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	<title>Il Manifesto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Migranti, testimoni confermano l’ultima strage</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 11:49:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Leo Lancari  (da Il Manifesto) &#160; Europa. Centinaia le vittime dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo. L’imbarcazione era partita dalla Libia stracolma di africani. Il racconto dei sopravvissuti all’Unhcr &#160; Sopravvissuti del naufragio soccorsi da&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5694" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5694" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (277)" width="810" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277-300x186.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-277-768x476.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>di Leo Lancari  (da Il Manifesto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Europa. </em></strong><em>Centinaia le vittime dell’ultimo naufragio nel Mediterraneo. L’imbarcazione era partita dalla Libia stracolma di africani. Il racconto dei sopravvissuti all’Unhcr</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sopravvissuti del naufragio soccorsi da Sos Mediterranée.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">Ci sarebbero diverse testimonianze a provare il naufragio di un barcone carico di centinaia di migranti di cui si è saputo alcuni giorni fa. A raccogliere i racconti è stato un team dell’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, che si è recato nell’isola greca di Kalamata dove sono stati portati i 41 sopravvissuti (37 uomini, 3 donne e un bambino). Stando ai loro racconti il naufragio sarebbe avvenuto il 16 aprile e avrebbe coinvolto due imbarcazioni, almeno una delle quali partita e dalla Libia e non dall’Egitto come si era pensato all’inizio.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">Un gruppo di 100-200 persone tra somali, etiopi, egiziani e sudanesi, sono state fatte salire a bordo di un’imbarcazione lunga circa 30 metri e partita da una località vicina a Tobruk. Dopo diverse ore di navigazione, i trafficanti avrebbe cercato di trasferire i migranti a bordo di un’altra imbarcazione più grande e sulla quale si trovavano già centinaia di perone. Durante le operazioni di trasferimento l’imbarcazione più grande si è rovesciata per il peso ed è affondata. Per molti dei migranti che si trovavano a bordo non c’è stato niente da fare, mentre chi è caduto in acqua ha cercato di raggiungere la barca più piccola. «Queste persone – spiega l’Unhcr – sono rimaste in mare alla deriva per almeno tre giorni prima di essere individuati e tratti in salvo il 18 aprile».<br />
Lo staff dell’Alto commissariato per i rifugiati ha potuto ascoltare i sopravvissuti all’interno dello stadio di di Kalamata, dove sono stati accolti temporaneamente. Fortunatamente non rischiano di essere trasferiti in Turchia, come prevede l’accordo tra Ue e il governo di Ankara, perché sono partiti dalla Libia. L’Unhcr sta ha fornito loro le informazioni necessarie per richiedere asilo politico e ha chiesto agli Stati coinvolti nella tragedia un’inchiesta approfondita insieme a maggiori sforzi di cooperazione internazionale per salvare vite umane e combattere i trafficanti.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">La Commissione europea ha intanto reso noti i primi risultati dell’accordo siglato con la Turchia. Dallo scorso 4 aprile, giorno in cui l’accordo ha preso il via, sono stati riconsegnati alle autorità turche 325 migranti entrati in Grecia in maniera irregolare, mentre 103 profughi siriani sono stati redistribuiti dai campi turchi nei paesi europei, secondo il principio «uno per uno». Inoltre 24 ufficiali di collegamento turchi sono stai schierati negli hotspot greci, mentre 5 ufficiali greci sono in servizio nei punti di arrivo in Turchia. «Il primo risultato della nostra cooperazione con Ankara è che sta arrivando il messaggi che rivolgersi ai trafficanti d esseri umani è la scelta sbagliata», è stato il commento del vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans. Bontà sua la Commissione ha chiesto alla Turchia anche maggiori sforzi per migliorare l’accoglienza dei profughi garantendo loro una protezione adeguata. Compresi quella non siriani, come ha ricordato ieri il commissario Ue per l’Immigrazione Dimitri Avramopoulos.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: #363636; font-family: 'Mercury SSm B','serif'; font-size: 13pt;">Con la Turchia resta invece sempre aperta la partita sulla liberalizzazione dei visti. Ankara preme perché i suoi cittadini possano circolare liberamente in Europa a partire da giugno e minaccia di sospendere l’accordo sui migranti in caso contrario. Da parte sua Bruxelles vorrebbe maggiori garanzie sulle condizioni che Ankara deve rispettare. Entro il 4 maggio, ha annunciato ieri l’esecutivo comunitario, verrà presentato il rapporto sui progressi per la liberalizzazione dei visti. Se la Turchia avrà preso le misure necessarie per soddisfare le condizioni che ancora restano da rispettare, «il rapporto potrà essere accompagnato da una proposta legislativa per inserire la Turchia nella lista dei paesi senza obbligo di visti». Una questione che rischia di accentuare ancora di più la distanza tra Bruxelles e Ankara. I conti tra le due captali, infatti, no tornano. Ankara sostiene di aver adempiuto a 55 dei 72 criteri fissati dall’Ue, mentre per Bruxelles sarebbero molti di meno<u></u><u></u></span>.</p>
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		<title>DA GERUSALEMME A GAZA: in ricordo di Vittorio Arrigoni</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 09:21:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b>Dedicato a Vittorio Arrigoni (Vik), giornalista e attivista, ucciso a Gaza nella notte fra il 14 e il 15 aprile del 2011. </b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5674" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5674" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (262)" width="666" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 666w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-262-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Domenica scorsa al teatro Menotti di Milano è andato in scena lo spettacolo “Cafè Jerusalem. Teatro e musica nella notte di Gerusalemme” con commento musicale dal vivo dei RadioDerwish, tratto dal libro “Gerusalemme senza Dio” di Paola Caridi, una produzione del Teatro stabile di Genova. Storie intrecciate da un </span></span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hakawati, in un caffè della Città Vecchia di Gerusalemme della palestinese </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nura e dell’israeliano Moshe, che si ribaltano in quella del palestinese Musa e della ragazza-soldato israeliana che gli chiede i documenti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il ricavato dei biglietti servirà per ricostruire la “Terra dei bambini”, una scuola progettata dall’ong Vento di terra a Gaza nel villaggio beduino di Um al Nasser e distrutta dall’esercito israeliano nel corso dell’ultima offensiva militare.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ed ecco Barbara Archetti, presidentessa di Vento di Terra che spiega i progetti dell’associazione.</span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/usVK_cBfmlk?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E questa è la canzone che ha chiuso il concerto “Stay human” dedicata a Vik</span></span></p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/tjqLpnAXYTA?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Uno studente gramsciano appassionato di movimenti operai</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 06:22:26 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia (Da &#8220;Il manifesto&#8221;)</p>
<p>Il ritratto. Giulio non era un attivista, ma un ricercatore tra i più brillanti a Cambridge. Osservatore attento e curioso delle dinamiche politiche del paese, più volte premiato per i suoi studi sul Medio Oriente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5205" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5205" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="giulio-regeniokokok" width="591" height="369" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 591w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/giulio-regeniokokok-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La stampa <em>mainstream</em> sta associando i volti di Valeria Solesin, vittima degli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, e di Giulio Regeni, trovato morto lo scorso 3 febbraio nella periferia del Cairo. Si tratta di figure davvero diverse, scomparse in circostanze forse quasi opposte.</p>
<p>Ricordiamo Giulio associandolo invece alla compagna egiziana Shaimaa el-Sabbagh, scomparsa esattamente un anno prima e lo stesso giorno del ventottenne friulano, proprio in Egitto.</p>
<p>Il 25 gennaio 2015 veniva uccisa la poetessa e attivista socialista mentre portava una rosa in piazza Tahrir. In quel caso fu un alto funzionario della polizia egiziana ad aver premuto il grilletto, mentre Shaimaa e i suoi amici si recavano verso Tahrir. Anche Shaimaa aveva passato anni della sua vita con i lavoratori e nelle fabbriche egiziane, così come Giulio si stava occupando di movimenti sindacali. Entrambi avevano visto nel sogno di piazza Tahrir una possibilità di riscatto senza precedenti per il popolo egiziano e in particolare per i diseredati e i lavoratori: tra i protagonisti delle rivolte di cinque anni fa.</p>
<p>Entrambi condividono poi una stessa formazione marxista. Giulio ha applicato le teorie di Gramsci alle sue ricerche sui movimenti di piazza del 2011 e in particolare al movimento operaio in Egitto.</p>
<p>Oltre questa linea non è possibile andare per tracciare un parallelo tra Shaimaa e Giulio perché il dottorando italiano non era un’attivista e la giovane poetessa egiziana sì.</p>
<ul>
<li class="nohypen">Giulio non faceva politica in Egitto ma ne seguiva semplicemente le dinamiche.</li>
<li>Studiava la fase delicatissima che i movimenti operai stanno attraversando nel paese, completamente schiacciati dalla repressione del regime e dal sindacalismo filo-governativo.</li>
<li>Dopo le rivolte del 2011, solo sindacati indipendenti e partito Wasat erano pronti a formare nuove formazioni politiche. Non solo, il sindacalismo indipendente era stato invogliato dalla prima legge che permetteva a questi gruppi di trovare finalmente una forma di legalizzazione. Tutto questo è stato insabbiato con il golpe militare del 2013.</li>
<li>Di questo si occupava Giulio, può sembrare un argomento scomodo ma in realtà non dovrebbe esserlo per un paese che aspira a una transizione democratica, com’era l’Egitto nel 2011. Invece, della dura fase che i movimenti vicini ai lavoratori in Egitto pochi si sono occupati come ha fatto Giulio.</li>
<li>E così per compagni e amici si tratta di una perdita enorme.</li>
<li>Giulio era uno dei più brillanti studiosi dell’Università di Cambridge. Da studioso marxista, si era occupato da tempo dei movimenti operai in Medio oriente.</li>
<li>A 17 anni era andato a studiare in New Mexico per poi trasferirsi in Gran Bretagna. Nel 2012 e nel 2013 ha vinto due premi al concorso internazionale dell’Istituto regionale di studi europei per ricerche sul Medio Oriente. Da mesi si era trasferito al Cairo per condurre la sua ricerca dottorale.</li>
<li>La famiglia ha raggiunto la capitale egiziana pochi giorni dopo la diffusione della notizia della sua scomparsa. Per giorni non ci sono state novità significative sulle circostanze della sparizione improvvisa. Un colloquio tra il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e il suo omologo egiziano, Sameh Shokry, ha fatto accelerare le indagini con il tragico epilogo delle scorse ore.</li>
<li>Anche ieri, per ore, né la famiglia né gli attivisti per la difesa dei diritti umani hanno potuto vedere il cadavere.</li>
<li>Nel suo paese di origine, Fiumicello in Friuli Venezia Giulia, la comunità ha accolto con grande sgomento la notizia.</li>
<li><em>il collettivo del manifesto si unisce al cordoglio dei familiari e degli amici</em></li>
</ul>
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		<title>Umanità in transito verso il nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 04:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;di Sarantis Thanopulos&#160;&#160; (da Il Manifesto) &#160; Il dramma del migrante non sta nel suo essere in «mezzo al guado»: non più nella terra che lascia, non ancora nella terra che vuole raggiungere. Sta&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="font-style: italic; margin: 1em 0px;">
&nbsp;di Sarantis Thanopulos&nbsp;&nbsp; (da Il Manifesto)</div>
<div style="font-style: italic; margin: 1em 0px;">
&nbsp;</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Il dramma del migrante non sta nel suo essere in «mezzo al guado»: non più nella terra che lascia, non ancora nella terra che vuole raggiungere. Sta nel fatto che nelle migrazioni, anche quelle dall’esito più felice, si deve sempre attraversare una terra di nessuno, in cui non si profila altro all’orizzonte che cielo e&nbsp;deserto o&nbsp;acqua. In questa terra più si mette alle spalle ciò che si è&nbsp;lasciato, più appare lontana, irraggiungibile la meta del proprio cammino.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
C’è nella migrazione una dimensione ineliminabile che rappresenta il «negativo» del viaggio di Ulisse. L’Itaca che ti dà l’avventura del viaggio (Kavafis), la meta di ritorno che più l’avvicini più si allontana –allargando definitivamente l’orizzonte della tua esperienza– non fa parte dell’esilio quando esso appare definitivo, un andarsene per sempre, una volta tolti gli ormeggi. Il viandante perde la condizione prima del viaggio –il punto di partenza come meta di un ritorno da rimandare il più a&nbsp;lungo possibile– e&nbsp;cerca di ritrovarla da un’altra parte. Andando avanti nello spazio, viaggia a&nbsp;ritroso nel tempo. L’opposto di Ulisse, che, tornando indietro nello spazio, viaggia avanti nel&nbsp;tempo.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
La migrazione dei nostri tempi è&nbsp;evento particolarmente traumatico, sradicamento totale che può portare a&nbsp;un ritiro catastrofico del proprio desiderio dal&nbsp;mondo.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Il «cittadino del mondo» non dimora qui, neppure l’esploratore alla ricerca di terre nuove (per necessità o&nbsp;spirito di avventura). La scena è&nbsp;abitata da naufraghi che la deriva può portare a&nbsp;una spiaggia accogliente o&nbsp;a sbattere sugli scogli.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Le spiagge e&nbsp;le scogliere nella nostra civiltà iper-tecnologica e&nbsp;sovraffollata sono fatte di materia umana.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Sulle sponde dell’Occidente siamo noi in carne e&nbsp;ossa a&nbsp;tendere la mano ai senza terra o&nbsp;a restare a&nbsp;braccia conserte facendo cadere l’acrobata di turno nel vuoto. Sennonché, noi privilegiati, con la presunzione di potere scegliere tra accoglienza, ostilità e&nbsp;indifferenza, siamo ugualmente naufraghi, perduti e&nbsp;senza approdo visibile nel luogo in cui viviamo. Orfani dell’altro, di colui che vive dall’altra parte del confine (della strada, dello steccato) o&nbsp;in un altrove oltre la sottile linea di un orizzonte lontano, diffidiamo di noi stessi e&nbsp;abbiamo bisogno di «infiltrati» con cui prendersela, per non impazzire.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Si nasce per sradicamento e&nbsp;se l’esperienza, di per sé lacerante, della separazione dal sentimento di appartenenza, non esita in rovina, è&nbsp;perché l’altro si costituisce come sponda necessaria per la scoperta del mondo e&nbsp;il radicamento in esso. Questo radicamento non è&nbsp;quello di un albero: è&nbsp;fondato, al tempo stesso, sul senso di appartenenza a&nbsp;un posto e&nbsp;sul viaggio. Se tutto va bene, alloggiamo nel mondo in modo eccentrico, isterico: ben radicati e&nbsp;in transito, cittadini e&nbsp;apolidi.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Il sentimento di appartenenza è&nbsp;da sempre frainteso come patto tribale difensivo, che divide il familiare dall’estraneo. In realtà il legame con le proprie origini è&nbsp;sentimento di auto-appartenenza, presenza in sé che presente l’alterità. Le nostre radici sono la vita nel suo spontaneo fluire, l’essere tutt’uno con le cose vive del mondo che sono parte di noi, sentono e&nbsp;respirano con noi. L’appartenenza a&nbsp;se stessi uniti alla materia prima della vita, è&nbsp;alla base del sentire comune. Questo sentire non è&nbsp;chiuso in un posto: l’affinità è&nbsp;presentimento di ciò che è&nbsp;diverso.</div>
<div style="line-height: 1.5; margin: 3px 0px 1em;">
Dove l’appartenenza perde il suo legame con l’alterità — il principio della differenza che plasma la materia umana– si perde il senso stesso del viaggio. L’umanità è&nbsp;in transito verso il nulla, mentre l’indifferenza danza con la paranoia.</div>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2015 08:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI Associazione per i Diritti Umani PRESENTA il saggio “Egitto, democrazia militare” di Giuseppe Acconcia &#160; &#160; mercoledì 18 NOVEMBRE, ore 19 presso BISTROT DEL TEMPO RITROVATO Via Foppa, 4&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
<b>L&#8217;ASSOCIAZIONE<br />
PER I DIRITTI UMANI </b>
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Associazione<br />
per i Diritti Umani </b>
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
PRESENTA</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>il<br />
saggio “Egitto, democrazia militare” </b>
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>di<br />
Giuseppe Acconcia</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-1ZjmjhSB0do/Vkmoizl3UtI/AAAAAAAADjI/bqU8cQzkWko/s1600/COP_EGITTO_DEF-220x338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/COP_EGITTO_DEF-220x338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="260" /></a></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>mercoledì<br />
18 NOVEMBRE, ore 19</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
presso</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>BISTROT<br />
DEL TEMPO RITROVATO</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
Via<br />
Foppa, 4 (MM Sant&#8217;Agostino) MILANO</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 L’Associazione<br />
per i Diritti Umani organizza l&#8217;incontro nell&#8217;ambito<br />
della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Presentazione<br />
del saggio</u><u><br />
</u>il<br />
saggio “Egitto, democrazia militare” di Giuseppe Acconcia, Exòrma<br />
edizioni.</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il saggio:
</div>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="643">
   <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="main-content"></a>L&#8217;incoronazione dell&#8217;ex generale<br />
   Abdel Fattah al-Sisi come nuovo presidente egiziano ha chiuso tre<br />
   anni rivoluzionari che hanno cambiato il Paese. Il racconto dal<br />
   basso delle rivolte di piazza descrive un Egitto straordinario,<br />
   diviso tra modernità e tradizione, dalla repressione di migranti<br />
   e minoranze, alla punizione collettiva delle tribù del Sinai,<br />
   dagli operai delle fabbriche di Suez al massacro di Rabaa<br />
   al-Adaweya.<br />
   </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">
<b>Coordina:<br />
Alessandra Montesanto, Vicepresidente Associazione per i Diritti<br />
Umani</b></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title></title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/11/13/lassociazioneper-i-diritti-umani_13/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 08:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI Associazione per i Diritti Umani PRESENTA il saggio “Egitto, democrazia militare” di Giuseppe Acconcia mercoledì 18 NOVEMBRE, ore 19 presso BISTROT DEL TEMPO RITROVATO Via Foppa, 4 (MM Sant&#8217;Agostino)&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
<b>L&#8217;ASSOCIAZIONE<br />
PER I DIRITTI UMANI </b>
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Associazione<br />
per i Diritti Umani </b>
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
PRESENTA</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>il<br />
saggio “Egitto, democrazia militare” </b>
</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>di<br />
Giuseppe Acconcia</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>mercoledì<br />
18 NOVEMBRE, ore 19</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
presso</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>BISTROT<br />
DEL TEMPO RITROVATO</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
Via<br />
Foppa, 4 (MM Sant&#8217;Agostino) MILANO</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 L’Associazione<br />
per i Diritti Umani organizza l&#8217;incontro nell&#8217;ambito<br />
della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Presentazione<br />
del saggio</u><u><br />
</u>il<br />
saggio “Egitto, democrazia militare” di Giuseppe Acconcia, Exòrma<br />
edizioni.</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-ofZh72ju8H8/VkWrtMo9vYI/AAAAAAAADio/ZAb8SF9KWpM/s1600/COP_EGITTO_DEF-220x338.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/COP_EGITTO_DEF-220x338-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="208" /></a></div>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il saggio:
</div>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="643">
   <a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="main-content"></a>L&#8217;incoronazione dell&#8217;ex generale<br />
   Abdel Fattah al-Sisi come nuovo presidente egiziano ha chiuso tre<br />
   anni rivoluzionari che hanno cambiato il Paese. Il racconto dal<br />
   basso delle rivolte di piazza descrive un Egitto straordinario,<br />
   diviso tra modernità e tradizione, dalla repressione di migranti<br />
   e minoranze, alla punizione collettiva delle tribù del Sinai,<br />
   dagli operai delle fabbriche di Suez al massacro di Rabaa<br />
   al-Adaweya.<br />
   </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">
<b>Coordina:<br />
Alessandra Montesanto, Vicepresidente Associazione per i Diritti<br />
Umani</b></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
</div>
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		<item>
		<title>Macerie: l&#8217;impegno dei pacifisti israeliani per la causa palestinese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2015 05:16:00 +0000</pubDate>
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<p>Intrecciando cronaca e letteratura, Miriam Marino racconta l’impotenza dei pacifisti israeliani, sullo sfondo delle due Intifade, il cui impegno si assottiglia e s’infrange contro il muro dell’odio e dei grandi interessi. Nessuno spazio di vita è esente dal dolore. Tikva, la protagonista, però, ha scelto il suo campo. E un “dolore diverso” da quello che l’attanaglia da mesi la raggiunge a Hebron. La bellezza di Jamal la colpisce “come un pugno allo stomaco”, portando per un attimo l’illusione di poter chiudere la porta all’angoscia. Ma la parola “Tajush”, che in arabo vuol dire “insieme”, non sarà per domani. E nell’epilogo del romanzo, lucido e intenso come l’impegno dell’autrice per la causa palestinese, emerge una “dolorosa consapevolezza” : il genocidio dei palestinesi continua, “avvolto nella menzogna e nel silenzio” di quel discorso mediatico che dipinge i conflitti a misura dei potenti. Dalla Prefazione di Geraldina Colotti Giornalista de &#8220;Il Manifesto&#8221;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Myriam Marino e la ringrazia molto.</p>
<p>Un romanzo che parla di attualità: Tikva, la protagonista, cosa rappresenta all&#8217;interno di uno scenario e di una guerra tra due popoli che continua da decenni?</p>
<p>Tikva è come un ponte tra due realtà, due culture, due punti di vista. E’ cresciuta credendo di essere ebrea, per di più ha un temperamento mistico e assorbe, come una linfa vitale per la sua spiritualità, gli insegnamenti della religione che crede essere la sua. Ma la sincerità di tale adesione, l’onestà di intenti di Tikva esigono la coerenza del comportamento rispetto all’interiorità, e la giustizia per lei non è una prostituta che può vendersi a chiunque possa pagarla, per questo scopre presto dietro alle chiacchiere vane la vera natura e gli intenti del paese in cui vive, non solo per quanto riguarda i politici e le loro scelte, ma anche la popolazione a partire dai suoi parenti. Quando nella sua vita irromperà la rivelazione sconvolgente  che la inscriverà nella storia palestinese, dopo un trauma iniziale Tikva assumerà su di se anche il carico di questa appartenenza e lo farà con la stessa passione e con la stessa sincerità. Il suo è un percorso di coscienza che la porterà al disvelamento di tutte le menzogne, al guardare negli occhi le vittime, a riconoscere la meschinità e la feroce violenza dell’occupazione israeliana che uccide tortura imprigiona rende la vita impossibile a un popolo intero piangendo e dichiarandosi vittima mentre distrugge, a capire che non c’è una guerra in corso ma un’aggressione sistematica rinnovata ogni giorno e a fare alla fine una scelta di campo. In tutti i momenti della storia Tikva non è mai estranea nè al mondo ebraico nè a quello palestinese,  conosce bene entrambe le anime perciò la sua scelta ha un profondo significato. Ma racchiuso nel suo nome c’è anche un pensiero di speranza, speranza è infatti il significato di Tikva in ebraico. </p>
<p>Uno dei temi principali del libro è quello dell&#8217;identità: vuole anticipare una riflessione?</p>
<p>Noi umani, in genere, abbiamo bisogno  di qualcosa di solido che ci dia sicurezza, che ci racconti chi siamo qual’è la nostra storia, i nostri miti, le  leggi interiori a cui ci dobbiamo attenere, e anche le nostre forme d’arte, la nostra cucina, la lingua, insomma qualcosa di certo che ci identifichi, questo accade quando si assume un’identità. In Terra Santa la faccenda dell’identità è profonda e radicata per questo non ne potevo prescindere scrivendo questa storia, ma l’identità forte di Tikva come  ebrea renderà forte anche la sua scelta e l’identità forte dei giovani palestinesi che vogliono la libertà  nella loro terra renderà ancora più eroiche le loro lotte.<br />Personalmente riconosco una sola identità: quella di umano appartenente al mondo umano, per me è anche troppo, anche se la mia storia personale non mi permette di liberarmi in un colpo solo di appartenenze che comunque mi hanno formato. Questo superamento dell’identità, che a volte può diventare una gabbia, è accennato nel libro a pag 123, quando Avi consola Tikva in preda allo smarrimento, all’indomani della morte del suo amico Shadi. “Se tu fossi soltanto te stessa?” le dice.</p>
<p>Qual è la situazione dei giovani palestinesi oggi? Quali i loro sogni e quali le loro possibilità&#8230;</p>
<p>I giovani palestinesi vivono la tragica situazione dell’occupazione militare israeliana con tutto ciò che questo comporta di sospensione della vita, di checkpoint, di arresti, detenzione amministrativa e quant’altro. Israele si accanisce in modo particolare sui giovani e sui bambini per spezzare la resistenza e il futuro. I genitori dei bambini arrestati subiscono un trauma terribile e i bambini del tutto indifesi nelle mani dei carcerieri subiscono un trauma ancora più grande che condizionerà tutta la loro vita, questo serve a stroncare la resistenza al suo nascere. I loro sogni sono quelli di tutti i giovani, essere liberi, studiare e circolare liberamente, poter viaggiare, non dover chiedere un permesso per ogni sciocchezza, vivere da uomini liberi. I giovani palestinesi sono molto creativi, li troviamo attivi in ogni forma d’arte, a Ramallah ho assistito a uno spettacolo di danza da mozzare il fiato e i danzatori erano bambini e adolescenti, i bambini di Gaza si costruiscono da soli meravigliosi acquiloni con i quali riempiono letteralmente il cielo di colori. Sono bravissimi anche nello sport e sappiamo che cosa fa Israele per stroncare la vita e la carriera dei giovani calciatori. Le loro possibilità ovviamente sono legate alla fine dell’occupazione che spezza qualsiasi iniziativa ogni volta che vuole e blocca qualsiasi manifestazione culturale anche se a carattere internazionale con la partecipazione di artisti  e scrittori da tutto il mondo.</p>
<p>Interessante il rapporto tra Tikva e il padre israeliano: come si sviluppa questa relazione? E che ruolo ha la madre?</p>
<p>Il padre di Tikva è un progressista israeliano, laico e abbastanza razionale per capire dove sono le ragioni e dove i torti, ma manca di empatia, come la maggior parte degli israeliani la sua percezione dei palestinesi è negativa. La paura gioca anche per lui un ruolo fondamentale che si esprime nei vani tentativi di tenere separate madre e figlia. Ha però un alibi: il matrimonio fallito con la madre di Tikva e l’abbandono di costei. Il rapporto tra padre e figlia è sereno fino a che la figlia non scopre la sua seconda identità, nascerà una crisi che si risolverà solo verso la fine della storia quando quest’uomo deciderà di esprimere la parte migliore di se e lasciando vecchi rancori e rimpianti di cui si era nutrito sceglie di avere una nuova relazione con un’attivista pro-Palestina. Il suo rapporto con Tikva è sempre stato superprotettivo in quanto non doveva proteggere solo l’incolumità fisica e psicologica di sua figlia, ma anche il suo equilibrio, la sua interiorità di fronte ai possibili assalti dall’esterno che infatti puntualmente ci saranno. Quando le scelte di Tikva saranno conclamate non avrà più bisogno di mantenere questo controllo. La madre avrà il ruolo di portarla per mano all’interno del suo nuovo mondo e della sua nuova famiglia, di farle scoprire il calore e la dolcezza degli affetti familiari, di mostrarle il lato allegro e tenero della sua nuova vita.</p>
<p>Ci spiega il significato profondo del titolo ?</p>
<p>Non avrei voluto dare a questo libro un titolo così drammatico, ma per quanto ci abbia pensato non ne ho trovato uno più adatto. Le macerie ovviamente non sono solo quelle dei palazzi sventrati di Nablus, dei muri delle case crollati del campo profughi di Jenin, della distruzione dell’areoporto e del porto di Gaza, le macerie sono anche quelle che un’intera popolazione si porterà nel cuore, le macerie sono anche quelle delle persone che hanno perso il loro equilibrio psicologico, sono anche le macerie dell’anima di chi sarà stato distrutto nella propria interiorità dal veleno corrosivo della violenza israeliana e risponderà al suo livello, le macerie sono quelle del futuro che sarà sempre più difficile visualizzare.</p>
<p>Da dove nasce questo suo lavoro?</p>
<p>Questo è il terzo libro in cui scrivo dell’Intifada, ma in questo più che nei precedenti, i quali erano raccolte di racconti in cui scrivevo anche di altri argomenti affini. In questo libro, che essendo un romanzo mi ha dato la possibilità di dispiegare di più nel tempo la storia, racconto anche della prima Intifada che è importante non solo per la lotta esemplare che è stata, ma anche perchè serve per capire lo scoppio della seconda Intifada. Nella seconda Intifada la lotta era diventata disperata e la repressione inenarrabile, inconcepibile disumana. Ne avevo sentite di tutti i colori, ma la seconda Intifada che seguii giorno per giorno, con un carico di morte e distruzione che non sembrava mai finire, mi sconvolse in modo particolare e mi riempì di tristezza, di dolore e di rabbia come non era mai successo prima. Il romanzo nasce dal bisogno di raccontare, di esprimere, di lenire questi forti sentimenti, ma anche dal bisogno di spiegare attraverso una storia che cosa è successo realmente, e che cosa significa occupazione militare israeliana.</p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">&nbsp;&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;
   </td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<title>Migranti, la grande mistificazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 06:09:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ignazio Masulli (da Il Manifesto, 12/6/2015) Da set­ti­mane si agita lo spet­tro delle per­sone sbar­cate in Ita­lia per cer­care rifu­gio nel nostro o&#160;negli altri paesi euro­pei. In realtà, il loro numero dall’inizio dell’anno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>
di<br />
Ignazio Masulli<br />
(da Il Manifesto, 12/6/2015)</p>
<p>Da<br />
set­ti­mane si agita lo spet­tro delle per­sone<br />
sbar­cate in Ita­lia per cer­care rifu­gio nel nostro<br />
o&nbsp;negli altri paesi euro­pei. In realtà, il loro numero<br />
dall’inizio dell’anno al 7&nbsp;giu­gno è&nbsp;di 52.671.<br />
Quindi, poco più dei 47.708 regi­strati nello stesso periodo<br />
dell’anno scorso. Sulla base di que­sto trend è&nbsp;cal­co­la­bile<br />
un numero di 190.000 a&nbsp;fine anno (200.000 secondo altri). Come<br />
si giu­sti­fi­cano, allora, le posi­zioni estreme e&nbsp;i<br />
toni, talora quasi para­noici, rag­giunti nel dibat­tito<br />
su que­sto feno­meno in Ita­lia e&nbsp;in Europa?<br />
Dav­vero si vuol far cre­dere che l’arrivo di alcune<br />
cen­ti­naia di migliaia di per­sone costi­tui­sca<br />
una minac­cia per gli equi­li­bri eco­no­mici<br />
e&nbsp;sociali di un gruppo di paesi tra i&nbsp;più ric­chi<br />
del&nbsp;mondo?</p>
<p>In<br />
realtà, stiamo assi­stendo a&nbsp;una gros­so­lana<br />
mistificazione.</p>
<p>Intanto,<br />
sem­bra smar­rito ogni senso delle pro­por­zioni e&nbsp;si<br />
parla come se s’ignorassero dati di fatto signi­fi­ca­tivi.<br />
I&nbsp;paesi mem­bri dell’Ue, alla fine del 2013, con­ta­vano<br />
un numero di immi­grati di prima gene­ra­zione (cioè<br />
nati all’estero), rego­lar­mente regi­strati ed attivi<br />
nelle rispet­tive eco­no­mie assom­manti a&nbsp;più<br />
di 50 milioni, di cui circa 34 milioni nati in un paese non euro­peo.<br />
Que­sti immi­grati, come gli altri che li hanno pre­ce­duti,<br />
con­cor­rono diret­ta­mente alla pro­du­zione<br />
e&nbsp;alla ric­chezza di quei paesi. E&nbsp;non si vede pro­prio<br />
come nuovi flussi che si aggiun­gono a&nbsp;quelli regi­stra­tisi<br />
negli anni pre­ce­denti non pos­sono essere assor­biti<br />
con van­taggi demo­gra­fici, eco­no­mici<br />
e&nbsp;socio-culturali, solo che si adot­tino poli­ti­che<br />
appro­priate e&nbsp;posi­tive d’inclusione sociale.</p>
<p>In<br />
secondo luogo, invece di con­tra­stare sen­ti­menti<br />
xeno­fobi, che pure alli­gnano in parti della popo­la­zione,<br />
li si stru­men­ta­lizza e&nbsp;inco­rag­gia pur<br />
di gua­da­gnare con­sensi elet­to­rali nel modo<br />
più spre­giu­di­cato. L’esempio più vicino di tale<br />
irre­spon­sa­bile com­por­ta­mento viene<br />
dalle dichia­ra­zioni dei gover­na­tori di alcune<br />
delle regioni più ric­che del paese.&nbsp;Il loro lepe­ni­smo<br />
sem­bra igno­rare che pro­prio la van­tata ric­chezza<br />
di quelle regioni è&nbsp;dovuta anche al mas­sic­cio<br />
sfrut­ta­mento del lavoro degli immi­grati.<br />
Sfrut­ta­mento tanto più facile e&nbsp;pesante con<br />
i&nbsp;clan­de­stini. E&nbsp;que­sto ci porta dritto alla<br />
seconda misti­fi­ca­zione cui stiamo assi­stendo in<br />
Ita­lia e&nbsp;in Europa.</p>
<p>Indi­care<br />
gli immi­grati come una minac­cia serve a&nbsp;moti­vare<br />
misure di con­tra­sto e&nbsp;leggi restrit­tive che in<br />
realtà ser­vono a&nbsp;sfrut­tare al mas­simo il loro<br />
lavoro, indu­cen­doli a&nbsp;lavo­rare in nero, in<br />
impie­ghi pesanti e&nbsp;mal pagati, in affitto, a&nbsp;chia­mata<br />
e&nbsp;simili. Infatti, sono pro­prio le soglie di sbar­ra­mento<br />
all’integrazione, poste sem­pre più in basso, e&nbsp;il<br />
man­cato o&nbsp;dif­fi­col­toso rico­no­sci­mento<br />
dei diritti ai lavo­ra­tori immi­grati che per­met­tono<br />
ai gruppi diri­genti eco­no­mici e&nbsp;ai loro alleati<br />
poli­tici di sfrut­tare anche l’immigrazione per spin­gere<br />
verso la con­cor­renza al ribasso delle con­di­zioni<br />
di lavoro. In tal modo, si ren­dono più age­voli le<br />
poli­ti­che di restri­zione dei diritti dei lavo­ra­tori<br />
e&nbsp;di sman­tel­la­mento dello Stato sociale.</p>
<p>In<br />
terzo luogo, agi­tare lo spet­tro del peri­colo<br />
immi­gra­zione occulta altre respon­sa­bi­lità.<br />
Il fatto, cioè, che i&nbsp;mag­giori paesi euro­pei, Gran<br />
Bre­ta­gna e&nbsp;Fran­cia in testa, ma seguiti anche da<br />
Ger­ma­nia e&nbsp;Ita­lia si sono fatti pro­mo­tori,<br />
accanto agli Stati Uniti e&nbsp;insieme ad altri, di pesanti<br />
inter­venti politico-militari in Africa e&nbsp;in Medio Oriente.<br />
L’elenco è&nbsp;lungo. Si può comin­ciare dall’interminabile<br />
guerra in Afgha­ni­stan. Si può pro­se­guire con il<br />
sup­porto dato alla ribel­lione con­tro il regime<br />
siriano, rin­fo­co­lando con­flitti civili<br />
e&nbsp;reli­giosi che ora sfug­gono ad ogni con­trollo.<br />
Ancor più diretto è&nbsp;stato l’intervento in Libia, col<br />
risul­tato di una situa­zione, se pos­si­bile, ancor<br />
più con­fusa e&nbsp;ingo­ver­na­bile. Si è&nbsp;sof­fiato<br />
sul fuoco di vec­chi con­flitti tra le popo­la­zioni<br />
in Africa Centro-orientale per­se­guendo obiet­tivi<br />
tutt’altro che chiari. E&nbsp;lo stesso può dirsi per gli<br />
inter­venti in Mali e&nbsp;altri paesi.</p>
<p>Nel<br />
2013, il numero di pro­fu­ghi che hanno cer­cato di<br />
fug­gire da zone di guerra, con­flitti civili,<br />
per­se­cu­zioni e&nbsp;vio­la­zioni dei diritti<br />
umani è&nbsp;stato di 51,2 milioni. Anche a&nbsp;con­si­de­rare<br />
circa un quinto di essi, vale a&nbsp;dire gli 11,7 milioni di<br />
per­sone che, in quell’anno, si tro­va­vano sotto il<br />
diretto man­dato dell’Alto com­mis­sa­riato per<br />
i&nbsp;rifu­giati delle nazioni unite e&nbsp;per i&nbsp;quali<br />
dispo­niamo di dati certi, vediamo che più della metà era<br />
costi­tuito da per­sone che fug­gi­vano dalla guerra<br />
in Afgha­ni­stan (2,5 milioni), dall’improvvisa<br />
defla­gra­zione del con­flitto in Siria (2,4 milioni),<br />
dalla recru­de­scenza degli scon­tri da tempo in atto in<br />
Soma­lia (1,1 milione). Ad essi segui­vano i&nbsp;pro­fu­ghi<br />
pro­ve­nienti dal Sudan, dalla Repub­blica demo­cra­tica<br />
del Congo, dal Myan­mar, dall’Iraq, dalla Colom­bia, dal<br />
Viet­nam, dall’Eritrea. Per un totale di altri 3&nbsp;milioni,<br />
sem­pre nel solo 2013. Altri richie­denti asilo cer­ca­vano<br />
di scam­pare dai «nuovi» con­flitti in Mali e&nbsp;nella<br />
Repub­blica Centrafricana.</p>
<p>La<br />
grande mag­gio­ranza di que­ste e&nbsp;altri milioni di<br />
per­sone fug­gite da situa­zioni di peri­colo<br />
e&nbsp;sof­fe­renza, sem­pre nel 2013, non hanno cer­cato<br />
e&nbsp;tro­vato acco­glienza nei paesi più ric­chi<br />
d’Europa o&nbsp;negli Usa, bensì nei paesi più vicini. Paesi con<br />
un Pil pro capite basso e&nbsp;variante tra i&nbsp;300 e&nbsp;i 1.500<br />
dol­lari l’anno. Infatti, fin dallo scop­pio della guerra<br />
del 2001, il 95% degli afgani ha tro­vato rifu­gio in<br />
Paki­stan. Il Kenya ha accolto la mag­gio­ranza dei<br />
somali. Il Ciad molti suda­nesi. Men­tre altri somali<br />
e&nbsp;suda­nesi hanno tro­vato rifu­gio in Etio­pia,<br />
insieme a&nbsp;pro­fu­ghi eri­trei. I&nbsp;siriani si<br />
sono river­sati in mas­sima parte in Libano, Gior­da­nia<br />
e&nbsp;Tur­chia. Di fronte all’entità di que­sti flussi,<br />
il numero delle per­sone che, sem­pre nel 2013, hanno<br />
cer­cato pro­te­zione inter­na­zio­nale in<br />
8&nbsp;dei paesi più ric­chi dell’Ue, con Pil pro capite dai<br />
33.000 ai 55.000 dol­lari, assom­mava a&nbsp;360mila (pari<br />
all’83% dei rifu­giati in tutta&nbsp;l’Ue).</p>
<p>Que­sti<br />
dati di fatto dimo­strano l’assoluta man­canza di<br />
fon­da­mento e&nbsp;la totale stru­men­ta­lità<br />
che carat­te­rizza la discus­sione in atto tra i&nbsp;paesi<br />
mem­bri e&nbsp;le stesse isti­tu­zioni dell’Ue. Si<br />
discute di pat­tu­glia­menti navali, bom­bar­da­menti<br />
di bar­coni, per con­clu­dere con quello che viene<br />
defi­nito un «salto di qua­lità» nel dibat­tito e&nbsp;che<br />
con­si­ste­rebbe nella pro­po­sta di acco­gliere<br />
nei 28 paesi mem­bri dell’Ue un totale di 40.000 rifu­giati<br />
in due anni. Men­tre, nel 2013, Paki­stan, Iran, Libano,<br />
Gior­da­nia, Tur­chia, Kenya, Ciad, Etio­pia, da<br />
soli, ne hanno accolti 5.439.700. Il che signi­fica che un gruppo<br />
di paesi, il cui Pil è&nbsp;1/5 di quello dei paesi dell’Ue, ha<br />
accolto in un anno un numero di immi­grati e&nbsp;rifu­giati<br />
che è&nbsp;136 volte più grande del numero di quelli che sono<br />
dispo­sti ad acco­gliere i&nbsp;paesi della grande Europa in<br />
due anni! Ma per­fino que­sta misera pro­po­sta viene<br />
ora messa in discus­sione, dato anche l’atteggiamento nega­tivo<br />
di paesi come la Gran Bre­ta­gna e&nbsp;la Fran­cia, che<br />
pure si auto­de­fi­ni­scono grandi e&nbsp;civili. Lo<br />
spet­ta­colo di tanta pochezza poli­tica e&nbsp;morale<br />
induce a&nbsp;chie­dersi se i&nbsp;nostri gover­nanti e&nbsp;i<br />
diri­genti di Bru­xel­les si ren­dono conto che<br />
stanno asse­stando un altro colpo alla cre­di­bi­lità<br />
dell’Unione europea.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;inferno degli stagionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 06:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Grazia Bucca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazia Bucca Un reportage importante, quello di Grazia Bucca, che ritorna sul problema, ancora irrisolto, dell&#8217;accoglienza dei migranti, delle loro precarie condizioni di vita e di lavoro, spesso chiamati a prestare le loro braccia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Grazia Bucca</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Un<br />
reportage importante, quello di Grazia Bucca, che ritorna sul<br />
problema, ancora irrisolto, dell&#8217;accoglienza dei migranti, delle loro<br />
precarie condizioni di vita e di lavoro, spesso chiamati a prestare<br />
le loro braccia e le loro schiene “ a cottimo” , per pochissimi<br />
euro e tante ore di fatica, nei nostri terreni agricoli. Le<br />
fotografie sono di Grazia Bucca &#8211; fotoreporter, redattrice della<br />
newsletter ArcireportSicilia, collaboratrice de Il Manifesto e<br />
dell&#8217;agenzia Studio Camera di Palermo &#8211; e, come spesso accade, le sue<br />
immagini parlano più di mille parole, colpiscono gli occhi e<br />
dovrebbero mettere in moto il pensiero critico, soprattutto di chi si<br />
occupa delle politiche migratorie, sempre più contingenti ed<br />
emergenziali. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
Il<br />
reportage, dal titolo <i>L&#8217;inferno<br />
degli stagionali,</i> è stato<br />
trasmesso durante la trasmissione <i>Mediterraneo</i>,<br />
in onda su Rai3, nella puntata n.12 del 22 dicembre 2013.&nbsp;&nbsp; ﻿</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
﻿﻿</p>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Grazia Bucca</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
﻿</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />
Abbiamo<br />
intervistato la fotografa Grazia Bucca che ringraziamo tantissimo per<br />
averci dedicato tempo e per gli scatti che ci ha permesso di<br />
pubblicare.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come si<br />
è preparata per entrare nel campo di Campobello di Mazara? E ha<br />
incontrato difficoltà burocratiche per poter realizzare il<br />
reportage?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;idea<br />
del reportage è nata per documentare le condizioni del campo dei<br />
migranti stagionali, impegnati nella raccolta delle olive nel<br />
territorio di Campobello di Mazara (TP).</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
conoscevo questa tragica realtà finché non ho avuto la notizia<br />
della morte di Diallo Ousmani, ragazzo senegalese di 26 anni,<br />
arrivato in Sicilia in cerca di lavoro, e che proprio in quel campo<br />
ha trovato la sua tragica fine. Rimasto gravemente ustionato<br />
nell&#8217;incendio della baracca nella quale alloggiava, è morto<br />
all&#8217;ospedale civico di Palermo, domenica 20 ottobre 2013 dopo quasi<br />
10 giorni di agonia.&nbsp; </p>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Grazia Bucca</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per la<br />
realizzazione del reportage non ho riscontrato alcuna difficoltà<br />
burocratica. Il campo sorgeva alla periferia del centro abitato, ai<br />
bordi di una trafficata contrada comunale, quindi un luogo facilmente<br />
raggiungibile.</div>
<p>Il<br />
titolo del lavoro contiene la parola &#8220;inferno&#8221;: perchè?</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inferno<br />
perché, vedere esseri umani vivere in quelle condizioni, senz&#8217;acqua<br />
corrente, né luce elettrica, né servizi igienici, in ripari di<br />
fortuna, costituiti da piccole tende da campeggio, baracche<br />
improvvisate, costruite con blocchi di cemento, assi di legno, lastre<br />
di eternit, cartoni e teli di plastica messi insieme alla meno<br />
peggio, mi ha dato la sensazione di un vero e proprio inferno, di<br />
qualcosa di orribile, di disumano.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />
Cosa ha<br />
voluto denunciare precisamente con questo suo lavoro fotografico? E<br />
di cosa necessitano i lavoratori migranti?</div>
<p>
Ho<br />
voluto denunciare, non solo le condizioni di vita alle quali sono<br />
costretti molti migranti che approdano in questo paese nella speranza<br />
di una vita diversa, ma anche le condizioni di sfruttamento che<br />
vivono i lavoratori, stretti nella morsa del caporalato, del lavoro<br />
nero, del ricatto, della violenza, della miseria, senza tutela<br />
alcuna. I terreni di Campobello ricadono nel territorio controllato<br />
dal boss mafioso Matteo Messina Denaro. Non è quindi inverosimile<br />
ipotizzare che queste condizioni, passatemi l&#8217;espressione anche di<br />
schiavitù, vengono determinate dalla mafia, che impone turni<br />
massacranti e l&#8217;irrisorio pagamento di 3-3,50€, per cassetta di<br />
prodotto raccolto.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è<br />
stata la reazione degli stagionali davanti all&#8217;obiettivo della<br />
macchina fotografica ? Le hanno raccontato le loro storie?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ovviamente<br />
non tutti i lavoratori hanno voluto essere ritratti. Non erano felici<br />
delle loro condizioni. Molti provavano un forte senso di vergogna ed<br />
imbarazzo per come stessero vivendo e grande era la paura che le foto<br />
in qualche modo potessero arrivare nei loro paesi di origine, agli<br />
occhi dei propri familiari.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo un<br />
primo momento di imbarazzo altri invece hanno voluto farsi ritrarre<br />
senza alcun problema, ma tutti sono stati disposti a raccontare la<br />
loro storia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Grazia Bucca</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<blockquote style="border: currentColor; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0cm; margin-right: 3cm; padding: 0cm;"></blockquote>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<blockquote style="border: currentColor; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0cm; margin-right: 3cm; padding: 0cm;"><p>

</p></blockquote>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/unnamed-6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Grazia Bucca</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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