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	<title>Il Cairo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il Diritto all’Equo Processo in Egitto</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 07:43:49 +0000</pubDate>
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<h2></h2>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="460" height="245" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/diritto-equo-processo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13015" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/diritto-equo-processo-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/diritto-equo-processo-1-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></figure></div>



<p>In Egitto, il libero accesso al sistema giudiziario e all&#8217;assistenza legale sono diritti costituzionali. Questo concetto può essere trovato in vari strumenti legislativi, tra cui il codice di procedura penale, il diritto di famiglia, il diritto minorile, e il diritto di difesa. La Corte suprema d&#8217;Egitto, la Corte di Cassazione, ha affermato questo principio nelle sue sentenze.</p>



<p> Il
diritto alla consulenza legale gratuita è obbligatorio davanti ai
tribunali penali. Nei tribunali familiari, gli uffici di assistenza
legale e gli uffici di risoluzione delle controversie forniscono
servizi di assistenza legale gratuiti. Allo stesso modo, nei
tribunali di primo grado e nei tribunali del lavoro, gli uffici di
assistenza legale forniscono assistenza legale e consulenza alle
donne vittime di violenza e alle parti in causa. I tribunali minorili
richiedono anche l&#8217;uso di un pannello speciale e procedimenti
speciali per garantire assistenza legale gratuita e un&#8217;effettiva
rappresentanza legale. Le cliniche legali, un&#8217;aggiunta relativamente
recente, forniscono anche assistenza legale gratuita.</p>



<p>Di
conseguenza, la parità di accesso alla giustizia è spesso citata
come un diritto fondamentale, ma dall&#8217;altra parte è fuori dalla
portata di molte persone svantaggiate a causa della mancanza di una
rappresentanza legale accessibile. Garantire il diritto a una
rappresentanza legale efficiente e completa dinanzi ai tribunali è
fondamentale per un sistema giudiziario ben funzionante e per
costruire la fiducia del pubblico nel settore della giustizia. Per
enfatizzare il concetto alla base del diritto a un processo equo,
negli ultimi anni alcuni strumenti giuridici internazionali hanno
affrontato il concetto di assistenza legale come mezzo per facilitare
il libero accesso alla giustizia e garantire un processo equo. Ad
esempio, nel dicembre 2012, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite
ha adottato i principi e le linee guida sull&#8217;accesso agli aiuti
legali nei sistemi di giustizia penale; mentre a settembre 2015,
l&#8217;Assemblea Generale ha emesso un&#8217;altra risoluzione che identificava
diciassette obiettivi per la sua agenda 2030 per lo sviluppo
sostenibile, compreso un uguale accesso alla giustizia per tutti. 
</p>



<p>In
Egitto, le pratiche dello Stato mostrano chiaramente una violazione
del diritto a un processo equo su basi continue e profonde. L&#8217;autore
di questo documento ritiene significativo dimostrare tali violazioni,
riconoscere i motivi violati che sono in conflitto con le
disposizioni citate.</p>



<p>L&#8217;Istituto
del Cairo per gli studi sui diritti umani, in collaborazione con la
Commissione egiziana per i diritti e le libertà e la campagna &#8220;No
Trials for Civilians&#8221;, ha preparato un rapporto sul diritto a un
processo equo in Egitto negli ultimi cinque anni. Il rapporto fa
parte di una serie di altri rapporti presentati da gruppi
indipendenti al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani,
nel contesto della seconda revisione periodica universale dell&#8217;Egitto
in materia di diritti umani.</p>



<p>Il
rapporto rileva che in Egitto dal 2010 manifestanti antigovernativi,
attivisti, difensori dei diritti umani e figure di opposizione
politica sono stati sottoposti a processi iniqui nei tribunali
ordinari e militari. Sono stati accusati in base a leggi che non
soddisfano gli standard sui diritti umani e non hanno ottenuto i loro
diritti di processo, il che ha portato a pene particolarmente severe.
Allo stesso tempo, nessun personale di sicurezza è stato ritenuto
responsabile per gravi abusi. Secondo la procedura preliminare,
nessuno può essere arrestato, perquisito, imprigionato o avere la
propria libertà limitata in alcun modo se non per ordine
giudiziario. Deve essere immediatamente informato della causa e ha il
diritto di contattare immediatamente la famiglia e gli avvocati. Deve
essere portato dinanzi all&#8217;autorità inquirente entro 24 ore e non
può essere interrogato se non in presenza di un avvocato. Ogni
persona la cui libertà è limitata ha il diritto di contestare
l&#8217;ordine con i tribunali; l&#8217;appello deve essere giudicato entro una
settimana o la persona deve essere rilasciata. Inoltre, ogni persona
arrestata deve essere trattata in modo da preservare la propria
dignità e non essere soggetta a tortura, intimidazione, coercizione
o danno fisico o psicologico. Le persone detenute possono essere
trattenute solo in strutture dedicate con adeguate condizioni
umanitarie e sanitarie; una violazione di queste disposizioni è un
reato soggetto a sanzioni penali. 
</p>



<p>Secondo
le disposizioni citate, esistono regole, diritti da riconoscere e
responsabilità da assumere. Ma i rapporti mostrano una realtà molto
diversa. In realtà è documentato come le autorità rifiutino
costantemente di informare immediatamente i sospettati in marito alla
causa del loro arresto. Ad alcuni viene negato un avvocato o è
impedito di parlare in privato con il proprio avvocato prima di
essere interrogato. Ai cittadini viene inoltre negato il diritto a un
processo tempestivo o alla liberazione dalla detenzione preventiva,
che, secondo il rapporto, è diventato uno strumento per imporre pene
detentive senza processo anziché un mezzo legittimo per promuovere
la sicurezza pubblica. 
</p>



<p>Ad
esempio, 529 persone sono state condannate in relazione alla violenza
nel governatorato di Minya nell&#8217;agosto 2013 e i loro fascicoli sono
stati deferiti per esame della pena di morte. Questa sentenza è
stata pronunciata dopo solo due sedute di prova, una delle quali è
durata solo 30 minuti, in assenza sia degli imputati che dei loro
avvocati. Inoltre, non furono chiamati i testimoni della difesa e
agli imputati non fu permesso di testimoniare a propria difesa. In un
altro caso, 21 manifestanti, tra cui sette bambini, sono stati
condannati a 11 anni di carcere per aver organizzato una
manifestazione a sostegno del deposto presidente Mohamed Morsi. In
linea con i principi dei diritti umani, i manifestanti pacifici non
dovrebbero essere soggetti a sanzioni, in particolare penali. 
</p>



<p>Nel
dicembre 2012, una nuova costituzione è stata approvata in un
referendum pubblico e una modificata è stata nuovamente approvata
nel gennaio 2014. Sebbene entrambe le costituzioni garantiscano il
rispetto dei diritti umani durante la detenzione preventiva e il
processo, entrambi i documenti consentono anche ai civili di essere
processati in tribunali militari. Questa è una violazione dei
diritti umani in sé e per sé, ma è ancora più grave se si
considera che i tribunali militari mancano di garanzie di pieno
processo. È un dato di fatto, il rapporto esamina a quanti civili
rinviati ai processi militari sono stati negati i loro diritti prima
e durante il processo, rilevando che la legge non prescrive garanzie
per proteggere i diritti dei civili che appaiono davanti al
procuratore militare, incluso il diritto di sapere le accuse a loro
carico e l&#8217;accesso garantito a un avvocato. Gli avvocati spesso
incontrano difficoltà nell&#8217;ottenere i fascicoli per i tribunali
militari e quindi non sono in grado di preparare una difesa adeguata.</p>



<p>Nell&#8217;ottobre
2014 il presidente ha approvato la legge 136/2014, che espande la
giurisdizione dei tribunali militari per includere i crimini di
trasgressione contro le strutture pubbliche e la proprietà e quindi
si è registrato un aumento del numero di persone deferite a questi
tribunali, che mancano di garanzie di equo processo.</p>



<p>È
ancora l&#8217;Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umani a
denunciare la situazione sempre più drammatica: gravi irregolarità
tra cui torture e confessioni forzate, sparizioni forzate, procedure
irregolari e distorte, tra cui ripetuti interrogatori degli imputati
senza i loro avvocati, e affidamento a incoerenti, distorte e
inaffidabili testimonianza e prove. Queste violazioni ricorrenti del
giusto processo confermano il pregiudizio unilaterale a favore
dell&#8217;accusa e contro gli imputati. Ad esempio, prima di affrontare
l&#8217;accusa nel caso Kerdasa, dove nel 2014 sei cittadini egiziani (tra
cui un droghiere, studenti di ingegneria e imprese) sono stati
giustiziati in fretta nel giro di poco meno di una settimana dopo
essere stati condannati in processi politicizzati, e gli imputati
hanno dichiarato che le loro confessioni sono state forzate a causa
della tortura che hanno subito. 
</p>



<p>La
sentenza del tribunale nel caso Kerdasa si basava esclusivamente su
rapporti di indagine di polizia, anche se sono stati gli agenti di
polizia che presumibilmente hanno torturato gli imputati, come
raccontato da uno degli avvocati degli imputati. Inoltre, i rapporti
di indagine della polizia non sono stati supportati da alcuna prova
materiale e sono disseminati di incoerenze. Come asserito
dall&#8217;Istituto, da luglio 2013 ad oggi, le autorità statali egiziane
hanno emesso almeno 2.532 condanne a morte, eseguendo almeno 165
persone dopo processi che erano in gran parte né liberi né equi; e
dall&#8217;inizio del 2018, 175 persone in undici casi sono state
condannate a morte in Egitto. 
</p>



<p>Come
reso chiaro da tali esempi e affermazioni, i diritti fondamentali
sono negati, ignorati o severamente ridotti, compresi i diritti alla
difesa e un processo dinanzi al proprio giudice naturale e il
principio di un processo pubblico. Il sistema giudiziario militare è
anche incline a estrarre confessioni usando pratiche illegali come la
tortura e la sparizione forzata, come dettagliato nei rapporti. 
</p>



<p>A
riconoscere e condannare tali violazioni gravi e disumane, sono stati
ovviamente diversi altri organi e meccanismi internazionali; e uno di
loro con la sua voce globale è Amnesty International, che si è
focalizzato sulle violazioni dei diritti umani commesse dal governo
egiziano attraverso il suo rapporto 2017-2018. Qui, la routine
pericolosa e disumana è ben enfatizzata: arresti e detenzioni
arbitrari seguiti da processi gravemente iniqui; manifestanti
pacifici, giornalisti e difensori dei diritti umani soggetti a
processi ingiusti di massa sono continuati davanti a tribunali civili
e militari, con dozzine di condannati a morte. Secondo le
informazioni di base di Amnesty International, nell&#8217;aprile 2017, il
Presidente al-Sisi ha approvato una nuova serie di emendamenti
legislativi che indeboliscono le garanzie di un processo equo e
facilitano arresti arbitrari, detenzione a tempo indeterminato,
sparizioni forzate e l&#8217;approvazione di più sentenze. 
</p>



<p>Gli
emendamenti hanno anche permesso ai tribunali penali di elencare
persone ed entità in &#8220;liste del terrorismo&#8221; basate
esclusivamente su informazioni di polizia. A maggio, il presidente
al-Sisi ha firmato una nuova legge draconiana che conferisce alle
autorità ampi poteri per negare la registrazione delle ONG,
sciogliere le ONG e licenziare i loro consigli di amministrazione. La
legge prevedeva anche la reclusione di cinque anni per la
pubblicazione di ricerche senza il permesso del governo. La tortura e
altri maltrattamenti sono rimasti di routine nei luoghi di detenzione
ufficiali ed erano sistematici nei centri di detenzione gestiti dalla
National Security Agency. Amnesty International sottolinea inoltre
che la modifica del regolamento interno del Ministero degli Interni,
che consente di aumentare la detenzione in isolamento fino a sei
mesi, riflette una pratica che può equivalere a tortura o altri
maltrattamenti. 
</p>



<p>Inoltre,
il Comitato per i Diritti Umani ha affermato che &#8220;i requisiti
fondamentali di un processo equo devono essere rispettati durante uno
stato di emergenza&#8221; in relazione a tutti i processi penali. E ha
anche affermato che &#8220;il requisito di competenza, indipendenza e
imparzialità di un tribunale ai sensi dell&#8217;articolo 14 del Patto sui
Diritti Sociali-Civili-Politici, paragrafo 1, è un diritto assoluto
che non è soggetto ad alcuna eccezione&#8221;.</p>



<p>La
Corte Internazionale di Giustizia ha adottato la seguente posizione:
i rami dell’esecutivo, legislativo e giudiziario non devono in
alcun caso invocare una situazione di crisi per limitare la
competenza o la capacità della magistratura di svolgere le sue
funzioni essenziali, di trasferire tali funzioni a organi non
giudiziari , per eludere i procedimenti giudiziari, controllare o
rivedere le decisioni.</p>



<p>Da
tali dichiarazioni si trae una conclusione importante: in tempi di
crisi, solo i tribunali dovrebbero dispensare la giustizia e solo un
tribunale dovrebbe cercare di condannare una persona per un reato.
Ogni persona ha diritto a un giusto processo da parte di un tribunale
o tribunale indipendente e imparziale istituito dalla legge. In tempi
di crisi, i civili devono essere processati solo da tribunali
ordinari, tranne quando regole speciali di diritto internazionale
consentono ai tribunali militari di processare civili. Tutti questi
procedimenti devono rispettare le garanzie minime intrinseche di un
processo equo. In particolare i governi non devono, neppure in tempi
di emergenza, derogare o sospendere la presunzione di innocenza; il
diritto di essere informato dell&#8217;accusa, il diritto alla difesa; il
diritto di verificare le prove; il divieto di utilizzare le
informazioni ottenute sotto tortura o altre gravi violazioni dei
diritti umani; la non retroattività della responsabilità penale e
il diritto di ricorso giurisdizionale.</p>
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		<title>Al Fespaco vince il cinema africano</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 06:51:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12178" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="1786" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-768x1072.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/BON-VISUEL-2019-1280x17861-734x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 734w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">di Giuseppe Acconcia</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Direttamente da Ouagadougou</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">«È come sempre un festival rivoluzionario», è stato il commento dell&#8217;attore Al Assane Sy in occasione della chiusura della 26esima edizione del Festival di cinema pan-africano (Fespaco) di Ouagadougou. Se tutte le attese per i cinquant&#8217;anni (1969-2019) dall&#8217;avvio di una delle manifestazioni storiche e più significative di cinematografia africana facevano pensare ad una vittoria del film “Desrances” della regista burkinabé, Apolline Traore, accolto con grande calore dal pubblico del Cine Burkina e nella magnifica sala all&#8217;aperto dell&#8217;Istituto francese, a vincere l&#8217;Etalon d&#8217;oro di Yennenga</span><b> </b><span style="font-size: medium;">è stato il film “The mercy of the jungle” di Joel Karekezi. «Un film di guerra e non sulla guerra» ci ha spiegato il critico senegalese, Baba Diop. Nel pieno del conflitto in Rwanda tra tutsi e hutu, il sergente Xavier, eroe di guerra ruandese, e il giovane soldato semplice Faustin si trovano in territorio nemico nel pieno della giungla. Soli e senza risorse, attraversando l&#8217;immensa e ostile giungla congolese, sono costretti a sfuggire ad agguati, alla malaria e alla violenza dei loro stessi commilitoni. Uno sguardo lucido e disincantato su un conflitto le cui ferite sono ancora aperte, che è valso anche il premio come migliore attore al protagonista, Marc Zinga. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Se l&#8217;edizione del 2017 aveva visto la vittoria del cineasta senegalese, Alain Gomis con Felicité, poi accolto in patria come un «eroe», è stato il cinema nord-africano ad avere ampio spazio in questa edizione, ricca di pubblico e con misure di sicurezza alle stelle del Fespaco, con ben due film premiati tra i migliori tre: l&#8217;egiziano Karma di Khaled Youssef, e il tunisino Fatwa di Ben Mohmound. L&#8217;allievo di Youssef Chahine in Karma racconta la storia di due uomini, entrambi interpretati da Amr Saad, che vivono uno, ricco imprenditore, tra gli agi più sfrenati nei quartieri satellite del Cairo e l&#8217;altro, disoccupato nella povertà più assoluta. Le vite dei due si incrociano continuamente, così come i loro modi diversi di vivere, le loro religioni diverse (il più ricco è musulmano, il più povero è cristiano) prima nei sogni e poi nella realtà, al punto che uno arriva a vivere la vita dell&#8217;altro in un continuo meccanismo dialettico che smaschera i pregi e i difetti della ricchezza e della povertà e che si risolve nella fine delle persecuzioni per il ricco agiato, dopo l&#8217;ingresso in una tomba abbandonata nel cuore della Cairo antica che lo riporta alla realtà e lo scagiona da ogni sua colpa. In Fatwa, il regista tunisino Ben Mohmound racconta invece del percorso di radicalizzazione del figlio del protagonista, Ahmed Hafien. Dopo la sua morte, il padre cerca di capire cosa sia accaduto a suo figlio che da mesi aveva perso di vista dopo il suo trasferimento a Parigi. E così scopre che lentamente aveva abbracciato la fede salafita pur tentando in ogni modo di salvare la madre, parlamentare interpretata da Ghalia Benali, dalla condanna a morte, decisa da islamisti radicali suoi amici, a causa dei contenuti del suo ultimo libro sulla violazione dei diritti umani nel paese. Infine, secondo la giuria del festival, il migliore cortometraggio è stato Black Mamba del tunisino, Amel Guellaty: la storia di una giovane, Sarra Hannachi, che avrebbe voluto vivere la sua passione per la box nonostante i limiti imposti dalla società.</span></p>
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		<title>Attentato in una chiesa copta: cosa accade in Egitto.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 06:59:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell&#8217;attentato in una chiesa copta in Egitto, a Tanta a nord de Il Cairo, e ad Alessandria nella giornata della domenica delle Palme, ripubblichiamo un incontro organizzato da <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> con il giornalista Giuseppe Acconcia, autore del saggio <em>Egitto, democrazia militare</em> (Exorma edizioni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_RXafQ_KkSs?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Morire al Cairo: libro-inchiesta. Ne parliamo con uno dei due autori</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Mar 2017 08:13:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Giulio Regeni viene trovato morto, in una mattina di inizio febbraio, è subito evidente che molti conti non tornano. Dove sta la verità? Chi era Regeni, di che cosa si stava occupando in Egitto? Che rapporto ha la sua uccisione con altre violazioni dei diritti umani perpetrate nel Paese? Antonella Beccaria e Gigi Marcucci hanno condotto un&#8217;inchiesta approfondita e rigorosa, scavando in Italia e in Egitto, per cercare di portare chiarezza in questa oscura vicenda.</p>
<p><em><strong>Associazione per i diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande ad Antonella Beccaria e la ringrazia molto per le sue risposte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/9788869446528_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8352" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/03/9788869446528_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="206" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da dove è partita la vostra inchiesta e in che modo si è svolta?</p>
<p>L’inchiesta è partita da un’idea dell’editore, Castelvecchi, che voleva fare il punto di quanto emerso dal momento della scomparsa di Giulio Regeni. Confrontandoci, ci siamo trovati d’accordo soprattutto su un punto: al netto di tante informazioni ancora mancanti, un elemento era chiaro, la sua sparizione e il suo omicidio sono frutto dell’intervento di apparati di sicurezza. Per confermarlo, ci siamo concentrati sulla sorte toccata a migliaia di egiziani, scomparsi nel nulla e in alcuni casi ritrovati senza vita. I segni sui corpi, le torture e i depistaggi tornano spesso in troppi casi.</p>
<p>Avete avuto un appoggio dalle autorità italiane e egiziane?</p>
<p>Le autorità italiane hanno risposto alle nostre domande. Con quelle egiziane non c’è stato dialogo. Comunque i nostri interlocutori principali sono stati movimenti per i diritti umani e organizzazioni non governative, in primis la Commissione egiziana per i diritti e le libertà che svolge in ruolo molto importante all’interno del Paese.</p>
<p>Su cosa stava lavorando Giulio Regeni al momento del suo rapimento?</p>
<p>Una ricerca accademica sui sindacati, non solo sui sindacati degli ambulanti, e la stava svolgendo sul campo. Tutto qui. È stato detto che, raccogliendo informazioni, sarebbe stato un agente di servizi segreti italiani o stranieri. Falso. Come hanno dimostrato gli accertamenti della magistratura italiana, non c’è alcun elemento che suffraghi un’affermazione del genere, a iniziare dalle sue disponibilità economiche, molto scarse come accade a molti ricercatori universitari.</p>
<p>Qual è il suo parere riguardo alle spiegazioni e al pantano in cui versa ancora questa vicenda?</p>
<p>È un omicidio di Stato. Va capito perché colpire lui, va capito se è vero che Giulio Regeni fosse stato segnalato da un servizio straniero per incrinare i rapporti commerciali tra l’Italia e l’Egitto, che sono molto consistenti. La procura di Roma sta conducendo un attento lavoro d’indagine su questa vicenda, ma mancano le risposte da parte dell’autorità giudiziaria egiziana. Va detto che il presidente Al Sisi, un dittatore a capo di un regime brutale, non ha subito troppe pressioni dal governo italiano, che è stato molto latitante in termini di risposte chiare sulla vicenda.</p>
<p>Qual è il sentimento attuale dei genitori del ricercatore e come stanno procedendo le indagini?</p>
<p>Le indagini proseguono con le difficoltà di cui sopra. I genitori hanno dimostrato con le interviste e gli appelli infittitisi nella seconda metà del 2016 delusione verso un governo che non ha preteso con ogni mezzo possibile la verità. È una famiglia combattiva e coraggiosa, quella di Giulio Regeni, continuerà a fare ciò che ha fatto dall’inverno dello scorso anno. Ma un fattore è importante: non deve essere lasciata da sola, da parte della società civile deve continuare la mobilitazione. I cittadini devono ricordarsi cos’è successo e pretendere tutta la verità.</p>
<p>Quali sono i diritti umani negati in Egitto?</p>
<p>Non c’è libertà su niente. Ma c’è di peggio. Non solo non è possibile esprimersi liberamente su nulla in Egitto, come in ogni dittatura. Il regime di Al Sisi è pervaso da un profondo senso di paranoia e anche in base a ciò la gente viene prelevata a casa nel cuore della notte, sul posto di lavoro, per strada, nelle metropolitane. E poi, anche se molti leader politici sono stati colpiti, il regime se la prende con il livello medio della contestazione, quella meno visibile, fatta di studenti, sindacalisti, persone politicizzate ma non attivisti di prima linea. Sono persone che hanno modo di parlare con vicini di casa, compagni di studio, colleghi in luoghi normali, al di fuori di raduni, manifestazioni o sedi di partito. Dunque possono confrontarsi sempre, con chiunque, e diffondere con maggiore efficacia idee non gradite alla dittatura. Per questo fanno più paura e per questo in tanti vengono segregati e massacrati in un silenzio roboante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8221; VenerdIslam&#8221;: “Istikhdam al-Hayat”: è uscito in italiano il romanzo che ha portato in carcere Ahmed Naji</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2016 06:53:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Dovete vivere come hanno vissuto i vostri padri La mummia di Shadi Abdel Salam Per tutto il tempo che vivi o ti muovi al Cairo sei costantemente denigrato. E sei destinato&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7036" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7036" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (557)" width="362" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 362w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-557-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 362px) 100vw, 362px" /></a></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Dovete vivere come hanno vissuto i vostri padri</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La mummia</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di Shadi Abdel Salam</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per tutto il tempo che vivi o ti muovi al Cairo </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>sei costantemente denigrato.</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>E sei destinato ad incazzarti: anche se impieghi tutte le forze della Terra </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>non puoi cambiare questo destino</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ahmed Naji</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La creatura della copertina </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>l’ho disegnata come un errore </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ayman al Zorkani</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio ciò che nasce come errore è destinato ad annientare quello che lo circonda; </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">una</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Cairo post-moderna sporca, inquinata, sovraffollata, piegata alle leggi del consumismo che somiglia molto a quella popolata di zombie del film La Mummia del 1969: lì </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ragazze con le spalle curve in avanti e il capo abbassato che fissano il vuoto, qui giovani rassegnati, frustrati e repressi che in un nichilismo galoppante subiscono </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">regole vetuste e incomprensibili che condizionano e distruggono ogni tipo di relazioni. E con un effetto distopico e straniante si affiancano immagini che danno messaggi diretti, ninja, vocabolari di animali, seguono con linee sinuose il ritmo della lingua. E poi ci sono </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">sesso, droghe e alcol usati non per ricercare il piacere ma come mezzi estremi di stordimento in </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">un sistema di dominazione (sessuale, patriarcale e di mero denaro) in cui tutto è mercato e guadagno. Il corpo, il denaro e il loro legame diventano dunque terreno di conquista, di dominio e di punizione: in questo sta il piacere.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-556.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7035" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7035 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-556.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (556)" width="241" height="209" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio queste scene esplicite sono state il grimaldello che ha fatto scattare l’accusa e la condanna per “offesa alla morale pubblica”: in realtà Ahmed Naji fa parte di quella schiera di scrittori-blogger molto attivi, critici ed influenti sui social su temi politici e sociali. A suo favore c’è una forte campagna internazionale: il TIMEP (Tahrir Institute for Middle East Policy) ha lanciato una petizione (che trovate a questo indirizzo <a href="https://www.change.org/p/international-community-of-scholars-novalists-and-journalists-solidarity-with-ahmed-naji-egypt-prosecutes-creativity-and-freedom-of-expression?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/international-community-of-scholars-novalists-and-journalists-solidarity-with-ahmed-naji-egypt-prosecutes-creativity-and-freedom-of-expression?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) e il PEN gli ha appena assegnato il premio Barbey Freedom to Write…ma Ahmed Naji è ancora in carcere.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>&#8220;Vita: istruzioni per l&#8217;uso&#8221;  di Ahmed Naji illustrazioni di Ayman al Zorkany</strong><br />
<strong>Traduzione di Elisabetta Rossi e Fernanda Fischione</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Edizione Il Sirente</strong></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>La libertà attraverso la forza delle parole</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2016 08:32:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Giulia Carlini (una nuova e brava collaboratrice di Associazione per i Diritti umani) Al Festival dei diritti umani, ieri mattina si è parlato del diritto alla libertà di espressione. La sala gremita&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5903" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></span></span></p>
<p align="LEFT">di Giulia Carlini (una nuova e brava collaboratrice di Associazione per i Diritti umani)</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
<p align="JUSTIFY">Al Festival dei diritti umani, ieri mattina si è parlato del diritto alla libertà di espressione.</p>
<p align="JUSTIFY">La sala gremita di studenti ha ascoltato con entusiasmo il critico musicale Enzo Gentile intervistare la cantante Cecile e il rapper Musteeno, fondatore di Street Art Academy, in un dibattito sul ruolo della musica come veicolo fondamentale di libertà.</p>
<p align="JUSTIFY">Cecile ha presentato quest&#8217;anno al festival di Sanremo il suo singolo d&#8217;esordio N.E.G.R.A., il cui testo e video musicale hanno provocato molto scalpore tra il pubblico. “L&#8217;acronimo sta per Nessuno È Giudice Razziale Assoluto” spiega la cantante, “non esitono differenze, siamo tutti uguali, siamo tutti esseri umani. Chi discrimina lo fa sulla razza, ma anche sull&#8217;essere brutti, grassi, diversi. Ma diverso da chi?”.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Musteeno il problema è la paura. Essa ci impedisce di riconoscere quanto sia preziosa la diversità, di dare all&#8217;altro il valore che diamo a noi stessi. Il rapper ha esortato gli studenti a “levarsi la paura del diverso e andare a conoscerlo perché è quello che costituirà voi stessi nel futuro” .</p>
<p align="JUSTIFY">I due artisti guardano alla musica non solo come a un veicolo per esprimere tutto ciò che si vuole, ma anche come potente strumento che unisce le persone, le libera e le aiuta a denunciare i soprusi grazie alla forza che le parole possono avere.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa forza la conosce bene Nawal El Saadawi, protagonista del documentario “The free voice of Egypt” della regista Kontanze Burkard, proiettato al termine dell&#8217;incontro.</p>
<p align="JUSTIFY">Nawal è famosa in tutto il mondo per i suoi scritti a favore dei diritti delle donne egiziane. Laureatasi in medicina all&#8217;università di Giza, nel 1956 viene assegnata a un&#8217;unità sanitaria nel suo villaggio natale Kafr Tahla, nel cuore della povertà rurale egiziana. Dopo aver denunciato gli orribili abusi del marito subiti da una donna del villaggio affetta da disturbi mentali, viene rimandata al Cairo dove ricopre la carica di Direttore della Sanità Pubblica.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5903" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5903" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (303)" width="460" height="276" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-303-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Col passare degli anni inizia a utilizzare la parola scritta per lottare contro l&#8217;oppressione delle donne egiziane. Le ha incoraggiate ad andare avanti, ad assumersi le proprie responsabilità e non lasciare che gli uomini continuino a decidere della loro vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Si è battuta contro tradizioni oppressive come l&#8217;infibulazione, ferita che l&#8217;ha segnata per tutta la vita nel fisico e soprattutto nell&#8217;anima, il velo e le violenze domestiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Viene ben presto etichettata come nemico dell&#8217;Islam e della patria, ricevendo quotidianamente minacce di morte dal governo e da privati cittadini, fino ad essere arrestata nel 1981.</p>
<p align="JUSTIFY">Racconta di una compagna di cella imprigionata per avere colpito il proprio marito alla testa con una zappa, mentre lui violentava la loro figlia di 9 anni. “Aveva le mani identiche alle mie” afferma, “se non avessi impugnato una penna, forse avrei usato anch&#8217;io una zappa. La parola sincera richiede un coraggio simile a quello per uccidere. Forse di più.”</p>
<p align="JUSTIFY">Nawal è rimasta caparbiamente fedele alle sue parole nonostante tutte le minacce, la prigionia e le percosse, senza piegarsi di fronte a nulla.</p>
<p align="JUSTIFY">A volte viene definita provocatoria, ma lei risponde con aria stupita che dice semplicemente ciò che pensa, con franchezza, cosciente di non poter avere tutti dalla sua parte, e del prezzo alto che ha pagato per poterlo fare.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche Cecile e Musteeno ritengono la provocazione necessaria. Riguardo al video di N.E.G.R.A., in cui l&#8217;artista viene ripresa completamente senza veli, Cecile afferma di aver voluto provocare il pubblico per smascherare l&#8217;ipocrisia che in Italia ci assuefa a corpi nudi in televisione già dalle 9 di sera, ma ci fa scandalizzare davanti a una ragazza che canta a pieni polmoni di essere nera e nuda, semplicemente se stessa.</p>
<p align="JUSTIFY">Per il rapper la provocazione nei brani hip hop è importante per esprimere rabbia ed indignazione, ma non dev&#8217;essere mai gratuita altrimenti rischia di perdere d&#8217;importanza, diventando rumore di sottofondo. Deve quindi avere una ragione valida ed una chiave di lettura per poter mandare un messaggio chiaro e preciso al pubblico.</p>
<p align="JUSTIFY">La forza delle parole (che siano scritte, cantate o rappate) è la salvezza dai limiti della nostra realtà, è la libertà che ci permette di esprimere ciò che proviamo e pensiamo. Come afferma Nawal, “non esiste principio più alto della verità e della sincerità nella ricerca per la libertà, la giustizia e la dignità.”</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: The idol. Da Gaza all&#8217;Egitto, il riscatto</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2016 10:12:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Questo film è sulla gente che riesce a creare bellezza dalla bruttezza, e cose positive da quelle negative” Hany Abu Assad “Mohamed Assaf ha la particolare capacità, tipica dei palestinesi, di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/locandina-arabo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5897" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5897" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/locandina-arabo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="locandina arabo" width="67" height="98" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT"><span style="color: #222222;"> “</span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Questo film è sulla gente che riesce a creare bellezza dalla bruttezza, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>e cose positive da quelle negative</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Hany Abu Assad</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"> “</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Mohamed Assaf ha la particolare capacità, tipica dei palestinesi, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>di sognare in grande</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Nancy Ajram</span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">Mohammed, Nour (la strepitosa Hiba Atallah), Ahmad e Omar: quattro bambini a Gaza in bici, in barca, sulla spiaggia mentre studiano, giocano, suonano vecchie pentole e sognano di andare all’Opera Hall del Cairo…e nel frattempo cantano ai matrimoni con Nour in seconda fila (tra)vestita da maschiaccio. Durante un concerto Nour si sente male, è costretta a sottoporsi a dialisi ma non basta, Mohammed non è compatibile e Nour muore perché la famiglia non ha soldi né per le medicine né per il trapianto.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5898" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5898" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="theidol2" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Schermo nero e un salto di dieci anni in quella prigione che è nel frattempo diventata Gaza (gli israeliani hanno permesso alla troupe di filmare all’interno della Striscia solo per tre giorni: e così possiamo vedere palazzi crollati, tante, troppe persone mutilate e i ragazzi del Parkour) dove Ahmed porta il fast food egiziano attraverso i tunnel, Omar è una guardia di Hamas e Mohammed lavora come tassista e canta ai matrimoni per pagarsi gli studi universitari senza mai dimenticare il “cambieremo il mondo” dell’infanzia con Nour.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5899" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5899" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="theidol3" width="368" height="137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 368w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3-300x112.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 368px) 100vw, 368px" /></a></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Arriva così al Cairo per partecipare a Arab Idol attraverso mille peripezie: il falso visto dal rigattiere che aveva rubato tutti i loro shekel, il salto sul camion per passare la frontiera, la bugia rifilata alla guardia islamista, il biglietto per partecipare al programma regalatogli da uno sconosciuto che lo sente cantare in bagno e poi finalmente l’arte senza più confini. Ma Mohammed “l’unico concorrente mai arrivato da Gaza” assume immediatamente un ruolo politico di riscatto che gli provoca stress (splendide sono le immagini nella piazza di Nazareth la sera della finale filmate in diretta dal regista stesso) ma che gli da anche la carica mentre parla alla foto di Nour e telefona alla madre. Il finale è noto: vittoria all’unanimità, delirio in Palestina e Mohamed Assaf che diventa una star internazionale e ambasciatore dell’Unrwa girando il mondo con un passaporto diplomatico (anche se per rientrare a Gaza ha sempre e comunque bisogno del permesso israeliano!)</p>
<p align="JUSTIFY">Un biopic leggero, intelligente e sensibile che non cade nell’agiografia e che mostra come nella quotidianità palestinese la dinamicità dell’arte si possa trasformare in gesto politico di ribellione.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il film di Hany Abu-Assad (plurinominato agli Oscar) è da poco uscito nelle sale italiane.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Al Cairo chiuso anche il Centro Nadeem</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2016 05:28:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/egypt_250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5504" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-5504" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/egypt_250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Demonstrators gathered at Tahrir Square in Cairo to mark International Women's Day in Egypt and call for gender equality and women's rights in the country. Cairo, Egypt." width="250" height="179" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il mese scorso il Centro Nadeem, fondato nel 1993 per la riabilitazione psicologica delle vittime di violenze e torture (ma nel frattempo il lavoro del centro si è esteso anche alle donne vittime di molestia sessuale aprendo una propria clinica legale) ha ricevuto un “ordine di chiusura amministrativa” da parte delle autorità del governatorato del Cairo per violazione dei “termini della licenza” sulla base della legge n° 453 del 1954 (che però si riferisce esplicitamente a ristoranti e negozi commerciali, non alle cliniche) senza alcun altro dettaglio. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma già nel luglio 2014 il Ministero della Solidarietà Sociale aveva ordinato a tutte le ONG egiziane e internazionali di registrarsi ed il Governo si è arrogato l’autorizzazione a chiuderle praticamente a sua volontà, congelandone il patrimonio e negando le richieste di affiliazione con altre organizzazioni. Il centro Nadeem ha dovuto così chiudere la sua clinica legale, anche se ha continuato a fornire assistenza medica e consulenza e pubblicare rapporti su violazioni dei diritti umani, casi segnalati di torture e negligenze mediche durante le detenzioni nelle mani della polizia come è successo lo scorso novembre a Talat Sabeeb morto per un violento pestaggio che ha provocato scontri e proteste a Luxor (vedi m.facebook.com/forma cinema/posts/105292874764010)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E giusto pochi giorni prima della chiusura il Centro Nadeem ha pubblicato e diffuso il rapporto annuale riferito al 2015: 700 casi di tortura documentati in detenzione di cui 267 nelle stazioni di polizia e 241 nelle carceri; 137 casi di morte in detenzione e 81 per negligenza sanitaria. Un capitolo è dedicato anche alle sparizioni “misteriose” come quella di Mustafa Massouny di cui abbiamo già parlato qui: </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.peridirittiumani.com/2015/10/26/sisi-mustafa-e-gli-altri/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">http://www.peridirittiumani.com/2015/10/26/sisi-mustafa-e-gli-altri/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span></span></p>
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		<title>Uno studente gramsciano appassionato di movimenti operai</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 06:22:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia (Da &#8220;Il manifesto&#8221;)</p>
<p>Il ritratto. Giulio non era un attivista, ma un ricercatore tra i più brillanti a Cambridge. Osservatore attento e curioso delle dinamiche politiche del paese, più volte premiato per i suoi studi sul Medio Oriente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5205" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5205" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="giulio-regeniokokok" width="591" height="369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 591w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La stampa <em>mainstream</em> sta associando i volti di Valeria Solesin, vittima degli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, e di Giulio Regeni, trovato morto lo scorso 3 febbraio nella periferia del Cairo. Si tratta di figure davvero diverse, scomparse in circostanze forse quasi opposte.</p>
<p>Ricordiamo Giulio associandolo invece alla compagna egiziana Shaimaa el-Sabbagh, scomparsa esattamente un anno prima e lo stesso giorno del ventottenne friulano, proprio in Egitto.</p>
<p>Il 25 gennaio 2015 veniva uccisa la poetessa e attivista socialista mentre portava una rosa in piazza Tahrir. In quel caso fu un alto funzionario della polizia egiziana ad aver premuto il grilletto, mentre Shaimaa e i suoi amici si recavano verso Tahrir. Anche Shaimaa aveva passato anni della sua vita con i lavoratori e nelle fabbriche egiziane, così come Giulio si stava occupando di movimenti sindacali. Entrambi avevano visto nel sogno di piazza Tahrir una possibilità di riscatto senza precedenti per il popolo egiziano e in particolare per i diseredati e i lavoratori: tra i protagonisti delle rivolte di cinque anni fa.</p>
<p>Entrambi condividono poi una stessa formazione marxista. Giulio ha applicato le teorie di Gramsci alle sue ricerche sui movimenti di piazza del 2011 e in particolare al movimento operaio in Egitto.</p>
<p>Oltre questa linea non è possibile andare per tracciare un parallelo tra Shaimaa e Giulio perché il dottorando italiano non era un’attivista e la giovane poetessa egiziana sì.</p>
<ul>
<li class="nohypen">Giulio non faceva politica in Egitto ma ne seguiva semplicemente le dinamiche.</li>
<li>Studiava la fase delicatissima che i movimenti operai stanno attraversando nel paese, completamente schiacciati dalla repressione del regime e dal sindacalismo filo-governativo.</li>
<li>Dopo le rivolte del 2011, solo sindacati indipendenti e partito Wasat erano pronti a formare nuove formazioni politiche. Non solo, il sindacalismo indipendente era stato invogliato dalla prima legge che permetteva a questi gruppi di trovare finalmente una forma di legalizzazione. Tutto questo è stato insabbiato con il golpe militare del 2013.</li>
<li>Di questo si occupava Giulio, può sembrare un argomento scomodo ma in realtà non dovrebbe esserlo per un paese che aspira a una transizione democratica, com’era l’Egitto nel 2011. Invece, della dura fase che i movimenti vicini ai lavoratori in Egitto pochi si sono occupati come ha fatto Giulio.</li>
<li>E così per compagni e amici si tratta di una perdita enorme.</li>
<li>Giulio era uno dei più brillanti studiosi dell’Università di Cambridge. Da studioso marxista, si era occupato da tempo dei movimenti operai in Medio oriente.</li>
<li>A 17 anni era andato a studiare in New Mexico per poi trasferirsi in Gran Bretagna. Nel 2012 e nel 2013 ha vinto due premi al concorso internazionale dell’Istituto regionale di studi europei per ricerche sul Medio Oriente. Da mesi si era trasferito al Cairo per condurre la sua ricerca dottorale.</li>
<li>La famiglia ha raggiunto la capitale egiziana pochi giorni dopo la diffusione della notizia della sua scomparsa. Per giorni non ci sono state novità significative sulle circostanze della sparizione improvvisa. Un colloquio tra il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e il suo omologo egiziano, Sameh Shokry, ha fatto accelerare le indagini con il tragico epilogo delle scorse ore.</li>
<li>Anche ieri, per ore, né la famiglia né gli attivisti per la difesa dei diritti umani hanno potuto vedere il cadavere.</li>
<li>Nel suo paese di origine, Fiumicello in Friuli Venezia Giulia, la comunità ha accolto con grande sgomento la notizia.</li>
<li><em>il collettivo del manifesto si unisce al cordoglio dei familiari e degli amici</em></li>
</ul>
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		<title>Free Ashraf</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Che male o danno può mai arrecare il petrolio se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle “In merito al petrolio nel sangue” (Traduzione di Simone Sibilio)&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5099" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5099" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (167)" width="354" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 354w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-167-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 354px) 100vw, 354px" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">Che male o danno può mai arrecare il petrolio</p>
<p align="RIGHT"><a name="_GoBack"></a> se non inquinare l’aria di una miseria che si lascia alle spalle</p>
<p align="RIGHT">“In merito al petrolio nel sangue”</p>
<p align="RIGHT">(Traduzione di Simone Sibilio)</p>
<p align="JUSTIFY">Poeta, artista e curatore d’arte, Ashraf Fayadh è nato in Arabia Saudita da famiglia palestinese di Khan Younis. Fa parte del collettivo di artisti anglosauditi Edge of Arabia, con cui ha curato la mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia del 2013. <span lang="zxx"><a href="http://edgeofarabia.com/exhibitions/rhizoma-generation-in-waiting?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://edgeofarabia.com/exhibitions/rhizoma-generation-in-waiting?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span> e ha realizzato un’istallazione di due murali alla Nazioni Unite nell’ambito di Our Mother’s House, iniziativa artistica portata avanti con Art Jameel in supporto delle donne del sud-ovest dell’Arabia Saudita.</p>
<p align="JUSTIFY">Fayadh è stato arrestato per la prima volta il 6 agosto 2013, dopo una lite in un caffè di Abha, con un uomo che l’accusava di diffondere idee in contrasto con l’Islam. Rilasciato il giorno dopo su cauzione, è stato nuovamente arrestato l&#8217;1 gennaio 2014 per una serie di reati legati alla blasfemia, tra cui: oltraggiare Allah e il Profeta Maometto; diffondere l’ateismo in luoghi pubblici; rifiutare il Corano; negare l’esistenza di “iaum al qiyyam” (giorno del giudizio) e “laila al-qadar” (notte del destino); scattare fotografie a donne col proprio cellulare e averle conservate (quest’ultimo “reato” viola l&#8217;articolo 6 della Legge saudita contro il cybercrimine). Gli amici e i sostenitori di Fayadh ritengono invece che il poeta sia stato punito per aver postato su YouTube un video dove un esponente della polizia religiosa saudita frustava un uomo; in ogni caso nei due anni di detenzione, Fayadh non ha mai potuto rivolgersi a un avvocato perché, al momento dell’arresto, la polizia religiosa gli ha confiscato i documenti, necessari per poter richiedere l’assistenza legale.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 30 aprile 2014, il tribunale ha condannato Ashraf Fayadh a quattro anni di detenzione e 800 frustate per le accuse relative alle immagini di donne nel cellulare, ritenendosi soddisfatto del pentimento del poeta in relazione all&#8217;accusa di apostasia. Le proteste sollevate in quell&#8217;occasione dalle organizzazioni per i diritti umani ottennero l&#8217;effetto opposto: a metà novembre è stato riaperto il caso e il nuovo giudice che ha ritenuto “non sufficiente” il pentimento di Fayadh. Così il 19 novembre è stata emessa sentenza di condanna a morte per decapitazione con l’accusa di apostasia, di offesa alla morale saudita e di aver diffuso l’ateismo nella raccolta di poesie intitolata Al taalimat bi al dakhil (Le istruzioni sono all’interno), pubblicata a Beirut nel 2007 dall’editore libanese Dar al Farabi.</p>
<p align="JUSTIFY">Su internet è immediatamente partita la campagna<span lang="zxx"><a href="https://twitter.com/search?q=%20%23freeAshraf&amp;src=typd&amp;lang=it&utm_source=rss&utm_medium=rss"> #freeAshraf</a></span>; molti artisti e poeti come Adonis e Carol Ann Duffy hanno scritto una lettera a re Salman chiedendo di rivedere la sentenza perché “avere delle idee non significa commettere crimini”. Nel novembre 2015 il Berlin International Literature Festival ha pubblicato un appello per sostenere Ashraf Fayadh con reading in tutto il mondo il 14 Gennaio 2016. Lo scorso 3 dicembre a Ramallah, Gaza, Il Cairo e Tunisi sono stati organizzati quattro reading delle poesie di Ashraf in simultanea, che hanno raccolto cento poesie da tutto il mondo per Ashraf: “100 poems for freedom. No instructions to follow” (Cento poesie per la libertà. Non ci sono istruzioni all’interno).</p>
<p align="JUSTIFY">(A Milano il reading si è tenuto alla libreria Le Mots, organizzato da Q Code Magazine)</p>
<p align="JUSTIFY">
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/01/19/free-ashraf/">Free Ashraf</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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