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	<title>giudiziario Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Ass. Antigone: xv rapporto sulle condizioni di detenzione</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 07:37:11 +0000</pubDate>
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<h4></h4>



<p></p>



<p>Editoriale di Patrizio Gonnella</p>



<h4>Nessuno deve marcire in galera</h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="671" height="730" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/italia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/italia.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 671w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/italia-276x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 276w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /></figure></div>



<p>Non c’è parola più polisemica di pena. Una parola che, nonostante i suoi tanti significati, non rimanda a nulla che ispiri fiducia o buoni sentimenti. Il carcere è una pena, non c’è dubbio che sia una pena. È, purtroppo, la pena per eccellenza. Nel nostro sistema, nonostante le illusioni normative di studiosi e giuristi, è proprio al carcere come pena che vengono affidate le sorti incerte di una società in crisi di valori e identità.</p>



<p>Il carcere è considerato da buona parte dei decisori politici come l’unica punizione ‘vera’. Tutto il resto è ritenuto un&nbsp;<em>escamotage&nbsp;</em>per evitare la pena della prigione.</p>



<p>Il primo significato di pena è per l’appunto punizione, castigo. Ed è questo che l’opinione pubblica prevalente chiede al carcere, ossia che esso non sia altro che una punizione, un castigo che produca afflizione. Al carcere dunque la società affida la propria sicurezza. Chi sbaglia paga, si dice. Nella retorica della ‘certezza della pena’ c’è la regressione esplicita al passato pre-moderno, a un’idea di punizione esemplare come vendetta pubblica e non più privata. Il dolore che il reo subirà a causa della punizione si pretende che si trasformi in qualcosa di catartico per la società intera, sperando, in modo fideistico e quasi magico, che essa diventi a seguire più sicura, più coesa.</p>



<p>La parola pena è anche sinonimo di sofferenza, dolore, patimento, sganciati da qualsiasi colpa. Il carcere è una pena che deve produrre pena. Che pena è mai una pena dove addirittura una persona sorride, gioca, esce all’aria aperta, incontra i figli, studia, fa teatro, va a scuola fuori dalle mura, lavora e viene pure pagato? Che pena è se addirittura un carcerato può incontrare la moglie, il marito, la fidanzata, il fidanzato, l’amica, l’amico al riparo da sguardi esterni? La pena deve essere afflizione, deve far male al fisico e alla psiche.</p>



<p>Pena significa anche compassione. È questo il sentimento che i prigionieri provocano. Ma la compassione, seppur sana e umana, non produce mai trasformazione sociale.</p>



<p>Infine pena significa ansia, preoccupazione, fatica. La pena del carcere è una grande fatica per chi la vive. Ed è anche grande fatica per chi ci lavora, mettendoci passione e impegno.</p>



<p>Negli ultimi tempi forte è riemersa la tentazione di tornare a un primitivo significato di pena, tagliando alla radice ogni illusione riformatrice o progressista. Nonostante l’impegno e le parole di gran parte degli operatori del diritto, nonostante il lavoro quotidiano umanocentrico e garantista di una moltitudine di poliziotti, educatori, assistenti sociali direttori, magistrati, avvocati, esperti, studiosi, nonostante il susseguirsi di sentenze delle Corti che hanno posto limiti all’esercizio illimitato del potere di punire, nonostante i discorsi alti e densi provenienti da autorità morali indiscusse, enorme è il rischio di un declino che porti ad affermare che l’articolo 27 della Costituzione sia un orpello formale di cui liberarsi.</p>



<p>E’ invece proprio dall’articolo 27 della Costituzione che Antigone vuole ripartire, dal suo affidarsi a tre concetti fondamentali: 1) la non coincidenza della pena con il carcere; 2) il &nbsp;divieto assoluto di inflizione di pene disumane e degradanti; 3) la costruzione di una pena che abbia un senso di inclusione sociale.</p>



<p>Sul finire del 2018 è stata approvata una riforma, più che dimezzata rispetto alle attese, dell’ordinamento penitenziario. Tra i principi scritti nel nuovo articolo 1 della legge penitenziaria sono stati ribaditi quelli di ‘responsabilità’, ‘integrazione’, ‘autonomia’, ‘socializzazione’. Belle parole, importanti, ma opposte a chi le violenta usando espressioni come ‘…deve marcire in galera’. Una norma la conoscono in pochi, di solito quelli che la devono applicare. Un&nbsp;<em>tweet</em>&nbsp;o un post lo leggono finanche milioni di persone. È in questa lotta impari tra un’idea costituzionale e legale di pena e una proposta politica diretta alle masse moralmente violenta nonché palesemente incostituzionale che si inserisce il rapporto di Antigone del 2019.</p>



<p>Mettiamo le nostre elaborazioni, le nostre osservazioni, le nostre immagini, le nostre riflessioni, i nostri corpi e le nostre analisi al servizio della nostra Costituzione e dell’intuizione democratica e progressista dei nostri costituenti, i quali avevano conosciuto in prima persona la disumanità e la sofferenza prodotta dalla pena del carcere.</p>



<p>Il nostro è un racconto di parte. Siamo infatti dalla parte della Costituzione.</p>



<p>Questo Rapporto non potrebbe esistere senza l’<a href="https://www.antigone.it/osservatorio_detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone</a>, che dal 1998 entra nelle oltre duecento carceri italiane ed è strumento di conoscenza per chiunque si avvicini alla realtà penitenziaria: media, studenti, esperti, forze politiche.<br>Ringraziamo dunque l’impegno volontario di tutti i nostri Osservatori:<br>Francesco Alessandria, Perla Arianna Allegri, Rosalba Altopiedi, Andrea Andreoli, Sofia Antonelli, Carolina Antonucci, Pino Apprendi, Alessandra Ballerini, Mario Barone, Hassan Bassi, Sara Bauli, Sergio Besi, Paola Bevere, Giulia Boldi, Martina Bondone, Maria Giovanna Bonu, Lucia Borghi, Federica Brioschi, Sara Brunori, Antonella Calcaterra, Valentina Calderone, Monica Callegher, Francesca Cancellaro, Carolina Canziani, Daniela Carboni, Manuela Cardone, Carlotta Cherchi, Filomena Chiarelli, Brunella Chiarello, Laura Crescentini, Alberto Cusumano, Francesca Darpetti, Emanuela De Amicis, Giada De Bonis, Elia De Caro, Elisa De Nardo, Sarah D’Errico, Alessio Di Marco, Valentina Diamante Tosti, Giulia Fabini, Francesca Fanti, Gian Mario Fazzini, Mauro Foglia, Alice Franchina, Alfiero Gennaretti, Mariachiara Gentile, Patrizio Gonnella, Federica Graziani, Giovanni Jocteau, Antonella Licheri, Corallina Lopez Curzi, Jessica Lorenzon, Barbara Mancino, Susanna Marietti, Simona Materia, Michele Miravalle, Giuseppe Mosconi, Andrea Oleandri, Paolo Orabona, Sharon Orlandi, Sara Pantoni, Grazia Parisi, Claudio Paterniti Martello, Benedetta Perego, Caterina Peroni, Ilaria Piccinno, Graziano Pintori, Valentina Pizzolitto, Daniele Pulino, Alberto Rizzerio, Luigi Romano, Daniela Ronco, Nicola Rossi, Angelo Salento, Luciana Sammarco, Francesco Santin, Simone Santorso, Alvise Sbraccia, Vincenzo Scalia, Alessio Scandurra, Maria Pia Scarciglia, Daniele Scarscelli, Cristina Sodi, Michele Spallino, Luca Sterchele, Lorenzo Tardella, Flavia Trabalzini, Valeria Verdolini, Ilaria Verratti, Francesca Vianello, Francesco Volpi.</p>



<p>Dal 1998 il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ci autorizza a visitare gli istituti di pena. Fu Alessandro Margara a darci la prima autorizzazione e lo ricordiamo con immenso affetto e gratitudine. Ringraziamo il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, e Gemma Tuccillo, capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, per averci consentito di svolgere in piena trasparenza il nostro lavoro di osservazione.</p>



<p></p>



<p>Per consultare lo studio:  <br><a href="https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/editoriale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/editoriale/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>Nasce la SCORTA MEDIATICA per Giulio Regeni</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Oct 2017 06:41:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>si unisce alla famiglia Regeni e ad Alessandra Ballerini (avvocato della famiglia di Giulio) nella scorta mediatica per far emergere tutta la verità sulla tragedia.</p>
<p>Portare avanti la campagna per conoscere i nomi dei responsabili del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio Regeni e quelli di chi ha depistato, protetto, nascosto la ricerca della verità. Informare sulle violazioni dei diritti umani in Egitto, sempre più estese e sempre più dirette contro le organizzazioni non governative e i giornalisti. Proteggere chi, in Italia e in Egitto, difende la famiglia Regeni.</p>
<p>Questi gli obiettivi della “scorta mediatica” nata il 13 ottobre su iniziativa di Amnesty International Italia, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Articolo 21 e UsigRai e presentata in conferenza stampa da Alessandra Ballerini (avvocata della famiglia Regeni), Giuseppe Giulietti (presidente della Fnsi) e Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International Italia).</p>
<p>“Non ci fermeremo fino a quando non avremo ottenuto la verità processuale. Perché la verità storica ormai la conosciamo tutti”.<br />
Così l’avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, nel corso della conferenza stampa che si è svolta nella sede della Federazione nazionale della stampa per illustrare l’iniziativa della ‘scorta mediatica’ per Giulio Regeni promossa da Amnesty Italia, Dnsi, Usigrai e Articolo 21.<br />
La Ballerini ha voluto ringraziare, anche a nome dei genitori di Giulio, quanti si sono impegnati a riaccendere i riflettori su questa tragedia.<br />
“Ogni 14 del mese, perché l’ambasciatore Cantini si è insediato al Cairo il 14 settembre – ha sottolineato- ci riuniremo per fare il punto sulle evoluzioni e anche sulle involuzioni del caso. Noi la verità per Giulio la chiederemo tutti i giorni”.<br />
L’avvocato Ballerini ha inoltre anticipato che potrebbe presto recarsi al Cairo per ottenere i fascicoli aperti dalla Procura egiziana subito dopo la scomparsa del ricercatore friulano.<br />
“Stiamo aspettando di ottenere i fascicoli e di vedere i famosi video” ha aggiunto.<br />
“L’ambasciatore era stato rimandato anche perché si paventava una nuova, anzi, una prima collaborazione da parte dell’Egitto ma questa collaborazione in realtà non c’è. Doveva essere fissato un appuntamento entro fine settembre con i nostri procuratori, cosi non è stato. Non solo non c’è stato l’incontro, ma nemmeno una telefonata per fissare una data. Siamo di nuovo punto e a capo” ha concluso l’avvocato.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/00B4A217-A2D5-46C2-B858-58142CA2785C-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9614" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/00B4A217-A2D5-46C2-B858-58142CA2785C-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/00B4A217-A2D5-46C2-B858-58142CA2785C-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/00B4A217-A2D5-46C2-B858-58142CA2785C-1024x768-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/00B4A217-A2D5-46C2-B858-58142CA2785C-1024x768-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>“Spero che venga raccolta da tutti voi e da tutti noi la richiesta di Amnesty e dei familiari di Giulio: il 14 di ogni mese, non solo accendere tutti i riflettori per sapere a che punto sono le inchieste – ha aggiunto, rivolto ai cronisti – ma anche raccontate le storie dei tanti Giulio egiziani, tra cui molti giornalisti, che sono in carcere e di cui non conosciamo neanche i nomi”.<br />
Secondo Giulietti, “la mancanza di verita’ e giustizia, per Giulio come per chiunque altro, non e’ un problema della sua famiglia, ma una lesione gravissima alla dignita’ nazionale”. Dalle istituzioni, inoltre, il presidente della Fnsi si attende “che facciano il loro mestiere: non esiste uno scambio tra i diritti umani e le relazioni internazionali, quindi la richiesta di verita’ e giustizia per Giulio deve vivere a prescindere da qualsiasi altra valutazione. È una grande questione nazionale, non una questione privata dei suoi familiari e dei suoi amici”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>#sonoStatoio</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 18:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo) &#160; Di quale morte deve morire Stefano Cucchi? Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo)</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7070" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (562)" width="258" height="258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di quale morte deve morire Stefano Cucchi?</b><br />
Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi, mentre la dichiarazione di<br />
“morte improvvisa ed inaspettata per epilessia’ è la risposta come una delle ipotesi principali, questo secondo i periti per il quali non c’è nesso tra il violento pestaggio avvenuto nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2009 da parte dei carabinieri ed il decesso di sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LA STORIA<br />
</b>L&#8217;inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi vede indagati cinque carabinieri della stazione Roma Appia e nel frattempo, sono stati assolti <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">a giugno </span> </a><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">i medici dell&#8217;ospedale Pertini di Roma dove era stato ricoverato Stefano Cucchi</span></a>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dichiarazione della sorella, Ilaria : “<i>la duplice frattura della colonna e del globo vescicale gli hanno fermato il cuore</i>” E continua: “<i>con una perizia così ora abbiamo la possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale</i>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel frattempo il legale dei Carabinieri, alla luce delle risposte dei periti afferma che chiederanno all’Ufficio di procura l’archiviazione del procedimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Il caso Cucchi diventa virale sui social network</b></span><span style="color: #000000;">: su Twitter è stato lanciato un hashtag, #sonoStatoio con cui si accusa lo Stato di non aver trovato i colpevoli della morte del giovane avvenuta nel 2009 nel reparto protetto dell&#8217;ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Adriano Celentano</b></span><span style="color: #000000;"> sul suo Blog: “Ciao Stefano! Hai capito adesso i che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi sulla terra. Lì c’è la LUCE, la LUCE vera! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché si schierano né dalla parte del bene né da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta condanna.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Liìsi respira AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorazzare fra le bellezze del Creato, senza più timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Jovanotti </b></span><span style="color: #000000;">su Facebook: A me Stefano Cucchi sembra di conoscerlo. Questa famiglia potrebbe essere la mia, e la famiglia di tantissima gente, per questo ci si sta male, si cerca di capire, ci si commuove, ci si arrabbia e ci si vorrebbe stringere a questa famiglia</span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> Interviene da New York dove sta lavorando al suo nuovo album.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Fedez</b></span><span style="color: #000000;">, il più duro in un tweet: Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perché certe stronzate non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutto. #VERGOGNA</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Un coro di musicisti ed un ex ministro, Corrado Passera</b></span><span style="color: #000000;">: La giustizia non può lasciare senza risposte tragedie come quella di Cucchi. Da anni la famiglia aspetta di sapere come è morto Stefano.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Sgomento e rabbia, indignazione, vergogna per questa vicenda bruta e violenta senza risposte.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Di quale morte deve ancora morire Stefano Cucchi ?</span></span></p>
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