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	<title>Isla Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Un gennaio dedicato a preghiere e messaggi di dialogo e di pace contro il terrorismo: #Uniticontrolaguerraallereligioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2017 07:32:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>    La Confederazione #Cristianinmoschea, la Co-mai e il Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221; invitano i fedeli dei diversi credi e i laici a rivolgere un pensiero o una preghiera di pace per le vittime degli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: xx-large;">   </span><span style="font-size: large;"><br />
</span></div>
<div><b><span style="font-size: large;">La Confederazione #Cristianinmoschea, la Co-mai e il Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221; invitano i fedeli dei diversi credi e i laici a rivolgere un pensiero o una preghiera di pace per le vittime degli attentati terroristici tutti i venerdì, i sabati e le domeniche di gennaio.</span></b></div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7897" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="537" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 537w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720-251x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 251w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /></a></div>
<div></div>
<div>Mentre è ancora aperta la caccia all&#8217;attentatore di Istanbul, dove la notte del 31 dicembre 39 persone sono state uccise nel Reina club a causa di un attentato rivendicato dall&#8217;Isis, in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;,  rilanciano per il mese di gennaio un appello di speranza e di solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.  Foad Aodi, Presidente delle Co-mai, Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita, infatti, i fedeli di ogni credo religioso e i laici a dedicare questo mese &#8211; come annunciato l&#8217;1.01.2017 &#8211; una preghiera e dei messaggi espressi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e,  in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.</div>
<div>L&#8217;appello di Aodi non è isolato: già il 31 luglio, più di 23 mila  musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si sono recati a pregare nelle chiese italiane per i loro &#8220;fratelli cristiani&#8221; a seguito degli attentati in Francia; l&#8217;11 e il 12 di settembre con l&#8217;appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della Festività musulmana dell&#8217;Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace portando così avanti l&#8217;obiettivo del dialogo &#8220;porta a porta&#8221; nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto  musulmani e nelle loro case.</div>
<div>Queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra Federazioni, Istituti, Sindacati, Università, Comunità, Associazioni e Ong internazionali che compongono la Confederazione omonima #Cristianinmoschea.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno nuovo e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando  chi porta avanti una guerra alle religioni che non e&#8217; guerra di religioni, con l&#8217;unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace&#8221;, dichiara Aodi.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Per questa ragione &#8211; aggiunge &#8211; portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale  e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici, puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza contro la guerra alla democrazia e alla libertà&#8221;.</div>
<div></div>
<div>La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da diversi esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di &#8220;Uniti per Unire&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo dell&#8217;Imam e predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena afferma: &#8220;A nome del Congresso Islamico Europeo dell&#8217;Imam e predicatore, condanniamo tutti gli atti barbarici, tutte le violenze che sono dannosi sia alla società civile che all&#8217;umanità&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Citando un versetto del Corano, l&#8217;Imam Salameh Ashour, Coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, afferma: &#8220;Oh gente, questa è la nostra &#8216;umma&#8217; (famiglia): è un&#8217;unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi. Da questo versetto significativo &#8211; commenta &#8211; si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: &#8220;Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro Futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: &#8220;L’inizio del nuovo anno era da tutti noi tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture &#8211; proseguono &#8211; è una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento della uguale dignità di tutte le culture come prerequisito essenziale per la costruzione di una pacifica convivenza sociale&#8221;.</div>
<div></div>
<div>A questi messaggi si aggiunge anche quello di  Don. Denis Kibango, Parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: &#8220;Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace&#8221;.</div>
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		<title>&#8220;VeneredIslam&#8221;: L’Islam rappresentato da Escher</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 08:31:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Lo stupore è il sale della Terra Escher A Granada Maurits Cornelis Escher resta folgorato dall’Alhambra (termine che viene dall’arabo e significa “la fortezza rossa”), sublime esempio di arte moresca in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Lo stupore è il sale della Terra</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Escher</i></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">A Granada Maurits Cornelis Escher resta folgorato dall’Alhambra (termine che viene dall’arabo e significa “la fortezza rossa”), sublime esempio di arte moresca in cui il simbolismo, l’astrattismo geometrico e l’arte calligrafica si integrano nella decorazione e nell’architettura creando una dinamicità tridimensionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo influenzerà tutta la sua produzione in particolare la divisione regolare del piano e la simmetria attraverso un’ambiguità percettiva fatta di elementi cromatici e geometrici tra negativo e positivo, pieno e vuoto, concavo e convesso, primo piano e sfondo.</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7594" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-689" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-689-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">A partire da una griglia triangolare o quadrata e utilizzando il cerchio, la forma geometrica più perfetta che simboleggia l&#8217;infinito si crea una metafora eterna di tawid (unità) e mizan (equilibrio) in modelli ripetuti e ripetitivi di conoscenza ed ordine.</p>
<p align="CENTER"><span style="color: #111111;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7595" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-688" width="445" height="489" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 445w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-688-273x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 273w" sizes="(max-width: 445px) 100vw, 445px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">Per questo segnalo molto volentieri la mostra di Escher a Palazzo Reale di Milano fino al 22 gennaio 2017 che prevede anche una sezione dedicata al suo rapporto con le avanguardie storiche europee e all’art nouveau con puntate nella cultura pop come l’incrocio di scale di Relatività del 1953, ripreso sulla copertina dell’album On the run dei Pink Floyd.</p>
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		<title>Ventiduesimo Rapporto sulle migrazioni 2016</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 16:54:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 1 dicembre è stato presentato, a Milano, l&#8217;ultimo Rapporto ISMU sulle migrazioni. La Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2016 la popolazione straniera in Italia abbia raggiunto 5,9 milioni (regolari e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/Copertina_XXII-rapp.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7575" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/Copertina_XXII-rapp.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="copertina_xxii-rapp" width="336" height="461" /></a>Lo scorso 1 dicembre è stato presentato, a Milano, l&#8217;ultimo Rapporto ISMU sulle migrazioni.</p>
<p>La Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2016 la popolazione straniera in Italia abbia raggiunto <strong>5,9 milioni</strong> (regolari e non), con un aumento di 52mila unità (+0,9%) rispetto all’anno precedente. Un incremento che è dovuto soprattutto alla <strong>componente irregolare</strong> (+31mila), che registra una leggera ripresa: al 1° gennaio 2016 ISMU stima che non sono in possesso di un valido titolo di soggiorno 435mila immigrati (contro i 404mila alla stessa data dell’anno precedente).</p>
<p>Gli stranieri rappresentano il 9,58% di quella che è indicata da Eurostat come popolazione abitualmente residente in Italia. A prima vista quindi l’incremento della popolazione immigrata sembrerebbe modesto. Se però teniamo conto anche delle acquisizioni di cittadinanza avvenute nel 2015, lo scenario cambia e potremo leggere con più realismo i numeri effettivi della crescita. Nel 2015 <strong>i nuovi italiani sono infatti 178mila</strong> (contro i 130mila del 2014 e i 60mila del 2012). Se ai 52mila stranieri presenti conteggiati in più (regolari e non) si aggiungono i 178mila immigrati che hanno acquisito la cittadinanza italiana, l’incremento del numero complessivo dei presenti sale intanto a 230mila, con un aumento complessivo del 3,9%. I dati dunque indicano che la crescita c’è ma non si vede e al tempo stesso sottolineano come gli immigrati in Italia siano in genere più stabili e integrati.</p>
<p>Intanto continua a essere elevato il numero di <strong>migranti e di richiedenti protezione internazionale che arrivano via mare</strong> nel nostro paese. Nel corso degli ultimi cinque anni infatti il numero dei migranti sbarcati sulle nostre coste è quasi triplicato: dai 63mila nel 2011, ai 154mila del 2015, passando per la punta dei 170mila del 2014. Ad anno non ancora concluso l’Italia ha già raggiunto un nuovo record per quanto riguarda gli sbarchi di migranti: sono <strong>171mila</strong> gli arrivi via mare registrati tra il primo gennaio e il 27 novembre del 2016, cifra già superiore quindi a quella raggiunta nell’anno 2014 (170mila arrivi) e a quella del 2015 (154mila).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Europa è stata investita nel 2015 da un’ondata migratoria senza precedenti: <strong>oltre un milione di migranti</strong>, provenienti principalmente dall’Africa e dal Medio Oriente, ha attraversato il Mediterraneo per approdare nel vecchio continente. Di fronte a una crisi umanitaria di tale portata, l’Unione europea ha mostrato segni di fragilità: alcuni Stati membri hanno infatti messo in discussione il trattato di Schengen e il Regno Unito ha addirittura scelto si abbandonare l’Unione.</p>
<p>In questo Ventiduesimo Rapporto la Fondazione Ismu mette in evidenza come i fenomeni migratori e le complesse sfide che essi portano con sé<strong> stiano costituendo un banco di prova</strong>, non solo per le politiche europee di immigrazione e asilo, ma anche <strong>per la tenuta stessa dell’Unione</strong>.</p>
<p>Il volume dedica particolare attenzione anche all’<strong>analisi della popolazione straniera</strong> in Italia che ha raggiunto al 1° gennaio 2016 5,9 milioni di presenze. Oltre alle consuete aree di interesse (demografia, normativa, lavoro, scuola, salute), il Rapporto approfondisce quest’anno alcuni temi di grande attualità come quello dei <strong>minori stranieri non accompagnati</strong> e il fenomeno del <strong>radicalismo islamico</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crediti formativi per Giornalisti/Docenti/Studenti anno 2016/2017</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jul 2016 12:17:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti &#8211; Docenti &#8211; Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà gli incontri verranno consegnati i CREDITI&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Associazione per i Diritti umani</em> propone 4 incontri formativi rivolti a Gioralisti &#8211; Docenti &#8211; Studenti sui temi di attualità e legati ai diritti umani. A chi seguirà gli incontri verranno consegnati i CREDITI richiesti dagli albi e dal mondo scolastico per certificare l&#8217;aggiornamento professionale.</p>
<p>E questa è una delle prime novità proposte dall&#8217;<em>Associazione per i Diritti umani</em> per l&#8217;anno 2016/2017 !!  Seguiteci!!!</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>8 OTTOBRE, ore 9.30 – 12.30 Tra regimi e democrazie in Medioriente</strong></p>
<p>Incontro con il g<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6449" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6449 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="acconcia" width="215" height="121" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/acconcia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /></a>iornalista e saggista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=giuseppe+acconcia&utm_source=rss&utm_medium=rss">GIUSEPPE ACCONCIA</a></strong> per capire cosa sta accadendo nel <strong>mondo arabo</strong>, in particolare in <strong>Siria</strong> e nello <strong>Yemen</strong>, per conoscere i cambiamenti in atto in <strong>Iran</strong> e per approfondire il rapporto dell&#8217;Occidente con quest&#8217;area del mondo.</p>
<p>L&#8217;Europa e tutto l&#8217;Occidente sono collusi con Isis? Come distinguere tra Islam religioso e Islam politico?</p>
<p>Chiusura iscrizioni 30/09/2016</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>12 NOVEMBRE, ore 9.30 – 12.30 Migrazioni e politiche europee</strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6450" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-6450 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="daniele-Biella" width="180" height="134" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/daniele-Biella-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" /></a>Incontro con il giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=DANIELE+BIELLA&utm_source=rss&utm_medium=rss">DANIELE BIELLA</a></strong>, autore del libro “Nawal, l&#8217;angelo dei profughi” e <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=VERONICA+TEDESCHI&utm_source=rss&utm_medium=rss">VERONICA TEDESCHI</a></strong> (giurista).  Approfondimento sulle politiche italiane ed europee sul tema dell&#8217;<strong>accoglienza</strong>. Conoscere l&#8217;iter burocratico per accedere allo status di <strong>rifugiato</strong> e al <strong>permesso di soggiorno</strong> o di <strong>transito</strong> e capire anche quali sono le <strong>debolezze e la falle del  sistema culturale -sociale-politico in Italia e in Europa</strong>, in tema di migrazioni (con un approfondimento sulla distinzione tra migrante/rifugiato/profugo)</p>
<p>Chiusura iscrizioni 2/10/2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>18 FEBBRAIO, ore 9.30 – 12.30 La scuola per combattere le mafie</strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6451" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6451 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="serena uccello" width="205" height="115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/serena-uccello-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>Incontro con la giornalista <a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=SERENA+UCCELLO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>SERENA UCCELLO</strong></a>, autrice del romanzo/inchiesta “Generazione Rosarno”: il libro è tratto da un&#8217;esperienza che la giornalista ha fatto con gli alunni di un liceo della cittadina calabrese, parenti di boss mafiosi. Si affrontano i temi delle forme di <strong>lotta alla criminalità</strong>, dell&#8217;importanza dell&#8217;<strong>istruzione</strong>, di scelte etiche e libere per cittadini onesti e consapevoli; assenza o presenza dello Stato; coraggio di coloro (intellettuali e non) che, ogni giorno, si battono per affermare l&#8217;<strong>educazione alla legalità</strong> e i valori positivi.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 10/02/2017</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>25 MARZO, ore 9.30 – 12.30 Le nuove forme di schiavitù e la lotta alla tratta degli esseri umani</strong></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6452" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6452 alignleft" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="anna pozzi" width="203" height="153" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/anna-pozzi-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" /></a>Incontro con la giornalista <strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?s=ANNA+POZZI&utm_source=rss&utm_medium=rss">ANNA POZZI</a></strong>, aiutrice del saggio “Mercanti di schiavi. Tratta e schiavitù nel XXI secolo”: si identificano le <strong>forme di schiavitù</strong>, evidenti e sotterranee, in atto nelle società contemporanee dei Paesi poveri, ma anche in aree ricche del mondo.</p>
<p>Cosa si intende per tratta? Quali le finalità e chi ne è maggiormente coinvolto? In particolare verrà fatto riferimento alle condizioni dei minori e alle possibili forme di tutela.</p>
<p>Chiusura iscrizioni 18/03/2017</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Numero minimo di partecipanti ad incontro: 15 persone. Gli incontri si terranno presso il Centro Asteria, Piazza Carrara 17.1 – ang. Via G. da Cermenate, 2  (MM2 &#8211;  Romolo &#8211; Milano)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Costo a partecipante per ogni singolo incontro: 20 euro<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIORNALISTI, INSEGNATI, STUDENTI per i crediti  e per partecipare agli incontri sono pregati di iscriversi mandando il nominativo e il titolo dell&#8217;incontro a:  </strong><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><strong>peridirittiumani@gmail.com</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pane e gelsomini: donne e società civile in Tunisia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 08:10:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Veronica Tedeschi ha scritto per l&#8217; Associazione per i diritti umani ( e ha realizzato il video) &#160; La seconda giornata del FDU si conclude con un convegno per parlare di donne e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Veronica Tedeschi ha scritto per l&#8217; <em>Associazione per i diritti umani</em> ( e ha realizzato il video)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">La seconda giornata del FDU si conclude con un convegno per parlare di donne e società civile in Tunisia, unica sezione dell’intero Festival dedicata ad un paese specifico. Perché proprio la Tunisia? Perché è un paese virtuoso che è riuscito a superare tante difficoltà; si cercherà di raccontare i successi e le contradizioni tunisine tenendo gli occhi puntati sul ruolo delle donne all’interno della società civile.</p>
<p align="JUSTIFY"><b>Amira Yahayaoui</b>, famosa attivista per i diritti umani in Tunisia, apre l’incontro raccontando la sua esperienza personale. “Sono nata in una famiglia democratica che viveva in un paese dittatoriale, mi sono subito resa conto che c’era qualcosa che non andava: la mia vita fuori e dentro casa era molto diversa”.</p>
<p align="JUSTIFY">Le persone si possono tenere sotto controllo con la non-educazione all’interno di una dittatura. In Tunisia non si era liberi di scegliere la facoltà universitaria e per limitare le possibilità si davano pessimi voti, a causa dei quali Amira ha potuto trovare lavoro solo come assistente veterinaria in uno sperduto paesino rurale. È partita e scappata in Francia, lo stesso viaggio di molti dei migranti dei quali si parla oggi.</p>
<p align="JUSTIFY">“Grazie anche ad Emma Bonino, che era nella giuria del premio Chiraq, sono riuscita a vincere, e ho ricevuto il premio dalle stesse persone che mi consideravano un’immigrata clandestina in Francia”. Oggi Amira ha un permesso di soggiorno francese della durata di 10 anni ma ha scelto di tornare nel suo paese, dal momento in cui i tunisini sono riusciti a vincere la dittatura per creare una democrazia.</p>
<p align="JUSTIFY">La Costituzione tunisina, continua Amira, è la più avanzata e progressista di tutta l’Africa e si trova al decimo posto per i valori di libertà che vi sono iscritti. Le donne tunisine, in questo senso, hanno contribuito al processo di transizione e stesura della Costituzione; non solo, all’interno della stessa è stato inserito un articolo sulla parità dei sessi che ha portato oggi ad avere il 30% di donne all’interno del Parlamento. La maggior parte di queste deputate non aveva vere e proprie competenze specifiche perché la Tunisia non ha vissuto una storia di donne che facevano il mestiere di politiche; questa cosa si notava molto, soprattutto agli inizi, ma in fondo, continua sarcasticamente Amira, “chi è veramente competente per scrivere una Costituzione?”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante questo, tali donne “inesperte” hanno partecipato il 30% in più rispetto agli uomini alle sedute parlamentari e durante tutto il periodo di transizione che ha portato la Tunisia alla creazione di una democrazia vera e propria. Si arrivò, addirittura, ad avere un Vicepresidente donna e anche a capo di molte Commissioni si iniziarono ad inserire delle donne.</p>
<p>Ma non tutte le donne tunisine sono deputate e, in alcune zone, le donne si trovano ancora in situazioni di grande disagio, di questo ha parlato <b>Debora Del Pistola</b>, responsabile Tunisia dell’Ong Cospe.</p>
<p align="JUSTIFY">“La Tunisia ha riconosciuto l’aborto molti anni prima rispetto ad altri paesi Europei: la grande sfida è l’applicazione di questi diritti”</p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a>L’Ong COSPE si stanzia nelle periferie tunisine, nelle regioni più marginalizzate che, a causa di politiche suicide, sono state abbandonate. In questo periodo COSPE sta lavorando con un gruppo di donne che lottano per ottenere spazi pubblici. Queste ultime stanno cercando di avere tali spazi per sperimentare la creazione di luoghi per parlare di diritti e svolgere diverse attività come, per esempio, la creazione di una radio di sole donne. La volontà è quella di creare attività più piccole da affiancare ai grandi movimenti di donne, già esistenti in Tunisia: la determinazione delle donne di combattere per il proprio paese, come ha fatto Amira, si sente molto, sono tante le donne che continuano a lottare per i loro diritti.</p>
<p align="JUSTIFY">Il dibattito tra le due ospiti continua toccando diverse questioni che riguardano la società civile tunisina, a partire dagli attacchi terroristici che hanno inserito la Tunisia tra i “paesi a rischio”, fino ad arrivare agli sforzi e alla volontà di tutto mondo arabo di andare avanti e lottare contro dittature e guerre.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/uks6dF4BneE?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
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			</item>
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		<title>La questione del velo islamico, una questione di scelta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 06:38:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, 1° febbraio è il World Hijab Day, il giorno dedicato alla celebrazione del velo indossato da molte donne e ragazze musulmane. Per l&#8217;occasione, l&#8217;Associazione per i Diritti umani ripropone l&#8217;articolo “La questione del&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Oggi, 1° febbraio è il </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>World Hijab Day</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, il giorno dedicato alla celebrazione del velo indossato da molte donne e ragazze musulmane.</span>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per l&#8217;occasione, l&#8217;Associazione per i Diritti umani ripropone l&#8217;articolo “La questione del velo islamico: una questione di scelta”</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/velo-islamico-veli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5173" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5173" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/velo-islamico-veli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="velo-islamico-veli" width="938" height="440" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/velo-islamico-veli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 938w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/velo-islamico-veli-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/velo-islamico-veli-768x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/velo-islamico-veli-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w" sizes="(max-width: 938px) 100vw, 938px" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si fa ancora confusione tra </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>burqua</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>hijab</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>niquab</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> e </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>chador</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">.<br />
Il dibattito sull’uso del velo islamico è ancora aperta. E’ una questione di scelta, di stile di vita e di modo di essere.<br />
In Occidente il corpo della donna è esposto, mercificato, avvilito: basta guardare i programmi o gli spot televisivi, osservare i manifesti pubblicitari per le strade, le fotografie sulle riviste e – soprattutto per approfondire l’argomento da un punto di vista sociologico – leggere i saggi di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne” e “Senza chiedere il permesso.Come cambiamo la Tv (e l’Italia)”.<br />
In Occidente si discute anche molto sul corpo velato o coperto delle donne di cultura e di fede islamica. Eppure bisogna ricordare che, fino a pochi anni fa, le donne cattoliche italiane si coprivano i capelli con un velo durante le cerimonie religiose per pudore e per non distrarre gli uomini dal raccoglimento.<br />
Ma anche all’interno del mondo musulmano la questione è aperta: in alcuni Paesi è stato vietato l’uso del velo in nome di un nuova modernità, in altri è stato imposto in nome di una ferrea rivendicazione religiosa o culturale (Iran o Afghanistan). Facciamo alcuni esempi: in Turchia, nel 2006, un fanatico religioso uccide un giudice per aver vietato ad una donna l’uso del </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>turban </i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">a scuola. Oggi il Premier, Recep Tayyp Erdpogan, ne ha concesso l’uso negli istituti scolastici – revocando il divieto di indossarlo finora in vigore – per le giovani donne che frequentano le scuole religiose e in tutti gli altri istituti durante le ore di religione; rimane, però, vietato nelle scuole pubbliche e private NON religiose durante le altre ore di lezione.<br />
Sempre in Turchia, il Ministero della Gioventù e dello Sport di Ankara, nel dicembre scorso, ha deciso che le atlete professioniste potessero gareggiare con l’</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>hijab </i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">in qualsiasi disciplina.<br />
E ancora: lo scorso anno, la nazionale iraniana femminile di calcio non ha potuto scendere in campo – per la qualifica alle Olimpiadi 2012 – a causa del rifiuto delle giocatrici di scoprirsi il capo.<br />
Per tornare in Europa: la politica francese strumentalizza la questione del velo per discriminare gli immigrati arabo-musulmani. Ma la laicità di una Repubblica prevede  che le leggi sociali non dipendano dalla religione. E ogni donna , laica o praticante, deve avere il diritto di scelta su come esprimere la propria identità, con o senza velo.</span></p>
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		<item>
		<title>I muri di Tunisi: la Tunisia prima e dopo la rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 04:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti Umani PRESENTA &#160; il saggio “I MURI DI TUNISI. Scritti e immagini di un Paese che cambia”, di Luce Lacquaniti ed. Exòrma &#160; giovedì 22 OTTOBRE, ore 19 presso &#160;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="post-body entry-content" id="post-body-8804889310853783793" itemprop="description articleBody">
<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.35cm;">
<b>Associazione per i Diritti Umani </b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
PRESENTA</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />&nbsp;</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>il saggio “I MURI DI TUNISI. Scritti e immagini di un Paese che cambia”, di Luce Lacquaniti</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>ed. Exòrma</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-3UyJcsvkL3M/Vh-PNHZhgtI/AAAAAAAADU0/Pa-cjKbcZUA/s1600/COP_Tunisi_LR-220x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/COP_Tunisi_LR-220x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="343" /></a></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>giovedì 22 OTTOBRE, ore 19</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
presso</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />&nbsp;</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>CENTRO ASTERIA</b></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
(Piazza Carrara 17.1 (ang Via G. da Cermenate,2 MM Romolo) Milano</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’Associazione per i Diritti Umani organizza l&#8217;incontro nell&#8217;ambito della manifestazione “D(I)RITTI AL CENTRO!”.  </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p><strong>Presentazione del saggio  “I MURI DI TUNISI. Scritti e immagini di un Paese che cambia”, di Luce Lacquaniti</p>
<p>ed. Exòrma</strong></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il saggio, a partire dai graffiti realizzati sui muri della città di Tunisi, permette di fare un viaggio in un Paese in grande via di trasformazione politica, culturale e sociale. Si parlerà della Tunisia anche alla luce dell&#8217;attacco terroristico e del Premio Nobel per la pace.  </div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">
<b>Coordina: Alessandra Montesanto, Vicepresidente Associazione per i Diritti Umani</b></div>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Arabia Saudita:attivista rischia di essere messo a morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2015 05:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; La Corte penale speciale e la Corte suprema dell’Arabia Saudita hanno confermato la sentenza capitale nei confronti di Ali Mohammed Baqir al-Nimr, giovane attivista sciita condannato a morte per&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-JMYv7Fx9zTg/VhDZVpTfZlI/AAAAAAAADQk/jQ61CbKnGi4/s1600/b23c1d95-3509315365-8422ecd646-o_0d508r0d104l000026.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="140" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/10/b23c1d95-3509315365-8422ecd646-o_0d508r0d104l000026.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La Corte penale<br />
speciale e la Corte suprema dell’Arabia Saudita hanno confermato la<br />
sentenza capitale nei confronti di <strong>Ali<br />
Mohammed Baqir al-Nimr</strong>,<br />
giovane attivista sciita condannato a morte per reati presumibilmente<br />
commessi all’età di 17 anni.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
È accusato di<br />
“<strong>partecipazione a<br />
manifestazioni antigovernative</strong>”,<br />
attacco alle forze di sicurezza, rapina a mano armata e possesso di<br />
un mitra. La condanna sarebbe stata emessa sulla base di una<br />
confessione estorta con torture e maltrattamenti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />Ali al-Nimr<br />
è nipote di un eminente religioso sciita &#8211; Sheikh Nimr Baqir<br />
al-Nimr, anch’egli <strong>condannato<br />
a morte</strong>.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ali al-Nimr ha<br />
esaurito ogni possibilità di appello e <strong>può<br />
essere messo a morte</strong> appena il<br />
re ratifica la condanna.</div>
<p>
Chiedi con Amnesty l’annullamento della<br />
sentenza, indagini sulle torture e che l’Arabia Saudita <strong>rispetti<br />
i diritti umani</strong>.</p>
<p>
<strong><a href="http://appelli.amnesty.it/arabia-saudita-pena-di-morte-social/clkn/http/www.amnestysolidale.it/tm/a_custom/download/appello-as.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Leggi<br />
il testo completo dell&#8217;appell</a><a href="http://appelli.amnesty.it/arabia-saudita-pena-di-morte-social/clkn/http/www.amnestysolidale.it/tm/a_custom/download/appello-as.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">o</a></strong></p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>IL<br />
CASO</strong>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
14 febbraio 2012, <strong>Ali<br />
Mohammed Baqir al-Nimr, 17 anni,</strong><br />
viene arrestato e condotto presso la Direzione generale delle<br />
indagini (Gdi) del carcere di Dammam. Non può vedere il suo avvocato<br />
e, secondo quanto riferisce, <strong>viene<br />
torturato</strong><br />
da ufficiali della Gdi affinché firmi una “confessione”.&nbsp;<br />
<br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Resta<br />
detenuto nel centro di riabilitazione giovanile Dar al-Mulahaza per<br />
un anno e, <strong>a<br />
18 anni</strong>,<br />
riportato nella Gdi di Damman.&nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
27 maggio 2014, il tribunale penale speciale di Gedda lo condanna a<br />
morte per reati che comprendono la “partecipazione a manifestazioni<br />
antigovernative”, attacco alle forze di sicurezza, rapina a mano<br />
armata e possesso di un mitra. Il tribunale si sarebbe basato sulla<br />
“confessione” <strong>estorta<br />
con la tortura </strong>e<br />
maltrattamenti e su cui si è rifiutato di indagare.&nbsp;<br />
<br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ad<br />
agosto 2015 il caso viene inviato al ministro dell’Interno per dare<br />
attuazione alla sentenza. &nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
settembre la famiglia diffonde la notizia appresa: i giudici di<br />
appello presso la Corte penale speciale (Scc) e della Corte suprema<br />
<strong>confermano<br />
la sentenza</strong>.<br />
<br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ali<br />
al-Nimr è un <strong>attivista<br />
scita</strong><br />
e nipote dell’eminente religioso sciita Sheikh Nimr Baqir al-Nimr,<br />
di al-Awamiyya in Qatif, nella zona orientale dell’Arabia Saudita,<br />
condannato a morte dal tribunale penale speciale il 15 ottobre 2014.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>LA<br />
PENA DI MORTE IN ARABIA SAUDITA</strong><br />
<br />L’Arabia Saudita è tra i paesi che eseguono il più alto<br />
numero di sentenze: dal 1985 al 2005 sono state messe a morte <strong>oltre<br />
2200 persone</strong>;<br />
da gennaio ad agosto 2015, almeno <strong>130<br />
esecuzioni</strong>.&nbsp;<br />
<br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Violando<br />
la Convenzione sui diritti dell’infanzia e il diritto<br />
internazionale, ha messo a morte persone per reati commessi <strong>quando<br />
erano minorenni</strong>.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Spesso<br />
i processi per reati capitali sono tenuti in segreto e sono sommari e<br />
iniqui, senza l’assistenza &nbsp;e la rappresentanza legale durante<br />
le varie fasi della detenzione e del processo. Gli imputati possono<br />
essere condannati sulla base di confessioni <strong>estorte<br />
con torture e maltrattamenti</strong>,<br />
coercizione e raggiri. <br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Le<br />
tensioni</strong><br />
tra la comunità sciita e le autorità saudite <strong>sono<br />
cresciute dal 2011</strong>,<br />
quando sono cresciute le manifestazioni contro gli arresti e le<br />
vessazioni di sciiti che svolgevano preghiere collettive e violavano<br />
il divieto di costruire moschee sciite. <br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
autorità saudite hanno risposto con la repressione di chi era<br />
sospettato di partecipare o sostenere o esprimere opinioni critiche<br />
verso lo stato. I manifestanti sono stati trattenuti senza accusa e<br />
in isolamento per giorni o settimane e sono stati segnalati<br />
maltrattamenti e torture.&nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
2011, quasi 20 persone collegate alle proteste <strong>sono<br />
state uccise</strong><br />
e centinaia incarcerate.&nbsp;
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per firmare l&#8217;appello di Amnesty:<br />
<u><a href="http://appelli.amnesty.it/arabia-saudita-pena-di-morte-social/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://appelli.amnesty.it/arabia-saudita-pena-di-morte-social/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Srebrenica, la giustizia negata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2015 05:15:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-d31yGDUGjB0/VeagrCulHHI/AAAAAAAADEo/qckL-SBUEQk/s1600/massaker-srebrenica-102_v-TeaserAufmacher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/massaker-srebrenica-102_v-TeaserAufmacher.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p> Srebrenica, Bosnia Erzegovina, 11 luglio 1995: oltre diecimila maschi tra i 12 e i 76 anni vengono catturati, torturati, uccisi e inumati in fosse di massa. Stesso destino hanno alcune giovani donne abusate dalla soldataglia. Le vittime sono bosniaci musulmani, da oltre tre anni assediati dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Ratko Mladić e dai paramilitari serbi.Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.<br />Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. </p>
<p></p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 643px;">
<tbody>
<tr>
<td width="643">
<p>Il libro: Srebrenica, la giustizia negata, di Luca Leone e Riccardo Noury. <br />
Prefazione di Moni Ovadia per Infinito Edizioni.</p>
<p>
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
L&#8217;Associazione per i<br />
             Diritti Umani ha rivolto alcune domande a Luca Leone e<br />
             lo ringrazia molto per la disponibilità.<br />
             </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
parole di Moni Ovadia, nell&#8217;introduzione al testo, sono molto dure.<br />
Perché l’Occidente ha voluto fallire? Quali sono i motivi per cui<br />
L’Ue non è intervenuta adeguatamente?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
metterei in quest’altro modo: l’Europa occidentale non ha voluto<br />
fallire, semplicemente non ha ritenuto di voler intervenire nel modo<br />
auspicato – tardivamente – dall’opinione pubblica. O, se<br />
vogliamo vederla dal punto di vista del fallimento: a suo tempo è<br />
stato un fallimento programmato e voluto, quindi non vero fallimento,<br />
dunque piano perfettamente riuscito. La Comunità europea dell’epoca<br />
– divisa in politica estera esattamente quanto l’Unione europea<br />
di oggi – ha visto la crisi jugoslava e le guerre balcaniche non<br />
come un pericolo e una tragedia umanitaria, ma come una <i>chance</i><br />
economica e strategica. L’intervento, dunque, c’è stato eccome,<br />
ma non per impedire le stragi e le devastazioni, bensì per sostenere<br />
ciascuno la propria parte di riferimento sul campo di battaglia e<br />
ottenere almeno due importanti risultati: la scomparsa di un soggetto<br />
di diritto internazionale scomodo e in crisi come la Jugoslavia e<br />
l’appropriazione di pezzi di quel Paese attraverso una discutibile<br />
politica di sostegno a una delle parti in causa. Alla partita di sono<br />
uniti, pressoché subito, anche Stati Uniti, Russia, Turchia e Paesi<br />
del mondo arabo sunnita, rendendo il disastro jugoslavo ancora più<br />
complicato, pericoloso e incomprensibile. Alla fine, a modo loro, gli<br />
europei e gli altri sono intervenuti eccome, e i loro obiettivi li<br />
hanno raggiunti. All’opinione pubblica è rimasto l’amaro<br />
indelebile in bocca delle tragedie umanitarie e del genocidio di<br />
Srebrenica, oltre che pagine mostruose come lo scannatoio di<br />
Višegrad, l’azzeramento di Vukovar, Omarska e gli altri campi di<br />
prigionia e di sterminio, l’assedio di Sarajevo, il più lungo<br />
della storia bellica europea, e un numero di morti e di <i>desaparecidos</i><br />
ancor oggi non definitivo. Le cancellerie e le grandi aziende,<br />
invece, sono intervenute eccome e hanno riportato, ciascuna per suo<br />
conto, parecchi risultati. Si veda il controllo politico e strategico<br />
della Federazione di Bosnia Erzegovina da parte degli Stati Uniti e<br />
il controllo egemonico dell’economia da parte della Turchia; si<br />
veda, in Republika Srpska di Bosnia – entità basata largamente<br />
sullo stupro etnico e sulla pulizia etnica – lo stesso fenomeno, ma<br />
nei panni degli attori esterni Russia e Francia.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
criminali sono considerati ancora, da alcuni, come degli “eroi”:<br />
su cosa si basa questa opinione?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non so,<br />
in effetti, se si tratti di un’opinione o di un disvalore predicato<br />
così a fondo attraverso slogan efficaci e mandato a memoria dalla<br />
parte più rozza e grezza non solo del popolo serbo, ma anche di<br />
quello croato e di quello musulmano bosniaco. Non ci sono solo gli<br />
“eroi” serbi, assassini di massa le cui facce orripilanti sono<br />
acquistabili stampate su tazze e tovaglie nelle fiere popolari, ma ci<br />
sono anche quelli delle altre parti. L’ignoranza, la povertà,<br />
talvolta la fame, l’abbandono e l’odio sono le leve su cui<br />
premono i teorici della divisione, attraverso non solo la televisione<br />
e i giornali ma, prepotentemente, attraverso la radio – l’unico<br />
mezzo di diffusione di massa che ancora oggi arriva ovunque –<br />
internet e persino le scuole e le università. C’è tanto lavoro da<br />
fare per far cadere nella polvere questi falsi “dèi” dell’odio,<br />
della violenza e della menzogna e per riportare sull’altare di<br />
un’umanità laica e tollerante le uniche cose che possono davvero<br />
salvare i Balcani: una scuola condivisa e non più dell’<i>apartheid</i>,<br />
la ragione e la pietà umana.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
chiedono le donne di Srebrenica? E qual è stata la loro esperienza<br />
durante e anche dopo la guerra?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le donne<br />
e le madri di Srebrenica chiedono solo ed esclusivamente GIUSTIZIA,<br />
tutta maiuscola, così come l’ho scritto. Non vogliono vendetta,<br />
non chiedono più alcun tipo di dolore. Vogliono poter recuperare<br />
dalle fosse comuni i loro cari, dar loro civile e umana sepoltura e<br />
avere finalmente giustizia, ovvero i nomi e i cognomi degli aguzzini<br />
loro e dei loro cari e la loro condanna in un tribunale. Sorprenderà<br />
il lettore, spero, apprendere questo dato: in Bosnia Erzegovina ci<br />
sono circa 16.000 presunti criminali di guerra ancora a piede libero<br />
e, per converso, ancora circa 8.000 <i>desaparecidos</i>,<br />
metà dei quali si stima siano ex cittadini di Srebrenica ammazzati<br />
nel luglio 1995 e sepolti in fosse comuni la cui ubicazione è al<br />
momento ancora sconosciuta.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L’esperienza<br />
di queste donne è stata di oltre tre anni di assedio, patendo la<br />
mancanza di ogni cosa, e poi dell’abbandono da parte della comunità<br />
internazionale nelle grinfie dell’esercito serbo-bosniaco e dei<br />
paramilitari serbi, che hanno fatto scempio di 10.701 loro cari di<br />
età compresa tra i 12 e i 76 anni e non di rado del corpo di<br />
parecchie di queste donne, soggette allo stupro etnico come altre<br />
decine di migliaia di loro in tutto il Paese. E alla fine, dopo<br />
vent’anni, si trovano a dover combattere contro un nuovo cancro,<br />
quello dei negazionisti, coloro che vogliono convincere chi non c’era<br />
che a Srebrenica non è successo nulla. Una lotta impari, per quelle<br />
povere donne… Una lotta in cui vanno aiutate.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
conseguenze degli errori (più o meno voluti) e dell&#8217;immobilità<br />
politica e militare, hanno avuto ripercussioni sugli altri Paesi?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se si<br />
intende la questione kosovara, la pulizia e la contro-pulizia etnica<br />
nella Krajina croata, il prossimo disastro che sarà quello macedone,<br />
direi proprio di sì.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
che modo si può aiutare la Bosnia-Erzegovina nel percorso di<br />
democrazia e di pace?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
credendo alle fandonie negazioniste, informandosi e andando a<br />
visitare quel Paese, che rischia a breve di spaccarsi in due, esposto<br />
com’è agli estremismi incrociati, quelli islamici e cattolici in<br />
Federazione, quelli russo e serbo in Republika Srpska. E non<br />
ricordandoci della Bosnia solo ogni dieci anni, ma proviamo a capire<br />
una lezione importantissima, almeno per noi italiani: conoscere la<br />
Bosnia ci permette di conoscere e comprendere meglio dinamiche<br />
identiche presenti nel nostro Paese e di trovare i giusti antidoti,<br />
prima che arrivino a “bussare” coi <i>tank</i><br />
e i <i>kalashnikov</i><br />
alle nostre porte di casa gli Mladić, i Karadžić, i Lukić, i<br />
Boban, i Tuđman, gli Izetbegović italiani e tutta questa varia<br />
umanità che purtroppo popola persino il nostro parlamento e il<br />
parlamento europeo.</div>
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		<title>Il caso di Sahar Gul, la ragazzina afghana che non voleva prostituirsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2015 05:46:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;immagine parla chiaro e, in questo caso, ci scusiamo per i particolari che vanno, però, resi noti: occhi gonfi, collo tumefatto, unghie strappate&#8230;Queste solo alcune delle violenze subite da Sahar Gul, una ragazza di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-2IDueAY48Gc/VatVYJvKrMI/AAAAAAAAC7A/QvfQrGTSx7k/s1600/sposabambina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="210" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/07/sposabambina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;immagine<br />
parla chiaro e, in questo caso, ci scusiamo per i particolari che<br />
vanno, però, resi noti: occhi gonfi, collo tumefatto, unghie<br />
strappate&#8230;Queste solo alcune delle violenze subite da Sahar Gul,<br />
una ragazza di 15 anni data in sposa ad un soldato con la complicità<br />
della famiglia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il corpo<br />
della bambina è talmente provato che è arrivata nell&#8217;ospedale di<br />
Kabul su una sedia a rotelle. Sette mesi fa il matrimonio forzato, ma<br />
non bastava. L&#8217;uomo le propone di prostituirsi, ma lei rifiuta. Lui<br />
la massacra di botte. Sahar riesce a fuggire e scappa dai vicini di<br />
casa ai quali dice: “Se siete dei musulmani dovete dire alle<br />
autorità quello che mi sta succedendo: vogliono farmi prostituire”,<br />
ma nessuno ha il coraggio di aiutarla.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
purtroppo spesso accade, la Polizia crede alla promessa del marito di<br />
non usare più la violenza e restituisce la ragazza ai suoi<br />
carnefici. Sahar viene rinchiusa, di nuovo, in seminterrato,<br />
affamata, abusata per altri tre mesi fino a quando un parente venuto<br />
in visista da lontano scopre l&#8217;accaduto e fa scoppiare lo scandalo.<br />
Sì, perchè si tenta sempre di insabbiare, di non far arrivare<br />
queste notizie alla stampa.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Invece<br />
la fotografia di Sahar Gul sta facendo il giro del mondo e Sahar è<br />
diventata, suo malgrado, un altro simbolo di donna violata e di tutte<br />
quelle altre donne e bambine che vanno salvate.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
una nuova legge che punisce la violenza domestica, in Afghanistan la<br />
realtà dimostra il contrario: “Ma qualcosa si sta muovendo”, ha<br />
dichiarato all&#8217;Associated Press Fawzia Kofi, deputata e capo della<br />
Commissione parlamentare sulle questioni delle donne “Penso che ora<br />
ci sia un maggiore senso di consapevolezza dei diritti delle donne.<br />
La gente sembra voler cambiare e parla di questi temi” ha aggiunto.<br />
Intanto, grazie anche alla condanna mondiale di ciò che è accaduto<br />
a Sahar, il presidente afghano, Hamid Karzai, si è deciso ad aprire<br />
un&#8217;inchiesta: il marito torturatore è ricercato e la sua famiglia è<br />
stata arrestata.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Resta la<br />
piccola Sahar che dovrà essere seguita anche psicologicamente&#8230;come<br />
tutte le giovani come lei, ferite nel corpo e nell&#8217;anima.
</div>
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