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	<title>Ilaria Cucchi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Premio Diritti Umani Stefano Cucchi Onlus 2019 Alla Comunità Sikh Di Latina Per La Battaglia Per I Diritti Dei Lavoratori Nell’Agro Pontino, Gullotta E Ioia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 09:48:09 +0000</pubDate>
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<p>(da Tempimoderni.net)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="620" height="339" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/cucchi-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e la comunità Sikh di Latina che porta avanti la battaglia per i diritti dei lavoratori nell’Agro Pontino. Sono questi i vincitori del Premio Diritti Umani 2019 dell’Associazione Stefano Cucchi Onlus: verranno conferiti domani all’Angelo Mai a Roma, nel corso della prima della due giorni del Quinto Memorial Stefano Cucchi a Roma. I premi sono realizzati come ogni anno da Mauro Biani.A ritirare il premio, Giuseppe Gullotta, Pietro Ioia e Gurmukh Singh, presidente della comunità indiana del Lazio.<strong>I premi</strong>C’è un numero che accomuna Gullotta e Ioia: 22. Sono gli anni che entrambi hanno passato in carcere. Il primo da innocente: si tratta di uno degli errori giudiziari più gravi della storia della Repubblica. A 18 anni si è autoaccusato di aver ucciso due giovani carabinieri: la sua confessione era stata estorta con botte, violenze e torture. Il secondo da colpevole: entrato per piccoli reati, in breve tempo è diventato un narcotrafficante internazionale di hashish e cocaina. Ha scontato la sua pena in 20 diversi istituti penitenziari e ha pagato i suoi errori: «Ho regalato gli anni migliori della mia vita alla carceri, non ho visto i miei figli crescere e per questo ho deciso di cambiare vita», dice sempre. Ma è riuscito a conquistarsi una seconda possibilità nella vita e ha avuto il coraggio di denunciare l’abuso e la sospensione dello stato di diritto, portando allo scoperto quello che accadeva nella cosiddetta Cella Zero del carcere di Poggioreale, dove Ioia ha trascorso sette anni di reclusione. «La Cella zero è un luogo di tortura e violenza, situata al piano terra della struttura: di giorno era utilizzata come smistamento, per le visite mediche e per i colloqui per poi divenire di sera luogo di tortura dove i detenuti erano pestati», spiega.</p>



<p>&nbsp;«Dimenticati e abbandonati dalle istituzioni: quelle di Ioia e di Gullotta sono storie esemplari di quegli “organi” malati ancora presenti nel “corpo” della giustizia italiana», spiegano dall’Associazione Stefano Cucchi Onlus. «Dimenticati dalla società» come lo sono i Sikh di Latina: sfruttati e ricattati nell’Agro Pontino, «hanno trovato la forza di sollevarsi e di far sentire la propria voce per una giustizia che dovrebbe semplicemente essere la normalità», dice ancora la Cucchi Onlus.</p>



<p> «Sono storie di giustizia negata. Hanno fatto sentire la loro voce e vogliamo contribuire alle battaglie che portano coraggiosamente avanti», dice Ilaria Cucchi, presidente dell’associazione. «La mia famiglia, da dieci lunghi anni, sa bene cosa vuol dire trovarsi davanti a muri da abbattere. Camminiamo insieme nella lotta per una giustizia che sia tale anche per gli ultimi: il velo può essere squarciato».<strong>Il Memorial Stefano Cucchi</strong> «Dieci anni senza Stefano. Umanità in marcia»: è questo il titolo del 5° Memorial Stefano Cucchi, che si è tenuto il 12 e 13 ottobre a Roma, a dieci anni dalla morte, mentre era nelle mani dello Stato, di questo ragazzo di 31 anni che ormai tutta Italia conosce.</p>



<p>&nbsp;«La morte di Stefano Cucchi è entrata nella Storia del Paese. Quanto accaduto dieci anni fa ha oltrepassato le mura delle carceri e le aule processuali, è diventato oggetto di dibattito pubblico, fatto politico, giornalistico e, insieme, motivo di risveglio della coscienza civile di un Paese intero», spiegano le realtà promotrici del Memorial: l’Associazione Stefano Cucchi Onlus, Il Comitato Promotore Memorial Stefano Cucchi e l’Associazione Comunitaria.</p>
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		<title>Caso Cucchi, quando la verità vince sulla demagogia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 04:56:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione</strong></em> <strong><em>per i Diritti umani</em></strong> esprime solidarietà a Ilaria Cucchi e alla sua famiglia e condanna ogni tipo di minaccia e intimidazione.</p>
<p>Pubblichiamo un articolo del Presidente dell&#8217;associazione Antigone, Patrizio Gonnella.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Cucchi_Anselmo1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p><strong><em>Giustizia. La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità</em></strong></p>
<p><strong>di Patrizio Gonnella, il manifesto del 12 ottobre 2018</strong></p>
<p>Il processo per l’omicidio di Stefano Cucchi resterà nella storia della giustizia italiana. Una storia fatta di violenza istituzionale, di morte, di coperture, di silenzi, di indifferenza, di opacità ma allo stesso tempo di determinazione, di forza morale, di rottura del muro della reticenza. Verità processuale e verità storica si stanno lentamente approssimando nonostante le umiliazioni e le dichiarazioni di quei politici che hanno urlato nel tempo una verità dogmatica e stereotipata.</p>
<p>Oggi, di fronte alla confessione di uno dei carabinieri che ha ammesso le violenze sul corpo di Stefano, sanno di ridicolo e tragico quelle frasi che si sono sentite nell’etere e lette sui social. C’è chi disse: «É morto perché era anoressico» (Carlo Giovanardi), chi chiedeva alla famiglia di Stefano «dove era quando lui si drogava» (Maurizio Gasparri), chi affermava che Ilaria Cucchi «mi fa schifo» (Matteo Salvini). A nove anni dalla morte di Stefano Cucchi ci sono tre parole, di cui una composta, che vengono esaltate da questa storia: empatia, spirito di corpo, legalità.</p>
<p>Da alcune settimane il bellissimo film di Alessio Cremonini Sulla mia pelle, delicato ma rigoroso allo stesso tempo, sta riempiendo le sale cinematografiche, le piazze, le università. Gruppi di persone organizzano visioni comunitarie in luoghi pubblici e privati. Ragazzi e ragazze, anche molto giovani, vedono il film e restano senza parole, immedesimandosi in Stefano e in sua sorella Ilaria. L’empatia è un motore che ha una forza dirompente. Favorisce processi di indignazione. Ha la capacità di trasformarsi in valanga. Stefano Cucchi è sentito come un amico o un fratello nei licei, nelle università, nelle palestre e negli stadi. Ilaria è diventata una sorella di tutti quelli che vogliono giustizia, che credono che non si possa morire ammazzati, pestati a sangue, in una camera di sicurezza delle forze dell’ordine.</p>
<p>Non tutti però sono Stefano. Non tutte però sono Ilaria. Non sempre l’empatia porta a giustizia. In questo caso invece sta accadendo un fatto straordinario, ossia la giustizia (e ne siamo grati alla procura di Roma) si è messa al servizio delle vittime di tortura. Accade raramente. Anche perché spesso a vincere è lo spirito di corpo, primo nemico della verità. Ieri, con la confessione di uno dei carabinieri coinvolti nel pestaggio, si è definitivamente rotto lo spirito di corpo nell’Arma. I fatti di violenza o di tortura avvengono molto spesso in circostanze tali per cui gli unici testimoni possibili sono altri poliziotti o carabinieri. Solo se si rompe il vincolo di colleganza, tanto più quando la vittima del pestaggio muore, la verità storica potrà uscire fuori.</p>
<p>Ma affinché lo spirito di corpo si incrini ci vogliono messaggi inequivocabili di trasparenza da parte dei vertici delle forze di Polizia, ci vuole la rottura dell’indifferenza da parte dell’opinione pubblica (quell’indifferenza che ha fatto chiudere gli occhi a quei tanti funzionari che hanno fatto finta di non vedere il volto tumefatto di Stefano che stava morendo di dolore), ci vogliono sindacati di Polizia che caccino i loro iscritti infedeli alla Costituzione e alla divisa indossata, ci vogliono procuratori che non guardino in faccia nessuno, ci vogliono governanti e politici che non siano ambigui nei loro messaggi di legalità.</p>
<p>La terza parola è legalità. La legalità è una. É inammissibile una legalità doppia. Non esistono persone immuni dalla legge. La legge non è un totem, può ben essere criticata. La legalità comprende in sé la critica alla legalità. Una cosa però non è accettabile, ossia che la legalità sia mitizzata, esaltata e applicata a senso unico. Caserme di Polizia e carceri sono i luoghi dove più di altri dovrebbe essere rispettata la legge. Non si può nel nome della legge violarla impunemente.</p>
<p>La famiglia di Stefano Cucchi ha creduto fino in fondo nella legge, si è affidata ai giudici e alle istituzioni, si è mossa nel solco della legalità. Viceversa, coloro che hanno detto che per principio erano dalla parte dei carabinieri hanno manifestato una cultura che disprezza la legalità. La legalità si può criticare, ma è una sia per lor signori che per tutti gli altri.</p>
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		<title>Premio Diritti umani conferito dalla FLIP, Free Lance International Press</title>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 13 ottobre è stato consegnato il Premio Diritti umani dalla FLIP &#8211; Free Lance International Press. Di seguito, i nomi dei vincitori e le motivazioni. Il tema della solidarietà sta diventando un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 13 ottobre è stato consegnato il Premio Diritti umani dalla FLIP &#8211; Free Lance International Press.</p>
<p>Di seguito, i nomi dei vincitori e le motivazioni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11531" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1072" height="426" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1072w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43-300x119.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43-768x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/E55NZ43-1024x407.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1072px) 100vw, 1072px" /></a></p>
<p>Il tema della solidarietà sta diventando un argomento sempre più pregnante nella nostra società. Partecipare alla 16 edizione del “Premo Italia Diritti Umani 2018” organizzato dalla Free Lance International Press svoltosi il 14 ottobre 2018 presso l’aula magna della facoltà valdese di teologia a via Cossa a Roma, assume in questo un momento un significativo diverso in Italia e nel mondo, visti i cambiamenti veloci sul modo di intendere la parola solidarietà. Le realtà che operano per l’ aiuto ai più deboli e una comunicazione  più autentica nel mondo sono comunque tante. Il “Premo Italia Diritti Umani 2018” della Flip è un progetto nato per dar luce a tutte quelle associazioni e personaggi particolarmente attivi per la difesa dei diritti umani. Piccole gocce nell’oceano in un mondo dove i diritti fondamentali dell’uomo non vengono messi al primo posto, come dovrebbe essere, e dove l’informazione dei media non è sempre all’altezza, dando risposte velleitarie. In questi spazi si inserisce il premio, fortemente voluto dall’associazione di giornalisti freelance, che lo dedicano alla memoria del loro vicepresidente Antonio Russo, ucciso nel 2000 in Georgia mentre indagava sulla tragedia cecena,  proprio per dare voce alle piccole realtà del nostro Paese, associazioni e persone dedite alla solidarietà, ai diritti umani e ad un’ informazione libera da lacci e ricatti.</p>
<p><b>Antonio Cilli</b>, Founder di Cittanet, spiega che oggi c’è un nuovo modo di fare giornalismo, con <i>mobil</i> e video. “ L’art. 21 della Costituzione ci accomuna, parla di libertà di espressione, fondamentale per</p>
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<td> video Antonio Cilli 1</td>
<td>video Antonio Cilli 2</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>tutti. Ognuno partecipa alla cosa pubblica quando informa ed è informato. Così, ad esempio, quando i giornali hanno come editore una società automobilistica c’è il rischio che non ci sia informazione oggettiva. Mi piacerebbe conoscere un editore che fa l’editore e non l’imprenditore – spiega Cilli &#8211; ….. Si ingigantiscono i problemi, si pongono delle esche, come ad esempio lo è stato per il caso del morbillo, costruendo un castello su fatti inesistenti, stessa cosa sta accadendo sul problema immigrati. Ci sono tanti problemi in Italia… criminalità organizzata, il problema delle periferie, e si parla invece di false verità. Ma oggi qualcosa è già cambiato; con la tecnologia si diventa editori di se stessi, con un cellulare, un video o un monitor possiamo fare informazione; quella ecologica però, raccontando la verità. Il futuro sarà una “piattaforma partecipativa per creare informazione”.</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/9egUHZp76S8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-2"><img loading="lazy" src="https://i.imgur.com/G8wqbU3.jpg%20?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="245" height="137" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>Video  Emanuela Scarponi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Emanuela Scarponi</b>, fondatrice dell’agenzia stampa “African people” e relativa radio web, ha rimarcato che non abbiamo contezza dai paesi africani della situazione reale dei diritti violati ma, con web radio, journal tv e press agency sappiamo anche che l’Africa è un continente in crescita di valore, dove molte persone parlano almeno due lingue”.</p>
<p>Con l’idea di educare ai diritti umani, <b>Maria Elena Martini</b> presidente dell’associazione “arte e cultura per i diritti umani”, intervenuta all’incontro, dedica la sua vita all’educazione nelle scuole per far conoscere come si applicano i diritti, allo scopo</p>
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<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/DDWN33ebZpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-3"><img src="https://i.imgur.com/BAWiVjH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video Maria Elena Martini</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>anche di risolvere le conflittualità di tutti i giorni. “Esiste un libricino di 30 articoli sulla libertà per i diritti umani dell’assemblea generale delle Nazioni Unite – spiega Martini &#8211; con degli spot dedicati, uno per ogni articolo, per comprendere i nostri diritti. L’organizzazione YHRI, con sede a Los Angeles, va in questa direzione, verso la pace e la tolleranza. Uno degli articoli che mi ha colpito di più è quello sulla responsabilità, l’art 29. Molti pensano alla responsabilità come un senso di colpa, mentre è un articolo sul prendersi cura dell’altro, dei propri figli, delle persone, invece bisognerebbe vivere tutti questi diritti non come un peso, ma come un’opportunità, &#8211; continua la Martini &#8211; mettono d’accordo l’umanità e ci rendono meno scimmie”</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=diLhgL6HyjU&amp;t=2s&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-4"><img src="https://i.imgur.com/RIJqf5E.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video Riccardo Noury</td>
</tr>
</tbody>
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<p><b>Riccardo Noury</b>, portavoce di Amnesty International Italia, ha centrato l’attenzione su un Paese come L’Afghanistan, in cui ogni anno ci sono 10 mila vittime civili. “il ministro dell’interno tedesco &#8211; racconta l’attivista di Amnesty – ha rimpatriato 69 civili afgani e uno di questi si è suicidato a Kabul. Nell’ accordo era previsto il rimpatrio dei cittadini afgani in cambio di aiuti economici al Paese”. Così pure gran parte della popolazione norvegese si è mobilitata per impedire il rimpatrio forzato di una ragazza 18 enne, nata in Norvegia ma di origine afgana. Al ministro dell’istruzione così gli è stato chiesto: “ ma tu manderesti mai tua figlia in Afghanistan?” e lui ha risposto: “ no di certo!”, allora si è replicato: “e quindi, perché vuoi mandare una ragazzina in un paese non sicuro?”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Le motivazioni del Premio Italia Diritti Umani 2018:</p>
<p></b></p>
<p><b>Menzione speciale A Rosa a Capodiferro</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Rosa Capodiferro</b>, nata in una povera famiglia di uno sperduto paese del nostro meridione, forte solo della sua tenacia e determinazione, passando attraverso tutti i gradini della vita lavorativa di un ospedale, da addetta alle pulizie, a portantina, a infermiera e caposala, arriva a specializzarsi come medico cardiologo e a svolgere la sua attività professionale presso importanti strutture ospedaliere. A partire dalla sua infanzia poverissima di figlia di un ciabattino, in una Lucania contadina e primitiva, e poi in un mondo più vasto, in cui si compirà un destino di realizzazione professionale, ma anche di</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/mPlaLyn3LWg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-5"><img src="https://i.imgur.com/UZV9Uoy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>  Video Rosa Capodiferro</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>duro lavoro, fatica, dolore.</p>
<p>Il Premio Italia Diritti Umani a Rosa Capodiferro intende riconoscere il raggiungimento di quello che sempre più si presenta come diritto umano primario, il diritto all’istruzione ancora di più motivato se a raggiungere alti obiettivi professionali e culturali è proprio una donna.</p>
<p>Come cardiologo Rosa Capodiferro ha operato pure nell’India del Sud, medico volontario, lottando anche in quel Paese contro la fame, la sete e la lebbra che divorava corpi umani e devastava bambini.</p>
<p>Da figlia di ciabattino, o scarparo come si chiamava nel nativo Castelsaraceno in Basilicata, a primario ospedaliero, e adesso Rosa Capodiferro a menzione speciale al <b>Premio Italia Diritti Umani 2018.</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Premio Italia Diritti Umani 2018 a Silvia Pietrovanni</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 2010, <b>Silvia Pietrovanni</b> si dedica alla scrittura per il teatro civile. A tale scopo, dà innanzitutto vita al progetto “<i>Anemofilia teatro</i>”, con l&#8217;intento specifico di portare il teatro di denuncia anche al di fuori dei circuiti ufficiali, ricercando l’incontro con il pubblico in diversi contesti, dai parchi alle associazioni e alle biblioteche.</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/VAo5EWLySjQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-6"><img src="https://i.imgur.com/ObuaS75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>  Video Silvia Pietrovanni</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>I temi trattati dal progetto Anemofilia hanno in comune l’interesse appassionato nei confronti dei diritti delle donne.</p>
<p>Nel 2010, il suo primo testo, “<i>Bada-mi</i>”, dedicato alle problematiche spesso ignorate inerenti alla condizione delle badanti in Italia,   risulta vincitore del<i>Premio Borrello/Etica in atto</i>.</p>
<p>Nel 2014, il testo &#8220;<i>H2SO4:la vita che vuoi è la sola che avrai?</i>&#8221; viene premiato al Salone del Libro di Torino come testo vincitore del<i> Premio InediTo 2014</i><b>, </b>e l’anno successivo si classifica al secondo posto per <i>Premio Donne e Teatro</i>.</p>
<p><i>H2SO4</i>, con cui Silvia denuncia le atroci violenze ai danni delle donne acidificate, ottiene inoltre il patrocinio dell&#8217;associazione <i>Smileagain</i>, da anni impegnata nella ricostruzione del volto e nella formazione delle donne vittime dell&#8217;acido solforico.</p>
<p>Nel 2015, scrive e porta in scena &#8220;<i>Herbarie: le chiamavano streghe</i>&#8221; (opera vincitrice della terza edizione<i> </i>del<i> Premio &#8220;Streghe di Montecchio&#8221;</i>), una colta riscoperta, rivalutazione e difesa della tradizionale medicina delle donne, mirante a promuovere un originale dibattito intorno al concetto di cura, di malattia e di ascolto del paziente.</p>
<p>Si conferisce pertanto il <b>Premio Italia Diritti Umani 2018</b> a Silvia Pietrovanni per il suo coerente e determinato progetto artistico, volto a richiamare l’attenzione sui diritti violati delle donne e a favorire, con un particolarissimo entusiasmo emotivo, sempre accompagnato da un’ammirevole capacità di ricerca critica, una preziosa attività di arricchimento culturale e di sensibilizzazione etico-civile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Premio Italia Diritti Umani 2018 a Antonella Napoli</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La giornata di <b>Antonella Napoli</b> è fatta di 72 ore: 24 per la famiglia, 24 per il giornalismo, 24 per l’attivismo in favore dei diritti umani.</p>
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<tbody>
<tr>
<td> <a href="https://youtu.be/natyg-rqnog?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-7"><img src="https://i.imgur.com/Rw4Z90f.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video  Antonella Napoli</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Pubblica regolarmente articoli e saggi su tematiche connesse alla politica estera, all’economia, all’immigrazione, alle politiche europee, alla cooperazione internazionale, alla libertà di informazione e ai diritti umani. Collabora, tra gli altri, con “la Repubblica” e “Huffington Post”.</p>
<p>Fondatrice dell’associazione Italians for Darfur, è stata la prima in Italia a richiamare l’attenzione sul conflitto iniziato nel 2003 in Sudan, il cui presidente è indiziato di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Cura un rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel paese e nel confinante Sud Sudan e promuove campagne internazionali, soprattutto sulle donne condannate a morte.</p>
<p>È autrice di “Volti e colori del Darfur” (pubblicato da Edizioni Gorée nel 2009, dal quale è stata tratta una mostra fotografica), di “Il mio nome è Meriam” (pubblicato da Piemme nel 2015 e tradotto in sette paesi) e de “L’innocenza spezzata” (pubblicato da Gorée nel 2018).<br />
Dal 2006 è membro di Articolo 21, dal 2016 nel Direttivo e nell&#8217;Ufficio di presidenza della stessa associazione.</p>
<p>Dal 2017 è nel board internazionale del Turkey advocacy group, unica giornalista italiana tra gli osservatori al processo a 18 redattori del quotidiano turco “Cumhuriyet” per conto della Federazione internazionale della stampa. Ha realizzato nell&#8217;occasione il reportage “Turchia, la più grande prigione per giornalisti”, proiettato in anteprima nella Giornata mondiale per la libertà di informazione nel corso dell’iniziativa pubblica promossa a Roma dalla Federazione nazionale della stampa italiana e da Articolo 21.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Premio Italia Diritti Umani 2018 a Maria Cristina Fraddosio</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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<tbody>
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<td> <a href="https://youtu.be/TifrlhI-eoc?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-8"><img src="https://i.imgur.com/PortdIc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> Video Maria Cristina Fraddosio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Maria Cristina Fraddosio</b>. giornalista freelance. Collaboratrice de “Il Fatto Quotidiano”, &#8220;La Repubblica”, “Il Venerdì” e “L’Espresso”. Si occupa prevalentemente di inchieste legate ai diritti umani e all’ambiente. Nel 2017 è stata insignita dall’Ordine nazionale dei Giornalisti del premio “Ciampi” per l’inchiesta sul ghetto di Rignano (Foggia). Nel 2018 ha vinto il premio “Giornalista di Puglia”, per la sezione internet-cronaca con un’inchiesta sul gasdotto Trans Adriatic Pipeline. A questa tematica ha dedicato anche il suo primo documentario indipendente “Mena”.</p>
<p class="Default">Coniuga l&#8217;impegno professionale a una grande curiosità per tutto ciò che riguarda la vita quotidiana e il destino degli esseri umani. E’ sempre pronta a riferirne, con precisione, con una profonda capacità di sintesi e uno stile che non dissimula l&#8217;indignazione per un mondo nel quale il rispetto dei diritti umani è un obiettivo tutto da conquistare. Per questi motivi</p>
<p>Si conferisce il Premio Italia Diritti Umani 2018 a Maria Cristina Fraddosio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
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<tbody>
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<td> <a href="https://youtu.be/mpZ7MMCiK-8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-9"><img src="https://i.imgur.com/zY55viH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>  Video Fabiola Di Gianfilippo</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Molti sono stati i momenti particolarmente toccanti e coinvolgenti del pomeriggio di domenica 14, destinato al ricordo di Antonio Russo e all’assegnazione annuale dei Premi per i Diritti umani. Ma un posto particolare è stato occupato, senza alcun dubbio, dal riferimento fatto dal presidente Virgilio Violo all’oramai lontano 2011, quando, a ricevere uno dei nostri premi, fu Ilaria Cucchi. E davvero bello e commovente è stato riascoltare quanto contenuto nella motivazione dell’assegnazione.</p>
<p>Non siamo stati certo né chiaroveggenti né profetici nello scegliere una persona come Ilaria. Comprendemmo soltanto, con semplice onestà di giudizio indipendente, quello che tanti altri avevano capito e che tutti avrebbero dovuto capire: la battaglia dura, durissima, sfibrante quanto ammirevole di Ilaria e dei suoi genitori era, è e resterà non una battaglia contro qualcuno, né tantomeno contro le istituzioni della nostra Repubblica, ma una battaglia per tutte le vittime di uno Stato che viene meno ai suoi doveri, usando la forza non per tutelare i suoi cittadini, ma per colpirli in maniera irragionevole ed arbitraria. Una battaglia per tutti coloro che nello Stato vogliono continuare a credere e a lavorare, affinché democrazia e giustizia possano costituirne sempre più la vera anima.</p>
<p>Riteniamo pertanto utile riportare, qui di seguito, il testo della motivazione del Premio.</p>
<p><b>Si conferisce il Premio a</b></p>
<p><tt><b>Ilaria Cucchi</b></tt></p>
<p>La battaglia che Ilaria Cucchi sta conducendo merita attenzione, rispetto e gratitudine da parte di tutti noi per molte ragioni. Non soltanto perché mira a restituire dignità alla persona del fratello Stefano, atrocemente quanto assurdamente privato della vita, mentre si trovava nelle mani di uno Stato che avrebbe dovuto proteggerlo, ma soprattutto perché si tratta di una battaglia che Ilaria ha scelto consapevolmente di portare avanti, con coraggio e tenacia, a favore di tutta la nostra società, per restituirci la fiducia nelle istituzioni democratiche, nello Stato di diritto, nella giustizia e negli altri.</p>
<p>Per il suo impegno generoso, quindi, Ilaria è diventata il punto di riferimento per tante persone che, come lei, si battono affinché le proprie storie tragiche di “diritti negati” escano da una sfera strettamente personale  per trasmettere a tutti noi la forza necessaria a chiedere sempre la verità e a riuscire ad ottenerla, nella convinta speranza che possa esserci un futuro, per noi e per i nostri figli, liberato dalla barbarie della violenza, dell’arbitrio, della prepotenza, della menzogna e della discriminazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/10/22/premio-diritti-umani-conferito-dalla-flip-free-lance-international-press/">Premio Diritti umani conferito dalla FLIP, Free Lance International Press</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Appello contro la proposta di legge sul REATO di TORTURA</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 11:13:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8983" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="770" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/chi-siamo-770x500-2-768x499.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In tema di leggi e di bagarre in Senato, oggi vogliamo parlare della norma approvata lo scorso 17 maggio che riguarda il REATO DI TORTURA; con 195 voti a favore e 8 contrari è stata fatta la  proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano. Un testo “provocatorio e inaccettabile” secondo un appello sottoscritto tra gli altri da Ilaria Cucchi, Enrico Zucca e Lorenzo Guadagnucci. Eccolo:</p>
<p>“Il Senato ha approvato una legge truffa sulla tortura, scritta in modo da renderla inapplicabile e in totale contraddizione con la convenzione Onu sulla tortura e con le indicazioni contenute nella sentenza di condanna contro l’Italia della Corte europea per i diritti umani del 7 aprile 2015 (Cestaro vs Italia per il caso Diaz). È un testo provocatorio e inaccettabile, che il Parlamento non può approvare, se l’Italia intende rimanere nel perimetro delle nazioni democratiche e all’interno della Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali, firmata nel 1950.</p>
<div>Nel testo licenziato dal Senato il crimine di tortura è configurato come reato comune e non proprio del pubblico ufficiale, arrivando alla scrittura di una norma volutamente ingannevole e quindi pressoché inapplicabile; la tortura è tale solo se “violenze”, “minacce” e “condotte” sono plurime (in tutto il mondo si usa giustamente il singolare); la tortura mentale – la più diffusa – è tale solo se “il trauma psichico è verificabile” (quindi sottoposto a incerte valutazioni, con inevitabili disparità di trattamento e lasciando la porta aperta a tecniche, come la  deprivazione sensoriale, oggi praticate in tutto il mondo); la possibilità di prescrizione permane (il Senato ha addirittura eliminato il raddoppio dei termini previsto dal testo della Camera, mentre le convenzioni internazionali e la Corte di Strasburgo richiedono la imprescrittibilità del reato); non è previsto alcun fondo per il recupero delle vittime (altro obbligo disatteso, mentre in altre leggi si prevede il rimborso delle spese legali per certe categorie di imputati); nulla si dice – ulteriore mancanza rispetto agli obblighi internazionali – sulla sospensione e la rimozione di pubblici ufficiali giudicati colpevoli di tortura e trattamenti inumani e degradanti.</div>
<div></div>
<div>Se la Camera approvasse questo testo, l’Italia avrebbe una legge che sembra concepita affinché sia inapplicabile a casi concreti; avremmo cioè una legge sulla tortura solo di facciata, inutile e controproducente ai fini della punizione e della prevenzione di eventuali abusi.</div>
<div></div>
<div>È nell’interesse dei cittadini e delle stesse forze di sicurezza mantenere l’Italia nel perimetro della migliore civiltà giuridica, perciò chiediamo ad Antigone, ad Amnesty International, alle associazioni, a tutte le persone di buona volontà di battersi con ritrovata fermezza affinché la Camera dei deputati cambi rotta e il parlamento compia l’unica scelta seria possibile, ossia il ritorno al testo concordato in sede di Nazioni Unite. Quel testo garantisce un equilibrato aggiornamento del codice penale e può essere approvato dal parlamento nell’arco di poco tempo, entro la fine di questa legislatura&#8221;.</div>
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		<title>#sonoStatoio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 18:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo) &#160; Di quale morte deve morire Stefano Cucchi? Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/04/sonostatoio/">#sonoStatoio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">di Patrizia Angelozzi (che ringraziamo per le celerità con cui ci ha inviato questo articolo)</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7070" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7070" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (562)" width="258" height="258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 258w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-562-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 258px) 100vw, 258px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Di quale morte deve morire Stefano Cucchi?</b><br />
Sembra non aver mai fine la tragica vicenda di Stefano Cucchi, mentre la dichiarazione di<br />
“morte improvvisa ed inaspettata per epilessia’ è la risposta come una delle ipotesi principali, questo secondo i periti per il quali non c’è nesso tra il violento pestaggio avvenuto nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2009 da parte dei carabinieri ed il decesso di sei giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini.<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LA STORIA<br />
</b>L&#8217;inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi vede indagati cinque carabinieri della stazione Roma Appia e nel frattempo, sono stati assolti <a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">a giugno </span> </a><a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/07/18/news/sentenza_cucchi-144366946/?ref=HREA-1&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;">i medici dell&#8217;ospedale Pertini di Roma dove era stato ricoverato Stefano Cucchi</span></a>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La dichiarazione della sorella, Ilaria : “<i>la duplice frattura della colonna e del globo vescicale gli hanno fermato il cuore</i>” E continua: “<i>con una perizia così ora abbiamo la possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale</i>”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel frattempo il legale dei Carabinieri, alla luce delle risposte dei periti afferma che chiederanno all’Ufficio di procura l’archiviazione del procedimento.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Il caso Cucchi diventa virale sui social network</b></span><span style="color: #000000;">: su Twitter è stato lanciato un hashtag, #sonoStatoio con cui si accusa lo Stato di non aver trovato i colpevoli della morte del giovane avvenuta nel 2009 nel reparto protetto dell&#8217;ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Adriano Celentano</b></span><span style="color: #000000;"> sul suo Blog: “Ciao Stefano! Hai capito adesso i che mondo vivevi? Certo dove sei ora è tutta un’altra cosa. L’aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi sulla terra. Lì c’è la LUCE, la LUCE vera! Che non è quella flebile e malata di quei giudici “ignavi” che come diceva Dante, sono anime senza lode e senza infamia e proprio perché si schierano né dalla parte del bene né da quella del male sono i più pericolosi, e giustamente il Poeta condanna.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Ma adesso dove sei tu è tutto diverso. Liìsi respira AMORE del “Padre che perdona” e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorazzare fra le bellezze del Creato, senza più timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. Perché dove sei tu non si può morire.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Jovanotti </b></span><span style="color: #000000;">su Facebook: A me Stefano Cucchi sembra di conoscerlo. Questa famiglia potrebbe essere la mia, e la famiglia di tantissima gente, per questo ci si sta male, si cerca di capire, ci si commuove, ci si arrabbia e ci si vorrebbe stringere a questa famiglia</span><span style="color: #000000;"><b>.</b></span><span style="color: #000000;"> Interviene da New York dove sta lavorando al suo nuovo album.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><b>Fedez</b></span><span style="color: #000000;">, il più duro in un tweet: Cucchi morto disidratato? NOI moriamo disidratati perché certe stronzate non ce le beviamo. L’ingiustizia è uguale per tutto. #VERGOGNA</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><b>Un coro di musicisti ed un ex ministro, Corrado Passera</b></span><span style="color: #000000;">: La giustizia non può lasciare senza risposte tragedie come quella di Cucchi. Da anni la famiglia aspetta di sapere come è morto Stefano.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Sgomento e rabbia, indignazione, vergogna per questa vicenda bruta e violenta senza risposte.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Di quale morte deve ancora morire Stefano Cucchi ?</span></span></p>
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		<title>Corriamo per Stefano Cucchi e la sua famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 07:22:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce a questa iniziativa importante ! &#160; &#160; Domenica 2 ottobre al Parco degli Acquedotti corriamo per ricordare mio fratello Stefano, che il giorno prima avrebbe compiuto 38&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche <em>Associazione per i Diritti umani</em> aderisce a questa iniziativa importante !</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7018" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7018" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="14232545_325879864424080_3186337288084657022_n (2)" width="960" height="360" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2-300x113.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/14232545_325879864424080_3186337288084657022_n-2-768x288.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Domenica 2 ottobre al Parco degli Acquedotti corriamo per ricordare mio fratello Stefano, che il giorno prima avrebbe compiuto 38 anni. Alle 10 del mattino ci troveremo per la seconda edizione del Memorial &#8216;Corri con Stefano&#8217;, un appuntamento sportivo che lo scorso anno ha visto la partecipazione di più di cinquecento persone. Quest&#8217;anno l&#8217;evento è ancora più importante e vede la collaborazione della Uisp Roma per la parte sportiva e di tante associazioni e movimenti che sono impegnate nella tutela dei diritti umani e civili, oltre che nella promozione di attività culturali e sociali rivolte ai soggetti più deboli&#8221;. Lo dichiara in una nota Ilaria Cucchi, sorella di Stefano il geometra morto all&#8217;ospedale Pertini una settimana dopo l&#8217;arresto. &#8220;A Buon Diritto, Amnesty International, Runners for Emergency, Antigone, Acad, Progetto Diritti, Baobab Exeperience, Officina culturale Via Libera, Cittadinanzattiva Onlus, Casetta Rossa, Cooperativa Diversamente, Cies Onlus, Liberi Nantes, Medu-Medici per i Diritti Umani, Pid Onlus, Rete #NoBavaglio e Associazione per i Diritti Umani &#8211; aggiunge &#8211; sono le associazioni e i movimenti che da subito hanno aderito all&#8217;appuntamento del 2 ottobre. Grazie a questa ricchezza civica, per tutta la giornata verranno allestiti diversi gazebo a comporre una &#8216;Piazza dei Diritti&#8217;. Durante il Memorial potremmo incontrarci di persona, ricordare Stefano, continuare a chiedere verità e giustizia, e tornare a farci sentire affinché l&#8217;Italia approvi una legge contro la tortura. Dopo l&#8217;evento sportivo della mattina, nel pomeriggio ci saranno incursioni culturali, artistiche e musicali, con la partecipazione, tra gli altri, del Muro del Canto, nonchè attività e laboratori per i più piccoli.</p>
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