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	<title>globale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 08:05:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee di Alessandra Montesanto COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts),&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>“Art(e)Attualità”. COLLAPSO. Lo spreco, il clima e l&#8217;Uomo</p>



<p>Un&#8217;esposizione da Tenerife tra Filosofia e opere contemporanee</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="654" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16737" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1024x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-300x192.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-768x490.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale-1536x981.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/immagine-principale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1618w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>COLLAPSO è una mostra di opere contemporanee proposta dal TEA (Tenerife Space for the Arts), nel capoluogo dell&#8217;isola, Santa Cruz. Durante la scorsa estate l&#8217;abbiamo visitata e ne riportiamo alcune considerazioni che riteniamo altamente interessanti per il dibattito sui cambiamenti climatici a livello globale, sulla responsabilità dei cittadini e sulla giustizia sociale.<br><br><br></p>



<p>La Filosofia occidentale è tradizionalmente partita dalla domanda che prevale su altre grandi questioni, che, sia a livello individuale che sociale, delineano il modo in cui ci relazioniamo con il mondo: perché c&#8217;è qualcosa invece del nulla? Se possiamo essere certi di qualcosa, la nostra esperienza qualitativa del mondo, anche se non possiamo sperimentarla nella sua totalità, dice che, in effetti, ci sono cose che ci circondano. La materia rimane ed è continua. È impossibile fermare il corso della materia. Sia dal nostro punto di vista &#8211; quei rifiuti che non riusciamo a smettere di produrre, quel sacco della spazzatura giallo da 30 kg che viene riempito ogni due giorni in una famiglia di due persone &#8211; sia da uno stanziamento industriale &#8211; i litri di emissioni scaricati in mare da emissari nascosti sulla costa &#8211; sia come anche l&#8217;astrofisica &#8211; l&#8217;espansione dell&#8217;universo, la persistenza della materia oscura.<br>Ma come affrontare il fatto che la materia oscura è in continua espansione e la nostra è limitata? Come organizzare la materia, ciò che ci è rimasto?<br><br>Un&#8217;assidua definizione di residuo, o rifiuto è quella di “materia fuori posto”; è importante capire come riorganizzare la materia perchè è una questione politica e sociale. Che sia a livello domestico o industriale o extraplanetario. Il principio della definizione, dell&#8217;antropologa Mary Douglas, si basa sul fatto che l&#8217;organizzazione della materia ha una componente politica che la ristruttura sulla base di un pensiero dicotomico, ovvero: utile/inutile; produttivo/improduttivo. Sporcizia e rifiuti sono legati a un sistema di strutturazione igienica che lo identifica innanzitutto con qualcosa che destabilizza un ordine di contenimento che permette una vita funzionale e la struttura organica della città moderna è quella che nasconde i propri rifiuti sotto il magazzino e il cui fetore è nascosto anche a diversi metri dai contenitori che nessuno vuole vedere.<br><br>Tuttavia, il sistema di organizzazione dei rifiuti urbani come lo conosciamo oggi è molto recente. Fu solo nel XIX secolo che a Londra fu sviluppato un sistema igienico-sanitario pubblico: gli individui erano i responsabili della raccolta dei propri rifiuti e le acque reflue non presero forma fino a questo secolo, nonostante le lamentele sull&#8217;insalubrità del Tamigi fossero state presenti in Parlamento dal XIII secolo. Il <em>De latrines</em>, basato sullo spreco di rifiuti comunitario, che era stato praticato durante gli anni medievali, è passato anche alla Modernità con la gestione privatizzata voluta dal re, allo stesso modo in cui Locke sviluppò un sistema di pensiero liberale dove, portatrice di quei diritti non negoziabili &#8211; concepiti in definitiva come esito di deliberazione sociale contrattuale, ma sotto la legge ineludibile di diritti come la vita, la libertà e, soprattutto la proprietà privata &#8211; la città si avviava verso la privatizzazione dell&#8217;igiene. Tuttavia, a questa privatizzazione, antecedente all&#8217;industrializzazione e incipiente delle grandi capitali europee nell&#8217;Ottocento, mancava un elemento chiave che potesse riorganizzare tutto ciò che &#8220;era rimasto&#8221;. Vale a dire, poter spostare e nascondere ciò che gli individui avevano precedentemente gettato in strada.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16739" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col2-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p><br><br>L&#8217;organizzazione e l&#8217;industrializzazione delle risorse necessarie alla gestione delle città post-industriali ha quindi due punti di partenza in termini di pensiero: il primo è che l&#8217;immondizia è qualcosa del passato e che può destabilizzare e far ammalare. Non solo in termini di un sistema igienico basato sulla cura e sull&#8217;istituzionalizzazione della medicina, ma anche in quanto destabilizza lo schema basato su un certo ordine simbolico. Il residuo in vista è pericoloso. E il secondo punto è che,se la spazzatura è una cosa del passato, è perché ci ricorda dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e chi siamo. Sebbene la nostra memoria ci deluda, la spazzatura mostra il peggio di noi stessi. Le nostre abitudini di consumo sono esposte. In questo senso, Rathje e Murphy in “Spazzatura!” mostrano l&#8217;archeologia della spazzatura e come normalmente le persone, alla domanda sulle loro abitudini di consumo, tendano a nascondere i cibi dannosi per la salute e a sopravvalutare quello che dovrebbe essere il cibo &#8220;sano&#8221;.<br>Nessuno, inoltre, vuole condividere la propria spazzatura in pubblico. Non solo a livello individuale ma collettivo, una città senza un sistema fognario, impianti di trattamento delle acque reflue, scarichi o cassonetti è una società del passato. La città moderna è fatta di vetro, trasparente, ordinato, pulito. Il colore può essere anche manifestazione estetica dell&#8217;ordine simbolico del residuo. Anche parlare dell&#8217;uso del bianco come imposizione estetica durante il Movimento Moderno in Architettura o stile internazionale (1926-1950) aiuta a capire questo orientamento: dove ciò che era rimasto degli edifici e delle facciate era la decorazione, questa viene sradicata trattandola come un male, come grottesco. Questo rifiuto del grottesco definirebbe un&#8217;architettura bianca senza aggiunte, che rappresenta il progresso e la propaganda dello stile internazionale occidentale. Anche dopo la prima guerra mondiale, il critico d&#8217;arte e storico Adolf Behne fece una distinzione tra architettura bianca e architettura colorata, associando la prima alla classe borghese e la seconda agli ideali delle utopie socialiste. È curioso che il bianco derivi anche da un&#8217;idea igienista della Società. Nel sud della Spagna, i contadini usavano la calce per pulire le stalle per le sue proprietà antisettiche. Quando iniziarono ad arrivare le successive epidemie di tifo o peste, la popolazione divenne ossessionata da questa sostanza chimica e l&#8217;architettura divenne bianca. Cominciarono persino ad apparire rituali per imbiancare le stanze dei defunti di recente. È qui che l&#8217;idea del bianco come pulizia inizia ad essere culturalmente associata e si sviluppa per tutto il XX secolo nell&#8217;architettura e nell&#8217;arte.<br><br>La zona di Manshinay Yasser al Cairo o le discariche di Balatas e Payatas nelle Filippine sono complessi esempi contemporanei della sfida urbana posta dai rifiuti e dalla loro gestione. La prima è conosciuta come &#8220;la città della plastica”; un quartiere sovraffollato fuori il Cairo che si caratterizza per la sua architettura informale e la mancanza di un sistema logistico per organizzare i suoi rifiuti. In questa città come in altre zone del Cairo, esistono i cosiddetti “zabbaleen” &#8211; una parola che letteralmente significa in egiziano “area destinata alla spazzatura&#8221; -, gestiti da una comunità copta che si è tradizionalmente dedicata alla raccolta dei rifiuti. Rispetto ad alcuni sistemi di riciclaggio occidentali, riescono a riciclare l&#8217;80% dei rifiuti prodotti dalla città. Il delicato sistema comunitario degli zabbaleen è un processo di riciclo lontano dalla tecnologia contemporanea e basato su un equilibrio etnico o manuale, come sarà poi il cassonneto di cui parlava Walter Benjamin e che si trovava per le strade di Parigi e che ora è installato in molte altre città.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col4-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<p>Ci sono persone che raccolgono i rifiuti, che guardano e prendono ciò che è stato gettato.Tutto ciò che la grande città ha buttato via, tutto ciò che ha perso, tutto ciò che ha disprezzato, tutto ciò che ha schiacciato sotto i piedi, lo catalogano e lo raccolgono. Raccolgono gli annali dell&#8217;intemperanza e dello dello spreco. Sistemano le cose e selezionano con giudizio: raccolgono come un avaro che custodisce un tesoro, rifiuti che assumeranno la forma di oggetti utili o gratificanti tra le fauci della dea dell&#8217;industria. Questa descrizione è una metafora estesa del metodo poetico, come lo praticava Baudelaire. Gli uomini della spazzatura e il poeta: entrambi si occupano di rifiuti.<br>L&#8217;idea del riciclo, del riutilizzo dei rifiuti come qualcosa di innovativo e che la città postmoderna si comporti meglio di qualsiasi altro sistema di riorganizzazione della materia, è, ovviamente, qualcosa di falso. Così è l&#8217;idea che ci sia una contemporaneità simultanea in cui regnano i progressi del &#8220;progresso&#8221;. L&#8217;esperienza del presente non è universalizzabile. Le idee che segnano un&#8217;epoca sono anche spaziali, geolocalizzabili. È curioso, in questo senso, come il concetto di &#8220;impronta di carbonio&#8221; sia stato ideato proprio dalla <em>British Petroleum (BP) </em>nei primi anni 2000, che ha incaricato la società di pubbliche relazioni <em>Ogilvy &amp; Mather</em> di ideare questo concetto, sviluppando un motore di ricerca in cui calcolare l&#8217;impronta di carbonio di ogni individuo. Con un movimento come questo, <em>BP </em>esternalizza la propria responsabilità riguardo all&#8217;inquinamento del pianeta e riesce a incolpare i singoli attori, preoccupati per la loro rispettiva “impronta ecologica”.<br><br>Il sistema igienico-sanitario ideato dalla città tipicamente postmoderna, con una gestione privatizzata dell&#8217;organizzazione dei rifiuti guidata da multinazionali, non è l&#8217;unico modello contemporaneo di distribuzione del materiale in eccedenza, tutt&#8217;altro. È, tuttavia, il modello pertinente all&#8217;interno dell&#8217;immaginario simbolico sviluppato dopo la sanificazione dello spazio pubblico, che lega l&#8217;igiene all&#8217;individuo-proprietario e all&#8217;esigenza collettiva di avere uno spazio operativo. La spazzatura non viene distrutta, viene spostata. All&#8217;interno della società consumistica tardo-capitalista, l&#8217;utopia del riciclo si basa sull&#8217;esternalizzazione dei propri rifiuti: ciò che non si vede va taciuto.<br><br>Qual è la soluzione per riordinare la creazione incessante della materia e non affogare in essa?<br><br>Walter Benjamin usa la figura della cassonetto per illustrare la sua concezione dell&#8217;immagine dialettica: un momento presente illuminato dal passato, dove la verità viene svelata dalla nostra esperienza personale e sensoriale. Sia il poeta che il cerca-spazzatura (riciclatore) sono interessati allo scarto.Ci proponiamo qui di costruire un&#8217;immagine dialettica del residuo in modo tale che esso sopravviva non come elemento negativo o eccedenza di quello positivo; il riciclatore lo pulisce, ma come una rovina, come una costruzione affermativa nel suo decadimento. Nelle parole di Slavoj Žižek: l&#8217;idea di &#8216;riciclaggio&#8217; comporta l&#8217;utopia di un circolo chiuso di tutti i rifiuti.</p>



<p>Cosa possono fare i singoli cittadini riguardo al clima globale ? Per esempio, l&#8217;organzzazione denominata <em>Safety Orange</em> funziona come tecnologia di controllo e autorizza i singoli cittadini ad essere perennemente vigili e responsabili della propria sicurezza e benessere. Possiamo intravedere questa logica spostando sottilmente il peso della conformità dalle istituzioni agli individui: la discarica di Payatas nella città di Manila, chiusa a causa di una frana che ha provocato la morte di circa 1.000 persone che vi abitavano, è un altro grande esempio di come, all&#8217;interno del sistema sanitario prevalente, la materia si muova, ma non venga mai distrutta completamente, venga rimossa dalla visione di quei centri che contano di essere spinti alle periferie, appunto, di essere spinti ai margini dell&#8217;ordine sociale e rimanere entro i confini dell&#8217;inaccettabile, sebbene il sistema stabilito nella società postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza ecologica, come si vede con l&#8217;esempio di Zabbaleen che, invece, garantisce un sistema sanitario basato sulla performance economica dei suoi abitanti e un sistema di valori e credenze basato sulla dicotomia utile/residuo. Gli abitanti di Payatas o di tante altre discariche di fronte alle pressioni socioeconomiche e alla mancanza di alloggi nei centri urbani, si trasferiscono nelle discariche per vivere come spazzini, cioè raggruppano i rifiuti e vendono ciò che trovano &#8230; Pertanto, sebbene il sistema igienico-sanitario della città postmoderna non garantisca l&#8217;efficienza nella raccolta differenziata dei rifiuti o l&#8217;utopia del riciclaggio, garantisce l&#8217;ordine socioeconomico e simbolico in cui si trovano i rifiuti destinati ad essere il sostentamento economico di classi esterne a questo ordine sociale, relegate al di fuori di questo centro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="928" height="615" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col5-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="684" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-1024x684.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16743" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-1024x684.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-300x200.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6-768x513.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>I rifiuti sono una questione politica la cui forma è modellata in molti modi, non si tratta solo della spazzatura stessa o della materia in una definizione classica di essa. Anche i corpi possono essere rifiuti: corpi che non sono produttivi. L&#8217;associazione tra residuo e improduttivo è evidente in questi corpi isolati ed emarginati all&#8217;interno della società: Robert MaCruer ha cercato di plasmare un tipo di corpo reso invisibile dalla società con la sua <em>Teoria del Crip</em>: “Corpi con diversità funzionale che non aderiscono alla norma, in questo caso, tendono ad essere isolati o emarginati. La logica del residuo sopravvive all&#8217;interno del nostro sistema di organizzazione delle idee e del ragionamento in molte aree della nostra vita”.<br>La spazzatura è l&#8217;oppresso, l&#8217;abietto. Storicamente, la nozione di rifiuto nasce legata ad una questione economica fondamentale: la produttività della terra. Così, nel <em>Secondo Trattato</em> di Locke, troviamo una definizione di residuo (rifiuto) che corrisponde a quella terra che non riporta un beneficio economico. Il residuo, storicamente, è simbolicamente equiparato a un sistema impuro, da cui deriva un pericolo. In questo senso, il sistema sapere/potere occidentale, fin dall&#8217;età moderna, rafforza una serie di valori in cui le stesse convinzioni prevalenti crollano prima della comparsa di altri nuovi valori. Soprattutto dopo l&#8217;Illuminismo, la conoscenza stessa viene riordinata e purificata sulla base dell&#8217;idea latente del residuo. La lotta dialettica tra tesi e antitesi può essere interpretata come il rafforzamento di un sistema di pensiero (filosofia?) che lotta per l&#8217;adattamento delle sue idee a un ordine che combatte il residuo: ogni conoscenza inutile deve essere ritirata, tutta la filosofia attuale deve &#8221; pulire&#8221; il precedente sistema su cui è stato costruito o spodestare quelle convinzioni e valori che non si adattano al tuo spirito. La conoscenza può anche essere residuale; lasciato ai margini, dimenticato. Il compito della cassettiera è salvarli; frugare tra i rifiuti della Filosofia e della Storia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="670" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16744" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-1024x670.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7-768x503.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col7.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1320w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="536" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16745" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9-1536x804.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/col9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1762w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br><br>In COLAPSO osserviamo diverse interpretazioni estetiche di queste sfide, analisi più o meno esplicite del sistema di categorizzazione dicotomica utile/inutile. Partiamo dalla critica ai rifiuti agricoli e industriali, presenti nell&#8217;opera di Amy Balkin, Rafael Pérez Evans o nel gruppo formato da Inés Miño, Iñigo Barrón e Mon Cano. In questi pezzi osserviamo come i rifiuti agricoli o ambientali modellano il nostro rapporto con lo spazio che abitiamo. Ad esempio, con il mare, come ci mostrano Inés, Iñigo e Mon, o con la terra stessa e la sovrapproduzione di banane, nel caso di Rafael. Da questa critica allo spreco ambientale e all&#8217;inquinamento atmosferico &#8211; quello smog di cui parla Amy &#8211; si passa a uno sguardo che poggia sulle tecniche di consumo capitaliste. Nell&#8217;opera di Shanie Tommassini, l&#8217;iPhone diventa un oggetto rituale, il cui incendio rimanda non solo all&#8217;obsolescenza programmata degli oggetti tecnologici ma anche al valore feticcio della merce, trasformata in un rituale quasi religioso. Cajsa Von Zeipel, Jack Almgren e Lucia Bayón ci mostrano anche modi di relazionarsi con la società consumistica, collegando elementi tessili nel caso di Lucia o il mondo del fast fashion con altri oggetti trovati, nel caso di Jack, parodiandoli in extremis come vediamo nelle sculture esorbitanti di Cajsa. Nel percorso espositivo si arriva alla rovina in sé, alla spazzatura destrutturata dotata di una forma architettonica, come artisti come Céline Struger, Marina González Guerreiro, Bat-Ami Rivlin o il duo formato da Ma Dallo e Lucía Dorta lavorano da prospettive diverse. Nel caso di Bat-Ami, siamo di fronte ai rifiuti domestici e ai resti della nostra stessa casa, che costituiscono una nuova realtà totalmente separata dal nostro spazio visibile. Nel caso di Maï e Lucia, il loro pezzo cerca di salvare le rovine di un&#8217;etica premoderna della cura, un sapere dimenticato i cui portatori sono state tradizionalmente le donne, bollate come &#8220;streghe&#8221;. D&#8217;altra parte, le rovine di Céline combinano figure mitologiche, come la Gorgone, con resti archetipici della nostra società industriale. Per Marina gli elementi più spendibili diventano motivi costruttivi, pezzi delicati fatti di un aspetto apparentemente superfluo. Da questa rovina si passa ai rifiuti umani: Berenice Olmedo, Luis Lece Marcin Dudek, ci mostrano modi di intendere, in definitiva, l&#8217;essere umano come parte dello stesso sistema di organizzazione dei rifiuti. <br><br>Ricordiamo che l&#8217;etimologia della parola &#8216;collasso&#8217; deriva dal latino &#8216;collapsus&#8217; e significa caduta totale. Lapse significa “scivolare”.</p>



<p>Una esposizione, quindi, che ci ammonisce: non scivoliamo, di nuovo, nello spreco della materia anche perché noi stessi di materia siamo fatti, ma anche di spirito e di conoscenza.<br><br><br></p>
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		<title>5 novembre: convergiamo e rilanciamo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 08:06:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16692" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Evitare una guerra nucleare e una catastrofe umana e ambientale sono le priorità assolute. Per questo ci<br>auguriamo che centinaia di migliaia di persone manifestino con i colori arcobaleno della Pace, in Italia, come nel<br>resto d’Europa e del mondo.<br>Tuttavia riteniamo necessario sottolineare che chi sceglie PACE E NONVIOLENZA, chi rifiuta la logica della guerra<br>e si propone di creare «le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza,<br>ma concordate, giuste e stabili», d’accordo con il Papa, non si erge a giudice che condanna, e rifiuta l’interpretazione<br>lineare e semplicistica della struttura vittima-aggressore, per andare a cercare sin dalle origini del conflitto la<br>complessa rete di bisogni, aspirazioni, interessi da ascoltare e comprendere per poter avviare un processo di<br>riconciliazione tra popoli riconoscendo le molteplici responsabilità. Un groviglio di fattori culturali, sociali,<br>religiosi, economici e politici che nel crocevia storico dell’ultimo secolo ha creato muri e irrigidimenti nazionalistici,<br>piuttosto che reciproca accoglienza e co-esistenza nella prima civiltà planetaria della storia.<br>Alla luce di una rinnovata sensibilità che avanza nella convergenza delle diversità, contro qualsiasi discriminazione<br>e nell’ambizione ad una vita degna, giustizia e progresso per tutte, tutti e tutto sul pianeta, è evidente quanto<br>siano fallimentari e anacronistiche questa guerra, questa polarizzazione NATO-Russia, questo sistema economico e<br>poi politico basato su armi, consumo e fonti non sostenibili e soprattutto che punta all’arricchimento e la selezione di<br>pochi, affamando e privando di progettualità e futuro una percentuale sempre maggiore della popolazione.<br>Questo sistema disumano e violento è fallito e nell’ultimo colpo di coda rischia di creare danni irreparabili, per<br>questo è necessario rilanciare con fermezza la necessità di risoluzioni che possano portare realmente e<br>rapidamente a tavoli di negoziato, per arrestare subito la follia della guerra e prima che un incidente o una<br>provocazione di troppo degeneri in un disastro nucleare.</p>



<p><br>Per questo INVITIAMO TUTTE E TUTTI A IMPEGNARSI A SOSTENERE QUESTE ESIGENZE:</p>



<p><br> Cessate il fuoco immediato e ritiro delle forze militari dai territori coinvolti sotto la supervisione ONU e<br>dislocamento dei Corpi Civili di Pace per il monitoraggio del cessate il fuoco, il supporto a tutte le vittime<br>del conflitto e il contributo alle attività di costruzione della pace.</p>



<p><br> Stop immediato all’invio di armi, perché una risposta violenta alla violenza non porta la Pace, perché<br>alimentare il conflitto non è mai giustificabile, né creerà le condizioni del dialogo necessarie a raggiungere<br>soluzioni concordate, e soprattutto perché LE POPOLAZIONI CIVILI COINVOLTE NON VOGLIONO PIÙ NÉ<br>MORTI NÉ FERITI.</p>



<p><br> Ritiro delle sanzioni che solo alimentano una guerra economica che colpisce le popolazioni.</p>



<p><br> Impegno concreto dei governi europei per aprire il dialogo nei tavoli diplomatici, aperti a tutte le parti<br>sociali e soprattutto al contributo delle donne nello spirito della Risoluzione ONU 1325 (2000).</p>



<p><br> Firma e ratifica del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari da parte di tutti i governi, ad iniziare da<br>quello italiano e quelli europei.</p>



<p><br> Contrastare e risolvere le ricadute economiche, energetiche, alimentari, migratorie scaturite dalla<br>guerra e dalle speculazioni finanziarie, sollecitando la conversione ecologica ed eliminando a priori<br>ipotesi di gas liquido/rigassificatori e nucleare civile.</p>



<p><br> Scioglimento della NATO, un’alleanza che obbliga i Paesi membri ad essere complici delle guerre e degli<br>interessi dell’industria bellica e lotta contro le basi e le servitù militari presenti nel nostro Paese, già<br>troppe volte usate come piattaforma di lancio di guerre in giro per il mondo.</p>



<p><br>Per sottoscrivere convergenzanonviolenta@gmail.com</p>



<p><br>L’appuntamento per tutte/i coloro che vorranno sostenere questo appello a CONVERGERE E RILANCIARE è alle<br>ore 11.30 in Piazza della Repubblica angolo Via delle Terme di Diocleziano, Roma. Invitiamo tutte/i a venire con<br>bandiere della Pace e cartelli che riportino le suddette ESIGENZE.</p>



<p><br>Iniziativa Convergenza: Fronte Umanista Europe for Peace, La Comunità per lo Sviluppo Umano, WILPF Italia, Rete<br>per la Politicità Sociale, Mondo senza Guerre e senza Violenza; Energia per i Diritti Umani – Onlus; Pressenza; Rete<br>Sociale in Movimento; Gianmarco Pisa (operatore di pace); Tina Napoli (esperta politiche dei consumatori); Marco<br>Palombo, Associazione Per i Diritti umani</p>
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		<title>Rapporto Amnesty International 2020-2021. La situazione dei diritti umani nel mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 09:19:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione di Agnés Callamard Il&#160;Rapporto 2020-2021&#160;di Amnesty International documenta la situazione dei diritti umani in 149 paesi durante il 2020 e fornisce analisi globali e regionali. Il volume descrive le principali preoccupazioni e richieste&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="500" height="706" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/copertina-Rapporto-2020-2021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/copertina-Rapporto-2020-2021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/copertina-Rapporto-2020-2021-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p>Introduzione di Agnés Callamard</p>



<p>Il&nbsp;<em>Rapporto 2020-2021</em>&nbsp;di Amnesty International documenta la situazione dei diritti umani in 149 paesi durante il 2020 e fornisce analisi globali e regionali. Il volume descrive le principali preoccupazioni e richieste dell’organizzazione nei confronti di governi e altri attori. È una lettura fondamentale per chi prende decisioni politiche, per gli attivisti e per chiunque sia interessato ai diritti umani.</p>



<p>Durante il 2020, il mondo è stato scosso dal Covid-19. La pandemia e le misure prese per contrastarla hanno avuto conseguenze per tutti ma hanno anche messo in forte risalto, e in alcuni casi aggravato, le disuguaglianze e gli abusi sistematici esistenti. I lockdown e le quarantene hanno colpito in modo sproporzionato i gruppi marginalizzati, gli anziani e le persone che vivono nell’indigenza. Anche se prosegue la tendenza a criminalizzare la violenza di genere nel diritto interno, le denunce di violenza contro le donne sono aumentate. Molti governi hanno represso il dissenso, talvolta usando come pretesto le misure per controllare il Covid-19. Hanno fatto uso eccessivo della forza per sopprimere le proteste contro la brutalità della polizia e la discriminazione. Hanno messo a tacere le critiche di difensori dei diritti umani e oppositori con nuove limitazioni alla libertà d’espressione e il ricorso alla sorveglianza.</p>



<p>Il sistema di governance globale è stato messo a dura prova, anche a causa degli attacchi di potenti governi alle istituzioni multilaterali. Tuttavia, i leader mondiali avranno l’opportunità di plasmare un futuro post-pandemia più giusto, se metteranno i diritti umani alla base delle misure per la ripresa e la cooperazione internazionale.</p>



<p></p>



<p>Per leggere il rapporto: <a href="https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2020-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2020-2021/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/04/26/rapporto-amnesty-international-2020-2021-la-situazione-dei-diritti-umani-nel-mondo/">Rapporto Amnesty International 2020-2021. La situazione dei diritti umani nel mondo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>#Coltiviamolanonviolenza, One billion Rising 2021: per violenze di genere e tutela dell&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 09:05:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica ONE BILLION RISING, il più grande movimento globale contro la violenza sulle donne e le vittime di violenze di genere, ritorna il 14 febbraio per far fronte a nuove sfide alla&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>ONE BILLION RISING, il più grande movimento globale contro la violenza sulle donne e le vittime di violenze di genere, ritorna il 14 febbraio per far fronte a nuove sfide alla luce della situazione sanitaria mondiale.</p>



<p>Movimento lanciato per la prima volta da Eve Ensler il 14 febbraio 2012, ONE BILLION RISING è nato per dare voce alle donne e alle bambine che sono o rischiano di essere picchiate e violentate nel corso della loro vita (almeno un terzo delle donne del mondo, più di un miliardo di persone) e si è velocemente diffuso di comunità in comunità, di Paese in Paese, attraverso gioiosi eventi a base di danza e musica, per dimostrare come la violenza subìta non riesca a spegnere la speranza per un futuro diverso.</p>



<p>In un anno così particolare, dove con prepotenza sono riemersi i gravi problemi di ingiustizia sociale che caratterizzano l’età contemporanea, il tema prescelto è #Coltiviamolanonviolenza: oltre che sulle donne vittime di violenze e soprusi, in netto aumento dall’inizio della pandemia soprattutto tra le mura di casa, l’attenzione vuole essere portata anche sul nostro pianeta, sempre più vittima anch’esso di una fisica distruzione e della violazione del legame che lo unisce alle comunità indigene.</p>



<p>Quest’anno, però, le misure sanitarie impongono che le piazze della città del mondo vengano sostituite con i nuovi e potenti luoghi di condivisione <em>social</em>: via, dunque, a corsi di danza su Zoom ed eventi locali organizzati online, a condivisioni di post o tweet con hashtag #1BillionRisinge#Coltiviamolanonviolenza, ma soprattutto c’è l’invito a seminare e curare giardini, un creativo e amorevole atto di resistenza a favore della Terra e del nostro rapporto con essa.</p>



<p>Sito di ONE BILLION RISING: <a href="https://www.onebillionrising.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.onebillionrising.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>#1billionrising </p>
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		<title>&#8216;Nessuno ci guarda più&#8217;: Detenzione di migranti e Covid-19 in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 08:03:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello. Francesca è Newton International Fellow presso il Centre for Criminology dell&#8217;Università di Oxford; Emilio si è recentemente laureato presso il Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><em>di Francesca Esposito, Emilio Caja e Giacomo Mattiello. Francesca è Newton International Fellow presso il Centre for Criminology dell&#8217;Università di Oxford; Emilio si è recentemente laureato presso il Dipartimento di Politica e Relazioni Internazionali dell&#8217;Università di Oxford; Giacomo Mattiello si è recentemente laureato in Scienze Politiche presso l&#8217;Università degli Studi di Milano e ora è studente di Antropologia presso l&#8217;Università degli Studi di Torino. </em></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/body_text_image__width_400px_/public/schermata_2020-11-19_alle_18.50.19.png?itok=-3Trzm41&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="rapporto"/></a></figure>



<p>Mentre le paure e le ansie per la pandemia continuano a gettare un&#8217;ombra sulla vita quotidiana delle persone in tutto il mondo, continuano anche le preoccupazioni per l&#8217;impatto del Covid-19 sulle comunità di migranti, in particolare su quelle persone con uno status di immigrazione non sicuro e su quelle detenute. Infatti, sebbene i discorsi tradizionali ruotino attorno all&#8217;idea che &#8220;siamo tutti insieme nell&#8217;affrontare questo nemico comune&#8221;, è palesemente ovvio che le disuguaglianze strutturali preesistenti, basate su razza, genere, classe e cittadinanza, tra gli altri, influenzano profondamente il rischio di essere esposti e colpiti da questo virus. È anche ovvio che il confinamento forzato di gruppo inerente alla detenzione per immigrati, così come in altre forme di incarcerazione, esacerba il rischio di contaminazione. Questa situazione è allarmante. <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/ajcp.12313?utm_source=rss&utm_medium=rss">Le ricerche</a> e le <a href="http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/CIE_Archipelago_eng.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">relazioni delle ONG</a> hanno dimostrato da tempo, sono inadeguate a garantire il diritto dei detenuti (e del personale) alla salute e ad una <a href="https://www.cambridge.org/core/books/women-and-human-development/58D8D2FBFC1C9E902D648200C4B7009E?utm_source=rss&utm_medium=rss">vita dignitosa,</a> soprattutto nel contesto di una pandemia globale. Il sovraffollamento, le strutture degradate, le cattive condizioni sanitarie, lo scarso accesso all&#8217;assistenza sanitaria e la mancanza di canali di informazione sono solo alcuni dei problemi di queste istituzioni di custodia. Questa situazione ha suscitato serie preoccupazioni tra studiosi e attivisti e ha portato alle proteste dei detenuti.<img loading="lazy" height="500" width="750" alt="ponte galeria" src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/hero_image/public/ponte2.jpg?itok=-LZ3VyFp&utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;CENTRO DI DETENZIONE PONTE GALERIA DI ROMA&#8221;. CREDITI FOTOGRAFICI: FRANCESCA ESPOSITO</p>



<p>In questo contesto preoccupante, insieme a molti attivisti e studiosi in tutto il mondo, ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa.&nbsp;Sapevamo che i siti di custodia come i centri di detenzione e le persone confinate al loro interno potevano essere facilmente dimenticati durante la pandemia e diventare più invisibili di quello che sono normalmente.&nbsp;È questo senso di urgenza di &#8220;fare qualcosa&#8221; dai nostri siti &#8220;privilegiati&#8221; di blocco, e il riconoscimento che il monitoraggio di ciò che stava accadendo dietro le porte di queste istituzioni è stato particolarmente cruciale durante questo periodo, che ha guidato la stesura di questo&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto</a>&nbsp;, che si concentra sul periodo del blocco nazionale in Italia.&nbsp;(9 marzo &#8211; 18 maggio)</p>



<p>Questo <a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporto</a> fa anche parte di un progetto più ampio, &#8220;Immigration Detention in Italy and Greece: Safeguarding Human Rights at Europe&#8217;s Southern Frontier&#8221; guidato da Mary Bosworth in collaborazione con Andriani Fili e Francesca Esposito e finanziato da Open Society Foundation (OSF). Questo progetto è stato realizzato per garantire che ciò che accade nei siti di controllo delle frontiere non sia nascosto al controllo pubblico, che le voci dei migranti siano ascoltate e che gli attivisti e i difensori dei diritti umani ricevano informazioni e supporto per divulgare le loro prove a un pubblico più ampio non solo limitato ai loro contesti nazionali ma che si estende a livello globale. Per raggiungere questo obiettivo, una mappa interattiva: i <a href="https://borderlandscapes.law.ox.ac.uk/?utm_source=rss&utm_medium=rss">paesaggi del controllo delle frontiere</a>—È stato lanciato all&#8217;inizio del 2020. Questa mappa rappresenta l&#8217;Italia e la Grecia come vengono vissute e plasmate dalla presenza dei migranti e dalle loro lotte.</p>



<p>Quello che la nostra analisi ha complessivamente rivelato è che sebbene il numero di persone nei centri di detenzione italiani sia leggermente diminuito nel periodo da marzo a maggio 2020, questa riduzione è stata regolata da logiche selettive di controllo sociale.&nbsp;Logiche che alla fine hanno stabilito una sorta di &#8220;gerarchia della detenzione meritevole&#8221;.</p>



<p>In linea con i&nbsp;<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0197918320921134?utm_source=rss&utm_medium=rss">risultati</a>&nbsp;precedenti&nbsp;di Francesca Esposito, che dimostrano come le nozioni di genere e razzializzate di &#8216;vulnerabilità&#8217; e &#8216;pericolosità&#8217; plasmino il continuo (ri) tracciamento del confine tra soggetti &#8216;meritevoli&#8217; e &#8216;immeritevoli&#8217; in detenzione, donne e richiedenti asilo furono i&nbsp;<a href="https://borderlandscapes.law.ox.ac.uk/sites/default/files/2020-05/CPR%20Gradisca%20d%27Isonzo%20and%20Covid%20%2812%20March%20%E2%80%93%2027%20April%202020%29%20.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">primi ad essere rilasciati</a>&nbsp;(questa tendenza era comune anche ad altri paesi; vedi&nbsp;<a href="https://www.globaldetentionproject.org/countries/europe/united-kingdom?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;all&#8217;11 maggio,&nbsp;<a href="https://www.bbc.co.uk/news/uk-52560093?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://homeofficemedia.blog.gov.uk/2020/04/02/factsheet-immigration-detention-and-the-response-to-coronavirus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>).&nbsp;In altre parole, questi furono i primi gruppi considerati &#8220;degni di compassione&#8221;.&nbsp;Non sorprende, d&#8217;altra parte, che i senzatetto &#8211; molti dei quali affrontano anche problemi di salute mentale &#8211; e gli stranieri con precedenti penali sono quelli che hanno continuato a entrare e popolare le strutture di detenzione durante questo periodo.&nbsp;Questa evidenza evidenzia il ruolo delle costruzioni di &#8220;marginalità sociale&#8221; e &#8220;pericolosità&#8221; come forze principali dietro l&#8217;applicazione selettiva della detenzione durante il periodo della nostra analisi.</p>



<p>È anche interessante notare come queste costruzioni, antecedenti alla pandemia come dimostrato dal lavoro di&nbsp;<a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1362480619859350?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuseppe Campesi e Giulia Fabini</a>&nbsp;, siano state ulteriormente modificate dalla&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/09/confine-protect?utm_source=rss&utm_medium=rss">logica igienico-sanitaria del confine</a>&nbsp;in gioco in questo periodo.&nbsp;Di conseguenza, sono le numerose persone migranti senza una &#8220; casa in cui stare &#8221; e lasciate in maggiore vulnerabilità a causa della chiusura dei servizi sanitari e sociali già limitati a loro disposizione, che sono diventate un obiettivo primario del controllo della polizia e la politica di contenimento razzializzata (si veda, ad esempio, il caso del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/04/cpr-alda-re-la-situazione-in-periodo-di-pandemia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">centro di detenzione</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2020/04/cpr-alda-re-la-situazione-in-periodo-di-pandemia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a>&nbsp;).&nbsp;In particolare, la maggior parte di questi casi sono stati valutati dai Giudici di Pace che, anche nel contesto di questa emergenza sanitaria globale, hanno confermato la loro<a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/3d26493c82f9003c96e87844808a1cd7.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">tendenza a convalidare ed estendere le misure di detenzione</a>&nbsp;disposte dall&#8217;Autorità di Pubblica Sicurezza &#8211; in contrasto con le linee guida normalmente adottate dalle sezioni specializzate dei Tribunali (su questo argomento si veda anche&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/02/judicial-review?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;).</p>



<p>Un&#8217;altra interessante evidenza che emerge dal nostro rapporto riguarda il regime della vita quotidiana all&#8217;interno di queste istituzioni e le strategie di potere utilizzate per governare i migranti detenuti. Quello che i resoconti raccolti dal nostro gruppo di ricerca rivelano è che, nel complesso, i detenuti sono stati lasciati abbandonati all&#8217;interno dei centri pur essendo esposti anche a condizioni di vita molto precarie. A volte non venivano nemmeno fornite informazioni adeguate sul virus e sulle attrezzature per proteggere la loro salute. Questi risultati non sono nuovi e molti <a href="https://hurriya.noblogs.org/post/2020/02/20/voci-dal-cpr-prima-silenzio-stato-vorrebbe-imporre/?utm_source=rss&utm_medium=rss">migranti</a> , <a href="https://www.internazionale.it/reportage/antonio-esposito/2016/07/13/cara-cie-brindisi-visita?utm_source=rss&utm_medium=rss">attivisti</a> e <a href="https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1462474515603804?utm_source=rss&utm_medium=rss">studiosi</a> hanno già accennato negli anni al senso di abbandono che regna in questi luoghi remoti, spesso tenuti lontani dagli occhi del pubblico. È questo stesso senso di abbandono che viene spesso menzionato per distinguere i centri di detenzione da altre istituzioni di custodia, come le carceri. Tuttavia, sosteniamo che la pandemia ha reso questa prova molto visibile, facendo così luce sull&#8217;uso <a href="https://www.meltingpot.org/CPR-Palazzo-San-Gervasio-PZ-I-reclusi-in-sciopero-della.html#.X4haJtBKiUn?utm_source=rss&utm_medium=rss">dell&#8217;abbandono</a> e <a href="https://www.fanpage.it/politica/botte-sporcizia-e-vessazioni-linferno-dei-cpr-durante-il-lockdown-raccontato-dai-migranti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dell&#8217;incuria</a> come modalità specifiche di governo delle persone confinate in questi siti (vedi <a href="https://www.law.ox.ac.uk/research-subject-groups/centre-criminology/centreborder-criminologies/blog/2020/07/detained-and?fbclid=IwAR2jRHOrhn8n6_W6iaOzyXlXIkY4u1Po8qT-4fbwJIm092QtPZ6CcioFc8o&utm_source=rss&utm_medium=rss">analisi</a> simili applicate ad altri contesti di detenzione nazionali). Facendo uso delle <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/600488/collegamento-con-mohamed-migrante-tunisino-recluso-nel-cpr-di-brindisi-sul-pericolo?utm_source=rss&utm_medium=rss">parole</a> di un detenuto intervistato da Radio Radicale all&#8217;inizio dell&#8217;epidemia di Covid-19:</p>



<p><em>Siamo come cavalli dentro le scuderie, chiuse, e nessuno ci ascolta, nessuno di quelli, sia i corpi interni qui che quelli fuori, cioè il Ministero, il Questore.&nbsp;Perché nessuno ci guarda più, perché questa è ormai un&#8217;emergenza nazionale, internazionale.</em></p>



<p>Questa situazione è stata aggravata dall&#8217;aumento del velo di opacità che aleggia intorno a queste istituzioni a causa della sospensione delle visite di parenti e amici, nonché di associazioni / gruppi esterni.<img loading="lazy" alt="ponte galeria" height="500" width="750" src="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/styles/hero_image/public/ponte.jpg?itok=-RHN9r4F&utm_source=rss&utm_medium=rss">TRAMONTO DIETRO LE RECINZIONI.&nbsp;PONTE GALERIA CIE.&nbsp;FOTO DI: FRANCESCA ESPOSITO</p>



<p>Per concludere, la pandemia ha portato i paesi di tutto il mondo a chiudere i propri confini, il che ha ampiamente ostacolato l&#8217;applicazione della deportazione;&nbsp;tuttavia, la polizia italiana e le autorità per l&#8217;immigrazione hanno continuato a detenere persone.&nbsp;In tal modo, la detenzione ha sostanzialmente confermato la sua funzione di misura di contenimento utilizzata per&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=u0yoLPZcXec&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">gestire popolazioni &#8220;indesiderabili&#8221; e &#8220;problematiche&#8221; e tenerle fuori dallo spazio pubblico</a>&nbsp;, soprattutto in tempi di preoccupazioni sanitarie nazionali e globali.</p>



<p>Altri paesi, tuttavia, hanno mostrato un approccio diverso.&nbsp;Ad esempio, già all&#8217;inizio di aprile il ministero degli Interni spagnolo ha dichiarato l&#8217;intenzione del governo di rilasciare i migranti detenuti e chiudere temporaneamente tutti i centri di detenzione (qui chiamati&nbsp;&nbsp;<em>Centros de Internamiento de Extranjeros</em>&nbsp;-CIEs).&nbsp;Questo piano è stato infine completato il 6 maggio, quando le autorità spagnole hanno annunciato che&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.globaldetentionproject.org/immigration-detention-in-spain-a-rapid-response-to-covid-19?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti i centri di detenzione erano completamente vuoti</a>&nbsp;&nbsp;(la situazione era diversa nei due Centri per il soggiorno temporaneo degli immigrati (CETI) situati nelle enclavi di Ceuta e Melilla dove le&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/spain-s-authorities-must-find-alternatives-to-accommodating-migrants-including-asylum-seekers-in-substandard-conditions-in-melilla?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">condizioni peggiorato</a>&nbsp;anziché).&nbsp;Nonostante tutti i limiti associati a questo processo, e principalmente il fatto che la chiusura dei CIE fosse una misura temporanea legata alla pandemia Covid-19 e&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.publico.es/sociedad/reapertura-cie-interior-reabre-inmediato-plena-segunda-ola-cie-cerrados-pandemia.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ora le persone hanno iniziato di nuovo a essere detenute</a>&nbsp;, riteniamo che questo sia un evento significativo.&nbsp;Mostra che possiamo vivere senza queste istituzioni carcerarie.&nbsp;Dimostra anche che non è troppo difficile porre fine alla detenzione dei migranti e lasciare che le persone si muovano e vivano liberamente nelle nostre comunità: è uno scenario concreto, non utopico.&nbsp;È uno scenario collettivo, sosteniamo, che dobbiamo sostenere con forza nel prossimo futuro.</p>



<p><strong>Puoi leggere il rapporto&nbsp;<a href="https://www.law.ox.ac.uk/sites/files/oxlaw/no_one_is_looking_at_us_anymore_1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;.&nbsp;</strong></p>
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		<title>Crimine di Ecocidio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2020 08:26:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com) Studiare in Thailandia&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2><em>E se considerassimo la Natura come una persona giuridica? La connessione Natura-Cultura e cosa ci insegnano i Popoli Indigeni per vivere in armonia con l’elemento naturale</em></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14927" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/amnesty-bra-povos-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>



<p>di Sofia Cavalleri (da echoraffiche.com)</p>



<p><strong>S</strong>tudiare in Thailandia è per me un continuo esercizio di flessibilità mentale e crescita personale. E non necessariamente in modo costruttivo, ma quasi sempre in modo “distruttivo”. Nel mio primo semestre di dottorato alla <em>Chulalongkorn University</em> a Bangkok, mi sono trovata a dover <strong>sradicare alcuni costrutti ideologici e socio-culturali scomodi </strong>che erano stati fissati in modo saldo nella mia mente nel corso degli anni, tramite un’educazione accademica eccessivamente eurocentrica e, devo ammettere, tendenzialmente neoliberale.</p>



<p>Al momento sto cercando di&nbsp;<strong>esplorare paradigmi alternativi</strong>, di acquisire nuove lenti per comprendere meglio questo mondo complesso e gli specifici fenomeni che mi circondano nel sud-est asiatico. Alcuni mesi fa, stavo sorseggiando un cappuccino decisamente troppo zuccherato per gli standard italiani e studiando con il mio amico indonesiano nel nostro caffè preferito, quando a un certo punto lui mi ha chiesto se avessi intenzione di considerare la Conoscenza Ecologica Tradizionale&nbsp;nel mio dottorato di ricerca, in relazione alle credenze culturali e spirituali delle comunità locali. Più mi parlava di questi concetti a me ignoti e distanti e più sentivo che dovevo fare uno sforzo e vincere la mia iniziale posizione scettica per andare più in profondità a livello ontologico ed epistemologico, mettendo in discussione la mia visione del mondo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-2-1-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Splendida vegetazione nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Il concetto di&nbsp;<strong>“Conoscenza Ecologica Tradizionale”</strong>&nbsp;o&nbsp;<em>Traditional Ecological Knowledge (TEK)&nbsp;</em>è emerso come campo di ricerca che ha trovato un forte riscontro in sud America e Canada, e recentemente anche nel sud-est asiatico e in Africa (in particolare con il concetto di&nbsp;<em>Ubuntu</em>). La TEK si focalizza sulla relazione degli esseri viventi (inclusi gli esseri umani) in determinati ecosistemi che comprendono l’elemento naturale.&nbsp;In generale, possiamo definire il sapere indigeno come tutta quella eredità culturale intuitiva basata sul&nbsp;<em>learning by doing</em>; una conoscenza frutto di milioni di esperimenti condotti nel passato e tramandata preziosamente di generazione in generazione,&nbsp; della quale non abbiamo più memoria, ma della quale possiamo godere i frutti.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-3-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Pearl attraversa un ruscello nella regione di Suphan Buri, Thailandia (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p>Questo può essere considerato un paradigma emergente e in linea con il concetto di “<strong>Ecocidio”</strong>&nbsp;in Occidente, in quanto con esso la Natura verrebbe considerata sullo stesso piano degli esseri umani dal punto di vista giuridico. Fu Polly Higgins, avvocatessa scozzese, autrice e lobbista ambientale, a presentare la seguente famosa definizione alla Commissione legislativa ONU:&nbsp;«ecocidio è perdita, danno o distruzione di un ecosistema in un dato territorio causato da un agente umano o da altro, per un’estensione tale da diminuire significativamente il godimento pacifico di quel territorio da parte dei suoi abitanti». Questa definizione non si concentra sugli esseri umani con un approccio antropocentrico, ma al contrario considera una prospettiva più ampia riferendosi agli “abitanti” di un territorio e alla necessità di mantenere il delicato equilibrio ecosistemico.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-4-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>Ashram a Bangalore, India. La connessione tra spiritualità e Natura in India è presente anche negli antichi testi sacri dei Veda (© Sofia Cavalleri)</figcaption></figure>



<p>Alla luce di ciò, la concezione della Natura come “servizi ecosistemici” destinati ad essere usufruiti o preservati dall’essere umano&nbsp;«per le generazioni future» come viene spesso enfatizzato nei rapporti internazionali, incluso il famoso Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite, emerge chiaramente come una visione antropocentrica. Forse, quello di cui avremmo bisogno al giorno d’oggi, è un approccio più rispettoso per l’ecosistema nel quale siamo inseriti, non necessariamente in linea con la narrativa&nbsp;<em>mainstream</em>&nbsp;dell’<strong>Antropocene</strong>.&nbsp;E qui è d’obbligo una breve ma feroce critica dell’Antropocene: questa “narrativa-panacea” che è divenuta sempre più popolare a partire dal 2002. Per quanto ci sia un crescente interesse per questo termine, esso presenta UNA narrativa che aiuta a comprendere i fenomeni di surriscaldamento globale e inquinamento dovuti al fattore umano ma che, allo stesso tempo, rischia di normalizzare una visione del mondo pericolosamente neoliberale in cui l’ambiente viene concepito in termini di risorsa che può essere monetizzata, preservata o sfruttata dagli esseri umani a loro piacimento, tramite politiche economiche sostanzialmente antropocentriche.&nbsp;Citando il buon Nanni Moretti, «le parole sono importanti». Ma soprattutto come scriveva Michel Foucault: «<em>knowledge is power</em>»; e la connessione tra potere e sapere è particolarmente visibile quando si considera il controllo delle risorse naturali e l’accesso alle stesse. Sempre più spesso a livello di ricerca ambientale si parla di&nbsp;<strong>de-colonizzare&nbsp;</strong>la narrativa contemporanea, neoliberale, che presenta un approccio al potere e alla conoscenza tendenzialmente volto a dare maggiore visibilità a determinate pratiche (prettamente sostenute da interessi economici) piuttosto che ad altre prevalentemente ecologiche e sociali.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://echoraffiche.com/wp-content/uploads/2020/12/immagine-5-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>P’Kwai, leader della comunità Huai Hin Dam nella regione di Suphan Buri, si riposa nella foresta (© Samuel Castan)</figcaption></figure>



<p><strong>Ma come possiamo integrare di fatto questa conoscenza indigena</strong>&nbsp;(anche nota in italiano come “sapere indigeno”)&nbsp;<strong>a livello strutturale, nei nostri sistemi politici democratici?</strong>&nbsp;La settimana scorsa, ho avuto il piacere di parlare in un webinar organizzato dall’associazione&nbsp;<a href="https://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Per I Diritti Umani</a>&nbsp;con due avvocati, Avv. Federico Peres e Avv. Luciano Butti, che hanno menzionato la bellezza dell’interpretazione dinamico-evolutiva della Costituzione italiana, il diritto vivente e le misure di cautela proporzionate al rischio relative alla protezione dell’ambiente. Durante il webinar, un collega che al momento studia Giurisprudenza all’Università di Trento, Emanuele Zoller, ha inoltre presentato un nuovo paradigma che considera la Natura come persona giuridica, soggetto di diritto. Nonostante questo paradigma abbia attirato numerose critiche dal mondo accademico, giuridico e politico, che vi hanno opposto&nbsp; ostacoli strutturali soprattutto in relazione alla comparabilità tra diversi soggetti di diritto, esso presenta un’opportunità innovativa per considerare l’ambiente in modo olistico e non semplicemente come una risorsa esterna da sfruttare o preservare. In conclusione, citando ancora una volta Michel Foucault,&nbsp;<strong>«forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare»</strong>. Per farlo, abbiamo bisogno di ampliare le categorie e i paradigmi con i quali attualmente consideriamo la Natura.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. La crisi climatica e le minacce agli attivisti ambientali</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 06:55:36 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/environment.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14545"/></figure>



<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>Gli attivisti ambientali hanno svolto negli ultimi anni un ruolo cruciale per far luce sui pericoli derivanti dal cambiamento climatico. Allo stesso tempo, però, sono stati oggetto di minacce, sparizioni forzate ed uccisioni. In un rapporto pubblicato pochi giorni fa, <em>Global Witness</em> ha reso noto uno studio che ha preso come orizzonte temporale il periodo tra il 1 gennaio ed il 31 dicembre 2019.</p>



<p>È il 2019 infatti l’anno in cui si è registrato il numero più elevato di omicidi; secondo quanto riportato dall<em>’</em>organizzazione, quattro assassinii si sono verificati in media ogni settimana da dicembre 2015, anno in cui veniva firmato l’Accordo di Parigi e si aprivano nuove speranze per il clima globale. Innumerevoli gli attivisti che sono stati messi a tacere da attacchi violenti, arresti, minacce di morte o cause legali: il rapporto fornisce con una mappa il quadro degli eventi riportati.</p>



<p>Oltre la metà degli omicidi segnalati lo scorso anno sono avvenuti in soli due paesi: Colombia e Filippine. In Colombia, il numero di omicidi degli attivisti è aumentato drammaticamente negli ultimi anni. I difensori dei diritti umani delle popolazioni indigene hanno subito attacchi sempre crescenti da quando un accordo di pace del 2016 tra governo e Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) ha lasciato le regioni precedentemente controllate dalle FARC aperte alla concorrenza tra criminali armati e gruppi paramilitari.</p>



<p>Nelle Filippine, un paese costantemente identificato come tra i più pericolosi in Asia per questo tipo di attacchi, il bilancio delle uccisioni è salito da 30 a 43 nello scorso anno. L’industria mineraria è quella più colpevole, presumibilmente collegata agli omicidi di 50 attivisti nel 2019. Le comunità che si sono opposte ai progetti ad alta intensità di carbonio, gas e carbone hanno dovuto affrontare continue minacce e ritorsioni.</p>



<p>Sebbene quella dovuta ai cambiamenti climatici sia certamente da considerarsi una crisi globale, è pur vero che alcune comunità sono particolarmente esposte alle sue conseguenze; tra queste si annoverano senz’altro le popolazioni indigene. Privati delle loro terre e costretti a spostarsi a causa della deforestazione, innalzamento dei mari, costruzione di infrastrutture e conflitti derivanti dalla scarsità di risorse, i popoli indigeni sono di certo i più vulnerabili al cambiamento climatico, senza tuttavia averne responsabilità, data la loro gestione equa e non eccessiva delle risorse. Si registra che le violenze sono particolarmente elevate contro gli esponenti di queste comunità; le popolazioni indigene rappresentano il 40% dei difensori della terra uccisi nel 2019. Le loro terre comprendono meno del 20% della Terra e l’80% della sua biodiversità, secondo il Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, ma le comunità indigene possiedono legalmente solo un decimo delle terre che rivendicano. Anche laddove vengano loro riconosciuti diritti fondiari, le strade, le dighe, le condutture vengono spesso espropriate, con conseguente trasferimento forzato di tali comunità.</p>



<p>Tra gli altri,<em> Global Witness</em> conta circa 33 attivisti uccisi in Amazzonia. Una <em>escalation</em> di deforestazione da disboscamento, miniere, incendi (naturali e artificiali) e agricoltura &#8211; azioni sostenute e incoraggiate dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro &#8211; minacciano la foresta, le popolazioni indigene che la abitano ed il clima globale.</p>



<p>Anche la coltivazione industriale di prodotti come l’olio di palma, soia, zucchero, caffè e frutti tropicali costituisce una minaccia crescente. Le morti associate all’agricoltura sono infatti aumentate di oltre il 60% nell’ultimo anno. La maggior parte di questi omicidi sono avvenuti in Asia e concentrati principalmente nelle Filippine, dove sostenitori dei diritti umani sono identificati come terroristi dal governo.</p>



<p>Pare opportuno tuttavia sottolineare, a riprova del ruolo fondamentale che essi svolgono, che nel 2019 vi sono stati anche numerosi successi raggiunti dai difensori dei diritti ambientali, nonostante i potenziali contraccolpi, che testimoniano la loro capacità di resistenza, forza e determinazione nella lotta per la difesa della terra.</p>



<p>In Ecuador, il governo ha cercato di sfruttare la foresta pluviale amazzonica per l’estrazione di petrolio e gas; ad aprile, la tribù indigena Waorani presente al sud dell’Ecuador ha ottenuto una sentenza che impedisse al governo di affidare in concessione il proprio territorio alle imprese estrattive per la ricerca ed estrazione del petrolio. I giudici hanno stabilito che il processo di consultazione avviato nel 2012 non era sufficiente a garantire il consenso preventivo, libero ed informato della comunità.</p>



<p>Nel novembre 2019, in Indonesia, alla comunità indigena dei Dayak del Borneo centrale è assicurata la proprietà legale di 10.000 ettari di terra, a seguito di una lotta decennale.</p>



<p>Negli Stati Uniti, la riserva indiana di Standing Rock ha vinto una causa importante nella sua protesta in corso contro l’oleodotto Dakota Access. Dopo essere entrato in carica nel 2017, il presidente Donald Trump ha ordinato che il processo di approvazione fosse eseguito, ma la nuova sentenza afferma che il governo non ha valutato adeguatamente i rischi di fuoriuscite dalla conduttura. I giudici hanno ordinato all’organismo federale che ha supervisionato il processo di approvazione ambientale di condurre una revisione completa.</p>



<p>Anche in Cambogia si è registrata una memorabile vittoria in quanto il governatore di Ratanakiri si è impegnato a restituire alle comunità indigene le loro terre sacre, le quali erano state precedentemente assegnate alla società&nbsp;<em>Hoang Anh Gia Lai</em>&nbsp;(HAGL) per stabilirvi piantagioni di gomma naturale.</p>



<p>Il rapporto di <em>Global Witness</em> ha messo in luce il fallimento di governi e imprese nel rispettare e proteggere i diritti fondamentali degli attivisti. Eppure, oggi più che mai abbiamo gli strumenti per comprendere quanto il loro lavoro sia essenziale per la salvaguardia del nostro pianeta. È necessario uno sforzo congiunto di tutti gli attori in gioco per garantire la loro protezione e garantire meccanismi di responsabilità efficaci a tutti i livelli che producano risultati tangibili, in linea con le leggi e gli standard internazionali. Ciò non significa solo portare dinanzi alla giustizia i soggetti esecutori di qualsiasi minaccia o attacco, ma anche prevenire, indagare, punire e porre rimedio alla corruzione, alle violazioni dei diritti umani e ai danni ambientali attraverso politiche, leggi, regolamenti e riparazioni efficaci, comprese le società di partecipazione e gli investitori, per tenere conto dei propri obblighi durante la gestione di progetti sia in patria che all’estero.</p>



<p>È inoltre necessario garantire che nessun progetto commerciale prosegua senza il consenso libero, preventivo e informato delle comunità indigene potenzialmente e interessate in ogni sua fase; per fare ciò, occorre richiedere una valutazione preventiva completa dei possibili impatti ambientali e sociali delle operazioni e politiche aziendali proposte. I risultati di qualsiasi valutazione dovrebbero essere resi pubblici e usati per mitigare gli impatti negativi delle comunità.</p>



<p>Per consultare il testo completo del rapporto di <em>Global Witness </em>“<em>Defending Tomorrow: The climate crisis and threats against land and environmental defenders</em>” (luglio 2020) si veda: <a href="https://www.globalwitness.org/en/campaigns/environmental-activists/defending-tomorrow/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.globalwitness.org/en/campaigns/environmental-activists/defending-tomorrow/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Rapporto Amnesty International 2019-2020</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 08:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno, mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, Amnesty International Italia pubblica, grazie alla sensibilità di un editore molto attento alla saggistica sui diritti umani, il Rapporto annuale. L’edizione di quest’anno&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Anche quest’anno, mantenendo una tradizione che va avanti dagli anni Ottanta, Amnesty International Italia pubblica, grazie alla sensibilità di un editore molto attento alla saggistica sui diritti umani, il Rapporto annuale.</p>



<p>L’edizione di quest’anno è particolare poiché non trova corrispondenza in un analogo volume internazionale.</p>



<p>Per descrivere la&nbsp;<strong>situazione dei diritti umani nel mondo nel 2019</strong>, il Segretariato Internazionale di Amnesty International ha pubblicato nei primi quattro mesi del 2020 una serie di rapporti regionali, composti da una panoramica generale e da approfondimenti su singoli stati.</p>



<p>Questo volume contiene, dunque, la&nbsp;<strong>traduzione delle panoramiche regionali</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>una selezione di schede su singoli paesi</strong>, realizzata attraverso una serie di criteri tra i quali la gravità delle violazioni dei diritti umani, la strategicità di tali paesi sul piano globale, la loro rilevanza dal punto di vista giornalistico e le loro relazioni con l’Italia.</p>



<p>Un ringraziamento particolare va, oltre che all’editore, a Beatrice Gnassi, curatrice del volume, e alla traduttrice Anna Ongaro.</p>



<p>L’edizione 2019-2020 del Rapporto di Amnesty International è a cura di Infinito Edizioni.</p>



<p>“<em>Nel 2019 milioni e milioni di persone, per lo più giovani, sono scese in strada per chiedere diritti, giustizia, libertà, dignità, rispetto per l’ambiente, fine della corruzione e delle disuguaglianze. Una moltitudine di persone disposte a mettersi di traverso a politiche ingiuste non si vedeva dal 2010-11. Dal Cile all’Iran, da Hong Kong all’Iraq, dall’Egitto all’Ecuador, dal Sudan al Libano, hanno sfidato e subito una repressione molto forte. I governi hanno sparato ai loro cittadini, perdendo così ulteriormente credibilità</em>“, ha&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/un-periodo-di-straordinario-attivismo-e-intensa-repressione-il-rapporto-2019-2020-di-amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">dichiarato</a>&nbsp;<strong>Riccardo Noury</strong>, portavoce di Amnesty International Italia.</p>



<p>“<em>L’avvicendamento tra due coalizioni di governo, nonostante alcuni iniziali e promettenti annunci, non ha prodotto una significativa discontinuità nelle politiche sui diritti umani in Italia, in particolare quelle relative a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Per tutto l’anno le navi delle Ong sono state ostacolate da minacce di chiusure dei porti e da ingiustificati ritardi nelle autorizzazioni all’approdo. Il 2019 si è chiuso col rinnovo della cooperazione con la Libia per il controllo dei flussi migratori</em>“, ha aggiunto&nbsp;<strong>Emanuele Russo</strong>, presidente di Amnesty International Italia.</p>



<p>“<em>La sconvolgente esperienza della pandemia da Covid-19 cambierà il mondo in modo fondamentale, ma non sappiamo ancora come. Dovremo pretendere nuovamente quegli spazi di libertà che sono stati i protagonisti del 2019, vigilare affinché le misure di emergenza non siano normalizzate nei codici. Abbiamo di fronte due scenari opposti: un ritorno alla divisione, alla xenofobia, alla demagogia, alle misure di austerità ancora una volta dirette contro i poveri; oppure la nascita, dall’aver condiviso un periodo così drammatico, di una nuova era di cooperazione, solidarietà e unità, un’era di rinnovato impegno per ricucire le fratture sociali e le ineguaglianze così brutalmente messe in evidenza dalla pandemia</em>“, ha concluso&nbsp;<strong>Gianni Rufini</strong>, direttore generale di Amnesty International Italia.</p>



<p>Il volume, impreziosito da una&nbsp;<a href="https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/nessuno-puo-chiamarsi-fuori/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>prefazione di Moni Ovadia</strong></a>, contiene sei panoramiche regionali (Africa subsahariana, Americhe, Asia e Pacifico, Europa, Europa orientale e Asia centrale, Medio Oriente e Africa del Nord) e approfondimenti su 19 stati (Arabia Saudita, Brasile, Cina, Egitto, India, Iran, Italia, Libia, Myanmar, Polonia, Repubblica Centrafricana, Russia, Siria, Somalia, Stati Uniti d’America, Sudan, Turchia, Ungheria e Venezuela).</p>
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		<title>Le nuove sfide per lo sviluppo sostenibile</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2020 08:53:49 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="500" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/obiettivi-dellagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14074" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/obiettivi-dellagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/obiettivi-dellagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile-02-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/obiettivi-dellagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile-02-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/obiettivi-dellagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile-02-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/obiettivi-dellagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile-02-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha incontrato Nicola Mazon &#8211; di <strong>AIESEC </strong>Verona &#8211; che ha parlato delle nuove sfide per lo sviluppo sostenibile, in particolare dopo essere stati colpiti, a livello globale, da una pandemia. </p>



<p>AIESEC è un nostro partner e ci ha fatto molto piacere invitare un giovane preparato perchè i <em>giovani </em>sono i professionisti del <em>Futuro</em>.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Il Covid-19 e le nuove sfide per gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/oKA-dcFepvk?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Coronavirus nel mondo: prevenzione, diagnosi, cura, statistiche e cura</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2020 09:01:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>CORONAVIRUS NEL MONDO. PREVENZIONE &#8211; DIAGNOSI &#8211; STATISTICHE &#8211; CURA A cura di Foad Aodi, Presidente dell’AMSI e UMEM nonché membro GDL Salute Globale e FNOMCeO L’Associazione Per i diritti umani vi aspetta oggi,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>
CORONAVIRUS
NEL MONDO. PREVENZIONE &#8211; DIAGNOSI &#8211; STATISTICHE &#8211; CURA

</p>



<p>
A
cura di Foad Aodi, <em>Presidente
dell’AMSI e UMEM</em>
nonché membro <em>GDL
Salute Globale</em>
e<em>
FNOMCeO</em></p>



<p>L’<strong><em>Associazione Per i diritti umani </em></strong>vi aspetta oggi, mercoledì 29 Aprile, alle ore 15:00 sul suo canale YouTube.  Un’importante occasione per partecipare all’incontro e apprendere informazioni, suggerimenti e tanto altro grazie all’intervento di una <em>personalità significativa</em> del <strong>settore sanitario.  </strong></p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13941" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-nel-mondo_1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>
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