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	<title>Hamas Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Hamas Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Diario di sopravvivenza nella Striscia di Gaza: la testimonianza di Hussain</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 09:05:40 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18087" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza-1024x576.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Camilla Mercadante</p>



<p>Vive a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Si chiama Hussain, ha 29 anni, e oggi condivide una tenda con dieci persone:<br>i suoi genitori, i fratelli, la moglie di uno di loro e due bambinə.<br>Prima della guerra, ciascun nucleo familiare aveva una casa propria. Attualmente, invece, vivono tuttə insieme nella fame e nel<br>dolore, sospesə tra le macerie del presente e l’attesa di una vita diversa, degna del suo nome.<br>Ho conosciuto Hussain per caso, su Instagram, grazie a un post in cui chiedeva aiuto per la sua famiglia. Comunicare non è stato<br>semplice: le barriere linguistiche, la delicatezza dell’argomento, la paura di risultare invasiva in un momento così tragico. Eppure,<br>sebbene con qualche esitazione, si è fidato di me. Mi ha raccontato il suo quotidiano sotto le bombe, i sogni spezzati e la speranza &#8211; <br>ancora viva &#8211; di ritrovare la pace perduta.<br>Mentre raccoglievo le sue risposte, sentivo le lacrime salire agli occhi. È difficile restare neutrə &#8211; e ancora di più restare inermi &#8211; <br>quando davanti a te c’è qualcunə che ha perso tutto: la casa, il lavoro, la salute, ə parenti. E continua comunque a parlarti con rispetto, con gentilezza. Quasi scusandosi di dare fastidio.</p>



<p>Perché vivete tuttə insieme?</p>



<p><br>“All’inizio ogni famiglia aveva la propria casa, ma adesso le nostre abitazioni sono state completamente distrutte dalla guerra e ci siamo rifugiatə nelle tende.”</p>



<p>Come vivevate prima dell’attuale conflitto tra Israele e Gaza?</p>



<p><br>So che purtroppo non è la prima volta che la Striscia di Gaza viene colpita, ma questa guerra &#8211; guidata dal governo di Netanyahu &#8211; è stata definita da molte organizzazioni internazionali come un possibile genocidio. </p>



<p>Secondo te, la vita era migliore, uguale o peggiore prima del 7 ottobre 2023?</p>



<p>“Prima la nostra vita era molto migliore. Avevamo delle case, una vita dignitosa, un reddito. Avevamo dellə amichə, una grande famiglia. Purtroppo ho perso più di 50 persone, di cui 27 erano parenti.”</p>



<p>In mezzo a tanto dolore, cosa ti dà ancora la forza per andare avanti? “Mio padre, mia madre, la mia famiglia e i figli di mio fratello.”</p>



<p>Da quando è iniziata questa guerra, c’è un momento o un’immagine che ti ha spezzato il cuore e che non riesci a dimenticare? Forse qualcosa che riguarda ə tuoə nipotinə, Majed e Mayar, o un ricordo che ti porti dentro ogni giorno?</p>



<p><br>“Tantissimi eventi e immagini, sorella. Sono troppi i momenti che ci portiamo dentro.”</p>



<p>Vuoi raccontarmene uno?</p>



<p><br>“È una domanda davvero difficile. Forse non riesco a descriverli.”</p>



<p>Qual è l’effetto del suono costante delle sirene e delle esplosioni sulla vostra vita quotidiana e sulla vostra salute<br>mentale?</p>



<p><br>“Sinceramente ci siamo abituatə. All’inizio avevamo tantissima paura, ma adesso succede sempre e siamo tristemente abituatə.<br>La nostra condizione mentale è pessima.”</p>



<p>La maggior parte delle volte mangiate alimenti estremi, come foglie, erba o cibo avariato. Posso chiederti, con tutto il rispetto, se riuscite davvero a nutrirvi in questa maniera, oppure spesso il corpo reagisce male?</p>



<p><br>“Certo, sentiamo nausea e abbiamo problemi di digestione. A volte<br>ci ammaliamo.”</p>



<p>Che tipo di cibo mangiate, quando riuscite a trovarlo?</p>



<p><br>“Dipendiamo dai cibi in scatola. Fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie, riso, pasta.”</p>



<p>È cambiato il costo della vita a Gaza da quando è iniziata la guerra. I prezzi dei beni essenziali, tra cui cibo, acqua e<br>medicine, sono aumentati. Riuscite ancora a trovare ciò di cui avete bisogno? Fammi un paio di esempi sui prezzi dei<br>prodotti alimentari.</p>



<p><br>“I prezzi sono alle stelle. Un chilo di pomodori costa 25 dollari. Le patate 30, il riso 15, le lenticchie 10.”</p>



<p>Secondo te, chi trae profitto da questa situazione? Che cosa provate quando pensate al fatto che all’interno della Striscia<br>tutto sia diventato merce rara e inaccessibile?</p>



<p><br>“Ci sentiamo impotenti. A guadagnarci sono solo ə commercianti che collaborano con l’occupazione israeliana.”</p>



<p>Com’è la situazione sanitaria a Gaza, al momento?</p>



<p><br>“Il sistema sanitario è completamente crollato. Nemmeno antibiotici o medicine si trovano più.”</p>



<p>So che il tuo nipotino Majed, di tre anni e mezzo, ha avuto una malattia della pelle. Cosa è successo? Avete capito da cosa è stata causata? Siete riuscitə a curarlo?</p>



<p><br>“A causa dell’acqua contaminata, tutto il suo corpo si era riempito di bolle rosse, aveva tanto dolore e un prurito molto forte. Dopo un<br>mese e mezzo di cure siamo riuscitə a farlo guarire.”</p>



<p>È stato curato in ospedale?</p>



<p><br>“Sì, insieme a un medico esperto in erbe naturali.”</p>



<p>Avete dovuto pagare le cure? Se sì, quanto?</p>



<p><br>“Sì, ma non ricordo con precisione il costo. Erano circa 600 dollari.”</p>



<p>Chi ha pagato?</p>



<p><br>“La somma è arrivata tramite la campagna di raccolta fondi.”</p>



<p>In generale, a Gaza, avete accesso ad acqua pulita, servizi igienici e almeno a un minimo di condizioni adeguate per<br>proteggervi dalle malattie? E se no, tu e la tua famiglia siete riuscitə a trovare delle soluzioni alternative?<br>&#8220;Onestamente, sono quasi del tutto inesistenti. E no, non abbiamo trovato delle soluzioni.&#8221;</p>



<p>Prima della guerra lavoravi in un negozio di abbigliamento, unica fonte di reddito per la tua famiglia. Cosa è successo al<br>negozio? Riuscite ancora a guadagnare qualcosa da quel lavoro, oggi?</p>



<p><br>“Il negozio è stato distrutto. Tutta la merce è andata bruciata.”</p>



<p>Hai avviato una raccolta fondi su Chuffed per aiutare te e la tua famiglia a sopravvivere e, magari un giorno, ricominciare.<br>Perché l’hai creata? Cosa speri che accada grazie a questa campagna?</p>



<p><br>“Dopo che ho perso il negozio e i soldi, ho deciso di creare una raccolta fondi con l’aiuto di un’amica. L’obiettivo è ottenere il denaro<br>necessario per soddisfare i nostri bisogni primari. E poi grazie al vostro sostegno, quando la guerra finirà, spero di poter ricominciare da capo e riaprire il negozio con quei soldi.”</p>



<p>Ə tuoə genitorə sono anziani. Come stanno, fisicamente ed emotivamente?</p>



<p><br>“Mio padre è molto stanco. Tuttə noi siamo a pezzi. Mia madre ha l’eczema alle mani. Sono piene di vesciche e ha la pelle spaccata.”</p>



<p>E la state curando?</p>



<p><br>“No. Qui non esiste un trattamento.”</p>



<p>Che opinione hai del rapporto tra Israele e Gaza, in particolare sulle decisioni del governo israeliano e dell’attacco di Hamas<br>del 7 ottobre?</p>



<p><br>“Non so rispondere.”</p>



<p>Ti faccio una domanda delicata, ma sentiti liberissimo di non rispondere, anche per ragioni di sicurezza personale e<br>famigliare. Tu, personalmente, cosa pensi di Netanyahu? E se potessi immaginare una fine possibile per la guerra attuale,<br>secondo te chi — o cosa — potrebbe davvero fermarla? Qualunque pensiero ti venga in mente va bene, anche se<br>crudo.</p>



<p><br>“Netanyahu è un criminale di guerra e un mostro. Forse la fine della guerra è vicina. Magari le pressioni su Netanyahu da parte di Trump, dell’Unione Europea e dei Paesi del Golfo porteranno alla pace.”</p>



<p>Nonostante tutto quello che stai passando, sei ancora in grado di immaginare un futuro diverso? Hai un sogno per il tuo<br>futuro o per quello della tua famiglia?</p>



<p><br>“Sì, ho un sogno e sento di avere un futuro, ma ho bisogno di aiuto perché a causa della guerra ho perso tutto. Il mio sogno è uscire da<br>questo Paese, aprire un’attività, sposarmi e avere una famiglia come tuttə ə giovani del mondo.”</p>



<p>Per concludere, vuoi mandare un messaggio al governo di Netanyahu, allə leader mondiali o a tutte le persone che leggeranno la tua storia?</p>



<p><br>“Voglio vivere in pace. Siate al mio fianco. Aiutatemi, vi prego.”</p>



<p>La testimonianza di Hussain si inserisce in un contesto umanitario devastante. Secondo le Nazioni Unite, il 93% della popolazione<br>della Striscia di Gaza è colpita da una grave privazione alimentare e 470.000 persone vivono già in condizioni di fame acuta, come<br>denunciato dal Segretario Generale dell’ONU António Guterres in un comunicato ufficiale pubblicato il 2 aprile 2025. A confermare la<br>criticità della situazione è anche l’UNICEF, che nel rapporto rilasciato il 17 giugno 2025 ha stimato che almeno 71.000 bambinə<br>sotto i cinque anni e oltre 17.000 madri sono a rischio di malnutrizione grave.<br>La situazione peggiora se si guarda ai dati clinici sul campo. A marzo 2025, infatti, l’UNRWA ha reso noto che unə bambinə su<br>dieci visitatə nelle sue cliniche soffre di malnutrizione estrema.<br>Intanto, secondo un’analisi resa pubblica dal Financial Times il 9 aprile 2025, il blocco imposto da Israele ha fatto salire i prezzi dei<br>rifornimenti alimentari fino al +312%, rendendo il cibo un lusso per ə gazawi.<br>Alla fame si aggiunge il collasso sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato nel suo aggiornamento del 13 maggio 2025 che circa l’80% delle strutture ospedaliere nella Striscia è oggi fuori uso, inagibile o gravemente danneggiato.<br>Mancano antibiotici, antidolorifici e persino disinfettanti di base.<br>L’acqua pulita è praticamente assente: il sistema idrico è stato distrutto, e la crisi igienico-sanitaria ha portato a una diffusione di<br>malattie infettive &#8211; soprattutto tra ə bambinə.<br>E allora viene spontaneo chiedersi: come possono ə principali leader della comunità internazionale, compresa la Presidente<br>italiana del Consiglio Giorgia Meloni, continuare a mantenere una posizione ambigua o addirittura silente di fronte a una catastrofe<br>umanitaria di tali proporzioni? Come può il governo italiano ribadire il proprio “sostegno incondizionato” a Israele, evitando<br>sistematicamente di nominare la Palestina, ignorando la realtà di migliaia di vittime civili, bambinə denutritə, ospedali rasi al suolo e<br>famiglie interamente sterminate? Le risposte, seppur scomode, sono sotto gli occhi di chiunque: interessi geopolitici, accordi<br>bilaterali di natura economica, militare e commerciale; alleanze strategiche che prevalgono sistematicamente sul rispetto dei diritti umani e sul diritto internazionale. Dietro questa apparente realpolitik si cela una pericolosa forma di complicità, alimentata da<br>un silenzio che sa di resa morale e politica.<br>Come cittadini e cittadine, come giornalistə, lettorə, testimoni, abbiamo ancora il potere &#8211; e il dovere &#8211; di non accettare una<br>narrazione dominante. Possiamo e dobbiamo scegliere da che parte stare. E non è necessario ricoprire un ruolo istituzionale per<br>farlo: basta rifiutare l’indifferenza, denunciare le ingiustizie, amplificare le voci che il mondo prova a zittire e donare a chi ne ha<br>necessità.</p>



<p>A tuttə voi che state leggendo: se credete che nessuno debba sopravvivere tra le macerie nell’indifferenza generale, potete fare la<br>differenza. La famiglia di Hussain ha attivato una raccolta fondi su Chuffed.org, una piattaforma sicura, trasparente e senza commissioni &#8211; pensata per sostenere cause umanitarie in tutto il mondo. Donare è semplice: si può contribuire con una cifra unica o attivare una donazione mensile ricorrente &#8211; un vero e proprio abbonamento solidale &#8211; che può essere interrotto in qualsiasi momento, con un solo clic. Anche pochi euro possono trasformarsi in cibo, acqua, cure mediche e riparo. Non possiamo fermare la guerra, ma possiamo fare qualcosa di concreto per la sopravvivenza di queste persone e decidere di non voltarci dall’altra parte. Abbiamo la possibilità di difendere insieme la dignità umana.<br>Non dovremmo sprecarla.</p>



<p><br>Di seguito, troverete il link che vi porterà alla raccolta fondi di Hussain: </p>



<p><a href="https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://chuffed.org/project/124752-urgent-help-hussain-rebuild-after-gaza-war?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="819" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18088" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-240x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/ga2-768x960.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></figure>



<p><br>Articolo editato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale*</p>
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		<title>E&#8217; guerra !</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 08:56:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="762" height="429" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17191" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 762w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /></a></figure>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due parti.</p>



<p>Le operazioni sono iniziate all’alba con razzi lanciati da Hamas, incursioni di combattenti nelle colonie israeliane e la cattura di prigionieri di guerra. Il portavoce di Hamas ha parlato di oltre 5 mila razzi lanciati, che hanno colpito anche nella periferia di Tel Aviv. Nella penetrazione dei combattenti sono stati utilizzati mezzi marini e deltaplani, oltre alle infiltrazioni via terra. L’azione palestinese è stata denominata il “Diluvio per Gerusalemme” e l’operazione israeliana “Spade di ferro”.</p>



<p>Il canale tv 12 israeliano parla di 150 israeliani uccisi, 35 catturati e oltre 1000 feriti. I media israeliani scrivono che ci sono stati scontri armati tra uomini di Hamas e unità dell’esercito israeliano ad Ashkelon. Fonti ospedalieri di Gaza parlano di 180 uccisi e di circa 1000 feriti soltanto nel capoluogo.</p>



<p>Il premier Netanyahu ha interrotto una riunione del gabinetto ristretto della sicurezza a causa dell’allarme per i razzi caduti su Tel Aviv. Ha annunciato in una dichiarazione video: “Non è un’operazione, è la guerra”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-PAlestina-Occupata-Israele-2-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13516"/></figure>



<p>USA e paesi europei, come è scontato, hanno condannato l’attacco di Hamas. Diversi paesi arabi hanno mantenuto il silenzio, come per esempio l’Arabia Saudita, altre invece hanno invitato le due parti a “mantenere la calma e evitare di colpire i civili” (Egitto, Kuwait e Oman), altri ancora hanno espresso una timida posizione di sostegno, dichiarando che la situazione è degenerata a causa delle azioni militari israeliane contro i civili palestinesi, le profanazioni della moschea di Al-Aqsa e la continua confisca e occupazione delle terre palestinesi da assegnare ai coloni (Iraq). &nbsp;Gli unici che hanno dichiarato il totale sostegno sono stati Iran e Hezbollah libanesi (“Diritto dei palestinesi a rispondere alle provocazioni israeliane”). Il movimento libanese ha anche aggiunto che sta monitorando la situazione “per non lasciare i fratelli palestinesi da soli”.</p>



<p>Il rappresentante dell’ONU per la Palestina ha dichiarato la sua sorpresa per gli attacchi ed ha invitato alla calma e di salvaguardare i civili dalle operazioni militari.</p>



<p>È una situazione molto grave. I volontari italiani a Gaza sono molto allarmati. Ecco cosa scrive una volontaria in un laboratorio medico a Gaza: “sono chiusa al medical relief con un ragazzo della sicurezza. Oggi hanno bombardato edificio a fianco il ns e abbiamo avuto danni alla struttura. Io e Ahmad eravamo al 4 piano siamo scesi di corsa. Stanotte dormiamo al piano terra. Ho portato il materasso nel laboratorio analisi. Il consolato ha contattato tutti gli italiani presenti ognuno è nella propria struttura. Non so quando ci fanno uscire, ma la situazione è&nbsp;molto&nbsp;difficile”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-Palestina-Occupata-Israele-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13517"/></figure>



<p>Le organizzazioni italiane operanti in Palestina hanno lanciato un appello per l’immediato cessate il fuoco:</p>



<p>“L’ITALIA E L’ UNIONE EUROPEA AGISCANO SUBITO PER UN IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO</p>



<p>Le gravi notizie che ci giungono da Israele e Palestina scuotono ancora una volta le nostre coscienze di donne e uomini che credono in un futuro di pace per tutta l’umanità. Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari e ai cari delle vittime di questa nuova ondata di violenze, che non potrà, come già vediamo in queste prime ore, che innalzare ancora il numero di vittime e l’emergenza umanitaria nel tragico contesto israelo-palestinese.</p>



<p>Il 2023 è un anno di violenze senza precedenti. Dall’inizio dell’anno, già più di 200 Palestinesi erano morti per mano israeliana, inclusi almeno 38 bambini e bambine; un numero di vittime già maggiore di quello registrato in tutto il 2022. Nella sola giornata di oggi, a questi numeri inaccettabili si aggiungono almeno 100 vittime israeliane e almeno 198 palestinesi, e queste cifre sono purtroppo destinate ad aumentare di ora in ora. La popolazione civile non deve mai essere un obiettivo di qualsivoglia azione armata.</p>



<p>Continuare a raccontare questi momenti come episodi isolati non solo non restituisce il quadro di una situazione di crisi protratta, ma rischia di costituire un ulteriore ostacolo alla pace.</p>



<p>Il disinteresse e l’immobilità della comunità internazionale nei confronti della occupazione e della colonizzazione israeliana in Palestina ha creato un clima di impunità di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele in Palestina: attacchi dei coloni, incursioni mirate, demolizioni di infrastrutture, arresti arbitrari e uccisione di civili sono all’ordine del giorno.</p>



<p>Senza uno sforzo concreto perché i diritti di tutti vengano finalmente riconosciuti e rispettati non solo non potrà esserci pace, ma attacchi e massacri avranno inevitabilmente dimensioni sempre più feroci.</p>



<p>Chiediamo quindi al governo italiano, all’Unione Europea e a tutta la comunità internazionale di:</p>



<p>– Agire per un immediato cessate il fuoco e per la riapertura di un tavolo di negoziato basato sulle norme e sui principi dei diritti umani e del diritto internazionale</p>



<p>– Far ripartire immediatamente la macchina della diplomazia, per porre fine dell’occupazione militare e alla colonizzazione israeliana in Palestina, incluso il blocco che da 15 anni affligge la striscia di Gaza, nel pieno rispetto del diritto internazionale</p>



<p>– Cessare la fornitura di armamenti (armi, munizioni, equipaggiamenti ecc.) a tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese, laddove sussista un rischio chiaro e preponderante che tali forniture possano essere usate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario</p>



<p>– Garantire in tempi rapidissimi e senza restrizioni le operazioni di soccorso della popolazione civile, che come sempre sarà la vera vittima di questa ennesima ondata di violenze</p>
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		<title>I combattimenti tra Israele e Striscia di Gaza sono sempre più intensi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2021 08:45:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ilpost.it) Sono i più gravi dalla guerra del 2014 e le due parti non sembrano intenzionate a fermarsi: i morti sono più di 60, soprattutto palestinesi I combattimenti tra Israele e gruppi armati&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Sono i più gravi dalla guerra del 2014 e le due parti non sembrano intenzionate a fermarsi: i morti sono più di 60, soprattutto palestinesi</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-2.jpg?x72029&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>I combattimenti tra Israele e gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza, in particolare Hamas, si sono intensificati martedì sera: i gruppi palestinesi hanno lanciato nuovamente decine di razzi contro città israeliane, prendendo di mira in particolare la città di Askhelon e l’area della capitale Tel Aviv, mentre Israele ha risposto con attacchi aerei sulla Striscia in cui, secondo il governo di Gaza, sono rimaste uccise finora almeno 62 persone, di cui 56 palestinesi e 6 israeliani: dei palestinesi uccisi 14 erano bambini.</p>



<p>I combattimenti, iniziati lunedì a seguito degli&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/10/scontri-polizia-israeliana-palestinesi-spianata-delle-moschee/?utm_source=rss&utm_medium=rss">scontri tra palestinesi e polizia israeliana</a>&nbsp;sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, sono i più violenti e gravi dal 2014, anno in cui ci fu l’<a href="https://www.ilpost.it/2014/07/18/invasione-israele-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ultima guerra tra le due parti</a>&nbsp;e in cui Israele invase via terra la Striscia di Gaza.PUBBLICITÀ</p>



<figure><iframe></iframe></figure>



<p>Nel bombardamento più grosso compiuto da droni israeliani martedì sera è stato distrutto un edificio di 12 piani in cui c’erano uffici di Hamas, il gruppo che governa di fatto la Striscia, ma anche una palestra e uffici di altre startup palestinesi. Hamas ha detto che nel bombardamento&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/united-nations-africa-gaza-middle-east-violence-cb885f54369c7f4799aff0d8e421212c?utm_campaign=SocialFlow&amp;utm_medium=AP&amp;utm_source=Twitter&utm_source=rss&utm_medium=rss">è stato ucciso</a>&nbsp;anche Bassem Issa, comandante delle operazioni militari del gruppo a Gaza: Issa è il più importante militare di Hamas ucciso da Israele dal 2014.</p>



<p>Prima di bombardare, Israele ha sparato una serie di colpi di avvertimento permettendo alle persone al suo interno di uscire: sembra che non ci siano stati né morti né feriti. Mercoledì mattina un nuovo bombardamento ha danneggiato seriamente un altro edifico di 9 piani che ospitava appartamenti, società mediche e una clinica dentistica, oltre che – secondo Israele – uffici dell’intelligence di Hamas responsabile di attacchi mirati contro obiettivi israeliani in Cisgiordania: anche in questo caso sono stati sparati alcuni colpi di avvertimento, prima del bombardamento vero e proprio.</p>



<figure><iframe loading="lazy" width="675" height="506" src="https://www.youtube.com/embed/oorwXIH1fHg?feature=oembed&amp;enablejsapi=1&amp;origin=https://www.ilpost.it&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen=""></iframe></figure>



<p>Come hanno notato alcuni osservatori, tra cui i giornalisti Josef Federman e Fares Akram&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/world-news-hamas-middle-east-israel-ad7d5a99e382dcdd3e5df45f33be1b43?utm_source=rss&utm_medium=rss">su&nbsp;<em>Associated Press</em></a>, Israele sta adottando la stessa politica militare che era stata particolarmente criticata internazionalmente nella guerra del 2014: cioè usare gli attacchi aerei per colpire i membri dei gruppi armati palestinesi tra le altre cose distruggendo interi edifici, con il rischio di provocare la morte anche di civili, soprattutto in un’area densamente abitata come la Striscia di Gaza.</p>



<figure><iframe src="https://datawrapper.dwcdn.net/1bpKL/2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="535"></iframe></figure>



<p>In risposta agli attacchi israeliani, Hamas (e in parte il Jihad Islamico, altro gruppo armato della Striscia, anche se più piccolo di Hamas), ha sparato centinaia di nuovi razzi verso le città israeliane vicine alla Striscia, tra cui l’area di Tel Aviv e Ashkelon, uccidendo cinque persone e ferendone almeno un centinaio. Dall’inizio dei combattimenti, ha detto mercoledì mattina l’esercito israeliano, i gruppi di Gaza hanno sparato circa 850 razzi, di cui l’85-90 per cento è stato intercettato dal sistema di difesa missilistico israeliano Iron Dome.</p>



<p>Martedì, inoltre, sono iniziate proteste molto grosse di palestinesi in diverse città israeliane a maggioranza araba, dove sono stati appiccati incendi a proprietà e automobili appartenenti a membri delle comunità ebraiche.</p>



<p>La situazione più grave si è creata nella città di Lod, nel centro di Israele, dove mercoledì mattina è stato dichiarato lo stato di emergenza e dove è stato chiesto e ottenuto l’intervento dell’esercito: è la prima volta dal 1966 che il governo israeliano usa poteri di emergenza su una propria comunità araba. Il sindaco Yair Revivo&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lod-mayor-describes-kristallnacht-civil-war-in-city-says-army-must-deploy/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha detto</a>&nbsp;che la crisi era troppo grossa per essere gestita dalla sola polizia locale: «Tutto il lavoro che abbiamo fatto per anni [sulla coesistenza tra arabi ed ebrei] è andato in fumo».</p>



<p>A Lod sono stati appiccati incendi nelle sinagoghe e lanciate bombe incendiarie nelle case dei membri della comunità ebraica: la situazione è quella di una «guerra civile», ha detto Revivo. Nel pomeriggio di mercoledì la polizia ha imposto anche un coprifuoco a Lod: sarà vietato a chiunque di entrare nella città e ai residenti di uscire dalle proprie case dalle 20 alle 4.<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/12/guerra-israele-striscia-di-gaza-hamas/aptopix-israel-palestinians-9/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Non è ancora chiaro quanto potranno durare i lanci di razzi dalla Striscia e i bombardamenti di Israele, o se la situazione peggiorerà ulteriormente, così come non è chiaro chi potrà ottenere vantaggi politici dalle violenze.</p>



<p><a href="https://www.nytimes.com/2021/05/11/world/middleeast/israel-gaza-airstrikes.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo il&nbsp;<em>New York Times</em></a>, sia Hamas che il governo israeliano starebbero traendo vantaggio dalla situazione attuale: per Hamas sarebbe un’occasione per accreditarsi come gruppo leader della resistenza palestinese, retorica alimentata anche dal fatto di avere presentato il lancio di razzi come ritorsione diretta all’intervento della polizia israeliana nel complesso della moschea di al Aqsa, sulla Spianata delle Moschee, un luogo considerato di enorme importanza religiosa sia per i musulmani che per gli ebrei; per il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu la guerra potrebbe diventare un modo per spingere verso di sé i partiti rivali che stanno cercando di formare un governo alternativo al suo, risolvendo uno stallo che va avanti da moltissimi mesi.</p>



<p>Sono in corso anche sforzi diplomatici per far terminare il conflitto. Qatar, Egitto e Nazioni Unite stanno lavorando su un possibile cessate il fuoco, mediando tra le posizioni di Hamas e quelle di Israele, mentre mercoledì è in programma un nuovo incontro di emergenza al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il secondo in tre giorni.</p>
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		<title>I palestinesi non si comprano in cambio della terra e del loro orgoglio</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jan 2020 08:14:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>ll comunicato di Co-mai e U.I Arabi 48 . No alla proposta unilaterale di Trump ,i palestinesi non si comprano in cambio della terra e il loro orgolio* *Foad Aodi. E&#8217; la giornata del&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="457" height="305" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13586" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/2dee59817c82c5c7bc5bfdff04c3c588-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption>epa08173243 US President Donald J. Trump (R) shakes hands with  Prime Minister of Israel Benjamin Netanyahu while unveiling his Middle East peace plan in the East Room of the White House, in Washington, DC, USA, 28 January 2020. US President Donald J. Trump&#8217;s Middle East peace plan is expected to be rejected by Palestinian leaders, having withdrawn from engagement with the White House after Trump recognized Jerusalem as the capital of Israel. The proposal was announced while Netanyahu and his political rival, Benny Gantz, both visit Washington, DC.  EPA/MICHAEL REYNOLDS</figcaption></figure></div>



<p><strong>ll comunicato di Co-mai e U.I Arabi 48 . No alla proposta unilaterale di Trump ,i palestinesi non si comprano in cambio della terra e il loro orgolio* </strong></p>



<p>*Foad Aodi. E&#8217; la giornata del disastro per il mondo palestinese e arabo dopo quella del Nakba*</p>



<p>Cosi le comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai) e l&#8217;Unione Internazionale Arabi 48 commentano e non approvano la politica decisionale e unilaterale e offensiva di Trump contro i palestinesi. La delusione e&#8217; enorme viene proprio da una potenza mondiale che deve garantire i diritti umani e la pace nel mondo e fermare i conflitti e le guerre civili ,invece proclama una decisione unilaterale offendendo i palestinesi in cambio della terra e dei loro diritti, sovranità e indipendenza della Palestina  per la quale chiediamo due popoli e due stati con Gerusalemme capitale .Ormai con questa decisione è morto ogni tentativo a favore del dialogo e la pace in terra santa compreso il dialogo inter religioso a rischio così *Dichiara Foad Aodi Fondatore della Co-mai* che si appella a Papa Francesco per sostenere come sempre la pace, diritti umani e la giustizia nel mondo . </p>



<p></p>



<p><strong>La notizia (da ansa.it)</strong></p>



<p>La Lega araba ha condannato il piano illustrato da Donald Trump sul Medio Oriente sostenendo che si tratta di &#8220;una grande violazione dei diritti dei palestinesi&#8221;. In un comunicato il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha sottolineato: &#8220;Studieremo minuziosamente la prospettiva americana e siamo aperti a tutti gli sforzi seri a favore della pace&#8221;. Ha tuttavia aggiunto che da &#8220;una lettura preliminare emerge una consistente violazione dei diritti legittimi dei palestinesi&#8221;.</p>



<p><strong>Botta e risposta sul piano anche nel Question Time alla Camera dei Comuni britannica</strong>. Il leader uscente dell&#8217;opposizione laburista lo ha attaccato apertamente come un inganno: &#8220;Non è un piano di pace&#8221;, ha detto, giudicandolo inaccettabile per qualunque leader palestinese e sfidando il premier conservatore Boris Johnson a dire agli Usa che &#8220;sbagliano&#8221; e che il Regno Unito resta schierato a favore di &#8220;un piano di pace vero, sostenuto a livello internazionale&#8221;.</p>



<p><strong>&#8216;Uno stato ai palestinesi, Gerusalemme capitale d&#8217;Israele&#8217;.&nbsp;</strong>Donald Trump svela il suo piano di pace per il Medio Oriente.&nbsp;<strong>Ma Hamas rifiuta.&nbsp;</strong><br>Il presidente americano propone la soluzione dei due Stati con Gerusalemme est capitale della Palestina. Lo affermano fonti della Casa Bianca riprese da alcuni media Usa mentre il tycoon si appresta a illustrare il piano insieme a Benyamin Netanyahu.&nbsp;<strong>&#8220;La gente in Medio Oriente, soprattutto i giovani, sono pronti per un futuro migliore&#8221;.</strong><br><strong>&#8220;Quello di oggi è un grande passo verso la pace&#8221;:</strong>&nbsp;lo ha affermato Donald Trump annunciando il piano per il Medio Oriente. &#8220;E&#8217; giunto il momento per una svolta storica&#8221;, ha aggiunto.</p>



<figure><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/zyWovtG_YaA?enablejsapi=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="460" height="315" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></figure>





<p>Il piano di pace Usa per il Medio Oriente conta 80 pagine ed è &#8220;il più dettagliato&#8221; mai presentato finora: lo ha detto Trump in una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benyamin Netanyahu.<strong>&nbsp;&#8220;Gerusalemme resta la capitale indivisa di Israele&#8221;.&nbsp;</strong>Trump ha dichiarato che il premier israeliano gli ha detto che il piano di pace Usa per il Medio Oriente è una base per negoziati diretti.<br><br>Il piano di pace Usa per il Medio Oriente prevede investimenti per 50 miliardi di dollari a favore dei palestinesi:&nbsp;<strong>&#8220;Ci sono molti stati pronti ad investire&#8221;</strong>, ha assicurato Trump.&nbsp;&#8220;<strong>Questa potrebbe essere l&#8217;ultima opportunità</strong>&nbsp;per arrivare a una pace in Medio Oriente&#8221;, ha sottolineato il presidente Usa.<br><br>Trump ha annunciato che, se ci sarà l&#8217;accordo tra le parti, gli Usa apriranno un&#8217;ambasciata a Gerusalemme Est, confermando che quest&#8217;ultima potrebbe essere<strong>&nbsp;la capitale del futuro Stato palestinese</strong>.<br>Trump ha affermato di aver inviato una lettera al presidente dell&#8217;Autorità nazionale palestinese Abu Mazen sul piano di pace Usa per il Medio Oriente e ha evocato un<strong>&nbsp;tempo di 4 anni per negoziare</strong>.<br><br><strong>&#8220;Gerusalemme non è in vendita, e i nostri diritti non si barattano&#8221;</strong>. Lo ha detto il presidente palestinese Abu Mazen respingendo il piano di pace annunciato oggi dal presidente Usa Donald Trump.<br><br><strong>Il Piano di Trump &#8220;è aggressivo e provocherà molta ira&#8221;.</strong>&nbsp;Lo ha detto alla Reuters, riferita dai media israeliani, il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri secondo cui la parte del Piano che riguarda Gerusalemme &#8220;non ha senso&#8221;. &#8220;Gerusalemme &#8211; ha proseguito &#8211; sarà sempre una terra per i palestinesi. I palestinesi fronteggeranno questo Piano e Gerusalemme resterà sempre terra palestinese&#8221;.<br><br><strong>Il piano di Trump è &#8220;destinato al fallimento&#8221;.</strong>&nbsp;Così l&#8217;Iran boccia senza appello la proposta del presidente americano per una pace in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi. &#8220;Il vergognoso piano americano imposto ai palestinesi è il tradimento del secolo ed è destinato al fallimento&#8221;, afferma il ministero degli Esteri in un comunicato. Sulla stessa linea gli alleati sciiti libanesi di Teheran, Hezbollah, secondo cui il piano Trump è &#8220;un tentativo di eliminare i diritti del popolo palestinese&#8221;.<br><br><strong>Gli Stati Uniti riconosceranno le colonie israeliane nei territori come parte di Israele</strong>. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu illustrando il piano di pace di Donald Trump in una conferenza stampa a Washington. Secondo il piano, ha aggiunto, i rifugiati palestinesi non avranno diritto al ritorno in Israele. Netanyahu si è detto pronto a negoziare con i palestinesi un &#8220;cammino verso un futuro Stato&#8221;, ma a condizione che questi riconoscano Israele come uno &#8220;Stato ebraico&#8221;.</p>
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		<title>Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 06:38:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it) Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/xMohamed-Morsi-dire-720x499.jpg.pagespeed.ic.5aX18CG_yB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Morsi muore in tribunale: Egitto in fiamme"/><figcaption>(Foto di Agenzia Dire)</figcaption></figure>



<p>di Patrizia Cecconi (pressenza.it)</p>



<p>Violenti scontri in Egitto per la morte improvvisa dell’ex presidente Morsi durante un’udienza in tribunale. Il generale Al Sisi, che lo destituì e arrestò con un colpo di Stato nel luglio 2013 sta rafforzando le misure di sicurezza, ma l’Egitto è in fiamme.</p>



<p>Il trattamento di Morsi in prigione non era certo dei più teneri – ammesso per assurdo che le prigioni egiziane siano mai state luoghi di espiazione delle colpe secondo i canoni del diritto umanitario – e già un comitato di avvocati aveva denunciato le condizioni di salute dell’ex presidente aggravate dal trattamento penitenziario.</p>



<p>Tutto questo fa del primo presidente egiziano eletto democraticamente un martire dei Fratelli Musulmani e il suo seguito, anche grazie alla durezza repressiva di Al Sisi, ha continuatato a considerarlo un eroe e a rimpiangerlo. La sua morte, quindi, in un’aula di tribunale in cui era chiamato più che a difendersi a sopportare le numerose accuse tra cui quelle, ben gradite a Israele, di cospirazione con Hamas in Palestina ed Hesbollah in Libano, farà nuovamente scoppiare l’Egitto dove, né Morsi né tanto meno Al Sisi hanno mai rappresentato modelli di tolleranza e di democrazia impostata sulla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Un altro campione dei diritti umani, il presidente turco Erdogan, ha pubblicamente dichiarato Mohammad Morsi&nbsp; un martire oltre che un fratello e questo equivale ad assestare un duro colpo ad Al Sisi che, a torto o a ragione, viene considerato il suo carnefice.</p>



<p>Ricordiamo che Morsi era stato presidente del partito Giustizia e Libertà fondato sull’onda della “rivoluzione” di piazza Tahrir e precedentemente era stato deputato al parlamento egiziano come esponente del movimento dei Fratelli Musulmani.Dopo aver ottenuto la vittoria elettorale ed aver assunto democraticamente il mandato presidenziale, Morsi aveva iniziato a lavorare sul suo progetto di “rinascita dell’Egitto” basato sull’applicazione dei principi basilari della “sharia”, la legge islamica.</p>



<p>Forse fu questo orientamento fondamentalista, contrastato dalla parte laica e comunque dalla parte meno integralista, che lo considerò un traditore per le modifiche alla Costituzione e per la durezza che accompagnava il suo integralismo religioso, ad aprire le porte al generale Al Sisi. Ma non va sottovalutato neanche il manifesto e profondo “non gradimento” di Morsi da parte di Israele, visti i suoi rapporti con Hamas e Hesbollah, nel segnare la sua fine.</p>



<p>Il generale Al Sisi, a sua volta, non brillò né tuttora brilla per metodi democratici e, dopo aver fatto arrestare tutti gli esponenti della Fratellanza musulmana, schiacciò brutalmente nel sangue ogni manifestazione di sostegno all’ex presidente, tanto che in pochi giorni si contarono migliaia di morti.</p>



<p>Ora sono in corso scontri violenti e si teme un altro bagno di sangue perché la morte di Morsi è considerata prossima ad un omicidio per le condizioni in cui era mantenuto come prigioniero.</p>



<p>La Fratellanza musulmana ha invitato a manifestare in tutto il mondo davanti alle ambasciate egiziane e ha chiesto agli egiziani di partecipare in massa ai suoi funerali. Le misure di sicurezza, lo sappiamo per esperienza, hanno puramente funzione repressiva e i metodi di Al Sisi non sono certo meno duri di quelli all’epoca contestati a Morsi.</p>



<p>Forse, incredibilmente e sperabilmente, il bagno di sangue che tutti gli osservatori si aspettano verrà mitigato da una scelta della Confederazione calcistica africana la quale, avendo tolto al Camerun la sede per il torneo della Coppa d’Africa ed avendola spostata in Egitto – perché considerato fino a ieri più sicuro – farà partire venerdì prossimo la prima sfida. Sarà un evento calcistico il momentaneo pacificatore di una situazione incandescente? Forse.</p>



<p>In altre regioni del mondo è già successo. Ma in altre regioni del mondo l’influenza israeliana e gli intrecci di alleanze e “disalleanze” tra paesi più o meno fratelli non erano confrontabili con l’Egitto, troppo vicino al Medio Oriente e ai suoi signori, locali e d’oltre oceano.</p>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>Gaza. I tre uomini che decidono la pace o la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 09:38:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Articolo di Janiki Cingoli, Presidente di CIPMO, pubblicato sul magazine online Huffington Post. &#160; 10.000 persone a Gaza hanno partecipato anche questo venerdì alle manifestazioni contro Israele, ma i più si sono tenuti lontano dal&#46;&#46;&#46;</p>
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<div style="padding: 10px; color: #555555; line-height: 19.5px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo di Janiki Cingoli, Presidente di CIPMO, pubblicato sul magazine online Huffington Post.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>10.000 persone a Gaza hanno partecipato anche questo venerdì alle manifestazioni contro Israele,</strong> ma i più si sono tenuti lontano dal confine, seguendo le indicazioni date da Hamas, che aveva dichiarato di non voler mettere a rischio le trattative in corso con Israele, e aveva diffuso un appello a “preservare il sangue palestinese per quando sarà costruito lo Stato palestinese”. Tuttavia, alcuni gruppi si sono avvicinati bruciando copertoni, lanciando palloni incendiari e in tre casi infiltrandosi in Israele.</p>
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<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 20px; font-family: Arial, 'Helvetica Neue', Helvetica, sans-serif; font-size: 13px;">
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mercoledì, due razzi Grad, di media gittata, hanno raggiunto l’area centrale di Israele,</strong> colpendo l’uno una casa a Beersheba, l’altro finendo in mare. E’ stata la prima volta, dall’inizio delle manifestazioni, che sono stati usati missili di portata così lunga, quasi un avvertimento a Israele del pericolo che graverebbe sulla sua popolazione civile, se la minacciata operazione su larga scala venisse attuata.</p>
<p>Contemporaneamente, sia Hamas che lo Jhiad islamico, le due organizzazioni più forti e le sole a detenere razzi di quel tipo, hanno negato in un comunicato congiunto di aver qualcosa a che fare con quei lanci, disconoscendone la paternità, lanciando così il segnale opposto di non volere un’escalation. Nel frattempo, una missione dei servizi di sicurezza egiziani faceva una frenetica spola tra Gaza, Gerusalemme e Ramallah, per arginare la possibile esplosione militare, parallelamente alla intensa attività dispiegata dall’inviato speciale dell’ONU in Medio Oriente, Nickolay Mladenov.</p>
<p>Come osservato giustamente sul <a href="http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.musvc1.net/e/t?q=6%3dSTJWN%26D%3dG%26G%3dLUL%26H%3dLTJUM%26M%3dxMEH9_Kluf_Vv_Jgvk_Tv_Kluf_U1OCP.33qKzLF.60E_8tnr_H98At777-u4DL-48HK_8tnr_H9A328DLyG434L_4v3qCsis_M8.6KzEyN8-Lx8-E088z-EuG-67uI4Fw-M37-3BD784wDu-Iz3s8-4F-w4K3-G.YPXNcTb%26t%3dFFKB6L.FuM%264K%3dMaQ&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://cimpocentroitalianoperlapaceinmediooriente.musvc1.net/e/t?q%3D6%253dSTJWN%2526D%253dG%2526G%253dLUL%2526H%253dLTJUM%2526M%253dxMEH9_Kluf_Vv_Jgvk_Tv_Kluf_U1OCP.33qKzLF.60E_8tnr_H98At777-u4DL-48HK_8tnr_H9A328DLyG434L_4v3qCsis_M8.6KzEyN8-Lx8-E088z-EuG-67uI4Fw-M37-3BD784wDu-Iz3s8-4F-w4K3-G.YPXNcTb%2526t%253dFFKB6L.FuM%25264K%253dMaQ&amp;source=gmail&amp;ust=1540372872592000&amp;usg=AFQjCNEoMAm-ORw1BLqg7JXceqeexcMG4Q&utm_source=rss&utm_medium=rss">quotidiano Ha’aretz da Anshel Pfeiffer</a>,<strong> il destino di Gaza è nelle mani di tre uomini: Benjamin Netanyahu, Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, e Mahmoud Abbas, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nessuno dei tre vuole una nuova guerra nella Striscia, nessuno dei tre fino ad oggi è stato capace di bloccare gli scontri.</strong></p>
<p>Netanyahu vuole guadagnare almeno un anno di calma: l’anno prossimo, a primavera, sono previste le elezioni anticipate, e lui non vuole certo presentarsi, in caso di guerra, con un pesante bilancio di vittime e feriti nella popolazione civile, e tra gli stessi militari. Inoltre, Israele vuole terminare i lavori di costruzione della barriera sotterranea, in grado di bloccare la penetrazione dei tunnel nel suo territorio. Israele poi non vuole certo riassumersi la responsabilità della gestione amministrativa e della vita di quei due milioni di palestinesi disperati. Infine, il leader israeliano è consapevole delle reazioni internazionali e nello stesso mondo arabo che una nuova operazione su larga scala comporterebbe.</p>
<p>D’altra parte, una nuova guerra a Gaza lascerebbe al suo termine le cose esattamente come stanno, perché Netanyahu sa che sradicare Hamas da Gaza significherebbe solo aprire la strada a gruppi jihadistici ancora più estremisti. I suoi vertici militari gli hanno chiarito bene il concetto. E d&#8217;altronde il Leader israeliano preferisce in realtà la persistenza di due entità palestinesi distinte, perché questo indebolisce la controparte e allontana la possibilità di una ripresa dei negoziati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le trattative indirette svoltesi al Cairo in questi mesi,</strong> mediate dai servizi di sicurezza egiziani, sono andate molto avanti, arrivando a definire una bozza di accordo bilaterale, che prevede prima il ristabilimento della calma, con l’apertura dei valichi al confine con Israele, insieme a quello con l’Egitto, poi le trattative per lo scambio di prigionieri, e il varo di una tregua di cinque anni, insieme a misure di emergenza per risollevare le gravi condizioni di vita della popolazione, ivi incluso il possibile utilizzo di un porto a Cipro o in Egitto, per rompere l’isolamento di Gaza, ed anche la costruzione di un aeroporto. In sostanza, gli stessi impegni, rimasti del tutto inattuati, con cui si era chiusa nel 2014 la precedente guerra, denominata da Israele Operatione <em>“Protective Edge”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A questi elementi, si aggiunge inoltre l’apporto del Qatar, che si impegnerebbe a pagare il carburante per portare da 4 a 8 ore al giorno l’erogazione dell’elettricità a Gaza, e gli stipendi dei dipendenti pubblici assunti da Hamas in questi anni, eludendo così le sanzioni imposte dal Presidente Abbas per forzare Hamas a restituire il controllo di Gaza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’altra parte, per Netanyahu è difficile concludere una tregua di lunga durata con Hamas, scavalcando il Presidente Abbas e i sospetti sauditi per il coinvolgimento del Qatar, e senza ottenere già nel primo stadio la restituzione del corpo del soldato ucciso e dei due civili vivi, detenuti di Hamas. Tutto questo esporrebbe il leader israeliano agli attacchi dei concorrenti alla sua destra, dentro e fuori il Likud (in particolare di Naftali Bennet, leader di Habayait Hayehudi, la Casa Ebraica, che aspira a sostituirlo), che lo accusano di aver perso la capacità di deterrenza assicurata dalla precedente guerra del 1914.</p>
<p>Dal canto suo, <strong>Yahya Sinwar e la leadership di Hamas sono consapevoli di queste contraddizioni israeliane, e se ne fanno un punto di forza.</strong> A loro non basta ripristinare la situazione di calma preesistente allo scorso 28 marzo, quando ebbero inizio le manifestazioni: pensano che gli israeliani capiscano solo il messaggio della forza, ma intendono modularla tenendola sotto il livello di guardia di un possibile nuovo conflitto, memori delle terribili perdite subite dalla popolazione e dalle loro milizie nelle precedenti guerre. Quello che vogliono è in sostanza variare la bilancia della deterrenza, arrivando a creare una deterrenza reciproca e non solo di parte israeliana.</p>
<p>Quindi, quando al Cairo sembrava che si fosse vicini all&#8217;accordo, di cui era stata scritta una bozza dettagliata, hanno attenuato di molto le manifestazioni, per poi riaccenderle quando le trattative sono state sospese, in seguito all&#8217;intervento a piedi uniti del Presidente Abbas.</p>
<p>Sinwar vuole arrivare ad una tregua di lunga durata, che stabilizzi il controllo di Hamas sulla Striscia, il che non significa riconoscere Israele e accettare l’idea di dividere la Palestina storica, e in questo in sostanza la sua visione coincide con quella di Netanyahu, che preferisce evitare ogni negoziato sul “Final Status”.</p>
<p>Sinwar guarda oltre Gaza e Hamas, e vede sé stesso come il potenziale leader di tutto il movimento palestinese, il possibile successore di Abbas, il nuovo Arafat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanto al <strong>Presidente Abbas, ha fatto quanto poteva per ostacolare il negoziato a due, chiedendo che ogni accordo e ogni flusso di denaro passasse attraverso l’ANP, l’Autorità Nazionale Palestinese;</strong> e restando adamantino nel negoziato parallelo condotto al Cairo tra Fatah e Hamas per raggiungere e attuare un nuovo accordo interpalestinese. La sua richiesta è che l’organizzazione islamica passi all’ANP non solo il controllo amministrativo della popolazione (un peso certo non indifferente da assumere), ma anche quello militare: una richiesta che Hamas, la cui forza militare è di gran lunga superiore a quella dell’ANP, non è minimamente disposto a accettare. Inoltre il Presidente palestinese mantiene ancora il controllo del suo apparato di sicurezza, che agisce in stretto coordinamento con quelli israeliani, a tutela del comune interesse di contrastare gli sforzi di Hamas per espandere la sua forza in Cisgiordania.</p>
<p>D’altronde, Abbas è molto isolato, data la sua rottura verticale con gli USA, la sua stessa marginalizzazione nel mondo arabo, e il discredito di cui, secondo i sondaggi, è fatto oggetto in Cisgiordania. Se l’azione di blocco dei negoziati al Cairo gli era in un primo tempo riuscita, ora rischia grosso, perché gli egiziani sono stanchi del suo ostruzionismo, e l’ora delle scelte incombe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questi giorni si deciderà dunque il destino di Gaza: il crinale tra pace e guerra è davvero sottile.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Notizie da Gaza, notizie dirette</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2018 07:26:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti Umani</strong></em> ieri ha chiesto notizie e un commento a Meri Calvelli, responsabile del <em>Centro Italiano di Scambi Culturali &#8211; VIK</em> di Gaza. Meri Calvelli è stata gentilissima, ecco le sue parole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11140" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1600" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-300x98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-768x252.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38880915_1815391641842175_8278694401006370816_n-1024x335.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p>Due giorni di tregua, temporanea ma regge; ieri venerdì, la grande marcia ha continuato a presentarsi al confine, con migliaia di persone, famiglie intere, che continuano a chiedere di essere rispettati i loro diritti di persone, non costrette alla galera a vita su una striscia di terra ma di riavere la libertà’ tolta. Come risposta anche ieri 1 morto, un infermiere del servizio sanitario locale, che stava intervenendo e trasportando uno dei tanti feriti della giornata. Ahmad abu Loli 43 anni, altra vittima dell’ingiusta reazione contro questi cittadini che protestano.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11141" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38900162_2075995185995126_9119706515765198848_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Nella citta’ intanto la vita e’ ripresa, dopo la paura dei forti attacchi promessi su tutta la striscia, le parti hanno fermato il fuoco, per il momento, ma quello che rimane sul campo purtroppo sono ancora macerie e distruzione. In molti si chiedono come mai hanno colpito un luogo neutrale, non militare, che per anni e anni ha offerto solo un servizio culturale e sociale agli abitanti . Nella logica della punizione collettiva, questo tipo di attacchi militari, con risposta dell’avversario, devono essere evidenti alla popolazione; questa la logica della distruzione del centro culturale &#8220;Al Mesahal&#8221;, di giovedì scorso, e quella dell’Art&amp;Craft della settimana scorsa. Due luoghi cari e utili, che sicuramente la gente apprezza più’ dei luoghi militari costruiti intorno.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11142" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="720" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/38967971_268642477287682_269813152659537920_n-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>Alle forze israeliane quindi, non basta rispondere colpendo le basi di Hamas, responsabili del lancio di missili, ma la pressione, l’attacco e l’umiliazione deve essere pagata con il tributo della popolazione e della società che cerca di ricostruire ogni volta. Questo passaggio su Gaza purtroppo non e’ considerato dalla comunità internazionale tutta, ne dai governi che non intervengono con una posizione sul diritto internazionale degli esseri umani. Quando si parla di Gaza si accomuna tutti i presenti con un unico corpo, colpevole della situazione; la responsabilità politica della situazione, o lasciare che anche qui parlino solo armi, è purtroppo diventato un metodo globale e sbrigativo, non risolve i problemi, li esaspera ma crea un business enorme per tutti. Gaza purtroppo e’ questo, non si spiega altrimenti la situazione di protratta emergenza e insicurezza per tutti. La dignita’ pero’ ce la dimostrano i cittadini, nella forza di rialzarsi, ricostruire, ricominciare e non darsi per vinti. Anche oggi il teatro distrutto dall’ultimo attacco, ha messo in scena la vitalità e il pensiero creativo, i bisogni e i desideri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11143" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="540" height="960" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 540w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/39050608_540120773111464_8668030038177742848_n-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ogni materiale scenografico, abiti di scena ecc. siano stati disintegrati da ben 9 bombe lanciate da F16, la gente si e’ ritrovata calpestando rabbiosamente le macerie e messo in scena lo spettacolo. Canti e parole per ricostruire le speranze, e’ l’appello che viene lanciato ogni giorno dalla polvere di uno spazio distrutto senza motivo.</p>
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		<title>Feriti nella Striscia di Gaza</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2018 10:34:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il Giro d&#8217;Italia passa da Israele e Gerusalemme e non si placano le proteste, Associazione per i Diritti umani riporta notizie da Gaza, grazie a MEDU, Medici per i diritti umani. (www.mediciperidirittiumani.org) &#160; Medici per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre il Giro d&#8217;Italia passa da Israele e Gerusalemme e non si placano le proteste, <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> riporta notizie da Gaza, grazie a MEDU, Medici per i diritti umani. (www.mediciperidirittiumani.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10666" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="525" height="536" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 525w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/fpkmcmppaaeegfbh-294x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 294w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Medici per i Diritti Umani diffonde il comunicato dell’organizzazione partner Physicians for Human Rights Israele</em></p>
<p>Nelle ultime settimane, decine di migliaia di palestinesi residenti nella Striscia di Gaza hanno manifestato in diverse località lungo il confine con Israele. Le manifestazioni hanno portato alla morte di 40 palestinesi e 5.511 feriti, di cui 138 in gravi condizioni. Di questi 1.704 hanno riportato ferite agli arti inferiori e 21 hanno perso un arto ed altri sono a rischio di perderlo.</p>
<p>Nonostante il numero molto alto di feriti e la gravità delle ferite e anche se il sistema sanitario di Gaza manca di mezzi e competenze per evitare le amputazioni, <strong>solo 20 dei feriti, per la maggior parte bambini e giornalisti, hanno richiesto di poter uscire da Gaza per ricevere cure mediche fuori. Israele ha approvato solo 9 di queste richieste</strong>.</p>
<p>Anche quando i feriti hanno lasciato la Striscia di Gaza, il tempo di arrivare in una struttura medica adeguata è stato talmente lungo che ha reso vani gli sforzi di evitare l’amputazione oltre al fatto che queste persone hanno anche rischiato la vita.</p>
<p>All’interno della Striscia di Gaza, è stato deciso di non trasferire i manifestanti feriti, inclusi coloro i quali rischiavano la vita, per ricevere cure all’esterno. Questo perché i feriti e le loro famiglie hanno paura che una volta in Israele possano essere arrestati dalle Forze di sicurezza israeliane, come è successo spesso in passato.</p>
<p>Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Israeli Coordination and Liaison Administration (CLA) situata al valico di Erez ha ricevuto 20 richieste di uscita da Gaza per motivi di salute, tutti urgenti. Ad ogni modo, quattro dei feriti sono riusciti ad uscire solo grazie all’aiuto di organizzazioni umanitarie per i diritti umani che hanno fatto appello alla Corte israeliana.</p>
<p>Precedentemente, Physicians for Human Rights Israel (PHRI) ha fatto appello in due casi ed ora ha aggiunto altri tre casi di palestinesi feriti ai quali è stata negata l’uscita dalla Striscia.</p>
<p>Due casi che dimostrano l’assurdità di questa tragedia sono quelli di Abd-al-Rahman Nofal e Yusuf Al-Qatrawi.</p>
<p>Abd al-Rahman Nofal, 12 anni, è stato ferito il 17 aprile scorso. I soldati gli hanno sparato alla gamba mentre prendeva parte alle manifestazioni fuori dal campo profughi di Al-Bureij. Nell’ospedale di Al-Shifa a Gaza City, i dottori hanno deciso di trasferirlo in un ospedale della Cisgiordania dato che non avevano mezzi per curarlo e volevano prevenire l’amputazione. La richiesta della famiglia di trasferire il ragazzo ferito all’ Istishari Hospital di Ramallah è stata negata e hanno contattato PHR-Israel in cerca di aiuto. PHR-I ha inviato un appello urgente alla CLA di Gaza e non avendo ricevuto alcuna risposta, ha inviato una petizione all’Alta Corte di Giustizia che la sera stessa ha richiesto di permettere al ragazzo di uscire per ricevere cure adeguate.</p>
<p>Dopo circa mezz’ora, Abd al-Rahman Nofal ha ricevuto il permesso ed è stato trasferito la notte stessa all’ospedale di Ramallah. Alla madre non è stato permesso di accompagnarlo. All’ospedale, i medici non hanno potuto evitare l’amputazione.</p>
<p>Yusuf al-Qatrawi, 17 anni, è stato ferito alle anche dopo che i soldati israeliani gli hanno sparato il 6 aprile scorso.Anche lui ha chiesto di uscire da Gaza per ricevere cure mediche ed il permesso gli è stato negato. PHR-I ha fatto nuovamente appello al CLA di Gaza e al Coordinator of Government Activities in the Territories per far trasferire il ragazzo. Il dottor Dani Rozin, volontario di PHRI ha dichiarato: “Yusuf al-Qatrawi ha riportato ferite di arma da fuoco ad entrambe le anche; le ossa sono state danneggiate ed un’operazione urgente è necessaria. La ferita è stata suturata ma successivamente ha riportato un’infezione e nonostante il trattamento antibiotico, l’ infezione permane e risulta difficile da curare tanto che rischia di perdere l’arto e la cosa può anche mettere a rischio la vita del paziente”. Al tempo di questa diagnosi, la richiesta di Al-Qatrawi non ha avuto alcuna risposta, nonostante il fatto che fosse una questione di tempo salvare la sua vita. Ad ogni modo, PHR-I ha inoltrato un appello urgente all’Alta corte di giustizia per far approvare il suo trasferimento.</p>
<p>La posizione dello Stato di Israele su questa questione è stata chiarita dalla risposta data alle petizioni presentate all’Alta corte di giustizia. In queste petizioni i due manifestanti palestinesi feriti alle gambe chiedono di uscire per ricevere trattamenti medici in Cisgiordania, per evitare l’amputazione. Lo Stato ha risposto che le richieste non possono essere accettate in quanto le ferite sono state riportate durante manifestazioni organizzate da Hamas. Questo significa che lo Stato considera che le circostanze in cui una persona ha riportato una ferita sono importanti rispetto a dare un permesso o meno per uscire da Gaza per cure mediche</p>
<p>Una situazione in cui le forze di sicurezza israeliane uccidono manifestanti inermi è inaccettabile in sé. Una volta accaduto, però, queste persone devono poter ricevere cure mediche appropriate il prima possibile. Il fatto che lo Stato neghi la possibilità che un paziente possa uscire per ricevere cure mediche sulla mera base delle circostanze in cui è accaduto il ferimento, in questo caso una manifestazione, e non sulla base delle sue effettive condizioni di salute, considerando il fatto che può essere in pericolo di vita o in procinto di perdere un arto, è un atto crudele ed oltraggioso. La deontologia medica vuole che vi siano cure appropriate in beneficio di tutte le persone ferite senza alcun riguardo per le circostanze in cui il ferimento è avvenuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><small>La versione italiana del comunicato è a cura di Medici per i Diritti Umani (MEDU).<br />
Medici per i Diritti Umani (MEDU) e Physicians for Human Rights – Israele, organizzazioni partner, fanno parte dell’International Federation of Health and Human Rights Organisations (IFHHRO) e collaborano dal 2009 in progetti sanitari nei Territori occupati palestinesi insieme all’organizzazione palestinese Palestinian Medical Relief Society (PMRS</small></p>
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		<title>&#8220;Dopo l’attacco alla Siria, resta aperta la crisi a Gaza&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 07:11:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10538" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-215-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Janiki Cingoli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Pubblicato sul quotidiano online &#8220;Riforma.it&#8221; e sul settimanale cartaceo delle Chiese Battiste, Metodiste e Valdesi in Italia, Riforma)</em><br />
Tanto tuonò che piovve. L’annunciato raid USA Francia Gran Bretagna sulla Siria, per punire Assad per il rinnovato uso delle armi chimiche (senza esibire alcuna prova dell’accaduto) c’è stato. Ma si è trattato di un attacco circoscritto e delimitato, con preavviso a Putin, dichiarando che l’obbiettivo non era il rovesciamento di Assad (che per Trump resta un problema dei contendenti locali), ma solo quello di una ennesima lezione al Rais siriano. Anzi, le scorse settimane il Presidente degli Stati Uniti aveva annunciato la sua intenzione di ritirare al più presto le truppe USA dal Paese, prendendo di sorpresa lo stesso Pentagono.<br />
E’ tuttavia errato parlare prematuramente di ritiro degli USA dal Medio Oriente: piuttosto, di una rinnovata logica bipolare, in cui si riconosce che la Siria appartiene alla sfera di influenza russa, e si sceglie l’altro campo, consolidando l’asse con Israele, i sauditi, gli Emirati e gli altri grandi paesi arabi, non senza contraddizioni interne, a partire dal Qatar allo stesso Egitto, per non parlare della Turchia sunnita.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="290" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-214-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a><br />
La Siria sembra quindi tornare al suo massacro quotidiano. Resta invece aperta l’altra crisi a Gaza, con le settimanali “Marce del Ritorno” indette da Hamas, destinate a durare fino al 15 maggio, data di fondazione dello Stato d&#8217;Israele e dell’inizio della Naqba palestinese. La reazione dell’esercito israeliano è stata particolarmente dura, con la scelta di utilizzare proiettili veri e non di gomma, provocando molti morti e feriti; e il ritardato uso dei normali metodi anti sommossa, in grado di evitare al massimo vittime tra i dimostranti: solo nell’ultima settimana l’adozione di questi metodi è stata più intensa, riducendo il numero dei colpiti.<br />
Va detto tuttavia che proprio l’obbiettivo della marcia proclamato da Hamas, il “ritorno” dei rifugiati del ’48 e del ’67 dentro Israele, significa in sostanza chiedere la fine di Israele come Stato a maggioranza ebraica, e contrasta sia con precedenti posizioni di Hamas, che proclamavano di accettare la proposta dei due Stati lungo i confini del ’67 (sia pure come tappa intermedia), sia lo stesso Piano Arabo di Pace, lanciato dalla Lega Araba nel 2002, che a proposito dei rifugiati parla di “soluzione giusta e concordata”, e quindi concordata anche con Israele.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10540" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/th-213-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><br />
Non si può sottovalutare la svolta tattica compiuta da Hamas con la proclamazione di queste marce “non violente” (anche se in particolare in quest’ultima non sono mancate le bottiglie incendiarie e le granate). Ma proclamare come mezzo di lotta manifestazioni non violente e non il ricorso ad atti terroristici, alla Jihad armata, segna da parte di Hamas un salto di qualità, che si appropria delle tradizionali parole d’ordine lanciate dall’Autorità Nazionale Palestinese e da Al Fatah, che però non sono stati in grado di metterle in pratica se non sporadicamente. Hamas cioè tende a proporsi come rappresentante dell’intero popolo palestinese, e in prospettiva a sostituirsi alla stessa OLP come organizzazione cardine della resistenza palestinese.<br />
Israele ovviamente teme questa svolta, che lo isola internazionalmente e lo pone di fronte a scelte difficili, e che soprattutto riporta il conflitto israelo-palestinese al centro dell’attenzione e dei media internazionali.<br />
Ma la teme anche il Presidente Abbas, che in un primo tempo ha dovuto accodarsi, condannando la repressione israeliana, chiamando “martiri” i caduti, richiedendo la convocazione del Consigli di Sicurezza dell’ONU, ove una risoluzione di condanna non è passata solo grazie al veto USA.<br />
Ma il Presidente palestinese è presto passato al contrattacco, rilanciando la pressione su Hamas, rinviando proprio in questi giorni il pagamento degli stipendi ai funzionari pubblici di Gaza (mentre quelli della Cisgiordania sono stati pagati). La tensione tra i due movimenti è giunta all’apice dopo il fallito attentato al confine di Gaza contro il Premier del Governo palestinese Hamdallah. Abbas chiede che Hamas ceda il controllo della sua forza militare, mentre l’organizzazione islamica vuole passare all’ANP solo l’amministrazione civile e la responsabilità della vita quotidiana degli abitanti della Striscia.</p>
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