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	<title>giustzia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>6 febbraio 2022 &#8211; MIGRARE È UN DIRITTO!</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2022 11:15:04 +0000</pubDate>
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<p><strong><br></strong></p>



<p><em>Giornata globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie</em></p>



<p>Siamo parenti, amici e amiche di persone decedute, disperse e/o vittime di scomparsa forzata lungo le frontiere di terra o di mare, in Europa, in Africa, in America.</p>



<p>Siamo persone sopravvissute al tentativo di attraversare le frontiere alla ricerca di un futuro migliore.</p>



<p>Siamo cittadini/e solidali che offrono aiuto alle persone immigrate durante il viaggio fornendo loro soccorso medico, cibo, vestiti e supporto quando si trovano in situazioni di pericolo affinché il loro viaggio abbia un lieto fine.</p>



<p>Siamo attivisti che hanno raccolto le voci di queste persone immigrate prima che sparissero, che si adoperano per cercare di identificare i corpi senza nome nelle zone di confine e che danno loro una degna sepoltura.</p>



<p>Siamo una grande famiglia che non ha confini e non ha nazionalità, una grande famiglia che lotta contro i regimi di morte imposti in tutte le frontiere del mondo e che si batte per affermare il diritto di migrare, la libertà di circolazione e la giustizia globale per tutti e tutte.</p>



<p>Anno dopo anno assistiamo al massacro in atto nelle frontiere e nei luoghi di detenzione progettati per scoraggiare le partenze delle persone migranti. Non possiamo dimenticare queste vittime! Non vogliamo restare in silenzio di fronte a ciò che accade!</p>



<p>Per ciò abbiamo deciso di unire le nostre forze, nel rispetto delle singole diversità, per denunciare la violenza mortale dei regimi di frontiera del mondo e per commemorare le persone decedute, disperse e /o vittime di sparizione forzata nel Mar Mediterraneo, nel Sahara, lungo la rotta balcanica, nella Frontera Sur messicana, nel deserto di Arizona e ovunque nel mondo.</p>



<p>Accusiamo i responsabili di questo genocidio in corso: i governi che militarizzando il controllo delle frontiere interne ed esterne rendono sempre più pericolose le rotte migratorie.</p>



<p>Il 6 febbraio del 2014 la polizia di frontiera spagnola massacrò almeno 15 persone che cercavano di attraversare il confine verso l’enclave spagnola di Ceuta. Dopo anni di contenzioso legale i tribunali spagnoli hanno assolto gli agenti della Guardia Civil affermando che nessun reato è stato commesso.</p>



<p>Nessuna giustizia è stata ancora fatta nei confronti delle vittime e dei loro familiari!</p>



<p>Il 6 febbraio del 2019 alcuni gruppi di familiari di migranti deceduti, dispersi e/o vittime di sparizione forzata si sono incontrati a Oujda (Marocco) per la prima giornata di CommemorAzione delle vittime dell’immigrazione e di denuncia della violenza nelle frontiere.</p>



<p>La strage di Tarajal è il simbolo di ciò che accade ogni giorno da oltre 20 anni: vittime senza giustizia, tombe senza nome, confini senza diritti, per ciò a Oujda abbiamo deciso di continuare il percorso delle CommemorAzioni, ogni anno il 6 febbraio, per trasformare il dolore in un’azione collettiva.</p>



<p>Chiediamo a tutte le organizzazioni sociali e politiche, laiche e religiose, ai gruppi e collettivi dei parenti delle vittime della migrazione, ai singoli cittadini e cittadine di tutti i paesi del mondo di organizzare iniziative di protesta e sensibilizzazione in merito a questa situazione.</p>



<p>Vi invitiamo ad usare il logo riportato in alto, insieme ai vostri propri loghi, come elemento per evidenziare il collegamento tra tutte le diverse iniziative. Tutti gli eventi che si realizzeranno saranno pubblicati nella pagina Facebook&nbsp;<strong>Comemor-Action</strong></p>



<p>Facciamo appello alle reti che da molti anni organizzano eventi in occasione della strage di Tarajal, per unire le forze e connettere le diverse iniziative affinchè il 6 febbraio possa trasformarsi in una Giornata Globale di lotta contro il regime di morte nelle frontiere e per esigere verità, giustizia e riparazione per le vittime della migrazione e per le loro famiglie.</p>



<p><strong>Migrare per vivere, non per morire!</strong></p>



<p><strong>Sono persone non numeri!</strong></p>



<p><strong>Libertà di movimento per tutti e tutte!</strong></p>
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		<title>Minority Safepack: un nuovo passo avanti per le minoranze linguistiche in Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2020 08:20:27 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>“Uniti nella diversità”: solo questo poteva essere il motto dell’Unione Europea, un’unione <em>sui generis</em> nel panorama internazionale, dove convivono in ventisette Stati decine e decine di popoli e dove sono parlate più di cinquanta lingue, molte delle quali minoritarie, dal basco al bretone, dal sami al frisone, ciascuna espressione di un patrimonio culturale secolare, se non millenario, che ancora oggi cerca di sopravvivere nonostante le difficoltà.</p>



<p>In Europa e nel mondo, infatti, associazioni e comunità locali denunciano da decenni che l’uso e la conservazione delle lingue regionali e minoritarie, parlate cioè nelle regioni di uno o più Stati o da un gruppo etnico minoritario significativo, sono oggi sempre più minacciati dal ruolo preponderante delle lingue ufficiali degli Stati di appartenenza dei loro locutori così come dal fenomeno della globalizzazione.</p>



<p>LA PROTEZIONE DELLE LINGUE MINORITARIE: LA LENTA EVOLUZIONE DEL DIRITTO COMUNITARIO</p>



<p>Diversi sono gli atti di diritto internazionale che oggi vogliono favorire la protezione dei diritti umani connessi all’appartenenza a una minoranza, e in particolare dei cosiddetti diritti linguistici, temendo una graduale scomparsa, naturale o forzata, di tali idiomi: UNESCO e UNHCR hanno più volte sottolineato la sempre più pressante esigenza di tutelare le comunità minoritarie e, in un contesto regionale, il Consiglio d’Europa ha promosso l’adozione della Convenzione quadro sulla protezione delle minoranze nazionali e della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie.</p>



<p>Inizialmente, a causa della natura prettamente economica dei suoi obiettivi, la Comunità Europea è invece stata spesso reticente a riconoscere ai propri cittadini tutele specifiche in ragione della loro appartenenza a un gruppo di minoranza: i soli strumenti riconosciuti erano dunque quelli propri al diritto internazionale e ai diritti interni, rispettivamente spesso meno efficaci o poco protettori. È solo negli ultimi anni, infatti, che, grazie al continuo lavoro di associazioni e di militanti, si è assistito a una maggiore apertura in tal senso, al punto che oggi il rispetto delle minoranze è tra i criteri richiesti per divenire Stato membro dell’Unione.</p>



<p>Dal 2007, inoltre, è lo stesso Trattato dell’Unione Europea, suo atto fondamentale, a sancire all’articolo 2 che quest’ultima “si fonda sui valori […] del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze” ed è vietata, sulla base dell’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, qualsiasi forma di discriminazione sulla base di tale appartenenza.</p>



<p>LA NUOVA SPERANZA DI UN REALE PLURICULTURALISMO EUROPEO: IL MINORITY SAFEPACK</p>



<p>Malgrado le previsioni comunitarie, spesso nella pratica, però, questi riconoscimenti risultano inefficaci o quantomeno insufficienti per la reale protezione delle minoranze etniche e linguistiche, con frequenti episodi di discriminazione ed esclusione sociali in diversi Stati membri: è proprio in ragione di tali insufficienze e per favorire al meglio quella diversità culturale e linguistica che è al cuore del progetto europeo, che è nata l’iniziativa <em>Minority</em> <em>SafePack &#8211; One million signatures for diversity in Europe</em>.</p>



<p>Questo progetto nasce dall’utilizzo di un rivoluzionario strumento di partecipazione democratica dell’Unione Europea, il diritto di iniziativa dei cittadini europei (ICE), che permette ad un milione di quest’ultimi, purché provenienti da almeno un quarto degli Stati membri, di invitare per mezzo di petizione la Commissione europea a presentare una proposta legislativa in una data materia.</p>



<p>Il Minority Safepack, che ad oggi è stato firmato da più di 1 milione e 100 mila persone, ha come obiettivo di presentare alla Commissione proposte di leggi per una maggior tutela delle minoranze europee, in particolare attraverso una maggior protezione delle lingue da esse parlate.</p>



<p>Tra le proposte presentate, in particolare, vi sono:</p>



<ul><li>l’istituzione di un Centro per la diversità linguistica che abbia come missione la promozione e la conservazione di tali idiomi e il coordinamento di organizzazioni nazionali e internazionali che già operano in questo campo;</li><li>l’adozione di una raccomandazione che solleciti e promuova l’uso di tali lingue in momenti di vita pubblica, ad esempio nel contesto dell’insegnamento, della salute o della giustizia;</li><li>una maggior accessibilità ai finanziamenti europei i cui criteri oggi escludono categoricamente programmi in lingue minoritarie in alcuni settori chiave, ad esempio in quello della Cultura;</li><li>un miglioramento della vita di soggetti appartenenti a minoranze apolidi e una loro maggiore partecipazione alla vita economica, politica e sociale dello Stato.</li></ul>



<p>Tale iniziativa, ideata nell’aprile 2017 dall’ONG Unione federale delle nazionalità europee (FUEN) e sponsorizzata tra gli altri dalla Provincia autonoma di Bolzano, è stata ufficialmente registrata dalla Commissione europea il 10 gennaio 2020, diventando così il quinto esempio riuscito di tale strumento comunitario di partecipazione dalla sua creazione nel 2007.</p>



<p>L’audizione pubblica presso il Parlamento Europeo fissata nel rispetto dell’iter ICE per marzo 2020 è stata posticipata in ragione della crisi sanitaria al 15 ottobre 2020: alla presenza di membri di istituzioni quali il Parlamento europeo, la Commissione europea, il Consiglio d&#8217;Europa e il Comitato delle regioni, gli organizzatori dell’iniziativa hanno potuto illustrare in presenza e in remoto i punti delle proposte contenute nel Minority Safepack.</p>



<p>Alla luce di tali interventi, la Commissione è chiamata entro tre mesi a rispondere formalmente all’iniziativa proposta: milioni di cittadini in Europa attendono ora gennaio per sapere se gli saranno riconosciuti diritti fondamentali, quali il poter imparare la propria lingua madre a scuola o comunicare senza barriere linguistiche con le autorità amministrative, ad oggi ancora un’utopia in diversi Stati europei.</p>



<p>Link utili:</p>



<p><a href="http://www.minority-safepack.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.minority-safepack.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/en/eci-public-hearing-minority-safepack-joint-libe-cult-peti_20201015-0900-COMMITTEE-PETI-LIBE-CULT_vd?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://multimedia.europarl.europa.eu/en/eci-public-hearing-minority-safepack-joint-libe-cult-peti_20201015-0900-COMMITTEE-PETI-LIBE-CULT_vd?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Zerocalcare. Scavare fossi &#8211; Nutrire coccodrilli</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 07:33:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Per qualcuno, ma non per noi, Zerocalcare è un artista controverso. Zerocalcare &#8211; alias Michele Rech &#8211; porta la &#8220;sua&#8221; mostra a Roma, al MAXXI, fino al 10 marzo 2019. &#8220;Sua&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12008" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="4608" height="3456" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 4608w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_172532-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 4608px) 100vw, 4608px" /></a></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Per qualcuno, ma non per noi, Zerocalcare è un artista controverso. Zerocalcare &#8211; alias Michele Rech &#8211; porta la &#8220;sua&#8221; mostra a Roma, al MAXXI, fino al 10 marzo 2019. &#8220;Sua&#8221; perché è un&#8217;antologia interessante e godibilissima del percorso artistico iniziato nel 2001, con autoproduzioni ambientate nel quartiere di Rebibbia e continuato fino a <em>Macerie prime sei mesi dopo</em>, del 2018.</p>
<p>Famose sono le sue graphic <em>La Profezia dell&#8217;armadillo</em>, <em>Kobane calling</em>, <em>Dimentica il mio nome </em>(veri e propri casi editoriali), ma nell&#8217;exursus  professionale troviamo fanzine, manifesti, locandine per i centri sociali, strisce di fumetti sempre più argute, storie su quotidiani e settimanali, tutto esposto nella mostra &#8220;Scavare fossati &#8211; Nutrire coccodrilli&#8221;,  con tanti materiali divisi nelle sezioni: Pop, Lotte e resistenze, Nonreportage, Tribù.</p>
<p>Beh, i temi di Zerocalcare ci riguardano da vicino: precariato lavorativo, disuguaglianze sociali, ingiustizie, battaglie per i diritti fondamentali, lotta ai neofascismi. Emerge una forte e chiara chiamata alla RESPONSABILITA&#8217; CIVILE (e alla disobbedienza) in questi tempi bui e contorti, dove l&#8217;umanità sguazza nell&#8217;indifferenza o nei revisionismi: l&#8217;ironia e l&#8217;autoironia, il sarcasmo, la forza di chi combatte ogni giorno sono molto presenti in ogni riga, in ogni tratto, in ogni colore dei lavori dell&#8217;artista. Un artista con la testa e i piedi ben piantati nella realtà.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12009" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3456" height="4608" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/20190118_164328-e1549017777997-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 3456px) 100vw, 3456px" /></a><a 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		<title>Cambiamo rotta all&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2017 07:32:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco il comunicato del Movimento europeo a cui aderisce anche Associazione per i Diritti umani. Un mondo di pace, solidarietà e giustizia esige più Europa di pace, di solidarietà e giustizia. Eppure l’Unione europea&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ecco il comunicato del Movimento europeo a cui aderisce anche Associazione per i Diritti umani. </b></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7900" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="797" height="597" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 797w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></a></p>
<p lang="it-IT" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Un mondo di pace, solidarietà e giustizia esige più Europa di pace, di solidarietà e giustizia. Eppure l’Unione europea può disgregarsi per gravi errori di strategia politica ed economica, per l’inadeguatezza delle istituzioni e la mancanza di democrazia. <span lang="it-IT">Sono stati costruiti muri con i mattoni degli egoismi nazionali</span> soffocando l’idea d’Europa che sanciva la libertà di circolazione delle persone. Così rischia di disintegrarsi la comune casa europea, disegnata nel “Manifesto di Ventotene”, che unisce la prospettiva dello stato federale alla democrazia europea, alla pace e alla lotta alle diseguaglianze. E così si cancellano le speranze di milioni di europei.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli ultimi dieci anni le politiche di austerità hanno frenato gli investimenti nell’economia reale, esasperato le diseguaglianze, creato precarietà e destrutturato il modello sociale europeo.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Europa deve essere terra di diritti, di welfare, di cultura, di innovazione. Dovrebbe aver appreso dalla parte migliore della sua storia e dalle sue tragedie i valori dell’accoglienza, della pace, dell’uguaglianza e della convivenza.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Unione europea deve affrontare le grandi sfide della nostra epoca restituendo all’idea d’Europa la speranza nel benessere per l’intera collettività, la forza dei diritti e della solidarietà. E’ indispensabile e urgente ridare senso alla politica per eliminare le disuguaglianze ponendo fine alle politiche di austerità e agli strumenti che le hanno attuate, creare coesione sociale e territoriale, dare priorità all’ambiente come leva e motore per un diverso sviluppo combattendo i cambiamenti climatici, ridurre il divario generazionale e di genere, favorire la partecipazione e la cittadinanza attiva con un welfare europeo, ripudiare le guerre e perseguire il rispetto dei diritti, garantire l’accoglienza dei rifugiati e la libertà di migrare, impegnarsi a risolvere i problemi globali che sono causa delle migrazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Serve una democrazia europea, dove la sovranità appartiene a uomini e donne che eleggono un governo federale responsabile davanti al Parlamento europeo.</p>
<p align="JUSTIFY">Per queste ragioni, intendiamo agire affinché si apra il 25 marzo 2017 una fase costituente che superi il principio dell’unanimità, coinvolga comunità locali, attori economici e sociali, movimenti della società civile insieme a rappresentanti dei cittadini a livello regionale, nazionale ed europeo e si concluda in occasione delle elezioni europee nella primavera 2019. Per queste ragioni abbiamo deciso di promuovere una forte partecipazione popolare il 25 marzo 2017 a Roma e di sollecitare analoghe iniziative in altre città europee.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>L’Europa democratica si affermerà solo se i suoi cittadini le faranno cambiare rotta.</strong></p>
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		<title>Un appello dopo l&#8217;uccisone di Emmanuel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2016 08:19:50 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/DirittiUmani-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6309" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6309" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/DirittiUmani-300x193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DirittiUmani-300x193" width="300" height="193" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche l&#8217;Associazione per i Diritti umani aderisce al seguente appello:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Gentile onorevole Laura Boldrini, </span></p>
<p><span lang="it-IT">rivolgiamo a lei questo appello, dopo l’ennesima violenza razzista, dopo l’assurdo omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, perché siamo stanchi di vedere ripetersi, nel nostro Paese, atti di razzismo criminale e insensato. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Siamo un gruppo di cittadini/e, attivisti/e, volontari/ie, insegnanti, studiosi/e che pensa, agisce, lotta contro il razzismo, sia localmente, sia lavorando in contesti nazionali e internazionali, ed esponendoci in iniziative pubbliche e sui media. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Siamo un gruppo di persone che – come lei – da anni prova a impegnarsi per contrastare il razzismo, per combatterlo in tutte le sue forme. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Ci usi, onorevole Boldrini. Nella sua funzione di presidente della Camera, con la sua sensibilità politica e umana, lanci immediatamente una campagna nazionale: ci mandi nelle scuole, nei quartieri, ovunque sia possibile parlare e confrontarsi, smontare i pregiudizi, decostruire discorsi d’odio. Ci aiuti a renderci più visibili, più efficaci, più utili. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Noi ci siamo. Siamo preparati, siamo motivati e siamo pronti: perché non vogliamo e non possiamo più aspettare. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Cordialmente,</span></p>
<p><span lang="it-IT"> Federico Faloppa, docente universitario, università di Reading (UK)</span></p>
<p><span lang="it-IT">Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista</span><span lang="it-IT">, Roma</span></p>
<p><span lang="it-IT">Paola Andrisani – Associazione Lunaria, Matera</span></p>
<p><span lang="it-IT">Luisella Lamberti – responsabile politiche immigrazione Cgil Cuneo </span></p>
<p><span lang="it-IT">Coordinamento Immigrati, Cuneo</span></p>
<p><span lang="it-IT">Daniele Barbieri, giornalista, Imola </span></p>
<p><span lang="it-IT">Tiziana Dal Pra, Trama di Terre/Centro interculturale donne, Imola</span></p>
<p>Pape Diaw, associazione Africa Insieme, Firenze</p>
<p>Geneviève Makaping, docente universitaria, scrittrice</p>
<p>Mohamed Ba, mediatore culturale, Milano</p>
<p>Alexian Santino Spinelli, docente universitario, musicista, scrittore</p>
<p lang="it-IT">Giuseppe Faso, attivista, associazione Straniamenti</p>
<p lang="it-IT">Lidia Campagnano, giornalista, Milano</p>
<p lang="it-IT">Rosangela Pesenti, presidente Archivi Udi, Bergamo</p>
<p>Emmanuele Curti, docente universitario, Matera</p>
<p>Raffaele Mantegazza, docente universitario, Milano</p>
<p>CRESM – Comunità Urbane Solidali, Palermo</p>
<p>Trama di terre, donne native e migranti di Imola</p>
<p>Karim Metref, educatore e giornalista freelance, Torino</p>
<p>Massimo Ghirelli, docente universitario, Roma</p>
<p>Adriana Terzo, giornalista, Roma</p>
<p>Domenico Stimolo, attivista, Catania</p>
<p>Maria Zambrotta, insegnante, Torino</p>
<p>Titti Cocco, insegnante, Torino</p>
<p>Gaia De Pascale, insegnante e scrittrice, Genova</p>
<p>Nicoletta Iommi, esperta relazioni interculturali</p>
<p>Viorica Nechifor, giornalista, Torino</p>
<p>Silvia Rosa, scrittrice, Torino</p>
<p>Alice Conforti, attivista, Cuneo</p>
<p>Paolo Gay, attivista, Cuneo<br />
Brhan Tesfay, scrittore e fondatore edizioni SUI</p>
<p><span lang="it-IT"><b>SE VOLETE DARE LA VOSTRA ADESIONE SCRIVETE A</b></span><span lang="it-IT">: &lt;f.faloppa@reading.ac.uk&gt;</span></p>
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		<title>&#8220;Stay human, Africa!&#8221;: Di cosa ha bisogno l’Africa ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2016 10:17:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#160; Cosa bisogna migliorare per far sì che gli Stati africani inizino a camminare da soli, in pace e senza discriminazioni? I presidenti che stanno a capo dei governi della&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-389.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6196" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6196" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-389.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (389)" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-389.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-389-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa bisogna migliorare per far sì che gli Stati africani inizino a camminare da soli, in pace e senza discriminazioni?</p>
<p align="JUSTIFY">I presidenti che stanno a capo dei governi della maggior parte dei territori africani, hanno difficoltà a lasciare la poltrona (Vedi anche <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/05/21/stay-human-africa-democrazia-familiari-dinosaure?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">qui</a>) e, anche qualora avvenga questo cambiamento, la popolazione non viene mai ascoltata e le vere problematiche mai affrontate.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto ciò, sarebbe scorretto affermare che l’Africa è tutta in crisi e i presidenti tutti dei “dinosauri attaccati alla poltrona”.</p>
<p align="JUSTIFY">“Si è persino vestito da spazzino per rimuovere la sporcizia nelle strade di Dodoma”, dice una donna ad un’intervista. Si presenta così, fiero e sorridente, John Magufuli, 56 anni, presidente della Tanzania. L’esempio più calzante di chi va controcorrente a questa moda è, appunto, il bulldozer, così viene chiamato dal suo popolo. Da quando è salito al potere, l’ottobre scorso, ha iniziato una lotta alla corruzione e ha rimosso decine di politici implicati in casi di tangenti.</p>
<p align="JUSTIFY">Il tetto massimo previsto per i funzionari dello stato è stato fissato a 7 mila dollari e, qualora qualcuno non fosse stato d’accordo, la lettera di licenziamento non avrebbe tardato ad arrivare.</p>
<p align="JUSTIFY">Governatore esemplare, non solo per gli stati africani ma anche per tutti quei presidenti europei che, ora più che mai, vedono crescere le casse dei loro Stati noncuranti della povertà della popolazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Altro obiettivo del governo di Magufuli è la lotta allo spreco di denaro pubblico; fin da subito ha dimezzato gli stipendi dei funzionari statali e ha attuato una gestione migliore delle entrate dello Stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Molti dovrebbero prendere esempio da lui, Sassou Nguesso, per citarne uno; presidente della Repubblica Democratica del Congo, rieletto lo scorso 20 marzo per il trentaduesimo anno, non ha mai palesato miglioramenti nel suo governo e non ha mai apportato modifiche a vantaggio della sua popolazione.</p>
<p align="JUSTIFY">In conclusione, non sono necessarie magie o stratagemmi particolari, l’Africa ha bisogno di governatori sinceri, persone in grado di prendersi cura del proprio popolo e che abbiano il coraggio di ribaltare governi decennali. Eliminare le discriminazioni tra i cittadini, dimezzare gli stipendi dei funzionari statali a favore delle casse dei singoli, garantire la parità dei sessi, eliminare la povertà; l’Africa ha bisogno di governatori come Magufuli.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-388.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6197" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6197" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-388.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (388)" width="416" height="452" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-388.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 416w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-388-276x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 276w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" /></a></p>
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		<title>Barbara Spinelli: «Chiedo che l’accordo UE-Turchia sia sospeso, prima che siano la Corte di Giustizia e la Corte europea dei Diritti dell&#8217;Uomo a farlo»</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/11/barbara-spinelli-chiedo-che-laccordo-ue-turchia-sia-sospeso-prima-che-siano-la-corte-di-giustizia-e-la-corte-europea-dei-diritti-delluomo-a-farlo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 11:39:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha preso la parola durante la riunione della Commissione Parlamentare Libertà, Giustizia e Affari Interi del Parlamento europeo dedicata all&#8217;implementazione dell&#8217;accordo UE-Turchia, alla presenza del coordinatore per la Commissione europea Maarten&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli (GUE/NGL) ha preso la parola durante la riunione della Commissione Parlamentare Libertà, Giustizia e Affari Interi del Parlamento europeo dedicata all&#8217;implementazione dell&#8217;accordo UE-Turchia, alla presenza del </em><em>coordinatore per la Commissione europea Maarten Verwey.</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>«Secondo un&#8217;analisi legale dell&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati del 10 marzo, il trasferimento dei richiedenti asilo da uno Stato europeo a uno Stato extra-europeo deve rispettare una serie di garanzie minime.</p>
<p>É essenziale anzitutto che lo Stato ricevente si assuma la responsabilità di fornire ai richiedenti asilo l&#8217;accesso al sistema di asilo, accogliendoli e permettendo loro di registrare le domande di protezione.</p>
<p>Lo Stato ricevente deve valutare le richieste di asilo nel merito, seguendo una procedura equa, e deve proteggere i richiedenti asilo dal <em>refoulement</em>, come previsto da 65 anni dalla Convenzione di Ginevra, giacché i rifugiati non devono essere ri-deportati nelle zone di guerra dalle quali sono fuggiti.</p>
<p>Se ai richiedenti viene riconosciuto lo status di rifugiato, lo Stato ricevente deve assicurarsi che essi possano godere di protezione in conformità a garanzie e standard internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Attualmente nessuna di queste garanzie è rispettata dalla Turchia, per cui chiedo che l&#8217;accordo sia sospeso, prima che siano la Corte di Giustizia e la Corte europea dei Diritti dell&#8217;Uomo a darmi ragione e a eliminare questa vergogna. Lo chiedono 90 associazioni europee che si occupano dei rifugiati. La Turchia non è uno Stato Terzo Sicuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Voglio infine porre una domanda di fondo al rappresentante della Commissione, Sig. Maarten Verwey: quel che chiedo, è di uscire dall’autocompiacimento che mostrate in merito all’accordo UE-Turchia. Quando parlate di cifre sui rimpatri, vi prego di menzionare le centinaia di rifugiati (in realtà sono più di un migliaio, negli ultimi 7-8 mesi) che il governo turco ha respinto in Siria, violando leggi nazionali, europee e internazionali, e di tenere a mente che tra questi respinti ci sono anche bambini, rispediti in zone di guerra senza i familiari, completamente soli».</p>
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		<title>Prima ricerca italiana sull&#8217;Hate speech, giornalismo e migrazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2016 08:37:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; In occasione della giornata mondiale contro il razzismo (21 marzo), la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE, in collaborazione con www.illuminareleperiferie.it, hanno presentato la ricerca “L’odio non è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5488" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5488" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="images-1-1" width="311" height="162" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In occasione della giornata mondiale contro il razzismo (21 marzo</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>), la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> in collaborazione con </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.illuminareleperiferie.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>www.illuminareleperiferie.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> hanno presentato la ricerca “</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><u><b>L’odio non è un’opinione. Hate speech, giornalismo e migrazioni”. </b></u></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La ricerca realizzata da COSPE nell’ambito del progetto europeo (Italia, Belgio, Germania e Repubblica Ceca i paesi coinvolti) contro il razzismo e la discriminazione su web, “</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>BRIKCS” – Building Respect on the Internet by Combating hate Speech”,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> ha approfondito questo fenomeno tramite l’analisi di casi studio ed interviste a testate e testimoni privilegiati. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ha coinvolto </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>4 direttori e caporedattori </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(Fan Page, Il Tirreno, l’Espresso, Il Post)</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>; 3 staff incaricati di community management </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(Il Fatto Quotidiano, Repubblica, La Stampa), </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>3 esperti di social media strategy, 3 blogger di testate nazionali, 2 esponenti di associazioni attive nel settore media e immigrazione</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (ANSI e Carta di Roma), </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>2 organismi pubblici di tutela</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (OSCAD – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori e UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Proprio l’UNAR nel </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>2014 ha registrato 347 casi</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> di espressioni razziste sui social, di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>cui 185</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> su Facebook e le altre su Twitter e Youtube. A queste se ne aggiungono </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>altre 326 nei link</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> che le rilanciano per un totale di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>700 episodi di intolleranza, con un trend in crescita per il 2015</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, anno in cui i giornali europei hanno dovuto affrontare lo scenario di una delle più grandi crisi umanitarie senza riuscire, in gran parte, a restituire un’immagine corretta del fenomeno migratorio a livello globale e nazionale. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>E’ in contesti come questi che si moltiplicano le espressioni di incitamento all’odio razziale </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">nei confronti di rifugiati, migranti e minoranze: sono i forum dei giornali online, i commenti a margine degli articoli, le pagine Facebook delle testate nazionali e locali, i luoghi virtuali in cui dilagano i discorsi d’odio che prendono di mira i rifugiati e i cittadini di origine straniera e purtroppo si tratta di un fenomeno difficilmente monitorabile e controllabile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Più in generale, infatti, la ricerca </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>mette in risalto le problematiche di gestione delle proprie community</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> e del lavoro </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>giornalistico ai tempi del web: </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">dalla libertà di espressione alla necessità di regolamentazione, dal ruolo dei giornalisti a quello dei social media manager, dall’obiettivo di informare a quello di coinvolgere e le soluzioni diverse da parte delle redazioni, in una fase di sperimentazione contraddistinta da una difficoltà di adattamento alla dimensione digitale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per questo, alla ricerca seguiranno in ogni paese altre iniziative per combattere il fenomeno: </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>un decalogo per social media manager, un percorso formativo per insegnanti, toolkit multimediale, e un evento finale di sensibilizzazione. </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Inoltre, con lo slogan “Silence hate &#8211; Changing words changes the world” e l’hashtag #silencehate prende il via il 21 marzo, la campagna europea contro l’hate speech on line. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>L’obiettivo della campagna web è proprio porre l’attenzione sulla necessità di impedire la diffusione dell’odio e promuovere un uso consapevole della rete:</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> uno sforzo collettivo, che veda impegnati le testate, i lettori, i proprietari dei social network e che riparta da quegli elementi costitutivi della Rete stessa, la libertà e la partecipazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Qui è possibile </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.cospe.org/wp-content/uploads/2016/03/ricerca_odiononèopinione.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">scaricare e leggere</span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> il dossier completo</span></p>
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		<title>Free Ashraf</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Che male o danno può mai arrecare il petrolio se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle “In merito al petrolio nel sangue” (Traduzione di Simone Sibilio)&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5099" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5099" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (167)" width="354" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 354w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">Che male o danno può mai arrecare il petrolio</p>
<p align="RIGHT"><a name="_GoBack"></a> se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle</p>
<p align="RIGHT">“In merito al petrolio nel sangue”</p>
<p align="RIGHT">(Traduzione di Simone Sibilio)</p>
<p align="JUSTIFY">Poeta, artista e curatore d’arte, Ashraf Fayadh è nato in Arabia Saudita da famiglia palestinese di Khan Younis. Fa parte del collettivo di artisti anglosauditi Edge of Arabia, con cui ha curato la mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia del 2013. <span lang="zxx"><a href="http://edgeofarabia.com/exhibitions/rhizoma-generation-in-waiting?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://edgeofarabia.com/exhibitions/rhizoma-generation-in-waiting?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span> e ha realizzato un’istallazione di due murali alla Nazioni Unite nell’ambito di Our Mother’s House, iniziativa artistica portata avanti con Art Jameel in supporto delle donne del sud-ovest dell’Arabia Saudita.</p>
<p align="JUSTIFY">Fayadh è stato arrestato per la prima volta il 6 agosto 2013, dopo una lite in un caffè di Abha, con un uomo che l’accusava di diffondere idee in contrasto con l’Islam. Rilasciato il giorno dopo su cauzione, è stato nuovamente arrestato l&#8217;1 gennaio 2014 per una serie di reati legati alla blasfemia, tra cui: oltraggiare Allah e il Profeta Maometto; diffondere l’ateismo in luoghi pubblici; rifiutare il Corano; negare l’esistenza di “iaum al qiyyam” (giorno del giudizio) e “laila al-qadar” (notte del destino); scattare fotografie a donne col proprio cellulare e averle conservate (quest’ultimo “reato” viola l&#8217;articolo 6 della Legge saudita contro il cybercrimine). Gli amici e i sostenitori di Fayadh ritengono invece che il poeta sia stato punito per aver postato su YouTube un video dove un esponente della polizia religiosa saudita frustava un uomo; in ogni caso nei due anni di detenzione, Fayadh non ha mai potuto rivolgersi a un avvocato perché, al momento dell’arresto, la polizia religiosa gli ha confiscato i documenti, necessari per poter richiedere l’assistenza legale.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 30 aprile 2014, il tribunale ha condannato Ashraf Fayadh a quattro anni di detenzione e 800 frustate per le accuse relative alle immagini di donne nel cellulare, ritenendosi soddisfatto del pentimento del poeta in relazione all&#8217;accusa di apostasia. Le proteste sollevate in quell&#8217;occasione dalle organizzazioni per i diritti umani ottennero l&#8217;effetto opposto: a metà novembre è stato riaperto il caso e il nuovo giudice che ha ritenuto “non sufficiente” il pentimento di Fayadh. Così il 19 novembre è stata emessa sentenza di condanna a morte per decapitazione con l’accusa di apostasia, di offesa alla morale saudita e di aver diffuso l’ateismo nella raccolta di poesie intitolata Al taalimat bi al dakhil (Le istruzioni sono all’interno), pubblicata a Beirut nel 2007 dall’editore libanese Dar al Farabi.</p>
<p align="JUSTIFY">Su internet è immediatamente partita la campagna<span lang="zxx"><a href="https://twitter.com/search?q=%20%23freeAshraf&amp;src=typd&amp;lang=it&utm_source=rss&utm_medium=rss"> #freeAshraf</a></span>; molti artisti e poeti come Adonis e Carol Ann Duffy hanno scritto una lettera a re Salman chiedendo di rivedere la sentenza perché “avere delle idee non significa commettere crimini”. Nel novembre 2015 il Berlin International Literature Festival ha pubblicato un appello per sostenere Ashraf Fayadh con reading in tutto il mondo il 14 Gennaio 2016. Lo scorso 3 dicembre a Ramallah, Gaza, Il Cairo e Tunisi sono stati organizzati quattro reading delle poesie di Ashraf in simultanea, che hanno raccolto cento poesie da tutto il mondo per Ashraf: “100 poems for freedom. No instructions to follow” (Cento poesie per la libertà. Non ci sono istruzioni all’interno).</p>
<p align="JUSTIFY">(A Milano il reading si è tenuto alla libreria Le Mots, organizzato da Q Code Magazine)</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>21mo rapporto sulle migrazioni 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2016 13:04:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 3 dicembre a Milano presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo è stato presentato il <em>Ventunesimo Rapporto sulle migrazioni  2015</em> della Fondazione Ismu . Nel volume si stima che al 1° gennaio 2015 la popolazione straniera in Italia ha raggiunto <strong>5,8 milioni di presenze </strong>(regolari e non), con un aumento di 150mila unità (+2,7%) rispetto all’anno precedente in cui gli immigrati erano quasi 5,6 milioni. Nel corso dell’ultimo biennio le dinamiche del fenomeno migratorio presentano significative novità, sia a causa dei perduranti effetti che la crisi economica continua ad avere sul mercato del lavoro, sia a causa dei cambiamenti geo-politici e dei conflitti che stanno investendo le regioni del Medio Oriente. Il primo elemento di novità è dato dall’elevato numero di migranti e di richiedenti protezione internazionale arrivati via mare nel nostro Paese che nel 2014 hanno raggiunto la cifra record di 170mila unità, contro le 43mila del 2013. Scenario che è ulteriormente cambiato nel corso del 2015: a causa della pericolosità della tratta Libia-Italia i flussi di migranti si sono diretti principalmente verso la Grecia che ha registrato, dal 1° gennaio fino al 15 dicembre 2015, 797mila arrivi, contro i 149mila dell’Italia.</p>
<p>L’aumento degli arrivi ha determinato un cambiamento significativo anche dal punto di vista della composizione dei flussi che si riflette in un incremento rilevante di richiedenti asilo, i quali nel 2014 sono cresciuti esponenzialmente arrivando a totalizzare 65mila domande (a queste vanno aggiunte le 61.545 domande presentate tra il 1° gennaio e il 10 ottobre 2015). Se da un lato cresce il numero di richiedenti asilo, dall’altro continuano a diminuire i flussi per lavoro (-84% dal 2010). Altro elemento di forte novità è il costante aumento delle acquisizioni di cittadinanza italiana, in particolare tra i minori di 15 anni: nel biennio 2013-2014 sono 231mila gli stranieri che sono diventati italiani (130mila solo nel 2014, mentre nel 2012 erano poco più di 60mila). Cresce anche il numero degli italiani residenti all’estero (nel 2014 erano 5 milioni). Il fenomeno dell’irregolarità, pur registrando una leggera ripresa, rimane comunque a un livello fisiologico (l’incidenza è inferiore al 7%):  al 1° gennaio 2015 Ismu stima che non abbiano un valido titolo di soggiorno 404mila stranieri (contro i 350mila alla stessa data dell’anno precedente). Sul fronte lavorativo si registra un aumento dell’occupazione straniera: infatti dopo un lieve calo nel I trimestre 2015, il numero di occupati stranieri è tornato a crescere nel II trimestre, portando a un saldo positivo di 50mila unità rispetto allo stesso periodo del 2014. Gli stranieri hanno superato la soglia del 10% del totale degli occupati.</p>
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