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	<title>Internet Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Cyberbullismo: un nemico invisibile. Da sconfiggere</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 14:12:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17309" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fm-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Instagram, Facebook Twitter Tik Tok&#8230; I nomi dei più importanti social network al mondo che influenzano e condizionano la nostra vita a vari livelli di consapevolezza a seconda dell&#8217;utente che ne usufruisce. Oggi si è abbassata sempre di più la fascia d&#8217;età di chi ha tra le mani uno smartphone (8/9 anni di età) e che quindi ha libero accesso a queste piattaforme oltretutto in maniera molto semplice, basta un nickname (nome di fantasia) ed una password e poi si naviga&#8230; Si naviga nell&#8217;ignoto per trovare nuovi stimoli o conoscenze<br>Magari.<br>La realtà è che nel mondo social per adolescenti il fenomeno del momento sono le Sfide o come vengono definite Challenge, che tante volte determinano la direzione della vita di un ragazzino, una direzione imprevedibile a volte senza ritorno, in tanti casi una direzione fatale. Le sfide sono pericolose al limite dell&#8217;incolumità fisica tanto è vero che molti giovani ne restano vittime.<br>Tutto ciò avviene all&#8217;insaputa dei genitori che sono convinti che i loro figli stiano semplicemente chiacchierando con i loro amici.<br>Chi vince le sfide è ritenuto un eroe dal gruppo e le sfide aumentano di difficoltà, ogni volta.<br>Mi sono chiesta perché dare un cellulare a bambini così piccoli e la risposta dei genitori è la frase classica &#8220;ma tutti i compagni hanno il cellulare con Facebook perché mio figlio non ce lo deve avere?&#8221; ed ecco qui che inconsapevolmente consegnano nelle mani del figlio un arma letale, il cellulare con tutto quello che ne consegue .<br>Un&#8217;altra forma di cyberbullismo è il bodyshaming cioè un insulto diretto da parte di uno sconosciuto ma soprattutto da amici, compagni di scuola, che riguarda l&#8217;aspetto fisico della vittima e che ne danneggia l&#8217;autostima , anche perché sono ragazzini coetanei ad esercitare questo tipo di vessazioni e credetemi che i cosiddetti leoni da tastiera o haters sanno dove colpire sanno qual è il punto debole ,sanno che nella società di oggi se non hai un aspetto fisico perfetto, se hai un corpo difforme sei continuamente bersagliato, discriminato dal gruppo<br>I bulli si attaccano a qualsiasi difetto fisico della vittima designata. Insomma sanno come ferire nel profondo.<br>Cyberbullismo non è solo bodyshaming ma anche umiliazioni continue su aspetti caratteriali della vittima che ne vanno a colpire la psiche causando un inevitabile ed ulteriore disistima di sé , questo perché il bambino o l&#8217;adolescente non essendo ancora strutturato emotivamente non sa come reagire a queste critiche così feroci e si convince di essere effettivamente una nullità Se non riesce a rivolgersi ad un adulto, un genitore, un un insegnante, a qualcuno di cui si fida<br>che sia in grado di aiutarlo a ritrovare l&#8217;autostima, può essere portato a compiere gesti estremi<br>A tal proposito vi voglio dare qualche dato statistico Istat: 200 giovani si tolgono la vita ogni anno.<br>Le prime cause sono imputabili al bullismo e al fallimento scolastico, dati che mi stupiscono e mi spaventano perché sono dati che riguardano bambini piccoli persone indifese! Il fenomeno del cyberbullismo però si può prevenire con una corretta educazione all&#8217;uso del cellulare e un controllo maggiore da parte dei genitori: attenzione ai piccoli segnali come cambiamenti di umore da parte del figlio, andamento scolastico altalenante Insomma qualcosa di inusuale nel comportamento e poi è necessario controllare le chat di WhatsApp o di altre piattaforme di comunicazione soprattutto quando si tratta di bambini: consegnare nelle mani dei propri figli un cellulare in età infantile può essere deleterio.<br>Anche la scuola ha un ruolo fondamentale attraverso l&#8217;educazione all&#8217;uso dei social network, con lezioni mirate e approfondimenti tenuti dalla Polizia Postale che ha il compito di individuare comportamenti criminali all&#8217;interno del web<br>Gli insegnanti hanno il compito di captare eventuali segnali anomali di comportamento da parte dello studente e aiutarlo ad uscirne eventualmente anche con l&#8217;aiuto di un percorso psicologico all&#8217;interno della scuola<br>Facendo rete e controllando &#8220;la rete&#8221; si può sconfiggere il cyberbullismo, bullismo ancora più pericoloso e subdolo perché invisibile.<br>I social sono pericolosi non in quanto tali ma per come vengono usati.<br>Proprio sui social ho visto un video di una poliziotta che parlava a bambini di elementari e medie, le parole che ha detto, i fatti terribili che ha raccontato e l&#8217;attenzione con cui i bambini ascoltavano mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo, perché trovo che sia un messaggio importante da dare alle giovani generazioni.<br>Non facciamoci fregare: siamo più forti di loro.</p>
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		<title>Censura di Internet 2021: una mappa globale delle restrizioni di Internet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 09:11:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Paul Bishoff (comparitech.com) Quasi il 60% della popolazione mondiale (4,66 miliardi di persone) utilizza Internet. È la nostra fonte di informazioni istantanee, intrattenimento, notizie e interazioni sociali. Ma in quale parte del mondo i&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2021/07/Internet-Censorship_-A-Global-Map-of-Internet-Restrictions.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2021/07/Internet-Censorship_-A-Global-Map-of-Internet-Restrictions.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-350024"/></a></figure></div>



<p>di Paul Bishoff (comparitech.com)</p>



<p>Quasi il 60% della popolazione mondiale (4,66 miliardi di persone) utilizza Internet. È la nostra fonte di informazioni istantanee, intrattenimento, notizie e interazioni sociali.</p>



<p>Ma in quale parte del mondo i cittadini possono godere di un accesso a Internet uguale e aperto, se non ovunque?</p>



<p>In questo studio esplorativo, i nostri ricercatori hanno condotto un confronto paese per paese per vedere quali paesi impongono le restrizioni Internet più severe e dove i cittadini possono godere della massima libertà online.&nbsp;Ciò include restrizioni o divieti per torrenting, pornografia, social media e VPN e restrizioni o censura pesante dei media politici.&nbsp;Quest&#8217;anno abbiamo anche aggiunto la restrizione delle app di messaggistica/VoIP.</p>



<p>Sebbene i soliti colpevoli occupino i primi posti, alcuni paesi apparentemente liberi si classificano sorprendentemente in alto.&nbsp;Con le restrizioni in corso e le leggi in sospeso, la nostra libertà online è più a rischio che mai.</p>



<p>Abbiamo valutato ogni paese in base a sei criteri.&nbsp;Ognuno di questi vale due punti a parte le app di messaggistica/VoIP che ne vale uno (ciò è dovuto al fatto che molti paesi vietano o limitano determinate app ma consentono quelle gestite dal governo/fornitori di telecomunicazioni all&#8217;interno del paese).&nbsp;Il paese riceve un punto se il contenuto (torrent, pornografia, media, social media, VPN, app di messaggistica/VoIP) è limitato ma accessibile e due punti se è completamente vietato.&nbsp;Più alto è il punteggio, maggiore è la censura.</p>



<figure><iframe src="https://datawrapper.dwcdn.net/IBnNS/3/?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="455"></iframe></figure>



<h2><strong>I peggiori paesi per la censura di Internet</strong></h2>



<ol><li><strong>Corea del Nord e Cina (11/11) –</strong>&nbsp;Nessuna mappa della censura online sarebbe completa senza questi due in cima alla lista.&nbsp;Non c&#8217;è niente che nessuno dei due non censuri pesantemente grazie alla loro presa di ferro su tutta la rete.&nbsp;Gli utenti non sono in grado di utilizzare i social media occidentali, guardare porno o utilizzare torrent o VPN*.&nbsp;E tutti i media politici pubblicati nel paese sono pesantemente censurati e influenzati dal governo.&nbsp;Entrambi hanno anche chiuso le app di messaggistica dall&#8217;estero, costringendo i residenti a utilizzare quelle che sono state create (e probabilmente controllate) all&#8217;interno del paese, ad esempio WeChat in Cina.&nbsp;WeChat non solo non ha alcuna forma di crittografia end-to-end, ma ha anche backdoor che consentono a terzi di accedere ai messaggi.</li><li><strong>Iran (10/11): l&#8217;&nbsp;</strong>&nbsp;Iran blocca le VPN (sono consentite solo quelle approvate dal governo, il che le rende quasi inutili) ma non vieta completamente il torrenting.&nbsp;Anche la pornografia è vietata e i social media sono sottoposti a crescenti restrizioni.&nbsp;Twitter, Facebook e YouTube sono tutti bloccati con crescenti pressioni per bloccare altri popolari siti di social media.&nbsp;Molte app di messaggistica sono anche vietate con le autorità che spingono app e servizi nazionali come alternativa.&nbsp;I media politici sono pesantemente censurati.</li><li><strong>Bielorussia, Qatar, Siria, Thailandia, Turkmenistan e Emirati Arabi Uniti (8/11):</strong>&nbsp;Turkmenistan, Bielorussia e Emirati Arabi Uniti sono tutti presenti nella nostra analisi dei &#8220;peggiori paesi&#8221; nel 2020. Ma quest&#8217;anno sono stati raggiunti da Qatar, Siria e Tailandia.&nbsp;Tutti questi paesi vietano la pornografia, hanno pesantemente censurato i media politici, limitano i social media (sono stati osservati divieti anche in Turkmenistan) e limitano l&#8217;uso delle VPN.&nbsp;La Thailandia ha visto il più grande aumento della censura, compresa l&#8217;introduzione di un divieto di pornografia online che ha visto la rimozione di 190 siti Web per adulti.&nbsp;Ciò includeva Pornhub (che si è classificato come uno dei&nbsp;<a href="https://edition.cnn.com/2020/11/03/asia/thailand-porn-ban-protest-scli-intl/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">20 siti Web più visitati</a>&nbsp;nel paese nel 2019).</li></ol>



<p>*Anche se le VPN sono tecnicamente bloccate, alcune funzionano ancora in&nbsp;<a href="https://www.comparitech.com/blog/vpn-privacy/whats-the-best-vpn-for-china-5-that-still-work-in-2016/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cina</a>&nbsp;.&nbsp;Questo è lo stesso con i siti Web porno in molti dei paesi sopra menzionati.&nbsp;Molti siti Web porno creeranno siti &#8220;mirror&#8221; per consentire l&#8217;accesso a persone in paesi con restrizioni, ma questi verranno spesso bloccati una volta che le autorità ne verranno a conoscenza.</p>



<h2><strong>I paesi che hanno aumentato la censura nel 2021</strong></h2>



<p>Se confrontiamo i punteggi per ciascun paese dal nostro studio del 2020 al nostro studio del 2021, ci sono tre paesi che sembrano aver aumentato la loro censura.&nbsp;Uno, come abbiamo già visto, è la Thailandia.&nbsp;Il secondo, la Guinea, ha visto un aumento delle restrizioni delle restrizioni sui media politici, sospensioni o minacce di sospensione su diversi siti Web durante le elezioni di ottobre 2020, nonché restrizioni sui social media durante questo periodo (e anche prima del voto di marzo).</p>



<p>Il terzo è forse il più sorprendente, però.&nbsp;La Grecia ha ricevuto solo un punto nel nostro primo studio per la sua limitazione del torrenting (che si verifica in tutti i paesi studiati).&nbsp;Ma nella nostra rivisitazione del 2021, segna 3. Ciò è dovuto&nbsp;<a href="https://www.technadu.com/greek-government-determined-stop-movie-pirates/90808/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">all&#8217;aumento delle azioni contro il torrenting</a>&nbsp;e alle restrizioni sui media politici.&nbsp;Reporters sans frontières ha suggerito che&nbsp;<a href="https://rsf.org/en/greece?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel 2020</a>&nbsp;c&#8217;è stata una&nbsp;<a href="https://rsf.org/en/greece?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">diminuzione della libertà di stampa</a>.&nbsp;I media che erano critici nei confronti del governo sono stati omessi o hanno ricevuto cifre sproporzionatamente esigue dai rimborsi fiscali.&nbsp;Ai canali televisivi pubblici è stato ordinato di non trasmettere un video che mostrasse il primo ministro ignorare le regole di blocco nel febbraio 2021. La copertura della crisi dei rifugiati è stata pesantemente limitata.&nbsp;E i giornalisti sarebbero stati ostacolati dalla polizia durante un evento commemorativo.&nbsp;Nell&#8217;aprile 2021 è stato assassinato anche un famoso giornalista di cronaca nera, Giorgos Karaivaz.</p>



<h2><strong>Censura online in Europa</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Europe-Final.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Europe-Final.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Censura online in Europa" class="wp-image-350396"/></a></figure></div>



<ul><li>18 paesi hanno vietato o chiuso i siti di torrenting.&nbsp;Alcuni hanno anche introdotto misure ma non stanno ancora bloccando i siti web (Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia).&nbsp;Poiché non bloccano i siti di torrenting, questi non sono stati classificati come &#8220;siti bloccati&#8221; e sono invece classificati come &#8220;limitati&#8221;.</li><li>Mentre i siti Web di torrenting sono spesso bloccati in Spagna (ecco perché è classificato come aver chiuso i siti di torrenting), le regole consentono il torrenting per uso personale (download per visualizzare ma non per caricare o distribuire).</li><li>L&#8217;Ucraina limita la pornografia online mentre Bielorussia e Turchia vietano/bloccano completamente il contenuto.</li><li>I media politici sono limitati in 12 paesi.&nbsp;Come abbiamo già visto, la Grecia si è unita a questa lista quest&#8217;anno, così come l&#8217;Ungheria e il Kosovo.</li><li>Due paesi censurano pesantemente i media politici: Bielorussia e Turchia.</li><li>Nessun paese europeo blocca o vieta i social media, ma cinque lo limitano.&nbsp;Questi sono Bielorussia, Montenegro, Spagna, Turchia e Ucraina.</li><li>La Turchia limita l&#8217;uso delle VPN mentre la Bielorussia le vieta del tutto.</li><li>Le app di messaggistica e VoIP sono illimitate in tutta Europa.</li></ul>



<h2><strong>Censura online in Nord America</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/North-America-Final-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/North-America-Final-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Censura in Nord America" class="wp-image-350476"/></a></figure></div>



<ul><li>Canada, Messico e Stati Uniti hanno vietato o chiuso i siti di torrent.</li><li>Cuba è l&#8217;unico paese a limitare la pornografia online, a censurare pesantemente i suoi media politici e a limitare le VPN.</li><li>Altri sei paesi (El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua e Panama) hanno alcune restrizioni sui loro media politici.&nbsp;Gli Stati Uniti hanno visto un miglioramento in quest&#8217;area quest&#8217;anno poiché le restrizioni sui media politici sono diminuite dall&#8217;ultima elezione presidenziale.</li><li>Cuba e Honduras hanno restrizioni sulle piattaforme di social media.</li><li>Le app di messaggistica e VoIP sono soggette a restrizioni in Belize, Cuba e Messico.&nbsp;Cuba ha limitato l&#8217;accesso ai social media e a WhatsApp in seguito alle proteste antigovernative.&nbsp;In Messico, alcuni ISP bloccano i servizi VoIP, mentre i fornitori di telecomunicazioni del Belize offrono i propri servizi VoIP vietandone altri.</li></ul>



<h2><strong>Censura online in Sud America</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/South-America-Final-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/South-America-Final-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-350412"/></a></figure></div>



<ul><li>L&#8217;Argentina è l&#8217;unico paese a bloccare attivamente i siti Web di torrent, mentre il Venezuela è l&#8217;unico a limitare la pornografia online.</li><li>I media politici sono limitati in metà (6) dei paesi sudamericani che abbiamo trattato.&nbsp;È anche pesantemente censurato in Venezuela con persistenti tentativi di controllare le notizie e mettere a tacere i media indipendenti.</li><li>Ecuador e Venezuela hanno restrizioni sui social media.</li><li>Nessuno dei paesi ha restrizioni o divieti all&#8217;uso della VPN al momento.</li><li>Tre paesi hanno app di messaggistica/VoIP con restrizioni (Brasile, Guyana e Venezuela).&nbsp;Oltre alle app VoIP bandite dal più grande ISP del Brasile, un disegno di legge ha&nbsp;<a href="https://www.eff.org/deeplinks/2020/08/faq-why-brazils-plan-mandate-traceability-private-messaging-apps-will-break-users?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">minacciato di imporre la tracciabilità</a>&nbsp;nella messaggistica privata (tuttavia, al momento della stesura, questo non è ancora stato firmato in legge).</li></ul>



<h2><strong>Censura online in Asia</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Asia-Final.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Asia-Final.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Censura online in Asia" class="wp-image-356890"/></a></figure></div>



<ul><li>12 paesi asiatici hanno bloccato o vietato i siti di torrenting.</li><li>La maggior parte dei paesi asiatici ha restrizioni sulla pornografia online (40 su 49 che abbiamo coperto &#8211; 82 percento) con 27 di questi che hanno divieti/blocchi completi.</li><li>Anche i media politici sono fortemente limitati e censurati in Asia.&nbsp;43 (88%) dei paesi che abbiamo coperto hanno restrizioni, con la maggioranza (28) soggetta a una pesante censura.</li><li>Un gran numero (32) di questi paesi limita in qualche modo le piattaforme di social media.&nbsp;Cina, Iran, Corea del Nord e Turkmenistan fanno un ulteriore passo avanti e applicano divieti completi su piattaforme di social media popolari.</li><li>Quattro paesi hanno divieti completi sull&#8217;uso della VPN (Cina, Iran, Iraq e Corea del Nord) e altri 11 impongono restrizioni.</li><li>Restrizioni di messaggistica e app VoIP sono comuni anche in Asia con 13 paesi che implementano una qualche forma di limitazione.&nbsp;Sebbene la Russia abbia vietato Telegram nel 2018, questo è stato revocato nel giugno 2020. Tuttavia, poiché il governo continua a cercare modi per limitare siti Web e app al di fuori del paese, questo potrebbe cambiare in qualsiasi momento.</li></ul>



<h2><strong>Censura online in Africa</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Africa-Final-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Africa-Final-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Censura online in Africa" class="wp-image-350397"/></a></figure></div>



<ul><li>Il Sudafrica è l&#8217;unico paese africano a chiudere attivamente i siti di torrenting.</li><li>14 paesi africani hanno restrizioni quando si tratta di pornografia online con quattro di questi che hanno divieti completi (Guinea Equatoriale, Eritrea, Tanzania e Uganda).&nbsp;Nuovi regolamenti in Tanzania hanno ulteriormente definito la pornografia come un tipo di &#8220;contenuto proibito&#8221;.</li><li>La maggior parte dei paesi africani che abbiamo coperto (43 del 53-81%) limita i media politici.&nbsp;11 di questi impongono una pesante censura con Algeria, Camerun e Ciad, aumentando la loro soppressione dei commenti politici dal nostro ultimo studio.</li><li>Il 60% dei paesi africani che abbiamo coperto implementa restrizioni sui social media, ma solo uno di questi, l&#8217;Eritrea, è arrivato al punto di bloccare continuamente l&#8217;accesso ai siti di social media.</li><li>L&#8217;Egitto è l&#8217;unico paese a limitare l&#8217;uso della VPN.&nbsp;Nonostante le VPN siano legali, i siti Web e i server di molti provider VPN sono bloccati (&nbsp;<a href="https://www.comparitech.com/blog/vpn-privacy/best-vpns-for-egypt-unblock-skype-whatsapp-facebook-facetime/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">queste sono le migliori opzioni quando si sceglie una VPN in Egitto</a>&nbsp;).</li><li>L&#8217;Egitto è anche uno dei sette paesi ad avere restrizioni sull&#8217;uso di app di messaggistica/VoIP.&nbsp;Gli altri sono Burundi, Guinea Equatoriale, Sierra Leone, Libia, Marocco e Tunisia.</li></ul>



<h2><strong>Censura online in Oceania</strong></h2>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Oceania.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://cdn.comparitech.com/wp-content/uploads/2020/01/Oceania.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Censura online in Oceania" class="wp-image-350394"/></a></figure></div>



<ul><li>L&#8217;Australia è l&#8217;unico paese a imporre rigorosamente divieti/blocchi di torrenting e, insieme a Papua Nuova Guinea, ha anche restrizioni sulla pornografia online.&nbsp;L&#8217;Australian Broadcasting Service Act 1992 rende illegale la visione di porno su Internet, definendola un reato sanzionabile.&nbsp;Tuttavia, solo alcune città hanno cercato di stabilire un divieto totale.&nbsp;Anche la&nbsp;<a href="https://www.aph.gov.au/Parliamentary_Business/Bills_Legislation/Bills_Search_Results/Result?bId=r6680&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge</a>&nbsp;australiana sui&nbsp;<a href="https://www.aph.gov.au/Parliamentary_Business/Bills_Legislation/Bills_Search_Results/Result?bId=r6680&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contenuti online</a>&nbsp;, che dovrebbe entrare in vigore a breve, minaccia di limitare ulteriormente l&#8217;accesso al porno online nel paese.</li><li>I media politici sono limitati nelle Fiji, Papua Nuova Guinea, Samoa e Tonga, ma solo la Papua Nuova Guinea ha la possibilità di limitare i social media attraverso la sua legge sulla criminalità informatica introdotta nel 2016.</li><li>Nessuno dei paesi dell&#8217;Oceania limita l&#8217;uso di VPN o VoIP/app di messaggistica.</li></ul>



<p><strong>Vedi anche</strong>&nbsp;: Le&nbsp;<a href="https://www.comparitech.com/blog/vpn-privacy/best-vpn-for-porn/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">migliori VPN per guardare i porno in modo anonimo</a></p>



<figure><iframe src="https://datawrapper.dwcdn.net/XhoKL/3/?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="993"></iframe></figure>



<h2><strong>La censura online diventerà la &#8220;norma?&#8221;</strong></h2>



<p>Sebbene non sia una grande sorpresa vedere Cina, Russia e Corea del Nord in cima alla lista, il numero crescente di restrizioni in molti altri paesi è molto preoccupante.</p>



<p>Dai continui tentativi australiani di bloccare il porno alla crescente ostilità dei media politici in molti paesi, la nostra libertà online è qualcosa che non possiamo più dare per scontata.</p>



<p>Per fortuna, le VPN offrono ancora a molti di noi un modo per navigare in rete privatamente (e legalmente).&nbsp;Ma poiché la censura diventa sempre più comune, sempre più paesi potrebbero aderire all&#8217;elenco ristretto, mettendo a rischio la privacy digitale dei cittadini.</p>



<h2><strong>Metodologia</strong></h2>



<p>Per scoprire fino a che punto ogni paese è censurato, abbiamo studiato ciascuno in dettaglio per vedere quali restrizioni, se del caso, impongono su torrent, pornografia, media politici, social media, VPN e app di messaggistica/VoIP.</p>



<p>Abbiamo valutato ogni paese in base a sei criteri.&nbsp;Ognuno di questi vale due punti a parte le app di messaggistica/VoIP che ne vale uno (ciò è dovuto al fatto che molti paesi vietano o limitano determinate app ma consentono quelle gestite dal governo/fornitori di telecomunicazioni all&#8217;interno del paese).&nbsp;Il paese riceve un punto se il contenuto (torrent, pornografia, media, social media, VPN, app di messaggistica/VoIP) è limitato ma accessibile e due punti se è completamente vietato.&nbsp;Più alto è il punteggio, maggiore è la censura.</p>



<p>In alcuni casi, i paesi possono essere classificati come aver bandito una di queste aree, ma i residenti possono trovare modi per aggirare questi divieti, ad esempio con VPN o siti mirror.&nbsp;Tuttavia, poiché il paese applica questo divieto bloccando i siti Web o implementando le leggi, il paese viene classificato come lo ha bandito.&nbsp;D&#8217;altra parte, se un paese ha introdotto regolamenti per cercare di limitare o vietare un&#8217;area ma gli utenti continuano a essere in grado di utilizzare liberamente questi servizi/siti web, il paese viene classificato come &#8220;limitato&#8221; perché i regolamenti/leggi sono non viene imposto.</p>



<p><strong>Ricercatore di dati:&nbsp;</strong>&nbsp;George Moody</p>



<h2><strong>Fonti</strong></h2>



<p><a href="https://rsf.org/en/ranking#?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rsf.org</a></p>



<p><a href="https://freedomhouse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://freedomhouse.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://docs.google.com/spreadsheets/d/1Ct1fMxC4URDj1eYBQMOWDedb9L0R1iQK4t8CNiJGrBg/edit?usp=sharing&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://docs.google.com/spreadsheets/d/1Ct1fMxC4URDj1eYBQMOWDedb9L0R1iQK4t8CNiJGrBg/edit?usp=sharing&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Censura internet: la nuova frontiera del controllo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 08:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[associazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(da https://internet-casa.com/news/censura-internet-cina/) Negli ultimi anni sono aumentate le proposte e i progetti per instaurare una maggior censura internet con un più alto controllo governativo sulla rete. Dalle proposte di verificare la maggiore età dell&#8217;utente&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da <a rel="noreferrer noopener" href="https://internet-casa.com/news/censura-internet-cina/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">https://internet-casa.com/news/censura-internet-cina/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="300" height="168" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/05/CINA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15301"/></figure></div>



<p>Negli ultimi anni sono aumentate le proposte e i progetti per instaurare una maggior censura internet con un più alto controllo governativo sulla rete. Dalle proposte di verificare la maggiore età dell&#8217;utente su un sito tramite identificativo d&#8217;identità o bancario, sino all’uso dei controlli ActiveX (file con specifiche funzioni che si integrano con programmi e siti per attivare funzionalità per accedere ai siti governativi.</p>



<p>L’imposizione di un controllo su internet dunque non è una novità e misure anche più radicali, come l&#8217;interruzione, sono state già prese in passato. Le ragioni sono ovvie: controllare internet significa controllare il flusso di informazioni e stabilire ciò che viene letto e cosa no, influenzandone anche la velocità (che è misurabile con uno <a href="https://internet-casa.com/wifi/speed-test/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">speed test</a>)</p>



<p>In quest&#8217;ottica si inserisce il New IP pensato dal governo cinese per imporre un controllo ancor più stretto sulla rete nel territorio cinese tramite un <em>monitoraggio in entrata</em> di nuova concezione.</p>



<p>L’IP (o <em>Internet Protocol</em>) è un numero che identifica univocamente un dispositivo (detto host) collegato alla rete informatica. Si tratta di informazioni univoche che rientrano appieno nel concetto di privacy e quindi pienamente tutelate dal GDPR.</p>



<p><strong>Il “New IP” cinese</strong></p>



<p>Il New IP cinese si articola principalmente su 3 punti:</p>



<p>1) Identificazione univoca</p>



<p>2) Condizionalità della visibilità e dell&#8217;accesso ai contenuti</p>



<p>3) Centralizzazione totale della rete</p>



<p>Questi tre punti si articolano attorno al concetto chiave di credito sociale (noto come anche “social score”) su cui il governo cinese ha basato tutto il nuovo protocollo di controllo della rete.</p>



<p>Il credito sociale è un sistema di classificazione che valuta:</p>



<p>1) La reputazione sociale di un cittadino</p>



<p>2) L&#8217;affidabilità politica delle persone</p>



<p>3) La reputazione aziendale<br></p>



<p>Iniziato su scala locale nel 2009, il sistema è stato lanciato su scala regionale dal 2018 integrandosi al sistema di sorveglianza basato su milioni di videocamera, IA per il riconoscimento facciale e analisi big data.</p>



<p>Anche se le informazioni sono lacunose, si può osservarne lo sviluppo in base ai documenti burocratici pubblicati in merito notando le differenze a livello regionale tra le varie province cinesi.</p>



<p><strong>Che cos&#8217;è il New IP cinese</strong></p>



<p>Secondo uno studio Huawei (leggibile <a href="https://www.huawei.com/us/industry-insights/innovation/new-ip?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>), nel 2035 oltre un bilione (cioè <em>mille miliardi</em>) di dispositivi elettronici saranno connessi ad internet sull&#8217;onda di una digitalizzazione di massa che coinvolgerà nuove industrie e nuove modalità di connessione e di lavoro. Ad esempio, si prevedono industrie manifatturiere basate sulla realtà aumentata.</p>



<p>Il bisogno di una tale connettività con le necessità di privacy e sicurezza che inevitabilmente un tale interconnessione comporta, costituiscono una sfida non semplice. Il New IP permetterebbe di soddisfare la domanda di connessione e allo stesso tempo offrirebbe flessibilità, sicurezza e privacy, secondo i teorici cinesi.</p>



<p>Si tratterebbe di un nuovo redesign di internet per creare una cosiddetta sicurezza intrinseca nel web imponendo la registrazione dell’utente individuale. La proposta di Huawei è quindi una nuova architettura internet per connettere network eterogenei e sistemi in un&#8217;unica rete.</p>



<p>Huawei ha fatto la sua proposta all’ITU (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, una società dell&#8217;ONU) dove Pechino ha un certo peso, aggirando al contempo gli standard tecnici internazionali.</p>



<p><strong>Come funziona il New IP cinese e il pericolo di censura internet</strong></p>



<p>Il New IP cinese dunque si basa su 3 punti fondamentali: identificabilità, condizionalità e centralizzazione.</p>



<p>L’identificabilità significa che ogni <em>persona</em> sarà collegata all’indirizzo IP anziché ogni dispositivo, rendendo così la persona associata ad un indirizzo permanente.</p>



<p>La condizionalità significa che vedere determinati contenuti e avervi accesso è collegato ad un requisito, ossia il credito sociale. Ciò significa che, ad esempio, l’utente 1 con un credito sociale soddisfacente per il partito potrà vedere certi contenuti (ad es. manuali tecnici). L&#8217;utente 2, il cui credito sociale è basso, non potrà invece leggere certi contenuti.</p>



<p>La centralizzazione intende unificare il credito sociale e la propria rete internet in un unico sistema su scala nazionale che integri tutta la sorveglianza in un&#8217;unica struttura.</p>



<p><strong>Censura internet: le conseguenze</strong></p>



<p>La proposta e la pianificazione tecnica di questo nuovo protocollo dimostrano che i mezzi per creare un letterale stato di sorveglianza esistono già e che, quando c&#8217;è la <em>volontà</em>,&nbsp; il passo successivo è l’implementazione.</p>



<p>Le regole europee come il GDPR vanno nel senso diametralmente opposto, considerando l’IP un dato personale che va protetto.&nbsp; Anche in Occidente non sono mancati tentativi di far passare limitazioni all&#8217;accesso ai contenuti o visibilità previa identificazione.</p>



<p>Si pensi quindi all&#8217;identificazione con carta bancaria per avere accesso ad internet non filtrato come avvenuto nel Regno Unito o con documento d&#8217;identità per&nbsp; contenuti a luci rosse in Francia.</p>



<p>È quindi importante rimanere vigili e non illudersi che la lontananza sia un deterrente efficace. La censura dell&#8217;accesso alla rete, la condizionalità e la sorveglianza di massa sono in antitesi con la neutralità della rete e la libertà d’informazione.</p>
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		<title>Il lato oscuro di Whatsapp tra libertà d’espressione e violazioni della privacy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 10:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Legalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante L’avvento degli smartphone ha completamente trasformato il nostro modo di comunicare. Le app di messaggistica istantanea, in particolare, consentono di metterci in contatto con altri utenti sfidando distanze e fusi orari,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="282" height="179" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/download-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" data-id="12560" data-link="http://www.peridirittiumani.com/?attachment_id=12560&utm_source=rss&utm_medium=rss" class="wp-image-12560"/></figure></li></ul>



<p>
di
Fabiana Brigante 
</p>



<p>
L’avvento
degli <em>smartphone</em>
ha completamente trasformato il nostro modo di comunicare. Le app di
messaggistica istantanea, in particolare, consentono di metterci in
contatto con altri utenti sfidando distanze e fusi orari, talvolta
anche barriere linguistiche. Tuttavia, sebbene le possibilità
offerte dai mezzi di telecomunicazione siano una grande conquista, il
prezzo da pagare può essere a volte troppo alto. Se da un lato per
gli individui comunicare e scambiare informazioni è diventato
semplice – con tutte le implicazioni del caso in termini di libertà
d’espressione e di informazione – dall’altro lato lo è anche
per i governi sottoporre a sorveglianza le conversazioni dei propri
cittadini. 
</p>



<p>
Era
il 2013 quando il <em>The Guardian
</em>pubblicò le rivelazioni di un ex
dipendente della <em>National Security
Agency</em> degli Stati Uniti Edward
Snowden circa l’esistenza di un programma di sorveglianza di massa
che monitorava l’attività di Internet e telefonica di centinaia di
milioni di persone in tutto il mondo. 
</p>



<p>
Come
è noto, in alcune circostanze è legittima l’interferenza dei
governi con il diritto alla libertà d’espressione dei propri
cittadini; l’Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani
dispone, al suo secondo comma, che una autorità pubblica possa
intervenire a comprimere il diritto, tra gli altri, al rispetto della
segretezza della corrispondenza quando “[…]tale ingerenza sia
prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società
democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica
sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine
e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della
morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
Esistono dunque certamente legittimi motivi per interferire con
questo diritto e mettere sotto sorveglianza determinate
conversazioni, allo scopo per esempio di punire la commissione di
certi reati o tutelare la sicurezza pubblica. Tuttavia, allo scopo di
evitare interferenze illegittime è parso opportuno tracciare una
linea di confine, indicando criteri rigorosi da seguire per gli
Stati: la sorveglianza deve infatti essere mirata, ossia &nbsp;rivolta
ad una persona o a persone specifiche sulla base di un ragionevole
sospetto, deve essere effettuata in modo conforme al dettato
normativo, necessaria per raggiungere uno scopo legittimo ed infine
deve essere condotta in modo proporzionato a tale scopo e non deve
mai essere discriminatoria. 
</p>



<p>
La
sorveglianza di massa, vale a dire la raccolta indiscriminata da
parte delle autorità di un’enorme quantità di informazioni
reperibili su telefoni, computer o altri dispositivi senza il
consenso né la consapevolezza degli utenti, mette senz’altro a
repentaglio sia il diritto alla privacy che alla libertà di
espressione. Invero, molte delle attività che svolgiamo nel
quotidiano comprendono l’utilizzo di
Internet: dallo shopping allo online banking, dalle ricerche su
Google alla comunicazione con amici o colleghi, ed infine spesso
anche il nostro lavoro si svolge prettamente online. Non solo:
persino i nostri elettrodomestici e le nostre auto sono diventati
dispositivi “intelligenti”, capaci di connettersi a Internet e di
memorizzare informazioni su di noi. 
</p>



<p>
Ma
in cosa consistono, nella pratica, queste operazioni di sorveglianza
su larga scala? Attraverso le rivelazioni di Snowden sono stati
scoperti alcuni dei programmi gestiti dalla NSA statunitense e dal
<em>Government Communications
Headquarters</em> del Regno Unito e i
metodi utilizzati per accedere ai dati degli individui. Tra questi
figurano:</p>



<p>
&#8211;
metodi di intercettazione dei dati “trasportati” dai cavi
Internet sottomarini;</p>



<p>
&#8211;
accesso ai dati in possesso delle grandi aziende, appartenenti ai
propri clienti;</p>



<p>
&#8211;
monitoraggio delle posizioni dei telefoni cellulari;</p>



<p>
&#8211;
intercettazione di telefonate, messaggi e mail;</p>



<p>
&#8211;
sabotaggio della crittografia;</p>



<p>
&#8211;
hackeraggio di telefoni e app;</p>



<p>
&#8211;
controllo delle principali aziende di telecomunicazione.</p>



<p>
In
questo contesto il ruolo svolto dalle imprese è di non poco momento.
Sebbene la responsabilità per le violazioni dei diritti umani ricada
in primo luogo sugli Stati, le società &#8211; in particolare i fornitori
di servizi Internet (<em>Internet Service
Providers</em>, ISPs) -, svolgono
senz’altro un ruolo centrale nel fornire agli Stati i mezzi
necessari per perpetrare gli abusi sopra citati. Non solo gli ISPs
possono filtrare o censurare le informazioni, ma alcuni di essi sono
anche, direttamente o meno, informatori dei governi, fornendo loro i
dati raccolti dai propri utenti online o rivelando le loro identità;
in alcuni casi le aziende vendono direttamente tecnologie di
sorveglianza, le quali consentono ai governi di infiltrarsi nei
dispositivi digitali e di monitorarli. È di queste ultime che ci
occuperemo nel presente articolo. 
</p>



<p>
Oggi,
un’industria globale composta da centinaia di aziende sviluppa e
vende tecnologia di sorveglianza ad agenzie governative in tutto il
mondo. Insieme, queste aziende vendono una vasta gamma di sistemi
utilizzati per identificare, tracciare e monitorare le persone e le
loro comunicazioni per scopi di spionaggio e polizia. 
</p>



<p>
Nel
1995, <em>Privacy International</em>
ha pubblicato il report <em>Big Brother
Incorporated</em>, il primo studio sul
ruolo crescente dell’industria bellica nel commercio internazionale
delle tecnologie di sorveglianza e del loro ruolo nell’esportazione
di sofisticate capacità di sorveglianza dai paesi occidentali ai
regimi non democratici. 
</p>



<p>
La
moderna “industria della sorveglianza” delle comunicazioni
elettroniche si è evoluta dalla commercializzazione di Internet e
delle reti di telecomunicazioni digitali negli anni Novanta, quando i
governi hanno iniziato a approvare nuove leggi che richiedevano nuovi
poteri di sorveglianza elettronica e protocolli tecnici per garantire
l’accesso governativo alle reti. In risposta, si è sviluppata
un’industria globale composta da produttori di armi, società di
telecomunicazioni, aziende IT e società di sorveglianza
specializzate.</p>



<p>
L’architettura
di sorveglianza è composta da vari tipi di società:</p>



<p>
&#8211;
Provider di servizi Internet (ISPs) e operatori di telecomunicazioni,
che gestiscono le reti e forniscono ai propri clienti determinati
servizi, quali servizi Internet, telefonia mobile e telefonia fissa,
i quali potrebbero essere tenuti a garantire che le proprie reti
siano accessibili alle agenzie governative.</p>



<p>
&#8211;
I fornitori di apparecchiature per le telecomunicazioni, aziende che
sviluppano hardware su cui girano le reti. Poiché sono sviluppate
con funzionalità di intercettazione legale, quando vengono esportate
alcune apparecchiature eseguono di default la sorveglianza o sono
progettate in modo da essere facilmente accessibili a fini di
sorveglianza. 
</p>



<p>
Gran
parte di questa tecnologia, lungi dall’essere impiegata al fine di
contrastare il compimento di reati, viene utilizzata per monitorare
le attività di dissidenti, attivisti per i diritti umani,
giornalisti, leader studenteschi, minoranze, leader sindacali e
oppositori politici. Questa tecnologia è anche utile per monitorare
settori più vasti della popolazione; con essa le transazioni
finanziarie, le attività di comunicazione e i movimenti geografici
di milioni di persone possono essere catturati, analizzati e
trasmessi in modo economico ed efficiente. 
</p>



<p>
La
tecnologia di sorveglianza fornisce un supporto inestimabile alle
autorità militari e ed ai regimi totalitari in tutto il mondo.
Privacy International (PI) ha riportato che la società britannica
<em>International Computers Limited</em>
(ICL) fornì l’infrastruttura tecnologica per stabilire il sistema
di <em>Passbook</em>
sudafricani, da cui dipendeva gran parte del funzionamento del regime
di apartheid. Ancora, nel suo rapporto PI ha dimostrato che alla fine
degli anni ‘70 la <em>Security Systems
International</em> fornì la tecnologia
di sicurezza al brutale regime di Idi Amin in Uganda. Allo stesso
modo, la compagnia israeliana Tadiram è stata accusata di aver
sviluppato ed esportato negli anni ‘80 la tecnologia per la lista
di morte computerizzata usata dalla polizia guatemalteca. 
</p>



<p>
Questi
sono solo alcuni degli esempi che dimostrano che il sostegno delle
società in alcuni casi è imprescindibile nella perpetrazione di
abusi dei diritti umani da parte dei governi. La giustificazione
avanzata dalle società coinvolte in questo commercio è identica
alla giustificazione avanzata da quelle che si occupano di commercio
di armi, e cioè che il business è neutrale e lo scopo perseguito di
realizzazione di utili è senz’altro lecito. 
</p>



<p>
Tuttavia,
in assenza di un adeguato sistema di protezione si ritiene che
nemmeno lo strumento <em>sic et
simpliciter</em> della tecnologia possa
essere considerato uno strumento ‘neutrale’. A supporto di questa
tesi, di recente l’organizzazione Amnesty International ha accusato
una società di <em>intelligence</em>
israeliana, appartenente al gruppo NSO di aver sviluppato un malware<em>,
</em>chiamato Pegasus, in grado di essere
installato sugli smartphone tramite una semplice chiamata via
WhatsApp, e di conseguenza di accedere a qualsiasi informazione
presente sul dispositivo mobile, e controllare da remoto telecamere e
microfoni. Un software capace di tracciare le comunicazioni di
oppositori dissidenti e difensori dei diritti umani, che si presume
fu utilizzato anche per spiare il giornalista dissidente saudita
Jamal Kashoggi, brutalmente assassinato lo scorso ottobre in Turchia.

</p>



<p>
Amnesty
International sta sostenendo un’azione legale contro il Ministero
della Difesa israeliano, chiedendo che la licenza di esportazione di
NSO Group venga revocata. In una petizione presentata alla Corte
distrettuale di Tel Aviv, circa 30 membri e sostenitori di Amnesty
International Israel e altri della comunità dei diritti umani hanno
spiegato come il Ministero della Difesa abbia esposto i propri
cittadini al pericolo di subire abusi permettendo a NSO di continuare
ad esportare i suoi prodotti. 
</p>



<p>
Amnesty
accusa NSO di vendere i propri prodotti a governi che sono noti per
le violazioni dei diritti umani, dando loro gli strumenti per
rintracciare attivisti e oppositori politici. Secondo i membri
dell’Organizzazione, il Ministero della difesa israeliano ha voluto
ignorare le crescenti prove che collegano il Gruppo NSO agli attacchi
contro i difensori dei diritti umani. L’azione legale è supportata
da Amnesty International nell’ambito di un progetto congiunto con
l’Istituto per i Diritti Umani e la Giustizia Globale della <em>New
York University</em> <em>School
of Law</em> (NYU). La ricerca condotta ha
documentato l’uso dello spyware Pegasus di NSO Group per colpire
un’ampia fetta della società civile, inclusi almeno 24 difensori
dei diritti umani, giornalisti e parlamentari in Messico; un
dipendente di Amnesty International; gli attivisti sauditi Omar
Abdulaziz, Yahya Assiri, Ghanem Al-Masarir; il premiato attivista per
i diritti umani degli Emirati Ahmed Mansoor, oltre al già citato
dissidente saudita Jamal Khashoggi.</p>



<p>
Sebbene
il gruppo NSO affermi di aiutare i governi a combattere il terrorismo
e la criminalità, pare non sia stato in grado di confutare le prove
crescenti che collegano i suoi prodotti agli attacchi ai difensori
dei diritti umani. Il gruppo NSO ha ripetutamente negato, ma non ha
risposto in modo convincente ai resoconti secondo cui la sua
piattaforma spyware Pegasus è stata usata impropriamente per colpire
i difensori dei diritti umani. Né ha fornito alcun rimedio per i
molteplici casi segnalati di uso improprio delle sue tecnologie di
sorveglianza. La società non ha rivelato il proprio processo di <em>due
diligence</em>, ad eccezione di
riferimenti circa l’esistenza di un comitato etico. Dunque, non è
chiaro quali fattori vengano presi in considerazione prima che
l’azienda venda un prodotto intrinsecamente invasivo come Pegasus.</p>



<p>
Senza
un&#8217;efficace supervisione basata su un’adeguata regolamentazione
della vendita di spyware commerciale e senza un’azione adeguata da
parte del Gruppo NSO per prevenire, mitigare e porre rimedio
all’abuso della sua tecnologia, gli attori della società civile
restano vulnerabili alla sorveglianza illegale semplicemente per
esercitare i loro diritti umani. Dal canto suo, la società ha
affermato di sviluppare la tecnologia informatica al solo scopo di
investigare e prevenire la commissione di reati e di contrastare il
fenomeno del terrorismo.&nbsp; 
</p>
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		<title>Medi@gorà. Il Presente e il Futuro dell&#8217;informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 06:46:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11551 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1899w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-768x1578.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi i temi affrontati nel convegno intitolato <i>“Medi@gorà: il Presente e il futuro dell&#8217;informazione</i>”, organizzato da Associazione Chiamamilano, 24-25 ottobre 2018.</p>
<p>Peccato che tra i relatori ci fosse soltanto una donna, forse per impegni precedentemente presi da altre giornaliste invitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><b>Associazione Per i diritti umani</b></i> riporta, per voi, parti di alcuni interventi. Crediamo siano ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Paolo MADRON, Direttore di Lettera43</b>: il giornalismo digitale deve essere, lui stesso, distributore della notizia. Più che produttore, il giornalista è diventato distributore. Il passaggio programmatico alla pubblicità è molto importante perchè, oggi, contano quanti click vengono messi a un articolo. L&#8217;informazione online è gratuita, mentre il cartaceo si paga e questo è un altro tema molto importante perchè bisogna scrivere gli articoli, ma anche essere capaci di etenere i rapporti con i clienti. Il risultato è che per garantire un&#8217;alta qualità dell&#8217;informazione, servono i finanziamenti.</p>
<p><b>Elena VIALE, di Vice Italia</b>: classe &#8217;91, sono una nativa digitale. “Vice” è anche un brand, un&#8217;agenzia creativa e questo ci permette di non preoccuparci troppo del budget perchè siamo una media-company: per noi è importante il taglio esplicativo della notizia più che essere “sul pezzo” e tagliamo l&#8217;articolo a seconda del mezzo (social, video, sito) con cui lo distribuiamo, adattandolo alla piattaforma.</p>
<p>La nuova generazione, quella dei “millennials”, ha poca capacità di concentrazione e questo è,secondo me, il problema del Futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Piero COLAPRICO, caporedattore de La Repubblica</b>:ci vuole specializzazione. Io non posso rivolgermi ai millenials, ma alla carta stampata perchè il digitale e il giornale hanno contenuti diversi. La generazione che si è formata sui libri conosce il tempo della riflessione, mentre oggi la soglia dell&#8217;attenzione è molto bassa e questo alimenta l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza.</p>
<p align="LEFT">Durante i nostri anni &#8217;70 la stampa ha avuto un ruolo molto importante nel mantenere salda la democrazia, in quei tempi così bui. Oggi la stampa deve mantenere quel ruolo anche se è difficile perchè i finanziamenti provengono da capitali esteri.</p>
<p align="LEFT">Far capire cosa sta succedendo: questo è il mestiere del giornalista. Non basta “dare” le notizie o replicarle, bisogna anche spiegarle.</p>
<p align="LEFT"><b>Claudio AGOSTONI, Radiopopolare</b>: oltre a lavorare per Raiopopolare, scrivo anche per agenzie che si occupano di viaggi e scrivere per un blog è molto difficile perchè le parole sono indicizzate, mentre per la stampa cartacea abbiamo a disposizione l&#8217;intero vocabolario. Oggi c&#8217;è un mischione tra informazione e pubblicità: a Radiopopolare ognuno di noi fa due o tre lavori, ma questo ci garantisce l&#8217;indipendenza.</p>
<p align="LEFT">Una volta la radio era il mezzo più veloce, poi è arrivato Internet e abbiamo divuto ripensare a tutto il meccanismo: si può costruire il palinsesto, uscendo dall&#8217;omologazione, con approfondimenti e giocando con voici, suoni, rumori ad esempio oppure con rimandi al blog, con immagini, etc. Oggi la radio deve essere molto più articolata, senza però mischiare il mondo dell&#8217;informazione con il Mercato.</p>
<p align="LEFT">Infine: non tutti, nel mondo, hanno la possibilità dia ccedere al mondo dell&#8217;informazione&#8230;C&#8217;è chi non possiede né un pc, né un cellulare e neanche la moneta per acquistare il giornale cartaceo.</p>
<p align="LEFT"><b>Gianluca NICOLETTI, Radio24</b>: non bisogna cadere nella nostalgia dei tempi andati, ma applicare alcune categorie della diffusione del sapere anche nell&#8217;era digitale. La vera novità non è la tecnologia perchè a questa ci si deve adattare. La vera differenza riguarda la nostra autoconsiderazione, quello che rappresentiamo in quanto informatori. Abbiamo in mano le fonti, ad esempio, anche se quelle chiuse sono sempre più limitate, mentre le fonti aperte sono a disposizione di tutti. Quindi, noi giornalisti cosa abbiamo in più? Il problema più urgente è l&#8217;uscita dal cerchio protettivo del rango professionale. L&#8217;umanità è fatta anche di imbecilli e questo è un pericolo (come diceva Umberto Eco), ma l&#8217;imbecillità è la parte più fondante della società odierna. Fino a pochi anni fa, non c&#8217;era questo contatto diretto con il pubblico che è anche, a volte, imbecille, iroso, infantile. Il tema, quindi, è gestire il dissenso, gestire l&#8217;attualità allo stesso modo delle altre persone. Il mediatore di informazione deve gestire anche la propria parte umana.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11553" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Enrico MENTANA, Direttore Tg7</b>: la convergenza tecnologica è sfavorevole al giornale perchè i giovani d&#8217;oggi hanno mille modi per informarsi e il giornale è, per loro, anacronistico; non c&#8217;è profondità storica dell&#8217;oggetto-giornale.</p>
<p align="LEFT">La disintermediazione va a cozzare con il web: nessuno è capace di setacciare ciò che è importante sapere e ci si illude di informarsi in base a ciò che, in realtà, consiglia un algoritmo.</p>
<p align="LEFT">Ci sono soggetti sempre più pulsanti e noi dobbiamo tenerne conto in continuazione con giornali visualmente e chiaramente al servizio dell&#8217;utente. A me piace immaginare che se assistessimo al decesso del cartaceo, noi saremmo in grado di perpetuare la conquista civile del Diritto all&#8217;informazione, con un&#8217;informazione credibile, non in mano ai pifferai che la confondono con la propaganda.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11554 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="163" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1432w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-110x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 110w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-768x2085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-377x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 377w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ, direttore de Il fatto quotidiano</b>: come giornalisti abbiamo notizie da dare, poi come le diamo è totalmente indifferente. Se riesco a dare informazioni e a pagare gli stipendi, posso dire di aver fatto il mio lavoro. Voglio poter dire le cose che ritengo giusto e doveroso dire e trovare i soldi: questo è il nucleo.</p>
<p align="LEFT">Pensavo che la strada dell&#8217;online fosse semplice e che raggiungesse moltissime persone, ma l&#8217;Italia è un Paese di vecchi e il voto lo decide ancora la TV. Oggi si deve raccontare quello che le persone ancora non sanno perchè l&#8217;utente digitale può confrontare tutte le piattaforme; questo rende i giornali più liberi, ma mette in crisi i cartacei. Il lettore medio, ad esempio, si chiedono perchè la stessa notizia viene data in maniera diversa da due testate, perchè la stessa notizia viene trattata con due pesi e due misure. Viene, quindi, messa in crisi la credibilità della carta stampata.</p>
<p align="LEFT"><b>Alessandro SALLUSTI, Direttore de Il giornale</b>: Se volete che io mi alzi dalla sedia per lasciare il posto a voi giovani, scordatevelo. Anche noi abbiamo fatto fatica, prima di voi.</p>
<p align="LEFT">La Storia dell&#8217;editoria dimostra che hanno successo i giornali “di parte”. Nessun giornale è super partes perchè non lo sono né gli editori né i giornalisti. La libertà, per me, è la libertà di essere di parte. I giornali hanno senso perchè hanno una visione di parte che prevede anche le censure.</p>
<p align="LEFT">Il mezzo Internet è sopravvalutato perchè da tutti i punti di vista, anche numerico, questa innovazione non ha prodotto risultati strabilianti. Anche i siti hanno un editore, un&#8217;identità, una linea. Il rischio sta nel fatto che la nuova gente che si informa abbia accesso all&#8217;informazione tramite i social e sono i social a fare la scelta di quello che deve essere letto. Nel metodo antico si sapeva chi dava l&#8217;informazione e come la pensava, oggi non si sa. Oltretutto l&#8217;informazione è pilotata dall&#8217;algoritmo che capisce quali siano le posizioni, le idee, gli interessi dell&#8217;utente. L&#8217;informazione è in mano ad un monopolio che è quello di Google; il problema, quindi, non riguarda la produzione, ma la distribuzione delle notizie.</p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ</b>: Sallusti ha ragine dal punto di vista teorico, ma non da quello pratico perchè se hai dei buoni social manager riesci ad allearti con il monopolio. Il brand pubblicitario condiziona l&#8217;aquisto di un prodotto e questo è ciò che è accaduto con le elezioni del presidente USA: hanno pubblicizzato il voto per Trump, spendendo miliardi di dollari per la campagna elettorale sui social. Ma anche le televisioni condizionano le elezioni.</p>
<p align="LEFT">Se vogliamo intervenire antimonopolio a livello europeo, benvenga, ma la storia è sempre la stessa e sono i mezzi che cambiano. Spotify e Netflix stanno creando la tendenza che le cose debbano essere pagate. Sta cambiando qualcosa anche sul digitale, quindi perchè è la vita stessa a mutare ed è fatta di alti e bassi. Bisogna confrontarsi anche con le bassezze e lo può fare anche un grande giornalista se la finalità è quella di pagare gli stipendi. Non bisogna vergognarsi, se serve per tenere in piedi il progetto editoriale.</p>
<p align="LEFT"><b>Michele MIGONE, Radiopopolare</b>: 40 anni fa Radiopopolare era il web di adesso. Non abbiamo più le fonti e il pubblico di una volta: ad esempio, abbiamo chiuso “microfono aperto” perchè ci siamo accorti che il tono del pubblico era lo stesso di quello sui social, spesso aggressivo.</p>
<p align="LEFT">Tramite il digitale ampliamo la nostra comunità che è molto definita a livello politico. Sul digitale siamo ancora un po&#8217; indietro, ma vediamo comunque una buona curiosità da parte dei giovani.</p>
<p align="LEFT">Ci sarà sempre qualcuno che elabora le informazioni e c&#8217;è bisogno di onestà intellettuale nel farlo perchè così si conquista autorevolezza. Senza l&#8217;uso strumentale della notizia.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="429" height="572" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Luigi VIGNATI e Michele MOZZATI, “GINO e MICHELE”</b>: la società è in profonda trasformazione in vari settori. Anche noi siamo direttori di un prodotto cartaceo, l&#8217;agenda Smemoranda che ha avuto un calo di vendite negli ultimi anni, ma resiste. E&#8217; un prodotto su cui scrivere e anche da leggere ed entra nelle scuole dove le generazioni si rinnovano per cui il prodotto è stato ridimensionato.</p>
<p align="LEFT">Stiamo assistendo ad un ulteriore fase storica in cui c&#8217;è mancanza di ignoranza (Jannacci): hai sempre da eccepire, criticare, puntualizzare. L&#8217;ignoranza, oggi, sta prendendo il Potere, non solo in politica, ma anche in TV, nello spettacolo, nell&#8217;editoria libraria, etc. perchè tutti possono rivoluzionare tutto, grazie allo sdoganamento dell&#8217;ignoranza.</p>
<p align="LEFT">Nel web bisogna saper “pescare”; il web non è del tutto negativo e oltre a questo è gratuito. Noi, ad esempio, abbiamo iniziato a pubblicare “Le formiche” con le battute di persone comuni e non di comici affermati (“Non è vero che i genitori sono obbligati a vaccinare i figli. Solo quelli che vogliono tenere”).</p>
<p align="LEFT">Bisogna imparare a distinguere e a selezionare.</p>
<p align="LEFT">Non c&#8217;è confine, oggi, dice Michele, tra verità e verosomiglianza e questo fa paura perchè in questo modo si può manipolare l&#8217;opinione pubblica. Parte dei cambiamenti degli ultimi anni dipendono da questa confusione tra vero e falso, tra notizia reale e contraffatta.</p>
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		<title>Relazione finale sulla commissione JO COX, a Montecitorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2017 09:06:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata a Presidente della Camera, Laura Boldrini, ad introdurre giovedì 20 luglio alle 11, nella Sala della Regina di Montecitorio, la presentazione della Relazione finale della Commissione Jo Cox sull&#8217;intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio.<br />
La Commissione sull&#8217;intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, dal momento della sua istituzione, il 10 maggio 2016, ha condotto attività di studio e ricerca e svolto numerose audizioni. E&#8217; presieduta dalla Presidente della Camera e include un deputato per ogni gruppo politico, rappresentanti di organizzazioni sopranazionali, di istituti di ricerca e di associazioni nonché esperti.<br />
È stato componente della Commissione il professor Tullio De Mauro, deceduto il 5 gennaio 2017.<br />
De Mauro ha offerto un autorevole e prezioso contributo ai lavori, anche attraverso la predisposizione di un inventario delle &#8220;parole d&#8217;odio&#8221; che sarà pubblicato in allegato alla Relazione finale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-145.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9196 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-145.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="231" height="220" /></a></p>
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<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>“Saluto e ringrazio la Sottosegretaria Maria Elena Boschi, la professoressa Chiara Saraceno, la deputata Milena Santerini che tanto si è spesa in questa Commissione, e gli altri relatori e relatrici che partecipano all’evento odierno.</p>
<p>Saluto i componenti della Commissione Jo Cox, i colleghi deputati e deputate, i rappresentanti delle Istituzioni, delle associazioni e degli organismi internazionali qui presenti.</p>
<p>Presentiamo oggi la relazione finale approvata lo scorso 6 luglio dalla Commissione Jo Cox, dopo aver fatto un bel percorso di 14 mesi di intenso lavoro. Una commissione mista, con deputati (uno per gruppo), esperti, società civile, a lavorare insieme per un unico obiettivo.</p>
<p>Abbiamo voluto dedicare questa Commissione a Jo Cox, la giovane deputata britannica che il 16 giugno 2016, di Jo Cox viene uccisa dall’odio politico. Per queste ragioni abbiamo pensato che fosse doveroso dedicare a lei il nostro lavoro.</p>
<p>C’ è stato anche il Consiglio d’ Europa che ci ha sollecitato, ha sollecitato le assemblee parlamentari a creare una ‘Alleanza contro l’odio’: “fatevi sentite – ci ha detto – perché ci diffonde odio è capace di imporsi nel discorso pubblico”. Ci ha chiesto di unire le forze e noi abbiamo voluto rispondere a quella chiamata, istituendo una Commissione che è l’embrione di quello che dovrà essere nel nostro Paese una grande Alleanza contro l’odio.</p>
<p>Eravamo e siamo fortemente convinti che i fenomeni d’odio e i pericoli che ne derivano oggi siano stati considerati poco, considerati marginali, e invece la relazione dimostra tutta la loro gravità.</p>
<p>Nel fare questa analisi ci abbiamo messo tempo: 31 audizioni e 187 documenti di varia natura.</p>
<p>La Commissione si è data anche un metodo: la Professoressa Saraceno è stata la coordinatrice di un Comitato ristretto del quale hanno fatto parte i deputati Brescia e Santerini, il professor Ferrari, il dottor Gazzelloni dell’ISTAT e, sino alla sua scomparsa, il professor Tullio De Mauro. Io ringrazio la signora De Mauro per essere qui oggi con noi, ci ha fatto un grande regalo.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9197" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="628" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1-300x157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1-768x402.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/Jo-Cox-1-1024x536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>Nella relazione c’è l’ ultimo lavoro del professor de Mauro: quell’inventario delle “Parole per ferire” era ancora nel computer del professore. La professoressa Saraceno, grazie alla collaborazione della moglie del professore, è riuscita a recuperare dal computer su cui lavorava l’ultima versione di questo documento.</p>
<p>Dalla relazione abbiamo voluto estrapolare la piramide dell’odio in Italia. Questa piramide richiede risposte. Alla base della piramide si pongono gli stereotipi negativi e la loro passiva accettazione, le false informazioni e le false rappresentazioni. E poi c’è un linguaggio ostile, normalizzato, banalizzato: ‘che vuoi che sia, sono ben altri i problemi’.</p>
<p>E invece ci sono dati che colpiscono enormemente.</p>
<p>Colpisce che un cittadino su quattro consideri l’omosessualità una malattia.</p>
<p>Colpisce che l’Italia sia il Paese europeo con il massimo tasso di non conoscenza dei fenomeni migratori, il massimo tasso di ignoranza: eppure avremmo buone ragioni per conoscerlo. La maggioranza degli italiani pensa infatti che gli immigrati residenti sul suolo italiano siano il 30% della popolazione, anziché l’8% effettivo, e che i musulmani siano il 20%, quando sono il 4%.</p>
<p>Colpisce che il 65% degli italiani (contro il 21% dei tedeschi) consideri i rifugiati un peso perché godono di alcuni benefit, secondo loro, mentre si ignora il contributo positivo che invece danno in termini di saldi fiscali e contributivi, come ci ricorda sempre il Presidente dell’Inps Tito Boeri.</p>
<p>Colpisce anche che un quarto della popolazione creda che i rom, sinti e caminanti siano in Italia tra uno e due milioni, anziché tra 120 e 180mila, di cui metà italiani.</p>
<p>Fa impressione questo scarto, questa clamorosa divaricazione tra i numeri e la realtà percepita. E sono soprattutto le persone che non conoscono, che non hanno accesso ai dati, le persone che probabilmente si limitano ad ascoltare certi esponenti politici o a leggere alcuni giornali, che sono più frequentemente portatrici di atteggiamenti di odio. Purtroppo chi non sa è portatore di odio.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9198 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="219" height="168" /></a></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p>In questa piramide dell’odio alle donne, a noi donne, è riservato un posto di rilievo. Le cifre sulle discriminazioni nell’ambiente di lavoro o nella ricerca di lavoro dovrebbero parlare chiaro, ma una quota non trascurabile della popolazione non se ne accorge proprio: soltanto il 43,7% degli italiani riconosce che le donne ne siano oggetto.</p>
<p>Su questa base le donne finiscono per essere il principale bersaglio di odio. E’ un dato su cui riflettere. In particolare, le donne sono di gran lunga le maggiori destinatarie del discorso d’odio on line: l’indagine dell’Osservatorio VOX sulle comunicazioni via Twitter in Italia ha rilevato che le donne sono oggetto del 63% di tutti i tweet negativi rilevati nel periodo agosto 2015-febbraio 2016.</p>
<p>Un odio al quale non sfuggono le donne in politica, bersaglio, come documenta la relazione, di insulti specificamente sessisti, sia da parte di colleghi (inclusi quelli del proprio partito), sia sui social media.</p>
<p>Nella relazione non ci si limitiamo a prendere atto di questi fenomeni, ma indichiamo delle responsabilità. Qui siamo tutti chiamati in causa: le istituzioni, la politica, i media, la scuola.</p>
<p>Inoltre la relazione ci mostra come la diffusione dell’odio stia mettendo a repentaglio l’assetto democratico. Tante persone non si sentono libere di parlare, di dire la propria, perché hanno paura dell’assalto dell’odio. E se non c’è libertà di espressione perché si teme di essere vittima di odio e di intimidazione, è la democrazia stessa che ne risente.</p>
<p>Non possiamo più derubricare offese sanguinose, razziste, sessiste e omofobe a semplici battute, a episodi di goliardia o di esuberanza. Così come non si può più ritenere che il linguaggio violento sia una forma di efficace linguaggio politico: “finalmente qualcuno che parla chiaro!”. E allora, giù odio!</p>
<p>Questo è qualcosa che impoverisce il dibattito politico, abbassa terribilmente il livello della discussione. Il disprezzo verbale che ascoltiamo spesso nelle nostre aule, in tv, nei talk show, ha ripercussioni nella società: perché se i politici lo utilizzano, anche i cittadini si sentono autorizzati a fare altrettanto. Ci sono delle responsabilità in questo. E chi è eletto non può ignorare la propria responsabilità nella comunicazione politica.</p>
<p>Non vogliamo più minimizzare. Basta minimizzare, perché questo fa male al nostro Paese. Siamo di fronte ad un problema serio, che deve essere trattato seriamente. Ci deve essere una strategia di contenimento, di contrasto.</p>
<p>Con questo obiettivo nella nostra relazione facciamo 56 raccomandazioni concrete e puntuali. Raccomandiamo la raccolta dei dati. I dati sono essenziali, perché si dice che senza dati non c’è problema: no data, no problem, no policy. I dati sono essenziali per evidenziare il tema e mettere in atto efficaci politiche di contrasto. La Sottosegretaria Boschi mi diceva che c’è questo impegno con l’Istat per fare un raccordo di dati sulle questioni di genere, perché è uno degli ambiti più scoperti. Anche a livello europeo il sessismo non è considerato uno dei motivi di discriminazione. Scriverò agli organi competenti, perché nel nostro Paese la fotografia che noi abbiamo ci dice che il sessismo è il problema numero uno. Saremo ‘strani’ noi, o è così anche in altri paesi? Comunque questo fattore va messo al centro della discussione anche europea.</p>
<p>Invitiamo anche i media a fare una riflessione su questo, su una percezione così diversa dalla realtà, perché le informazioni passano a volte, non sempre, attraverso i media. Bisogna contrastare gli stereotipi, non assecondarli.</p>
<p>Ci occupiamo anche dell’odio in rete. Non può essere una condizione che dobbiamo accettare. L’odio in rete deve essere contrastato, e nella nostra relazione noi indichiamo alcune possibilità.</p>
<p>Intendo poi, alla ripresa dei lavori a settembre, promuovere con i colleghi e le colleghe deputati e deputate la presentazione di una mozione che riprenda i contenuti delle nostre raccomandazioni, sul modello di quanto abbiamo fatto nel novembre 2015 per la Dichiarazione dei diritti e dei doveri in Internet.</p>
<p>Tutto questo diventerà una mozione? Non lo so, mi auguro di sì. Con la Dichiarazione dei diritti in Internet ci siamo riusciti, è diventata una mozione approvata all’unanimità in questa Camera. Mi auguro che anche su questo importante tema si possa raggiungere non dico l’unanimità, ma un’ampia maggioranza sulla mozione che presenteremo – mi auguro – a settembre.</p>
<p>E’ giunto il tempo di monitorare la diffusione dell’odio: come si fa coi fiumi in piena, bisogna stare attenti che non superino il livello di guardia. E io credo che stiamo arrivando al livello di guardia.</p>
<p>E’ giunto il tempo di reagire concretamente a coloro che, urlando, seminano odio, a chi avvelena i pozzi ogni giorno. E’ il tempo di dare voce a chi lo combatte a sostenere chi ne è vittima.</p>
<p>Perché oggi la situazione è paradossale: chi semina odio oggi è più presente nel dibattito pubblico di chi lo subisce. Il razzista oggi ha ampio spazio nel dibattito pubblico. Siamo andati oltre la par condicio tra razzismo e antirazzismo: ha vinto il razzista. E questo ci deve far riflettere: la nostra Costituzione dice un’altra cosa. Siamo oltre quello che dice la nostra Costituzione.</p>
<p>L’Alleanza contro l’odio ha molto da fare. Mi auguro che questa alleanza cresca, perché solo in tanti, solo tutti insieme, riusciremo a vincere questa difficile battaglia”.</p>
<p>Tratto da www.camera.it.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Una giornata per la lotta al disagio giovanile</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 14:55:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> è molto d&#8217;accordo con Claudia! (che ringraziamo) e sostiene la sua battaglia.</p>
<p>Leggete qui&#8230;se volete&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/solitudine-attenti-a-quei-bulli-1024x538-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7236" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/solitudine-attenti-a-quei-bulli-1024x538-2-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="solitudine-attenti-a-quei-bulli-1024x538-2" width="1024" height="538" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/solitudine-attenti-a-quei-bulli-1024x538-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/solitudine-attenti-a-quei-bulli-1024x538-2-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/solitudine-attenti-a-quei-bulli-1024x538-2-768x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una giornata per la lotta al <strong>disagio giovanile</strong>. È la proposta di Claudia, una ragazza impegnata nella prevenzione del disagio giovanile nelle scuole.</p>
<p>Di seguito la sua lettera:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ciao,</em><br />
<em> mi chiamo Claudia e voglio raccontarvi la mia storia.</em></p>
<p><em>Dopo aver incontrato varie difficoltà e aver sofferto a causa del bullismo, ho intrapreso una lunga battaglia per contrastare il disagio giovanile.</em></p>
<p><em>Purtroppo sono molti gli adolescenti vittime di bullismo, solitudine, autolesionismo, DCA o cyberbullismo che si sentono soli, ma non ci sono servizi idonei a cui rivolgersi per ricevere aiuto o ascolto. A volte, anche se questi servizi esistono, i giovani esitano nel contattarli per paura del pregiudizio o di sentirsi sbagliati. Ma nessuno è sbagliato. </em></p>
<p><em>Ora mi occupo di fare prevenzione all’interno delle scuole e ho notato che sono molti i ragazzi a soffrire di disagio giovanile, ma le loro famiglie, spesso, non se ne accorgono. È da qui che cerco di partire con il mio lavoro.</em></p>
<p><em> Voglio insegnare che nessuno è sbagliato, che tutti abbiamo qualcosa che ci rende speciali. È nell’individualità che dobbiamo puntare. Ognuno di noi ha qualcosa di unico che lo rende tale. Bisogna Imparare ad amarsi, a essere se stessi e a non adeguarsi al gruppo. Dalle esperienze negative c’è sempre qualcosa da imparare, e solo raccontandole possiamo essere d’esempio o di conforto per qualcuno. Io mi sono rialzata dalle mie cadute e voglio far capire che lo può fare chiunque, trovando sempre qualcosa di positivo in tutto quello che ci accade.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/image-27-07-16-08-30-e1469700202560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7237 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/image-27-07-16-08-30-e1469700202560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="image-27-07-16-08-30-e1469700202560" width="450" height="317" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/image-27-07-16-08-30-e1469700202560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/image-27-07-16-08-30-e1469700202560-300x211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> Sono convinta che attraverso l’educazione e l’insegnamento dell’empatia si possa contrastare il disagio giovanile in tutte le sue forme.</em></p>
<p><em> Per aiutare tutti questi adolescenti ho avviato un’iniziativa per istituire “una giornata per la lotta al disagio giovanile”, per creare un coordinamento nazionale in merito e raccogliere i fondi necessari per la creazione di servizi idonei. Le iniziative a livello nazionale sono molte, ma c’è bisogno di un’azione collettiva, guidata e concreta. Purtroppo è difficile, c’è poca attenzione in merito, ma non mi abbatto… Bisogna farlo per chi ancora sta soffrendo… O almeno provarci.</em></p>
<p><em>Come dico sempre: siamo tutti nati per lottare e per vincere…</em><br />
<em>Qualunque battaglia sia!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa ne pensi? Sei d’accordo con la proposta di Claudia? Se hai bisogno di ulteriori informazioni sul suo progetto, puoi scriverle una mail a <strong>disagio.giovanile@libero.it</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Figli sospesi: proiezioni per le scuole superiori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 05:57:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i diritti umani in collaborazione con A.D.R.I. (Ass. Donne Romene in Italia) propone per le scuole superiori la proiezione e il commento del reportage intitolato: FIGLI SOSPESI (trasmesso anche dal TG1) Un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-604" width="560" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604-262x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 262w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Associazione per i diritti umani</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> in collaborazione </b></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>con</b></span></span><b> </b><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>A.D.R.I.</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> (Ass. Donne Romene in Italia)</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">propone per le </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>scuole superiori </u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la proiezione e il commento del </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>reportage</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> intitolato:</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>FIGLI SOSPESI</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>(trasmesso anche dal TG1)</b></span></span></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Villaggi fatti di nonni e nipoti, interi paesi dove manca quasi del tutto la generazione di mezzo, quella tra i venti e i cinquant’anni, fuggita all’estero in cerca di lavoro, la gran parte in Italia dove sono 1.200.000 i romeni residenti. Per lo più donne che lavorano come badanti. Questa è oggi la Moldavia Romena, la più povera regione della Romania, a quasi dieci anni dall’ingresso nell’Unione Europea dove sono oltre trecentomila i bambini costretti, a causa dell’emigrazione, a crescere senza le madri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">La storia di Vasilica e di tante altre mamme costrette a non vedere crescere i propri bambini. Un dramma dimenticato che produce traumi sia nei genitori che nei figli, per il quale non si fa nulla. Eppure alle volte basterebbe un computer e il collegamento ad internet per tenere saldo un rapporto. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/11/orfani-bianchi-il-costo-drammatico-delle-badanti/22810/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: large;">l’altra faccia dell’emigrazione</span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">? </span></span></p>
</div>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per l&#8217;organizzazione delle proiezioni:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;incontro si svolgerà DIRETTAMENTE presso gli istituti scolastici interessati, anche con classi accorpate.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Saranno presenti:</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Silvia Dumitrache, presidente associazione A.D.R.I e Alessandra Montesanto, vicepresidente Associazione per i Diritti Umani di Milano</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si approfondirà il tema affrontato nel reportage e si avvierà un dibattito con gli studenti; si affonteranno molti argomenti legati alle migrazioni; si proporrà un lavoro di approfondimento su questo fenomeno tanto attuale e tanto importante.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quota di partecipazione:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La quota richiesta è di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>euro 4</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> a studente</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per altre informazioni e prenotazioni: </b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrivere una mail a: </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">peridirittiumani@gmail.com</span></span></a></u></span></span></p>
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		<title>“Audrie e Daisy”, il documentario shock Netflix sul cyberstalking</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 06:56:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Monica Macchi Alternando interviste e filmati d&#8217;archivio, “Audrie e Daisy” racconta le terribili storie di adolescenti americane violentate e poi umiliate in rete dopo festini a base di sesso e alcool.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/29Dr4ChJUBc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">
<p style="text-align: justify;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">A cura di Monica Macchi</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Alternando interviste e filmati d&#8217;archivio, “Audrie e Daisy” racconta le terribili storie di adolescenti americane violentate e poi umiliate in rete dopo festini a base di sesso e alcool.</p>
<p align="JUSTIFY">Audrie Pott aveva solo 15 anni quando si è suicidata nel 2012: una settimana prima era andata ad una festa, si era ubriacata e alcuni compagni di scuola l’hanno portata in una camera, spogliata e ripresa mentre le scarabocchiavano insulti sul corpo. Non ricordava niente della serata ricostruita tramite le foto, i post e gli insulti su Facebook. Anche Daisy Coleman si è suicidata nel 2012 a 14 anni dopo essere stata ripresa con lo smartphone mentre veniva violentata dai compagni di scuola e scaricata poi in coma etilico nel giardino di casa: i ragazzi sono arrestati, interrogati e poi rilasciati dallo sceriffo della contea che arriva a rimproverare le ragazze perché “devono fare più attenzione”. Ma per Daisy il calvario continua: insultata per mesi su Facebook, è stata persino espulsa dalla squadra di cheerleader per “cattiva condotta” mentre uno dei suoi assalitori Matthew Barnett (nipote di Rex Barnett ex governatore del Missouri) è diventato il capitano della squadra!</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre alla violenza sessuale emerge un fenomeno nuovo chiamato cyberstalking: mentre la stampa locale dedica solo qualche trafiletto, sui social network la vittima viene accusata, messa alla gogna e insultata sia dai compagni che da perfetti estranei… nel caso di Daisy si sono mobilitati persino gli hacker di Anonymous lanciando l&#8217;hashtag OpMaryville per far riaprire le indagini…ma inutilmente.</p>
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		<title>#StopCybeRazzismo 05.10.16 Palazzo Marino (Milano)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 07:12:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; A cura di Veronica Tedeschi Il progetto, voluto da Unar (Ufficio Nazionale Atidiscriminazioni Razziali), la casa dei Diritti, Ala Onlus e il Comune di Milano, ha rappresentato un momento di confronto tra giovani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A cura di Veronica Tedeschi</span></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7095" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7095" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (563)" width="281" height="395" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 281w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-563-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 281px) 100vw, 281px" /></a></p>
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<p align="JUSTIFY">Il progetto, voluto da Unar (Ufficio Nazionale Atidiscriminazioni Razziali), la casa dei Diritti, Ala Onlus e il Comune di Milano, ha rappresentato un momento di confronto tra giovani e meno giovani su un argomento molto delicato che negli ultimi anni si sta diffondendo:  il Cyber Razzismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Al convegno erano presenti molti ragazzi di diversi istituti milanesi, curiosi di vedere il prodotto dei loro compagni che, grazie a questo progetto hanno realizzato un piccolo ma importante spot sul tema. Tra i saluti iniziali, Pasqui Miriam della Casa dei Diritti di Milano e Sumaya Abdel Quader, consigliera comunale, concordano sul fatto che i giovani siano il futuro ma anche il presente che deve costruire, oggi. “È necessario che pensiate con le vostre teste” dice Vincenzo Cristiano di Ala “dovete essere responsabili delle vostre azioni e la avere curiosità di approfondire senza fermarvi alle apparenze”.</p>
<p align="JUSTIFY">L’intervento più importante è lasciato a Massimo Modesti, pedagogista interculturale, che ha il difficile compito di rendere semplice l’argomento e catturare l’attenzione dei ragazzi. Primo punto fondamentale: cos’è il Cyber Razzismo? Due parole: Cyber che significa interazione virtuale (tramite Internet) e Razzismo che significa esclusione basata sulla presunta superiorità di una razza che porta a divisioni. Le forme di razzismo che si propagano su internet sono, forse, ancora più gravi perché hanno delle caratteristiche più incisive:</p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Effetto di disinibizione</b></span><span style="font-family: Arial, serif;">: lasciarsi andare senza restrizioni sociali e morali</span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Capacità di sollecitare istinti ed emozioni</b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Viralità:</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> concetto molto potente che non dipende solo dal contenuto ma anche dal modo in cui la notizia viene confezionata</span></p>
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<p align="JUSTIFY">Gli adolescenti, però, dicono di non essere toccati così da vicino dal razzismo 2.0, non perché questo non esista ma per la presenza di altre problematiche che ritengono più delicate. Il così detto fat shaming, il criticare pesantemente qualcuno per il suo aspetto fisico o il revenge porn, cioè la pubblicazione di foto di nudo in Internet per vendetta.</p>
<p align="JUSTIFY">È stato necessario, quindi, far fare un passo in più ai ragazzi per capire dove vedessero il razzismo nei social. Cosa è emerso da questo sondaggio:</p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Il razzismo assume un’aria innocente attraverso l’ironia</b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><b>Viene rappresentato attraverso stereotipi che vengono utilizzati continuamente</b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Risulta fondamentale la </span><span style="font-family: Arial, serif;"><b>figura di politici che contribuiscono ad alimentare l’odio</b></span><span style="font-family: Arial, serif;"> (Ex. termine </span><span style="font-family: Arial, serif;"><i>invasione)</i></span></p>
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<p align="JUSTIFY">In conclusione, la facilità d’uso dei social media non corrisponde ad una competenza nel saperli utilizzare; occorre guidare i ragazzi nell’utilizzo di questi strumenti.</p>
<p align="JUSTIFY">La mattinata è proseguita tra fotografie e musica. Foto di Jean-Claude Chincheré, fotoreporter di soli 23 anni che si è recato in Libano per conoscere e fotografare rifugiati siriani e palestinesi. Musica di Stephane Ngono, percussionista e mediatore culturale.</p>
<p align="JUSTIFY">A fine giornata sono stati premiati studenti e docenti della scuola Varalli per la creazione del video.</p>
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<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7096" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7096" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (564)" width="960" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-564-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Ed eccovi il video vincitore realizzato dai ragazzi !</p>
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