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	<title>guida Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“In difesa dei difensori”: una guida pratica</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2024 08:52:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/01/aerial-193361_1280.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-54050"/></figure>



<p>Pubblicata inizialmente a marzo 2023 dalla&nbsp;<a href="https://fr.boell.org/it/2024/01/09/difesa-dei-difensori?utm_source=rss&utm_medium=rss">fondazione Heinrich-Böll-Stiftung</a>, la guida è ora disponibile in italiano grazie ad ASGI. Questo documento, che include una sezione sulla criminalizzazione della solidarietà in Italia e gli strumenti per contrastarla, è un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>L’obiettivo principale della guida è fornire un supporto pratico ai difensori dei diritti dei migranti, coloro che promuovono i diritti umani occupandosi specificatamente delle persone in movimento. Questo strumento è essenziale in un’epoca in cui la migrazione è spesso rappresentata come una minaccia e il lavoro dei difensori dei diritti umani diventa sempre più pericoloso.</p>



<p>Non tutti coloro che lavorano nel campo dei diritti umani, tuttavia hanno possibilità di accesso e conoscenza delle risorse necessarie per difendersi da chi si oppone a quanti scelgono la solidarietà. Da qui la necessità di uno strumento che ne promuova la conoscenza.</p>



<p>La guida è stata sviluppata&nbsp;<a href="https://borderviolence.eu/reports/in-defence-of-defenders/?utm_source=rss&utm_medium=rss">basandosi sul lavoro iniziale del Border Violence Monitoring Network</a>&nbsp;che ha svolto delle ricerche sui possibili meccanismi legali, istituzionali e informali da mettere in atto o vagliare nei casi di criminalizzazione dei difensori dei diritti umani. Successivamente, tra luglio e novembre 2023, ASGI ha elaborato la parte sul contesto italiano, concentrandosi sia sulla criminalizzazione realizzata attraverso lo strumento penale, che sulle misure amministrative introdotte nel sistema italiano negli anni più recenti, oltre a tradurre dall’inglese la prima parte concernente l’ordinamento internazionale ed europeo.</p>



<p>I difensori dei diritti dei migranti, nel contesto europeo, sono stati oggetto di un numero crescente di atti di criminalizzazione negli ultimi anni, in Italia soprattutto a partire dal 2017. La criminalizzazione di chi agisce in solidarietà o aiuto delle persone in movimento è stata realizzata, in Italia, in un primo momento attraverso il ricorso al diritto penale e poi tramite la compresenza di misure penali e amministrative: si è verificato un fenomeno di (con)fusione tra i due piani che gli studiosi hanno da tempo etichettato con il nome di crimmigration.</p>



<p>Inoltre, in Italia si è assistito ad un accanimento contro le attività di soccorso nel Mediterraneo. Ciò ha suscitato l’attenzione e le critiche di organismi ONU impegnati a proteggere i Difensori dei diritti umani. Non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio.</p>



<p>Dal 2017 fino al momento attuale, si è assistito alla costruzione di un processo di criminalizzazione delle ONG impegnate nel soccorso in mare fondato sulla compresenza di diversi fattori: l’aumento dei procedimenti penali nei confronti di membri dell’equipaggio, l’adozione di misure amministrative volte a limitare l’operato delle ONG (dal Codice delle ONG del 2017 alle sanzioni amministrative introdotte nel 2018 e nel 2023), e la promozione di una narrazione mediatica e politica in cui gli attori umanitari sono accostati a trafficanti e organizzazioni criminali. Al tempo stesso, non sono mancati i procedimenti penali avviati anche nei confronti di attivisti e volontari che hanno supportato le persone in movimento mentre si trovavano già sul territorio: emblematici sono i casi di Roma, Udine e Ventimiglia.</p>



<p>Esplorando le possibili azioni di advocacy e gli strumenti di protezione per i difensori dei diritti umani nei casi di criminalizzazione, tenendo conto della portata di possibili repressioni e discriminazioni e delle varie forme che queste possono assumere, la guida rappresenta un’importante risorsa per coloro che si impegnano a proteggere i diritti dei migranti.</p>



<p>“In un’epoca in cui la migrazione è frequentemente rappresentata come una minaccia, è essenziale ribadire la dignità e i diritti di chi si sposta. Il lavoro dei difensori dei diritti umani, in questo contesto, diventa sempre più vitale, ma anche sempre più pericoloso.” – Marc Berthold, Direttore Heinrich-Böll-Stiftung Parigi, Francia e Italia e Lorenzo Trucco, Presidente ASGI APS</p>



<ul><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/asgi-toolkit-imp-def.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In difesa dei difensori: Guida pratica ai mezzi legali e agli strumenti di advocacy per chi difende i diritti umani in Europa</a>&nbsp;(IT)</li><li><a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2024/02/In-Defence-Of-Defenders.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Defence of Defenders: A practical guide to legal means and advocacy tools for criminalised Human Rights Defenders in Europe</a>&nbsp;(EN)</li></ul>
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		<title>La casa dei rifugiati. Guida all&#8217;autonomia abitativa dei titolari di protezione internazionale</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2021 09:24:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da asgi.it) ASGI, UNHCR e SUNIA lanciano una guida all’autonomia abitativa per aiutare i titolari di protezione internazionale ad orientarsi fra affitti, contratti, diritti e doveri di proprietari e inquilini Le difficoltà di accesso&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da asgi.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="550" height="420" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 550w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/ALLOGGIO-300x229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></figure>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>ASGI, UNHCR e SUNIA lanciano una guida all’autonomia abitativa per aiutare i titolari di protezione internazionale ad orientarsi fra affitti, contratti, diritti e doveri di proprietari e inquilini</p></blockquote>



<p>Le difficoltà di accesso all’alloggio rappresentano per i titolari di protezione internazionale uno degli ostacoli principali all’inclusione. Poter trovare casa, senza essere ostacolati da misure discriminatorie e ricevendo l’orientamento adeguato, rappresenta una passaggio chiave per la costruzione di un percorso di autonomia efficace.</p>



<p>Disponibile in italiano e in inglese, la guida si rivolge alle persone rifugiate e a tutte le organizzazioni che si occupano di sostegno all’inserimento abitativo. “<strong>La casa dei rifugiati</strong>” raccoglie informazioni puntuali sull’accesso alle “case popolari” e sull’affitto, con riferimento alle diverse forme contrattuali e ai diritti e doveri di proprietari e inquilini. Altre sezioni sono dedicate a specifici strumenti di tutela contro le discriminazioni e ad approfondimenti preziosi su iscrizione anagrafica e residenza.</p>



<p>“<em>Nel descrivere la propria esperienza in Italia le persone rifugiate evidenziano come molte difficoltà siano riconducibili alla mancanza di informazioni. Insieme all’inserimento lavorativo l’autonomia abitativa rappresenta un presupposto fondamentale per rafforzare l’inclusione sociale: questa pubblicazione è una ‘cassetta degli attrezzi</em>’,&nbsp;<em>utile ai rifugiati e ai molti operatori che sono impegnati nel sostenere il loro percorso di integrazione</em>”, dichiara Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino”.</p>



<p>“<em>Il diritto ad avere una casa è un diritto umano fondamentale, senza distinzioni di etnia o nazionalità</em>&nbsp;– aggiunge&nbsp;<strong>Lorenzo Trucco, Presidente dell’ASGI</strong>&nbsp;–&nbsp;<em>È dato di realtà che le persone rifugiate incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mercato immobiliare privato e agli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Questa Guida offre una panoramica della legislazione di settore e costituisce un importante vademecum per orientarsi in una materia molto tecnica e di non immediata comprensione</em>”.</p>



<p>“<em>La Guida&nbsp;</em>– dice Stefano Chiappelli, Segretario generale del Sunia –&nbsp;<em>rappresenta un ulteriore contributo al riconoscimento del diritto alla casa per tutti e tutte. L’informazione è solo il primo passo, ma decisivo, che si aggiunge alle attività quotidiane della nostra organizzazione che contribuiscono a favorire la soluzione del bisogno alloggiativo e a promuovere la qualità dell’abitare</em>”.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>La versione in italiano della guida è disponibile&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/04/guida-la-casa-dei-rifugiati-def-pagsingole.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;in formato pdf.</p>



<p>La versione in inglese è disponibile&nbsp;<a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2021/04/guida-la-casa-dei-rifugiati-ENG-def-pagsingole.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>.</p>
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		<title>Prendiamoci la libertà. Una guida per chi sta per uscire dal carcere</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 07:35:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Prendiamoci la Libertà. Cosa fare quando si esce dal carcere&#8221; è una mini guida che Antigone, grazie al supporto dell&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti d&#8217;America a Roma, ha realizzato per i detenuti e le detenute&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2></h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.antigone.it/images/articoli/prendiamoci_la_libert%C3%A0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="prendiamoci la libertà"/></figure>



<p>&#8220;Prendiamoci la Libertà. Cosa fare quando si esce dal carcere&#8221; è una mini guida che Antigone, grazie al supporto dell&#8217;Ambasciata degli Stati Uniti d&#8217;America a Roma, ha realizzato per i detenuti e le detenute che sono prossimi a fare il loro ritorno in libertà.</p>



<p>Il momento del fine pena rappresenta per molti ex detenuti una fase di disorientamento e questa piccola guida si pone l&#8217;intento di fornire informazioni semplici e di aiuto immediato.</p>



<p>La guida si occupa anche di problemi burocratici legati al mondo del lavoro, al sussidio in caso di disoccupazione e agli eventuali strascichi che una detenzione si porta con sé. Due sezioni sono dedicate alle questioni aperte con carcere e giustizia, dalle spese di mantenimento alla richiesta, nella maggior parte dei casi trascorsi tre anni dalla fine della pena, della riabilitazione penale. Inoltre vi sono contenute informazioni utili per ottenere documenti di identità, certificati anagrafici e anche per trovare un medico di famiglia&#8221;.<br>Infine, soprattutto per quanto riguarda la città di Roma, sono riportati degli indirizzi utili in caso di necessità primarie, come un pasto caldo, un posto per dormire o un centro che possa affrontare il problema della dipendenza da sostanze.</p>



<p><a href="https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/Prendiamocilalibertaguida.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>LEGGI E SCARICA LA GUIDA</strong></a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Covid-19: Raccomandazioni per la tutela dei diritti dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2020 08:38:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante L’impatto che la diffusione del Covid-19 ha avuto sull’economia mondiale è stato devastante. La contrazione della domanda ha provocato ingenti danni alle imprese, che in numerosi casi sono fallite, condannando milioni&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="660" height="368" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14122" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>L’impatto che la diffusione del Covid-19 ha avuto sull’economia mondiale è stato devastante. La contrazione della domanda ha provocato ingenti danni alle imprese, che in numerosi casi sono fallite, condannando milioni di lavoratori ad un futuro incerto. Le interruzioni della produzione, inizialmente in Asia, si sono ora diffuse nelle <em>supply chain</em> di tutto il mondo.</p>



<p>In questo scenario, le prospettive per i lavoratori sono tutt’altro che rassicuranti. Stando a quanto indicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), le previsioni mostrano cifre preoccupanti circa la recessione economica globale. Le stime preliminari dell’OIL paventano un aumento significativo della disoccupazione che oscilla tra i 5,3 milioni e i 24,7 milioni rispetto ai già 188 milioni nel 2019.</p>



<p>Anche riguardo la sotto-occupazione si prevede un aumento su larga scala. Come accaduto a seguito della crisi finanziaria del 2008, è probabile che anche nelle circostanze attuali lo <em>shock</em> alla domanda di lavoro si traduca in significativi adeguamenti al ribasso dei salari e aumento degli orari di lavoro dei dipendenti.</p>



<p>La portata e la gravità della crisi in atto impone alle aziende di ogni dimensione e operanti nei settori più disparati di affrontare numerose sfide che richiedono chiarezza di pensiero, forte attenzione agli obiettivi, impegno ad aderire agli <em>standard</em> e alle norme internazionali, e che soprattutto necessitano di uno sforzo collettivo e di azioni concertate tra i diversi attori in gioco.</p>



<p>La sopravvivenza delle aziende è certamente importante; tuttavia, gli interessi economici non devono tradursi in una minore attenzione al rispetto delle libertà fondamentali. Le imprese, invero, sono chiamate, ancor di più in questo momento storico, a rispettare i diritti umani, così come previsto dal II Pilastro dei Principi Guida ONU.</p>



<p>Per ciò che è di interesse in questa sede, le imprese devono rispettare i diritti dei propri dipendenti, nonché di quelli dei propri fornitori o <em>partner</em>.</p>



<p>Per aiutare le imprese nel difficile compito di fronteggiare la crisi senza tuttavia sottovalutare il rispetto dei diritti fondamentali, numerose associazioni e centri di ricerca hanno realizzato delle linee guida che propongono suggerimenti e raccomandazioni in merito a come agire per assolvere a tale compito. Questi strumenti hanno fondato la propria analisi sui meccanismi di <em>human rights due diligence </em>previstidai Principi Guida ONU e sul loro adeguamento a strumento di risposta alla crisi causata dalla diffusione del Covid-19.</p>



<p>Il presente articolo si propone, senza pretesa di esaustività, di mettere insieme alcune tra le raccomandazioni proposte affinché le aziende possano continuare ad operare salvaguardando la salute ed i diritti dei propri dipendenti, nonché quelli di tutti i lavoratori presenti nella filiera produttiva.</p>



<p>Pare opportuno specificare che, sebbene alcune delle misure identificate siano in astratto applicabili a tutte le imprese senza distinzione di dimensione o settore di attività, tuttavia la valutazione dei rischi e le conseguenti misure da adottare variano in base alle specifiche caratteristiche dell’impresa e del contesto nel quale essa si trova ad operare.</p>



<p><strong>Sicurezza sul luogo di lavoro</strong></p>



<p>Un primo aspetto di analisi concerne senz’altro la sicurezza sul luogo di lavoro. In un rapporto pubblicato dal <em>Institute for Human Rights &amp; Business</em> (IHRB), l’accento è stato posto sulla necessità di ripensare e riprogettare i luoghi dove si svolge l’attività lavorativa. Sul punto, è stata sottolineata la necessità di:</p>



<p>&#8211; rendere disponibili prodotti per l’igiene essenziale, compresi disinfettanti per le mani, salviette monouso, maschere e termometri a infrarossi senza contatto, nonché fornire dispositivi di protezione individuale (DPI), quali mascherine e guanti;</p>



<p>&#8211; pulire regolarmente i locali, incluso le aree comuni come palestre, locali di riposo e caffetterie;</p>



<p>&#8211; aumentare la distanza tra le postazioni dei singoli lavoratori per prevenire la diffusione dell’infezione;</p>



<p>&#8211; prorogare gli orari di apertura di mense e caffetterie e regolarne gli accessi in modo da evitare assembramenti;</p>



<p>&#8211; ripensare l’interazione tra dipendenti e clienti per ridurre al minimo i contatti.</p>



<p><strong>Cambiamento delle mansioni e continuità del rapporto di lavoro</strong></p>



<p>Come è stato evidenziato dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nella sua “Guida all’applicazione della <em>due diligence </em>d’impresa in materia di diritti umani per gestire la crisi da coronavirus”, è importante, in primo luogo, che le imprese garantiscano, ove possibile, la continuità delle relazioni lavorative.</p>



<p>È necessario inoltre considerare alternative possibili allo svolgimento dell’attività lavorativa così come avveniva prima della diffusione del virus, nonché valutare le conseguenze che i dipendenti subiranno a seguito di tali cambiamenti.</p>



<p>In primo luogo, è importante ridurre i viaggi non essenziali, incoraggiando, ove possibile, il lavoro in modalità <em>smart working</em>. In tale ultimo caso, è importante stabilire sistemi di controllo per verificare che i lavoratori non superino l’orario di lavoro legale, e che gli eventuali straordinari effettuati siano certamente retribuiti, ma al tempo stesso non siano svolti in misura superiore rispetto ai limiti fissati dalla legge, dalla contrattazione collettiva o dai regolamenti interni. I lavoratori con prole o che hanno altri familiari a loro carico dovrebbero disporre di accordi di lavoro flessibili, e/o di congedi per cure familiari.</p>



<p>Inoltre, è necessario assicurare, anche quando le circostanze del caso impongano una riduzione temporanea del personale, che i lavoratori restino iscritti ai sistemi nazionali di previdenza sociale e che i relativi contributi siano stati versati con precisione. Nel caso di cessazione definitiva del rapporto di lavoro, deve essere garantita la liquidazione ed assicurata la priorità per la riassunzione a livelli invariati di salari e mansioni una volta riprese le attività produttive.</p>



<p><strong>Supporto dei dipendenti contagiati</strong></p>



<p>Nel caso in cui un dipendente venga contagiato, non dovranno essere adottate misure che vadano a detrimento della sua persona. Le imprese dovrebbero compiere ogni sforzo per mantenere flessibili e coerenti le politiche in materia di congedi per malattia. Sul punto, se alcune società hanno di recente offerto indennità di malattia più generose durante l’attuale crisi sanitaria, altre hanno imposto ai propri dipendenti di andare in congedo non retribuito.</p>



<p>Un aspetto di grande rilievo e che viene sovente sottovalutato riguarda il supporto psicologico ai lavoratori: la situazione attuale, aggravata da pressioni e carichi di lavoro crescenti, potrebbe risultare insostenibile per alcuni individui. Per tale ragione è stato da più parti consigliato che le imprese forniscano accesso alla consulenza psicologica od altre forme di assistenza, alle persone che ne manifestino la necessità.</p>



<p>In ogni caso, e affinché tutte le misure adottate dalle imprese in questo contesto raggiungano gli obiettivi prefissati, è necessario che la comunicazione da parte dell’impresa sia chiara e trasparente: deve essere concesso ai dipendenti l’accesso a tutte le informazioni riguardanti il Covid-19 che siano recenti, accurate ed affidabili, in un linguaggio accessibile a tutti i membri del personale.</p>



<p>Una comunicazione efficace all’interno di una impresa è agevolata se si favorisce il dialogo tra le diverse categorie di dipendenti e se si assicura che il livello di adeguatezza delle misure adottate venga continuamente monitorato e, ove necessario, che siano apportate le modifiche necessarie per garantire una soluzione chiara ai problemi che di volta in volta si presentano. Inoltre, il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in questi processi consentirebbe di dar voce a tutte le categorie di lavoratori, incluse quelle più vulnerabili.</p>



<p><strong>La protezione nella catena di approvvigionamento</strong></p>



<p>Nel sistema attuale di globalizzazione economica, le catene di approvvigionamento, o <em>supply chain</em>, consentono alle imprese di de-localizzare i propri processi produttivi. A causa della emergenza causata dal Covid-19, i rapporti tra gli attori in questa complessa rete possono risultare interrotti. In risposta a tale problema, alcuni governi e produttori stanno adottando misure per ridisegnare le filiere produttive, anche avvicinando la produzione al mercato. Il processo di disinvestimento nei paesi in cui si trovano alcuni anelli della filiera produttiva, espone senz’altro i lavoratori che fanno parte di questo meccanismo al rischio di perdere il posto di lavoro.</p>



<p>Per proteggere questa categoria risulta perciò essenziale che le imprese continuino a corrispondere i pagamenti ai propri fornitori, nonché ad offrire altre forme di supporto anche quando gli uffici sono chiusi. Alcune imprese, come <em>Microsoft</em>, <em>Morrisons</em> e <em>Unilever</em> hanno pagato in anticipo i propri piccoli fornitori in modo da permettere loro di sopperire alla mancanza di liquidità. Altre, come <em>Facebook</em>, offrono alcune agevolazioni solo ai propri dipendenti.</p>



<p>Tuttavia, esistono altri modi per sostenere i propri fornitori: ad esempio, è stato considerato che l’annullamento degli ordini dovrebbe servire solo da <em>extrema ratio</em>. In tali casi, infatti, bisogna considerare che a pagarne le spese saranno con tutta probabilità i lavoratori, che non riceveranno retribuzione per il lavoro svolto. È il caso del Bangladesh, dove molti lavoratori hanno subito la sospensione dei propri stipendi a causa del rifiuto, da parte di alcune aziende, di pagare beni che erano già stati prodotti.</p>



<p>Le imprese dovrebbero inoltre sfruttare la propria leva finanziaria per operare pressioni sui propri fornitori affinché questi ultimi rispettino i diritti dei lavoratori: invero, uno dei motivi per cui i fornitori non sono incentivati ad investire in misure di sicurezza o ad aumentare i salari è che i governi ospitanti non richiedono alle aziende locali di elevare i propri <em>standard</em>.</p>



<p>Da quanto sopra esposto pare ovvio che, per rispondere efficacemente alla crisi sanitaria che stiamo vivendo, siano necessarie risposte politiche rapide e coordinate a livello nazionale e globale per limitare non solo la diffusione del virus, ma per mitigare al contempo le ricadute economiche indirette sulla economia globale. La protezione dei lavoratori e delle loro famiglie dal rischio di infezione deve essere una priorità assoluta. Sono inoltre necessarie profonde riforme istituzionali per rafforzare la resilienza attraverso sistemi di protezione sociale solidi e universali che possano fungere da stabilizzatori economici e sociali automatici di fronte alle crisi. Questo aiuterà anche a ricostruire la fiducia nelle istituzioni e nei governi.</p>



<p>Per accedere alle risorse:</p>



<p>International Labour Organization (ILO), <a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/documents/briefingnote/wcms_738753.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">COVID-19 and the world of work: Impact and policy responses</a></p>



<p><em>Institute for Human Rights &amp; Business</em> (IHRB), <a href="https://www.ihrb.org/uploads/reports/Respecting_Human_Rights_in_the_Time_of_the_COVID-19_Pandemic_alternate_-_IHRB.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Respecting Human Rights in the Time of the Covid-19 Pandemic</a></p>



<p>Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), <a href="https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2016/09/Guida-COVID-19-Imprese-e-diritti-umani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guida all’applicazione della </a><a href="https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2016/09/Guida-COVID-19-Imprese-e-diritti-umani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>due diligence </em>d’impresa in materia di diritti umani per gestire la crisi da coronavirus</a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. National Action Plans on Business and Human Rights</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 07:35:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Cecilia Grillo L’approvazione unanime degli United Nations Guiding Principles on Business and Human Rights (UNGP o Principi Guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani) da parte del Consiglio per i diritti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Cecilia Grillo</p>



<p>L’approvazione unanime degli <em>United Nations Guiding Principles on Business and Human Rights</em> (UNGP o Principi Guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani) da parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2011 ha rappresentato un momento fondamentale e rappresentativo degli sforzi condotti per affrontare gli impatti negativi sugli individui derivanti dalla globalizzazione e dalle sempre più sviluppate attività commerciali. Tali principi sono stati in grado di fornire, per la prima volta, un quadro riconosciuto e autorevole a livello globale inerente doveri e responsabilità rispettivamente dei governi e delle imprese nell’azione di prevenzione rispetto alle violazioni dei diritti umani.</p>



<p>I
Principi Guida chiariscono che tutte le imprese hanno una
responsabilità indipendente in relazione al rispetto dei diritti
umani e sono tenute a esercitare la dovuta diligenza in materia di
diritti umani al fine di identificare, prevenire e mitigare le
eventuali violazioni. 
</p>



<p>I
Principi Guida hanno risposto al problema relativo alla difficoltà
nel determinare, in capo agli Stati, un chiaro obbligo di
prevenzione, punizione e/o rimedio rispetto ad eventuali abusi
perpetrati dalle imprese nel contesto della relazione orizzontale
impresa-individuo sancendo (i) il dovere degli Stati di garantire la
protezione dei diritti umani dall’attività imprenditoriale; (ii)
la responsabilità delle imprese (ancora non consolidata secondo il
diritto internazionale e non comparabile agli obblighi internazionali
degli Stati) di rispettare i diritti umani; e (iii) la necessità di
assicurare alle vittime degli abusi imprenditoriali l’accesso ad
efficaci misure di rimedio.</p>



<p>Il
terzo pilastro dei Principi Guida esorta infatti gli Stati a
garantire che i soggetti che subiscono abusi da parte di imprese
possano disporre di mezzi di ricorso per ottenere un risarcimento nei
casi di violazione dei loro diritti umani. La disponibilità di
meccanismi di denuncia degli abusi è parte integrante dell’obbligo
dello Stato di proteggere dalle violazioni dei diritti umani. 
</p>



<p>Come
sancito dall’articolo 25, “principio fondativo” della sezione
dei Principi Guida relativa all’accesso ai rimedi: “<em>Nel
quadro del proprio dovere di protezione nei confronti degli abusi dei
diritti umani commessi dalle imprese, gli Stati devono introdurre
misure adeguate al fine di garantire, attraverso strumenti giuridici,
amministrativi, legislativi o altri mezzi adeguati, che nei casi in
cui tali abusi si verifichino sul rispettivo territorio e/o sotto la
propria giurisdizione i soggetti che ne risultino danneggiati possano
accedere a efficaci misure di risarcimento</em>”.</p>



<p>Soffermandoci
sulla necessità di predisporre rimedi effettivi ed efficaci per le
vittime di violazioni dei diritti umani, l’articolo 25 e i
successivi articoli della terza sezione degli UNGP sanciscono che,
per garantire l’accesso al risarcimento sono previsti sia
procedimenti giurisdizionali che procedure non giudiziarie
all’interno dell’ordinamento giuridico statale così come
meccanismi di denuncia non statali.</p>



<p>I
meccanismi di reclamo di tipo giurisdizionale per le vittime di
violazioni dei diritti umani possono emergere, ad esempio, dalla
responsabilità civile delle imprese e/o dei loro dirigenti o dalla
responsabilità penale individuale o d’impresa; i meccanismi di
reclamo a carattere non giurisdizionale rinviano invece agli
strumenti di risoluzione delle controversie disponibili al di fuori
dell’ordinamento giurisdizionale dello Stato (ad es. i mediatori, i
Piani d’azione nazionale, le istituzioni nazionali per i diritti
umani, i difensori civici <em>ombudsman</em>,
le istituzioni finanziarie di sviluppo, etc.). 
</p>



<p>Ruolo
fondamentale dello Stato è infatti anche quello di monitorare
l’effettiva attuazione della normativa in tema di diritti umani,
nonché quello di aggiornare il corpo legislativo in vigore con
l’obiettivo di assicurare l’esistenza di norme finalizzate al
rispetto dei diritti umani da parte delle imprese. Gli Stati possono
agire in materia di imprese e diritti umani da un lato per mezzo
dell’adozione di normative a livello nazionale e che prevedono
l’obbligo di condurre un processo di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani per alcune tipologie di imprese, e, dall’altro,
come già menzionato, adottando a livello internazionale dei Piani di
Azione Nazionale su imprese e diritti umani (PAN).</p>



<p>Lo
scopo principale dei PAN, in qualità di strumento europeo per
l’implementazione dei Principi Guida dell’ONU in materia di
imprese e diritti umani, è quello di assicurare degli <em>standard</em>
chiari e vincolanti relativi al rispetto dei diritti umani per tutte
le imprese e gli investitori che operano in contesti nazionali ed
internazionali.</p>



<p>Infatti,
successivamente all’entrata in vigore degli UNGP, il gruppo di
lavoro delle Nazioni Unite &#8211; <em>UN
Working Group &#8211; </em>ha
iniziato a invitare i governi a impegnarsi in processi per lo
sviluppo di PAN come mezzo di attuazione degli UNGP. 
</p>



<p>I
PAN sono documenti programmatici di politica statale che delineano
l’orientamento strategico e le attività concrete per affrontare
una specifica situazione politica. Nell’ambito del settore di
<em>business
and human rights</em>,
il PAN deve essere inteso come una strategia politica in evoluzione
sviluppata da uno Stato per proteggere dagli impatti negativi sui
diritti umani prodotti dalle imprese in conformità con i Principi
Guida delle Nazioni Unite in tema di imprese e diritti umani.</p>



<p>Secondo
quanto prestabilito dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite un PAN
risulta essere efficace e idoneo quando (i) è fondato sugli UNGP;
(ii) risponde a sfide specifiche del contesto nazionale; (iii) è
stato sviluppato e implementato attraverso un processo inclusivo e
trasparente; e (iv) viene regolarmente rivisto e aggiornato.</p>



<p>I
PAN sono degli strumenti specifici per l’attuazione degli UNGP,
devono essere fondati su <em>standard</em>
internazionali in materia di diritti umani e riflettere la
complementarità e l’interrelazione degli obblighi statali e delle
responsabilità delle imprese nella prevenzione, mitigazione e
riparazione degli impatti negativi sui diritti umani connessi alle
imprese. I PAN, in quanto strategie di politica pubblica, dovrebbero
fornire risposte su come gli Stati intendono attuare i rispettivi
obblighi in materia di diritti umani.</p>



<p>Nell’attuare
il proprio dovere di protezione nell’ambito degli UNGP, gli Stati
devono identificare le attività attraverso le quali gli Stati
supportano e incentivano le imprese a rispettare i diritti umani. Gli
UNGP possono contribuire a garantire che le imprese siano tenute agli
stessi <em>standard</em>
sia internamente per mezzo di politiche governative e strumenti
normativi, sia a livello internazionale.</p>



<p>Tuttavia, risulta che molte delle aspettative previste dalla relazione/orientamento del gruppo di lavoro non siano efficacemente state soddisfatte nella pratica. Ad esempio, i PAN si concentrano esclusivamente sulle azioni che l’organo esecutivo influenza e controlla PAN</p>



<p>direttamente, senza intervento dell’apparato legislativo. Inoltre, se è vero che gli Stati hanno scelto di garantire la sensibilizzazione, all’interno dei PAN, tra gli attori governativi e le imprese, tuttavia non hanno fatto un ulteriore passo verso la legalizzazione interna della responsabilità aziendale.  </p>



<p>Il
<em>focus</em>
dei PAN esistenti inoltre è volto principalmente al rafforzamento o
alla riforma dei punti di contatto nazionali, ma non all’adozione
di misure “vincolanti” che riguardino le procedure legali
attuate. La stessa situazione si ripresenta anche in relazione alla
regolamentazione extraterritoriale dell’attività commerciale, che
richiederebbe normative che prevedano l’obbligo di adottare misure
per prevenire le violazioni dei diritti umani all’estero.</p>



<p>I
PAN possono essere ritenuti strumenti efficaci, ma solo entro una
certa misura, corrispondente al controllo esercitato dall’apparato
esecutivo. Tuttavia, non necessariamente i futuri PAN saranno
inidonei a colmare il divario sussistente per garantire un’azione
coerente tra i tre poteri governativi; ma attualmente la loro portata
e gli effetti generali volti a garantire un cambiamento rilevante in
termini di legislazione e accesso ai rimedi sono limitati.</p>



<p>I
PAN possono presentare numerose opportunità a livello nazionale,
nonché al fine dell’identificazione delle aree di intervento su
cui gli Stati potrebbero concentrarsi per incentivare la protezione
dei diritti umani nei confronti delle attività aziendali. Tuttavia,
tali strumenti potrebbero anche costituire una deviazione rispetto
all’attività degli Stati volta all’identificazione, prevenzione
e / o mitigazione degli impatti negativi sui diritti umani. È
necessario ricordare che le politiche pubbliche possono essere
strumenti complementari per dichiarare l’azione di attuazione di
obblighi convenzionali degli Stati in materia di diritti umani, ma
non a questi ultimi sostituibili.</p>



<p>Uno
degli obiettivi degli UNGP è il raggiungimento, per mezzo della
combinazione di strumenti di diversa natura, di una regolamentazione
e gestione economica che rispetti i principi e gli impegni
convenzionali nel campo dei diritti umani. 
</p>



<p>I
PAN non risolveranno i problemi che gli Stati devono affrontare nella
regolamentazione delle attività commerciali; al contrario, i loro
effetti sono in gran parte limitati all’individuazione delle
carenze di <em>governance</em>
e alla proposta di azioni che la pubblica amministrazione potrebbe
realizzare per ridurle o sopprimerle.</p>



<p>Devono
essere prese precauzioni per garantire che lo sviluppo dei PAN non
sostituisca la regolamentazione e la legislazione che gli Stati
devono garantire per implementare la propria architettura legale e
politica quando invece dovrebbero essere adottati strumenti
complementari e permanenti che guidano l’attività statale
nell’ambito dei diritti umani.</p>



<p>È
importante che i PAN in materia di imprese e diritti umani non
diventino miraggi indicanti che gli Stati hanno svolto il proprio
dovere; infatti solo attraverso l’implementazione di misure
volontarie e obbligatorie, incentivi e sanzioni, sarà possibile
avanzare nella formulazione di progetti statali integrali che
affrontino le principali carenze di <em>governance</em>
e che contribuiscano all’identificazione di quelle “aree grigie”
in cui si verificano la maggior parte delle violazioni dei diritti
umani da parte delle imprese.</p>
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		<title>Come combattere l&#8217;hate speech</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Aug 2019 09:11:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un video e una guida utili e fondamentali, realizzati da Amnesty Italia, per combattere l&#8217;hate speech, i discorsi d&#8217;odio. Oggi più che mai è importante, di questi tempi bui. Tra gli argomenti che stanno&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="333" height="151" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12910" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 333w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/download-300x136.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 333px) 100vw, 333px" /></figure></div>



<p>Un video e una guida utili e fondamentali, realizzati da Amnesty Italia, per combattere l&#8217;hate speech, i discorsi d&#8217;odio.</p>



<p>Oggi più che mai è importante, di questi tempi bui.</p>



<p>Tra gli argomenti che stanno a cuore anche ad Associazione Per i diritti umani e che possiamo approfondire con gli studenti nelle vostre scuole. Per informazioni, potete scrivere a : info@peridirittiumani.com</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>Per scaricare la guida: <a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=6%3dFaBU%26u%3dY%26s%3dYCSD%26H%3dHSEYBb%26z%3d4j3fA3LuL_1sXs_B3_wtbr_79_1sXs_A8gB3.D4_KZuU_UoTMtqB5G%26m%3d%26Ax%3dVGZ8T&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://news.amnesty.it/e/t?q=6%3dFaBU%26u%3dY%26s%3dYCSD%26H%3dHSEYBb%26z%3d4j3fA3LuL_1sXs_B3_wtbr_79_1sXs_A8gB3.D4_KZuU_UoTMtqB5G%26m%3d%26Ax%3dVGZ8T&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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		<title>Passi avanti nella limitata autonomia delle donne saudite</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 07:35:59 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Cecilia Grillo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A partire dalla scorsa domenica, 24 giugno, è stato rimosso il divieto che impediva alle donne saudite di poter guidare l&#8217;auto, l&#8217;Arabia Saudita era rimasto l&#8217;unico Paese al mondo che imponeva alle donne tale restrizione.</p>
<p>Il divieto di guida per le donne non era stato codificato in una legge, ma era stato introdotto, informalmente, attraverso una fatwa del Gran Mufti durante la guerra del Golfo nel 1990, diventando poi politica ufficiale del governo.</p>
<p>Il Paese ha annunciato per la prima volta i suoi piani per revocare il divieto per le donne di guidare a settembre, dopo che King Salman, il padre del principe ereditario, ha emesso un decreto reale che autorizzava il governo a rilasciare le patenti di guida a &#8220;uomini e donne.&#8221;</p>
<p>All&#8217;inizio del mese di giugno 2018, 10 sono state le donne saudite che hanno fatto richiesta e hanno ottenuto le loro licenze di guida.</p>
<p>L&#8217;ambasciatore Saudita negli Stati Uniti ha così commentato la decisione del Re Salaman: &#8220;E&#8217; il momento giusto per questo cambiamento perché in Arabia Saudita abbiamo una società giovane e dinamica. Le donne non avranno bisogno del loro &#8216;guardiano&#8217; per prendere la patente&#8221;.</p>
<p>Il decreto reale rappresenta un importante passo in avanti per le donne saudite, che sono state fino ad ora obbligate a spostarsi in auto solo se accompagnate da un autista o da parente di sesso maschile. È dal 2013 che le donne saudite lottano per l&#8217;indipendenza e la possibilità di guidare, ed è infatti proprio in questo anno che un gruppo di donne si è messo alla guida contravvenendo i divieti governativi.</p>
<p>Inoltre, sempre qualche anno fa, molte donne saudite hanno fondato l&#8217;associazione<a href="http://www.ilpost.it/2013/10/25/divieto-guida-donne-arabia-saudita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> “Women2Drive”</a> , organizzando manifestazioni e proteste volte alla rimozione del divieto di guida.</p>
<p>Il decreto reale giunge, inoltre, in mezzo a un intensificato giro di vite contro gli attivisti che hanno condotto campagne a favore del diritto di guidare: secondo quanto riportato da Amnesty International, almeno otto attivisti a sostegno dei diritti delle donne sono detenuti e potrebbero essere processati in tribunali antiterrorismo e affrontare lunghe pene detentive come conseguenza del loro attivismo.</p>
<p>Ma da dove e perché nascono tutte queste limitazioni nei confronti del sesso femminile?</p>
<p>Si deve tenere a mente che nel Regno Saudita le donne sono considerate come esseri dotati, biologicamente, di intelletto e abilità inferiori e incapaci di svolgere attività che sono considerate come proprie del sesso maschile, e così, in relazione alla guida di automobili, essendo dotate di intelligenza scadente, avrebbero potuto ostacolare il traffico cittadino.</p>
<p>Ma sono tanti i divieti a cui le donne saudite sono ancora sottoposte e tanti i diritti violati: dalla possibilità di sposarsi, il cui permesso deve essere necessariamente concesso dal wali o dal tutore, all&#8217;apertura di un conto bancario, a cui devono essere espressamente autorizzate, alla libertà di espatrio, in quanto i documenti e passaporti sono ottenuti solo alla presenza di un tutore maschile, ai trattamenti medici, che richiedono il consenso scritto di un parente maschio, al diritto di avere un giusto processo, in quanto la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, e così via: sono tante altre le limitazioni a cui le donne saudite vedono sottoposti i propri diritti.</p>
<p>Se è vero che molti passi avanti sono stati conseguiti negli ultimi anni, come quello della concessione del diritto di voto, della partecipazione a manifestazioni sportive e ancora quello più recente, dell&#8217;abolizione del divieto di guida, tanti ancora sono gli steps che devono essere intrapresi affinché le donne saudite possano considerarsi libere e vedano i propri diritti essenziali rispettati: è davvero un diritto quello di poter guidare se non ci si può comprare da sole la macchina, a rate?</p>
<p><strong></p>
<p></strong></p>
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		<title>Osce: dalla parte dei difensori dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jan 2018 08:45:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Martone per affarinternazionali.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Creata come istituzione dedicata alla sicurezza intesa come cornice per la stabilità e la pace nel Vecchio continente, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (<strong><a href="http://www.affarinternazionali.it/speciali/presidenza-italiana-dellosce/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osce</a></strong>) aveva fin dal suo atto istitutivo riconosciuto la centralità dei <strong>diritti umani</strong> e delle libertà fondamentali come componenti della cosiddetta <a href="http://www.affarinternazionali.it/2017/12/osce-riscoperta-spirito-helsinki/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dimensione</a> “umana” della sicurezza, accanto alla dimensione politico-militare ed a quella economico-ambientale. La dimensione umana della sicurezza rappresenta quindi il nocciolo duro di una “comunità di valori” quale quella che l’Osce intende coltivare e sostenere.</p>
<p><strong>Le iniziative dell’Odihr</strong><br />
Anche se le norme e gli standard prodotti dall’Osce non hanno carattere legalmente vincolante, essi restano “vincolanti” dal punto di vista politico. Il sistema dei diritti umani Osce è infatti più centrato sui processi attraverso una sequenza di incontri, conferenze, summit e incontri ministeriali. Ciò permette un aggiornamento continuo e una definizione ed elaborazione di standard spesso più elevati di quelli vigenti a livello internazionale.</p>
<p>Tale sistema prevede un ruolo centrale della <strong>società civile</strong> e la messa a punto di attività di sostegno e formazione per gli Stati membri, al fine di contribuire ad assicurare il pieno rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali, e a rafforzare e proteggere le istituzioni democratiche e la tolleranza.</p>
<p>È questo l’obiettivo dell’<strong>Odihr</strong>, l’<em>Office for Democratic Institutions and Human Rights</em> dell’Osce, con le sue missioni di osservazione elettorale, le iniziative di sostegno “tecnico” su <em>governance</em> democratica e società civile, e le missioni di campo.  Proprio grazie a questa caratteristica “dinamica” della cornice Osce sui diritti umani e la democrazia, è stato possibile negli anni elaborare strumenti innovativi capaci di cogliere le sfide che di volta in volta si presentano nell’area Osce ed a livello globale, come nel caso dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Ecco perché, in previsione della presidenza italiana dell’Organizzazione, la società civile del nostro Paese ha chiesto alla Farnesina di sfruttare il suo protagonismo per puntare i riflettori sui difensori dei diritti umani.</p>
<p><strong>Lo “shrinking space” per la società civile</strong><br />
Nel 1990, il Summit Osce di Copenhagen riconobbe il diritto di ogni persona a ricevere sostegno o assistere altre persone nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Nel 2006, in occasione di uno degli incontri sulla dimensione umana dedicato ai difensori dei diritti umani ed agli aspetti legislativi, statuali e non statuali, venne affrontato per la prima volta il tema dello <em>‘</em>shrinking space<em>’</em>, ossia della restrizione degli spazi di agibilità civica per le organizzazioni della società civile.</p>
<p>Sono spazi compressi da politiche di governo, da leggi restrittive, da campagne mediatiche di delegittimazione e criminalizzazione, da partiti o leader politici populisti e xenofobi, dagli attacchi fisici, dalle restrizioni alla liberà di associazione, di riunione, o di movimento. A farne le spese in particolare gli attivisti e le attiviste che lavorano su <strong>questioni di genere</strong>, diritti delle donne e Lgbqti, o organizzazioni impegnate su minoranze etniche o contro la corruzione. Più di recente, sono entrate nel mirino organizzazioni che praticano solidarietà con i <strong>migranti</strong>, prima in Ungheria e Polonia, ora anche nel nostro Paese.</p>
<p>Alla ministeriale di Dublino nel 2012, le organizzazioni della società civile chiesero che la questione dei difensori dei diritti umani venisse messa al centro dell’attenzione e che di conseguenza venissero elaborate linee guida per la loro protezione. Anche la presidenza svizzera del 2014 si espresse con forza sull’urgenza di proteggere i difensori dei diritti umani e per assicurare l’applicazione delle <a href="http://www.osce.org/odihr/guidelines-on-the-protection-of-human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">linee guida</a> Osce al riguardo adottate poco prima dall’Odihr. Punti ribaditi anche dalle presidenze successive. Queste linee guida – da applicare sia all’interno dei Paesi Osce sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione europea in sinergia con le equivalenti linee guida Ue) – stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="253" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 253w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/119632-211x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 211w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a></p>
<p>Più di recente, l’Odihr ha pubblicato il primo <a href="http://www.osce.org/odihr/341366?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a> sull’attuazione delle linee guida sui difensori dei diritti umani per il periodo 2014-2016, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area Osce. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, ed a inaccettabili restrizioni della liberà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’Osce”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10021" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 255w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/117269-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p><strong>Alla ricerca di un relatore speciale</strong><br />
Questo grido d’allarme è stato ripreso nei recenti documenti prodotti dalla <em>Civil Society Platform</em>, in occasione dell’ultima ministeriale Osce di Vienna, nel dicembre scorso, in cui si denunciano un peggioramento della situazione in Azerbaijan e negli stati dell’Asia Centrale, in Russia e Turchia ed anche in Polonia, Ungheria, Ucraina, Italia e Stati Uniti.</p>
<p>Per questo la piattaforma propone, riprendendo la proposta dell’Odihr, la creazione di un relatore speciale per la società civile e per i difensori dei diritti umani e la creazione di strumenti di attivazione a tutela delle organizzazioni della società civile. Richieste sostenute anche dalla rete italiana “In Difesa Di – per i diritti umani e chi li difende”, che ad aprile aveva <a href="http://www.indifesadi.org/2017/04/12/presidenza-italiana-osce-unopportunita-per-impegnarsi-nella-tutela-di-chi-difende-i-diritti-umani/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scritto</a> al ministro degli Esteri Angelino Alfano per chiedere che la questione dei difensori dei diritti umani venisse messa al centro dell’agenda della presidenza italiana Osce 2018, sulla scorta di un’importante risoluzione adottata nel febbraio scorso alla Camera dei deputati.</p>
<p>Il risultato è stato l’impegno della Farnesina a svolgere un seminario internazionale sulle buone pratiche per la protezione dei difensori dei diritti umani. Un passo importante al quale dovrà seguire un impegno chiaro per mettere la difesa dei difensori dei diritti umani e la protezione degli spazi di agibilità civica al centro dell’agenda, in continuità con le presidenze precedenti, ed a maggior ragione nell’anno nel quale si celebra il ventesimo anniversario della dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani.</p>
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		<title>&#8220;Aggiungi un posto a tavola&#8221; e la guida per i senzatetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2017 12:19:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1149.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9935 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/untitled-1149.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="231" height="199" /></a></p>
<p>Anche quest&#8217;anno si ripete l&#8217;iniziativa della Comunità di Sant&#8217;Egidio &#8220;Aggiungi un posto a tavola&#8221; in favore dei senzatetto, con la Guida &#8220;Dove&#8221; per orientarsi nella città di Roma e provincia, tra centri d&#8217;aiuto e accoglienza, luoghi dove dormire, trovare un pasto caldo e potersi lavare.</p>
<p>Un aiuto concreto a tutti coloro che per motivi personali si trovano in una condizione di povertà e isolamento, ma anche per persone affette da dipendenze a cui vengono segnalati centri di ascolto o sedi di assistenza medica.</p>
<div id="oas_Bottom1"> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9936 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/th-196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="265" height="199" /></a></div>
<p>Ormai da 50 anni la Comunità di Sant&#8217;Egidio è in prima linea nel sociale e l&#8217;utile iniziativa della guida &#8220;Dove&#8221; della Comunità di Sant&#8217;Egidio sarà replicata anche in altre città italiane, con indirizzi, numeri di telefono e riferimenti in più lingue, non a caso durante il periodo natalizio, il più difficile per senzatetto e bisognosi.</p>
<p>Sempre a questo scopo la Comunità invita i cittadini a donare indumenti e soldi per organizzare il consueto pranzo di Natale &#8220;Aggiungi un posto a tavola&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Arte(e)Attualità&#8221;. Fino all&#8217;ultimo bambino</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Oct 2017 07:11:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: x-large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9626" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3018" height="2938" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3018w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang-300x292.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang-768x748.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang-1024x997.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3018px) 100vw, 3018px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: x-large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/ang.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></b></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;">Dal nuovo rapporto di Save the Children “Una fame da morire. Vecchie e nuove sfide nel contrasto alla malnutrizione” (si può leggere e scaricare qui <a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/una-fame-da-morire?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/una-fame-da-morire?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) emerge che ogni anno, circa 6 milioni di bambini muoiono prima di aver compito 5 anni per cause facilmente curabili e prevenibili: tra queste la malnutrizione, che rappresenta la concausa di circa la metà delle morti infantili a livello globale.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/entr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9627" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/entr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="3200" height="1665" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/entr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/entr-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/entr-768x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/entr-1024x533.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 3200px) 100vw, 3200px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;">Povertà, cambiamenti climatici e guerre hanno un ruolo decisivo nella diffusione della malnutrizione e per far provare le sensazioni e le sfide di chi li vive quotidianamente Save the Children, in collaborazione con Microsoft e con il patrocinio del Comune di Milano, ha ricreato, presso la Microsoft House di viale Pasubio, un percorso esperienziale che con il visore HoloLens permette di attraversare scenari di</span><span style="font-family: serif;"><b> </b></span><span style="font-family: serif;">realtà mista calandosi nella guerra in Siria, in uno slum indiano e nella siccità del Corno d’Africa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;">Ed ecco la presentazione della mostra di Luca Marucchi, formatore Edi e guida della mostra:</span></span></span></p>
<p><div style="width: 1920px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-9625-1" width="1920" height="1080" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/stc.mp4?_=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/stc.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/stc.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></video></div></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;">Ingresso gratuito fino al 17 ottobre previa registrazione e prenotazione online a questo link: </span><a href="https://urldefense.proofpoint.com/v2/url?u=https-3A__na01.safelinks.protection.outlook.com_-3Furl-3Dhttps-253A-252F-252Fwww.savethechildren.it-252Fpartecipa-2Dall-2Devento-2Ddi-2Dfino-2Dall-2Dultimo-2Dbambino-26data-3D02-257C01-257CTiziana.Pollio-2540microsoft.com-257C65176055cffc4c74cd9808d50ef7f651-257C72f988bf86f141af91ab2d7cd011db47-257C1-257C0-257C636431380554824360-26sdata-3DsjUNubklxPYOlRmqsNjpSqfw6Pw9Cjvx3Iv50v0hBFY-253D-26reserved-3D0&amp;d=DwMFAw&amp;c=qwStF0e4-YFyvjCeML3ehA&amp;r=zJ9twzaY-6JaU486ebRaOA4QcOT1n4Zqe5c4uW0mx10&amp;m=l9PmgIOtvjugBmrtCc3CiprThXsbZ4_mZFhTfedS_Hg&amp;s=sNAWqrA_Q-EdDNxntWQhWeb99QjPrN4q9sSs5gCFn0M&amp;e=&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: serif;">https://www.savethechildren.it/partecipa-all-evento-di-fino-all-ultimo-bambino?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/10/15/arteeattualita-fino-allultimo-bambino/">&#8220;Arte(e)Attualità&#8221;. Fino all&#8217;ultimo bambino</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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