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	<title>immigrazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>In netto aumento il numero dei lavoratori irregolari di origine straniera</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 09:21:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="340" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17668" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/imm-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure></div>



<p><strong>Indagine Amsi-Uniti per Unire: in netto aumento negli ultimi 5 anni i numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera. Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3% e nella sanità il 28,2%. La metà di essi vive situazioni di sfruttamento e schiavitù.</strong></p>



<p><strong>Foad Aodi: l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare. Basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</strong></p>



<p>Accanto alla delicata e sempre attuale questione della Salute e alla necessità, da parte delle politiche, di dare finalmente una svolta ai sistemi sanitari mondiali, incentrando prima di tutto la tanto attesa ricostruzione sulla valorizzazione dei professionisti, è da sempre, il tema dell’immigrazione, a caratterizzare le lotte e le battaglie di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, accanto a Umem, Unione Medica Euromediterranea e Co- mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, nell’ambito del Movimento Internazionale Trans Culturale Uniti per Unire.</p>



<p>Integrazione, discriminazione, lavoro nero, sfruttamento degli esseri umani: sono tante le questioni di cui queste associazioni, incentrate sulla delicata realtà degli uomini e donne di origine straniera, sui loro diritti, sulle loro necessità quotidiane, si occupano sin dalla loro nascita.</p>



<p>Portavoce e promotore di convegno, campagne stampa, denunce, indagini con statistiche costantemente aggiornate, è il Prof. Foad Aodi, la cui attività, dal lontano anno 2000, ha condotto ad una media di 25 interventi giornalieri tra interviste e citazioni, con la “buona comunicazione”, costruita sui fatti e sulle ricerche attendibili, che diventa lo strumento per informare i cittadini e per provare a scuotere la politica.</p>



<p>Ecco allora il nuovo reportage incentrato su immigrazione, sanità e lavoro, costruito da Amsi, che purtroppo, almeno per quanto riguarda l’Italia, ma sappiamo che la realtà in Europa non è assai diversa, apre la strada ad un quadro davvero desolante.</p>



<p>«Da 20 anni, ormai, assistiamo, esordisce Foad Aodi, a strumentalizzazioni intollerabili sulla pelle dei migranti, dove la causa dei soggetti più fragili diventa, ahimè, oggetto di interesse della politica solo durante le campagne elettorali, per poi finire di nuovo, sistematicamente, nel buio tunnel del dimenticatoio.</p>



<p>Lo dimostrano del resto le cifre delle discriminazioni, degli abusi, i numeri dei lavoratori irregolari, la povertà, la mancata integrazione e soprattutto l’elevata percentuale di incidenti sul lavoro e decessi.</p>



<p>La politica italiana ed europea non fanno abbastanza per l’integrazione, non si mostrano capaci di combattere fino in fondo quelle piaghe, i cui effetti sono davanti ai nostri occhi ogni giorno.</p>



<p>Si può ancora consentire ad un essere umano di essere sfruttato con viaggi della disperazione, che durano mesi, su imbarcazioni fatiscenti, dove il più delle volte uomini, donne e bambini perdono la vita?</p>



<p>Per raggiungere poi quale obiettivo? Rimanere a vivere in Italia come clandestini e essere sfruttati nell’agricoltura e nell’edilizia con paghe disumani, per poi non avere diritto nemmeno a un contratto di lavoro e a una morte drammatica in caso di incidente?</p>



<p>Certo nessun genitore italiano, nessun padre, nessuna madre, nessuna sorella o fratello, si augurerebbe mai che il proprio caro, in partenza per l’estero allo scopo di coltivare il proprio sogno di vita, finisse in un incubo del genere e dovesse subire questo trattamento disumano.</p>



<p>Dove sono le regole? Dove sono le risposte concrete che attendiamo da tempo?».</p>



<p>Ecco allora, fa notare Aodi, che la luce sulle tragedie nei luoghi di lavoro dove dominano irregolarità e abusi ai danni dei cittadini stranieri, come in un film già visto, si accendono solo per pochi giorni, flebili, fioche, per poi spegnersi dopo pochissimo tempo, lasciando che tutto si aggravi e peggiori.</p>



<p>Dichiarazioni di facciata, frasi commosse che dovrebbero colpire la nostra attenzione, accuse reciproche che non mancano mai: ecco cosa fa la nostra politica ogni volta!</p>



<p>Ma quell’uomo con gli arti tranciati, sanguinante, abbandonato morente davanti ad una baracca di 5 metri quadrati in cui viveva, non tornerà indietro, mentre chi siede nei posti di potere dal giorno successivo alla sua tragica fine si concentrerà su ben altri argomenti, mentre domani avverranno, nel silenzio assoluto, altri incidenti e altri decessi.</p>



<p>Sia chiaro che la piaga dei decessi sul luogo di lavoro coinvolge anche gli operai regolarizzati, i cittadini italiani, ma merita un discorso a parte chi è costretto a lavorare con paghe disumane, ore e ore, sotto il sole, minato nel fisico e nella serenità, per un tozzo di pane.</p>



<p>Per arrivare a cosa poi? A finire i suoi giorni in un tritaerba, che mette fine per sempre alla sua esistenza.</p>



<p>«A quanti, fa notare Aodi, piace una Italia così? A noi di certo no!</p>



<p>Da parte nostra, alla luce delle tragedie che ogni giorno sono davanti ai nostri occhi, abbiamo il dovere di continuare le nostre battaglie su due binari.</p>



<p>Da una parte continueremo a sostenere che occorre arginare l’esodo indiscriminato di esseri umani che giungono in Europa da irregolari, ad esempio da continenti Africa, senza un titolo di studio, senza un percorso regolare, incentivando invece l’economia, la sanità, l’istruzione, nel loro paese di origine, con la cooperazione internazionale.</p>



<p>Dall’altra parte abbiamo bisogno di nuove leve, di professionisti stranieri qualificati forti di un solido titolo di studio, dal momento che rappresentano sempre una risorsa da valorizzare, così come occorre combattere la discriminazione nei confronti dei professionisti che, vivendo già da anni in Italia, si sono integrati e rappresentano competenze e qualità umane, in particolar modo nel settore sanitario». &nbsp;</p>



<p>Ed eccole allora le allarmanti indagini di Amsi sui numeri dei lavoratori irregolari di origine straniera, sulla base degli ultimi 5 anni.</p>



<p>Il 50,4% nel settore agricolo, il 49,5% nell’edilizia il 30,6% nell’industria, nel settore terziario il 29,3%.</p>



<p>I casi di vero e proprio sfruttamento sono all’ordine del giorno, com abusi, incidenti, paghe disumane: ecco allora il 20,2% nell’agricoltura, nell’edilizia il 19,8%, nell’industria il 16%, nel terziario il 19,7%.</p>



<p>Non viene risparmiato dalla piaga del lavoro irregolare il mondo della sanità, al quinto posto assoluto, con professionisti costretti a impieghi senza contratto soprattutto nella fase in cui arrivano nel nostro Paese, anche forti di un titolo di studio, ma sono in attesa del riconoscimento della loro qualifica. Le percentuali in questo caso sono 28,2% di irregolari e 17% di sfruttamento, in particolar modo per neolaureati e neospecializzati, sotto la minaccia di togliere loro il lavoro visto che non sono iscritti agli ordini.&nbsp;</p>



<p>Non dimentichiamo che l’85% dei cittadini di origine straniera, pur di sopravvivere e di non perdere un lavoro, anche se irregolare e clandestino, decidono loro malgrado di non denunciare.&nbsp;</p>



<p>Aodi, con queste percentuali allarmanti, mette davanti agli occhi della collettività l’inefficacia delle leggi e soprattutto l’inefficienza dei tanti Governi che si sono succeduti in questi anni, tutti rivelatesi fallimentari, al di là del colore politico, fallendo clamorosamente in termini di formazione, prevenzione e attività legislativa, con norme che alla fine si sono rivelate deboli o addirittura controproducenti. Abusi e discriminazioni, umani ed economici, sono all’ordine del giorno, senza dimenticare gli abusi sessuali ai danni delle donne.&nbsp;</p>



<p>Nel settore sanitario ai primi posti tra le professioniste più sfruttate ci sono i settori di fisioterapia e ortopedia.</p>



<p>«La Bossi Fini, fa notare Aodi, è ormai una norma superata. Si deve lavorare su un alveo di leggi costruite su diritti e doveri, senza però trascurare mai l’aspetto della solidarietà e della tutela degli esseri umani, in particolar modo dei soggetti più deboli come donne e bambini.</p>



<p>Dove è la Ius Soli ovvero diritto alla cittadinanza acquisita per chi nasce da noi, dove sono i pediatri per i bambini irregolari, dove è l’abolizione dell’obbligo della cittadinanza per i professionisti sanitari che vogliono prendere parte ai nostri concorsi?».</p>



<p>E allora Amsi e Uniti per Unire, attraverso la voce del Prof. Aodi, una volta per tutte dicono basta ad una politica capace solo di dare vita a promesse vane, che finiscono con il trasformarsi in boomerang sulla pelle di centinaia e centinaia di esseri umani.</p>



<p>Così il Prof. Foad Aodi è Esperto in Salute Globale, Presidente di Amsi, Co-Mai e del Movimento Uniti per Unire, nonché Docente di Tor Vergata, membro del Registro Esperti della Fnomceo dal 2002, già 4 volte Consigliere dell’Ordine dei medici di Roma, nonché Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia e Membro del Comitato Direttivo AISI.</p>
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		<title>La festa che non è una passeggiata</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 10:02:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="446" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17530" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34-300x167.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34-768x428.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>(da ilmanifesto.it)</p>



<p><strong>25 APRILE, UNA DATA ESIGENTE.&nbsp;</strong>«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito» scrivevamo un mese fa nell’appello che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che andrà così, […]</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ilmanifesto.it/cdn-cgi/image/width=1400,format=auto,quality=85/https://static.ilmanifesto.it/2024/04/25aprile-1994-foto-archio-manifesto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="25 Aprile 1994. Dall'archivio del Manifesto"/></figure>



<p>25 Aprile 1994&nbsp;&#8211;&nbsp;Dall&#8217;archivio del ManifestoNuovo!<a href="https://ilmanifesto.it/archivio?autore=Andrea%20Fabozzi&utm_source=rss&utm_medium=rss">Andrea Fabozzi</a></p>



<p>«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito»&nbsp;<a href="https://ilmanifesto.it/si-potrebbe-tornare-a-milano-il-25-aprile?utm_source=rss&utm_medium=rss">scrivevamo un mese fa nell’appello</a>&nbsp;che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che andrà così, il corteo sarà pienissimo.</p>



<p>Ce lo dicono le tante adesioni, collettive e individuali, l’impegno degli organizzatori, la sensazione di aver intercettato e dato voce a un desiderio diffuso. Persino cresciuto nelle ultime settimane, al crescere delle motivazioni per fare di questa Liberazione una liberazione speciale.</p>



<p>Al centro del nostro 25 aprile c’è l’urgente mobilitazione contro le destre estreme in Italia e in Europa, che ormai mettono in discussione o cancellano principi e diritti che parevano acquisiti. E c’è l’opposizione popolare alla guerra, ormai trattata come un punto di programma dalle massime istituzioni Ue.</p>



<p>Cessate il fuoco e no al riarmo sono le parole d’ordine per l’unica opzione che ci resta: la pace.</p>



<p>In piena coerenza con l’eredità della Resistenza, combattuta anche per scacciare la guerra dal destino dell’Europa, quella di oggi sarà anche la grande manifestazione pacifista che aspettavamo da tempo. Per una soluzione negoziale del conflitto in Ucraina a più di due anni dall’aggressione russa. E per chiedere all’Unione e agli stati europei di agire per fermare la carneficina di Israele a Gaza. Smettendola con l’avallare – di fatto – l’azione di Netanyhau, capace di annientare l’istintiva solidarietà che il 7 ottobre aveva portato a Israele, seppellendola sotto una montagna di macerie e cadaveri palestinesi.</p>



<p>Poi c’è il governo Meloni che quotidianamente porta argomenti e attualità all’antifascismo. Disprezzo dei migranti, accanimento contro i poveri e gli ultimi, manganellate agli studenti, riduzione degli spazi di pluralismo, attacco ai diritti delle donne.</p>



<p>La lista è lunga e disegna un modello di governo e un sistema di potere che non è certo una riedizione del fascismo ma che ha nel cuore una troppo simile pulsione autoritaria.</p>



<p>Pensare che questa «matrice» possa essere cancellata con una dichiarazione della presidente del Consiglio o di qualcuno dei suoi per la festa della Liberazione è quantomeno ingenuo.</p>



<p>L’impresentabilità della nostra destra non è un problema che si risolve con una mano di buone maniere e qualche parola scelta con cura nelle feste comandate. Il 25 aprile la nostra destra sarà sempre a disagio e non per ragioni episodiche, legate alle tattiche del momento di questa o quel dirigente di Fratelli d’Italia.</p>



<h3><a href="https://ilmanifesto.it/25-aprile?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Tutte le informazioni sul 25 aprile a Milano</strong></a></h3>



<p>Perché il nostro è il paese che il fascismo lo ha inventato e proposto al mondo. È il paese dove il collateralismo alla dittatura ha resistito al suo crollo, prendendo le armi al fianco dell’invasore nazista in una guerra civile.</p>



<p>È il paese della continuità tra regime e repubblica, dove i vertici dell’amministrazione fascista sono rimasti al loro posto senza un graffio, come la stele dedicata al duce.</p>



<p>È il paese dove il reducismo di un partito di nostalgici ha giocato un ruolo nelle vicende ufficiali della democrazia, a partire dall’immediato dopoguerra, e ancor di più ha condizionato decenni di trame occulte ed eversive.</p>



<p>Dunque c’è una storia lunga che precede quella dei nipotini di Almirante oggi al potere e ne ha guidato la formazione. La fiamma tricolore che arde a palazzo Chigi non si è accesa per caso né all’improvviso. Lo sottovalutano quanti chiedono di continuo abiure alla presidente del Consiglio e ai suoi meno composti commilitoni, rapidamente piazzati ovunque nel governo e nel sottogoverno. Abiure verbali che servirebbero tutt’al più a confondere.</p>



<p>Se una tappa della sua ascesa dovesse consigliare a Meloni di dirsi antifascista (cosa che tendiamo a escludere) non per questo lei lo diventerebbe.</p>



<p>Non è facile dunque il compito di chi le si oppone. Perché l’opposizione non va fatta a un’etichetta che non cambia e a una presa di distanza che non arriva, ma contro una sostanza politica che questo governo afferma e rivendica quotidianamente.</p>



<p>L’opposizione va fatta dunque alle torture legalizzate nei centri di detenzione amministrativa, alle condizioni infernali delle carceri dove la violenza è la regola, alle strette di mano e ai passaggi di denaro con i peggiori autocrati in nome del blocco dei profughi, all’austerità di bilancio accettata nella sostanza anche se denunciata nella propaganda, allo smantellamento dei servizi pubblici essenziali a cominciare da scuola e sanità, alla lotta al dissenso, all’impoverimento e alla precarizzazione del lavoro, all’esaltazione dell’egoismo delle regioni ricche contro quelle povere e ai tentativi di cambiare anche la forma oltre che la sostanza della Costituzione.</p>



<p>Dunque non è l’opposizione alla memoria del fascismo e a una fiamma che non si spegne (e si allarga persino nel simbolo per le europee) che serve, ma quella a un linea politica che non può dirsi, purtroppo, in totale discontinuità con quella di altre e precedenti maggioranze.</p>



<p>Per questo il 25 aprile con il suo alto valore non è una ricorrenza ma una chiamata all’impegno, una sfida, un richiamo alla coerenza di chi oggi scende in piazza, e saremo in tanti. È una data esigente. La Liberazione è una festa, non una passeggiata.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Non voltarti&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 10:29:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Vorrei condividere questa importante testimonianza scritta da un mio carissimo amico, un fratello. Una storia che ha avuto un finale felice per fortuna per HB e per tutti quelli che lo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="488" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17125" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/Venezuela-768x488-1-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Vorrei condividere questa importante testimonianza scritta da un mio carissimo amico, un fratello. Una storia che ha avuto un finale felice per fortuna per HB e per tutti quelli che lo conoscono. Non è stato così per migliaia di persone che hanno subito delle persecuzioni, detenzioni illegali e torture in questi 20 anni di regime in Venezuela. Per motivi di sicurezza ho lasciato le iniziali dei nomi di tutti i protagonisti.</p>



<p><strong>Non voltarti&#8230;</strong></p>



<p>di HB<br><br>Dieci anni fa, il 6 agosto del 2013, atterravo a Miami su un volo della Santa Barbara Airlines, proveniente dal Venezuela, arrivavo con un bagaglio a mano e senza sapere cosa ne sarebbe stato della vita di mia madre e di mio figlio, tanto meno della mia. All&#8217;aeroporto mi aspettava O, che mi ha aperto le porte della sua casa e mi ha offerto una sistemazione in un momento così difficile e complicato. Ma questa è solo una parte della storia. Torniamo al giorno prima.<br><br>Il 5 agosto facevo una visita medica di routine di mio figlio JH, mentre il dottore lo visitava, ho ricevuto una telefonata dall&#8217;ufficio del governatore dello stato di Miranda (Caracas fa parte dello stato di Miranda) che mi diceva che il SEBIN (Servizio Bolivariano di Intelligence Nazionale) era arrivato nel mio ufficio, chiedendo di me. Questi agenti erano armati e i miei collaboratori gli dissero che non c&#8217;ero. Ho contattato immediatamente l&#8217;ispettore A e mi ha detto che ero indagato per riciclaggio di denaro e che avevano bisogno di sapere se appartenevo davvero a una banda internazionale che operava a Malta. Confesso di essere rimasto scioccato da questa notizia. Non avevo davvero idea di cosa stesse parlando. Gli dissi che ero con mio figlio in una visita medica.<br>In quel momento non sapevo cosa fare, chiamai subito OL, mi disse &#8220;ti richiamo io&#8221;; poi ricevei una telefonata da una persona che lavorava nel SEBIN e mi disse: &#8220;Devi andare a trovare J ora&#8221; e riattaccò il telefono. J è mio fratello, che a quel tempo viveva già a Porto Rico. In quel momento capii che dovevo lasciare il Paese e che si trattava di una caccia alle streghe e di una persecuzione politica, ma questo lo affronteremo un altro giorno.<br><br>O. mi richiamò immediatamente e mi disse &#8220;devi lasciare il Paese ORA, vai in quell&#8217;ufficio&#8221; e quando arrivai lì una persona aveva in mano un biglietto aereo per partire per gli Stati Uniti, nelle prime ore del mattino. Mi chiesero: &#8220;Rischia di uscire dall&#8217;aeroporto?&#8221; e io ho risposto &#8220;Sì&#8221;. Mi hanno dato alcune istruzioni su cosa dovevo fare per depistare il SEBIN. Ad esempio, appena tornato a casa dovevo spegnere il cellulare togliendo la batteria e la sim e così ho fatto, dovevano credere che stessi dormendo.<br><br>Quando sono tornato a casa, c&#8217;era mia madre con mio figlio e le ho spiegato tutto quello che stava accadendo e le ho chiesto: &#8220;Cosa devo fare? E mia madre, sempre con un carattere saggio e sagace mi dice: &#8220;esci dal Paese, perché non faccio nulla con un figlio in prigione, un bambino di 5 mesi e io con l&#8217;Alzheimer (diagnosticato di recente), ti prometto che se non puoi tornare, non appena avrò il visto di JH, il giorno dopo saremo insieme&#8221;.<br><br>In quel momento andai nella stanza dove mio figlio dormiva nella sua culla e mi inginocchiai per chiedergli perdono per abbandonarlo. Avere un figlio era ciò che desideravo di più e abbandonarlo all&#8217;improvviso mi faceva sentire la persona più vile e schifosa del pianeta. Non mi sono mosso dalla sua culla fino a quando non sono dovuto partire per l&#8217;aeroporto, grazie a due persone che saranno sempre nel mio cuore e che mi aspettavano alle due di notte all&#8217;ingresso del mio palazzo per portarmi all&#8217;aeroporto. Hanno messo a rischio la loro vita per me e per questo gliene sarò sempre grato.<br><br>Al momento di salutare mio figlio gli ho detto: &#8221; &#8220;Ti giuro che presto sarai con me, prenditi cura della nonna&#8221; (cosa che sembra essergli rimasta impressa nella mente, perché quando cresceva si occupava sempre di lei). Ho abbracciato mia madre e le ho detto &#8220;rimango e vediamo cosa succede&#8221; e lei mi ha detto &#8220;non si può negoziare con i delinquenti&#8221;. Ho iniziato a camminare verso l&#8217;ascensore e quando sono arrivato alla porta stavo per girarmi per vedere gli occhi di mia madre, e lei, che aveva visto tutto, mi ha detto &#8220;Non girarti, continua ad andare, arriveremo, te lo prometto&#8221;.<br><br>Una volta in aeroporto ricordo che sono stato il primo a fare il check-in e al desk di Santa Barbara, prende il mio passaporto e mi guarda, io sono spaventata a morte e lei mi dice &#8220;Solo un momento&#8221;, poi torna e mi dà la carta d&#8217;imbarco, da lì vado subito all&#8217;immigrazione e di nuovo consegno il passaporto e la carta d&#8217;imbarco e l&#8217;addetto all&#8217;immigrazione mi guarda e guarda di nuovo il computer e dice &#8220;Aspetti un attimo&#8221;, torna con un altro addetto all&#8217;immigrazione che segna qualcosa sulla tastiera e se ne va e lei dice &#8220;il sistema si era bloccato&#8221;, timbra il mio passaporto e decido di entrare nell&#8217;Admiral Club, per aspettare la partenza dell&#8217;aereo. In quel momento vedo un computer e decido di creare un account Gmail per avvisare le mie zie (le sorelle di mia madre) e racconto loro quello che sta succedendo, confidando che mia zia M., che era mattiniera, lo leggesse e accompagnasse mia madre (cosa che fece).<br><br>Mi imbarco sul volo piena di paura e di dolore per aver lasciato mio figlio, mia madre, la mia famiglia e il mio Paese. Mi siedo e decido di guardare dal finestrino, in modo che se ci fosse qualcuno che mi conosceva, non mi avrebbe salutato in un momento in cui dovevo cercare di essere il più invisibile possibile. Quando la porta si chiuse e l&#8217;aereo iniziò a prepararsi per il decollo, ho inserito la sim nel mio BlackBerry, la batteria e quando stavo per decollare ho mandato una manina con il pollice alzato come segno che tutto era andato bene a tutti quelli che aspettavano la mia partenza. Ho guardato fuori dal finestrino e le mie lacrime scorrevano incontrollate perché sapevo che non sapevo quando sarei tornato nel mio Paese.<br><br>Quando sono atterrato a Miami, ho iniziato a ricevere messaggi che mi informavano che il SEBIN era arrivato a casa mia 15 minuti dopo che l&#8217;aereo era decollato, hanno cercato di intimidire mia madre, che è sempre rimasta forte, almeno in loro presenza.<br><br>Già a Miami, con soli 500 dollari in mano, iniziai un periodo di sopravvivenza, di cui scriverò un altro giorno. Grazie a O, V, S, M, I, a mio fratello J, R, O, C, D, F, MA e naturalmente a mia madre LB, che senza il suo sostegno non avrei ottenuto nulla. Tutti loro sono stati presenti fin dall&#8217;inizio e grazie a loro sono riuscito a sfuggire in tempo a un futuro incerto.<br><br></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Papi: un magnifico sorriso dal Senegal</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 08:07:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Quest&#8217;anno il Disability Pride Milano si è svolto in due giornate, sabato 10 e domenica 11 giugno. Il primo giorno si è discusso dei seguenti temi: le barriere architettoniche, i caregivers&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="710" height="606" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17031" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 710w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/papi-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 710px) 100vw, 710px" /></a></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Quest&#8217;anno il Disability Pride Milano si è svolto in due giornate, sabato 10 e domenica 11 giugno.</p>



<p>Il primo giorno si è discusso dei seguenti temi: le barriere architettoniche, i caregivers e le disabilità invisibili. Il secondo giorno abbiamo sfilato dall&#8217;Arco della Pace alle Colonne di San Lorenzo. Diverse le associazioni, ma soprattutto le persone interessanti che vi hanno partecipato.</p>



<p>Una di queste persone, mi ha davvero commosso. Stanno per scendermi le lacrime anche ora, se ci ripenso. Si tratta di un uomo senegalese di nome <strong>Cheikh Ahmed Tidiane Gueye </strong>che si fa chiamare semplicemente &#8220;Papi&#8221;. Sfoggia un bellissimo sorriso, sembra di sentire un oratore esperto. Quando parla del suo suo Paese la voce cambia, si fa rotta. Papi parla col cuore. Così decido che voglio conoscere e intervistare questa persona di cuore.</p>



<p><strong>Raccontaci qualcosa della tua vita fino ad oggi</strong></p>



<p>Ho quarantun&#8217; anni e sono arrivato con un Visto che mi ha permesso di stare da mio fratello, a Genova, per un certo periodo. Inizialmente, come molti connazionali, ho fatto il venditore ambulante poi l&#8217;elettricista. Dopo il diploma, ho lavorato, sempre come elettricista, nel porto di Genova dal 2001 al 2017. In seguito ad un brutto incidente, nella sala macchine di uno yacht, ho perso entrambi i piedi.</p>



<p><strong>Cosa significa per te avere una doppia diversità, straniero e disabile, in Italia?</strong></p>



<p>Dopo 15 giorni dal mio arrivo in Italia, sono stato portato allo Sprar (Centro di Accoglienza Rifugiati) di Francavilla Fontana dove sono stato per circa un mese. Sono riuscito a rimanere, però, in Italia e pian piano mi sono integrato.</p>



<p>La disabilità, invece, mi ha permesso di conoscere moltissime realtà associative e anche sindaci di città importanti, come Roma. Mi ha aperto davvero delle porte.</p>



<p><strong>Cosa significa essere disabili in Senegal?</strong></p>



<p>Circa il 15 % della popolazione è disabile. Le principali cause di disabilità sono la poliomelite e le mine. Dagli anni 80&#8242;, a Casamance, in particolare, le guerre di ribellione hanno portato ad un numero elevato di persone amputate. Esiste anche il problema degli ausilii che non vengono forniti dallo Stato e che sono di conseguenza, costosissimi.</p>



<p><strong>Cosa stai facendo, qui in Italia, per aiutare il tuo Paese?</strong></p>



<p>Nel 2019 a Genova, ho conosciuto all&#8217;avv. Dario Dongo e gli ho raccontato la situazione dei disabili senegalesi. Sono stato subito invitato da lui a Roma dove ho conosciuto il Disability Pride Network che si occupa di sensibilizzare sul tema disabilità, attraverso eventi organizzati in tutto il mondo.</p>



<p>A luglio, sempre del &#8217;19, si è svolto il primo Disability Pride Senegal contemporaneamente a quello italiano, inglese e americano.</p>



<p>Ogni hanno, dal 2019, ho presentato dei progetti con l&#8217;obiettivo di fornire protesi alle persone con disabilità del mio Paese a chiunque fosse interessato. Sono particolarmente orgoglioso della collaborazione con Time for Peace che, nel 2021, ha fornito aiuti al centro di riabilitazione e di forniture protesiche di Casamance.</p>



<p><strong>Ci parli, brevemente della situazione attuale del tuo Paese?</strong></p>



<p>L&#8217;attuale presidente, com&#8217;era successo già nel 2012, vorrebbe rinnovare il suo mandato (sarebbe il terzo) anche se ciò non è permesso dalla legge. La repressione contro l&#8217;opposizione ha portato a numerosi arresti, oltre che a diversi morti e feriti. Ha espresso preoccupazione per la situazione anche l&#8217;ONU.</p>



<p>Concludo rigraziando Papi per la disponibilità e mi riprometto di contribuire personalmente ad aiutare i disabili del Senegal. Sarebbe bello un giorno incontrare altri sorrisi come quello del protagonista di oggi.</p>
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		<title>Quando discriminano le istituzioni. Uguaglianza, diritti sociali, immigrazione</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Apr 2023 08:52:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/disc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="464" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/disc-1024x464.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16932" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/disc-1024x464.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/disc-300x136.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/disc-768x348.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/disc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1456w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>Il Report finale del <a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/0tBDtOjl-NXi34GXCGU1R_Jf_mzYuzrRnGFaJaQFkfmhJTEXS31eMcdoGcyf0OZC1Av4zmAmlGEVGjUwsACqEj2c1sG4kfwDvy_m1kULd0VuQvmVJh6Q3RCm4fZDs1n5BqwAdUpPiG6Tz4h0O69au-7M1CWxuHZyPu5Ea3nS2gQASQ4i6njO1IXwMPO-843rGBnaII-QhHoBbc05WK-POI8?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Progetto L.A.W. – Leverage the Access to Welfare</a> presenta ragioni ed effetti delle discriminazioni istituzionali con l’obiettivo di identificarle e di fornire gli strumenti per contrastarle. A partire dai dati raccolti da ASGI e dal <a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/KxK_lK0mLCN3RVObbYh5wLdok2iCmp55eO4cRjRDvuFZKOfM_u0pbFlnV22d7LwoOuYEQ5sYfo4sDJjF9EF2MVm_M08yu1ufx_NbueHmDCgLDjGzzN6OCaWXFlQWXm3DSvu0XVMxtsSXHUYEsDAVLvc_xQpH6DPGySBeY8tlGNkslYCbNJr-w9X6JrR7?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Centro Studi Medì </a>nell&#8217;ambito del Progetto LAW, il report intende offrire uno sguardo sullo stato delle discriminazioni in Italia. <br><br>Dall&#8217;inizio del progetto oltre 400 persone hanno contattato il servizio antidiscriminazione di ASGI e oltre 500 persone di origine straniera hanno partecipato all’indagine socioeconomica del Centro Studi Medì. <strong>Per le persone straniere essere povere non è sufficiente per accedere ai diritti sociali</strong>.<br><br>Per accedere al reddito di cittadinanza, per esempio, la legge prevede che la persona beneficiaria abbia risieduto in Italia per almeno dieci anni al momento della domanda. Al fine di accedere all’edilizia residenziale pubblica, <strong>numerose Regioni continuano a richiedere una residenza pluriennale</strong> nel territorio o documenti aggiuntivi per le persone straniere. Nonostante la normativa italiana ed europea sancisca chiaramente il diritto per tutte le persone regolarmente soggiornanti ad aprire un conto corrente di base, in moltissimi casi (101 segnalazioni ricevute da ASGI tra febbraio 2022 e gennaio 2023) <strong>gli istituti bancari e postali rifiutano l’apertura a clientela straniera</strong>, specialmente a persone richiedenti asilo e con cittadinanza nigeriana. <em>Dietro al groviglio di norme e atti amministrativi che portano un’istituzione a contraddire se stessa ci sono persone concrete, la cui vita viene cambiata e spesso stravolta dall’esclusione dall’accesso a una casa o dall’attesa per anni di un permesso di soggiorno. Nel ricordare questo elemento fondamentale, questo report vuole essere un contributo ad un equo accesso alle prestazioni sociali con l’auspicio che questo obiettivo venga sempre perseguito con determinazione e fiducia.</em><br><em><br><strong>Avvocato Alberto Guariso (ASGI)</strong></em> <strong>Casa, lavoro, trasporti: dove si discrimina di più secondo l&#8217;indagine socioeconomica</strong><br><br>La ricerca socioeconomica del Centro Studi Medì identifica il <strong>settore della casa</strong> come quello maggiormente discriminatorio. Dalla scelta del proprietario di non affittare a persone straniere, alla richiesta di garanzie aggiuntive, è il 40% degli intervistati ad aver subito discriminazioni in quest’ambito. Seguono le discriminazioni che avvengono nell’<strong>ambito lavorativo</strong> (33%): 4 intervistati su 10 hanno dichiarato di non aver potuto accedere a un concorso pubblico perché veniva richiesta la cittadinanza italiana, mentre 3 su 10 non sono stati assunti perché l’azienda ha fatto intendere di non assumere stranieri. Significative sono poi le discriminazioni percepite sui <strong>mezzi di trasporto</strong> pubblici (31%), in ambito sanitario (30%), nel rapporto con i servizi privati (26%) e con le forze di polizia (25%). Emerge inoltre che il livello di discriminazione non dipende da quanto tempo una persona straniera vive in Italia né dal livello di integrazione della persona. <em>Studiare le percezioni non significa fotografare obiettivamente i casi di trattamento ingiusto e di potenziale violazione delle norme di legge, ma rappresenta comunque un punto di vista degno di considerazione: le minoranze esposte alla discriminazione hanno una prerogativa interpretativa e un’esperienza vissuta che le rende sensibili al problema e capaci d’individuarlo. In ogni caso vanno ascoltate, a maggior ragione sulla questione della discriminazione istituzionale. La coesione sociale risulta infatti minacciata quando determinati gruppi sociali, già strutturalmente svantaggiati per ragioni economiche e politiche, percepiscono di essere trattati ingiustamente. Le istituzioni pubbliche non solo hanno l’obbligo di rispettare norme di uguaglianza nei rapporti con utenti e beneficiari, ma devono comunicare un’immagine d’imparzialità e capacità di accoglienza. Le percezioni del comportamento delle istituzioni e dei loro funzionari sono quindi un dato di rilievo per valutare la rispondenza del sistema pubblico alle domande dei cittadini.<br></em><br><em><strong>Professor Maurizio Ambrosini (Centro Studi Medì)</strong></em>  </td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-9184283557603927801_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/XnSwt7NEYVkpOD8RVoZTpJ3yKyAvDhStN0VSji2xNix9SULx3LeJLJ9cQrbF3hDiX7ZBUe57gByoUv1bQ2MSbkg94Y-FfihdXdQFuP_0FbwuJHeS1Yl9l9XKrucb8-jj2mNDvWPVdLlfl-A_n-Px0cFENu8EAY6kxyojwHZl8UqUJf9cRqODobCIJ59OOmytZ9RGZm0zH1AG2R8njUHKuvRf1VM6G9p8VvpYe8BTTlaJF713O31bJT0jsJvUFgKyqNMa?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi il report</a>&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-9184283557603927801_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a>&nbsp;<a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/t28PdQYkNgLcxA4rj80aduk9ip5YhDjcmuozZLKjoLpug5YY2YmasyT-jVHbGcrQO31JJBFPFS8nFgEEncAGzMk8INLjXhMv_UwMUvh8fioGqonFN1MUkpDOZcaGoJjAjA-0Q6QzyJMMoGD6BOgzWfyIBU3gOwoNL1gOXWyte6TVsO1h2EejFoo8LurpDRWUvq1BK_xZV6KNX6xYeI-asbmf0WAZjSAG4uQmMLlFvZ2dDvHOTaVIousccJ96_g8tIC2QI73e?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disponibile anche in inglese</a>&nbsp;</td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-9184283557603927801_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/CtKohnGiN0wFFkoiT4Pg37vuWVQ40ylz1rh7AIbJvFBHvGzlayURQURYsO6l4zvMA9VtmMcT71xdbJHbejAuyA97ENNMS9rIQYXENOY-x88vsc-Zgzqod8LTIw8AL46ASE99aL0s9XLgD5-aw-NL4HbuE-WBElUKNLXgA1RGga8rTRDUm4Qg3XgMCp6YhfI_9DkaJ3hTDSyxMLBViZ-kWP1LoX5lW-NBhE7ucsso-dPqllJs76ayU2oO9qM7CmZAg3tciSpknpS6_AoTzopWP7LdV6lTCxoUE39K_hrxTreOZk1RUr3OnxnilHTfZDV8S0RlmiCz0MDSBYIAMBnn3T6qBKNdXAcN5VpMCmi_eugbpK6v-aKH6L3yQP-T52q-SKpEy628JBtM_vAGUnqPQQy46ZylPZSrZr2Er0umXHucLaO2DqthmLBF5Fk=s0-d-e1-ft#https://2iwat.img.a.d.sendibm1.com/im/1506285/64ae72823fd34168fabbea5ae2a4a12f3bb53277e624cbe7d53876a249a9841f.gif?e=qisFiiynRwemTofoVPE_r_HZqiEJSnW3D6O3JHyYsd2At7ICT0XJbT0WGHMNmyQITcogW33dsxUNx8lIpcZBccWjJAqE4A7D5cQGfcHmlfTKGMTwwLJsFkDOrye1iPn5yxLev1sbVACcXyW-sIJP8zIswX_0wWjVgCrgaQ88LRrl-5FJDtqP-ukOz6PEsWkYbG8&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-9184283557603927801_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><strong>Evento finale: atti e registrazione video</strong></td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-9184283557603927801_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a> Il 28 marzo si è tenuto l’evento conclusivo del Progetto LAW – Leverage the Access to Welfare, promosso da ASGI e dal Centro Studi Medì di Genova. Il convegno si è svolto presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) a Roma ed ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo locale, nazionale ed europeo. Grazie alla partecipazione di esperti, operatori del settore e rappresentanti delle istituzioni, è stato possibile fare il punto sulla situazione attuale e confrontarsi sulle sfide che si presentano in questo ambito.  <a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/9x4jtG-HlqID9SnV_k_n2CxyXzdpZKZsJaYweyDTTSP7nBFuBlrHmXOaqYzAT3od7lFQGX1FD-qHwXu2iMaUXzY4wi6XRtW5qtkiNycSXAAgbreBgoTHbdt-ok9dDm5-7-sxWyx2nUIo8me9bQOfNTPcUyYdeDB4nBuITIoPc-nxFvumiR9lFTre2iEz3EBT23Yc5lAiJuIYBNfMV_K7yi3_9g11WeIIIEmK_hXZHwxIxY4O2mA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Registrazione video</a><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/vjRe8Sp_mOpdwPxVr4F3N_h_L_bqkMNRqd19S6k7Rrdtm4BGKOZAS8GX6_Uwx2w3bWm8X6nw0f9N9uzeKMIniSGuFZT9o2EKhaiU4e-p5yktvFZJA5p2UlAE0Hfpx6rBShm1na91BPSna0Uow8kQo_JAI4MyjLjVEs1Q08e9kbNr0JVW7QbEV5Ev5i9PKX690I90mDm1qGY4ufVnBHasdITt0zgi8lFI59u7xrPl3lFp4yifdXHceDm4X_9Ze6dfq0qUWz0nt0CA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Atti dell&#8217;evento</a><a href="https://2iwat.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/gC-KuckdaBIt3fyAAeGXK5-amFOCjJdf4kiXjOAQfCuk3Ugwf9PMqM1Hg3P3-SxxIXvnB8lu5sm_MqlTkj1X0b_18KBLQjvJaqd4JL9RcaHDqFTeJ8CRKtBCQjoIJrKSPnEUI-VKBaeSGzM-HlJDMRsYxP5scR5kQkFhKdbXF_TwBULVN_HDXePNJoapoxkROA3kz8fqt4DiAFB31QRAPy9BDs_ZgDfeO89-fnPFJhPWnjlN2EeeVwYOYfE1prR1_wnspEKuB1xsuw?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">I dati della povertà e delle discriminazioni</a> </td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>La speranza non è reato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 08:25:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="585" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920-1536x878.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/racism-g26ac3682f_1920.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(Di Luigi Ciotti su Lavialibera)</p>



<p></p>



<h3>Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che accoglienza e solidarietà sono possibili. Ora servono politiche che mettano in cima alle priorità la vita delle persone, senza fare alcuna distinzione tra i popoli che necessitano di aiuto</h3>



<p>La speranza non è reato. Non può essere reato sperare di migliorare le proprie condizioni di vita. Senza speranza non c’è vita ma soltanto sopravvivenza. E a volte neppure quella, quando la situazione intorno è fatta di guerra, carestia, persecuzioni e violenze. Eppure noi pretendiamo di decidere chi ha diritto di sperare, e chi no. Chi ha diritto di vivere, e chi no.<br>La&nbsp;<strong>guerra in Ucraina</strong>, una sciagurata aggressione militare che in poche settimane ha costretto milioni di persone a lasciare le proprie case per cercare salvezza oltre i confini del Paese, ha smascherato anni di propaganda sul tema dell’immigrazione. La risposta coesa dell’<strong>Europa</strong>&nbsp;nell’<strong>accogliere i profughi</strong>&nbsp;e la generosità delle popolazioni, a partire da quelle più prossime al conflitto, ha dimostrato ciò che alcuni sostenevano, inascoltati, da sempre: quando c’è la volontà politica di salvare vite, e mettere la vita umana al primo posto, tutto diventa possibile.&nbsp;</p>



<h3>Aiuti e oblio</h3>



<p>In un tempo veramente breve, la solidarietà nei confronti delle persone in fuga ha consentito di dare efficacia a norme rimaste a lungo sulla carta, di superare vincoli sanitari e burocratici che sembravano insormontabili, di trovare accordi economici e far dialogare pubblico e privati in vista di un migliore coordinamento. Soprattutto, ha messo a tacere chi era abituato a definire “<strong>emergenza</strong>” l’arrivo, ogni anno, di poche migliaia di disperati attraverso le&nbsp;<strong>rotte pericolose del Mediterraneo o dei Balcani</strong>. Poiché si è visto che, anche di fronte a numeri ben maggiori, è possibile trovare spazi e costruire condizioni di accoglienza dignitose.</p>



<p>È partita allora la gara dei distinguo, delle classifiche di cosa è più guerra, di&nbsp;<strong>chi è più profugo</strong>, di quali situazioni sono disperate davvero e meritano la nostra mobilitazione. E poi, magia, si è smesso semplicemente di parlarne, come del resto è molto calata l’attenzione sul conflitto ucraino, non diversamente da quanto accaduto a&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-704-infografica_guerre_conflitti_mondo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti gli altri conflitti che pure continuano a provocare morte e devastazione nel mondo</a>.</p>



<p>Intanto, i disperati cui si nega il diritto di sperare non hanno smesso di affrontare le&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-tag-8-flussi_migratori?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rotte di morte del mare e dei monti</a>, trovando sempre le stesse porte chiuse, le stesse leggi selettive, la stessa disumanità. Di fronte a famiglie che con dedizione hanno accolto donne e bambini, investendo spazi privati, soldi e cuore. Di fronte ad associazioni che hanno messo in gioco le loro risorse sempre scarse, pur di rispondere al bisogno di protezione dei più fragili. Di fronte a un&nbsp;<strong>sistema scolastico</strong>&nbsp;che immediatamente si è attivato per far sentire a casa i piccoli arrivati col trauma della guerra, non è mancato chi ha speculato e ha visto nell’accoglienza un’occasione di tornaconto personale, a livello economico e di immagine. Così, se prima si monetizzava consenso sulla paura dei profughi, subito dopo lo stesso consenso si è monetizzato su&nbsp;<strong>una frettolosa pietà&nbsp;</strong>nei loro confronti. Quanta ipocrisia e quanto cinismo, mascherati da solidarietà.</p>



<h3>L’esercito dei profittatori</h3>



<p>Sperare non è reato, ma c’è chi auspica che lo diventi. Mentre scrivo questo articolo, tornano alla ribalta proposte già rivelatesi fallimentari in passato: blocchi navali,&nbsp;<strong>decreti sicurezza</strong>, respingimenti. E intanto governi illiberali – come&nbsp;<strong>Turchia</strong>,&nbsp;<strong>Egitto</strong>,&nbsp;<strong>Libia</strong>&nbsp;– riescono a condizionare gli equilibri internazionali, mercificando la speranza dei diseredati e la paura di chi vede a rischio i propri privilegi. Tengono in ostaggio migliaia di esseri umani che l’<strong>Europa non vuole&nbsp;</strong>e in cambio di questo “favore” pretendono soldi e la libertà di reprimere qualsiasi opposizione interna.&nbsp;</p>



<p>Sperare non è reato, ma su quella speranza quanti reati si compiono! Dai<a href="https://lavialibera.it/it-schede-200-com_e_fatto_un_trafficante_di_migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;trafficanti di esseri umani&nbsp;</a>ai caporali, dai gestori corrotti dei meccanismi di accoglienza ai politici che usano il tema come un’arma elettorale. Il tutto a scapito di chi si muove onestamente per salvare vite e costruire&nbsp;<strong>opportunità durevoli</strong>, rispettose dei bisogni, dei legami e delle aspirazioni della gente.<br>Sperare non è reato, e noi continuiamo a sperare che questo concetto sacrosanto venga tradotto in politiche lungimiranti e leggi che guardano altrettanto lontano. Non è solo un problema di immigrazione, del resto.</p>



<h3>Un racconto distorto</h3>



<p>Pensiamo alle norme sullo&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-459-ius_soli?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ius soli&nbsp;</a>– delle quali&nbsp;<em>lavialibera</em>&nbsp;si è occupata qualche numero fa – che non riguardano persone migranti ma&nbsp;<strong>giovani nati qui, italiani di fatto</strong>.&nbsp;Pensiamo alle sacche di povertà e illegalità in cui vengono lasciate campare comunità di diversa origine: dagli insediamenti informali di famiglie rom alle baraccopoli dei<a href="https://lavialibera.it/it-schede-235-migranti_sfruttamento_caporalato_straberry_startup_milano?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;lavoratori stagionali</a>, come se fossero realtà extraterritoriali, fuori dalla nostra giurisdizione, e dove si interviene, se si interviene, perlopiù in maniera repressiva.<br>Pensiamo anche solo al diverso taglio che viene dato alle notizie, specie quelle tragiche: quando a morire in un incidente è un agiato turista straniero oppure uno straniero immigrato, quando a compiere un delitto è un italiano contro uno straniero o viceversa. Il&nbsp;<strong>razzismo strisciante</strong>&nbsp;che detta i titoli dei giornali in molti casi è lo stesso razzismo applicato ai flussi migratori o alle politiche di integrazione: tu sì e tu no,<strong>&nbsp;tu mi somigli</strong>&nbsp;mentre a te non voglio correre il rischio di somigliare mai.<br>La speranza non è&nbsp;reato, mentre sarebbe da introdurre il reato di “<strong>selezione delle speranze</strong>”. La presunzione che abbiamo di definire il grado di felicità e pienezza a cui può aspirare ciascuna vita, in base al luogo di nascita e alla cultura di appartenenza.&nbsp; Non lasciamo che su questo come su altri temi a fare la differenza sia l’indifferenza.</p>
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		<title>Lo &#8220;Ius Scholae&#8221;: è la prova del 9 per tutte le forze politiche </title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 08:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amsi ,Co-mai e il Movimento Uniti per Unire: dopo tante delusioni ,annunci e promesse del passato questa volta le forze politiche non avranno scusanti Che cosa è la nuova proposta con lo Ius Scholae?&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="735" height="416" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16448" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 735w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/07/ius-scholae-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></figure>



<h2><em>Amsi ,Co-mai e il Movimento Uniti per Unire: dopo tante delusioni ,annunci e promesse del passato questa volta le forze politiche non avranno scusanti</em></h2>



<p><strong>Che cosa è la nuova proposta con lo Ius Scholae</strong>? <em>La cittadinanza italiana può essere acquisita dal minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Il minore deve risiedere legalmente in Italia e deve aver frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi la scuola primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso. Il requisito della minore età si considera riferito al momento della presentazione dell&#8217;istanza o della richiesta da parte di uno dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale. La misura è stata modificata durante l&#8217;esame in commissione: è stata aggiunta la condizione della conclusione &#8220;positiva&#8221; dei 5 anni di elementari per ottenere la cittadinanza. Approvato anche l&#8217;emendamento che introduce la possibilità di considerare anche percorsi di formazione professionale per acquisire il diritto. È stato eliminato il requisito che imponeva che la richiesta fosse presentata da entrambi i genitori (quindi in linea teorica ora è sufficiente che uno dei due inoltri la domanda). Altra novità importante dopo i lavori della Commissione è l&#8217;eliminazione dal testo del requisito della residenza in Italia &#8220;ininterrotta&#8221;.&#8221;</em></p>



<p><em>Negli ultimi 13 anni abbiamo assistito a tanti annunci, promesse e proposte per quanto riguarda la riforma della cittadinanza italiana senza mai vedere realizzare una di queste proposte. 15 anni fa abbiamo iniziato a proporre di abbreviare il periodo della pratica della cittadinanza italiana a 5 anni e di promuovere cittadinanza per i figli dei migranti dopo un ciclo scolastico. Ci auspichiamo che questa volta le forze politiche abbiano il coraggio di andare avanti fino in fondo e impegnarsi in modo trasparente, senza finalità politiche e elettorali con lo scopo di prepararsi alla prossima campagna elettorale, come è successo in passato. Noi siamo stati tra le prime associazioni convocate dal presidente Giuseppe Brescia (Presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e Relatore del provvedimento) per avanzare le nostre proposte a riguardo. Il Presidente Brescia è stato molto disponibile ad ascoltare tutte le nostre proposte e criticità. Abbiamo ribadito come sempre, tramite il nostro manifesto #BuonaImmigrazione basato sull&#8217;immigrazione programmata e sul rispetto del principio &#8220;Diritti e Doveri&#8221;, l&#8217;importanza della riforma della cittadinanza italiana e il coinvolgimento di tutti i migranti padri ,madri ,figli e nipoti visto che stiamo arrivati ormai alla terza e quarta generazione, come proponiamo ormai da anni con i nostri movimenti. Per essere un cittadino italiano bisogna amare l&#8217;Italia e avere il senso dell&#8217;appartenenza e il coinvolgimento alla vita quotidiana rispettando legge, abitudini culturali e religiose.</em></p>



<p><em>Nella stessa misura i cittadini e i professionisti di origine straniera ed i loro figli hanno il diritto di sentirsi cittadini di serie A e rispettare i loro diritti visto che rispettano i loro doveri. Questa volta sicuramente è la prova del 9 per tutte le forze politiche sia pro che contro la proposta per vedere effettivamente l&#8217;impegno politico di ogni partito. Gli esiti negativi delle proposte e gli annunci del passato hanno creato molta delusione ed illusione tra i cittadini di origine straniera ed i loro figli in Italia. Inoltre, questa delusione ha contribuito a modificare le percentuali di appartenenza e fiducia verso i partiti italiani sia a sinistra che a destra e al centro. </em></p>



<p><em>Per questo, avvertiamo tutti i partiti italiani di non giocare e strumentalizzare sulla pelle dei migranti e dei loro figli, per fini politici ed elettorali ,anche perché&#8217; i cittadini e i professionisti di origine straniera sono molto maturi e intelligenti a capire la vera realtà e la sincerità delle forze politiche per questo le forze politiche questa volta non avranno scusanti<strong>. Così<em><strong> dichiara il Presidente dell&#8217;Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia), già 4 volte consigliere Omceo di Roma </strong></em></strong></em></p>
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		<title>Restoring family links</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 09:20:19 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="730" height="487" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></a></figure>



<p>Chiediamo una vostra collaborazione per una ricerca delle seguenti persone:, nell&#8217;ambito del progetto Restoring Family Links che chiede supporto per le persone migranti scomparse:</p>



<p><strong>Sara Ibrahim nata il 28/04/21997 a Sulaymaniyah, Iraq (Origine etnica Kurda)</strong> il cui ultimo contatto è avvenuto il 19/09/2018 nel tentativo di attraversare l&#8217;Egeo e raggiungere l&#8217;Italia con il compagno. </p>



<p><strong>Hemn Hamza Abdullah</strong> di cui si sono perse le tracce il 13.04.2018 durante il viaggio di fuga dall&#8217;Iraq.</p>



<p><strong>Signor Omar KONATE nato il 01/01/1988 a Kankan, Guinea</strong></p>



<p><strong>Signora Manké CONDE nata il 01/01/2005, Guinea<br></strong>Nel 2016 hanno lasciato la Guinea e sono arrivati in Libia nell&#8217;aprile 2019. Una settimana dopo il loro arrivo, si sono si sono separati. Il 17 o 18 aprile la persona che li ricerca e che viaggiava con loro è partita con una nave per l&#8217;Italia. Da quel giorno non ha più avuto notizie dei ricercati.</p>



<p><strong>Clabs Masehe nato il 2/4/92, Pakistan</strong><br>il suo ultimo contatto è avvenuto il 21/011/2017 nel tentativo di lasciare la Turchia e raggiungere l&#8217;Italia.</p>



<p>Purtroppo non disponiamo di fotografie per il riconoscimento. </p>



<p>Progetto della Croce Rossa Internazionale. </p>



<p>Per informazioni e segnalazioni: <a href="https://www.icrc.org/en/what-we-do/restoring-family-links?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.icrc.org/en/what-we-do/restoring-family-links?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Dossier statistico Immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2021 08:07:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta in calo gli immigrati in Italia. Dopo 20 anni di crescita ininterrotta, anche a causa della pandemia si registra unadiminuzione della presenza straniera, che non compensa più il saldo demograficonaturale&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per la prima volta in calo gli immigrati in Italia.</p>



<p><br>Dopo 20 anni di crescita ininterrotta, anche a causa della pandemia si registra una<br>diminuzione della presenza straniera, che non compensa più il saldo demografico<br>naturale del Paese. Si riducono sia i residenti che la forza lavoro, il cui tasso di<br>occupazione diventa inferiore a quello degli italiani.</p>



<p><br>Anticipazione del 31° Dossier Statistico Immigrazione a cura di IDOS,<br>in collaborazione con Confronti e Istituto di Studi Politici “S. Pio V”<br><br>L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni<br>a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in<br>tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%),<br>attestandosi su 5.013.215. Sembrano quindi superati i tempi in cui la popolazione straniera residente<br>compensava i saldi naturali negativi degli italiani.<br>Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020: iscrizioni<br>all’anagrafe di stranieri arrivati direttamente dall’estero, cancellazioni di stranieri che hanno lasciato<br>l’Italia per l’estero, cancellazioni effettuate d’ufficio per irreperibilità o perdita dei requisiti,<br>acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di stranieri, nascite e decessi registrati nell’anno.<br>A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le iscrizioni dall’estero<br>(177.304) di residenti stranieri calano di un terzo (-33,0%) rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%)<br>rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Quasi dimezzati anche gli stranieri cancellati per l’estero<br>(29.682): il 48,4% in meno del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri<br>cancellati per l’estero (saldo migratorio estero) è quindi positiva (+147.622), ma più bassa di circa<br>58mila unità rispetto al 2019.<br>Guardando alla differenza tra nati e morti, l’Italia registra, anche a causa della pandemia, un<br>incremento della mortalità che porta a un saldo naturale della popolazione totale negativo per<br>342.042 unità: la componente italiana perde, tra nati e morti, 392.108 persone, mentre quella straniera,<br>grazie alle nascite, aumenta di 50.066. Gli stranieri, per la loro più giovane età, hanno patito meno gli<br>effetti letali della pandemia ma, nonostante ciò, la loro mortalità è cresciuta in un anno del 25,5%<br>(1.892 decessi in più del 2019) e registra l’incremento maggiore nel Nord-Ovest (+36,0%), più<br>colpito dalla diffusione del virus.<br>Seppure il saldo migratorio estero e quello naturale siano anche nel 2020 di segno positivo, i residenti<br>stranieri calano a causa di 118.949 cancellazioni d’ufficio per “altri motivi” (irreperibilità o scadenza<br>del permesso di soggiorno) e di 133mila stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana.<br>Nel caso dei cittadini non comunitari, al blocco delle frontiere si è aggiunto il rallentamento nella<br>gestione delle pratiche amministrative: solo con il rilascio del permesso di soggiorno, infatti, è<br>possibile l’iscrizione anagrafica, che oltretutto avviene dopo una presenza in Italia di una certa durata.<br>Da tutti questi elementi scaturisce la diminuzione registrata nel 2020. In 20 anni, solo nel 2015 e nel<br>2016 si erano registrati lievi cali (rispettivamente -4.203 e -12.409), ma decisamente più bassi e rilevati a posteriori dall’Istat (revisione post censuaria). Invece, il calo del 2020 è il più alto mai avuto<br>e, al netto delle acquisizioni di cittadinanza italiana e delle cancellazioni d’ufficio, è riconducibile<br>alla pandemia (salvo aggiornamenti che l’Istat comunicherà a fine 2021 con i dati definitivi).<br>Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un eccezionale calo dell’occupazione complessiva<br>(in tutto 456mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della<br>disoccupazione (-271mila: -10,5%). Due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme<br>all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il<br>contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno fortemente<br>scoraggiato la ricerca del lavoro anche tra gli stranieri.<br>Il numero degli occupati stranieri, in continua crescita dal 2004, nel 2020 si riduce del 6,4% (-<br>1,4% per gli italiani), la disoccupazione del 12,4% (-10,1% per gli autoctoni), mentre l’inattività<br>cresce del 16,2% (+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a 2.346.000, con una<br>perdita di 159.000 unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita<br>di occupazione anche tra gli italiani, non cala l’incidenza degli stranieri sul totale (10,2%).<br>Se nel 2004 il tasso di inattività degli stranieri era più basso di 12 punti percentuali rispetto agli<br>italiani, dopo 14 anni il gap si è ridotto a soli 2 punti. E così, per la prima volta nella storia<br>dell’immigrazione in Italia, il tasso di occupazione degli stranieri si attesta su un livello inferiore a<br>quello dei cittadini italiani (57,3% rispetto a 58,2%), essendo diminuito tra i primi in misura molto<br>più intensa (-3,7 contro -0,6 punti percentuali).</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Presentazione nazionale del Dossier statistico immigrazione 2021" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/u_3TtxtVrzQ?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Dossier statistico immigrazione 2021" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Cb7rVugGx3Y?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Ingiustizia è fatta: Mimmo Lucano condannato a 13 anni e 2 mesi di carcere</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 06:55:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.it) Il tribunale di Locri ha condannato l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a ben 13 anni e 2 mesi di carcere, una pena addirittura superiore a quella di 7 anni e 11&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/08/Incontro-Caulonia-Mimmo-Lucano-0418web-720x477.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di archivio Pressenza)</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.it)</p>



<p>Il tribunale di Locri ha condannato l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano a ben 13 anni e 2 mesi di carcere, una pena addirittura superiore a quella di 7 anni e 11 mesi chiesta dal procuratore capo Luigi D’Alessio e dal pm Michele Permunian. A questo si aggiungono 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e il sequestro dei beni.</p>



<p>La durissima sentenza conferma quando abbiamo sempre affermato sul carattere politico del processo contro Mimmo Lucano: ideali e pratiche di solidarietà trattati come reati, il rifiuto di una visione dell’integrazione tesa a risolvere i problemi senza conflitti, la criminalizzazione di un pensiero che mette al centro i diritti delle persone e va oltre le carenze del sistema di accoglienza in Italia, sfidando anche il potere della legge in nome di un principio superiore di giustizia.</p>



<p>Ripercorriamo brevemente le vicende che hanno portato al verdetto odierno.</p>



<p>Il processo contro Mimmo Lucano e altre 26 persone si è aperto l’11 giugno 2019 e chiuso il 27 settembre 2021. Ha visto 34 udienze. Presidente del Collegio giudicante il dottor Fulvio Accurso, PM dottor Michele Permunian.</p>



<p>Il processo è nato da un’Informativa della Guardia di Finanza a conclusione di un’indagine investigativa durata un anno e mezzo circa e che ha riguardato il periodo 2014-2017.</p>



<p>La richiesta di rinvio a giudizio è stata respinta dal GIP Domenico Di Croce per la gran parte dei capi di imputazione, giudicati vaghi e generici. Ne aveva convalidato solo: un tentativo di falso matrimonio e l’affidamento diretto della raccolta differenziata dei rifiuti a due cooperative sociali di tipo B di Riace. Sulla base di queste due accuse rimaste in piedi, il GIP disponeva anche misure cautelari (il 2 ottobre Lucano veniva messo agli arresti domiciliari, annullati due settimane dopo e tramutati in divieto di residenza nel proprio paese, annullato dopo 11 mesi, il 5 settembre 2019).</p>



<p>Nonostante le decisioni del GIP, ad aprile 2019 il GUP Amelia Monteleone autorizzava il rinvio a giudizio su tutti i capi di imputazione, che sono stati dunque tutti oggetto di dibattimento e di richiesta di condanna da parte del PM.</p>



<p>Mimmo Lucano ha avuto 17 capi di imputazione, che vanno da associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a truffa aggravata, peculato, concussione, favoreggiamento personale, malversazione ai danni dello Stato, falsità ideologica, turbata libertà d’incanto, abuso d’ufficio, mancato rispetto del Testo Unico Immigrazione e del Codice dell’Ambiente.</p>



<p>Nella requisitoria presentata il 17 maggio 2021, il PM ha chiesto per Lucano una condanna a 7 anni e 11 mesi, incluso il capo 1 associazione a delinquere, di cui sarebbe il capo. Ha invece chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” per 4 capi d’imputazione in riferimento alle carte d’identità rilasciate in mancanza di permesso di soggiorno; il PM riconosce che si poteva fare sulla base della normativa vigente.</p>



<p>Nell’udienza del 25 settembre 2021 la difesa ha insistito sulla personalità di Lucano, sul carattere ideale dei suoi obiettivi riconosciuto da tutti, inclusa l’accusa e sulla mancanza di qualsiasi prova del dolo, sia in termini di vantaggio personale economico, che in quelli di vantaggio personale politico-elettorale. Evidentemente non è bastato a convincere il tribunale di Locri.</p>
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