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		<title>Il carcere non è donna</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 09:13:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Riportiamo alcune parti del convegno online che si è tenuto il 18 aprile scorso sul tema della condizione femminile nelle carceri italiane, organizzato dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia nell&#8217;ambito&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="532" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16929" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/detenuta-carcere-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Riportiamo alcune parti del convegno online che si è tenuto il 18 aprile scorso sul tema della condizione femminile nelle carceri italiane, organizzato dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia nell&#8217;ambito del progetto “A scuola di libertà”.</p>



<p>Moderatrice: Ornella Favero, Direttrice della rivista Ristretti orizzonti e Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia.</p>



<p>Susanna Marietti di Antigone: grazie Ornella e grazie anche alle amiche di Sbarre di zucchero che poi sono state con noi lo scorso 8 Marzo, quando in una aula del Senato della Repubblica, Antigone ha presentato questo suo rapporto dal titolo “Dalla parte di Antigone”. Questo rapporto nasce da un viaggio collettivo dei mesi scorsi in cui abbiamo visitato tutti i luoghi della detenzione femminile in Italia che, come sapete, sono solamente quattro sulle 190 che ci sono in Italia, tra cui c&#8217;è Rebibbia a Roma che è il più grande carcere femminile d&#8217;Europa. E poi Venezia (La Giudecca), Pozzuoli e Trani. E poi abbiamo visitato le 44 sezioni femminili che sono invece ospitate all&#8217;interno di carceri a prevalenza maschile. Abbiamo visitato i quattro ICAM, istituti a custodia attenuata per madri. Siamo stati, inoltre, in tre istituti che recludono minorenni e donne che sono l&#8217;Istituto di Pontremoli, che è l&#8217;unico istituto penale per minorenni interamente femminile in Italia.</p>



<p>È stato un viaggio collettivo con attraverso l&#8217;Osservatorio di Antigone che da 25 anni è autorizzata dal ministero della Giustizia a visitare tutte le carceri italiane e che coinvolge oltre 80 persone.</p>



<p>La prima cosa che salta agli occhi è che le donne in carcere sono poche e sono poco criminali perché anche quando ci sono, hanno tendenzialmente pene brevi. Sono poche, significa che nelle carceri italiane costituiscono il 4,2% del totale e questa percentuale è più o meno stabile. Oscillando fra i 4,1 e il 4,3 trentini, ultimi vent&#8217;anni. Anomalia italiana, perché? No, sono una netta minoranza in ogni parte del mondo. Il sistema penitenziario è più clemente con le donne; in parte è vero. Perchè? Perchè, da fine &#8216;800, si è ipotizzato che il ruolo che tradizionalmente la società assegna alla donna sia più riservato rispetto a quello in prima linea dell&#8217;uomo. Però se poi andiamo a vedere, sia dal punto di vista diacronico, cioè nel tempo, quando si sono emancipati i costumi legati al ruolo femminile, ma anche nello spazio, cioè in Paesi dove pensiamo che le donne abbiano una rappresentanza assolutamente paritetica (ad esempio in Scandinavia), comunque molto più avanzata nel mondo del lavoro, nel mondo della politica eccetera notiamo che non ci sono tassi di detenzione superiori rispetto alla detenzione femminile in Italia quindi questa è una domanda che lascio aperte a tutti voi.</p>



<p>Torniamo all&#8217;Italia, appunto. La stragrande maggioranza delle donne detenute è ospitata nelle sezioni femminili all&#8217;interno di carceri maschili che sono molto differenti tra di loro, sia quantitativamente e di conseguenza anche qualitativamente perché vanno da sezioni che arrivano ad avere 120 donne detenute. Penso ad esempio a Milano, Bollate, Torino &#8230;fino a sezioni che hanno soltanto 2 3 4 come per esempio Mantova oppure Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia. Non sarebbe utile chiudere queste sezioni con pochissime detenute in base al principio di territorializzazione della pena che dice che la persona detenuta debba rimanere nel luogo vicino al proprio centro di riferimento sociale, dice la Legge, ma il problema è che se un direttore ha un carcere di 300 persone, di cui 293 sono uomini, verrà del tutto spontaneo convogliare le proprie risorse, spesso scarse (risorse di personale, del volontariato, lavorative) verso la parte maschile dell&#8217;Istituto. Non è possibile che ci si senta dire: Ebbene, per quelle poche donne come si fa a organizzare una classe scolastica che faccia venire i professori, pagati solo per 2,3,4 detenute? Ecco perchè noi di Antigone abbiamo chiesto aule &#8211; o luoghi di lvaoro in carcere &#8211; miste: per uomini e donne insieme, superando una mentalità e un pregiudizio anacronistico di “pericolosità” , se è vero che il carcere deve garantire una vita del tutto simile a quella che si potrebbe condurre all&#8217;esterno, salvo la limitazione della libertà per via della pena commissionata.</p>



<p>Un altro argomento importante: i figli. Le donne lo vanno a subire in maniera maggiore rispetto agli uomini, soprattutto per il fatto di essere madri, nella maggior parte dei casi, sono infatti il 70%. Chiunque sia entrato in un carcere femminile sa che l&#8217;allontanamento dai figli è un tema forte ed è anche una forma di stigmatizzazione della donna perchè viene considerata una cattiva madre. La donna è vittima di una stigmatizzazione in generale decisamente maggiore di quella dell&#8217;uomo perché la donna detenuta non ha risposto al suo ruolo sociale, al suo ruolo di brava madre e al suo ruolo di moglie. Il periodo di detenzione và a rompere o a indebolire i legami sociali o familiari, le detenute e i detenuti spesso interrompono le relazioni con i loro partner o anche con la famiglia di origine e via dicendo. In carcere ci stanno i grandi delinquenti, ma non sono loro che fanno la massa delle persone della massa personale, dove sono i poveracci che fuori non hanno voluto, non hanno saputo gestire diversamente la propria vita, ma è anche vero che si tratta di un problema politico: con diverse politiche sanitarie o politiche dell&#8217;housing sociale o politiche del lavoro, forse, le carceri non sarebbero così affollate a causa di situazioni di emarginazione sociale. E poi periodo di detenzione, non fa altro che approfondire proprio circolo vizioso che porta le persone che hanno commesso qualche reato minore a subire di nuovo lo stigma sociale.</p>



<p>Torniamo al tema dei figli. Negli scorsi decenni erano di più di quanto sono adesso i bambini in carcere. erano intorno alle 50, 60 unità e hanno oscillato per trent&#8217;anni attorno a questa cifra. Possiamo parlare di due leggi: nel 2001 la legge Finocchiaro sulla tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori e dieci anni dopo, nel 2011, una seconda legge che è tornata sul tema, ma nessuna delle due norme ha risolto il problema dei figli nelle carceri. Quand&#8217;è che è venuto a dimezzarsi il numero dei bambini in carcere? Quando è arrivata la pandemia. Quindi non è stato un evento di tipo normativo, ma è stato un evento fattuale, perché i magistrati di sorveglianza sono stati messi davanti a questo grande pericolo e hanno dovuto capire che temere dei bambini chiusi in un posto come il carcere di fronte al rischio che arrivasse la malattia era una follia e quindi li hanno messi fuori insieme alle mamme: quelle donne messe fuori fino al giorno prima erano pericolose criminali o potevano stare fuori anche prima che arrivasse la pandemia? Potevano stare fuori anche prima. Mi sembra ovvio. Io sono certa che se mi prendessi stanotte i 28 fascicoli delle 28 donne con figli che ora stanno in carcere passo la nottata a studiarmelo tutti e per 26, 27 di loro troverei una soluzione di una misura alternativa, una comunità, un qualcosa mi inventerei per ognuna di loro, e questo allora lo può fare anche la magistratura di sorveglianza. Non si tratta più di fare la legge perfetta, ma si tratta di cambiare la cultura del magistrato di sorveglianza. La strada da perseguire è quella di metterci i soldi e la volontà.</p>



<p>Altro tema affrontato nel rapporto di Antigone: le detenute trans. Sarebbe utile che il carcere adottasse personale esperto in politiche di genere e uno staff formato appositamente per loro anche perchè, spesso, sono inserite in sezioni maschili.</p>



<p>Così come ci sarebbe bisogno di uno sguardo più attento per le donne vittime di abusi e di violenze che, prima di tutto, necessitano di uno screening sanitario e psicologico e che poi vengano prese in carico a livello giudiziario e anche dopo l&#8217;uscita dal carcere perchè questo è un&#8217;altro grande probema in quanto tutte le detenute (e i detenuti) vivono nella paura di venire abbandonate e di non avere un dialogo con i servizi sociali del territorio. In effetti, ad oggi, non c&#8217;è una continuità di presa in carico. Una donna si trova spesso peggio di prima e frequentissimi sono gli episodi di depressione seria al momento dell&#8217;uscita dal carcere.</p>



<p>Testimonianza di un avvocato di Sbarre di Zucchero, Carlotta Toschi</p>



<p>Sbarre di Zucchero non è ancora un&#8217;associazione, ma un folto gruppo di persone, nato nel 2022, che si occupa di persone dentro e fuori dal carcere. Vogliamo essere un microfono che riporti al centro il tema del carcere. Soprattutto quello femminile, quando il carcere di donne è in un mondo di uomini, come recita e sottolinea, il nostro sottotitolo. Il gruppo è nato fisicamente a Verona e in pochissimo tempo ha raccolto partecipanti da tutta Italia. Abbiamo membri che sono ex detenuti, familiari di detenuti, attivisti, avvocati, volontari, garanti, giornalisti, una buona quota di polizia penitenziaria che ci affianca. Siamo diventati anche gruppi fisici, di pochi volontari e volontarie che all&#8217;inizio si sono aggregati, hanno dato via a un&#8217;organizzazione di eventi e convegni a Roma, Milano, Verona. Abbiamo raccolto abiti per tutte le carceri di Italia, abbiamo raccolto i generi di prima necessità anche per l&#8217;igiene personale a favore di detenuti e delle detenute in difficoltà. Abbiamo raccolto una storia di strette collaborazioni coi media, che ovviamente hanno interesse a coinvolgerci da tutta Italia, con realtà associative già presenti sul territorio, realtà storiche, ne cito solo alcune, a titolo meramente esemplificativo, per esempio, guardando poi a Roma la Fraternità Verona e da tante altre abbiamo ottenuto anche l&#8217;appoggio e la collaborazione concreta come Elemosiniere del Santo Padre, il Cardinale for. Cacciari e ovviamente moltissimi garanti delle persone private della libertà personale che teniamo a ringraziare in modo particolare per il lavoro capillare che fanno all&#8217;interno di tutte le carceri.</p>



<p>Sbarre di zucchero nasce per fare rete e parlare di carcere, di tutto quello che non va all&#8217;interno delle carceri e anche delle buone pratiche di cui farci promotori, mettiamo insieme tutte le nostre forze per dare un supporto ai detenuti, alle loro famiglie che troppo spesso soffrono ancora per le condizioni disumane in cui vivono i loro familiari. Noi siamo attivi quasi una volta a settimana. Ci piace metterci la faccia e testimoniare che si fa tanta fatica nel volontariato, ma io credo che ci sia un “Dopo il carcere”. È questo l&#8217;obiettivo di Sbarre: di andarselo a prendere. Vorrei leggere con voi le ultime parole d&#8217;amore scritte a penna su un foglietto a quadretti da Donatella Odo, che è morta suicida l&#8217;anno scorso. Un biglietto scritto al suo fidanzato: “Leo, Amore mio, mi dispiace, sei la cosa più bella che mi poteva accadere per la prima volta in vita mia; penso e so cosa vuol dire amare qualcuno, ma ho paura di tutto, di perderti e non lo sopporterei. Perdonami, sii forte, ti amo. E scusami”. Ecco noi ci focalizziamo su questo affinché nessuno abbia più paura di tutto, come è successo a Donatella.Vogliamo far conoscere la verità, che cosa significhi la detenzione, di modo che nessuno si senta abbandonato e che il carcere possa essere davvero quello strumento, assolvere a quella funzione di cui discutiamo tanto nell&#8217;articolo 27, comma tre della Costituzione: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità; affinché quelle celle sovraffollate, inadeguate totalmente alla vita, non diventino più bare. Dobbiamo riportare al centro del dibattito italiano un tema che troppo spesso è legato ai margini della società, non viene preso assolutamente in considerazione dalla politica perché lo sappiamo, il carcere non porta voti. Mettiamo insieme le forze.</p>



<p>E&#8217; in programma, come dicevamo prima, la costituzione di un&#8217;associazione, cerchiamo persone appassionate, non cerchiamo soci, semplici soci ma persone innamorate della giustizia, delle seconde possibilità, perché tutti abbiamo diritto a una seconda opportunità. E perché quelle parole d&#8217;amore che sono state scritte da Donatella non rimangano nel buio. Non solo l&#8217;8 Marzo, dunque, la festa della donna ma ogni giorno deve essere un&#8217;occasione importante, a mio avviso, per ricordare che non siamo solo donne, ma siamo donne, madri, fidanzate, mogli&#8230; Dentro le sbarre, ma anche fuori. Un augurio a tutte le donne che sono qui con noi, che so che sono donne di cuore, donne forti che ogni giorno combattono con le difficoltà della vita, ma anche a tutte le donne deboli, perché noi possiamo essere la voce di tutte queste persone, che ciascuno possa trovare la forza in sè, forza che è anche dentro di noi per percorrere insieme un bellissimo cammino verso una riabilitazione e la restituzione in società.</p>



<p>Ornella Favero: ultimamente hanno tolto le cosiddette “telefonate in più”, cioè la telefonata quotidiana a casa, la possibilità di telefonare a casa ogni giorno, 10 minuti che già è una inezia rispetto alle effettive necessità, un diritto inserito durante la pandemia e che, oggi, appunto è stato eliminato. Le persone si sono , quindi, si sono trovate con la tessera telefonica che diceva che il numero di telefonate era già stato e che si è tornati a poter fare soltanto una telefonata a settimana e vi assicuro che questa è una cosa senza senso, una crudeltà inaudita quando l&#8217;unica forma di prevenzione dei suicidi è proprio quella di rafforzare i legami con il mondo esterno, gli affetti, con le persone care. Una rabbia terribile. Quindi vi chiedo, siccome c&#8217;è da far ripartire una campagna su questo, di essere solidali perché è veramente un tema fondamentale.</p>



<p>Testimonianza di Micaela di Sbarre di Zucchero: io sono stata in carcere per un periodo e la telefonata, magari a un genitore o a un figlio è importantissima, ma se c&#8217;è a casa un problema e io òosso telefonare solo 1 volta alla settimana, resto con la preoccupazione per tutti quei giorni. Esiste la possibilità di fare telefonate straordinarie che sono due al mese, quindi una settimana +1, 2 al mese. Fanno sei telefonate in un mese che tu ti devi gestire con tutta la famiglia, quindi è veramente difficile mantenere un rapporto, anche se questi rapporti dovrebbero essere tutelati.</p>



<p>Per quanto riguarda le donne trans: nelle sezioni maschili non vengono messi con gli uomini, ma hanno delle sezioni apposite; in particolare, nella sezione femminile vengono inserite le donne omosessuali che a volte sono anche dei veri e propri uomini e questo spessissimo crea disagio perché tu, donna, ti trovi in cella assieme a un&#8217;altra donna che si comporta da uomo, ti fa delle avance, ti guarda in un certo modo etc. Credo, perciò, che anche per le donne omosessuali ci sarebbe biosgno di una sezione particolare.</p>



<p>Nella sezione femminile ci sono stata spesso le e donne fanno diventare la cella la casa loro perché, ad esempio, la tossicodipendente che vive per strada o la rom che vive in roulotte non hanno mai avuto mura attorno e l&#8217;arredamento con le tendine, le ciotole, o altro sono importanti per rendere la cella accogliente anche se, a volte, l&#8217;abbellimento può risultare eccessivo.</p>



<p>Non direi che gli uomini sono più “cattivi” delle donne, anche le donne sanno esserlo, soprattutto verso i sex-offender. A Verona c&#8217;era una mamma che aveva permesso al compagno di molestare il figlio è stata brutalmente picchiata; così come una rom che vaeva rubato un bambino e acui altre detenute hanno fatto saltare i denti, mentre la guardia diceva: “Stanno SOLO litigando”. Quindi non pensate che nel femminile sia più tranquillo. Per scrivere un buon report, bisognerebbe starci una settimana, 15 giorni, in un carcere e non qualche ora, per vivere realmente quello che succede in carcere e per capire. Cosa se ne fa una donna quando va fuori di avere imparato a farsi le unghie o a cucire un abito? Al maschile, per esempio a Verona, i detenuti imparano a fare gli odontotecnici oppure frequentano l&#8217;alberghiero, vanno all&#8217;università; al femminile non c&#8217;è tutto questo. Quindi credo che i diritti che hanno i maschi dovrebbero averli anche le donne.</p>



<p>Conoscevamo Donatella Odo: era tossicodipendente e aveva altri problemi, per cui le hanno portato via il figlio. Avrebbe avuto biosgno di sostegno, di aiuto psicologico, di amore. Invece è stata lasciata sola. Adesso siamo già a 15 suicidi quest&#8217;anno e non mi sembra che abbiano fatto qualcosa per prevenirli, anzi se ne parla sempre meno. Casino ne facciamo tanto e non smetteremo di farlo Donatella aveva persino scritto a Maria De Filippi: perché non si è fatta aiutare da chi era lì, da una casa famiglia, da un operatore, da qualcuno delle istituzioni? Lei era incinta di sette mesi e, una volta messa fuori dal carcere, nessuno l&#8217;ha presa in carico. Ora voi che siete tutti operatori del settore, dovreste darmi una risposta. Non c&#8217;era qualcuno che poteva accogliere una ragazza incinta di sette mesi? Ha dovuto andar per strada. Per strada? E dopo un mese dalla nascita c&#8217;era bisogno di portarle via il bambino? Non si poteva prenderli entrambi e metterli in una casa famiglia, non si poteva almeno provare a farla stare col suo bambino? Ci battiamo, quindi, proprio perché queste cose non accadano più!</p>



<p>Ornella Favero: vedo anche un sacco di ragazzi giovani in carcere e credo che ci sia che sia un momento particolarmente difficile. Per questo faccio un appello rispetto a una cosa così piccola come sembra quella delle telefonate, perché secondo me l&#8217;isolamento è la cosa più deleteria per le donne e per i giovani.</p>



<p>Mettiamo insieme tutte le nostre forze per dare un supporto ai detenuti e alle loro famiglie che troppo spesso soffrono ancora per le condizioni particolari di chi hanno in carcere.</p>



<p>Ridiamo la speranza, superando la paura.</p>
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		<title>A Gradisca si muore: sappiamo chi è Stato</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2022 16:27:40 +0000</pubDate>
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<p>(Da nocpr.it)</p>



<p></p>



<p>Due giorni fa, il 31 agosto 2022, un ventottenne pakistano del quale non sappiamo il nome si è ammazzato nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Era entrato un’ora prima.</p>



<p>Si è ammazzato in camera; l’hanno trovato i suoi compagni di reclusione.</p>



<p><strong>Voci da dietro al muro</strong></p>



<p>Da dietro le mura del CPR ci gridano che il ragazzo pakistano «ha fatto la corda» subito dopo l’incontro con il Giudice di pace di Gorizia che aveva confermato la sua permanenza nel centro per tre mesi. Ci chiedono di dire che si è ucciso dalla disperazione per quella scelta sulla sua vita. Ci dicono che era nella zona blu, dove tolgono i telefoni e dove vanno le persone appena entrate. I detenuti ci dicono che gli operatori del centro tengono loro nascosto il nome del ragazzo, nonostante le loro richieste.</p>



<p>Ci raccontano che molti, dopo le udienze con il Giudice di pace, si sentono male e altri hanno provato a impiccarsi, salvati poi dai compagni di stanza. Raccontano che in quei momenti si sta molto male e si perde la testa. Ci raccontano che è peggio di qualsiasi carcere e che nel cibo vengono messi psicofarmaci. Ci chiedono che parlamentari e giornalisti raccontino quello che succede realmente nei CPR ed entrino.</p>



<p>Chi ci parla ci dice di temere per la sua incolumità per quello che ci sta raccontando. Ci dice che si sta esponendo per tutti ma che i militari lo stanno guardando. Ci fornisce il suo nome e indirizzo perché teme per la sua vita, per il solo fatto di raccontare quello che succede. E noi lo sappiamo bene, ricordiamo come fosse ieri le deportazioni seriali e il sequestro immediato dei telefoni di tutti i detenuti che avevano testimoniato la notte della morte di Vakhtang.</p>



<p>Qui di seguito pubblichiamo due dei molti video ricevuti da dentro: un video a riguardo è stato pubblicato anche ieri da LasciateCIEntrare. Video Player</p>



<p><video width="352" height="640" preload="metadata" src="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-1-Copia.mp4?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss">00:0000:46Video Player</video></p>



<p><video width="368" height="656" preload="metadata" src="https://nofrontierefvg.noblogs.org/files/2022/09/settembre-2-Copia.mp4?_=2&utm_source=rss&utm_medium=rss">00:0000:00</p>



<p><strong>Repressione della solidarietà (con pistola puntata)</strong></p>



<p>La sera del primo settembre, alcuni solidali sono passati davanti al Cpr per mostrare solidarietà ai reclusi e ascoltare le loro voci sulla morte del ragazzo pakistano. Mentre stavano lì,&nbsp;è arrivata una volante dei carabinieri, chiamata dal personale del Cpr insospettito dalla presenza di alcune persone fuori da quelle mura.&nbsp;</p>



<p>Da una delle volanti, è uscito un carabiniere che ha cominciato a correre, non molto velocemente, puntando la pistola contro uno dei solidali.&nbsp;Le persone sono state perquisite e i cellulari sequestrati momentaneamente. Dopo un po’ di tempo, i solidali sono stati portati in caserma per essere identificati, dove hanno avuto la convalida del fermo di dodici ore.&nbsp;In caserma, uno dei solidali è stato costretto a una perquisizione integrale e a spogliarsi completamente.</p>



<p>L’esistenza del Cpr necessita del silenzio: la sola presenza di qualcuno nelle sue vicinanze origina sospetto e si tramuta in fermi, perquisizioni e, come successe ad altri solidali nel 2019, fogli di via dal territorio comunale. Il Cpr è istituzionalmente un luogo del quale bisogna ignorare l’esistenza, anche nei giorni in cui ammazza qualcuno.&nbsp;</p>



<p>La violenza dell’arma puntata non ha alcuna giustificazione: la reazione poliziesca spropositata di fronte a un ragazzo bianco che non stava commettendo nessun reato ci interroga su quale sia il livello di soprusi al quale sono costrette ogni giorno le persone che non hanno la tutela della cittadinanza. Gli abusi di potere e la violenza razzista istituzionale tengono in piedi i Cpr ogni giorno.</p>



<p><strong>Il commento indegno della garante</strong></p>



<p>La Garante per i diritti delle persone recluse del comune di Gradisca, Giovanna Corbatto, commenta sul&nbsp;<a href="https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2022/09/01/news/migrantesi_toglie_la_vita_al_centro_per_i_rimpatri_digradisca_era_entrato_da_solo_unora_nella_struttura-8118665?utm_source=rss&utm_medium=rss">Messaggero veneto</a>: «Non sappiamo se e quali fantasmi si portasse dietro, se la sua drammatica decisione sia stata pianificata o improvvisata, se avesse patologie. Avendo trascorso solo un’ora al Cpr sarei prudente nel citare le condizioni di vita all’interno come causa o concausa di un gesto così estremo».</p>



<p>Il meccanismo messo in atto da Corbatto è quello della colpevolizzazione della vittima (<em>victim blaming</em>): di fronte a un ragazzo che si è ammazzato dentro una struttura sulla decenza della quale lei stessa dovrebbe sorvegliare, Corbatto si rifiuta di riconoscere le responsabilità istituzionali e dà letteralmente la colpa alla vittima.</p>



<p>Il Cpr è uno spazio letale: si tratta di un dato innegabile, confermato dal susseguirsi delle morti. Chi muore lì dentro, in qualunque modo muoia, è un morto istituzionale, cioè un morto di Stato.</p>



<p><strong>Quasi tre anni di un luogo letale</strong></p>



<p>Nel lager di Gradisca d’Isonzo, sono già morte troppe persone.</p>



<p>07/12/2021:&nbsp;<strong>Ezzeddine Anani</strong>, uomo marocchino di 41 anni, si toglie la vita nella cella in cui era recluso in isolamento per quarantena Covid.</p>



<p>14/07/2020:&nbsp;<strong>Orgest Turia</strong>&nbsp;muore in seguito a un’overdose e un suo compagno di stanza scampa alla stessa sorte. Mentre il prefetto di Gorizia Marchesiello dice che tutto va bene, dapprima la stampa locale diffonde la voce di una nuova morte per rissa, poi la sindaca Tomasinsig e rappresentanti della polizia ripropongono la narrazione infame dei detenuti tossici e dello spaccio di sostanze all’insaputa dei carcerieri. In realtà, Turia non è tossicodipendente, è un uomo di origini albanesi portato in Cpr perché trovato senza passaporto.</p>



<p>18/01/2020:&nbsp;<strong>Vakhtang Enukidze</strong>, cittadino georgiano trentottenne, viene ammazzato, secondo i testimoni, dalle botte ricevute dalle guardie armate della struttura. A seguito della sua morte tutti i testimoni vengono deportati, i loro cellulari sequestrati, la famiglia di Vakhtang Enukidze in Georgia subisce forti pressioni per non prendere parte a un processo penale e, ad oggi, non è stato comunicato alcun esito ufficiale dell’autopsia sul corpo.</p>



<p>30/04/2014:&nbsp;<strong>Majid el Khodra</strong>&nbsp;muore in ospedale a Trieste, dopo mesi di coma, dopo una caduta dal tetto dell’allora Cie di Gradisca, ad agosto dell’anno precedente. Ai suoi familiari viene negata per mesi la possibilità di vederlo. Dopo la sua morte, il Cie chiude, per riaprire qualche anno dopo con il nuovo nome di Cpr.</p>



<p>L’elenco dei nomi delle persone morte dentro il Cpr ci ricorda che ad ammazzare non sono mai «i fantasmi»: sono le leggi, le istituzioni, i rappresentati razzisti dello Stato. L’elenco dei nomi delle persone morte dentro il Cpr ci dice che quel posto, che è stato voluto da tutti i governi, non è riformabile. Ci richiama a mobilitarci perché, se il Cpr continuerà a esistere, la gente continuerà a morirci dentro.</p>



<p><strong>Migrant lives matter.</strong></p>
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		<title>Buchi neri: detenzione senza reato</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 08:36:54 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="809" height="930" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16083" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 809w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri-261x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 261w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Buchi-neri-768x883.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 809px) 100vw, 809px" /></a></figure>



<p>&#8220;Buchi neri&#8221;, il nuovo sito della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili che prende il nome dall&#8217;omonimo rapporto sui CPR d&#8217;Italia che quanto a quello di Milano attinge al dossier &#8220;Delle Pene senza Delitti&#8221; al quale ha contribuito la nostra Rete.https://buchineri.cild.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss<br><br> <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/photos/a.360214287883417/1103255196912652?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI IL VIDEO!</a></p>



<p><br>Il 9 maggio 2021 Moussa Balde, un giovane di 23 anni originario della Guinea, va a fare la spesa in un supermercato di Ventimiglia, città ligure che dista circa 7 chilometri dal confine italo-francese. Dopo un diverbio all’interno della struttura, viene seguito da tre uomini di origine italiana, messo spalle al muro e picchiato violentemente con colpi di spranga e calci all’addome, alla testa e al volto, come dimostreranno in seguito le immagini di un video amatoriale.&nbsp;</p>



<p>Alcuni passanti danno l’allarme e dopo l’arrivo della polizia, Moussa viene portato al vicino ospedale di Bordighera e poi dimesso con una prognosi di dieci giorni per lesioni e trauma facciale. Essendo senza documenti viene portato al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Torino, in corso Brunelleschi. Più precisamente all’interno dell’Ospedaletto del Centro, in isolamento sanitario.&nbsp;</p>



<p>“Io non riesco più a stare rinchiuso qui dentro: quanto manca a farmi uscire? Perché mi hanno rinchiuso? Voglio uscire: io uscirò di qui” continua a ripetere al suo avvocato, la sera di venerdì 21 maggio. Saranno le sue ultime parole. Il giorno dopo, nella notte, si toglie la vita nella sua stanza nel cosiddetto “ospedaletto”, dopo due settimane di isolamento sanitario.&nbsp;</p>



<p>A seguito della visita del 14 giugno da parte del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale la sezione in cui si trovava Moussa verrà chiusa, in quanto trovata del tutto inadeguata e priva dei requisiti essenziali per le esigenze sanitarie. Nel suo rapporto il Garante dichiara “che l’alloggiamento all’interno dell’area ‘Ospedaletto’ del CPR di Torino configuri un trattamento inumano e degradante e che tale valutazione possa essere condivisa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, esponendo così il Paese alle relative conseguenze”. Moussa non doveva trovarsi lì e la sua tragica fine suscita molte domande: perché alla vittima di un violento pestaggio viene negata assistenza sanitaria e psicologica adeguata, perché viene isolato in una situazione già di massima vulnerabilità? Cosa sono e a cosa servono queste strutture dello Stato chiamate Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr)? Sono misure degne di uno Stato di diritto e di una democrazia che si prende cura dei diritti fondamentali delle persone, inclusi i più vulnerabili? È lecita questa detenzione senza reato? Quali sono le possibili alternative?&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Per cercare delle risposte a queste domande, la Coalizione Italiana Libertà e i Diritti Civili (CILD) ha creato questo sito e pubblicato il suo primo rapporto: “Buchi Neri: la detenzione senza reato nei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR)”. Disponible qui. <a href="https://cild.eu/wp-content/uploads/2021/10/ReportCPR_Web.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica il Rapporto</a></p>
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		<title>&#8220;Luoghi idonei&#8221; a violare la dignità e deportazioni a mani legate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 08:12:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da nocpr.it) &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da nocpr.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="945" height="937" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-300x297.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-768x761.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 945px) 100vw, 945px" /></figure>



<p></p>



<p>&#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE</p>



<p>E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle visite alle strutture diverse e idonee utilizzate dall&#8217;autorità di pubblica sicurezza per il trattenimento della persona straniera ai sensi dell&#8217;articolo 13, comma 5 bis TUI&#8221;.<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG12254&amp;modelId=10019&amp;fbclid=IwAR1fBhIq6dYxeMpbM2rtbq_NIZtw_NQmHqOiPLvkUvr-JZSmMfOtV_-pHsU&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/dettagl&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Perché sì, se esiste in Italia, per chi viene trovato privo del permesso di soggiorno, qualcosa di peggio che i CPR, allora sono i &#8220;luoghi idonei&#8221;: luoghi &#8220;dematerializzati&#8221;, in cui allo stato qualcuno decide discrezionalmente che essi possano essere rinchiusi, in alternativa al CPR. Luoghi in totale balia delle forze dell&#8217;ordine e senza controllo e possibilità di monitoraggio, perché neppure si sa dove siano.&nbsp;<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sono stati introdotti dal c.d. &#8220;decreto sicurezza Salvini&#8221; che anche su questo punto non è stato modificato dalla attuale ministra.</p>



<p>Il Garante ne ha visitati in tre questure diverse (Parma, Bologna e Trieste), ed il risultato è quel che si temeva, che in sintesi vi riportiamo di seguito.</p>



<p>A questo rapporto ha risposto il Ministero dell&#8217;Interno con una relazione che trovate alla stessa pagina, con rassicurazioni di circostanza, approfittando anche per rispondere a (meglio dire &#8220;cercare di giustificare senza riuscirci&#8221;, se non &#8220;ammettere&#8221;) i rilievi di altro rapporto del Garante relativo alle criticità emerse nel corso delle operazioni di rimpatrio, per l&#8217;abuso delle modalità coercitive (si ricorda che oltretutto si tratta di persone che non hanno commesso reati).</p>



<p>Anche di questa risposta riportiamo più avanti i punti salienti.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f534;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t6e/1/16/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;I &#8220;non luoghi&#8221;, i porti franchi dal diritto, i posti dove si fa eccezione ai diritti fondamentali, sono molti più di quelli che si possa pensare (oltre ai &#8220;luoghi idonei&#8221;: hotspot, navi quarantena, zone sterili degli aeroporti) ed i CPR ne costituiscono solo &#8220;la punta dell&#8217;iceberg&#8221;, la parte più evidente, benché restino inaccessibili.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">E&#8217; una questione di inammissibili &#8220;deroghe&#8221; sui diritti umani che riguarda tutte e tutti e non solo le persone migranti!</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f536;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t70/1/16/1f536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;IL RAPPORTO DEL GARANTE SUI &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221;</p>



<p>&#8220;La possibilità di utilizzare «strutture diverse [dai Centri di cui all’articolo 14] e idonee nella<br>disponibilità dell&#8217;Autorità di pubblica sicurezza e locali idonei presso l’ufficio di frontiera interessato» per trattenere temporaneamente lo straniero espulso destinatario di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera è stata introdotta con il decreto-legge 4 ottobre 2018 n. 1131.</p>



<p>Fin da subito il Garante nazionale, con il parere espresso nell’ambito dell’iter di conversione dell’atto governativo, ha rilevato che la fattispecie detentiva sollevava numerosi profili di criticità relativi, in particolare, all’assenza esplicita di una disciplina delle condizioni di trattenimento e alla formulazione eccessivamente generica della norma, che oltre a non individuare in maniera puntuale i nuovi luoghi di privazione della libertà, rinvia a una vaga nozione di ‘idoneità’ per la loro determinazione. (&#8230;)</p>



<p>Si fa diretto riferimento alle strutture diverse e idonee utilizzabili dall’Autorità di Pubblica<br>sicurezza per il trattenimento del cittadino straniero fino all’udienza di convalida, ma le considerazioni espresse sono<br>ugualmente riferibili, ove compatibili, ai locali idonei presso l&#8217;Ufficio di frontiera ove, sempre ai sensi dell’articolo 13, comma 5-bis T.U. Imm., la persona straniera può essere trattenuta sino all&#8217;esecuzione dell&#8217;effettivo allontanamento e<br>comunque non oltre le quarantotto ore successive all&#8217;udienza di convalida. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali individuati dalle Questure di Parma e Bologna consistono in due ampie stanze situate al pianterreno simili tra loro e sotto molteplici aspetti non conformi alla normativa e agli standard di settore. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gli ambienti sono completamente vuoti e come unico elemento di arredo hanno una panca in muratura (Parma) o metallo (Bologna) lungo una delle pareti, che funge sia da seduta che da giaciglio per il riposo notturno. Anche solo valutando tale aspetto, appare difficile considerare tali locali come rispondenti ad «adeguati requisiti igienico-sanitari e abitativi», anche in considerazione dello stato di ammaloramento e di<br>sporcizia delle pareti. Fatte salve le coperte, nessun ulteriore materiale, come effetti letterecci e materasso, viene fornito per il pernottamento. Tale parametro deve, peraltro, essere considerato anche a tutela delle persone fermate a fini identificativi nei casi in cui siano costrette a trascorrere la notte in Questura.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Risultano, altresì, completamente assenti tavoli e sedute per la consumazione dei pasti; i bagni (privi di doccia) sono esterni, fruibili pertanto solo con l’intervento del personale di Polizia.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ulteriore disallineamento dagli standard internazionali è rappresentato dall’assenza di un pulsante di chiamata azionabile dall’interno per eventuali necessità.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali sono, tuttavia, videosorvegliati sia attraverso telecamere interne ai locali, sia tramite una telecamera posta in corridoio. Nei locali della Questura di Bologna, inoltre, le persone sono sottoposte a una continua sorveglianza a vista<br>da parte del personale situato nel locale adiacente: le stanze hanno infatti una parete a vetro che consente una visione completa dell’ambiente da parte di chi si trovi nella sala di controllo contigua posta tra le due stanze. Nel caso di contestuale utilizzo dei due locali disponibili, una simile configurazione determina, pertanto, una violazione della privacy delle persone trattenute, particolarmente grave nel caso di permanenza di cittadini stranieri di sesso diverso, che possono vedersi attraverso le pareti divisorie in vetro.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo quanto riferito, la capienza massima per stanza è pari a due persone, ma dalla disamina dei registri è emersa in qualche caso la presenza complessiva contemporanea, tra i due locali, di cinque persone.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nello specifico, a Parma e Bologna particolarmente critica è apparsa la prassi di trattenere all’ingresso il telefono personale della persona interessata. All’interno dei locali di trattenimento il cittadino straniero non<br>ha pertanto alcuna possibilità di esercizio della libertà di corrispondenza telefonica con l’esterno prevista dalla legge. A Bologna è stato assicurato che, in caso di richiesta, il dispositivo personale viene riconsegnato per il temporaneo utilizzo, anche se, come è stato fatto notare nel corso della visita, la mancanza di una specifica informativa rispetto a tale possibilità ne vanifica di fatto l’esercizio. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trattandosi di stanze multifunzionali, utilizzate sia in caso di fermo identificativo che di esecuzione di<br>espulsione, non tutte le collocazioni sono sottoposte a convalida dell’Autorità giudiziaria..<br>Anche nell’ipotesi di trattenimento a fini espulsivi il vaglio dell’Autorità giudiziaria nel corso delle visite è risultato, tuttavia, talvolta omesso (&#8230;) Quand’anche presente, comunque, il vaglio del Giudice della convalida negli atti consultati è apparso essenzialmente ristretto a un’attività meramente cartolare, priva di iniziativa istruttoria. (&#8230; )I casi esaminati rilevano come lo strumento sia utilizzato con estrema flessibilità dall’Autorità di Pubblica Sicurezza per rispondere a esigenze restrittive determinate da necessità di carattere organizzativo e come talvolta il coinvolgimento dell’Autorità giudiziaria sia particolarmente carente. (&#8230;)&#8221;<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/7bee01431139e97f902fe931e0fdb355.pdf?fbclid=IwAR3MRILplwfbMvj9Jmg6ib9uIMnEn2pSDrk-k8DRx_i1hFDlgiw9tkFlpCM&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/7bee014&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>In lockdown: fuori e dentro il carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 08:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi aspettiamo domani, 11 giugno, alle ore 17.30 sul canale Youtube dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani per un incontro con PATRIZIO GONNELLA, presidente di Antigone Onlus. Si parlerà di carceri, società, Diritto, Diritti umani,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Vi aspettiamo domani, <strong>11 giugno, alle ore 17.30</strong> sul <em>canale Youtube </em>dell&#8217;<strong>Associazione Per i Diritti umani</strong> per un incontro con <strong>PATRIZIO GONNELLA</strong>, presidente di Antigone Onlus. </p>



<p>Si parlerà di carceri, società, Diritto, Diritti umani, Giustizia, prima dopo e durante il Covid-19</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="In lockdown: fuori e dentro il carcere" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/H6urz2m8jM8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Libertà e dignità a Mimmo Lucano &#8211; Appello del Comitato Undici Giugno</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 14:03:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani divulga e firma, invitando tutti a farlo, la seguente petizione lanciata da Comitato 11 giugno ll.mo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="477" height="268" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12936" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 477w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" /></figure></div>



<p> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga e firma, invitando tutti  a farlo, la seguente petizione lanciata da Comitato 11 giugno</p>



<p>ll.mo <strong>Presidente</strong> della Repubblica, Sergio <strong>Mattarella</strong>,</p>



<p>ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per i valori umani e per la dignità della persona e chiediamo il Suo urgente intervento in relazione alla nota vicenda politica e giudiziaria riguardante Domenico Lucano, Sindaco del Comune di Riace (RC) per tre mandati consecutivi, vicenda a Lei certamente nota.</p>



<p><strong>Dal 4 ottobre 2018</strong>, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri (RC),&nbsp;<strong>Domenico Lucano è stato sottoposto a misure cautelari restrittive della libertà personale</strong>, ovvero agli arresti domiciliari prima ed al&nbsp;<strong>divieto di dimora nel comune di Riace</strong>&nbsp;(RC) poi, misura quest&#8217;ultima ancora efficace.</p>



<p>Le ragioni dell&#8217;applicazione delle citate misure cautelari nei confronti di Domenico Lucano, accusato di essersi adoperato per favorire l&#8217;immigrazione clandestina attraverso la celebrazione di matrimoni fittizi (circostanza, peraltro, mai verificatasi) oltre che di aver proceduto ad affidamento diretto del servizio di raccolta di rifiuti a cooperative sociali (circostanza, nel caso di specie, ammessa dalla legge), venivano ricondotte al rischio di reiterazione dei reati contestati e di inquinamento probatorio in considerazione della carica di Sindaco che Domenico Lucano ha rivestito nel Comune di Riace fino allo scorso 26 maggio, data in cui i cittadini di Riace hanno eletto una nuova amministrazione comunale nella quale Domenico Lucano non ricopre alcuna carica pubblica, né amministrativa né politica.</p>



<p>Chiaro ed evidente risulta che oggi non vi è alcun motivo per ritenere che siano concrete ed attuali le motivazioni che hanno condotto all&#8217;applicazione delle citate misure cautelari.</p>



<p>A tutto quanto sopra si aggiunga che è pendente dinnanzi al Tribunale di Locri (RC) un processo a carico, tra gli altri, di Domenico Lucano, in cui verrà accertata la fondatezza delle accuse e rispetto al quale lo stesso ha sempre dichiarato piena fiducia nella magistratura.</p>



<p>Si aggiunga altresì che lo scorso mese di marzo 2019, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati difensori di Lucano, si è pronunciata la&nbsp;<strong>Suprema&nbsp; Corte di Cassazione</strong>&nbsp;che &#8211; in buona sostanza &#8211;&nbsp;<strong>ha ritenuto insussistenti le ragioni che hanno portato all&#8217;applicazione della misura restrittiva della libertà personale.</strong></p>



<p>Alla luce di quanto sopra, ed in particolare della cessazione di ogni carica, di fatto, Domenico Lucano, cittadino incensurato, né, prima d&#8217;ora, neppure indagato per alcun tipo di reato, risulta oggetto di un esilio politico non giustificato da alcuna ragione giuridica.</p>



<p>Atteso che in questi giorni, l&#8217;<strong>anziano padre di Domenico Lucano, Roberto, 93enne, sta trascorrendo quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni di vita</strong> visto il notevole <strong>aggravamento della propria situazione di salute</strong> (affetto da una grave forma di <strong>leucemia</strong> è stato colpito anche da un <strong>infarto</strong>) <strong>nella propria abitazione di Riace, ove il figlio, Domenico, non può recarsi neanche per una breve visita.<br></strong><br>In considerazione di tutto quanto sopra ci appelliamo alla Sua sensibilità ed ad un gesto umanitario, per dare la possibilità a Domenico Lucano ed al padre di potersi salutare con serenità dentro le mura della loro casa.<br>A tal fine <strong>chiediamo il Suo intervento</strong> affinché, con qualunque strumento a Sua disposizione e considerata la Sua posizione di Garante dei diritti costituzionali, <strong>si consenta a Domenico Lucano di poter tornare nel comune di Riace a far visita ed assistere il proprio anziano padre.</strong><br>Confidando in un sollecito ed urgente riscontro e ringraziando per l&#8217;attenzione, si inviano</p>



<p>Distinti saluti.<br>Comitato Undici Giugno </p>



<p></p>



<p><strong>Per firmare la petizione:  <br></strong><a href="https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-mattarella-liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&amp;recruited_by_id=33189600-c2b1-11e9-b5c3-f9835306c45a&amp;recruiter=993645843&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-mattarella-liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&amp;recruited_by_id=33189600-c2b1-11e9-b5c3-f9835306c45a&amp;recruiter=993645843&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong> </strong></p>
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		<title>Minori stranieri non accompagnati: il rapporto sulle visite ai centri di accoglienza di Agia e UNHCR</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 09:00:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>da http://www.garanteinfanzia.org Permanenze troppo lunghe, scarsità di informazioni, difficoltà di socializzazione: perfino giocare a calcio è un problema. Dall’ascolto delle esigenze degli ospiti di minore età raccomandazioni a Governo e istituzioni È stata diffusa&#46;&#46;&#46;</p>
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<h5>da <a href="http://www.garanteinfanzia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.garanteinfanzia.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></h5>



<p><em>Permanenze troppo lunghe, scarsità di informazioni, difficoltà di socializzazione: perfino giocare a calcio è un problema. Dall’ascolto delle esigenze degli ospiti di minore età raccomandazioni a Governo e istituzioni</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="264" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/1377063_10153299709372308_5262796274969081503_n-620x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12802" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/1377063_10153299709372308_5262796274969081503_n-620x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/1377063_10153299709372308_5262796274969081503_n-620x264-300x128.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>È stata diffusa oggi l’anticipazione del rapporto “Minori stranieri non accompagnati: una valutazione partecipata dei bisogni”, relazione sulle visite nei centri emergenziali, di prima e seconda accoglienza in Italia realizzata congiuntamente dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), Filomena Albano, e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati (UNHCR). L’anticipazione è scaricabile sia dal sito dell’Agia (<a href="http://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/report-agia-unhcr-6-18.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/report-agia-unhcr-6-18.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) che da quello dell’UNHCR (<a href="https://www.unhcr.it/cosa-facciamo/protezione/minori-non-accompagnati/ascolto-e-partecipazione?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.unhcr.it/cosa-facciamo/protezione/minori-non-accompagnati/ascolto-e-partecipazione?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).</p>



<p><strong>I centri coinvolti.&nbsp;</strong>Il campione esaminato comprende strutture di Umbria, Marche, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. Quindici i centri coinvolti, 134 i minori incontrati, 21 le nazionalità rappresentate nelle attività di ascolto e 17 anni l’età media dei ragazzi. Le visite – arricchite da attività laboratoriali su partecipazione e ascolto – proseguiranno fino a fine 2018, dopo di che sarà diffuso il rapporto conclusivo.</p>



<p><strong>I risultati.</strong>&nbsp;Nell’80% dei 15 centri visitati sono risultate carenti informazioni e orientamento, nel 53% di essi emerge la mancanza di attività di socializzazione, nel 47% delle 15 strutture coinvolte la permanenza in centri di prima accoglienza o emergenziali vanno ben oltre i 30 giorni previsti dalla legge. La problematica più segnalata dagli enti gestori è stata quella dei tempi gravosi per la nomina dei tutori. Ragazzi ed enti insieme hanno tra l’altro fatto rilevare l’impossibilità per i minori stranieri non accompagnati di tesserarsi con la Federazione gioco calcio.</p>



<p>Tra le proposte dei ‘minori’: sostegno all’integrazione personalizzato; incontro con le comunità locali per combattere episodi di razzismo, contatto con famiglie per conoscere la cultura italiana. “Potremmo passare le domeniche insieme” dicono. E ancora: corsi di italiano, possibilità di socializzare con i coetanei e tutori volontari in grado di attivare un rapporto di conoscenza, rispetto reciproco e fiducia. L’anticipazione segnala una serie di “protection gaps” specifici. Tra di essi la promiscuità con gli ospiti adulti, la permanenza dei minorenni fino ed oltre il compimento della maggiore età, le restrizioni della facoltà di movimento e la mancanza di condizioni di vita adeguate alla minore età.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2018/06/msna-centri-di-accoglienza.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2018/06/msna-centri-di-accoglienza-970x485.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12079"/></a></figure>



<p><strong>La nota alle istituzioni.</strong>&nbsp;“Mi preme richiamare l’attenzione sulle raccomandazioni contenute nel rapporto, che sono il risultato dei processi di consultazione delle persone di minore età ascoltate dall’Autorità nel corso delle visite” dice la Garante Filomena Albano. L’Autorità ha rivolto questo appello, con una nota, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ai ministeri dell’Interno, della Giustizia, della Sanità, del Lavoro e Politiche sociali, nonché al vicepresidente del Csm, ai tribunali per i minorenni, ai presidenti delle Regioni e ai garanti per l’infanzia regionali.</p>



<p>“L’Autorità garante deve essere il ponte tra la persona di minore età e le istituzioni nell’obiettivo di perseguire il diritto all’uguaglianza. Attraverso l’ascolto istituzionale, si intercettano le richieste e i bisogni, traducendoli in diritti e si individuano le modalità̀ per renderli esigibili, portando le istanze di bambini e ragazzi davanti alle istituzioni” afferma la Garante Filomena Albano.</p>



<p>“L’ascolto delle persone di minore età è indispensabile per far emergere i loro bisogni e le loro opinioni, e quindi, assicurare il rispetto dei loro diritti” aggiunge Felipe Camargo, Rappresentante dell’UNHCR per il Sud Europa. “Con questa importante iniziativa, vogliamo assicurare a questi bambini e adolescenti in condizioni di particolare vulnerabilità misure di protezione adeguate a soddisfare le loro specifiche esigenze di protezione e sviluppo. In particolare, dalle attività fin ora realizzate con i minori, è emerso con forza, il bisogno di essere supportati nel loro percorso di integrazione, in un contesto di accoglienza che deve essere dignitoso e rispettoso del loro superiore interesse” conclude Camargo.</p>



<p><strong>Le raccomandazioni.&nbsp;</strong>È stata ribadita dall’anticipazione del rapporto “Minori stranieri non accompagnati: una valutazione partecipata dei bisogni” la necessità di garantire e promuovere spazi protetti di ascolto per i minorenni che giungono in Italia da soli e che hanno dunque specifiche esigenze di protezione, tanto più se fuggono da conflitti o da persecuzioni.</p>



<p>Tra le richieste dei ragazzi, tradotte in raccomandazioni, quella frequentissima di “gentilezza e rispetto nelle comunicazioni”. A tribunali e garanti è stato raccomandato di assicurare informazioni esaustive sulla figura e i compiti dei tutori, dei quali è stata sollecitata ancora una volta la nomina. È stato altresì chiesto di chiarire e uniformare su tutto il territorio l’applicazione della procedura di ricongiungimento familiare dei minori non accompagnati ai sensi di Dublino III. Non risulta sia stato fatto circolare l’opuscolo informativo per dare ai richiedenti asilo informazioni corrette e omogenee sulla procedura.</p>



<p>L’anticipazione del rapporto Agia-UNHCR sollecita i responsabili a far in modo che “eventuali permanenze in centri di accoglienza straordinaria e strutture a non alta qualificazione siano contenute nei tempi strettamente necessari”. Altra raccomandazione quella di attivare le procedure di accertamento dell’età solo qualora ci siano fondati dubbi su di essa e sempre su disposizione della Procura presso il Tribunale per i minorenni. Ai servizi sociali, infine, è stato chiesto di vigilare su chi realizza, a livello locale, gli interventi sociali.</p>
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		<title>Vademecum per i difensori e le difensore dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:20:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it) &#160; Chi è un difensore dei diritti umani? &#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1 class="boxNewsReportTitle"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12445" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02-300x247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></h1>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 dir="ltr">Chi è un difensore dei diritti umani?</h2>
<p>&#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani in modo nonviolento.</p>
<h2 dir="ltr">Cosa fa un difensore dei diritti umani?</h2>
<ul>
<li>Riconosce e promuove tutti i diritti umani per tutti. Il DDU affronta problematiche relative ai diritti umani, che possono ad esempio riguardare: esecuzioni sommarie, torture, arresti e detenzioni arbitrarie, mutilazioni genitali femminili, discriminazione, problemi occupazionali, sfratti forzati, accesso all&#8217;assistenza sanitaria, rifiuti tossici e il loro impatto sull&#8217;ambiente. Il difensore sostiene attivamente tutti i diritti umani, come: il diritto alla vita, al cibo e all&#8217;acqua, al più alto livello di salute raggiungibile, a un alloggio adeguato, a un nome e a una nazionalità, all&#8217;educazione, alla libertà di movimento e alla non-discriminazione. Il DDU si occupa anche di categorie di persone, come ad esempio: le donne, i bambini, le persone indigene, i rifugiati, gli sfollati, le minoranze nazionali, linguistiche o sessuali.</li>
<li>Opera in ogni parte del mondo: negli Stati divisi da conflitti armati interni e negli Stati stabili; negli Stati non democratici e in quelli con una forte pratica democratica; negli Stati in via di sviluppo e in quelli sviluppati.</li>
<li>Agisce a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.</li>
<li>Raccoglie e diffonde informazioni sulle violazioni dei diritti umani.</li>
<li>Sostiene le vittime di violazione dei diritti umani.</li>
<li>Si adopera per garantire la responsabilità e porre fine all&#8217;impunità.</li>
<li>Sostiene una governance ed una politica governativa migliori.</li>
<li>Contribuisce all’implementazione dei trattati sui diritti umani.</li>
<li>Conduce attività di educazione e formazione ai diritti umani.</li>
</ul>
<h2 dir="ltr">La Carta dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Il 9 dicembre 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per <em>consensus</em>, con risoluzione <a href="https://undocs.org/A/RES/53/144?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, la “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-sul-diritto-e-la-responsabilita-degli-individui-dei-gruppi-e-degli-organi-della-societa-di-promuovere-e-proteggere-le-liberta-fondamentali-e-i-diritti-umani-universalmente-riconosciuti-1998/18?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti</strong></a>”, considerata anche come la “Carta dei DDU”.</p>
<p>La Dichiarazione non riconosce nuovi diritti fondamentali ma mira a legittimare e garantire coloro che operano in prima linea &#8211; in particolare membri di movimenti, organizzazioni non governative, gruppi di volontariato, intellettuali &#8211; spesso mettendo a rischio la loro vita, per la difesa dei diritti umani. La Dichiarazione sancisce che:</p>
<ul>
<li>è diritto e responsabilità di ciascuno e di tutti operare attivamente per la protezione e la promozione dei diritti umani;</li>
<li>chi agisce per i diritti umani può legittimamente farlo sia come individuo sia in associazione con altri;</li>
<li>l’attività di promozione e tutela dei diritti umani è sempre lecita e legittima a condizione che avvenga pacificamente, non violentemente;</li>
<li>l’attività degli operatori dei diritti umani non ha confini, deve essere consentita dentro e fuori lo Stato di appartenenza;</li>
<li>i difensori dei diritti umani hanno il diritto di associarsi e organizzarsi anche sul piano internazionale;</li>
<li>chiunque, individualmente o in associazione con altri, può contribuire a migliorare la tutela dei diritti umani avanzando idee e proposte che le competenti istanze istituzionali devono prendere in considerazione.</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante, gode di una indiscutibile autorevolezza morale sul piano internazionale e gli Stati si sono impegnati a mettere in atto le sue disposizioni.</p>
<p>Nel 2011 la Relatrice Speciale Margaret Sekaggya ha pubblicato il <strong><a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/Defenders/CommentarytoDeclarationondefendersJuly2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commentario alla Dichiarazione sui difensori dei diritti umani</a></strong>, un documento che illustra e analizza ciascuno dei diritti enunciati nella Dichiarazione: il diritto alla tutela, alla libertà di riunione, alla libertà di associazione, il diritto di accedere e comunicare con gli organismi internazionali, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, alla protesta, il diritto di sviluppare e discutere nuove idee sui diritti umani, il diritto a un ricorso effettivo e il diritto di accedere ai finanziamenti. Un&#8217;ultima sezione riguarda le deroghe ammissibili a questi diritti. Il Commentario affronta anche le restrizioni e le violazioni più comuni affrontate dai difensori e fornisce raccomandazioni per facilitare l&#8217;attuazione da parte degli Stati di ciascun diritto. Questa guida essenziale offre anche un documento di riferimento completo per i giornalisti che si occupano della situazione dei difensori dei diritti umani nei loro paesi, nelle loro regioni e nel mondo.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite</h2>
<p>Nel 2000 l’allora Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito la figura del <a href="https://www.ohchr.org/en/issues/srhrdefenders/pages/srhrdefendersindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Relatore Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani</a> per sostenere l’implementazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani del 1998. Il mandato è stato rinnovato dal Consiglio Diritti Umani nel 2014 con risoluzione <a href="http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A%2FHRC%2FRES%2F25%2F18&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/HRC/RES/25/18</a>.</p>
<p>L’attuale <em>Special Rapporteur</em> è <strong>Michel Forst</strong>. In precedenza l’incarico è stato ricoperto da Margaret Sekaggya (2008-2014) e da Hina Jilani (2000-2008).</p>
<p>Il Relatore speciale è tenuto a presentare regolarmente dei <a href="https://www.protecting-defenders.org/en/reports-and-documents%20?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti</strong></a> in cui descrive le attività condotte, condivide le sue preoccupazioni e formula raccomandazioni sulla situazione dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Nel dicembre 2018, in occasione del 20° anniversario della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, Michel Forst ha pubblicato il “<a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/UNSR%20HRDs-%20World%20report%202018.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>World Report on the situation of Human Rights Defenders</strong></a>” in cui afferma che la Dichiarazione continua ad essere attuata in modo incompleto da quasi tutti gli Stati, di cui un numero sempre maggiore ha attivamente adottato dei provvedimenti per ostacolare il godimento dei diritti descritti nella Dichiarazione. Il Rapporto mondiale documenta la tanto discussa <strong>chiusura dello spazio civico</strong> e suggerisce che essa è diventata, in troppe località, una guerra contro i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel 2019 il Relatore speciale ha dedicato il proprio <a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/G1900497_2.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rapporto annuale alle donne difensore dei diritti umani</strong></a> concentrandosi in particolare sui rischi e sugli ostacoli di genere che le donne difensore dei diritti umani affrontano in più rispetto agli uomini e riconoscendo l’importanza del loro ruolo nella promozione e protezione dei diritti umani.</p>
<p>Il<strong> Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite</strong> sostiene costantemente i difensori dei diritti umani ed il loro operato attraverso <a href="https://www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/Pages/Resolutions.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzioni e Decisioni</strong></a>, da ultima la <a href="https://undocs.org/A/HRC/40/L.22/Rev.1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione “sul Riconoscimento del contributo dei difensori dei diritti umani ambientali al godimento dei diritti umani, della protezione dell&#8217;ambiente e dello sviluppo sostenibile”</strong></a> del 20 marzo 2019.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>Nel 2004 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato “<a href="https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Garanzia della protezione – Orientamenti dell’Unione europea sui difensori dei diritti umani</strong></a>”, delle linee guida, aggiornate nel 2008, sul sostegno dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Le Linee guida sono state adottate avendo come principale riferimento normativo l&#8217;articolo 2 del Trattato sull&#8217;Unione Europea, il quale afferma che l&#8217;UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.<br />
Le Linee guida stabiliscono l&#8217;<strong>approccio dell&#8217;UE volto a sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in paesi extra-UE</strong>, al fine di consentire loro di operare liberamente. Oltre a proporre metodi pratici per assistere e sostenere i DDU in ogni eventualità, esse esplicitano la gamma di azioni che l’UE può intraprendere nel momento in cui un DDU è in pericolo.</p>
<p>L’aspetto operativo delle Linee guida rientra nel contesto della politica estera e di sicurezza comune (PESC).</p>
<p>Gli aspetti più rilevanti contenuti nelle Linee guida sono:</p>
<ul>
<li>i diplomatici presso le missioni dell’UE incontreranno regolarmente i difensori dei diritti umani, faranno visita agli attivisti detenuti, monitoreranno i processi a loro carico e peroreranno la loro protezione.</li>
<li>Il compito del gruppo di lavoro del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/preparatory-bodies/working-party-human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Consiglio sui diritti umani (COHOM)</a> è quello di individuare le situazioni in cui l’UE è invitata a intervenire sulla base delle relazioni dei capi missione della stessa, delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e delle organizzazioni non governative.</li>
<li>I funzionari dell’UE di alto grado (ad esempio l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) includeranno gli incontri con i difensori dei diritti umani nell’ambito delle loro visite ai paesi extra-UE.</li>
<li>I dialoghi politici con i paesi extra-UE e le organizzazioni regionali comprenderanno la situazione dei difensori dei diritti umani.</li>
<li>I capi missione rammenteranno alle autorità dei paesi extra-UE la responsabilità che esse hanno di proteggere i difensori dei diritti umani in pericolo.</li>
<li>L’UE coopererà a stretto contatto con i paesi extra-UE che dispongono anch’essi di politiche di protezione dei difensori dei diritti umani: inoltre, lavorerà con i meccanismi relativi ai diritti umani di altre organizzazioni regionali quali l’Unione africana, l’Organizzazione degli Stati Americani e dell&#8217;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.</li>
<li>L’UE promuoverà il potenziamento dei meccanismi regionali esistenti a protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di nuovi meccanismi di questo tipo.</li>
<li>All’impegno dell’UE a sostenere i difensori dei diritti umani fa da complemento lo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:1302_1&utm_source=rss&utm_medium=rss">strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)</a>, che presta assistenza finanziaria alle organizzazioni che offrono sostegno agli attivisti per i diritti umani.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Meccanismo di protezione dell&#8217;Unione Europea &#8211; ProtectDefenders.eu</h2>
<p><a href="https://protectdefenders.eu/en/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">ProtectDefenders.eu</a> è il meccanismo dell’Unione Europea di protezione per i DDU, creato per fornire un supporto stabile, omnicomprensivo e <em>gender-sensitive</em> agli individui e/o agli attori locali che combattono per promuovere e per difendere i diritti umani nel mondo.</p>
<p>Il meccanismo si propone di raggiungere tutti i DDU, anche quelli che lavorano nelle aree più remote e in paesi nei quali è particolarmente pericoloso lavorare in difesa dei diritti umani. Un’attenzione particolare è rivolta ai difensori maggiormente vulnerabili: donne difensore dei diritti umani, difensori dei diritti dei LGBT, ambientalisti, difensori per i diritti sociali ed economici, difensori delle minoranze, avvocati e tutti quelli che lottano per la libertà di espressione e di associazione.</p>
<p>ProtectDefenders.eu è sostenuto al 95% da fondi provenienti dallo <strong>European Instrument for Democracy and Human Rights </strong>(EIDHR).<br />
Il Meccanismo è stato creato ed implementato da un consorzio di dodici organizzazioni non governative, da sempre attive nel campo dei diritti umani e della protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani.<br />
I membri del consorzio sono: <a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>, <a href="https://rsf.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Reporters without borders</a>, <a href="http://www.omct.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Organisation Against Torture (OMCT)</a>, <a href="https://www.fidh.org/en/about-us/What-is-FIDH/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Worldwide Movement Human Rights (FIDH)</a>, <a href="https://urgentactionfund.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="https://www.forum-asia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum-Asia</a>, <a href="https://www.peacebrigades.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Peace Brigades International (PBI)</a>, <a href="https://www.protectioninternational.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection international</a>, <a href="https://ilga.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilga</a>, <a href="https://www.escr-net.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ESCR-Net</a>, <a href="http://emhrf.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Euro-Mediterranean Foundation of Support to HRD (EMHRF)</a>, <a href="https://www.defenddefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa HRD Project (EHAHRDP)</a>.</p>
<h3 dir="ltr">La Helpline 24/7</h3>
<p dir="ltr">ProtectDefenders.eu ha attivato una “<strong><a href="https://www.protectdefenders.eu/en/supporting-defenders.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hotline</a></strong>”, una linea di emergenza che fornisce un supporto 24/7 per i DDU che si trovano in situazioni di effettivo rischio, diretta da Front Line Defenders. Il numero da chiamare per accedere al servizio è: +353(0)12100489.</p>
<h3 dir="ltr">Il servizio di trasferimento temporaneo</h3>
<p>Se tutte le protezioni messe in atto non risultassero in grado di proteggere la sicurezza personale di un DDU, è prevista la possibilità di accedere al servizio della “<strong><em>temporary relocation</em></strong>” – come ultima misura per proteggere il difensore a rischio. Durante il periodo di ricollocazione, i DDU possono riposare, cercare la riabilitazione, sviluppare le loro capacità attraverso la formazione, espandere la loro rete internazionale di contatti, perseguire il loro lavoro sui diritti umani da una posizione sicura e preparare il loro ritorno sicuro. La ricollocazione temporanea funziona attraverso delle “<strong><em>emergency grants</em></strong>” che provvedono a sostenere la riallocazione all’interno del proprio paese o all’estero, ove risulti necessario.</p>
<h3 dir="ltr">Le sovvenzioni d’emergenza</h3>
<p>Le richieste per le “<em>emergency grants</em>” sono valutate caso per caso, considerando dei criteri di identità, situazione e necessità. In particolare, il richiedente dev’essere un DDU che opera per i diritti umani in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1998; essere esposto a rischi a causa del proprio operato in materia di diritti umani; necessitare di un sostegno urgente.</p>
<p>Le attività idonee ad ottenere il sostegno finanziario di emergenza devono riguardare, <em>inter alia</em>:</p>
<ul>
<li>la sicurezza fisica;</li>
<li>la sicurezza digitale;</li>
<li>le comunicazioni;</li>
<li>il capacity building in sicurezza;</li>
<li>il trasporto sicuro;</li>
<li>il supporto legale;</li>
<li>il supporto medico (compreso il supporto psicosociale e la riabilitazione);</li>
<li>l’assistenza umanitaria (compreso il sostegno familiare);</li>
<li>il trasferimento urgente;</li>
<li>il monitoraggio, la segnalazione e la difesa urgenti.</li>
</ul>
<p>Le “emergency grants” finanziate dall&#8217;UE hanno un tetto massimo di € 10.000.</p>
<h3 dir="ltr">I programmi di training</h3>
<p>Con l’aumentare dei rischi affrontati dai DDU, delle minacce ricevute e delle situazioni ostili con le quale gli stessi devono quotidianamente confrontarsi, aumentare le capacità degli stessi difensori è oramai diventato un tema centrale. Per tale ragione l’UE, nell’ambito di questa iniziativa, ha implementato dei programmi di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del difensore; l’obiettivo è dunque un <strong>approccio di <em>capacity building</em></strong>, affinché gli attivisti acquisiscano gli strumenti per mitigare i rischi che corrono.</p>
<p>Ad esempio, Front Line Defenders ha sviluppato un<strong> programma di training in materia di sicurezza e protezione</strong>. Il programma include workshop, corsi, seminari, consultazioni e risorse per lo sviluppo di capacità, mira a facilitare la condivisione di competenze e conoscenze e a fornire ai DDU ulteriori informazioni e strumenti che li possano aiutare ad affrontare i problemi di sicurezza e protezione personale e organizzativa. Durante il training si affrontano i seguenti temi: valutazione dei rischi, analisi delle minacce, reazioni agli incidenti di sicurezza, sicurezza digitale, gestione dello stress, produzione di piani di sicurezza pratici mirati alla situazione unica di ciascun DDU e come produrre piani di sicurezza organizzativi.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">La Piattaforma dell&#8217;Unione Europea di coordinamento per l&#8217;asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Su iniziativa della Commissione Europea nel 2011 è stata creata la <strong>European Union Human Rights Defenders RE location Platform (EUTRP)</strong>, una piattaforma globale di organizzazioni nazionali, regionali e internazionali coinvolte in programmi per il trasferimento temporaneo dei difensori dei diritti umani. L’obiettivo è di facilitare e assicurare la loro riallocazione.</p>
<p>Le attività della piattaforma sono le seguenti: identificazione dei DDU a rischio, fornitura di alloggi temporanei, cd. “<em>temporary shelter</em>”, sia all’interno del loro paese d’origine che al di fuori di esso, se necessario.</p>
<p><strong>La Piattaforma è il meccanismo operativo per le <em>temporary relocation</em> dell’iniziativa ProtectDefenders.eu, finanziata dalla Commissione Europea.</strong></p>
<p>L’obiettivo principale della Piattaforma EUTRP è facilitare il coordinamento e la cooperazione fra i vari attori coinvolti in questa <em>mission</em>.</p>
<p>Il <a href="https://www.hrdrelocation.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito web EUTRP</a> è un portale per riunire tutti i membri della piattaforma, nonché una fonte di informazioni sui difensori dei diritti umani e su come partecipare alle iniziative di ricollocazione temporanea.</p>
<p><strong>I membri della Piattaforma possono essere: città, università, ONG, associazioni, ministeri degli esteri e governi</strong>. L’unico pre-requisito è che svolgano almeno una delle seguenti attività:</p>
<ul>
<li>Attività relative alle <em>temporary relocation</em> dei DDU a rischio, sia all’interno dello stesso paese o regione, sia all’estero.</li>
<li>Provvedere assistenza (ad esempio, sistemi di comunicazione) ai DDU a rischio.</li>
<li>Fare <em>follow-up</em> nelle situazioni di post-trasferimento dei DDU, ossia dopo il ritorno nei loro rispettivi paesi (<em>in-country protection</em>).</li>
<li>Sostenere i DDU che sono stati temporaneamente riallocati. Il supporto potrebbe consistere in: aiuto legale, trattamenti medici, supporto psicologico e riabilitativo, <em>internship</em>, borse di studio, alloggi, visti/permessi di residenza, opportunità educative/<em>capacity building</em>, fondi/supporto finanziario ai programmi.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell’OSCE</h2>
<p>Nel 2014 l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha adottato le “<a href="https://www.osce.org/it/node/384705?download=true&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Linee guida sulla tutela dei Difensori dei diritti umani</strong></a>”, le quali stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati. Le Linee guida si applicano sia all’interno dei Paesi OSCE sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione Europea in sinergia con le equivalenti linee guida UE).</p>
<p>Nel 2017 l’<strong><a href="https://www.osce.org/odihr?utm_source=rss&utm_medium=rss">ODIHR &#8211; Office for Democratic Institutions and Human Rights</a></strong> ha pubblicato “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/OSCEHRDs2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>The Responsibility of States: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</strong></a>&#8220;, il primo rapporto sull’attuazione delle Linee guida OSCE sui difensori dei diritti umani, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area OSCE. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, e ad inaccettabili restrizioni della libertà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’OSCE”.</p>
<p>La Dichiarazione del Consiglio d&#8217;EuropaNel 2008 il Consiglio d’Europa ha condannato tutti gli attacchi e le violazioni nei confronti dei DDU attraverso la <strong><a href="https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016805d3e52&utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione del Comitato dei Ministri “action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, la quale invita gli Stati membri, <em>inter alia</em> a:</p>
<ul>
<li>creare un ambiente favorevole al lavoro dei difensori dei diritti umani, che metta individui, gruppi e associazioni nelle condizioni di svolgere liberamente le proprie attività, su base legale, coerentemente con gli standard internazionali, per promuovere e lottare per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza alcuna restrizione oltre a quelle autorizzate dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU);</li>
<li>adottare misure efficaci per proteggere, promuovere e rispettare i difensori dei diritti umani e garantire il rispetto delle loro attività;</li>
<li>rafforzare i loro sistemi giudiziari e assicurare l&#8217;esistenza di rimedi efficaci per coloro i cui diritti e libertà sono violati;</li>
<li>adottare misure efficaci per prevenire attacchi o molestie ai DDU, assicurare che le indagini sui responsabili siano indipendenti ed efficaci e che siano adottate delle misure amministrative e/o dei procedimenti penali nei confronti dei responsabili;</li>
<li>considerare di attribuire o, ove opportuno, rafforzare le competenze e le capacità di commissioni indipendenti, difensori civici o istituzioni nazionali per i diritti umani a ricevere, esaminare e formulare raccomandazioni per la risoluzione delle istanze presentate dai difensori dei diritti umani sulle violazioni dei loro diritti;</li>
<li>assicurare l&#8217;effettivo accesso dei difensori dei diritti umani alla Corte europea dei diritti umani, al Comitato europeo dei diritti sociali e ad altri meccanismi di protezione dei diritti umani secondo le procedure applicabili;</li>
<li>cooperare con i meccanismi dei diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa e in particolare con la Corte europea dei diritti umani in conformità con la CEDU, nonché con il Commissario per i diritti umani facilitando le sue visite, fornendo risposte adeguate ed entrare in dialogo con lui/lei sulla situazione di difensori dei diritti umani quando richiesto;</li>
<li>fornire misure per una rapida assistenza e protezione dei difensori dei diritti umani in pericolo nei paesi terzi, come, se del caso, la partecipazione e l’osservazione di processi  e/o, se praticabile, il rilascio di visti di emergenza;</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione invita il <strong><a href="https://www.coe.int/it/web/commissioner?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa</a></strong> a rafforzare il suo ruolo e il suo Ufficio al fine di fornire una protezione forte ed efficace per i difensori dei diritti umani e richiama inoltre tutti gli organi e le istituzioni del Consiglio d&#8217;Europa a prestare particolare attenzione alle questioni riguardanti i difensori dei diritti umani nelle loro rispettive attività. Ciò include la messa a disposizione e lo scambio di informazioni e documentazione, compresa la giurisprudenza pertinente e altre norme europee, oltre all’incoraggiamento della cooperazione e delle attività di sensibilizzazione delle organizzazioni di società civile e la partecipazione dei difensori dei diritti umani alle attività del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Dal 2008 il Commissario incontra annualmente diversi gruppi di DDU provenienti dall’area del Consiglio d’Europa attraverso delle <strong>roundtable</strong>, al termine delle quali vengono pubblicati dei <strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporti</a> </strong>riepilogativi.</p>
<p>Nel 2018, a dieci anni dalla Dichiarazione, il Comitato dei Ministri ha rinnovato il suo impegno con lo “<strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/statement-on-the-10th-anniversary-of-the-declaration-of-the-committee-of-ministers-on-council-of-europe-action-to-improve-the-protection-of-human-righ?utm_source=rss&utm_medium=rss">Statement on the 10th anniversary of the Declaration of the Committee of Ministers on Council of Europe action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, nel quale si afferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni Stati membri del Consiglio d&#8217;Europa, vi è una preoccupante tendenza a una crescente contrazione nella protezione dei difensori dei diritti umani in numerosi altri paesi europei.</p>
<h2 dir="ltr">Il ruolo della società civile nella protezione dei difensori dei diritti umani</h2>
<p dir="ltr">Numerose sono le organizzazioni non governative che operano a livello locale, nazionale e internazionale, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza dell’operato svolto dai DDU, denunciando i rischi e le minacce cui sono sottoposti a causa delle loro attività per l’implementazione dei diritti umani per tutti, e realizzando delle iniziative per proteggere i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel contesto italiano, l’associazione <strong><a href="https://www.unponteper.it/it/chi-siamo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per</a></strong>…ha pubblicato ad ottobre 2016 il dossier “<a href="https://www.unponteper.it/wp-content/uploads/2016/11/Report_IN_DIFESA_DI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Come proteggere i difensori dei diritti umani. Programmi, strategie e buone pratiche</strong></a>”, dal quale è scaturita, inter alia, una campagna promossa assieme ad altre ONG dell’Associazione delle Organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale italiane (AOI), in difesa dei difensori dei diritti umani: “Difendiamo chi li Difende”.<br />
Sulla scia di quest’iniziativa, sempre su proposta diUn Ponte Per…, si è attivata una rete larga di realtà della società civile italiana, di associazioni, organizzazioni e reti, coalizioni e campagne attive sui temi dei diritti umani e civili, pace e disarmo, cooperazione e solidarietà internazionale, ambiente, libertà di stampa, avvocati e giuristi.</p>
<h3 dir="ltr">Il Summit mondiale e il Piano d&#8217;Azione</h3>
<p dir="ltr">Il 10 dicembre 2018, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e del 20° anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, è stato presentato il Piano d’azione per la protezione dei difensori dei diritti umani e la promozione del lavoro da loro svolto.</p>
<p dir="ltr">Il <strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/The_Human_Rights_Defenders_World_Summit_2018_Action_plan.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Piano d’azione</a></strong>, elaborato dai partecipanti dello <strong><a href="https://hrdworldsummit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Human Rights Defenders World Summit 2018</a></strong>, tenutosi a Parigi dal 29 al 31 ottobre 2018, contiene una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati, alle imprese, alle istituzioni finanziarie, ai donatori e alle istituzioni intergovernative e chiede agli Stati di impegnarsi ad agire per proteggere i difensori dei diritti umani e per intraprendere azioni concrete volte ad offrire un ambiente più sicuro e favorevole per la difesa dei diritti umani nonché una protezione più efficace dei DDU a rischio e delle loro comunità, delle organizzazioni e dei movimenti operanti per la promozione e la protezione dei diritti umani.</p>
<p dir="ltr">Il documento è stato redatto da una coalizione di otto organizzazioni internazionali per i diritti umani, in consultazione con oltre 30 organizzazioni e reti per i diritti umani provenienti da tutto il mondo.</p>
<h3 dir="ltr">Le Protection Grants (sovvenzioni di protezione)</h3>
<p dir="ltr">Front Line Defenders ha attivato anche un programma di <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/en/programme/protection-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection Grant</a></strong> per fornire un sostegno finanziario rapido e pratico ai difensori dei diritti umani a rischio.</p>
<p dir="ltr">Il Protection Grant si propone di coprire le spese per migliorare la sicurezza e la protezione dei difensori dei diritti umani e delle loro organizzazioni, ad esempio i costi per:</p>
<ul>
<li>migliorare la sicurezza fisica di un&#8217;organizzazione o di un individuo, la sicurezza digitale e la sicurezza delle comunicazioni;</li>
<li>sostenere le spese legali per i DDU che vengono sottoposti a vessazioni giudiziarie;</li>
<li>pagare le spese mediche per i DDU che sono stati attaccati o che hanno sofferto una condizione medica a seguito delle loro pacifiche attività in materia di diritti umani;</li>
<li>fornire assistenza familiare per i DDU detenuti o membri della famiglia che sono a rischio a causa delle attività di un DDU.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Le sovvenzioni possono avere un importo massimo di € 7.500 e non possono essere erogate per:</p>
<ul>
<li>finanziamento retrospettivo;</li>
<li>organizzazioni internazionali;</li>
<li>organizzazioni che hanno applicato o stanno già ricevendo finanziamenti per lo stesso scopo altrove;</li>
<li>progetti che si concentrano su questioni più ampie in materia di diritti umani piuttosto che sulla specifica situazione dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>costi per i difensori dei diritti umani che sono già in esilio;</li>
<li>costi correnti di gestione come gli stipendi e l&#8217;affitto;</li>
<li>guardie di sicurezza armate;</li>
<li>acquisto di veicoli.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Per <strong>presentare domanda</strong> di Protection Grant a Front Line Defenders <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/secure/grant.php?l=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">clicca qui</a></strong>.</p>
<p dir="ltr">Esistono diversi enti, istituzioni e organizzazioni che mettono a disposizione delle sovvenzioni per la protezione dei difensori dei diritti umani, in particolare:</p>
<ul>
<li><strong>per i giornalisti</strong>: Human Rights Watch/<a href="https://www.hrw.org/human-rights-watch/hellman-hammett-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hellman-Hammett Grants</a>, International Federation of Journalists/<a href="https://www.ifj.org/what/safety.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Safety Fund</a>, PEN/<a href="https://www.pen-international.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Emergency Fund</a>, Reporters sans Frontieres/<a href="https://rsf.org/en/presentation-0?utm_source=rss&utm_medium=rss">Assistance for Jounalists</a>, Media Institute for Southern Africa/<a href="http://misa.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">SADC Journalists Under Fire Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le donne</strong>: <a href="https://urgentactionfund.org/what-we-do/rapid-response-grantmaking/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="http://www.globalfundforwomen.org/information-for-applicants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Global Fund for Women</a>, <a href="https://www.mamacash.org/en/apply-for-a-grant-1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mama Cash</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/un-trust-fund-to-end-violence-against-women?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund to Eliminate Violence Against Women</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/fund-for-gender-equality?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund for Gender Equality</a>, <a href="http://awdf.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The African Women’s Development Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le minoranze sessuali</strong>: <a href="https://www.arcusfoundation.org/our-support/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcus</a>, <a href="http://www.bohnettfoundation.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">David Bohnett Foundation</a>, <a href="https://www.fordfoundation.org/work/our-grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ford Foundation</a>.</li>
<li><strong>Fellowships, Scholarships, Riposo e Rifugio</strong>: <a href="http://www.colby.edu/oakinstitute/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Oak Fellowship</a>, <a href="https://cpl.hks.harvard.edu/gleitsman-international-activist-award?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Gleitsman Foundation International Activist Award</a><a href="https://rorypecktrust.org/Awards/2015/About?utm_source=rss&utm_medium=rss">, Rory Peck Award</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni da altre organizzazioni e fondazioni</strong>: <a href="https://nhrf.no/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Norwegian Human Rights Fund (NHRF)</a>, <a href="https://www.overbrook.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Overbrook Foundation</a>, <a href="https://globalhumanrights.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Fund for Global Human Rights</a>.</li>
<li><strong>Fondi delle Nazioni Unite</strong>: <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund on Contemporary Forms of Slavery</a>, <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund for Victims of Torture</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni dei Governi/istituzioni regionali</strong>: <a href="https://www.afd.fr/fr/recherche?page=all&amp;view=start&utm_source=rss&utm_medium=rss">Agence Française de Développement (AFD)</a> (Francia), <a href="https://www.irishaid.ie/grants.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Irish Aid</a> (Irlanda).</li>
</ul>
<h3 dir="ltr">La rete italiana</h3>
<p><a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende”</a> è una rete di oltre 30 organizzazioni e associazioni italiane attive su tematiche quali diritti umani, ambiente, solidarietà internazionale, pace e disarmo, diritti dei lavoratori,  libertà di stampa e stato di diritto e si propone di aprire uno spazio di riflessione e di azione sulla questione dei difensori/e dei diritti umani, e chiedere al Governo, al Parlamento e agli enti locali di impegnarsi per la loro tutela e protezione. La rete “In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende” è composta da:<a href="http://www.aidos.it/it/home/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AIDOS</a>, <a href="https://www.amnesty.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International Italia</a>, <a href="http://www.ong.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AOI</a>, <a href="http://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCI</a>, <a href="http://www.arcsculturesolidali.org/it/home-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCS</a>, <a href="http://www.associazioneantigone.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Antigone</a>, <a href="http://www.articolo21.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Articolo 21</a>, <a href="http://asud.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A Sud</a>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Obiettivi-e-struttura-del-Centro/27?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221;– Università di Padova</a>, <a href="http://cdca.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA)</a>, <a href="http://www.osservatorioafghanistan.org/about/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISDA</a>, <a href="http://www.cilditalia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili</a>, <a href="http://comune-info.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comune-info</a>, <a href="http://www.cgil.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="http://nuovidesaparecidos.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos</a>, <a href="http://www.cospe.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">COSPE</a>, <a href="https://palestinaculturaliberta.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cultura è Libertà</a>, <a href="http://www.fondazionebasso.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco</a>, <a href="http://www.giuristidemocratici.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuristi Democratici</a>, <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greenpeace Italia</a>, <a href="https://www.legambiente.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legambiente</a>, <a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Libera-Associazione Nomi e Numeri contro le mafie</a>, <a href="https://www.lunaria.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lunaria</a>, <a href="https://www.manitese.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mani Tese</a>, <a href="https://nonviolenti.org/cms/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Movimento Nonviolento</a>, <a href="http://www.npwj.org/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Non c’è Pace senza Giustizia</a>, <a href="http://www.operazionecolomba.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Operazione Colomba – Comunità Papa Giovanni XXIII</a>, <a href="http://www.radicali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Radicali Italiani</a>, <a href="http://www.pacedifesa.org/category/rete-di-solidarieta-colombia-vive/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete italiana di solidarietà Colombia vive</a>, <a href="http://www.retedellapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete per la Pace</a>, <a href="https://sci-italia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Servizio Civile Internazionale</a>, <a href="https://www.survival.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Survival International</a>, <a href="http://www.terranuova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Terra Nuova</a>, <a href="http://endangeredlawyers.org/media/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati</a>,<a href="http://www.camerepenali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Unione Camere Penali Italiane</a>, <a href="http://www.unponteper.it/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per…</a>, <a href="http://www.yaku.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yaku</a>.</p>
<h3 dir="ltr">I rapporti</h3>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Amnesty International</strong></a> ha pubblicato nel febbraio 2019 il rapporto “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Amnesty_International_rapporto_Obiettivo_silenzio_La_repressione_globale_contro_le_organizzazioni_della_societa_civile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</strong></a>” che intende evidenziare come negli ultimi dieci anni sia emersa a livello mondiale una tendenza preoccupante che vede l’introduzione e l’utilizzo da parte degli Stati di leggi volte a interferire con il diritto alla libertà di associazione e ad ostacolare il lavoro delle organizzazioni delle società civile e dei suoi membri.</p>
<p><a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Front Line Defenders</strong></a> ha pubblicato il &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Front_Line_Defenders_Global_Analysis_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Global Analysis 2018</strong></a>&#8220;, un rapporto che descrive gli attacchi fisici, le campagne di diffamazione, le minacce alla sicurezza digitale, le molestie giudiziarie e gli attacchi di genere affrontati dai difensori e dalle difensore dei diritti umani. Nel 2018, sono stati 321 i difensori dei diritti umani in 27 paesi che sono stati presi di mira e uccisi per il loro lavoro &#8211; il numero più alto mai registrato -. Più di tre quarti di questi, il 77% del totale degli attivisti uccisi, stavano difendendo i diritti della terra, dell&#8217;ambiente o dei popoli indigeni, spesso nel contesto delle industrie estrattive e dei mega-progetti allineati allo stato.</p>
<p>Nel <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/annual_report_digital.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rapporto annuale 2017</a></strong> Front Line Defenders ha evidenziato che la criminalizzazione e l&#8217;adozione di legislazioni sempre più restrittive a danno anche di media indipendenti sono tra le strategie più frequentemente utilizzate per fermare e delegittimare i difensori e le difensore dei diritti umani.</p>
<p>La compressione dello spazio civico ed i crescenti attacchi nei confronti dei DDU sono stati documentati anche da <a href="https://www.ishr.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">International Service for Human Rights</a> (ISHR) assieme al <a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Business and Human Rights Resource Centre</a> nella guida per le imprese “<strong><a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shared Space Under Pressure: Business Support for Civic Freedoms and Human Rights Defenders</a></strong>” (2018) e dal rapporto di <a href="https://www.tni.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Transnational Institute</a> sulla criminalizzazione della solidarietà “<strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Transnational_Institute_La_solidarieta_verso_i_migranti_e_i_rifugiati_occupa_uno_spazio_sempre_piu_ristretto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">La solidarietà verso i migranti e i rifugiati occupa uno spazio sempre più ristretto. Ecco come l’Unione europea e i suoi Stati membri attaccano e criminalizzano i difensori dei diritti delle persone in movimento</a></strong>” (2018).</p>
<h3>Guide pratiche e informative per i difensori</h3>
<p>Le attività condotte dalla società civile a sostegno dei difensori dei diritti umani si esplicano anche attraverso la pubblicazione di materiali rivolti ai DDU per la condivisione di informazioni e <em>best practices</em>, come gli “<strong><a href="http://www.indifesadi.org/wp-content/uploads/2017/03/Dossier-Temporary-Relocation.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Esempi di buone pratiche di “Temporary Relocation di Difensori e Difensore dei diritti umani”</a></strong>” (2017) elaborato da <a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Difesa Di</a>; per fornire indicazioni per migliorare e garantire la sicurezza e la protezione dei DDU, come il “<strong><a href="https://www.protectioninternational.org/wp-content/uploads/2012/04/Protection-Manual-3rd-Edition.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">New Protection Manual for Human Rights Defenders</a></strong>” (2009) di <a href="https://protectioninternational.org/en/protectionmanual?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection International</a> e il “<strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Workbook on Security: Practical Steps for Human Rights Defenders at Risk</a></strong>” (2011) di <a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>; per fornire un quadro completo delle potenziali sfide, rischi ed opportunità riguardanti i DDU, come il “<strong><a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Defending human rights: A resource book for human rights defenders</a></strong>” (2012) realizzato da <a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project</a>.</p>
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<h2>L’Italia per i difensori e le difensore dei diritti umani</h2>
<h3 dir="ltr">La mozione della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati italiana</h3>
<p>In Italia, su sollecitazione della Rete In Difesa Di, la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha adottato il 31 gennaio 2017 la <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=7-01051&amp;ramo=C&amp;leg=17&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione n. 7-01051 Tidei: “Sulla tutela dei difensori dei diritti umani”</strong></a>, che impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei DDU, e in particolare a:</p>
<ul>
<li>dare attuazione, in linea con quanto già fatto da altri Stati membri, agli orientamenti dell&#8217;Unione Europea in materia di salvaguardia dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>valutare l&#8217;opportunità di istituire, presso il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, un ufficio delegato alla tutela dei difensori dei diritti umani dotato delle risorse finanziarie necessarie per facilitare anche il rilascio dei visti per il ricollocamento temporaneo, nonché per l&#8217;attivazione delle opportune misure di protezione di coloro che promuovono i diritti umani;</li>
<li>prevedere la costituzione e l&#8217;organizzazione, sul modello di quanto avvenuto in sede di Unione Europea, di un gruppo di lavoro finalizzato allo studio e alla predisposizione di interventi nelle tematiche inerenti alla protezione e alla tutela dei diritti umani;</li>
<li>assumere iniziative volte alla promozione e all&#8217;organizzazione di un coordinamento con organizzazioni non governative ed enti religiosi disposti a creare sia una rete di protezione nei Paesi di provenienza degli attivisti, che includa attività di accompagnamento disarmato da parte di corpi civili di pace;</li>
<li>assumere ogni iniziativa finalizzata al coordinamento delle iniziative del MAECI con quelle simili adottate dagli altri Stati membri e a livello europeo.</li>
</ul>
<div>
<h3 dir="ltr">Le priorità dell&#8217;Italia al Consiglio diritti umani</h3>
<p>Il 12 ottobre 2018 l’Italia è stata eletta per la terza volta al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021 con decorrenza dal 1° gennaio 2019. Tra gli impegni e le priorità che l’Italia intende perseguire nel corso del suo mandato figurano i DDU. Nella sua <a href="https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2018/04/brochure_human_rights_v12_pagine_affiancate.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>candidatura</strong></a> ufficiale l’Italia afferma che “i difensori dei diritti umani sono attori chiave nella promozione e protezione dei diritti umani e riconosce l&#8217;importanza del ruolo della società civile, poiché una vivace società civile contribuisce alle società democratiche, alla stabilità e alla prosperità. L&#8217;Italia è impegnata a salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani e continuerà a supportarli attivamente e ad intensificare i propri sforzi contro tutte le forme di rappresaglia. L&#8217;Italia continuerà a sostenere il Relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani”.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il progetto &#8220;Shelter Cities &#8211; Città Rifugio&#8221;</h2>
<div>
<p>In risposta ai crescenti pericoli cui sono esposti i DDU sono sorte le <strong>reti delle “città rifugio”</strong>: si tratta di <strong>programmi di protezione</strong>, promossi da enti locali e organizzazioni di società civile, per dare un alloggio temporaneo ai DDU al di fuori del loro paese, al fine di fornire loro un periodo di riposo e tregua (“<em>rest and respite</em>”) e poter poi riprendere nuovamente la lotta nonviolenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.</p>
<p>Tali iniziative costituiscono degli strumenti di appoggio e <strong>solidarietà internazionale</strong> che contribuiscono sia a proteggere la vita e l’integrità fisica di queste persone sia a sostenere i processi di difesa dei diritti umani nei luoghi di origine, tramite l’articolazione di organizzazioni, movimenti e istituzioni dei paesi di accoglienza.</p>
<p>Nel 2012 i Paesi Bassi sono stati i primi a promuovere iniziative in questo senso, in particolare con il progetto “<em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em>”, un network nazionale che coinvolge organizzazioni di società civile e amministrazioni locali per dare alloggi temporanei a decine di DDU, in 11 città olandesi (Amsterdam, Den Haag, Deventer, Groningen, Haarlem, Maastricht, Middelburg, Nijmegen, Tilburg, Utrecht, Zwolle).</p>
<p>Sulla base dell’esperienza acquisita con l’iniziativa <em>Shelter City</em>, <em>Justice and Peace</em> ha prodotto “<strong><a href="https://www.sheltercity.nl/wp-content/uploads/2017/04/20170126-Set-up-Manual-Final-A5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">How to set up a Shelter City? Manual for Human Rights Defenders Shelters</a></strong>”, un manuale che fornisce suggerimenti, idee e informazioni su come realizzare un progetto di città rifugio. Il manuale è rivolto alle ONG, ai governi nazionali o locali, alle università o qualsiasi altra parte interessata alla creazione di rifugi per i difensori dei diritti umani a rischio. Il manuale è in costante aggiornamento ed aperto ad accogliere commenti e suggerimenti.</p>
<p>Una iniziativa di accoglienza analoga è stata intrapresa dal Governo Regionale dei Paesi Baschi (Spagna), che ha avviato un Programma di protezione e accoglienza temporanea di DDU.</p>
<p>Nel 2016 anche in Italia il tema delle difensore e dei difensore dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali e locali, grazie al lavoro di sensibilizzazione e informazione svolto dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Rete “In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende”.</p>
<p dir="ltr"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/X19lEnomIdM?list=PLQdE2i67kBwCr4SkwzcjAeCqP7miEIbT7&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<div>
<p dir="ltr">Intervento di <strong>Yvonne M. Donders</strong> (Università di Amsterdam, Presidente dell&#8217;Advisory Board dell&#8217;iniziativa “Shelter City”) durante la conferenza internazionale &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/en/attivita/International-Conference-Cities-territories-and-the-struggles-for-human-rights-a-2030-perspective/1192?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cities, territories and the struggles for human rights: a 2030 perspective</strong></a>&#8220;, tenutasi il 26 e 27 novembre 2018 a Padova e organizzata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Cattedra UNESCO &#8220;Diritti umani, democrazia e pace&#8221; dell&#8217;Università di Padova.</p>
<h3 dir="ltr">Come beneficiare della protezione di una Città Rifugio?</h3>
<p>Il programma <strong><em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em></strong> prevede l’apertura di due <strong>bandi</strong> all’anno, nei mesi di <strong>maggio </strong>e <strong>novembre</strong>.</p>
<p>I difensori dei diritti umani che vogliono candidarsi per ottenere protezione ed essere ospitati temporaneamente in una città rifugio devono soddisfare i seguenti criteri:</p>
<ul>
<li>attuare un approccio nonviolento nell’esercizio del proprio operato;</li>
<li>essere minacciati o sotto pressione a causa del loro operato;</li>
<li>devono poter essere trasferiti per un periodo massimo di 3 mesi.</li>
<li>essere disposti ed in grado di tornare nel proprio paese di origine trascorsi i 3 mesi;</li>
<li>essere disposti a parlare pubblicamente della loro esperienza o dei diritti umani nel loro paese nella misura in cui la loro situazione di sicurezza lo consenta;</li>
<li>saper parlare inglese di base (sono disponibili posti limitati per i difensori di lingua francese o spagnola);</li>
<li>essere disposti e in grado di andare in una delle <em>Shelter Cities</em> senza accompagnamento.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/KrLg87oYZVM?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>Le Città Rifugio italiane</h2>
<div>
<p>Il<strong> </strong><a href="https://www.consiglio.provincia.tn.it/doc/IDAP_881061.pdf?zid=d346d60c-767d-4418-88fe-dfde80d859a4&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Consiglio della Provincia Autonoma di Trento</strong></a><strong>,</strong> i Consigli Comunali di <strong><a href="http://www.comune.trento.it/content/download/1157011/11113530/file/5.658.2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trento</a></strong>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Padova_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_2018_0092_del_10_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Padova</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Cadoneghe_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_131_2018_del_27_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cadoneghe</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Ponte_San_Nicolo_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_58_del_19_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ponte San Nicolò</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Rubano_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_31_del_29_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rubano</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Noventa_Padovana_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_del_20_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Noventa Padovana</strong></a><strong>, </strong><a href="http://sac4.halleysac.it/c024009/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/atto/G5XpBeETEST0-A?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Asiago</strong></a><strong> e <a href="http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti1/atti/testi/2019_01155.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a></strong> hanno approvato una mozione con la quale si impegnano ufficialmente a proteggere i difensori dei diritti umani diventando delle città rifugio.</p>
<p>Si tratta di un <strong>progetto pilota</strong> di accoglienza temporanea e supporto per difensori dei diritti umani minacciati, in grado di raccogliere le diverse disponibilità territoriali per la <em>relocation</em>dei DDU, da attivare di concerto con la rete &#8220;In Difesa Di &#8211; per i diritti umani e chi li difende”, con gli altri Enti locali italiani interessati, le organizzazioni della società civile presenti ed attive sul territorio, e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova.</p>
<p>Con l’approvazione della mozione tali Comuni si impegnano inoltre a:</p>
<ul>
<li>promuovere occasioni di studio, formazione e scambio di esperienze tra Enti locali, organizzazioni della società civile e università sul ruolo degli Enti locali nella protezione dei difensori dei diritti umani e le Città-Rifugio;</li>
<li>promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative di sensibilizzazione sui DDU intese come educazione all’assunzione di responsabilità per lo svolgimento di ruoli di cittadinanza attiva e democratica;</li>
<li>sollecitare il Governo nazionale affinché attivi programmi di protezione per i difensori dei diritti umani, rafforzando l’iniziativa del corpo diplomatico italiano nell’attuazione delle linee-guida UE ed OSCE, ed aderendo alla <em>Temporary Relocation Platform</em> dell’Unione Europea;</li>
<li>prevedere attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata iniziative di supporto a programmi e progetti di sostegno e protezione dei difensori dei diritti umani in paesi terzi, centrale per il perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile;</li>
<li>inviare la rispettiva mozione all’ANCI ed alla Conferenza Stato-Regioni al fine di diffonderla presso altri Enti locali sollecitandone l’impegno per la protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di opportunità di rifugio temporaneo per attivisti a rischio e di programmi di cooperazione decentrata nei paesi terzi.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/e8OaZ4vW3sI?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>La rete internazionale “Scholars at Risk”</h2>
<div>
<p>La rete internazionale è attiva da dieci anni e si propone di sostenere chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese, a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni dei diritti fondamentali.<br />
Il 19 febbraio 2019 l’Università di Trento e l’Università di Padova hanno dato vita alla sezione italiana della rete internazionale “Scholars at Risk (Sar)”. Sar Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi/e a rischio, e della libertà accademica in generale, attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy.<br />
La rete di Sar Italia al momento comprende quattordici partner: l’Università di Padova e l’Università di Trento (promotrici dell’iniziativa), l’Istituto universitario europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola normale superiore, le università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/05/03/vademecum-per-i-difensori-e-le-difensore-dei-diritti-umani/">Vademecum per i difensori e le difensore dei diritti umani</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Comunicare il carcere. Rifestival, Bologna 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 09:16:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il Rifestival (Bologna 2019) la conferenza “Comunicare il carcere” a cura di Elton Kalica, Antonio Ianniello e Valerio Pascali Associazione Per i Diritti umani propone, come sempre, alcuni spunti di riflessione e di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/04/18/comunicare-il-carcere-rifestival-bologna-2019/">Comunicare il carcere. Rifestival, Bologna 2019</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12326" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_122755-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Durante il Rifestival (Bologna 2019) la conferenza “Comunicare il carcere” a cura di Elton Kalica, Antonio Ianniello e Valerio Pascali</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i><b>Associazione Per i Diritti umani</b></i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> propone, come sempre, alcuni spunti di riflessione e di dibattito, riportando alcune parti di ciò che è stato riferito dai relatori. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Elton Kalica</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Università di Padova, Ristretti Orizzonti</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il carcere è un&#8217;istituzione che viene data ancora per scontata. Noi vogliamo che non sia una realtà isolata dal contesto sociale, ma vogliamo affermare l&#8217;importanza della riabilitazione dei detenuti e il loro eventuale reinserimento nel tessuto comunitario. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A causa della ricerca della notiziabilità, da parte dei mass-media, le narrazioni passano in secondo piano, invece noi vogliamo rimetterle al primo posto.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Parlo del carcere dal punto di vista interno perchè sono stato dentro a lungo. I mass-media raccontano il Penale in un modo che spesso non corrisponde alla realtà e, per me, dare un&#8217;informazione diversa è una battaglia costante.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il messaggio della stampa è che , in Italia, ci sia una Giustizia che non funziona, che le pene siano insufficienti, manchi la certezza della pena e si criticano le attenuanti. Questo tipo di comunicazione, in realtà, disinforma perchè io ad esempio ho visto arrivare in prigione persone dopo 10/15 anni dal momento in cui avevano commesso il reato e che, nel frattempo, avevano cambiato vita. Mi occupo, inoltre, di “Convict criminology”: si tratta di un nuovo approccio che intreccia strumenti teorici con l&#8217;esperienza di vita detentiva e ho svolto la mia ricerca etnografica sul lavoro in carcere. Questo può essere utile, ma può far emergere anche aspetti di sfruttamento. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per capire, quindi, la realtà effettiva bisogna fare esperienza dall&#8217;interno e io ho potuto farla prima come detenuto, poi come attivista e ora come ricercatore.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Valerio Pascali</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Associazione Antigone-Emilia Romagna</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In Italia, a differenza degli Stati Uniti, ho trovato difficoltà a svolgere le ricerche a causa della chiusura delle amministrazioni penitenziarie che vogliono rimanere tali. Per poter approfondire la situazione nelle nostre prigioni si deve far riferimento ai report garantiti dalle associazioni preposte; difficile, per il ricercatore, per il sociologo, entrarvi a causa della diffidenza nei confronti della ricerca sociale. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ricordiamo che per Goffman il carcere è un&#8217;istituzione totale, quella in cui un gruppo di persone è tagliato fuori dalla società con una rottura delle barriere che separano i diversi aspetti della Vita perchè questi si svolgono nello stesso luogo, a stretto contatto con gli altri, a ritmi stabiliti, con attività forzate. Questo induce alla spersonalizzazione dell&#8217;individuo: il Sè dei detenuti è sottoposto a continue degradazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il carcere è rappresentativo dell&#8217;intera società per il multiculturalismo, per le differenze di comportamenti, di età, dei problemi psicologici dei detenuti e non è detto, quindi, che il pluralismo sia sempre positivo. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si deve, inoltre, guardare ad ogni istituto come a un micro istituto sociale all&#8217;interno della comunità più grande all&#8217;interno del quale il detenuto modifica la sua personalità con un adattamento progressivo alla comunità carceraria che culmina con l&#8217;identificazione totale con l&#8217;ambiente, tanto da non riuscire poi più a reinserirsi in un altro tipo di società. E questo è contrario all&#8217;obiettivo delle misure riabilitative.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dopo il caso Torregiani, con la sentenza-pilota della Corte europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, sono state proposte alcune iniziative volte a umanizzare alcune forme di detenzione e poi: meccanismi deflattivi (apparentemente stabili), sezioni specifiche per reati specifici, carceri modello a vocazione trattamentale&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dal 2013 è stata aperta anche la sorveglianza dinamica (celle aperte durante il giorno con videosorveglianza), sono state inserite diverse figure professionali a sostegno dei detenuti. Però i tratti innovativi si basano NON su norme legislative, ma dall&#8217;amministrazione penitenziaria, per cui risultano deboli e questo è un problema perchè lo spazio e il tempo definiscono la quotidianità dei reclusi e servono per un loro progressivo avvicinamento all&#8217;uscita dal carcere, momento molto delicato della loro vita.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il miglioramento, infine, è ancora insufficiente anche per la capienza degli istituti, per le celle troppo piccole, per la mancanza di igiene.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Antonio Ianniello</b></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Garante del Comune di Bologna</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La prerogativa del garante riguarda la vigilanza dei luoghi che privano della libertà personale: delle carceri per minori, per adulti, delle camere di sicurezza e delle Rems Residenze per l&#8217;esecuzione delle misure di sicurezza), dopo il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Spesso le carceri vengono ubicate alla periferia delle città, in spazi marginali e questo ha allontanato la presa di coscienza di quella che è la tutela dei diritti dei detenuti. Il garante deve avere, invece, questa priorità. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel 2009 la figura del garante viene consacrata a livello legislativo con la possibilità di effettuare colloqui riservati con la popolazione carceraria, senza limitazioni numeriche e senza previa autorizzazione. E questo è positivo per la raccolta dei dati necessaria alle narrazioni dall&#8217;interno, come si diceva prima, e per approntare istanze di miglioramento. Bisogna, infatti, ricordare che il garante non ha poteri autoritativi, ma verifica le condizioni e le raccoglie le singole storie. Se svolto in maniera costante e corretta, il lavoro del garante può essere importante e utile.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12327" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="2240" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190413_120150-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
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		<title>Torna il carcere. Rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 08:27:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Antigone-R13_banner-quadrato.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10328" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Antigone-R13_banner-quadrato.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="284" height="284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Antigone-R13_banner-quadrato.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 284w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Antigone-R13_banner-quadrato-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Antigone-R13_banner-quadrato-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/Antigone-R13_banner-quadrato-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="first-character">T</span>orna il carcere: questo è il titolo del rapporto redatto da Associazione Antigone sulle condizioni degli istituti di pena. Nell&#8217;editoriale si legge: &#8220;Non che sia mai sparito in realtà. Almeno da quando lo Stato moderno ha deciso che la privazione della libertà fosse lo strumento più utile per salvaguardare la società, poiché più “umano” rispetto alle pene corporali.<br />
Insomma il carcere esiste, nonostante la storia dell’Uomo ne abbia a lungo fatto a meno. A cambiare è ciò che sta intorno al carcere, cioè noi.<br />
Noi, che creiamo quel “clima sociale” che finisce per influenzare le decisioni della politica, le pratiche degli operatori, i nostri stessi comportamenti.<br />
Dunque, il prepotente aumento delle persone detenute, millecinquecento in più soli in sei mesi, non può essere né frutto di casualità, nè, come potrebbe sembrare logico, conseguenza di un aumento dei tassi di criminalità &#8211; che, al contrario, sono in costante calo&#8221;<br />
Secondo l&#8217;indagine, nel 2020, <a href="http://www.antigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/01-numeri-del-carcere/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sfonderemo quota 67.000</a> persone detenute.</p>
<p>I provvedimenti che incentivavano l’utilizzo delle misure alternative, le proposte degli Stati Generali dell’Esecuzione penale, l’istituzione (finalmente) del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà…facevano sperare in un positivo cambio di clima politico.<br />
Il rapporto è diviso in quattro parti: <i>Le politiche e i numeri, </i><i>Le emergenze</i> (vere o presunte), in cui si affrontano le questioni di cui spesso si (stra)parla, a cominciare dal delicato <a href="http://www.antigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/02-carcere-e-radicalizzazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">tema della radicalizzazione</a> e di come il carcere affronta la questione del terrorismo internazionale. In <i>Chi vive dentro e Chi lavora dentro</i> si parla dell&#8217; umanità dentro le mura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere e consultare l&#8217;intero Rapporto: <a href="http://www.antigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.antigone.it/tredicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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