ong umanitarie che con navi private soccorrono in mare i naufraghi provenienti dalle coste libiche, vittime dei trafficanti.</p>
<p><strong>In particolare ci riferiamo alle dichiarazioni dell’on. Luigi di Maio, del M5S, Vice Presidente della Camera.</strong> Sue le parole: <em>&#8220;le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali&#8221;</em>. Egli definisce ‘ipocrita’ chi intende difenderle, dimostrando il grado di superficialità, ignoranza della realtà e strumentalizzazione che sta diffondendosi anche ai più alti livelli istituzionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esprimiamo pubblicamente e con forza il nostro pieno sostegno alle Ong impegnate nei soccorsi in mare</strong>, che da qualche mese stanno subendo attacchi gravissimi e non giustificati per il solo fatto di salvare vite umane. Il presunto “ruolo oscuro” che viene genericamente loro addebitato dimostra la volontà di denigrare il mondo dell’umanitarismo, che per definizione agisce secondo i principi di umanità, imparzialità, non discriminazione, indipendenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’aumento drammatico delle morti in mare e le migliaia di salvataggi a seguito dei naufragi dei barconi dei trafficanti &#8211; dovuti anche alla <strong>mancanza di canali regolari di ingresso in Europa</strong> &#8211; sono da alcuni ormai considerati una normalità e si rischia l’assuefazione a queste tragedie evitabili e alle sofferenze che esse comportano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma c’è chi, nella società, nella politica e nei media non accetta questo tipo di “normalità” e non tollera il rumore sguaiato e grossolano di chi, senza avere alcuna visione, strategia politica e capacità propositiva, si rifiuta di guardare la realtà e di affrontarla salvaguardando i valori di umanità e solidarietà, che sono alla base della nostra convivenza. A loro facciamo appello, a livello governativo, politico, sociale, mediatico, perché si uniscano a noi nel <strong>reagire a questa deriva che colpevolizza ingiustamente e strumentalizza le Ong, invece di interrogarsi sulle responsabilità delle politiche europee in relazione alle morti in mare.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E’ di fronte al ritiro delle istituzioni, a politiche migratorie fallimentari e alle scelte prevalentemente securitarie e di corto respiro dell’Unione europea e degli Stati membri, che <strong>alcune Ong italiane ed europee si sono sentite in dovere di avviare nel Mediterraneo centrale attività di ricerca e soccorso di bambini, donne e uomini in balia delle onde</strong> e in grave pericolo di vita. Dando così fastidio a chi, pur di limitare gli arrivi, è disposto a chiudere gli occhi di fronte all’enorme tragedia umanitaria che, in definitiva, rappresenta il declino della nostra civiltà e dei suoi valori.<br />
<strong>L’operato delle Ong, coordinato con i centri istituzionali operativi, non è purtroppo sufficiente per affrontare la tragedia del traffico di vite umane</strong> nel Mediterraneo occidentale, ma certamente ha contribuito e contribuisce in modo significativo a far sì che il numero di persone inermi in fuga da violenza, guerra e povertà non sia spaventosamente più ampio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante le “notizie” di reati che vengono fatte circolare, <strong>finora nessuna Ong risulta essere stata accusata dalla magistratura.</strong> Qualora la magistratura stessa dovesse rilevare elementi a suo parere tali da procedere contro alcune,<strong> la nostra ferma richiesta è che venga fatta chiarezza al più presto.</strong> Ma con la medesima enfasi oggi chiediamo che <strong>cessi immediatamente ogni forma di generica denigrazione e diffamazione a mezzo stampa per pura strumentalizzazione politica.</strong> Le audizioni parlamentari in corso presso la Commissione Difesa del Senato stanno contribuendo a verificare l’operato delle singole Ong e chiarire eventuali equivoci ed escludere compromissioni delle organizzazioni umanitarie nei traffici di vite umane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Certamente l’Agenzia europea Frontex non ha mai definito ‘taxi del mare’ le imbarcazioni delle Ong, come invece l’on. Di Maio ha scritto e detto in questi giorni.</strong><br />
Ricordiamo che anche l’operazione militare italiana di salvataggio “Mare Nostrum” è stata accusata nel settembre 2014 da Frontex di produrre un effetto di <em>pull factor</em>, inducendo indirettamente i trafficanti a portare sui gommoni un numero maggiore di persone nella certezza della loro ‘salvezza’ da parte delle navi militari italiane vicine alle acque libiche. Ma con la chiusura di “Mare Nostrum”, nel novembre dello stesso anno, le partenze sono continuate e perfino aumentate, contraddicendo oggettivamente la valutazione di Frontex. <strong>E’ la vicinanza dell’Europa il vero <em>pull factor</em> e le istituzioni politiche europee e italiane dovrebbero ben saperlo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le Ong impegnate nel soccorso in mare hanno più volte ribadito che non vi è, né potrebbe esserci, alcun interesse economico lucrativo nelle loro attività, rendendosi inoltre disponibili a qualsiasi controllo istituzionale in merito. Sono in mare per sopperire alla decisione di Frontex di <em>“vigilare, non salvare”</em>, operano in stretto raccordo con la nostra Guardia Costiera e le Capitanerie di porto, come confermato dal comando di Eunavfor Med.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le loro attività di salvataggio sono realizzate con fondi privati, con il sostegno di fondazioni e attraverso libere donazioni di cittadini, senza finanziamenti pubblici.</strong> I vertici della Guardia di Finanza, ascoltati dalla Commissione Difesa del Senato, hanno poi <strong>negato l’esistenza all’oggi di prove di collegamenti fra Ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti</strong>, come invece si continua subdolamente ad affermare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel nostro ruolo di rappresentanti di importanti reti di Ong e Organizzazioni della Società Civile, nel condannare la superficialità e la gravità delle citate affermazioni denigratorie delle attività umanitarie di ricerca e salvataggio delle Ong &#8211; oggi anche a livello di alte responsabilità istituzionali &#8211; <strong>ribadiamo l’esigenza che esse siano valutate dal Parlamento italiano: per la gratuità delle accuse che contengono e per la conseguente distorta informazione mediatica.</strong> Quest’ultima rischia di minare la fiducia dei cittadini e dei nostri stessi sostenitori in merito all’onestà, la trasparenza, l’efficacia degli interventi umanitari e di cooperazione internazionale, <strong>allontanando l’opinione pubblica dal ‘farsi protagonista’ della solidarietà attiva e della cooperazione per lo sviluppo dei Paesi più poveri</strong>, vero argine alle migrazioni della disperazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Silvia Stilli – Portavoce AOI<br />
Antonio Raimondi – Portavoce CINI<br />
Paolo Dieci – Presidente Link 2007</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
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</div>
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</tbody>
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