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	<title>gerusalemme Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 10:38:47 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly (anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15926" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/Foto-20211224-Egitto-Sanaa-Seif-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Siria:</strong> Catturato dai curdi un capo dell’Isis. Migranti: Naufragi al largo delle coste tunisine e greche.</p>



<p><strong><u>Palestina occupata:</u></strong>&nbsp;Sostituzione etnica in Cisgiordania e Golan occupati.<strong>Sudan:</strong>&nbsp;Centinaia di feriti nelle manifestazioni di protesta contro il regime militare.&nbsp;Egitto:&nbsp;Si infittisce di mistero lo scandalo della banda di tombaroli capeggiata da un imprenditore e da un ex parlamentare.</p>



<p><strong><u>Libia:</u></strong>&nbsp;Si riunisce oggi il Parlamento per il piano del dopo naufragio delle elezioni.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;Una guerra senza fine e dimenticata.</p>



<p><strong><u>Somalia:</u></strong>&nbsp;Un predicatore di una moschea di origine somala è stato ucciso nell’Ohio (USA)</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Le unità speciali delle forze democratiche siriane (FDS; curdi), supportate dagli statunitensi, hanno arrestato un capo&nbsp;dell&#8217;ISIS. Si chiama Mohammed AbdelAwwad&nbsp;e noto con il soprannome&nbsp;di Rasheed. Stava architettando un attacco in grande stile contro il carcere di Ghuweran&nbsp;nella provincia&nbsp;siriana nord orientale di Hasakah.</p>



<p>Secondo le confessioni&nbsp;dello stesso, l&#8217;attacco al carcere sarebbe avvenuto con un&#8217;autobomba guidata da un kamikaze, l&#8217;entrata di diversi attentatori&nbsp;suicidi con cinture esplosive e un camion carico di 165 Kalashnikov da distribuire&nbsp;ai prigionieri, per prendere possesso della struttura e compiere altri attacchi contro la guarnigione delle FDS.</p>



<p>Secondo quanto riportato&nbsp;dalla stampa curda siriana e irachena l&#8217;attacco contro il covo dell&#8217;Isis sarebbe avvenuto con un&#8217;operazione inconsueta: sono state usate due autobombe fatte esplodere contro l&#8217;abitazione del capo jihadista.</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Mobilitazione in Cisgiordania contro le aggressioni dei coloni diventate quotidiane con la protezione dell’esercito di occupazione. A Burqa, a Kusra ed in altre località del distretto di Nablus, i coloni hanno inscenato nel giorno di Natale attacchi ai villaggi e cittadine palestinesi con incendi e lanci di pietre. L’intento è quello di costringere gli abitanti a abbandonare le loro case e fuggire per lasciare posto all’espansionismo coloniale. Una politica sistematica di sostituzione etnica: nel 2021, l’esercito di occupazione ha ordinato la demolizione di 700 unità abitative nel distretto, mentre nelle colonie sono state costruite 3000 case. 145 organizzazioni palestinesi della società civile hanno lanciato un appello all’ONU, per garantire la protezione alla popolazione autoctona da questa politica razzista del governo israeliano.</p>



<p>Il governo Bennett ha approvato un piano per il raddoppio degli insediamenti ebraici nel Golan siriano occupato. I coloni passeranno entro il 2030 dagli attuali 50 mila a 100 mila.</p>



<p><strong>Migranti</strong></p>



<p>La guardia costiera ha riportato in Tunisia 44 migranti che si trovavano al largo delle coste di Ben Gardane, al confine con la Libia. Prevalentemente erano siriani e maliani e provenivano da un porto libico. La Tunisia sta assumendo sempre di più il ruolo di gendarme dei confini sud dell’Unione Europea. Secondo la stampa locale, alcuni migranti hanno informato gli operatori della mezzaluna rossa che il gommone che li trasportava non era in avaria al momento del suo blocco da parte della Marina tunisina. &nbsp;</p>



<p>È andata peggio per i migranti che tentavano di raggiungere le coste delle isole greche: 24 persone sono morte e 92 salvate. La guardia costiera greca ha compiuto negli ultimi 5 giorni ben tre salvataggi di imbarcazioni in avaria. La maggior parte dei migranti sono di nazionalità siriana e egiziana.<strong>Sudan</strong>&nbsp;Grandi manifestazioni sabato in Sudan per la democrazia e contro il potere politico dei militari. La polizia ha sparato lacrimogeni. La protesta respinge l’accordo tra il premier Hamdouk e il generale golpista Burhan, per la condivisione del potere nella fase transitoria fino alle elezioni politiche del 2023. Secondo il sindacato dei medici ci sono stati 178 feriti, tra i quali diversi gravi per i colpi di lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo e 8 colpiti da pallottole vere. Almeno 700 le persone che hanno ricevuto cure per soffocamento provocato dai gas. Per bloccare l’arrivo della folla ai centri di concentramento, la polizia ha chiuso i ponti sul Nilo, interrotto le comunicazioni telefoniche e internet. Il Comitato organizzatore ha denunciato che venerdì, il giorno prima della manifestazione, reparti della polizia avevano fatto irruzione nelle case dei coordinatori ed arrestato molti di loro per far fallire la catena organizzativa della mobilitazione. La crisi sudanese si è acuita in seguito al colpo di Stato del 25 ottobre, ordito dai generali contro la componente civile del governo. La manovra maldestra era arrivata pochi giorni prima della consegna del vertice del consiglio presidenziale ai civili, prevista dagli accordi del 2019 per la metà di novembre. L’isolamento internazionale e le mobilitazioni popolari hanno costretto i generali a fare un passo indietro, ma con l’accordo siglato col premier Hamdouk, hanno mantenuto nelle loro mani un forte potere sulle sorti del paese. &nbsp;&nbsp;<strong>Egitto</strong>Uno scandalo nello scandalo. Il giudice incaricato del processo contro l’imprenditore, Hassan Ratib e l’ex parlamentare, Alaa Hassanin, implicati nella banda dei tombaroli, ha rinunciato all’incarico per “<em>motivi di inopportunità</em>”. I due imputati insieme ad altri 23 sono accusati di aver organizzato una banda di tombaroli alla ricerca di reperti archeologici con vere e proprie missioni di scavi. L’inchiesta è partita lo scorso giugno ed ha riportato alla scoperta di tesori antichi importantissimi, trafugati e pronti per l’espatrio. Nella vicenda sembra implicato l’ex ambasciatore degli Emirati arabi Uniti al Cairo, che è stato richiamato dal suo paese lo scorso novembre. Secondo un ex diplomatico egiziano a Doha, avrebbe permesso l’espatrio dei reperti con la valigia diplomatica. Nell’inchiesta viene citato il nome di un’emira saudita interessata all’affare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Oggi si riunisce il Parlamento per decidere un piano per le elezioni. Non è ancora chiaro l’orientamento sul percorso da intraprendere: rinviare per un mese o due oppure addirittura per altri 6 mesi. Nel frattempo non sono chiare le sorti del governo Dbeiba, uno dei protagonisti del rinvio delle elezioni per la sua candidatura alle presidenziali mentre era a capo dell’esecutivo. Il suo governo è accusato di corruzione e di sussidi a pioggia per finanziare la campagna elettorale a spese dello Stato. Lo stesso premier ha annunciato nei giorni scorsi che il suo governo ha speso, in 6 mesi, 19 miliardi di dollari. L’ultimo scandalo riguarda l’importazione di vaccini anti covid. La Commissione di controllo finanziario sulle attività &nbsp;economiche ha denunciato anomalie nell’affidamento del bando e incongruenza con i prezzi internazionali. Il Ministero della Salute stava importando 2 milioni di dosi Sinovax ad un prezzo sette volte superiore a quello del mercato internazionale. La commessa è stata bloccata, ma è una goccia in un mare di corruzione dilagante.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Il comando delle forze saudite in Yemen ha informato di aver colpito ieri e sabato la capitale Sanaa, per mettere fuori uso un campo di addestramento al lancio di droni. Gli Houthi invece sostengono che ad essere colpite sono state costruzioni civili. Nessuna delle due parti parla delle vittime. I militari sauditi e i ribelli Houthi continuano a minacciarsi a vicenda di allargare le operazioni belliche.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>L’associazione islamica USA CAIR ha annunciato un premio di 10 mila dollari a chi fornisse informazioni sugli assassini del predicatore somalo, Imam Mohamed Hassan Adam, trovato morto dopo tre giorni di sparizione. Il predicatore era a capo di una moschea di Columbus (Ohio), affiliata alla CAIR. Sabato è stato trovato in un&#8217;auto, ucciso con colpi di pistola. Chi lo ha assassinato? Al-Arabiyah sostiene che gli assassini si troverebbero nella stessa comunità islamica della moschea e dell&#8217;associazione CAIR che la gestisce. Il motivo? La collaborazione di Adam con un&#8217;inchiesta dell&#8217;FBI sui legami tra Cair e movimenti jihadisti.</p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



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<p>GERUSALEMME. Sgomberi<br>più vicini, Sheikh Jarrah ritorna campo di battaglia</p>



<p>di&nbsp;<strong><em>Michele Giorgio</em></strong>&nbsp;</p>



<p><a href="https://pagineesteri.it/2021/12/18/primo-piano/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://pagineesteri.it/2021/12/18/primo-piano/gerusalemme-sgomberi-piu-vicini-sheikh-jarrah-ritorna-campo-di-battaglia/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><em>Pagine Esteri, 18 dicembre 2021</em>&nbsp;–</p>



<p>Gli scontri a&nbsp;<strong>Sheikh Jarrah</strong>&nbsp;sono cominciati poco dopo la preghiera islamica del venerdì, davanti alla casa della&nbsp;<strong>famiglia palestinese Salem</strong>: 11 persone di tutte le età che il&nbsp;<strong>29 dicembre rischiano concretamente di rimanere senza un tetto</strong>&nbsp;sulla testa e di vedere la loro abitazione occupata dai coloni israeliani. Ieri per diversi minuti il quartiere palestinese è rimasto avvolto nel fumo delle granate stordenti lanciate in abbondanza dai poliziotti che, a colpi di manganello, hanno arrestato alcuni giovani palestinesi e ferito diversi altri – tra i quali un fotografo,&nbsp;<strong>Mahmoud Aliyan</strong>&nbsp;– riportando una calma precaria nella zona da mesi luogo delle proteste di palestinesi e di attivisti israeliani. I media locali riferivano in serata che sono rimasti leggermente feriti anche due agenti.</p>



<p>A novembre le famiglie a rischio avevano respinto un compromesso proposto dalla Corte suprema israeliana che avrebbe permesso loro di rimanere nelle case per altri 15 anni riconoscendo però ai coloni la proprietà delle abitazioni. Un punto che i palestinesi ritengono inaccettabile. I<strong>&nbsp;Salem, perciò, potrebbero diventare la prima delle sette famiglie a rischio immediato di espulsione dalle case di Sheikh Jarrah – dove vivono dal 1956 –</strong>&nbsp;sulla base di una sentenza di una corte israeliana che ha riconosciuto il diritto dei coloni di reclamare terreni appartenuti ad ebrei prima del 1948. Diritto che la legge israeliana invece nega ai palestinesi nel caso delle proprietà arabe a Gerusalemme confiscate dopo la fondazione dello Stato ebraico. La casa dei Salem è già stata recintata e i coloni si preparano ad occuparla.</p>



<p><strong>Il vicesindaco di Gerusalemme, Arye King</strong>, di recente è andato a Sheikh Jarrah assieme al colono che occuperà l’abitazione. «Stiamo facendo dei progressi incredibili ogni giorno. Qui costruiremo un parcheggio, avremo delle case, presto tutta l’area diventerà ebraica», ha detto ai giornalisti presenti. La tensione nel quartiere sta tornando alta come la scorsa primavera quando la minaccia di sgombero con la forza delle famiglie palestinesi&nbsp;<strong>innescò un nuovo scontro militare tra Israele e Hamas a Gaza.</strong>&nbsp;Lunedì, inoltre, i giudici dovrebbero incriminare la 14enne palestinese che una decina di giorni fa ha ferito una israeliana nei pressi di Sheikh Jarrah.&nbsp;<strong>La ragazzina fa parte della famiglia Hammad, una di quelle minacciate di espulsione,</strong>&nbsp;e nega qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto.</p>



<p>Ieri centinaia di israeliani hanno preso parte ai funerali di&nbsp;<strong>Yehuda Dimentman, il colono dell’avampostoebraico di Homesh, in Cisgiordania, ucciso giovedì da spari esplosi da un’auto palestinese</strong>. Durante i funerali si sono uditi appelli alla «vendetta» di Dimentman che è stato inumato a Gerusalemme. Ma la vendetta è già scattata. Giovedì sera e ieri mattina, centinaia di coloni si sono riuniti sulle strade della Cisgiordania per lanciare sassi contro le automobili palestinesi. Hanno anche aggredito i contadini nei villaggi di&nbsp;<strong>Karyut e Burqa</strong>&nbsp;(Nablus). Di recente si è parlato parecchio della violenza dei coloni a danno dei civili palestinesi, aumentata del 150% in due anni, e della tensione che genera in Cisgiordania.&nbsp;<strong>Violenza che il premier israeliano Bennett considera «insignificante»</strong>&nbsp;mentre, sostiene, i coloni sarebbero le vere vittime, perché presi di mira dal «terrorismo palestinese».</p>



<p>Si avverte una forte tensione e l’esercito israeliano ha fatto affluire rinforzi in Cisgiordania. Ha quindi sequestrato le telecamere di sorveglianza nell’area vicino a quella dell’agguato e ha compiuto numerosi arresti e perquisizioni nelle case palestinesi. Si ritiene che l’attacco sia opera di militanti di Hamas, perché il movimento islamico ha subito applaudito all’azione armata.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2020 08:22:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Farid Adly I titoli Tunisia: commemorato il decimo anniversario della rivolta dei gelsomini Libia: liberi dopo 107 giorni i marinai di Mazara del Vallo Libia 2: recuperati&#160;i corpi di 20 migranti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>a cura di Farid Adly</p>



<p><br>I titoli</p>



<p>Tunisia: commemorato il decimo anniversario della rivolta dei gelsomini</p>



<p>Libia: liberi dopo 107 giorni i marinai di Mazara del Vallo</p>



<p>Libia 2: recuperati&nbsp;i corpi di 20 migranti al largo di Zawia</p>



<p>Iran: la moglie di Reza Jallali chiede a Teheran il suo rilascio</p>



<p>Algeria: adesione alla zona di libero scambio africana</p>



<p>Palestina: torna alla ribalta il tentativo di insabbiare la causa per la morte di Israa Ghareeb, assassinata dai parenti</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>È stata commemorata a Sidi Bouzid in Tunisia la figura di Mohammed Bouazizi, il giovane venditore ambulante che si era suicidato come atto estremo di protesta contro le angherie del potere e con quel suo gesto ha innescato le rivolte popolari contro le dittature. Un monumento in piazza centrale di fronte al Municipio, raffigura un gigante caretto e una gigantografia del volto di Abouazizi. In diverse località si sono avuti scontri con la polizia. La gente a 10 anni dalle Primavere arabe, è ancora in difficoltà economiche, particolar modo nelle zone interne. L&#8217;esercito ha informato che 4 soldati sono rimasti feriti durante il tentativo di impedire l&#8217;occupazione della fabbrica Sergaz, per il riempimento delle bombole di gas. Le industrie di importanza strategica sono stati presidiati dall&#8217;esercito.</p>



<p>Libia:</p>



<p>dopo 107 giorni sono stati liberati i marinai di Mazara del Vallo, arrestati a Bengasi, accusati di aver violato le acque territoriali libiche. I componenti dell&#8217;equipaggio (Italiani, tunisini, pakistani e bengalesi) sono stati trattenuti&nbsp;in Libia in modo coercitivo e arbitrario. Ammesso che abbiano violato le acque territoriali, la questione sarebbe potuto risolverla&nbsp;con una multa. Una misura ingiusta ed aveva tutto il carattere politico. La loro liberazione è avvenuta dopo la visita lampo del premier Conte e del ministro degli esteri Di Maio che si sono incontrati con il generale Khalife Haftar. Argomento delle discussioni – secondo fonti libiche &#8211; è stato quello della presenza dei militari italiani a Misurata, che operano in addestramento delle milizie del governo di Tripoli.</p>



<p>Libia 2:</p>



<p>sono stati recuperati 20 corpi di migranti morti in mare di fronte alle coste di Zawia, ad ovest della capitale. Lo ha denunciato la Mezzaluna rossa libica che ha operato i soccorsi sulla spiaggia cittadina, dopo che i corpi sono stati riportati dai pescatori. A Zawia, il capo della Guardia Costiera è finito nella lista nera dell&#8217;ONU tra gli accusati di traffico di esseri umani. Di giorno guardie e di notte scafisti con il finanziamento pubblico del governo di Tripoli.</p>



<p>Iran:</p>



<p>La moglie di Reza Jallali, Vida Mehrannia, ha rivolto un appello alle autorità iraniane di salvare la vita del padre dei suoi figli, perché è innocente. Jallali è stato condannato a morte per spionaggio a favore di Stati Uniti e Israele, accuse che lui respinge assolutamente. Un medico di fama internazionale che è specializzato in cure di emergenza in caso di attacchi nucleari, le autorità di Teheran lo hanno tratto in trappola, nel 2017, con invito ufficiale dell&#8217;Università di Teheran per una serie di conferenze. La condanna è stata confermata in appello, ma all&#8217;inizio di questo mese, le autorità hanno sospeso l&#8217;esecuzione dopo le pressioni internazionali. Reza si trova tuttora in isolamento nel braccio della morte del carcere di Rajai Shahr.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>L&#8217;Algeria entrerà dal primo gennaio 2021 nell&#8217;Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA), istituita a Kigali, in Ruanda, nel 2018 e che raggruppa 49 dei 55 paesi africani. L&#8217;accordo rafforzerà lo scambio economico e commerciale tra i paesi africani. Gli sforzi dell&#8217;Algeria per far fronte a questa nuova sfida si sono concentrati in due opere del settore trasporti: il porto di Hmediania a 50 km a ovest della capitale e il completamento dell&#8217;autostrada inter sahariana. Attualmente l&#8217;interscambio algerino con il resto dell&#8217;Africa rappresenta soltanto il 3% del totale import-export algerino.</p>



<p>Palestina:</p>



<p>È in corso una mobilitazione contro l&#8217;insabbiamento del processo sul caso di assassinio di una ragazza ventenne, avvenuto in famiglia due anni fa. Israa Ghareeb aveva postato su Instagram la foto di lei con un ragazzo, annunciando che si sta preparando al matrimonio. Il giorno dopo è stata trovata morta nel suo letto. La famiglia sostiene che sia caduta dal balcone, ma il gruppo dei medici legali ha asserito che sarebbe morta in seguito a percosse. Sono stati arrestati 3 uomini della famiglia. Le preoccupazioni dei movimenti palestinesi di difesa delle donne dalla violenza domestica sono state accresciute dalle recenti dimissioni dell&#8217;equipe medica che ha espresso un parere che incastra i sospettati dell&#8217;assassinio. Ci sarebbero state delle pressioni perché cambiassero risultati dell&#8217;autopsia. Ci sarebbe in corso anche un tentativo di derubricare l&#8217;assassinio in “delitto d&#8217;onore”. Le autorità giudiziarie e la polizia dell&#8217;ANP hanno chiesto il silenzio stampa, “per rispetto della privacy della famiglia”. Le attiviste donne palestinesi non ci stanno.</p>



<p><strong>Il dilemma tra colonizzazione e pace</strong></p>



<p>di Eric Salerno</p>



<p>Itzhak Rabin era uno dei tanti generali passati alla politica in Israele. “Se i palestinesi riconosceranno Israele, io parlerò con i palestinesi”, mi disse negli anni Ottanta in uno dei nostri incontri nel suo ufficio al ministero della Difesa a Tel Aviv. E quando Arafat, a sorpresa, lo fece in un famoso discorso ad Algeri, i negoziati a distanza, cauti e segreti, cominciarono. Dietro le quinte, purtroppo, agivano due forze ineguali e contrapposte. Da una parte Hamas, (inizialmente finanziata dai servizi segreti di Tel Aviv) che lotta per eliminare Israele dalla carta geografica; dall’altra la parte maggioritaria della leadership israeliana, anche a sinistra, che mirava e mira ancora ad arrivare al vecchio progetto sionista di uno stato ebraico dal Mediterraneo al fiume Giordano. Quelle due visioni hanno un elemento, diciamo filosofico, in comune: “Sarà il tempo a decidere”. Me lo spiegò un anziano palestinese triste e rassegnato in un villaggio a ridosso di Gerusalemme. “Gli ebrei sono tornati dopo duemila anni. Anche noi possiamo aspettare”.</p>



<p>Aspettare? Oggi, a giudicare da come sta cambiando rapidamente la scena in Medio Oriente, il futuro del popolo palestinese è sempre più un grande punto interrogativo. Giustamente dal suo punto di vista, Gideon Levy, uno dei più severi critici (su Haaretz) della politica interna ed estera del suo paese, si dice felice quando vede alcuni paesi arabi, peraltro mai stati formalmente in guerra con Israele, avanzare verso relazioni normali. La monarchia del Morocco, l’ultimo a “normalizzare” le relazioni, è sempre stato un alleato silenzioso del “nemico sionista”. Tutti gli altri paesi arabi hanno mantenuto distanze formali da Israele ma soltanto i giovani possono non sapere che la causa palestinese è almeno da quaranta anni l’ultima delle loro preoccupazioni. E questo ci porta alla realtà. E a un’intervista in cui Rabin, nel 1976, criticando le scelte del suo compagno di partito (laburista) Shimon Peres, paragonò il movimento nascente dei coloni che si stavano istallando nei territori della Cisgiordania appena conquistati, a “un cancro”. Israele, disse allora, rischiava di diventare uno stato simile al Sudafrica dell’apartheid se avesse annesso e assorbito la popolazione araba caduta sotto il suo controllo.</p>



<p>L’annessione formale, che il premier Netanyahu minacciava, è stata accantonata in cambio delle aperture arabe ma la colonizzazione strisciante sta accelerando. Nuove case per i coloni, nuovi quartieri a Gerusalemme per staccare quelli arabi a Est da Betlemme, nuove autostrade nei territori occupati per consolidare la presenza ebraica israeliana e distanziarla strategicamente il più possibile dalla popolazione palestinese. Ormai molti israeliani, non soltanto a sinistra, capiscono che il loro futuro andando avanti di questo passo significa fare parte di uno stato che assomiglia sempre di più al Sudafrica razzista di una volta. Se la leadership palestinese è stanca e incapace di offrire un progetto di lotta pacifica, quella israeliana, anche a sinistra, è paralizzata.</p>



<p>E’ stato un amico ebreo italiano a cui mostravo un anno fa la realtà degli insediamenti &#8211; città non certo fattorie agricole come fa pensare la parola “coloni” &#8211; a spiegarmi il dilemma della sinistra sionista. “Molti di noi sarebbero teoricamente, forse anche ideologicamente, per uno stato bi-nazionale con pieni diritti per i suoi cittadini. Dall’altra parte, quella formula sarebbe la fine dello stato per gli ebrei che i nostri padri e nonni sognavano”. Cosa fare? Aspettare? Voglio credere che la nuova generazione di palestinesi nei territori occupati si sia resa conto, ormai, che attendere gioca soltanto a favore di Israele e dell’urgenza, attraverso una leadership nuova non ancorata negli slogan del passato, di quanto meno bloccare il processo di colonizzazione.</p>
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		<title>I palestinesi non si comprano in cambio della terra e del loro orgoglio</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jan 2020 08:14:37 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="457" height="305" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13586" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption>epa08173243 US President Donald J. Trump (R) shakes hands with  Prime Minister of Israel Benjamin Netanyahu while unveiling his Middle East peace plan in the East Room of the White House, in Washington, DC, USA, 28 January 2020. US President Donald J. Trump&#8217;s Middle East peace plan is expected to be rejected by Palestinian leaders, having withdrawn from engagement with the White House after Trump recognized Jerusalem as the capital of Israel. The proposal was announced while Netanyahu and his political rival, Benny Gantz, both visit Washington, DC.  EPA/MICHAEL REYNOLDS</figcaption></figure></div>



<p><strong>ll comunicato di Co-mai e U.I Arabi 48 . No alla proposta unilaterale di Trump ,i palestinesi non si comprano in cambio della terra e il loro orgolio* </strong></p>



<p>*Foad Aodi. E&#8217; la giornata del disastro per il mondo palestinese e arabo dopo quella del Nakba*</p>



<p>Cosi le comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai) e l&#8217;Unione Internazionale Arabi 48 commentano e non approvano la politica decisionale e unilaterale e offensiva di Trump contro i palestinesi. La delusione e&#8217; enorme viene proprio da una potenza mondiale che deve garantire i diritti umani e la pace nel mondo e fermare i conflitti e le guerre civili ,invece proclama una decisione unilaterale offendendo i palestinesi in cambio della terra e dei loro diritti, sovranità e indipendenza della Palestina  per la quale chiediamo due popoli e due stati con Gerusalemme capitale .Ormai con questa decisione è morto ogni tentativo a favore del dialogo e la pace in terra santa compreso il dialogo inter religioso a rischio così *Dichiara Foad Aodi Fondatore della Co-mai* che si appella a Papa Francesco per sostenere come sempre la pace, diritti umani e la giustizia nel mondo . </p>



<p></p>



<p><strong>La notizia (da ansa.it)</strong></p>



<p>La Lega araba ha condannato il piano illustrato da Donald Trump sul Medio Oriente sostenendo che si tratta di &#8220;una grande violazione dei diritti dei palestinesi&#8221;. In un comunicato il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha sottolineato: &#8220;Studieremo minuziosamente la prospettiva americana e siamo aperti a tutti gli sforzi seri a favore della pace&#8221;. Ha tuttavia aggiunto che da &#8220;una lettura preliminare emerge una consistente violazione dei diritti legittimi dei palestinesi&#8221;.</p>



<p><strong>Botta e risposta sul piano anche nel Question Time alla Camera dei Comuni britannica</strong>. Il leader uscente dell&#8217;opposizione laburista lo ha attaccato apertamente come un inganno: &#8220;Non è un piano di pace&#8221;, ha detto, giudicandolo inaccettabile per qualunque leader palestinese e sfidando il premier conservatore Boris Johnson a dire agli Usa che &#8220;sbagliano&#8221; e che il Regno Unito resta schierato a favore di &#8220;un piano di pace vero, sostenuto a livello internazionale&#8221;.</p>



<p><strong>&#8216;Uno stato ai palestinesi, Gerusalemme capitale d&#8217;Israele&#8217;.&nbsp;</strong>Donald Trump svela il suo piano di pace per il Medio Oriente.&nbsp;<strong>Ma Hamas rifiuta.&nbsp;</strong><br>Il presidente americano propone la soluzione dei due Stati con Gerusalemme est capitale della Palestina. Lo affermano fonti della Casa Bianca riprese da alcuni media Usa mentre il tycoon si appresta a illustrare il piano insieme a Benyamin Netanyahu.&nbsp;<strong>&#8220;La gente in Medio Oriente, soprattutto i giovani, sono pronti per un futuro migliore&#8221;.</strong><br><strong>&#8220;Quello di oggi è un grande passo verso la pace&#8221;:</strong>&nbsp;lo ha affermato Donald Trump annunciando il piano per il Medio Oriente. &#8220;E&#8217; giunto il momento per una svolta storica&#8221;, ha aggiunto.</p>



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<p>Il piano di pace Usa per il Medio Oriente conta 80 pagine ed è &#8220;il più dettagliato&#8221; mai presentato finora: lo ha detto Trump in una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benyamin Netanyahu.<strong>&nbsp;&#8220;Gerusalemme resta la capitale indivisa di Israele&#8221;.&nbsp;</strong>Trump ha dichiarato che il premier israeliano gli ha detto che il piano di pace Usa per il Medio Oriente è una base per negoziati diretti.<br><br>Il piano di pace Usa per il Medio Oriente prevede investimenti per 50 miliardi di dollari a favore dei palestinesi:&nbsp;<strong>&#8220;Ci sono molti stati pronti ad investire&#8221;</strong>, ha assicurato Trump.&nbsp;&#8220;<strong>Questa potrebbe essere l&#8217;ultima opportunità</strong>&nbsp;per arrivare a una pace in Medio Oriente&#8221;, ha sottolineato il presidente Usa.<br><br>Trump ha annunciato che, se ci sarà l&#8217;accordo tra le parti, gli Usa apriranno un&#8217;ambasciata a Gerusalemme Est, confermando che quest&#8217;ultima potrebbe essere<strong>&nbsp;la capitale del futuro Stato palestinese</strong>.<br>Trump ha affermato di aver inviato una lettera al presidente dell&#8217;Autorità nazionale palestinese Abu Mazen sul piano di pace Usa per il Medio Oriente e ha evocato un<strong>&nbsp;tempo di 4 anni per negoziare</strong>.<br><br><strong>&#8220;Gerusalemme non è in vendita, e i nostri diritti non si barattano&#8221;</strong>. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen respingendo il piano di pace annunciato oggi dal presidente Usa Donald Trump.<br><br><strong>Il Piano di Trump &#8220;è aggressivo e provocherà molta ira&#8221;.</strong>&nbsp;Lo ha detto alla Reuters, riferita dai media israeliani, il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri secondo cui la parte del Piano che riguarda Gerusalemme &#8220;non ha senso&#8221;. &#8220;Gerusalemme &#8211; ha proseguito &#8211; sarà sempre una terra per i palestinesi. I palestinesi fronteggeranno questo Piano e Gerusalemme resterà sempre terra palestinese&#8221;.<br><br><strong>Il piano di Trump è &#8220;destinato al fallimento&#8221;.</strong>&nbsp;Così l&#8217;Iran boccia senza appello la proposta del presidente americano per una pace in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi. &#8220;Il vergognoso piano americano imposto ai palestinesi è il tradimento del secolo ed è destinato al fallimento&#8221;, afferma il ministero degli Esteri in un comunicato. Sulla stessa linea gli alleati sciiti libanesi di Teheran, Hezbollah, secondo cui il piano Trump è &#8220;un tentativo di eliminare i diritti del popolo palestinese&#8221;.<br><br><strong>Gli Stati Uniti riconosceranno le colonie israeliane nei territori come parte di Israele</strong>. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu illustrando il piano di pace di Donald Trump in una conferenza stampa a Washington. Secondo il piano, ha aggiunto, i rifugiati palestinesi non avranno diritto al ritorno in Israele. Netanyahu si è detto pronto a negoziare con i palestinesi un &#8220;cammino verso un futuro Stato&#8221;, ma a condizione che questi riconoscano Israele come uno &#8220;Stato ebraico&#8221;.</p>
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		<title>WALL: quel muro intorno ai territori occupati della Cisgiordania</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 07:51:39 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">di Alessandra Montesanto</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11470" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>Nel 2001 un giovane palestinese si fece saltare in aria in una discoteca di Tel Aviv: 81 ragazzi uccisi e 182 feriti. Gli israeliani iniziarono, da quel momento, a costruire un muro di cemento, filo spinato, check point e torrette intorno ai territori occupati della Cisgiordania (la barriera ingloba, oggi, la maggior parte delle colonie israeliane e la quasi-totalità dei pozzi d&#8217;acqua). Parte da qui il film intitolato Wall, scritto e diretto da David Hare e presentato alla IVa edizione del festival Visioni dal Mondo, festival del documentario di Milano.</p>
<p>Wall, un titolo semplice, per una questione complessa e irrisolta. La Cisgiordania, detta anche West Bank, è una cerniera geografico-politica che separa da una parte i palestinesi e dall&#8217;altra gli israeliani. I primi, rinchiusi, privati della libertà di circolazione e impoveriti a causa della mancanza di scambi economici e commerciali con l&#8217;esterno; i secondi, che dichiarano di vergognarsi per la situazione pur sentendo la necessità di difendersi con un muro per veder garantita la propria sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11471" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="900" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>David Hare è la voce narrante che cuce un puzzle di persone &#8211; note e comuni &#8211; viaggiando tra Gerusalemme, Nablus, una delle più grandi città della Cisgiordania, e Ramallah, capitale politica dell&#8217;Autorità palestinese: importanti sono, ad esempio, le riflessioni di alcuni arabi che vivono in tante città miste di Israele – Haifa, Tel Aviv, Jaffa, Ramle, Nazareth – persone che si trovano dentro i confini dello Stato israeliano, ma che si sentono sempre e comunque palestinesi.</p>
<p>Così come il territorio e gli abitanti della West Bank, anche il film è diviso in due capitoli che raccontano la vita nelle due zone: a Gerusalemme, città contesa e strumentalizzata, che ha perso il proprio antico fascino a causa della modernizzazione e a Nablus, rappresentata qui solo da un cafè in cui è appeso un ritratto simbolico di Saddam Hussein.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/233828588?app_id=122963&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="500" height="281" frameborder="0" title="WALL (Trailer)" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il testo della pellicola nasce da uno spettacolo teatrale del 2009, ma la resa sul grande schermo è ancora più potente grazie alla tecnica della motion picture: i corpi e volti degli attori sono stati ripresi frontalmente per poi essere elaborati con l&#8217;animazione digitale. La fotografia, inoltre, è monocromatica (sfumature di grigio che gettano ombra su un&#8217;area del mondo abbandonata a se stessa) per arrivare al finale dove i colori, invece, esplodono dai graffiti che, sul muro di cemento, urlano slogan di giustizia, speranza e Futuro. La grafica e la tecnica diventano, quindi, una possibilità per trasformare la realtà e una denuncia della mancanza di volontà, da parte anche della comunità internazionale, nel voler trovare una soluzione pacifica tra due popoli condannati entrambi alla paura e alla rabbia. Due popoli eternamente in conflitto ed immancabilmente sconfitti.</p>
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		<title>Sport sotto occupazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2018 08:48:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Passante Vittoria: Il Cielo sotto Milano 4÷12 giugno 2018 Lun/ven ore 15.00÷19.00 Sab/dom ore 11.00÷13.00 ENTRATA LIBERA Momenti di riflessione su un argomento, lo sport, che nel nostro paese è quasi sempre motivo&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #c5000b;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10823" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="856" height="570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 856w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/34207297_1244023859061319_8339794610054234112_n-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 856px) 100vw, 856px" /></a></span></span></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="font-size: large;">Passante Vittoria: Il Cielo sotto Milano</span></div>
<div><span style="font-size: large;">4÷12 giugno 2018</span></div>
<div></div>
<p>Lun/ven ore 15.00÷19.00<br />
Sab/dom ore 11.00÷13.00</p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ENTRATA LIBERA</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Momenti di riflessione su un argomento, lo sport, che nel nostro paese è quasi sempre motivo di allegria e spensieratezza. In altri territori, dove i diritti umani non vengono rispettati, si accompagna alla sofferenza e può essere fonte di incoraggiamento a lottare per la vita. </span></span></strong></p>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/events/2091904017689433/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/events/2091904017689433/&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF3rgaS_LGWQKZFw-3_5D-GG00MeA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr />events/2091904017689433/</a></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></strong>1) &#8220;NON GIOCHEREMO LE FINALI&#8221;<br />
“In tutto il mondo la gente gioca a calcio. Ma in <a href="https://www.facebook.com/hashtag/palestina?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/palestina&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF_OIspyV2E7-_usBGznz0zseHVIg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Palestina</a>, andare agli allenamenti o guardare una partita può diventare una sfida. Essere sul campo può essere un atto di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/resistenza?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/resistenza&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEHP6puOcFe52Pq6HDniMSogHdj8g&utm_source=rss&utm_medium=rss">#resistenza</a>. Non tutti sopravvivono. Non un <a href="https://www.facebook.com/hashtag/giocatore?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/giocatore&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNHfyNBedEtSleXV4JUJZcfL7D5EVg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#giocatore</a> palestinese giocherà la finale. Palestina ai <a href="https://www.facebook.com/hashtag/mondiali?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/mondiali&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNHh8UZnjGFRIIOcb1iOGurnXXAeCQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Mondiali</a>? Non finché il suo territorio è <a href="https://www.facebook.com/hashtag/occupato?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/occupato&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNFd33TAXzYC4b3QMeWnC8bOPJe3Uw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#occupato</a>, diviso, chiuso. Ma nei campi <a href="https://www.facebook.com/hashtag/profughi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/profughi&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEs40S1c4-59jD-bq0D5uzG9D0vOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#profughi</a>, tra le <a href="https://www.facebook.com/hashtag/colonie?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/colonie&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNGAaSi4A2e4FdvRJi2oD9jMCPFetA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#colonie</a>, nelle strade di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/hebron?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/hebron&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNHI7ml336n41KiH4XftBah96vR7xw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Hebron</a>, tra le rovine di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/gaza?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/gaza&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNGUhRjb15R8UE6UyUv9jqhJ1jo2jQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Gaza</a>, al <a href="https://www.facebook.com/hashtag/muro?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/muro&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEYD5_tPMNZE6PMqPFUUCR0z8trQw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#muro</a>, come in tutto il mondo: giochiamo a <a href="https://www.facebook.com/hashtag/calcio?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/calcio&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF1ymKbbKGyOX5Gy5ZVT_TWlzBDbw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#calcio</a>”.<br />
Foto: Sacha Petryszyn<br />
&#8220;Nato a Tolosa, Francia, nel 1980, trascorro lunghi periodi a Milano, dal 2010. Operatore umanitario in primis e appassionato di fotografia, ho collaborato con organizzazioni non governative come <a href="https://www.facebook.com/hashtag/medecinsdumonde?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/medecinsdumonde&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNF0pJJ7qNrw6g4bxVMFDXq5xKTsyg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#MedecinsDuMonde</a>, <a href="https://www.facebook.com/hashtag/actioncontrelafaim?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/actioncontrelafaim&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNFp_AMP3Jgqxv79BN-MGyDvHvLKeQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#ActionContreLaFaim</a> in diversi progetti di emergenza e sviluppo in Birmania, Indonesia, Palestina, Haiti, Giordania ed Iraq. La voglia di raccontare quello che avevo sotto agli occhi è presto diventato indispensabile. Dopo aver realizzato alcune foto in un centro di rifugiati siriani in Giordania per conto di Medecins du Monde, ho deciso di seguire una formazione in fotografia presso l’Istituto Riccardo Bauer di Milano nel 2012 e sono entrato a far parte dello studio <a href="https://www.facebook.com/hashtag/hanslucas?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/hanslucas&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNE1qpxwI7hDy5j0THot_wMevJhBCQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#HansLucas</a> nel dicembre 2016.&#8221;<br />
Testo: Sacha Petryszyn e Anne Sophie <a href="https://www.facebook.com/hashtag/simpere?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/simpere&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNGzD8HTPpd9mGB8isUjsdAL7S2Csw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Simpere</a><strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"></p>
<p></span></span></strong>2) LE TAPPE DELLA MEMORIA<br />
In Palestina le prime tre tappe del <a href="https://www.facebook.com/hashtag/giroditalia?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/giroditalia&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527418000&amp;usg=AFQjCNEM5PLGGef1DGUt2EvfOwZ-bgdI5Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">#GiroDItalia</a> 2018.<br />
&#8230;.I corridori hanno transitato vicino a Kfar Sha’ul, una cittadina sorta sulle macerie di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/deiryassin?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/deiryassin&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNGDEHG9nsJt85lOnE9M4asSiZf2jw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#DeirYassin</a>. Costretti dalla necessità della gara contro il tempo, essi non si sono soffermati a rendere omaggio alle centinaia di vecchi, uomini, donne e bambini massacrati il 9/4/1948. In oltre 144 case abitavano 708 persone. La <a href="https://www.facebook.com/hashtag/puliziaetnica?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/puliziaetnica&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNEuusDvldVoeq7_P6K4KbSBEcjYeA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#puliziaEtnica</a> è stata totale e nessuno è rimasto vivo a Deir Yassin: o uccisi o espulsi. Doverosamente il percorso ha toccato Talbiyya, città natale di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/edwardsaid?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/edwardsaid&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNHNFjwhLJHlkqfLD9vzK5nu_E4ppA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#EdwardSaid</a>. Sono passati poi vicino a via <a href="https://www.facebook.com/hashtag/jabotinsky?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/jabotinsky&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNF8Y9lgQr_ORarj5Ope9pIUFtPf4Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Jabotinsky</a>, una delle tante vie d&#8217;<a href="https://www.facebook.com/hashtag/israele?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/israele&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNH45a79dYioESXFZcOUzdO8fAQ4xg&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Israele</a> dedicate a questo signore, onorato eroe nazionale benché grande estimatore di <a href="https://www.facebook.com/hashtag/mussolini?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/mussolini&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNH9syH8t9k8xLJ288t1qHUAu6UbRw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Mussolini</a> (sì, Benito, quello delle leggi razziali) nonché fondatore dell’<a href="https://www.facebook.com/hashtag/irgun?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/irgun&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNGz9ImajGx8GBHHcjm7QJE73EUxrQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Irgun</a>, organizzazione terroristica ebraica nata nel 1935 da una scissione dell’<a href="https://www.facebook.com/hashtag/haganah?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/haganah&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNFMGDAL4HdmJcsaHhYubzkyYgd1oA&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Haganah</a> e responsabile, con la banda <a href="https://www.facebook.com/hashtag/stern?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/stern&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNG7gGdcAy1_hDd8vJ1grVAr-RBwVQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Stern</a>, tra l’altro, dell’attentato all’<a href="https://www.facebook.com/hashtag/hotelkingdavid?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/hashtag/hotelkingdavid&amp;source=gmail&amp;ust=1528533527419000&amp;usg=AFQjCNF0ddZx3JpE5U-ZNNaPjQH3qEm51A&utm_source=rss&utm_medium=rss">#HotelKingDavid</a> di Gerusalemme ove nel 1946 furono uccise 91 persone tra cui 17 ebrei&#8230;<br />
E via descrivendo&#8230;<br />
Ricerca e mappe a cura del profugo palestinese Dirar Tafeche.</p>
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		<title>Medio Oriente, cosa sta succedendo a Gaza?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 07:56:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Valentina Tatti Tonni Nel 2008 Israele aveva affermato, ai sensi del diritto internazionale, che Gaza non era più un territorio occupato. Da due anni, a Gaza all’uscente al-Fath era succeduto Hamas, colui che&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2008 Israele aveva affermato, ai sensi del diritto internazionale, che Gaza non era più un territorio occupato. Da due anni, a Gaza all’uscente al-Fath era succeduto Hamas, colui che Stati Uniti ed Unione Europea considerano cellula terroristica e per questo avevano interrotto l’invio di aiuti nei territori palestinesi. Gli scontri tra Hamas, il partito uscente e l’Autorità Nazionale Palestinese non si fecero attendere, come era sempre avvenuto dalla II guerra mondiale.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti paesi del Medio Oriente liberati dal dominio coloniale si unirono in favore della cooperazione, ma non Israele che nel 1948 ottenuta l’indipendenza formò il suo Stato, proclamò Gerusalemme sua capitale, ma non si curò abbastanza di attenuare i forti contrasti ancora esistenti tra ebrei e palestinesi, fin da quando le comunità israelite erano affluite in Palestina sotto il mandato britannico. A nulla era servito l’intervento dell’ONU che aveva cercato di correre ai ripari approvando un piano di spartizione in due Stati ma che fu sostanzialmente respinto dagli arabi che non riconoscevano l’autorità di Israele. Persino Arafat con la sua Organizzazione per la Liberazione della Palestina provò a scendere a patti con Israele: erano disposti a riconoscerne l’autorità se loro si fossero ritirati dai territori occupati. Israele rifiutò e nel 1987 scoppiò la prima Intifada.</p>
<p align="JUSTIFY">Parafrasando Oriana Fallaci, i bombardamenti non sono bastati a vincere la guerra. E così, il 30 marzo scorso è iniziata una lunga manifestazione, denominata Giorno della Terra (Yom al-Ard) che ricorda un preciso anniversario, quando nel 1976 sei arabi israeliani vennero uccisi dalle forze militari durante i cortei contro la confisca di vari terreni agricoli. Lo scontro fu sanguinoso. La commemorazione, come ogni anno da allora, si svolge per un periodo di sei settimane giungendo al termine il 15 maggio nel quale ricorre un altro anniversario, quello dell’esodo palestinese del 1948 che si riferisce alla cacciata della popolazione araba-palestinese dai territori occupati da Israele. Più di 700 mila persone furono costrette a lasciare le loro città e i loro villaggi, emigrare forzatamente altrove privati di qualunque diritto. Questo lungo cammino viene definito Marcia del Ritorno (Yawm al-Nakba).</p>
<p align="JUSTIFY">E’ proprio in tale circostanza che il 30 marzo, alla frontiera con Israele migliaia di palestinesi si sono riuniti per rivendicare il loro diritto di tornare nello Stato ebraico e denunciare il blocco imposto da Israele ormai dieci anni fa. Netanyahu ha risposto intensificando le truppe al confine, pronte a far fuoco anche con tiratori scelti: chiunque si avvicini alla zona militare, verrà ucciso. In questo modo, sono stati finora registrati 16 morti e 1490 feriti. Un bilancio che vede Israele imputata dalla Ong Human rights watch (Hrw) che ha chiesto alla Corte Penale Internazionale di aprire un’inchiesta formale per crimini internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, Netanyahu rimane sotto i riflettori della stampa anche per un’altra questione: le migrazioni. Il premier israeliano il 2 aprile, dopo averla da poco annunciata, ha sospeso l’intesa con l’Alto commissariato per i rifugiati dell’ONU. L’accordo prevedeva che migliaia di migranti africani avrebbero potuto essere ricollocati, anche se entrati illegalmente nel Paese, nelle nazioni occidentali, tra cui Italia, Germania e Canada. Nel gioco delle tre carte, “per ogni migrante espatriato, Netanyahu avrebbe concesso residenza temporanea a un migrante in Israele”. Ma nella tarda notte del 2 aprile, un suo post su Facebook ne ha vanificato gli intenti.</p>
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		<title>Trump sposta l&#8217;ambasciata a Gerusalemme, l’annuncio e i fatti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Dec 2017 08:06:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="288" height="216" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo di Janiki Cingoli, Presidente del CIPMO (Huffington Post).</em></p>
<p>L&#8217;annuncio di Trump, che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele, ha avuto un&#8217;eco enorme nel mondo, suscitando reazioni di condanna tra i palestinesi, nel mondo arabo, in Europa e nella più ampia Comunità internazionale, e ovviamente soddisfazione in Israele. L&#8217;annuncio in sé è un elemento che modifica, ancora una volta, la tradizionale linea degli Stati Uniti, ora riguardo alla città contesa. Tuttavia, per l&#8217;appunto, si tratta di un annuncio, il metodo preferito da Trump, che lascia sostanzialmente inalterati i fatti sul terreno.<br />
Contestualmente al suo discorso, è stata presa la decisione di rinviare di sei mesi il trasferimento dell&#8217;Ambasciata Usa a Gerusalemme come è stato fatto da tutti i Presidenti Usa dal &#8217;95 in poi: una scelta destinata a essere rinnovata semestralmente, dato che comunque il trasferimento reale richiederà almeno quattro anni, con la costruzione della nuova sede prevista a Gerusalemme Ovest (un trasferimento quindi che potrebbe quindi essere revocato dal prossimo Presidente degli Stati Uniti, se Trump non sarà riconfermato). Ma soprattutto un rinvio che lascia a disposizione tutto il tempo necessario, per verificare l&#8217;accettabilità del nuovo piano di pace tra israeliani, palestinesi e mondo arabo, cui sta lavorando il team negoziale insediato da Trump subito dopo la sua elezione, e diretto da suo genero Jared Kushner.<br />
Molti commentatori hanno riflettuto su quali siano i motivi che hanno spinto il Presidente Usa a prendere questa iniziativa. Secondo il Washington Post, sarebbe stata l&#8217;influenza dei circoli evangelici statunitensi, ultra filoisraeliani, e soprattutto quella di alcuni potenti magnati e finanziatori, a cominciare da Sheldon Adelson, il re dei casinò di Las Vegas, che aveva rotto con Trump, proprio per il mancato mantenimento della promessa di trasferire l&#8217;Ambasciata.<br />
Altri hanno ricordato il declino della componente più realista del suo cerchio magico, con la ormai prossima sostituzione del Segretario di Stato, Rex Tillerson, ormai caduto in disgrazia, con l&#8217;attuale direttore della Cia, Mike Pompeo, anch&#8217;egli su posizioni estreme di sostegno a Israele.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9941 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="301" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 301w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1150-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 301px) 100vw, 301px" /></a><br />
Ma il motivo più probabile è stato la ricerca di un diversivo, che attirasse l&#8217;attenzione del mondo, e soprattutto dell&#8217;opinione pubblica Usa, distogliendola dal cappio sempre più stretto che le investigazioni sul Russiagate stanno stringendo intorno a Trump e alla sua famiglia, in particolare proprio Kushner.<br />
Tuttavia, se si legge bene il testo del suo discorso, si scorgono dei caveat, o meglio dei paletti, che probabilmente gli sono stati suggeriti dai concitati scambi telefonici avuti con i maggiori leader arabi ed europei, oltre che dai suoi collaboratori più impegnati nello sforzo negoziale, e dal Segretario della Difesa James Mattis, consapevole delle conseguenze in termini geostrategici e dei rischi per le truppe Usa nel mondo, che una presa di posizione del genere può comportare.<br />
Non mi riferisco tanto alla reiterazione dell&#8217;impegno a facilitare un accordo di pace tra le due parti, e a ricercare un futuro di pace e sicurezza per la Regione; o all&#8217;affermazione, avanzata per la prima volta da questo Presidente, che gli Stati Uniti sosterrebbero una soluzione a due stati, condizionata però all&#8217;accordo di entrambi i contendenti.<br />
L&#8217;elemento più significativo è la sottolineatura che, con questo riconoscimento, gli Usa non stanno prendendo posizione su alcun aspetto riguardante il negoziato sul Final Status, compresi gli specifici confini della sovranità israeliana dentro Gerusalemme, o la risoluzione delle contestazioni sui confini tra le due parti. Tali questioni, si afferma, sono lasciate al negoziato tra le parti coinvolte.<br />
Questo ovviamente, contrasta in pieno con la versione israeliana di &#8220;Gerusalemme capitale unica e indivisibile di Israele&#8221;. In qualche modo, una mela avvelenata lasciata dentro il pacco dono per Netanyahu.<br />
Di questo, il leader israeliano è certo pienamente consapevole. Ma intanto incassa l&#8217;ondata di consenso entusiastico che la dichiarazione di Trump ha suscitato nell&#8217;opinione pubblica del suo paese e negli ebrei di tutto il mondo, rivendicandola come un frutto della sua pervicace iniziativa di pressione e di orientamento verso gli Stati Uniti. Anche per lui, è questo l&#8217;essenziale, mentre anch&#8217;egli, come Trump, è sempre più soffocato dalle maglie dell&#8217;inchiesta per corruzione che la polizia israeliana sta conducendo su di lui.<br />
Il momento della verità verrà quando, secondo le anticipazioni dei circoli del team negoziale di Trump, a fine gennaio verrà presentata la proposta Usa per la soluzione del conflitto. Netanyahu sa di aver contratto un grosso debito di riconoscenza verso il Presidente degli Stati Uniti, oltre che per la sua ultima dichiarazione, per l&#8217;immediata missione in Israele subito dopo la sua elezione a sorpresa, e la sua emozionale visita al Muro del Pianto (ove tuttavia Trump non volle il Premier israeliano accanto a sé, considerandolo come &#8220;luogo conteso&#8221; insieme a tutta l&#8217;area della Spianata delle Moschee). Il Premier di Israele sa che Trump resta essenzialmente un mercante, e con lui i debiti si pagano.<br />
Resta da vedere quale sarà, in concreto, questa proposta di pace. In questi giorni si rincorrono le anticipazioni, si parla di un&#8217;ampia porzione del Sinai egiziano, ai confini con Gaza, che verrebbe ceduta ai palestinesi per costruire il loro Stato, in cambio di una striscia della Cisgiordania, di circa il 12%, ove sono concentrati i maggiori insediamenti israeliani; si parla di una proposta di Capitale palestinese ad Abu Dis, un sobborgo di Gerusalemme Est (riesumando così vecchia proposta di accordo proposta nel 1995 dall&#8217;esponente israeliano Yosii Beilin e dall&#8217;attuale Presidente Palestinese Mahmoud Abbas, allora respinta dalla destra israeliana). Si parla di un quotidiano scambio di Sms tra Jared Kushner e Mbs, il Principe ereditario saudita Moḥammad bin Salmān, per definire i contorni regionali di tale proposta. Bisognerà vedere se alla fine la proposta potrà essere accettabile per il Presidente palestinese Abbas (e la proposta su Abu Dis capitale difficilmente lo sarebbe). E se Netanyahu potrà reggere senza che il suo Governo vada in frantumi. Un&#8217;equazione a molte incognite, che solo nei prossimi mesi potrà trovare la sua soluzione.</p>
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		<title>Grazie a Sergio Mattarella, portatore di pace a Betlemme.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 06:33:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/thEPWBGSUT.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7309" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/thEPWBGSUT.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="thepwbgsut" width="300" height="200" /></a></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: large;">Con un messaggio di pace e di speranza si conclude la visita del Presidente  Repubblica italiana  Sergio Mattarella, svoltasi in questi giorni in Israele e in Palestina e conclusasi ieri, 1 novembre, con l&#8217;incontro a Betlemme con il Presidente dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (Anp) Abu Mazen. Emerge &#8211; come riporta Mattarella &#8211; che &#8220;la riconciliazione israelo-palestinese non é rinviabile in quanto processo vitale per la comunità internazionale&#8221;.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Da parte sua, il leader palestinese esalta i rapporti storici tra l&#8217;Italia e la Palestina rivolgendo la sua solidarietà al Governo italiano e alle vittime del terremoto che ha colpito in questi giorni il centro Italia. Con l&#8217;augurio di &#8220;rivedere a Natale il Presidente Mattarella a Betlemme&#8221;, Abu Mazen ringrazia inoltre  l&#8217;Italia per il contributo sostanziale che ha fornito per il restauro della Basilica della Natività a Betlemme, oltre al sostegno finanziario a diverse strutture statali palestinesi. </span></div>
<div><span style="font-size: large;">&#8220;Le Co-mai e i medici di origine straniera in Italia si congratulano con il Presidente Mattarella, che porta avanti un messaggio di pace in Palestina rafforzando  la cooperazione internazionale tra i nostri Paesi&#8221;, commenta Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), dell&#8217;Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e del Movimento internazionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">&#8220;La chiave della risoluzione di numerosi conflitti in Medio Oriente &#8211; prosegue  Aodi &#8211; é proprio nell&#8217;accelerare questa riconciliazione per giungere alla tanto desiderata soluzione di due Stai e due popoli. La vicinanza dei Governi italiano e palestinese fa crescere in noi la speranza che questa pace é vicina e che é davvero possibile con l&#8217;unione degli intenti, delle forze e delle politiche. Le Co-mai e il movimento Uniti per Unire, come promotori dell&#8217;iniziativa #crisitaninmoschea, hanno ricevuto recentemente l&#8217;invito a recarsi a Nazaret per organizzare una nuova edizione </span>di #cristianinmoschea e #musulmaninchiesa intensificando il dialogo interreligioso anche con gli ebrei  e i credenti delle altre religioni che convivono da secoli in Terra Santa&#8221;.</div>
<div><span style="font-size: large;">Aodi rivolge quindi il suo pensiero alle vittime dei terremoti: &#8220;A nome dell&#8217;Amsi, delle Co-mai e del movimento Uniti per Unire esprimo la nostra vicinanza e offro la nostra totale disponibilità a tutti i terremotati garantendo a tutti voi che i medici italiani e di origine straniera non vi lasceranno mai soli e lavoreranno incessantemente per migliorare le vostre condizioni di salute e di vita. Anche quando la salute e la vita sembrano crollare dal dolore come le pareti delle case. Ringraziamo gli esponenti dei nostri movimenti, i membri del comitato #crisitaninmoschea,  i rappresentanti  dei centri culturali e delle moschee in Umbria che si sono già attivati in questi giorni per aiutare i terremotati collaborando con la Caritas  e le altre istituzioni ed Ong che lavorano per la solidarietà&#8221;.</span></div>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: quello che dice la risoluzione Unesco</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 07:27:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Dire che Israele non ha alcun collegamento con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun collegamento con la Grande Muraglia o&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dire che Israele non ha alcun collegamento con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun collegamento con la Grande Muraglia o che Egitto che non ha alcun collegamento con le piramidi”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa la reazione di Benjamin Netanyahu ma nessun articolo della risoluzione UNESCO la nega… perché non ne parla proprio visto che riguarda la condanna di Israele come potenza occupante ai danni di Al-Aqsa, di Hebron, di Betlemme e anche di Gaza!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ecco una parte del</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> testo della risoluzione “Palestina Occupata”, proposta da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan e approvata dalla commissione dell’Unesco con 24 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astensioni </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(qui si può leggere il testo originale completo: <a href="http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Voti a favore</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Algeria, Bangladesh, Brasile, Chad, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, Iran, Libano, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Russia, Senegal, Sud Africa, Sudan e Vietnam.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Voti contrari</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Astenuti</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Albania, Argentina, Cameron, El Salvador, Francia, Ghana, Grecia, Guinea, Haiti, India, Italia, Costa d’Avorio, Giappone, Kenya, Nepal, Paraguay, Saint Vincent e Nevis, Slovenia, Korea del Sud, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda e Ucraina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Assenti</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Serbia e Turkmenistan.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">1. Avendo esaminato il documento 200EX/25,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">2. Richiamandosi alle quattro disposizioni della convenzione di Ginevra (1949) ed ai relativi protocolli (1977), alle regolamentazioni del Tribunale dell’Aia in territori di guerra, alla convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) ed ai relativi protocolli, alla Convenzione sui mezzi per proibire ed impedire l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illegale di beni culturali (1970) e alla Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), all’inserimento della Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità (1972) e tra i siti del Patrimonio a Rischio (1982), oltre che alle raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come alle risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalemme, richiamandosi anche alle precedenti risoluzioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza ed alle risoluzioni UNESCO relative ai siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">3. Affermando l’importanza che Gerusalemme e le sue mura rappresentano per le tre religioni monoteiste, affermando anche che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, riguarderà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerusalemme,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">4. Condanna fermamente il rifiuto di Israele di implementare le precedenti decisioni UNESCO riguardanti Gerusalemme, in particolare il punto 185 EX/Ris. 14, sottolineando come non sia stata rispettata la propria richiesta al Direttore Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentate permanente di stanza a Gerusalemme Est per riferire regolarmente quanto riguarda ogni aspetto di competenza UNESCO, né lo siano state le reiterate richieste successive in tal senso;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">5. Condanna fortemente il mancato rispetto da parte di Israele, potenza occupante, della cessazione dei continui scavi e lavori a Gerusalemme Est ed in particolare all’interno e nei dintorni della Città Vecchia, e rinnova la richiesta ad Israele, la potenza occupante, di proibire tutti questi lavori in base ai propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">7. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di ripristinare lo status quo precedente al settembre 2000, in base al quale il dipartimento giordano “Awqaf ” (Fondazione religiosa) esercitava senza impedimenti autorità esclusiva sulla moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif ed il cui mandato si estendeva a tutte le questioni riguardanti l’amministrazione della moschea Al- Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, inclusi il mantenimento, il restauro e la regolamentazione degli accessi;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">8. Condanna fortemente le sempre maggiori aggresioni israeliane e le misure illegali nei confronti dell’ Awqaf e del suo personale, e nei confronti della libertà di culto e dell’accesso dei musulmani alla loro moschea santa Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di rispettare lo status quo storico e di porre fine immediatamente a dette misure;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">9. Deplora fermamente le continue irruzioni di estremisti israeliani di destra e delle forze armate alla moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, e sollecita Israele, la potenza occupante, a mettere in atto le misure necessarie a prevenire violazioni provocatorie che non rispettino la santità e l’integrità della Moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">10. Denuncia fermamente le continue aggressioni israeliane nei confronti dei civili, tra cui figure religiose e sacerdoti islamici, denuncia l’ingresso con la forza nelle varie moschee ed edifici storici del complesso Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif da parte di funzionari israeliani, compresi quelli delle cosiddette “Antichità Israeliane” [IAA, l’autorità israeliana delle antichità, che dipende dal ministero della Cultura. Ndtr], l’arresto ed il ferimento di musulmani in preghiera e di guardie dell’Awqaf, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a queste aggressioni ed agli abusi che alimentano le tensioni sul terreno e tra le religioni;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">11. Disapprova le limitazioni imposte da Israele all’accesso alla Moschea Al-Aqsa/Al-Ḥaram Al-Sharif durante l’Eid Al-Adha del 2015 e le conseguenti violenze, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di cessare ogni sorta di abusi contro la Moschea Al-Aqsa/Al-Ḥaram Al-Sharif;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">12. Condanna fermamente il rifiuto di Israele di concedere visti agli esperti UNESCO incaricati del progetto UNESCO presso il “Centro per i Manoscritti Islamici” di Al-Aqsa /Al-Ḥaram Al-Sharif, e chiede ad Israele di concedere il visto agli esperti UNESCO senza alcuna restrizione;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">25. Sottolinea con forte preoccupazione che Israele, la potenza occupante, non ha rispettato nessuna delle 12 risoluzioni del comitato esecutivo né le 6 del “Comitato per il Patrimonio Mondiale” , che richiedono la realizzazione della missione di monitoraggio nella Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">31. Condanna fortemente il continuo blocco israeliano della Striscia di Gaza, che condiziona pesantemente il libero flusso di personale e degli aiuti umanitari, così come l’intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi, gli attacchi alle scuole e ad altri edifici educativi e culturali, e la negazione del diritto all’istruzione, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre immediatamente fine al blocco;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">32. Rinnova la richiesta al direttore generale di ripristinare, il prima possibile, la presenza dell’UNESCO a Gaza per poter assicurare la rapida ricostruzione di scuole, università, siti culturali, istituzioni, centri di comunicazione e luoghi di culto che sono stati distrutti o danneggiati nelle successive guerre contro Gaza;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7266" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-620" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">III I DUE SITI PALESTINESI DI AL-ḤARAM AL IBRĀHĪMĪ/TOMBA DEI PATRIARCHI AD AL-KHALĪL/HEBRON E DELLA MOSCHEA BILĀL IBN RABĀḤ /TOMBA DI RACHELE A BETLEMME</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">35. Riafferma che i due siti in oggetto, situati ad Al-Khalil/Hebron ed a Betlemme sono parte integrante della Palestina;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">36. Condivide la convinzione affermata dalla comunità internazionale secondo cui i due siti sono importanti dal punto di vista religioso per ebraismo, cristianesimo e islam;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">37. Disapprova fortemente l’attuale prosecuzione di scavi, lavori e costruzione di strade private per i coloni da parte di Israele e di un muro di separazione all’interno della città vecchia di Al-Khalil/Hebron, che danneggia l’integrità del sito, e condanna il conseguente impedimento alla liberta di movimento e di accesso a luoghi di preghiera. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a tali violazioni in base alle disposizioni delle importanti convenzioni, decisioni e risoluzioni dell’UNESCO.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">38. Deplora profondamente il nuovo ciclo di violenza, iniziato nell’ottobre 2015, nel contesto di una costante aggressione da parte dei coloni israeliani e di altri gruppi estremisti verso i residenti palestinesi, inclusi studenti, e chiede ad Israele di impedire tali aggressioni;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">39. Denuncia l’impatto visivo del muro di separazione nel sito della Moschea Bilal Ibn Rabaḥ Mosque/Tomba di Rachele a Betlemme, così come l’assoluto divieto di accesso per i fedeli cristiani e musulmani palestinesi al sito, e chiede alle autorità israeliane di riportare il paesaggio all’aspetto originale e rimuovere il divieto di accesso.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Perché nessun titolo di giornale sulle violazioni della potenza occupante e le restrizioni alla libertà di culto dei fedeli musulmani? E a quando reazioni indignate sulle continue provocazione di ministri che vorrebbero issare la bandiera israeliana sul Monte del Tempio e di rabbini che sostengono la demolizione di Al Aqsa per far riemergere il Tempio di Salomone?!?</span></span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Damasco, il nuovo romanzo di Suad Amiry</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2016 06:07:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Sai perché il profeta Maometto si è fermato ad al-Qadam e non è mai entrato a Damasco?  Da lontano, ha visto gli splendori della città, ne ha percepito l’incanto e ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-349.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6070" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-349.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (349)" width="612" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-349.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 612w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-349-191x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p align="RIGHT"><em><span style="color: #424242;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;">Sai perché il profeta Maometto si è fermato ad al-Qadam e non è mai entrato a Damasco?</span></span></span></span></em><span style="color: #424242;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #424242;"><span style="font-size: small;"><i> </i></span></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><em><span style="color: #424242;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;">Da lontano, ha visto gli splendori della città, ne ha percepito l’incanto e ha detto: </span></span></span></span></em></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #424242;"><span style="font-size: small;">Un uomo dovrebbe andare in paradiso una e una sola volta!</span></span></em></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #424242;"><span style="font-size: small;">Ecco perché non ci è mai entrato”</span></span></em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il suq al-Hamidiyya con la gelateria Bakdash, la moschea degli Omayyadi, i vicoletti stretti di Midhat Pasha e poi, palazzo Baroudi, col suo suntuoso portone “così alto che ci potrebbe passare un cavaliere e così largo che ci potrebbe passare un cammello carico di mercanzie”: la città di Damasco è indistinguibile e inestricabile dalle vicende della famiglia Baroudi, non semplice paesaggio ma un altro personaggio. Un palazzo che tra consuetudini e rituali, dalla Grande Bouffe del venerdì all’hammam, riequilibra i contasti, le rivalità, le invidie, le piccole e grandi meschinità e rafforza i legami tra le sorelle. Mentre i figli maschi sono pigri e viziati (tranne il capostipite Jiddo dall’insaziabile e insaziato appetito sessuale il cui tradimento dà l’avvio alla saga) ci sono alcune formidabili figure femminili tra cui Laila la tiranna, con un’amante segreta in Giordania che “per far fiorire la sua storia d’amore, assassina quelle degli altri” e soprattutto Karimeh che da non sposata, ha adottato una bambina, Norma, una riflessione attualissima sul significato della maternità e sul silenzio come gesto estremo d’amore. E durante la presentazione del libro, Suad Amiry ha ribadito “Sono cresciuta con le mie zie nubili, figure molto progressiste, e per me era normalissimo che una di loro avesse adottato Norma, mia cugina. E perché allora adesso ci sono tutte queste discussioni sulle adozioni e sui genitori con cui si cresce, anche se non ci si nasce?!?”</p>
<p align="JUSTIFY">Una mirabile storia ed un affresco non solo di Damasco, la capitale ottomana della Grande Siria, ma anche di piccoli villaggi come ‘Arrabeh in Palestina dove la memoria è scolpita nella pietra, Jenin, Nablus, Gerusalemme e i piccanti pettegolezzi della suite 28 dell’hotel King David, Beirut e gli ombrelloni gialli del Saint George Beach Club fino alle nuove realtà economiche che distolgono lo sguardo dal Mediterraneo per spingerlo ai Paesi del Golfo e trasformano l’amatissima Damasco in un mero luogo di passaggio.</p>
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